Meryt e Baby escono dalla loro teca di cristallo

Meryt e Baby emergono dalla loro teca di cristallo
Emozione nei presenti per una
scena che esprimeva la massima tenerezza.


Rovigo
. Negli ambienti preclusi al pubblico dell’Accademia dei Concordi, Meryt e Baby oggi sono emerse dalla teca di legno e cristallo che per oltre un secolo è stata il loro moderno sarcofago.
Le due mummie, l’una di una giovane donna, la seconda di un bambino o bambina, sono state estratte dalla loro teca dalla prof.ssa Paola Zanovello, Università degli Studi di Padova, e dal prof. Emanuele M. Ciampini, Università Ca’ Foscari di Venezia, che con la collaborazione del gruppo di ricerca EgittoVeneto – dott.ssa Claudia Gambino, dott.ssa Giulia Deotto e dott. Martino Gottardo – sovrintendono alla “Operazione Mummie di Rovigo”, integralmente finanziata, in stretto accordo con l’Accademia dei Concordi, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L’emozione dei presenti, e tra loro il Presidente dell’Accademia professor Giovanni Boniolo, è stata enorme.
La scena che si è presentata ai loro occhi esprimeva, al massimo livello, tenerezza e protezione.
Si racconta che il piccolo Baby fosse in origine supino sul corpo della giovane donna. Quasi a far intuire un rapporto di protezione mamma – figlio, uniti nel loro sonno eterno.
All’arrivo a Rovigo, i due sono stati “separati” e Baby adesso riposa ai piedi di Meryt. Entrambi pronti ad essere separatamente esaminasti e studiati
E’ “probabile” che, dopo il loro arrivo a Rovigo, la mummia di Meryt sia stata manomessa. Tutto fa pensare che sia stata interamente sbendata, forse per cercare gli amuleti che venivano frapposti tra i resti corporei e le bende. Queste ultime sono srotolate sul fondo della teca, in ordine che appare casule. I resti della ragazza sono ridotti a poco più che uno scheletro contornato da resti di pelle mummificata. Dalle poche tracce visibili sulle dita delle mani e dei piedi è chiaro che Meryt venne fasciata con cura e le sue braccia incrociate sul petto.
A conservarsi meglio è il volto di Meryt, volto intorno al quale molto lavoreranno gli esperti.
Baby conserva ancora la forma di piccola mummia. Verosimilmente non lo si è ritenuto così importante da nascondere dei tesori e non lo si è violato. Il piccolo è ancora completamente bendato e coperto da un leggero sudario che non nasconde però la posizione delle braccia e i fragili polsi; due fiocchi, forse in origine rossi, gli cingono le spalle e le gambe.
E’ certo lui, oggi, colui che potrebbe riservare le sorprese maggiori. Sia per capirne l’età, sia il sesso e il rango sociale. Gli esperti lasciano aperte tutte le ipotesi, compresa quella che la mummia possa essere di un non umano. Solo tac e controlli potranno stabilirlo.
Meryt e Baby sono giunti a Rovigo tra il 1878 e il 1879, all’interno di uno dei 5 capienti cassoni zeppi di reperti egizi, in arrivo da Alessandria d’Egitto.
A inviarli era un personaggio all’epoca famoso: Giuseppe Valsè Pantellini (Rovigo 1826 – Fiesole 1890). Questo rodigino, in esilio a causa della partecipazione ai moti d’insurrezione del Polesine nel 1848, trovò rifugio al Cairo. Qui prese in gestione, e poi in possesso, il Grand Hotel. La struttura, rinominata New Hotel, diventa, per la posizione strategica e per le doti organizzative di Valsè Pantellini , un punto di riferimento per i viaggiatori del tempo, nobili, agenti dei consolati e ricchi provenienti da tutto il mondo. Al Grand Hotel del Cairo si aggiunge presto l’elegante Hotel d’Europe, altra meta fondamentale per i viaggiatori in arrivo o transito e, soprattutto, per alcuni egittologi di grande fama, quali Auguste-Édouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero.
In occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Canale di Suez, Valsè Pantellini viene scelto dal Vicerè d’Egitto per alloggiare e assistere gli illustri ospiti internazionali.
Era tale la fama dell’imprenditore, che, nel 1877, l’allora Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, si rivolse, al talentuoso concittadino nel tentativo di realizzare un museo egizio nella città natale.
Appello accolto dal Pantellini che, tra il 1878 e il 1879, riunì e inviò a Rovigo i preziosi reperti tanto ambiti. E tra essi, Meryt e Baby, le due mummie, che vennero protette da una teca di cristallo.
Intorno a Meryt e Baby sono fiorite molte leggende popolari, evidentemente dettate dal fascino che le mummie e l’Egitto, adesso come allora, continuano a solleticare.
Da oggi una parte dei misteri comincia ad essere chiarita. Meryt e Baby saranno molto attentamente esaminati, prima all’interno dell’Accademia e poi anche all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia dove i due saranno sottoposti ad una serie di esami medici, tac compresa.
Alla conclusione di questi esami, di loro si prenderà cura Cinzia Oliva, tra i massimi esperti in Italia del settore, attiva presso il Museo Egizio di Torino. L’intervento della restauratrice sarà effettuato in un ambiente tecnologico, appositamente creato in Palazzo Roncale e, aspetto eccezionale, sarà eseguito in modo pubblico, ovvero sotto lo sguardo dei visitatori.
Nel frattempo l’equipe del professor Raffaele De Caro, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Padova, sui dati emersi dalla tac e su altri dati, ricostruirà le vere sembianze dei due.



