Rome Bondage Week: 13-17 settembre, una settimana dedicata all’Eros con i massimi esponenti da Italia e dal Mondo

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Dal 13 al 17 settembre 2017
11.00 AM – 5.00 AM
Lost and Found Studio, Via Arimondi 3 – Qube, Via di Portonaccio 212
Dal 13 al 17 settembre 2017, il mondo del bondage – consapevole – si riunisce a Roma(al Lost and Found Studio di Via Arimondi 3 e al Qube di Via di Portonaccio 212) per la prima settimana internazionale dedicata a questa antichissima pratica erotica, con i massimi esponenti dall’Italia e dal Mondo.
5 giorni, 60 ore di Bondage, 28 tra i migliori performer e maestri di Bondage internazionali, 14 Workshop con rigger e bunny italiani, 16 Masterclass con rigger e bunny esteri, 17 spettacoli, 1 Area Bondage Permanente aperta per libero utilizzo dalle 11 di mattina a mezzanotte, costantemente supervisionata da tutti i rigger e le bunny ospiti, pronti ad assistere gli utenti in un peer rope/workshop continuo, 1 Play Area Permanente aperta per libero utilizzo dalle 11 di mattina a mezzanotte.
Tutto per un evento unico in cui avvicinarsi senza paura a una pratica che coltiva l’immaginario erotico di molti, attraverso un’inedita esplorazione della cultura e dell’estetica del bondage nelle sue più varie declinazioni, dalla tradizione giapponese alle sperimentazioni occidentali contemporanee con workshop, performance, spettacoli, peer rope, eventi culturali e ludici, dedicati ai cultori del genere ma anche a chi vuole avvicinarsi e scoprire un nuovo approccio all’Eros, consapevole e attento.
Il termine Bondage identifica la pratica erotica dell’immobilizzazione per mezzo di legature. Il Bondage giapponese, chiamato Shibari o Kinbaku, è la tipologia di Bondage eseguito con le corde e si è sviluppato anche come disciplina artistica e performativa. Lo Shibari trae ispirazione dalle legature con cui anticamente venivano immobilizzati i prigionieri in Giappone. Padre dello Shibari può essere considerato il pittore, fotografo e scrittore Itoh Seiu (1882-1961).
Il festival è prodotto da Ritual The Club, il primo Modern Fetish Party in Italia nato a Roma nel 1999, rappresentante del Torture Garden in qualità di Torture Garden Italy. Partendo dall’esperienza dell’Extreme Clubbing, Ritual The Club ha creato la divisione Ritual LAB, dedicata agli aspetti didattici, artistici e socioculturali del Fetish, del BDSM e dell’Erotismo.

Ritual LAB promuove iniziative legate alle discipline artistiche e performative relative al mondo della sessualità alternativa e delle sottoculture, in costante dialogo con le istanze dell’arte contemporanea, dal Design alla Body Art. Da questa volontà di conoscenza e condivisione nasce Rome Bondage Week. La Direttrice Artistica di Ritual LAB e Rome Bondage Week è la famosa rigger e performer italiana Red Lily.

All’interno della Rome Bondage Week sabato 16 settembre ci sarà anche un evento Ritual The Club – The Next Vision of Clubbing: un format ormai storico del clubbing italiano che porta in pista tra arte, musica e perfomance un ambiente fisico e mentale in cui sentirsi liberi di portare ogni espressione di sé stessi.
Info e prenotazioni: www.romebondageweek.com

Med Store, esperti Apple dal 1982.

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BuzzooleSi sa: quando vogliamo fare una spesa in ambito tecnologico e non siamo dei nerd accaniti abbiamo bisogno di affidarci con fiducia a seri professionisti: ma come fare in questi tempi in cui i negozi sono sempre meno frequenti a favore delle grandi catene di distribuzione?

Qualcuno è rimasto: ad esempio c’è Med Store, Apple Premium Reseller, che offre un’ampia gamma di prodotti e servizi. Dalle novità Apple ai migliori accessori hi-tech, passando per le grandi offerte di apertura (anche sottocosto), arrivando ai numerosi servizi come l’assistenza tecnica ufficiale Apple, le estensioni di garanzia e la protezione da danni accidentali e i numerosi corsi di formazione. Scoprite qui il SITO.

Med Store, infatti, vanta oltre 30 anni di esperienza nel mondo Apple, nel quale opera mantenendo da sempre gli altissimi standard richiesti da Cupertino. Nel Centro Assistenza Med tutti i tecnici sono certificati da Apple e si è seguiti nel percorso dalla vendita dei prodotti, agli interventi di installazione, riparazione e assistenza tecnica senza essere mai lasciati soli.

Il Gruppo Med Store è sinonimo di professionalità ed assistenza, ed è punto di riferimento nel Centro/Nord Italia per le aziende e liberi professionisti alla ricerca di soluzioni hi-tech. E’ scelto da migliaia di privati, aziende e pubbliche amministrazioni in tutta Italia come partner per il proprio progresso tecnologico. Non solo: anche se vi servono corsi o volete usare i prodotti della Mela in ambito scolastico trovate in Med Store un punto di riferimento!

Festivalfilosofia 2017: le forme del creare. “Arti” è il tema dell’edizione di settembre

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Da venerdì 15 a domenica 17 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bianchi, Cacciari, Cucinelli, Galimberti, Marzano, Massini, Recalcati, Severino, Vegetti Finzi, Augé, Clifford, Lipovetsky, Nancy

Dedicato al tema arti, il festivalfilosofia 2017, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 15 al 17 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a fuoco le pratiche d’artista e le forme della creazione in tutti gli ambiti produttivi, esplorando la radice comune che lega arte e tecnica. La diciassettesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.

Il festival è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni delle arti: il programma esplorerà la radice comune e talora sottovalutata delle arti e delle tecniche, che si manifesta negli oggetti “fatti ad arte”, con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre, anche quelli ad alta tecnologia. Si indagherà il carattere artificiale non solo delle opere, ma della stessa umanità nell’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita.

Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Brunello Cucinelli (Lectio “Confindustria Emilia”), Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Massimo Recalcati (Lectio “Gruppo Hera”), Emanuele Severino (Lectio “Rotary Club Gruppo Ghirlandina”), Carlo Sini, Silvia Vegetti Finzi (Lectio “Coop Alleanza 3.0”) e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Particolarmente nutrita la componente di filosofi stranieri: tra loro i francofoni Agnès Giard, Nathalie Heinich, Gilles Lipovetsky, Marie José Mondzain, Jean-Luc Nancy, Georges Vigarello e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; l’americano James Clifford, il britannico Daniel Miller, il croato Deyan Sudijc, la tedesca Rahel Jaeggie lo spagnolo Francisco Jarauta. Venti in totale i volti nuovi.
Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema delle arti: dallo statuto delle tecniche in Platone alla questione della poiesis in Aristotele, fino al ruolo di tecnica e lingua per la civilizzazione in Lucrezio. Per l’età moderna si discuterà l’intreccio di arti, tecniche e scienza nell’opera di Galilei. Con una lezione su Simmel si osserverà la vita urbana come palcoscenico, mentre risalto verrà dato alla teoria dell’opera d’arte di Benjamin. Si indagherà il ruolo della tecnica nell’antropologia filosofica di Gehlen, così come l’origine dell’opera nella prospettiva di Heidegger. Con Adorno emergerà il significato estetico del brutto.

Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo, non ancora completo, coinvolgerà performance, musica e spettacoli dal vivo, di cui saranno protagonisti, tra gli altri, il premio Oscar Nicola Piovani, Corrado Augias, Alessandro Preziosi, Teresa De Sio, Luca Barbareschi, Massimo Zamboni. Un sorprendente Alessandro Bergonzoni raddoppierà la sua presenza e, oltre a una lezione, si esibirà in una performance presso la Galleria Estense di Modena incentrata sulla tutela del corpo. Non mancheranno i mercati di libri e le iniziative per bambini e ragazzi.

Quasi trenta le mostre proposte in occasione del festival, tra cui una dedicata alla carriera di Cesare Leonardi, una di xilografie di Georg Baselitz, una personale di Giuliano della Casa, un intervento di street art di Eron e un’installazione di luce di Mario Nanni. Talento e formazione saranno il tema di una mostra curata da Sky Arte e Fondazione Fotografia.

E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa settanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 16 settembre aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

Il programma del festival, diretto da Daniele Francesconi, è realizzato con il contributo di Michelina Borsari.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

La radice delle arti e delle tecniche al festivalfilosofia 2017

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La radice delle arti e delle tecniche al 
festivalfilosofia 2017Nelle piazze e nei cortili del festival si discuterà della radice comune delle arti e delle tecniche, di lavoro e opera, dell’estetizzazione del mondo e dei suoi significati, nonché delle trasformazioni nella figura degli artisti e degli artefici

Il tema arti intende mettere a fuoco una questione rilevante della nostra epoca, segnata da una pervasiva presenza di prodotti ed esperienze ad alto contenuto estetico. Affrontando come di consueto le proprie questioni da una debita distanza prospettica, il programma esplorerà la radice comune e talora sottovalutata delle arti e delle tecniche, che si manifesta negli oggetti “fatti ad arte”, con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre, anche quelli ad alta tecnologia. Si indagherà il carattere artificiale non solo delle opere, ma della stessa umanità nell’epoca in cui le biotecnologie permettono la manipolazione e riproduzione della vita.
Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.

1. Tecnica. Fare l’umano
La prima pista affronta in modo diretto la radice comune – semantica e concettuale – delle arti e delle tecniche (ars non è che la traduzione del greco techne). Essa rinvia a una questione classica della filosofia, che nel discutere dello statuto della tecnica definisce l’essenza dell’essere e dell’umano. Sarà Emanuele Severino (Lectio “Rotary Club Gruppo Ghirlandina”) a tracciare l’orizzonte della questione, mostrando il rovesciamento tra mezzi e fini che, nella sua prospettiva, caratterizza l’epoca metafisica della tecnica. Umberto Galimberti declinerà il tema in senso antropologico, mostrando che l’uomo, in quanto produttore, è un animale essenzialmente tecnico.
La costruzione dell’umano, intesa come primo grande terreno in cui si realizza una “messa in opera”, si rende ben visibile nel prisma del corpo. Né persona, né mera cosa, esso – come mostrerà Roberto Esposito – è il primo dispositivo che media tra natura e cultura, organismo e tecnica. Ciascuno, tuttavia, oltre ad abitare il suo corpo primario, ne porta uno “secondario”, una “pelle mobile” con cui la moda fornisce un supplemento al corpo accordandolo coi mondi nei quali ci si muove: ne discuterà Emanuele Coccia, mentre Georges Vigarellomostrerà come nell’abbellimento cosmetico la bellezza diventi un progetto d’insieme per la personalizzazione del Sé. Michela Marzano discuterà invece i canoni estetici che spesso vengono imposti al corpo – prevalentemente da una cultura patriarcale – riducendolo a mera immagine.
A corpi ultra-artificiali, in cui precipitano non solo proiezioni di desiderio ma anche sperimentazioni sull’antropomorfismo di cui si giova la ricerca robotica, dedicherà il suo intervento Agnès Giard, antropologa e ricercatrice affiliata al Sophiapol (Université Paris-Nanterre).
Le procedure tecniche consentono un’artificializzazione radicale non solo del corpo, ma del vivente in quanto tale (come ricorderà Roberto Mordacci), e dell’insieme delle relazioni che si istituiscono tra gli umani, di cui il diritto è uno degli elementi fondamentali di integrazione: ne parlerà Natalino Irti.
Oggetti specialissimi fatti ad arte sono anche le teorie, in particolare quelle fisiche, con le quali si cerca di dare ordine e far calzare a pennello le ipotesi sulla silhouette della natura, salvo essere sempre presi nella rottura tra simmetria teorica e asimmetria sperimentale: ne discuteranno in dibattito Antonio Masiero e Nadia Pastrone (in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare; conduce Marco Cattaneo).

2. Lavoro
Il secondo terreno di analisi riguarda in modo diretto la questione del fare che discende dall’orizzonte tecnico, imperniandosi sul lavoro e sulla manipolazione del mondo.
Sarà Rahel Jaeggi, esponente di punta dell’ultima generazione della Scuola di Francoforte, a far vedere come il lavoro non sia riducibile a una semplice azione strumentale, ma si carichi sempre di significati e pratiche di riconoscimento su cui si fonda l’identità sociale di ciascuno in quanto artefice, mentre Carlo Sini mostrerà come non vi sia sostanziale differenza tra lavoro e conoscenza, in quanto fin dall’attività tattile e manipolatoria l’umano connette il fare con l’intelligenza. Con Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, si misureranno le conseguenze dei processi di automazione e i nessi che legano la produzione macchinistica alla conoscenza e creatività umana. In epoca di automazione, il “saper fare” non è tuttavia tramontato, ma assume nuove forme produttive e nuovi significati antropologici, come mostrerà Stefano Micelli discutendo le trasformazioni del lavoro artigianale.
Stefano Massini, il drammaturgo italiano più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo, mostrerà da par suo in quanti modi si dice il fare, discutendo le trasformazioni del modo in cui si parla del lavoro e del suo rapporto con la vita e raccontandone alcune storie esemplari.

