Avvento e Natale in Cechia: ritorno alle origini (e alla normalità)

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Il virus ci aveva blindati in casa. Vietati persino i cenoni coi
parenti. Ma le pagine del calendario hanno continuato a
girare ed eccoci di nuovo a un soffio dalle Feste, finalmente
liberi di viverle in compagnia, atmosfera e sicurezza. E allora
perché non partire tutti insieme per la Repubblica Ceca, che
garantisce tutto questo e molto altro ancora?
Pur nel rispetto delle norme sanitarie, ecco tornare lo sfavillio di luci,
gli aromi dei dolci tipici, i jingle e i cori delle Feste, i grandi abeti dagli
addobbi sfavillanti, le catene di ghirlande, i ristoranti con i menu
natalizi, le tradizioni e i mestieri antichi, gli artisti di strada, i presepi, i
grandi concerti, gli spettacoli per i bambini e i sempre-bambini, i
pentoloni di vin brulé, punch e idromele…
Nelle grandi città così come nei piccoli centri, quest’anno più che mai
tutto questo magico fermento travolge vie e piazze, punteggiate dalle
casette dei tipici mercatini di Natale. Un’occasione imperdibile e
insostituibile per entrare nel cuore della Repubblica Ceca e delle sue
usanze. Con la possibilità di portarne a casa con sé un “assaggio”, grazie
allo shopping di qualità sulle bancarelle, ridondanti di tutto ciò di cui
l’artigianato ceco va fiero: le celebri marionette di Praga, statuine in
legno, bamboline di paglia, giocattoli di un tempo, ceramiche e
porcellane variopinte, sgargianti palle di vetro soffiato, delicati cristalli
di Boemia, tessuti a telaio, telerie stampate a Blaudruck, gioielli e
bigiotteria, accessori e prodotti cosmetici naturali. E poi le leccornie:
liquori, biscotti speziati, dolci di stagione, mandorle caramellate, vini
(tra cui il raro ice wine), prosciutto di Praga… A ogni mercatino i suoi
sapori, suoni e colori…
Non sapete quale scegliere? Visitateli tutti!
Mercatini a Praga
Dove: nelle piazze della Città Vecchia, della Repubblica, Venceslao e
della Pace e nel Castello. Quando: dal 27 novembre al 6 gennaio. La
curiosità: qui si assaggia il vero prosciutto di Praga, che si affumica
lento sui grandi bracieri. La chicca: un grande palcoscenico per teatro,
musica, spettacoli per bambini e folkloristici.

Comunicato stampa

Mercatini a Olomouc
Dove: nella piazza Superiore. Quando: dal 19 novembre al 23 dicembre.
La curiosità: protagonista assoluto è il drink caldo, alcolico o analcolico
che sia. Solo qui si assaggia il vero punch di Norimberga, bevanda di
tendenza in Avvento. La chicca: la Colonna della Santissima Trinità,
gioiello UNESCO, splendidamente illuminata.
Mercatini a Brno
Dove: nelle piazze della Libertà, dei Cavoli, Moravia, dei Domenicani e
del Municipio. Quando: dal 26 novembre al 23 dicembre. La curiosità:
Brno è stata dichiarata città creativa per la musica dall’Unesco e la
„colonna sonora“ dei mercatini è un capolavoro. La chicca: i sotterranei
della città, visitabili.
Mercatini a Cesky Krumlov
Dove: in piazza Svornosti. Quando: dal 26 novembre al 6 gennaio. La
chicca: perfetto per i bambini, che qui possono incontrare San Nicola,
spedire la letterina a Gesù Bambino, vivere il tradizionale Natale degli
Orsi (ospitati nel fossato del castello fin dal 1707), ammirare il presepe
vivente e farsi traghettare sul fiume da una zattera.
Mercatini a Ceske Budejovice
Dove: in piazza Přemysl Otakar II. Quando: dal 19 novembre al 6
gennaio. La chicca: una pista di pattinaggio sul ghiaccio, tutt’attorno
all’antica fontana di Sansone.
Mercatini a Pilsen
Dove: in piazza Repubblica. Quando: dal 23 novembre al 23 dicembre.
La chicca: le speciali visite guidate al centro storico, addobbato a festa,
sulle orme delle usanze e tradizioni natalizie.

Il 6 novembre grande apertura del “Depot Boijmans Van Beuningen” a Rotterdam

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Il prossimo 6 novembre verrà inaugurato nel Museumpark di Rotterdam il “Depot Boijmans van Beuningen”. Il più grande deposito di arte al mondo aperto al pubblico, dove i visitatori avranno la possibilità di guardare nel retroscena dell’intera collezione del museo Boijmans Van Beuningen che si trova a poca distanza. Il ricco patrimonio del museo era infatti goduto solo in parte a causa degli spazi limitati, insufficienti per poter esporre l’intera collezione. Da qui è nata l’idea del Depot. 

I più grandi musei al mondo sono infatti in grado di esporre solo dal 6 al 10 % delle proprie collezioni; il resto è custodito in magazzini ampi e sicuri, ovviamente non accessibili al pubblico. “Depot Boijmans van Beuningen” rompe questa tradizione e rende visibili le opere d’arte invisibili. Un unicum mondiale.  

 

Progettato dallo studio MVRDV di Rotterdam, il Depot è impostato su una dinamica diversa da quella dei musei tradizionali, perché non ospita mostre o esposizioni a tema, ma permette di aggirarsi fra le 151mila opere d’arte della collezione, e di osservare da vicino le operazioni di conservazione e restauro. Il pubblico potrà finalmente scoprire quello che accade dietro alle quinte di un museo.

La collezione è distribuita in diversi “sotto-depositi”, ognuno dei quali dispone di un proprio impianto climatico con livelli di temperatura e umidità impostati secondo le esigenze delle diverse opere d’arte. Queste, infatti, saranno raggruppate secondo un criterio originale: non per epoca, per artista, per stile, ma sulla base delle esigenze climatiche che le accomunano. 

Gli oggetti sono avvolti, appesi o esposti in vetrine; i pezzi forti sono esposti in una delle

tredici grandi vetrine sospese nell’atrio. Il percorso tra un magazzino e l’altro e tra una sala e l’altra, si svolge all’interno di un atrio a tutt’altezza dotato di rampe e ascensori.

