International Tango Torino Festival | mille ballerini per la 18° edizione (dal 29 marzo al 2 aprile)

Read More

Torino torna a ospitare la magia del ballo più sensuale del mondo grazie all’International Tango Torino Festival, giunto all’età della maturità con la 18° edizione. Dal 29 marzo al 2 aprile, la città si trasformerà in una grande milonga ricca di appuntamenti durante i quali ballare, imparare e assistere alle esibizioni dei più talentuosi tangheri del mondo.
Ideatori e direttori artistici del Festival sono da sempre Marcela Guevara e Stefano Giudice, ballerini di fama mondiale che ogni anno portano nel capoluogo piemontese i migliori maestri in circolazione e appassionati del tango provenienti da tutto il mondo. Nella sua lunga storia, infatti, l’International Tango Torino è diventato un punto di riferimento per tutti gli amanti di questa passionale danza. Un evento conosciuto a livello internazionale che combina in maniera impeccabile qualità della proposta artistica e didattica, capacità organizzativa e attenzione all’ospite e alle sue esigenze.
Strutturato intorno a stage e seminari di studio, il programma del festival si articola in feste, milonghe e spettacoli teatrali che vedranno la partecipazione dei migliori ballerini e musicalizadores sulla scena mondiale.

Le straordinarie coppie di danzatori saranno presentate giovedì 29 marzo al Teatro Nuovo nello spettacolo di apertura, Tango y mas nada. Uno show coinvolgente ed emozionante durante il quale Sebastian Arce y Mariana Montes, Claudia Codega y Esteban Moreno, Facundo Pinero y Vanessa Villalba, Leandro Oliver y Laila Rezk – insieme ai padroni di casa Marcela e Stefano – si esibiranno in sensuali coreografie per trasportare il pubblico nello splendido mondo del tango. La serata di apertura continuerà con la Milonga di Apertura al Club Almagro in Via Perugia 20, dove a partire dalle 22.30Dj Horacio scalderà gli animi con la sua musica.

Venerdì 30 marzo si taglierà il nastro della 18° edizione con la tradizionale Fiesta de Bienvenida. Una festa nella sede storica dell’ITTF, l’8 Gallery, che anche quest’anno si trasformerà in una grande milonga in cui più di mille ballerini potranno muoversi fino all’alba sulle note dell’orchestra Ensemble Hyperiond e di Dj La Ros, seguendo i passi di Sebastian Achaval y Roxana Suarez, Carlitos Espinoza y Noelia Hurtado.

Sabato 31 marzo sarà la volta della Milonga Pomeridiana. La musica di Dj Mauro Beradi accompagnerà i ballerini dalle 17.30 alle 20.30 presso il Tech NH Hotel al Lingotto. La serata continuerà all’8 Gallery con il Gran Baile de Gala. Dj SuperSabino animerà una notte di rara sensualità ed eleganza grazie alle esibizioni di Sebastian Arce y Mariana Montes, Esteban Moreno y Claudia Codega, Facundo Pinero y Vanessa Villalba.

Domenica 1 aprile dalle 18 alle 21 si tornerà a ballare nella Milonga Pomeridiana con Dj Alfredo Petruzzelli presso il Tech NH Hotel. A partire dalle 23, la Gran Fiesta de Pasqua ospiterà le esibizioni di Javier Rodriguez y Fatima Vitale, Leandro Oliver y Laila Rezk che si muoveranno sulla musica dal vivo dell’Orchestra Tango en vivo e di Dj SuperSabino.

Lunedì 2 aprile il Festival chiuderà il sipario sulla 17° edizione dando appuntamento all’anno successivo. Dalle 15.30 Dj Sergio Chiaverini riscalderà l’ambiente alla Milonga pomeridiana presso ilTech NH Hotel. La festa si sposterà alle 21 al Club Amagro che ospiterà la Fiesta de Despedida. Un’ultima occasione per ballare tutti insieme e darsi appuntamento al 2019.

