Lochiazioni: guida a neomamme e a gente che non ne sa

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Se pensavate che gli ultimi due mesi di gravidanza fossero il male è perché non sapevate ancora del mese post parto. Ora per la bellissima serie medical quello-che-gli-altri-non-scrivono-con-completezza (qui un ex cursus del parto) vi scrivo con semplicità cosa siano le lochiazioni e perché non dovreste rompere i coglioni a una puerpera (altrimenti rischiate, vi mando un anatema io adesso, secchezza vaginale per otto mesi o ammosciamenti vari mentre vi si spoglia una più bòna di Belen innanzi a voi).

Wikipedia dice:

La lochiazione è un processo fisiologico che si verifica dopo il parto e che consiste nella fuoriuscita dalle labbra vaginali di liquidi fetali e residui placentari ed epiteliali, detti lochi.

I lochi devono essere inodori, in prossimità del parto di colore scuro-grigiastro fino a diventare trasparenti. Se maleodoranti indicano una sospetta endometrite le cui conseguenze dipendono dalla specie presa in esame. Nella donna l’endometrite porta a un’alterazione sistemica dell’organismo, se non curata è mortale.

 

Fran dice:

ahahaha, stocazzo.

Dunque. Anche io ho studiato medicina e la parte sopra è vera. Ossia sul libro è verissima. Poi capita a te in mezzo le gambe, sebbene abbia già avuto in precedenza altre lochiazioni post intervento all’utero, e ti accorgi che quello che è scritto in teoria è una passeggiata. In teoria. Ecco.

Vediamo di spiegarla a un pubblico maschile: l’utero era diventato da un palloncino a una cosa uguale allo stomaco di un tirannosauro. Deve tirare via tutto il tessuto. Se già le mestruazioni portano via tutto quel tessuto facendo sanguinare poco e male fuori (o anche, porcatroia come a me, parecchio come se per i primi due giorni uno sta lì a sgozzare e poi rendere halal nelle carni 12 conigli grossi come Bugs Bunny al giorno) qui la cosa dura sei settimane. E sanguini da una parte in cui sono appena passati circa 35 cm di cranio di una splendida creaturina. Guardate la testa del bimbo. Pensate ai primi due giorni di mestruazione, metteteci in mezzo molti pezzi di tessuto in più come se fegatini di pollo si spiaccicassero nel water e moltiplicatelo per oltre un mese. Ora zittissimi e diventate settanta volte più gentili di quanto non lo siete già normalmente con qualcuno provato dal parto.

Vediamo di spiegarla alle donne: ragazze, ecco. Sì: durano tutte le sei settimane. E a volte non è neppure vero che virano verso il giallo e poi il bianco e poi ciao. Ecco detto questo andiamo con comodo e ordine, considerando che tutte siamo diverse per la biologia bla bla bla. (potete saltare fino al prossimo neretto se non volete tutta la narrazione)

Mia esperienza: ho partorito intorno alle 4, poi fino alle 7:30 ho fatto colazione, mi hanno ricucito (eh, sebbene non abbia avuto la temutissima episiotomia, che qua in Italia va ancora tanto di moda e invece in Austria, paese inventore, non si fa più mi è toccato avendo partorito una discreta bimba di 3,8kg e 55cm con 35cm di cranio) e poi mi sono rimessa in piedi per spingere nella culletta la prole fino alla camera. Lì per lì avevo solo la sciatica scassata come una novantacinquenne dato dagli ultimi 3 mesi di gravidanza, quindi camminavo come dr House attaccato al carrello della spesa ma ero ancora bombata di antidolorifico causa epidurale. Il problema è stato ore dopo. Chi ha partorito potrà dirvi che nei primi giorni post parto fare la pipì viene pensata come disciplina olimpica. Non vi dico il defecare, invece. Io una settimana dal parto ho avuto un blocco intestinale e vi dico solo che mi raccomando bombatevi di roba che vi ammorbidisce l’alveo oppure è la cosa più orrenda del mondo che vi farà pensare che era meglio partorire. Fidatevi. Dicevo: se pre parto abbiamo paura che lì sotto il pavimento pelvico venga giù come se ci passi un terremoto dell’12esimo grado della scala Richter è perché nessuno ci dice quanto sia difficile far pipì. Mingere per la settimana post parto non diventa difficile perché sarà abbastanza complesso sedersi e smadonnerete se le toilette sono rasoterra e non a una altezza discreta (beh, che vi mento a fare. Anche quello. Io sono 182cm e non avevo mai notato prima quanto stecazzo di tazze del cesso sono basse. Porcotutto). Ma soprattutto vi metterete lì sopra e direte: “beh, non fluisce?”.

Ecco.

Non so come dirvelo: pipì nella doccia. Eh. O nel bidet, nei giorni successivi. Che io in Austria non avevo e al ritorno ho quasi limonato per la gioia. Ma ecco: pipì nella doccia, con anche acqua tiepida non proprio sulle labbra, ma sul monte di venere e le cosce a rilassare la parte. Oh: o questo o vi tocca il catetere. In ospedale dopo sei ore che non la facevo mi hanno detto così e allora doccia. Due giorni dopo il meraviglioso infermiere maschio al mio “non riesco proprio a farla” mi ha guardato con dolcezza e ha detto “non prendertela: è una questione psicologica. Buttaci un po’ di acqua calda sulla parte anche con un bicchiere dopo che ti siedi”. Ed ecco: funziona. Non preoccupatevi per addominali e pavimento pelvico. Tornano, con calma. Per le sei settimane non dovete fare un kaiser, se non sollevare i vostri bimbi. Come mi disse la fisioterapista post parto (sì, in Austria c’è): mettetevi sulla pancia (almeno fino a quando le vostre tette ve lo permettono) e tenete un cuscino proprio sulla pancia e spiaggiatevici sopra più che potete. Aiuterete sia gli addominali che la vostra parte a spremere tutto. Poi potete riprendere gli esercizi di kegel ma occhio: io li ho ripresi a 7 settimane dopo e mi son tornate delle lochiazioni. Lì per lì mi sono detta “maccazz, ma non finiscono più?”. Beh, pure io: stavo rispremendo la parte, è normale esca ancora roba. Sono riuscite cose sierose anche alla prima corsetta che ho fatto l’altroieri, ed ho partorito a Novembre. Per dirvi come vanno le cose. Poi se le vostre ovaie sono ferme grazie all’allattamento, ma ve lo diranno nella visita post parto, tanto il temuto capoparto vi verrà 40gg dopo la sparizione del latte. Ci risentiamo quindi a Maggio, credo, per aggiornamenti su quello.

