Modena Motor Gallery: il Salone delle Eccellenze nella Terra dei Motori

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Modena Motor Gallery 2016
Il Salone delle Eccellenze nella Terra dei Motori
24-25 Settembre 2016

Quella che si terrà a ModenaFiere del 24 e 25 settembre sarà una edizione di Modena Motor Gallery con il propulsore. Un propulsore di quelli che nascono solo lungo la Via Emilia.
ll connubio tra la importante Mostra/Mercato delle auto e delle moto storiche, creata da Vision Up srl con ModenaFiere, e la Motor Valley quest’anno sarà ancora più diretto e organico.
Una strategia fisiologica per un territorio unico al mondo, la Motor Valley appunto, dove nell’arco di meno di 50 chilometri si confrontano Ferrari, Maserati, Lamborghini, Dallara, Ducati e Pagani, marchi e know-how che rappresentano l’eccellenza italiana a livello planetario.
I segnali di volersi decisamente proiettare verso la dimensione internazionale, Modena Motor Gallery l’aveva fatta intuire già nella edizione 2015, non a caso premiata da una crescita del 25% di pubblico e da un incremento del giro economico e di contrattazioni.
La strategia per l’edizione 2016 punta su due precise scelte. A settembre gli appassionati troveranno ad attenderli a ModenaFiere, un’area mercato di oltre 20 mila metri quadri, con proposte di qualità in tutti i segmenti (auto, moto, ricambistica, automobilia).
Accanto a questo grande spazio commerciale, gli organizzatori hanno previsto una serie di manifestazioni espositive di altissimo livello, rese possibili proprio dalle importanti sinergie che solo questo magnifico territorio può offrire.

Innanzitutto una grande mostra, che si dipanerà su 1200 metri quadri, dedicati alle eccellenze della Motor Valley dell’Emilia Romagna. Qui gli appassionati potranno misurarsi con il meglio dei grandi Marchi che si concentrano lungo appena 50 km della Via Emilia. Grandi nomi universalmente ammirati, ma anche quell’insieme di laboratori di ricerca, di artigiani d’eccellenza, di esperti che costituiscono il terreno di cultura di questa Terra dei Motori.
Un presente che ha radici nel passato qui documentato dai Musei Ferrari di Modena e Maranello e dal Museo Lamborghini di Sant’Agata, ma anche da collezioni private d’eccezione come quelle di Righini, Stanguellini e Panini.

Diversi i focus collegati ad anniversari importanti: dai 100 anni dalla nascita di Ferruccio Lamborghini e ai 50 anni della Miura, presentata al Salone dell’automobile di Ginevra del 1966, lasciando senza fiato i visitatori e dando inizio ad una nuova era nel settore delle automobili sportive.

Quest’anno si festeggiano anche i 90 anni di Maserati. Il 25 Aprile del 1926 fece la sua comparsa alla Targa Florio un’auto con motore da 1500 cm³ a 8 cilindri in linea, alla guida lo stesso disegnatore, che arrivò nono nella sua classe modificando la Diatto (con la quale si era iscritto) in quella che è diventata la sua prima auto: la Maserati, appunto.

Modena Motor Gallery dedica uno spazio importante alla Ducati, curato da Claudio Lusuardi. 90anni fa, nel 1926 nasceva l’azienda Ducati con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. All’epoca era specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radiofoniche. Dovranno passare ancora due decenni per la nascita del reparto motociclistico dove viene prodotto, su licenza, il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta. Molta strada, in tutti i sensi, è stata fatta da Ducati da allora. E Modena Motor Gallery ed.2016 giustamente

lo mette in evidenza.
A cura del Museo Ames, le fantastiche Bubble Cars accoglieranno i visitatori nella Galleria Centrale, per la gioia degli appassionati di Micro Car.

E’ nella tradizione di Modena Motor Gallery riservare uno spazio d’onore agli artigiani del settore. E’ anche dalle loro intuizioni e dalla loro maestria che hanno tratto linfa le eccellenze della Motor Valley modenese. Sono loro a poter ridare giovinezza e smalto a molte auto e moto storiche. Gli artigiani troveranno qui, come sempre, uno spazio importante e saranno la “corona” di un intero padiglione di commercianti di auto. Per la prima volta a Modena Motor Gallery alcuni giovani artigiani mostreranno in diretta come si batte e modella una lastra e come si salda.

Modena Motor Gallery guarda al passato, glorioso, ma vuole anche contribuire a creare un futuro migliore per tutti, per questo verrà bandita un’Asta benefica di automobilia, il cui ricavato andrà all’Istituto Dino Ferrari di Maranello, per sostenere le attività di ricerca e progettazione di veicoli ad emissione zero.

Motori e Sapori, si sa costituiscono un connubio tra i più perfetti. Ai Sapori provvedono le eccellenze enogastronomiche di Piacere Modena, che rappresenta i Consorzi dei prodotti tipici. Tutto il resto è invece Motori. Di ieri, di oggi e di domani. Perché è qui che una grandiosa storia si fa trama di un grande futuro.

