Marino Marini, la grande mostra da settembre a Pistoia

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Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell’“Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi“Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e con la Camera di Commercio di Pistoia. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons—EFG, Lavazza, Regione del Veneto—e le Guggenheim Intrapresæ.

Info:

www.fondazionemarinomarini.it

Le Secessioni in Europa, dal 23 settembre al Roverella

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Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in programma a Rovigo a Palazzo Roverella, dal 23 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Evidenziando differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.
Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa.

L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi si avvale della prestigiosa collaborazione delle principali istituzioni museali europee, dall’Albertina di Vienna alla Klimt Foundation, dal Museo Villa Stuck di Monaco alla Narodni Galerie di Praga e di altre importanti collezioni museali europee.

Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco.
Quando, nel 1892, apparve sulla scena, non presentava una fisionomia ben definita e specifica, ma presto avrebbe assunto quel taglio modernista che sarà definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista «Jugend» che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani. Al movimento aderirono Franz von Stuck (tra le cui opere sarà esposto il Lucifero, di cui sarà presente anche il bozzetto preparatorio), Ludwig von Hofmann (tra i suoi lavori, Zwei Jünglinge), Carl Strahatman (con Maria), Thomas Theodor Heine (tra le sue opere, I fiori del male). Il focus dell’intera sezione della mostra dedicata alla Secessione di Monaco sarà incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo. Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt (di cui saranno presenti in mostra opere fondamentali sia di pittura, come Amiche I (Le sorelle) e Signora con il cappello su sfondo rosso, che di grafica come ad esempio il manifesto della prima mostra della Secessione Viennese) al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava. Nonostante la Secessione di Vienna sia stata quella con un respiro più internazionale l’attenzione in mostra è posta in particolare sull’aspetto autoctono degli artisti esposti, con particolare rilievo alla pittura, alla grafica e alle arti decorative. In questa sezione, immancabili sono Josef Maria Auchentaller (tra gli altri, Ritratto di Emma), Kolo Moser (Venus in der Felsgrotte), Carl Otto Czeschka ed ovviamente Egon Schiele (suo il magnifico Manifesto per la 49° mostra della Secessione Viennese).

La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema. Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale Ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal (The Good Fortune of Chance) a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha e di Jan Konupek (sua la splendida Salome) fino allo scultore Jaroslav Horejc (suo lo splendido Orpheusesposto). Dato il grande sviluppo dell’illustrazione, del disegno e dell’incisione, circa un terzo dell’intera sezione sarà costituito da opere su carta.

A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.
Tra i maggiori rappresentanti della corrente romana, Enrico Lionne (in mostra un suo splendido Nudo), Giuseppe Biasi (Mattino in un villaggio sardo), Aleardo Terzi (Meriggio d’autunno), Plinio Nomellini (splendido il suo ritratto di Grazia Deledda) e Felice Casorati (Ada).

Mostra promossa da:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
In collaborazione con
Comune di Rovigo
Accademia dei Concordi

Prodotta da:
Silvana editoriale

Main Sponsor:
Intesa Sanpaolo
Cassa di Risparmio del Veneto

Info: www.palazzoroverella.com

Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 agosto

Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 agosto
Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 
agosto“Tuona il presente” è il titolo di un cartellone che propone a Folgaria una serie di incontri con storici, esperti e giornalisti, partendo dalla storia per raccontare l’oggi. I temi del conflitto e del confronto sono il focus dell’iniziativa culturale che parte da un luogo simbolo della Guerra Fredda com’è Base Tuono, la ex base missilistica di montagna che con i suoi missili svettanti tra le conifere di Passo Coe ci interroga sul presente che, per certi versi, ricorda scenari da “guerra fredda”. Con l’intervento del Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO Paolo Alli, del filosofo Vito Mancuso, dell’architetto Elisabetta Terragni, del giornalista e missionario Padre Giulio Albanese e del giornalista Gad Lerner