Ma come sono davvero le lochiazioni? Parecchi stracci di tessuto sanguigno, che magari alcune di voi hanno avuto alcune volte durante le mestruazioni più brutte, con sangue bello fibroso e che quindi se vi va a finire fuori tipo sulle mutande vi resta il marchio di zorro che boh, ci vogliono litri di candeggina. Ad alcune durano poco, ma non fidatevi di chi dice 3-5gg. A me sono durate 41 giorni, più 6 di sierose. Al terzo giorno in ospedale, usando gli assorbenti adatti allo scopo che sono diversi da quelli normali lì in basso avevo la sensazione che la pelle stesse andando a fuoco. Proprio a livello piaghe d’egitto o se avessi fatto un bagno nell’alcool etilico. Non mi vergogno a dire che appena uscita ho mandato madre all’Ikea a comprare un buon numero di asciugamani bianchi da un euro, li ho tagliati e usati come assorbenti, che poi ho messo in lavatrice dopo ammolli vari (e che ora sono finiti nell’organico). Dopo 3 giorni la situazione era confortevole, fresca e asciutta.

Altra cosa abbastanza meh: mi dissero di lavare con solo acqua e solo una volta al giorno con detergenti neutri. Io invece vi dico che se non avessi usato il Ginexid, che già adopro con le mestruazioni, dopo una settimana la questione infiammazione a causa dello stare lì con questi depositi si era iniziata a fare piuttosto importante. Una mia amica invece per diminuire il fastidio nella zona, anche perché se ti toccano punti c’è, diedero il Sollival.

L’odore c’è normalmente, certo se vira verso il marcino significa che c’è infezione ma che ve lo dico a fare. Ma anche l’odore tipico non è buonissimo. Diciamo intenso odore di lievito. Diciamo che le mestruazioni al confronto sono inodori. Diciamo pane ai cinque cereali fatto con molto lievito a cui è stato spalmato lardo lasciato in una stanza a 50 gradi per una settimana.

Vi ricordo che non si possono fare lavande né usare tamponi. Quindi spero che le soluzioni anche da McGyver usate da me possano aiutare qualcuna. Quelle che ho descritto sono situazioni fisiologiche (tranne il blocco all’intestino ehm), e quindi normalissime: se avete dolori, febbre, grosse perdite e cattivissimi odori invece correte in pronto soccorso ginecologico, mi raccomando.

Per il resto as usual ci sono i commenti. In bocca al lupo.

Cosa succede in travaglio (aka le contrazioni, il tappo mucoso, il dolore)

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Faccio questo post perché è la cosa che ho googlato di più nell’ultimo mese di gravidanza e sembra che chiunque sia molto pudico (o che voglia dimenticare, o che la propria prole ti assorba così tanto che alla fine non lo scrivi più) riguardo l’argomento e non trovi nessuno, neppure nei forum dove mom to be e novelle mamme si scambiano pareri. Ci sono cose solo tipo “te ne accorgerai” o “al corso preparto ci hanno detto”.

Permettetemi una frase da farvi scolpire nella testa. Respirate, pronte?

La biologia si basa un po’ sulle cose a cazzo ed ogni esperienza è diversa. Ma vi racconto come è stata la mia senza scadere nel è stato facile o è stato difficile.

Ripeto: è la mia esperienza e non so come possa andare ad altre, ma ecco… almeno ve la sto dicendo.

La cosa che ci si chiede di più è saprò riconoscere le contrazioni? Vedete nelle altre pagine web alcune che dicono AH MA TE NE ACCORGERAI. Uhm, ammetto una cosa: io mi sono accorta che fossero contrazioni solo perché c’era questo dolore di pancia continuativo che durava da più di 24 ore e che si stava palesando a intervalli regolari. Quando sono scesa attorno ai cinque minuti e settanta-ottanta secondi di durata sono andata in clinica (che distava 15 minuti di auto, tenete conto anche di questo) e lì l’ostetrica mi ha detto che sono proprio andata nel momento giusto. Il mio pretravaglio, ossia prima di quelle contrazioni lì che sono quelle più efficaci è durato 32 ore. Non lo auguro a nessuna di voi: si arriva sfiancate ed è per quello che secondo me il parto è difficile. Ero di 41 settimane e la sera prima dell’induzione finalmente sono arrivate le contrazioni buone. Che comunque, lo dico a quelle di voi che hanno avuto una colica renale, fanno molto meno male delle coliche renali (ma le coliche renali durano molto meno)

Come consiglio che posso darvi è quello che ho fatto io: non capivo neppure nelle settimane prima del parto se avessi perso il tappo mucoso o meno. L’ho perso 3-4 ore dopo l’inizio delle contrazioni di pretravaglio e a pezzi. Ho fatto tantissime docce (EDWIGE FENECH, SCANSATE!) per lenire il dolore. Ci passavo almeno due contrazioni dentro. E vedevo sti pezzi di tappo venire giù. Tanto muco, non uno schizzettino filamentoso come possono dire altrove. Pezzettoni. Facevo ‘ste docce e pensavo: ma porcotutto cosa ho? il tappo mucoso più grande della storia?

Quando dicono che per il dolore non si può prendere nulla non è del tutto vero: la mia ostetrica (austriaca, sono preparate in fitoterapia) mi aveva dato olio essenziale di lavanda da sniffare e passiflora da prendere per bocca per rilassarmi nei 4 giorni prima del parto e io pensavo non potessero farmi più di tanto e invece mi hanno aiutata parecchio. Più di un qualsiasi paracetamolo che i medici ti fanno schioccare per il dolore (conservatelo per dopo aver partorito: paracetamolo e ibuprofene da 400mg vi serviranno per lenire il dolore, e non rompete e prendetelo giù perché il dolore dopo c’è, specie se come me avevate una bimbina di 55cm e 3,8kg dentro a passarvi per il vostro pertugio).

Come sono le contrazioni? Quando vi dicono che sembra che tirino verso il basso io vi rispondo con boh: io ero lì ma le mie non erano così. Parlo di quelle all’inizio, le ultime 12 ore le ho fatte con l’anestesia e non so dirvi. Posso dire che era un dolore brutto come quando non vai al bagno da una settimana ma a monte spinge diarrea potente e non hai un bagno a disposizione e quindi senti un crampo che ti verrebbe tra lo svenire e il vomitare. Un dolore che vi prende anche un po’ la schiena come dolore da primo giorno di mestruazioni fortissimo (per quello consiglio molte docce, capite?) Chiunque abbia avuto una colite bruttissima o una intossicazione alimentare, o anche dolori mestruali pessimi sa cosa intendo. Vi ripeto il problema è avere questo dolore per ore: vi appisolerete ma vi risveglierà il fastidio e l’unico pensiero sarà ESCI FUORI.

Il dolore poi è soggettivo. Io posso dirvi, ma sono io, che non mi ha fatto troppo male. E non ho urlato per un cazzo. Ma avevo l’epidurale aperta a manetta (grazie ancora alla mia ostetrica, Helena: ti amo), l’induzione anche a base da ossitocina perché dopo le 32 ore di pretravaglio ne ho fatte altre 13 di travaglio visto che la bambina era alta (e ho passato le ultime due ore a muovermi con l’agone peridurale ficcato nella schiena a fare movimenti del bacino tipo hula-hoop per far scendere la creatura in basso) e comunque parlavo tranquillamente con l’allieva ostetrica (anche troppo, credo fosse la anestesia che mi faceva sembrare una cocainomane) anche se a un certo punto le ho vomitato quasi addosso e lei a dirmi “non preoccuparti, per noi è un buon segno!”