Cortina celebra il genio di Mario Cavaglieri

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L’estate cortinese celebra il genio di Mario Cavaglieri
sino al 4 settembre a Le Muse Galleria d’Arte

La mostra certamente più intrigante dell’estate cortinese è quella che Le Muse – Società di Belle Arti dedica, nella sua centralissima sede espositiva di piazza Silvestro Franceschi, 6 al grande Mario Cavaglieri.
La rassegna offre una attenta selezione di opere dell’originale pittore rodigino, molte conosciutissime e altre che per la prima volta vengono presentare al pubblico, emergendo da una importante collezione privata italiana.
Cavaglieri si conferma un pittore di raro edonismo, attratto dall’eleganza dei salotti mondani di fin de siècle; si potrebbe quasi affermare che la sua pittura possiede un intrinseco incanto letterario; così alcune stoffe, cappelli, arredi, orologi, resi con opulenza barocca, sembrano affiorare dalle pagine di taluni romanzi dannunziani. Non a caso il suo nome è stato accostato a quello del Vate, entrambi affascinati dalle belle donne e dal lusso, seppur sensibili ai paesaggi ed alla natura. Dal milieu sociale, insomma, di quel mondo agiato e, per certi versi, eccentrico tanto ben descritto da Thomas Mann e da Luchino Visconti.
Donne belle e selvagge, colori ed emozioni forti. Ma anche i silenzi e la dolcezza del paesaggio naturale. Tutto questo è Mario Cavaglieri (1887-1969), un artista che per molti è oggetto di culto e tuttavia “nascosto” ai più.
“Nato nel 1887 a Rovigo, in una doviziosa famiglia della borghesia ebraica, Cavaglieri condivide il destino di quegli artisti socialmente privilegiati che, potendo contare su un vasto patrimonio di famiglia, non devono preoccuparsi di promuovere il proprio lavoro nei circuiti mercantili, appagati dalla benevolenza di studiosi di rango e di raffinati collezionisti. Senza dimenticare che nel 1925, pur continuando a dipingere, si ritirò a vivere in volontaria “clausura” in un’antica tenuta della campagna francese, a Pavie-sur-Gers, in Guascogna, dove morirà nel 1969”. A ricordarlo nel breve ma acuto intervento introduttivo alla mostra cortinese è Ada Masoero. Che annota ancora: “Forse, oltre all’ascesa del fascismo, a indurlo al ritiro in Francia fu la consapevolezza della fine dell’epoca di cui era stato interprete così felice, cantore di quel mondo opulento che nell’alta borghesia europea perpetuò rituali e mode degli anni scintillanti della Belle Époque sino al primo dopoguerra. Oggetto dei suoi dipinti, gli «sguardi» e le «atmosfere» di un mondo lucente e ovattato al tempo stesso, in cui donne elegantissime (come nello splendido Incroyable-L’Aigrette, 1914, o nel non meno fascinoso Fuffi, 1920), disinibite e sicure di sé (Nudo con l’ombrellino, 1926 ca.), abitano interni opulenti e un po’ soffocanti, decorati in stile neo-rococò (Interno veneziano, 1918) o secondo il ricercato gusto orientalista (Estremo Oriente, 1922), oppure ostentano – ma con consumata indifferenza – l’antico lignaggio: come nel seducente L’orologio regalato da Napoleone I, dove Giulietta, composta e raffinatissima, siede di fronte alla pendola donata dall’Empereur al defunto marito, il conte Marazzani Visconti.
Ma ciò che oggi, come allora, accresce il fascino della pittura di Cavaglieri è l’assoluta originalità dello stile: aggiornato su tutte le novità che giungevano dalla Mitteleuropa delle Secessioni, non meno che sulle innovazioni francesi (da Bonnard e Vuillard a Matisse e i Fauves), Cavaglieri diede vita a una pittura personalissima e accattivante, nella quale a una rigorosa linearità si somma l’uso di impasti cromatici sensuali e cremosi, spesso spremuti direttamente sulla tela dal tubetto”.

Mario Cavaglieri nasce a Rovigo nel 1887. A Padova, dove vive tra il 1900 e il 1917, frequenta lo studio di Giovanni Vianello, conoscendovi Felice Casorati. Non ancora ventenne, nel 1907, è presente alla mostra Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e, due anni più tardi, a Ca’ Pesaro, dove esporrà assiduamente fino al 1925. In seguito al soggiorno parigino del 1911, partecipa con una certa regolarità alla Biennale di Venezia.
L’intensa attività espositiva del secondo e terzo decennio, che fra l’altro registra la sua presenza a Milano, nelle edizioni della Permanente del 1914 e 1915 e alla Galleria Pesaro nel 1920, è premiata con il successo di critica e pubblico. Tra il 1921, anno del matrimonio con Giulietta Catellini, e il 1925 soggiorna a Piacenza, per poi trasferirsi a Pavie-sur-Gers, in Guascogna, dove trascorrerà, alternando soggiorni in Italia e Francia, il resto della propria esistenza. Nel 1948, 1950 e 1952 partecipa alla Biennale di Venezia.
Il riconoscimento più importante gli viene tributato nel 1953 con un’ampia antologica alla Strozzina di Firenze. Muore a Pavie-sur-Gers il 23 settembre 1969.

MARIO CAVAGLIERI. Sguardi ed atmosfere, a cura della Società di Belle Arti, con un’introduzione di Ada Masoero, Cortina d’Ampezzo, Le Muse Galleria d’Arte ( piazza Silvestro Franceschi, 6). Dal 6 agosto al 4 settembre 2016. Orario: tutti i giorni 10-13 / 16-20. Ingresso libero.

info: www.sba.it

GRANDE GUERRA da ricordare…a piedi! Inaugurazione nuovi percorsi tematici

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I cento anni trascorsi dal primo grande conflitto mondiale vengono ricordati quest’anno con l’inaugurazione di tre nuovi percorsi tematici.

