Lo Yorkshire Dales nominato miglior parco nazionale d’Europa

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Lo Yorkshire Dales è stato nominato miglior parco nazionale d’Europa in una nuova categoria dei TripAdvisor Travellers’ Choice Best of the Best Awards di quest’anno.

Numerose altre destinazioni britanniche, tra cui Londra, Edimburgo e St Ives, figurano nelle categorie aggiornate per il 2021, che evidenziano le migliori località da visitare in base alle valutazioni e alle recensioni dei viaggiatori.

Parchi nazionali

Oltre al primo posto in Europa, il Parco Nazionale dello Yorkshire Dales – che celebra il suo 70° anniversario nel 2021 – figura all’11° posto in una nuova categoria dei 25 migliori parchi nazionali del mondo.

Conosciuta per la sua bellezza selvaggia e la sua vasta brughiera, la regione è anche una nuova Riserva Internazionale del Cielo Oscuro, per la qualità dei suoi cieli notturni e l’ambiente notturno.

Un’altra delle gemme all’aperto della Gran Bretagna, il Peak District National Park, si è classificato al 24° posto a livello globale e al quarto nella top 10 europea.

Il New Forest National Park, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, è stato ritenuto un altro dei migliori spazi all’aperto d’Europa, classificandosi al quinto posto della lista.

 

Destinazioni globali più popolari

Due città britanniche sono tra le prime 25 destinazioni mondiali più popolari, con Londra al secondo posto e Edimburgo al 23°.

I siti reali e storici di Londra, così come i suoi ristoranti stellati Michelin, i punti di riferimento accattivanti e i parchi reali hanno contribuito a spingerla in cima alla lista dei desideri dei viaggiatori.

Edimburgo nel frattempo è stata riconosciuta per il suo ricco patrimonio, insieme al suo eclettico mix di musei e gallerie sia nella New Town che nella Old Town.

Entrambe le capitali figurano nella lista delle 35 migliori destinazioni europee, rispettivamente al primo e al decimo posto, mentre Liverpool si è piazzata al 31° posto.

Famosa per aver dato i natali ai Beatles, è a Liverpool che i visitatori possono vivere il ritmo del patrimonio musicale britannico e crogiolarsi nello splendore architettonico del Waterfront, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

 

St Ives sta emergendo

Con il suo pittoresco porto e la sua fiorente scena artistica, la cittadina della Cornovaglia di St Ives ha ottenuto il quinto posto nella lista delle prime 25 destinazioni emergenti del mondo.

Caratterizzata da un mix di stradine acciottolate, cottage di pescatori e una miriade di negozi indipendenti, è un luogo dove i visitatori possono sfuggire alla folla e sperimentare la vera cultura della Cornovaglia.

 

York è di tendenza

Con una ricca storia che risale all’epoca romana e fortemente influenzata dai Vichinghi, York ha visto crescere la sua popolarità nell’ultimo anno.

La città, con le sue antiche mura, l’imponente Minster e le strette vie dello shopping, ha ottenuto il 22° posto tra le prime 25 destinazioni di tendenza a livello mondiale, nota per aver visto un significativo aumento della sua popolarità.

 

Coventry, Città della Cultura 2021

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Moderna e meravigliosamente varia, ma ricca di storia, Coventry City of Culture 2021 celebrerà il ricco ed eclettico patrimonio della città. Situata nel cuore delle West Midlands, a meno di 30 chilometri da Birmingham, una serie di progetti e installazioni in tutta la città scaverà nel suo passato, per costruire un’eredità duratura per i visitatori di domani. Coprendo una vastità di tematiche, dall’arte al design alla musica e agli spettacoli teatrali, Coventry City of Culture è pronta a prendere il via con Coventry Moves il 15 maggio.

L’ingegneria del futuro

L’industria automobilistica britannica affonda le sue radici a Coventry e il ricco passato manifatturiero e ingegneristico della città è celebrato al Coventry Transport Museum, dove i visitatori scopriranno la più grande collezione al mondo di veicoli di fabbricazione britannica. La città è anche l’unico luogo del Paese ad aver ospitato tre cattedrali negli ultimi mille anni. Le rovine della Cattedrale di Coventry, distrutta nel 1940 durante la Seconda Guerra Mondiale, è ora uno spazio commemorativo per la città simbolo di pace e riconciliazione. La sua controparte moderna, terminata nel 1962, è adiacente alle rovine del XIV secolo.

Onorare l’arte e la cultura

Il Turner Prize, intitolato al famoso pittore J.M.W Turner, uno dei premi più noti al mondo per l’arte visiva, si terrà nelle Midlands per la prima volta nella sua storia come parte del programma della Città della Cultura. L’Herbert Art Gallery and Museum di Coventry esporrà le opere degli artisti selezionati dalla fine di settembre fino a metà gennaio 2022, e il vincitore sarà rivelato il 1° dicembre. I quattro artisti selezionati saranno annunciati in primavera.

