Quattro serate con Goldin in attesa di Van Gogh

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25, 26, 27 e 28 settembre
a Vicenza, Verona, Padova e Treviso
Goldin proietta in anteprima il suo film
“Van Gogh. Storia di una vita”
e racconta la grande mostra
che sta per aprirsi in Basilica Palladiana

Mancano pochi giorni all’apertura, il 7 ottobre, della grande mostra su Van Gogh in Basilica Palladiana a Vicenza. L’attesa per poter ammirare le 129 opere (43 dipinti e 86 disegni) riunite in Basilica si è fatto “spasmodica”. Sono già 80.000 infatti, a tre settimane dal via, le prenotazioni, che procedono al ritmo di circa 2000 nuove al giorno. La previsione è dunque di superare ampiamente le 100.000 prenotazioni prima del 7 ottobre.

E Marco Goldin anticipa la grandiosa esposizione in quattro incontri che, dal 25 al 28 settembre, si terranno in altrettante città venete. Il 25 settembre Goldin sarà a Vicenza, al Teatro Comunale; il 26 a Verona, al Teatro Ristori; il 27 a Padova, al Teatro Verdi e il 28 a Treviso, all’Auditorium Appiani. Inizio delle serate alle ore 20,30 con apertura delle porte alle ore 19,30. L’ingresso alle presentazioni è libero, fino a eventuale esaurimento posti in sala.

In questi quattro appuntamenti Goldin incontra il “suo” pubblico per condurlo a percorrere, in anteprima, il viaggio per immagini ed emozioni che attende i visitatori della mostra vicentina.
“Negli spazi ampi e meravigliosi della Basilica Palladiana a Vicenza, la mostra si snoderà – anticipa il curatore – come un vero e proprio viaggio nei luoghi nei quali Vincent ha vissuto: il Borinage, Etten, l’Aia, il Drenthe, Nuenen, Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise. Al di là delle lettere che faranno da contrappunto ai singoli momenti, certamente uno dei punti di maggior fascino sarà la sala nella quale, attraverso un grande plastico di 20 metri quadrati, è stato ricostruito alla perfezione – architetture romaniche e orti e giardini e sullo sfondo la catena delle Alpilles – l’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, il luogo nel quale Van Gogh sceglie di farsi ricoverare da maggio 1889 a maggio 1890. Sarà un’immersione in un luogo sì di sofferenza ma nel quale, e attorno al quale, il pittore ha generato tanta bellezza”.

Nelle quattro serate, Goldin illustrerà la mostra accompagnando il suo racconto con la proiezione di immagini delle opere principali in esposizione poi nella Basilica Palladiana
Il palcoscenico sarà subito dopo invaso dalle immagini del film documentario originale Van Gogh. Storia di una vita, appositamente creato dallo stesso curatore, sulla vita e l’opera di Van Gogh e che, nelle quattro serate, verrà proiettato in anteprima. Il film gode anche del sostegno di Segafredo Zanetti, tra l’altro main sponsor pure della mostra in Basilica Palladiana.
Nell’annunciare il suo film, Marco Goldin comunica che esso avrà la durata di un’ora e sarà proiettato, dopo queste quattro speciali anteprime, in una vera e propria sala cinema, studiata in ogni dettaglio tecnico e funzionale, all’interno della Basilica Palladiana, come ultima, grande stanza alla fine del percorso espositivo.
“Nei mesi scorsi – annota Goldin – ho lavorato intensamente, con diverse collaborazioni che mi hanno supportato, alla realizzazione di quello che doveva essere, nei miei piani iniziali, soltanto un breve documentario sulla vita di Van Gogh, da proiettare in Basilica Palladiana come introduzione alla grande mostra. Nel corso delle settimane di riprese nei suoi luoghi in Provenza e a Auvers-sur-Oise dove si è suicidato, mi sono però reso conto che i materiali che avevamo a disposizione erano sempre più consistenti e, mi sembrava, interessanti per il pubblico.
A quel punto ho preso la decisione di dar luce a un vero e proprio film documentario, della durata di un’ora, che ho intitolato Van Gogh. Storia di una vita. Lo vedrete in una suggestiva sala cinema che è stata approntata, nel grande salone della Basilica Palladiana, al termine del percorso espositivo. Sarà un modo diverso per congedarsi da una figura così penetrante non solo nella storia dell’arte ma nella storia stessa dell’umanità. Questo film documentario lo si potrà anche trovare raccolto in un dvd prima nei teatri, poi nel book shop della mostra e ugualmente, a partire da fine settembre, nello shop online di Linea d’ombra”.
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Informazioni e prenotazioni: www.lineadombra.it

Marino Marini, la grande mostra a Pistoia.

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Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell’“Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi“Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con Banca Intesa Sanpaolo, Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Rotary Club Pistoia – Montecatini Terme “Marino Marini”. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons—EFG, Lavazza, Regione del Veneto—e le Guggenheim Intrapresæ.

Info: www.fondazionemarinomarini.it

Van Gogh a Vicenza, molto di più che una grande mostra!

Van Gogh a Vicenza. Non solo una grande mostra sul genio olandese.
Goldin anticipa il “Progetto Van Gogh”: l’esposizione, una nuova edizione critica delle “Lettere a Théo”, un film originale, 4 serate di presentazione, uno spettacolo destinato a girare i teatri italiani, una mostra di Matteo Massagrande. E un allestimento che propone l’emozione di un viaggio.

Mostra promossa da Comune di Vicenza e Linea d’ombra, prodotta e organizzata da Linea d’ombra, main sponsor Segafredo Zanetti.