Sull’Alpe Cimbra la prima guerra mondiale ha lasciato tracce importanti. Sulle sue montagne tra la primavera e l’estate del 1915 si è svolta la cosiddetta Guerra dei Forti e nel maggio del 1916 da queste alture ha preso il via la Strafexpedition, l’offensiva austriaca che ha spinto il fronte austro-italiano fin sulle alture vicentine di Asiago. Di quei lontani eventi è rimasta viva memoria e ancora oggi, a cent’anni di distanza, li si ricorda con mostre ed eventi a tema. Quest’anno vengono ricordati, in particolare, con la proposta di tre nuovi percorsi tematici:

il Giro delle Teleferiche e i percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2.Il Giro delle Teleferiche è tracciato da Folgaria a Ondertol, nella medio-alta valle del Rio Cavallo, e porta l’escursionista a toccare le tre stazioni di transito della teleferica pesante che collegava la stazione ferroviaria di Calliano a Folgaria. Sono le stazioni di transito di Ondertol, Mezzomonte di sotto e Carpeneda. Al di là dell’aspetto storico, il percorso permette ampie vedute panoramiche sulla vallata, il contatto diretto con il torrente Rosspach e la visita all’antico maso cimbro di Ondertol.

I percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2 sono invece dei sentieri tracciati nell’area di Carbonare, tra Folgaria e Lavarone. Al tempo del conflitto Carbonare era un importante centro logistico militare munito di teleferiche, ospedali, baraccamenti e trinceramenti di prima linea. Ed ecco allora che percorrendo il sentiero Grande Guerra 1 (facile, alla portata di famiglia) l’escursionista viene accompagnato, nella bellissima cornice paesaggistica del Bècco di Filadonna, a ritrovare le tracce del cimitero militare Al Bosco e dei resti della teleferica pesante Mattarello – Carbonare – Passo Vézzena oltrepassando i torrenti Mühlpoch e Centa; percorrendo il sentiero Grande Guerra 2 (più impegnativo, soprattutto in lunghezza), l’escursionista ha modo invece di ritrovare il luogo nel quale era allestito l’ospedale epidemico denominato Elble, le piazzole su cui insistevano i baraccamenti dell’Enebis, il luogo in cui era allestito il Comando di Virti (ricavato in una profonda forra naturale) e i trinceramenti di prima linea del Guazcovel, a ridosso dell’abitato di Carbonare.

L’inaugurazione a… piedi del Giro delle Teleferiche è in calendario per domenica 7 agosto(ritrovo nella piazza di Mezzomonte alle ore 15.00, rientro per ore 18.00) mentre l’inaugurazione dei percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2, anch’essa… a piedi, è in calendario per domenica 14 agosto, a Carbonare, alle ore 15.00 (rientro per ore 18.30).

Sull’Alpe Cimbra è una stagione ricca di appuntamenti, in occasione del Centenario della Grande Guerra, in grado di farci rivivere, commemorare e onorare gli anni bui della Prima Guerra Mondiale. Come libri di storia viventi, forti, sacrari, trincee raccontano la guerra. Forte Belvedere Gschwent, Forte Campo Luserna-Forte Werk Lusérn (recentemente ristrutturato) eForte Cherle sono infatti sedi di incontri, escursioni guidate, concerti, esposizioni e mostre.

Programmazione completa su alpecimbra.it

GODZIL-LAND: una mostra e un viaggio fantastici

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Hanno sostituto coniglietti, cagnolini, gattini e panda come compagni di sonno dei nostri bambini. Sono protagonisti di film di successo, di infinite serie televisive, gruppi musicali si sono dati il loro nome……….. Se i dinosauri non ci fossero, dovremmo proprio inventarli.
Cosa che è avvenuta a Loch Ness dove la memoria del grande rettile anfibio è stata abilmente usata per rendere famoso nel mondo un luogo sino ad allora ignorato. E quasi ci dispiace che l’inganno sia stato decretato ufficialmente tale.
I dinosauri, perché di loro si tratta, nel giro di pochi decenni sono diventati una presenza universale, nell’immaginario, nel linguaggio, nelle arti.
“Godzil-Land. Un viaggio fantastico dal Mondo Perduto a Jurassic Park” dà conto, in modo divertente e davvero stimolante di quella che potremmo definire l’epopea del dinosauro, bestione che in meno di un secolo si è conquistato, senza colpo ferire, un posto di prima fila nell’immaginario di grandi e bambini.

La mostra è realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova in collaborazione con Arcadia Arte, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in contemporanea alla grande mostra “Dinosauri. Giganti dall’Argentina”, aperta al pubblico dall’8 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017 al Centro culturale Altinate San Gaetano.
“Da ottobre, afferma l’Assessore alla Cultura Matteo Cavatton, Padova sarà invasa dai dinosauri: nella grande mostra “Dinosauri. Giganti dall’Argentina” il tema sarà trattato da un punto di vista scientifico, con reperti eccezionali mai esposti nel nostro paese e fedeli ricostruzioni; paleontologi, docenti e ricercatori di fama internazionale interverranno per interessanti approfondimenti secondo un calendario di conferenze predisposto dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova. Altre iniziative, come questa originale mostra, declineranno da diversi punti di vista questo tema, entrato a pieno titolo nella storia della cultura: cinema, fumetti, letteratura, sono popolati da queste creature, che affascinano grandi e piccini”.

“I più piccoli, ricorda Fabrizio Modina, che della mostra “Godzil-Land ” è il brillante curatore, li amano per la loro mostruosa aggressività, gli adulti per la loro silenziosa testimonianza. I dinosauri sono diventati una costante culturale del nostro tempo. La loro voluminosa presenza è uno dei temi narrativi più longevi della fantascienza che, slegata dal rigore scientifico, li ha resi protagonisti di storie indimenticabili, utilizzandoli il più delle volte come monito della fragilità dell’uomo”.