Informazioni e prenotazioni: www.palazzoroverella.com

 

L’Irlanda protagonista del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso l’assegnazione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018 a uno dei luoghi più suggestivi e storicamente preziosi dell’intera Irlanda se non del continente europeo, la piana dei Céide Fields (letteralmente i “campi della collina dalla cima piatta”), nei pressi di Ballycastle, piccolo villaggio sulla costa settentrionale della contea di Mayo.
Altissime scogliere – Céide Cliffs – preservano questo antichissimo mondo dall’oceano Atlantico. Qui, ai primordi della storia, prima che in Egitto venissero innalzate le piramidi, giunse e si insediò una comunità che in qualche modo sostituì a un’immensa foresta un complesso sistema di campi coltivati, delimitati e protetti da muretti in pietra, affiancati da villaggi.
Qui, 5.500 anni fa, già prosperava una pacifica comunità ben organizzata, specialmente di agricoltori, che si impegnava collettivamente a disboscare la zona e a dividersi poi i terreni, strutturandoli in un sistema di campi regolari. Ciascuno delimitato da un muretto di pietre. La principale forma di sostentamento era l’allevamento, ma i residenti erano anche abili costruttori di barche, sapendo lavorare alla perfezione sia il legno che la pietra.
Una società che possedeva già precise credenze mistiche e spirituali e che consegnava i propri defunti alla terra, inumandoli in tombe ben protette.
Prosperità e declino di questo amplissimo territorio sono legati a cambiamenti climatici, all’apparenza trascurabili: due gradi di abbassamento della temperatura, appena. Sufficiente a cambiare il mondo dei Céide Fields.
Il regredire della foresta, che permette di conquistare sempre più terra fertile all’agricoltura, se garantì benessere per molto tempo, alla lunga significò morte. Le piogge cominciarono a dilavare una terra non più protetta dalle foreste, a renderla acida.
Così quello che era un magnifico ambiente di vita, divenne una terra inospitale e insidiosa, progressivamente coperta dal lento formarsi della torba.
Così, di una delle più antiche civiltà del continente europeo non rimase apparentemente traccia. Prati, erbe palustri, eriche e muschi e licheni cancellarono ogni evidenza di un’area che era stata importante e prospera. Su di essa maturò l’immensa distesa delle torbiere.
Ed è stato proprio scavando la torba per il riscaldamento di casa, che un maestro elementare del posto, Patrick Caulfield, negli anni trenta del secolo scorso, ebbe a cozzare contro le pietre del sottosuolo. Dal loro perfetto allineamento intuì non potersi trattare di presenze casuali. Conficcando una sonda nella torba cominciò a rilevare muretti e altri resti. Ma solo quarant’anni più tardi, negli anni settanta, quella sua intuizione si trasformò in una delle più sorprendenti scoperte archeologiche del secolo. Grazie agli scavi del figlio, archeologo, di quel maestro, e delle generazioni successive. Ciò che quelle ricerche, che continuano tutt’ora, rivelarono fu un enorme sistema di campi, abitazioni e tombe coperto e preservato per millenni dagli strati di torba. Qui, inoltre, le ricerche svolte hanno indagato e messo in luce le tracce del solco dell’aratro e la memoria della semina di orzo e frumento, stabilendo un nesso che, dall’Asia centrale all’Europa del nord, racconta un passaggio dell’evolversi millenario dell’agricoltura nella storia dell’uomo.
Si tratta di un paesaggio agrario del Neolitico, che si manifesta con una straordinaria geometria dei manufatti, leggibile e godibile grazie alla presenza di un centro visitatori gestito dall’archeologa Gretta Byrne, nell’ambito dell’OPW (The Office of Public Works) irlandese. Quest’ultima, assieme al proprio maestro, l’archeologo Seamas Caulfield, figlio dello scopritore, rappresenta un segno tangibile di una dedizione e di una cura responsabile del luogo, che va oltre il lavoro specifico dell’archeologo e ci parla del rapporto tra le testimonianze rinvenute, la pastorizia e le buone pratiche nel campo del turismo, e soprattutto, ancora una volta lungo le ricerche del Premio Carlo Scarpa, della relazione tra persone e luoghi “estremi”, sul bordo di un’isola al margine di un continente ma al centro della storia di lunga durata del nostro pianeta.
Iniziativa culturale con il patrocinio di:
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione del Veneto, Città di Treviso

Info: www.fsbsr.it

Alla Fondazione Magnani-Rocca, Pasini e l’Oriente.

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Oriente di fascino e mistero, di paesaggi sconfinati e odalische, di suggestive rovine, di terre lontane, di meraviglie ed esotiche bizzarrie. Quando la prima traduzione delle Mille e una Notte si diffonde in Europa all’inizio del Settecento nasce una nuova corrente di gusto che diventerà presto una vera moda per tutto ciò che viene da Turchia, Persia ed Egitto e che vedrà in Alberto Pasini (Busseto 1826 – Cavoretto 1899), pittore e viaggiatore, uno dei suoi interpreti più raffinati. Quella di Pasini è una storia che contiene altre storie, dipinti come diari di viaggio, orizzonti immaginifici in cui lo spettatore può abbandonarsi, un vero e proprio reportage dall’Ottocento. La Fondazione Magnani-Rocca dedica proprio a Pasini la sua mostra di primavera PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane con oltre 100 opere fra dipinti e lavori grafici. A cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi, a Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 17 marzo al 1° luglio 2018.