Immancabile è la proposta didattica. Marcela y Stefano e tutte le coppie di maestri guideranno tutti gli iscritti alla scoperta del tango, insegnando la tecnica e l’armonia di coppia, i fondamenti musicali del ritmo e la melodia, il giro con enrosques y contragiri. Imparare i passi seguendo i migliori tangheri del mondo è un’occasione imperdibile per tutti i ballerini che ogni anno partecipano numerosi ed entusiasti ai corsi che sempre più spesso registrano il tutto esaurito con larghissimo anticipo.
Si comincia venerdì con Las Divinas del Tango, il seminario pensato per tutte le donne che potranno apprendere le tecniche del movimento e della postura, la qualità degli abbellimenti, la femminilità con l’aiuto di quattro tra le maggiori esponenti femminili del Tango Argentino: Mariana Montes, Roxana Suarez, Claudia Codega e Vanessa Villalba. Tutto dedicato agli uomini è, invece, il seminario Los Reyes del Tango. Sebastian Arce, Sebastian Achaval e Facundo Piñero guideranno gli iscritti nell’apprendimento della tecnica maschile, del movimento, della camminata, del segnale alla donna, con un’attenzione particolare all’interpretazione della musica. Torna il Seminario de Tango Salon: un’occasione imperdibile per vedere da vicino e confrontarsi con Sebastian Arce y Mariana Montes, Esteban Moreno y Claudia  Codega, Javier Rodriguez y Fatima Vitale, Sebastián Achaval y Roxana Suarez, quattro tra le migliori coppie di questo genere di danza. Altra novità della 18° edizione è ilSeminario di coreografia, con i maggiori esponenti del Tango show, coreografi di compagnie rinomate nel mondo, Sebastian Arce y Mariana Montes, Facundo Pinero y Vanesa Villalba e Leandro Oliver y Laila Rezk.
Non mancheranno le classi per i principianti che potranno frequentare lezioni gratuite tutti i giorni dalle 20 alle 21 nelle date indicate per imparare i primi passi e farsi travolgere dalla “pasion tanguera”.

Mareyeurs: Africa, Europa dei migranti e responsabilità. Il documentario di Matteo Raffaelli in gara in Francia al 31° FIPA

Read More

31° FIPA – Festival International de Programmes Audiovisuels di Biarritz (Francia)

In gara per Audience award competition l’italiano
Matteo Raffaelli
con

Mareyeurs
Produzione Ocean Film di Francesco Congiu

Tra etica del consumo e politica globale, commercio massivo e consumo incontrollato, filiera produttiva africana ed Europa dei migranti, la storia del mareyeur senegalese Ibrahima

In Senegal un milione e mezzo di persone vive di pesca, negli ultimi dieci anni la quantità di pesce è diminuita del 80% a causa dello sfruttamento dei mari e ogni giorno si lotta per una vita migliore, lontano dal proprio paese. Di chi è la colpa?

Trailer disponibile su: https://vimeo.com/232982371

Un quadro inedito della cultura africana, la sua economia e il suo relativo tessuto sociale, dell’Europa dei migranti e dell’impatto che azioni di commercio massivo e consumo incontrollato possono avere sul sistema globale e nella vita di tutti i giorni, partendo dall’esperienza di un mareyeur senegalese, per arrivare fino a noi. È questo Mareyeurs, documentario di Matteo Raffaelli, prodotto da Ocean Film di Francesco Congiu, in gara a uno dei più autorevoli festival di audiovisivo internazionali, il 31° FIPA – Festival International de Programmes Audiovisuels di Biarritz (Francia), il 23 e 25 gennaio 2018. Coproduttore del docufilm è HF4 di Marco Del Bene.