 

Il design

Il progetto realizzato dal rinomato studio di architettura MVRDV sotto la guida del co-fondatore Winy Maas, raggiunge un’altezza di 39,5 metri, la stessa altezza della torre dell’adiacente Museo Boijmans van Beuningen. La sua forma ovoidale lo rende un edificio aperto in ogni direzione con una base piccola e l’area del tetto più ampia possibile.

L’edificio completamente a specchio è composto da 6.609 metri quadrati di vetro, divisi in 1.664 pannelli a specchio che riflettono il paesaggio urbano circostante creando uno stretto dialogo con la città.

Non solo opere d’arte 

A 35 metri di altezza, sul tetto della struttura, si gode di una bellissima vista panoramica sullo skyline di Rotterdam. Qui si trovano un giardino pensile popolato da 75 betulle a più fusti appositamente coltivate e 25 abeti, oltre ad un accogliente spazio per eventi “Coert” e il ristorante “Renilde”, gestito dal pluripremiato chef Jim de Jong. 

L’assessore Bert Wijbenga: “Con questi 75 alberi sul tetto del Depot e l’ulteriore piantumazione nella zona, stiamo aggiungendo un altro bellissimo spazio verde alla città, dimostrando quanto siamo creativi nell’utilizzare lo spazio all’interno della città. Dove c’è costruzione, ci sono anche spazi verdi!

Il particolarissimo edificio alto più di 39 metri è l’ennesimo esempio, nella dinamica città portuale di Rotterdam, di sinergia tra pubblico e privato: l’operazione vede infatti coinvolti il Consiglio comunale di Rotterdam, il Museo Boijmans Van Beuningen e lo Stichting De Verre Bergen, un’organizzazione filantropica che dal 2011 sostiene progetti per il miglioramento della qualità della vita in città.

I bambini norvegesi non vedono l’ora di essere i tuoi maestri di sci online

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Sogni di sciare in Norvegia e ti manca un po’ di esperienza sugli sci? Di solito prenderesti in considerazione l’idea di investire in un maestro di sci all’arrivo, giusto? Ora è il momento di prepararsi per la prossima avventura invernale.

Ora puoi imparare le basi online da esperti con la tecnica sciistica più pura.

Visit Norway e le destinazioni sciistiche norvegesi hanno creato mini masterclass online e gli insegnanti sono tutti bambini.

I norvegesi sono noti per le loro eccezionali capacità sciistiche e in realtà c’è un mito che dice che sono nati con gli sci ai piedi . Non sorprenderti se vedi un bambino di tre anni correre giù per le colline più ripide quando visiti una destinazione alpina norvegese.

Hai sentito parlare del gap tra gli occhiali?

Morten, Alexandra e Pernille hanno sciato per tutta la vita. Nella loro masterclass, i bambini di sei anni ti mostreranno come essere in pista prima della tua prossima vacanza alpina. La prima cosa che devi imparare non è in realtà come far funzionare gli sci.

– È come fermarsi, può rivelare Pernille.

E anche prima, dovrai sapere come attrezzarti. Alexandra fornisce un esempio di errore da principiante.

– Una cosa che vediamo sempre è il divario tra gli occhiali. Devi colmare il divario tra il casco e gli occhiali. È più sicuro e ha un aspetto molto migliore, dice.

I giovani istruttori ti insegnano anche come creare una fetta di pizza con gli sci (e perché devi saperlo), oltre ad altri trucchi e suggerimenti interni.

Bambini norvegesi – cresciuti sugli sci

Quindi, come fanno i bambini norvegesi a diventare sciatori così incredibilmente bravi?

Prima di tutto, lo sci è nell’anima del popolo norvegese. Sin dalla notte dei tempi, i norvegesi sciano. È una specie di stile di vita. E questo stile di vita è sempre stato trasmesso alle generazioni future.

In secondo luogo, la Norvegia ha una delle stagioni invernali più lunghe di tutti i paesi del mondo. E la principale attività all’aperto per i bambini durante l’inverno è ovviamente lo sci.

Nelle scuole norvegesi, organizzano regolarmente viaggi in diverse destinazioni per lo sci alpino. E migliaia di bambini norvegesi si allenano e gareggiano in squadre sportive organizzate. Il fatto che la Norvegia sia stata per decenni la nazione di maggior successo nello sci nordico professionale, oltre ad avere alcuni degli sciatori alpini migliori e più profilati del mondo, contribuisce anche all’interesse generale per lo sci tra i bambini norvegesi.

Resort per famiglie

Un altro motivo importante per le eccezionali capacità sciistiche dei bambini norvegesi è ovviamente che le destinazioni alpine norvegesi sono particolarmente adatte ai bambini e alle loro famiglie.

Le località dispongono di diverse piste con diversi livelli di difficoltà, dalle piste adatte ai principianti ai fuoripista per gli sciatori più esperti.

I genitori possono facilmente tenere d’occhio i bambini più piccoli senza doverli attaccare come colla, e man mano che la fiducia aumenta e le tue abilità migliorano, nuove sfide attendono in altre piste e nei parchi sciistici.

Dove andare

Molte delle più grandi stazioni sciistiche della Norvegia si trovano nella Norvegia orientale, da Trysil , Hemsedal e Geilo a Hafjell , Kvitfjell , Beitostølen e Norefjell .

Nella Norvegia dei Fiordi, puoi fare la tua dose giornaliera di sci alpino nei due centri sciistici Myrkdalen Fjellandsby e Voss resort . Se vuoi andare a sciare a Trøndelag , dai un’occhiata al centro sciistico di Oppdal .

Nella stazione sciistica di Narvikfjellet, nella Norvegia settentrionale, puoi sciare dalla montagna fino al fiordo, magari anche sotto l’aurora boreale.

La cosa bella è che tutte queste località sciistiche si trovano a una distanza ragionevole dai principali aeroporti. Le stazioni sciistiche della Norvegia orientale sono a breve distanza in auto dai porti dove arrivano i traghetti per auto dalla Danimarca e dalla Svezia.

Fino ad allora, goditi queste mini masterclass dalla Norvegia.