A 5 settimane dall’apertura dell’attesissima monografica su Van Gogh, che Linea d’ombra propone dal 7 ottobre all’8 aprile alla Basilica Palladiana di Vicenza, il curatore Marco Goldin rende noti i contorni del “Progetto Van Gogh” che è cresciuto intorno alla grande esposizione.
“Racconterà – anticipa Goldin – , attraverso 129 opere in totale (43 dipinti e 86 disegni), l’intero percorso artistico di Vincent van Gogh, dai disegni di esordio assoluto al tempo del Borinage in Belgio nel 1880, quando svolgeva la funzione di predicatore laico per i minatori della zona, fino ai quadri conclusivi con i campi di grano realizzati a Auvers-sur-Oise nel luglio del 1890, pochi giorni prima di suicidarsi. Accanto alle opere di Van Gogh, per utili e puntuali confronti, si incontreranno il Seminatore di Jean-François Millet e alcuni dipinti dei pittori della Scuola dell’Aia, che il giovane Vincent guardava con ammirazione, da Israëls ai due Maris”.
La mostra si svolge grazie al fondamentale contributo del Kröller-Müller Museum di Otterlo, uno dei due veri santuari dell’opera vangoghiana nel mondo. Il museo olandese, la cui collezione raggiunge una qualità a dir poco superba, presta infatti oltre cento delle opere di Van Gogh in arrivo a Vicenza. Un’altra decina di istituzioni e collezioni private poi, aggiungono capolavori per sigillare l’intero percorso, a cominciare dalla versione da Vincent più amata de Il ponte di Langlois (1888), una tra le immagini simbolo della sua parabola artistica e per questa occasione concessa eccezionalmente dal museo di Colonia. Quadro che Goldin ha eletto a manifesto dell’esposizione.
Sin qui la grande mostra. Ma il “Progetto Van Gogh” offre anche ulteriori opportunità di non minore rilievo.
A partire dalla pubblicazione, a cura di Marco Goldin e Silvia Zancanella, per le edizioni di Linea d’ombra, delle “Lettere a Théo”, una monografia che si pone come fondamentale apporto all’esposizione vicentina.
“La mostra, al di là della vastissima presenza di opere, l’ho pensata – afferma Goldin – anche come la precisa ricostruzione della vita di Vincent van Gogh, seguendolo non solo nei dieci anni che vanno dal 1880 al 1890, ma anche nel decennio precedente, quello che prepara l’attività artistica. In questo senso, di fondamentale importanza è stata per me la rilettura, e il nuovo studio, delle lettere, soprattutto all’amato fratello Théo. Anche quelle scritte dal 1872 all’estate del 1880, quando da Cuesmes in Belgio annuncia, appunto a Théo, di voler diventare un artista. E’ il tempo dei suoi vagabondaggi, per i vari tentativi, e fallimenti, tra lavoro e aspirazioni teologiche, tra Olanda, Inghilterra, Francia e Belgio. Prima del suo percorso vero e proprio tra Brabante olandese e Francia, da Parigi, alla Provenza a Auvers. Per questo motivo abbiamo editato un nuovo libro, che accompagnerà la mostra, con cento lettere appositamente tradotte, includendo prima di tutto quelle che riguardano le opere esposte, oltre ad alcune altre fondamentali per la storia di Van Gogh”.
Un’ulteriore sottolineatura riguarda l’allestimento della grande rassegna: è stato pensato come un “viaggio”.
“Negli spazi ampi e meravigliosi della Basilica Palladiana a Vicenza, la mostra si snoderà – anticipa il curatore – come un vero e proprio viaggio anche nei luoghi nei quali Vincent ha vissuto: il Borinage, Etten, l’Aia, il Drenthe, Nuenen, Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise. Al di là delle lettere che faranno da contrappunto ai singoli momenti, certamente uno dei punti di maggior fascino sarà la sala nella quale, attraverso un grande plastico di 20 metri quadrati, è stato ricostruito alla perfezione – architetture romaniche e orti e giardini e sullo sfondo la catena delle Alpilles – l’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, il luogo nel quale Van Gogh sceglie di farsi ricoverare da maggio 1889 a maggio 1890. Sarà un’immersione in un luogo sì di sofferenza ma nel quale, e attorno al quale, il pittore ha generato tanta bellezza”.
Nel “Progetto Van Gogh a Vicenza”, rientra anche un film originale, appositamente creato sulla vita e l’opera di Van Gogh.
Nell’annunciarlo, Marco Goldin scrive: “Van Gogh. Storia di una vita – questo il titolo del film – avrà la durata di un’ora e sarà proiettato in una vera e propria sala cinema, studiata in ogni dettaglio tecnico e funzionale, all’interno della Basilica Palladiana, come ultima, grande stanza del percorso espositivo. E’ stato per me entusiasmante – continua Goldin – realizzare questo mio primo film documentario, arricchito dalle meravigliose immagini che abbiamo girato in tutti i luoghi di Van Gogh, tra Provenza e Auvers. Un film che vivrà come un prodotto anche slegato dalla mostra e per questo lo abbiamo raccolto in un dvd in vendita, unito a tante foto del backstage. Anticipo che, nei giorni in cui sarò già impegnato a Vicenza con l’allestimento della mostra, realizzeremo quattro serate di proiezione in anteprima di questo film, nei teatri di Vicenza (25 settembre), Verona (26 settembre), Padova (27 settembre) e Treviso (28 settembre). L’introduzione che farò del film nei teatri, sarà ovviamente anche l’occasione per introdurre la mostra stessa”.
Dall’arte alle lettere, dal cinema al teatro. Per tornare nuovamente all’arte con i quadri di Matteo Massagrande.
“Per un anno e mezzo mi sono aggirato prima attorno, e poi sempre più dentro, la vita e l’opera di Van Gogh”, scrive Goldin. “Nella scorsa primavera, mentre mettevo mano a uno spettacolo teatrale sulla sua storia, e che vedrà la luce sul finire del 2018, ho scritto, proprio per questo spettacolo, il breve monologo che l’attore che impersonerà Vincent sul palcoscenico reciterà sotto un ultimo albero della vita, accanto a un ultimo campo di grano. Gli ho dato come titolo Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh), ed è il movimento straziato di un’anima che avrebbe voluto amare e mai ha potuto esprimere invece la grandezza di questo amore. Un testo che ovviamente trae spunto da alcuni passaggi di vita contenuti nelle lettere a Théo. Sono davvero brandelli d’anima e di cuore, occhi sgranati sul mondo. Tempo dopo averlo scritto, ho provato il desiderio che un pittore potesse non illustrarne alcune scene, ma traendovi spunto desse loro una temperatura insieme d’anima e di colore. Allora ho chiamato un artista che stimo molto, Matteo Massagrande, e gli ho mandato il testo, dicendogli solo: “Matteo, non aggiungo altro a quello che ho scritto, non ti spiego, non ti chiedo di illustrare una scena piuttosto che un’altra, falla diventare, se ti va, la tua storia. Io l’ho scritta, tu la dipingerai. Come vorrai”. Ecco, così effettivamente è stato, ed è nata pertanto una mostra, fatta di qualche decina di studi preparatori e di sette quadri finali che sono in questo momento ancora in lavorazione. Li vedremo nella sala successiva all’ultima dell’esposizione dedicata a Van Gogh, sempre in Basilica Palladiana, prima della sala cinema. Chi mi conosce, sa che amo da sempre scoprire come la pittura contemporanea di qualità possa dialogare con la pittura dei secoli passati. Una volta ancora, ho voluto farlo. E un libro ne resterà quale testimonianza”.

