20 di Pride. Al via ieri la Copenhagen Pride Week. Dal 16 al 21 agosto una settimana di eventi per il pubblico LGBT

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Dal 1996, quando Copenaghen ospitò l’EuroPride, il primo di una lunga serie, il festival è cresciuto molto.  Quest’anno che si celebrano proprio i 20 anni del Pride di Copenaghen gli organizzatori prevedono un afflusso record.

 

Concerti, proud party e diritti umani. Il Copenhagen Pride è un festival gratuito e aperto a tutti.

Si è aperta ieri la Copenhagen Pride Week, con la Piazza del Municipio di Copenaghen che diventa per l’occasione la Pride Square, fulcro dei festeggiamenti arcobaleno di questa settimana, con concerti gratis tutte le sere. Durante il giorno Pride Square – aperta dalle 12 alle 23 – offre ai visitatori negozi pop-up, bar e stand, mentre dall’altra parte della strada, in un padiglione apposito a Rainbow Square, si tengono dibattiti LGBTQ , workshop e presentazioni.

 

Per celebrare il ventesimo anniversario del Copenhagen Pride verranno riproposte molte hit del ’96 sia giovedì sera quando “Under the Rainbow” salirà sul palco con musica live LGBTQ, sia venerdì sera per la Drag Night.

 

Da non perdere sabato 20 agosto la Copenhagen Pride Parade che partirà dal Municipio di Frederiksberg attraverso Vesterbrogade e arriverà verso le 15:00 a Pride Square. L’arrivo della parata segna l’inizio del Pride Show live sul palco, che ospiterà popstar danesi come Medina, Mendoza e Camille Jones.

L’intero programma della Copenhagen Pride Week 2016 è disponibile al seguente link: http://www.copenhagenpride.dk/#!/en/page/pride-week-2016

 

 Copenhagen Pride

epea: la palestra europea della fotografia a Viareggio

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Arriva per la prima volta a Viareggio, grazie alla Fondazione Banca del Monte di Lucca che la organizza, “la palestra europea della fotografia”. epea03 è infatti la 3a edizione dell’European Photo Exhibition Award – epea, l’esposizione fotografica frutto del lavoro di 12 fotografi che, nei mesi scorsi, hanno percorso l’Europa, per interpretare con i loro scatti i cambiamenti più profondi, secondo il tema “Confini sfuggenti”. Ne è emersa una collettiva che raccoglie centinaia di immagini capaci di focalizzare l’evoluzione dei territori europei, sia come un’unica entità che come stati singoli, e che grazie alla collaborazione con la Provincia di Lucca e il Comune di Viareggio sarà esposta aVilla Argentina (Viareggio) dal 15 ottobre all’11 dicembre, a ingresso libero.

Dopo la prima tappa francese, nella sede della Fondazione Gulbenkian a Parigi fino al 28 agosto, e dopo quella italiana a Viareggio, l’importante esposizione fotografica approderà nel 2017 ad Amburgo e Oslo. I fotografi proposti per l’Italia, dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, sono stati selezionati da Enrico Stefanelli, ideatore e anima del Photolux Festival.

Uno dei modi migliori per percepire la storia europea è esaminare i suoi costanti e complessi cambiamenti e le trasformazioni, comesintomi di un processo dinamico di sviluppo che ha la tendenza non solo a rimodellare la realtà, ma anche le proprie idee e l’immagine. Non sorprende, quindi, che le recenti analisi della situazione europea contemporanea si siano concentrate sugli effetti delle maggiori trasformazioni che stanno avvenendo nella società: la transizione verso un’economia postindustriale, il forte aumento del flusso e delle reti di comunicazione e delle merci; l’aumento della mobilità delle persone, in particolare la ripresa del fenomeno dell’immigrazione (e la conseguente intensificazione del dibattito sulle condizioni di integrazione, ma anche di controllo e legalità); e gli effetti della globalizzazione economica, tecnologica e culturale. Questi sono solo alcuni esempi che rafforzano l’idea che ci troviamo di fronte a significativi (e in alcuni casi radicali) cambiamenti delle condizioni di vita e delle strutture sociali e culturali in Europa, una percezione che è stata recentemente accentuata dalla grave crisi economica e politica che ha avuto conseguenze devastanti per la società, che istigano nuovi fronti di frammentazione nello spazio europeo e l’emergere di nuovi tipi di fenomeni e di conflitto.

VILLA ARGENTINA – L’edificio è stato edificato nel 1921 su progetto di Francesco Luporini per ospitare attività commerciali e residenziali. Nel 1926, con il passaggio di proprietà a Francesca Racca Oytana, l’immobile venne ampliato e trasformato in villa e arricchito con le decorazioni di Galileo Chini sulle facciate (una delle maggiori testimonianze di ceramiche destinate all’architettura prodotte dalle Fornaci Chini di Borgo San Lorenzo).
Un ulteriore ampliamento avvenne nel 1939 con la baronessa Arboreo di Sant’Elisa. Negli Anni ’60 la Villa divenne un hotel, mentre alla metà degli anni ’80 l’edificio era in stato di completo abbandono. Per impedirne la rovina l’edificio fu vincolato dal Ministero per i Beni Culturali nel’89. Nel 2001 la Provincia lo ha acquistato per 3 miliardi di lire.

epea è un progetto promosso da Fondazione Banca del Monte di Lucca insieme a Körber-Stiftung (Germania), Fondazione Calouste Gulbenkian – Délégation en France (Portogallo) e Fondazione Fritt Ord (Norvegia). I 12 fotografi scelti per questa edizione sono: Arianna Arcara (Italia), Pierfrancesco Celada (Italia), Marthe Aune Eriksen (Norvegia), Jakob Ganslmeier (Germania), Margarida Gouveia (Portogallo), Marie Hald (Danimarca), Dominic Hawgood (Regno Unito), Robin Hinsch (Germania), Ildikó Péter (Ungheria), Eivind H. Natvig (Norvegia), Marie Sommer (Francia) e Christina Werner (Austria), che provengono da 9 Paesi europei.