L’11 ottobre è la Giornata della Birra Ceca

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Alla Casa Ceca di Milano spazio al futuro con le degustazioni offerte dai microbirrifici

La bionda (ma non solo) più nota e apprezzata al mondo sgorga dalla notte dei tempi, ma da qualche anno vive una nuova, spumeggiante era grazie alle ultime generazioni di mastri birrai che, con la loro innovativa produzione, affiancano gli storici birrifici del Paese.
Se la birra in Repubblica Ceca è considerata la bevanda nazionale, a essere internazionale è la fama delle bionde (e non solo) di produzione ceca. Chi non ha mai sentito parlare o bevuto, apprezzandola, una Pilsner o una Budweiser? Ma c’è molto, molto di più. Le tipologie prodotte nel Paese sono quasi 500: chiara, scura, nera, al lievito, leggera, forte, aromatizzata ecc… Soprattutto, la birra ceca non è „semplicemente“ una bevanda: è tradizione, cultura e storia.

La più regale delle bevande popolari

Una storia davvero antica. I documenti fanno risalire la coltivazione di luppolo all’anno 859 a.C. e la sua trasformazione in bevanda attorno al Mille. Non a caso la birra è detta anche “bevanda dei re”, perché – sebbene praticamente ognuno se la producesse già in casa, a proprio uso e consumo – fu Re Venceslao, nel X secolo, a concedere i primi diritti alla produzione e al commercio di birra. Fu così che dal domestico si passò all’artigianale e un po’ ovunque cominciarono a proliferare microbirrerie e piccoli birrifici, che ancora oggi caratterizzano il volto del Paese e sono diventati un pretesto anche turistico. A partire proprio dalla Pilsner, nata nel 1842 dalla sperimentazione del birrificio Pilsen – dove già dal 1200 si produceva una birra scura e torbida – che inventò appunto la prima birra di tipo lager, leggera e paglierina, poi “copiata” da tutti dentro e fuori la Repubblica Ceca. Tanto che oggi Pilsner in tutto il mondo è sinonimo di birra chiara.

Tradizione e innovazione nel boccale

Accanto ai colossi, la cui produzione è appunto rinomata e apprezzata anche all’estero, un numero sempre crescente di produttori locali arricchiscono, in quantità, varietà e fantasia, l’offerta nazionale con le loro birre speciali e particolari. Ci sono persino birre al caffè, alla ciliegia e infiniti altri inaspettati aromi. Quale che si scelga di ordinare, attorno a un boccale di birra in Repubblica Ceca ruotano sempre gesti antichi ed esperimenti moderni, piatti golosi, feste popolari, ma soprattutto il vivace mondo delle osterie tipiche (hospoda), delle birrerie e delle microbirrerie. A unirle tutte è un filo nemmeno troppo sottile, intessuto con trame di storia, cultura, gusto e folklore, che delinea la Via della Birra: un „freschissimo“ itinerario che, pur partendo inevitabilmente da Praga, con tutte le sue diramazioni conduce, sorso dopo sorso, in lungo e in largo per l‘intero Paese.

A Milano un assaggio, di birre artigianali e di Cechia

     

Prima ancora di partire, però, ecco la Giornata della Birra Ceca, che l’11 ottobre alla Casa Ceca di via Morgagni a Milano offre un imperdibile assaggio, non solo di ottime birre, ma di tutto il contesto storico e culturale in cui maturano. Per l’occasione esporranno le proprie etichette e stapperanno le proprie bottiglie alcuni tra i migliori microbirrifici del territorio ceco.

L’appuntamento -organizzato dal Consolato Generale della Repubblica Ceca a Milano in collaborazione con Czech Trade Italia e il supporto di Czech Tourism Italia- è fissato per l’11 ottobre, dalle 12 alle 18, in via G.B. Morgagni, 20, nei locali di Casa Ceca.

Quello che si terrà nel giardino del Consolato della Repubblica Ceca sarà un piccolo festival di birra, un pomeriggio informale e d’atmosfera dedicato a tutti coloro che amano la birra di alta qualità.
La Giornata della Birra Ceca vuole inoltre fornire agli operatori interessati l’opportunità di incontrare i rappresentanti dei microbirrifici cechi, in cerca di potenziali partner commerciali e di distributori in Italia.

Tra i partner dell’evento spiccano infatti le grandi realtà della distribuzione: CBA (Czech Beer Alliance) rappresentante ufficiale e garante di qualità delle migliori birre artigianali ceche e della Real Bohemian Lager sul mercato inglese e irlandese, e iCraftB, dinamica realtà di distribuzione e comunicazione, anche questa operativa nel Regno Unito, specializzata sempre in birre artigianali.
Avvicinare produzione e consumatori, trasmettendo l’intero mondo e la cultura nascosti dietro un boccale spumeggiante, e sostenere le realtà imprenditoriali, a partire dalle più piccole, è l’obiettivo di iCraftB, che –proprio in coincidenza con la Giornata della Birra Ceca a Milano- esordisce ora anche in Italia.

Ecco le birre artigianali protagoniste dell’evento e offerte in degustazione:

ALBRECHT, Frydlant (Boemia settentrionale)

L’antichissimo birrificio, menzionato per la prima volta nel 1381, dal ‘500 si trova ancora negli stessi locali. Prende il nome da uno dei più famosi capi militari della guerra dei 30 Anni, Albrecht von Wallenstein, divenuto poi uno dei nobili più potenti del Regno di Boemia. Si dice che avesse una passione per la birra locale e che osservasse il birrificio dalla finestra del suo castello. Una curiosità: il primo libro sulla bassa fermentazione in Boemia è stato scritto dal mastro birraio locale Josef Daněk nel 1852.

La birra a bassa fermentazione Albrecht viene prodotta in modo tradizionale, utilizzando la tecnica del doppio mosto con la fase di fermentazione primaria separata dalla maturazione in serbatoi lager. Le premiate birre artigianali sono prodotte con acqua di fonte propria e ingredienti accuratamente selezionati. La birra conserva la sua forma più pura e viene per lo più non filtrata e non pastorizzata. Finora ha ricevuto 23 medaglie d’oro in competizioni nazionali. Kateřina 12, Irish extra stout 17 Morion e Imperial Stout 24 Morion sono tra le più premiate.

