Come si fa da domenica prossima?

Pensate di essere un uomo inversamente tricotico, con una gran sicurezza di se, della propria squadra e del bel giuoco che essa propone.
«Oh, dai dai. Quest’anno facciamo la festa scudetto ganza come all’estero… vuoi mettere che spettacolo a San Siro?»
Torino, ieri.
 
 
Dicono mezzo milione di tifosi in giro per le strade di Torino a seguire il bus in stile cityrama a festeggiare per le piazze. Atro che le festicciole sobrie degli altri anni….
Se fosse stato a Roma era una cosa da far vedere in mondovisione e da confrontare con le folle a San Pietro qualche mese prima. Diversità. Ieri erano anche i 20 anni dalla tragedia dell’Heysel. Non si dimentica, mai.
 
Pensate a un ciclista, che si allena mesi e mesi se non addirittura anni per trovare i giusti equilibri, capire come prendere le traiettorie in discesa, migliorarsi a cronometro, essere competitivi in salita. Quando hai una squadra a tuo servizio e un giovane campione ex vincitore della corsa rosa al tuo servizio perchè in stagione no non dovresti lamentarti… Anche perchè prima della partenza i favoriti eravate tu e lui, e tu già piangevi dicendo che se la squadra non fosse stata al tuo servizio l’anno prossimo non saresti più stato con loro.
Milano, ieri.
 
Lo sport a volte è meravigliosamente crudele.

Everybody sing a song… Dudek, Dudek.

 La polonia dei santi da esportazione. Scappa fuori uno che per secoli era una mezzasega, la sera della finale di Champions azzecca la partita della vita.
E così il portierone operaio, della squadra dalle maglie rosse, il polacco Dudek porta il Liverpool alla conquista della coppa dalle grandi orecchie.
 
Come con il Deportivo il Milan ha voluto vendicarci….
 
Dudek che para ballando la ballalaika (contro le case mutilate dalla faida…). Dida che si ricorda di essere un portiere brasiliano, il Milan che va a datteri per sei minuti…. Una partita monumentale di Gerrard.
 
Mi sembra un po’ come quando il Real era dei galacticos. A gennaio il Milan Lab era l’ottava meraviglia del mondo. Ora non si appellino alla sfortuna, alle pippe, ai balletti, alle fonti di giuoco non marcate, al calcio spettacolo, all’umidità relativa.
 
[Non mi rosicate nei commenti. Stef, su su, condoglianze…]
 
 
[Nella foto: un Dudek che vaga per il campo cercando la birra da mettere nel bicchierino che porta in mano…]

Voices.

[incredibile, se accendete la tv adesso su raitre trovate Montano in pedana… con la sciabola… oh, non è un doppiosenso.]
 
Ci sono voci tendenziose provenienti da Milano secondo le quali la Juventus avrebbe vinto uno scudetto sebbene ieri non abbia giocato alcuna partita.
Diciamolo, è stata una conquista dolorosa. Gente in poltrona a vedere il Palermo…. Oh, poi i festeggiamenti. Fare i torpedoni con se stessi e la dinamo della propria bici. Sì, son cose che fanno male.
E intanto, sebbene per la maggior parte dei tifosi Juventini (rompicazzi per definizione. "La Juve vince? Sì, ma quello Zambrotta lì se corresse meno… Del Piero è uno scroccaingaggi… quell’Ibrahimovic lì non sembra neppure un giocatore di calcio, Trezeguet si ammala apposta, Zalayeta lo metterei in cucina a fare la carbonara e Olivera secondo me porta sfiga.") sei mesi fa eravamo una squadra come una fiat croma dell’89 (ossia da rottamare) si è vinto.
Certo che si dovrebbe avere per gli anni prossimi una rosa un po’ più farcita e cambiare preparazione: non si spiega la caporetto a metà stagione con più gente in infermieria che sul campo e con altri, che prestati ad altre squadre, che erano rottami da noi (leggasi il sig. Tudor) riescono a fare tutte le restanti partite della stagione.
Comunque questo scudetto, uscito un po’ così, è sicuramente il contrappasso per quello che abbiamo vissuto il Cinque Maggio. Io sogno ancora un pomeriggio in quel modo… siamo viziati, sì.
 
Oggi, al telefono, ho detto che il Milan ha perso lo scudetto come in fin dei conti Basso poteva perdere il Giro.
Eccolo…
Basso prende una congestione [Diosanto, neanche i bambini piccoli… a dei ciclisti professionisti devi dire: «Amore della mamma, quando bevi l’acquetta scaldala prima in bocca, che sennò dopo hai la bua al pancino…». Cazzo, è come i calciatori che prendono l’influenza… ma vaccinarli dopo che li paghi millemila euro l’anno?] e quindi si pianta, limitando i danni.
Il compaesano di John, Caucchioli, in grande spolvero nella prima fuga dopo parecchio tempo. Ma la cosa meravigliosa è vedere quel Savoldelli, quel Falco di Clusone che tre anni fa fiondandosi nelle discese vinse il giro, salire in quel modo è stato uno spettacolo.
 
E nell’orgia sportiva del week-end figura anche uno dei più affascinanti GP della stagione, quello al principato di Monaco, e la cima Coppi di domani. Ah, dite che gioca la Juve?

Vuoi vedere che il Milan vuole perdere lo scudetto?

No, perchè il risultato di Lecce-Milan non me lo aspettavo, sebbene…
Il problema ora è uno: stravolgere i piani del week-end se il Milan si azzarda a perdere anche la prossima con il Palermo. Eccheccazzi, non mi sembrerebbe giusto. Qui c’è gente che si deve programmare i festeggiamenti, dico.
 
