Steve McCurry vi aspetta a Pordenone con i suoi Inediti su Cuba

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A Pasqua Steve McCurry vi aspetta a Pordenone con una intera sezione INEDITA DEDICATA A CUBA.
Sabato 26 Marzo, Domenica 27 e lunedì di Pasquetta la Mostra rimarrà aperta dalle 14.00 alle 20.00.

Una sezione inedita dedicata a quella unica ed incredibile realtà che è Cuba per attraversare con McCurry una vera e propria frontiera culturale e temporale prima dell’inevitabile cambiamento storico.
Cuba è il progetto più recente di McCurry, presentato a Pordenone in una prima assoluta, grazie alla straordinaria collaborazione di Jacob Cohen che ne ha reso possibile la realizzazione.
L’esposizione, a cura di Biba Giacchetti, è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone in collaborazione con Sudest 57. L’evento è patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e gode del sostegno di Friuladria Crédit Agricole e di Coop Consumatori Nordest.
Percorsi assistiti a cura dell’Associazione Amici della Cultura.

Senza Confini è la nuova retrospettiva di Steve McCurry dedicata alla città di Pordenone.
La selezione di immagini isolata nell’immenso archivio di McCurry e qui proposta, ha l’intento di offrire un viaggio simbolico attraverso i suoi 40 anni di fotografia per raccontarlo proprio come lo ha vissuto: Senza Confini, confini sfidati a costo della vita.
In Afghanistan nel ’79 al seguito dei guerriglieri, primo a testimoniare l’importanza nevralgica di quel paese per il fragile equilibrio del mondo; la conseguente odissea dei rifugiati che gli ha valso forse lo scatto più celebre di tutti i tempi: Sharbat Gula, la mitica bambina afgana in grado di esercitare per 30 anni la medesima forza magnetica.
Flash appassionanti di storia del mondo, lunghi appostamenti in cerca dell’inquadratura perfetta, o incontri fortuiti che lasciano il segno nei suoi ritratti unici.
La carriera di McCurry è idealmente iniziata quando, vestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa.
Quando tornò indietro portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti. Quelle immagini che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il suo servizio ha vinto la Robert Capa Gold Metal of Best Photographic Reporting from Abroad, un premio assegnato a fotografi che si sono distinti per eccezionale coraggio e per le loro imprese.

McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo.
Concentrandosi sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. Confini simbolici quindi, che McCurry nel tempo ha fatto svanire davanti ai nostri occhi, le etnie in via di estinzione, le diverse condizioni sociali, i modi più particolari di concepire i gesti più semplici: immagini che raccontano una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità.
“Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te” afferma in un video l’artista.
Anche per questo, in ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e non è un caso se molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo
Senza Confini, nella sua installazione espositiva, mescolando tempi e luoghi, lascia il visitatore libero di muoversi e creare un suo personale percorso, e ritrovare le 50 icone più amate e commentate personalmente da McCurry nel catalogo, ma anche i progetti più recenti dedicati all’Africa, al Giappone alla Birmania dal 27 febbraio al 12 giugno, nei due piani della Galleria Harry Bertoia.

Tra questi una sezione inedita che costituisce un corpo a sé, dedicata a quella unica e incredibile realtà che è Cuba per attraversare con McCurry una vera e propria frontiera culturale e temporale prima dell’inevitabile cambiamento storico.
Cuba è il progetto più recente di McCurry, presentato a Pordenone in una prima assoluta, grazie alla straordinaria collaborazione di Jacob Cohën che ne ha reso possibile la realizzazione.

L’esposizione, a cura di Biba Giacchetti, è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone su progetto di Sudest 57. L’evento è patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e gode del sostegno della provincia di Pordenone, di Friuladria Crédit Agricole, di Coop Alleanza 3.0 e di GSM Gestione Servizi Mobilità di Pordenone.
Percorsi assistiti a cura dell’Associazione Amici della Cultura.

Nell’occasione della sua presenza in Italia Sabato 27 febbraio 2016, alle 10.00 al Teatro Cinema Miotto di Spilimbergo (per la speciale occasione concesso gratuitamente dall’Amministrazione Comunale di Spilimbergo, tra i soci maggioritari del CRAF), avrà luogo la cerimonia di consegna dell’International Award of Photography a Steve McCurry da parte del Presidente del consiglio regionale Franco Jacop l’International Award of Photography, XXIa edizione, alla presenza del Presidente della Fondazione Crup (che sostiene il premio) Lionello D’Agostini e della Presidente del Centro spilimberghese Lucia D’Andrea, con un intervento di Biba Giacchetti, referente di curatrice della mostra, per illustrare il percorso professionale di McCurry. Il premio, istituito nel 1996, è dedicato a personalità internazionali di chiara fama distintesi per l’impegno creativo, artistico, e culturale nella fotografia: tanto per citarne alcune tra quelle insignite in passato Frank Horvath, Peter Galassi, Henri Cartier-Bresson, Josef Koudelka, Alain Sayag, Uwe Ommer. Esso consta di una targa celebrativa e di un gioiello che il CRAF ha commissionato all’orafo artigiano Leo Zanin. Dopo la consegna dell’International Award, aperto al pubblico, il fotografo che risponderà alle domande preparate dagli studenti degli Istituti d’Arte del Friuli Venezia Giulia.