CVIKOV, Cvikov (Boemia settentrionale)

La storia di questo birrificio risale all’anno 1560, quando 72 persone del posto ricevettero la concessione dall’amministrazione del territorio e iniziarono con la produzione unica di birra di frumento e malto. Oggi alla base della produzione ci sono ingredienti di altissima qualità e tecnologie innovative. Il birrificio dispone anche di un ristorante, ricavato nella vecchia malteria, dove apprendere i segreti dell’intero ciclo di produzione. Cvikov è riconosciuto come Real Bohemian lager specialist, grazie a una gamma di prodotti molto ampia e variegata. A partire dalla birra a 8° (ABV 3,7%), davvero molto speciale, chiamata “Vetraio” perché originariamente veniva fornita proprio ai celebri vetrai della regione.

FALKENSTEJN, Krasna Lipa (Boemia settentrionale)

Dopo lungo tempo, la tradizione è tornata a vivere, con la riapertura – nell’agosto 2013- dello storico birrificio Falkenštejn, a Krásná Lípa, pittoresca cittadina nel parco nazionale della Svizzera Boema. La birra qui non veniva più prodotta da dopo la seconda guerra mondiale e il birrificio stesso era stato demolito negli Anni ‘60 del XX secolo. Il nuovo stabilimento si trova ora nel centro della città, nei locali di quella che fu una casa borghese.

Il “nuovo” birrificio si è prefissato un obiettivo solo apparentemente ovvio: produrre semplicemente buona birra. Per raggiungerlo, vengono impiegate tecnologie moderne, senza però compromettere il processo di produzione artigianale. La birra che ne scaturisce vuole essere un prodotto naturale e, in quanto tale, non è filtrata né pastorizzata. Le etichette principali sono l’11 premium lager (ABV 5%), la semidark lager e la tradizionale dark lager boema, sebbene sia in menu anche un’APA ad alta fermentazione.

JAROSOVSKY, Jarosov (Moravia meridionale)

Quello di Jarošov fu fondato nel 1688 come birrificio borghese e presto divenne una delle principali fonti di reddito per la città di Uherske Hradiste. La vera prosperità arrivò però sotto la proprietà della famiglia Braun, che lo acquistò nel 1869 e che investì moltissimo, tanto che, a differenza di altri birrifici borghesi, Jarošov poteva competere ferocemente con quelli più moderni, nati con la rivoluzione industriale. Il complesso comprendeva il birrificio, la malteria, la distilleria e la produzione di lievito.

Jarošov nei secoli è diventato sinonimo di birra a bassa fermentazione di alta qualità. Durante la prima guerra mondiale era tra i 6 più grandi birrifici della Moravia. Tuttavia, con il secondo conflitto mondiale e il regime comunista, i Braun dovettero fuggire dal Paese e la fabbrica di birra fu nazionalizzata. Il peggio però, la chiusura, sarebbe arrivato nel 1997. Oggi è tra i migliori specialisti di Real Bohemian Lager in Moravia, specializzata sia in lager con luppolo singolo che con doppio luppolo.

ZICHOVEC, Louny (Boemia)

Fondato nel 2012 nel piccolo villaggio da cui prende il nome, il birrificio artigianale ha subito avuto un grande successo, tanto che che nel 2016 si è ampliato costruendo un nuovissimo e moderno stabilimento. Fin dalle origini, il birrificio mantiene la sua natura sperimentale e si concentra principalmente sulle migliori birre fresche fermentate, elaborando sempre nuovi gusti e aromi. Oggi Zichovec produce circa 60 diverse birre.

C’è anche un’antica faggeta ceca selvaggia tra i siti sotto tutela Unesco su suolo

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Non si ferma la scalata della Repubblica Ceca alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. A farle superare quota 15, il riconoscimento appena concesso al grande bosco inviolato di faggi (ma non solo) che ammanta i Monti Iser, dallo straordinario valore naturalistico.
Non è, ovviamente, un bosco qualsiasi, quello adocchiato –e promosso- dall’Unesco in Boemia settentrionale, in occasione della sua ultima assegnazione di riconoscimenti, lo scorso luglio.
Siamo al confine con la Polonia, sulle pendici dei Monti Iser, ammantate –sul versante nord-orientale- dai 27 chilometri quadrati della riserva naturale dei Monti Iser, appunto. In pratica, una distesa fitta e verdissima di antichi faggi che, seppur meritevole da sola del riconoscimento Unesco, lo condivide con altri 99 siti –in 12 Paesi del vecchio continente- sotto il nome di Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.

L’unicità di questo luogo parte già a monte, nel vero senso della parola: la geomorfologia ripida e aspra di queste montagne le rende poco accessibili, preservandole dall’escursionismo di massa e da sconsiderati interventi antropici. E’ così che si è salvata, intatta e ancora selvaggia, anche la foresta di faggi. Sotto tutela Unesco, la speranza è che continui a mantenersi integro un patrimonio di alberi che già sfoggiano in gran parte oltre 100 anni e che, salvaguardati, possono ambire a una aspettativa di vita di 350 anni.

Sebbene il faggio, con tutte le sue meravigliose caratteristiche, sia il re indiscusso della foresta, ad affollare (e rendere magico) questo luogo di fiaba sono anche tanti altri suoi sudditi: sorbi, tigli, abeti, abeti rossi, querce… la cui veneranda età, in alcuni casi, arriva a toccare i due secoli.

Questo paesaggio già unico e silenzioso –alla cui primitiva bellezza contribuiscono anche affascinanti conformazioni rocciose vestite di muschio, accarezzate da ruscelli e sferzate da cascate- custodisce un cuore ancora più segreto e inviolato: un’area non solo protetta, ma completamente integrale. Questa “bolla” di bosco dal 2007 è sottoposta a una politica di non intervento: animali e vegetali che la abitano non solo non vengono minacciati, ma sono lasciati liberi di crescere, evolvere e deperire come natura loro impone. Ceduta a uno sviluppo assolutamente spontaneo, quest’area è un esempio raro di foresta mitteleuropea, altrove andata perduta o artificiosamente modificata.

Chi voglia dunque ammirare l’aspra bellezza della faggeta, magari proprio ora che l’autunno regala la sua tavolozza di colori, si prepari dunque non solo a rispettarla e a faticare parecchio su dislivelli impegnativi, ma anche a rinunciare a tutti quei servizi e infrastrutture turistici tipici di luoghi più accessibili e meno fragili.