È una pittura, quella di Pasini, che prende le distanze dal lavoro di tutti gli altri interpreti della stagione orientalista dell‘Ottocento, perché non si propone di presentare l’immagine dell’Oriente che il pubblico occidentale richiedeva e alla quale era abituato, ma di creare immagini nuove, aprendo un dialogo artistico con una cultura altra, attraverso la presentazione “dall’interno” dei suoi contenuti, usi, costumi, atmosfere. Un modello pittorico e di dialogo artistico che divenne un unicum, e che oggi, per l’importanza del tema, acquista un valore e un significato di grande attualità.

La sua attività di pittore di atmosfere orientaliste, mai presentata al pubblico in una Mostra con questa angolazione e questo taglio interpretativo, ha inizio con un avvenimento, che segnerà tutta la sua carriera artistica: siamo nel 1855 quando Pasini, da poco arrivato a Parigi, viene chiamato a far parte di una delicatissima missione diplomatica francese, incaricata di venire a patti con lo Shah di Persia, per sottrarlo all’influenza russa. Questa straordinaria storia di una delle più avventurose missioni diplomatiche del XIX secolo, che, durante il conflitto russo-turco, fu costretta, per raggiungere Teheran, a circumnavigare la penisola arabica, con l’obiettivo di tenere aperto, con gli strumenti della cultura e della diplomazia, un dialogo tra l’Europa e il Medio Oriente, apre la Mostra dove vengono presentati, per la prima volta tutti insieme, i disegni, le litografie e i dipinti realizzati da Pasini in occasione della missione.
Di questo storico viaggio non avremmo alcun documento se non fossero rimaste le memorie del Conte Joseph Gobineau, primo segretario, che accompagnava il Ministro Prosper Bourée assieme ad altri funzionari e dragomanni, e soprattutto i dipinti, disegni e litografie del pittore incaricato dal Ministro di accompagnare e documentare la missione: Alberto Pasini.

In Mostra, fra l’altro, viene presentata la serie completa dei quaranta disegni realizzati in Persia; la serie delle dodici incisioni pubblicate su “l’Illustration, Journal Universel” e accompagnate dagli articoli di Barbier de Meynard e Paulin; e i grandi dipinti, tra i rarissimi esempi di opere di grandi dimensioni realizzate dall’artista.

Tornato a Parigi nel giugno del 1856, a seguito della fine della guerra, Alberto Pasini inizia a rielaborare i disegni e gli schizzi eseguiti durante il viaggio e presenta negli anni successivi al Salon parigino una serie di dipinti di grande formato, che costituiranno uno dei modelli di riferimento per tutta la pittura orientalista degli anni a seguire. A metà dell’Ottocento, infatti un nuovo contesto di relazioni politiche, economiche, culturali, sociali, porterà alla nascita e allo sviluppo a Parigi di un centro europeo di cultura e produzione artistica a soggetto orientalista, che alimenterà un nuovo gusto collezionistico attento all’estraneo e all’esotico, grazie anche e soprattutto all’opera del più grande mercante parigino di quegli anni, Adolphe Goupil, con cui Pasini stabilirà un contratto di esclusiva, che venderà oltre 300 opere dell’artista.

La Mostra prosegue con una seconda sezione dedicata alle opere realizzate a Istanbul, che diverrà il luogo principale raffigurato dall’artista negli anni a seguire, e che egli declinerà in decine di varianti e soluzioni, a partire dalla grande veduta della Moschea di Yeni Djami, che Goupil venderà al Museo di Nantes nel 1872, fino alle numerose e rumorosamente affollate Scene di Mercato, delle quali realizzerà nel corso degli anni più di trenta versioni, tutte differenti e tutte con una atmosfera unica e irripetibile.
Una successiva sezione viene dedicata alle scene raffiguranti usi e costumi dell’Oriente, con i quali Pasini aveva iniziato ad avere familiarità proprio grazie all’apprezzamento dello Shah di Persia, che lo aveva portato con lui più volte alla caccia col falcone.
In questa sezione alcune opere ad olio vengono accompagnate in Mostra dalle incisioni che Goupil ne trasse (oggi tutte al Museé Goupil di Bordeaux), che valsero a diffondere in Europa e in America il modello di composizione e atmosfera proposto da Pasini. Un’ultima sezione è riservata ai dipinti di atmosfera e di paesaggio, che, grazie a una nuova interpretazione della pittura di veduta e di paesaggio, porteranno nei decenni successivi tanti altri artisti a realizzare opere di simile tenore.

La Mostra inoltre presenta per la prima volta al pubblico opere di grandi dimensioni di musei internazionali mai esposte prima in una Mostra scientifica, quali Pascoli sulla strada da Teheran a Tabriz, olio su tela, cm 120 x 205, firmato e datato A. Pasini 1864, Musée des Beaux-Arts di Rouen; Ricordo dei dintorni di Tripoli, olio su tela, cm 69 x 105, firmato e datato A. Pasini 1865, Marsiglia, Musée des Beaux Arts; e da collezioni private, Corvè per il trasporto dell’artiglieria nelle montagne di Shiraz, olio su tela, cm 117 x 201, firmato e datato A. Pasini 1864, capolavoro esposto al Salon di Parigi nel 1864 e apparso solo in una vendita all’asta del 1987; e Un Marché a Constantinople, olio su tela, cm 130 x 105, esposto al Salon del 1874 e riapparso solo recentemente.

La Mostra è accompagnata da un ricco Catalogo con tavole delle opere a colori e con saggi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Léa Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.

PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 17 marzo al 1 luglio 2018. Aperto anche tutti i festivi (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno). Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16.00, 17.00, visita alla mostra ‘Pasini e l’Oriente’ e ai capolavori del Paesaggismo impressionista della Fondazione Magnani-Rocca (Monet, Renoir, Cézanne) con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it, oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo a cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi. Il catalogo (Silvana editoriale) presenta interventi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Léa Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.


