29 to 30 (Daje Mius)

Mioddio ho fatto 30.

Inizialmente ieri non sapevo neppure come raccontarlo a mia madre, dacché mi ha detto “no, scusa e non eri con gli amici?” “no, mamma, gli ho detto che il biglietto che avevo era più figoso”. Lì ho realizzato di essere una pessima persona, ma ecco, i Muse perdavvero non mi fanno capire più un cazzo.

Comunque scrivere un reportino alla luce di Studio Aperto che dice che i Miùs sono un gruppo da intellettuali mi fa riflettere. Proprio perché la massa media intelletualoide italica ha un po’ i Muse sui coglioni. Io in questo ho il mio orgoglio di essere deficiente e di pensare che parte della portiera della Maserati di Dom è mia e alcune tutine del piccolo Bing provengono dal sudore della mia carta di credito.  Ma mi va bene. In fondo io a questi tre coglioni voglio bene, ed ecco: sono contenta di essermi fatta sei ore di trasporti pubblici totalmente bloccati, 319 scalini, una serata intera a twittare la scaletta e simili per loro. Proprio la dignità a zoccole, ma ecco.

[però non vi perdono una cosa: cosa cazzo ci potevo fare col braccialetto vip se poi fate l’afterparty con nani che fingono di sniffare (fingono?), sparachiodi in mano in mezzo a culi di spogliarelliste etc etc NASCOSTISSIMO CHICCAZZOSADOVE. Bastardi, vvvtttb solo quando suonate.] Continue reading “29 to 30 (Daje Mius)”

[ommioddioh è incombente] Arrosticini del Devon FTW.

Ciascheduno ha la propria crisi dei 30 anni, dicheno. Io la sto vivendo malissimo, dacché ho deciso di rincorrere per alcuni live i Muse.

Proprio che domenica mattina o forse sabato ho aperto gli occhi e con un pathos degno dell’ispettore coliandro ho pensato “minchia, ma mi rivedo quei decerebrati”. E non sapevo ancora a cosa puntassero.

Insomma ieri, mentre a rantoli mi riprendevo dacché stavo malissimo ho aperto instagram ed ho veduto che Dom Anderson, che è il tourmanagerunodeimuse, aveva pubblicato la foto di uno di quei cartelloni a messaggiovariabile dell’autostrada dove diceva che c’erano code per via di prove alla Ricoh arena. Poi guardo il twitter e tra i trending topics d’oltremanica c’era sta roba qui che temevano che Coventry bruciasse. E invece no, c’è stato -perdonate la brutta immagine- il congiungimento totale tra i Muse e i Rammstein. I Muse ora hanno lo spettacolone di fiamme e fuoco (mmmh, pensate a Bellamy con la cetra tipo Nerone…) tipo i Rammstein, Till ha il pellicciotto rosa come Bells. Manca solo il merge tra gli spettacolini homo-bsdm dei Rammstein col Belldom.

[chi non ha capito qui sopra meglio: siete troppo teneri. Vi scioccate]

Ora ho paura che abbia anche messo i robottoni eh. Questo non ha mezze misure.

In compenso dimagriremo tutti un sacco, non solo per gli stenti dacché abbiamo comprato i bijetti e non il pane. Effetto sauna, diciamo.

Dall’altro lato, comunque, si spera tirino fuori molte vecchie. Perché sì, cicci: Dead Star ce piasce, e allora? (e fu così che fecero Feeling Good, Unintended, United states of Eurasia, Invincible e Neutron Stars Collision)

 

Crisi di mezza età, che poi ti fanno lanciare le chitarre.

Ci sono delle evoluzioni nella vita di “mipiacequestogruppo”. La cosa di cui mi ritengo fortunata, personalmente, è che mi intrippo con diversi gruppi, così almeno la mia parte deficiente può essere totalmente rigenerata spesso e volentieri facendo la bimbetta urlante dietro a tizi.

Il fatto è che io e Bellamy, che ha sì 5 anni più di me e quindi è al limite della mia generazione andando per quella precedente, stiamo crescendo assieme. Male. Lui più in crisi di me: guardatelo come fa il giovane tentando ancora di lanciare e sfasciare chitarre. Guardatelo come si spara i capelli in testa. Insomma, guardatelo. Sì, sempre il solito pirla. Ma lunedì esce il video di Panic Station. Forse la canzone già più easy rotfl di tutta la discografia dei Muse. E le gif che l’anticipano ti fanno capire che Psy in fondo è solo uno straccione, perché Bells è sempre stato il coglione numero uno.

Poi pensi che lo rincorri per cinque date e capisci che la cogliona sei te. Ma vabbè.

[il post fiume sui Muse? Mh, no.] Negli altri post avevo scordato di dirvi che Dom in tutina sembra uno scheletro di Teletubbie.