3. Opera
La terza pista è dedicata a discutere come i prodotti acquisiscano talora un’autonomia che travalica la nozione di lavoro in quanto tale, configurando un mondo delle cose che sfugge ai loro autori, come anche nel caso emblematico del “passaggio alle arti”.
Prima tra le opere è quella compiuta dall’operare divino nella creazione di maschio e femmina a propria immagine e somiglianza che è divenuta pietra di paragone della creazione artistica: ne discuterà Enzo Bianchi, mentre Silvia Vegetti Finzi ripercorrerà i repertori iconografici che hanno caratterizzato l’esperienza del mettere al mondo (Lectio “Coop Alleanza 3.0”).
Caratteristica dell’opera – come mostrerà Jean-Luc Nancy – è quella di darsi in una forma di “apparizione” che ne mette in gioco la verità, da distinguere dalla sua semplice apparenza, puramente ripetitiva. Ciò si dà anche nello speciale mutismo della pittura, che, come espliciterà Massimo Recalcati (Lectio “Gruppo Hera”), ne costituisce quasi l’inconscio, dando alla presenza dell’opera un significato misterioso. Ogni opera del resto va oltre se stessa perché, pur essendo quanto di più personale si può immaginare, essa sfugge continuamente al proprio autore ed è fatta per gli altri: ne parlerà Marc Augé, membro del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia.
Si arriva all’opera non solo per la via del processo creativo del singolo autore, ma anche per il contesto di significati che le culture stabiliscono. James Clifford, eminente antropologo e professore all’Università della California a Santa Cruz, mostrerà come gli artefatti abbiano una loro carriera che dall’uso li porta nel tempo a divenire oggetto di collezione e quindi opera d’arte. Come si riconosca un’opera e in base a quali convenzioni si parla di “oggetto artistico” sarà il tema dell’intervento di Roberto Casati.
Mai in sé conclusa, l’opera innesca sempre esperienze d’interazione con lo spettatore, anche nelle pratiche d’installazione tipiche dell’arte contemporanea di cui parlerà Pietro Montani. Che si possa avere uno sguardo del tutto libero sulle opere nell’attuale regime di produzione delle immagini è discusso da Marie José Mondzain, direttrice di ricerca all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, che sosterrà come l’inclusione delle arti nell’industria dello spettacolo apra la strada alla “fine dello spettatore”.

4. Trasformazioni dell’artista
La quarta pista si concentra sul passaggio dalla figura dell’artista produttore a quella – tipicamente contemporanea – dell’artista costruttore di sé. Il contesto teorico in cui si consuma questa trasformazione è quello della “fine dell’arte”, esaminata da Massimo Cacciari, in cui la dimensione del fare sembra esaurirsi a vantaggio di una modalità riflessiva che pare rendere superflua perfino la rappresentazione sensibile. Nathalie Heinich – anche discutendo il caso paradigmatico di Vincent Van Gogh – mostrerà come in epoca contemporanea si sia determinato un passaggio dall’opera alla personalità, per cui l’esemplarità biografica precede sempre quella “professionale”.
La costruzione esemplare di Sé come un’opera è d’altronde esperienza che oltrepassa il mondo dell’arte e degli artisti, fondandosi su un racconto di virtù (areté è radice del latino ars) di cui tratterà Salvatore Natoli.
In un suo secondo intervento, Remo Bodei si soffermerà su un “saper fare” in cui si compenetrano arti e vita.
Nel discutere l’esibizione di sé tipica dei social media, Daniel Miller, pioniere dell’antropologia digitale e fondatore dell’antropologia del consumo, mostrerà come, nel proliferare di immagini e testi con cui ciascuno dà libero corso alla propria espressività, sembri inverarsi, con significati tutti da vagliare, l’idea che chiunque possa divenire “artista”.
Un pirotecnico intervento di Alessandro Bergonzoni costituirà un fuori pista sulla figura degli artisti.

5. Estetizzazione del mondo
La quinta pista parte dalla constatazione che la società capitalistica avanzata si contraddistingue per produrre e diffondere beni estetici su grandissima scala, facendo slittare la ricerca della bellezza entro la progettazione degli accessori e modificando così in modo radicale il senso stesso dell’arte.
Umberto Curi farà il punto sullo statuto del bello e ne indicherà il continuo richiamo a un’eccedenza.
Gilles Lipovetsky, sociologo francese teorico dell’ipermodernità e dell’iperindividualismo, mostrerà che il vero grande artefice è il «capitalismo artista»: la nostra epoca iper-consumistica si fonda su un modo estetico di produzione. Brunello Cucinelli testimonierà la fusione tra estetica e mestieri che conduce alla valorizzazione del “fatto su misura” su cui si gioca il futuro del Made in Italy, mentre Armando Branchini mostrerà come la configurazione stessa dei luoghi dello shopping indichi – da un punto di vista antropologico e stilistico – un’affinità stretta tra negozio e galleria d’arte; Maurizio Vitta, invece, farà vedere come i prodotti siano ormai resi scintillanti fin dal loro imballaggio, perché il packaging è una pelle su cui si gioca la seduzione estetica. Deyan Sudijc, Direttore del Design Museum di Londra, si accosterà al tema del lusso per mostrare come esso non indichi più prioritariamente un’ostentazione di privilegi, ma tenda a rispondere a esigenze individuali che oltrepassano i codici sociali.
Luca De Biase espliciterà invece le componenti culturali e tecniche incorporate nel design del web, dove si intrecciano aspetti collaborativi e potere seduttivo, legato alla dimensione suasoria delle relazioni digitali.

6. Luoghi dell’artificiale
L’ultimo scenario sarà dedicato ai luoghi delle arti e dell’artificiale partendo dai due contesti fondamentali in cui si determina la messa in forma e la messa in opera, ovvero la città, che con la sua conformazione incarna il paesaggio essenziale delle relazioni umane (ne discuterà Francisco Jarauta soffermandosi sulle sue trasformazioni), e la scena del teatro, da cui emerge il nesso stretto tra rappresentazione e dinamiche comunitarie, nonché la dimensione eminentemente scenica delle biografie di ciascuno (ne parlerà Luciano Canfora).
 Gianfranco Maraniello si soffermerà viceversa sulle trasformazioni del museo, da luogo unicamente di conservazione a piattaforma che risente delle modalità allestitive e operative dell’arte contemporanea.
Interrogandosi sull’insegnabilità delle arti e sul nesso stretto che lega creazione e forme di vita, Massimo Carboni darà una lettura dell’Accademia, intesa come luogo a un tempo istituzionale e metaforico in cui si incontrano il “come si fa” e l’esercizio di vita.

7. La lezione dei Classici
Completerà come di consueto il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”: grandi interpreti del pensiero filosofico presentano le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema delle arti.
Giuseppe Cambiano discuterà la “Repubblica” per mostrare il ruolo delle tecniche – artistiche e politiche – nel pensiero di Platone, mentre Enrico Berti, volgendosi alla “Etica Nicomachea” di Aristotele, ricostruirà la distinzione fondamentale tra praxis e poiesis da cui discendono le diverse forme del fare.
Ivano Dionigi commenterà il “De rerum natura” di Lucrezio per evidenziare il ruolo fondamentale dello sviluppo di arti e tecniche, segnatamente quelle retoriche, nel progresso della civiltà.
Facendo il punto sugli esiti moderni, Paolo Galluzzi tratterà il “Sidereus Nuncius” di Galilei: attraverso il tema del cannocchiale emergerà l’inestricabile connessione tra scienza, tecnica, arte e sapere nella cultura della rivoluzione scientifica.
Nel secolo che ha determinato le forme della contemporaneità, Gabriella Turnaturi discuterà “La metropoli e la vita dello spirito” di Simmel per mostrare la dimensione scenica della vita urbana, mentre Maria Teresa Pansera farà il punto sul dibattito intorno all’origine della tecnica attraverso un’analisi de “L’uomo” di Gehlen.
Due strade sullo statuto dell’opera – quella che la include nel processo di riproducibilità e quella che ne sottolinea la radice mistica – saranno ricostruite da Andrea Pinotti e Vincenzo Cicero, che si occuperanno rispettivamente de “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica” di Benjamin e de “L’origine dell’opera d’arte” di Heidegger.
Adriana Cavarero esaminerà il testo di Hannah Arendt su “Marx e la tradizione del pensiero politico moderno” da cui discende la cruciale distinzione tra “lavoro” e “opera”, mentre Remo Bodei, analizzando la “Teoria estetica” di Adorno, mostrerà in che senso la Scuola di Francoforte abbia attribuito un significato culturale e politico al brutto.

Mostre, installazioni, musica e narrazioni: l’esibizione delle arti
Mostre, installazioni, musica e narrazioni: 
l'esibizione delle artiUn nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 15 al 17 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

1. Tecniche
La radice comune delle arti e delle tecniche si fa gesto e movimento della mano, manifestandosi nella maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre

Accompagnato dalle percussioni di Paky Di Maio, Alessandro Preziosi porta in scena il mito della tecnica in un recital musicato: tra i testi della tragedia e gli echi moderni – da Goethe a Simone Weil – ci si fa innanzi non solo il Prometeo incatenato riconosciuto dal mito, ma un racconto sulla disobbedienza agli dèi e al destino, in cui la conquista delle arti diviene sinonimo di libertà: “Prometeo. Recital musicato” (Carpi, Piazza Martiri, venerdì 15 settembre ore 22).

Fattasi maestria, la grazia della mano contraddistingue le grandi tavole a tecnica mista che Giuliano della Casa espone allo spazio Paggeriarte di Sassuolo, dove il segno calligrafico delle parole e le cose si rincorrono come cifre di un alfabeto infinito: “Musica imperfetta” (produzione: comune di Sassuolo e festivalfilosofia).

Le forme grafiche sono il tema della mostra curata dalla Biblioteca Poletti, con un protagonista d’eccellenza: “Maurizio Osti. Artista di caratteri, anche” (Modena, Palazzo dei Musei, curatrice: Carla Barbieri). L’esibizione è la prima a presentare il lavoro dell’artista nella sua altra identità di grafico, come anche nel libro d’artista Illumination di Arthur Rimbaud, interpretato graficamente da Osti nel 2003.

Delle caratteristiche iconografiche e tecniche della scrittura si occupa la mostra “Scrittura. Un carattere permanente” (Modena, Archivio Storico Comunale, curatrice: Franca Baldelli, produzione: Archivio Storico Comunale), cui fa da complemento un laboratorio sulle forme della scrittura a mano: “A scuola di italico” (Modena, Palazzo dei Musei – Archivio Storico, sabato 16 e domenica 17 settembre ore 19–21, a cura di SMED e Bunker).

La Biblioteca Delfini offre un ricco programma dedicato alle forme artistiche del libro e alla scrittura, da quella favolistica dei grandi autori classici alla narrativa contemporanea della graphic novel. Si parte con la mostra “Graziella Navaretti Bartolini. Giovanna Frova. Favolose storie classiche. Calcografie e calligrafie”, che ci porterà nel mondo di Fedro ed Esopo, attraverso grandi incisioni calcografiche e testi in calligrafia. Le due artiste cureranno il laboratorio di disegno e scrittura calligrafica “Favole tra disegni e parole” per bambini da 5 a 8 anni (Modena, Palazzo Santa Margherita – Biblioteca Delfini, sabato 16 settembre ore 17.30 e 18.15). A corredo della mostra, inoltre, Cristina Carbone interpreterà le letture animate di “Volpi, cornacchie e altri animali” (Modena, Palazzo Santa Margherita – Biblioteca Delfini, sabato 16 settembre e domenica 17 settembre ore 16.30). Non mancherà anche un live painting musicato: Marino Neridisegnerà delle tavole con l’accompagnamento della musica di Johnny Paguro, che darà corpo sonoro a una narrazione per immagini: “Romanzo con figure” (Modena, Palazzo Santa Margherita – Chiostro, sabato 16 settembre ore 21).

Le arti applicate costituiscono il filo conduttore della mostra e dei laboratori organizzati nei Musei Civici presso il Palazzo dei Musei di Modena.“Rose di pietra e di seta. Un percorso tra artigianato e arte”, a cura del Museo Civico d’Arte, è l’esposizione che rintraccia il motivo decorativo della rosa attraverso secoli di storia dell’arte e dell’artigianato. In collegamento con la mostra, il Museo propone un’avventurosa caccia al dettaglio tra le collezioni, con “Occhio alla rosa! Caccia al particolare nelle raccolte del Museo” (Modena, Palazzo dei Musei, Musei Civici – Museo Lapidario Romano, a cura di: Museo Civico d’Arte). All’interno dei Musei Civici, il laboratorio Dida consentirà ai bambini e alle famiglie di creare un motivo floreale con la tecnica dello sbalzo su rame in “Sbalzi di creatività. Viaggio tra le decorazioni floreali” (sabato 16 settembre ore 15–19, domenica 17 settembre ore 10–19), mentre un viaggio nell’immaginario ispirato dall’universo vegetale sarà animato dal cantastorie Marco Bertarini in “Parole verdi e fiorite” (Modena, Palazzo dei Musei, venerdì 15 settembre ore 21, a cura di: Dida – laboratorio didattico).