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Bellini e Mantegna si rincontrano a Venezia | Invito alla Querini Stampalia

Due dipinti, identici nella struttura compositiva, realizzati da due grandi artisti del Rinascimento, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini.
Due opere geniali, uguali eppure diverse.

Affascinante, per un profano, cercare le differenze tra le due Presentazioni di Gesù al Tempio, eccezionalmente affiancate nella raffinata mostra proposta dalla Fondazione Querini Stampalia, a Venezia.

Progetto promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e dalla Gemäldegalerie di Berlino con la collaborazione scientifica della National Gallery di Londra.

È la prima volta che s’incontrano, in tempi moderni, la tempera su tela del Mantegna, della Gemäldegalerie di Berlino, e l’olio su tavola del Bellini della Querini Stampalia.

“È l’effetto – sottolinea Marigusta Lazzari, Direttore della Querini Stampalia – di una di quelle alchimie che di tanto in tanto si verificano nella storia. Nel nostro caso, l’impossibile è diventato possibile nel dipanarsi della complessa trattativa che ci ha portato a concedere il prestito del nostro Bellini alla grande mostra su Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, che il 1 ottobre 2018 aprirà alla National Gallery di Londra per poi trasferirsi alla Gemäldegalerie di Berlino il 1 marzo 2019. Il raffronto tra le due “Presentazioni al Tempio” sarà il fulcro di queste esposizioni. Alla nostra disponibilità ha corrisposto quella dell’istituzione berlinese e così, in anticipo sulla rassegna londinese, abbiamo l‘emozione di presentare al pubblico italiano e internazionale, in Querini, i due capolavori finalmente affiancati”.

Ma cosa induce un pittore a far proprio uno schema compositivo utilizzato da un altro artista?

“Sarebbe sbagliato – chiarisce Giovanni Carlo Federico Villa, co-curatore dell’esposizione – immaginarli l’uno accanto all’altro, intenti a dipingere questo medesimo soggetto. Certo la composizione stregò entrambi, ma un lasso di tempo non piccolo separa i due capolavori”.

Andrea Mantegna trascorre i suoi anni giovanili di formazione e di attività a Padova, mentre Giovanni Bellini lavora per tutta la vita a Venezia, sua città natale.
I due maestri sono uniti anche da legami familiari: Andrea Mantegna sposa Nicolosia, la sorella di Giovanni Bellini.

La composizione dev’essere stata concepita nella bottega padovana del Mantegna. La sua Presentazione precederebbe l’altra di una ventina d’anni. Andrea e Nicolosia si sono sposati da poco, nel 1453. Sembrano loro due, Mantegna e la moglie, i personaggi che chiudono la scena sui lati. Forse è un figlio atteso o appena nato ad averla ispirata: una sorta di affidamento augurale in uno stato d’animo comune ai genitori, di fiducia e trepidazione.
Maria, umanissima Madre, quasi non si vuole separare dal Bambino, come facesse resistenza al compimento del destino di tragedia e di gloria del Cristo, che il vecchio Simeone le prospetta con il Vangelo di Luca: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti… E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. 
Le fasce che avvolgono Gesù sono quelle del neonato, ma evocano croce e sepoltura. Giuseppe tiene lo sguardo sul profeta, turbato e grave. Assiste in secondo piano, però centrale: è la parte che gli è toccata nella Storia della Salvezza, di custode silenzioso.

La versione veneziana di Giovanni Bellini si allarga a far spazio ad altre due figure laterali, sulla cui identificazione la critica non ha ancora detto la parola definitiva.
La Presentazione del Mantegna è un poderoso 4/3, quella del Bellini un cinematografico 16/9. Pare un tributo d’affetto questa “foto” di famiglia – un po’ più affollata – intorno alla Sacra Famiglia.

Giovanni dallo stile di Andrea si distanzia nettamente. Mantegna chiude il racconto in un poderoso riquadro marmoreo. Aureole, barbe, stoffe preziose hanno una ricercatezza calligrafica ancora gotica. I colori sono contrastati, il cuscino esce dal dipinto. Ulisse Aleotti, sul finire del Quattrocento, scriveva di lui che “scolpì in pictura”.
La rivisitazione che ne fa il Bellini è levigata dalla luce su un’ampia gamma di rossi. La cornice è scomparsa. Resta solo un parapetto in pietra. Così lo sfondo nero si dilata e il gruppo vi si staglia, guadagnando in enigmatica astrattezza, in modernità.
La tavola, attestata nell’inventario Querini Stampalia dal 1809, è attribuita ormai concordemente a Giovanni Bellini.
Quando, due secoli fa, entra a far parte delle collezioni, è inventariata come opera di Andrea Mantegna anch’essa.
Deve a lui la solidità dell’impianto. Bellini la reinventa, unendo a una classica compostezza quella tensione sperimentale che l’avrebbe accompagnato fino alla fine.

Sala dopo sala si ha l’emozione di entrare nell’universo di una delle più potenti e illustri famiglie veneziane, di ammirarne i tesori artistici, i preziosi arredi. Nel museo d’ambiente mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, biscuit, sculture, globi e dipinti dal XIV al XX secolo, per lo più di scuola veneta, tramandano l’atmosfera della dimora patrizia tra specchi e lampadari di Murano e stoffe tessute su antichi disegni.
Tra le opere esposte, pitture di Lorenzo di Credi, Jacopo Palma il Vecchio, Bernardo Strozzi, Luca Giordano, Marco e Sebastiano Ricci, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Gabriel Bella.