Selezionato tra oltre 1300 proposte giunte da tutto il mondo, il documentario dell’italiano Matteo Raffaelli parte dalla storia di un giovane mareyer senagalese, Ibrahima, per toccare temi universali, tra etica del consumo e politica globale, per offrire un quadro inedito del commercio ittico intercontinentale, legato alle migrazioni, e un racconto attento e minuzioso di come lo stravolgimento di una filiera produttiva locale possa andare a intaccare la vita quotidiana di tutti, su scala mondiale. Qui il trailer: https://vimeo.com/232982371

Ibrahima è un giovane mareyeur, intermediario tra pescatori e dirigenti delle aziende di pesca locali. Preoccupato dalla scarsità del pesce in Senegal e dalla costante diminuzione del suo reddito, matura in lui l’idea di emigrare in Europa. Troverà sul suo cammino delle persone che cercheranno di dissuaderlo e questo lo porterà a mettere in dubbio il suo progetto. ”Mareyeurs” mette in luce il faticoso quotidiano di questo giovane senegalese, portavoce di tutti coloro che, come lui, sono alla ricerca di migliori condizioni di vita. Insieme alla figura di Ibrahima, ad animare e restituire al pubblico il quadro complesso di un’Africa raramente protagonista di documentari come Mareyeurs, è una costellazione di personaggi unici e reali come Mame Fotou Kaire impreditrice a capo del sistema matriarcale del commercio del pesce nella città di Saint Luis.

Dalla lotta del singolo, alla messa in crisi del sistema vitale e produttivo di un paese, dall’iper consumo del pesce, al lavoro delle donne africane, Mareyeurs è la storia, vera, di un giovane che sogna l’Europa; la storia di un sistema di commercio globalizzato che sfrutta i mari africani; la dimostrazione di quali potrebbero essere le conseguenze, in un immediato futuro, se il pesce dovesse esaurirsi in Senegal e la popolazione non potesse più considerarlo una risorsa basilare.

Ad accompagnare il viaggio emozionante di Mareyeurs, in un Senegal raccontato con intelligenza e perizia dal regista italiano Matteo Raffaelli, si uniscono le musiche di Marco Del Bene e Roberto Procaccini e una fotografia in grado di mostrare attraverso quadri cromatici d’impatto e mai banali la bellezza di un mare e un territorio che incontrano le sfumature del cielo africano e la battaglia quotidiana per una vita dignitosa.

In gara il 23 e 25 gennaio 2018 al 31° FIPA – Festival International de Programmes Audiovisuels di Biarritz (Francia), Le Mareyeurs è il primo lungometraggio prodotto da Ocean Film di Francesco Congiu.

MATTEO RAFFAELLI uscito dal Fandango Lab, è autore e regista di documentari. Dal 2005 ha realizzato documentari in Italia e all’estero in collaborazione con Minimum fax media, RAITRE, Rai Storia, Ocean Film, Art Project e Revolver Film.

Tra i suoi lavori principali: “A quattro mani” documentario con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli prodotto da Daniele di Gennaro per RAITRE e presentato in anteprima alla Fiera del Libro di Torino; la trasposizione televisiva per RAI TRE di “Memorie di Adriano”, celebre spettacolo con Giorgio Albertazzi tratto dall’omonimo romanzo di Marguerite Yourcenar, trasmesso anche da SKYARTE e uscito per il gruppo L’Espresso – La Repubblica, prodotto da Minimum Fax; coautore con lo scrittore Fabio Genovesi del soggetto del film “Faccio un salto all’Avana”, distribuito da Medusa Film; “La linea del Pasubio” con Peppe Servillo, prodotto da Marco Nereo Rotelli distribuito da Cinecittà Luce, presentato al Festival di Taormina del 2016 e in onda su Rai Storia. 