Ottobre vedrà anche l’inizio della terza Biennale di Coventry, un programma di quattro mesi di mostre in studi, gallerie e una serie di altri luoghi del Warwickshire e in città. Intitolata Hyper-Possible, l’edizione 2021 si concentrerà sul ruolo dell’arte e del linguaggio negli anni ’60 e ’70, e sulle influenze del BLK Art Group negli anni ’80. Composto da quattro artisti britannico-caraibici con sede nelle Midlands, e ispirato dal Black Arts Movement negli Stati Uniti, il BLK Art Group ha trasformato il mondo dell’arte britannica e ispirato più artisti neri a documentare le loro esperienze.

Nei mesi di giugno e luglio, The Tides Within Us si propone di esplorare il viaggio dell’ossigeno nel corpo, con una serie di opere d’arte audiovisive immersive. La mostra all’aperto nel Charterhouse Heritage Park sarà adatta a persone di tutte le età e promette di accendere l’immaginazione. Tenuta nei dintorni del Paxton’s Arboretum, parte del cimitero di London Road, parte del patrimonio storico, creato nel 1847 da Joseph Paxton, la mostra promette di essere una festa per i sensi.

The Walk darà il benvenuto al burattino alto 3,5 metri Little Amal a Coventry in luglio, come parte di un progetto artistico internazionale che coinvolge otto paesi. Rappresentando un giovane rifugiato, Little Amal sta viaggiando per più di 8.000 km dal confine tra Turchia e Siria per aumentare la consapevolezza della crisi dei rifugiati in Europa, e una serie di eventi avrà luogo a Coventry per celebrare il suo arrivo.

Highly Sprung è pronta a inaugurare CastAway tra luglio e agosto, una produzione teatrale all’aperto che esplora l’impatto dell’inquinamento da plastica sui corsi d’acqua del mondo. Parte di una collaborazione con il Canal & River Trust, la performance cercherà di aumentare la consapevolezza con immagini accattivanti e performance di strada per catturare l’immaginazione di tutti.

Promuovere la musica e il suono

CVX Festival è un evento di tre giorni che coincide con la Giornata Internazionale della Gioventù il 12 agosto, che lavorerà con i giovani per esplorare i temi della comunità e del cambiamento sociale. Oltre alla musica dal vivo co-prodotta dal rapper e cantautore Jay-1, si terranno una serie di workshop, conferenze e altre performance.

Il musicista di Coventry, Terry Hall, il cantante dei The Specials, condurrà un programma di concerti ed eventi per mostrare il passato musicale della città. A luglio, Terry Hall Presents Home Sessions durerà tre giorni e le modalità per l’acquisto dei biglietti saranno annunciati a tempo debito.

Altri eventi includono il Theatre of Wandering, Small Bells Ring, Roundabout e Rivers of the World, con più dettagli e ulteriori eventi che saranno rivelati presto.

I visitatori sono invitati a controllare sempre i siti web delle singole attrazioni per gli aggiornamenti, poiché gli eventi e i dettagli sono soggetti a modifiche.

Inghilterra: le location di Bridgerton

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Bridgerton, per dirla alla Lady Whistledown (mai nome fu più azzeccato per un ruolo simile), è davvero sulla bocca di tutti in questi giorni ed è destinato a restarlo a lungo, visto che – a quanto dicono – saranno previste delle nuove stagioni. Shonda Rhimes, creatrice delle celebri Grey’s Anatomy e Scandal (con relativi spin-off) la sa lunga in quanto a serie tv pronte a far parlare il mondo. Bridgerton racconta l’Inghilterra dell’Epoca Regency e si basa sui romanzi, scritti ai giorni nostri, dell’autrice americana Julia Quinn. Quanto c’è di vero e quanto c’è di inventato in Bridgerton e quali sono i luoghi da vedere in Inghilterra per ritrovare atmosfera e location di questa serie tv? Siamo pronti a raccontarti ogni segreto.

Bridgerton (L to R) Florence Hunt as Hyacinth Bridgerton, Luke Newton as Colin Bridgerton, Ruth Gemmell as Lady Violet Bridgerton, Phoebe Dynevor as Daphne Bridgerton, Claudia Jessie as Eloise Bridgerton, Jonathan Bailey as Anthony Bridgerton, Will Tilsto

L’Epoca Regency e Bridgerton

Come dicevamo, i romanzi che hanno dato vita alla serie tv Bridgerton sono di un’autrice americana contemporanea. L’Epoca Regency è un periodo storico che solletica la mente di molti scrittori, se non altro per l’immensa e insuperabile opera di Jane Austen, l’autrice che più di tutti ha consegnato all’eternità certe tematiche, certi luoghi e certi tipi di storie. Bridgerton è, ovviamente, figlio della nostra epoca e certe tematiche entrano di prepotenza in una narrazione che, se fosse stata contemporanea a quella di Jane Austen, non si sarebbero mai viste. Il bello della letteratura, però, è proprio questo: il poter lasciare andare la fantasia e lasciare che le cose si mescolino dando vita a un universo immaginato anziché reale. Shonda Rhimes, del resto, ci ha messo del suo, portanto Bridgerton al centro di tematiche molto importanti ai giorni nostri: l’uguaglianza razziale è un must più che giusto per molte produzioni televisive. Il Duca di Hastings, giusto per citare un personaggio davvero ammirato da tutti, nella serie tv è un nobile di colore ma – va detto – la cosa non sarebbe stata possibile nell’Inghilterra di quegli anni. Oggi le cose sono diverse, tanto che il primo Lord di colore in Gran Bretagna è stato il Barone di Warwick nel 1996. Scelte stilistiche e tematiche di racconto non tolgono nulla, però, a qualcosa di piacevole da guardare e, soprattutto, capace di farci fare un viaggio in Inghilterra direttamente dal nostro divano.