Info: lineadombra.it

AccaAtelier 2017 l’artista con lo studio intorno. A Torino 22 – 24 settembre

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Associazione Culturale ACCA
presenta

AccaAtelier
l’artista con lo studio intorno
4a edizione

22, 23, 24 settembre 2017 
TORINO

Una volta all’anno, a Torino, gli artisti aprono contemporaneamente le porte dei loro studi, invitando il pubblico ad entrare, e portano l’arte in strada, nei quartieri, da San Salvario fino ad Aurora passando per Barriera di Milano, il Centro e Vanchiglia, in una festa urbana dell’arte che coinvolge 50 studi e un centinaio di artisti.

Nel lungo fine settimana del 22, 23 e 24 settembre gli artisti invitati dall’Associazione Culturale ACCA si racconteranno al pubblico non solo attraverso le loro opere, ma presentando di persona i loro spazi, luoghi normalmente nascosti nei quali il processo creativo si concretizza in una molteplicità di forme.

AccaAtelier, alla sua 4a edizione, è così un’estesa mobilitazione dal basso degli artisti che lavorano a Torino e che invitano altri artisti, quest’anno anche dalla Francia e dalla Spagna, realizzando una grande kermesse espositiva diffusa, totalmente gratuita e indipendente, che offre il punto della situazione della produzione artistica pulsante di Torino e non solo.

Quelli che aprono le porte al pubblico sono spazi di lavoro intimi, che per tre giorni si offrono agli sguardi del pubblico grazie ad una idea nata nel 2014 e che quest’anno vedrà protagonisti, accanto ai tantissimi nomi storici e famosi del milieu artistico torinese, anche molti giovani artisti.
Sulle piantine e sui materiali di AccaAtelier sarà infatti dato risalto alle new entry di numerosi giovani artisti che con i loro spazi – spesso straordinariamente interessanti con esempi di ri-uso dei materiali e coworking fra diverse espressività – aderiscono per la prima volta al progetto.
La collaborazione con l’Istituto per le Arti Grafiche Bodoni – Paravia allarga così lo sguardo della comunità artistica e del pubblico alle istanze di coloro che senza imbarazzo e con moltissime idee si affacciano al mondo dell’arte contemporanea.

Presentazioni, incontri, video installazioni, concerti, vere e proprie mostre: la tre giorni di AccaAtelier 2017 sarà un melting pot di iniziative, occasioni e spunti per abbracciare gli artisti e per vedere le loro opere molto prima che entrino nel circuito delle gallerie, delle esposizioni e dei musei.  Dove pennelli, scalpelli, pezzi di carta, macchine fotografiche e computer sono gli strumenti per trasformare il pensiero in un pezzo unico. L’edizione 2017 sarà anche l’occasione per gli amanti della bicicletta di scoprire gli studi d’artista con le visite guidate a due ruote curate da Bikepride.

Venerdì 22 e sabato 23 settembre gli studi saranno visitabili dalle 15 alle 22, domenica 24 settembre dalle 15 alle 20. Con AccaAtelier la città si attraversa grazie ad una nuova mappa e si interpreta sotto una nuova chiave di lettura. Spazi, cortili, una urbanità sempre più condivisa diventa patrimonio collettivo. Con AccaAtelier l’arte diventa luogo fisico, spazio di interazione culturale e sociale in cui le reciproche capacità si incontrano generando progetti condivisi. Una visione comune che rappresenta l’impegno di tanti artisti a essere parte di una comunità in cui le relazioni rivelano il vero capitale su cui costruire il sistema artistico di domani.

Per informazioni:
accaatelier.com

A Pienza l’orgoglio di rifarsi ai grandi classici

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Nel cuore di Pienza,
l’antico Palazzo Salomone Piccolomini
apre le porte ai giovani talenti internazionali
dell’arte figurativa contemporanea.

Nella città di Pio II, nata da un sogno d’amore e da un’idea di bellezza, debutta il progetto “Giovani Artisti e il Classico” cui Roggero Roggeri ha dato vita insieme a Sara Mammana, e che vedrà, ogni anno, l’allestimento di due esposizioni dedicate ai migliori allievi delle Accademie italiane ed estere. Con l’obiettivo di valorizzare, nei tempi odierni, una forma artistica, quella del genere figurativo, spesso e ingiustamente poco considerata nel mondo delle esposizioni d’arte contemporanea, perché, a parere di molti esperti del settore, non più rispondente al sentire dell’uomo dei giorni nostri.

Il debutto, dal 16 settembre al l’8 ottobre, vedrà protagonisti 16 artisti, selezionatissimi della Florence Academy of Art di Firenze, un’istituzione di grande prestigio internazionale, nata oltre 25 anni fa, preziosa custode dell’antica sapienza tecnico-artistica che ha fatto grande l’arte italiana nei secoli.
Le 16 personalità artistiche prescelte per la mostra pientina sono pittori e scultori, particolarmente versati nelle arti figurative, provenienti da 12 Paesi del mondo, dall’India alla Corea, dagli Stati Uniti all’Australia, oltre che da varie nazioni europee. A selezionarli ha provveduto una commissione scientifica. Il tutto reso possibile dal mecenatismo garantito dall’Associazione Culturale “Biagiotti per l’Arte” che ha curato, per l’occasione, anche l’edizione di un approfondito catalogo scientifico. Il Comune di Pienza e l’UNESCO patrocinano il progetto.

Una scelta controcorrente e dal sapore vagamente provocatorio, quindi, quella portata avanti dall’associazione culturale di Pienza e dai curatori, che mira a sottolineare come la bellezza formale basata sui canoni armonici ed euritmici dell’estetica classica antica, sia ancora capace, oltrepassando le mode, di suscitare interesse ed attrarre il sentire profondo dell’uomo moderno, sempre più bisognoso, in un contesto di forte crisi identitaria politico-culturale, di avvicinarsi a quella pace e a quell’ equilibrio che solo la bellezza autentica sa infondere.