Orari mostra: mer – dom. 15.00 – 19.00

Info: Comune di Pordenone (+39) 0434 329916 attivitaculturali@comune.pordenone.it
www.comune.pordenone.it/galleriabertoia

Sansepolcro presenta: Indagini sulla Resurrezione.

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Realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e la Soprintendenza BEAP di Siena, Grosseto e Arezzo.
La mostra, in quello che è stato definito l’anno di Piero e in occasione della mostra di Forlì “ Piero della Francesca indagine su un mito”, si propone un confronto iconografico sul tema della resurrezione, così profondamento legato all’identità stessa di Sansepolcro e magistralmente interpretato da Piero della Francesca nell’opera definita “ la più bella pittura del Mondo”, attualmente in corso di restauro.
“Opera iconograficamente obbligata, e nei suoi particolari non innovatrice”. Così Eugenio Battisti, tra i maggiori studiosi dell’opera di Piero della Francesca, definiva nel 1971 la Risurrezione di Sansepolcro. Peraltro l’”obbligo” che stringerebbe Piero della Francesca all’interno di confortanti certezze rappresentative è tutt’altro che scontato. Se sembra dimostrato che il Sepolcro di Cristo rappresentasse già prima del sec. XV l’emblema eponimo della cittadina, e nonostante gli evidenti riferimenti al precedente costituito dal Polittico di Niccolò di Segna, oggi in Cattedrale, la Risurrezione di Piero costituisce un’opera affatto originale, e in qualche misura eccentrica rispetto a qualunque tradizione precedente.
Louis Réau, nel 1957, elencava le diverse posture assunte dal Risorto in altrettante varianti iconografiche: in sepulchro (in piedi, all’interno); con un piede sul bordo; in atto di scavalcare il bordo ; extra sepulchrum (in piedi, davanti al sepolcro); supra sepulchrum (in piedi sul coperchio).
Altri fattori, quali il paesaggio, o il ruolo delle guardie ai piedi del sepolcro, caratterizzano rappresentazioni con le quali la Resurrezione di Piero presenta indubbie assonanze, senza mai, peraltro, giungere a un’adesione totale nei temi e nei motivi.
La mostra presenta, attraverso tre capolavori, le soluzioni iconografiche adottate tra Trecento e Cinquecento, per cercare di comprendere l’originalità della Resurrezione di Piero della Francesca e di agevolarne –per quanto possibile- la lettura.
Saranno presenti in mostra le seguenti opere:
Pietro Lorenzetti, 1280/85-1348
Cristo Risorto
affresco staccato, Siena, Museo Diocesano (da San Francesco)
Giorgio Vasari (1511-1574)
Resurrezione
dipinto su tavola, Siena, Pinacoteca Nazionale (dalla coll. Bellanti, poi Ospedale di Santa Maria della Scala)
Marcantonio Aquili (doc. 1505-1521)
Polittico della Resurrezione
dipinto su tavola Rieti, Museo Civico (dall’Oratorio di S. Pietro Martire presso S. Domenico)
“ La mostra che si inaugura sabato- ha dichiaro l’Assessore alla Cultura Chiara Andreini – rappresenta il risultato della importante collaborazione instaurata con Forlì in occasione della mostra dedicata proprio a Piero della Francesca. Noi abbiamo prestato la tavola della Madonna della Misericordia e in cambio siamo stati aiutati a realizzare questo confronto iconografico tra Artisti diversi sul tema della Resurrezione. Si tratta di un ulteriore opportunità per valorizzare anche il restauro in corso della Resurrezione di Piero della Francesca e per far comprendere l’originalità e la grandezza del nostro Artista. Arriveranno a Sansepolcro importanti opere in un confronto che sono sicura sarà di grande interesse e attrazione.
A conclusione poi della mostra di Forlì avremo a Sansepolcro la Madonna con Bambino della Collezione Alana, opera giovanile di Piero che sarà esposta accanto al Polittico della Misericordia allestito nella sua definitiva ricostruzione. Appuntamenti dunque importanti per valorizzare il nostro Museo e fare della città natale di Piero il perno del più vasto progetto di promozione e valorizzazione territoriale interregionale su cui stiamo lavorando da tempo, noto come “ Le terre di Piero”
La mostra resterà aperta sino al 17 luglio.

Omaggio a ZAO WOU-KI alla Fondation Gianadda

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Zao Wou-Ki è riconosciuto nel mondo intero come uno dei più significativi artisti contemporanei.

Nato a Pechino nel 1920 e naturalizzato francese nel 1974, è morto nel 2013 a Nyon nel canton Vaud, in Svizzera, all’età di 93 anni.