Tuona il presente? Eccome tuona! Ogni giorno possiamo tendere l’orecchio a fatti e notizie che raccontano un presente incalzante. Un continuo mutare di scenari sociali e politici che impone riflessioni e conoscenza. A Folgaria, promossa dal Comune, prosegue l’iniziaitva culturale inaugurata con l’anteprima espositiva sulla conquista dello Spazio nelle figurine Panini (che racconta come gli anni della Guerra Fredda abbiano impresso un’accelerazione alla corsa allo Spazio) per proseguire con un cartellone di appuntamenti i giorni 18, 19 e 20 agosto. Il luogo simbolo di quegli anni è l’ex Base missilistica di Base Tuono nel comune di Folgaria (al confine tra Trentino e Veneto) dove ancora oggi svettano tre missili Nike-Hercules, a significare un passato non troppo lontano, dove la mattina del 19 agosto, dopo un intervento sulla storia di Base Tuono da parte del giornalista Maurizio Struffi, sarà il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO onorevole Paolo Alli ad affrontare il tema attualissimo degli scenari della NATO oggi, dove tutto muta con grande velocità e spiazzante imprevedibilità. L’Italia non ricopriva il prestigioso incarico della presidenza dal lontano 1961. L’Assemblea, istituita nel 1955 è composta da 257 delegati, membri dei Parlamenti nazionali dei 28 Alleati, incaricata di creare un legame tra l’Alleanza e i Parlamenti nazionali a sostegno delle politiche di sicurezza transatlantiche. La riflessione sul tema oscilla tra due polarità: quella del conflitto e quella del confronto, per cercare un pensiero ampio e trasversale.

Sarà il filosofo e scrittore Vito Mancuso, sempre il 19 agosto alle 17 al Cinema Paradiso di Folgaria, a parlare di “Contrapposizione e dialogo. Rimarginare le ferite” per aprire il grande tema della rielaborazione dei sentimenti profondi che scatena una guerra, dalla ferita dell’io individuale fino a un noi, collettivo e comunitario. Alla sera alle ore 21 a Maso Spilzi l’architetto Elisabetta Terragni, che insegna al City College di New York e che si è occupata in Albania di ripensare una serie di basi militari, parlerà del tema “Architetture del conflitto”, con particolare attenzione ai tanti conflitti del Novecento, immaginando come le forme sedimentino storia, contenuti, pensiero, e come ogni conflitto si manifesta nel paesaggio e nelle architetture, lasciando nel tempo il suo significato. Converserà con lei il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi.

Gli incontri proseguono domenica 20 agosto per raccontano il divenire della storia e il presente. Alle ore 11 a Maso Spilzi si partirà dalla crisi dei missili di Cuba che nel 1962 ha fatto tremare il mondo, per capire come l’allora Papa Giovanni XXIII decise di intervenire lanciando un accorato radio messaggio di pace da Radio Vaticana il 25 ottobre 1962 quando il mondo intero era sull’orlo di una guerra nucleare: “Con la mano sulla coscienza, che ascoltino il grido angoscioso che da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: Pace, pace!” (a cura del teologo Marco Vergottini), per lasciare spazio al racconto del presente attraverso le parole di un mediatore di pace com’è Padre Giulio Albanese, missionario e scrittore che si è distinto per una “cultura della pace nel sud del mondo”. A chiudere sarà il giornalista Gad Lerner con un intervento dal titolo “Comunicare il conflitto. Il ruolo dei media in una società che cambia”. Un tema di grande attualità affrontato da un giornalista che ha visto il cambiamento nel modo di fare comunicazione in particolare con l’irruzione della rete nel delicato meccanismo d’informazione. Nuovi strumenti di comunicazione e nuovi scenari di conflitto aperto. Quali modalità attuare per garantire la verità delle informazioni e al contempo rispettarne la libertà?

