Hotel Mariënhage sorto nell’ex monastero agostiniano Premiato come il miglior edificio del 2020

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Ogni anno l’Ordine degli architetti olandesi assegna i premi per i migliori edifici del paese. Quest’anno il premio è andato al progetto Domusdela-Marienhagen, degli architetti olandesi Diederendirrix Architects.
Il complesso di Domusdela è un ex monastero agostiniano situato nel pieno centro di Eindhoven risalente al 1420 dove, fino al 2004, hanno vissuto quattordici monaci agostiniani. Oggi comprende due spazi confinanti, la Domusdela, collocato in quella che era la chiesa Paterskerk e la cappella agostiniana, ora uno spazio adibito a conferenze, matrimoni e altri eventi e il nuovo Boutique Hotel Mariënhage, situato nell’ex scuola agostiniana. In totale il complesso è composto da cinque edifici classificati come monumento nazionale, trasformati in uno spazio unitario e contemporaneo.
Gli edifici esistenti sono stati connessi in maniera fluida e funzionale, sono stati creati nuovi volumi e il risultato finale è un ardito mix di vuoti/pieni, ma anche di passato/presente.
Dormire in un ex monastero
All’ingresso del nuovo Boutique Hotel, saltano subito all’occhio le installazioni di light art realizzate dal rinomato duo di designer olandesi Studio Drift. Le camere sono caratterizzate da 5 stili diversi e arricchite di oggetti di design, nel pieno rispetto del passato religioso dell’edificio che conserva al suo interno un muro risalente al 1628 oltre all’altare centrale della chiesa, collocato in un luogo molto visibile dell’albergo. I colori delle pareti e delle porte sono stati scelti seguendo i colori originali del monastero e le stanze hanno mantenuto i 4 metri di altezza dei soffitti.
Le illustrazioni e gli oggetti presenti nelle stanze rappresentano il paradiso e allo stesso tempo Eindhoven, la “città della luce”.
L’ampio cortile, il Giardino dell’Eden, la Brasserie Rita e il ristorante De Refter, che presto aprirà sotto la direzione dello chef stellato Michelin Van Groeninge, sono aperti a tutti, così che anche gli abitanti del luogo possono godere del fascino del passato, in una città dove pochi edifici storici si sono conservati.
Alcune strutture come l’area termale e l’area fitness apriranno invece a metà del 2021.
La nuova costruzione bianca chiara e trasparente in vetro e alluminio, contrasta enfaticamente con il mattone scuro degli antichi edifici. Progettata in modo tale che la vista dal nuovo edificio sulla parte storica sia sempre incorniciata da finestre; si guarda al passato attraverso le cornici del presente.
La sfida più importante di Domusdela e dell’Hotel Mariënhage è stata quella di aprire un complesso rimasto rigorosamente chiuso per secoli e inserirlo nel tessuto urbano della città di Eindhoven.
L’albergo fa parte di LBG Hotels, un gruppo di hotel creativi presente a Maastricht, Amsterdam e ora anche a Eindhoven.
Hotel Mariënhage
Kanaalstraat 4
5611 CT Eindhoven
+31 40 311 14 44
info@marienhage.com

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Sette nuovi progetti urbanistici per migliorare la vita dei residenti e degli ospiti di Rotterdam

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Il Comune di Rotterdam continua la sua incredibile metamorfosi da capitale olandese dell’auto a capitale verde investendo in sette progetti emblematici: corridoi e intersezioni che trasformeranno lo spazio auto in spazio verde.
La resistenza che Rotterdam ha dimostrato dopo l’ultimo conflitto bellico è ormai patrimonio integrante della seconda città dell’Olanda. Resistenza alle avversità, capacità di trasformare problemi in opportunità: queste le fondamenta del più recente progetto urbanistico, appena annunciato. Con lo slogan “Rotterdam, sterker door” (“Rotterdam, avanti più forte”) la città ha deliberato un piano di investimenti pari a 233 milioni di euro, che verranno investiti in sette diversi progetti urbanistici, che modificheranno una volta di più lo skyline della metropoli più innovativa e dinamica dei Paesi Bassi.
“In questo periodo di pandemia vogliamo aiutare Rotterdam a rimettersi in piedi. Lo facciamo guardando al futuro e salvaguardando l’ambiente e le persone che lo abitano” recita una fonte della Municipalità “Dobbiamo ridurre lo stress da calore, assorbire l’acqua piovana e costruire case in luoghi dove finora non è stato possibile a causa del rumore o dell’inquinamento atmosferico. Ma anche creare più spazio per le abitazioni (tra le altre cose, provvederemmo che i senzatetto dispongano di alloggi a prova di coronavirus) e migliorare/estendere/promuovere spazi all’aperto, per la ricreazione e il benessere.
Citiamo uno dei sette progetti, a titolo di esempio: la superficie superiore di un viadotto ferroviario, de Hofbogen, sarà trasformato in una passerella lunga 2 chilometri (il tetto verde più lungo del Paese), che permetterà di godere di una vista del tutto originale e di proporre un percorso dedicato solo ai pedoni, inframezzato da una via d’acqua che ricicla i fondi reflui e testimonia ancora una volta la sensibilità di Rotterdam al cambiamento climatico.