La mostra è insieme un dialogo avvincente fra due maestri del Rinascimento e una scoperta o riscoperta del patrimonio della Fondazione, istituita nel 1869 per lascito dell’ultimo Querini, Giovanni, perché potesse “promuovere il culto dei buoni studj e delle utili discipline”. Si prepara a celebrare il centocinquantesimo con le sue raccolte, la biblioteca, gli innesti architettonici, progettati nell’arco degli ultimi cinquant’anni da Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta. E’ a lui che la Querini Stampalia ha affidato l’allestimento di questo ‘magico confronto’. L’architetto ticinese si misura per la prima volta con una mostra incentrata su due sole opere. L’esposizione trova spazio nelle ultime tre sale della casa museo e diventa la summadell’intero percorso espositivo.

I due quadri sono disposti su due piani convergenti al centro, in modo da guardarsi l’un l’altro, stabilendo quindi un dialogo silente cui gli spettatori possono assistere.
Utilizzando luce proiettata e non più riflessa ERCO, azienda specializzata in illuminazione per l’Arte, adatta la distribuzione luminosa alle caratteristiche e dimensioni delle opere con fasci precisi, dai contorni morbidi e sfumati. La luce digitale, a sorgente LED selezionata singolarmente e ad alta restituzione cromatica, permette la regolazione dell’intensità luminosa e di calibrare con precisione i valori di illuminamento prescritti al fine di preservare le opere nel tempo.

Ne scaturisce una fruizione che induce a far scoprire al visitatore, con un elemento così intangibile ma delicato e importante come la luce, i dettagli più minuti delle due tele.

A questa sorta di ‘epifania’ si arriva preparati. Le due sale introduttive presentano un singolare allestimento che articola il percorso intorno alla suggestione del Bambino in fasce, già prefigurazione del corpo adulto, straziato del Cristo, stretto nelle bende funebri.
La stoffa, posta su pannelli didascalici a tutta altezza, si dipana in tre “nastri”: scorrono paralleli raccontando l’ambito storico, le biografie, ma anche i temi trattati nei due dipinti. Quello superiore e quello inferiore narrano distintamente di Bellini e di Mantagna, quello centrale restituisce le vicende in comune e offre elementi di lettura e di confronto delle due opere.
Un triplice racconto che si stende sotto gli occhi del visitatore e richiama idealmente nel suo ‘svolgersi’, come i rotoli della Scrittura, il compimento della storia della Salvezza.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Silvana Editoriale, in italiano e inglese, con saggi di Brigit Blass-Simmen, Caroline Campbell, Babet Hartwieg, Neville Rowley, Babet Trevisan, Giovanni Carlo Federico Villa.

Titolo
CAPOLAVORI A CONFRONTO
BELLINI / MANTEGNA
Presentazione di Gesù al Tempio

Progetto
a cura di Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley, Giovanni Carlo Federico Villa

Promotori
Fondazione Querini Stampalia di Venezia e Gemäldegalerie di Berlino
con la collaborazione scientifica della National Gallery di Londra

Allestimento
Mario Botta

Realizzazione allestimento e progettazione apparati informativi
We Exhibit

Luogo
Fondazione Querini Stampalia, Venezia,
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252

Mostra
21 marzo – 1 luglio 2018

Inaugurazione
20 marzo 2018, ore 18

Orario
Da martedì a domenica, dalle 10 alle 18
Chiuso lunedì

Biglietti
La visita alla mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Fondazione Querini Stampalia:
Intero € 14; ridotto € 10
Gratuito fino ai 18 anni compiuti
Tutte le domeniche ingresso gratuito ai residenti nel Comune di Venezia

Catalogo
Silvana Editoriale

Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa
Castello 5252, Venezia
Tel. 041 27 11 411
www.querinistampalia.org

In esclusiva nazionale “Poison – il potere del veleno”. Arriva a Napoli la mostra internazionale dedicata ad uno degli aspetti più affascinanti e temuti della natura.

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PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

ARRIVA A NAPOLI LA MOSTRA INTERNAZIONALE

POISON – IL POTERE DEL VELENO

DAL 14 MARZO AL 1 LUGLIO 2018

PALAZZO FONDI Via Medina, 24

www.poison-napoli.it

Nel cuore della città di Napoli riprende vita lo storico Palazzo Fondi con una programmazione culturale e grandi esposizioni a partire dall’affascinante mostra internazionale: POISON – IL POTERE DEL VELENO.

Nei circa 1000 mq di esposizione,  da mercoledì 14 marzo a domenica 1 luglio 2018, viene presentata per la prima volta in Italia la celebre mostra naturalistica dedicata ad uno degli aspetti più affascinanti e temuti della natura: il veleno.

A cura del Prof Enzo Moretto – entomologo, direttore del Museo Esapolis di Padova e consulente scientifico di GEO & GEO (Rai) – questa mostra internazionale declina in maniera viva, semplice, accessibile e interattiva la materia scientifica aprendo all’uso fatto dall’uomo delle sostanze velenose.

Prodotta da Exhibition Hub e promossa dall’associazione culturale Medea Art con il patrocinio del Comune di Napoli, “POISON – IL POTERE DEL VELENO” si può visitare tutti i giorni nelle sale di Palazzo Fondi (via Medina, 24 – Napoli) dalle ore 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18). Per informazioni: www.poison-napoli.it.

Il veleno, la più potente arma che la natura ha distribuito nelle forme più affascinanti, è il grande protagonista di una silenziosa lotta di sopravvivenza per molte specie di esseri viventi. I visitatori avranno la possibilità di vedere con i propri occhi cos’è e dove si nasconde nelle sue mille forme, vivendo una esperienza scienti ca che regala emozioni irripetibili. Entrando eccezionalmente a contatto (e senza rischi) con uno dei più formidabili e fantasiosi segreti della natura.