Un appuntamento a scopo didattico e divulgativo sarà quello della sera del 18 agosto in  centro a Folgaria dove, grazie alla collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, sarà esposto il modello del Lunar Rover: il primo veicolo che ha solcato la superficie lunare, ricreato secondo i disegni originali dalla eccezionale squadra di tecnici della divisione Tyre Machinery dell’azienda roveretana Marangoni. Una copia perfetta e funzionante. L’attore Alessio Kogoj sarà l’astronauta/speakear che racconterà la storia del Lunar Rover e dell’epopea delle stelle.
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L’evento e la mostra sono promossi dal Comune di Folgaria con la Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Apt Alpe Cimbra, il Museo Civico di Rovereto, la Fondazione Museo storico del Trentino e il patrocinio del MUSE Museo delle Scienze di Trento.
Sono curati da Roberta Bonazza con il supporto degli enti coinvolti.

Da Willem Van Toorn a Guccini, da Cacciari a Morgan, dalla Valduga a Muburutu, da Griminelli alla Lamarque: ecco Poesia Festival 2017

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Dal 18 al 24 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di nove comuni modenesi. Grandi autori, capeggiati dall’ospite straniero Willem Van Toorn, e giovani promesse testimonieranno la grande vitalità della poesia oggi. Insieme a loro, per citarne solo alcuni, Patrizia Valduga, Gianni D’Elia, Vivian Lamarque, Roberto Mussapi, Francesco Scarabicchi, Nino De Vita. Saliranno sui palchi anche artisti del calibro di Guccini, Griminelli e Morgan per oltre 30 eventi in sette giorni, tutti gratuiti