Le location di Bridgerton: Nr.1 Royal Crescent, Bath

Può una storia ambientata nell’Epoca Regency avere una location diversa da Bath? Certo che no! In realtà, le vicende raccontate in Bridgerton son ambientate nella Londra di Mayfair, all’interno delle residenze cittadine delle migliori famiglie d’Inghilterra. La vita di una famiglia nobile, a quel tempo, infatti, si svolgeva in città per la stagione e in campagna quando possibile. Molte famiglie avevano, per l’appunto, anche una casa a Bath per godersi le terme e l’ambiente rilassato di quella città del Somerset. Bath, in questo caso, “impersona” la Londra di quegli anni. A livello di riprese, infatti, non sarebbe stato possibile girare nella capitale del Regno Unito perché, benché l’atmosfera Regency sia ancora palpabile in molti quartieri, la modernità ha avuto il sopravvento. La cosa non riguarda, ovviamente, Bath che resta un gioiello di architettura Regency e di atmosfera da romanzo. Il Nr.1 del Royal Crescent è il luogo giusto da visitare per ritrovare Bridgerton e tutte le storie scritte in precedenza che hanno ispirato questi romanzi.

Bridgerton (L to R) Phoebe Dynevor as Daphne Bridgerton and Rege-Jean Page as Simon Basset in episode 101 of Bridgerton.

Le location di Bridgerton: Abbey Green, Bath

Abbey Green è una via del centro di Bath, una di quelle strade così belle da sembrare inventate. La cosa bella è che è reale e camminarci ti porterà dritto a pensare di essere in una scena di Bridgerton o in un paragrafo di Emma di Jane Austen. Questa via, nella serie tv, si mostra spesso e volentieri perché rappresenta l’indirizzo in cui si trova la famosa modista che crea abiti e allunga orli come se non ci fosse un domani. Non appena si potrà viaggiare, indossa il tuo outfit più bello e fai una passeggiata ad Abbey Green. Attenzione, però, a non sbagliare abbinamento o a scegliere un paio di scarpe poco adatte: Lady Whistledown e la sua penna tagliente sono sempre in agguato!

Le location di Bridgerton: Ranger’s House, Greenwich

In ogni puntata della serie si vedono i cancelli e la porta di Casa Bridgerton, la dimora della grande famiglia protagonista della serie. Dove si trova? Si tratta di Ranger’s House, una dimora nobiliare che si trova a Greenwich, proprio ai margini dell’omonino parco così bello e così denso di cose da vedere. Se passi di lì, un selfie di fronte al famoso cancello è d’obbligo ma non dimenticare di visitare il Royal Observatory, non appena riaprirà. Non perderti anche la visita alla Queen’s House, la dimora costruita per la regina Anna.

Le location di Bridgerton: Castle Howard, Yorkshire

E cosa dire della dimora dei Duchi di Hastings? Clyvedon, la grande tenuta del Duca, è in realtà Castle Howard, splendida residenza che si trova a poca distanza da York, nel nord dell’Inghilterra. Castle Howard non è nuovo al fatto di comparire sul grande e sul piccolo schermo. La sua prima – e spettacolare – apparizione fu in Barry Lyndon di Stanley Kubrick. Costruito alla fine del XVII Secolo, Castle Howard resta sempre un grande classico da visitare, magari con la bella stagione, approfittando anche dei grandi giardini. Anch’essi, infatti, si mostrano per bene in più di una puntata di Bridgerton. Una curiosità sul Duca di Hastings: in Gran Bretagna nella vita reale, c’è il Barone di Hastings e non il Duca. Il titolo nobiliare che esite realmente è Baron Hastings, per il quale viene usato l’appellativo di Lord Hastings. Il titolo esiste dal XIII Secolo.

Prior Park: le location di Bridgerton

Le location di Bridgerton: Prior Park, Bath

Parlando di giardini e di location di Bridgerton, non possiamo non citare Prior Park, splendida opera paesaggistica di Capability Brown. Questo giardino, gestito ora dal National Trust, si trova appena fuori Bath e ti regalerà la possibilità di fare grandi foto, proprio con Bath come sfondo. Prior Park è uno di quei luoghi da visitare per fare un vero e proprio viaggio nel tempo. Non ti sarà difficile immaginare di essere parte di una delle scene di Bridgerton quando ti troverai lì.

 

Israele festeggia la natura: dai parchi al Capodanno degli Alberi con anche la partecipazione alla fiera GECO

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Tel Dan National Park. Crediti a Manu Grinspan

Israele: destinazione ricchissima di storia e cultura, ma anche di una natura splendida, rigogliosa e a tratti sconosciuta.