Il Triangolo Termale della Boemia occidentale entra nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità

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Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne sono tre perle di benessere dalle architetture bellissime, simbolo di un’epoca d’oro che ancora vi si respira. Convertite alle ultime tendenze del wellness, restano fedeli a una tradizione antica e a un glorioso passato, che ora appartengono al mondo intero.
Forse non tutti sanno che la Repubblica Ceca, oltre che essere meta turistica d’arte e cultura, offre anche svariate opportunità di soggiorni di benessere. Il sottosuolo ceco è ricco di fonti benefiche e le storiche località termali, già apprezzate nell’antichità, hanno saputo convertirsi alle ultime tendenze del wellness, senza tradire una lunga tradizione legata al territorio.

Note fin dai tempi degli antichi romani e meta prediletta da teste coronate e personaggi illustri nei secoli più recenti, le stazioni di cura ceche portano ancora oggi il segno di un passato di eleganza e gloria. Con quell’atmosfera un po’ rétro che certo non guasta (e che si sposa armoniosamente con interventi e stili più moderni) sfoggiano un singolare patrimonio architettonico, il cui valore non è sfuggito all’occhio attento dell’Unesco.

L’organizzazione mondiale di tutela ha infatti inserito nella sua celebre Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità il cosiddetto Triangolo Termale ceco: un trittico di perle di bellezza e benessere, incastonate in Boemia occidentale, che fa da bandiera alla vasta e variegata offerta di salus per aquam del Paese.

Punte (di diamante) del triangolo sono Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne, cui l’Unesco ha riconosciuto il valore di testimoni eccellenti dell’epoca d’oro del turismo termale e di quel bel mondo che vi ruotava attorno. Un mondo fatto di lusso ed eleganza, in cui si muovevano disinvolti reali, aristocratici, letterati e vip del tempo. Delle acque benefiche, del contesto ispiratore e del “jet set” di allora hanno goduto, tra gli altri, Goethe, Metternich, Chopin, Twain, re Edoardo VII d’Inghilterra e lo zar Pietro Il Grande. Per non parlare dell’imperatore Carlo IV, da cui tutto partì…

Karlovy Vary

Celebre anche con il suo nome tedesco Karlsbad, fu fondata proprio da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, ma il suo aspetto oggi è prevalentemente rinascimentale. Grazie alle tantissime sorgenti (12 le principali, 200 le secondarie) che la bagnano, l’acqua termale zampilla praticamente ovunque, nei parchi così come nelle hall degli hotel. Le fonti sono spesso impreziosite da loggiati, portici e colonnati maestosi. Le sue atmosfere hanno attirato nomi di spicco in ogni epoca, compresi gli italiani Paganini e Casanova. Ricca di sodio, bicarbonato e solfato, l‘acqua di Karlovy Vary è prodigiosa contro diverse affezioni. Oltre alla proposta curativa, è molto forte l’offerta wellness e fitness.

Marianske Lazne

Fondata agli inizi del XIX secolo, Marienbad in tedesco, è un gioiello di architetture liberty e neoclassiche (ma c’è anche un favoloso colonnato neo-barocco), caro a imperatori e re -tra cui Francesco Giuseppe ed Edoardo VII- con stabilimenti termali raffinati ed eleganti. Il suo è un magico intreccio di dimore sfarzose, parchi, padiglioni e logge signorili. Spettacolare la Fontana Cantante, soprattutto la sera, quando i giochi d’acqua a ritmo di musica rispondono anche a quelli di luce. Le prime fonti furono scoperte addirittura nel XVI secolo e oggi se ne contano almeno 100 tra la città e i suoi dintorni fitti di boschi. La composizione delle acque varia e quindi sono diverse anche le indicazioni mediche.

Frantiskovy Lazne

Franzensbad è la più piccola, ma non teme concorrenza in fatto di fascino. Fondata alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Francesco I (da cui il nome), è oggi una graziosa cittadina ricca di verde e ornata di aiuole fiorite,  che conserva intatte le atmosfere dei primi ‘900, con i tipici edifici e padiglioni in stile neoclassico. La loro leggiadria è accentuata dalla scelta stilistica di varie sfumature di giallo e da una sapiente illuminazione. Vi abitò anche Goethe, che la descrisse come „paradiso in terra“, del cui fascino furono preda anche Metternich, Kafka, Strauss e Beethoven. Suo fiore all’occhiello sono le sorgenti di acqua alcalina, i fanghi ricchi di zolfo e ferro e i gas naturali, ma è sempre qui che furono inaugurate le prime terme di torba al mondo.

Estate 2021: visitare la Danimarca? Perché no?

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5 buoni motivi – e luoghi – per vivere un’estate danese straordinaria
COPENAGHEN, lo straordinario nell’ordinario
L’estate è il momento migliore per godersi l’atmosfera rilassata della capitale danese. Tra una pedalata nei parchi cittadini e un tuffo nelle acque limpide del porto – in pieno stile green danese, passando per i quartieri di design dall’architettura innovativa, è facile stupirsi davanti alle piccole meraviglie quotidiane. Per non parlare delle proposte gastronomiche, così varie e gustose, dalla nuova cucina nordica, alla squisita pasticceria locale e i ristoranti sui canali.
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AARHUS, sempre più vicina
La seconda città della Danimarca è un’ottima soluzione per un city break “allargato”. Dalle architetture avveniristiche, agli straordinari musei tra passato e futuro, gastronomia squisita e una natura a due passi dalla città, per escursioni in bici, passeggiate sulla spiaggia e giri infiniti sul ponte Infinity Bridge. Grazie ai nuovi collegamenti Air Dolomiti da Monaco di Baviera, Aarhus è ancor più vicina.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/aarhus-e-dintorni/vola-aarhus-con-lufthansa-e-air-dolomiti

ODENSE, la città delle fiabe
A solo un’ora e mezza da Copenaghen, una vacanza in Danimarca non può prescindere da una tappa nella città natale di HC Andersen. Tra stradine acciottolate, luoghi fiabeschi e impronte di Andersen, la visita di Odense sulle tracce dello scrittore danese più celebre al mondo è una magica avventura d’altri tempi. Da non perdere la nuovissima Casa museo di H.C. Andersen, appena aperta : un’esperienza inedita tra architetture, suoni, luci e flusso di immagini alla scoperta della sua vita e delle sue opere.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/fionia/odense

