Al via l’ottava edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi

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Ci siamo quasi! Tutto ormai è pronto per l’inizio dell’ottava edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi, in programma dal 7 al 29 ottobre.

Saranno quattro weekend ricchi di incontri, presentazioni ed inaugurazioni. Ben 34 le mostre che comporranno il festival, 20 i fotografi che interverranno direttamente a Lodi, oltre 50 gli incontri previsti.

Come ogni anno, le tematiche che verranno affrontate e proposte allo sguardo e alla riflessione dei visitatori saranno davvero molte. Dalla realtà sudamericana a quella asiatica, attraversando l’Africa e il Mediterraneo fino a risalire al cuore dell’Europa dell’est.
Cinque le sezioni che compongono la kermesse: quella dedicata al World Report Award 2017, lo Spazio ONG 2017, Uno sguardo sul mondo. A Glance On The World Area, lo Spazio Approfondimento e Corporate for Festival.
Un insieme assolutamente composito ed eterogeneo di proposte per andare a posare i nostri occhi su quel caleidoscopio complesso e vasto che è il mondo, e la vita che lo attraversa.

Il primo weekend prenderà avvio ufficialmente sabato 7 alle ore 10.30, con la curatrice Cecilia Pratizzoli che presenterà i vincitori del PREMIO VOGLINO 2016: Federica Sasso, Karin El Maktafi, Raffaele Petralla e Ylenia Bruzzese in Palazzo Provincia di Lodi.
Alle 11.30 inizierà invece la visita guidata con il fotografo Fabio Bucciarelli alla sua The Devastating Cost Of Humanitarian Crisis In South Sudan: Famine And Cholera Outbreak (Il costo devastante della crisi umanitaria in Sud Sudan: carestia e scoppio del colera) a Palazzo Modigani.
Alle ore 15.00, sempre presso Palazzo Modigliani, sarà il turno di Oscar Castillo e la sua Nuestra Guerra – Nuestro Dolor, Violencia En Venezuela (La nostra guerra – il nostro dolore, violenza in Venezuela).
Alle 16.30 sarà invece il turno del fotografo Giorgio Bianchi con Donbass Stories – Spartaco And Liza (Storie della regione del Donbass – Spartaco e Liza) a Palazzo Barni. Sarà presente Michael Weir, giurato del Belfast Photo Festival.
Alle 17.00 la presentazione del libro “Storytelling a chi? Guida pratica per fotografi cantastorie” di Sara Munari, presso la Sala Granata della Biblioteca di Lodi.
A chiudere la giornata, alle 20.00 il concerto Burdus – Acoustic Balkan Fellini presso Caffe delle Arti – Circolo Archinti.

Domenica 8 ottobre sarà invece scandita secondo il seguente programma.
Alle 10.30 la visita con il fotografo Giorgio Bianchi a Palazzo Barni. Sarà presente Michael Weir, giurato del Belfast Photo Festival.
Alle 11.30, visita guidata con il fotografo Oscar Castillo a Palazzo Modignani.
Alle 15.00 la visita guidata con la curatrice Cecilia Pratizzoli che presenterà i vincitori del PREMIO VOGLINO 2016 presso Bipielle Arte.
Alle 16.30 la visita guidata con il fotografo Fabio Bucciarelli a Palazzo Modigliani.
Alle 16:00 toccherà alla presentazione del libro “Memories of a war reporter” di Livio Senigalliesi presso l’Asilo Garibalidi.
Alle 17.30 l’incontro I grandi maestri del reportage a cura di Luisa Bondoni. Il racconto della storia della fotografia attraverso il genere del reportage e i suoi grandi protagonisti. L’incontro sarà in Sala Granata presso la Biblioteca di Lodi.

Info: www.festivaldellafotografiaetica.it

A novembre al via “Modena Benessere Festival”, salute a 360 gradi. Dalla bio cosmesi certificata al mondo gluten free, fino al body painting naturale

A novembre al via “Modena Benessere Festival”, salute a 360 gradi. Dalla bio cosmesi certificata al mondo gluten free, fino al body painting naturale 
A novembre al via “Modena Benessere Festival”, 
salute a 360 gradi. Dalla bio cosmesi certificata al mondo gluten free, fino al body painting naturale Oltre 200 espositori specializzati in discipline bio-naturali si danno appuntamento sabato 25 e domenica 26 novembre a ModenaFiere. Novità di questa edizone sono un’area interamente dedicata alla cosmesi naturale e biologica certificata – dove provare i prodotti di oltre 50 aziende qualificate provenienti da tutta Italia – e uno spazio riservato alle proposte gluten free. Spazio al mondo “veg” con showcooking crudisti e proposte a tema, 500 massaggi gratuiti, free lesson di yoga e arti marziali, oltre 40 conferenze con esperti sui temi del benessere naturale, dimostrazioni di body painting con tinte naturali: per due giorni Modena diventa la capitale del benessere secondo natura. Tra gli ospiti Susy Blady e Antonello Dose de “Il ruggito del coniglio” di Radio 2