Questo blog, con mio sommo dispiacere (in realtà anche no, ormai mi accorgo che devo bloggare mentre faccio altro tipo mangiare o la funzione opposta) era giù in pieno trasloco. Quindi non so, mi sono dovuta arrangiare qui e qua. Comunque è stata una bellissima due giorni. Oltre ai piccoli tre sorci del Devon ci sono stati diversi porchettari, coristi etc etc affezionati dei Muse che mi hanno fatto passare momenti meravigliosi a contorno delle ore di concerto. E poi gli Everything Everything che mi hanno rebloggato le foto come se fossero decenti: ma del resto nessun fotografo ufficialmente accreditato li ha cagati di striscio. Quindi li capisco.

Ma arriviamo -saltando l’oddio quanti soldi vi ho già dato per lo stadium tour- ai giorni d’oggi:

Grazie a questo idiota che “Correvo scalzo e sono scivolato” (secondo me al bagno, un po’ come gli anziani) saltano tutti i concerti dei Muse in scandinavia. E c’è gente che butta danari così, perché questo cretino qui ha un cazzo di piede rotto e non può inginocchiarsi come un neomelodico-affacciati-alla-finestra-amore-mio durante un paio di canzoni come è solito fare ora. Cioè, capite?

Non è che possiamo tanto lamentarci, eh. I Muse almeno annullano per lutti gravi o sfracelli. Non sono come quelli di “ciao, ho mal di gola, non canto più”. Però se prova a farlo quest’estate lo castro e lo faccio diventare Farinellamy.

Altrove rimane un glorioso problema: le interviste che ormai si trovano ai Muse sono l’apice del ronf e dell’OLD. Tutte robe da comunicato stampa reimpastato senza alcuna novità. E quasi da una parte mi vien da piangere pensando “ma perché non me li fanno intervistare” e dall’altra parte è “beh, ma capirlo, poi, che quando parlava a Pesaro andava a velocità tripla come la Lamborghini che aveva guidato” (ecco a voi evenienze di Bellamy che non sa pagare il pedaggio, comunque. Diobono)

D’altra parte se vi leggete robe sui Muse troverete:

Palchi e coreografie da kolossal che si trasformano in trappole per gli artisti: Pink, Lady Gaga e Justin Bieber ci hanno rimesso ossa e litri di sangue. “Anch’io ad Atlanta mi sono sfasciato un labbro urtando contro uno spigolo della coreografia. Un fiume rosso, nausea e vomito in scena. Arriva un tecnico e mi chiede tutto bene? Perfetto, dico io e mi accascio dietro a un amplificatore”.

Matteo, bello de zia: ti ricordi che quel cazzo di palco era grosso quanto pressappoco quello del Locomotiv di Bologna e tu ti sei spaccato il labbro perché saltavi come un pirla sulla Manson? Per favore, su. Nel 2004: quando ti cagavamo ancora in quattro piccoli deficienti. Per favore. [tralascio le solite 4 stesse cose dette nel pezzo perché BASTA CHE NOIA CAZZO SEMPRE LE STESSE COSE]

Altrove già si strappano i capelli per l’infortunio di Matt: ciao io sono una di quelli che lo legnerebbe il triplo perché è caduto. Non lo so. Bah.

Ormai sono la vostra autorità di riferimento sui Muse, aha!

And I’ve finally realized che entrambi si chiamano Matteo.

Comunque ecco, il problema è che Renzi propone Resistance come inno di un partito. Una canzone il cui testo parla d’ammore e di tematiche Orwelliane. Non so se può essere adatta, quindi. Non fermiamoci al titolo, perdio. Insomma, ricordate che anche a suo tempo quando il Vaticano (il Vaticano! Mica ho detto gente moderna!) approdò su Myspace (Myspace! Capite?) mise Uprising nella playlist. Perché Uprising mi è canzone contro i poteri bancari. (sì, lo so, lo penso anche io: e lo IOR?) Un po’ come Animals ora. Cioè, la comprensione del testo. Ma del resto si chiama Matteo anche lui…

Ed è subito anno 2000, bravi. (post dei Muse che parla di scalette, sia mai)

Io ieri volevo essere lì al kickoff del tour Europeo dei Muse a Montpellier: non ho trovato i cazzo di biglietti. Ho rosicato con molta compostezza. Ma cosa dico: abbestia.
Insomma, ti suonano Falling down e Host. E tu inizi quindi a fare dei voli mentali della miseria su cosa possono fare in Italia.
Molto probabilmente Feeling Good e Invincible.
Miglior commento alla cosa:

Sì, però bendatemi quando Chris suona la Kitara che ci ho i calori.

Non riesco a scrivere una review di The 2nd law. Fortunatamente non lo devo fare da nessuna parte, aha! Su Radionation abbiamo amabilmente tamponato con la fantastica recensione di Alberto Cipolla (che se mi fa anche quella dei Mumford mi toglie il secondo problema etico dell’anno, grazie), qui sopra -noto ritrovo di loschi figuri che ormai mi difendono con gli altri che non capiscono che la roba delle prime impressioni era più una cosa da moleskine che da blog- vorrei farlo. Ma non ci riesco. Quando riascolto l’album c’è qualcosa di fondo che ancora non capisco. Sono questi i momenti in cui vorresti entrare nella testa di Bellamy. Poi ci pensi e rileggi: nella testa di Bellamy. Ecco il problema. E’ una cosa ciclica.

