Natale al Den Gamle By La città vecchia – Aarhus

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Una magica atmosfera natalizia tutta da scoprire! Un meraviglioso
viaggio nostalgico attraverso 400 anni di storia del Natale lungo le
pittoresche stradine del museo della Città Vecchia, a Aarhus, con
carrozze trainate da cavalli, figuranti in costume, decorazioni natalizie e lanterne.
Al museo all’aria aperta Den Gamle By, nel cuore di Aarhus, ci si immerge completamente nella magica atmosfera del Natale danese. È possibile esplorare le
dimore storiche e conoscere le origini delle tradizioni natalizie danesi; gustare
una tazza di cioccolata calda o del cibo tradizionale natalizio, dolci e golosità
delle bancarelle; oppure acquistare addobbi e regali natalizi nei negozi d’epoca.

400 anni di storia del Natale
Seguendo le ventiquattro lanterne accese lungo il percorso natalizio al Den Gamle
By si intraprende un viaggio affascinante e illuminante attraverso la storia del Natale
danese che risale a circa quattrocento anni fa. Goditi le decorazioni natalizie in un
viaggio dal 17° secolo fino al 1974 e scopri come l’albero di Natale e le altre decorazioni natalizie sono diventate parte della tradizione natalizia in Danimarca.

Elfi di Natale
Entra alla Mintmaster’s Mansion per incontrare gli amichevoli elfi di Natale e ascoltare i racconti natalizi accanto al caminetto. Puoi consegnare la letterina di Natale
agli elfi, e se non l’hai ancora scritta, puoi prendere in prestito carta e penna e comporre lì la tua lista dei desideri, magari mentre gusti il tipico dolce natalizio ris à
l’amande.
Nella soffitta degli elfi invece, indossando costumi e cappelli, si può diventare elfi
per un giorno e partecipare a tante attività per grandi e piccini.

L’ospizio di Eilschou al tramonto
Entra nel soggiorno della vedova del pastore e accomodati nella crescente penombra
al crepuscolo. Mentre si fa buio al Den Gamle By, alla luce fioca di una candela, due
attori raccontano come, nella Danimarca del XIX secolo, erano soliti sedersi in silenzio al crepuscolo dopo una lunga giornata.

Negozio e museo di Natale
Nel negozio di Natale e nel Museo del Natale puoi acquistare decorazioni natalizie
di ogni tipo. Il Museo di Natale ha una meravigliosa collezione di articoli natalizi,
inclusi calendari dell’avvento, sigilli natalizi, folletti danesi tradizionali (nisse), piatti
natalizi e molto altro ancora.

Piatti tipici natalizi, dolci e golosità
Se vuoi concederti uno spuntino o una merenda, non devi andare lontano. La caffetteria e le bancarelle del Den Gamle By servono cibo tradizionale, bevande calde e
dolci natalizi. Goditi una tazza di cioccolata calda accompagnata da biscotti alle spezie o dolci natalizi.
Ulteriori informazioni: https://www.dengamleby.dk/en/den-gamle-by/discover/christmas/
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=l41XdzkSuqc

POLONIA MISTERIOSA – 10 LUOGHI INCREDIBILI!

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Mysterious forest with curved pines near Gryfino in Poland

Castelli infestati, costruzioni singolari, luoghi del potere e angoli misteriosi… In Polonia si trovano numerosi posti che, per le loro particolarità di mistero o misticismo, creano una straordinaria mappa di attrazioni turistiche più uniche che rare. Alcune di loro sono meno conosciute o meno accessibili, altre hanno già guadagnato una grande popolarità. Grazie alla varietà di questi luoghi ognuno troverà qualcosa per sé stesso: cacciatori di tesori, cacciatori di fantasmi, amanti dell’orrore, appassionati di peculiarità naturali o semplicemente turisti che amano allontanarsi dai sentieri battuti.

  1. Luogo del potere nella Foresta di Białowieża

Foreste, boschi e fiumi della regione Podlaskie le donano un’aura misteriosa e fiabesca. Non c’è da stupirsi quindi che in un paesaggio così naturale e multiculturale si trovino molti luoghi mistici. Uno di loro è il luogo del potere nella foresta di Białowieża. Probabilmente era il centro di culto degli antichi slavi o dei popoli pagani. Cerchi di pietre tra gli alberi maestosi di Białowieża formano le cosiddette radiazioni positive, presumibilmente con un effetto benefico sugli organismi viventi attraverso un accumulo molto grande di cariche positive. Funzionerà davvero? Verificate voi stessi! Ad ogni modo, vale comunque la pena andarci e conoscere il grande potere delle attrazioni turistiche del Parco Nazionale di Białowieża e dei suoi dintorni.

Luogo del potere (nella Foresta di Bialowieza).jpg

  1. Castello di Niedzica

Il pittoresco castello di Niedzica (a 100 km da Cracovia) custodisce un grande mistero. Si racconta che al suo interno sia nascosto un antico e prezioso tesoro Inca. Ma cosa fa un tesoro Inca in Polonia? Lo spiega la leggenda legata a un nobile ungherese di nome Sebastian che viveva lì nel XVIII secolo. La sua sorte tortuosa lo portò nell’America del Sud dove sposò una ragazza indiana della famiglia reale Inca, con cui ebbe una figlia chiamata Umina. Umina a sua volta sposò uno dei capi della rivolta contro i conquistatori spagnoli. Caduta la ribellione, la famiglia dovette fuggire in Europa portando con sé gran parte del tesoro reale. Prima si fermarono in Italia per poi stabilirsi proprio nel castello di Niedzica.

Ma la famiglia non trovò pace neanche nel Vecchio Continente. Un giorno degli aggressori mascherati (probabilmente inquisitori spagnoli) invasero il castello e uccisero Umina. Sebastian, disperato, seppellì la figlia in una bara d’argento da qualche parte nel castello. Il tesoro sarebbe stato nascosto accanto al sarcofago, ma né la tomba né il tesoro non furono mai trovati. Si dice che siano protetti da un potente incantesimo!

Castello di Niedzica

  1. Cappella dei Teschi

Nella regione della Bassa Slesia, a Czeremna, si trova la Cappella dei Teschi, un fenomeno su scala europea. È l’unico edificio di questo tipo in Polonia e probabilmente uno dei soli tre in Europa. La cappella barocca a base quadrata era situata tra la chiesa di S. Bartolomeo e un campanile autoportante. L’edificio è piccolo, ma attira l’attenzione con qualcosa di completamente insolito: le pareti e la volta dell’interno della cappella sono ricoperte da circa 3.000 di ossa e teschi umani, vittime di guerre ed epidemie. Altri 20-30mila dei resti si trovano nella cripta sotto la cappella. Avreste il coraggio di visitare questo posto?

Cappella dei teschi

  1. Castello Krzyżtopór

Il Castello di Krzyżtopór è uno dei castelli più particolari in Europa, essendo una magnifica testimonianza dell’immaginazione di Krzysztof Ossoliński, eccentrico aristocratico al servizio della corona e governante della regione.

Costruito nel XVII secolo, il castello univa l’amore di Ossoliński per la magia e per l’astrologia. Esso è stato progettato seguendo il modello di un calendario. Ha infatti: quattro torri che rappresentano le quattro stagioni, 12 sale che rappresentano i 12 mesi dell’anno, 52 stanze e 365 finestre come le settimane e i giorni di un anno, più una finestra aggiuntiva da utilizzare solamente negli anni bisestili. Leggende narrano che sotto il cortile si estendeva un tunnel lungo 15 km che portava fino al castello del fratello di Ossoliński. Si dice che il pavimento del tunnel fosse ricoperto di zucchero, in modo da permettere ai due fratelli di utilizzare delle slitte trainate da cavalli per incontrarsi, facendo finta di stare sulla neve.