Grazie all’assistenza di un biologo che interagisce con i visitatori lungo il percorso espositivo, verranno svelati gli aspetti scienti ci legati alle sostanze comunemente chiamate veleno e l’uso, importantissimo, che l’uomo ha imparato a farne, tra antidoti, vaccini e persino importanti medicinali.

Il visitatore potrà ammirare da vicino magni ci e particolarissimi esemplari di vegetali e di animali come il temutissimo Ragno Violino del Cile, la Vedova Nera, la Migale rosa sudamericana; la famosa Rana giallo-oro della foresta del Chocó (la Phyllobates Terribilis), apprendere i segreti della Eyelash Viper, una vipera con le ciglia, del centro e sud Amerca; il Gila Monster, lucertola che può arrivare no a 60 cm, nativa del Messico e di alcune zone degli Stati Uniti e molte altre curiosità e declinazioni del veleno sul pianeta.

La mostra, inoltre, ricostruisce episodi e avvenimenti storici legati all’uso delle sostanze velenose per mano dell’uomo, che a ondano le radici sin dall’antichità. Da Socrate all’imperatore Claudio, alle vicende di Cleopatra, per arrivare più tardi ai complotti rinascimentali di cui Lucrezia Borgia è stata una famosa protagonista. Fino alla storia più recente, tra intrighi internazionali e lotte di potere a vari livelli, la contrapposizione dei blocchi est-ovest, lo spionaggio e la cospirazione politica.

POISON – IL POTERE DEL VELENO è una occasione unica da vivere in famiglia o con la scuola. Una mostra dal forte contenuto educativo che si arricchisce di strumenti interattivi che danno la possibilità ai visitatori di interagire e di mettersi direttamente alla prova, tra stupore, paura, curiosità e meraviglia, comprendendo quanto sa essere grande il potere della natura.

POISON – IL POTERE DEL VELENO

14 marzo – 1 luglio 2018
NAPOLI – PALAZZO FONDI
La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00). Tutte le altre info su www.poison-napoli.it

Il costo dei biglietti:
Adulti € 12,00
Riduzioni (studenti, over65, bambini 3-12) € 10,00 Gruppi € 8,00
Scuole € 6,00

Per i gruppi e le scuole prenotazione obbligatoria + € 1,00

Per avere informazioni su gruppi organizzati e scuole:

Tosc
email: gruppiescuole@tosc.it
telefono: 081 18658167
orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00, sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Medea Art
email : info@medeart.eu
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THE ART OF THE BRICK® | dal 22 marzo alla Promotrice delle Belle Arti a Torino

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The Art of the Brick® a Torino!

22 marzo – 24 giugno 2018

Viale Diego Balsamo Crivelli n. 11 – Torino
Società Promotrice delle Belle Arti

 

I mattoncini LEGO®, i giocattoli più famosi al mondo, diventano un mezzo artistico ricco di potenzialità e arrivano a Torino per una mostra d’arte contemporanea unica nel suo genere. Dal 22 marzo al 24 giugno 2018, The Art of the Brick® approda negli ampi spazi dellaPromotrice delle Belle Arti e mette in mostra oltre 80 imponenti e affascinanti opere dell’artista Nathan Sawaya, creatore stesso dell’esposizione.

Nato negli Stati Uniti, Sawaya è il primo in assoluto ad aver portato i LEGO® nel mondo dell’arte trasformando questo semplice gioco di costruzioni in opere capaci di ispirare e trasmettere emozioni. Che siano reali o immaginari, i personaggi e gli oggetti da lui creati sono sorprendenti e lasciano i visitatori senza parole. Le sue opere sono vere e proprie sculture che trasmettono sentimenti, emozioni e stati d’animo. La capacità di Sawaya di trasformare questo giocattolo comune in qualcosa significativo, commovente e spesso provocatorio, insieme alla sua devozione per la perfezione spaziale e al modo in cui egli concettualizza l’azione, gli permettono di essere uno degli artisti più innovativi di tutti i tempi.

The Art of the Brick® è un viaggio nella straordinaria creatività di Nathan Sawaya e della sua visione dell’uomo, del mondo e dell’arte. La mostra è divisa in cinque sezioni: Lo studio dell’artista, Condizione umana, Espressione umana, la Sala dei ritratti e I maestri del passato.

Nella prima sezione si trovano le opere che replicano i materiali e gli oggetti, come la matita e il computer, che si possono trovare nello studio dell’artista. Un luogo suggestivo e affascinante, dove Sawaya conserva migliaia di mattoncino LEGO® pronti per dare libero sfogo alla sua immaginazione.

Le due sezioni riservate all’uomo, alla sua condizione e alla sua espressione, contengono le opere più complesse della mostra, quelle che partono dallo studio della figura umana per esprimere sentimenti ed emozioni universali, come l’amore, la tristezza e la sconfitta. Sawaya dedica ampio spazio anche a una riflessione personale sulla sua condizione di uomo e di artista nel mondo dell’arte contemporanea.

Nella Sala dei ritratti sono esposte opere che omaggiano amici e artisti che hanno avuto una grande influenza su Nathan, in particolare la moglie, che lui definisce sua musa.

I maestri del passato è tutta dedicata alle ricostruzioni, a volte reinterpretate, di capolavori universalmente riconosciuti: dalla Venere di Milo al Pensatore di Rodin, dalla Monna Lisa di Leonardo alla Notte Stellata di Van Gogh, passando per il Bacio di Klimt. Si tratta di un omaggio dell’artista statunitense ai suoi colleghi e maestri, e anche un modo per avvicinare il pubblico, soprattutto i bambini, alla grande arte.