(Poi ok, hanno aperto pure di più il rubinetto dell’anestesia e io per dare le ultime spinte ho sentito solo lievi contrazioncine da assecondare con le spinte. Ma mi ha aiutato tantissimo la mia ostetrica. Davvero.)

Mi hanno fatto fare appena arrivata e prima del rendezvous con l’anestesista anche un bagno caldo. Ammetto che non mi è servito a molto, ma ha accelerato un po’ le contrazioni. Ma lì per lì ho pensato: me lo fanno fare perché aspettano il cambio turno delle 18.

Posso consigliarvi solo alcune cose da tenere in mente (poi se altre mamme vogliono continuare nei commenti son benvenute: anzi, scrivete pure le vostre esperienze perché almeno non facciamo sentire altre preoccupate):

  • State tranquille, oppure anche angosciatevi: tanto tutte le esperienze sono diverse. Pensate solo ad arrivare in ospedale nel giusto momento: che è quello giusto per voi. Non preoccupatevi a cosa potrebbero pensare.
  • Partorirai con dolore lo dissero nella bibbia. Siamo nel 2018: avete tutto il diritto di non soffrire.
  • Non è vero che dimenticherete il dolore, ma ne vale la pena
  • Fidatevi della vostra ostetrica o ginecologa. Se non vi fidate sarà tutto più difficile. Come se non avrete vicino a voi chi desiderate in quel momento.

Voglio fare foto ai concerti: mi conviene, nel 2017? No.

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JP Cooper - ESNS2017- ph. Francesca Fiorini Mattei

Mi dispiace, ma ho voglia di spezzarvi dei sogni e rusparvi delle aspettative. O perlomeno è uno di quei post come qui ce ne sono molti che è della serie “non fate come me: vivete meglio”.

Adesso vi faccio la versione condensata: ciao, ho ventanni e mi garba tantissimo la musica live e fotografare come te mi piacerebbe moltissimo. Come posso iniziare? Che cosa posso aspettarmi?

Anzitutto la passione che hai è molto bella. Devo dirti una cosa: se hai un gruzzolo da scialare, tempo da perdere e non ti incazzi o offendi facilmente puoi considerare di iniziare il percorso, che comunque ti darà notevoli problemi nel cammino. Se no: stanne fuori che si vive meglio, giuro.

Ti parlo di me: ho iniziato a fotografare perché amica che lo faceva per la mia ezine è rimasta incinta, e da lì si è dileguata. Pensai “e ora chi mi fa le foto?”. Perché, come dire: le webzine non possono pagare, è difficile. Non pagano le testate giornalistiche e le cartacee millantando problemi di budget, se vi dico le spese che ho io in un anno per tenere un blog e una webzine capirete che spesso è già tanto non chiedere soldi in giro. No: sulla internet non è tutto gratis e se è gratis significa che non ti stanno facendo un favore, ma stanno rivendendo te come prodotto.

Ho continuato perché la mia depressione mi aveva reso non solo un vegetale, non solo i miei attacchi di panico mi creavano problemi anche per uscire a comprare il pane: ma proprio perché in depressione le tue capacità psicofisiche vanno a schifìo. Focalizzarmi sul creare delle immagini e cercare di tenermi pronta per i primi dieci minuti di concerto cercando di fare cose buone mi ha aiutato a gestire ansia e tante altre problematiche. Mi ci son curata, posso dire. Quindi anche quando ci ho rimesso soldi o sono andata a pari tra spese e pagamenti ricevuti ci ho guadagnato in salute. Ma questo è il mio caso: credo di essere l’1% di tutto il mondo, anche perché per fare il fotografo devi avere un po’ di ego ben sviluppato (cosa che a me manca cronicamente)

Che prospettive ci sono ora come ora? Nessuna. Il più grande blog di musica italiano di una piattaforma di nanopublishing sta tagliando i collaboratori. Molte testate web tagliano su cose che fanno molti meno ingressi del pubblicare uno screenshot del culo di Belen da instagram. Altre testate musicali ti dicono “non c’è budget” e quindi loro sì hanno incassi pubblicitari e tutto: ma in caso preferiscono pagare (poco) gli articolisti e dire ai fotografi che non c’è budget (e se ti rifiuti c’è la “foto del fan” via social e in caso sennò una foto mandata dall’ufficio stampa. Sei un numero, non sei considerato un artista come in altri Paesi)

Vedi qui: sopra RS versione italiana usa una foto posata da “ufficio stampa”, sotto RS internazionale paga una foto al fotografo e mette correttamente i credits al professionista (da un post di ieri di un collega fotografo italiano)

Non che in altri Paesi vada meglio: da questa estate Spin magazine in primis inizia ad usare gli screenshot dei webcast dei festival (ottimo quando una band ha delle foto policy -ne parleremo dopo- da paranoia, meno buono quando pur di non pagarti la foto facciano codesta cosa), e in posti dove si pagava -leggi Olanda- ormai il rapporto pagati-nonpagati è passato da 10-3 a 10-8. Devo aprire un’altra digressione: nessun committente italiano mi ha mai pagata. Ho avuto soldi olandesi, americani, austriaci, tedeschi. Mai italiani. Non solo perché in Italia ormai ci sono colleghi bravissimi e professionali che vengono considerati il top e ormai si preferisce andare sul sicuro (anche se, non lo dico contro il collega ma contro la scelta delle redazioni, vedere le foto della stessa persona in 70 diversi articoli per un live è un po’ una scelta non vincente, ma qui entriamo in un discorso di etica giornalistica che toccherò un altro giorno, visto che ho strumenti per giudicare anche quello essendo stata prima in quel gruppo e poi fotografa) ma anche perché, vedi il raffronto tra le edizioni di RS con la notizia su Liam sopra, se è possibile non ti pagano.

Per la stessa cosa: sono stata fortunata a fare esperienza estera ed avere committenti esteri. Ma non saprei consigliarvi come fare visto che sono state botte di fortuna, passaparola, essere al momento giusto nel posto giusto. Ma in Italia mi butta malissimo, eh.

Un’altra brutta pratica che si sta consolidando negli ultimi due anni è l’approvazione lista fotografi la mattina per la sera. Credo sia orrenda anche per i poveri PR delle booking agency che debbano giostrarsi con questa cosa: in pratica band X si esibisce martedì alle 21 a Milano. L’agenzia di concerti alle 11 riceve la lista dei fotografi che il management (o l’etichetta) decide di approvare e per quell’ora ti arriva la notizia che alle 20 devi essere lì per fotografare. Vi ricordo che in alcuni casi sei scortato verso l’uscita dopo aver fotografato le prime tre canzoni (o anche meno). Una volta mi è capitata questa conferma la mattina per la sera, con sotto la postilla “dopo la terza la band ha detto raus“.