Con la preziosa collaborazione della Fondation Zao Wou-Ki, la Fondation Pierre Gianadda presenta, in questa prima retrospettiva svizzera, una cinquantina di tele e una trentina di opere su carta, tra cui spicca un insieme eccezionale di grandi formati, dittici e trittici.

La mostra presenta le diverse tappe della pratica cromatica e luminosa dell’artista, lungo una sessantina d’anni seguendo un percorso personale tanto ricco quanto ispirato.

Dopo un primo periodo figurativo, che segue la sua scoperta della Francia nel 1948 (ritratti, nature morte e paesaggi reinventati), Zao Wou-Ki sviluppa un linguaggio originale, che ha importanti riferimenti nella poetica di Paul Klee, che lo porta in piena consapevolezza fin dagli anni 1960-1970 verso ampi sviluppi astratti dentro uno spazio lirico liberato: composizioni pregnanti che preludono agli ambiziosi formati degli anni 80, fino alle opere ultime realizzate sul finire del secolo scorso.

Come contrappunto a questa selezione di oli emblematici dai formati molto grandi si pone un’ampia successione, volutamente limitata ai bianchi e neri, di grandi inchiostri su carta che mettono in evidenza la sua antica frequentazione dell’inchiostro di Cina e precisa, se ce ne fosse bisogno, il ponte immaginario che il pittore ha stabilito con forza lungo più di mezzo secolo tra l’Asia e l’Occidente.

Le opere provengono da collezioni private d’Europa e d’Asia.

Un importante catalogo – curato, come la mostra, da Daniel Marchesseau, conservatore generale onorario del Patrimoine de France – riunisce contributi importanti di François Cheng dell’Académie française, di Gao Xingjian, Premio Nobel per la letteratura (2000) – due scrittori francesi di origine cinese -, di Yann Hendgen, direttore artistico della Fondation Zao Wou-Ki, di Pierre Schneider, scrittore e storico d’arte, di Sam Szafran, e di Dominique de Villepin, già Primo Ministro di Francia.

Prezzo CHF 45.-

PAVILLON SZAFRAN

Per celebrare il decimo anniversario del Pavillon Szafran, che presenta, da una parte e dall’altra, verso il parco e verso la strada, due ceramiche monumentali di Sam Szafran realizzate con Joan Gardy Artigas – Escalier (2005) e Philodendrons (2006), una sala è ormai dedicata ad accogliere diverse opere di Szafran appartenenti alla Fondation Pierre Gianadda.

Oltre alla mostra Zao Wou-Ki sono visitabili alla Fondation Pierre Gianadda la Collection Franck, il Parco delle Sculture, il Museo gallo-romano, il Museo dell’automobile.

Il biglietto di ingresso: adulti CHF 15.- terza età: CHF 13.- famiglie: CHF 35.- bambini oltre 10 anni e studenti: CHF 8.-

9 SEGNI D’ARTE – Cartellone nazionale di incontri di arte accessibile

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Nord, Centro e Sud fanno rete per l’accessibilità e la fruizione dei luoghi dell’arte

A Siena sarà una primavera dedicata all’arte e all’accessibilità quella proposta da 9 Segni d’Arte, cartellone promosso da Mason Perkins Deafness Fund onlus e organizzato con Oppi, CounseLis e Museo Tattile Statale Omero.
Il calendario, che coinvolgerà 5 città del nord, centro e sud Italia con capofila Siena, si svolgerà nei mesi di aprile e maggio alternando seminari sulla didattica, la critica d’arte, le esperienze di accessibilità museale a visite guidate in Lingua dei Segni italiana e italiano, per offrire alle persone sorde l’occasione di  scoprire luoghi dell’arte e dell’architettura contemporanea di rilevanza nazionale. Fra gli appuntamenti, una visita guidata in Lis alla Biennale Architettura 2016 seguita da un laboratorio accessibile offerto dalla Biennale.
Un’iniziativa pensata per la comunità sorda italiana che prevede per i mesi di aprile e maggio l’alternarsi di seminari sulla didattica, la critica d’arte, le esperienze di accessibilità museale e di visite guidate in Lingua dei Segni italiana e italiano, per offrire alle persone sorde l’occasione di scoprire luoghi dell’arte e dell’architettura contemporanea di rilevanza nazionale: dalle Gallerie d’Italia di Milano, al Museo Tattile Statale Omero sino alla città di Colle Val d’Elsa, sede privilegiata dell’architettura contemporanea grazie al coinvolgimento dell’architetto Jean Nouvel nella rivitalizzazione urbana del centro toscano.

Gli incontri, infatti, avranno luogo a partire dall’8 aprile in quattro città diverse – Siena, Milano, Ancona, Napoli – e si concluderanno con due appuntamenti speciali: la performance del poeta sordo Giuseppe Giuranna presso la sede di MPDFonlus a Siena e in giugno una visita guidata dall’architetto sordo Consuelo Agnesi con laboratorio alla Biennale Architettura 2016.