Per ulteriori informazioni sui fotografi, curatori e locali:
www.epeaphoto.org e seguiteci su facebook, twitter e instagram.
Villa Argentina si trova all’angolo tra via Antonio Fratti e via Amerigo Vespucci, al n. 44 – 55049 Viareggio LU

Alberto Burri tra Europa e U.S.A.: evento dell’anno a Città di Castello

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Dopo il rilevante successo della mostra Alberto Burri: The Trauma of Painting dell’ottobre 2015 al Solomon R. Guggenheim di New York e della successiva tappa presso il Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, le Celebrazioni del Centenario della nascita del grande artista italiano si concluderanno con un nuovo straordinario appuntamento espositivo a Città di Castello, suo luogo natale.
Con il titolo: Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A., dal 24 settembre 2016 al 6 gennaio 2017 avrà luogo, presso gli Ex Seccatoi del Tabacco, una vasta ricognizione relativa alle più significative tendenze dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra del XX secolo, che sembra possibile coniugare all’arte di Burri sia in quanto tematicamente antecedenti ad essa sia in quanto coeve o successive, con individuati aspetti dialettici di più evidente influenza.
Come dichiarato da Richard Armstrong, Direttore del Guggenheim Museum in occasione dell’apertura della retrospettiva Alberto Burri: The Trauma of Painting «la mostra afferma la posizione di Burri come uno dei più innovativi artisti del periodo del secondo dopoguerra mondiale. Burri (…) ha creato un nuovo tipo di oggetto, simultaneamente pittorico e scultoreo, che ha influenzato successivamente artisti associati col New Dada, il Noveau Réalisme e il Postminimalism…» e, si può aggiungere, con l’Arte Povera italiana.
A queste considerazioni se ne aggiungono altre, non meno determinanti per l’invenzione linguistica scaturita dalla sua opera. Burri è infatti l’artista che nell’impiego diretto e pressoché esclusivo della materia ne ha ottenuto una spazialità inedita all’insegna di un “controllo dell’imprevisto” e di un magistrale equilibrio che ne ha qualificato le forme.
A partire da tali considerazioni, nel nuovo importante appuntamento espositivo dell’autunno – inverno 2016-2017, accanto ad un nucleo scelto di opere di Burri – circa 20 – dai catrami alle muffe, dai sacchi ai gobbi, dai legni alle combustioni, dai ferri alle plastiche, dai cretti ai cellotex fino al “nero e oro”, sarà possibile ammirare opere di Maestri protagonisti del XX e XXI secolo: Fautrier, Dubuffet, Pollock, Motherwell, Hartung, De Kooning, Wols, Calder, Marca-Relli, Scarpitta, Matta, Nicholson, Tàpies, Colla, Rauschenberg, Twombly, Johns, Fontana, Manzoni, Castellani, Uncini, Lo Savio, Klein, Rotella, Christo, Tinguely, Arman, César, Morris, Sonnier, Beuys, Kounellis, Calzolari, Pistoletto, Pascali, Nevelson, Piene, LeWitt, Scialoja, Mannucci, Leoncillo, Andre, Afro, Chamberlain, Capogrossi, Kiefer, Mirò, Soulages, Serra, Hesse.
Accanto alle opere di questi artisti, un repertorio fotografico e documentario dello storico frangente tra il 1947 e il 1989, comprendente dati sulle correnti artistiche, manifesti, depliant, cataloghi, pubblicazioni, video, film, schede biografiche, produzioni teoriche ed altri significativi materiali illustrativi, si snoderà lungo un percorso separato dalle opere stesse, facilitando la fruizione di questo particolare momento storico culturale dell’arte dal dopoguerra al termine emblematico della fine della Guerra fredda e della caduta del muro di Berlino.
In occasione di tale evento è previsto un catalogo che raccoglierà saggi e contributi critici di Pietro Bellasi, Paola Bonani, Mario Diacono, Thierry Dufrene, Aldo Iori, Petra Richter, Luigi Sansone, Chiara Sarteanesi, Francesco Tedeschi, Italo Tomassoni, Denis Zacharopulos, Adachiara Zevi, preceduti da interventi introduttivi di Bruno Corà, curatore della mostra e Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e di Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
La pubblicazione sarà completata da immagini delle opere in mostra e dagli apparati storico-bibliografici riguardanti gli artisti.