 

Pochi infatti sanno che in Israele sono ubicati, da Nord a Sud, oltre 60 parchi alcuni dei quali conservano al loro interno splendidi siti archeologici che potranno offrire esperienze straordinarie per i turisti che qui giungono da tutto il mondo.

 

In linea con la ricerca di contenuti rinnovati e di proposte inedite, sempre più legate a natura e rispetto dell’ambiente, l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo sarà tra gli espositori della fiera GECO, dal 27 al 29 gennaio p.v., appuntamento virtuale dedicato alla sostenibilità, alla ricerca tecnologica, al rispetto dell’ambitente.

 

La partecipazione dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo alla fiera GECO coincide poi con un appuntamento davvero speciale nel panorama delle festività e delle tradizioni ebraiche. Tu biSvat (significato letterale: 15 del mese di Shevat), il capodanno degli alberi, ricorrenza che cade quest’anno dal tramonto del giorno 27 al tramonto del giorno 28 gennaio.

Festa menzionata nel Talmud, il Capodanno degli Alberi è celebrato in Israele come un giorno di consapevolezza ecologica durante il quale gli alberi vengono piantati in festa.

 

Il turismo all’aria aperta si presenta come una delle nuove possibilità di offerta turistica che proprio l’autorità dei parchi di Israele ha voluto presentare nel corso dell’incontro virtuale che ha avuto luogo lo scorso 21 gennaio.

 

Molte le attività e le novità proposte  perfettamente in linea con le attuali regole derivanti dalle necessità di distanziamento, protezione e sicurezza  che possono essere così riassunte:

  • turismo accessibile: parchi attrezzati per accogliere persone con disabilità o con ridotta capacità motoria;
  • turismo archeologico: un’esperienza emozionante nella peculiare formula di “archeologo per un giorno” da realizzare nello specifico nel parco di Korazim;
  • spiritualità nei parchi: possibilità di organizzare messe e funzioni in alcuni dei luoghi più significativi per la tradizione cristiana;
  • attività di volontariato per contribuire alla tutela dell’ambiente;
  • esperienza di camping per ragazzi e famiglie, in un ambiente protetto e armonioso;
  • approfondimenti di turismo all’aria aperta, in bike, mountain bike o realizzando trekking indimenticabili;
  • percorsi di archeologia biblica in compagnia di esperti in collaborazione con i ricercatori della Israel Antiquity Authority.

 

Un emozionante saluto da parte dei direttori di alcuni parch i indirizzato al pubblico e alla stampa ha concluso l’incontro, riaccendendo la speranza e il desiderio di ritornare a scoprire ben presto la natura di Israele.

 

Kalanit Goren Perry, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, si è prefissa l’obiettivo di accrescere nei prossimi mesi  la conoscenza di questi splendidi luoghi e delle attività proposte in essi,  grazie alla collaborazione con  Hagay Dvir, Tourist Product Manager, Israel Nature and Parks  e Orit Steinfeld, Marketing Director, Israel Nature and Park.

 

 

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Gan Hasholosha National Park. Crediti a Manu Grinspan

Ennesimo riconoscimento Unesco per la Repubblica Ceca. Dopo la Blaudruck (stampa blu), anche le tipiche perline di vetro soffiato della Boemia sono ufficialmente Bene Immateriale dell’Umanità