VEJLE, estate sul fiordo
Architetture particolari e all’avanguardia, design, ma anche gastronomia eccellente e tante esperienze nella natura per gli amanti dell’escursionismo, bicicletta e kayak. Vejle è la città sul fiordo che offre tutto questo, in un contesto meraviglioso sull’acqua e a due passi da una natura rigogliosa da esplorare rigorosamente in bicicletta. https://www.visitvejle.com/

A spasso per la ciclabile del Baltico… aspettando il Tour de France 2022
Lunga ben 820 Km, la N8 è ufficialmente la pista ciclabile più lunga della Danimarca e si snoda tra paesaggi mozzafiato, esperienze culturali e gastronomiche, e piccole meraviglie a un passo dalla costa del Baltico. Senza dubbio uno degli itinerari più belli per scoprire la Danimarca su due ruote, che l’anno prossimo proprio per la sua vocazione e la sua cultura ciclabile, ospiterà il Grand Départ del Tour de France! https://www.visitdenmark.it/danimarca/cosa-fare/vacanze-bicicletta/la-pista-ciclabile-del-mar-baltico

 

Paesaggio culturale Lednice-Valtice: 25 anni sotto le ali protettive dell’Unesco

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Tra nuovi riconoscimenti e anniversari, in Repubblica Ceca è tutto un festeggiare sotto l’effige dell’organizzazione delle Nazioni Unite. Nel Paese con ben 14 siti accolti nella Lista Mondiale del Patrimonio dell’Umanità, c’è un capolavoro unico, plasmato dalla natura e dall’uomo, che vi aspetta.
Tra beni materiali e immateriali riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la Repubblica Ceca –soprattutto in proporzione al proprio territorio- è un Paese da record. Negli anni (e ancora adesso), l’Unesco ha saputo scovare qui monumenti, siti, tradizioni, maestrie e paesaggi assolutamente da tutelare. Appartengono al mondo, a tutti noi. Scoprirli è doveroso. Oltre che emozionante…

Se proprio doveste avere bisogno di un pretesto, eccolo qua: il 14 maggio scorso, il paesaggio culturale di Lednice-Valtice, in Moravia meridionale, al confine con l’Austria, ha compiuto 25 anni sotto l’effige Unesco.  E’ anche grazie a questo riconoscimento che la sua bellezza e unicità sono rimaste intatte…

Splendido esempio di compenetrazione tra capolavori della natura e dell’uomo, è uno dei siti più vasti del mondo nel suo genere. Esteso per ben 300 chilometri quadrati tra le città di Lednice, Valtice e Breclav, è caratterizzato da scorci bucolici di prati, alberi secolari, stagni e laghetti, solcati dal fiume Thaya e punteggiati di tenute di caccia, castelli, giardini alla francese e all’inglese, vigneti pregiati e bizzarre architetture, come per esempio un minareto e un obelisco.

I monumenti –armoniosamente inseriti nel paesaggio- si devono alla dinastia dei Lichtenstein. Come accennato, accanto ai castelli di Lednice e Valtice –che danno il nome al grande parco culturale- e alla Tenuta di caccia della famiglia, svettano verso il cielo un Obelisco di 23 metri, a memoria della pace stipulata tra Francia e Austria nel 1798, e la torre di 60 metri in stile moresco del Minareto. Quest’ultimo è il più grande edificio del genere in un Paese non musulmano. Vale la pena salire i 302 scalini che conducono in cima, per godere di un favoloso panorama a 360° sull’intero paesaggio.

Tra gli altri edifici del parco culturale, anche il Castello di Jan. Frutto di un capriccio di Luigi I del Liechtenstein, fu commissionato direttamente in forma di rovine. Poteva un ricco casato non possedere i ruderi di un antico maniero di famiglia? Detto, ordinato e fatto. Tra le sue mura artificialmente semi-diroccate, si riunivano per banchettare i nobili invitati alle battute di caccia. Nel parco c’è anche una cappella intitolata a Sant’Uberto, protettore dei cacciatori. E poi, un rincorrersi di castelli e palazzi “minori”, tempi e tempietti, statue, colonnati, architetture verdi, sculture romantiche…

Lo sfarzoso palazzo di Valtice è anche culla di un’antica tradizione vitivinicola (le cui origini affondano addirittura ai tempi dell’imperatore romano Marco Aurelio, che pare abbia importato qui la prima vigna), tuttora perpetuata. A palazzo si fanno degustazioni dei migliori vini locali. Il parco culturale è solcato da bellissimi sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta.
I meno sportivi, o i più romantici, possono concedersi in alternativa una crociera panoramica a bordo dei battelli che solcano tutto l’anno le acque del fiume Thaya.

Libertà in bicicletta, nel verde di Cechia

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Lungo la Cortina di Ferro e lungo il fiume Becva

Lasciamo i pensieri dell’ultimo periodo a casa. E soprattutto lasciamo casa. E’ tornato il tempo di viaggiare. Di assaporare di nuovo, in totale sicurezza, le emozioni cui abbiamo troppo a lungo rinunciato. La Repubblica Ceca invita a pedalare nella natura e nella storia.
La quiete dopo la tempesta. Di più, la libertà dopo il lockdown. E’ più che mai il tempo di salire in sella alla bicicletta, pedalare nel vento e scacciare contemporaneamente i postumi dell’inverno e l’oppressione da pandemia. Sono tantissimi i percorsi e le ciclabili dedicati alle due ruote in Repubblica Ceca, riconosciuta come paradiso da biker esperti e semplici cicloturisti, ma visto che di ritrovata libertà stiamo parlando, abbiamo pensato di portarvi su una ciclovia storica, che ripercorre luoghi e tempi in cui la libertà, dal regime comunista, era ancora un sogno.

The Iron Curtain Trail

La ciclovia della Cortina di Ferro, parte dell’itinerario transnazionale Eurovelo 13, è assolutamente da mettere in agenda. Una cinquantina d’anni fa, ai tempi della Guerra Fredda, qui correva l’impenetrabile Cortina di Ferro, confine militare invalicabile tra Europa orientale e occidentale. Oggi, in tempo di pace, ben 16 Paesi sono coinvolti nella costruzione e nel coordinamento di un percorso ciclabile e pedonale che, una volta ultimate le ultime tratte, sarà lungo 10.000 chilometri.