“Godzil-Land” ovviamente esula dall’ambito della paleontologia e non si propone obiettivi scientifici. Si limita ad indagare queste ingombranti, amate presenze nella nostra quotidianità. Il loro fascino potentissimo di icone del fantastico. Creature placide e benefiche oppure sanguinarie forze della natura impegnate a mettere in difficoltà l’eroe di turno o l’umanità intera. A seconda di chi li racconta. O forse del momento personale.

I diversi media di narrazione rappresentano le varie sezioni, che raccolgono materiali provenienti da collezioni private e musei, con l’obiettivo di ricostruire la costante presenza dei dinosauri nell’immaginario collettivo del nostro tempo.

È una mostra questa che non potrà che affascinare chiunque abbia cuore di bambino e curiosità da grande. Non c’è proprio da stupirsi se i dinosauri sono entrati spontaneamente nell’immaginario collettivo della fantasia e del fantastico, popolando da decenni la letteratura, il cinema, la televisione, le arti figurative. Come questa mostra intelligentemente divertendo conferma.

Otto le sezioni, centinaia di “reperti”. Non ossa fossili, calchi o riproduzioni dei grandi bestioni primigenei. Ma creature fatte di racconti, di immagini, di disegni. Capillarmente presenti in tutte le case del pianeta e soprattutto nella mente di tutto il globo terracqueo: un fenomeno unico di penetrazione culturale universale.
Merito del cinema, innanzitutto. Già ben prima di King Kong o di Jurassic Park i dinosauri affascinavano nelle sale: Gertie the Dinosaur di Winsor McCay è del 1914 ed è uno dei primi esempi di animazione della storia. Anticipa i planetari successi che, sempre in tema di dinosauri, hanno valso enormi incassi alla Disney e a Pixar, per citare degli esempi.
Una sezione in mostra è riservata a Gojira (o Godzilla nella versione occidentale). L’enorme lucertola incarna tutto il timore delle mutazioni genetiche apportate dall’uso delle bombe atomiche, conferendo ai dinosauri anche il delicato compito di denuncia del cattivo utilizzo della tecnologia. La creatura nipponica, rivisitata in vario modo, da più di mezzo secolo è protagonista di infinite produzioni al di qua e al di là del Pacifico.
La televisione, sin dal suo avvento, ha individuato nei dinosauri un tema che garantiva audience massima. Sono decine e decine le serie animate prodotte in cui le creature sono protagonisti o, come nel caso dei Flintstones, “spalle” di rilievo.
Nella sezione riservata ai DinoBooks troviamo i dinosauri nella letteratura e illustrazione. Di loro si sono occupati personaggi come Jules Verne o sir Arthur Conan Doyle, seguiti da eccellenti epigoni. Troppo lungo descrivere i capolavori che Dino ha stimolato a un secolo e più di disegnatori.
Altrettanto affollata la sezione DinoComics. I dinosauri nei fumetti, con strip d’autore, soprattutto nordamericane e giapponesi. Desterà stupore, ma non troppo, la sezione successiva dedicata a Dinosauri e Musica. Sono loro a dare il nome a gruppi musicali, in primis ai T-rex, e sono ancora loro a essere protagonisti di moltissimi brani di successo.
Ovvio che loro diventassero anche protagonisti di videogames. Perché, come svela l’ultima sezione, i dinosauri sono ormai leggendari ma sono in molti che sognano di poter trasformare la leggenda in realtà. Accanto alle folle di allenatori di Pokemon a caccia del loro amato Pikachu esiste un esercito di “acchiappadinosauri” che in tutto il mondo, dall’Africa all’Australia, sogna di imbattersi in un brontosauro piuttosto che in un velociraptor, sopravvissuto o rinato da un uovo dimenticato.

La mostra “Godzil-Land. Un viaggio fantastico dal Mondo Perduto a Jurassic Park” è visitabile con il biglietto della mostra “Dinosauri. Giganti dall’Argentina”; il biglietto permette inoltre di avere uno sconto del 20% sul catalogo della mostra “Godzil-Land. Un viaggio fantastico dal Mondo Perduto a Jurassic Park”. Per non perdersi questo doppio appuntamento, è già possibile acquistare i biglietti: i primi 300 che prenoteranno a partire da oggi tramite il call center della mostra avranno un biglietto a prezzo speciale di 6 euro. Il call center (049 2010010) è attivo dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle ore 18; per usufruire della promozione bisogna comunicare all’operatore il codice promozionale dino300.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito : www.godzilland.it

SERRADA FUTURISTA 2016 dal 6 al 13 agosto

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A Serrada la Pro Loco Sporting Club Serrada ricorda ancora una volta l’artistaFortunato Depero con una settimana di eventi dal 6 al 13 agosto. Un appuntamento preciso e cadenzato come gli ingranaggi di una ruota meccanica riporta a Serrada di Folgaria le tematiche care al movimento Futurista. Il tempo scorre rapido, veloce, incessante ed ecco un’altra edizione, l’ottava, per celebrare uno dei maggiori artefici del movimento, Fortunato Depero (Fondo, 1892 – Rovereto, 1960), tra gli ospiti illustri del paese dell’Altopiano Cimbro, dove trovò l’ispirazione per molti suoi capolavori.

Il Futurismo voleva rifondare la società su nuove basi, coinvolgendo in questo processo di rinnovamento i vari aspetti della vita quotidiana: la gastronomia, la scrittura, il mito della velocità, sinonimo di progresso e di avanzamento tecnologico, una nuova fonetica legata al mondo dei rumori e dei suoni, tutto andava rivalutato in un’ottica di cambiamento e sviluppo.