Informazioni:
ORARI MOSTRA

DAL MARTEDI AL VENERDÌ
9.00 – 12.30 e 14.30 – 18.00
SABATO, DOMENICA E FESTIVI
10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
LUNEDI’ chiuso (ad eccezione di festivi e prefestivi)

BIGLIETTI:
INTERO MOSTRA: € 8,00
RIDOTTO MOSTRA: € 6,00
RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI € 4,00

INTERO MOSTRA + EX SECCATOI TABACCO € 10,00
RIDOTTO MOSTRA + EX SECCATOI TABACCO € 8,00
RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI MOSTRA + EX SECCATOI € 6,00

CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA INTERO: € 15,00
CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA RIDOTTO: € 12,00
CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI: € 10,00

VISITA GUIDATA PER OGNI SEDE: € 5,00 (Min. 5 pax.)
VISITA GUIDATA PER GRUPPI PER OGNI SEDE (Max. 20 pax) € 40,00

Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri
Via Albizzini, 1
06012 Città di Castello (PG)
Tel. 0758554649
e-mail: museo@fondazioneburri.org
www.fondazioneburri.org

Salvo l’Archivio della Maccarese, la maggiore impresa agricola italiana

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L’’Azienda Agricola Maccarese e il suo archivio
un patrimonio culturale per la storia, per la comunità
incontro pubblico
martedì 27 settembre ore 10
Castello di San Giorgio, Maccarese, Fiumicino, Roma


Cinquecento metri lineari di documenti e di faldoni, decine di migliaia di fogli, appunti, atti, fotografie, disegni, registri societari e di gestione, documenti di progetto, carteggi, libretti colonici. La straordinaria quotidianità che dal 1925 ha portato un latifondo dei Principi Rospigliosi a diventare la più grande azienda agricola del nostro Paese. 3.200 ettari di ottima terra nell’area del Comune di Fiumicino (Roma), che sono oggi di proprietà e in gestione all’’Azienda Agricola Maccarese, società del Gruppo Benetton.

Fino al momento dell’acquisto da parte del gruppo trevigiano, l’’archivio dell’azienda non era stato oggetto di adeguate cure e attenzioni. Per non correre il serio rischio di perdere questo importantissimo patrimonio storico e culturale, la Società Maccarese ha avviato un progetto di recupero e valorizzazione, realizzato in collaborazione e con il coordinamento della Fondazione Benetton Studi Ricerche.

I materiali raccolti in questo notevole archivio raccontano le vicende societarie dell’azienda e delle società partecipate e controllate, gli eventi legati alla produzione agricola e il sistema di controllo delle coltivazioni e dei vari centri produttivi e le scelte strategiche connesse ai diversi periodi, il rapporto con il personale dipendente e con la popolazione locale, la creazione di infrastrutture e servizi per la comunità tipici della bonifica integrale, molti elementi biografici delle persone che hanno fatto la storia dell’azienda e si intrecciano con la storia, l’economia e la politica italiane.
È una vicenda intimamente connessa non solo con la comunità di Maccarese, che si sviluppa e si articola attorno alla vita dell’azienda e grazie alla sua crescita, ma anche con alcuni grandi temi della storia italiana del secolo scorso: le bonifiche e il dibattito scientifico e politico che attorno a esse si sviluppa, le tecniche e le politiche di produzione agraria e zootecnica, le lotte sindacali del secondo dopoguerra, tutti temi su cui la Maccarese costituisce, a livello nazionale, un costante riferimento.

L’’Azienda Agricola Maccarese è nata negli anni trenta, quando la Maccarese Società Anonima di Bonifiche, che nel 1925 aveva acquistato il comprensorio di Maccarese di 4.419 ettari, effettua la bonifica integrale del territorio. A seguito della crisi del 1929, la società viene ceduta alla Banca Commerciale Italiana e successivamente trasferita all’I.R.I. .
Nel 1998, nell’ambito del programma di privatizzazioni avviate dal Governo, è acquistata da Edizione Holding del Gruppo Benetton che ne avvia la ristrutturazione.
Attualmente l’azienda consta di 3.200 ettari pianeggianti e per le sue dimensioni si colloca al primo posto in Italia. Le colture praticate in azienda sono quelle di seminativi, foraggi e ortaggi.
Al suo interno dispone del più grande allevamento nazionale di vacche da latte, con una mandria di 3.300 capi presenti. La stalla produce 32.000 litri di latte al giorno, soddisfacendo il 10% circa del consumo giornaliero dei romani.

Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, www.fbsr.it

Release Radar: la playlist personalizzata con le ultime uscite

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Per tutti i fan che temono di perdere l’ultimo singolo del proprio artista preferito, Spotify ha creato una nuova playlist personalizzata contenente le ultime uscite: Release Radar.

La nuova feature, disponibile da oggi, consente di rimanere aggiornati sugli ultimi singoli del proprio artista preferito in modo molto semplice. Con Release Radar, Spotify fornisce una selezione settimanale delle ultime uscite più interessanti per l’utente, raccolta in una playlist. In questo modo, gli utenti avranno a disposizione tutta la musica preferita, senza sforzarsi a dover cercare le chicche del momento.

Aggiornata ogni venerdì, Release Radar offre fino a due ore di musica: una playlist contenente le ultime novità degli artisti seguiti da un utente e dei più ascoltati, costellata da alcune nuove scoperte basate sulle abitudini di streaming più recenti. Release Radar è la perfetta integrazione di New Music Friday, che connette l’utente con nuovi artisti che potrebbe non conoscere ancora. La playlist personalizzata Release Radar sarà presto disponibile nella sezione “Nuove uscite per te” all’interno di “Scopri” su mobile e desktop.

