L’Avvento in Repubblica Ceca tra mercatini, concerti, tradizioni e acquolina in bocca

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Il Natale è una grande festa ovunque, ma è soprattutto nell’area mitteleuropea –Cechia compresa- che si ritrovano le tradizioni più antiche, mai tradite e molto sentite. Tanto da dettar moda nel mondo intero, a partire dai tipici mercatini dell’Avvento, con le loro atmosfere uniche e il inconfondibile, commovente tripudio di luci, suoni, profumi e sapori. Ecco gli appuntamenti da non perdere anche per questa fine 2018…
Nella frenesia commerciale che a fine anno scuote ogni dove, nel cuore antico d’Europa, in Repubblica Ceca, tutto è ancora originale. A partire dai mercatini di Natale. Le bancarelle, seppur ridondanti di addobbi e idee regalo, non sono che il pretesto per ritrovarsi in piazza, per respirare i profumi di stagione, per brindare con un vin brulé o un punch, viziarsi con un dolcetto, intonare le canzoni delle feste, condividere l’attesa… A partire da fine novembre un turbinio di luci, suoni, colori e aromi avvolge borghi e città ammantati di neve e vestiti a festa. E si replica lo spettacolo più applaudito dell’anno.

Praga: una città, tanti mercatini

Naturalmente i più gettonati sono i mercatini della capitale. L’appuntamento principale è come sempre in piazza della Città Vecchia, a partire dal 1° dicembre, quando con una cerimonia solenne si accenderà l’albero di Natale, proveniente dai boschi della Cechia. Oltre ad acquistare oggetti d’artigianato in legno, cuoio, ceramica, paglia, cera e vetro, le tipiche marionette di Praga, souvenir caratteristici, decori per l’albero, statuine del presepe, potrete gustare le specialità tradizionali e di stagione.  Come i trdelník (una sorta di cannoli arrotolati su speciali bastoni di legno, cotti sulla brace ardente e poi cosparsi di cannella e zucchero), l’idromele (liquore al miele servito caldo), noci e mandorle tostate nello zucchero e il famoso prosciutto di Praga, che affumica davanti ai vostri occhi su enormi bracieri. Tutto con il toccante sottofondo dei canti e delle note natalizie… In città, comunque, i mercatini sono tanti e tutti bellissimi: in piazza Venceslao, in piazza della Repubblica, in piazza Tyl’s, in piazza della Pace e nell’area pedonale di Smichov. Alcuni anticipano addirittura l’apertura tra il 20 e 24 novembre.

Brindisi di Natale a Olomouc. A ognuno il suo.

Aprono in anticipo, il 23 novembre, ma chiudono alla Vigilia i mercatini di quel gioiello storico che è Olomouc, rinomati soprattutto per i drink delle Feste. A partire dal  punch, proposto in infinite varianti. Alcoliche o meno, le bevande calde di stagione –dal vin brulé rivisitato nelle più insolite aromatizzazioni alle classiche tisane, dall’idromele fino appunto al punch- qui scorrono a fiumi e scaldano l’anima, accompagnando le tante specialità dolci e salate di stagione.  I mercatini di Olomouc, tra l’altro, sono gli unici in Repubblica Ceca dove assaggiare il vero punch di Norimberga, divenuto un bevanda di tendenza nel periodo dell’Avvento. Tante le cose da vedere e da fare: spettacoli, concerti, teatro, degustazioni, il presepe intagliato a mano, la pista di pattinaggio sul ghiaccio, la rievocazione di antichi mestieri e usanze…