Dall’alimentazione biologica e vegetariana a quella gluten free, dalla cosmesi certificata alle discipline per il corpo (yoga, arti marziali) e quelle per la mente (meditazione, training autogeno), dall’abbigliamento in fibre vegetali agli accessori ecologici ed ecocompatibili per la casa e la cura della persona. Tutto quello che concorre alla salute naturale di mente e spirito è al centro della quarta edizione di Modena Benessere Festival (www.modenabenessere.it), sabato 25 e domenica 26 novembre a ModenaFiere. La manifestazione dà spazio a ognuno di questi ambiti, presentando un’offerta ricca di approfondimenti teorici e sperimentazioni pratiche, accompagnata dall’esposizione e vendita di prodotti e servizi del settore grazie a oltre 200 espositori provenienti da tutta Italia.

La novità dell’edizione 2017 è un’intera area dedicata alla cosmesi naturale e biologica certificata dove si danno appuntamento oltre 50 aziende qualificate provenienti da tutta Italia. Scegliere un cosmetico bio certificato significa essere sicuri che contiene prodotti agricoli e zootecnici derivati da agricoltura biologica certificata, non ha sostanze dannose, tossiche o allergizzanti; non sono stati impiegati OGM e non si è fatto ricorso alla sperimentazione sugli animali; infine non sono state impiegate radiazioni ionizzanti. Questa area, di cui Alessandro Spadoni è il responsabile scientifico, è patricinata dagli enti certificatori CCPB, Bioagricert, Bios srl, Suolo e Salute, BDIH – IONC, Biocert Italia, dall’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica AIAB e dalla Società di Consulenza Bioqualità.

Modena Benessere Festival apre le porte al mondo veg, riservando una sezione alla cultura e alimentazione vegana, con una zona “live”, dedicata all’incontro tra chef, autori di libri e il pubblico. La cucina vegana offre un’infinita varietà di cibi tra cui scegliere, di piatti da preparare, semplici e più complessi: in questa area Sonia Maccagnola, chef di Vegolosi.it, cucina piatti vegani e svelano i segreti per realizzare ricette sempre golose e salutari: l’occasione ideale per chi vuole cimentarsi in tante variazioni rispetto ai piatti tradizionali o in piatti nuovi con ingredienti tutti da scoprire.

Altra novità è l’area gluten free: la celiachia è l’intolleranza alimentare più frequente e la stima della sua prevalenza si aggira intorno all’1%: è stato calcolato che nella popolazione italiana il numero di celiaci si aggiri intorno ai 600.000, contro i quasi 183.000 ad oggi diagnosticati. In questa nuova area i celiaci possono trovare i prodotti e servizi delle migliori aziende del settore con spunti e nuove idee per l’uso degli alimenti senza glutine.

Grande spazio, inoltre, alle dimostrazioni di bio-discipline, arti marziali e ginnastica dolce e la possibilità di sperimentarle personalmente nelle numerose free class condotte dagli insegnanti delle scuole più accreditate; oltre 500 massaggi e trattamenti gratuiti offerti nell’area relax e oltre 40 conferenze con esperti – a ingresso libero – dedicate alle varie declinazioni del benessere naturale.
E poi appuntamenti golosi, a partire dal ristorante biologico e vegano presente in fiera, a cui si affiancano due premi prestigiosi: il Premio Biolnovello, rassegna riservata all’olio extravergine di oliva biologico della nuova stagione, ovvero, per i paesi del mediterraneo, l’olio prodotto prima del 15 novembre di ogni anno; e il Premio internazionale Biol Miel, dedicato al miele biologico, che lo scorso anno ha visto la partecipazione di 165 mieli provenienti da Croazia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovenia, Spagna. L’edizione 2017, la decima del premio, è la prima che punta al coinvolgimento delle famiglie attraverso numerosi momenti informativi e ricreativi in fiera, che culminano con la proclamazione dei mieli vincitori delle diverse categorie.

Torna anche il contest di Body Painting che si svolge nell’arco dell’intero weekend, con la possibilità di assistere a tutte le fasi di realizzazione: dalla pittura sui corpi delle modelle fino all’emozionante performance con musica e danze che decreterà i vincitori della competizione. Con una curiosità in più: nelle due giornate si terranno dimostrazioni di pittura corporea “secondo natura”, utilizzando anche tinte naturali.