Ancora una volta il Poesia Festival invaderà pacificamente la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino con la sua tredicesima edizione. Dal 18 al 24 settembre nove comuni del modenese saranno lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna d’inizio autunno dedicata alla poesia e alle sue contaminazioni con le altri arti. Un coro di voci diverse che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo.
I poeti Patrizia Valduga, Willem Van Toorn, Vivian Lamarque, Gianni D’Elia, Roberto Mussapi, Francesco Scarabicchi, Silvia Bre, Rosita Copioli, Nino De Vita, Franco Arminio, artisti comeFrancesco Guccini, Morgan, Andrea Griminelli, Elisabetta Pozzi, Willie Peyote o grandi intellettuali come Massimo Cacciari e Sergio Zavoli  concorreranno a dar voce al nostro tempo in una cornice che è uno dei grandi repertori di bellezza, arte, gastronomia ed eccellenze produttive del nostro Paese.
Ad accendere le luci dei nove comuni modenesi coinvolti nel festival, mercoledì 20 settembre alle ore 21 al Teatro Fabbri di Vignola, una grande inaugurazione con la poetessa Patrizia Valduga che leggerà i suoi versi estrosi e multiformi; a seguire la lezione magistrale del filosofoMassimo Cacciari che rifletterà a tutto tondo sui rapporti tra la poesia e le altre arti; chiuderà la serata il concerto di uno dei flautisti più celebrati del mondo, Andrea Griminelli,accompagnato dal chitarrista Andrea Candeli. Nella sua carriera Griminelli ha suonato al fianco di stelle del calibro di Luciano Pavarotti, Sting, Andrea Bocelli ed Elton John.
Altro appuntamento da non perdere è l’incontro previsto per venerdì 22 settembre sempre a Vignola alle 17 e 30, intitolato “Dialogo sulla poesia europea” che avrà per protagonisti il massimo poeta olandese, Willem Van Toorn e il nostro Sergio Zavoli. A loro il compito di confrontarsi su un tema scottante e attuale come quello dell’Europa, del suo passato e del suo futuro e di rispondere alla domanda se esista o no una poesia europea che unisce i popoli e le lingue al di là delle frontiere, leggendo anche i loro testi.
Poi toccherà alla canzone d’autore e al rap “d’autore” raccontare il fil rouge con la poesia; lo faranno Francesco Guccini e Muburutu, il rapper più letterario d’Italia, sempre venerdì 22 settembre a Castelfranco Emilia alle ore 21. Linguaggi diversi, tra tradizione e innovazione, alla ricerca di nuovi ritmi e stili che cercheranno di fare il punto sul rapporto fra poesia a musica oggi. Ancora rap, questa volta più cinico e ironico, con il concerto di Willie Peyote previsto sabato 23 settembre a Castelnuovo Rangone.
Il rapporto fra la musica e la parola sarà protagonista anche nella domenica conclusiva del festival, dedicata a “John Lennon. La musica, l’arte, la poesia”. Si parte al pomeriggio con la conversazione fra il giornalista di Repubblica Michele Smargiassi e Antonio Taormina, curatore dell’antologia di scritti di John Lennon “Immagina” che raccoglie brani di prosa, poesia e disegni tratti dagli unici due libri pubblicati in vita da John Lennon, scritti mentre i Beatles stava diventando un fenomeno culturale planetaria. A seguire, il gruppo di attori che da anni accompagnaClaudio Longhi farà una lettura scenica tratta da “Immagina”, dando vita a un mondo fantastico, grottesco, a volte malinconico, capace di accendersi di rabbia e tenerezza e di lasciarsi contaminare dagli echi della politica, dell’amore e della musica. Chiuderanno la serata e saluteranno l’edizione 2017 di Poesia Festival, i Beatbox, la cover band dei Beatles più famosa d’Europa che farà rivivere l’energia esplosiva del quartetto di Liverpool non solo con le note musicali ma anche con gli strumenti d’epoca e i vestiti dei quattro baronetti, nel cinquantesimo anniversario di “Sgt. Pepper”.
Sempre fra musica e parola si colloca anche la conversazione fra Morgan e il giornalista del Resto del Carlino Leo Turrini,prevista sabato 23 a Vignola. Ad aprire una serata che si annuncia imperdibile sarà il poeta Gianni D’Elia con letture di poesie dedicate alla nostra nazione, “All’Italia: poesie civili da Dante a oggi”. Poi toccherà al vulcanico cantante e musicista italiano, fondatore dei Bluvertigo, suonare e cantare e raccontare il suo rapporto con l’Italia, con il mondo dello spettacolo, con la parola. Sempre Leo Turrini, nell’antemprima di lunedi 18 settembre a Castelnuovo Rangone, racconterà la vita del Drake e l’epica della velocità nella poesia italiana del Novecento assieme ai poeti Bertoni, Alperoli, Rentocchinie al critico letterario Galaverni.
Dallo scorso anno si rinnova l’appuntamento ‘al femminile’ con le autrici italiane di poesia: quest’anno, sabato 23 a Levizzano, toccherà aSilvia Bre, Nina Nasilli e Luigia Sorrentino per la prima volta su un palco insieme. Un’altra donna protagonista al Poesia Festival sarà Vivian Lamarque, sempre lo stesso giorno a Castelnuovo Rangone, poetessa in grado di toccare corde profonde e vive in tutti noi grazie al suo percorso dentro alle tematiche familiari.
E ancora, poesia dialettale di alto livello quella che sarà di scena a Levizzano Rangone sabato 23, grazie al siciliano Nino De Vita, al trevigianoFabio Franzin e al brianzolo Dome Bulfaro. Quest’ultimo sarà anche il maestro di cerimonia per una novità del Poesia Festival 2017, il campionato italiano di Slam Poetry, “Castelli Poetry Slam” che avrà per protagonisti Nicolas Cunial, Eugenia Gallim Sergio Garau, Francesca Gironi, Simone Sovogin, Julian Zhara. Sarà il pubblico a decretare il vincitore di questa forma poetica, nata dalla strada come il rap, che utilizza una recitazione a ritmo serrato.
Chiudiamo questa carrellata sulla manifestazione con un importante appuntamento intitolato “L’Alzheimer: la malattia, la cura, l’amore, la poesia”, che vuole indagare la dimensione sanitaria, sociale e anche poetica di un male dei nostri giorni. A questo incontro tra scienza e poesia, tra dolore e ricordi, parteciperanno il presidente della società italiana di Gerontologia e Geriatria, Marco Trabucchi, il giornalista Michele Farina, autore del libro “Quando andiamo a casa? Mia madre e il viaggio per comprendere l’Alzheimer. Un ricordo alla volta”, Franca Grisoni, curatrice dell’antologia “Alzheimer d’amore. Poesie e meditazioni su una malattia” e i poeti Vivian Lamarque, Alberto Bertoni e Davide Rondoni.
Quando: dal 18 al 24 settembre 2017
Dove: Unione Terre di Castelli – (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca e Guiglia) e il comune di Castelfranco Emilia
Promotori istituzionali: Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Comune di Castelfranco Emilia
Sostenitori: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena
Con la collaborazione di Università di Bologna
Organizzazione: Ass. Laboratorio Musicale del Frignano
Sponsor: Gruppo Hera, Magni telescopic Handlers, Coop Alleanza 3.0, Gruppo Cremonini, Salumi Villani, Bper Banca, Aitec, Aton Green Storage
Comitato scientifico Poesia Festival:
Roberto Alperoli (direttore)
Alberto Bertoni
Roberto Galaverni
Emilio Rentocchini
Andrea Candeli (direttore di produzione)
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Nuova Nissan Micra