Non mancano alcune tra le più celebri opere di Sawaya, come Yellow, scultura iconica a grandezza naturale di un uomo che si apre il petto dalla cui cavità escono migliaia di mattoncini LEGO® gialli come il sole, o il grande Tirannosaurus Rex di quasi sei metri di lunghezza!

La mostra comprende, inoltre, una zona interattiva che invita i giovani, ma non solo, a esprimere la propria creatività attraverso i famosi mattoncini, dando svago alla propria immaginazione e alla propria creatività.

The Art of the Brick® è un’esposizione straordinaria e innovativa che ha appassionato e ispirato più di un milione e mezzo di visitatori in tutto il mondo, e che adesso arriva a Torino grazie a Next Exhibition, realtà specializzata nell’organizzazione di esposizioni artistiche, in collaborazione con Terminal2, azienda produttrice della mostra su scala internazionale, e Knight Management, che rappresenta l’artista nel mondo. Dopo la produzione di Titanic – The Artifact Exhibition, J’Arrive – Napoleone Bonaparte, I cinque volti del trionfo e di Human Bodies che si è chiusa con successo lo scorso febbraio, Next Exhibition propone un nuovo interessante progetto per mostrare ai visitatori una forma d’arte inedita e particolare.

A sessanta minuti dai Reali inglesi

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Il centro di Londra è ricco di attrazioni che celebrano qualsiasi cosa che sia reali.  Ma a meno di un’ora di treno di distanza, potrai concederti una giornata fantastica da vero re. Di seguito, alcuni suggerimenti per trascorrere una giornata immerso nella storia e negli eventi reali, dal passato ai giorni nostri.

Richmond Park, Richmond upon Thames

Richmond Park(link is external), un tempo riserva di caccia di Enrico VIII, è una tenuta di oltre mille ettari di colline, aree boschive e distese erbose, in cui ancora oggi puoi trovare cervi e daini. Vero e proprio paradiso per gli amanti delle passeggiate, Royal Park è un’area protetta ideale per sfuggire alla frenesia del centro di Londra, da cui dista soli 45 minuti

Hampton Court Palace, Richmond upon Thames

I visitatori scopriranno che a Hampton Court Palace (link is external)sono ormai finiti i tempi dei musei antiquati e delle esposizioni noiose. L’app digitale Time Explorers (link is external)di Hampton Court Palace ti permette di fare un salto indietro nel tempo, attraverso un’avventura interattiva che coinvolge davvero tutti, dai giovani ai giovani di spirito. Scopri le storie affascinanati sulla vita alla corte dei Tudor e tieni gli occhi aperti per scorgere il fantasma di due delle mogli di Enrico VIII, Jane Seymour e Catherine Howard.

Hatfield House, Hertfordshire

Hatfield House(link is external), a soli venti minuti di treno da Central London, è un luogo importante dal punto di vista storico, oltre ad essere un’imperdibile attrazione legata al mondo dei reali. Proprio qui, nell’Old Palace, Elisabetta I scoprì nel 1558 che sarebbe divenuta regina. Dal 31 marzo 2018 potrai visitare le sale, la galleria, la biblioteca, la cappella e ammirare la Grand StaircasR, particolarmente imponente.

Chalybeate Springs, Royal Tunbridge Wells

A Tunbridge Wells fu conferito il prefisso Royal nel 1909, quando re Edoardo VII si rese conto di quanto questo luogo fosse in voga tra i reali desiderosi di un po’ di vacanza, inclusa sua madre, la Regina Vittoria. I membri dell’aristocrazia avrebbero percorso il breve tragitto da Londra per provare le acque termali a Chalybeate Spring(link is external). Ripercorri i loro passi per un po’ di idromassaggio “hydrohealing” rigenerante, prima di una passeggiata tra le colonne del viale di Pantiles per esplorare i negozi, le gallerie e i ristoranti.

Opera House, Royal Tunbridge Wells

Per un paio di drink prima di cena, visita l’Opera House Pub(link is external). Costruito originariamente nel 1902 come teatro dell’opera per celebrare il Giubileo di diamante della Regina Vittoria, nel 1931 divenne un cinema, prima di essere trasformato in una sala da bingo e, infine, in un pub. Puoi ancora ammirare il palco, l’imponente balconata e la platea original. Due volte all’anno, inoltre, il locale celebra le proprie origini teatrali con la rappresentazione di opere.

Windsor Castle, Berkshire

Ancora oggi, la Regina Elisabetta trascorre spesso i fine settimana a Windsor Castle(link is external); mentre  nella contea di Berkshire la Duchessa di Cambridge trascorse l’adolescenza. Fai un giro nei saloni e nella tenuta del castello. Potrai scoprire molto altro di quest’area in maggio, quando nel castello sarà celebrato il matrimonio del Principe Harry e Meghan Markle.

Eton College, Berkshire

I principi William e Harry hanno studiato a Eton College(link is external), ma non è ancora stato deciso se anche il principe George lo frequenterà. La domenica pomeriggio, il college apre al pubblico i propri spazi espositivi – il Natural History Museum(link is external), l’Eton Museum of Antiquities (link is external)e il Museum of Eton Life(link is external)– nei quali sono custodite collezioni di libri, opere d’arte, manoscritti ed esemplari davvero rari. Inizia la tua visita dal Museum of Eton Life(link is external), incentrato sui seicento anni di storia e tradizioni del college.