9 Segni d’Arte mette in campo le professionalità e l’esperienza di associazioni attive nel settore in diverse parti d’Italia: MPDFonlus, associazione onlus con sede a Siena che dal 1985 lavora con e per la comunità sorda; Oppi, ente senza scopo di lucro che opera a Milano nella formazione di professionisti e persone sorde dal 1965; Museo Tattile Statale Omero, nato nel 1993 ad Ancona con lo scopo di promuovere la crescita e l’integrazione culturale dei ciechi e dei sordociechi; CounseLis, scuola di insegnamento e aggiornamento sulla Lingua dei Segni e l’interpretariato con sede a Napoli, attiva nel sociale e nella formazione di sordi e udenti dal 2013.

Nord, Centro, Sud lavorano insieme per offrire un evento di carattere nazionale e dare il via alla creazione di una rete aperta e implementabile di musei, associazioni, istituzioni su tutto il territorio italiano e coordinate da MPDFonlus, impegnate nell’organizzazione di eventi per l’accessibilità e la fruizione dei luoghi dell’arte, ma anche per la formazione e la didattica dell’arte.

L’evento ha il patrocinio di Provincia di Siena, Comune di Siena, Comune di Colle Val d’Elsa, Fondazione Musei Senesi e la sponsorizzazione per gli appuntamenti milanesi del Pio Istituto per Sordi.

A breve sarà diffuso il calendario completo degli appuntamenti.

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Roman Signer, dal 22 aprile al MAN di Nuoro

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Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della mostra Roman Signer. Films and Installations, a cura di Lorenzo Giusti e Li Zhenhua.

Ricca di oltre duecento film e di una serie di nuove installazioni realizzate per questa occasione, quella al MAN di Nuoro sarà la prima mostra personale di Roman Signer in un museo italiano.

Signer ha iniziato la carriera di artista nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo avere lavorato come disegnatore per un architetto, come ingegnere radio apprendista, e, per un breve periodo, come tecnico in una fabbrica di pentole a pressione. Conosciuto per avere definito un nuovo concetto di scultura legato alla processualità, alla trasformazione e al movimento, Signer crea installazioni come azioni, esperimenti, quasi sempre solitari, per i quali utilizza oggetti d’uso comune (ombrelli, tavoli, stivali, contenitori, cappelli, biciclette) attivati da polveri da sparo o da forze naturali, come il vento o l’acqua. Processi di esplosione o di collisione che si tramutano in esperienze estetiche visivamente ed emotivamente coinvolgenti e che interpretano l’approccio empirico come una questione artistica.

Il progetto al MAN di Nuoro si divide in due segmenti. Il primo, nato dalla collaborazione con il Chronos Art Center di Shanghai, presental’intera produzione di filmati in Super 8 realizzati dall’artista nel corso della propria attività. Un nucleo di 205 opere che vanno dal 1975 al 1989 – anno in cui Signer abbandona la pellicola per passare ad altri supporti – presentate all’interno di un’affascinante videoinstallazione a 100 canali realizzata in Cina e qui riproposta in una nuova versione arricchita e sviluppata. Video girati nel proprio “laboratorio” di San Gallo oppure in spazi naturali, soprattutto a Weissbad, nel cantone di Appenzell.

Il secondo segmento del progetto presenta tre nuovi lavori scultorei creati per la mostra al MAN, connotati come sempre da un’ironia sottile. Tra le nuove produzioni, Ombrelli (2016) è un’opera site specific per la scalinata del museo, un sistema bizzarro di parapioggia tenuti insieme da un equilibrio instabile. Installazione (2016) è una scultura attraversabile che occuperà un’intera sala del museo, un percorso surreale che riflette sulla percezione di sé e del proprio corpo, in cui l’osservatore si fa oggetto osservato. Chiude il percorso Occhiali (2016), un oggetto insolito, composto da un proiettore Super 8 e da un paio di occhiali ad alterarne la proiezione luminosa, che sembra gettare uno sguardo dissacrante sulla produzione dell’artista, sempre al confine tra scultura e video, tra staticità e movimento, tra azione e visione.

Completerà la mostra un catalogo con testi di Lorenzo Giusti, Li Zhenhua, Barbara Casavecchia e Rachel Withers. Oltre alla documentazione delle nuove opere, la pubblicazione conterrà anche un dvd con una raccolta delle azioni realizzate da Signer in Italia, a partire dall’inizio degli anni Novanta, in località come Civitella d’Agliano, Stromboli, la Maremma, ma anche Venezia, in occasione della Biennale del 1999.