Il tratto ceco dell’Eurovelo 13 si snoda dall’estremo Sud del Paese, al confine con Germania e Austria, fino a Lanzhot, a un soffio dalla Slovacchia. Una delle tappe storicamente più interessanti è quella presso il memoriale del taglio del filo spinato, simbolicamente eseguito nel 1989 nei pressi di Nové Domky, nella regione di Tachov, non lontano dal confine ceco-tedesco.  Da visitare il Museo della Cortina di Ferro della Repubblica Ceca, a Rozvadov. La ciclabile prosegue poi verso la Selva Boema (Šumava). Qui la vegetazione rigogliosa nasconde le tracce della dominazione comunista, come per esempio la stazione ferroviaria di confine a Železná-Bavorská Ruda, letteralmente divisa in due da una barriera di filo spinato. Nei pressi del villaggio di Bučina, ecco il museo all’aperto della Cortina di Ferro. Lungo il canale di Schwarzenberg si scende poi a valle, fino a Vyšší Brod. Attraversando il cosiddetto Canada Ceco si approda a Slavonice, nei cui pressi si scorgono i resti delle fortificazioni cecoslovacche pre-guerra. Da qui si raggiungono infine le colline della Moravia meridionale. A Čížov, in Vysocina, la ciclabile costeggia 350 metri di recinzione in fil di ferro, molto ben conservata e ancora corredata di torre di guardia. A Mikulov sono da concedersi una deviazione lungo il Sentiero della Libertà (Stezka svobody), dedicato a coloro che tentarono di eludere i controlli e attraversare la pericolosa cortina, e una pedalata nel paesaggio culturale di Lednice-Valtice, inserito dall‘UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale dell‘Umanità. Nel museo di Valtice, tra l’altro, viene documentata anche la storia della Cortina di Ferro. La ciclovia transnazionale che ne porta il nome abbandona infine la Repubblica Ceca alla confluenza dei due più grandi fiumi dell’area: la Morava e la Thaya (Dyje), nei pressi della città di Breclav.

Lungo il fiume Becva, nel cuore della Valachia morava

E’ un viaggio nella storia -quella del popolo valaco, minoranza etno-culturale che difende fieramente la propria identità e le proprie tradizioni- anche quello lungo la ciclabile che costeggia il fiume Becva e ne esplora il territorio. In totale sicurezza, quasi esclusivamente lontano dal traffico e su tratte in gran parte di nuova realizzazione, per ben 160 chilometri (ovviamente percorribili in più tappe) conduce attraverso i paesaggi verdissimi e variegati della Moravia-Slesia, culla appunto della cultura valacca ceca. Lungo il percorso –al cospetto dei monti Beschidi– piccoli villaggi dalle tipiche case in legno, cittadine antiche, castelli, musei, siti storici e naturalistici, il museo all’aperto di Roznov pod Radhostem e altre sorprese aspettano i biker.

Green & safe: la Repubblica Ceca in treno

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Sui binari della storia, tra paesaggi e curiosità

Con uno tra i più estesi sistemi ferroviari d’Europa, il Paese invita a un turismo lento ma non troppo, consapevole e sicuro. Dalle grandi linee internazionali ai percorsi nostalgici, sono possibili itinerari per tutti i gusti e comode combinazioni. Le strade ferrate ceche sono veicolo di storia, ma anche di sorprese. Da scoprire senza pensieri, nell’Anno Europeo delle Ferrovie.

Nonostante le sue dimensioni, né troppo piccole né troppo grandi, la Repubblica Ceca è “ricamata” in lungo e in largo da fitti doppi fili d’acciaio… La sua rete ferroviaria è infatti tra le più estese e ramificate di tutta Europa. I primissimi binari furono posati agli inizi del 1800. Con il treno oggi si può arrivare praticamente ovunque. Nell’Anno Europeo delle Ferrovie, dunque, scopriamo un po’ di storia, qualche curiosità e soprattutto tanti spunti turistici sulle strade ferrate ceche.

Sbuffo d’anticipo

Pochi forse sanno che, in fatto di ferrovie, la Repubblica Ceca detiene un primato europeo: la primissima linea dell’Europa continentale fu costruita proprio qui all’inizio del XIX secolo, per collegare Ceske Budejovice (in Boemia meridionale) a Linz (in Austria), allora appartenenti entrambe all’Impero austroungarico. Attiva fin dal 1828 con convogli trainati da cavalli, dovette aspettare il 1839 per vedere la “concorrenza” di treni a vapore: il 6 giugno di quell’anno fu inaugurata la prima tratta della cosiddetta linea ferroviaria settentrionale dell’imperatore Ferdinando, voluta come collegamento tra Vienna e Breclav. Seguirono a ruota, è il caso di dirlo, le altre tratte, compresa quella di Olomouc, che si innestava nella linea internazionale. Quanto alla capitale, il primo treno si fermò nella stazione ferroviaria di Praga –allora nuovissima, oggi monumento storico, più volte sottoposto a restauri conservativi- il 20 agosto 1845, dopo aver attraversato un tunnel da poco scavato nelle mura della città. Quando, a dire il vero non moltissimi anni fa e più precisamente nel 1981, i treni a vapore nel Paese furono mandati in pensione (salvo rari casi, impiegati per rievocazioni storiche e itinerari turistici di charme), l’unica ferrovia completamente elettrica sul territorio ceco esisteva già da 80 anni: si tratta della linea Tabor-Bechyne, in Boemia meridionale, inaugurata nel giugno 1903.