“Vista l’enorme quantità di nuova musica che esce ogni settimana, può essere difficile restare sempre aggiornati sugli ultimi brani,” dichiara Matt Ogle, Senior Product Owner di Spotify. “Con Release Radar, volevamo creare il modo più semplice per permettere all’utente di trovare tutte le ultime uscite interessanti per lui in una playlist”.

Così come si evolvono i gusti musicali di un utente, così farà anche Release Radar. Più si ascolta musica, più diventa efficace. Come per le altre playlist, è possibile accedere da tutte le piattaforme e dispositivi di un utente, condividerla con gli amici o renderla disponibile offline.

Grazie a Release Radar, gli utenti di Spotify non si perderanno più un’uscita del loro artista preferito!

Intorno a Palazzo Chiericati, grande appuntamento d’arte a Vicenza

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Grande appuntamento per il 7 ottobre
Riapre Palazzo Chiericati completato dell’Ala Novecentesca,
inaugura l’originale mostra “Ferro, Fuoco e Sangue!”
e, tra Civici Musei e Palazzo Leoni Montanari, l’Itinerario Belliniano

Parlare di data storica è eccessivo. Di certo il secondo fine settimana di ottobre, per Vicenza sarà una data importante.
Per la concomitanza di almeno tre eventi, tutti collegati a Palazzo Chiericati, storica sede della Pinacoteca Civica.
Non a caso l’intero progetto è stato denominativo “Invito a Palazzo”, a sottolineare questa nuova, importante “apertura di porte” oltre al ruolo centrale dei Civici Musei nell’immagine e nel percorso dentro “Vicenza, Gioiello del Rinascimento” come recita lo slogan che accompagnerà la campagna di comunicazione nazionale dell’evento.
Vicentini e turisti avranno finalmente l’opportunità di ammirare opere da tempo non fruibili. E di farlo godendole in un innovativo allestimento che dal Palazzo del Palladio spazia all’intera Ala Novecentesca, integralmente ricomposta a innovativa sede espositiva grazie al fondamentale contributo di Fondazione Cariverona. Molte le novità che attendono il pubblico e tra esse la ricomposizione, all’interno della Pinacoteca, dell’antica Chiesa di San Bartolomeo con i suoi altari e le loro grandiose pale.

“Con questo intervento, il Comune di Vicenza completa il secondo e più rilevante dei tre tasselli che consegneranno alla città e all’arte un Museo-Pinacoteca straordinario, per le collezioni ma anche per l’allestimento” anticipa Giovanni Carlo Federico Villa, che dei Civici Musei di Vicenza è il Direttore scientifico.
Ad affiancare il professor Villa, in questo grande intervento, sono stati l’architetto Emilio Alberti e il professore Mauro Zocchetta, ai quali sono spettati la direzione tecnica e il progetto esecutivo dell’allestimento.

“L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale, che passo dopo passo si va raggiungendo – afferma il Vice Sindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – era il rafforzare Palazzo Chiericati quale straordinaria ‘macchina delle emozioni’ di tutto un territorio, porta sulle bellezze di Vicenza e della sua provincia. Nuovo e monumentale ingresso della città ma anche un luogo familiare e di quotidianità, con una delle collezioni più prestigiose d’Italia le cui curiosità ed eccezionalità porteranno a una nuova centralità dei Musei Civici nella vita dei cittadini.
Confermandoli come una delle istituzioni museali civiche più importanti, e apprezzate, d’Italia”.

Dai 1.530 metri quadri espositivi precedenti la sua parziale chiusura, il complesso museale di Palazzo Chiericati sta per raggiungere i 2.960 espositivi finali, cui si aggiungono 350 mq di depositi già ora visitabili, ricchi di fondi di grafica antica e contemporanea di livello mondiale e di una delle maggiori collezioni di numismatica a livello europeo.
Il terzo e ultimo passo riguarderà il recupero dell’Ala Ottocentesca, che si conta possa essere realizzato nel 2017.

Mentre nei nuovi spazi stanno trovando casa i capolavori tra Medio Evo e Barocco delle Collezioni Civiche, gli affascinanti spazi dei sotterranei del Palazzo accoglieranno una mostra assolutamente originale: “Ferro, Fuoco, Sangue! Vivere la Grande Guerra”.
Nessun intento “celebrativo”, nessuna carrellata di “memorabilia” in questa rassegna emozionale curata da Mauro Passarin. Ma “solo” potentissime, stranianti immagini di oggi. Realizzate da Giuliano Francesconi secondo i più sofisticati canoni dello still life, esplose a grandissime dimensioni. Immagini scabre, rugginose, vere. Avvolgono e sovrastano il visitatore, sapientemente inserite da Mauro Zocchetta in uno spazio sotterraneo. E’ uno spazio di Palladio e quindi bellissimo. Come erano bellissime certe giornate in alta quota sulle montagne del vicentino. Uno spazio protettivo ma aperto, esattamente come lo erano i dedali di trincee che solcavano le balze dei monti dai nomi tragicamente celebri: Ortigara, Pasubio, Cimone, Cengio, Grappa…