Roman Signer (Appenzell, 1938) ha partecipato alle più importanti rassegne artistiche internazionali, come “documenta” a Kassel (1987), lo Skulptur Projekte di Münster (1997), la Biennale di Shanghai (2012). Nel 1999 ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia. Tra le ultime mostre personali si ricordano: Bonnefantenmuseum di Maastricht (2000), Camden Arts Centre di Londra (2001); OK Centrum für Gegenwartskunst di Linz (2005); Aargauer Kunsthaus di Aarau (2006); Hamburger Bahnhof di Berlino (2007); Sala de Arte Publico Siqueiros di Città del Messico (2011); Hangar à Bananes di Nantes, Kunsthalle di Mainz (2012), Kunstmuseum di San Gallo (2014), Barbican Centre di Londra, Kunsthus di Zug e Centre Culturel Suisse di Parigi (2015). In Cina il suo lavoro è stato recentemente presentato presso l’Accademia d’arte di Hangzhou, il CAFA Art Museum di Pechino (2014), il GAFA Art Museum di Guangzhou e l’OCT di Shenzhen (2015).

Roman Signer. Films and Installations è un progetto del museo MAN, a cura di Lorenzo Giusti e Li Zhenhua, realizzato in collaborazione con CAC – Chronos Art Center di Shanghai, con la partnership tecnica di WTI International Co. Limited, il supporto di Pro Helvetia e il contributo di Regione Sardegna, Provincia di Nuoro e Fondazione di Sardegna.

Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it

Omar Galliani al Tempietto del Bramante per Santa Teresa d’Ávila

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Mostra promossa da: Università degli Studi Roma Tre,
Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, Reale Accademia di Spagna a Roma.
A cura di: Mario Panizza e Otello Lottini


Un evento d’arte e spiritualità
nel complesso rinascimentale del Tempietto del Bramante,
presso San Pietro in Montorio a Roma


Questa mostra costituisce un evento unico, perché, in via del tutto eccezionale, l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia e la Reale Accademia di Spagna a Roma hanno consentito a un grande artista italiano, Omar Galliani, di presentare, all’interno dello straordinario scenario espositivo nel Tempietto del Bramante (adiacente all’Accademia di Spagna a Roma) la mostra – evento ““Estasi mistica e pienezza creativa. Omaggio a Santa Teresa d’Ávila”.
La mostra è stata ideata e realizzata con il contributo scientifico e culturale dell’Università Roma Tre e, in particolare con l’apporto del Rettore-architetto, Mario Panizza e di Otello Lottini, docente e Curatore della “Collezione d’Arte Contemporanea” dello stesso Ateneo.

Lo straordinario privilegio conseguito ha consentito a Omar Galliani di confrontarsi con due figure geniali dell’architettura e dell’ esperienza religiosa rinascimentale: Santa Teresa d’Ávila, sublime mistica spagnola di cui ricorre il quinto centenario della nascita, e il Tempietto del Bramante al Gianicolo, uno dei luoghi simbolo della Cristianità e di Roma, nonché capolavoro architettonico, divenuto subito modello del tempio cristiano rinascimentale, all’origine degli analoghi edifici religiosi dell’epoca in tutta l’Europa.

Galliani si è fatto affascinare da questo confronto ravvicinato e potente. E lo ha affrontato partendo da un focus di grande fascino: l’immagine romantica dell’artista che crea le sue opere, che esprime la sua pienezza creativa, solo quando riesce a raggiungere uno stato di sublimazione di se, di trance si direbbe oggi, molto simile all’estasi mistica. E non a caso questa mostra assume il titolo di “Estasi mistica e pienezza creativa”.

L’artista nel ri – creare l’esperienza mistica e spirituale della Santa, si è mosso su una dinamica interpretativa, in cui la coscienza creativa di oggi ingloba nel suo segno i valori spirituali e morali, espressi da Santa Teresa. Avendo ben presenti anche i valori simbolici e storico – formali dello spazio, che ospita le opere.
I quattro lavori che ha creato per questa sua istallazione site specific offrono una concentrazione di segni (tutti appartenenti al repertorio formale di Galliani), realizzata con raffinata depurazione della materia. A voler esprimere una profonda e complessa lettura dell’evento mistico di Santa Teresa e del contesto spaziale, che si precisa come dinamica spirituale, tensione emozionale e finezza artistica.

Per questo confronto, Galliani ha scelto di operare su materiali diversi (tavola, marmo, legno dorato) e diversificati, dal punto di vista formale e strutturale (quadri e sculture).
I quadri sono tre: uno frontale, ai piedi dell’altare, e due laterali (tutti autoportanti, per rispetto del luogo), realizzati in punta di matita su tavola: sono disegni, realizzati con la tecnica originale messa a punto da Galliani, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e che costituisce un vero e proprio idioletto linguistico, cioè un segno lampante e riconoscibile della sua creatività.
Anche il lavoro di scultura (presente da sempre nelle realizzazioni di Galliani, seppure praticato in modo più discontinuo), viene però usato (come in questo caso), in funzione dell’arricchimento significante, formale e ideale, dell’idea progettuale.
L’immagine della Santa si incontra nelle tavole laterali, ed è colta nell’istante dell’abbandono mistico, mentre la tavola centrale, che raffigura un mazzo di rose, è collocata ai piedi dell’altare. E’ come una offerta e un dono mistico dell’artista all’immagine di San Pietro, che sovrasta l’altare, e si collega anche simbolicamente, attraverso sottili relais di materiali e di tecnica artistica, all’immagine di Santa Teresa.
La freccia mistica, in legno dorato, che fuoriesce dal foro, in corrispondenza del luogo della crocifissione dell’Apostolo, proietta la sua ombra sulla Santa, realizzando un ulteriore collegamento tra Santa Teresa e San Pietro, tra testo e contesto, verrebbe da dire.
Infine, anche le due piume di angelica purezza, in marmo di Carrara, collocate ai piedi delle due immagini della Santa, realizzano un significativo contrasto semantico tra la terra e il cielo, tra la leggerezza dell’angelo (enunciata in forma metonimica) e la pesantezza della materia terrena (la pietra, il marmo).

