Il traffico, la metropolitana e la Padellaccia.

[Pensate, la Padellaccia alle mie latititudini è un piatto con i faglioli e le spunte di maiale.]
Mi pare strambo che voi, presenti a tiro domenica scorsa non abbiate scritto ancora qualcosa.
Non si fa così, che poi le cose le devo scrivere io, per prima, e invece non ci ho per nulla memoria. L’unica ad aver buttato qualcosa giù [mi pare mentre io ero al bagno a combattere l’entropia] è la Ari.
Ditelo, lo fate apposta per vedere il mio grado di rincoglionimento e poi celiare.

Premessa: tra domenica e lunedì mi sono divertita più di un casino. Anche se dire divertitapiùdiuncasino fa tanto linguaggio giovane, e rende poco. Insomma, dopo mesi di guano questi due giorni sono stati dei fuochi di artificio. Ora però basta, ché le donne di cui ero circondata dopo si commuovono con poco e qui pare la trasmissione della Carrà, o della Clerici, visto che a tette e culo mi posso più avvicinare alla seconda.

Cappellointroduttivo: se ve le avevo fatte a julienne parlandovi dei Muse [avete ragione, ma io riguardo i video e mi riviene il magone e gli occhietti alla Spank, quanto gli voglio bene a quei tre omini lì] ve le avevo anche ripassate con aglio e burro in padella con la storia di "Figo, vengo a Milano, andiamo tutti a cena?"

Ecco, vediamo chi è venuto [anzi, c’è qualcosa in più, ma forse spiritualmente no]
Scova l'intrusoDunque, io, la Ari e i Tatini ci installiamo sulla Tatinocar dopo aver discusso sul se prendere o meno i mezzi pubblici. Ovvero, l’han discusso loro. Io che per una volta non ci avevo da guidare [eccetto dopo aver spiegato la mattina alla Ari come muoversi in Stazione Centrale. Sappiate che la metro è male indicata, io sono andata come mio solito a casaccio pensando che sulla cartina del Touring era segnata fuori, ma non è facilissimo eh, specie se arrivi verso il binario venti] e quindi facevo domande a caso come i biNbi piccini [ma quello è il naviglio? Qui dove saremmo? Ma i parcheggi scambiatori? Ma farne sotterranei?] lasciando loro al comando. Ci impantaniamo alla grande nel traffico, il tatino si irrita, io mi irrito anche in bici, quindi non c’è molto da capire cosa pensassi.

Milanesi, Milano non è architettonicamente brutta. Ma non mi piace, è un bordello. Vi state seriamente autodistruggendo e non mi sembra che vi ribelliate. Ciò è brutto, davvero, cavolo. Ci avete del coraggio a volerle bene anche se vi si mostra come la vecchia suocera acida.

Arriviamo quindi in ritardo alla Padellaccia. E tra quelli che ci avevano detto di essere alla cena ci aspettano già lì fuori. La Bu, Ciccio, Emanuelito e Infinitesimo.
Io e Infinitesimo siamo, per scelta di maglione, due modelli della moda Anas-Aiscat. Io verde evidenziatore, lui arancione catarifrangente.
La Bu è una ragazza solarissima, con i riccioloni e un sorrisone che ti mette a tuo agio. Con Ciccio, faccio una mezza gaffe dandogli solo la mano e agli altri anche il bacetto. Emanuelito si dice onorato di conoscermi.
Entriamo dentro.
Le pizze della Padellaccia non sono male, ma sono grosse quanto la sfoglia che faccio io per fare le tagliatelle o i tortellini. Quindi io, utilizzando un apposito taglio, tento di piegarla sennò la povera Annina non sapeva dove mettere la sua.
Dietro di noi c’è un televisore di quelli di nuova generazione per vedere i video. Passa anche Starlight.
Si parla, si ciacola, si chiacchera, si ride e ci si diverte.

La cameriera, mi pare orientale, tenta di entrarmi da dietro mentre mastico la pizza per sfilarmi il piatto da sotto. Non so come l’ho guardata, non ho idea della scena ma se ben mi ricordo vicino c’è stata l’ilarità generale. Io ho avuto un rimescolamento del bolo alimentare, perché la reazione al quasi piatteggiamento mi ha sorpreso alquanto. Poi passiamo a del limoncello che ricordava un po’ lo svelto, un po’ il nelsenpiatti. Arriva la bottiglia di prosecco della Marlboro e la bocca si rimette un po’ in sesto. La Anna però rimane segnata, dal nelsenpiatti. Ma sono cose che non posso riportare, non posso.
Ma queste sono cose che io e la contessa già si son dette.

Poi ci salutiamo, e cinque di noi ci volevamo dirigere in birreria.
Trovatola chiusa si passa al pub.

Ma la cosa migliore della serata è stata il tragitto. Visto che qui, per motivi di gambe non corte, son costretta a stare avanti. Solo che le mie due donnine preferite dietro avevano tirato troppo indietro il sedile e abbassato costringendomi quasi a una postura che la si tiene solamente in camporella. Capitemi. La sagra delle battute, fortunatamente si era tra nobildonne e anche Mirko, con tutti quei ferormoni in casa, anziché profittare del gineceo decise di rompere gli ultimi indugi e rispolverare il suo lato femminile.
Naturalmente, a beneficio di tutti, non si riportano quegli attimi. Che qui si ha un contegno da mantenere.
[contegno, rotfl HAHAHAHHAHAHAHA, seeeeh, contegno… lol]
E dietro di noi, mentre noi bruciavamo i rossi, la infinitesimocar ci seguiva. In caso di multe propongo ai lettori tutti di mettere un euro e di devolverlo a quell’uomo lì.

Infine sì, dentro il pub.
Io e la Ari discutiamo di birra [ovvero quasi mi si invita a nozze] e capiamo cosa non va nella sua bianca. Io cerco il mio mojito sotto il ghiaccio. Ogni tanto la cameriera gira attorno a Infinitesimo e lo chiama gioia.
Infinitesimo, sappi che almeno fino alla prossima volta che ci si vede, io e la Ari ti si chiamerà così.
Si rincasa. Cerchiamo di toglierci del devasto. Io avevo i capelli che tra smog e umidità padana non si reggevano, ma mancava la voglia di usare il phon quando già tatini e vicini dormivano. Si cazzeggia con la Ari, si dialoga fino a tardi e fino a prendere sonno.
Per poi dire l’indomani, alla Ari:
"Mmm, sono le nove e trenta…"
"… eh?"
"No nulla, dormi."
In quel momento fece cucù Annina sulla porta.

Le fotine della serata, fatte da me e dalla Ari, le trovate qui. Sicuramente scordo qualcosa, quindi questo post andrà a concludersi qui sotto, coi commenti dei presenti, spero.

0 thoughts on “Il traffico, la metropolitana e la Padellaccia.”

  1. Aspettavo stasera per mettere assieme una parvenza di intreccio narrativo, ma non so se sarò abbastanza lucido.

    Nel frattempo, val la pena citare una delle migliori battute della serata: “Si prega di chiudere la porta”, pronunciata da una porta automatica.

    Per quanto riguarda il mio rapporto con la cameriera, è stato intenso ma breve: dalla voluttà con cui mi cingeva la spalla al “ti voglio bene però spostati che devo pulire il tavolo” son passati tre quarti d’ora. Sarà che i milanesi fan le cose di fretta…

    Ah, va bene per il nome, però la prossima volta vengo in treno ed entro anch’io nel club alcolico.

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