Tutte queste considerazioni sono al netto delle incazzature tecniche: spesso non ti viene detto che non c’è spazio per fotografare, spesso le persone in prima fila ti mandano a cagare perché “gli stai davanti” (l’anno scorso a Festareggio una vecchia mi ha dato un’ombrellata nella schiena a tal riguardo), spesso i tecnici al mixer ti mandano affanculo perché *loro* stanno lavorando e non vogliono che ti avvicini alle apparecchiature (ma loro ti stanno spintonando e con te la tua attrezzatura che non è che costa meno), spesso non ti dicono che c’è un contratto o da dove ti manderanno a fare le foto, o un artista ti butta addosso alla macchina dell’acqua, o ti sputa, o scende nel pit e ti ammolla un paio di pugni (ho dato tutti e tre). Può capitare benissimo che fotografi benissimo solo il culo di un artista per le tre canzoni consentite, o che nelle prime tre canzoni ci sono le luci da caro estinto e poi improvvisamente delle luci così smarmellate che riesci a vedere anche dalla 20esima fila i punti neri del batterista.

Questo paragrafo sopra sono considerazioni di scazzo minore: tolta la storia dei contratti che sei costretto a firmare. Qui sono un po’ cazzi e la situazione è al limite del LOL. Spiego: credo fosse il 2014 e fotografo un artista in due Paesi differenti, uno sono i Paesi Bassi e l’altro è la Serbia. Nel secondo il management, con un po’ di imbarazzo del team del festival, ci prospetta un contratto che non è poi così cattivo… ma che in pratica ti proibisce soprattutto la vendita della foto per merchandize e di venderla a testate diverse da quella per cui sei accreditato al festival. Questa è la formula base dei contratti, assieme a piccole paranoie come “non usarle nei social media”. Il brutto è quando molti se ne escono con: a) tutti i diritti sono i miei b) carichi le foto che hai fatto sul mio server e poi vediamo, ché se mi piacciono poi le uso pure e a te non do un soldo c) se qualcosa non va ti posso togliere la SD card, gné gné d) contratti come questo dei Guns’n’Roses.

L’unico Paese dove si è fatto qualcosa contro questo scandalo dei diritti rubati ai fotografi è stata la Norvegia: si sono messi d’accordo e hanno detto “assì? ora non viene più nessuno a fotografare e col cazzo che hai un evento coperto da qualcuno. Puppa”. Essendo così corpo unico l’han spuntata. Non vorrei dire ma credo che in altri posti con la cultura del poter fregare qualcunaltro non riusciremo mai a farlo, visto che c’è qualche deficiente che si crede sempre più furbo degli altri e non ha voglia di lottare per non essere zerbinato.

Capite quindi che a molte testate conviene più una foto *dal web*: non pagano fotografo, non hanno cazzi per i contratti, scelgono le condizioni di luce migliori, beccano circa 100 condivisioni social in più perché la persona che viene scelta con la sua foto fatta dal telefonino, poi tanto ormai quando mandate le foto anche in redazione ti croppano i crediti, te la piallano con dei filtri, non hanno rispetto per quello che hai fatto… e stranamente anche quando mandi 5 foto da scegliere sceglieranno sempre la più brutta.

L’anno scorso una ragazza, già conosciuta a dei live, vedendo con chi collaboravo mi disse “ah, posso collaborare con te? perché *webzine a cui danno molte anteprime* oltre a non pagarmi, quando sono andata a talfestival e ho avuto problemi con la fotocamera mi ha anche trattata malissimo!”. Quando le ho detto che per Lost in Groove non c’erano problemi, anche se pure lì non abbiamo fondi (vedi sopra), ma se le serviva per esperienza e finché se la sentiva di collaborare poteva farlo comodamente e i pass per averli non c’erano problemi mi rispose: “ah ma no, ma chi la conosce?”. Evvabè.

Non fate come lei, tornando a bomba al topic del post: piuttosto datevi alla tassidermia. Secondo me da maggiori soddisfazioni.

[ho omesso dati, fatti, nomi e scazzi vari. Ne avrei da dire, ma qui ci leggono tutti e fa troppo caldo per litigare]

Brescia Photo Festival 2017: Incontri con i fotografi

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Comunicato stampa

In occasione del Brescia Photo Festival
l’opportunità di un contatto diretto con i grandi maestri della fotografia
8 conferenze
1 workshop esclusivo

Per un Festival condivisione, diffuso in città.


Il festival prevede due sedi principali, il Museo di Santa Giulia e il MO.CA. dove saranno radunate le grandi mostre. Un ruolo importante avrà anche il “Il Festival in città” con un ricco programma di esposizioni nelle gallerie e in altri spazi privati della città. In questo contesto non potevano mancare gli incontri con i grandi fotografi, anch’essi diffusi su tutta la città.

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioeseci.net

CONFERENZE CON I FOTOGRAFI

MERCOLEDÌ 8 MARZO PRESSO MO.CA. – VIA MORETTO 78, BRESCIA
FRANCESCO CITO – 18:00
Francesco Cito, è nato a Napoli il 5 maggio 1949, interrotti gli studi si trasferisce a Londra nel 1972 per dedicarsi alla fotografia. L’inizio in campo fotografico avviene con l’assunzione da parte di un settimanale di musica pop-rock (Radio Guide mag.). Esplorando l’Inghilterra fotografa i concerti e vari personaggi del mondo della musica leggera. In seguito, divenuto fotografo free-lance, inizia a collaborare con The Sunday Times, che gli dedica la prima copertina per il reportage “La Mattanza”. Successivamente collabora anche con L’Observer mag.

GIOVEDÌ 8 MARZO – PRESSO AUDITORIUM SANTA GIULIA – VIA PIAMARTA 4, BRESCIA
JASON SCHMIDT – 21:00 -ENGLISH
Jason Schmidt è un fotografo americano, noto per i suoi ritratti di artisti e personaggi del mondo della cultura. Durante gli ultimi vent’anni Jason Schmidt ha perseguito un ambizioso progetto fotografico, ritraendo oltre cinquecento tra i più importanti artisti internazionali a lui contemporanei. La maggior parte delle sue fotografie sono conservate nella raccolta “Artists” che include un ampio ventaglio di ritratti di artisti quali John Baldassarri, Maurizio Cattelan, ed emergenti come Ryan Trecartin e Servane Mary.

VENERDÌ 10 MARZO – PRESSO AUDITORIUM SANTA GIULIA, VIA PIAMARTA 4, BRESCIA
MONIKA BULAJ – 21:00
Monika Bulaj è nata in Polonia dove ha studiato filologia polacca all’Università di Varsavia, si è stabilita in Italia dal 1993. Nel 1985 ha cominciato a fare le sue prime ricerche in Polonia sulle minoranze etniche e religiose e in particolare sui Lemki, la memoria ebraica e gli zingari. Ha poi spostato il suo campo di ricerca nell’Europa orientale, nel Caucaso, in Medio Oriente, in Africa settentrionale, nell’altipiano iranico, in Asia centrale e in Russia. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Nazionale Nonviolenza per la sua attività di fotografa, reporter e documentarista, capace di mettere in luce l’umanità esistente nei confini più nascosti eppure evidenti della terra.