La settimana futurista apre ufficialmente i battenti sabato 6 agosto alle ore 17.00 con il“Giro dei masi”, vivacizzato da una proposta gastronomica per assaporare passato e presente, tradizioni e attualità.
Grazie al sostegno del Comune di Folgaria lunedì 8 agosto Serrada si arricchirà di una nuova proposta legata al Futurismo, ossia una serie di pannelli esplicativi delle opere presenti sulle facciate delle case del paese, decorazioni sostenute in questi anni dal Comune di Folgaria, principale partner di questo progetto di arredo urbano, apprezzabile percorrendo la Passeggiata futurista.

Novità importante, nell’ottica di una sinergia tra la neonata Pro Loco e il Mart ilaboratori didattici per i più piccoli, avvicinando così un’altra fetta di fruitori all’attività artistica. Venerdì 12 agosto Elementare Teatro presenterà lo studio teatrale “Depero e Rosetta, una storia futurista”, in programmazione, dopo Serrada, come spettacolo al Teatro Melotti di Rovereto, con una tournée nei principali centri della regione. A chiudere la manifestazione, sabato sera 13 agosto, spettacolo delle “Fontane danzanti”, dove per magia l’acqua prende vita e inizia a muoversi: cascate luminose e spruzzi d’acqua giocano sulla base di una colonna sonora studiata per armonizzare i tratti più imponenti e vigorosi della musica, con fontane più alte e zampilli poderosi, per accendere l’emozione della gente, una carica di energia in vista della prossima Serrada Futurista e del count down ormai vicino per la nona edizione.
Depero fu, come noto, artista e pubblicitario, intuendo le potenzialità della comunicazione: per questo motivo la Pro Loco di Serrada si è avvalsa del fondamentale supporto dell’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra.
Maggiori info e programma su serrada.it e alpecimbra.it

A Palazzo Magnani, il Liberty come non l’avete mai visto

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Palazzo Magnani popone dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017 una spettacolare, ampia indagine sul Liberty in Italia. Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private. Molti di questi prestiti sono frutto dei più recenti studi e escono dalle collezioni mostrandosi al grande pubblico per la prima volta.

Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente florealee quella “modernista”, più inquieta e vicina a influenze europee, e che porterà da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo.

“All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – anticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste osecessioniste”.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e grafica originale.
Filo rosso che collega tutte le sezioni: la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni.
Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

LA PITTURA
Nelle tre ampie sale dedicate interamente alla pittura emergerà come in Italia non sia possibile individuare uno stile unitario riconducibile ad una ortodossia Liberty ma piuttosto una varietà dovuta in parte alla fedeltà ad un linguaggio tradizionale, piuttosto che una attenzione alle diverse tendenze d’oltralpe. Nonostante questo, in diversi artisti – da Casorati a Boccioni a Bargellini, da Bocchi a Corcos – si può avvertire, spesso in coincidenza con una ricerca giovanile, una eco della linea decorativa Liberty.

L’ILLUSTRAZIONE E LA GRAFICA
Forse più di ogni altra, l’espressione artistica caratterizzante la Belle Epoque è stata quella grafica, sia quella applicata – ovvero il manifesto e l’illustrazione libraria – sia quella produzione più personale sortita dai torchi dei singoli artisti che, in un’accezione più vasta, alle Esposizioni d’arte veniva definita “Bianco e Nero”. Nel caso della produzione grafica originale, si trattava quasi sempre di opere ispirate ai grandi temi della letteratura decadente o storicista; nel caso, invece, della grafica editoriale si vennero a creare importanti binomi tra artista e letterato. Ne sono un esempio i rapporti tra De Carolis e D’Annunzio, oppure tra Francesco Nonni e Antonio Beltramelli.
Ampio spazio è dato all’incisione originale e verranno esposte le opere dei più influenti artisti con rari e preziosi esemplari provenienti da diversi Archivi privati e dalle collezioni della Calcografia Nazionale di Roma.

LE CASE D’ARTISTA
Lo spazio storico che separa gli ultimi anni del XIX secolo dalla Prima guerra mondiale, la cosiddetta Belle Époque, ha visto gli architetti di tutta Italia cominciare a confrontarsi con i consumi di massa, e trasformare il proprio ruolo in quello di un total designer, sulla scia dei secessionisti. Ma un particolare aspetto della stretta connessione tra arte, letteratura e decorazione è rintracciabile soprattutto nella realizzazione delle moderne case d’artista: scrittori, scultori, pittori che nella piena maturità del loro percorso professionale dedicarono le loro forze nel creare un perfetto connubio tra architettura, pittura, scultura e arti decorative progettando e facendo costruire secondo un gusto che variava secondo le diverse anime Liberty. In esposizione progetti, disegni, bozzetti, quadri e oggetti di Ettore Ximenes, Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi, Giuseppe Palanti, Paolo Sironi, Raimondo D’Aronco, Ernesto Basile.

LE ARTI DECORATIVE
L’esplosione delle tendenze Liberty in Italia si ebbe soprattutto in occasione dell’esposizione di Torino del 1902, quando in altri paesi già si avvertivano segnali di crisi, e a Vienna cominciavano a emergere prove di quello che sarebbe stato definito “Stile Secessione”. In Italia se da una parte si affermava il florealismo di stampo storicista (che venne definito “Dolce Stil Novo”), vi erano già i prodromi di quello che sarebbe stato il cosiddetto modernismo (Randone, Vincenzo Jerace, Ernesto Basile). I premi dell’esposizione torinese andarono non a caso al binomio Basile-Ducrot (che poco dopo iniziò a collaborare con Duilio Cambellotti) e a Galileo Chini.