La storia della guerra nella regione del Mare di Wadden

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Visitando la zona del mare di Waddenzee, all’estremo nord dell’Olanda, le tracce di battaglie e guerre sono visibili ovunque. Qui sono infatti state costruite opere di difesa e combattute diverse battaglie. I Wadden si trovano in una posizione strategica già nota ai romani e ai vichinghi. Come Napoleone, i tedeschi erano molto interessati alla posizione strategica della regione del Waddenzee, così costruirono bunker in tutta la zona. Bunker che facevano parte dell’”Atlantikwall”, una linea di difesa lunga oltre 5000 chilometri, edificata tra il 1942 e il 1945 per prevenire un’invasione alleata via mare. Contrariamente a quanto suggerisce il nome, non si tratta di un muro, ma di una linea composta da singoli punti di appoggio: i bunker, appunto. Molti di questi hanno superato decenni di intemperie e di abbandono, e oggi sono diventati luoghi di interesse. Una visita al complesso di bunker sull’isola di Terschelling offre uno sguardo molto interessante sulle battaglie combattute nelle isole Wadden e sul modo in cui l’esercito tedesco ha scavato questi dispositivi di difesa. Per sapare cosa ha significato la Seconda Guerra Mondiale per i Wadden è opportunbo visitare l’”Atlantikwall Centrum” di Huisduinen, vicino a Den Helder. In questo ex edificio amministrativo, che nella seconda guerra mondiale serviva come officina di artiglieria, le storie di guerra vengono raccontate da diverse prospettive: sia gli abitanti di Den Helder che i soldati tedeschi raccontano quello che hanno vissuto sulla propria pelle.

https://hollandnationalparks.com/it/cosa-fare/esplora-la-storia-della-guerra-nella-regione-del-mare-di-wadden

Una Galleria d’Onore dedicata alla Fotografia Olandese 100 opere iconiche in una mostra permanente