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Buzzoole
La nostra automobile è spesso lo specchio della nostra personalità e dei nostri gusti, sia nel bene che nel male. No, non sono qui per farvi le pulci sullo stato di tenuta giornaliero della vostra auto: anche nella mia spesso ci sono briciole e bottiglie d’acqua vuote! Parlo di quanto la macchina, posto dove ormai causa code e pendolarismi passiamo tantissimo tempo, sia importante averla a nostra misura e gusto.La nuova Nissan Micra è una opzione vincente con 3 motorizzazioni, 5 allestimenti, 10 colori esterni e le 110 combinazioni di personalizzazioni per esterni e interni. Nuova Micra è disponibile nella struttura a cinque varianti Nissan che include Visia, Visia+, Acenta, N-Connecta e Tekna, diversi colori (io mi sono innamorata del vibrante Energy orange) e anche altre diverse personalizzazioni che potete provare nel configuratore QUI. Inoltre, per rendere tutta la vostra “fatica” nel configurare la vostra auto dei sogni molto tangibile, presso tutte le concessionarie Nissan, grazie ad un innovativo processo di vendita e alla tecnologia di realtà virtuale, indossando un visore Oculus, i clienti possono già vedere Nuova Micra, provare l’emozione di trovarsi a bordo della vettura con visione a 360 gradi e scoprire contenuti di prodotto anche di tipo interattivo.Cosa aspettate? provate anche voi la vostra configurazione ideale di #NissanMICRA ! I viaggi in macchina devono essere un piacere :)

Labirinto d’Amore – Orlando Furioso: il sogno nel giardino/scrigno di Palazzo Chigi in Ariccia, dal 12 al 26 agosto

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Labirinto d’Amore
Orlando Furioso nel Parco Chigi in Ariccia
Duelli, incantesimi, tradimenti e gesta eroiche in nome dell’Amore
 
Il sogno e il viaggio nel seicentesco giardino/scrigno di Palazzo Chigi di Ariccia, sulle parole di Ludovico Ariosto
 
Dal 12 al 26 agosto, ore 19.30 – Parco Chigi in Ariccia, ingresso Via dell’Uccelliera, Ariccia (Roma) all’interno della programmazione di Fantastiche Visioni