Castello Krzyztopor

  1. Cerchi di pietre in Casciubia

La regione etno-storica della Casciubia vuol dire boschi, fiumi, laghi, folclore, ma anche misteri! Nel piccolo villaggio di Węsiory si trova infatti un sito davvero misterioso, cerchi di pietre! Si tratta di un antico insediamento della Pomerania nelle vicinanze del quale cinquant’anni fa sono stati scoperti quattro cerchi di pietre e 20 tumuli. I cerchi hanno diametri diversi, da 10 a 30 metri. Uno di loro si trova in un’area non boschiva, quindi è chiaramente visibile, altri sono nascosti nella foresta. Prima della seconda guerra mondiale si potevano ammirare ben 11 cerchi e oltre 30 tumuli in questa zona, ma di essi non c’è più traccia.

Cerchi di pietre in Casciubia

  1. Castello Moszna

Il fiabesco castello di Moszna si trova nella regione Opolskie (Polonia sud-occidentale). Ed è tanto bello quanto misterioso! Secondo la leggenda una volta vi si trovava la sede dei templari! Il castello possiede ben 99 torri e torrette di cui una molto particolare perchė abitata da… uno scheletro! Forse deve ricordare ai visitatori del fantasma della governante inglese di cui l’ultimo desiderio fu quello di essere sepolta nella sua patria, in Gran Bretagna. I padroni soddisfarono la sua richiesta, ma solo in parte. La seppellirono su un’isola. Ma su un’isola del parco residenziale! Da allora la sua anima in pena si aggira nella zona!

Castello Moszna

  1. Bosco storto a Gryfin

Un bosco così unico non c’è da nessun’altra parte in Polonia e forse nemmeno nel mondo. In vicinanza della centrale di Dolna Odra, nella pineta, tra alberi dritti, cresce il “bosco storto”. Su 22 file, in un territorio di circa 16 ettari, cresce un centinaio di pini dall’aspetto particolare. Ad un’altezza di 20-50 centimetri da terra essi formano delle curve rivolte verso nord. Le pieghe a forma di arco hanno da un metro ai tre metri di lunghezza. L’età degli alberi è stimata intorno ai 75 anni, sono stati piantati, quindi, all’inizio degli anni 30 del XX secolo. La deformazione è avvenuta a causa del danneggiamento della punta e dei rami laterali. L’unico ramo laterale rimasto ha preso la funzione di tronco e ha continuato a crescere verso l’alto. Il danneggiamento è avvenuto ancora prima della guerra, quando gli alberi avevano all’incirca 7 anni. Per questo motivo si pensa che questi pini ricurvi siano un’opera consapevole dell’uomo, nati a causa di danneggiamenti meccanici. Forse venivano preparati per poterli utilizzare nella produzione di qualche prodotto. I motivi di tutto questo non si conoscono ancora oggi, ma la visione di questi alberi piegati in modo strano è molto particolare.

Bosco Storto

  1. Torre dei Topi a Kruszwica

Il castello di Kruszwica fu uno dei numerosi edifici fondati nel XIV secolo dal re Casimiro il Grande.

Oggi ne è rimasta solo la torre. Ma secondo la leggenda il castello risalirebbe ad alcuni secoli prima e sarebbe stato abitato dal leggendario principe Popiel. Popiel non era una brava persona, mentre sua moglie – Gerda – era bella ma avida. Riusciva a convincere il marito a fare tutto quello che voleva lei. Quando nacquero i loro due figli il principe perse completamente la testa. A causa delle manipolazioni di Gerda c’era un grande odio tra lei e i parenti di Popiel. Gerda aveva quindi paura che al posto di uno dei suoi figli, gli zii di Popiel avrebbero eletto un altro successore. Architettò dunque un piano davvero malvagio: avvertì gli zii di una presunta malattia mortale del marito e li invitò a venirlo a salutare per l’ultima volta. Quando arrivarono Popiel gli chiese di bere insieme a lui un calice di idromele. La bevanda destinata agli ospiti era avvelenata e gli zii morirono all’istante. Il principe raccontò a tutti che i parenti volevano detronizzarlo e così li colpì una crudele punizione. Vietò quindi di seppellirli. Mentre Popiel festeggiava, intorno ai corpi abbandonati iniziarono a crearsi dei veri sciami di topi. Cercando cibo si diressero verso il castello. Il principe Popiel insieme alla sua famiglia si rifugiò nella torre. Ma ciò non servì a niente… I topi riuscirono ad arrivarci lo stesso e mangiarono tutta la famiglia per poi sparire nel nulla… Si dice che siano nascosti in zona aspettando un altro assassino… Da quel giorno la torre di Kruszwica viene chiamata la Torre dei Topi.

Invece a poche centinaia di metri dalla torre si trova la chiesa di San Pietro e Paolo, uno degli esempi di architettura romanica meglio conservata in Polonia.

Chiesa in stile romanico a Kruszwica

  1. Castello di Pieskowa Skała

C’era una volta una nobile ragazza chiamata Dorotka che si innamorò di uno scudiero. Il suo amore era corrisposto ma non approvato dal padre della giovane il quale le fece sposare il vecchio proprietario della residenza oggi chiamata Pieskowa Skała. La ragazza, non riuscendo a vivere senza amore, scappò insieme al suo amante. Ma furono presi e puniti severamente: lui squarciato dai cavalli, lei rinchiusa in una torre sopra la roccia, condannata a morire di fame. Per un po’ di tempo venne aiutata dal suo cagnolino che con fatica si arrampicava sulla roccia, portando alla padrona il cibo che riusciva a trovare. Ma la ragazza alla fine morì e ancora oggi nel castello si possono udire i suoi lamenti…

O almeno così dice la leggenda! Che ricondurrebbe il nome della residenza – letteralmente traducibile come “la roccia del cagnolino”- proprio al fedele cane della povera Dorotka. Sarà vero? Chi lo sa! Ciò che possiamo dire con certezza è che il castello venne costruito nel XIV per il volere del re Casimiro il Grande come parte della rete difensiva destinata a proteggere i confini dello stato e la capitale di allora: Cracovia. Eretto in stile gotico, nel corso dei secoli fu ristrutturato e oggi costituisce uno dei più celebri esempi di architettura difensiva del Rinascimento Polacco. Un’altra cosa certa è che si trova sul territorio del pittoresco Parco Nazionale Ojcowski e che decisamente vale la pena di visitarlo!

Castello di Pieskowa Skala

  1. Castello Książ

I tesori e le ricchezze del Castello Książ a Wałbrzych per anni fecero gola ai briganti della zona. E alla fine decisero di attaccare. Furtivamente, in piena notte, si avvicinarono alle mura del castello. Erano talmente silenziosi che non svegliarono né le guardie né gli abitanti e portarono via sacchi pieni di oggetti preziosi. Quando ormai pensavano di averla fatta franca, passando accanto al mulino per tornare al loro nascondiglio sentirono all’improvviso uno strano rumore. Stava succedendo qualcosa di brutto ma ormai era troppo tardi! La diga sul torrente cedette e la rapida corrente trascinò via i ladri insieme ai sacchi pieni di ricchezze. Non sopravvisse nessuno dei briganti ma si racconta che i tesori del Castello Książ giacciono ancora nascosti sul fondale del torrente aspettando che qualcuno li scopra…

Non è l’unica leggenda legata a questo maestoso edificio in Bassa Slesia, il terzo castello più grande in Polonia. Come in ogni castello che si rispetti, non mancano per esempio fantasmi che si aggirano tra le sue mura… Per scoprire tutti i misteri del Castello Książ e provare un’esperienza da brivido è possibile partecipare alle speciali visite notturne… Ma attenzione, ci vuole fegato e sangue freddo! E chi alle atmosfere orrorifiche preferisce quelle più fiabesche può optare per una visita presso i giardini del castello dove nella stagione invernale viene allestita mostra chiamata il Giardino delle Luci dove si possono ammirare spettacolari decorazioni luminose.