LA SCULTURA
Sulla scia dei nudi sinuosi e delle ninfe marine che avevano caratterizzato molte sculture pubbliche di fine Ottocento, la tendenza più marcatamente Liberty in scultura è espressa dall’opera di artisti come Domenico Trentacoste o Pietro Canonica. Ma gli scultori italiani avevano iniziato già attorno al 1880 ad avvertire le prime inquietudini del Simbolismo, come ad esempio Leonardo Bistolfi e, accanto a questi, muovevano i primi passi anche i giovani cresciuti non più sui modelli ottocenteschi nazionali ma sui grandi maestri stranieri: Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.

LA GRANDE PITTURA DECORATIVA
La vera tendenza sintetica, connaturata al decorativismo, alla sintesi coloristica, alle campiture piatte tipiche del Liberty internazionale, si espresse soprattutto nei cicli di affreschi, privati e pubblici, realizzati da Edoardo Gioia, Galileo Chini (decorazioni per edifici termali e ville private), Adolfo De Carolis, Annibale Brugnoli, Giulio Bargellini e Antonio Rizzi (Vittoriano).

I MANIFESTI
In anni in cui è massima l’attenzione verso il mondo delle arti applicate, della decorazione, di quello che verrà chiamato design, nella necessità di rivalutare il rapporto tra industria e artigianato educando il popolo ad una diffusa bellezza dell’oggetto di uso quotidiano, anche il manifesto diventa un canale attraverso il quale l’artista moderno può veicolare la propria creatività, rendendosi attivo e utile nel diffondere i frutti benefici della rivoluzione industriale.
Partecipando dell’atmosfera culturale dominante, artisti come Adolfo De Carolis, Adolfo Hohenstein, Aleardo Terzi, Plinio Nomellini, Galileo Chini, Leonardo Bistolfi, Vittorio Grassi o Umberto Boccioni si dedicano alla nuova “arte del manifesto”, e applicano anche in questo settore gli stilemi delle tendenze figurative del momento. In mostra manifesti mai visti di grandi dimensioni e dall’impatto coloristico dirompente.

SCHEDA DELLA MOSTRA

LIBERTY IN ITALIA
ARTISTI ALLA RICERCA DEL MODERNO PALAZZO MAGNANI REGGIO EMILIA
5 novembre 2016 – 14 febbraio 2017

Mostra promossa da
Fondazione Palazzo Magnani
Silvana Editoriale
Comune di Reggio Emilia

con la partecipazione di
Regione Emilia Romagna
Provincia di Reggio Emilia
Fondazione Cassa di Risparmio Pietro Manodori
Camera di Commercio di Reggio Emilia

Mostra organizzata da
Fondazione Palazzo Magnani

Cura della mostra e del catalogo
Francesco Parisi e Anna Villari

Agosto in Danimarca: un mix di eventi tra cibo, fiori e avventure teatrali

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Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.

Festival dei fiori, Odense

18 – 21 agosto

Fiori, fiori ovunque! Per le strade di Odense è possibile ammirare e annusare più di 180.000 fiori, piante e verdure disposte in composizioni bellissime ed originali, secondo uno specifico tema che cambia ogni anno.

Il Festival dei Fiori attira ogni anno 100.000 visitatori nella pittoresca Odense, città natale del celebre scrittore HC Andersen.

http://www.blomsterfestival.dk/en/home/

 

Copenhagen Cooking and Food Festival

19 – 28 agosto

È uno dei festival culinari più grandi del Nord Europa e trasforma Copenhagen in un grande ristorante ricco di prodotti d’eccellenza. Protagonisti saranno la nuova cucina nordica, ristoranti gourmet a prezzi contenuti, esperienze in cucina ed eventi sparsi per tutta la città.

In particolare il Meat Packing district ospiterà 3 giorni di festival, con gare tra chef, mercati gastronomici ed esperienze per tutti gusti. Il momento ideale per scoprire la capitale danese quale paradiso della gastronomia.

www.copenhagencooking.com

H.C. Andersen Festival, Odense

21 – 28 agosto

8 giorni da favola! Un festival interamente dedicato a H.C. Andersen avrà luogo nella città natale dello scrittore. Un evento per tutti i sensi e tutte le età! Sfilate, orchestre, artisti, parole ed energia, tutto nello spirito di H.C. Andersen.

Come diceva nel suo tempo: “La nostra era è l’era della favola” e questo vale ancora nel 2016!

www.hcafestivals.com

Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.
Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.

Il Festival di Shakespeare al castello di Kronborg

1 – 21 agosto

Nel 2016 a Kronborg non si celebra solo il 400esimo anniversario della morte di Shakespeare, ma anche il 200esimo anniversario della più antica tradizione di rappresentazioni teatrali di Shakespeare al mondo, il Festival Teatrale Shakespeariano al castello di Amleto. Sono infatti trascorsi 200 anni da quando un manipolo di soldati recitò l’Amleto nel castello di Kronborg per celebrare il bicentenario della dipartita del drammaturgo.

Questa prima performance del 1816 rappresenta l’inizio del Festival di Shakespeare a Kronborg, che si tiene ogni anno la prima settimana di agosto. Quest’anno in occasione dello straordinario doppio anniversario, il Festival Shakespeariano durerà ben 3 settimane e presenterà grandi performance, cinema all’aperto, concerti e spettacoli dedicati alle famiglie. Programma e biglietti:

http://hamletscenen.dk/uk/

 

“Hamlet Live” al castello di Kronborg

Fino al 31 agosto

La storia di Amleto prende vita davanti agli occhi dei visitatori, nelle sale e nei corridoi di Kronborg. Per tutta l’estate le mura del castello saranno la dimora di Amleto, Ofelia, Polonio, il fantasma e gli altri personaggi della tragedia, che i visitatori si troveranno davanti all’improvviso, in un’atmosfera tesa, tra paura, intrighi e un pizzico di follia, mentre si consuma la furiosa vendetta del Principe Amleto.