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Il 21 gennaio 2021 il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam aprirà la Galleria d’Onore della Fotografia Olandese, dove saranno esposte 100 fotografie. Tutte le immagini hanno un alto valore iconico per il loro significato sociale e artistico, e insieme raccontano la storia della fotografia in Olanda, dai suoi inizi ai giorni nostri (1841-2021): i momenti salienti, le innovazioni e i grandi passi compiuti dai fotografi, dall’invenzione della fotografia agli sviluppi del 21° secolo. Una sala di 2.000 metri quadri è stata aggiunta al museo appositamente per la Galleria d’Onore. Ogni fotografia è corredata di informazioni sulle sue origini, sul motivo del suo inserimento e su ciò che rende l’immagine così straordinaria. Le fotografie e i fotografi che hanno ottenuto un posto nella Galleria d’Onore della Fotografia Olandese saranno annunciati in occasione dell’inaugurazione nel gennaio 2021.
“La Gallery of Honour of Dutch Photography è un’ode alla fotografia nei Paesi Bassi e ai molti fotografi che, grazie alla loro visione innovativa, hanno reso questo mezzo di comunicazione quello che è oggi. Dalle sue lontane origini, l’arte della fotografia ha subìto uno sviluppo radicale sia nella tecnologia che nella funzione sociale. Le fotografie qui raccontano molte storie, mostrando allo stesso tempo come ci siano prospettive diverse. Sono certo che il pubblico amerà queste immagini iconiche. Questa mostra conferma l’importanza del Nederlands Fotomuseum come museo nazionale di richiamo internazionale, saldamente ancorato a Rotterdam”.
Le fotografie della Galleria d’Onore provengono da diverse collezioni: in primo luogo, dalla ricca collezione del Nederlands Fotomuseum stesso, ma ci sono anche importanti prestiti del Rijksmuseum, del Museum Boijmans van Beuningen, dell’Amsterdam Museum, dell’Amsterdam City Archives e delle collezioni private degli stessi fotografi o dei loro discendenti. La galleria inizia con i primi esempi di immagini fotografiche, i cosiddetti dagherrotipi, e prosegue con il lavoro di decine di fotografi che hanno spinto i confini della fotografia, passando dal bianco e nero al colore, fino all’era digitale.
100 opere (99 + 1)
La Galleria d’Onore è composta da 100 opere iconiche, che comprendono una cornice vuota. Quello spazio vuoto simboleggia la fotografia che – consciamente o inconsciamente – è stata scartata o trascurata o sconosciuta o non (ancora) apprezzata. Il pubblico è quindi invitato a suggerire la “fotografia sconosciuta”: una discussione che la Gallery of Honour accoglie con favore. Sulla base della ‘fotografia sconosciuta’, il Nederlands Fotomuseum sta anche sviluppando un programma con conferenze e dibattiti sui ‘punti in sospeso’ della storia della fotografia, con nuove prospettive e opinioni a confronto tra loro.
Particolare attenzione è stata dedicata alle fotografie che hanno svolto – e svolgono – un ruolo significativo nello sviluppo della fotografia olandese. Al comitato è stato inoltre chiesto di elaborare una panoramica che fosse accessibile a un vasto pubblico, ma anche sorprendente per gli appassionati e che fosse distribuita cronologicamente nel modo più uniforme possibile. Il comitato si è riunito cinque volte nell’arco di diversi mesi per selezionare 100 immagini iconiche tra molte migliaia di fotografie.
Criteri di selezione
La selezione delle fotografie della Galleria d’Onore è stata effettuata da un comitato composto da cinque membri: Frits Gierstberg, curatore del Nederlands Fotomuseum; Khalid Amakran, fotografo; Mattie Boom, curatore della fotografia del Rijksmuseum; Loes van Harrevelt, curatore del Nederlands Fotomuseum Collections e Kevin Osepa, fotografo: ovvero i massimi esperti nel campo della fotografia olandese e due fotografi distintisi per visione e proiezione verso il futuro. I criteri di selezione del comitato si basano sulla rilevanza artistica e sociale, sull’innovazione e sulla diversità di prospettiva di ogni opera.
Netherlands Fotomuseum
Aperto da martedì a sabato dalle 11.00 alle 17.00
Wilhelminakade 332, 3072 AR Rotterdam,
www.nederlandsfotomuseum.nl/en/

Un tour virtuale del porto di Rotterdam nel porto più grande d’Europa

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In collaborazione con la start-up Skycap, la Port Authority di Rotterdam lancia Port360: un tour virtuale attraverso il terzo porto più grande del mondo (è stato il primo dal 1962 al 2004) e il più grande d’Europa, grazie a un’ estensione di 42 chilometri, sviluppati in banchine di dimensioni gigantesche (altro primato: sono qui i più grandi depositi di carburante di tutta l’Unione Europea).

Tutti e 42 i chilometri dell’area portuale sono stati catturati con 15 foto aeree a 360°, una tecnica unica nel suo genere: il risultato è un incredibile tour virtuale, con una prospettiva unica e la possibilità di goderne senza muoversi da casa. Studenti e insegnati possono scoprire la grandiosità del porto di Rotterdam dalle proprie aule. A breve, potenziali investitori e clienti potranno avere una visione dettagliata delle aree commerciali disponibili.

“Port360 è davvero un modo immersivo e innovativo di esplorare il porto. Piacevole quasi come visitarlo di persona” chiosa Paul Smits, CFO della Port Authority di Rotterdam.

https://www.portofrotterdam.com/en

Motion Experience ad Eindhoven, una formidabile e immersiva esperienza nella luce

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Ad Eindhoven, la “città della luce”, ha recentemente aperto Motion Experience, una nuova attrazione su 1.200 mq, con emozione e divertimento al top, dove la luce è protagonista trasformandosi, materializzandosi e condensandosi in una sorta di melting-pot psichedelico costruito da installazioni colorate e da enormi proiezioni a pavimento, corredato da una straniante colonna sonora: il mix che ne consegue rende l’esperienza unica.