Castello Ksiaz

 

Copenaghen sostenibile tra i “Best of the World” di National Geographic per il 2021

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Elogiata per la creazione di soluzioni sostenibili che funzionano, Copenaghen è tra le 25 destinazioni in tutto il mondo che National Geographic ritiene ci ispireranno nel prossimo anno.

Con la pubblicazione della sua nuova lista “Best of the World 2021”, National Geographic annuncia 25 incredibili destinazioni che definiranno gli itinerari futuri e ispireranno i lettori a “sognare ora, e partire poi”.

Tra queste, Copenaghen è una delle sole sei destinazioni in tutto il mondo che sono state selezionate nella categoria “Sostenibilità”. Le liste, di queste a delle altre categorie (famiglia, cultura, natura, avventura) sono state create e sviluppate in collaborazione con i team editoriali internazionali di National Geographic Traveler.

La nuova “Best of the World 2021” è uno slancio di ottimismo ed evasione, un viaggio che fa sognare le destinazioni più belle e racconta le storie più emozionanti per l’anno in arrivo. “Anche se la pandemia ha fermato i viaggi, non ha placato la nostra curiosità”, afferma George Stone, direttore esecutivo di National Geographic Travel. “Il mondo è pieno di meraviglie, anche quando sono difficili da raggiungere. Ora è il momento giusto per scoprire qualcosa di nuovo su un luogo o una cultura straordinari nel nostro mondo e perché no, sognare il prossimo viaggio in attesa che arrivi quel momento”.

E di meraviglie, in chiave green, a Copenaghen ce ne sono parecchie: l’inclusione della capitale danese in questa categoria specifica riflette a pieno la forte attenzione che la città ripone verso soluzioni e approcci sostenibili. Copenaghen infatti è spesso considerata all’avanguardia in tema di sostenibilità grazie alla sua ottima infrastruttura ciclistica, all’efficiente rete di trasporto pubblico e ai capolavori architettonici innovativi come Copenhill, una centrale termoelettrica con una pista da sci e un’area ricreativa in cima.
In poche parole, una città vivibile, ricca di spazi verdi, dove è possibile nuotare nelle pulitissime acque del porto, gustare la cucina locale KM 0 e i prodotti di orti urbani sui tetti, e raggiungere qualsiasi luogo comodamente in bicicletta.
Le soluzioni urbane green sono dunque molteplici e stanno contribuendo a mettere Copenaghen sulla buona strada per diventare la prima capitale al mondo a emissioni zero entro il 2025.

Approfondimenti su Copenaghen green:

Vedere Copenaghen dall’acqua è quasi d’obbligo. Dal bagno nelle pulitissime acque di Copenaghen ad una sosta sull’isola galleggiante in mezzo al porto, fino ad una gita in kayak per una nuova prospettiva della città dall’acqua: a Copenaghen non mancano esperienze insolite e sostenibili : https://www.visitdenmark.it/danimarca/cosa-fare/copenaghen/esperienze-sostenibili

Il bello di Copenaghen è che si può vivere il contesto urbano di una capitale senza rinunciare alla natura e al relax. Ovunque ci si trovi, difficilmente si sarà a più di 300 metri da un parco o uno specchio d’acqua : https://www.visitdenmark.it/danimarca/da-non-perdere/copenaghen/spazi-verdi-copenaghen

Stoccolma lancia una nuova celebrazione delle luci durante la settimana del Nobel

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Schizzo di illuminazione chiamato “Spazio” sul municipio di Stoccolma, prodotto da Lumination of Sweden, PXLFLD e Creative Technology in collaborazione con l’Agenzia spaziale nazionale svedese e l’Agenzia spaziale europea.
Quando arriva dicembre, abbiamo tutti bisogno di un po ‘di luce nell’oscurità – e quest’anno forse più che mai. Per portare un po ‘più di luce e speranza nelle nostre vite, circa quindici luoghi intorno a Stoccolma saranno illuminati per la Settimana del Nobel Lights Stockholm dal 5 al 13 dicembre come parte della Settimana Nobel 2020. Questa celebrazione delle luci intreccia arte e tecnologia in un modo nuovo e giocoso per celebrare i premi Nobel di quest’anno.

Il municipio di Stoccolma, Sergels Torg, la sala concerti, il teatro drammatico reale, il museo della città di Stoccolma e il museo del premio Nobel sono solo alcuni degli edifici e dei luoghi che fungeranno da palcoscenici per alcune installazioni luminose spettacolari e artistiche. Nobel Week Lights Stockholm si ispira ai festival internazionali della luce come la Fête des Lumières di Lione.

“Questa esperienza culturale è una gradita aggiunta alla Settimana del Nobel di quest’anno, quando celebriamo i premi Nobel dell’anno in vari modi”, afferma Lars Heikensten, direttore esecutivo della Fondazione Nobel. “Quest’anno è anche unico nella storia del Premio Nobel, poiché molte delle attività della settimana si svolgono online. Quindi siamo particolarmente felici di poter invitare il pubblico a vivere un’esperienza in un ambiente esterno che diffonda luce e speranza “.

Il progetto è stato avviato da Lara Szabo Greisman, Annika Levin e Alexandra Manson, e dicono che la loro idea per le installazioni luminose è diffondere la gioia della scoperta, stimolare la curiosità delle persone e sfidare i visitatori a vedere Stoccolma con occhi nuovi. In questa collaborazione tra artisti, lighting designer e industria dell’illuminazione, al pubblico viene offerta un’esperienza innovativa di arte e tecnologia. Sperano che questa versione pilota sarà la prima di altre in arrivo in futuro.

“Per me, è importante che Stoccolma sia un luogo sicuro e accogliente, sia per gli abitanti di Stoccolma che per i visitatori. Questa sarà un’aggiunta spettacolare alla Settimana del Nobel durante un periodo straordinario, con la luce, l’arte e l’innovazione al centro della scena – esperienze che tutti possono condividere insieme nei nostri spazi pubblici comuni. Utilizzare gli edifici più iconici di Stoccolma come sfondo per fantastiche installazioni luminose illuminerà la vita quotidiana di molti abitanti di Stoccolma durante la parte più buia dell’anno “, afferma Anna König Jerlmyr, sindaco di Stoccolma.

Molte delle installazioni luminose sono state ispirate dai premi Nobel di questo e degli anni precedenti. Le immagini provenienti dai confini esterni dello spazio verranno proiettate sulla facciata del municipio di Stoccolma. L’installazione è uno dei più grandi progetti di video mapping mai visti in città, una collaborazione con lo Swedish National Space Board e l’Agenzia spaziale europea. C’è una chiara connessione con il Premio Fisica di quest’anno, che è stato assegnato per la scoperta di uno dei fenomeni più strani dell’universo: i buchi neri.

A Sergels Torg, Helmet Experience Design riempirà la piazza di ombre danzanti in tutti i colori dell’arcobaleno, e sia nel parco Kungsträdgården che nella periferia di Skärholmen, gli abitanti di Stoccolma potranno sperimentare le oscillazioni luminescenti del designer Alexander Lervik. L’artista Aleksandra Stratimirovic farà brillare la facciata del Nationalmuseum e il Museo del Premio Nobel di Stortorget a Gamla Stan riceverà un’installazione di Tobias Rylander e Sahara Widoff che si riferisce alla nuova mostra del museo sul banchetto del Nobel.