Quella di inscenare l’Amleto nella corte del castello di Kronborg è una tradizione vecchia di 200 anni fa, ma con “Hamlet Live” per la prima volta i visitatori possono prendere parte realmente al dramma rappresentato in tutto il castello. Ad allestire lo scenario HamletScenen, la compagnia che organizza anche l’annuale Festival di Shakespeare al castello, considerato l’evento ricorrente più antico dedicato allo scrittore.

http://kongeligeslotte.dk/en/palaces-and-gardens/kronborg-castle/hamlet-2016/hamlet-live.html

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Aarhus Food Festival

2 – 4 settembre

Torna anche quest’anno l’appuntamento culinario più importante di Aarhus, evento di richiamo per amanti del cibo e consumatori consapevoli, chef danesi e internazionali, produttori, ricercatori, critici – il Food Festival di Aarhus è un incontro di riferimento per professionisti e appassionati.

Oggi più che mai, la Danimarca è estremamente attenta alle sue materie prime. La grande ambizione del Food Festival è quella di ampliare la conoscenza dei prodotti danesi e del Nordic food sia a livello nazionale sia internazionale, attraverso un evento esperienziale.

http://www.foodfestival.dk/en/

LELO offre l’innovazione di HEX™ a Durex e Trojan per 1 milione di dollari

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il marchio svedese di design LELO continua a sconvolgere l’industria del condom con la sua storica innovazione, LELO HEX™, proponendo ai tre maggiori produttori di preservativi a livello mondiale, Trojan, Durex e Ansell, un’offerta da un milione di dollari per avere accesso alla nuova tecnologia e ricominciare a innovare. L’offerta è parte della campagna di lancio di LELO HEX™, il condom reinventato, che vuole cambiare l’idea che abbiamo dei preservativi cambiando i preservativi stessi.

 LELO offre a Durex, Trojan e Ansell l’opportunità di acquisire l’eccezionale tecnologia con una nuova ‘offerta’ da un milione di dollari

 Google ha registrato un picco di ricerche riguardanti i preservativi dopo il lancio

 Sono più di 500,000 i preservativi venduti su LELO.com in meno di 10 giorni

 2000 articoli contenenti riferimenti ai condom e alle MST (malattie sessualmente trasmissibili) sono stati pubblicati dal lancio di HEX™: i media hanno accettato la sfida di aumentare la consapevolezza sull’argomento

Presentato la settimana scorsa, con la controversa scelta di Charlie Sheen come portavoce, LELO HEX™ viene descritto come la maggiore innovazione nel settore dei preservativi da 70 anni a questa parte; l’azienda svedese ha già venduto più di 500,000 condom nella prima settimana con la campagna su LELO.com e su Indiegogo. Adesso mette a disposizione dei tre principali produttori di preservativi al mondo la possibilità di conoscere da vicino la tecnolgia che sta dietro LELO HEX™ per portare l’innovazione anche nel loro processo produttivo.

LELO sostiene che la scoperta fondamentale nel lancio di LELO HEX™ è stata riconoscere che non era il lattice di cui sono fatti i preservativi a dover cambiare, ma la struttura stessa del prodotto. La preparazione del nuovo preservativo ha richiesto più di 3 anni di test e migliorie, dallo sviluppare una nuova tecnica che permettesse di integrare la rete HEX™ direttamente nello stampo, fino a stabilire l’esatto spessore della rete esagonale per garantire la migliore esperienza possibile.

Steve Thomson, CMO di LELO, ha dichiarato: ‘I marchi leader nel settore dei preservativi, Durex, Trojan e Ansell, esistono da quasi 100 anni. Il che va benissimo per brand come Louis Vuitton specializzati in borse di lusso, ma non altrettanto bene per chi si dedica alla produzione di dispostivi medici. Queste aziende hanno l’obbligo di innovare, per continuare a soddisfare le richieste dei consumatori, specialmente quando l’interesse nei confronti dei preservativi è chiaramente sempre più in declino. Il nostro scopo non è criticare i marchi che forniscono un prodotto così importante, ma piuttosto scuotere l’industria dei preservativi e spingerla a innovare di nuovo.’

Dalla scorsa settimana, LELO ha portato la sua campagna fin nelle strade di Slough, sede del quartier generale della Reckitt Benkiser, proprietaria del marchio Durex e di circa il 40% del mercato da 3.9 miliardi di dollari dei preservativi, per sfidare la società a investire di più nell’innovazione. Dalla metà della settimana scorsa, LELO HEX™ ha invaso la cittadina con manifesti, striscioni e furgoni per dire che ‘il preservativo è scaduto’ ed è tempo di cambiare.

Thomson continua: ‘Spesso abbiamo paura di criticare i preservativi, perché giocano un ruolo fondamentale nella lotta contro le MST. Ma se nessuno pretende un cambiamento, niente cambierà mai. È nell’interesse del consumatore promuovere un miglioramento e arrivare a un uso molto più capillare. A nostro avviso i principali marchi hanno la responsabilità di innovare.’

‘La società che sta alle spalle di Durex è grande più di 1000 volte LELO, ma LELO è riuscita a cambiare il design del condom e a generare un nuovo interesse tra la gente. Per questo vogliamo offrire a Durex la possibilità di provare direttamente la nostra innovazione e procedere di conseguenza. Questo è un settore in cui la competizione deve avvenire sulla base dell’innovazione, non del numero di confezioni presenti sugli scaffali, in modo che sia il consumatore a vincere e che le MST possano essere sconfitte.’