SABATO 11 MARZO, PRESSO MO.CA. – VIA MORETTO 78, BRESCIA
NINO MIGLIORI – 16:00
Nino Miglioro inizia a fotografare nel 1948, nell’immediato dopoguerra si avvicina al circolo fotografico Bolognese e inaugura un’intensa attività che si svilupperà sempre su differenti paralleli canali di ricerca. Fin dall’inizio il suo operare è ricco di molteplici esplorazioni: sperimentazione, fotografia formalista, realista, muri cioè temi, soggetti, motivi, linee di ricerca che in parte continueranno a caratterizzare il suo lavoro sino ad oggi. Ad una produzione fotografica vicina alla straight Photogaphy affianca infatti, già dal 1948, sperimentazioni come le “Ossidazioni”, i “Pirogrammi”, i “Clichés verres”, che ne fanno uno dei più interessanti autori post Bauhaus della fotografia mondiale. Negli anni cinquanta insieme agli amici Tancredi, Emilio Vedova frequenta il salotto di Peggy Guggenheim a Venezia ed è a quegli incontri che trova sostegno e affinità culturale.

SABATO 11 MARZO, PRESSO MO.CA. – VIA MORETTO 78, BRESCIA
ULIANO LUCAS – 18:00
Noto per aver realizzato per decenni reportage per importanti giornali e riviste italiane, dopo il sessantotto, documenta con ampi servizi la realtà e le contraddizioni del proprio tempo. Sono noti anche i suoi reportage su scenari di guerra: dal Portogallo del dittatore António de Oliveira Salazar alle guerre di liberazione in Africa, dell’Angola alle cruente e spietate guerre jugoslave, con reportage sulle martoriate Mostar nel 1992 e Sarajevo nel 1993.

DOMENICA 12 MARZO, PRESSO MO.CA. – VIA MORETTO 78, BRESCIA
GIANNI BERENGO GARDIN – 16:00
Ha iniziato dal 1954 ad occuparsi di fotografia. Inizia la sua carriera di fotoreporter nel 1965, quando lavora per Il Mondo di Mario Pannunzio. Negli anni a venire collabora con le maggiori testate nazionali e internazionali come Domus, Epoca, Le Figaro, L’Espresso, Time, Stern.
Il suo modo caratteristico di fotografare, il suo occhio attento al mondo e alle diverse realtà, dall’architettura al paesaggio, alla vita quotidiana, gli hanno decretato il successo internazionale. Molte delle più incisive fotografie pubblicitarie utilizzate negli ultimi cinquant’anni provengono dal suo archivio.
Berengo Gardin ha esposto le sue foto in centinaia di mostre in diverse parti del mondo: il Museum of Modern Art di New York, la George Eastman House di Rochester, la Biblioteca Nazionale di Parigi, gli Incontri Internazionali di Arles, il Mois de la Photo di Parigi, le mostre dei centri commerciali FNAC.

DOMENICA 12 MARZO, PRESSO MO.CA. – VIA MORETTO 78, BRESCIA
FRANCO FONTANA – ORE 18:00
Franco Fontana inizia a fotografare nel 1961. Frequentatore dei “Fotoclub”, la sua attività è prevalentemente amatoriale, anche se svolge ricerche estetiche su vari temi. Molto rilevanti saranno le ricerche dedicate all’espressione astratta del colore, svolte in un periodo in cui l’astrattismo in fotografia era da ricercarsi esclusivamente nel bianco e nero.
Nel 1963 espone alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna; l’anno dopo Popular Photography gli pubblica, per la prima volta, un portfolio con testo di Piero Racanicchi. Tiene le prime esposizioni personali nel 1965 a Torino (Società fotografica Subalpina) e nel 1968 a Modena (Galleria della Sala di Cultura). L’esposizione nella città natale segna una svolta nella sua ricerca.
La sua complessa attività e il rilievo internazionale della sua produzione possono essere compendiati in alcune cifre.

E ANCORA…

DURATA: SABATO 11 MARZO – DOMENICA 12 MARZO
PRESSO “LA STANZA DELLE BICICLETTE” – VIA DELLE BATTAGLIE 12, BRESCIA
MONIKA BULAJ – “LA SCRITTURA CREATIVA E NON-FICTION DEL REALE”, WORKSHOP

Mettersi in discussione, con al centro l’attenzione pura, quasi infantile, profondamente intuitiva, alla realtà. La fotografia è per me una questione di impegno, di pratica, di meditazione, di sensibilità e di pazienza. Partire dalla base, dai punti cardinali dell’immagine: il Tempo e lo Spazio, in senso filosofico, visivo e tecnico. Come ritagliare, inquadrare, selezionare il reale, quindi dello Sguardo,
della soggettività. Analisi del vostro portfolio, dei maestri, del mio lavoro. Studiare assieme la drammaturgia, la composizione, il ritmo, le sequenze, i contrappunti, la grafica dei vostri progetti. Verità e mistero nella fotografia. Vostra percezione e sensibilità; vedere la realtà senza trasformarla, senza influenzarla e senza mentire (etica nel reportage, onestà, questioni
morali in post-produzione); evoluzione del reportage; legame del fotoreportage con la scrittura, il cinema, la poesia, il teatro, la narrativa.

MARTEDÌ 14 MARZO, PRESSO LABA – VIA DON GIACOMO VENDER 66, BRESCIA
OLIVIERO TOSCANI – INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO LABA ORE 11:00

Martedì 14 marzo alle ore 11 nell’aula magna della sede centrale della LABA in via Don G. Vender, 66 a Brescia, verrà conferita la Laurea Honoris Causa a Oliviero Toscani, ospite speciale per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/17.
Ad introdurlo saranno il direttore della LABA Roberto Dolzanelli e il critico d’arte Alberto Mattia Martini.
Oliviero Toscani, celebre per la dirompente e coraggiosa espressività, in alcuni casi anche provocatoria è un artista mai sceso a compromessi, tanto da essere stato oggetto di forti critiche e anche di censura.
Nel 1990 ha ideato e diretto “Colors”, il primo giornale globale al mondo, e nel 1993 ha concepito e diretto Fabrica, centro di ricerca di creatività nella comunicazione moderna.
È cofondatore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio. Ha insegnato comunicazione visiva in svariate università.
Dopo quasi cinque decadi di innovazione editoriale, pubblicità, film e televisione, ora si interessa di creatività della comunicazione applicata ai vari media, producendo, con il suo studio, progetti editoriali, libri, programmi televisivi, mostre ed esposizioni.
Il lavoro di Toscani è stato esposto alla Biennale di Venezia, a San Paolo del Brasile, alla Triennale di Milano e nei musei d’arte moderna e contemporanea di tutto il mondo.