Sono oltre 40 le conferenze gratuite che affrontano le varie declinazioni delle discipline olistiche con nomi importanti: in particolare Macro Edizioni cura gli “Incontri con l’autore”, con decine di esperti in due giorni.
Tra gli ospiti più attesi Syusy Blady con il suo libro “I miei viaggi che raccontano tutta un’altra storia”. Il mondo lo ha raccontato, assieme a Patrizio Roversi, in trasmissioni televisive rimaste nella memoria di tutti per la loro ironia, curiosità e rispetto. L’allegria e l’intelligenza sono quelle di sempre, ma in questo volume l’eclettica autrice, conduttrice e regista aggiunge riflessioni dal passo più lungo: cosa raccontano, al di là di storia e folclore, i luoghi che Syusy ha visitato nel corso degli anni, dal Medio Oriente al Sudamerica, dalla Mongolia all’India, dalla Cambogia al Giappone? Quali risposte dà l’esplorazione del nostro pianeta agli eterni quesiti su chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui? (26 novembre 15,30).
Ci sarà anche Antonello Dose, che da 22 anni conduce insieme a Marco Presta il programma radiofonico “Il Ruggito del coniglio”, in diretta ogni giorno su Rai Radio2: Dose presenta il suo libro “La rivoluzione del coniglio. Come il buddismo mi ha cambiato la vita” (ed. Mondadori). La pratica buddista è entrata nella sua vita come una medicina del quotidiano: “è un po’ come avere a disposizione un centro termale dell’anima – scrive – dove coccolarmi e dedicarmi a me, scrollarmi di dosso un po’ di nevrosi, ricaricare le batterie e ripartire con più energia”.
Torna anche il cardiologo israeliano Nader Butto che individua i conflitti psicologici e i blocchi energetici che possono essere alla radice della malattia (26 novembre ore 11). C’è poi Piero Mozzi, medico chirurgo “secondo natura”, che presenta la sua “dieta del gruppo sanguigno” con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone guidandole nella scelta degli alimenti più salutari e adatti alle proprie caratteristiche genetiche (25 novembre ore 14).

La manifestazione è organizzata da Blu Nautilus in collaborazione con Macro Edizioni, con il patrocinio di Comune e Provincia di Modena, la collaborazione di Conad, Conad Ipermercato, Conacreis, CNA Modena. Il festival è diretto e coordinato da Florido Venturi, specializzato nell’organizzazione di eventi sul benessere.
Il programma completo è consultabile su www.modenabenessere.it

Dove: Modena Fiere, Viale Virgilio, 70/90, 41123 Modena
Quando: Sabato 25 novembre dalle 10 alle 20 e domenica 26 novembre dalle 10 alle 19.
Quanto: € 10 intero, € 8 ridotto. E’ possibile acquistare il biglietto elettronico online sul sito a 8 €: si risparmia e si evitano code!
Infoline: Tutto il programma su www.modenabenessere.it

La nuova linea Eurospin Amo Essere Biologico

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Buzzoole
Condividere e promuovere uno stile di vita sano e rispettoso verso le nostre risorse naturali ed ambientali, è una responsabilità che tutti dovremmo portare avanti, anche a tavola; ecco perché ho scelto e scelgo ogni giorno la nuova linea di #Eurospin Amo Essere Biologico.

Una linea di prodotti completa, nata dal rispetto verso l’uomo, verso la natura e le materie prime. Tutti i prodotti sono certificati secondo le rigorose norme europee, così da regalare ogni giorno una spesa intelligente, sana e fatta di ottimi prodotti. I prodotti della nuova gamma sono senza glutine o senza lattosio e variano dalla pasta, ai biscotti, al latte, alcuni latticini, così come tipi di farine senza glutine, offrono davvero molta scelta, ottimi prezzi e sono di qualità. I latti vegetali sono ottimi come alternativa al latte tradizionale e ci sono anche formaggi senza lattosio e latte alta digeribilità. Nell’ampia gamma offerta io ho acquistato il latte senza lattosio e anche questo mi è piaciuto molto, nonché è venuto incontro alle mie esigenze e quelle delle mie amiche intolleranti al lattosio.

Grazie ad Eurospin potrete portare in tavola prodotti sani e sicuri, senza rinunciare al gusto. Scopri di più sul sito.

‘The End of the End’ dei Black Sabbath, mercoledì anche nei cinema UCI lo show finale della band di Ozzy Osbourne

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‘Se non ci fossero stati i Black Sabbath non ci sarebbero stati i Metallica…
e io sarei rimasto un distributore di giornali’
 –
 Lars Ulrich
Quella del 4 ottobre sarà l’ultima grande occasione per incontrare la più grande band metal di tutti i tempi.

Per celebrare questo straordinario appuntamento arriva nelle sale ‘The End of The End’ che porta su grande schermo il concerto e le emozioni della band che ha forgiato il suono stesso del metal: i Black Sabbath.

Il 4 febbraio 2017 il gruppo si è infatti esibito a Birmingham, la città dove tutto era iniziato, per l’81esimo e ultimo concerto del ‘The End tour’. Uno show monumentale che ha calato il sipario su una carriera lunga quasi mezzo secolo.

Il concerto sold out ha segnato il culmine di un tour che ha visto la partecipazione di oltre un milione e mezzo di fan. Del resto, sin dalle loro origini nel 1968, i Black Sabbath crearono un suono che avrebbe costituito le fondamenta dell’heavy metal, influenzando le band di tutto il mondo che sarebbero venute dopo di loro. Ora lo strepitoso show dello scorso febbraio arriva sul grande schermo solo per un giorno, il 4 ottobre (elenco sale su www.nexodigital.it), per far rivivere ai fan di tutto il mondo quel gran finale con una visione incomparabile grazie alle straordinarie riprese in alta definizione.