Brno: presepe artistico e mercatini sotterranei

Il Natale di Brno quest’anno va in scena dal 23 novembre al 28 dicembre. Anche in questo caso, come a Praga, si tratta di una festa diffusa, con mercatini e appuntamenti sparsi in giro per la città morava. In piazza namesti Svobody svetta il grande albero addobbato a festa, di cui qui vanno particolarmente fieri, visto che Brno fu la prima città dell’allora Cecoslovacchia a erigere un abete in piazza, ben 94 anni fa. L’albero viene ancora trainato qui dai cavalli, proprio come un tempo. Oltre alle immancabili bancarelle per lo shopping, in piazza è allestito un piccolo villaggio di Natale, carico d’atmosfera. Ma la vera attrazione è certamente il presepe popolato dalle magnifiche statue in legno del mastro-intagliatore Jiří Halouzka. Nella cornice suggestiva del Mercato dei Cavoli (Zelny trh), si fa un vero e proprio tuffo nel Natale d’altri tempi, quando le uniche decorazioni erano candele, addobbi di paglia e frutta secca.  In vendita qui non solo oggettistica, regali e addobbi, ma anche prodotti alimentari, dai formaggi ai dolci tipici. A fare da corollario al mercatino, un vivace calendario di dimostrazioni d’artigianato e momenti culturali. E a Brno ci sono persino i mercatini “a sorpresa”, nascosti nei sotterranei della città: nella parte normalmente non accessibile del Labirinto sotto il mercato Zelný trhe; nelle cantine dello Zecchiere, sotto piazza Dominikánské náměstí e nellnell’Ossario presso San Giacomo. Tra le specialità natalizie di Brno, il Turbosmost: uno speciale punch di sidro speziato. Magnifica anche la colonna sonora dei mercatini: non per nulla Brno è l’unica località ceca ad aver ricevuto il titolo di City of Music dall’Unesco.

Presepe vivente e orsi vivi nel Natale di Cesky Krumlov

I tetti delle case dalle tegole imbiancate, i comignoli che sbuffano fumo, le luci calde dei lampioni e quelle intermittenti delle decorazioni natalizie… sullo sfondo la mole possente del castello spruzzata di neve. Questo paesaggio di fiaba si trova nel Sud della Boemia: è Cesky Krumlov, gioiello Unesco più incantevole che mai sotto le Feste.  Dal 30 novembre al 6 gennaio, i suoi mercatini dell’Avvento non fanno che aggiungere magia alla magia. Nei vicoli storici e nelle piazze vanno in scena spettacoli, eventi e laboratori. Soprattutto per i bambini, veri protagonisti di queste festività, cui sono dedicati il presepe vivente, l’incontro con San Nicola, la possibilità di imbucare la letterina per Gesù Bambino e di vivere il caratteristico “Natale degli Orsi”. Secondo tradizione, infatti, il 24 dicembre adulti e bambini portano i loro doni ai grossi plantigradi che abitano il fossato del castello fin dal 1707. Da non trascurare, infine, il fascino di una crociera sul fiume, a bordo di una zattera.

La tavola delle Feste

Che cosa si mangia in Cechia a Natale? Tanto per cominciare, qui si festeggia la sera della Vigilia (24 dicembre), con il tipico e beneaugurante cenone a base di zuppa di pesce e carpa impanata fritta e servita con insalata di patate. La carpa è uno dei simboli del Natale ceco, non a caso nel periodo dell’Avvento per le strade di tutte le città capita di imbattersi in grandi tini pieni di pesci. Mangiare la carpa, proveniente dai laghi boemi, è un must in questa stagione: secondo tradizione, ce la si concedeva una sola volta l’anno, in segno di buon auspicio. La credenza popolare vuole infatti che conservare una squama di carpa sotto il piatto durante la cena della Vigilia garantisca salute e prosperità per tutto l’anno a venire. Una volta lasciata l’allegra frenesia delle grandi città, perfetto sarebbe rifugiarsi proprio tra i laghi della Boemia meridionale per rilassarsi e gustare la carpa proprio là dove nasce. Ovunque scegliate di godervi le seduzioni gastronomiche del Natale, non mancate però di chiudere in dolcezza, con i tipici biscottini e le torte tradizionali: cornetti alla vaniglia (vanilkové rohlíčky), treccia alle mandorle (vánočka), biscottini di Linz o pan speziato decorato (perníčky)

Hradec Kralove e i suoi palazzi Il gran salotto funzionalista della Repubblica Ceca