La cosa che però mette d’accordo tutti è che i Muse spaccano dal vivo. E che io rosico tantissimo perché non sono più riuscita a prendere il biglietto per l’inizio del tour. Maledetti mangiarane. Quindi? Quindi stasera visione dell’itunes festival, pregando che quel maledetto software demmerda e la mia connessione di guano collaborassero. E’ successo. E cosa si è visto? Un Bellamy spumeggiante che faceva il brillante: parlava a velocità quadrupla rispetto a quello che ci ricordavamo (KATE AIUTACI: non cantare lento ma parlare!), nel suo idioma bellamese, zompettoso, ridendo come uno scemo. Ossia me quando sono nervosa ma sto per fare qualcosa che mi piace tantissimo: sembriamo tossici ubriachi ma vi assicuro che siamo solo scemi.

La cosa figa è che finalmente hanno dato un microfono funzionante (a volte anche troppo, nei controcori) al sig. bassista. Chris, già totem (!) della fertilità maschile musicale (l’altro giorno ho letto che ha detto alla moglie su twitter “no basta, abbiamo chiuso bottega”) quando suona la nuova kitara per Madness mi manda in picco gli ormoni. Come minimo ovulo, e come massimo se lo vedo a ripetizione sposto la mia menopausa a 78 anni.

Su twitter reazioni molto simili. E sul socialino siamo riusciti a mandare in trending topic i Muse. Come dei bimbominkia qualsiasi. Anche se siamo più noiosi dei bimbominkia quando ci concentriamo eh: e questo, e quello, e l’altro.

Le mie lagnanze:

  • Come mi stava sul cazzo Feeling Good (ce la siamo finalmente tolta?) ora la mia battaglia si sposta su Starlight. Cheppalle. Daje Mattè: non ti ricorda la tua ex? Allora evitiamola.
  • Finire con Survival è coitus interruptus.

[via alle telefonate!]

Le primissime impressioni sulla seconda Legge di Bellamy, non picchiatemi.

La cosa che sto per scrivere mi rende un po’ insicura. Stiamo facendo tutti delle somme di questi ascolti che sono una botta e via. Io dal mio canto posso dire che è stato complesso cercare di ascoltarlo sia ricordando le cose da dire sia cercando di soffocare i pensieri da fan. Non sto dicendo ODDIO MI SONO SACRIFICATA.

La cosa bella è che hanno fatto un album che resta molto in testa. Per questo possiamo dire “svolta pop”, visto che negli altri lavori rimanevano meno immediati. Ma non è un album dove si sono imputtaniti. Anzi, c’è una riscoperta di suoni che mancavano da un paio di album. Insomma: uniamo il saper suonare di Absolution con la meticolosità della produzione di The Resistance. Unite che Bellamy si sente il successore di David Bowie (inchino) pur essendo il deficiente che conosciamo e avete The 2nd Law. Un grande album, anche se sono un attimo un po’ più fredda di altri recensori. Perché? Perché sono fan e 4 canzoni le devo ancora un po’ ammortizzare, ma direi che possiamo essere contenti.

Io finito l’ascolto quasi avrei avuto bisogno di una sigaretta, pur non fumando. Continue reading “Le primissime impressioni sulla seconda Legge di Bellamy, non picchiatemi.”

Ho ascoltato il nuovo ciddì dei Muse anche se Warneritalia non mi ha risposto neppure alle mail di "ehi, fate interviste o preascolti?"

Domani vi dovrei fare la rece dell’album. Che ho ascoltato solo una fottuta volta e mentre lo facevo mi obbligavo a non pensare e a non fare spallucce con me stessa ogni volta che sentivo una cosa che mi piaceva o mi faceva ridere.

Certo, ora la cosa l’ho ammortizzata: ma ieri a Milano i tre nostri sorci preferiti li hanno fatti intervistare da CHIUNQUE (eccetto me e gli amici di Troublezine). Noi ci abbiamo provato eh, ma quanto pare il web fa schifo e anche i poracci che fanno in pratica esclusivamente metà degli accessi giornalieri sui propri post dei Muse.

Insomma: ieri rosicavo a manetta. Fino a che gente mi ha promesso che se presente nello stesso suolo potrebbe farmeli incontrare due minuti. Certo, ma io volevo tirare fuori perle da un’intervista. Non le stesse cose ritrite.

Anche perché, tipo, in Svezia -da dove esce l’esibizione sopra- Matteo ha detto ciò.

Il mio sonno notturno è stato turbato dall’immagine del Bellamy in pratiche dominanti orizzontalmente (purtroppo Rigagnolo mi ha fatto una lettura critica del tomo e quindi lo conosco per questo. Non ridevo così dal libro di Melissa P)

Comunque fonti dicheno che la distribuzione sia iniziata oggi. Quindi magari esce il leak. Intanto le mie impressioni sono riassunte qui.