Il film avvicina i fan alle emozioni più intime vissute dalla band nell’ultimo concerto durante le esecuzioni di hit che hanno definito un genere, da Iron Man a Paranoid a War Pigs. E permette al pubblico di unirsi ai Sabbath e alle perfomance esclusive di alcune delle loro canzoni preferite, non suonate durante il tour, per gettare uno sguardo intimo sul mondo della band, fatto di musica, relazioni, risate e aneddoti personali.

Il gruppo ha dichiarato: “Tornare a casa dopo tutti questi anni è stato qualcosa di speciale. È stato difficile dire addio ai fan, che ci hanno seguito per tutto questo tempo. All’inizio della nostra carriera non ci saremmo mai potuti immaginare che saremmo tornati, 49 anni dopo, proprio qui a casa nostra per il nostro ultimo spettacolo”.

The End of The End offre al pubblico l’ultima incredibile occasione di ascoltare un concerto dei Black Sabbath. Come spiega Ozzy: “What a journey we’ve all had. It’s fucking amazing”. È l’ultima parola della più grande band metal di tutti i tempi.

Il film concerto è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con i media partner MYmovies.it e Rockol.it.

BLACK SABBATH: THE END OF THE END: Solo il 4 ottobre al cinema

Il Progetto Van Gogh. Molto più che una grande mostra!

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Van Gogh a Vicenza.
Non solo una grande mostra sul genio olandese.
Goldin illustra il “Progetto Van Gogh”: l’esposizione, una nuova edizione critica delle “Lettere”, un film originale, uno spettacolo destinato a girare i teatri italiani, una mostra di Matteo Massagrande. E un allestimento che propone l’emozione di un viaggio.

Mostra promossa da Comune di Vicenza e Linea d’ombra, prodotta e organizzata da Linea d’ombra, main sponsor Segafredo Zanetti.

Van Gogh è il protagonista della grande esposizione a lui dedicata dal 7 ottobre all’8 aprile 2018 nella Basilica Palladiana di Vicenza.
Ma, intorno a questa mostra senza eguali, il curatore Marco Goldin ha ideato un più articolato “Progetto Van Gogh” che fa della grande esposizione il suo fulcro, ma che si declina anche in altre, diverse e originali forme.
La mostra in Basilica – sottolinea Goldin – , attraverso 129 opere in totale (43 dipinti e 86 disegni), delinea l’intero percorso artistico di Vincent van Gogh, dai disegni di esordio assoluto al tempo del Borinage in Belgio nel 1880, quando svolgeva la funzione di predicatore laico per i minatori della zona, fino ai quadri conclusivi con i campi di grano realizzati a Auvers-sur-Oise nel luglio del 1890, pochi giorni prima di suicidarsi. Accanto alle opere di Van Gogh, per utili e puntuali confronti, si incontreranno il Seminatore di Jean-François Millet e alcuni dipinti dei pittori della Scuola dell’Aia, che il giovane Vincent guardava con ammirazione, da Israëls ai Maris.
La mostra si svolge grazie al fondamentale contributo del Kröller-Müller Museum di Otterlo, uno dei due veri santuari dell’opera vangoghiana nel mondo. Il museo olandese, la cui collezione raggiunge una qualità a dir poco superba, presta infatti oltre cento delle opere di Van Gogh in arrivo a Vicenza. Un’altra decina di istituzioni e collezioni private poi, aggiungono capolavori per sigillare l’intero percorso, a cominciare dalla versione da Vincent più amata de Il ponte di Langlois (1888), una tra le immagini simbolo della sua parabola artistica e per questa occasione concessa eccezionalmente dal museo di Colonia. Quadro che Goldin ha eletto a manifesto dell’esposizione.

Sin qui la grande mostra. Ma il “Progetto Van Gogh” offre anche ulteriori opportunità di non minore rilievo.

A partire dalla pubblicazione, a cura di Marco Goldin e Silvia Zancanella, per le edizioni di Linea d’ombra, delle “Lettere”, una monografia che si pone come fondamentale apporto all’esposizione vicentina, anche perché la scelta è caduta sulle lettere che parlano delle opere in esposizione nella Basilica Palladiana.
“La mostra, al di là della vastissima presenza di opere, l’ho pensata – afferma Goldin – anche come la precisa ricostruzione della vita di Vincent van Gogh, seguendolo non solo nei dieci anni che vanno dal 1880 al 1890, ma anche nel decennio precedente, quello che prepara l’attività artistica. In questo senso, di fondamentale importanza è stata per me la rilettura, e il nuovo studio, delle lettere, soprattutto all’amato fratello Théo. Anche quelle scritte dal 1872 all’estate del 1880, quando da Cuesmes in Belgio annuncia, appunto a Théo, di voler diventare un artista. E’ il tempo dei suoi vagabondaggi, per i vari tentativi, e fallimenti, tra lavoro e aspirazioni teologiche, tra Olanda, Inghilterra, Francia e Belgio. Prima del suo percorso vero e proprio tra Brabante olandese e Francia, da Parigi, alla Provenza a Auvers. Per questo motivo abbiamo editato un nuovo libro, che accompagnerà la mostra, con cento lettere appositamente tradotte, includendo prima di tutto quelle che riguardano le opere esposte, oltre ad alcune altre fondamentali per la storia di Van Gogh”.