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Una perla boema poco conosciuta al turismo italiano, capolavoro di architettura e di urbanistica firmato dalle archistar del funzionalismo. Un progetto visionario per una città moderna e funzionale, firmato da Josef Gocar e realizzato in collaborazione con il suo maestro Jan Kotera e il meglio degli architetti e degli artisti dell’epoca.
Capoluogo della Regione e del distretto omonimi, nella Boemia nordorientaleHradec Kralove è un gioiello da scoprire. Un esempio straordinario di concretizzazione dei dettami del funzionalismo, moderno indirizzo di architettura e design che sposa l’aspetto estetico a quello pratico. Durante la ricostruzione nel primo dopoguerra il funzionalismo ha lasciato in Repubblica Ceca importanti tracce, sparse in lungo e in largo per il Paese. A meno di 100 chilometri da Praga, alla confluenza dei fiumi Elba e Orlice, Hradec Kralove ha completamente cambiato il proprio volto, in nome del funzionalismo. Sullo sfondo di architetture gotiche, rinascimentali e barocche, si è imposta una città moderna che vive la propria epoca d’oro proprio dopo la prima Guerra Mondiale, quando occorreva ripianificare il territorio e le idee innovative erano benvenute. Ecco allora farsi avanti con un visionario piano regolatore per la città l’architetto locale Josef Gocar, allievo di Jan Kotera e tra i più significativi rappresentanti dell’arte europea d’avanguardia.

Cerchi concentrici, come a Vienna

Ne è nato un impianto urbano unico in Repubblica Ceca, a cerchi concentrici, ispirato a quello di Vienna, dall’aspetto armonioso ed elegante –tanto da far meritare al centro di Hradec Kralove il soprannome di “salotto della Repubblica”- che alterna ampi viali, edifici monumentali e spazi verdi. Tutto quello che c’è da vedere della moderna città è raccolto lungo un bellissimo viale pedonale, lungo 3,5 chilometri e contrassegnato da 11 tappe imperdibili: il museo, le chiese, il giardino d’inverno, la scalinata, la scuola, la spa, la centrale elettrica, il palazzo di giustizia e la stazione ferroviaria. Tutto quel che serve, tutto a portata di mano (o meglio di piedi) e con un risultato estetico di tutto rispetto.

Utile, ma anche bello

Funzionalista convinto, Gocar nella ristrutturazione di piazze, complessi scolastici, sedi rappresentative e palazzi istituzionali decide di non sacrificare il Bello alla praticità. Il suo complesso di scuole primarie e secondarie -dal kindergarten al college- con impianti ricreativi e sportivi è un vero e proprio esordio in Repubblica Ceca. Precursore dei tempi, il progetto è ancora di estrema attualità e assolutamente adeguato alle moderne esigenze educative e aggregative.

La Galleria d’arte moderna di Hradec Kralove, il cui edificio in Art Nouveau è già un capolavoro di per sé, ospita una collezione unica in Repubblica Ceca, con opere del periodo compreso tra i due conflitti mondiali e straordinari esempi di cubismo ceco e surrealismo tra gli Anni ‘20 e ’70. All’interno di un monumentale edificio liberty, progettato da Gocar con una singolare planimetria che ricorda le chiese medievali a pianta a croce latina, ecco anche il Museo della Boemia orientale, con imponenti collezioni archeologiche, scientifiche e storiche.

Piazza Masaryk rappresenta perfettamente il concetto funzionalista di area urbana di Gocar. Tra gli interventi principali, la modifica della facciata dell’ex sede di Anglobanka e la commissione di una statua di Masaryk  (fondatore e primo presidente della Cecoslovacchia) allo scultore Otto Gutfreund.

“Deviazioni sul tema”

Chi è arrivato fin qui, dopo aver visto anche i grandi magazzini Wenke a Jaromer, non può non mettere in conto una deviazione nella vicina regione di Pardubice, a caccia di altri gioielli firmati Gocar. Come i monumentali edifici industriali dei Winternitz Mills sulle rive del Chrudimka, i palazzi della ex Anglobanka e della Casa Distrettuale (oggi centro commerciale) sulla piazza del capoluogo, lo stabilimento termale cubista di Lazne Bohdanec.