Motion sta per movimento. Il movimento è sinonimo di arte. Il fondatore e produttore Bram van der Vorst ha sviluppato Motion in collaborazione con artisti della luce, designer e compositori. Il primo spettacolo completo di Motion si chiama Imagination Experience. Motion è frutto della collaborazione tra diversi lighting designer, compositori e creativi. La messa in scena comprende immagini caleidoscopiche con effetti speciali, proiezioni interattive, simulazioni di profumi e immagini realistiche.

La scelta della città per ospitare una tale attrazione non è casuale. Eindhoven è nota per essere un pioniere della tecnologia e dell’innovazione. E sebbene la lampadina sia stata inventata da Edison, sono stati Gerard e Frederik Philips ad accenderla su larga scala. Non c’è città migliore per rendere omaggio alla potenza artistica della luce.

L’attrazione ricorda inevitabilmente Glow, il festival della luce che si tiene ogni autunno a Eindhoven e con il quale Motion Experience condivide un direttore creativo. Solo che in questo caso – come sottolineano i creatori di Motion – si tratta di una piattaforma permanente che offre la possibilità di vedere le ultime novità del light design. L’idea nasce da “dinner in Motion’, un ristorante di successo aperto nel 2018 dallo stesso imprenditore che consiste in una sala per 36 ospiti, con un’esperienza a 360 gradi dove è possibile ammirare le proiezioni luminose durante la cena. Il ristorante è adiacente all’attrazione.

Indirizzo: Piazza 64, 2.piano, 5611 AE, Eindhoven

Over Motion

La luce è vita! La città olandese di Eindhoven collega il mondo con la più grande opera d’arte d’illuminazione mai realizzata.

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Kari Kola e Ivo Schoofs creano nei Paesi Bassi la loro più importante opera d’arte basata sulla luce.

Il festival annuale della luce “GLOW Light Festival” a Eindhoven”, nei Paesi Bassi, invia quest’anno un messaggio di speranza al mondo con la creazione della più grande opera d’arte d’illuminazione mai realizzata intitolata “Connecting the Dots”. L’installazione copre più di 80 km2 e comprende più di 1.500 lampade a LED distribuite in 600 luoghi, 1.000 punti luce rossi nel cielo ciascuno di 90 cm di diametro e più di 20.000 punti rossi alle finestre.

 Da oggi Eindhoven è avvolta da un enorme manto di luce blu con 1.000 punti rossi illuminati fissi e galleggianti. Questa immagine dall’aspetto cosmico è stata progettata per ricordarci che la luce rappresenta la vita e ci unisce tutti. Visibile – in tutta sicurezza – dalle case degli abitanti di Eindhoven e delle zone circostanti, si estenderà anche al cielo con un bagliore blu e rosso visibile dalla distanza di 60 km nell’aria.

 Connecting the Dots

Connecting the Dots ha tre elementi.

La cupola blu che proietta la luce sopra Eindhoven è un’opera dell’artista della luce finlandese Kari Kola che quest’anno ha creato l’illuminazione della montagna “Savage Beauty” in Irlanda. Kari Kola ha ottenuto un particolare riconoscimento come artista della luce nel 2018 quando ha illuminato il famoso sito archeologico di Stonehenge, nel Regno Unito. La cupola blu crea una connessione con la natura e mira a creare consapevolezza per il pianeta.

 L’artista della luce olandese Ivo Schoofs aggiunge il suo personale contributo grazie a un mare di eterei punti rossi che galleggiano sulla città, diffondendo luce dentro e fuori. Questi punti – in realtà oltre 1.000 palloncini luminosi, completamente riciclabili – simboleggiano il senso di connessione di cui la gente ha bisogno.

Come estensione dell’idea, 20.000 bambini delle scuole elementari della città, ispirati dal designer olandese Hugo Vrijdag, hanno realizzato i loro “GLOWdots”.

Gli organizzatori contano che l’opera diventi un memento, atto a ricordare che nessuno di noi è solo in questo mondo.