Un’ulteriore sottolineatura riguarda l’allestimento della grande rassegna: è stato pensato come un “viaggio”.
“Negli spazi ampi e meravigliosi della Basilica Palladiana a Vicenza, la mostra si snoda – sottolinea il curatore – come un vero e proprio viaggio anche nei luoghi nei quali Vincent ha vissuto: il Borinage, Etten, l’Aia, il Drenthe, Nuenen, Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise. Al di là delle lettere che faranno da contrappunto ai singoli momenti, certamente uno dei punti di maggior fascino è la sala nella quale, attraverso un grande plastico di 20 metri quadrati, è stato ricostruito alla perfezione – architetture romaniche e orti e giardini e sullo sfondo la catena delle Alpilles – l’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, il luogo nel quale Van Gogh sceglie di farsi ricoverare da maggio 1889 a maggio 1890. A essere proposta è un’immersione in un luogo sì di sofferenza ma nel quale, e attorno al quale, il pittore ha generato tanta bellezza”.

Nel “Progetto Van Gogh a Vicenza”, rientra anche un film originale, appositamente creato sulla vita e l’opera di Van Gogh.
A proposito del film Marco Goldin evidenzia: “Van Gogh. Storia di una vita – questo il titolo del film – ha la durata di un’ora e viene proiettato in una vera e propria sala cinema, studiata in ogni dettaglio tecnico e funzionale, all’interno della Basilica Palladiana, come ultima, grande stanza del percorso espositivo. E’ stato per me entusiasmante – continua Goldin – realizzare questo mio primo film documentario, arricchito dalle meravigliose immagini che abbiamo girato in tutti i luoghi di Van Gogh, tra Provenza e Auvers. Un film destinato a vivere come un prodotto anche slegato dalla mostra e per questo lo abbiamo raccolto in un dvd in vendita, unito a tante foto del backstage”.

Si sono intanto concluse con un successo davvero entusiasmante e con un pubblico commosso, le quattro serate di proiezione in anteprima di questo film, avvenute nei teatri di Vicenza (25 settembre), Verona (26 settembre), Padova (27 settembre) e Treviso (28 settembre).

Dall’arte alle lettere, dal cinema al teatro. Per tornare nuovamente all’arte con i quadri di Matteo Massagrande.
“Per un anno e mezzo mi sono aggirato prima attorno, e poi sempre più dentro, la vita e l’opera di Van Gogh”, scrive Goldin. “Nella scorsa primavera, mentre mettevo mano a uno spettacolo teatrale sulla sua storia, e che vedrà la luce sul finire del 2018, ho scritto, proprio per questo spettacolo, il breve monologo che l’attore che impersonerà Vincent sul palcoscenico reciterà sotto un ultimo albero della vita, accanto a un ultimo campo di grano. Gli ho dato come titolo Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh), ed è il movimento straziato di un’anima che avrebbe voluto amare e mai ha potuto esprimere invece la grandezza di questo amore. Un testo che ovviamente trae spunto da alcuni passaggi di vita contenuti nelle lettere a Théo. Sono davvero brandelli d’anima e di cuore, occhi sgranati sul mondo. Tempo dopo averlo scritto, ho provato il desiderio che un pittore potesse non illustrarne alcune scene, ma traendovi spunto desse loro una temperatura insieme d’anima e di colore. Allora ho chiamato un artista che stimo molto, Matteo Massagrande, e gli ho mandato il testo, dicendogli solo: “Matteo, non aggiungo altro a quello che ho scritto, non ti spiego, non ti chiedo di illustrare una scena piuttosto che un’altra, falla diventare, se ti va, la tua storia. Io l’ho scritta, tu la dipingerai. Come vorrai”. Ecco, così effettivamente è stato, ed è nata pertanto una mostra, fatta di qualche decina di studi preparatori e di sette quadri finali. Li possiamo ammirare nella sala successiva all’ultima dell’esposizione dedicata a Van Gogh, sempre in Basilica Palladiana, prima della sala cinema. Chi mi conosce, sa che amo da sempre scoprire come la pittura contemporanea di qualità possa dialogare con la pittura dei secoli passati. Una volta ancora, ho voluto farlo. E un libro ne resterà quale testimonianza”.