Bat’a e Skoda: a piedi o in auto la storia della Repubblica Ceca in viaggio verso il futuro

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Erano i primi Anni’ 20, quando il futuro sembrava lì a portata di mano. Bisognava solo andarselo a prendere… E a segnare il progresso nonché la fama internazionale della Repubblica Ceca furono proprio una grande manifattura calzaturiera e una casa automobilistica, che avrebbero portato in giro per il mondo mezzo pianeta. I loro marchi sono ancora molto conosciuti: Bat’a e Skoda. Vediamo dove sono nati e quanta strada hanno fatto, letteralmente.

Passo dopo passo, la scalata al successo di Bat’a

Con quell’impercettibile apostrofo, talmente invisibile da far pensare a molti italiani a un’eccellenza autoctona, il marchio Ba’ta campeggia ancora oggi sulle vetrine di tutta Europa, ma anche di Cina, Brasile e Stati Uniti. Tutto è nato in una fino ad allora anonima cittadina della Moravia: Zlin, non lontano da Brno. Tomas Bat’a, tra gli Anni ’20 e ’30 del secolo scorso seppe trasformare un altrettanto anonimo calzaturificio in un colosso del mercato calzaturiero internazionale. E non si accontentò di quello: la rinascita del primo dopoguerra passava anche attraverso la creazione di una cittadella operaia ideale, dove alla forza lavoro non mancasse nulla per vivere bene e in serenità. La storia moderna di Zlin, insomma, è legata a doppio laccio a quella del marchio Bat’a.

Sorse così, per mano di grandi architetti del calibro di Kotera, Karfik, Gahura, Lorenc e persino Le Corbusier, una piccola Utopia con – al cospetto del grattacielo di Bat’a- tanto di cinema, ospedale, casa delle arti, centro commerciale, mercato e il quartiere residenziale di Letna con le sue villette. Agli operai dedicò case funzionali, fatte costruire secondo un modello visto negli States e pensate per sopravvivere un trentennio. Invece sono ancora in piedi, testimonianza di un’epoca e di un movimento –il funzionalismo- davvero unici.

Al centro di tutto c’era, e ancora c’è anche se oggi ospita gli uffici della Regione, il quartier generale dell’azienda: un alto palazzo funzionalista che torreggia su tutto e che fu il fiore all’occhiello di Tomas Bat’a. L’imprenditore, nella sua genialità, allestì persino il proprio ufficio in un grande ascensore, con cui saliva e scendeva in continuazione per poter tenere sotto controllo i reparti direttamente dalla scrivania…

Bat’a, lanciato verso il futuro, non dimenticava però le proprie origini e non dobbiamo farlo neppure noi. Tra tante curiosità non scordiamo di visitare il Museo della Scarpa, dove vengono svelati tutti i segreti dell’antico mestiere del calzolaio ma anche i presupposti che hanno portato una famiglia di imprenditori calzaturieri a rivoluzionare una città intera. E non solo.

Laurin e Klement, l’araba fenice prende il volo con Skoda

Letteralmente risorta dalle ceneri dei propri stabilimenti, andati a fuoco nel 1924 a Mlada Boleslav, in Boemia Centrale, la Laurin e Klement –produttrice di cicli, motocicli e auto-troverà nella fusione con la Plzen Skoda non solo la salvezza, ma anche la propria strada. Di successo. Nata per riconvertire l’industria bellica, e in particolare i grandi impianti di carrozzeria allestiti per la costruzione di autocarri militari, la Skoda segna gli anni del primo dopoguerra con modelli di lusso passati alla storia. Dopo gli anni grigi della crisi economica, il marchio è tornato caparbiamente in auge e oggi è il terzo brand più antico sul mercato. Tutta la sua storia è raccolta nello Skoda Museum, moderno edificio di 1.800 mq dove regalarsi un’esperienza interattiva davvero unica. Tre le sezioni espositive, dedicate rispettivamente a tradizione, evoluzione e precisione. Splendida la mostra di modelli d’epoca. Tante le attività per i bambini, mentre gli adulti su prenotazione possono persino visitare i reparti produttivi.
Da non perdere nemmeno la Secondary School of Engineering, costruita nel 1927 su progetto di Jiri Kroha e notevole esempio di architettura funzionalista, la cui imponenza tradisce tra l’altro l’importanza cui era assurta la città all’epoca, grazie alla Skoda. Sono tantissimi a Mlada Boleslav i monumenti funzionalisti a firma di Kroha.