Nelle prossime settimane, LELO ha intenzione di dichiarare apertamente le proprie sfide all’industria dei condom, e spiegare perché c’è stata così poca innovazione dall’introduzione del serbatoio in punta e del lubrificante, avvenute negli anni ’50. Mentre il sostegno di Charlie Sheen ha creato un acceso dibattito, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, LELO HEX™ è stato indicato, dai media di tutto il mondo, così come dagli esperti e dagli ‘influencer’, come un autentico progresso.

La campagna di lancio di LELO HEX™, su LELO.com e Indiegogo, ha già superato l’obiettivo di raggiungere 10.000 sostenitori che avranno la possibilità di provare il nuovo preservativo in anteprima. L’azienda ha quindi confermato di aver accelerato i tempi di produzione, per soddisfare l’impennata di richieste che si è verificata durante la fase di lancio. La campagna è attiva su LELO.com e sul sito di cowdfunding Indiegogo, specializzato in lanci anticipati rispetto a quelli sul mercato.

“La geografia serve a fare la guerra?”, mappe e arte in mostra alla Fondazione Bennetton

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La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben di Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017, con inaugurazione sabato 5 novembre alle ore 18. L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui vedremo come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini. Mortai da 305 mm che esplodono proiettili di 400 kg alti come un uomo, e palloni frenati sospesi a centinaia di metri dal suolo «che in lunga fila si dondolano nell’azzurro lungo il corso del Piave» come racconterà lo scrittore-tenente Fritz Weber, nemico sulla riva opposta.

In mostra apprezzeremo la capacità delle carte di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, distinguendo gli oggetti, ma soprattutto nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, uno a uno. In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

La secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1918 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.
Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17. Una geografia che moltiplica le sue potenzialità ogni volta che un artista decide di dialogare con una carta geografica – e in mostra saranno esposti tappeti geografici e alcune opere di artisti contemporanei.
Ma soprattutto si potrà riflettere su un’altra geografia in grado di insegnarci a conoscere e progettare i luoghi attraverso un ininterrotto dialogo con i processi storici e di persuaderci con l’esempio di due autorevoli testimoni di un secolo fa, il geografo Cesare Battisti e lo storico Gaetano Salvemini, che «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

L’allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. Elementi dal design lineare e pulito, essenziali per valorizzare al meglio i pezzi in mostra, insieme a una grafica che reinterpreta in una chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale.
L’intero progetto della mostra – allestimento e comunicazione – si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione del Veneto, ai sensi della legge regionale 11/2014, art. 9, nell’ambito del programma per le commemorazioni del centenario della Grande Guerra.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
a cura di Massimo Rossi e con la partnership di Fabrica
inaugurazione sabato 5 novembre ore 18
aperta da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it. www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

Ad un anno dalla grande mostra Palazzo Tau si rifà il look

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Palazzo Tau, sede del Museo e della Fondazione Marini
si rifà il look in previsione della
grande mostra su Marino Marini del settembre 2017.
Sarà l’evento espositivo clou di
Pistoia Capitale Italiana della Cultura

Pistoia – Palazzo del Tau, sede della Fondazione Museo Marini Marini, si sta rifacendo il look.
Con un intervento integralmente finanziato dalla Fondazione stessa, si sta procedendo al restauro conservativo della facciata principale, quella prospiciente Corso Silvano Fedi.
Palazzo del Tau, che nel Trecento fu casa dell’Ospitaliero di Sant’Antonio Abate, accoglie oggi il centro di documentazione ed espositivo e la sede della Fondazione Marino Marini.

“Non si tratta di interventi strutturali – chiarisce l’architetto Paolo Pedrazzini, Presidente della Fondazione – ma di una rilevante manutenzione straordinaria, resa necessaria dal pericolo di caduta di intonaci e dalla desquamazione dei colori”.
“Il nostro obiettivo, condiviso pienamente dal Comune di Pistoia, che è il proprietario dell’edificio, è di presentarci all’appuntamento con Pistoia Capitale Italiana della Cultura, nella forma migliore.
Come è noto, uno degli appuntamenti espositivi di maggior rilevo delle celebrazioni di Pistoia Capitale sarà proprio una grande retrospettiva su Marino Marini, affidata alla cura scientifica di Fabio Fergonzi e Barbara Cinelli. La mostra sarà allestita in Palazzo Fabroni nell’autunno del 2017, ma è già da subito che la nostra Fondazione vuole accogliere in modo adeguato i visitatori del nostro importate Museo”.

Circa gli interventi, il muro prospiciente la facciata del Museo si presentava in cattivo stato di manutenzione per la caduta di intonaco dovuta a estese infiltrazioni di umidità dal terreno di fondazione e dal terrapieno retrostante oltre che per il dilavamento dall’alto. Le parti in pietra serena presentavano fenomeni di sfoliazione con distacchi e perdite di materiale e spostamenti di blocchi della parte terminale rispetto alla posizione corretta. Particolarmente evidente il distacco di una gran parte di un blocco di pietra serena dalla parte terminale del terrazzino e in generale di tutto il portale che circonda il cancello di accesso alla caffetteria.
Pertanto è stato asportato l’intonaco esistente e il conseguente rifacimento con un prodotto deumidificante adeguato con finitura rasante traspirante e imbiancatura anch’essa traspirante. Per le parti in pietra è stato necessario effettuare un consolidamento delle parti deboli o prossime al distacco e una successiva stesura protettiva con vernici traspiranti.

“I lavori, afferma Maria Teresa Tosi, che della Fondazione Marini è il Direttore, sono già a buon punto. Non ci sono state sorprese negative rispetto a quanto le indagini preliminari avevano messo in evidenza. Per cui contiamo che la facciata restaurata possa essere liberata dalle impalcature in tempi abbastanza brevi e comunque prima dell’autunno.”

http://www.fondazionemarinomarini.it