La mostra si svolge anche grazie al sostegno di

Italian Exhibition Group
Fondazione Giuseppe Roi
AIM Gruppo

Sponsor Tecnici
Bibetech Led Lighting
I Bibanesi
Mosaico Group
Arteria
Sitland

Con la partecipazione di
Confcommercio Vicenza
Confindustria Vicenza

Accoglienza turistica
Vicenzaè

Informazioni
www.lineadombra.it
info@lineadombra.it

Massagrande incontra Van Gogh. In Basilica Palladiana a Vicenza

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Venticinque studi, sette quadri. Altrettante stazioni di un percorso “dentro”. Dentro l’intimità e le visioni di un artista straziato e sensibile come pochi altri, Vincent van Gogh.
Emotivamente fatte proprie da un curatore-poeta, Marco Goldin. E trasmutate per mano di un artista di rara sensibilità e finezza come Matteo Massagrande.
“Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh)”, l’esposizione di dipinti creati da Massagrande sulla base del monologo teatrale scritto da Goldin, perfettamente suggella il percorso espositivo della grande mostra su Van Gogh in Basilica Palladiana a Vicenza.
Racconta l’uomo che, impastando nel colore i propri sentimenti, ha creato i 129 capolavori che qui sono riuniti.
Anche per questo quella di Matteo Massagrande è più che una mostra tradizionalmente intesa. E’ un progetto a quattro mani che unisce la parola all’immagine, dove i confini tra passato e presente, tra arte, emozione e catarsi si fanno tanto deboli da fondersi.
Per condurre i visitatori “dentro” una storia che è, o diventa, di ciascuno.

“Io ho amato. In ogni giorno della mia vita / e l’ho scritto così tante volte / e l’ho dipinto con i miei colori, / come un’acqua che scorre impetuosa / e niente la può fermare”.
A pronunciare questi versi, per voce di Marco Goldin, è Vincent van Gogh, accasciato ai piedi di un albero, il petto arrossato dal sangue che fuoriesce dalla ferita che gli ha squarciato il petto. Inferta per sua mano.
Per porre fine a una vita dove l’amore è rimasto un miraggio, peggio: qualcosa di intensamente offerto ma “che io non ho avuto indietro”.
E’ un “Canto dolente d’amore” quello che esce dalle labbra riarse di quell’uomo sorretto dal tronco. Nella sera di Auvers.
“Quell’albero è per qualche momento il centro del mondo, il luogo dove tutto converge dell’universo”, scrive Marco Goldin nell’introduzione al grande libro/catalogo che uscirà per la fine di ottobre. “Se ne sta andando da questa terra un uomo che ha lasciato una scia perenne, ha lasciato un segno che non potrà mai essere dimenticato. Per questo così tante persone provano così tanto amore nei suoi confronti. Ho scritto quel monologo nella scorsa primavera, di getto, un sabato pomeriggio… E’ stato nel momento in cui l’ho ripreso in mano, che ho provato un desiderio, questa volta sì davvero un desiderio, forte. Che un pittore potesse non illustrarne alcune scene, che pure mi sembravano non mancare, ma che ne facesse canto egli stesso, e canto colorato.
Allora ho pensato a chi potesse vivere questo stesso sentimento, questo medesimo spirito. Quello che avevo messo dentro, vita bruciante, nel “Canto dolente d’amore”.
Ho deciso che questo pittore non potesse che essere Matteo Massagrande, che stimo e amo per le immagini che crea, ma anche per l’urgenza vera e autentica di fare pittura dentro il mare largo, e a volte doloroso, dei sentimenti… Matteo ha accettato di fare pittura sul “Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh)” e ha scelto liberamente ? senza farmene parte come gli avevo chiesto ? le scene che più l’hanno coinvolto… Le ha fatte diventare qualcosa di suo, le ha calate nel mondo suo proprio, ed era esattamente quello che avevo sperato, che avevo desiderato accadesse. Che lui potesse creare immagini che nascevano sì dalla mia parola, ma ugualmente avessero una loro precisione e una loro assolutezza indipendente dalle mie frasi. Fossero, insomma, i suoi quadri e non altro. Così c’è una parola che sale con forza, eppure con dolcezza, alla mia bocca guardando i sette quadri, e prima gli oltre venti studi, che Matteo Massagrande ha dedicato al “Canto dolente d’amore”: intimità. Sono, queste, immagini insieme prive di tempo e però calate nel tempo. Ne fanno parte perché fanno parte della vita, ma sono ugualmente il destino del “per sempre”. La pittura di Matteo Massagrande, con le sue profonde sottigliezze ne accompagna l’esistenza, la manifestazione, il dissolversi in certe nebbie che abbiamo.
Si guardano insieme questi quadri, perché sono stazioni alle quali ci siamo tutti avvicinati e dalle quali siamo tutti partiti. Non uno è più importante di un altro, perché stanno davanti agli occhi come un profumo che sale, un silenzio che viene, una musica che si ode da lontano, che non si percepisce del tutto ma si sente che c’è e si spande nell’aria. E questo reca conforto, perché il mondo è ancora bellezza ed è meraviglioso sapere che ci sono pittori che questa bellezza segreta la sanno dire, la sanno raccontare. Per farne un canto. D’amore e di nostalgia”.