La metamorfosi degli strumenti a corda è viceversa al centro del concerto di musica barocca “Dal liuto alla chitarra”, con liuti, arciliuti, tiorbe e chitarre, esposti e illustrati, prima dell’esibizione musicale, da Lorenzo Frignani, restauratore e liutaio (sabato 16 settembre ore 21, a cura di: Grandezze & Meraviglie Festival Musica Estense).
Nella mostra di Flavio Pellegrini “Tra vista e tatto” opuscoli e libri saranno esposti per mostrare come l’incisione sia una tecnica “seriale”, perché consente realizzazioni multiple, ma ancora capace di restituire la meraviglia del “pezzo unico” (Modena, Galleria d’Arte La Darsena, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17, curatori: Angela Balestri e Siro Leonelli).
All’unicità di un soggetto riprodotto all’infinito è dedicato il lavoro di Arrigo Monzani, di cui la mostra “Soggetto unico” propone allo spettatore circa 40 opere inedite (Modena, GATE26A, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18).
Per completare il quadro, uno spazio importante si riserva alle macchine. L’esposizione “La bottega della prospettiva. Un percorso nella Perspectiva Artificialis” ci porta in un’epoca, quella tra XVI e XVII secolo, nella quale l’operare di artigiani, ingegneri, scienziati e artisti risultava pressoché indistinguibile, in particolare grazie alle macchine matematiche connesse alla prospettiva, presentate in repliche degli originali di alta fattura artigianale (Modena, Laboratorio delle Macchine Matematiche, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, curatori: Michela Maschietto, Marco Turrini).
Le macchine, però, non sarebbero nulla senza la sapienza tecnica del costruttore. La collettiva di Clerici, Manfredda, Turuani, Fare e disfare. L’umana epopea delle trame” presenta 10 opere bi e tridimensionali, scultoree, installative e pittoriche, tutte dedicate al gesto arcaico dell’intrecciare (Modena, Galleria ArteSì, inaugurazione sabato 16 settembre ore 18 alla presenza delle artiste e della curatrice Cristina Muccioli).

Claudia Marini, in “Passaggi di forme. Mosaici e collage in divenire” propone un’opera fatta di tessere inchiostrate e vecchi centrini a cui il pubblico può conferire nuovo assetto inedito e polifonico ricomponendone gli elementi (Carpi, Galleria Spazio Meme, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18.30 con l’artista, curatrici: Emanuela Fiorani, Francesca Pergreffi).

Altrettanto partecipativo è l’allestimento che trasformerà la corte di Villa Giacobazzi in un’opera unica dove arte e vita si fondono e si confondono, grazie agli artefatti in maglia e uncinetto che rivestiranno gli alberi del parco: “Alberi all’uncinetto” (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, venerdì 15 settembre ore 10–13;15–17, a cura di: Centro per le Famiglie, in collaborazione con: Creare Insieme). Gli stessi spazi della Villa e del Parco si animeranno di proposte di gioco centrate sulla manualità: “A più mani. Intrecci di materia e relazioni” (Sassuolo, Villa Giacobazzi, Parco Vistarino, sabato 16 settembre ore 09.30–12.30; 15–19, domenica 17 settembre ore 09.30–12.30; 15–19, a cura di: Servizi educativi per l’infanzia, Centro per le Famiglie, Centro di Educazione Alla Sostenibilità Pedecollinare).

2. Corpi. Fare l’umano
La costruzione dell’umano, intesa come primo grande terreno in cui si realizza una “messa in opera”, si rende ben visibile nell’artificio del corpo: corpo artistico, corpo denudato o vestito, corpo-bambola

In una performance sorprendente, Alessandro Bergonzoni interviene sulla custodia e la difesa dell’uomo, sull’inviolabilità del corpo e la sua sacralità di bene artistico, che deve essere protetto per non venire cancellato dal “Museo Esistenziale dell’Arte”: “Tutela dei beni: corpi del (c)reato ad arte (il valore di un’opera, in persona)” (Modena, Galleria Estense, domenica 17 settembre, ore 15, prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti).

Venerdì 15 settembre alle ore 22 in Piazza Grande a Modena sarà Corrado Augias a ripercorrere le tappe che hanno reso le immagini del corpo nudo – quello femminile, in particolare – uno spettacolo ormai consueto. In “L’eterno incanto di Venere. Da Prassitele a Modigliani” l’occasione d’attualità da cui partire è il centenario (1917) dell’unica mostra personale avuta in vita da Modigliani.

Corpi sottosopra sono viceversa il soggetto delle xilografie di Georg Baselitz, di cui vengono esposte più di quaranta opere, la maggior parte di grandi dimensioni, provenienti dal Cabinet d’Arts Graphiques dei Musei di Ginevra: “Sottosopra. XVIII Biennale di Xilografia” (inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 19, curatori: Enzo Di Martino, Manuela Rossi, produzione: Musei di Palazzo dei Pio, in collaborazione con: Cabinet d’Arts Graphiques di Ginevra).
I corpi femminili vestiti dalla griffe carpigiana Blumarine sono presentati in “Corpi”, una selezione di fotografie degli artisti che in 40 anni ne hanno seguito le campagne, accompagnate da una selezione dei capi iconici presenti in foto, collocati nello spazio in forma scultorea (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 19.30).
Eleonora Mazza in “Vite di plastica” presenta tele dedicate a corpi-bambola, ultra-corpi dinamici e di plastica, senza grasso, pronti all’uso: corpi iper-artificiali in cerca di riscatto (Modena, Artekyp OpenStudio, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza dell’artista e dei curatori: Francesca Baboni e Stefano Taddei).
Dagli oggetti di plastica a quelli di metallo, è nuovamente l’antropomorfismo di ciò che ci circonda a costituire il tema della riflessione artistica nella mostra: “Laura Tarugi. Oggetti animati. La danza dei lampioni” (Modena, Studio Torti 10, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza dell’artista). Un racconto fotografico e un’installazione audiovisiva colgono la danza delle file di lampioni, di cui viene riprodotta l’erranza umana tra i riverberi della luce, mentre sculture di reti metalliche ne ripropongono in mostra la filiforme consistenza.
L’abbellimento cosmetico del corpo e l’artificializzazione del vivente resa possibile dalle analisi del DNA sono i temi di laboratori destinati a bambini e famiglie in programma presso il Complesso S. Agostino, che nei giorni del festival si aprirà in anteprima indicandone una delle destinazioni d’uso creativo. Nei locali della Farmacia “La scienza ci fa belli” condurrà alla scoperta della formazione di alcune forme cosmetiche galeniche, dal sapone modellabile al dentifricio al mentolo (sabato 16 settembre ore 15.30–18.30, domenica 17 settembre ore 10.30–12.30, a cura di: Fondazione Golinelli, produzione: FCRMO), mentre in “DNArt. Tecniche di analisi” sarà possibile cimentarsi con l’elettroforesi e ottenere effetti artistici tramite l’uso di coloranti (sabato 16 settembre ore 10.30–12.30, domenica 17 settembre ore 15.30–18.30, produzione: FCRMO).

3. Lavoro e opera
I processi produttivi, artistici e creativi dell’originarsi dell’opera sono esplorati nelle carriere d’artisti, nell’inventiva dei bambini e negli scenari del lavoro

Quarant’anni di lavoro e di carriera sono condivisi da Nicola Piovani nella lezione-concerto “Una vita in musica” in Piazza Grande a Modena (sabato 16 settembre ore 22). Sulla scia di ricordi e aneddoti, il Maestro ripercorre i grandi incontri che hanno segnato il suo percorso, da Federico Fellini, ricordato con affetto nelle piccole manie e nell’ammirazione per la maestria di regista, a Vincenzo Cerami e Benigni, con episodi divertenti e commoventi insieme.

Per la prima volta al festival, Modena Città del Bel Canto presenta “Prima di andare in scena. Lo spettacolo della prova”, con la regia di Enrico Stinchelli, un allestimento che mette in scena le prove di “Bella figlia dell’amore” del Rigoletto, dall’apprendimento delle parti cantate col pianoforte, alla regia dei movimenti e delle espressioni, per concludere con l’esecuzione accompagnata da un gruppo strumentale (Modena, Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” – Foyer, sabato 16 settembre ore 19 e 21, a cura di: Modena Città del Belcanto, produzione: Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Direzione: Antonio Giacometti, Voci: allievi del Biennio e del Master della Sig.ra Raina Kabaivanska, Orchestra: allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli, Pianoforte: M° Paolo Andreoli).

Ad un “prima dell’opera” è dedicata anche la mostra collettiva di Arthur Duff, Paolo Ventura, Alberto Gianfreda, Luca Zamoc, “Ibridazioni. Variazioni tra le tecniche”, attraverso un percorso comune di ibridazione delle tecniche, dalla scultura all’installazione, dalla pittura alla fotografia (Modena, Galleria Antonio Verolino, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18 con gli artisti, curatori: Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani).
La ricerca delle origini e degli inizi del processo artistico prosegue in campo musicale con due concerti che rispondono in maniera differente al tema dell’improvvisazione e della creazione. A cura dell’Associazione Amici della Musica di Modena “Mario Pedrazzi”, tre compositori, Claudio Rastelli, Paolo Marzocchi, Nicola Straffelini, portano ciascuno il proprio inventario di “inizi ben riusciti” del repertorio classico di ogni epoca: dalla Toccata e Fuga in Re minore di Bach alla Quinta di Beethoven, dall’Aria di Figaro di Rossini a Così parlò Zarathustra di Strauss, da Piano Phase di Reich a… Poi, essendo “già a metà dell’opera”, proveranno a continuare gli incipit con la complicità del pubblico e dell’Ensemble AdM Soundscape: “Chi ben comincia… Viaggio tra gli incipit musicali di ogni epoca” (Modena, Palazzo Santa Margherita, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 21). Ad interrogarsi sulle differenze tra l’esecuzione di una partitura e l’improvvisazione interviene Stefano Calzolari in “L’improvvisazione non esiste. Sconfinamenti tra classica e jazz” (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, domenica 17 settembre ore 21, a cura di: Fondazione Gioventù Musicale d’Italia – Sede di Modena). L’opposizione tra musica scritta, “classica”, e musica improvvisata, jazz, è sempre più discussa nei suoi fondamenti storici ed estetici e presenta dei confini sempre più “violati” dagli artisti. Quale “arte” nell’esecuzione di una partitura e nellìimprovvisazione? Sono due arti diverse o è la medesima arte?
Con Lovesick Duo in Trio, nel Piazzale Re Astolfo di Carpi, sabato 16 settembre alle ore 23.30, saremo trasportati “Sulle rive del Mississippi”, all’origine del rock’n’roll. L’improvvisazione e l’interplay che connette il duo, trasformato in un trio in occasione del festivalfilosofia 2017, porteranno qualcosa di nuovo e unico nell’esecuzione dei classici della tradizione americana (Paolo Roberto Pianezza: chitarra e voce, Francesco Alinovi: contrabbasso e voce, Gianluca Raisi: batteria).

In “Paesaggi sonori. Con sonorizzazione live di “Metropolis” di F. Lang”, una composizione originale nata dal campionamento del paesaggio sonoro di diverse filiere produttive farà da introduzione alla sonorizzazione di un estratto dal film muto “Metropolis” di Fritz Lang, a cura degli allievi e musicisti tutor di Soundtrack (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, sabato 16 settembre ore 22.30, a cura di: Centro Musica del Comune di Modena).
La persistenza nel lungo periodo di una tradizione di produzione tecnica e artigianato è al centro della mostra nell’Archivio Storico Comunale di Carpi, con statuti originali e documentazioni fotografiche: “Esercitar le arti. Carpi e il tempo lungo delle arti e dei mestieri” (inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18.30 alla presenza delle curatrici: Natascia Arletti, Eleonora Zanasi, produzione: Archivio Storico Comunale).

La persistenza nel lungo periodo di una tradizione di produzione tecnica e artigianato è al centro della mostra nell’Archivio Storico Comunale di Carpi, con statuti originali e documentazioni fotografiche: “Esercitar le arti. Carpi e il tempo lungo delle arti e dei mestieri”(inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18.30 alla presenza delle curatrici: Natascia Arletti, Eleonora Zanasi, produzione: Archivio Storico Comunale).

Gli scarti dei processi produttivi possono divenire materiale d’intervento artistico: è il senso di “SCART. Il lato bello e utile del rifiuto”(Modena, Complesso culturale San Paolo, curatore: Maurizio Giani, produzione: Gruppo Hera). Opere realizzate dagli studenti delle Accademie di Belle Arti di Firenze e Bologna compongono “un eterogeneo bestiario di divertita, in alcuni casi scanzonata intonazione dada-surrealista” (Claudio Spadoni). Oltre al Complesso San Paolo di Modena, sede principale di mostra, alcune opere saranno esposte presso il Caffè Concerto.

A ribadire la funzionalità artistica degli oggetti da riciclo è il concerto di una giovane band, Miatralvia, che suonano, ad esempio, con una scopa come fosse una chitarra: “Si suona con tutto. Concerto per vecchia scopa e bidone” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 16 settembre ore 22.30, in collaborazione con: CTG Sassuolo).
In “Che trovata! Laboratori di tinkering tra arte e scienza” si combinano sapientemente scienza e tecnica, a metà tra l’esperimento scientifico, la tecnologia e il riciclo, mettendo delle “toppe” per riparare o creare un oggetto, come per esempio mini circuiti elettrici, partendo da materiali di scarto e da riciclo su cui esercitare vena creativa e inventiva: scena dei laboratori è la Chiesa di San Nicolò, aperta per l’occasione entro il Complesso Sant’Agostino di Modena (sabato 16 settembre ore 10–12 e 16–19, domenica 17 settembre ore 10–12 e 16–19, a cura di: Pleiadi, produzione: FCRMO).