Non meno importante il terzo appuntamento, riservato a Giovanni Bellini nel suo Quinto Centenario della morte.
L’occasione è offerta dall’arrivo a Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, per iniziativa di Banca Intesa, di un “Ospite Illustre”. Si tratta della magnifica Trasfigurazione proveniente da Napoli e concessa dal Museo di Capodimonte.
Il capolavoro sarà esposto con tutti gli onori in Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari e ad accoglierlo, idealmente, troverà il non meno magnifico Battesimo di Cristo in Santa Corona. Per l’occasione, a Palazzo Chiericati giungerà dalle collezioni di Palazzo Thiene il grandeCristo crocifisso. Sarà oggetto di una mostra dossier tesa a narrare l’invenzione del paesaggio moderno e la stupefacente qualità pittorica di uno dei massimi rivoluzionari della storia dell’arte occidentale. Intorno alle tre opere di Bellini a Vicenza si costruirà dunque un percorso tale da esaltare il ruolo di primo pittore italiano avuto dall’artista al suo tempo, vero unificatore in un unico linguaggio dei tanti dialetti artistici della penisola.
La regia dell’Itinerario Belliniano è del professor Villa, di cui si ricorderà la magnifica mostra sul maestro veneziano alle Scuderie del Quirinale.

“La bella convergenza di tutte queste operazioni credo possa stimolare i visitatori a venire a Vicenza, scoprendo una città bellissima e accogliente come poche” è l’auspicio di Bulgarini d’Elci.

Le Ninfee di Monet ospiti alla Villa dei Capolavori.

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Il paesaggio di Claude Monet, brano costante dell’intera carriera del pittore, propone alla modernità un diverso modo di osservare la natura.
Attraverso il lavoro en plein air, che di fatto porta l’atelier direttamente nei luoghi di studio, l’artista persegue la totale immersione fisica quanto mentale nel soggetto, con l’intenzione di catturare non solo le più precise sfumature di luce e movimento, ma anche il variare delle condizioni naturali.
Se nella prima parte del suo percorso, prettamente impressionista, è l’immagine percettiva ad essere studiata nei suoi istanti effimeri, nella maturazione degli anni successivi la sua tecnica diventa più elaborata e rende visibile la durata dell’impressione. Non è quindi casuale l’approdo da parte di Monet alla fine dell’Ottocento alle famose “serie”, in cui uno stesso soggetto è ripetuto più volte in momenti o condizioni atmosferiche differenti.
Lo scopo è quello di fermare il tempo, reo di nascondere il segreto dramma della fugacità delle cose, restituendo loro valore poetico.
L’inizio di questi studi ripetuti è ravvisabile a partire dal 1876 nei dipinti dedicati alla stazione di Saint-Lazare a Parigi, scenario che meglio di tutti registra, oltre alla dinamicità del contenuto, anche le trasformazioni del progresso industriale in città. È però con la serie delle Cattedrali di Rouen, a partire dal 1892, che Monet raggiunge non solo fama, ma anche significativi risultati per queste nuove indagini coloristiche.
Conferma del nuovo modo di concepire lo spazio come traccia evanescente è l’approfondimento sulle scogliere, in particolare sono le amate rocce della Normandia a rappresentare l’oggetto di un desiderio avventuroso di mutabilità.
L’opera di Monet Falaises à Pourville, soleil levant, conservata presso la Fondazione Magnani Rocca, appartiene proprio a una serie di cinque dipinti sul tema, eseguiti dall’artista tra gennaio e marzo 1897 e dialoga con un dipinto del maestro francese di analogo soggetto, proveniente dalla collezione Tanzi. L’alba, indagata dal vero, illumina di rosa le rocce, quinte teatrali vaporose, che creano tagli asimmetrici col mare, in cui l’acqua con i suoi colori costituisce il mezzo per eccellenza riflettente su cui concentrare gli studi sulla fusione atmosferica.
In questa direzione, la serie che impegnerà il pittore nell’ultimo trentennio della sua vita, ovvero le Ninfee, rappresenta la summa di una profonda ricerca sulla rifrazione e non solo.
Per meglio concentrarsi sul nuovo progetto, si sposta a vivere a Giverny, nell’alta Normandia. Qui costruisce un giardino e uno stagno, e coltiva fiori di vario tipo, comprese le ninfee, piante acquatiche che rimandano alla sua passione per l’arte giapponese.
Come nel dipinto esposto alla Fondazione, Le Bassin des Nympheas del 1904, proveniente dal Denver Art Museum, lo stagno e nuovamente l’acqua stimolano inaspettate sensazioni visive, poiché dissolvono forme e materia, di cui le ampie e aggiornate pennellate sono dimostrazione concreta.
Le Ninfee, ciclo che racconta l’ultima ossessione di Monet, si collocano a metà tra la pittura di paesaggio e una nuova pittura decorativa con aspetti artificiosi, quasi astratti, che hanno nella costruzione spaziale la loro novità. I toni cromatici, ora, non esprimono più solo le metamorfosi della luce e dei riflessi, ma sono mezzi che trascendono la realtà per creare qualcosa di completamente inedito, sovratemporale e intangibile.
Se prima i pittori Barbisonniers – quali Corot, Rousseau, Courbet – avevano scelto la foresta di Fontainebleau come rappresentazione dell’energia che promana dalla natura anche senza figure umane, con Monet si arriva alla dissoluzione della realtà nel sogno luminoso dell’arte. La luce prende il sopravvento su tutto, abbaglia lo sguardo del pittore e anche la tela sulla quale la forma si dissolve e si vaporizza fuori da ogni gerarchia tra centro e periferia. Siamo alla profezia dell’Informale. Giverny diventa la capitale morale da cui parte una lingua dell’arte che tende a una comunione panica tra l’uomo e la natura, a dissolvere i confini del soggetto e dell’oggetto e creare una emozione capace di stabilire unione e continuità, concordia e dissonanza, ma sempre sotto il segno dell’abbaglio luminoso. Si parte dunque da Monet, certamente anticipato da Turner, per approdare quattro decenni dopo a un linguaggio definito Informale in Europa e Action painting in America. L’originalità della profezia di Monet, che dissolve la forma della luce delle Ninfee nell’acqua, sta nell’aver scremato il dolore dell’informale europeo e aver catturato una felicità e un’energia vicina al vitalismo americano.