ORGANIZZAZIONE
Linea d’ombra
Strada di Sant’Artemio 6/8
31100 Treviso

Tel. +39 0422 3095
Fax +39 0422 309777
info@lineadombra.it
www.lineadombra.it

A Milano l’Arte è Ribelle.

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Ph: Fabrizio Stipari / CreVal


A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”,
 una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico di “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

“Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti, gli illustratori e gli intellettuali che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, proprio a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionatissima retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Il curatore ha selezionato per questa rassegna un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia e Pablo Echaurren tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La grande mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente in coincidenza tematica) alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, dove quell’importante progetto nazionale vivrà una declinazione monografica non meno significativa. Ad essere proposta alla Galleria Carifano è una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
Per la prima volta, 50 opere, il meglio della sua fondamentale collezione, viene proposto in una mostra. Ad essere “svelate” in Palazzo Corbelli sono opere di artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.

A dimostrare come l’Arte Ribelle non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Inaugurazione: mercoledì 11 ottobre ore 18.30

Coordinate mostra

Titolo
ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
12 ottobre – 9 dicembre 2017

Vernice per la stampa
mercoledì 11 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Inaugurazione
mercoledì 11 ottobre ore 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 15.00-19.00
chiuso domenica e lunedì, 1 novembre e 8 dicembre
INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it – www.creval.it

Lawrence Ferlinghetti, poeta della Beat Generation, torna nella sua Brescia

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5.0.3

Il poeta della Beat Generation
si svela nella “sua” Brescia.

“A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia” (Brescia. Museo di Santa Giulia, dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018) mette in luce l’importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, poeta, pittore, editore e agitatore culturale americano di origini bresciane, nel panorama letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, ed in particolare all’interno del movimento della Beat Generation.

“Ferlinghetti – afferma il Direttore di Brescia Musei Luigi Di Corato – oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo “A Coney Island of the Mind” (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell’opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti, come fa questa mostra bresciana, dà modo di rendere omaggio all’intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull’opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta”.
Il percorso espositivo vuole inoltre raccontare come questa corrente letteraria abbia avuto un particolare seguito in Italia grazie alla traduttrice e critica letteraria Fernanda Pivano, che per prima ha tradotto e fatto pubblicare l’opera di autori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti di cui è stata sostenitrice e amica”.

La visita in Italia di alcuni di questi autori – ad esempio Kerouac partecipa a diverse conferenze e rilascia un’intervista alla RAI nel 1966 e Ginsberg prende parte al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967 – contribuisce inoltre al fatto che il movimento Beat diventi nel paese un fenomeno culturale, musicale e di costume. La mostra diventa quindi l’occasione per ripercorrere la storia di quegli anni e ricrearne l’atmosfera attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video. Molti dei libri e documenti in mostra, oltre a una serie di fotografie scattate ai Beat da Ettore Sottsass, provengono proprio dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi curato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera.
Oltre ai bellissimi scatti di Sottsass, alcuni dei quali inediti, sono presentate in mostra fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon.

In mostra viene documentata anche la carriera artistica di Ferlinghetti che inizia a disegnare e dipingere nell’immediato dopo guerra mentre si trova a Parigi, per conseguire un dottorato alla Sorbona. Qui frequenta nel tempo libero gli atelieres livres per esercitasi nel disegno dal vero, così scoprendo la propria vocazione per le arti figurative.
In Santa Giulia viene esposto il prezioso olio su tela Deux del 1950, prima opera dipinta da Ferlinghetti, oltre a un’ampia selezione di disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti in Italia prima d’ora. Tele di grandi dimensioni, provenienti direttamente dalla collezione dell’artista, vanno ad arricchire le sezioni della mostra, testimoniando come Ferlinghetti sia stato sempre ispirato dalle proprie esperienze di vita, dagli avventurosi viaggi in giro per il globo alla costante ricerca delle proprie origini.

Le ultime sale della mostra in Santa Giulia vengono riservate al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. Il poeta scopre di avere origini italiane solo a vent’anni quando richiede il proprio certificato di nascita per arruolarsi volontario nella Marina degli Stati Uniti, scelta che determinerà poi la sua partecipazione allo Sbarco in Normandia. In quell’occasione Ferlinghetti realizza che il padre Carlo Leopoldo, morto prima della sua nascita, aveva anglicizzato il proprio cognome in Ferling. Solo nel 1955 il poeta deciderà di prendere ufficialmente il proprio cognome italiano e di firmare con quello tutta la sua opera letteraria e artistica.
Da questo momento in poi Ferlinghetti intraprenderà una lunga e tortuosa ricerca per risalire alla città di nascita del padre, Brescia, riuscendo ad individuare nel 2005 la casa da dove era partito per emigrare giovanissimo negli Stati Uniti.