Nobel Week Lights Stockholm è creato e prodotto da Annika Levin, Alexandra Manson, Lara Szabo Greisman e Helmet. L’iniziativa fa parte del programma per la Settimana del Nobel ed è stata intrapresa in collaborazione con il Museo del Premio Nobel con il sostegno della Città di Stoccolma, della Camera di Commercio di Stoccolma e dell’Institut Français de Suède, insieme a una serie di altri partner e illuminazione aziende.

Tutte le installazioni luminose possono essere sperimentate all’aperto con una distanza di sicurezza dagli altri. Saranno illuminati dal pomeriggio fino a tarda sera e non devono essere visti in un orario specifico. L’ambizione è anche quella di rendere disponibili le installazioni digitalmente.

Giornata mondiale della toilette e “Ode to the Commode” architettonicamente norvegese

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Ureddplassen – uno dei tanti bagni divini lungo le rotte panoramiche norvegesi – Foto: Lars Grimsby / Statens Vegvesen

Il 19 novembre è stato designato dalle Nazioni Unite come Giornata mondiale della toilette . La Giornata mondiale della toilette è stata creata per diffondere e aumentare la consapevolezza del pubblico sui sistemi igienico-sanitari più ampi come il trattamento delle acque reflue, la gestione delle acque piovane e il lavaggio delle mani. Oggi parliamo dell’unica invenzione tenuta nascosta a porte chiuse, ma innegabilmente importante. Quindi, se ti piace un ‘”inno al comò”, leggi avanti. Itinerari panoramici norvegesi

Lungo strade selezionate in Norvegia, le meraviglie naturali sono amplificate da arte, design e architettura, pensate per avvicinarti alla natura in modi nuovi e sorprendenti. Dall’estremo nord al profondo sud-ovest, l’architettura e il design norvegesi sono entrati nel paesaggio per intervenire nello scenario lungo 18 strade particolarmente belle. Troverai punti di ristoro inaspettati, punti panoramici mozzafiato e, naturalmente, servizi igienici.

Immagina di guidare lungo una strada con viste mozzafiato su fiordi, montagne, cascate e ghiacciai. Nel momento perfetto arrivi a un punto di vista spettacolare dove puoi fermarti e ammirare tutto, e improvvisamente …

Ecco alcuni dei bagni pubblici più sorprendenti del mondo senza un ordine particolare. Per favore, dai un’occhiata.

Ureddplassen
Ureddplassen è un luogo per una breve pausa, un bel riposo o un picnic e per lunghe notti con il sole di mezzanotte o l’aurora boreale. Una toilette a forma di onda con pareti di vetro è splendidamente illuminata al buio.
Un monumento è stato eretto in memoria di coloro che morirono quando il sottomarino “Uredd” colpì una mina a Fugløyfjorden durante la seconda guerra mondiale.

Jektvik
Il villaggio di Jektvik si trova sulla sponda meridionale del fiordo Værangen, sulla costa di Helgelandskysten . È una fermata del traghetto che collega con Kilboghamn. La sala d’attesa sulla banchina dei traghetti è rivestita di vetroresina traslucida, e nella stagione buia si accende come una lanterna cinese.

Allmannajuvet
Le miniere di zinco di Allmannajuvet sono una miniera in disuso a Sauda, ​​a Ryfylke. Le miniere erano in funzione dal 1881 al 1899. Oggi l’area mineraria è un museo. Gli edifici nella gola sono progettati come uno stile di costruzione industriale per incarnare la storia delle miniere. L’installazione consiste in una galleria, un bar, un bagno, percorsi e scale.

Hereiane
L’area di sosta di Hereiane si trova sulla penisola di Folgefonn, in un’area in cui rocce levigate dal ghiaccio e pini contorti si estendono dal fiordo fino alle cime delle montagne. L’edificio scenografico è unico, combina antiche tecniche costruttive, come l’ardesia, con cemento e vetro dai colori forti.

Eggum
Il villaggio di pescatori di Eggum si trova sul lato del mare dell’isola di Vestvågøy nelle Lofotens , solo tra l’oceano e le montagne, ideale per ammirare il sole di mezzanotte. Di fronte al mare aperto si trova un’area di sosta a forma di anfiteatro con parcheggio e strutture di servizio. Sul sito si trova anche un’intricata opera d’arte di Marcus Raetz: una testa che guarda il mare con la parte superiore verso il basso o verso l’alto, a seconda del tuo angolo di visione

Flotane
Dopo un’infinita ascesa dalla riva del mare alla montagna , è solo quando raggiungi la vetta che senti davvero di essere “in cima”. Qui ci si trova in un nuovo paesaggio di dolci creste e ampie pianure, con cime e ghiacciai in lontananza. L’area di sosta con panchine e strutture di servizio ricava tutta l’energia elettrica dai pannelli solari, unendo bellezza, funzionalità e rispetto per l’ambiente.

Ostasteidn
L’area di sosta di Ostasteidn emerge sul lato ovest del Sandsfjorden a Ryfylke . Il punto di vista si trova dove l’artista norvegese Lars Hertervig ha trovato le sue motivazioni e l’architettura è ispirata dalla sua arte. Una passerella conduce ai posti a sedere con una splendida vista sul Sandsfjorden. Il caratteristico edificio dei servizi igienici è stato dipinto con una miscela di muschio, in modo che nel tempo avrà una superficie coperta di muschio.

Ersfjordstranda
La spiaggia di Ersfjordstranda si trova nella parte più interna dell’Ersfjord, sull’isola di Senja , e offre sabbia bianca a grana fine che ricorda altri paesi e spiagge. Circondata da vette alte e scoscese, questa è la Norvegia nella sua forma più spettacolare. La struttura di servizio triangolare placcata in oro sulla spiaggia è un’attrazione a sé stante.

Stegastein
L’elegante piattaforma panoramica a Stegastein che si affaccia sull’Aurlandsfjord e Flåm , dà l’illusione di librarsi nello spazio mentre raggiunge i 30 metri sopra i pini, 650 metri sopra il fiordo. Con la sua facciata in vetro, offre una vista unica sul paesaggio del fiordo. La toilette probabilmente è l’unica al mondo con lo scopo di uccidere.

Akkarvikodden

Akkarvikodden si trova sulla strada che porta a sud-ovest attraverso l’ isola di Moskenesøy nelle Lofotens . Da qui un panorama si apre sull’oceano a sud-est. L’area di riposo è progettata con piani orizzontali, linee nette e mobili in granito. Il caratteristico edificio di servizio imita la forma delle montagne scoscese in questo scenario selvaggio e incontaminato.

Lillefjord

L’area di sosta di Lillefjord si trova a metà strada della strada che porta a Havøysund , all’estremità interna di un fiordo. Il ponte sul fiume Fosseelva che sfocia nel fiordo è stato progettato con un riparo integrato, strutture di servizio e panchine. La passerella segna l’inizio del percorso lungo il fiume e conduce alla “Panchina dell’amore” vicino alla cascata di Lillefjord.

Norwegian Scenic Routes è un progetto organizzato e diretto da Statens Vegvesen – Norwegian Public Roads Administration.

Le Isole Faroe in vetta alla Best in Travel 2021 Lonely Planet

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Renee Hahnel - @reneeroamingInstagramMYNDA BRÚK: fríttTekst: "This photo was captured during our time at Sørvágsvatn Lake - it was truly breathtaking! "

Le selvagge e remote Isole Faroe, un arcipelago di 18 isole nel bel mezzo dell’Atlantico del Nord, territorio autonomo della Danimarca, sono entrate nella prestigiosa lista Best in Travel 2021 di Lonely Planet, che le ha scelte come uno dei luoghi del mondo destinati a giocare un ruolo chiave nel settore dei viaggi il prossimo anno.