“Del resto, nel contesto dell’unica vera Città Ideale del Rinascimento: Pienza, questa manifestazione diviene – sottolinea Roggero Roggeri – un omaggio al prezioso insegnamento e alla grande eredità culturale che il papa umanista Pio II ha voluto, in maniera indelebile, imprimere nella propria città natale che, grazie ad un progetto unico e irripetibile, ha assunto le vesti di un complesso urbano esteticamente perfetto, in cui le leggi matematiche dell’armonia fungono ancora oggi da comune denominatore per l’emanazione di una bellezza sempre potente e ancora attuale.
In un mondo in cui la guerra e la violenza fanno scempio del patrimonio artistico internazionale, in cui la tutela dell’arte e delle radici storiche di ogni popolo è divenuta un dovere morale per la salvaguardia di quanto di più bello ed edificante il genere umano abbia generato nel corso della storia, Pienza in qualità di sito Unesco, si fa portatrice di un messaggio di speranza: nonostante i cambiamenti e le vertiginose trasformazioni della complessa società moderna, esiste ancora una parte dell’arte contemporanea che tramite il recupero dell’ antico sapere dei maestri del passato, è ancora in grado di trasmettere ed alimentare la Bellezza che, da sola, elevando gli animi, è davvero capace di salvare il mondo”.

LA FORMA DELLA BELLEZZA – The Florence Academy of Art
Durata: 16 settembre – 8 ottobre 2017
Sede: Palazzo Salomone Piccolomini, corso Rossellino, 41, Pienza
Orario di visita: Tutti i giorni 10,00/13,00 – 15,00/18,30
Ingresso Libero
Organizzazione: Associazione Culturale “Biagiotti per l’Arte”, tel. 340 6739044, fb: biagiottiperlarte biagiottiperlarte@gmail.com
Curatori: Sara Mammana – Roggero Roggeri

Mutina Boica: da giovedi’ 7 a domenica 10 settembre la nona edizione dedicata alla fondazione di Modena

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Dopo alcuni giorni di preview, da giovedì 7 a domenica 10 settembre prende il via la nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena nell’ambito del programma Mutina Splendidissima. Quest’anno la manifestazione è infatti dedicata all’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, festeggia i 2200 anni di vita. Tanti gli appuntamenti gratuiti presso il Parco Ferrari, i Musei Civici e il Novi Ark: domani martedì 5 e mercoledì 6 prosegue l’anteprima in attesa che l’evento entri nel vivo 

Visitare accampamenti ricostruiti come in epoca romana, assistere a battaglie campali e giochi equestri, seguire lectio magistralis, didattiche, laboratori per adulti e bambini, oltre a grandi spettacoli di rievocazione storica e perfino cenare in una “Caupona Mutinensis”, la ricostruzione di un’antica osteria romana, con menù rielaborati ed attualizzati al gusto contemporaneo: questo e tanto altro sarà possibile nel corso della nona edizione di Mutina Boica che, dopo alcuni giorni di anteprima, da giovedì 7 intensifica la programmazioneper proseguire fino a domenica 10 settembre. Ad accesso libero e gratuito, la manifestazione si svolge presso l’area del Parco Ferrari e il Novi Ark di Modena ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici, dove avrà luogo una lectio magistralis.

Ormai consolidatasi come una delle principali rievocazioni storiche di epoca romana a livello nazionale, Mutina Boica ha quest’anno come filo conduttore la fondazione della città che, nel 183 a.C. – a pochi anni di distanza dall’inizio della costruzione della via Emilia – venne istituita insieme alle altre colonie romane di Parma e Reggio. Tante le novità del 2017, innanzitutto la durata: per un anniversario “speciale” un’edizione unica, preceduta da alcune serate di anteprima, per un totale di dieci giorni di appuntamenti tra grandi spettacoli di rievocazione, conferenze, concerti, living history e una proposta davvero particolare, la “Caupona Mutinensis”. Inaugurata lo scorso fine settimana, è la ricostruzione di una osteria dell’antica Roma e, fino a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari, propone un menù storico romano ispirato alle ricette del tempo rivisitate e attualizzate dal maestro di cucina Vainer Graziosi: un’esperienza imperdibile, per passare una serata a tavola nell’antica Roma tra gustatio, prima e secunda mensa o – meglio – antipasti, piatti principali e dessert.L’ingresso in Caupona è libero, dalle ore 19.30, e la consumazione obbligatoria: tutte le sere il menù storico si arricchisce di piatti del giorno sempre diversi e gli attori del Teatro Storico D’Azione, il progetto di Crono Organizzazione Eventi dedicato alla narrazione storica, offrono ai commensali dell’osteria la possibilità di acquistare a un prezzo simbolico le portate del “Menù dell’attore”, recitate al tavolo tra un piatto l’altro.

Domani martedì 5 – per il penultimo giorno di appuntamenti in anteprima – alle ore 21.00 la Caupona ospita la conferenza “Viticoltura ed enologia in età romana”, con l’agronomo ed enologo Mauro Catena, in collaborazione con il Consorzio Marchi Storici del Lambrusco Modenese e, a seguire, “Discorso sul mito: Dionisio e il Vino”, con l’attore e narratore Vittorio Continelli, cantastorie moderno di miti antichi, che racconta di Dioniso e del suo culto in una serata dedicata alle uve, alla mitologia e al piacere.

Mercoledì 6 alle ore 21.30 si conclude l’anteprima di Mutina Boicacon lo spettacolo del ciclo “La storia in Scena”, con Vittorio Continelli e gli attori del Teatro Storico di Azione: “Historiae Mutinenses, Racconti Dalla Colonia”.I miti e gli eroi omerici accompagnano gli spettatori in una serata dedicata alla fondazione della colonia mentre le storie e i racconti dei primi mutinenses affiorano dalle pietre che sono giunte fino a noi.