Autunno d’autore A Praga va in scena il meglio del design contemporaneo

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Città custode del passato e culla del futuro. Un’equazione tutt’altro che azzardata, di cui è possibile ammirare i risultati semplicemente passeggiando per la capitale… Ma soprattutto non mancando l’appuntamento di ottobre con il Designblok, rassegna di respiro internazionale che mette in vetrina il meglio della creatività moderna d’autore.

In un Paese famoso per arte e artigianato dalle tradizioni e dalle fogge antiche, va sempre più di moda il design. Dal 25 al 29 ottobre prossimi torna a Praga Designblok. La Settimana Internazionale del Design e della Moda–considerata la kermesse più grande dell’Europa centrale nel suo genere- popola la capitale di artisti e designer di tutto rispetto, e di tuta Europa, che firmano innovativi progetti sia in campo industriale che in quello dell’arredamento, degli accessori, della moda, dell’oggettistica e dei gioielli. Una ventata di modernità, sempre attesissima dagli operatori del settore ma anche dai semplici appassionati, che soffia sui quartieri di Holešovice, Karlín, Città Vecchia e Città Nuova, trasformati in un palcoscenico per artisti individuali, studi di design, scuole di marchi internazionali. Alla rassegna è sottesa una filosofia di attenta e severa selezione di opere originali e rigorosamente di qualità, firmate da artisti emergenti e promettenti. Nell’ambito del Designblok sono in programma mostre, esposizioni, show-room e sfilate di moda. L’evento, che richiama oltre 200 espositori, si svolge in più sedi (circa 14.000 metri quadrati tra indoor e outdoor) e coinvolge anche numerose gallerie e showroom della città, in una sorta di fuori-salone.

I caffè a Vienna: più che altro uno stile di vita

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Ora ve la sparo subito: il mio caffè preferito a Vienna è uno meno famoso di altri, ma che a me piace molto sia per posizione, arredi, free wifi, e boh quello stile che mi fa sentire abbastanza a casa. Potete vederlo nella meravigliosa lista wikipediana dei caffè storici: ognuno andando a Vienna può trovare il suo favorito ma il mio è il Caffè Schwarzenberg.

Per alcuni motivi: 1) i dolci costano in media un euro meno degli altri caffè e sono buoni uguale (vedi foto da me su instagram di una truffeltorte a caso) 2) trovate posto abbastanza facilmente senza essere rimbalzati come alcuni caffè vicini 3) c’è la wifi 4) è in una zona che mi piace molto.

Il vivere il caffè per ore, come si fa ora solo in una grossa catena americana che è ovunque tranne che da noi, è nato in questi luoghi: dove potevi stare per lavorare o solo per leggere per ore senza avere grosse noie e per di più potevi avere attorno anche un ambiente stimolante ed evocativo. Così quindi lo Sperl (comodo se andate in zona a fare shopping) era il preferito di Hitler, il Landtmann (in posizione strategica sul ring) il favorito di Freud etc etc..

Tutti hanno delle peculiarità: ad esempio in alcuni si mangia à la bistro molto bene, in altri c’è una miscela particolare di caffè, in altri ancora potete trovarvi meglio o peggio con i camerieri. Ed ecco: se volete fare un giro alternativo di Vienna che non avete mai provato la chiave giro-dei-caffè è sicuramente una cosa da provare.

Se volete però farvi un’idea, sul sito dell viennese c’è l’elenco, prezzi, luoghi. In questo modo potete fare due cose molto belle: o procedere a scientifici tentativi, o leggere le descrizioni e andare più sicuri a scegliere.

E… sì, in Italia c’è a Trieste (che in fondo era stato sotto l’impero austroungarico) modo di appellare i caffè in modi particolari. Ma a Vienna la cosa è anche più complessa: anche perché in alcuni non vi presenteranno la carta dei caffè (o comunque non tutti hanno la carta tradotta in inglese), e quindi andarci preparati -a meno che non vi piaccia il solo caffè nero o quello espresso- è cosa buona, ottimo esercizio di memoria e simpatica.

