Torino si trasforma in una milonga_vacanze di Pasqua ballando all’International Tango Festival!

17° International Tango Torino Festival

dal 13 al 17 aprile 2017 

Cinque giorni per indossare i vestiti più eleganti, chiudere gli occhi, abbracciare il partner e lasciarsi conquistare dal tango!
L’ International Tango Torino Festival è sinonimo di grande tango a Torino e in Italia fin dalla sua nascita nel 2000. Arriva quest’anno alla diciassettesima edizione – come sempre durante le vacanze di Pasqua – dal 13 al 17 aprile 2017.

La passione degli ideatori, direttori artistici e produttori Marcela Guevara Stefano Giudice ancora una volta porta a Torino l’amore per questa cultura realizzando un appuntamento di successo internazionale capace di attirare ballerini e ballerine da tutto il mondo.

   International Tango Torino Festival mette in primo piano la ricerca della qualità della proposta artistica e didattica insieme al rigore organizzativo e all’attenzione e cura dell’ospite. Il festival prevede infatti un programma strutturato intorno a stage e seminari di studio con la partecipazione deimigliori ballerini e musicalizadores sulla scena mondiale e un ricco calendario di feste, milonghe, spettacoli teatrali che fanno da imperdibile corollario al programma principali.

   Marcela Guevara e Stefano Giudice, ideatori e direttori artistici del Festival, sono ballerini di fama mondiale, ospiti fissi delle più importanti manifestazioni internazionali, ma anche abili nell’organizzare una macchina complessa che attira a Torino i nomi più prestigiosi fra i maestri in circolazione e rende le vacanze di Pasqua a Torino una delle mete più ambite dai tangueri di tutto il mondo.

Lo spettacolo La Cumparsita aprirà il programma di quest’edizione: giovedì 13 aprile alle ore 21 ilTeatro Nuovo ospita infatti uno spettacolo unico che presenterà le straordinarie coppie di artisti protagonisti del festival in coreografie di assolo e di gruppo per trasportare lo spettatore nel meraviglioso mondo del tango di Buenos Aires grazie alle sonorità ed ai passi dei più famosi ballerini al mondo. Non mancherà un momento celebrativo della più grande compagnia di tango argentino della storia contemporanea, un omaggio ai personaggi della compagnia TANGO X 2, interpretati dagli artisti ospiti del festival che ne vestiranno anche gli abiti originali. Lo spettacolo sarà una occasione unica per vedere tutte le straordinarie coppie di artisti presenti al festival: Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, Sebastian Arce y Mariana Montes, Esteban Moreno y Claudia Codega, Sebastian Achaval y Roxana Suarez, Neri Piliu y Yanina Quinones, Facundo Pinero y Vanessa Villalba e Marcela Guevara y Stefano Giudice.

Ma la prima serata di Festival non si esaurisce in teatro, bastano pochi minuti e pochi metri per trasformarsi in ballerini alla Milonga di Apertura al Club Almagro di Via Perugia 20 a Torino. Dalle 22.30 sarà dj Luca Lamberti ad animare la serata.

Nei suoi diciassette anni di storia l’International Tango Torino Festival è diventato uno dei più importanti e conosciuti eventi europei dedicati a questa sensuale danza che non conosce mai crisi, perché, come si dice in Argentina, il tango è la maniera migliore di unire corpo e musica in una coreografia irresistibile. Anche per questa edizione, tra gli ospiti, ci saranno i più grandi artisti del panorama internazionale oltre a due orchestre e musicalizador di prestigio internazionale.

Anche quest’anno l’ITTF mantiene la sua matrice didattica, e a guidare gli allievi insieme ai padroni di casa Marcela y Stefano, saranno tutte le coppie di ballerini ospiti con le loro specificità: tecnica e armonia nella coppia, fondamenti musicali del ritmo e la melodia, giro con enrosques y contragiri. Imparare i passi accompagnati dai migliori tangueri del mondo è una occasione unica per i ballerini che ogni anno affollano i corsi, molti dei quali registrano il sold out con larghissimo anticipo. Nel 2017 Torino sarà invasa da ballerini provenienti da 24 nazioni!

Non mancheranno le classi per i principianti che potranno frequentare lezioni gratuite tutti i giorni dalle 20 alle 21 nelle date indicate per imparare i primi passi e farsi travolgere dalla “pasion tanguera”.

Tra i seminari, una grande novità: Las Divinas del Tango, Mariana Montes, Roxana Suarez, Claudia Codega, Yanina Quinones e Vanessa Villalba, tra le più importanti ballerine al mondo, insegneranno solo alle signore la tecnica del movimento, della postura, la qualità degli abbellimenti e la femminilità, segreti e gesti che non possono mancare nelle ballerine del tango.

Ma torna anche il Seminario de Tango Salon: un’occasione imperdibile per confrontarsi e seguire il ritmo con Sebastian Arce y Mariana Montes, Esteban Moreno y Claudia Codega, Sebastián Achaval y Roxana Suarez, tre delle migliori coppie di questo genere.

Dopo l’inaugurazione con lo spettacolo La Cumparsita giovedì 13 aprile presso il Teatro Nuovo venerdì 14 aprile si taglia il nastro del 17esimo ITTF con la Fiesta de Bienvenidadalle ore 23 fino alle prime luci del mattino. 8 Gallery al Lingotto, storica sede del Festival si trasforma per cinque giorni e ospita anche quest’anno le grandi feste di musica e danza, con oltre mille coppie in pista nella struttura trasformata da fabbrica a luogo di incontro dal grande architetto Renzo Piano.Esteban Moreno y Claudia Codega, Carlitos Espinoza y Noelia Hurtado, Neri Piliu y Yanina Quinones animeranno la Fiesta de Bienvenida I dj Mauro Berardi accompagneranno per tutta la notte i ballerini del Festival.

  Sabato 15 aprile i ballerini indosseranno i loro abiti più sensuali per la Milonga Pomeridiana, dalle17.30 alle 20.30 con il dj Alfredo Petruzzelli nelle strutture del Tech NH Hotel al Lingotto.  
 Alle 23 la serata si sposta di pochi passi: all’8 Gallery si apre il Gran Baile de Gala con Sebastian Arce y Mariana Montes e Sebastian Achaval y Roxana Suarez, Facundo Pinero y Vanessa Villalba. Tra colpi   di tacco e colpi di punta, la musica dal vivo dell’Orchestra Ensemble Hyperion e il dj set del dj Supersabino si vivrà una notte di danza elegante e intensa. 