Gli spazi seicenteschi dei giardini di Palazzo Chigi di Ariccia (RM), dal 12 al 26 agosto diventeranno suggestivo e unicolabirinto d’amore con Labirinto d’Amore: Orlando Furioso nel Parco Chigi in Ariccia: una messa in scena totalizzante per uno spettacolo itinerante, in cui lo spettatore è invitato a seguire 4 storie d’amore tratte dalla grande letteratura italiana dalla penna di Ludovico Ariosto, in uno dei patrimoni storici e artistici del Lazio.
Con gli scorci scenografici e le straordinarie strutture architettoniche che lo caratterizzano, il Parco di Palazzo Chigi, meta per turisti da tutto il mondo, è il luogo ideale per la rappresentazione di questa divertente versione dell’epopea ariostesca, una sorta di mondo magico, dentro il quale lo spettatore/viaggiatore si addentra e si perde per seguire le avventure dei personaggi.
Duelli, incantesimi, tradimenti e gesta eroiche in nome del sentimento più travolgente, l’amore: varcata la soglia del Parco, lo spettatore si perde in un labirinto magico dove tutto può accadere, tra divertimento, follia e poesia, per un viaggio ne sogno in compagnia di 14 attori.
Orlando, Bradamante, Ruggiero, Atlante, Dalinda, Polinesso, Olimpia, Astolfo, Angelica e Medoro… sono solo alcuni tra i personaggi della grandiosa opera di Ludovico Ariosto che appariranno tra i suggestivi ruderi nel Parco di Palazzo Chigi in Ariccia, e che attireranno nel loro magico e misterioso mondo lo spettatore, che ha anche così l’occasione di esplorare il magnifico giardino seicentesco in orario serale.
Lo spettatore si muoverà in questo labirinto godendosi la caleidoscopica coralità di immagini, voci e suoni generati dalla rievocazione da parte dei personaggi delle loro avventure  e dei loro travagli amorosi, alcuni dei quali impressi energicamente nell’immaginario collettivo, come la follia di Orlando a causa del’amore di Angelica per il giovane Medoro. L’intento è quello di ricreare, in un’atmosfera di sogno, un remoto e imprevedibile universo dove tutto ciò che accade alimenti l’illusione che, seppur solo per la durata dell’evento, il tempo possa essersi fermato.
Una ricostruzione che al tempo stesso viaggio nell’immaginario e momento unico per godere di uno dei più grandi capitoli della nostra letteratura.
Dal 12 al 26 agosto, Parco Chigi in Ariccia, ingresso Via dell’Uccelliera, orario serale. Labirinto d’Amore è uno spettacolo realizzato grazie al contributo della Regione Lazio e del Comune di Ariccia, all’interno di Fantastiche Visioni, rassegna teatrale estiva a cura dell’Ass. Culturale Arteidea.
Labirinto d’Amore – Orlando Furioso nel Parco Chigi in Ariccia con Mirella Dino, Chiara Di Stefano, Francesca La Scala, Mattia Mariani, Silvia Nati, Gabriele Paupini, Luigi Pisani, Nicola Sorrenti e con Gaia Altucci, Dario Di Luccio, Federico Lunetta, Alessandra Patella, Lorenzo Stamerra, Jacopo Strologo. Regia di Giacomo Zito
Info e prenotazioni al 345 3826260  – Biglietto € 5,00

L’app MySi di Cartasì

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BuzzooleC’è una innovativa modalità di pagamento introdotta da Cartasì, si tratta di #MySIMySi Pay, lanciato dopo un importante percorso di sviluppo, è una componente importante nel processo di innovazione digitale di CartaSi. Rappresenta, inoltre, una concreta opportunità per aumentare l’utilizzo dei pagamenti elettronici in Italia tramite smartphone, lo strumento digitale più usato dagli Italiani.Il cliente dovrà semplicemente scaricare o aggiornare l’App MySi e registrarsi alla funzionalità Pagamenti MySi sull’App stessa, abilitando le proprie carte a “MySi Pay”. Per motivi di sicurezza in questa fase verrà richiesta la definizione di un PIN MySi. La carta virtuale sarà attiva in poche ore e il cliente riceverà nell’App MySi una notifica dell’avvenuta abilitazione. Da quel momento, il cliente potrà pagare presso tutti i negozi dotati di terminali POS contactless. Quindi i possessori di una CartaSi hanno a portata di mano uno strumento facile da usare in una App completamente rinnovata, comoda, sicura perché i dati della carta rimangono custoditi nel cloud e non sono visibili sullo smartphone (vengono usati solo dati virtuali e dinamici), mentre i non possessori avranno sì i pagamenti, ma non i servizi di loyality. Scarica anche tu le app per iOS e Android e testale: https://itunes.apple.com/it/app/mysi-di-cartasi/id518695175?mt=8https://play.google.com/store/apps/details?id=it.icbpi.mobile&hl=it