Ma Renzi ce lo catalogate come lifestyle?

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by Francesca Fiorini Mattei, taken with an honor 7

Come ben sapete, visto che oggi si blogga a latere dei social (e non come era una volta che blog primo, poi ci si estendeva) io non sto proprio ancora molto bene. Ma della mia esperienza ne parlerò: credo servirà a molte donne. Passato questo inciso inutile ricordo le parole di mia mamma dalla zona living (ah! che fa più blogger di dire dalla zona di cucina) che diceva “oh, dicono che Renzi oggi abbia aperto un blog”.

In verità non l’ho controllato, anche perché poi questa riflessione dell’aprire un blog nel 2017 sta portando in tutta la ex blogosfera pecorona nel ri togliere la polvere e ri passare dai like al parlare quasi un po’ al vuoto, o al primo commento che arriva, o addirittura a vedersi dover commentare ‘stocazzo di post su facebook o su twitter (ad esempio a me sta succedendo che un manipolo di olandesi del flevoland non abbia capito il mio post scritto in italiano anche dopo la traduzione. Però questo post sta girando tantissimo come una cosa tipica nel nostro immaginario collettivo sull’Olanda e ciò è bene. Posso dire che al di là delle foto ai Muse, ai Kasabian, ai Bastille, a Hozier è il post con più alto engagement straniero pur avendolo scritto in codesta bellissima lingua parlata ancora da moltissime persone, anche se magari non benissimo e non a livelli perfetti. Però ce capimo) e quindi c’è quella piccolissima dispersione di attenzione -visto che io non è che campo facendo la blogger. O perlomeno non solo di un blog- che mi abrade le gonadi in modo non indifferente.

Sì, quanto preferirei fossero ancora sei anni fa, quando c’era la gente che ora è anche mia amica, che faceva i profili e ti incasellava nei posti giusti per gli eventi giusti. Credo che anche per questo siamo diventati amici: ci si capiva. Io qui invece agli eventi di musica che suvvia siamo rimasti 4 morti di fame a bloggare di musica, vedi Fashioncose e non blogger di musica. Capisco che noi magari si avrebbe un appeal tipico dellla linea Derelicte (cit.), ma non è così che funziona, bamboli.

Ma il punto è: voi pr, che spesso non guardate neppure più il mio blog perché non si chiama “I viaggi di Francesca e Rodesindro” o “io in arancione, il topo in rosa: ecco i colori del 2017” o “In forma col tuo pupazzo che ti da un workout dittatoriale” o “Rodesindro vegano, ma io no” come fate, visto che spesso non usate lo stagista che guarda il blog ma algoritmi o accrocchi simili, a catalogare me. Per non parlare che poi non abito a Milano e quindi no non c’è rimborso spese (purciari: il treno per Milano da Parma sono 11,50. Ma non venendo io a Milano per una cosa che mi piace ma per una cosa che possiamo chiamare lavoro, uscire 23 euro vi farebbe fare una bellissima impressione. Ve lo dico.)

Ne parlavamo con degli amici all’evento Honor, e un mio brillante amico mi disse “se proprio devo catalogarti a te metto lifestyle. Noi tutti siamo tech ma te… vedi anche dalle foto e da tutto: tu sei tu, sei proprio una persona a parte”

(story of my life, eh)

Tipo ho avuto una brillante (sempre dopo la mezzanotte su telefonino sono per forza brillanti) conversazione con un mio amico con cui abbiamo avuto diversi episodi che ci hanno unito nella blogosfera ma anche nella radiofonia via web che fu. Mi fa:

  • Ma se devo venderti per robe di viaggio tu che scrivi di musica come faccio
  • Cioé tu vuoi un aiuto da me? Guarda il mio instagram che mannaggialclero non sto due giorni fissa nello stesso luogo
  • Ecco quello va benissimo, e anche le cose che mi dici sul blog
  • Beh, poi ho quella foto in caso al cesso dell’hotel Mercure in cui mi perplimevo per la carenza di privacy che ha like ed engagement simili a una foto di Iggy Pop
  • Ma hai taggato l’hotel e ha risposto? MA VA BENISSIMO. GENIO. MEGLIO DI COSI.

Cioè, voi capite: io non sto esattamente bene, ma neppure voi eh. Non starò qui a fare una prosopopea che se io faccio 20 viaggi di aereo il test della tua borsa sarà molto più veritiero di una fashionblogger (perché ci tengo 14 kg di roba: come faccio a tirare su 14 kg? faccio workout ma non ne bloggo e non taggo da nessuna parte la mia palestra!). Anche perché una volta che ci ho provato sapete cosa mi hanno detto “noi avevamo dei campioni stampa, ma sono andati tutti ai giornalisti. Peccato anche perché la metà non ha scritto nulla”.

Forse avete un problema. E’ solo febbraio, potete rifletterci e imparare.

C’è Elena che mi ha detto che se poi ti esponi la gente ti fa male.

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Ha ragione. Ma non continuare a parlare di me anche qui sopra (pff, facebook? Sopratutto le note instagram) di quello che mi capita è brutto. La gente. La gente è invidiosa anche quando non sa un cazzo ma vede che a fine mese le bollette le paghi tutte. E quindi? Quindi boh, quanto sarebbe bello avere uno pseudonimo come la mia amica Elena. Che non vorrebbe vedermi farmi male, ma allo stesso tempo non è che può far qualcosa.

Cosa devo fare? In questi giorni il medico, madonnadiddio così uguale a Varoufakis che ti viene in mente di parlare di economia non della psichiatria mi ha detto una cosa che va su per giù col mio modo di pensare. “Lei in due anni aveva costruito una casa bellissima, era attenta alle tende, alla luce, a sistemare i fiori, a prendere i mobili… ad arredare la stanza del bambino. Ma non si era resa conto che quella casa non era condonabile neppure a tangenti. Era su una palude”.

Poi ha fatto una pausa celentanoide dicendo.

“Si ripeta che l’ha scampata bella. E’ come se fosse sopravvissuta. E pensi se il bambino avesse dovuto soffrire tutto questo a tre anni”.

Boh, usando la ragione capisci che sì, che è vero. Ma voi che avete avuto un figlio in pancia 3 ,4, 5 mesi…quanto è cambiato un cazzo di tutto per voi? Io mi sarei ripresa il padre di mio figlio anche se mi aveva mollata incinta per una consciuta una settimana prima se era per il bene del mio bimbo. Poi ho scoperto che era solo una cazzo di punta di un iceberg e ho iniziato a corrodermi sulla cosa se potrò davvero essere un minimo felice. Nel senso che chiedo le due o tre cose normali (come quelli che naturalmente figliano e poi leggono di te che stai così e quindi vaffanculo ti unfollowano. Ma ok, fa tutto il karma)

Io oggi sono qui ad aspettare di parlare con una ginecologa da ore. Per sapere se post aborto alla 18esima va bene se succede così. Ma non c’è nessuno. Non c’è nessuno nella sanità come spesso non c’è nessuno quando chiedi fortissimamente di volerti bene. Ma nessuno a volta neppure al massimo dell’altruismo ce la fa.