All’interno del processo di creazione di un’opera d’arte si muove la rassegna cinematografica curata da Alberto Morsiani nella Sala Truffaut di Modena, nel tentativo di metterne a nudo i procedimenti intellettuali e fisici insieme, tra inquadrature contemplative e liriche, e proliferare di operai, maestranze, rumori: “La fabbrica delle arti. Processi e prodotti creativi” (a cura di: Associazione Circuito Cinema). Si inizia venerdì 15 alle ore 20.30 con “La controfigura” di Rä di Martino (Italia 2017, 69′), in collaborazione con la Galleria Civica di Modena (produzione: AMACI, co-produzione tra Italia, Francia e Marocco). Si tratta della storia di una troupe italiana a Marrakech che cerca di realizzare il remake di un film americano di culto, The Swimmer senza mai davvero riuscirci. Al termine della proiezione ci sarà un incontro con la regista. Alle ore 22.30 “Don’t blink – Robert Frank” di Laura Israel (Can/Fra/Usa 2015, 82′), collaboratrice storica del celebre fotografo, presenterà un portrait individuale, sociale e industriale di un processo creativo. Sabato 16 alle ore 22 “Fame” di Giacomo Abbruzzese e Angelo Milano (Italia/Francia 2017, 57′) racconterà le vicissitudini, tra imprevedibilità e vandalismo, del Fame Festival che dal 2008 al 2012 ha condotto nella cittadina pugliese di Grottaglie i più grandi street artist del mondo, da Blu a Conor Harrington, da Erica il Cane a Os Games, da Escif a Vhils. Domenica 17 alle ore 18.30 “Colossale sentimento” di Fabrizio Ferraro (Italia 2016, 83′) seguirà il percorso intrapreso da un gruppo di visionari che vuole riportare il “Battesimo di Cristo” – gruppo marmoreo realizzato da Francesco Mochi tra il 1630 e il 1640 – alla sua originale destinazione: la chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini a Roma. Alle ore 20.30 “Revolution – La nuova arte per un mondo nuovo” di Margy Kinmonth (Gb/Russia 2016, 85′) narrerà per immagini quell’assalto al cielo che fu la rivoluzione socialista (di cui ricorre il centenario) a partire da quella scarica galvanizzante che fece esplodere l’avanguardia in tutti i campi traducendosi in molteplici “ismi”.

Alla ricerca delle radici comuni tra le tecniche e le arti, l’idea che si concretizza nella mostra collettiva di Giovanardi, Lagrotteria, Massironi, Saltini, Sarrecchia, “Fucina InSide. Libere sinergie tra pittura e ceramica” è quella di aprire le porte di una fucina artistica che possa accogliere produzioni molteplici. Cinque artisti si confronteranno nello spazio di via Montevecchio, presentando ognuno un’opera da appoggio e un’opera a parete, mescolando pittura e scultura, raccontandosi dunque attraverso le loro voci e sperimentazioni artistiche (Modena, Rana Rossa 3.0, inaugurazione venerdì 15 settembre ore 19.00 alla presenza degli artisti, curatrice: Alessandra Redaelli). Venerdì 15 e sabato 16 si assisterà alla lavorazione della ceramica negli spazi del laboratorio.

4. Trasformazione dell’artista
Preso tra la propria opera e l’esibizione della propria personalità, l’artista è prima di tutto qualcuno che scopre una propria vocazione, nel senso della chiamata a una professione, fatta di talento e conoscenza

Ci sono stagioni precise in cui un artista nasce alla propria vocazione. È il caso di Massimo Zamboni, che nella tumultuosa Berlino del Muro, nel 1981, tra case occupate, scena musicale ed esperienze di vita, ha avuto la propria iniziazione, raccontata in “Nessuna voce dentro. Berlino Millenovecentottantuno”, concerto spettacolo fatto di reading e musica (Carpi, Piazza Martiri, domenica 17 settembre ore 21, con Angela Baraldi e Cristiano Roversi).

Luca Barbareschi, senza negare né rinnegare nulla – con la “spudoratezza” di sempre – si racconta. In una auto-narrazione ironica, divertente, piena di energia dal titolo: “Il pirata all’assalto di se stesso” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, venerdì 15 settembre ore 22.00). Confrontandosi con le parole dei grandi – da Shakespeare all’ironia pungente di David Mamet, il suo autore di elezione – Barbareschi si intrattiene e intrattiene il pubblico, tra narrazione teatrale e performance, con il suo romanzo autobiografico dedicato a quanti non hanno smesso di credere nei loro sogni, perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare.

Al lavoro d’attore, dai pionieri del mestiere nelle Corti del Rinascimento inquieto fino alla mitizzazione dei comici dell’arte nel Novecento è dedicata la lezione spettacolo “Capitani Fracassati. Un’anti-lezione sull’arte dell’attore” con cui l’ensemble di attori di ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione svela il doppio volto di una professione che ha vissuto talvolta in contrasto e talaltra in accordo con il potere (Modena, Teatro Storchi, sabato 16 settembre ore 22, con Michele Dell’Utri, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo, musiche eseguite da Filippo Zattini, video-proiezioni a cura di Riccardo Frati, a cura di: Emilia Romagna Teatro Fondazione).
Icona della direzione d’orchestra, Arturo Toscanini è al centro del concerto-spettacolo dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna, che in “Toscanini sei un Mito” rimette in scena il mitico direttore alle prese con la sua orchestra (Sassuolo, Piazzale della Rosa, domenica 17 settembre ore 21, direzione: Alessandro Nidi, voce narrante: Roberto Recchia, produzione: Fondazione Arturo Toscanini).

Nell’audace rilettura pianoless di Francesco Diodati Trio, “’round Monk”, la musica di Thelonius Monk rivive nel centenario della nascita del grande pianista. Venerdì 15 settembre alle ore 21.30 in Piazza Roma a Modena, esecuzione e improvvisazione sfumano i propri confini in un’esibizione di talento nella quale l’attraversamento tra strumenti mostra le potenzialità del fare musica (Francesco Diodati: chitarra, Francesco Ponticelli: contrabbasso e basso elettrico, Enrico Morello: batteria).

Teresa De Sio Trio, in “Verso sud”, omaggia Pino Daniele in uno spettacolo nel quale le canzoni dell’indimenticato re del blues vengono immerse nella sonorità folk-rock, in Piazza Martiri a Carpi sabato 16 settembre alle ore 22 (Teresa De Sio: voce e chitarra; Sasà Flauto: chitarre; Vittorio Longobardi: chitarra basso; Pasquale Angelini: batteria).

Domenica 17 settembre alle ore 21 in Piazza Roma a Modena, invece, in un racconto teatrale per voce e violoncello, Beatrice Visibelli e Marco Natalucci, in “Il volo di Michelangelo”, ripercorreranno la grande leggenda artistica e biografica del genio indiscusso dell’arte universale (violoncello: Ginevra Pruneti, testo e regia: Nicola Zavagli, produzione Teatri d’Imbarco).

Artisti che esplorano la vita e la carriera di artisti sono quelli della rassegna curata dalla Biblioteca multimediale “A. Loria” di Carpi, che presenta film e documentari tutti incentrati sulla ricostruzione dei processi creativi. Con “Mario Schifano tutto” di Luca Ronchi (Italia 2001, 73′) si presenta il primo e più completo film su uno degli artisti irregolari più amati, conosciuti e falsificati del XX secolo (Carpi, Auditorium Loria, venerdì 15 settembre ore 21), mentre in “Atto unico di Jannis Kounellis” Ermanno Olmi ha realizzato un vero e proprio “pedinamento” dell’artista durante l’allestimento dell’omonima mostra (su gentile concessione della Fondazione Arnaldo Pomodoro, Italia 2006, 41′, venerdì 15 ore 22.30). Altra opera in presa diretta su una performance artistica è quella di Matthew Akers nel suo “Marina Abramovic. The artist is present”, realizzato durante la grande personale che il MoMa ha dedicato all’artista serba (USA 2012, 99′, sabato 16 settembre ore 21). Ultimo incontro tra due grandi protagonisti davanti e dietro alla macchina da presa è quello tra Sidney Pollack e Frank Gehry. In “Frank Gehry creatore di sogni” il regista è entrato dentro lo studio del grande architetto documentandone i processi di creazione dall’idea ispiratrice fino alla realizzazione del progetto (USA 2005, 83′, sabato 16 ore 22,30).
Espressione del talento e formazione tecnica sono gli ingredienti del “Master of Photography” nel quale giovani artisti – valutati, spronati e supportati da tre giudici dalla composita e consolidata esperienza nel campo della fotografia: Oliviero Toscani, Darcy Padilla e Caroline Hunter – hanno seguito un percorso durante il quale – di genere in genere e di prova in prova – sono cresciuti nella loro vocazione. L’omonima mostra in collaborazione tra Sky Arte e Fondazione Fotografia Modena ne documenterà il lavoro (Modena, MATA, Manifattura Tabacchi).

Dentro la vita di grandi artiste e artefici – donne che hanno fatto della propria passione un mestiere e dei propri prodotti un’arte – si può entrare anche attraverso il racconto, soprattutto se questo sa annullare la distanza tra attore e spettatore: è quel che accadrà nel percorso teatrale “Vite prodigiose. Montalcini, Maier, Coralina” con cui gli attori di Quinta Parete faranno entrare bambini e ragazzi nel mondo di racconti legato alle biografie della scienziata, della fotografa e della grande pasticcera (Sassuolo, Villa Giacobazzi – Biblioteca dei ragazzi Leontine, venerdì 15 settembre ore 16.30 e 17.30; sabato 16 settembre ore 10.30; 11.30; 16.30; 17.30; domenica 17 settembre ore 10.30; 11.30; 16.30; 17.30, a cura di: Associazione Culturale Quinta Parete).

Artistica, tuttavia, può essere la biografia di ciascuno: nel concerto di Ologramma, “Vissi d’arte. Musiche che salvano”, la musica è inno alla vita che, esprimendo i talenti singolari che ognuno possiede, può divenire opera d’arte (Modena, Piazza Roma, domenica 17 settembre ore 18.30, direttore: Roberta Frison, testi e Regia: Carlo Stanzani, produzione: Istituto MEME Modena, CEMU Centro Europeo Musicoterapia, UPGB Università Popolare “Gregory Bateson” Modena).
In omaggio a un maestro di pensiero e compagno di viaggio del festival, una mostra fotografica ripercorrerà la presenza di Zygmunt Bauman in tante edizioni, per mostrarne il carisma e l’empatia con il suo pubblico e per documentare come – nell’intensa frequentazione intellettuale con questa terra – il grande filosofo ne sia stato virtualmente un cittadino (Modena, Palazzo Comunale).

5. Estetizzazione
Nella nostra società capitalistica avanzata, oggetti d’uso quotidiano sono trasformati in beni estetici e opere iconiche, mentre il design, artistico e popolare, diffonde forme e bellezza tra accessorietà e seduzione

Architetto e designer, artista che ha lavorato sempre tra i mondi della progettazione e della pratica, Cesare Leonardi e il suo lavoro sono al centro di “L’architettura della vita”, la prima importante retrospettiva dedicata alla sua opera, che presenta al pubblico il patrimonio di opere e documenti custodito nella sua casa-studio, oggi sede dell’Archivio, e racconta l’avventura straordinaria di una vita dedicata al progetto (Modena, Palazzo Santa Margherita – Galleria Civica, Palazzina dei Giardini, curatori: Andrea Cavani e Giulio Orsini, produzione: Galleria Civica di Modena, in collaborazione con: Archivio Architetto Cesare Leonardi).

In un’opera di teatro e performance, una sequenza di suoni e immagini ispirata al lavoro teorico e progettuale di Cesare Leonardi ripercorre le esperienze di trattamento e generazione sonora, dando spazio a dinamiche di variazione, alterazione e ripetizione: “Reticolo sonoro”, venerdì 15 settembre alle ore 22.30 a Modena nel Chiostro di Palazzo Santa Margherita (produzione: Galleria Civica di Modena, Archivio Architetto Cesare Leonardi).

Connessa all’opera di Leonardi e in particolare al suo “Architettura degli alberi” è l’omonima mostra che, tra botanica e rappresentazione, campioni naturalistici e disegni, ricostruisce il meticoloso desiderio di comprendere la struttura degli alberi (Modena, Giardini Ducali – Orto Botanico, a cura di: Archivio Architetto Cesare Leonardi, in collaborazione con: Orto Botanico e Galleria Civica di Modena).
Due laboratori, entrambi presso l’Orto Botanico, completano le attività proponendo a bambini e ragazzi di realizzare fogliari e riconoscere le strutture delle foglie: “Foglie in tasca. Impronte di alberi” per bambini dai 4 anni (venerdì 15 settembre ore 16.00, sabato 16 settembre ore 10 e 16, domenica 17 settembre ore 10 e 16; a cura di: G. Bosi, G. Barbieri, P. Torri, in collaborazione con: Liceo Artistico “A. Venturi”, conducono: G. Barbieri, P. Torri e studenti del Liceo Artistico “A. Venturi”) e “Nervature. Arte della foglia” per bambini dagli 8 anni (venerdì 15 settembre ore 17.30, sabato 16 settembre ore 11.30 e 17.30, domenica 17 settembre ore 11.30 e 17.30; a cura di: G. Bosi, G. Barbieri, P. Torri, M. Mantovani, in collaborazione con: Liceo Artistico “A. Venturi”, conducono: G. Barbieri, P. Torri e studenti del Liceo Artistico “A. Venturi”).