MONET
Quelle ninfee che anticiparono l’Informale
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 3 settembre all’11 dicembre 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti e per la mostra ITALIA POP – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida). Ristorante e Caffetteria nella corte del museo.

TRI-WEEK LAVARONE: 27-28 agosto 2016

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Alpe Cimbra di Folgaria-Lavarone-Lusérn (Trentino)

TRI-WEEK LAVARONE

Lago di Lavarone, 27-28 agosto 2016

 

L’Alpe Cimbra torna ad essere protagonista in quest’estate 2016 con un altro grande evento sportivo: il Triathlon. E questa volta saranno degli ironman a tutti gli effetti a contendersi la vittoria.

Per la 4^ edizione del Tri-Week Lavarone la 33 Trentini Triathlon ASD, storica Società di Rovereto organizzatrice dell’evento, conferma la formula del 2015 con le due gare in MTB del sabato – lo Sprint e l’apprezzatissimo X-33KMAN – e l’ormai storico Olimpico alla domenica.
Nel weekend del 27-28 agosto 2016 nella splendida cornice del Lago di Lavaronesull’Alpe Cimbra di Folgaria Lavarone Lusérn – nel cuore del Trentino – i triatleti s’immergeranno in una scoppiettante due giorni di triathlon che quest’anno presenterà non poche novità.
Novità che permettono di aumentare la spettacolarità della manifestazione e che sono comunque una risposta che la 33TT vuole dare alle esigenze e ai bisogni dell’atleta nonché degli accompagnatori e degli spettatori. La modifica principale sarà, infatti, lo spostamento dell’arrivo in zona lago. Grazie a questo i supporters dei nostri atleti non avranno bisogno di muoversi per godersi tutti i momenti caldi tipici di una gara di triathlon. Partenza, nuoto, uscita acqua, zona cambio e arrivo tutto concentrato attorno alle meravigliose acque del Lago di Lavarone. Con questa nuova logistica abbiamo dovuto mettere mano ai tracciati della frazione run di tutte e tre le gare. La soluzione scelta è quella del multilap con passaggio adiacente alla transition zone. Spettacolo nello spettacolo.

Sabato 27 agosto la gara clou in MTB sarà il già leggendario X-33KMAN. Con il perfetto equilibrio tra frazione Mtb e Trail Run la nostra gara Cross Country ha conquistato il cuore dei coraggiosi che nel 2015 si sono messi alla prova con quei “terribili” trentatre km. In realtà i percorsi, pur essendo certamente impegnativi, sono talmente belli e spettacolari che il tempo sembra volare mentre si sfreccia tra i lussureggianti boschi dell’altipiano. Puro spirito 33TT!
Confermata anche la prova a staffetta sulla distanza Cross Country. Dopo l’ottimo debutto dell’anno scorso siamo certi di avere contagiato a sufficienza gli specialisti delle singole discipline, i quali potranno far valere tutta la loro tecnica e preparazione buttandosi a capofitto sugli avvincenti percorsi dell’X-33KMAN.
Per coloro invece che non si sentono pronti ad affrontare una gara così lunga proponiamo anche quest’anno la gara sulla distanza Sprint in MTB. Inalterato il percorso bike ci si dovrà misurare sul nuovo percorso run. Il nostro Sprint rappresenta sempre un’ottima opportunità anche per chi dovesse decidere di debuttare nel suo primo triathlon.

Ovviamente confermatissima la gara della domenica 28 agosto sulla distanza Olimpica in BDC. Nessuna modifica sul percorso ciclistico: panoramico, vario e fondamentalmente veloce ma soprattutto apprezzatissimo dai numerosissimi atleti accorsi sull’altipiano nelle scorse edizioni. Riveduta come detto la frazione run che limita gli strappi brutali delle prime edizioni, rendendo la corsa più continua e veloce.

L’hospitality dell’evento sarà organizzata sulle sponde del Lago di Lavarone.

Numerose e qualificate le già garantite presenze di atleti blasonati molti dei quali, per il quarto anno consecutivo, vogliono presenziare a questa gara divenuta ormai una classica della “triplice disciplina”.