  Domenica 16 aprile dalle 18 si torna a ballare nella Milonga Pomeridiana con dj Sergio Chiaverinifino alle 21 presso il Tech NH Hotel.Alle 23 invece, inizia la Gran Fiesta de Pasqua con le esibizioni di Miguel Angel Zotto y Daiana Guspero. Sarà l’Orchestra Tango Spleen a suonare per questa serata irriverente e giocosa, accompagnata da dj Supersabino.

  Lunedì 17 aprile il Festival chiude il sipario sulla diciassettesima edizione: un primo riscaldamento alla Milonga Pomeridiana al Tech NH Hotel dalle 15.30 con la dj Paola di Bari e alle 21 il Club Amagro ospiterà la Fiesta de Despedida, una milonga d’arrivederci per concedersi un ultimo ballo, accompagnati dal dj Paola Pia, aspettando la prossima edizione.

Per informazioni:  http://www.marcelaystefano.com/tango-torino-festival/

Eurosonic Noorderslag 2017, ossia quello che mi vergogno di scrivere altrove

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EBBA 📷 Ben Houdijk

Ieri mentre quello che non è il mio psichiatra ma per una sorta di buco nero dovuto alla ASL di appartenenza è almeno un laureato che dovrebbe capirci cosa stia facendo col mio fisico ha detto “Certo che sua figlia ha davvero un bel lavoro”. Per non peggiorare la mia situazione psichiatrica ho omesso il “sì, ma vieni a vedere il mio conto in banca: queste tre settimane in psichiatria dopo aver perso il bambino hanno fatto sì che non andassi in rosso… mi verrebbe da dire facciamolo più spesso: vitto, alloggio, e droghe psichedeliche che ti fanno sentire intelligente come Gasparri twitter incluso” e invece ho annuito dicendo che si, ma quella seconda delle mmmmh 24? facciamo venti pillole che prendo tutti i giorni, quella che prendo dopo le 13, mi fa sbandare un po’ troppo con quella andatura alla Naomi Campbell quando ancora Briatore la chiamava Naiomi. Ma gli ho detto “Su a lavoro non era un gran problema: tanto erano tutti più ubriachi e fumati di me”. Ha riso, ma era vero. Beati loro eh.

Di codesto ESNS17 mi ricordo che dopo due anni di professionismo ho fatto la mia seconda intervista con un tasso alcolico (n.b. aggiungici 3 pillole in cui si consiglia di non bere) fastidioso: alla fine abbiamo contato che erano 3 birre, 6 bicchieri di champagne e 3 di vino. Non bevevo alcool da agosto. Non ricordo un cazzo dell’intervista ma siamo bellissimi nel selfie e posso dirvi che il gruppo, austriaco, è davvero molto bravo. Fortuna che anche loro sono fuori come un balcone.

Per il resto non so dirvi se mi è piaciuto questo Eurosonic. Anche questanno, come l’anno scorso (no, non come l’anno prima dove si puntava sui maschi tipo Hozier o i gruppi vari) il leit motif doveva essere la figa. Perché suvvia: altro che il focus country. Io faccio così, con un metodo molto scientifico: scorro le foto promo e capisco dove si va a finire. Se l’anno scorso si era al pornosoft qui si era invece tra il 60-80, dalle Kessler alle Suffragette dove gli unici squarci di luci erano le nostre tre italiane. Davvero. Credo che questo 2017 ha portato una qualità italica ad Eurosonic (non vi scrivo Noorderslag, non riuscite a pronunziarla bene come Groningen) che negli ultimi 4 anni non aveva questo livello. E questa rivendibilità perché -ora ho visto che un paio di italiani in più l’hanno scoperto- Eurosonic è lì: è quella cosa che serve a chi fa booking per conoscere quale ovino sta comprando e marchiarlo prima di metterlo nelle lineup quelle che vi fanno strappare i capelli. Il booker ha aggiunto l’ovino che è quello “mh, chiccazzè, ma han detto che è bravo”.

E cosa ho messo per copertina? L’unica foto che non sono riuscita a fare perché il responsabile mi aveva messo dietro a un olandese che per misure aveva le stesse del frigo Smeg in casa al mare di nonna. Ché mi ha chiesto poi pure “è riuscita a fare la foto del MOMENTO PRESS” gli ho risposto “no, ma sono abituata: c’è sempre qualcuno che mi impalla quando serve”.

Tra questa e la battuta per la very special night con Jett Rebel dove ho detto ai 4 olandesi attorno “No, beh, poi in ginocchio per lui non ci sarebbe né soddisfazione né molto da fare” mi sono sentita molto sola nel mio umorismo becero: e dire che quello olandese è simile. E invece.

Dei cantanti, e bravi, ve ne parlerò. Ci sono a parte quelli di due anni fa in uscita adesso che dovrei spingervi tantissimo come avrei dovuto spingere il figliolo di cui ero incinta (mica scemo però, si era fatto tre festival di già, e pure bello comodo) ma quello che volevo scrivervi in questi giorni, appena termino le millemila interviste e cazzi è: io ho un problema. Negli ultimi sei mesi (oddio, se andiamo a vedere bene intorno al momento in cui rimasi incinta. Spero dunque siano gli ormoni) mi sono molto riavvicinata ad alcune posizioni di Matteo Renzi, trovandole accettabili, e a Jett Rebel. Il secondo non lo conoscete, ma ve lo introduco vi dicevo non appena ho tempo. Questo mi ha provocato del vero pudore nelle mie convinzioni, e quasi dispiacere.

E che devo dire invece dei Kensington? Per me loro sono il gruppo migliore del mondo. Li aspetto scazzata perché tardano dentro l’hotel. Vado al bagno, incrocio il tour manager che mi riconosce, mi dice “allora sei tu” e mi abbraccia e mi dice “porto Eloi e Casper eh” e io annuisco. Poi mi arrivano tutti ad abbracciare forte e dici “cazzo, ma perché la band olandese che amo sopra ogni altra cosa ha appena fatto -non sapendo un cazzo di come sta andando ora la mia vita- l’unica cosa che ti aspettavi dal tuo compagno di vita da due anni che invece ha sbroccato come un craxiano al Billionaire?