L’estetizzazione di oggetti d’uso quotidiano è evidente in una sua precoce manifestazione nella mostra “L’arte in tasca. Calendarietti, réclame e grafica 1920-1940”, che presso il Museo della Figurina documenta come in questi piccoli elegantissimi calendari si ritrovino illustrazioni art déco opera di alcuni dei pittori più in vista del movimento in quegli anni, come soprattutto Sergio De Bellis (Modena, Palazzo Santa Margherita – Museo della Figurina, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 18.00 alla presenza del curatore, curatore: Giacomo Lanzilotta, produzione: Museo della Figurina). Connessa alla mostra e alle fragranze tipiche dei calendarietti è il laboratorio “Questione di naso. Indovina l’odore”, che propone un percorso olfattivo per testare la propria capacità di riconoscere gli odori (Palazzo Santa Margherita – Museo della Figurina, sabato 16 settembre ore 16–18, domenica 17 settembre ore 16–18, curatrice: Elena Bergonzini, a cura di: Museo della Figurina).

Un articolato programma di attività del Castello dei ragazzi di Carpi in collaborazione con il Centro Zaffiria ricostruisce a tutto tondo il tema del design del gioco, sia presentando una storia di esperienze emblematiche di progettisti e giochi-icona nella storia europea del design, sia proponendo ai bambini di diverse età giochi e laboratori per mettere alla prova la propria creatività di giocatori e inventori. La mostra “Il continente dei balocchi. Storie di giocattoli e designer in Europa” ripercorre esperienze europee che hanno segnato la storia del giocattolo e delle sue trasformazioni (Carpi, Palazzo dei Pio – Sala Estense). In alcuni orari sarà animata dalle narrazioni di Sara Gozzi, che racconterà le storie emblematiche di designer che non hanno perso la voglia di innovare: “Mai smettere di giocare. Storie di giochi e designer in Europa” (Carpi, Castello dei ragazzi, sabato 16 settembre ore 11.30 e 17.30, domenica 17 ore 11.30 e 17.30). Due laboratori nel Cortile d’Onore del Palazzo dei Pio proporranno ai bambini dai 6 anni di inventare nuovi giochi o di cimentarsi con progetti inconsueti, come disegnare una scala per arrivare alle nuvole: “Inventori di giocattoli. Piccoli designer per nuovi giochi” e “Inventori di meraviglia. Piccoli designer per problemi sconosciuti” (Carpi, Palazzo dei Pio – Cortile d’onore, sabato 16 settembre ore 16–19, domenica 17 settembre ore 16–19). Presso la Torre dell’Uccelliera, invece, l’installazione “Circo gonfiabile. I giocattoli di Libuse Niklova” presenterà i coloratissimi animali di plastica della designer ceca, prima a fare uso di quel materiale nella costruzione dei giocattoli, mentre in alcuni orari (sabato 16 settembre ore 16–20, domenica 17 settembre ore 16–20) sarà anche possibile giocare su tappeti morbidi con questi gonfiabili d’artista.

A un’esperienza estetica di meraviglia, sempre in cerca della bellezza vissuta dagli altri, fino a costituire un vero e proprio teatro degli affetti è dedicata la mostra fotografica di Ernesto Tuliozi, “Sindrome di Stendhal” (Modena, Bottega Consorzio Creativo, inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18 alla presenza dell’artista, a cura di: Consorzio Creativo).
Cristalli e polveri luminescenti, scintillii e bagliori in cui sembra condensarsi uno dei significati primari della bellezza sono procedimenti comuni alle artiste di “Luminescenze. Apparizioni dell’opera”, con lavori di Roberta Diazzi, Barbara Ghisi e Maria Cristina Neviani (Modena, Studio 33, curatrice Barbara Ghisi, inaugurazione venerdì 15 settembre ore 18 alla presenza delle artiste).
Le trasformazioni del design nell’epoca del capitalismo estetico e i meccanismi con cui oggetti d’uso comune vengono mutati in opere iconiche sono al centro della mostra fotografica di Federzoni, Gibertini, Malagoli, Mazzoli, Rapanà, “La seduzione degli oggetti” (Modena, Via Carteria 42, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17.30 alla presenza degli artisti, curatore: Gianni Rossi, a cura di: Fotoclub Colibrì BFI di Modena).

6. Luoghi dell’artificiale
I luoghi dove l’arte si fa e quelli in cui la si custodisce interagiscono e si modificano tra di loro, creando un effetto d’opera

Luogo del fare artistico, l’atelier è un mondo di produzione e di evocazione, una terra di confine tra il privato del fare e il pubblico dell’opera. Quattro artisti che hanno segnato le tendenze dell’arte contemporanea nei rispettivi campi apriranno i propri studi nelle giornate del festival per far entrare il pubblico nel loro opificio: Andrea Chiesi, Franco Guerzoni, Wainer Vaccari e Gianni Valbonesi condurranno i visitatori nel loro processo creativo, fuori da ogni metafora.
Primo grande progetto artistico in rete, anche “Atelier d’artista” di Franco Vaccari riflette sullo statuto del luogo di produzione, assumendo gli studi d’artista quasi come se fossero architetture spontanee. La mostra ripropone un’installazione video, realizzata per la prima volta nel 1996, cui decine e decine di artisti internazionali hanno contribuito con foto e video che li riprendono nei loro studi (Modena, Complesso Culturale San Paolo, produzione: festivalfilosofia).

Articolata in due sedi, la mostra di Adolfo Lugli, “Cambia Menti. Arte e industria: mutazioni della materia”, presenta nell’Auditorium San Rocco pale d’altare create con piani di scarto di pantografie industriali, mentre nel Cortile del palazzo della Pieve a Carpi sculture ed architetture di ascendenza costruttivista esaltano nella loro perfezione la potenza visionaria del nostro tempo e le sue pericolose e crescenti contraddizioni (inaugurazione: sabato 16 settembre ore 18.30, curatrice: Vittoria Coen, a cura di: Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia, con il sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, in collaborazione con: Comune di Carpi e Associazione culturale Il Portico).
Un’installazione di luce di Mario Nanni, “Contatto nel godimento delle delizie”, interpreta e commenta come in un intervento calligrafico il Cortile d’Onore, la Galleria di Bacco e la Peschiera del Palazzo Ducale di Sassuolo (Sassuolo, Palazzo Ducale, produzione: Gallerie Estensi).

Riflessioni fotografiche sul patrimonio del Sito Unesco di Modena sono quelle presentate in “Obiettivo Sito Unesco. Il Duomo, la Torre, la Piazza nella fotografia d’autore”, che presenta circa cinquanta foto di, tra gli altri, Ghirri, Fontana, Jodice, Vaccari, Basilico, Migliori, ripercorrendo le peculiarità del complesso monumentale (Modena, Musei del Duomo e Torre Ghirlandina, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 17, curatori: Stefano Bulgarelli, Francesca Fontana, a cura di: Musei del Duomo, Coordinamento Sito Unesco di Modena).

A opere realizzate nel campo di internamento di Gusen e che hanno in seguito influito sulla progettazione del Museo Monumento al Deportato è dedicata la mostra di Ludovico Belgiojoso, “Ho potuto pensare una casa. Disegni dal lager” (Carpi, Museo Monumento al Deportato – Sala dei Nomi, Ex Sinagoga, inaugurazione: venerdì 15 settembre ore 12 presso il Cortile delle Stele – Museo Monumento al Deportato, a cura di: Fondazione ex Campo Fossoli).

Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera che Eron realizzerà durante i tre giorni del Festival per la facciata di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2.200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina. Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’artista sarà al lavoro sabato 16 settembre alle ore 19 con introduzione di Pietro Rivasi e dj set Layka: “Eron per Mutina 2017. Wall painting” (Modena, Palazzo Santa Chiara, curatrici: Cristina Stefani, Cristiana Zanasi, a cura di: Musei Civici di Modena e Fondazione De Mitri).

Oltre 2 milioni di presenze in 16 anni: il festivalfilosofia dà i numeri
Oltre 2 milioni di 
presenze in 16 anni: il festivalfilosofia dà i numeriDue milioni e 250 mila presenze dal 2001 al 2016, 2.527 eventi in tutto. Sedici anni con risultati da record per una grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, che porta la filosofia nelle piazze delle tre città emiliane, con importanti ricadute culturali e sociali, ma anche economiche

Dalle 34 mila presenze del 2001 alle oltre 190 mila del 2016: un pubblico sempre più numeroso per assistere a un programma sempre più ricco. I numeri lo confermano: la prima edizione del festivalfilosofia proponeva 98 iniziative, lo scorso anno – sedicesima edizione – gli eventi sono stati complessivamente 191 per una manifestazione che ha importanti ricadute non solo culturali e sociali, ma anche economiche, con un impatto diretto di oltre 3 milioni di euro.

Era il settembre 2001 quando debuttava il festivalfilosofia, il primo caso europeo di festival filosofico in senso proprio. Avviata per iniziativa di un Comitato di Enti locali, poi costituitisi in Consorzio, la manifestazione propone una formula, sostanzialmente inalterata nelle sedici edizioni realizzate, imperniata su un tema che muta ogni anno e ispira tutte le iniziative in programma. Le parole scelte per ciascuna edizione hanno sempre individuato concetti chiave della tradizione filosofica e al tempo stesso questioni calde dell’esperienza contemporanea, come felicità e vita, bellezza e umanità, fantasia e comunità, cose e amare, fino alle ultime due edizioni, dedicate rispettivamente alla gloria e all’ereditare.

Dalla prima edizione sono stati realizzati quasi 2.500 eventi: tra questi ben 691 lezioni magistrali, che hanno visti protagonisti 323 filosofi, di cui 68 stranieri. Sono proprio le lezioni magistrali il cuore del programma, con i maggiori pensatori contemporanei, italiani e stranieri, che presentano la propria tesi e rispondono a domande del pubblico. Nella sezione delle lezioni dei classici, invece, eminenti studiosi commentano le opere che hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti nella storia del pensiero occidentale.

Un vasto programma di iniziative declina poi il tema nei diversi ambiti della creazione, per sottolineare la stretta connessione tra forme dell’esperienza, dell’arte e del pensiero. Fino ad ora sono stati 2.087 gli eventi del programma creativo: spiccano le 485 mostre e installazioni e gli oltre 320 tra concerti e spettacoli dal vivo, cui si devono aggiungere oltre 100 letture e conversazioni (116) e più di 200 film (209). Le attività per bambini e ragazzi sono state finora complessivamente 529.
Il festival si presenta anche come occasione per condividere i piaceri della buona tavola. Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” fin dalla prima edizione: dal 2001 il filosofo e gourmet ha ideato ben 118 menù filosofici a tema.

Quanto ai dati di pubblico, si è giunti a un totale di circa 2.250.392 presenze complessive nelle prime 16 edizioni. Nel 2016, se si sommano i partecipanti alle iniziative del programma con i dati delle aperture straordinarie che saldano agli appuntamenti del festival alcune sedi di particolare rilevanza artistica, le presenze complessive sono state oltre 190 mila (190.392), a conferma della fortunata complementarietà tra evento e patrimonio.

I dati qualitativi, poi, desumibili anche dalla tesi di dottorato discussa da Maria Giovanna Manni presso la Fondazione Marco Biagi di Modena nel 2015, confermano il carattere nazionale e internazionale del festivalfilosofia: oltre la metà dei partecipanti arriva ogni anno da fuori provincia, soprattutto dal centro nord, ma con presenze significative anche dal sud e dalle isole e un numero crescente di presenze dall’estero. In sensibile aumento soprattutto i giovani, che costituiscono ormai quasi il 25% del pubblico. L’età media dei partecipanti è di 44 anni e il livello di scolarizzazione del pubblico risulta molto alto. Quasi il 60% ha una laurea, benché non si tratti di un pubblico di settore: più di una persona su sei non ha mai studiato filosofia, mentre il 30% di chi l’ha studiata lo ha fatto solo a scuola e non all’università.

La permanenza media si attesta intorno ai 2,54 giorni, dunque sono pochi i visitatori che si fermano un giorno soltanto: un partecipante su tre si ferma anche a dormire generando un impatto economico diretto sul territorio di oltre 3 milioni di euro.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Firenze e la Biennale Internazionale dell’Antiquariato. Dal 23 settembre al 1 ottobre



Il 23 settembre apre i battenti la trentesima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze e ancora una volta sarà ospitata nei saloni barocchi di Palazzo Corsini, affacciato su uno dei lungarni più belli della città.

Gli organizzatori sono da tempo al lavoro, sotto l’attenta regia del Segretario Generale, Fabrizio Moretti, per porre nuovamente sotto i riflettori internazionali il mercato dell’antiquariato italiano ed offrire ad un pubblico sempre più attento un’edizione ricca di novità e sorprese.