Per l’artista e per i promotori, l’obiettivo della mostra è quello “di presentare al pubblico italiano l’esperienza religiosa e culturale della grande mistica spagnola del XVI secolo, nella convinzione che, nel contesto di globalizzazione e di crisi economica attuale, la sua esperienza mistico – religiosa (ben relazionata anche con una frenetica attività pratica e con una straordinaria e “descuidada” scrittura) costituisca ancora una significativa risorsa culturale ed emozionale”.

Informazioni e prenotazioni:

Ufficio Stampa:
Università degli studi Roma Tre
Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia
Reale Accademia di Spagna a Roma

A maggio BAM! 2a edizione del raduno europeo dei cicloviaggiatori. Venezia, Rocca di Noale, 6-7-8 maggio

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Si svolgerà dal 6 all’8 maggio, nel suggestivo contesto della Rocca di Noale (Venezia), e pedalando tra i percorsi meno conosciuti e più incontaminati del Veneto, la seconda edizione del BAM! il primo e unico raduno europeo dei viaggiatori in bicicletta.
Tra workshop, incontri e dibattiti a tema, mostre, spettacoli, iniziative per adulti e bambini, pedalate collettive, gli appassionati delle due ruote provenienti da tutta Italia ed Europa, si daranno appuntamento per il secondo anno consecutivo, dopo la tappa 2015 svoltasi con successo a Livigno, per condividere una grande passione che è soprattutto uno stile e filosofia di vita.
Numerosi gli ospiti presenti, italiani e internazionali, tutti legati dalla passione (non professione!) per la bici, dagli avventurieri come Willy Mulonia agli autori di libri e guide sul mondo delle due ruote e non mancheranno le presenze femminili.
Tra le iniziative in programma: workshop dedicati alla meccanica, al bike-packing, all’autocostruzione, alla fotografia dalla sella, alle ricette da fare in viaggio. Inoltre presentazioni di libri, film e mostre fotografiche a tema, concerti, spettacoli, yoga for bikers, momenti pensati per i giovani e giovanissimi e un’area expo per presentare tutte le novità del mondo bici.
Non potevano mancare le pedalate collettive, articolate in 3 proposte: due pedalate alla scoperta delle strade bianche e degli angoli meno noti del Veneto, di 100 e 150 Km, e una più facile, di 40 Km, con soste gourmet, per le famiglie e le persone meno allenate.
A conferma dello spirito di condivisione della manifestazione, la sistemazione notturna prevede un camp all’interno del castello di Noale, col suo silenzioso fascino di ex-cimitero.
Dettagli:
BAM! – european Bicycle Adventure Meeting 2^edizione
6-7-8 maggio 2016 | Rocca di Noale, Venezia
Ingresso libero tranne alcuni appuntamenti a pagamento, su prenotazione. Per info: www.bameurope.it

Perugino, Pinturicchio e gli altri a Perugia

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Questa esposizione “I Tesori della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il caravaggismo nelle collezioni di Perugia”,marca i venti anni di collezionismo d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e propone quanto, in tema di opere d’arte, è stato da essa acquisito. Si tratta di oltre 50 dipinti di grande rilievo rappresentativi non solo delle esperienze artistiche che si affermano in Umbria nell’arco di quattro secoli, dal Trecento al Settecento, ma anche di altri aspetti della cultura figurativa italiana dal Rinascimento al Barocco.

Presentata nelle stesse date e nello stesso spazio espositivo, è la mostra dedicata al caravaggismo nelle collezioni di Perugia.

Una doppia occasione, quindi, per ammirare da un lato le opere più importanti della collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dall’altro una mirata selezione di dipinti caravaggeschi appartenenti a collezioni pubbliche e private del capoluogo umbro.
Il tutto in un contesto d’eccezione collocato in pieno centro storico: il Palazzo Lippi Alessandri, acquistato e recentemente restaurato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

A promuovere questo importante appuntamento è il Presidente della Fondazione Carlo Colaiacovo che ha affidato la curatala dell’evento a Francesco Federico Mancini, professore ordinario di storia dell’arte nell’Università di Perugia, il quale, per la parte relativa ai caravaggeschi, si è avvalso della collaborazione di Silvia Blasio, anch’essa docente nell’ Università di Perugia.

Il ricco patrimonio d’arte della Fondazione viene presentato in sette sezioni tematiche.