www.bresciamusei.com

VIII Festival della Diplomazia, Diplomacy. A Roma si incontra la politica internazionale dal 19 al 27 ottobre

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VIII Festival della Diplomazia

Dal 19 al 27 ottobre 2017 a Roma

PRÌNCIPI E PRINCÍPI

Il sistema geopolitico fra interessi nazionali e valori universali

70 Ambasciate, 7 Università, 58 Eventi con:
Daniel Drezner, Lorenzo Bini Smaghi

Simon Anholt, Giampiero Massolo, Michael Klare e molti altri

 

 

Prìncipi e Princípi: come cambiano le relazioni internazionali quando le leadership populiste si scontrano con i valori di solidarietà e responsabilità multilaterale.

È questo il concept dell’ottava edizione del Festival della Diplomazia (Roma, 19-27 ottobre 2017), manifestazione diffusa, che con 58 eventi e il convolgimento di 70 Ambasciate, 7 università, luoghi di incontro della politica internazionale e prestigiosi partner scientifici, vedrà alternarsi in tavole rotonde e incontri specifici alcuni tra i massimi esponenti del pensiero politico e sociale contemporaneo: da Daniel Drezner a Simon Anholt, da Giampiero Massolo a Franco Frattini, passando per Gerald KnausEnrico GiovanniniPaolo Magri, Luciano Pellicani e Michael Klare, con l’apertura lavori affidata a un artista del calibro di Michelangelo Pistoletto, che dialogherà con gli Ambasciatori di Cuba e Colombia.

In un’epoca in cui la personalità dei leader mondiali sembra prevalere sull’arte della diplomazia, superando e in alcuni casi calpestando il modello classico della concertazione e della trattativa – con prove di forza e tweet minacciosi – le relazioni internazionali cambiano segnando la crisi della politica e i valori che da sempre caratterizzano le relazioni internazionali.

Per riportare al centro il dialogo e il confronto tra i popoli, Diplomacy mette in campoun’agorà di diplomatici, rappresentanti istituzionali, personalità del mondo accademico, insieme a un parterre de roi di esperti nel settore finanziario e imprenditoriale che si confronteranno alla ricerca di strumenti collettivi, nuove idee e valori condivisi che possano superare l’opposizione e l’ostilità nei riguardi della politica e riaffermare le ragioni della convivenza e dell’integrazione al posto degli interessi nazionali.

Fra i temi che si dibatteranno: Leadership e PoliticaMigrazione, Sviluppo e IntegrazioneLa Cultura come strumento per abbattere i muriLa geopolitica delle risorse; Difesa, Sicurezza e Antiterrorismo; Cybersecurity; Libero Scambio, Nazionalismi e Protezionismi; Deglobalization: ritorno allo Stato Nazione.

Fulcro della manifestazione e punto nevralgico d’incontro quest’anno saranno gli atenei romani, che parteciperanno attivamente con gli studenti per parlare dei principi base della politica. Un vero investimento per il futuro della diplomazia e delle relazioni internazionali.

Il festival, che per questa ottava edizione ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, si svolge con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

 

 

Il programma completo: www.festivaldelladiplomazia.it

Cabin Crew Fashion in the Air: una mostra dedicata alle divise delle compagnie aeree

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A breve il museo Kunsthal di Rotterdam presenta “Cabin Crew. Fashion in the Air”, dal 23 settembre al 4 febbraio 2018, un’affascinante retrospettiva sulle divise del personale di volo femminile delle compagnie aeree di tutto il mondo.

Soggette alla moda e allo spirito del tempo, anche le divise delle hostess sono sempre state influenzate dalla grande varietà di stili che si sono avvicendati per svariati decenni: da capi più funzionali e modesti a quelli più eleganti e di grande stile. Il taglio e il colore delle uniformi, i cappelli, la forma e i motivi dei foulard, le giacche e le spille non sono mai lasciati al caso, ogni singolo dettaglio viene accuratamente studiato.

Diverse compagnie aeree si sono avvalse della collaborazione di famosi stilisti per la creazione delle proprie divise: è il caso, ad esempio, dell’attuale uniforme di KLM, ideata dal famoso couturier olandese Mart Visser. Altri illustri nomi che hanno portato il proprio contributo in questo campo sono stati, tra gli altri, Yves Saint Laurent e Cristóbal Balenciaga.

La straordinaria selezione protagonista di “Cabin Crew. Fashion in the Air” è parte della collezione dell’olandese Cliff Muskiet, il commissario di bordo che possiede la più grande raccolta di uniformi per personale di volo. Dal 1993, Muskiet è riuscito ad acquisire oltre 1405 divise appartenenti a 523 compagnie aeree. La mostra “Cabin Crew” è uno dei principali obbiettivi del museo Kunsthal di Rotterdam, quello di far scoprire al pubblico le più grandi e curiose collezioni private.

 

https://www.kunsthal.nl/en/plan-your-visit/exhibitions/cabin-crew/