La sempre attesissima classifica annuale compilata dagli esperti di viaggio di Lonely Planet premia le destinazioni da non perdere, e quest’anno ha dovuto fare i conti con una crisi del settore senza precedenti, orientando le scelte verso mete capaci di incarnare il concetto di viaggio come esperienza formativa e occasione di crescita, luoghi che regalano ai viaggiatori momenti di autenticità e consapevolezza.

La classifica raccoglie la sfida di rispondere a importanti cambiamenti in atto a livello globale, come la difesa della sostenibilità e della diversità, e mette in luce l’importanza dei singoli nell’elaborazione di un nuovo concetto di viaggio. Le Isole Faroe si sono guadagnate un posto nella classifica dei migliori posti da visitare nel 2021 nella categoria “Community connection”, che include le destinazioni capaci di offrire esperienza autentiche indimenticabili con un impatto positivo sulle comunità locali.

Grazie alla sua piccola ma affiatata comunità, questo arcipelago selvaggio, incastonato nel bel mezzo dell’oceano tra Scozia, Norvegia e Islanda, è uno dei luoghi più affascinanti del pianeta. Con poco meno di 53.000 abitanti, è la più piccola tra le destinazioni incluse nella classifica, che comprende tra le altre Australia, Cambogia ed Etiopia.

Sull’importante traguardo è intervenuto anche Guðrið Højgaard, direttore di Visit Faroe Islands: “Il riconoscimento di Lonely Planet è motivo di grande orgoglio per noi, perché la comunità è al centro della nostra vita quotidiana. Siamo un piccolo territorio con un grande cuore, e lo dimostrano iniziative come Heimablídni, in cui le famiglie locali invitano nelle loro case i turisti per cene a base di piatti tradizionali, o lo HOYMA, un festival acustico che si svolge nei salotti delle nostre case. Questo 2020 ha messo a dura prova le comunità di tutto il mondo e siamo orgogliosi che la nostra si sia dimostrata così resiliente, non vediamo l’ora di accogliere viaggiatori da ogni parte del pianeta nel 2021.”

Grazie al sostegno del governo, le Isole hanno messo in campo strategie originali per costruire e rafforzare il senso di comunità: dall’iniziativa in collaborazione con Google per inserire l’antica lingua locale tra quelle tradotte da Google Translate, al progetto “Sheep View 360” per mappare e inserire le Isole Faroe su Google Maps. Ad aprile, inoltre, l’arcipelago chiude per “manutenzione” e una squadra di 100 volontari proveniente da tutto il mondo lavora a stretto contatto con i locali su progetti volti a preservare le ricchezze naturali del territorio attraverso la segnalazione di nuovi sentieri o la ricostruzione di percorsi che necessitano di manutenzione. Il progetto “Isole chiuse per manutenzione” ha avuto un impatto incredibilmente positivo sulla comunità grazie alla creazione di un forte legame tra visitatori e abitanti locali, che sono rimasti stupiti dai risultati e dai grandi benefici portati dall’impegno congiunto di faroesi e visitatori per qualche giorno all’anno.

Le celebrazioni per la Festa nazionale delle Isole Faroe (Ólavsøka) si tengono nella capitale Tórshavn e riuniscono la quasi totalità dei 53.000 abitanti per balli di gruppo, canzoni e festeggiamenti. Essendo l’ospitalità una caratteristica essenziale della vita locale, i turisti che vogliono partecipare alla grande festa sono naturalmente i benvenuti.

A Velbastaður, sull’isola di Streymoy, si può prenotare un posto a casa di Anna e Óli per un pranzo o una cena a base di piatti della cucina locale preparati con prodotti della loro fattoria e annaffiati da ottima birra locale.

Quello che ha colpito i giudici di Lonely Planet è soprattutto la capacità delle Isole Faroe di rimanere fuori dai circuiti del turismo di massa e dei soggiorni di breve durata, privilegiando un’idea di viaggio diversa, più autentica, personale e caratterizzata dal contatto con la comunità locale. Secondo uno dei giudici, “Grazie alle heimablídni, le cene a casa dei locali, alle guest house a gestione familiare e alle numerose iniziative che danno l’opportunità di interagire a tu per tu con i locali, l’affiatata comunità delle Isole Faroe ha trasformato il suo territorio in una meta davvero unica. E non solo: l’iniziativa “Isole chiuse per manutenzione”, che ogni anno porta sulle isole 100 volontari da tutto il mondo per ricostruire i sentieri escursionistici e aiutare a preservare i tesori naturali del territorio, è un modo fantastico per ringraziare la comunità della sua ospitalità restituendole un servizio. È fantastico: un circolo virtuoso che vorremmo vedere innescarsi in molte altre parti del mondo.”

“Nel 2021 viaggiare richiederà molta più attenzione e coscienza di quanto sia mai accaduto prima d’ora,” dice Luis Cabrera, Amministratore delegato di Lonely Planet. “La classifica Best in Travel 2021 premia le persone, i luoghi e le organizzazioni che stanno trasformando il viaggio in una spinta positiva, cosa quanto mai importante dopo il duro colpo subito dal settore in seguito all’emergenza COVID-19. Best in Travel 2021 è un segnale di come il viaggio possa essere un motore di sostenibilità, comunità e inclusione e aiuta a capire come esplorare il mondo in maniera responsabile.”

Per saperne di più sulle Isole Faroe, visita www.visitfaroeislands.com.

Informazioni sulle Isole Faroe:

Popolazione: 52.703 abitanti
Numero di pecore: 80.000 circa
Numero di isole dell’arcipelago: 18
Superficie totale: 1.399 km2
Numero di visitatori nel 2019: 130.000 circa

La luce è vita! La città olandese di Eindhoven collega il mondo con la più grande opera d’arte d’illuminazione mai realizzata.

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Kari Kola e Ivo Schoofs creano nei Paesi Bassi la loro più importante opera d’arte basata sulla luce.

Il festival annuale della luce “GLOW Light Festival” a Eindhoven”, nei Paesi Bassi, invia quest’anno un messaggio di speranza al mondo con la creazione della più grande opera d’arte d’illuminazione mai realizzata intitolata “Connecting the Dots”. L’installazione copre più di 80 km2 e comprende più di 1.500 lampade a LED distribuite in 600 luoghi, 1.000 punti luce rossi nel cielo ciascuno di 90 cm di diametro e più di 20.000 punti rossi alle finestre.

 Da oggi Eindhoven è avvolta da un enorme manto di luce blu con 1.000 punti rossi illuminati fissi e galleggianti. Questa immagine dall’aspetto cosmico è stata progettata per ricordarci che la luce rappresenta la vita e ci unisce tutti. Visibile – in tutta sicurezza – dalle case degli abitanti di Eindhoven e delle zone circostanti, si estenderà anche al cielo con un bagliore blu e rosso visibile dalla distanza di 60 km nell’aria.

 Connecting the Dots

Connecting the Dots ha tre elementi.

La cupola blu che proietta la luce sopra Eindhoven è un’opera dell’artista della luce finlandese Kari Kola che quest’anno ha creato l’illuminazione della montagna “Savage Beauty” in Irlanda. Kari Kola ha ottenuto un particolare riconoscimento come artista della luce nel 2018 quando ha illuminato il famoso sito archeologico di Stonehenge, nel Regno Unito. La cupola blu crea una connessione con la natura e mira a creare consapevolezza per il pianeta.