Il curatore ha scelto di iniziare con una selezione di paesaggi e nature morte. I dipinti vengono presentati nella luminosa sala ad arcate dove un tempo si svolgevano le operazioni bancarie della ex Cassa di Risparmio di Perugia che nel palazzo aveva sede. In questa prima sezione si trovano opere del perugino Pietro Montanini, dotatissimo allievo di Salvator Rosa, di Francesco Allegrini, piacevolissimo pittore lungamente operante a Gubbio, di Alessio De Machis, prolifico paesaggista attivo a Perugia negli ultimi anni del suo tormentato percorso biografico, di Nicola Giuli, anch’esso nativo di Perugia, specialista nel dipingere fiori, animali e nature morte.

La seconda sezione è dedicata ad alcune delle opere più prestigiose della collezione della Fondazione, espressione della pittura umbra del Rinascimento. La scuola perugina è richiamata da una Madonna con il Bambino di Pietro Perugino e da una Madonna con il Bambino e san Giovannino di Bernardino Pintoricchio. Una Madonna con il Bambino tra i santi Tommaso e Sebastiano di Matteo da Gualdo dà conto della superba qualità di questo eccentrico maestro del tardo Quattrocento, molto amato da Federico Zeri, mentre una drammatica Deposizione di Niccolò di Liberatore eseguita in collaborazione con il figlio Lattanzio si esprime nei toni accorati di una non dimenticata suggestione espressionista di impronta medioevale. Un Santo Stefano lapidato, eccelso lavoro di Luca Signorelli, sta infine a documentare gli importanti intrecci culturali che agli albori del Cinquecento attraversano l’Umbria rinascimentale.

La terza sezione riunisce, fra l’altro, sette opere di Gian Domenico Cerrini detto il Cavalier Perugino, un artista recentemente riscoperto grazie alla mostra monografica che dieci anni fa la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha inteso dedicargli.

La quarta sezione presenta opere di grande formato di Federico Zuccari, di Ippolito Borghesi, di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, di Giovanni Baglione, tutti artisti che, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, ebbero contatti con la realtà perugina ed umbra.

La quinta e la sesta sezione mettono in mostra le più recenti acquisizioni della Fondazione tra cui una Croce di Nicola di Ulisse da Siena, unaStrage degli innocenti di Matteo di Giovanni, una Madonna con il Bambino di Perino del Vaga, una Croce del siciliano Pietro Ruzzolone, un intenso Omero del ticinese Pier Francesco Mola e un bel Autoritratto giovanile di Giovanni Baglione.

Omaggio al territorio è la settima sezione dedicata all’iconografia francescana. Essa trova il suo culmine in un bellissimo dipinto del Cerano e un piccolo San Francesco in meditazione di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino.

La progettazione della sezione “caravaggeschi” trae spunto dal fatto che in Perugia sono presenti opere di ottimo livello che in maniera diretta o indiretta si rifanno alla lezione di Michelangelo Merisi. Perno della sezione è costituito dal grande dipinto di Giusto Fiammingo, raffiguranteLa fuga del giovane nudo, già nella collezione Giustiniani di Roma, ora di proprietà della Galleria dei Gerosolimitani di via dei Priori a Perugia.
Accanto a questa tela vengono esposti i due magnifici Valentin de Boulogne della Galleria Nazionale dell’Umbria e una tela raffigurante I cinque sensi, di proprietà della Fondazione Orintia Carletti Bonucci che è copia antica tratta dal capolavoro di Valentin oggi nella Galleria Nazionale di Londra. La Fondazione Carletti Bonucci è inoltre proprietaria di due quadri del cosiddetto Maestro di Baranello, un raro pittore di cultura caravaggesca che sente parallelamente il richiamo del classicismo primo-seicentesco. Anche queste tele saranno in mostra, unitamente a un bel San Giovanni della Fondazione Marini Clarelli Santi e a un dipinto attribuito allo Pseudo-Salini della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia (Collezione Marabottini). L’esposizione include infine tre dipinti provenienti dal collezionismo privato: uno attribuito a Paolo Guidotti, notevole per forza espressiva e incisività realistica, uno attribuito al Jan Janssens e uno, davvero intenso, raffigurante Dedalo e Icaro, ritenuto di Orazio Riminaldi. Dalla selezione delle opere suddette si comprende come il linguaggio di Caravaggio abbia influenzato svariate aree geografiche svolgendo un ruolo unificante non solo a livello nazionale.

I Tesori della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il caravaggismo nelle collezioni di Perugia
Palazzo Lippi Alessandri
corso Vannucci 39, Perugia
21 marzo-20 novembre 2016
Dal martedì al venerdì, 15.30-19.30
sabato, 11-22; domenica, 11-20
ingresso libero

Info: info@fondazionecariperugiaarte.it; tel. 075. 5724563; www.fondazionecariperugiaarte.it

La Plasmon dice addio all’olio di palma #tiabbiamoascoltato

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Sapete quale è la scatola del cucito a casa di mia mamma? Una bellissima scatola di latta vintage dei biscotti Plasmon!