Prosegue anche quest’anno l’importante collaborazione con i Musei Civici, per cui alcuni appuntamenti avranno luogo presso Palazzo dei Musei e il Novi Ark: tra gli altri, sabato 9 settembre Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici tiene una lectio magistralis dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?” (ore 17.00, Sala dell’Archeologia, Musei Civici). A seguire, al Parco Archeologico del Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico (sempre sabato 9, ore 18.00). Nell’ambito della collaborazione con i Musei Civici avrà luogo anche la lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che terrà l’approfondimento dal titolo “183 a.C. Annibale e Scipione, ultimo atto” (domenica 10, ore 17.00, Parco Ferrari). Al Parco Ferrari anche quest’anno saranno numerose le messe in scena di combattimenti tra gladiatori, come “Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina”,spettacolo di ricostruzione storica ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), oltre a “Ludus Mutinensis: i giochi gladiatori celebrano la nascita della colonia” e “Munera Gladiatoria”
: gli spettacoli di ricostruzione storica e gladiatorii a cura di Ars Dimicandi, una delle più importanti scuole di gladiatura d’Italia e gruppo storico di fama internazionale, che ha anche partecipato al cast di grandi produzioni tv e cinematografiche, come il serial Rome-HBO e il kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959 (rispettivamente sabato 9, ore 21.00 e domenica 10, ore 19.30). O, ancora, la grande battaglia campale con spettacolo di ricostruzione a cura di Crono Organizzazione Eventi “Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito” (domenica 10, ore18.00).

Non mancheranno poi altri interessanti approfondimenti, come “Mutina: l’alba dell’impero”, presentazione del romanzo di Gabriele Sorrentino (giovedì 7, ore 21.30, Caupona) e “Il sacro fuoco di Vesta”, il rito delle Vestali, a cura di Colonia Iulia Fanestris (sabato 9, ore 24.00 e domenica 10 ore 19.00). Mutina Boica propone poi quest’anno un ricco programma musicale, che prevede una serie di concerti con musica folk e celtica: da quello dei Belthane a quello degli Irish Five (giovedì 7 alle 21.00 e alle 22.30),da quello dei Micro Irish Band alla performance degli Emilian Pagan Folk (venerdì 8 alle 20.30 e alle 22.30) e dei Siegel Senones (sabato 9 alle 22.40), fino ai Drunken Sailor (domenica alle 21.30).

E poi ben 10 stand gastronomici e 45 espositori del mercatino storico artigianale (che aprono i loro battenti giovedì e venerdì alle ore 18.00, sabato e domenica a partire dalle 12.00), i campi storici (sabato dalle ore 14.30 e domenica già alle 10.30) e, “Graffiti dell’antica Roma”: messaggi politici, dichiarazioni oscene e d’amore sui muri della Caupona, un’attività a pagamento, con registrazione all’Infopoint (venerdì 8 e sabato 9 dalle 19.00, domenica 10 dalle 19.20). Novità di quest’anno è anche il primo premio della Lotteria Mutina Boica: sostenendo la manifestazione si potrà vincere un soggiorno a Nīmes con ingresso a “Les Grand Jeux Romains”, un grandioso spettacolo storico all’interno dell’anfiteatro romano della splendida città francese e la cui estrazione sarà sabato 9 alle ore 22.30.

E, ancora, sessioni di archeologia sperimentale sulla lavorazione del vetro (sabato 9 alle ore 19.00) e del ferro (domenica 10 alle ore 16.45) e un ricco programma di attività, pensate anche per i più piccoli. Sabato e domenica si va dalle didattiche gratuite ai campi storici che, tra le altre, prevedono spiegazioni su l’arte del simposio tra i celti, la divinazione etrusca e la centuriazione romana, le armi dei celti e di Roma, i ferri del cerusico celtico, la filatura e tessitura della lana e l’alimentazione e panificazione tra i celti -oltre alla preparazione di ghiande missili – a “Gioca con la storia”, tanti laboratori per bambini a pagamento e su prenotazione presso l’Infopoint – che vanno dall’addestramento alla battaglia alla scherma celtica, dai giochi dell’antichità ai laboratori di scrittura, al battesimo della sella (info e prenotazioni: presso l’area cavalli).
Mutina Boica, che lo scorso anno ha superato le 40.000 presenze, è un’iniziativa di Crono Organizzazione Eventi, realizzata con il contributo del Comune di Modena, della Regione Emilia Romagna e dellaFondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Mibact. E’ organizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena all’interno del programma “Mutina Splendidissima”(www.mutinasplendidissima.it) che, a sua volta, fa  parte del più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Parma e Reggio Emilia, dalle Soprintendenze Archeologiche di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it). La rievocazione è realizzata grazie al sostegno, tra gli altri, di BPER: Banca, Coop Alleanza 3.0 e Villani Salumi – che, da anni, a valorizzazione delle iniziative del nostro territorio, contribuisce con una fornitura di prodotti utilizzati nell’ambito della manifestazione – e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni di rievocazione italiane ed estere,composte da volontari e appassionati,impegnate nel programma culturale della manifestazione e degli spettacoli.

 

Per informazioni e dettagli sul programma:

www.cronoeventi.it

A Milano arriva “L’Arte Ribelle”, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

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Ph: Fabrizio Stipari / CreVal

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico di “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

“Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, proprio a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionatissima retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Il curatore ha selezionato per questa rassegna un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La grande mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente una coincidenza tematica) alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, dove quell’importante progetto nazionale vivrà una declinazione monografica. Ad essere proposta alla Galleria Carifano è una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
Per la prima volta, 50 opere, il meglio della sua fondamentale collezione, viene proposto in una mostra. Ad essere “svelate” in Palazzo Corbelli sono opere di artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.
A dimostrare come l’Arte Ribelle non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Coordinate mostra

Titolo
ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
12 ottobre – 9 dicembre 2017

Vernice per la stampa
mercoledì 11 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Inaugurazione
mercoledì 11 ottobre ore 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 15.00-19.00
chiuso domenica e lunedì, 1 novembre e 8 dicembre
INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it – www.creval.it

Roma Fringe: cosa vedere dal 3 al 9 settembre. Perfomance e proiezioni, Risate e Miti, tra Oscar Wilde, Shakespeare e Ovidio