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Alle minuscole, fragili e luccicanti sfere soffiate nel vetro e lavorate rigorosamente a mano esclusivamente nel piccolo Comune di Ponikla (e in nessun altro luogo al mondo), lo scorso dicembre è finalmente arrivato il prestigioso fregio. Non più “solo” decorazioni uniche, ma testimoni di una cultura e una tradizione assolutamente da difendere.
In quel lembo di estrema Boemia che confina con la Polonia, ai piedi dei Monti dei Giganti, luccica uno dei più bei ma forse meno conosciuti vanti dell’artigianato ceco. Fin da inizio del XX secolo, nella cittadina di Ponikla un’unica, storica azienda –la Rautis- produce ancora con gli stessi gesti e con gli stessi segreti preziose micro-palline di vetro soffiato, poi infilate in collane, assemblate in spille e orecchini, esaltate in raffinate decorazioni per la tavola, per la casa, per abiti e per costumi teatrali.
Il cristallo di Boemia è noto in tutto il mondo, se ne conoscono la storia, i prodotti tradizionali e le nuove interpretazioni di design, ma questa piccola meraviglia di nicchia nell’antica arte vetraia ceca è nota ancora a pochi. A farla conoscere e sicuramente a preservarla dall’estinzione contribuirà certamente il riconoscimento da parte dell’Unesco, ottenuto a dicembre 2020, che l’ha inserita nella prestigiosa Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Quest’arte, fragile in tutti i sensi, oggi come oggi praticata soltanto qui, si sviluppa all’inizio del 1900 nel villaggio di Ponikla, in un’area fin lì dedita quasi esclusivamente alla tessitura. I fondatori della Rautis, azienda a gestione familiare, seppero intravvedere nella bigiotteria un filone ben più redditizio e arrivarono in breve a impiegare ben 400 famiglie del territorio, ognuna delle quali era in grado di produrre a mano fino a 3.500 perline al giorno. Già allora le piccole sfere luccicanti venivano declinate in più forme, colori e lavorazioni, ma a partire da metà del XX secolo la produzione si concentrò sulle decorazioni natalizie: catene, stelle, fiocchi di neve, angioletti e altre figurine, animaletti colorati per abbellire l’albero e non solo. Oggi il laboratorio Rautis –unico al mondo in questa specifica attività- riesce, senza tradire con le macchine la tradizionale produzione manuale, a realizzare una sfavillante offerta di circa 150 mila pezzi l’anno, sulla base di 20 mila modelli diversi.
Se la maestria tramandata nei secoli da soffiatori, tagliatori, decoratori e infilatori è la grande forza di Rautis, infatti, il suo tesoro inestimabile sono proprio i modelli. Accanto a quelli nuovi creati in risposta alle nuove tendenze, l’azienda gelosamente conserva (e utilizza) ancora gli “stampi” originali, ispirati per lo più a oggetti di uso quotidiano, mezzi di trasporto e animali.
Come nasce la magia eterna delle perline di Ponikla? Oggi come un tempo, il mastro perlaio soffia il vetro, dà forma a brevi file di perline (tonde, oblunghe, quadrate, rettangolari, lisce o sfaccettate) grazie allo stampo, quindi le raffredda nell’acqua e, mentre la materia prima è ancora duttile, le uniforma massaggiandole con le mani. Una volta che gli stecchi di perline sono freddi, passano alla tintura (oro, argento e infinite altre sfumature), alla pittura, alla smaltatura ed eventualmente a un tocco di polveri colorate. Si procede quindi a tagliarli per “liberare” i singoli pezzi, che vengono poi molati per essere infine infilati o assemblati nel prodotto finale, senza eguali. Fatto a mano e fatto in casa, perché fin dagli albori di Rautis, la catena produttiva anticipava di secoli lo smart-working: la ditta forniva la materia prima agli artigiani, che la lavoravano al proprio domicilio, quindi ritirava il prodotto semifinito e lo completava nei propri laboratori. E così continua a fare.
Una procedura meticolosa, la cui straordinarietà e poesia è difficile descrivere a parole. Ecco perché la Rautis (www.rautis.cz, anche in inglese) organizza visite guidate alla manifattura e programma anche laboratori creativi per i visitatori (che possono anche acquistare –nello shop ma anche online- kit di perline con cui cimentarsi a casa).
Non si sa con certezza come e perché quest’arte si sia sviluppata proprio in questo luogo, ma la leggenda vuole che l’illuminato Signore dei Monti dei Giganti –obbediente alla massima “per sfamare un uomo, non dargli un pesce ma insegnagli a pescare”- abbia indicato a un povero mendicante la via per inventarsi un nuovo mestiere. Una vera perla –anzi, milioni di perline- di saggezza, che hanno fatto la fortuna e l’orgoglio di Ponikla e della sua gente.

Hotel Mariënhage sorto nell’ex monastero agostiniano Premiato come il miglior edificio del 2020

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Ogni anno l’Ordine degli architetti olandesi assegna i premi per i migliori edifici del paese. Quest’anno il premio è andato al progetto Domusdela-Marienhagen, degli architetti olandesi Diederendirrix Architects.
Il complesso di Domusdela è un ex monastero agostiniano situato nel pieno centro di Eindhoven risalente al 1420 dove, fino al 2004, hanno vissuto quattordici monaci agostiniani. Oggi comprende due spazi confinanti, la Domusdela, collocato in quella che era la chiesa Paterskerk e la cappella agostiniana, ora uno spazio adibito a conferenze, matrimoni e altri eventi e il nuovo Boutique Hotel Mariënhage, situato nell’ex scuola agostiniana. In totale il complesso è composto da cinque edifici classificati come monumento nazionale, trasformati in uno spazio unitario e contemporaneo.
Gli edifici esistenti sono stati connessi in maniera fluida e funzionale, sono stati creati nuovi volumi e il risultato finale è un ardito mix di vuoti/pieni, ma anche di passato/presente.
Dormire in un ex monastero
All’ingresso del nuovo Boutique Hotel, saltano subito all’occhio le installazioni di light art realizzate dal rinomato duo di designer olandesi Studio Drift. Le camere sono caratterizzate da 5 stili diversi e arricchite di oggetti di design, nel pieno rispetto del passato religioso dell’edificio che conserva al suo interno un muro risalente al 1628 oltre all’altare centrale della chiesa, collocato in un luogo molto visibile dell’albergo. I colori delle pareti e delle porte sono stati scelti seguendo i colori originali del monastero e le stanze hanno mantenuto i 4 metri di altezza dei soffitti.
Le illustrazioni e gli oggetti presenti nelle stanze rappresentano il paradiso e allo stesso tempo Eindhoven, la “città della luce”.
L’ampio cortile, il Giardino dell’Eden, la Brasserie Rita e il ristorante De Refter, che presto aprirà sotto la direzione dello chef stellato Michelin Van Groeninge, sono aperti a tutti, così che anche gli abitanti del luogo possono godere del fascino del passato, in una città dove pochi edifici storici si sono conservati.
Alcune strutture come l’area termale e l’area fitness apriranno invece a metà del 2021.
La nuova costruzione bianca chiara e trasparente in vetro e alluminio, contrasta enfaticamente con il mattone scuro degli antichi edifici. Progettata in modo tale che la vista dal nuovo edificio sulla parte storica sia sempre incorniciata da finestre; si guarda al passato attraverso le cornici del presente.
La sfida più importante di Domusdela e dell’Hotel Mariënhage è stata quella di aprire un complesso rimasto rigorosamente chiuso per secoli e inserirlo nel tessuto urbano della città di Eindhoven.
L’albergo fa parte di LBG Hotels, un gruppo di hotel creativi presente a Maastricht, Amsterdam e ora anche a Eindhoven.
Hotel Mariënhage
Kanaalstraat 4
5611 CT Eindhoven
+31 40 311 14 44
info@marienhage.com