 L’artista della luce olandese Ivo Schoofs aggiunge il suo personale contributo grazie a un mare di eterei punti rossi che galleggiano sulla città, diffondendo luce dentro e fuori. Questi punti – in realtà oltre 1.000 palloncini luminosi, completamente riciclabili – simboleggiano il senso di connessione di cui la gente ha bisogno.

Come estensione dell’idea, 20.000 bambini delle scuole elementari della città, ispirati dal designer olandese Hugo Vrijdag, hanno realizzato i loro “GLOWdots”.

Gli organizzatori contano che l’opera diventi un memento, atto a ricordare che nessuno di noi è solo in questo mondo.

 Da Eindhoven al mondo

Ogni anno circa 750.000 persone visitano le grandiose installazioni d’arte del festival della luce GLOW. Nonostante la sua cancellazione, gli organizzatori di GLOW e il comune di Eindhoven, che quest’anno festeggia il suo centenario, hanno voluto creare un momento unico e magico che prende lo spirito “la luce è vita” di GLOW e lo ripropone in un’edizione speciale.

“In questi tempi nei quali non possiamo farci visita, lavorare insieme in ufficio, fare sport o uscire, è più importante che mai sentirsi legati”, ha spiegato John Jorritsma, sindaco di Eindhoven.

 https://www.gloweindhoven.nl/en/glow-2020/livestream

L’app A Day in Halland viene aggiornata con le esperienze nella natura per il tardo autunno

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L’app A day in Halland è ora aggiornata e ricca, tra le altre cose, di meravigliose esperienze nella natura per il tardo autunno. La popolare app è stata scaricata da 55.000 persone durante l’estate.

Il 2020 è stato un anno molto diverso e tutti abbiamo dovuto inventare nuove attività e nuovi modi per socializzare.

Le esperienze nella natura hanno avuto un vero impulso e si sentono particolarmente sicure e protette ora che abbiamo restrizioni più rigorose , afferma Lisa Söderholm, stratega e comunicatrice di Visit Halland. Abbiamo quindi riempito Una giornata a Halland con consigli per vivere la natura, fare escursioni, fare un picnic, fare il bagno freddo e altro ancora.

Il fatto che il regalo di Natale di quest’anno sia anche una classica cucina da tempesta è un’ulteriore prova che noi umani desideriamo ardentemente la natura , continua Lisa. E quindi è molto bello che ora abbiamo aggiornato A day in Halland con questi suggerimenti.

Quest’estate era importante convincere i residenti e i visitatori di Halland a non recarsi nelle spiagge più famose. Ora la chiamata sta andando nella direzione opposta. Sentiti libero di visitare le spiagge di Halland durante l’autunno e l’inverno, a condizione di seguire i consigli e le restrizioni esistenti. Goditi l’orizzonte libero e il profumo del mare durante una passeggiata, porta un cestino da picnic e coperte calde per un’intima pausa caffè. E, perché non disimballare il costume da bagno e l’asciugamano se vuoi far fluire l’energia da un bagno freddo. Le spiagge meritano una visita tutto l’anno.

Oltre alle spiagge, l’app è ricca di suggerimenti sulle esperienze nella natura nelle riserve naturali e nelle foreste.

Scarica l’app – o riavviala, se l’hai già scaricata – per una serie di suggerimenti su come scoprire di più della natura ad Halland.

Qui puoi scaricare l’app:
Una giornata ad Halland

Israele. Mar Morto ed Eilat dichiarate isole turistiche verdi

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ISRAELE:  riapertura graduale 

iniziando da

Mar Morto e Eilat

GREEN TOURISM ISLANDS

 

 

L’ingresso nelle zone  di turismo green sarà subordinato alla presentazione di un test aggiornato negativo al coronavirus

 

La positività al COVID 19 è risultata negli ultimi giorni la più bassa degli ultimi 4 mesi: questi i dati diffusi in data 28 ottobre dal Ministero della Salute di Israele.

 

Il Ministero della Salute ha quindi dichiarato che la percentuale attuale dei positivi corrisponde a quella dello scorso 21 giugno.

 

Questi sviluppi arrivano una settimana dopo che è iniziato a sbloccarsi il secondo periodo di lockdown. Sono state riaperte le scuole per l’infanzia ed è stata approvata la riapertua di parte delle classi della scuola primaria.

 

Si procede poi all’allentamento di alcune restrizioni su attività come parrucchieri e saloni di bellezza nell’ambito di un piano di riapertura multifase. E’ anche in discussione la conferma definitiva per la riapertura di zimmerim (bed and breakfast).

 

Si comincia anche a regolamentare le procedure di controllo in ingresso e in uscita dal Paese per i cittadini israeliani.

 

Le stazioni di test COVID-19 per i passeggeri in arrivo e in partenza presso l’aeroporto Ben Gurion sono ora completate e in attesa dell’approvazione finale del Ministero della Salute. Ci saranno due stazioni di prova, una funzionante come struttura drive-in e la seconda situata all’interno dell’edificio del terminal.

Due livelli di test saranno messi a disposizione dei cittadini israeliani
• Test NIS 45 – l’opzione più economica disponibile in Israele – con risultati entro 12-48 ore.
• Test NIS 145: opzione in grado di fornire risultati entro 4 ore

 

Mar Morto e Eilat

GREEN TOURISM ISLANDS

 

L’iniziativa del Ministero del turismo israeliano di definire la città turistica di Eilat e l’area alberghiera di Ein Bokek-Hamei Zohar sul Mar Morto come “isole di turismo verde”, che è stata approvata il 25 ottobre dal governo, ha superato la sua prima lettura Plenum della Knesset.

 

Sarà così consentito dichiarare la città di Eilat e il complesso alberghiero del Mar Morto come  “area turistica speciale”. L’ingresso nelle aree di turismo verde sarà subordinato alla presentazione di un test COVID-19 negativo aggiornato o di una prova di guarigione dal virus.

 

Lo schema consentirà l’apertura di alberghi in queste zone, nel rispetto delle linee guida del Ministero della Salute e nell’ipotesi che vi sia un persistente basso livello di morbilità nelle aree. In una fase successiva anche le attività commerciali di queste aree potranno riaprire a servizio degli ospiti degli hotel. Eilat e Mar Morto offrono un clima caldo e temperato tutto l’anno e, dal benessere al turismo attivo, sono perfette per offerte turistiche in linea con i principi del distanziamento.

 

Le discussioni sull’iniziativa, inclusa la logistica della presentazione dei test COVID negativi, saranno approfondite ulteriormente nel comitato legislativo della Knesset che si riunirà successivamente. Una volta raggiunto l’accordo, il disegno di legge deve passare una seconda e una terza lettura nel Plenum della Knesset che potrebbe essere già questa settimana.

 

Se non ci sono condizioni aggiuntive e i tassi di morbilità rimangono bassi in queste aree, gli hotel dovrebbero riaprire a Eilat e nel Mar Morto immediatamente dopo l’approvazione del disegno di legge.

 

 

 

 

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Eilat: crediti per l’immagine a Israel Ministry of Tourism

 

 

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Lo splendido Mar Morto: crediti a Itamar Grinberg

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Repubblica Ceca: architettura di un Paese-capolavoro

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Ogni epoca storica ha lasciato in questa terra il suo segno indelebile, in un patrimonio architettonico tanto vasto quanto variegato e pregiato. Tracce di un passato intenso, ora tormentato ora illuminato, che non appartiene solo alla Cechia nei suoi confini di ieri e di oggi, ma all’intera Europa Centrale. Un crocevia di popoli, tradizioni, culture e stili, il cui mix si è fissato in pietre cariche di fascino, testimoni di tempi lontani ma anche premonitori di epoche avveniristiche.