Roma Fringe Festival 2017
Il Teatro InFesta
Il programma dal 3 al 9 settembre
Giocando con il corpo e le proiezioni, tra Shakespeare, i social network, Oscar Wilde e Ovidio, risate e miti
… e poi sorprese con il cinema e proiezioni con grandi ospiti…
Villa Mercede, Via Tiburtina 113 – 115. Dalle 19.30 a mezzanotte
Tra grandi classici rivisitati e nuove drammaturgie, giocando con il corpo e le proiezioni, tra Shakespeare, i social network, Oscar Wilde e Ovidio, provocatorie perfomance e testi inediti, risate e mitologia greca, dal 3 al 9 settembre prosegue il Roma Fringe Festival con gli spettacoli in concorso per la seconda settimana.
Come sempre all’insegna delle proposte alternative, mai banali e per tutti i gusti, sono in arrivo al Roma Fringe anchesorprese il sabato con grandi ospiti dalla scena cinematografica e non solo.
Tutto nel fresco della scenografia ottocentesca di Villa Mercede, un’isola felice da vivere 7 giorni su 7, dalle 19.30 alle 2 di notte, in cui respirare arte e cultura con 8 spettacoli a sera, insieme a un’area food e mescita con Birra Artigianale. Inoltre, per il pubblico più affezionato è possibile trovare al botteghino biglietti omaggio, e sconti per i possessori di Bibliocard.

Programma dettagliato su: www.romafringefestival.it

Spettacoli in scena al Roma Fringe Festival dal 3 al 9 settembre
Real Lear IF Prana, di Caterina Simonelliregia di Marta Richeldi  Teatro Classico / Riscrittura.  Attraversare la storia del Lear di Shakespeare creando nuove leggende, tutte personali e in cui prepotente appare la Realtà. C’è un re, c’è un vecchio e ci sono le figlie di questo re, di questo vecchio. Poi ci siamo noi, gli eredi bastardi. Noi i figli di un tempo che non è capace di parlare come sente.
Edizione straordinaria Chiara Catalano di Pier Paolo Fioriniregia di Francesca Staasch Commedia. Un monologo – esilarante e drammatico allo stesso tempo – dove la protagonista – Marina Maniscalchi – esplode nelle diverse voci di se stessa: stralci della coscienza, deviazioni della psiche, piccole esperienze quotidiane, preoccupazioni, desideri, lutti, ricordi, manie di grandezza, momenti di sconforto, conflitti tra l’io, l’es e il super-io, in una sequenza adrenalinica di capriole e giravolte.
METAMORFOSYSTLAB di Vittoria FaroPerformance art Il mito ovidiano in una mutata forma, in una riscrittura scenica performativa, che racconta una nuova genesi dell’umanità proiettata in una delle possibili dimensione del futuro prossimo, quello in cui la realtà fenomenica soccombe alla sua immagine virtuale affidata alla Rete.
IL CIRCO CAPOVOLTOTeatro delle Temperie di Andrea Luporegia di Andrea Paolucci Teatro Civile Un vortice in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette. Un circo costretto in dieci scatoloni in attesa di liberare tutto il suo carico di storie di umanità, di gioia e leggerezza.
InFiamma Compagnia Il Girasole di Simone Castano. Dramma Una scrittura scenica collettiva nata dall’incontro di tre testi: il “Don Giovanni” di Molière, il “Caligola” di Camus” e l'”Amleto” di Shakespeare. La storia di un’umanità, di uomini, alla continua ricerca della propria fiamma, fiamma intesa come libertà.
Regine sorelle Teatro dell’Osso di Mirko Di Martino regia di Mirko Di Martino  Monologo storico Maria Antonietta e Maria Carolina: figlie di Maria Teresa d’Austria e spose di Luigi XVI e  Ferdinando di Borbone. Due regine, due figlie, ma forse, soprattutto, due sorelle. Da piccole, Antonietta e Carolina erano fortemente legate l’una all’altra, ma vennero ben presto divise dal corso della storia.
Romeo era grasso e pelatoTitania Teatro di Davide Saccoregia di Daniela CenciottiCommedia Due personaggi presi a pretesto dal fantasmagorico mondo shakespeariano, Lady Macbeth e Giulietta messe insieme in un luogo non luogo con una domanda: come è il vostro uomo? Un’ironica indagine su tutte le “idolizzazioni” che le donne spesso fanno degli uomini.
Le Notti BiancheARTre Produzioni di Gabriele Granito. Teatro Classico Tratto dal romanzo di Fëdor Dostoevskij, lo spettacolo racconta le quattro notti di due giovani pietroburghesi incontratisi, per caso,  in una magica notte assolata dell’estate russa. Lui è un folle sognatore che vive alla ricerca di un amore non onirico, lei è una ragazza che spera che il suo fidanzato torni per sposarla.
Il Laboratorio della Vagina ovvero LOTTO per lei, Commedia Prima di poter parlare di noi dobbiamo poter parlare del nostro organo sessuale. Storie ironiche, incredibili, fantasiose o drammatiche. Parole che in toni e colori diversi vogliono restituire sacralità al corpo della donna, parole per festeggiarci, parole per sdrammatizzare.
AUDIZIONELe Ore Piccole di Chiara Arrigoniregia di Francesco Toto – Dramma. In uno scantinato si sta svolgendo un’audizione per un incarico di una sola sera pagato 100.000 euro. Il requisito fondamentale dei partecipanti è uno: essere sieropositivi.
Maria Padilha rainha do cabaretLa compagnie de l’hydre (Bruxelles)di Federica CastellanoPerformance art “Vero o falso, sono io!”, Maria Padilha avvolta da un tessuto rosso, danzando e volteggiando, danza attraverso i suoi ricordi ricostruendo quello che era il suo cabaret, di cui era la regina.
Oscar W.Virgolatreperiodico di Andrea Onori, Mariagrazia Torbidoni
regia di Andrea OnoriMonologo letterario Partire da Wilde per mettere in scena Wilde, il tutto nelle mani di una sola attrice che, in un susseguirsi di scambi tra persona e personaggio, dà vita a una scena spesso fatta di ribaltamenti e trasformazioni, dove anche il tempo e lo spazio non seguono necessariamente le regole della logica, affidandosi piuttosto al fascino dell’immaginazione e del gioco teatrale.
Club 27-a song for no one-I Cani Sciolti Compagnia Teatrale Artigianale  di Luca Pastoreregia di Luca Pastore Dramma IL CLUB come un limbo in un tempo sospeso che racchiude le maggiori e influenti personalità dell’ultimo secolo d’arte, delimitato dallo spazio bianco, dalla totale mancanza di confini ai quali gli artisti sono tanto legati e sui quali hanno costruito il loro essere “artista” il DOLORE È BIANCO.
OcchioPinRueda Teatro di Laura NardinocchiDramma Una città di provincia. Una società come tante altre. Tutti credono nei medesimi ideali. Nessuno vuole differenziarsi. È troppo rischioso. Ma un giovane adolescente decide di provarci.
La favola di psicheMAG-movimento artistico giovanile  di Flavio Mariglianiregia di Flavio Marigliani. Monologo Dopo una lunga serie di peripezie per trovare marito, Psiche e le sue sorelle si sposano. Psiche è la fortunata scelta direttamente da Amore, il “Signore di tutti”, onnipotente e bellissimo dio, che però mette una condizione molto particolare al suo matrimonio. Psiche non dovrà mai vedere il suo aspetto. Infatti Amore non si mostra mai a nessuno, tantomeno alla moglie, nemmeno nei momenti di maggiore intimità. La curiosità di Psiche di vedere quale sia il vero aspetto di suo marito cresce fino al punto che una notte, approfittando del sonno di Amore, la donna accende la luce e infrange il divieto. Psiche scoprirà così il vero aspetto dell’Amore…
L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e si svolge con il Patrocinio delle Biblioteche di Roma.
Appuntamento con il Roma Fringe Festival dal 30 agosto al 21 settembre a Villa Mercede, Via Tiburtina 113 – 115 (Zona San Lorenzo). Ingr. gratuito, spettacoli 6 euro.