 Da Eindhoven al mondo

Ogni anno circa 750.000 persone visitano le grandiose installazioni d’arte del festival della luce GLOW. Nonostante la sua cancellazione, gli organizzatori di GLOW e il comune di Eindhoven, che quest’anno festeggia il suo centenario, hanno voluto creare un momento unico e magico che prende lo spirito “la luce è vita” di GLOW e lo ripropone in un’edizione speciale.

“In questi tempi nei quali non possiamo farci visita, lavorare insieme in ufficio, fare sport o uscire, è più importante che mai sentirsi legati”, ha spiegato John Jorritsma, sindaco di Eindhoven.

 https://www.gloweindhoven.nl/en/glow-2020/livestream

“De Wasserij”, il nuovo polo della moda sostenibile a Rotterdam

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“De Wasserij”, che significa “la lavanderia”, è il nuovo polo della moda sostenibile situato in un ex quartiere operaio a Rotterdam Noord, dove collaborano una cinquantina di pionieri del fashion per una moda migliore e più equa.
La cosiddetta “lavanderia” è un polo unico nei Paesi Bassi: in nessun’altra parte del paese si trova infatti una tale realtà dove si uniscono tutti gli anelli della catena della moda per a favore della sostenibilità.
Nato come lavanderia dell’ex ospedale di Bergweg fino ai primi anni 90, è poi rimasto vuota per anni fino al 2018 quando è diventato il fashion hub creativo e terreno fertile della moda sostenibile. Decine di designers di moda innovativa vi si sono stabiliti nel 2019 facendolo diventare un quartiere vivace e pieno di vita: stilisti innovativi come Berend Brus, Ari van Twillert e Isabell Schulz, ma anche fotografi, designer tessili e agenzie PR si riuniscono in questo spazio creativo.
Insieme formano una comunità molto compatta con una mission condivisa: lavorare insieme per trovare il modo di creare una moda migliore e più equa e sostenibile. Si sperimentano per esempio materiali grezzi e materiali sostenibili e circolari, sostanze coloranti e batteri che producono pigmento. Si fa inoltre ricerca su temi come la fluidità di genere. Molte delle collezioni disegnate in questo luogo creativo vengono anche prodotte sul posto. De Wasserij ospita infatti diversi laboratori di produzione.
Wasserij non è usata solo dagli stilisti interni ma anche da professionisti della moda che vengono da fuori e da studenti. https://dewasserij.cc/en/
Laura Luchtman
Appartiene al gruppo dei 50 designer di moda sostenibile Laura Luchtman
“Il mondo della moda migliore inizia da te”. Questo pensiero ha fatto sì che Laura Luchtman decise di abbandonare il mondo del fast fashion e di fondare il suo polo di design sostenibile, lo “Studio Kukka”, il quale
si concentra sulla progettazione di tessuti e disegni tessili e sulle ricerche di modi alternativi e più responsabili per colorare i tessuti. Per esempio fa esperimenti con residui di piante, con minerali e insetti e con batteri che producono pigmento. Quest’ultimo lo realizza in stretta collaborazione con gli scienziati del laboratorio biomedico dell’Università di Scienze Applicate di Rotterdam. www.kikka.nl

Berend Brus
Designer di moda e costumista. La sua etichetta omonima celebra “l’altro”. Brus cerca di creare consapevolezza e di avviare un dialogo su quelle che considera essere le convenzioni esistenti non corrette nella nostra società. La comunità gay e la fluidità di genere sono temi ricorrenti. Oltre alle sue collezioni, Brus realizza anche costumi glamour su commissione, ad esempio per artisti come i Vengaboy e Aqua. Brus ha studiato moda all’Accademia Willem de Kooning di Rotterdam. Espone al De Wasserij dall’anno scorso. www.berendbrus.nl

BlueCity Rotterdam, l’avanguardia olandese dell’economia circolare nell’ex complesso di piscine tropicali