Che musica si ascolta in spiaggia? Spotify rivela i dati sulla musica più ascoltata sotto l’ombrellone nelle città di mare italiane

Tempo di vacanze, tempo di musica da ascoltare sotto l’ombrellone!
Ascoltare i propri brani preferiti è una delle attività più gettonate per rilassarsi in spiaggia mentre ci si abbronza o per prepararsi alle imperdibili feste sulla sabbia. E preparare la propria colonna sonora per arrivare alle vacanze pieni di positività e di buonumore è un must:quasi 14.000 playlist con la parola “Estate” sono state create su Spotify dagli utenti italiani.

Quali sono le canzoni più gettonate dagli italiani in vacanza nelle località balneari? Spotify ha analizzato gli streaming delle città di mare per capire quali sono le tendenze del momento sulle spiagge italiane, tra un tuffo dove l’acqua è più blu, una partita di beach volley e un cocktail dissetante!

Dagli ascolti di Napoli, Trieste, Palermo, Genova, Pescara, Bari, Cagliari, Livorno, Rimini e Reggio Calabria risulta che DUELE EL CORAZON di Enrique Iglesias è il brano più ascoltato sulle spiagge italiane, seguito da Sofia di Alvaro Soler e da One Dance di Drake. Al quarto posto, la risposta italiana ai tormentoni spagnoli: Vorrei ma non posto di J-AX e Fedez.

Enrique Iglesias e J-AX si riconfermano re delle onde, dopo essere stati presenti nella top 3 della classifica “balneare” del 2015 composta da El Perdón (Nicky Jam feat. Enrique Iglesias), Roma-Bangkok (Baby K, Giusi Ferreri) e Maria Salvador (J-AX).

Tra le città, Bari è quella più attiva: i suoi utenti hanno infatti realizzato il maggior numero di playlist dedicate all’estate. Seguono Cagliari e Pescara.

Il giorno della settimana più gettonato per ascoltare musica al mare è il venerdì, con un picco alle 18.

Brani più ascoltati sulla spiaggia 2016

  • Enrique Iglesias – DUELE EL CORAZON
  • Alvaro Soler – Sofia
  • Drake – One Dance
  • J-AX – Vorrei ma non posto
  • Calvin Harris – This Is What You Came For
  • Justin Timberlake – Can’t Stop the Feeling!
  • David Guetta – This One’s For You (feat Zara Larsson)
  • Sia – Cheap Thrills
  • The Chainsmokers – Don’t Let Me Down
  • Alan Walker – Faded

Brani più ascoltati sulla spiaggia 2015

  • Nick Jam – El Perdon
  • Baby K – Roma-Bangkok
  • J-AX – Maria Salvador
  • OMI – Cheerleader – Felix Jaehn Remix Radio Edit
  • Alvaro Soler – El Mismo Sol
  • Avicii – Waiting for Love
  • Wiz Khalifa – See You Again (feat. Charlie Puth)
  • Madcon – Don’t Worry (feat. Ray Dalton) – Radio Version
  • Kygo – Firestone
  • David Guetta – Hey Mama (feat. Nicki Minaj, Bebe Rexha & Afrojack)

Città più attive

  • Bari
  • Cagliari
  • Pescara
  • Genova
  • Rimini

5 ottimi motivi per considerare figo il Positivus Festival

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La settimana passata ho deciso di fare una scappata in Lettonia. Conoscevo la Lettonia solo grazie ai mondiali di atletica e allo Skonto Riga per il calcio. Ricordo che tre anni fa i Muse suonarono a un festival, il Positivus, e da lì da questi 3 anni mi sono capitate un po’ di tutti i colori e quindi questa stagione mi sono incaponita a guisa di animale da soma nel volerci andare a tutti i costi. Sperando che magari la mia sorte avesse un leggero cambiamento (oh, già c’è stato un minisegnale che poi vi dirò), quindi sono stata al Positivus Festival 2016 e vi spiego a punti in modo semplice perché dovreste andarci anche voi o almeno considerarlo come festival.

Ho avuto la fortuna di trovare una compagna di viaggio conosciuta via blog (ciao Babi!) anni fa e che è bella testarda e con un senso dell’organizzazione totalizzante filinesco come me. E abbiamo fatto un bel festival che vado a consigliare anche a voi perché:

  1. La gente. Vi dico, non sarò cruda come i due imbruttiti che poi hanno preso il volo di ritorno con me mentre si scambiavano foto di tipe e facevano commenti che io faccio molto simili quando parlo di bistecche. Devo proprio dire che i lettoni sono bellissimi, ma proprio fighi. Roba che ti giri attorno e ti sembra un provino continuo di Elite, ci pensi solo un po’ meno quando vedi che girano con i carrozzini perché sì c’era anche gente con la prole al festival. E poi hanno alcuni momenti wtf assurdi: del tipo che fanno quelle cose totalmente fuori dal pero e tu stai lì a fissarli e in testa visualizzi proprio un “…”. Oppure girano con tanto alcool nella borsa e si calano delle robe alcoliche che tu, sarà perché hai smesso e poi anche perché ti sei scordata l’imodium a casa l’unica volta che non l’hai portato preventivamente, rimani basitissima. Poi succede anche che magari fermi la gente per chiedere se ti traducono se c’è scritto acqua potabile o no e ti dicono “oh, no, io sono Estone”. E io che ho un casino già in testa a discernere Lettonia da Lituania perché quando ho studiato avevo ancora al liceo la cartina con l’URSS non ci capisco più una fava ma ok, va bene: ce la posso fare.