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra), si fa su… un grande Paese, dal grande fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture. Dall’archeologia industriale ai palazzi funzionalisti, da un Barocco autoctono e davvero unico fino ai florealismi del Liberty, dal nudo Romanico alle eleganze rinascimentali, dallo sfarzo leggero del Rococò alla rigidità pretenziosa delle architetture di epoca comunista, attraverso altre correnti e infinite declinazioni… ecco un viaggio nell’architettura ceca.

Dall’alba dei tempi al Medioevo
Senza voler trascurare importanti siti preistorici -come quello di Dolni Vestonice in Moravia meridionale e quello di Bylany in Boemia- e il campo militare romano di Musov, in Moravia meridionale, il patrimonio architettonico ceco, oggi così ricco, comincia a formarsi nel Medioevo. E’ lì che va ricondotta l’origine di una straordinaria collezione di roccaforti e castelli, sfondo ai tempi di vicende non sempre pacifiche, oggetti di assedi e conquiste, cornice romantica della vita di corte e testimoni talvolta di importanti riunioni strategiche e persino sede della firma di storici trattati. Oggi sono oggetto di itinerari turistici tra i più classici, alcuni anche transnazionali, come la bellissima Burgenstrasse, che si snoda tra Germania e Repubblica Ceca.

Dal vigore del Romanico alla leggerezza del Gotico
Facciamo quindi partire questo nostro viaggio dal Romanico, con un tuffo nel Basso Medioevo. Tra il X e XII secolo si prediligono linee semplici, mura possenti, piccole finestre solitarie o in sequenza e arredi minimalisti per edifici religiosi (ma non solo) dalla nuda solennità. L’esempio più noto è sicuramente la Basilica di San Giorgio, all’interno del complesso architettonico del Castello di Praga. Non molti sono invece a conoscenza di una serie di rotonde romaniche, sparse nella capitale e nei suoi dintorni. La più antica è la Rotonda del Ritrovamento della Santa Croce, in posizione “magica” esattamente al centro della croce urbanistica della Vecchia Praga. Nella Città Nuova ecco invece la Rotonda di San Longino, la più piccola delle tre conservatesi nella capitale. L’ultima è la Rotonda di San Martino, a Vysehrad, Una palla di cannone conficcata nel muro ricorda la furia prussiana. Con una gita fuoriporta si raggiunge infine la Rotonda di San Giorgio, sul Monte Rip, dove il cronista Cosma colloca le origini della Repubblica Ceca. Baluardi del Romanico sul territorio, ma anche dipinti e affreschi di grande valore, sono anche alcuni monasteri –come quello di Tepla e Milevsko- e chiese (o rotonde) all’interno di antichi castelli, come nel caso di Znojmo. Visitando invece il Museo Arcidiocesiano, nei pressi della Cattedrale di San Venceslao a Olomouc, si ammirano anche i resti (in parte affrescati) del romanico palazzo Episcopale.
Dopo il vigore del Romanico, ecco la leggerezza del Gotico di ispirazione francese, da cui anche la Cechia restò affascinata. Pareti più sottili grazie all’uso sapiente di pilastri, archi e contrafforti, la sfida di nuove altezze raggiunte anche con guglie filiformi, la predilezione per le linee verticali, ampie vetrate artistiche sembravano slanciare gli edifici direttamente verso Dio. Visitare per credere: la Cattedrale di San Vito al Castello di Praga, quella di San Bartolomeo a Pilsen, quella di Santa Barbara a Kutna Hora… Ma anche case, edifici pubblici, palazzi e cinte murarie: obbligatoria una gita a Policka, pittoresca cittadina boema dalla fortificazione gotica, costruita sotto il regno di Carlo IV. Notevoli esempi di architettura ma anche di arte gotica nei castelli (Karlstejn, Pernstejn, Svihov, Bezdez e Velhartice con l’imponente ponte d’epoca) e nei conventi (Zlata koruna presso Cesky Krumlov, Porta Coeli a Predklasteri e Vyssi Brod).

L’eco italiana nell’architettura ceca: Rinascimento e Barocco

Scavalcate le Alpi, il vento di rinascita nell’arte e nell’architettura, nel XV secolo dall’Italia arriva a soffiare sull’odierna Repubblica Ceca. Anche qui sboccia il Rinascimento in tutto il suo splendore. Ispirandosi all’opera degli architetti e dei progettisti italiani, o ingaggiandoli direttamente, l’architettura locale fa sue le teorie del movimento, ma le reinterpreta e dà vita a una corrente propria. E’ tempo di armonia di volumi, giochi di proporzioni, simmetrie e prospettive, a simboleggiare una dimensione armonica dell’uomo con la natura e con Dio. In Cechia fioriscono porticati, loggiati, portali decorati, frontoni modellati che danno un’impronta di elegante leggiadria agli edifici. Ne sono esempio i cortili porticati dei palazzi di Opocno, Bucovice e Velke Losiny. Assolutamente da regalarsi una visita ai palazzi rinascimentali di Kratochvile, Grabstejn, Jindrichuv Hradec e Nelahozeves, oltre al Castello di Horsovsky Tyn. A impreziosire il palazzo di Moravska Trebova, il portale rinascimentale più antico del Paese, del 1492. Al di là dei singoli edifici, comunque, il Rinascimento ha cambiato anche qui l’assetto e l’aspetto di intere cittadine, simili a veri e propri camei. E’ il caso, per esempio, dei centri storici di Trebon, Slavonice e Prachatice. Per non parlare del lato “green” del Rinascimento, che ha regalato ovunque, Cechia compresa, giardini-capolavoro che mescolano in un’armonia perfetta gioielli di architettura e architettura del verde. Come nel Giardino Reale del Castello di Praga.
Non rinuncia a una certa leggiadria, seppur nell’abbondanza dei decori e nell’obbligo dello sfarzo, nemmeno il Barocco, altra corrente artistica e architettonica le cui basi vengono trasmesse alle maestranze ceche dalle grandi firme italiane dell’epoca. Chiaroscuri, planimetrie complesse, abbondanza di simbolismi, strategie allusive, opulenti tetti a cipolla, scalinate signorili, ori e stucchi e statue non risparmiano niente, dall’architettura civile a quella ecclesiastica, fino a quella rurale.
L’allievo, se non supera il maestro, se ne rende presto però indipendente e nasce il cosiddetto Barocco ceco, che non ha eguali altrove. Oggetto di un itinerario tematico specifico, che traccia come un ricamo tutto il Paese, non può essere riassunto in poche righe. Non si può però non citare il talento dei Dientzenhofer (padre e figlio) e Jan Blazej Santini (di chiare origini italiane), che plasmarono il volto barocco del Paese, scolpendolo con opere ineguagliabili: chiese, cattedrali, santuari, conventi e palazzi civici. Quanto a Santini, legato fortemente ai simbolismi, l’Unesco ha posto sotto tutela diversi suoi edifici. Nell’abbraccio equilibrato eppur poderoso del Barocco ricadono anche il Teatro del Castello di Cesky Krumlov, il Giardino Vrtbovska e gli altri giardini a Mala Strana, la lunga teoria di statue del Ponte Carlo, quelle allegoriche di Kuks, la Colonna della Santissima Trinità a Olomouc, gli interni dei Castelli di Slavkov u Brna, Vranov nad Dyji e Kromeriz.