(sotto, un’abile elenco di tutto quello che potete ordinare. Se mi volete far felice di norma la sottoscritta va bene un Maria Theresia a qualsiasi ora del giorno. Sulla torta sono molto aperta)

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Cartolina da Budapest

budapest

Alcuni si innamorano di New York, altri di Parigi, altri ancora di Roma. Io ho avuto una sorta di colpo di fulmine per Budapest, e un po’ tutte le piccole cose belle avute negli ultimi periodi sono relate a questa città. L’ho scoperta la prima volta in meno di nove ore, dopo che il giorno prima ero stata malissimo e quindi avevo proprio voglia quasi come di reagire.

Poi uscii e vidi ’sta città bellissima, mista di culture, con questi caffè fatti finalmente come espresso comanda, queste torte buonissime, queste statue ovunque, le strade larghissime e le terme. Ecco, io per una città dove si va alle terme non perché si è anziani e si vede il viale del tramonto col rosario in mano, ma ci si va perché è come andare al bar a chiacchierare con gli amici, secondo me è una cosa meravigliosa.

Infatti per me ritornarci a Natale passato, fare la colazione lì in Vorosmarty ter bevendo un latte macchiato e una fetta di Dobos torte, mettere il proprio corpo a bagno alle terme con l’acqua a 38 gradi, mentre fuori siamo a meno quattro celsius… beh, cavolo, ho iniziato a parlarne così tanto e così bene che l’ente del turismo ungherese dovrebbe quasi retribuirmi.

E poi giro leggendo le guide di viaggio e trovo già gli errori e quanto sono superficiali, su Budapest e la storia ungherese che a volte mi piacerebbe scriverne una io, di guida. Solo che io sono anni che vorrei scrivere le guide di viaggio, ma non ho coraggio di propormi da nessuna parte, anche se fin da piccina lavoro nel turismo.

E quindi ormai prima di partire per un viaggio mi preparo una moleskine delle cose che voglio vedere e voglio mostrare agli altri, anche fotografando. Poi quando son contenta fotografo tanto, e gli altri però non è che son felici di vedersi tutte le foto. Mah.

Scritto da frannina
il 18/10/2009

Torte Dobos ed Esterhazy: da mangiare a Budapest!

Una squisitezza che non si può non assaggiare è la Torta Dobos. E’ un dolce tradizionale, il suo creatore Jozsef Dobos la inventò alla fine del 1800, e riscosse un enorme successo tra gli ungheresi, tanto che perfino l’ Imperatore Francesco Giuseppe ne era un celebre goloso. La ricetta riuscì a rimanere segreta, sebbene fosse desiderata da tutti i pasticceri del Paese, fino a che lo chef non decise di rivelarla prima di morire, chiedendo ovviamente di conservarla nel tempo. Questa torta si compone di vari strati di pasta farcita di una gustosissima crema al cioccolato; l’ultimo strato è una corona di spicchi di caramello; una delizia sia da vedere che da mangiare.

Ingredienti per 4 persone:

Per la torta:

  • 6 uova
  • zucchero 120 g
  • farina 140 g
  • zucchero vanigliato 1 bustina
  • 80 gr di burro

Per la crema:

  • 2 uova
  • zucchero a velo 200 g
  • burro 25o g
  • cioccolato fondente 60 g
  • cacao in polvere 20 g
  • rum q.b.
     