OCEAN FILM è una società di produzione audiovisiva basata a Dakar, nata con l’intento di produrre documentari e film che mettano in luce la relazione tra la cultura africana, la sua economia e il relativo tessuto sociale. Nel dicembre 2015, il regista Matteo Raffaelli inizia il lavoro di ricerca sulle attività di pesca tradizionale in Senegal. Con l’appoggio del fondatore della società, Francesco Congiu, nasce il primo progetto di Ocean Film: ”Mareyeurs”. Documentario che tratta del costante esaurimento del pesce nell’oceano. Fatto che non comporta solo un impatto ambientale ma anche sociale, economico e politico. L’intento del film è quello di far capire quali potrebbero essere le conseguenze, in un immediato futuro, se il pesce dovesse esaurirsi in Senegal e la popolazione non potesse più considerarlo una risorsa basilare.

HF4 è una società di comunicazione e marketing digitale impegnata nel mondo dell’editoria e dell’entertainment su molteplici attività basate su una strategia che unisce contenuti, tecnologia e distribuzione. Mareyeurs nasce dalla sinergia con OCEAN FILM nell’obiettivo di dare il via a un nuovo percorso, dedicato alla progettazione e produzione di audiovisivi, supportato da una nuova business unit preposta a questo scopo.

Jumanji: Benvenuti nella Giungla

Read More

Quattro ragazzi scoprono una vecchia consolle e si ritrovano catapultati nel videogame ambientato nella giungla, assumendo le sembianze dei rispettivi avatar, interpretati da Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart e Karen Gillan. Quel che scoprono ben presto è che Jumanji non è semplicemente un gioco e dovranno affrontare la più pericolosa avventura della loro vita o resteranno intrappolati nel gioco per sempre. Curioso? Ecco Jumanji: dai un’occhiata al trailer QUI.

Il film è già uscito il 1 gennaio ed è l’evoluzione del vecchio Jumanji gioco da tavolo che qui si evolve in videogame. Tra i protagonisti ci sono quell’uomo meraviglioso di Jack Black, che apprezzo anche musicalmente, e la mia icona Karen Gillian. Non vedo l’ora di andarlo a vedere!

Importante il “body swap” ossia dei ragazzi che si ritrovano in altri corpi, nei panni dei personaggi del videogioco, con loro punti di forza e debolezza e ciascuno di loro ha delle skill specifiche che consentono all’intero team di sopravvivere alle insidie di Jumanji e non restare bloccati nel gioco (hanno solo 3 vite a disposizione). Resta come nel vecchio la meccanica degli indovinelli in rima. Controlla tutto sul sito ufficiale 

Ma c’è un bonus per voi: su Facebook l’app vi consente di giocare a dei minigame realizzati ad hoc e se l’intera squadra di amici partecipa ed effettua il punteggio più alto potrà aggiudicarsi un viaggio in Thailandia. Scoprila qui.

Guido Strazza protagonista alla Ca’ d’Oro

Read More

La Ca’ d’Oro propone un prestigioso omaggio a Guido Strazza per i suoi imminenti 95 anni. Lo fa in occasione della donazione di un nucleo di oltre 40 opere – 12 dipinti e 36 opere grafiche – che l’artista romano, da sempre “veneziano di adozione”, ha deciso a favore della Galleria Giorgio Franchetti.
Si tratta di un nucleo di lavori molto specifici di Strazza, da lui dedicati prevalentemente alle geometrie dei Cosmati, gli abilissimi marmorari romani che nei primi due secoli dopo il Mille impreziosirono con opere di assoluta maestria chiese e palazzi, attingendo a più antichi modelli veneto bizantini.
Ad unire la Cà d’Oro, Guido Strazza ed i Cosmati c’è la figura di Giorgio Franchetti.

“In questa mostra, un grande artista e un grande collezionista sono uniti, a distanza di un secolo, da due fattori comuni ad entrambi: il mecenatismo e la passione per i marmi antichi”, sottolinea Claudia Cremonini, Direttore della Cà d’Oro e co-curatrice della Mostra.

Franchetti si cimentò direttamente in uno degli edifici simbolo di Venezia, la Ca ‘ d’Oro, da lui acquistata e donata allo Stato nel 1916. Strazza fu attratto dai pavimenti musivi delle basiliche romane negli anni della seconda guerra mondiale.