Baltic see just across main stage at @positivus #positivus2016 #positivus #latvia #salacgrivas

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  1. Il posto. Succede che questo festival in pratica è in una sorta di megapineta. E poi hai il mare: il mare però (qui ve lo devo dire come la storia dell’imodium, così mi invidiate meno) puzza un pochino. Però è tutto figo perché tu ti metti lì sulle amache e guardi in alto e pensi alle cose del mondo con la musica in sottofondo e riesci a fare tutta questa esperienza quasi mistica senza neppure aver avuto bisogno di comprare del fumo. E in meno di 7 minuti di cammino hai tutti i palchi: quindi davvero puoi fare questo festival se sei anche un rottame conclamato o hai da cambiare pannolini. Se vuoi vedere e sentire la musica hai dei palchi, se vuoi svaccarti hai posto. Si vive bene, c’è l’ombra anche se becchi sti repentini cambiamenti di clima che noi che siamo mediterranei non capiamo molto: ma io con il caldo di giorno e il freddo di sera vi dirò un po’ ci vivrei. Ah, poi c’è questa cosa mirabolante: pensate è un festival dove si può lavorare. Hai una sala stampa, hai un team che ti risponde alle richieste, hai una wifi, dei tavoli se devi scrivere o editare foto, hai dell’acqua a disposizione (ma la aveva anche la gente normale con le postazioni di ricarica cellulare incluse), a volte hai anche birra, cocacola, cioccolato e biscotti a disposizione e tutti ti trattano non come se tu fossi un coglione lì a sbronzarti e fare festa con gli amichetti (anche se alcuni lo facevano eh): no, ti trattano come un professionista che è lì a lavorare e ti danno strumenti per farlo. Incredibile eh! Perché da noi a volte non capita.

  1. La lineup. C’era un tot di persone che mi sono accorta che ho saltato tipo a Milano mentre si esibivano perché pensavo che poi le ribeccavo a un festival e altre che invece ho proprio saltato perché magari ero a vedere altri gruppi (tipo i Muse) oppure altri che ho paccato causa no fotopass o perché non avevo i 60 euro di benzina/autostrada da scialarmi in giornata. Non ricordo esattamente se è stato questo o l’anno prima ma era stato premiato come festival europeo dalla migliore lineup. In effetti anche con il forfait di Ellie Goulding (che parlavamo di fortuna: in fondo anche lei me ne ha portata non poca) la lineup era carina assai. Non vi sto ad angustiare con tutti i nomi che però potete trovare qui o vedere nelle foto prossimamente. C’erano anche i miei amichetti girovaghi di festival Joycut, che ho perso perché la navetta partiva proprio quando loro si esibivano. Posso dire che mi ha molto sopreso Hana e che mi è piaciuta più lei di Grimes, che invece ha uno show che mette troppa carne al fuoco e quindi stona per come sembra non diretto. Ho avuto la conferma che Seinabo Sey è la Beyoncé europea sia per voce sia per gli elementi del girlpower che mi piacciono tanto. Ho avuto Iggy Pop così vicino e lui e la sua camminata arrancosa e sciancata mi sono venuti abbastanza addosso a me, al mio alluce sinistro un po’ bronzeo al momento e a un paio di mie costole (ma la mia macchina sta bene!). Anche se le foto venute da vicino fanno più schifo anche delle mia media delle foto schifose potrò dire in futuro sulla internet quando lui passerà a miglior vita “vedete? Iggy non solo mi aveva toccato, mi ha anche un po’ malmenata e da lì ho avuto un contatto fisico con una leggenda del rock”. Ho scoperto poi che i Liima sono quel tipo di band figa di gente fuori come un balcone che a me garba tantissimo, poi che gli Oh Wonder sono sì bravissimi ma che hanno anche un batterista che è bono come il pane appena sfornato, che gli Air dopo un po’ di rodaggio hanno suonato meglio di quando lo han fatto in Italia, e che Mark Ronson è uno che il suo lavoro lo sa fare bene: soprattutto quando ti mette a tradimento Toxic di Britney e tu stai lì a risvegliare il tuo lato tamarroso. Anche su altri ho delle idee, ma in questo momento devo ammettere che i 36 gradi presenti nella mia casetta di Parma mi stanno togliendo la voglia di raccontare e soprattutto mi fanno chiedere perché non l’abbia fatto mentre ero lì. Ah, già: perché dovevo-andare-a-fotografare. Giusto.

Positivus you look so lovely #positivus2016 #pf16

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  1. Il mood del festival: in realtà i lettoni sono molto più scialli di noi. Salvo momenti che mi hanno raccontato perché io non ho vissuto avendo quel problema che ti taglia fuori dalle amicizie e dal mood festivaliero chiamato devo-fare-le-foto. Quindi la free wifi (il loro megagestore telefonico privatizzato da dopo l’indipendenza da free wifi spesso e ovunque, soprattutto qui al festival avanti al palco che sponsorizza) mi ha aiutato nel vivere tutte codeste cose: ossia nel sapere che la gioventù locale non ha grossa crisi come quella che sta parlando la lingua in cui scrivo. Insomma, se a uno gli fai capire che ti piace riesce addirittura a captare i segnali e a combinare un limone anche se sta suonando un gruppo sculettoso come gli Years&Years. Oppure beh, nel wtfmoment che dicevamo prima c’è stata anche una biondina che ha sbroccato durante IggyPop menando gente (col moroso a pacificare il tutto) e gente che ha mollato zaini dopo aver mollato anche lingue sugli earplugs (io invece solo a prendermi botte da anziane rockstar sciancate, vedi?). Tutto questo comunque senza vedere tantissima gente ubriaca messa male (due, mi pare, in tre giorni) o fare quelle coglionate che ti smorzano un po’ la voglia di vivere in altri Stati. E poi oh vedi i concerti con uno spazio vitale. E’ incredibile: sono quasi molto educati (non farò battute sull’educazione e il loro passato: magari poi traducono e non capiscono. Sono molto educati: fine)
  2. Il cibo: devo dire che non conosco benissimo la cucina Lettone, ma ho visto che hanno dell’ottimo cioccolato e dell’ottima carne e anche discrete opzioni vegetariane. Ho visto ad esempio in centro a Riga il ristorante di Al Bano e vi dirò: ha anche dei prezzi onesti. Forse non so, è perché devi sopportarti la gigantografia del proprietario mentre mangi e musica italiana primi anni 90 in sottofondo. Però dicevamo del cibo sia al festival che nella nazione: è buono e ha un ottimo prezzo. E poi la birra. Cioè io ve lo consiglierei davvero come festival: considerate solo che si trova in un posto un po’ tanto fuori Riga e se non avete una macchina a noleggio o dormite in tenda non è comodissimo. Ma voi tanto siete giovani e fighi, non siete come me che ho superato i 30 e giro con l’attrezzatura che se me la fregano mi devo rivendere un rene per ricomprarmela perché sennò ecco ci devo lavorare. Voi già vi vedo lì col sacco a pelo o a prendere un bungalow con altri tre amici: vedi ad esempio io non ci arrivo a tre amici neppure se mi porto il mio pupazzo. Ma ecco: il Positivus è da fare almeno una volta nella vita. E per come è fatto i quattro potrebbero essere il vostro compagno/a, la prole e il nonno che da un’occhiata alla progenie mentre voi limonate duro.