Per accogliere le oltre 3.000 opere esposte e le oltre 80 gallerie italiane e straniere, Palazzo Corsini si presenterà con un nuovo allestimento, quest’anno affidato alla vena creativa di Matteo Corvino, noto interior designer e scenografo veneziano. Un progetto work in progress che si apre alla modernità e che sarà reinterpretato già dalla prossima edizione. L’intento è di fornire ai visitatori una sempre maggiore visibilità delle architetture seicentesche di Palazzo Corsini con l’utilizzo di un soffitto di vetro per il percorso centrale garantendo una maggiore luminosità agli spazi interni del palazzo, mentre, dalla terrazza di Palazzo Corsini, si potrà ammirare la ricostruzione di un giardino pensile all’italiana realizzato con bordure di bosso.

L’inedito allestimento ospiterà opere scrupolosamente selezionate e vagliate da un’autorevole Commissione Scientifica internazionale di esperti (Andrea Bacchi, Massimo Bartolozzi, Sandro Bellesi, Daniele Benati, Mauro Berti, Silvestra Bietolet, Andrew Butterfield, Simone Chiarugi, Enrico Colle, Frederik J. Duparc, David Ekserdjian, Maria Cecilia Fabbri, Carlo Falciani, Arturo Galansino, Aldo Galli, Giancarlo Gentilini, Richard Knight, Francesco Leone, Dora Liscia Bemporad, Jean-Patrice Marandel, Paola Marini, Fernando Mazzocca, Luca Mor, Claudio Pizzorusso, Nicoletta Pons, Giovanni Pratesi, Carmen Ravanelli Guidotti, Scott J. Schaefer, Eric Schleier, Davide Sestieri, Nicola Spinosa, Carl Strehlke, Maria Cristina Terzaghi, Roberto Valeriani, Marco Voena).

Ampliando i suoi confini temporali fino agli anni Ottanta del secolo scorso, l’edizione 2017 prosegue l’apertura verso l’arte contemporanea – già intrapresa nella passata edizione con l’installazione di Pluto e Proserpina, una scultura in acciaio dorato di tre metri d’altezza dell’artista americano Jeff Koons, esposta sull’arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria – con l’artista svizzero Urs Fischer, un progetto artistico ( “In Florence”) di Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti, a cura di Francesco Bonami e realizzato con la collaborazione di Mus.e e del Comune di Firenze.

A Firenze:
ancora una volta, sarà quindi una Biennale aperta alla città e in stretta sinergia con le principali istituzioni fiorentine, così da offrire ai visitatori un ricco programma di eventi in molti dei luoghi simbolo del centro cittadino, diventando l’occasione per scoprire le bellezze di Firenze sotto una nuova luce. Tra le iniziative, la mostra “Inaspettate ‘delizie’ in un’alcova. Dalla Collezione d’Arte della Fondazione CR Firenze” con opere della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che, nell’ambito dei festeggiamenti per i 25 anni di attività, esporrà a Palazzo Corsini nei giorni della BIAF alcuni tesori della sua preziosa collezione d’arte, realizzati da Giotto, Pietro Annigoni, Caspar van Wittel, Pietro di Chellino e molti altri artisti.

Inoltre, uno speciale percorso congiunto, in collaborazione con Palazzo Strozzi, permetterà di ammirare alcune delle opere più rappresentative dell’arte italiana e non solo a prezzo scontato. Infatti, i visitatori della Biennale godranno di una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”. E lo stesso varrà per i visitatori della mostra di Palazzo Strozzi, che potranno ammirare le opere della 30° Biennale Internazionale dell’Antiquariato ad un prezzo ridotto.

Alla diversificata offerta culturale fiorentina appartiene un interessante nucleo di musei, estranei al circuito turistico di massa, nati dalle donazioni di privati collezionisti che hanno inteso condividere con l’intera collettività, soprattutto tra Otto e Novecento, residenze e collezioni. Per scoprire queste collezioni e la storia dei grandi antiquari e collezionisti che le hanno formate la BIAF promuove un calendario di visite condotte da guide abilitate con formazione specialistica nell’ambito dell’arte e dell’architettura.
La proposta, ideata da Elena Franzoia insieme e Andrea Malcontenti, si impernia soprattutto su quelle realtà nate dall’insostituibile apporto di celebri antiquari del passato non solo alla divulgazione commerciale della storia artistica locale, ma soprattutto al collezionismo, alla salvaguardia, alla riscoperta e valorizzazione di beni, artisti, ambiti storici e culturali.

Per la serata di venerdì 29 settembre è in programma un charity event, la cena nel Salone del Trono di Palazzo Corsini, in favore di Engera – Africa Caring People ONLUS, organizzazione che lavora per la tutela della salute della popolazione etiope, in occasione della quale un prestigioso personaggio dello spettacolo sarà il battitore d’eccezione di un’asta di pregiati oggetti offerti dagli espositori della Biennale.

Il 1° ottobre invece la Biennale si tingerà di rosa e ospiterà la Onlus Firenze in Rosa, Associazione che si propone di divulgare e promuovere una “cultura” della prevenzione del tumore al seno, attraverso la promozione della salute e di corretti stili di vita nonché della riabilitazione psico-fisica post-intervento.

Per scoprire gli highlights della prossima edizione clicca sul sito: http://studioesseci.net/eventi/biennale-internazionale-dantiquariato-di-firenze/

BIAF 2017 si avvale del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Main sponsor: Toscana Aeroporti, AXA ART.
Partners: Federalberghi Firenze, Fratelli Piccini, Il Bisonte, Pineider, Porsche e Centro Porsche Firenze, Stefano Ricci, Dr. Vranjes, Banca Cambiano.
Media partners: Antiquariato, Apollo, Artribune, Artslife.

Date e orari:
dal 23 settembre al 1 ottobre 2017, dalle 10,30 alle 20,00. Giovedì 28 settembre 2017 dalle ore 10,30 alle 19,00
Biglietto: € 15, ridotto € 10

Simposio su Philip Guston alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Nella settimana che precede la chiusura della mostra Philip Guston and The Poets, le Gallerie dell’Accademia di Venezia organizzano un simposio aperto al pubblico intitolato The Painter can’t sleep. La frase è tratta da una serie di disegni frutto della relazione artistica e poetica tra Philip Guston e Clark Coolidge, uno dei più importanti poeti americani viventi che compare in diverse citazioni anche nelle opere esposte in mostra. Lo stesso Coolidge interverrà durante il simposio per raccontare dell’amicizia e della collaborazione che lo legavano a Guston.

Nel corso del simposio si terrà, inoltre, la presentazione dell’unico volume disponibile in italiano dedicato alla figura di Philip Guston. Pubblicato da Johan & Levi, è scritto da Musa Mayer, figlia del pittore e si intitola Night Studio. Un ritratto intimo di Philip Guston.
Night Studio è il resoconto dolce e amaro di una riconciliazione e un tentativo di entrare nel mondo di un padre per il quale l’arte era un atto di intenso egotismo. In questo commovente affresco autobiografico, accompagnato da un’ampia selezione di opere a colori e fotografie personali, Musa Mayer, anch’essa relatrice del simposio, ripercorre la parabola umana e artistica di un padre impegnativo e restituisce il giusto peso anche alla figura riservata ed elusiva della madre, una donna che scelse di fare un passo indietro rispetto alle proprie ambizioni per seguire gli umori mutevoli e quel bisogno di libertà che sono propri di ogni grande artista.

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia propongono alcune aperture serali straordinarie nel periodo tra luglio e ottobre 2017 in continuità con l’orario del Museo, all’interno delle iniziative previste dal Piano di Valorizzazione 2017 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Lunedì 31 luglio; mercoledì 16 agosto; mercoledì 30 agosto; giovedì 31 agosto, saranno visitabili – dalle ore 19.15 alle ore 22.15 (ultimo accesso alle ore 21.30) – le cinque sale al piano terra del Museo – che raccolgono importanti opere di pittura veneziana e veneta del XVII e XVIII secolo – e la mostra Philip Guston and The Poets. La tariffa d’ingresso al Museo e alla mostra, per queste solo serate, sarà di 3 euro per il biglietto intero e di 1,50 euro per il biglietto ridotto.

La mostra Philip Guston and The Poets rimarrà aperta sino al 3 settembre 2017.

Dettaglio del programma del simposio
16 – 17.00 (Inglese)
– Introduzione di Kosme de Barañano, curatore della mostra
– Il poeta Clark Coolidge racconta la sua amicizia e collaborazione con Philip Guston

17.30 – 18.30 (Italiano)
– Introduzione di Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia
– Presentazione di Peter Benson Miller, Andrew Heiskell Arts Director della American Academy in Rome, sul rapporto tra Guston e l’Italia
– Musa Mayer, figlia di Philip Guston e Pia Capelli, project manager della mostra, leggono brani di Night Studio: un ritratto intimo di Philip Guston, pubblicato da Johan & Levi

INFORMAZIONI

Per il pubblico: l’ingresso è gratuito ma è obbligatoria la prenotazione entro lunedì 21 agosto 2017, scrivendo a guston@hauserwirth.com

Nuovi percorsi turistici per riscoprire Marino Marini e Pistoia

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Fondazione Marino Marini

Pistoia – Capitale della Cultura 2017
Attività formativa gratuita per guide turistiche interessate a promuovere Marino Marini
Nuovi percorsi turistici per riscoprire Marino, ‘scultore etrusco’, e la sua città

Una rete di itinerari inediti per riscoprire il profondo legame che univa il maestro all’arte del Novecento e al territorio pistoiese

Nell’anno di Pistoia Capitale della Cultura italiana il Museo Marino Marini, diretto da Maria Teresa Tosi, rafforza la propria mission di meta turistico-culturale su scala internazionale attraverso la creazione di un pacchetto di itinerari turistici inediti che permettono al visitatore di conoscere e riscoprire l’artista pistoiese da angolazioni diverse. L’opera di Marino, alla vigilia della mostra Passioni Visive che si apre il 16 settembre a Palazzo Fabroni contestualmente all’evento espositivo I Colori del Mediterraneo che porta tra le sale del Palazzo del Tau i capolavori di Mirò, si propone per la prima volta come filo conduttore di una rete di percorsi che si affacciano all’esterno, oltrepassano le mura del convento trecentesco, sede del Museo, e si fondono e si mescolano alla città.

L’obiettivo è quello di contestualizzare il pensiero di Marino nel tessuto urbano di Pistoia e metterlo in relazione con le testimonianze gotiche, i linguaggi del Novecento e i segni dell’arte contemporanea, anche quelli meno noti, che caratterizzano la vocazione turistico-culturale della città toscana. L’offerta turistica è stata elaborata da un team di giovani esperti conoscitori del patrimonio culturale della città e storici dell’arte dell’associazione Artemisia, incaricata dalla Fondazione Marino marini. Nell’ambito di questo progetto il Museo attiverà un percorso formativo gratuito rivolto a guide turistiche interessate a raccontare il nuovo sguardo su Marino e promuovere il suo patrimonio nel mondo, incentrato sui percorsi cittadini e sulle grandi mostre che si apriranno a settembre 2017. I nuovi itinerari turistici sono attivi dal 18 luglio 2017 e rimarranno.

“Per Pistoia prende avvio una nuova stagione – ha detto Alessandro Sabella, assessore al Turismo del Comune di Pistoia – una rete di circuiti turistico-culturali che valorizza le eccellenze legate all’arte, al patrimonio di Marino Marini e a tutte le vocazioni di qualità dell’accoglienza che possiede la città. Lavoreremo sulla fusione e sull’intreccio delle strutture portanti su cui poggia l’economia pistoiese come la cultura, l’artigianato, il commercio, il vivaismo, il turismo religioso e potenzieremo la collaborazione con la Fondazione Marino Marini. La creazione degli itinerari turistici rappresenta il primo passo di un progetto di valorizzazione e promozione comune del nostro territorio”.

Per Ambra Tuci che coordina gli eventi del Museo Marini “si tratta di un ulteriore volano culturale che offre spunti di arricchimento e occasioni di conoscenza finalizzati non solo a mostrare i tesori della città ma ad andare incontro al visitatore curioso, che vuole esplorare la Pistoia di Marino, testimone e ambasciatore della Toscana nel mondo che da sempre si caratterizza per avere una doppia anima, arcaica e contemporanea allo stesso tempo”.

Per i viaggiatori del web si apre da oggi il sito www.marinomarinipassionivisive.it, spazio virtuale che offre informazioni e contenuti specifici relativi ai grandi eventi di Marino Marini, organizzati nei luoghi pubblici di Pistoia Capitale della Cultura italiana. Un nuovo strumento digitale che mira a divulgare la conoscenza di Marino, uomo, artista, esploratore curioso, instancabile viaggiatore alla ricerca dell’equilibrio eterno tra uomo e natura. Nel sito, corredato di immagini e testi, di facile consultazione e articolato su sette macro aree tra cui opere, mostre, didattica, accoglienza, l’arte di Marino è valorizzata e illustrata attraverso i canali della multimedialità.

La Fondazione Marino Marini ha attivato specifiche convenzioni con Trenitalia, Soci Touring Club, Soci ICOM, Soci ACI per la riduzione del 25% sul costo di accesso alla mostra: 9€ anziché 12€. Le agevolazioni sono rivolte anche agli iscritti FAI, Soci UniCoop Firenze.