Realtà, simbolo e astrazione si fondono, combinati dalla passione per le pietre pregiate, accanitamente raccolte da Giorgio Franchetti, tra Roma, Firenze e amorevolmente da lui rimontate nel pavimento della Ca d’Oro; contemplate, copiate da Strazza in anni difficili, di armonia perduta, e rielaborate decenni dopo, tra gli anni Settanta e Ottanta: geometrie colorate riaffioranti nella memoria e dall’anima.
L’interesse di Strazza per i Cosmati muove da quell’incunabolo di ispirazione che fu il Futurismo: da lui conosciuto con la guida di Filippo Tommaso Marinetti.
Le ruote di porfido con le fasce circolari dovevano essere familiari a un aeropittore, che fu davvero pilota di aviazione. Le riflessioni su movimento, spazio e luce, il rapporto con le altre arti,  in particolare la musica, sarebbero stati sempre al centro della riflessione di Strazza, dei suoi segni, sia pittorici sia grafici, e partono da quella giovanile e precocissima esperienza.

“Con Guido Strazza per la Ca’ d’Oro – sottolinea Daniela Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto e co-curatore della Mostra – si ripropone al pubblico una genuina relazione tra arte antica e arte moderna. Un sincero rapporto d’amore tra l’icona’ architettonica, già attualizzata da Giorgio Franchetti agli inizi del Novecento, e l’opera di Guido Strazza, nella sua ideale e moderna prosecuzione di pensieri senza tempo”.

Nell’occasione dell’esposizione del prestigioso corpus di opere di Guido Strazza, Claudia Cremonini ha deciso di proporre al pubblico, in un suggestivo dialogo tra opere antiche e contemporanee, un nucleo di testimonianze dei maestri lapicidi alto medievali, patrimonio del Museo veneziano. Non solo i celebri pavimenti cosmateschi, dunque. Ma anche, in rapporto diretto e formalmente stringente con alcuni pezzi della donazione, frammenti lapidei, ceramiche, elementi architettonici della stessa Ca d’Oro, o inseriti in essa dal Barone Franchetti, che, nella loro maggioranza, non sono mai stati esposti al pubblico.
“La mostra – sottolinea il Direttore della Galleria – rende evidente l’assonanza tra la produzione qui esposta di Strazza, i”Segni di Roma”, e le “Pietre di Venezia” della Ca’ d’Oro e, in particolare, con  due delle meraviglie per essa ideate da Franchetti: la Cappella del Mantegna, rivestita da preziosi marmi venati, e il mosaico pavimentale dell’atrio. A ribadire il rapporto dialettico tra modello originario e creazione di opere nuove di cui Ca’ d’Oro stessa è oggi testimonianza”.

Informazioni e Prenotazioni 

T. +39 041 5200 345 www.cadoro.org www.facebook.com/MuseoCadoro

Memoria e Progetto GUIDO STRAZZA PER CA’ D’ORO. Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro (Cannaregio 393); 10 dicembre 2017 – 8 aprile 2018 . Orari: Lunedì: 8.15 – 14 (chiusura biglietteria alle 13.30); martedì – domenica: 8.15 – 19.15 (chiusura biglietteria alle 18.45), chiuso il e il 1 maggio
Trasporti: da Piazzale Roma o Ferrovia vaporetto linea 1, direzione Lido, fermata Ca’ D’Oro (circa 10 minuti); da Piazza San Marco vaporetto linea 1, direzione p.le Roma, fermata Ca’ D’Oro (circa 20 minuti)

Alexander Iolas, una leggenda dimenticata.