Quante volte gli ho chiesto di salvarmi prima di prendere il bambino. Quante volte mi ha chiesto “salvarti come?”

La battaglia di LELO contro le malattie sessualmente trasmissibili

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Lo scorso mese di Aprile è stato dichiarato come mese di consapevolezza STD dal Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) e non potrebbe essere cosa più rilevante nel 2016. Abbiamo iniziato quest’anno con la consapevolezza che la clamidia, gonorrea e le infezioni come la sifilide sono in aumento negli Stati Uniti, poi è arrivata le scoperta che circonda la diffusione e le implicazioni di virus Zika in Sud America, e poi il Regno Unito ha registrato la prova di resistenza agli antibiotici ‘super-gonorrea’.

Ora è il momento di focalizzarci di più su questo problema e LELO, il leader mondiale nel piacere sessuale, ha pubblicato uno studio sul “allora, adesso e il futuro della salute sessuale”, così come sta offrendo campioni gratuiti HEX ™, un nuovo preservativo re-ingegnerizzato su lelocondoms.com, nel tentativo di fermare la crescente minaccia di malattie sessualmente trasmissibili.

STD? STI? Che cosa sono, che è peggio, e qual è la differenza?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il suo orientamento del 1999,il termine preferito è infezione a trasmissione sessuale (STI).

“La parola malattia implica che una persona ha una serie di distinti, identificabili sintomi, e la maggior parte del tempo, infezioni trasmesse sessualmente non presentano alcun sintomo”, dice Carolyn Deal, Ph.D., capo del National Institutes of National Institute of Allergy della Salute.

La confusione nella terminologia sta nel fatto che tutte le malattie veneree sono STIs, ma non tutte le infezioni sessualmente trasmissibili sono malattie sessualmente trasmissibili. Semantica a parte, il modo più efficace per fermare la diffusione di ,alattie sessualmente trasmissibili è quello di proteggere voi e il vostro partner e praticare il sesso sicuro: indossare il preservativo.

 

 

 

Malattie sessualmente trasmissibili Oggi – E domani?

I batteri, virus e parassiti che causano malattie sessualmente trasmissibili si evolvono e si adattano per la sopravvivenza e nella società di oggi ci troviamo di fronte a ‘Bugs super’. Attualmente causando preoccupazione nel Regno Unito è ‘super-gonorrea’. Un batterio a lungo trattato con successo con una combinazione di ceftriaxone e azitromicina, ma un ceppo corrente sta rivelando resistenti a quest’ultimo antibiotico. Il secondo livello globale STI, gonorrea non trattata sinistra più comune può causare infertilità, malattia infiammatoria pelvica e persino la cecità nei neonati nati. Appena adesso comunque, sebbene non sia una STI, il virus Zika è salito alle cronache ancora: questo mese, una recensione CDC ha confermato ciò che era stato a lungo sospettato: il virus è Zika una causa microcefalia e altri difetti cerebrali fetali gravi. Anche esso ha  trasmissione sessuale. E con le Olimpiadidi Rio 2016 in Brasile avvicinarsi sempre più, la diffusione della messaggio di sesso sicuro sta diventando sempre più urgente – non ultimo tra i 10.500 atleti impostati per competere. Una combinazione di endorfine, testosterone e vicinanze di corpi scolpiti ha già prodotto l’utilizzo di 150.000 preservativi al Villaggio olimpico ai Giochi di Londra 2012

 

Ma ricapitoliamo il da farsi in caso di dubbi:

Test: Poiché la maggior parte delle malattie sessualmente trasmissibili presentano sintomi rivelatori, l’unico modo  per certo è quello di fare il test. Parlate con il vostro dottore o in un consultorio e a seconda del problema vi sarà prescritto unesame del sangue, tampone di zone genitali, o chiesto di fornire un campione di urina. Facile!

Trattare: batterica malattie sessualmente trasmissibili – clamidia e sifilide, per esempio – può essere rapidamente trattati con un ciclo di antibiotici prescritti dal medico. I sintomi di malattie sessualmente trasmissibili virali come l’HIV possono essere gestiti con i farmaci.

Steve Thomson, LELO CMO dice: “STD Awareness Month è stato creato per riflettere con più attenzione sulla nostra salute sessuale. Sappiamo che il preservativo è al 100% il modo più efficace per controllare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili. Ma il fatto è che molte persone rinunciano al preservativo troppo rapidamente, con tassi di utilizzo in calo in tutto il mondo. Disponibilità del preservativo non è il problema principale. Abbiamo RE-ingegnerizzato il preservativo perché la gente merita un’alternativa migliore e siamo offrendo LELO HEX ™ gratuitamente su lelocondoms.com. ”

 

I preservativi sono l’unico modo migliore per prevenire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili e proteggere voi e la salute riproduttiva dei vostri partner. Per saperne di più su come HEX TM è la rivisitazione di un futuro libero da malattie sessualmente trasmissibili e di ricevere un campione del più preservativo innovativo fino ad oggi, visitate www.lelocondoms.com.

WWF, Ogni anno 500 tartarughe marine curate e salvate nei centri di recupero WWF

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Il 16 giugno, si festeggia a livello mondiale il turtle day: Il WWF lo “celebra” con tre liberazioni di tartarughe marine curate presso i centri di recupero di Policoro, Molfetta e Lampedusa, e ricorda che ogni anni sono oltre 500 le tartarughe marine curate presso i centri di recupero gestiti dal WWF grazie all’impegno dei volontari e alla collaborazione dei pescatori. La tartaruga marina è da sempre la specie simbolo sulla quale si concentra l’impegno del WWF per il mare, anche nell’opera di sensibilizzazione dei pescatori: sono migliaia infatti, le tartarughe marine che ogni anno finiscono vittima degli attrezzi da pesca.

Proprio in questi giorni inoltre il WWF ha lanciato i nuovi campi estivi dedicati a monitoraggio e sorveglianza delle nidificazioni (http://www.wwf.it/tu_puoi/volontariato/)  in Sicilia e Calabria, nelle aree storicamente interessate dalle deposizioni: un’attività resa possibile grazie ai tanti  volontari che uniscono vacanza e impegno. I campi si svolgono all’Oasi WWF di Torre Salsa (Siculiana, Agrigento), Palizzi (Reggio Calabria, costa dei Gelsomini, l’area di nidificazione più importante in Italia come accertato dall’Università della Calabria), Crotone (campo legalità e ambiente con le Guardie volontarie WWF) e Oasi WWF Policoro (MT) che è impegnata in progetti di monitoraggio per circa 200 km di costa. Campi di volontariato anche a Lampedusa, dove i ragazzi sono un valido supporto alle attività del Centro Recupero tartarughe marine WWF. Il centro, aperto tutto l’anno, è ospitato in una struttura del Demanio Marittimo, ha 12 vasche per la stabulazione delle tartarughe in convalescenza, una attrezzatissima camera operatoria e aree allestite per la didattica. In questi anni sono passate per il Centro circa 4.500 tartarughe marine, grazie alla collaborazione dei pescatori e all’impegno dei volontari.