Gli itinerari
I cavalli di Marino e il porcello di Sant’Antonio Abate
Marino Marini, il suo Museo nell’antico convento di Sant’Antonio Abate e la città di Pistoia
Visita alle opere monumentali di Marino Marini disposte all’interno dell’oratorio di Sant’Antonio Abate nel complesso del Tau, sede del museo monografico pistoiese dedicato all’artista.
Il ciclo di affreschi di Niccolò di Tommaso (1372) dedicato alle storie di Sant’Antonio Abate e alle vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, è uno spaccato della vita quotidiana a Pistoia nel XIV secolo. L’ambiente propone un contesto affascinante in cui leggere l’evoluzione delle opere scultoree di Marino Marini. L’itinerario tematico dedicato al cavallo, animale ‘totemico’ dello scultore pistoiese, si dipana all’interno del Museo Marino Marini e si conclude di fronte al bronzo Il miracolo, nel cortile di Palazzo Comunale.

Descrizione di dettaglio
Il complesso di Sant’Antonio abate, eretto nel settimo decennio del Trecento, è il magnifico contenitore che ospita il Museo e la Fondazione Marino Marini, nonché le sculture monumentali dell’artista pistoiese.
Come anche il Museo Marini di Firenze, la sede museale pistoiese con il suo allestimento favorisce la lettura dell’opera di Marino in un dialogo continuo con l’antico: si traduce così, architettonicamente, la predisposizione dello scultore al confronto con l’arte del passato, come evidenziato dalla celebre frase dell’artista che si proclamava ‘scultore etrusco’.
Naturale, dunque, affiancare le visite alla mostra Passioni Visive con un percorso che legge l’opera di Marini nel contesto antico che lo ospita.
La struttura gotica del complesso dedicato a Sant’Antonio Abate, su cui si staglia il simbolo del T, è la cornice entro cui si colloca l’opera di Marino Marini. All’interno della Chiesa:
– Storie della Genesi, dell’Antico e del Nuovo Testamento eseguiti a partire dalla fine del XIV secolo dal pittore fiorentino Niccolò di Tommaso.
– Di particolare interesse le scene delle Storie di Sant’Antonio Abate, eseguite attingendo a ben tre Leggende distinte della vita del Santo.

All’interno delle sale espositive del Museo che anticamente si connotavano come ambienti di vita conventuale, si collocano altri frammenti pittorici tra cui l’immagine di Sant’Antonio con il porcellino, suo attributo iconografico.
La visita all’interno del Museo, include una visione d’insieme delle tematiche trattate dallo scultore, ma si concentra sulle opere di Marino dedicate al tema del Cavaliere a cavallo di cui sarà possibile ammirare anche le declinazioni monumentali.
Il percorso esterno conduce dal Museo Marini alla Piazza del Duomo, toccando alcuni dei luoghi più antichi della città: la piazza della Sala con il Pozzo mediceo del leoncino; la facciata di San Giovanni Fuorcivitas, della Cattedrale e del Battistero con i magnifici bestiari romanici di pietra; il Palazzo Comunale con i suoi orsi lignei a difesa.
A conclusione dell’itinerario si pone il Miracolo di Marini nell’atrio comunale: la donazione fatta dallo stesso artista negli anni Settanta, sottolinea il sui legame con la città natale (chi lo desidera potrà autonomamente approfondire i legami di Marino con la Scuola pittorica pistoiese attiva tra le due guerre, nelle Sale del Novecento del Museo Civico – entrata gratuita).

Percorso
Partenza/punto di ritrovo: Museo Marino Marini
Museo Marini-Chiesa di Sant’Antonio Abate; visita atrio e passaggio veloce dentro il Museo
San Giovanni Fuorcivitas
Piazza della Sala
Piazza del Duomo in esterno: Cattedrale, Battistero, Campanile
Palazzo Comunale: il Miracolo, 1954
(indicazione di percorso verso la Chiesa di Sant’Andrea – Cavalcata dei Magi di Gruamonte – e il Palazzo Fabroni)
Durata: 2 ore 30 minuti ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione

Pistoia con gli occhi di Marino, artista del Novecento
Percorso in città nei luoghi legati alla biografia di Marino Marini o che ospitano sue opere: il Palazzo Comunale, l’esterno della casa della famiglia Marini in Piazza San Pietro, l’Antico Palazzo dei Vescovi – dove, nella sala d’ingresso, è ospitata la Pomona in pietra del 1945 –, il Museo Marino Marini. L’itinerario include anche la visione della Piazza della Sala e dei monumenti della Piazza del Duomo in esterno.

Descrizione di dettaglio
Marino Marini è nato a Pistoia nel 1901 ma già dal 1929 si trasferì a Milano per tornare solo saltuariamente nella sua città natale. Il legame dello scultore con Pistoia ruota soprattutto attorno agli affetti familiari: dopo la morte dei genitori, la sorella Egle che vive nella casa di famiglia, è sicuramente il motivo centrale dei suoi sporadici ritorni. Sono proprio le parole della sorella gemella, anch’essa pittrice e poetessa, a dare il via a questo percorso: “Marino nasce mediterraneo nella conca tirrena: terra d’antica vena dove insistono l’amore pel campo, l’ombra serena di Giotto, la scarnita umanità di Masaccio e quella dell’agitato Pisano. Nasce nel clima quieto dell’inizio del secolo, a Pistoia, medioevale e un po’ ferrigna, arroccata presso l’appennino dentro un cerchio di mura sbrecciate, coi suoi monumenti intarsiati da geometrie di marmi bianco/neri, la grinta di animali di pietra sull’alto delle lesene, le colline e il piano…”
Con questa suggestione ripercorreremo i luoghi legati alla biografia di Marino, immaginando il clima culturale di questa cittadina che diventerà provincia soltanto nel 1927.
Ai primi del Novecento l’impronta medievale della città doveva ancora essere ben palpabile, tuttavia impulsi di modernità già lasciavano tangibili segni nel tessuto urbano: le brecce nelle mura per la moderna viabilità; gli stabilimenti delle Officine Meccaniche San Giorgio; l’Emporio e il Cinematografo della Famiglia Lavarini.
Per Marino Pistoia è certamente il luogo felice, è la conca mediterranea dove tutto ebbe inizio. In quei tempi in cui la strada del futuro era ancora ‘oscura’, Marino viveva la città medievale come l’abbraccio di una madre alla quale è bello tornare ma da cui è necessario fuggire per seguire l’urgenza dell’arte. L’itinerario si snoda in un tracciato inedito della città: dalla casa natale di Marino a fianco della chiesa romanica di San Pietro ad alcuni dei principali monumenti antichi che, come suggerisce Egle, ben avrebbero potuto suggestionare l’animo creativo e ambizioso del giovane artista. Le facciate romaniche di San Giovanni Fuorcivitas e della cattedrale, intarsiate dai marmi policromi e animate da teorie di animali di pietra, la chiesa di Sant’Andrea (celebre la fotografia di Aurelio Amendola mentre lo scultore accarezza le sculture della facciata); hanno certamente costituito per il giovanissimo Marino stimolo all’apprezzamento dell’arte e del bello.
Benché affermato artista, vivesse tra Milano e Forte dei Marmi, Marino non dimenticò mai la città delle proprie radici: in occasione della mostra monografica del 1979, organizzata dal Comune di Pistoia, spesso con la sua auto girava gioioso attorno al Miracolo del 1954 (adesso ubicato nell’atrio del Palazzo Comunale), gridando “I pistoiesi sono tutti miei fratelli!”

Partenza/punto di ritrovo:
Percorso
Museo Marini-visita atrio e passaggio veloce dentro il Museo
Chiesa di San Pietro (casa natale di Marino Marini)
San Giovanni Fuorcivitas e lo storico Caffè Valiani (mostra del 1968 delle fotografie di Aurelio Amendola)
Piazza della Sala
Piazza del Duomo in esterno: Cattedrale, Battistero, Campanile
Palazzo dei Vescovi-Pomona del 1945 in pietra
Palazzo Comunale: il ricordo della mostra monografica del 1979
Via degli Orafi (la Pistoia dei Primi del Novecento-Galleria Vittorio Emanuele-Officine Michelucci; Emporio Lavarini)
Chiesa di Sant’Andrea (facciata e fotografia di Marino che tocca la facciata)
Durata: 2 ore e 30 minuti ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione.

Marino Marini e la sua città tra Novecento e Arte Contemporanea
Percorso che riconnette le opere di Marino Marini al contesto d’esordio del Novecento pistoiese con anche uno sguardo alle collezioni di arte contemporanea cittadina di fruizione pubblica.
Con partenza dal Museo Marino Marini (visione dell’atrio), il percorso comprende la scultura di Marini, Miracolo del 1954, ubicata nell’atrio del Palazzo Comunale; le sale del Novecento e il Centro di Documentazione Giovanni Michelucci al Museo Civico, le opere di arte contemporanea di Gianni Ruffi e Roberto Barni nelle piazze della Sala e Giovanni XXIII; il Padiglione di Emodialisi e il Giardino Volante con opere di Robert Morris, Gianni Ruffi, Nagasawa, Dani Karavan, Luigi Mainolfi. Il percorso si conclude a Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, sede della mostra Passioni Visive.

Descrizione di dettaglio
Il percorso legge la figura giovanile di Marino Marini all’interno del contesto culturale cittadino dei primi del Novecento, da cui prese le mosse la sua esperienza artistica. In questa città, infatti, le generazioni artistiche si susseguono con punte altissime a partire dai primi del Novecento, con significativi riconoscimenti internazionali. Si potrebbe affermare che esiste una sorta d’inclinazione cittadina all’arte e soprattutto alla valorizzazione e accoglienza dell’arte contemporanea. Nasce infatti nel 1924 il Museo Civico di Pistoia con l’intento di salvaguardare le collezioni di arte antica della città ma anche con l’idea di costituire una Galleria Comunale di Arte Moderna; nel secondo dopo guerra questo intento è portato avanti dall’attività espositiva della Sala Ghibellina del Comune di Pistoia e quindi dal Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee.
Dagli inizi del secolo e fino agli anni Trenta, Pistoia vive un vero e proprio exploit economico che si lega certamente alla presenza della Fabbrica delle Officine meccaniche San Giorgio, delle officine artistiche del ferro e del bronzo come la Fonderia Michelucci e la Fonderia Lippi, nonché alla rete operosa delle orticulture.
Benché la sua formazione accademica lo porti ben presto a Firenze, tra le prime occasioni espositive del giovane scultore si colloca la Prima Mostra Provinciale d’Arte pistoiese del 1928, dove Marino figura tra gli artisti esponenti della scuola pistoiese attiva tra le due guerre. In questa occasione espose alcune sculture, medaglie, rilievi dove già risultava evidente il suo dialogo con l’antico e al tempo stesso la spinta propulsiva verso la modernità in un linguaggio già completamente autonomo.
E’ suggestivo immaginare che proprio grazie a una indiscussa predisposizione della città alle arti grafiche, – si ricordino l’evento, definito ‘di avanguardia’, della Mostra del Bianco e Nero, tenutosi nel 1915 alle Regie Stanze a Pistoia; la carriera di xilografo di Giovanni Michelucci, nonché le vicende artistiche di avanguardia del simbolista Andrea Lippi e del futurista Mario Nannini – Marino si iscrivesse ai corsi d’incisione di Celestino Celestini all’Accademia fiorentina, svelandosi un incredibile disegnatore e incisore (Egle ricordava che Marino bambino passava il tempo a ‘disegnare i confini del mondo’.
Come sappiamo nel 1929 Marino fu chiamato all’insegnamento all’Accademia di Monza da Arturo Martini, e da quel momento non fu più presente alle esposizioni cittadine.
Da queste premesse, che includono la visione di alcune sale del Museo Marini, della sezione del Novecento e del Centro Documentazione Giovanni Michelucci nelle Collezioni civiche in Palazzo Comunale, il percorso si dipana attraverso il tessuto urbano in un itinerario di arte contemporanea.
La scultura monumentale di Marino Marini, nell’atrio del Palazzo Comunale può essere letta come la prima opera di un itinerario d’installazioni contemporanee che l’amministrazione comunale ha favorito in alcune piazze della città a partire dagli anni Ottanta: il Giro del Sole di Roberto Barni in Piazza dell’Ortaggio; la Luna nel pozzo di Gianni Ruffi in Piazza Giovanni XXIII in dialogo con il fregio cinquecentesco in terracotta invetriata di Santi Buglioni.
A queste installazioni si affiancano i progetti di arte ambientale, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia: il Padiglione di Emodialisi nel contesto del vecchio ospedale del Ceppo e il Giardino Volante con opere d’arte appositamente pensate, rispettivamente per i pazienti dializzati o per i bambini.
L’itinerario si conclude a Palazzo Fabroni sede della Collezione Civica di Arte Contemporanea dove sono esposte opere di artisti pistoiesi attivi dal secondo dopoguerra come Fernando Melani, Agenore Fabbri, Mario Nigro, Gualtiero Nativi, Roberto Barni, Gianni Ruffi, Umberto Buscioni.