Verbier Festival, dal 22 luglio l’eccellenza musicale nel cuore delle Alpi Svizzere

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Mancano pochi giorni all’inaugurazione del Verbier Festival. Dal 22 luglio al 7 agosto infatti, a Verbier, nel cuore delle Alpi svizzere si riuniranno come d’abitudine i grandi direttori d’orchestra, solisti leggendari e alcuni tra i migliori interpreti delle nuove generazioni.

Verbier, un villaggio di montagna a circa 3 ore di macchina da Milano, è noto per le sue splendide montagne e per gli chalet di legno tanto belli quanto confortevoli. Per 17 giorni consecutivi vi si tengono serate evento, concerti a partire della 11.00 del mattino, master class aperti all’audizione pubblica. Qui infatti si formano gli artisti della “Generazione Verbier” e i talenti di domani.

Musica di qualità per serate indimenticabili

Il Verbier Festival debutta con una magnifica serata di apertura. Leggenda vivente del violino, Kyung Wha Chung, ritornata recentemente sulle scene dopo 12 anni di assenza, sarà per la prima volta a Verbier. Aprirà il Festival insieme ad uno dei suoi più fedeli complici, Charles Dutoit (22 luglio).

Sono in programma alcune splendide opere: Carmen di Bizet, diretta da Charles Dutoit e con la mezzo soprano americana Kate Aldrich nel ruolo della ammaliante sigaraia (25 luglio), o ancora Falstaff di Verdi, con il baritono-basso Bryn Terfel in uno dei suoi più bei ruoli (29 luglio).

Grigory Sokolov, leggenda del piano, darà un recital alla chiesa di Verbier il 26 luglio. Considerata una dei più fini interpreti dei grandi capolavori del repertorio romantico e moderno, la virtuosa pianista Wang darà un recital che la mostrerà al massimo della sua arte il 27 luglio. Mostro sacro che non ha bisogno di presentazioni, il pianista ungherese András Schiff ritorna come solista e alla direzione della Verbier Festival Chamber Orchestra in un articolato programma che culminerà con un Emperor Concerto da antologia (28 luglio). Circondato da una reputazione che ha sorpassato le speranze in lui riposte, dopo la vittoria nei prestigiosi concorsi internazionali Tchaikovski e Rubinstein del 2012, il pianista Daniil Trifonov ritorna per interpretare un suo concerto per piano il 31 luglio. Ivan Fischer dirigerà una serata interamente dedicata a Wagner il 4 agosto, con la soprano italo-tedesca Anja Kampe, riconosciuta come una delle grandi voci wagneriane. Infine, per chiudere il Festival, Michael Tilson-Thomas dirigerà la Terza Sinfonia di Mahler il 7 agosto.

I grandi maestri di questa edizione

La Verbier Festival Orchestra lavorerà quest’anno con direttori veramente eccezionali: il suo direttore musicale Charles Dutoit, ma anche Paavo Järvi, Iván Fischer, Jesús López Cobos e ancora Michael Tilson-Thomas. Senza dimenticare i giovani musicisti della Verbier Festival Junior Orchestra sotto la bacchetta del loro carismatico direttore musicale Daniel Harding e di Dima Slobodeniouk.

La “Generazione Verbier” in vetta

I programmi di educazione musicale del Verbier Festival hanno contribuito a formare molti artisti. E’ con emozione che ritroviamo quest’anno alcuni dei musicisti che sono cresciuti col Festival e si trovano oggi al vertice della loro carriera: Daniil Trifonov, Yuja Wang, il quartetto Ebène, Andreas Ottensamer, e ancora la soprano Silvia Schwartz. Degni rappresentanti della “Generazione Verbier”, incarnano la missione del Festival che consiste nel formare i talenti di domani. Accanto a quelli che si sono già affermati, la nuova generazione sarà rappresentata da Behzod Abduraimov, Benjamin Beilman, Ying Fang, Lukas Geniusas, George Li e dal giovane violinista di 15 anni Daniel Lozakovitj, già partecipante della Verbier Festival Academy, il quale darà quest’anno un suo proprio recital.

Serate ritmiche e musiche del mondo

Il chitarrista Milos darà un appassionato recital, accompagnato dalla stella crescente della fisarmonica classica, la lettone Ksenija Sidorova, e dallo stupefacente clarinettista austriaco Andreas Ottensamer (23 luglio). La carismatica e sensuale Dianne Reeves, diva del jazz che ha ho ottenuto nel 2015 il suo quinto Grammy Award, ci offrirà una formidabile lezione di stile il 2 agosto. L’ambiente diverrà molto festivo con i Gipsy Kings, emblemi del sole andaluso, che saranno per la prima volta di passaggio al Festival per un concerto colorato di flamenco e di rumba catalana (5 agosto).

Un luogo incantevole

La magnifica posizione in cui si svolge il Festival permette di variare i piaceri. Visitare l’ultima esposizione del museo di Bagnes, offrirsi una spa, una partita a golf, una sessione di arrampicata o semplicemente partire in escursione, le possibilità di attività sono molteplici in questa superba regione e non domandano che di essere esplorate.

Benvenuto al nostro nuovo sponsor

Quest’anno il Verbier Festival è molto felice di accogliere la Fondazione Neva in qualità di sponsor principale, a fianco della banca Julius Baer e di Nespresso. Creata nel 2008 a Ginevra dalla famiglia Timtchenko e fedele partner del Festival, la Fondazione Neva ha scelto di celebrare i cinque anni di questo partenariato aumentando il coinvolgimento al nostro fianco, al fine di fare risplendere la diversità della cultura russa, in coerenza con la propria missione. La Fondazione incoraggia in particolare i giovani talenti musicali, sostenendo ogni anno i programmi pedagogici del festival.