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Sette nuovi progetti urbanistici per migliorare la vita dei residenti e degli ospiti di Rotterdam

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Il Comune di Rotterdam continua la sua incredibile metamorfosi da capitale olandese dell’auto a capitale verde investendo in sette progetti emblematici: corridoi e intersezioni che trasformeranno lo spazio auto in spazio verde.
La resistenza che Rotterdam ha dimostrato dopo l’ultimo conflitto bellico è ormai patrimonio integrante della seconda città dell’Olanda. Resistenza alle avversità, capacità di trasformare problemi in opportunità: queste le fondamenta del più recente progetto urbanistico, appena annunciato. Con lo slogan “Rotterdam, sterker door” (“Rotterdam, avanti più forte”) la città ha deliberato un piano di investimenti pari a 233 milioni di euro, che verranno investiti in sette diversi progetti urbanistici, che modificheranno una volta di più lo skyline della metropoli più innovativa e dinamica dei Paesi Bassi.
“In questo periodo di pandemia vogliamo aiutare Rotterdam a rimettersi in piedi. Lo facciamo guardando al futuro e salvaguardando l’ambiente e le persone che lo abitano” recita una fonte della Municipalità “Dobbiamo ridurre lo stress da calore, assorbire l’acqua piovana e costruire case in luoghi dove finora non è stato possibile a causa del rumore o dell’inquinamento atmosferico. Ma anche creare più spazio per le abitazioni (tra le altre cose, provvederemmo che i senzatetto dispongano di alloggi a prova di coronavirus) e migliorare/estendere/promuovere spazi all’aperto, per la ricreazione e il benessere.
Citiamo uno dei sette progetti, a titolo di esempio: la superficie superiore di un viadotto ferroviario, de Hofbogen, sarà trasformato in una passerella lunga 2 chilometri (il tetto verde più lungo del Paese), che permetterà di godere di una vista del tutto originale e di proporre un percorso dedicato solo ai pedoni, inframezzato da una via d’acqua che ricicla i fondi reflui e testimonia ancora una volta la sensibilità di Rotterdam al cambiamento climatico.

La storia della guerra nella regione del Mare di Wadden

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Visitando la zona del mare di Waddenzee, all’estremo nord dell’Olanda, le tracce di battaglie e guerre sono visibili ovunque. Qui sono infatti state costruite opere di difesa e combattute diverse battaglie. I Wadden si trovano in una posizione strategica già nota ai romani e ai vichinghi. Come Napoleone, i tedeschi erano molto interessati alla posizione strategica della regione del Waddenzee, così costruirono bunker in tutta la zona. Bunker che facevano parte dell’”Atlantikwall”, una linea di difesa lunga oltre 5000 chilometri, edificata tra il 1942 e il 1945 per prevenire un’invasione alleata via mare. Contrariamente a quanto suggerisce il nome, non si tratta di un muro, ma di una linea composta da singoli punti di appoggio: i bunker, appunto. Molti di questi hanno superato decenni di intemperie e di abbandono, e oggi sono diventati luoghi di interesse. Una visita al complesso di bunker sull’isola di Terschelling offre uno sguardo molto interessante sulle battaglie combattute nelle isole Wadden e sul modo in cui l’esercito tedesco ha scavato questi dispositivi di difesa. Per sapare cosa ha significato la Seconda Guerra Mondiale per i Wadden è opportunbo visitare l’”Atlantikwall Centrum” di Huisduinen, vicino a Den Helder. In questo ex edificio amministrativo, che nella seconda guerra mondiale serviva come officina di artiglieria, le storie di guerra vengono raccontate da diverse prospettive: sia gli abitanti di Den Helder che i soldati tedeschi raccontano quello che hanno vissuto sulla propria pelle.

https://hollandnationalparks.com/it/cosa-fare/esplora-la-storia-della-guerra-nella-regione-del-mare-di-wadden

Una Galleria d’Onore dedicata alla Fotografia Olandese 100 opere iconiche in una mostra permanente