P.s. Io rosico ancora per la partita con il Liverpool. Il resto ci penserò quando avremo ago e filo in mano.
[nella foto: un gruppo di scout aiuta un anziano ad attraversare la strada per ritirare i 500 euro di pensione.]

Il giro del Cervia.

Ieri, non avendo proprio un cazzo da fare… no, rincominciamo.
Ieri pomeriggio avrei dovuto studiare. Mi ero messa lì, mi ero fatta il mio tazzone di the agli agrumi, avevo aperto il malloppone di biochimica e con l’evidenziatore in mano, come se fosse un bisturi, avevo poggiato il mio sedere sulla sedia e incurvato la mia schiena sul tavolo.
Dopo tre minuti netti un operaio sotto casa si è messo a smurare del cemento dai paletti a picconate.
Dopo trenta secondi dall’inizio del suddetto rumore ho iniziato a prendere a craniate uno dei muri portanti di casa pronunciando il mantra: «Maremma zozza cane, sapessi dove te lo metterei quel piccone io…»
 
Ho salutato con la manina e con un po’ di morte nel cuore il libro e gli appunti e sono uscita in bici. Mi ero scordata di chiudere quindi dopo aver varcato il cancello son tornata indietro ad inchiavare (qui gli operai ti pedinano e rubano nelle case, che palle).
Mi faccio un girettino verso il Tardini, vedo un gruppo di omini sul selciato della pensione:
«Scusi eh, ma che fanno, giocano a calcio di giovedì anche se son usciti dalla coppa? Così, tanto per illudersi?»
«No. C’è il Cervia…»
«Ah, quindi non giocano a calcio. Orbene, mi è chiaro. Ah, grazie eh.»
 
Allora. Ho seguito due volte due quella squadra di mezzeseghe quest’anno. No, dai… non il Parma. Una volta perchè avevo da tenere d’occhio un amico, un’altra perchè erano le tre, avevo bevuto otto caffè in un giorno e non riuscivo a dormire e su mtv non c’era un cazzo.
Come si fa a considerarli giocatori di calcio? Cioè, io che ci ho giocato per davvero a calcio non vorrei sentirmi dire: "ah, hai giocato a calcio come quelli del Cervia".
Percaritàddiddio. Avrò due piedi come ferri da stiro, il passo da mezzofondista, i tendini che non mi reggono ma io non mi bullavo almeno per aver segnato un gol che avrebbe segnato anche un bradipo in calore. E non mi son mai ritenuta brava (avevo solo fortuna a segnare: di tacco, di anca, di polpaccio… anche di natica, via)
Però almeno al massimo tiravo su la maglietta e festeggiavo con le 3-4 compagne con cui andavo d’accordo. Ora, che differenza c’è tra l’eccellenza e il campionato femminile di C?
 
Torno a casa col biciclino.
Mi accendo raitre, giro d’Italia. Oh, ditemi quello che volete ma amo il ciclismo.
Guardi quelli che si sfiancano facendo il loro dovere sportivo su due ruote, e pensi alle fighette che in un campionato dove tutti dal lunedì al venerdì lavorano loro no… facevano la preparazione come una squadra di professionisti.  
Pensi che se incontri Basso o lo guardi e lo saluti complimentandoti o gli chiedi addirittura l’autografo (gesto quasi avventato per me) e se incontri un tiziomediodelcervia (non mi sovviene un nome diverso da Gullo, o Scandroglio… boh) aspetti di vedere quale è la sua auto per rigargliela e per poi mettere un finto segnale di passo carrabile dietro la sua macchina e chiamare i vigili.
 
«Eh, non sono soddisfatto di come ho giocato… il misteeeer.. ho fatto del mio meglio… la squadra…»
Chi mi ha visto allenare sa che il primo bimbetto di dieci anni che presentava questo gene si accollava il doppio dell’allenamento degli altri. Ma credo che io sia l’unica a pensarla così. Sarà stato il troppo allenamento sulle montagne bavaresi?
 
«Nonna, domattina il giro parte da Viterbo…»
«Ah, parte solo? Io comunque non lo vorrei un nipote ciclista… guarda te, si fanno il mazzo…»
«Eh, vabbè…»
«Oh, io avevo il (n.d.Fran, non ricordo la parentela con esattezza) figlio della mia cugina… corse il giro anni fa, nel 65 mi pare passarono per la Cassia a Viterbo. Era il suo primo anno da professionista e faceva il gregario per non mi ricordo chi… pensa che quando gli gridammo io e papà (n.d.Fran, mio nonno) "Vai Eraldo!" a momenti si sorprese perchè lì della famiglia non c’era nessuno a vederlo. Poi per quanto era bello avrebbe dovuto far l’attore… altro che ‘sti mezzi frocetti che fanno le fisscion. Poi andò a fà il tassinaro a Roma…»
 
Life is a slalom.
[l’importante è schivare i paletti e non prenderli in altre zone eh.]

Le mani sullo scudetto…

Oh, è da ieri che non so più dove toccarmi.

No, un momento, non è un post su varie pruderie o su un inno all’onanismo. È  che per aver preso tre punti con il Milan ce la stanno beatamente a gufare tutti.

Più che le mani sullo scudetto abbiamo tutti le mani sui maroni (le femminucce hanno le manine più a nord, ecco)

[Nella foto: Nesta che si domandava dove avesse messo il cerchietto per i capelli…]