Sono stata ad Europavox ed è stato figo perché…

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Il passato weekend ho superato l’inondazione della Senna (o meglio: proprio ci sono stata in mezzo visto che il mio treno ha ritardato 3 ore per passare proprio nei paesini con l’emergenza) e da Parigi sono arrivata a Clermont Ferrand. Il festival Europavox mi ha invitata come reporter e per chiedermi proprio opinioni in campo sia di organizzazione musicale che di critica musicale.

From train, flood in France. #nofilter #nevers #honor7

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Dopo una decina di anni a fare questo lavoro è bello avere un riconoscimento, devo dire. Anche perché nei workshop che abbiamo avuto c’è stato proprio rispetto delle nostre attività e delle nostre idee: spesso a chi si interfaccia con chi scrive di musica interessa solo avere una recensione o una news e non sapere cosa pensa e la sua esperienza. Non guardiamo chi non scolla mai il suo didietro dal desk: specie chi si è fatto le ossa nelle webzine ha fatto festival, conosce le realtà estere, è cresciuto con blog stranieri che sono diventati “testate di riferimento”, riesce ad essere più dinamico e con una visione trasversale delle cose.

Europavox è una bella realtà che non conoscevo: non solo spazio ad artisti locali ma a molti (da qui il nome calza) artisti europei. E molti di loro si esibivano in un palco esterno che aveva accesso gratuito, così come altri concerti all’interno erano gratis: questo si inserisce molto bene nel concetto che la cultura (la musica lo è) potrebbe togliere le paranoie di confini mentali che ancora sussistono in Europa.

 


Ultimo ma non meno importante: il festival si inserisce benissimo nella città. Clermont Ferrand è molto particolare, e il fatto che ce la abbiano fatta conoscere ha aumentato l’appeal nei suoi confronti. I vulcani, la pietra scura, il vino riportato agli albori da poco, le crociate, Blaise Pascal.
Quando molti si accorgeranno che miniera d’oro per il turismo può essere il turismo musicale o festivaliero sarà troppo tardi. Sono stata a un workshop a Milano e tutte le maggiori agenzie di turismo per gli stati europei (tranne uno: le Fiandre) non lo considerano. Forse perché sono l’unica che se ne occupa :)

BCD Records: Foto e artwork originali dalle copertini di grandi vinili, da “Heroes” di David Bowie a “Aurora” de I Cani, dall’1 al 19 giugno a Parma

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BDC- Bonanni Del Rio Catalog, la societa’ che gestisce la collezione di arte contemporanea di Lucia Bonanni e Mauro Del Rio, lancia BDC Records (BDC6), una mostra di più di 30 artwork originali firmati, foto a tiratura limitata e pezzi unici di copertine di dischi cult stranieri e italiani.

La mostra sarà allestita dall’ 1 giugno al 19 giugno, a BorgoDelleColonne28 a Parma: si tratta di una chiesa sconsacrata, quartiere generale di BDC.

Tra le opere esposte ci sono artwork internazionali originali come la foto di copertina del primo disco dei Ramones, quella diLondon Calling dei Clash, quella di Heroes di Davide Bowie o di Transformer di Lou Reed, ma anche l’Italia è rappresentata con foto orginali degli artwork di album di Battisti, CCCP, De Andre’ e Pino Daniele.

Oltre a queste ci sono copertine di album indipendenti italiani, ad esempio Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax, I cani, Bausetelle, tra cui tutti i premiati degli ultimi anni di “Art Vinyl”, l’award delle migliori copertine italiane.

Si tratta di foto originali, tirature limitate o pezzi unici, acquistate direttamente dagli artisti o dalle gallerie che li rappresentano: i fotografi sono grandi nomi italiani (come Luigi Ghirri) e internazionali (come Pennie Smith) ma anche giovani emergenti come Silvia Cesari, Pasquale De Sensi, Dino Maggiore, Kae, Gianluca Moro e molti altri.

Saranno tre gli eventi collegati alla mostra: si parte con l’anteprima giovedì 26 maggio con il live acustico esclusivo diIosonouncane, mentre per l’inaugurazione ufficiale di mercoledì 1 giugno saranno i C’mon Tigre a salire sul palco per uno show esclusivo durante il quale ci sarà un live painting di Danijel Zezelj. Per la chiusura della mostra sarà la volta diFatoumata Diawara, musicista maliana e del dj set di Populous.

L’anteprima sara’ a inviti, l’ingresso alla mostra (incluse apertura e chiusura) prevede una donazione totalmente a favore di UNCHR (donazione minima suggerita: 5 euro per la mostra; 15 euro per apertura e chiusura)

Sponsor della mostra è Waxman Brothers, che rielaborerà la chiesa con la propria linea di interior design Kuishi.

www.facebook.com/BonanniDelRioCatalog/?fref=ts

www.bonannidelriocatalog.com/

Muse a Milano: 36-37-38

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In realtà tutto quello che ho da dire è una prosecuzione di questo.

Sapete cosa è, ci ho messo circa quattro ore a scrivere in modo bilanciato e obbiettivo su Yahoo. Perché lì è una cosa diversa: qua se parte la madonna mi capite. O almeno lo capite se mi avete sempre letto. Nel caso sennò ve lo faccio capire nei commenti.

A Milano ho vissuto tre date molto diverse. Il fatto è che in questi 16 anni (Febbraio 2000, supportavano i Bush e io sì, a Gavin gli ho detto che è tutta colpa sua) siamo invecchiati entrambi. Cambiati: loro spaccavano cose e io bevevo litri di birra senza che il mio stomaco si lamentasse. Ora Matt si rompe un dito del piede e quindi cialtroneggia meno e io invece alla seconda birra di fila inizio a ruttare come un geyser. Naturalmente anche in altro: i Muse hanno raggiunto un livello di professionismo che altri team/band non hanno al momento e io sto arrancando facendo lo stesso. Di loro ci sono tante cose che apprezzo, ma devo affermare che se andiamo a raschiare i sentimenti non ho pianto come negli altri tour o ho sentito quella cosa che i romanzierirosa chiamano farfalle. Era più un EDDAI CAZZO SI. Quella Apocalypse Please, Bliss, Citizen Erased sentita era non era un regalo ma un dovuto. Mi ha dato un po’ noia, anche se poi quando le senti le vibrazioni che hai dentro sono le stesse. Ma forse boh… Sono quelle cose che mi chiedevo come quando suonava SMBH e mi dicevo “E dire che ci avevo pianto ma rispetto alle cose dopo guarda te come non sfigura” o come quando canta senza una chitarra in mano (i momenti neomelodico li chiamammo) e ti sembra ancora tanto strano.