Per la glassa caramellata:

  • zucchero g 150
  • acqua 1 dl

Preparazione:

Per prima cosa preparate la pasta: mettete ad ammorbidire il burro, (anche quello per la crema di cioccolato), montate le chiare a neve e prescaldate il forno a 200°; mescolate i tuorli con lo zucchero fino a che non avrete ottenuto un composto cremoso, quindi aggiungete la farina, lo zucchero vanigliato e il burro (che nel frattempo si sarà ammorbidito) e gli albumi montati a neve. Prendete una tortiera dai bordi alti, imburratela, infarinatela e versate un sesto della pasta che avete preparato. Cuocetela nel forno ben caldo per circa 7 minuti. Ripetete lo stesso procedimento fino a terminare l’impasto: dovranno risultare circa 6 o 7 dischi di pasta. Passate alla crema: sciogliete il cioccolato a bagno maria, poi amalgamate il burro, lo zucchero a velo, il cacao, le uova e alla fine la cioccolata fusa,mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema omogenea e soffice, che potrete allungare, a piacere, con poco rum. Distribuite questa crema ottenuta su 5 dischi, lasciando un po’ di composto per lo strato esterno della torta e montate con attenzione uno strato sull’altro. Mettete in frigo. Preparate il caramello mettendo a fuoco bassissimo l’ acqua con lo zucchero e aspettando che questo si sciolga e diventi dorato. Prendete la base rimasta e incidete 12 spicchi senza tagliare fino al centro, versateci sopra la metà del caramello e stendete rapidamente in modo da formare uno strato uniforme. Velocemente con un coltello affilato e bagnato in acqua fredda, ritagliate le stesse fette sul caramello, in modo da delineare nuovamente gli spicchi. Ripetete l’operazione con il caramello rimasto, incidendo di nuovo gli spicchi. Montate anche quest’ultimo strato sulla torta, cospargete l’esterno con la crema che avevate messo da parte e mettete in frigo per tre ore.

TORTA ESTERHAZY

Il nome di questa torta è quello di una nobile casata di principi e mecenati, ma la sua ricetta e le circostanze in cui fu inventata rimangono tuttora misteriose. Provatela alla pasticceria Szamos o alla più nota Gerbaud.

Ingredienti per la torta Esterhazy:

Per la torta:

  • farina 240 g
  • 9 albumi
  • nocciole tritate 180 g
  • zucchero  180 g

Per la crema:

  • 2 tuorli
  • burro 150 g
  • zucchero 100 g
  • ¼ l. latte
  • farina 2 cucchiai
  • rum o brandy 2 cucchiai

Per la glassa:

  • zucchero a velo 150 g
  • 2 albumi
  • cioccolato al latte 50 g
  • succo di limone 3 cucchiai

Preparazione:

Prescaldate il forno a 200°. Preparate la base della torta: montate a neve gli albumi con metà dello zucchero. In una terrina setacciate la farina, aggiungetevi lo zucchero rimasto e le nocciole ed all’ultimo incorporate gli albumi montati. Rivestite con un foglio di alluminio una teglia e imburratela, poi mettetevi l’impasto in uno strato uniforme e cuocete per circa 10 minuti. Togliete la torta dal forno e mentre è ancora calda tagliatela in cinque strati e separateli. Preparate la crema: montate lo zucchero con il burro ammorbidito e i tuorli. Incorporate il latte, la farina e il rum; mentre mescolate mettete la crema sul fuoco e portate lentamente a ebollizione. Togliete dal fuoco appena pronta e fatela raffreddare, poi stendetela sugli strati della torta e impilateli uno sull’altro. Preparate la glassa: mescolate il limone allo zucchero a velo e aggiungete gli albumi, continuando a mescolare finchè non diventerà una massa bianca e molto fluida, poi ricopriteci la torta. Fate sciogliere il cioccolato e fatelo cadere a goccia sulla glassa; aiutandovi con uno stuzzicadenti create una decorazione a reticella. Lasciate riposare in frigo per qualche ora e servite.