31 Luglio Giornata Internazionale dell’Orgasmo: LELO svela le “abitudini orgasmiche” nel mondo

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LELO, brand leader nel piacere intimo, svela i risultati di un sondaggio globale sulle “abitudini orgasmiche” delle persone, in occasione della Giornata Mondiale dell’Orgasmo, celebrata convenzionalmente in tutto il mondo il 31 luglio. Più di 2.200 intervistati provenienti da 21 paesi diversi hanno condiviso i loro segreti più intimi con LELO e i risultati sono stati sorprendenti anche secondo i loro standard. Ecco cosa è emerso!

IN QUALI PAESI SI HANNO ORGASMI PIÙ FREQUENTI E DURATURI?

 

Al primo posto si piazza la Norvegia: è il paese con più orgasmi, ben il 35% degli intervistati afferma di raggiungere l’orgasmo almeno una volta al giorno. Quanto desiderio tra i freddi fiordi!

Ma non in tutto il Nord Europa è normale avere orgasmi frequenti: il 2,54% dei tedeschi ha dichiarato di non avere mai avuto alcun orgasmo.

QUALE PAESE VIENE… PIÙ ARDENTEMENTE?

I tre paesi che riferiscono orgasmi più intensi sono il Cile, l’Italia e la Spagna.Tra il 10 e il 13% di questo improbabile trio ha dato un valore elevato alla potenza dei loro orgasmi. Il paese che, al contrario, segnala una tiepida fiammella di piacere è stato l’Australia, in cui il 2% degli intervistati ha valutato la loro intensità orgasmica ad appena 1 punto su 10.

QUALE PAESE RAGGIUNGE GLI ORGASMI PIÙ ACUTI?

Raggiunge il record il Brasile,laureato con lode come nazione nettamente più rumorosa a letto. Il 65% degli intervistati brasiliani ha dichiarato di essere dei veri “urlatori”, in confronto alla Norvegia, che si attesta al secondo posto con il 39,9%. I portoghesi sono i “climaxer” più modesti, con il 42% degli intervistati che sostiene di essere solitamente abbastanza silenzioso sotto le lenzuola.

COS’ALTRO È EMERSO DAL SONDAGGIO?

  • L’11% degliinglesi afferma di provare un orgasmo almeno una volta al giorno.
  • La maggior parte degli intervistatiamericani (28%), ha valutato l’intensità dei propri orgasmi con un punteggio di 7 su 10.
  • La Croaziasi attesta terza tra i paesi più rumorosi, con almeno un terzo della popolazione (37.5%) che afferma di non trattenersi ad acuti urletti e gemiti.
  • Il 41% deglisvedesi ha orgasmi almeno 2 o 3 volte a settimana.
  • L’Australiaè tra i paesi più pacati.
  • Il 10% deifrancesi sostiene di avere orgasmi rumorosi solo assieme a un partner.
  • Infine l’1.15% dei canadesi non ha mai avuto un orgasmo.

2.200 intervistati di 21 paesi diversi hanno partecipato alla ricerca di LELO, condotta a luglio 2017, sulla Giornata dedicata all’Orgasmo.

Insegui il tuo sogno, partecipa a Land for dreamers

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Buzzoole
Non è sempre facile per i giovani essere avallati nelle loro aspirazioni e sogni in questi tempi di crisi. Finalmente ci pensa Land Rover, azienda leader nel settore automobilistico, si rivolge ai giovani under 30 che hanno un progetto imprenditoriale e tanta voglia di fare. Land Rover, che da sempre crea le sue auto guardando al futuro, insieme ad Arbiter, il mensile dedicato agli uomini che dal 1935 mette in mostra l’eleganza e quello che oggi definiamo “lifestyle”, presentano LAND FOR DREAMERS. Un progetto innovativo e stimolante, rivolto ai sognatori di tutti i tempi, che vogliono cambiare la loro vita con una svolta imprenditoriale. 
Se anche voi, under 30, siete interessati a parteciparepotete candidarvi entro il 15 ottobre inviando una mail a dreamers@jaguarlandrover.com e compilando il “Passaporto del sognatore” contenuto nel Regolamento presente nella pagina dedicata delsito, allegate anche una presentazione del progetto ed eventuali altri link a supporto dello stesso.
Una giuria di 9 personalità di spicco del mondo dell’imprenditoria, dell’arte/design, dell’università e della cultura giudicherà i progetti, selezionando i 3 migliori secondo i criteri di originalità, creatività, di fattibilità e di concretezza. I vincitori verranno premiati con 5mila euro a ciascun progetto vincitore. Un buon inizio per mettere in piedi un’idea.