Durata: 3 ore ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione.
Itinerario:
Luogo di ritrovo: Museo Marino Marini
Museo Marini (alcune poche sale)
Piazza della Sala, Roberto Barni, Giro del Sole, 2000
Museo Civico-Sale Novecento e Centro Documentazione Giovanni Michelucci
Palazzo Comunale, atrio-Marino Marini, Il Miracolo, 1954
Piazza Giovanni XXIII, Gianni Ruffi, Luna nel pozzo, 1999
Piazza del Carmine, Giardino del Padiglione di Emodialisi (2005)
Progetto di Giannantonio Vannetti
con opere di:
Robert Morris, Bronze Gate
Sol LeWitt, Wall Drawing #1155
Claudio Parmiggiani, Mosaico
Gianni Ruffi, Lunatica
Dani Karavan, Cabane de Paix
Hidetoshi Nagasawa, Tre giardini
Daniel Buren, Porte e divisori in vetro

Giardino volante con opere di:
Luigi Mainolfi
Studio Mendini con Andrea Balzari
Gianni Ruffi

Itinerario cittadino per il turismo scolastico
“Pistoia città arcaica e un po’ ferrigna” (Egle Marini)
Percorso in città nei luoghi legati alla biografia di Marino Marini o che ospitano sue opere. Chiesa di Sant’Andrea, Palazzo Comunale e Museo Civico, esterno di casa Marini in Piazza San Pietro, Antico Palazzo dei Vescovi, Museo Marino Marini e Chiesa del Tau.
Pubblico consigliato: scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado
Costo: 2€ a partecipante; per le scuole fuori provincia di Pistoia: 5€ a partecipante

Modalità di partecipazione
Per prenotare la visita guidata e uno o più percorsi didattici correlati, è necessario inviare la scheda di adesione compilata all’indirizzo mail info.passionivisive@gmail.com.
La scheda di adesione può essere scaricata dal sito www.marinomarinipassionivisive.it o richiesta via mail.
Info e prenotazioni: info.passionivisive@gmail.com

Si cercano in Italia capolavori sconosciuti di Konrad Mägi

Cercasi, tra Venezia, Roma e Capri, opere ignorate di Konrad Mägi.
In attesa della grande mostra di ottobre
a La Galleria Nazionale, a Roma

A lanciare l’appello è l’Ambasciata della Repubblica d’Estonia a Roma per conto del Museo Estone d’Arte di Tallinn, capitale dell’Estonia.
Il prossimo ottobre, in concomitanza con il Semestre di Presidenza Estone dell’Unione Europea, l’Eesti Kunstimuuseum – Museo Estone d’Arte di Tallinn e l’Ambasciata dell’Estonia in Italia promuovono, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la prima ampia retrospettiva italiana su Konrad Mägi (1878 – 1925), uno dei maggiori artisti del Novecento estone.
Per il pubblico italiano Mägi sarà una clamorosa scoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i protagonisti dell’arte europea nel fatidico ventennio intorno alla prima guerra mondiale.

Perché questa ricerca?
“Perché, spiega Celia Kuningas-Saagpakk, Ambasciatore della Repubblica Estone in Italia, siamo convinti che in qualche casa privata di Capri ci siano ancora opere del nostro artista. Magari ignorate e abbandonate”.
Il nostro Museo Nazionale sta catalogando tutta l’opera di Mägi ed è perciò interessato a far riemergere questo patrimonio. Le tele ovviamente resteranno nelle mani dei possessori. Ciò che questa “caccia al tesoro” si pone come obiettivo è di poterle conoscere e, se necessitano di cure, poterle restaurare. Il restauro sarà naturalmente a totale carico dell’Estonia che, in cambio, potrebbe chiedere di prestarle alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per essere inserite nella grande mostra di ottobre.”.
Chi avesse una tela di Magi è invitato a segnalarne la presenza all’Ambasciata Estone a Roma, inviando anche una immagine sull’email embassy.rome@mfa.ee (tel. 06 844 075 10). Gli esperti del Museo di Tallinn studieranno l’immagine e la eventuale documentazione e, se ne riconosceranno la paternità al maestro, provvederanno, se necessario, ad assicurarne la conservazione.

Si calcola che Konrad Mägi in tutta la sua vita abbia realizzato circa 400 dipinti, ma ad essere noti sono appena la metà. Da qui l’esigenza di far emergere e documentare i suoi lavori ancora sconosciuti.
A contribuire alla “scomparsa” di molti dipinti sono state anche le vicende storiche dell’Estonia. Negli anni ’20 e ’30, l’arte di Mägi aveva assunto un ruolo di riferimento per la pittura estone. Per questo durante la Seconda Guerra Mondiale, prima i comandi tedeschi e poi le forze di occupazione sovietiche ordinarono la rimozione di ogni sua opera dai musei, avviando una campagna di denigrazione dell’artista e della sua arte.
Sino alla seconda metà degli anni ’50, l’esposizione pubblica e ogni approfondimento sull’arte di Konrad Mägi erano proibite.
La messa al bando si stemperò alla fine degli anni ’50 e solo nel 1978, in occasione del Centenario della nascita dell’artista, venne completamente riabilitato. In parallelo ha cominciato a prendere corpo la percezione dell’importanza europea, e non solo estone, dell’artista, come la mostra alla Galleria Nazionale confermerà.
Tra il 1921 e il 1922, Mägi venne in Italia, per brevi ma artisticamente intensi soggiorni a Roma, Venezia e Capri.
Luoghi da cui lui, uomo del Baltico, venne affascinato. La luce, la vitalità, il fascino dell’arte italiana sembravano avere la meglio sulla quotidiana inquietudine, sull’eterno male di vivere del pittore.
Nei dipinti “italiani” di Mägi si respira la pace. Sono opere che confermano quanto il pittore scriveva nelle sue lettere agli amici: qui egli era felice, in armonia con il mondo. Non lottava per cercare un mondo parallelo, ma voleva solo trasporre nelle sue tele la bellezza e la serenità di questo mondo, già perfetto.
Tuttavia, anche in questi dipinti, ancora traspare il forse involontario persistere di un “altro livello”: c’è un mistero nelle raffigurazioni di Capri, così come in quelle di Roma e di Venezia. Il mistero traspare nell’atmosfera dominata dal blu scuro, ma anche da tanti piccoli dettagli.
Ma sarà l’auspicata “emersione” di opere dei momenti italiani a rendere finalmente possibile un esame approfondito di questa magnifica produzione dell’artista.
E la grande mostra romana può offrire il palcoscenico ideale per mostrare la magica grandezza di questo artista europeo.

Imago Mundi: a Venezia arriva il Nord America

Un’esposizione dedicata al Nord del continente americano:
759 artisti danno forma alla creatività contemporanea di Canada Centro-Orientale, Canada Occidentale e delle comunità Inuit e di Indigeni nordamericani

Comunicato stampa

Il mosaico visuale di un territorio vasto e multiforme, in cui si esprimono esperienze culturali, estetiche e artistiche di raro fascino e poliedricità: questo è “Great and North”, la prossima tappa nel cammino di Imago Mundi, in programma a Venezia dal 29 agosto al 29 ottobre presso Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Imago Mundi traccia il profilo dell’arte contemporanea di un esteso territorio dell’America settentrionale, che, partendo dall’estremo Nord del Nunavut coperto di ghiacci, percorre le praterie assolate e ondulate del Mid West, dai picchi sublimi e impervi delle Montagne Rocciose arriva fino alle coste ora frastagliate ora sabbiose del Pacifico; in mezzo, laghi, fiumi, tundra, foreste e metropoli.

Alla diversità di paesaggi di questo percorso che tocca Canada e Stati Uniti corrisponde la pluralità del tessuto artistico espresso in queste collezioni: agli Inuit del Canada settentrionale si affiancano i nativi degli Stati Uniti e gli artisti delle grandi città canadesi. Pittori, scultori, incisori, designer, architetti, fotografi, scrittori, musicisti, tutti sono presenti. Per le loro opere, scelgono colori ad olio, acrilici, pastelli, ma anche pelle di foca, pietra saponaria, alabastro, perfino chiodi e petali di rosa.

A tenere insieme queste suggestioni, è il riconoscersi tutti in una unità geografica su cui si dipanano esperienze culturali multiformi e stratificate, frutto dell’incontro che dura da secoli tra cultura indigena e importata. Il risultato è un affresco colorato di questo pezzo di mondo, in cui, oltre all’incanto di fronte alla varietà di temi, materiali, tecniche, c’è anche spazio per la riflessione.

“Great and North” vuole esprimere quindi, fin dal suo titolo, la grandiosità del Nord americano, e invita il visitatore a conoscerne da vicino le sfaccettature, spogliandosi di impressioni pregresse sedimentate nel suo immaginario e aprendosi invece a un incontro sincero, genuino e spontaneo con i 759 artisti che, senza filtri o mediazioni, espongono sulla tela 10x12cm l’essenza della propria anima.

Imago Mundi è il progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton: artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si stanno confrontando con lo stesso supporto, la tela 10×12 cm; fino ad ora sono stati coinvolti più di 20.000 artisti da oltre 140 Paesi, regioni e popoli, che diventeranno 26.000 entro la fine del 2017. Gli artisti sono promossi internazionalmente attraverso i cataloghi, la piattaforma imagomundiart.com, Google Arts & Culture e la partecipazione a rassegne ed esposizioni.

Imago Mundi – Great and North
Curatrici: Francesca Valente (Canada Centro-Orientale) e Jennifer Karch Verzè (Canada Occidentale, Inuit, Indigeni del Nord America)

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano 2945
Venezia

Dal 29 agosto al 29 ottobre 2017
martedì-sabato 10.00-19.30
domenica 10.00-18.30
Ingresso libero

La Pinacoteca Züst celebra la donna e la moda nelle arti

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Sessanta sculture e dipinti assolutamente affascinanti. E, per corredo, una sequenza di ventagli d’autore – dipinti cioè da grandi artisti, spesso i medesimi che ritraevano le “belle Signore” – e un nucleo di preziosi abiti d’epoca.
E’ quanto Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, hanno selezionato da Musei e collezioni private per questa mostra.
Con l’obiettivo di ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, a Rancate nel vicino Ticino, quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa.
Se il tutto si volesse proprio ancorare ad una data, si potrebbe individuarla nel 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.
Veicolano offerte molto differenziate per il pubblico femminile e fanno si che l’”essere alla moda” diventi l’imperativo condiviso nella seconda metà dell’Ottocento dalle donne di pressoché tutti i ceti sociali. La circolazione di figurini e di molte riviste illustrate, tra cui la celebre “Margherita”, l’irrompere della fotografia, specie nel formato carte de visite, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini, portano a diffondere la moda, in modo molto capillare.
Sono anni in cui si consolida il ruolo della donna, ora anche protagonista al di fuori delle pareti domestiche. Attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo.
Pur presentando alcuni favolosi abiti d’epoca e un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, la Pinacoteca Züst sceglie di illustrare questo felice momento storico ricorrendo alle testimonianze che i grandi artisti ci tramandano attraverso le loro magnifiche opere.
Ed è soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell’abbigliamento femminile: i personaggi effigiati, sia che appartengano all’aristocrazia, ancora assai influente anche come esempio di gusto, o alla borghesia, posano per i pittori e gli scultori vestiti e acconciati con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in sintonia con il proprio preciso ruolo sociale.

Spesso i modelli sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, o da figure appartenenti all’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959). Alla sua personalità emblematica verrà dedicata una sezione apposita, ponendo un’attenzione particolare alle attività filantropiche della contessa, che la portarono ad esempio a donare la sua villa romana alla Confederazione, oggi sede dell’Istituto Svizzero, che presterà il suo ritratto realizzato da Vittorio Corcos. E’ la prima volta che la figura di Carolina Maraini viene ampiamente trattata e presentata in una mostra: in questa occasione si ricostruirà anche nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini).

Negli anni del realismo, accanto a Bertini – caposcuola il cui ruolo appare oggi non ancora pienamente riconosciuto – tra i ritrattisti più significativi in tal senso si ricordano almeno Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana, in una mappa che attraversa le regioni d’Italia e travalica il confine elvetico.
Negli anni che scivolano verso la fine del secolo non si parla ormai più di fenomeno di moda solo attraverso l’abbigliamento, ma anche attraverso la gestualità, le movenze, la dizione, in una parola: lo stile. Sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.
Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obbiettività l’evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli. Dopo il 1860 in pittura si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate a momenti di vita familiare in cui è protagonista, come si diceva, la donna. Si tratta di composizioni che sullo sfondo di interni domestici o di strade cittadine o di paese rappresentano figure femminili impegnate nei lavori ad ago, nella lettura, nella conversazione, nel passeggio, in riposo, con i figli. Di ciascuna, molto spesso, gli artisti restituiscono l’abbigliamento con dettagliata cura perfino negli accessori, in modo da permettere allo spettatore di seguire, di anno in anno, le minime mutazioni di gusto, trasformando la moda in uno degli elementi che determinano la modernità dell’opera.
Questo filone, che si ispira alla pittura internazionale lanciata dalla Casa d’Arte Goupil e che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.
Come detto, sarà per la prima volta studiato e proposto un genere specifico, quello dei ventagli eseguiti da artisti: accessori femminili di primissimo piano per tutto il diciannovesimo secolo, alcuni dei quali portano firme illustri.

Info: PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST
CH 6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera
Tel. +41 (0)91 816.47.91
E-mail: decs-pinacoteca.zuest@ti.ch
Web: www.ti.ch/zuest