Curiosità sui binari

I tanti patiti del treno e i numerosi club amatoriali cechi, sempre a caccia di notizie e particolari insoliti, scovano di continuo chicche semi-sconosciute. Eccone alcune. La rete ferroviaria ceca comprende 160 gallerie e 7000 ponti. Di questi ultimi, il più lungo è il Viadotto Negrelli, a Praga: con i suoi 1100 metri, parte dalla stazione e scavalca la Moldava. Tra i ponti più scenografici, invece, ecco il viadotto di Krystofovo Udoli, sulla linea ferroviaria Liberec-Ceska Lipa, sempre in  Boemia. Iscritto nell’elenco dei monumenti culturali cechi, è un perfetto esempio di integrazione nel paesaggio. Non solo per la sua costruzione sono stati utilizzati materiali locali, come diorite e granito, ma i suoi pilastri in pietra si incastonano perfettamente nella scenografia di rocce. Di viadotto in viadotto il viaggio si fa lungo… Quello di Zampach, in Boemia centrale è davvero impressionante con le sue alte arcate in pietra. Costruito tra il 1898 e il 1900 da operai italiani, con i suoi quasi 42 metri d’altezza è il ponte in pietra più alto del Paese. Doppio livello di arcate, invece, per il viadotto nei pressi di Sychrov, parte della ferrovia Pardubice-Liberec e alto 32 metri. Trenta metri d’altezza, 9 di larghezza e 300 di lunghezza per uno dei ponti ferroviari più grandi d’Europa: il viadotto di Dolni Loucky, lungo la Brno-Havlickuv Brod. Ad arco unico, realizzato in ferro e cemento, è del 1953.
Parlando invece di record d’altitudine, la stazione ceca più in quota è quella di Kubova Hut (995 metri), nella Selva Boema. Ne tengano conto gli escursionisti, che possono partire da Praga e cambiare treno a Strakonice…

Il treno fischia e va (piano)

Inutile nascondersi dietro l’alibi di accontentare i bambini: un bel viaggio nostalgico, a bordo di carrozze storiche, trainate da locomotive che ancora sbuffano fischiando come secoli fa, ha un fascino senza età. Soprattutto nella stagione estiva, non mancano le opportunità di vivere l’esperienza di una gita su antichi treni a vapore o su binari a scartamento ridotto. Senza fretta, all’insegna del paesaggio e dell’atmosfera. Provare per credere, a bordo del treno a vapore della linea che parte da Jindrichuv Hradec, perla rinascimentale nel cosiddetto “Canada boemo”, e tra fitti boschi e lucenti specchi d’acqua conduce a Nova Bystrice oppure a Obratan. Tutte le fermate, punteggiate da deliziose stazioncine di campagna, che talora offrono anche possibilità di alloggio, sono buone per scendere e imboccare uno dei tanti sentieri escursionistici che solcano la zona. Sul treno è ammesso il trasporto di biciclette. Sempre in Boemia ecco anche la cremagliera Tanvald-Harrachov. Del 1902, corre (si fa per dire) a un soffio dal confine polacco. Fu costruita nell’ambito di un ambizioso progetto che voleva collegare su binari l’impero austroungarico a quello prussiano. I suoi convogli –che scivolano per 7 chilometri lungo un itinerario suggestivo, per un dislivello di diverse centinaia di metri, tra le alte pareti di roccia e gli strapiombi del Parco Nazionale dei Monti dei Giganti- in estate sono presi d’assalto dai biker e in inverno dagli sciatori. Costruita sempre sotto gli austroungarici, la ferrovia a scartamento ridotto di Osoblaha entrò in servizio il 18 dicembre 1898 tra Tremesna ve Slezsku e appunto Osoblaha, villaggio rurale della Slesia ceca, sede di una raffineria di zucchero. Una curiosità: il regolamento dell’epoca concedeva la costruzione di strade ferrate solo oltre i 20 chilometri di lunghezza. I progettisti trovarono allora l’escamotage di inserire numerose curve lungo il percorso: ben 102. La linea è tuttora in funzione, con regolare servizio passeggeri su convogli diesel ed elettrici. La storica ferrovia Tabor-Bechyne, a trazione elettrica, funziona oggi solo per rievocazioni e viaggi nostalgici. Costruita all’inizio del XX secolo dall’ingegnere ceco Frantisek Krizik e prima del suo genere a comparire sotto l’impero austroungarico, è tra i vanti storici della Boemia meridionale. L’antica via ferrata boema tra Ceska Kamenice e Kamenicky Senov, la cui costruzione tra le pieghe dei monti iniziò nel 1886, è ormai dismessa, ma è stata parzialmente mantenuta in attività come museo ferroviario. Le corse a vapore sono in calendario durante l’estate, nelle feste comandate e in occasioni speciali.

Di stazione in stazione

Apparse contemporaneamente alle ferrovie, tra XIX e XX secolo, le vecchie stazioni sono oggi storiche, primo approdo ma anche prima attrazione di un viaggio in treno. In Repubblica Ceca sono tenute da conto e oggetto di oculati restauri, che le ammodernino adattandole alle attuali esigenze dei viaggiatori, ma ne rispettino contemporaneamente l’identità storica e architettonica. Un esempio per tutti, dopo quella già citata di Praga che sposa in maniera ardita ma splendida lo stile Art Nouveau e quello “brutale” modernista? Sicuramente quella di Brno (Moravia), tra le più antiche stazioni ferroviarie del Paese, reduce da un’accurata ristrutturazione che l’ha riportata all’aspetto originario, del 1905.

Treni da esposizione

Il Museo delle ferrovie ceche a Lužná, presso Rakovník in Boemia centrale, è il più grande del suo genere nel Paese. Del complesso fa parte anche un circuito ferroviario a scartamento ridotto, sul quale i visitatori possono concedersi un giro turistico. Accanto a locomotive a vapore, dalle più antiche alle più recenti, e molti vagoni passeggeri e merci, si ammirano anche vari oggetti della storia delle ferrovie, come apparecchiature di segnalazione e di sicurezza, attrezzi speciali in disuso, modellini di treni e officine ferroviarie dove si riparano e ristrutturano vecchi reperti. Interessante anche il Museo delle ferrovie industriali di Zbysov, non lontano da Brno, in Moravia. Anche qui c’è la possibilità di fare un percorso a scartamento ridotto su treno a vapore, con partenza dalla cava dismessa che ospita oggi l’esposizione a tema. Affonda ancora più in là nei secoli il Museo delle ferrovie a cavalli di Bujanov, nei dintorni di Cesky Krumlov, in Boemia meridionale. Vagoni ferroviari in miniatura, di tutte le epoche, in mostra invece al Museo dei trenini elettrici di Studenka, in Moravia-Slesia. Infine una vera chicca, a Praga. All’interno del Museo Tecnico Nazionale di Letna è possibile ammirare addirittura il vagone-salotto dell’imperatore Francesco Giuseppe I, oltre a due locomotive a vapore.