Ho tantissimi ricordi legati a quel biscotto. Ancora adesso quando lo mangio, mi tornano alla mente sensazioni, profumi, momenti ed è un vero comfort food. Non parlo solo di latte e biscotti (io ho amiche che li usano anche in una specie di tiramisù rivisitato) ma proprio di ciucciare il biscotto Plasmon come antistress quando le giornate sono un po’ tristi o bigie. Che bellezza…

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Per le mamme (e i papà) è importantissima la salute dei propri figli. Ed è per questo che si è pensato a tutti.

Plasmon nei suoi biscotti ha deciso di togliere l’olio di palma, per la salute del tuo bambino. Sappiamo benissimo come gli è a cuore la crescita dei bimbi, vista la sua attenzione all’alimentazione, una vera e propria oasi nella crescita. L’alleato di ogni mamma.

Ormai tantissime mamme richiedevano da parecchio tempo l’eliminazione di questo ingrediente e l’azienda le ha ascoltate ed è andata incontro alle loro esigenze e richieste.
E quindi, dopo oltre un anno di ricerca, Plasmon è oggi uscita con il nuovo biscotto senza olio di palma. Nuovo nella sua ricetta ma esattamente identico nel gusto a quello classico di sempre: questa era la sfida.
L’olio di palma è stato sostituito dall’olio di girasole e olio di oliva.

Infatti il responsabile Brand & ADV Plasmon e Marketing Manager categoria Biscotti, Serena di Matteo, spiega che: “Durante l’ultimo anno abbiamo ascoltato le mamme e abbiamo fatto del nostro meglio per rispondere alle loro richieste, mantenendo al contempo le caratteristiche distintive del Biscotto Plasmon” E continua: “Siamo felici di annunciare che la nuova gamma è pronta e a breve sarà in tutti i punti vendita. Per dare ulteriore prova dell’attenzione che rivolgiamo ai nostri consumatori, abbiamo deciso di dedicare il primo lotto produttivo del nuovo biscotto Plasmon proprio alle mamme che ogni giorno ci seguono e scelgono. Chi lo desidera potrà infatti andare sul sito www.tiabbiamoascoltato.it e prenotare un pack gratuito di biscotti che verrà inviato direttamente a casa (fino a esaurimento scorte)”.

La sua ricetta, insieme al suo particolare processo produttivo, consentono di ottenere lo specifico profilo nutrizionale, la friabilità, il gusto inconfondibile nonché la caratteristica unica di sciogliersi facilmente in bocca, requisito imprescindibile per il bambino durante lo svezzamento.

E voi… che ricordi avete con il biscotto Plasmon?Buzzoole

BEN-HUR, la storia di Cristo, dall’11 Agosto al cinema

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BuzzooleE’ il film preferito di mia nonna, quello della versione originale… e credo gradirà anche questo. Non solo per l’avvincente storia. Anche se a mia nonna piaceva tantissimo Charlton Heston.

Ben-Hur_Teaser_1

Arriverà nelle sale cinematografiche italiane dall’11 Agosto 2016 questo mix sensazionale di storia, effetti speciali e… un cast da capogiro! “BEN-HUR, la storia di Cristo” film basato sull’indimenticata opera di Lew Wallace vede infatti tra gli altri la partecipazione di Morgan Freeman e Rodrigo Santoro.

In questi mesi preparatori all’epico film intanto potete farvi più di un’opinione sulla pagina ufficiale facebook.

Ma maggiori idee potete farvele col trailer:

Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Mayer Pictures presentano “Ben-Hur”
Diretto da Timur Bekmambetov
Scritto da Keith Clarke e John Ridley
Prodotto da Sean Daniel, Mark Burnett, Joni Levin e Duncan Henderson
Produzione Esecutiva di Roma Downey, Keith Clarke, John Ridley e Jason Brown

Cast: Jack Huston, Toby Kebbell, Morgan Freeman, oltre a Rodrigo Santoro, Nazanin Boniadi, Ayelet Zurer e Sofia Black D’Elia

Sinossi: BEN-HUR racconta l’epica vicenda di Giuda Ben-Hur (Jack Huston), un giovane dalle nobili origini che è falsamente accusato di tradimento dal proprio fratello adottivo Messala (Toby Kebbell), ufficiale dell’esercito Romano. Privato del titolo, separato dalla famiglia e dalla donna che ama (Nazanin Boniadi), Giuda è costretto in schiavitù. Dopo anni passati per mare, Giuda fa ritorno alla propria terra d’origine per cercare vendetta, ma trovando invece la salvezza. Basato sull’indimenticata opera di Lew Wallace, Ben-Hur, una storia di Cristo, vede la partecipazione anche di Morgan Freeman e Rodrigo Santoro.

Uscita: 11 Agosto 2016

“Ben-Hur” è una Produzione Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Mayer Pictures

Vai sulla pagina facebook ufficiale per aggiornamenti e news: https://www.facebook.com/BenHurIlFilm.IT