Royal Ascot, Berkshire

Se sei un appassionato di emozioni intense, prenota i biglietti per una delle corse che si svolgono al Royal Ascot(link is external), uno dei più importanti ippodromi della Gran Bretagna a meno di dieci chilometri da Windsor Castle. Il circuito vanta un forte legame con la famiglia reale: ogni anno infatti, nei mesi di giugno e luglio, la Regina presenzia alle giornate di gara.

Visita anche:

Prenota un biglietto per una VIP Gondola a bordo della Royal Windsor Wheel (link is external)per una veduta aerea del Windsor Castle.

Visita il Windsor Great Park(link is external), un parco reale che ospita giardini pluripremiati, foreste antiche e passeggiate boschive.

Esplora i Penshurst Place & Gardens (link is external)(Kent) risalenti al XIV secolo, che furono un tempo la tenuta di caccia di Re Enrico VIII.

Scopri Leeds Castle(link is external), situato in un’area magnifica del Kent, che un tempo fu usato da Re Enrico VIII e dalla sua prima moglie, Caterina d’Aragona, e fu dimora privata di sei regine inglesi in epoca medievale.

Mostre gratuite per l’8 marzo e per la Festa del Papà al Forte di Bard

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Il Forte di Bard rende omaggio a tutte le donne in occasione della Festa dell’8 marzo e ai papà nella ricorrenza di San Giuseppe. Il pubblico femminile potrà visitare gratuitamente nella giornata di giovedì 8 marzo le grandi mostre Wildlife Photographer of the Year e Luci del Nord, Impressionismo in Normandia. Inoltre, le signore che acquisteranno una Membership Card del Forte di Bard – che dà diritto a molteplici vantaggi e ad ingressi gratuiti per un anno agli spazi espositivi – avranno diritto ad uno sconto del 50% sull’acquisto delle categorie adulto, senior, studente, famiglia, patron.

Domenica 18 marzo, con un giorno di anticipo rispetto alla ricorrenza che quest’anno cade di lunedì, il Forte festeggerà i papà: coloro che arriveranno accompagnati da figli under 18 potranno entrare gratuitamente alle mostre Wildlife Photographer of the Year e Luci del Nord.
Nell’occasione sarà anche lanciato il contest Instagram Sei Forte Papà! I papà che si registreranno in Bookshop e che pubblicheranno su Instagram un selfie con il proprio figlio per raccontare la loro giornata trascorsa assieme nella fortezza, potranno ritirare un gadget omaggio.

La promozione non è valida per i gruppi che hanno prenotato una visita guidata.
Per usufruire degli omaggi, papà e figli devono presentarsi insieme alla Biglietteria.

Natura Buona celebra le donne con leggerezza e bontà.

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ora che le giornate iniziano ad allungarsi e nell’aria si respirano i primi sentori di primavera, anche gli animi diventano più leggeri e si aprono alle prossime novità.

Natura Buona celebra questa rinascita coccolando le donne, la cui festa ricade tradizionalmente l’8 marzo, il riflesso perfetto della natura che si depura, si scrolla dagli ultimi cristalli di neve e abbraccia i tiepidi raggi del sole.

Come le linee armoniose di un corpo femminile, anche le bottigliette di Natura Buona disegnano una silhouette equilibrata. Le pure spremute 100% frutta – Melagrana, Mirtillo e Goji – sprigionano una moltitudine di profumi. Dal sapore agrodolce della melagrana, riconosciuta per le proprietà antiossidanti, al retrogusto selvatico del mirtillo, passando per le note caratteristiche delle bacche di Goji.

Un mix che vive in sintonia perfetta con la Vitamina D, prodotta dall’organismo grazie proprio ai raggi del sole, che in primavera si fanno più caldi e piacevoli.

E proprio in occasione della Festa della Donna, Natura Buona celebra la bellezza: quella della natura, che ci regala giorno dopo giorno i frutti più golosi e buoni per il nostro organismo, e quella delle donne.

Diventare creativi con le icone scozzesi

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Alcune delle più grandi icone culturali scozzesi degli ultimi 700 anni hanno ricevuto un restyling della moda in occasione di un evento per celebrare la forza e la profondità del settore creativo e tessile del paese.

Creative Legends, il primo evento ispirato alla campagna Leggende di VisitScotland Business Events, ha rivelato 12 outfit creati da stilisti emergenti dell’ Edinburgh College, in collaborazione con Stewart Christie & Co – il più antico sarto su misura scozzese di Edimburgo.

William Wallace, Arthur Conan Doyle, Flora MacDonald e Maggie’ s, benefica di supporto al cancro, erano tra le leggende scozzesi ricreate nei nuovi indumenti esposti alla Scottish National Portrait Gallery di Edimburgo venerdì 23 febbraio.

I personaggi famosi sono stati scelti per riflettere i risultati raggiunti dalla Scozia in settori quali l’ istruzione, le arti, la letteratura, la medicina e la politica.

L’ esclusivo evento su invito, che ha raccolto fondi anche per Maggie’ s, sentito da relatori del settore creativo, dell’ istruzione e del business. I filmati dell’ evento e un caso di studio saranno presentati nel tema creativo del mese prossimo nella campagna Leggende.

La campagna digitale – la prima nel suo genere – mette in mostra il patrimonio di invenzioni, ricerche e conoscenze della Scozia attraverso i suoi attuali esperti ed influenti, alle associazioni e al più ampio mercato di Meeting, Incentivi, Conferenze ed Esposizioni (MICE), nel tentativo di incoraggiare un maggior numero di organizzazioni a scegliere la Scozia per organizzare eventi d’ affari. Continue reading “Diventare creativi con le icone scozzesi”