Turtle Day, eventi WWF nel week end

Policoro: In occasione del TurtleDay l’Oasi WWF di Policoro ha previsto una doppia liberazione (ore 11)  di tartarughe marine presso il villaggio Nova Yardinia di Castellaneta Marina (TA). Inoltre sono previste visite guidate presso il Centro Recupero Tartarughe Marine dell’ Oasi WWF di Policoro dove sono ospiti attualmente 9 tartarughe marine ospiti.

Bisceglie: domenica 19 liberazione di 3 tartarughe marine anche a Bisceglie tra cui la piccola Ambra, di 18 centimetri di carapace, che aveva ingerito lenza e amo di 4 cm. consegnata dai pescatori al Centro Recupero WWF di Molfetta (BA) e operata dal prof. Di Bello del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari. Dall’inizio dell’anno sono passati per il centro di Molfetta 155 esemplari di Caretta caretta, grazie alla collaborazione con 23 imbarcazioni.

Torre Salsa. Liberazione di una tartaruga marina (proveniente dal Centro di Lampedusa) anche a Siculiana marina (AG) sabato 18 alle ore 11,30 , organizzata da Consorzio comunale di Agrigento e WWF

La collaborazione con Marina Militare. Prosegue intanto il viaggio della nave scuola Vespucci, che nei porti di attracco promuove iniziative legate al programma mare del WWF tra cui la campagna Fish forward per il consumo sostenibile di pesce (www.fishforward.eu ): prossime tappe: a Napoli (27 giugno – 2 luglio) e Livorno (5 luglio).

Ufficio stampa WWF Italia:  0684497266, 329-8315718

Ecco le mie impressioni su Pure Gold Collagen

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Premessa: quando mi hanno contattato per farmi provare Pure Gold Collagen sono stata contenta. Di norma per queste cose altre PR pescano fashion blogger o simili e non noi donne normali.

Io ho una pelle piuttosto brutta. Diciamolo: una volta su un socialino mi hanno sfottuto per le mie guance tarlate dall’acne. Ed ho il complesso della mia pelle: se mi dicono qualcosa sul mio peso e sulla mia stazza io, cosciente che aver fatto sci pro da piccola non mi ha aiutato a costruire un fisico esile già non in partenza, non me ne faccio.

Se mi dicono qualcosa sulla mia pelle reagisco malissimo.

Il mio 90% di casini di pelle è dovuto a un vero e proprio intristimento ormonale che non starò qui a dire (però se mi seguite già lo conoscete). Ho 33 anni, zero rughe se non quelle di espressione intorno agli occhi ma… ecco: la sagra della cicatrice. E la mia pelle rimargina con molta difficoltà. Quindi, dicevo, quando mi è arrivata l’offerta ho pensato: uuuh, ma magari. Ormai da qualche tempo ne bevo un flaconcino la mattina a stomaco vuoto, dopo averlo agitato. In primis la cosa bella è che il sapore è buono. Fruttato pescato ma non fastidioso. Ed ecco, vi dico le mie impressioni al giro di boa della prova prodotto:

  • buchi sulle guance: con la normale skin care noto che le caverne sono meno caverne. Cioè, non ho la pelle liscia come il didietro di un bambino, ma è molto più compatta e come luminosa
  • avevo le unghie piuttosto bruttine, ora sembrano essersi riprese
  • cadono meno capelli

Non è un miracolo, sono piccoli cambiamenti ma per ora mi sta aiutando in una remise en forme che mi è piuttosto difficile dopo i casini con gli ormoni di cui vi avevo parlato. Ringrazio quindi per la fornitura mensile e vi terrò aggiornate a fine prova!

pure_bottle

Ma quali sono gli ingredienti speciali che compongono l’innovativa formula, miscela unica di collagene e principi attivi? Eccoli: – Collagene idrolizzato: induce la proliferazione dei fibroblasti presenti nel derma e favorisce la sintesi di nuovo collagene, acido ialuronico ed elastina. – Acido Ialuronico: essenziale per l’idratazione, la lubrificazione e il benessere cellulare del derma. – Olio di borragine: acido gamma-linolenico che contiene acidi grassi essenziali omega-6, fondamentale per mantenere la pelle idratata e levigata e per il benessere delle articolazioni. – N-acetilglucosamina: essenziale per la produzione di acido ialuronico. – Vitamina C: antiossidante. Contribuisce alla normale sintesi di collagene e al benessere della pelle. – Vitamina E: antiossidante. Contribuisce alla protezione dei costituenti cellulari contro lo stress ossidativo. – Vitamina B6: Contribuisce a ridurre la stanchezza e la fatica. – Zinco: Antiossidante. Contribuisce a mantenere pelle, capelli e unghie in salute. – Rame: Antiossidante. Contribuisce alla normale pigmentazione di pelle e capelli e mantiene in salute i tessuti connettivi. – Biotina: Contribuisce a mantenere in salute pelle e capelli. – Estratto di pepe nero: Bioperine aumenta la biodisponibilità degli altri ingredienti (fino al 60% in più). Grazie a questa miscela di collagene idrolizzato e minerali che arrivano direttamente nel derma, dopo una immediata digestione, vengono stimolati i fibroblasti che proliferano in numero e producono elementi chiave per il supporto della pelle: nuovo collagene, elastina e acido ialuronico. Per questo motivo, l’assunzione quotidiana di Pure Gold Collagen contribuisce, giorno dopo giorno, a rendere la pelle più idratata e compatta, più liscia e luminosa. Ma non solo! Grazie allo stesso principio, favorisce anche un aspetto sano di capelli e unghie.

Il costo non è bassissimo, ma neppure così alto. Se volete provarlo ecco i contatti (ma lo vendono anche su AmazonWEB FACEBOOK    

 

A brevissimo si parte per #HCtrip

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L’anno scorso verso maggio, in un periodo dove trascuravo alquanto questo blog ho vinto un concorso con HostelsClub. In realtà coinvolsi anche gli altri miei amici mortidifame ma ricchidispirito, e alla fine non so, ma credo che il mio commento sulla mia situazione familiare attuale abbia colpito.

O in realtà ho tantissima fortuna con i concorsi (meno male: qui col blog nonsovendermi)
Qui trovate uno storify su #HCtrip


Tra una cosa e l’altra: ci decidiamo a fare il viaggio praticamente dieci giorni prima della scadenza del voucher che ci da diritto a due notti al Beautiful City Hostel nella zona di Belleville.

Naturalmente vedrete tutto su instagram… e poi ci saranno un bel po’ di post più nuovi su Parigi, visto che era un po’ che non ci andavo! Quelli vecchi sono qui.