Damn fucking best band in the whole world ❤ #muse #museweek #honor7 #livemusicphotography

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Trentasei: 14 Maggio

Mi ricordo quando presi con scazzo ‘sto biglietto a Settembre 2015. Pioveva, una di quelle mattinate olandesi dove ti sveglia il sole, arrivi a farti il caffè e c’è il tifone, tempo che cerchi il gatto e già piove. Mi giravano le ballissime perché questa data che volevo era soldout sul sito loro il giorno prima e quindi presi il 15 per sicurezza. Quindi ero lì che facevo F5 su ticketonemerda per avere il parterre. Volevo il 14 perché sì, non so. Poi uscì la data di Amsterdam e la presi per capire dove poteva andare questo tour, e fui contenta dell’acquisto. Ma comunque: non è stata la data più perfetta del mondo. Ed era strano per i Muse avere uno scazzo audio: vi ho detto che loro hanno la miglior crew possibile e che insomma… precisini lo sono. Ma è stata una data parecchio “mia”. Non perfetta, ma con una setlist che apprezzo. E soprattutto questo era un tour da vivere nel parterre. Posso dire che sinceramente sono due spettacoli diversi e spero che voi abbiate avuto modo di viverlo dal parterre: non solo perché per come erano le luci 3/4 di show da sopra era come guardarli in pianurapadana a Novembre. Ma proprio perché boh, le emozioni avute sotto non le ho avute stando in tribuna sopra.

Insomma: è tutto bello e non ho neppure visto tutto il concerto attraverso uno smartphone perché ci si poteva spostare senza stare lì incollati senza spazio vitale. Mi è piaciuto, ma non è stato ConcertoDellaVita.

Hell knows how much I hate feeling good but this time my #honor7 gave me a little nice remember #muse #dronestour #museweek

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Trentasette: 15 Maggio

Ho portato mia mamma dandole il biglietto e quando le ho chiesto come le fosse sembrato mi ha detto “Pesaro mi era piaciuto di più, la scaletta qua bah”. Non posso darle torto: fossi in me e voi farei una classaction per quella roba lì suonata (ma Feeling Good l’ha fatta davvero per la su’ Ma’? Non fatemi dire.). Per questa giornata ho avuto l’occasione di collaborare con i De Staat (occhio: i miei endorsment nei post precedenti sono genuini. A me loro piacciono davvero un casino da tempo) e quando abbiamo parlato il pomeriggio mi hanno anche detto che sì, i Muse li avevano scoperti col video di Witch Doctor e che comunque avevano assicurato che il pubblico italiano sarebbe stato entusiasta di accoglierli, un po’ come capita sempre. Ho avuto quei 30 secondi à la Homer dove l’omino del mio cervello ha pensato “ah, ecco, quindi i Muse pensano che qualsiasi cosa facciano qui noi italiani gli si perdona tutto”. Poi ho pensato che tolta una piccola percentuale di fan spaccacazzi (me included) è abbastanza vero che in Italia li vediamo tipo Messia e quindi forse anche loro lo hanno capito. E’ stato un bel momento: un po’ come quello quando il loro responsabile di palco ha detto di me “This girl is the exception for tonight, but only for supporting act… after them no camera or they will kick you out”. E chi sono io per uscire fuori una fotocamera senza alcun permesso soprattutto dopo essere stata così vicina al loro palco? E chi sono io per tirare fuori una reflex e tirarla su sopra le teste? Credo di aver perso mezzo chilo per correre durante le prime tre dei De Staat e boh, a me non pareva il vero essere così vicino al palco dei Muse. E comunque la risposta è stata “No worries, I have a photopass for Muse in two days so I don’t really mind taking pictures around” (ma le ho fatte col mio Honor7)

Matthew blessed you all. Amen. #museweek #muse #dronestour #dronesworldtour #livemusicphotography

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Trentotto: 17 Maggio

Quello che non vi ho detto è che queste date le ho fatte dopo tre settimane di broncopolmonite. Ed ero quindi straziata tra il noncelafaccio, noncihovoglia, maquandomericapita. In tutto questo: io avevo chiesto il pass foto per il 20: perché avrei avuto la mia attrezzatura a disposizione per quella data. Per il 17 sapevo che avrei scattato con quella di backup e mi sentivo come se ce l’avessi piccolissimo in un mondo di elefanti. Fortunatamente ero con due colleghi (Annalisa e Raffaele) bravissimi ma nikonisti :P Ma Annalisa, da veterana dei Muse mi ha rassicurato quando a me letteralmente tremavano le mani. Ho fatto i primi 20 scatti che sembravo su un gommone nello stretto di Messina. Poi ho pensato “Cretina, se tutto ieri ti sei studiata anche le luci per capire come fare al meglio le foto anche con l’attrezzatura zoppa. Stai buona.” E tutto è andato anche se ho sudato come un boh non so che cosa… cosa suda tantissimo? Avevo davvero perso così tanti liquidi che a metà di Citizen Erased sono andata a prendermi una birra e boh ero lì che non capivo un cazzo. Un po’ come se a voi abbracciasse Dom o Chris, io ero riuscita ad avere un photopass (la volta in cui non potevi metterci un cazzo di creatività negli scatti) e avevo delle foto in borsa che non potevo vedere e avevo paura di aver fatto casino ma era tutto bellissimo ed ho scattato per lavoro su Bliss.

Non capivo un cazzo. Ma in senso buono.