Francis Bacon ospite alla Fondazione Magnani Rocca

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Un’eccezionale asta da Sotheby’s a Londra, nel luglio 2015, decreta il “Bacon Myth”: in catalogo, oltre a due autoritratti del 1975 e 1980, l’opera del 1961 Study for a Pope I, nata dall’ossessione di Francis Bacon per il Ritratto di Innocenzo X di Velázquez e appartenuta a Gunter Sachs, noto playboy negli anni ’50 e ’60 e terzo marito di Brigitte Bardot.
Il mito di Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992) raggiunge ora la Fondazione Magnani-Rocca: il celebre dipinto di Bacon Two Americans del 1954, appartenente alla Collezione Barilla di Arte Moderna, viene infatti esposto dal 9 settembre al 10 dicembre 2017 accanto ai capolavori di ogni tempo raccolti da Luigi Magnani nella Villa di Mamiano di Traversetolo presso Parma.
Il mito dell’artista aveva forse conosciuto l’apice nel novembre 2013 quando il suo trittico Three Studies of Lucian Freud del 1969, battuto in un’asta di Christie’s a New York, divenne il quadro più pagato della storia, superando il precedente primato che apparteneva a HYPERLINK“http://www.corriere.it/cultura/12_maggio_03/urlo–munch–record–manazza_5ee27b40–94ea–11e1–ad93–f55072257a20.shtml“ L’Urlo di Munch.

“Anch’io quell’opera la consideravo difficile, l’ho un po’ subita, ma poi col passare del tempo, l’ho capita sempre più profondamente, me ne sono innamorato…”
 confessa Pietro Barilla nelle pagine di un’intervista solo cronologicamente impossibile redatta da Francesco Alberoni a cento anni dalla nascita del grande industriale.
L’opera che inizialmente turba il patron della Barilla, ma di cui, in seguito, subisce la malia è proprio Two Americans di Francis Bacon, acquistata presso la galleria Mario Tazzoli a Torino nel 1968 per arricchire ulteriormente la sua collezione privata pensata per condividere e rendere fruibile l’arte in quanto esperienza migliorativa di vita, a partire dagli ambienti di lavoro stesso che disseminerà di dipinti e sculture: da Picasso a Max Ernst, a Ensor, de Staël, Soutine, Moore, agli italiani Morandi, Boccioni, de Chirico, Savinio, Marini, Cascella, Manzù, Messina, Pomodoro, Soldati, Morlotti, Burri, Fontana, Guttuso, Maccari, Ceroli.
L’artista esegue il dipinto presumibilmente a Ostia, ultima tappa di un breve soggiorno in Italia nell’autunno del 1954. Non è, tuttavia, un assiduo frequentatore del Bel Paese; nonostante il suo dichiarato amore per la scultura di Michelangelo, non è mai stato a vedere la cappella Medici, non ritiene neppure necessario recarsi alla Biennale di Venezia dove proprio in quel periodo sono esposti alcuni suoi lavori, né tanto meno considera opportuno visitare la Galleria Doria Pamphilj di Roma per vedere il Ritratto di Innocenzo X di Velázquez, fonte di ispirazione per una serie di otto studi eseguiti fra il ’50 e il ’53.
I personaggi ritratti sono due americani che Bacon aveva visto talvolta affacciandosi dalla finestra del suo albergo a Roma. In uno spazio arcano colloca due busti di uomini in completo scuro, camicia bianca e cravatta, forse a simbolo della mascolinità contemporanea con la tenuta tipica dell’uomo d’affari, che sembrano materializzarsi dal buio profondo dello sfondo. Un semplice spazio quadrangolare originato da sottili filamenti bianchi che tracciano il perimetro del muro di fondo e quello delle mura laterali di un cubo nero e compatto crea una scatola di vetro, una cornice che non serve ad altro se non a isolare e concentrare l’attenzione sull’immagine che contiene, permettendo di vederla meglio. Preoccupazione costante per l’artista è, fin dagli esordi, che tra due figure tenda inesorabilmente a insinuarsi una storia. Soltanto l’azione di tondi o di parallelepipedi che isolino la figura nel quadro impedirà che una storia s’insinui nell’insieme rappresentato, esorcizzandone quindi il carattere illustrativo e narrativo. Isolare è per Bacon il modo più semplice per spezzare la narrazione, impedire l’illustrazione, liberare perciò la figura attenendosi al dato di fatto. A colmare il resto del quadro non sarà né il paesaggio, né un qualsivoglia elemento informale; esso, piuttosto, verrà occupato da grandi campiture di colore cupo e tetro aventi come unico intento di attrarre la forma. Da questo spazio insondabile emergono due volti in fase di dissolvimento, sottoposti a un’evidente distorsione sotto i colpi dei pennelli e delle spatole, o a causa dei colori che l’artista stesso spreme sulla mano e poi scaglia direttamente contro la tela. Bacon spiega che: “in quei momenti sono pronto a tutto: cancello con lo straccio o prendo il pennello e frego via quello che ho appena dipinto, ci passo sopra l’acquaragia, ci dipingo sopra qualcos’altro … tutto pur di spezzare l’organizzazione razionale dell’immagine, purché cresca spontaneamente, cioè secondo la propria struttura e non quella che io le impongo” […] “io voglio deformare le cose al di là dell’apparenza, ma allo stesso tempo voglio che la deformazione registri l’apparenza”.
L’uomo a sinistra è caratterizzato da una bocca lievemente allargata in un ghigno beffardo che scopre tutta la dentatura e deforma i tratti del viso come in un’immagine radiografica. Ammetterà, in seguito, Bacon di essersi rifatto ad alcune radiografie pubblicate nel libro Positioning in radiography acquistato durante un viaggio a Berlino. Il suo è un sorriso inquietante poiché è proprio in funzione di questo sorriso che il viso va disfacendosi, come sotto l’azione di un acido corrosivo divenendo insostenibile, intollerabile. Solo il sorriso insistente che Bacon suggerisce di chiamare sorriso isterico saprà sopravvivere alla dissipazione del volto e alla prossima e ineluttabile cancellazione del corpo. Anche l’uomo di destra, tuttavia, è sottoposto alle medesime forze di deformazione che s’impossessano della testa della Figura, divenendo visibili come se la testa stesse tentando di scrollarsi di dosso il suo stesso volto.
Bacon, come scrive il filosofo Gilles Deleuze nel 1981, spera “sempre di deformare le persone fino a ottenere l’apparenza; non può dipingerle letteralmente”. Il suo intendimento è quello di far emergere, rendere visibili, forze invisibili. L’intero corpo è proteso a fuggire dalla bocca che qui non urla, come spesso avviene nei personaggi rappresentati dall’artista. Oltre al grido c’è infatti il sorriso che assolve la funzione di dileguamento del corpo. Difficile non avvalersi delle parole di Lewis Carroll intente a descrivere la sparizione del gatto in Alice nel paese delle meraviglie: “e questa volta svanì molto lentamente (…) finendo con il sogghigno, che rimase per un po’ quando già tutto era sparito”.