Il Triathlon per chi lo pratica è un’esperienza fortissima che porta a superare in ogni gara i propri limiti se si vuole arrivare al traguardo e queste emozioni meritano di essere raccontate con la storia di uno dei suoi partecipanti:

“È UNA BELLA GIORNATA DI SOLE IN CUI TI SEMBRA DI STARE IN PARADISO.
Infatti ti trovi sulla spiaggetta orientale del Lago di Lavarone in uno stato di quiete assoluta. Non sai ancora se sia giunto il momento di concederti un tuffo nelle cristalline acque o cedere all’invitante sguardo ricevuto poco più in là. Ma nello stesso istante, sulla sponda opposta, sta per accadere qualcosa di anomalo: delle figure aliene si stanno radunando sotto un gigantesco gonfiabile con due tori disegnati sopra. Cosa sarà mai, un attacco dalla galassia? Non perdo tempo e faccio subito il giro del lago. Incontro una di queste persone dalle sembianze anfibie, il quale mi spiega che si tratta di una gara di triathlon, un appuntamento sportivo a cui non bisogna mancare, sia come atleta che come spettatore: la soddisfazione è assicurata. Inoltre apprendo che è una disciplina olimpica basata su 3 prove senza soluzione di continuità: una dinuoto, una di ciclismo e un’ultima di run.
Uno sparo dà il via alla competizione, gli uomini rana entrano in acqua tutti assieme in un travolgente ribollio di schizzi e bracciate. 1500 sono i metri da fare a nuoto fra le boe.
Come l’altra gente corro anch’io per arrivare nella zona cambio, dove gli atleti si tolgono la muta e saltano in sella alla propria bicicletta. È un momento clou: il fragore del tifo ti coinvolge oltremodo. Il pit-stop è veloce e anche i 40 km di strade che percorrono passano in fretta.
C’è solo un’ultima prova, i 10 km di corsa suddivisi in due giri. Si corre nuovamente nei pressi del lago, oggi protagonista e ombelico del mondo, gli atleti sfilano uno ad uno davanti agli occhi.
Non c’è che dire; sto assistendo ad uno spettacolo nello spettacolo, è un evento fantastico… mi piacerebbe raccontarlo agli amici”.
Maggiori info e dettagli su alpecimbra.it
Iscrizioni su http://www.33trentinitriathlon.com

 

A Forte Belvedere va in scena L’ANGELO DEL SOLDATO-18 agosto 2016

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A FORTE BELVEDERE (Lavarone)

VA IN SCENA

L’ANGELO DEL SOLDATO

giovedì 18 agosto ore 21.00

 

Ricordiamo: uomini spinti al limite della sopportabilità fisica, mentale, spirituale,
 nascosti come talpe in fredde grotte buie scavante nella pancia della montagna 
o in lunghe trincee. Immaginiamo:
 nel silenzio penetrante dell’attesa, squarciato da tuoni d’artiglieria, 
poco prima dell’ultimo respiro, 
quegli uomini si abbandonano. 
In quell’attimo sospeso tra coscienza e follia, un canto, una voce familiare, un suono aprono visionari spiragli di luce. 
La musica 
li avvolge, riscaldandoli,
 luce consolatoria 
ultima benedizione, 
ANGELI.

L’Angelo del Soldato è una rappresentazione di tutto ciò in grado di coinvolgere e trasportare lo spettatore su dimensioni emotive profonde: opera – evento – percorso musicale – multimediale – sensoriale nei luoghi della memoria di Carlo Casillo eMariano de Tassis.
Partendo dall’idea musicale di rivisitare note canzoni popolari legate alla Prima Guerra Mondiale (quali tapum, penna nera, il testamento del capitano, la leggenda del Piave, Monte Nero ecc..) in chiave contemporanea, poetica, evocativa, fin anche mistico/trascendentale, il progetto mira a far vivere allo spettatore una forte esperienza sensoriale, legata a temi della memoria sulla Prima Guerra, con una particolare attenzione alla figura dell’uomo–soldato, alla sua fragilità, fisica e mentale, alla sua umanità e spiritualità.
Per ogni partecipante vi sarà una cuffia per l’ascolto. Tutto l’evento musicale- multimediale, della durata di 60 minuti, con 5 musicisti/attori dal vivo, seppur percepibili come invisibili presenze, sarà ascoltato attraverso uso di cuffie, per amplificare le percezioni acustico-sensoriali.
La musica ed i canti tradizionali si combineranno con effetti sonori, sound design,documenti sonori originali dell’epoca, testi in italiano e tedesco, dialoghi, immagini video (d’epoca e non) filtrate e rielaborate.
Il tutto in un visionario ed evocativo caleidoscopio percettivo – sensoriale.

Componenti del gruppo:

Carlo Casillo: chitarre, plettri, voce, live computer
Mariano de Tassis: voce narrante
 e percussioni
Corrado Bungaro: violino, nickel arpa, voce
Valerio Bazzanella: voce, pianoforte
Lisa Bergamo: voce
Giacomo Plotegher: fonica, sound engineering

Regia:

Carlo Casillo – Mariano de Tassis

 

Forte Belvedere nel corso dell’estate diventa il centro delle celebrazioni sul Centenario, grazie anche ad iniziative particolari come Arte Forte e l’Angelo del Soldatoin grado di catturare l’interesse non solo degli addetti ai lavori ma soprattutto di chi ama il connubio arte-storia o spettacolo-musica-storia.

 

Maggiori info su alpecimbra.it

Iscrizioni gratuite entro il giorno precedente presso l’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra tel. 0464 724100. Posti limitati da prenotare.

 

Ecco il PoesiaFestival 2016

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Dal 19 al 25 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di nove comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2016 Jorie Graham – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a lei, per citarne solo alcuni, Mariangela Gualtieri, Maurizio Cucchi, Giuseppe Conte, Elio Pecora. Saliranno sui palchi anche artisti come Nada, Gaetano Curreri, Alberto Fortis, Paolo Benvegnù, per oltre 30 eventi in sette giorni, tutti gratuiti

Ancora una volta il Poesia Festival invaderà pacificamente la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino con la sua dodicesima edizione. Dal 19 al 25 settembre nove comuni (con la novità quest’anno di Guiglia e Zocca) saranno lo scenario per la tradizionale rassegna d’ inizio autunno dedicata alla poesia e alle sue contaminazioni con le altri arti. Un coro di voci diverse che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesia ma che riesce anche a raccontare un territorio ricco di bellezza, di eccellenze gastronomiche e produttive.