Intanto ringrazio comunque il fatto che non sia mai riuscita a intervistarli, perché anni fa dissi che se riuscivo a intervistarli avrei cessato questo “lavoro”. Adesso faccio molte più foto e ho fotografato la mia band preferita sopra ogni altra. E in pratica ho intervistato il 70% dei loro supporters. E’ tutto strano ma ecco, non credo che mollerò mai i Muse, per un controllo di come sono io e come sono loro. E’ così strano vedere che i miei Muse ormai siano una cosa diversa per quelli fan dall’album precedente. O è strano parlare con gente che quando hanno uscito OOS aveva 5 anni e ora ti dice essere malatissima di Muse e ti guarda strana quando dici la cifra di concerti che hai fatto (tra di voi chi mi legge ne ha fatti di più ed è più giovane di me, quindi ecco… NON SONO IO). E’ strano perché i Muse ognuno di noi li interpreta un po’ come cazzo vuole dai live: o focalizzi il grande show che altre band che si fanno pagare il triplo non fanno, o focalizzi su come sono dei panzer corazzati a suonare che è una cosa che spaventa e meraviglia, o guardi che meno male che ti hanno fatto questa o la scaletta con le nuove era LOL, o pensi che l’album nuovo ha canzoni figosissime e vuoi solo quelle. E’ incredibile come ci siano così tante sfaccettature con questa band di adorabili cialtroni. Sarebbe una cosa da tesi di psichiatria, perché è davvero strano tutto. Ma questo tutto ci piace alla fine, e siamo lì che gli vogliamo bene.

Il resto dell’album fotografico lo posterò nel mio portfolio per non snaturare il contratto che ho firmato. Dateci un occhio o boh, guardate twitter o facebook.

Verbier Festival: la grande Musica in vetta

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La prossima edizione del Verbier Festival si svolgerà dal 22 luglio al 7 agosto 2016 nel cuore delle Alpi svizzere. Riunirà come d’abitudine grandi direttori d’orchestra, solisti leggendari e alcuni tra i migliori interpreti delle nuove generazioni.

Il Verbier Festival invita i migliori artisti del momento e alcuni giovani musicisti pieni di avvenire a riunirsi dal 22 luglio al 7 agosto nel magico scenario del villaggio di Verbier. Serate evento, opere mitiche, il ritorno di artisti della “Generazione Verbier” e i talenti di domani, sono le grandi linee che attendono i gli appassionati del Festival.

Grandi opere e serate impareggiabili

Il Verbier Festival debutta con una magnifica serata di apertura. Leggenda vivente del violino, Kyung Wha Chung, ritornata recentemente sulle scene dopo 12 anni di assenza, sarà per la prima volta a Verbier. Aprirà il Festival insieme ad uno dei suoi più fedeli complici, Charles Dutoit (22 luglio).

Sono in programma alcune splendide opere: Carmen di Bizet, diretta da Charles Dutoit e con la mezzo soprano americana Kate Aldrich nel ruolo della ammaliante sigaraia (25 luglio), o ancora Falstaff di Verdi, con il baritono-basso Bryn Terfel in uno dei suoi più bei ruoli (29 luglio).

Grigory Sokolov, leggenda del piano, darà un recital alla chiesa di Verbier il 26 luglio. Considerata una dei più fini interpreti dei grandi capolavori del repertorio romantico e moderno, la virtuosa pianista Wang darà un recital che la mostrerà al massimo della sua arte il 27 luglio. Mostro sacro che non ha bisogno di presentazioni, il pianista ungherese András Schiff ritorna come solista e alla direzione della Verbier Festival Chamber Orchestra in un articolato programma che culminerà con un Emperor Concerto da antologia (28 luglio). Circondato da una reputazione che ha sorpassato le speranze in lui riposte, dopo la vittoria nei prestigiosi concorsi internazionali Tchaikovski e Rubinstein del 2012, il pianista Daniil Trifonov ritorna per interpretare un suo concerto per piano il 31 luglio. Ivan Fischer dirigerà una serata interamente dedicata a Wagner il 4 agosto, con la soprano italo-tedesca Anja Kampe, riconosciuta come una delle grandi voci wagneriane. Infine, per chiudere il Festival, Michael Tilson-Thomas dirigerà la Terza Sinfonia di Mahler il 7 agosto.

I grandi maestri di questa edizione

La Verbier Festival Orchestra lavorerà quest’anno con direttori veramente eccezionali: il suo direttore musicale Charles Dutoit, ma anche Paavo Järvi, Iván Fischer, Jesús López Cobos e ancora Michael Tilson-Thomas. Senza dimenticare i giovani musicisti della Verbier Festival Junior Orchestra sotto la bacchetta del loro carismatico direttore musicale Daniel Harding e di Dima Slobodeniouk.

La “Generazione Verbier” in vetta

I programmi di educazione musicale del Verbier Festival hanno contribuito a formare molti artisti. E’ con emozione che ritroviamo quest’anno alcuni dei musicisti che sono cresciuti col Festival e si trovano oggi al vertice della loro carriera: Daniil Trifonov, Yuja Wang, il quartetto Ebène, Andreas Ottensamer, e ancora la soprano Silvia Schwartz. Degni rappresentanti della “Generazione Verbier”, incarnano la missione del Festival che consiste nel formare i talenti di domani. Accanto a quelli che si sono già affermati, la nuova generazione sarà rappresentata da Behzod Abduraimov, Benjamin Beilman, Ying Fang, Lukas Geniusas, George Li e dal giovane violinista di 15 anni Daniel Lozakovitj, già partecipante della Verbier Festival Academy, il quale darà quest’anno un suo proprio recital.

Serate ritmiche e musiche del mondo

Il chitarrista Milos darà un appassionato recital, accompagnato dalla stella crescente della fisarmonica classica, la lettone Ksenija Sidorova, e dallo stupefacente clarinettista austriaco Andreas Ottensamer (23 luglio). La carismatica e sensuale Dianne Reeves, diva del jazz che ha ho ottenuto nel 2015 il suo quinto Grammy Award, ci offrirà una formidabile lezione di stile il 2 agosto. L’ambiente diverrà molto festivo con i Gipsy Kings, emblemi del sole andaluso, che saranno per la prima volta di passaggio al Festival per un concerto colorato di flamenco e di rumba catalana (5 agosto).

Una incantevole cornice

La magnifica posizione in cui si svolge il Festival permette di variare i piaceri. Visitare l’ultima esposizione del museo di Bagnes, offrirsi una spa, una partita a golf, una sessione di arrampicata o semplicemente partire in escursione, le possibilità di attività sono molteplici in questa superba regione e non domandano che di essere esplorate.

L’’eccellenza musicale prima di tutto
www.verbierfestival.com