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Rotterdam, la seconda città olandese e il porto più grande d’Europa, è considerata una delle metropoli più all’avanguardia dell’emisfero occidentale: del climate change e dell’innalzamento dei mari, della scarsità delle risorse e dell’economia circolare” ha fatto le proprie bandiere. Lo testimonia il futuristico progetto BlueCity, incubatore riservato a startup “circolari”, sorto grazie alla radicale ristrutturazione dell’iconico Tropicana, ex complesso di piscine coperte in stile art déco.
Sono oltre una trentina quelle ospitate nel complesso che sorge sul greto della Mosa, tutte coerenti con il rispetto dell’ “economia circolare”, cioè del sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo, senza consumare risorse esterne e garantendo quindi la propria ecosostenibilità. Nell’esperimento BlueCity convergono player rigorosamente locali: imprenditori sociali e semplici cittadini, scienziati e ricercatori, università e istituzioni
Gli imprenditori stabilitisi in BlueCity interpretano l’economia circolare nei modi più svariati: i fondi di caffè dei bar e dei ristoranti di Rotterdam sono un terreno fertile per coltivare i funghi di RotterZwam. La CO2 rilasciata durante questo processo viene utilizzata da Spireaux nella produzione dell’alga azzurra Spirulina. Il micelio (la parte vegetativa dei funghi) viene utilizzato per sviluppare materiali di imballaggio nel BlueCity Lab. La cera d’api di Stadsimker Abderrahim Bouna è sfruttata dal produttore di mobili OKKEHOUT. Gli scarti di frutta dal mercato vengono trasformati da Fruitleather in un materiale simile alla pelle per borse e zaini. I vermi nel seminterrato trattano i rifiuti di cartone per conto di VENDRAAID GOED e KEES trasforma pneumatici per biciclette e auto in accessori di uso comune.
BlueCity Rotterdam rivendica il ruolo di miglior interprete della prima legge dell’elettrodinamica: in natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.
Una piscina piena di possibilità, questo è BlueCity. Un parco giochi per aziende circolari con un’economia dove i rifiuti non esistono e dove insieme i realizza un mondo in cui i rifiuti diventano preziosi.
Perché, come afferma uno di loro: “L’economia lineare non è in grado di sostenere un pianeta che nel 2050 sarà popolato da 10 miliardi di persone. Non possiamo più accettare il concetto di produrre, consumare e smaltire: in un mondo sempre più povero di materie prime e pieno di rifiuti, il futuro dev’essere la nuova economia circolare”. https://www.bluecity.nl/

In Frisia e a Groningen da collinette artificiali a dighe

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Nella parte settentrionale dei Paesi Bassi, lungo la costa, si trovano centinaia di testimonianze di un antico passato: si tratta di ‘terpen’ (in Frisia) e ‘wierden’ (a Groningen), collinette artificiali costruite dall’uomo quando ancora non esistevano le dighe per proteggersi dall’implacabile impeto del mare. Qui l’estremo settentrione dei Paesi Bassi era, nel primo Medioevo, il cuore pulsante dell’economia del Mare del Nord. Molte collinette artificiali si sono espanse fino a diventare pittoreschi villaggi, con bellissime chiese, case storiche e fattorie: oggi caratterizzano il panorama del Paese d’Europa che più legami ha avuto, da sempre, con l’acqua e col mare.

Un tempo, a Groningen dovevano esservi più di 1000 collinette artificiali. Dopo la costruzione delle dighe sulla costa del Wadden, divennero superflue, e vennero quindi rimosse. Ne sono rimaste alcune decine, fra cui Ezinge, un tesoro archeologico. In questo luogo sono stati fatti tanti ritrovamenti archeologici che si possono vedere al Museo di “Wierderland”.

Una gita nella zona delle colline artificiali

Il percorso fra le collinette artificiali fa parte del Patrimonio mondiale UNESCO del mare Waddenzee. Si passeggia lungo un percorso di una ventina di chilometri dove per secoli l’acqua è penetrata nelle pianure. Il percorso porta anche alla collinetta artificiale più alta d’Olanda (e persino della Germania) che si trova in Frisia centrale. Con 8,8 metri di altezza (una casa di tre piani), la collinetta di Hogebeintum è unica. La salita è ovviamente breve, ma la vista che si domina è speciale. Dopo aver respirato l’aria del Mare del Nord, conviene approfondire la storia del villaggio, entrare nella pittoresca chiesa e quindi visitare un mulino molto famoso, perfettamente restaurato, a breve distanza da “Hogebeintum”: De Hogebeintumermolen.

https://hollandnationalparks.com/it/cosa-fare/tenere-la-testa-fuori-dallacqua-con-le-collinette-artificiali