LAND FOR DREAMERS è un appuntamento annuale per premiare una nuova generazione di visionari, per sostenere i loro progetti e far conoscere la forza del sogno come strumento di crescita e di cambiamento.

La mia vita Hard-Core – Punks, Skins e altre storie a New York City – Biografia di Harley Flanagan / dal 15 settembre per Goodfellas Edizioni, collana Spittle

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La mia vita Hard-Core
Punks, Skins e altre storie a New York City
Biografia di Harley Flanagan
scritto da Harley Flanagan, introduzione di Stephen Blush
adattamento e traduzione di Cristina Micci

In libreria dal 15 settembre
Goodfellas Edizioni, Collana Spittle
400 pagine + inserto fotografico
prezzo consigliato 
€ 22,oo

Se vi importa qualcosa della storia e dello stile punkhardcore, o se siete in cerca di una storia ben raccontata,
questo libro è il pugno in faccia di cui avete bisogno.

La vita di Harley Flanagan e le storie che racconta in questo libro ben sintetizzano
gli anni settanta e ottanta della scena underground newyorkese.
Figlio di una giovane Hippie, Flanagan cresce fin da ragazzino a contatto con gli scrittori,
gli artisti e i poeti che animano la scena americana a cavallo tra la fine dei movimenti di protesta degli anni’70 e la nascita del punk,
tanto che un suo libro di racconti e storie scritto da bambino, porta la firma nell’introduzione di Allen Ginsberg.

Appena dodicenne frequenta le notti della grande mela e viene a contatto con personaggi del calibro di Andy Warhol e Joe Strummer.
Nel 1986 alla guida dei Cro-Mags, band fondamentale del movimento hardcore newyorkese,
Harley Flanagan da alle stampe l’album ‘The Age Of Quarrel’ con cui la sua fama valica i confini degli Stati Uniti
e che da molti critici è considerato un fondamentale tassello della scena punk americana.

Il maturo e attuale Harley Flanagan, tra le altre cose cintura nera e istruttore di Jiu-Jitsu,
è un personaggio controverso che non accenna a diminuire la sua carica dirompente e radicale.
Steven Blush, autore del libro ‘American Punk Hardcore’ e dell’introduzione di questa biografia:
“Harley Flanagan non è come me o voi. La maggior parte di noi è cresciuta in un ambiente relativamente sicuro e protetto.
Harley è venuto su come un animale selvatico, costretto a cavarsela da solo nella giungla di delinquenza,
droghe, soprusi e povertà del Lower East Side degli anni Settanta.
A soli dieci anni divenne la piccola star del downtown come batterista degli Stimulators
suonando in locali come il Max’s Kansas City e il CBGB e socializzando con personaggi del calibro di Debbie Harry dei Blondie o i Dead Boys.
Tutti pensano sia stato qualcosa di molto carino… ma non lo era per niente.”

Lo chef stellato e autore di culto Anthony Bourdain, ha detto:
“Lo straordinario racconto di Harley Flanagan non è solo il raconto della nascita della scena NYHC (New York HardCore),
di cui lui è il padre fondatore, ma è la storia di New York stessa.
È tutto scritto qui, una serie incredibile di coincidenze inverosimili, di successi, catastrofi e amicizie.
Se è accaduto a New York, ed è stato importante e interessante, ci sono buone probabilità che Harley fosse nei paraggi”.