Dal giocoso rococò alla linearità anticheggiante del Classicismo

Un vero e proprio inno a tutto ciò che è decoro, quando non attecchisce più di tanto negli esterni, spadroneggia comunque negli interni. Leggero, figlio del Barocco ma più capriccioso e bizzarro, dalla Francia il Rococò arriva in Cechia nella prima metà del 1700, quasi a regalare un’ultima boccata di ossigeno prima dell’avvento del Classicismo, a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Non per nulla lo splendido palazzo di Nove Hrady, con i suoi magnifici giardini e addirittura un teatro barocco naturale, è detto “la Versailles di Cechia”. Un teatro naturale, con palco rotante, anche nei giardini della residenza estiva Bellarie, a Cesky Krumlov. Imperdibili gli interni. Delizioso, infine, il palazzo rococò con tetto mansardato di Dobris, con un elegante giardino a terrazzamenti e tanto di Orangerie, fontane, installazioni floreali, siepi artistiche e broderie di bosso. Poi il gioco finisce e l’architettura ceca si rifugia nel rigore e la “pulizia” del Classicismo, che sfocerà nello Stile Impero. A partire dalla seconda metà del Settecento, attingendo all’antichità, ecco tornare una tendenza a linee semplici, pulite, sobrie se non addirittura severe. Una sorta di ritorno al futuro: una nuova impronta che emula il passato e che ridisegnerà urbanistica, palazzi, teatri e terme. I modelli greci e romani nella loro sobria bellezza si (re)impongono. Ma è una severità elegante, raffinata, che rivendica un’eredità forte e dignitosa. Ne risultano gioielli come il palazzo di Kacina, vicino a Kutna Hora, in assoluto il più bell’edificio ceco in stile impero con il suo impianto a semicerchio, impreziosito da due ali simmetriche e porticate. Da ammirare anche il palazzo di Kynzvart, il cui stile viennese tradisce la commissione del cancelliere Metternich. I dettami del classicismo vengono applicati a interi città o quartieri, quasi fossero stati disegnati col righello: il Teatro degli Stati a Praga, le città di Frantiskovy Lazne, Terezin e Josefov. Interessante anche il paesaggio culturale del complesso di Lednice-Valtice.

Dallo spensierato Liberty al Funzionalismo

Tra fine ‘800 e inizio ‘900 è anche qui tempo di Liberty, con il suo bagaglio di curve, riccioli, fiori, foglie, colori, rameggi e sogni. Ancora una volta, il contagio è europeo, ma in Cechia si trasforma in uno stile a sé. A impazzare nei decori sia esterni che interni è la declinazione austriaca dell’Art Nouveau, nota come Secessione e caratterizzata dall’esasperazione delle componenti plastiche e decorative. Noto soprattutto per le sue opere pittoriche (i manifesti e le locandine in primis), ma anche architetto, Alfons Mucha è il massimo esponente artistico ceco dell’epoca. La vera archistar, a ogni modo, è Jan Kotera, che si spinse però presto verso il modernismo. Il Liberty praghese e ceco è testimoniato in palazzi, hotel d’epoca, quadri, gioielli e altre espressioni dell’arte nuova. Tappe imprescindibili a Praga sono la Casa Municipale, Villa Bilkova e, tra gli altri, l’Hotel Europa e l’Hotel Pariz, entrambi in piazza San Venceslao, che sfoggia anche Casa Peterka. Poco lontano, la Stazione Centrale, dove convivono architetture secessioniste e moderne. Viale Parizska è orlato di palazzi liberty e neorinascimentali. Echi della Belle Epoque anche a Karlovy Vary, Marianske Lazne, Olomouc e Brno (città natale di Kotera).
In piena antitesi con i voli artistici del Liberty, senza fronzoli, forte di materiali nuovi come cemento e acciaio che favoriscono la funzione anche a scapito dell’estetica (come tradisce il nome), il Funzionalismo si afferma prepotentemente negli Anni ‘20 e ’30 del secolo scorso, carichi di cambiamenti geopolitici e culturali. Attecchisce soprattutto a Brno. Nell’allora Cecoslovacchia conquista le firme delle archistar del tempo, come Adolf Loos e Ludwig Miese van der Rohe. Villa Tugendhat, a Brno, firmata appunto da quest’ultimo è l’unico monumento dell’architettura moderna in Repubblica Ceca a esser stato incluso nella Lista del patrimonio culturale mondiale dell’Unesco. Con il Funzionalismo inizia l’architettura moderna, espressione della vita sociale e lavorativa della sua epoca. A Praga lo rappresentano, tra gli altri, il Palazzo delle Esposizioni, il centro commerciale Bat’a, la villa per la famiglia Müller e la colonia Baba, con le sue case-scatola. A Brno, anche Villa Stiassni, il Cafè Era, lo Zeman Café, l’Avion Hotel, la Fiera e la Kolonie Novy Dum. A Zlin, infine, la città-modello voluta da Tomas Bat’a, dell’omonimo, celebre calzaturificio, per i suoi operai.

Dall’architettura di regime allo stile del dopo-Rivoluzione di Velluto

Il Funzionalismo fa in qualche modo da cuscinetto nel passaggio, altrimenti davvero brusco, dal Liberty alle architetture del cosiddetto stile Sorela, ovvero il Realismo Socialista. A metà del Novecento, a celebrazione dell’ideologia stalinista, l’architettura si fa monumentale, storicizzante, simmetrica all’esasperazione. Ispirata alla perfezione, “partorisce” edifici globalizzati, in stile russo, tutti uguali. A inchinarsi alle nuove tendenze sono soprattutto città come Kladno, Karvina, Havirov e Ostrava. Definito “barocco stalinista”, il nuovo stile si insinua a ogni livello, dall’urbanistica all’edilizia, e pretende impianti stradali regolari ad angolo retto, uniforma l’altezza dei quartieri, nient’altro che blocchi di condomini chiusi, e i decori -là dove ci sono- si riducono a colonne classiciste, frontoni triangolari e composizioni che inneggiano alla nazione e alla sua ricostruzione. A spezzare tanta rigidità, ecco però gli ampi viali alberati e l’abbondanza di verde pubblico. Anche Praga conserva il suo spicchio di stile Sorela: l’Hotel Crown Plaza, a Podbaba, fu costruito sotto il controllo diretto del governo e con chiara ispirazione a sette monumentali edifici simili a Mosca. Ultimo singulto in stile è l’Hotel Jalta, in piazza Venceslao. A Praga come un po’ in tutte le città ceche si ritrovano i panelaky, ovvero case popolari in cemento senza alcun vezzo estetico.
E infine, quando la Rivoluzione di Velluto nel 1989 cancella il comunismo dalla storia ceca, via libera a un’architettura moderna, libera e futurista. Opere innovative, che osano e che nel giro di pochi anni sono già storia e tendenza. Il simbolo assoluto di questo nuovo clima fervido e creativo è certamente la Casa Danzante di Praga, di Vlado Milunic e Frank Gehry, ispirata ai ballerini Ginger & Fred, la cui inconfondibile facciata sembra mossa da un fremito. L’edificio, sovrastato da una cupola trasparente in filo metallico, ricorda certa architettura viennese. Altre tappe consentono però di svelare il volto moderno di Praga: il centro commerciale Zlaty Andel a Smichov, il Teatro Nuovo, la Danube House, il Mainpoint Karlin, il Florentinum e la Biblioteca Nazionale della Tecnica a Dejvice. Diversi, poi, i design hotel di rilievo; tra tanti, nella capitale l’Hotel Josef, nel Paese l’Hotel Omnia a Janske Lazne e l’Hotel Miura a Celadna. Altri edifici moderni degni di nota sono il Centro Culturale Uffo a Trutnov, il Centro Congressi Universitario a Zlin e il recentissimo centro commerciale Letmo a Brno.