FRANCIS BACON Two Americans
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 9 settembre al 10 dicembre 2017. Aperto anche tutti i festivi, compresi 1 novembre e 8 dicembre.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135.
Ingresso: € 10,00 valido anche per la mostra PUBBLICITÁ! e per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra PUBBLICITÁ! e al focus su Francis Bacon con guida specializzata; è consigliato prenotare via email a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it.
Sempre presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione, fra il 30 settembre e l’8 ottobre, ingresso a prezzo scontato al Mercanteinfiera presso le Fiere di Parma www.mercanteinfiera.it.

Info: www.magnanirocca.it

MUTINA BOICA: CONFERENZE E SPETTACOLI PER SCOPRIRE LA FONDAZIONE DELLA COLONIA DI MUTINA

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Nell’ambito della nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi viene approfondito in diversi appuntamenti l’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, venne istituita nel 183 a.C.: nel fine settimana due importanti incontri, in collaborazione con i Musei Civici, e quattro spettacolari ricostruzioni di battaglie animeranno la manifestazione, oltre al ricco programma in partenza già da giovedì 7

Mutina Boica, da giovedì 7 a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari e il Novi Ark – a ingresso gratuito – prevede un ricco programma di appuntamenti per approfondire l’anniversario della fondazione della colonia di Mutina, filo conduttore dell’edizione di quest’anno, ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici.
Per riflettere sul tema dell’istituzione di Mutina in relazione alla politica di Roma e alla fondazione delle altre colonie romane transalpine Marc Mayer Olivétiene una lectio magistralis – in collaborazione con il Museo Civico Archeologico di Modena – dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?”. Come di consueto nell’ambito della manifestazione i Musei Civici propongono infatti un incontro di approfondimento scientifico con un esperto di livello internazionale. Quest’anno è la volta di Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici (sabato, ore 17.00, Musei Civici, Sala dell’Archeologia). A seguire, al Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico da Largo Porta Bologna e a una visita guidata attraverso i monumenti conservati nei Lapidari al piano terra di Palazzo dei Musei.
Domenica 10 sarà la volta della lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna e profondo conoscitore delle vicende della Seconda Guerra Punica che, nell’appuntamento dal titolo “183 a. C. Annibale e Scipione, ultimo atto”, tratterà delle scomparse, a pochi mesi di distanza, di Annibale e Scipione l’Africano, entrambe avvenute nel 183 a. C., figure chiave di quella fase storica e utili a far comprendere il quadro politico nel quale si inserì la fondazione di Modena (domenica, ore 17.00, Parco Ferrari).
Anche quest’anno poi, al Parco Ferrari, saranno tanti gli spettacoli realizzati da oltre 400 reenactors celti, romani ed etruschi: a partire da Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina, uno spettacolo di ricostruzione storica, ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), che tra mito e archeologia ripercorre la fondazione di Roma, le vicende del progenitore Enea e della leggenda di Romolo e Remo.
Come si svolgevano i giochi gladiatori che celebravano la fondazione delle colonie? Lo spettacolo Ludus Mutinensis (sabato, ore 21.00) illustrerà aspetti dei giochi pubblici legati alla città di Mutina, con riferimenti a Marziale, Glauco e alla coppa della Scartazza. A interpretarlo Ars Dimicandi, un gruppo storico di fama internazionale che ha anche preso parte al cast dell’ultimo kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959.
E, ancora, altri due grandi spettacoli di rievocazione storica: Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito, battaglia campale a cura di Crono Organizzazione Eventi, in cui andranno in scena episodi legati alla nascita di Modena (domenica, ore 18.00) e Munera Gladiatoria, spettacolo gladiatorio a cura di Ars Dimicandi (domenica, ore 19.30).
La battaglia vedrà il coinvolgimento di oltre 200 rievocatori e sarà raccontata attraverso le voci degli attori Lara Guidetti, Marco Marzaioli, Riccardo Palmieri e Saverio Bari. La regia e la scrittura dei testi sono a cura di Fabio Ferretti per Crono Organizzazione Eventi.