Maurizio Cucchi, Mariangela Gualtieri, Giuseppe Conte, Elio Pecora, Alessandro Fo, Paolo Valesio, Gian Mario Villalta, Maria Grazia Calandrone, Roberta Dapunt, Isabella Leardini,Francesca Serragnoli e Alfonso Berardinelli – a cui sarà affidata la lezione magistrale d’ apertura – saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2016 di Poesia Festival.

A conferma di una vocazione internazionale del festival contribuirà la presenza di Jorie Graham, considerata una delle maggiori poetesse contemporanee, vincitrice nel 1996 del Premio Pulitzer, i cui versi sono pervasi da una costante tensione tra mente e mondo contemporaneo, tra immaginazione e reale.

Ma Poesia Festival significa anche dare spazio a giovanissimi poeti, con un nuovo appuntamento rispetto alle edizioni precedenti: si chiamerà “La meglio gioventù” e avrà per protagonisti alla Rocca di Spilamberto sei autori provenienti da tutta Italia. Altra novità è l’appuntamento ‘al femminile’ con le principali autrici italiane di poesia: Maria Grazia Calandrone, Roberta Dapunt, Isabella Leardini e Francesca Serragnoli per la prima volta su un palco tutte insieme.

Poi toccherà alla musica e al suo fil rouge con la poesia: Alberto Fortis al piano, intervallerà le sue canzoni con letture di suoi testi;Nada sarà accompagnata da Fausto Mesolella degli Avion Travel, e darà vita a un reading musicale; mentre Gaetano Curreriracconterà in musica il suo rapporto con la poesia. Ci sarà anche un appuntamento in bilico tra verso e performance dedicato a Patti Smith, la sacerdotessa del rock, nel quale Angela Malfitano leggerà brani dai sui diari e Angela Baraldi canterà alcune canzoni dell’autrice newyorkese. Spazio anche a Paolo Benvegnù, uno di quei cantautori che con sapienza artigianale riesce a disegnare trame mai banali e a Motta, giovanissimo cantante, polistrumentista e autore di testi, pupillo della produttrice Caterina Caselli.

Anche il teatro e gli attori ‘presteranno’ i loro strumenti alla poesia, in modo particolare quest’anno in cui il Poesia festival accoglie per la prima volta nella sua compagine Ert, Emilia Romagna Teatro. A cent’anni dall’uscita del capolavoro di Giuseppe Ungaretti “Il porto sepolto”, il festival presenta una lettura scenica integrale a cura di Claudio Longhi econ la partecipazione del suo gruppo di attori; la voce di Sandro Lombardi e la chitarra di Andrea Candeli aiuteranno Walter Siti a presentare il suo libro “La voce verticale” (Rizzoli), un viaggio nella poesia di ogni tempo e luogo. A Franco Branciaroli invece il compito di fare rivivere i versi dei Lirici greci insieme alla filosofa Claudia Baracchi; Ugo Pagliai reciterà versi di Garcia Lorca e Neruda e David Riondino festeggerà a suo modo i 500 anni dell’Orlando Furioso.

A salutare l’ingresso di due nuovi comuni nel festival – Guiglia e Zocca – una camminata poetica che si dipanerà proprio fra le due località con due guide “poetiche”, Paola Loreto e Francesco Genitoni.

Poesia festival chiuderà domenica 25 alla Rocca Rangoni di Spilamberto con un appuntamento nuovo e inconsueto, una sorta di produzione originale che si intitolerà “Parole Note Live”.

Giancarlo Cattaneo leggerà i testi e le poesie più belle dell’omonimo programma che lui conduce su Radio Capital – e che per la prima volta si fa spettacolo dal vivo – prendendo spunto dall’antologia Parole dritte al cuore (Mondadori). Insieme a lui Maurizio Rossatocreerà un flusso di musica dal vivo insieme alla proiezione di immagini tratte da film. Una sorta di incontro conclusivo che con un linguaggio nuovo mette insieme musica, parole e immagini.

Sguardi, volti, sorrisi, tutto questo impresso nelle fotografie di Betta Baracchi e Serena Campanini che dall’inizio del festival, era il 2005, hanno fotografato gli ospiti della kermesse. Per la prima volte le loro fotografie si fanno mostra e lo fanno seguendo lo spirito di quello che è un festival diffuso: la mostra intitolata “I volti dei poeti” avrà come sedi le biblioteche comunali dei nove comuni dove si svolge la manifestazione.

Quando: dal 19 al 25 settembre 2015

Dove: Unione Terre di Castelli – (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca e Guiglia) e il comune di Castelfranco Emilia

Promotori istituzionali: Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Sostenitori: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena

Con la collaborazione di Ert e Università di Bologna

Direzione organizzativa: Laboratorio Musicale del Frignano

Comitato scientifico Poesia Festival:

Roberto Alperoli (direttore)

Alberto Bertoni

Roberto Galaverni

Emilio Rentocchini

Andrea Candeli (direttore di produzione)

Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it