Dobos torte / gnam

Se si passa qualche giorno a Budapest non si può tralasciare un piccolo tour nelle pasticcerie della città, vere boutique di dolci che nella maggior parte dei casi si possono mangiare direttamente lì, bevendo un buon caffè americano. Una squisitezza che non si può non assaggiare è la Torta Dobos. E’ un dolce tradizionale, il suo creatore Jozsef Dobos la inventò alla fine del 1800, e riscosse un enorme successo tra gli ungheresi. La ricetta riuscì a rimanere segreta, sebbene fosse desiderata da tutti i pasticceri del Paese, fino a che lo chef non decise di rivelarla prima di morire, chiedendo ovviamente di conservarla nel tempo. Questa torta si compone di vari strati di pasta farcita di una gustosissima crema al cioccolato; l’ultimo strato è una corona di spicchi di caramello; una delizia sia da vedere che da mangiare.
Ingredienti:
Per la torta:
6 uova
120 g zucchero
140 g farina
zucchero vanigliato 1 bustina
80 gr di burro
Per la crema:
2 uova
200 g zucchero a velo
250 g burro
60 g cioccolato fondente
20 g cacao in polvere
q.b. rum
Per la glassa caramellata:
150 g zucchero
1 dl acqua
Preparazione:
Per prima cosa preparate la pasta: mettete ad ammorbidire il burro, (anche quello per la crema di cioccolato), montate le chiare a neve e prescaldate il forno a 200°; mescolate i tuorli con lo zucchero fino a che non avrete ottenuto un composto cremoso, quindi aggiungete la farina, lo zucchero vanigliato e il burro (che nel frattempo si sarà ammorbidito) e gli albumi montati a neve. Prendete una tortiera dai bordi alti, imburratela, infarinatela e versate un sesto della pasta che avete preparato. Cuocetela nel forno ben caldo per circa 7 minuti. Ripetete lo stesso procedimento fino a terminare l’impasto: dovranno risultare circa 6 o 7 dischi di pasta. Passate alla crema: sciogliete il cioccolato a bagno maria, poi amalgamate il burro, lo zucchero a velo, il cacao, le uova e alla fine la cioccolata fusa,mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema omogenea e soffice, che potrete allungare, a piacere, con poco rum. Distribuite questa crema ottenuta su 5 dischi, lasciando un po’ di composto per lo strato esterno della torta e montate con attenzione uno strato sull’altro. Mettete in frigo. Preparate il caramello mettendo a fuoco bassissimo l’ acqua con lo zucchero e aspettando che questo si sciolga e diventi dorato. Prendete la base rimasta e incidete 12 spicchi senza tagliare fino al centro, versateci sopra la metà del caramello e stendete rapidamente in modo da formare uno strato uniforme. Velocemente con un coltello affilato e bagnato in acqua fredda, ritagliate le stesse fette sul caramello, in modo da delineare nuovamente gli spicchi. Ripetete l’operazione con il caramello rimasto, incidendo di nuovo gli spicchi. Montate anche quest’ultimo strato sulla torta, cospargete l’esterno con la crema che avevate messo da parte e mettete in frigo per tre ore.

Perché vale, turisticamente, farsi una girata a Budapest.

Budapest: ponte delle catene.Il compositore magiaro Gyorgy Ligeti ha ben riassunto Budapest perfettamente quando disse, “Se arrivi a Budapest da Parigi, ti sembra di essere a Mosca. Se arrivi a Budapest da Mosca, pensi di essere a Parigi.”

A metà strada tra Europa occidentale e orientale, dove il bacino dei Carpazi incontra le montagne e le pianure dell’Ungheria centrale, le due antiche città di Buda e Pest sono divise dal fiume Danubio. Uniti in una sola città nel 1873, Budapest, è una combinazione affascinante di culture est e ovest. E’ visibile tutto il mondo negli elementi di questa vivace città: nell’architettura gotica delle sue case e nel Parlamento, nelle cattedrali rinascimentali come la basilica, in antichi castelli, e nei bagni turco sparsi in giro per la città come oasi di mosaici elaborati riempiti di acqua riscaldata. Continue reading “Perché vale, turisticamente, farsi una girata a Budapest.”

Làngos: frittelle ungheresi

Il làngos è una specialità della cucina ungherese e per essere realizzata ha bisogno solo di farina, lievito, acqua e sale. A questa base vanno poi aggiunti altri ingredienti, a vostro piacimento, che la renderanno irresistibile. Tra le varianti vi suggeriamo: formaggio, verza, ricotta, funghi, mais o uova; potrete optare inotlre per una làngos più semplice con solo sale o con cipolle oppure per una làngos dolce con confetture varie. Continue reading “Làngos: frittelle ungheresi”