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Il 21 gennaio 2021 il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam aprirà la Galleria d’Onore della Fotografia Olandese, dove saranno esposte 100 fotografie. Tutte le immagini hanno un alto valore iconico per il loro significato sociale e artistico, e insieme raccontano la storia della fotografia in Olanda, dai suoi inizi ai giorni nostri (1841-2021): i momenti salienti, le innovazioni e i grandi passi compiuti dai fotografi, dall’invenzione della fotografia agli sviluppi del 21° secolo. Una sala di 2.000 metri quadri è stata aggiunta al museo appositamente per la Galleria d’Onore. Ogni fotografia è corredata di informazioni sulle sue origini, sul motivo del suo inserimento e su ciò che rende l’immagine così straordinaria. Le fotografie e i fotografi che hanno ottenuto un posto nella Galleria d’Onore della Fotografia Olandese saranno annunciati in occasione dell’inaugurazione nel gennaio 2021.
“La Gallery of Honour of Dutch Photography è un’ode alla fotografia nei Paesi Bassi e ai molti fotografi che, grazie alla loro visione innovativa, hanno reso questo mezzo di comunicazione quello che è oggi. Dalle sue lontane origini, l’arte della fotografia ha subìto uno sviluppo radicale sia nella tecnologia che nella funzione sociale. Le fotografie qui raccontano molte storie, mostrando allo stesso tempo come ci siano prospettive diverse. Sono certo che il pubblico amerà queste immagini iconiche. Questa mostra conferma l’importanza del Nederlands Fotomuseum come museo nazionale di richiamo internazionale, saldamente ancorato a Rotterdam”.
Le fotografie della Galleria d’Onore provengono da diverse collezioni: in primo luogo, dalla ricca collezione del Nederlands Fotomuseum stesso, ma ci sono anche importanti prestiti del Rijksmuseum, del Museum Boijmans van Beuningen, dell’Amsterdam Museum, dell’Amsterdam City Archives e delle collezioni private degli stessi fotografi o dei loro discendenti. La galleria inizia con i primi esempi di immagini fotografiche, i cosiddetti dagherrotipi, e prosegue con il lavoro di decine di fotografi che hanno spinto i confini della fotografia, passando dal bianco e nero al colore, fino all’era digitale.
100 opere (99 + 1)
La Galleria d’Onore è composta da 100 opere iconiche, che comprendono una cornice vuota. Quello spazio vuoto simboleggia la fotografia che – consciamente o inconsciamente – è stata scartata o trascurata o sconosciuta o non (ancora) apprezzata. Il pubblico è quindi invitato a suggerire la “fotografia sconosciuta”: una discussione che la Gallery of Honour accoglie con favore. Sulla base della ‘fotografia sconosciuta’, il Nederlands Fotomuseum sta anche sviluppando un programma con conferenze e dibattiti sui ‘punti in sospeso’ della storia della fotografia, con nuove prospettive e opinioni a confronto tra loro.
Particolare attenzione è stata dedicata alle fotografie che hanno svolto – e svolgono – un ruolo significativo nello sviluppo della fotografia olandese. Al comitato è stato inoltre chiesto di elaborare una panoramica che fosse accessibile a un vasto pubblico, ma anche sorprendente per gli appassionati e che fosse distribuita cronologicamente nel modo più uniforme possibile. Il comitato si è riunito cinque volte nell’arco di diversi mesi per selezionare 100 immagini iconiche tra molte migliaia di fotografie.
Criteri di selezione
La selezione delle fotografie della Galleria d’Onore è stata effettuata da un comitato composto da cinque membri: Frits Gierstberg, curatore del Nederlands Fotomuseum; Khalid Amakran, fotografo; Mattie Boom, curatore della fotografia del Rijksmuseum; Loes van Harrevelt, curatore del Nederlands Fotomuseum Collections e Kevin Osepa, fotografo: ovvero i massimi esperti nel campo della fotografia olandese e due fotografi distintisi per visione e proiezione verso il futuro. I criteri di selezione del comitato si basano sulla rilevanza artistica e sociale, sull’innovazione e sulla diversità di prospettiva di ogni opera.
Netherlands Fotomuseum
Aperto da martedì a sabato dalle 11.00 alle 17.00
Wilhelminakade 332, 3072 AR Rotterdam,
www.nederlandsfotomuseum.nl/en/

“È tempo di Natale”: un saluto di Natale dalla Norvegia

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Entra nello spirito natalizio con questo video di Michael Bolton e Matoma alle Lofoten

L’artista norvegese Matoma e Michael Bolton hanno scelto le Lofoten come location per il video della loro canzone natalizia “It’s Christmas time”. Molti norvegesi hanno già vissuto la speciale atmosfera natalizia delle Lofoten e ora tocca a Michael Bolton e Matoma.

Nel video ufficiale potete vedere i due artisti cantare e suonare sul monte Justatinden alle Lofoten, con le bellissime montagne e fiordi sullo sfondo.

La storia dietro le riprese

Come sono saliti sulla montagna il piano, Bolton e Matoma? È una storia che contiene elicotteri, schermi verdi, studi a LA e studi alle Lofoten.

Prima di tutto, chi c’era effettivamente sulla montagna?

“Matoma e il pianoforte erano a Justadtinden con una troupe cinematografica guidata da noi e supportata dal Collettivo cinematografico delle Lofoten”, racconta Martin Litwicki di Scream Media.

Come hai alzato il piano?

