[potrebbe essere sottotitolato con the importance of being abroad, perlomeno maccheronicamente]
La cosa è molto semplice: eravamo io e ggggiovane conduttore radio della notte lì ai magazzinigenerali per intervistare ‘sti due artisti. Vi dico subito che quello italiano, Porcelain Raft – Mauro Remiddi, mi somigliava in modo impressionante a uno dei miei fu prof di Biochimica. Cristo, vedere il sosia di uno che ti ha sbomballato i maroni per mesi con introni, esoni, malattie genetiche e menate proteiche con una birretta in mano e pronto a suonare la chitarra ti fa pensare ad altro mentre ci parli. E lui invece si è concentrato sulla mia mimica facciale: ormai più indirizzata a seguire idiomi esteri (fate caso ai tedeschi, gli inglesi e i francesi come compensano il loro non gesticolare con le faccette e otterrete me) ma non me la faceva notare nessuno da quando ho postato un paio di miei video qui sulla internet. E poi era reduce da sei ore d’auto (e 35 con ggggiovane conduttore radio), e al tredicesimo minuto -mentre altri parlavano sotto come se si stesse contrattando il pesce- mi dice “ma io dovrei fare il soundcheck” “ma io avevo finito, infatti”.
Cielo.
Sapete: sono questi i momenti in cui vorresti cancellare l’mp3 che hai prodotto e fottertene. Ma l’amor proprio ci manca.
Dall’altro versante dissi la mattina in un ufficio “no, perché alle 16 intervisterei emcatrevantruà” “chi?” “… cercalo su google, scrivi M ottantatrè” “ma certo che lo conosco, come l’avevi detto tu?”, ed eccolo lì che lo vedo seduto ad aspettarmi e lo intervisto per primo. Bassino, tutto busto come direbbe mia nonna. Sopporta anche la mia dimenticanza delle batterie (“scusa, mi rendo conto che non sia professionale ma mi sono dimenticata di cambiarle…” “ma figurati, siamo qui seduti”, dice) e inizia a raccontarmi un po’ tutto, parlando inglese senza quella fastidiosa cadenza francese che gli resta un po’ sempre, ai transalpini. Fluido, dalle cose sue al disco. Lui che dice “ok, nella bassa Francia ero il migliore, ma adesso sono in America, e a Los Angeles non sono nessuno. Questo è uno stimolo” abbinato a “Ho 31 anni, non sono ancora giovane”. A 31 in Italia si è ancora piccini, gli ribatto. Si sorride. Potrebbe sembrare una battuta, in effetti. Continue reading “Er mejo der tu' condominio.”