“L’abbiamo volata con un elicottero. Abbiamo contattato Destination Lofoten e dopo esserci consultati con loro e il comune abbiamo scelto questa spettacolare montagna”.

Nel video, Michael Bolton si vede anche sulla cima della montagna. Com’è andata?

“Michael Bolton non ha potuto venire alle Lofoten a causa delle attuali restrizioni di viaggio, ma con l’aiuto del green screen e degli studi di Lofoten e LA abbiamo ottenuto questo fantastico risultato”.

Come hai vissuto le Lofoten?

“Le Lofoten sono fantastiche e l’idea per questo video è nata 2 anni fa. Stavamo aspettando il progetto giusto. Le Lofoten sono una destinazione da sogno e non c’è altro posto dove avrei portato Matoma e Michael Bolton”, dice Martin.

Koselig! Tradizioni natalizie norvegesi

Il Natale in Norvegia è tutto incentrato sul kos . Kos è il tipo di felicità istantanea che ottieni quando ti senti al sicuro, al caldo e bene insieme. Kos è un tipico lusso norvegese di semplicità, dove le piccole gioie ti fanno sentire benissimo. E il kos è una sensazione tipica durante le vacanze. Koselig è uno degli aggettivi più usati dai norvegesi, anche durante le vacanze.

Il Natale in Norvegia è solitamente una vera festa di luci, preparazioni e tradizioni che durano un’intera stagione. La neve bianca e le decorazioni si aggiungono alla magia, anche in questo particolare anno.

In Norvegia, i festeggiamenti e i preparativi per le festività natalizie iniziano presto, di solito l’ultimo fine settimana di novembre, con la cottura dei biscotti natalizi, almeno sette tipi diversi. Poi la prima domenica di Avvento si accendono gli alberi di Natale nelle città, paesi e villaggi. Da fine novembre a dicembre di solito è anche la stagione dei mercatini di Natale dove i contadini vendono i loro prodotti locali, gli artisti vendono i loro prodotti artigianali, e puoi anche acquistare le tipiche caramelle norvegesi, torte e altri cibi, anche provare il primo “gløgg” dell’anno. Gløgg è la variante norvegese del vin brulè con mandorle, uvetta e cannella.

“Jul”, che è la parola norvegese per Natale, in realtà precede il cristianesimo, e anche se non sappiamo molto su come celebravano i vecchi pagani, sappiamo che erano soliti sacrificare animali e bere birra. La vigilia di Natale (24 dicembre) la maggior parte dei norvegesi si riunisce per il tradizionale pasto “Julaften” e per l’apertura dei regali di Natale e si spera che “Julenissen” (Babbo Natale) faccia una visita.

Cibo natalizio

I norvegesi prendono sul serio il loro cibo natalizio e si limitano a pochi piatti comuni.

Ribbe : pancetta di maiale arrosto, solitamente servita con crauti e patate lesse, salsiccia di Natale, polpette e salsa.

Pinnekjøtt : costolette di agnello salate, essiccate e talvolta affumicate, servite con patate lesse, cavoletti di Bruxelles e purea di rutabaga.

Lutefisk : Stoccafisso che è stato adagiato in acqua e liscivia (un modo per conservare il pesce ai vecchi tempi), poi cotto al forno.

Merluzzo: in alcune parti della Norvegia è anche tradizione servire il merluzzo cotto insieme a salsa al burro, carote e patate.

Riskrem : Per dessert è molto comune servire il porridge di riso con crema fredda. Nel porridge è nascosta una mandorla, e la persona che la prende, riceve un maiale di marzapane.

Aquavi t: Insieme con vino e birra, molti norvegesi servono anche acquavite – uno spirito basato patate aromatizzato con erbe come semi di cumino, anice, aneto, finocchio e coriandolo.

Altre tradizioni

Fjøsnissen
A differenza del più comune “nisse” (Babbo Natale), fjøsnissen – l’elfo del granaio è un personaggio più malizioso e leggermente sinistro che era importante quando la Norvegia era ancora una comunità agricola. Se trattato bene, avrebbe contribuito a garantire che la fattoria prosperasse, se infelice avrebbe potuto esercitare le forme più brutali di vendetta, come colpire il bestiame morto. Questo è il motivo per cui ogni Natale gli agricoltori portavano il porridge di riso e la birra fatta in casa nella stalla, una tradizione che continua nelle fattorie norvegesi fino ad oggi.

Chiesa
Anche se la Norvegia è un paese relativamente laico, è tradizione per i norvegesi andare in chiesa nel pomeriggio della vigilia di Natale, prima della cena e dei regali. Molti lo fanno per entrare nella giusta atmosfera natalizia e per ricordare perché si celebra la festa.

God jul! Buone vacanze!

La Norvegia è il posto giusto per vivere la magica aurora boreale e il sole di mezzanotte sopra il Circolo Polare Artico; visitare i fiordi famosi in tutto il mondo circondati da montagne e ghiacciai spettacolari; e in mezzo a uno scenario mozzafiato, goditi il ​​cibo e la cultura gourmet nelle città di Oslo, Trondheim, Stavanger, Bergen e Tromsø.

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