Read More


La mostra “Call for Iolas’ House” a cura di Stefania Briccola, Leo Guerra, Cristina Quadrio Curzio – prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – è dedicata alla villa-relitto del leggendario gallerista Alexander Iolas (Alessandria d’Egitto, 25 marzo 1907 – New York, 8 giugno 1987).
Alexander Iolas fu il primo direttore artistico della Galleria Gruppo Credito Valtellinese – Refettorio delle Stelline di Milano- e colui che commissionò ad Andy Warhol il dipinto “The Last Supper” – oggi in collezione Creval – ispirato dal capolavoro di Leonardo da Vinci situato proprio di fronte alla Galleria.
La villa, costruita fra il 1965 e il 1968 ad Agia Paraskevi ad Atene con il contributo di svariati architetti e con la consulenza degli stessi artisti, nelle intenzioni del suo proprietario doveva diventare un museo vivo dedicato all’arte contemporanea, ma oggi è solo un monumento dedito all’assenza e al declino: dopo la morte improvvisa di Iolas, dapprima l’importante collezione di opere d’arte contemporanea e antica, poi le partizioni ornamentali con gli arredi interni ed esterni, sono stati sottratti e vandalizzati.
La mostra che prende avvio in Sicilia, a Palazzo Costa Grimaldi ad Acireale (Catania), dal 15 dicembre 2017 sino all’inizio di marzo 2018, focalizzerà la triste ed avvincente storia della villa attraverso le testimonianze di alcuni artisti e galleristi che vi hanno lavorato o risieduto occasionalmente (tra cui Novello Finotti, Fausta Squatriti, Marina Karella, Renos Xippas..), accresciuta dai racconti del suo biografo ateniese e di altre figure, italiane ed internazionali, appartenute a vario titolo alla ‘scuderia Iolas’ nel secondo dopoguerra, oggi assurte al ruolo di personalità della cultura e delle arti sulla scena internazionale.
Il titolo “Call for Iolas’ House” suggerisce un monito e contemporaneamente una richiesta.
La speranza dei curatori è quella di focalizzare l’attenzione del pubblico attorno a un autentico sito archeologico della contemporaneità attualmente non riconosciuto, tracciandone al contempo una prospettiva di rinascita come luogo di scambio e di produzione della cultura del contemporaneo.
La storia dell’arte contemporanea è passata da Villa Iolas e dal suo leggendario fondatore, mercante e collezionista.
Al suo interno furono sistemate, in forma quasi sempre complementare allo spazio architettonico e all’affascinante giardino attico che la circonda, opere di Warhol, Ernst, Brauner, de Saint Phalle, Tinguely, Takis, Fontana, Finotti, Karella, De Chirico, Berrocal, Mattiacci e numerosi altri protagonisti delle avanguardie del XX secolo, della Pop Art e del Nouveau Réalisme. La perdita, certo definitiva vista la dispersione commerciale e lo smembramento, della collezione Iolas avvenuta negli ultimi trent’anni, impone al progetto espositivo due percorsi: quello dell’esposizione di una serie di opere ‘di confronto’, esperibili nelle collezioni private internazionali e nella collezione del Credito Valtellinese e quello della ricostruzione scenografica di selezionate installazioni artistiche della villa, attraverso il re-made dei capolavori perduti.
In quest’ultimo intervento la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese ha voluto coinvolgere allievi ed insegnanti dei licei artistici di Giarre, in provincia di Catania, e di Morbegno in provincia di Sondrio, sedi nelle quali il Gruppo Credito Valtellinese opera commercialmente.
In mostra anche un video originale con le testimonianze di personalità che furono vicine a Iolas. Dal suo biografo Nikos Stathoulis, ad André Mourge, che fu suo compagno di vita, ad artisti come Marina Karella, Fausta Squatriti, Novello Finotti. Ma anche testimonianze di chi lavorò con lui e di semplici “uomini della strada” che, nella Atene di oggi mostrano l’oblio in cui sembra essere caduto “Alessandro il Grande”, uno dei mercanti più famosi al mondo di cui nessuno ha sentito parlare. E con lui, la sua mitica casa in Agia…


Coordinate mostra

Titolo
CALL FOR IOLAS HOUSE 

Sede
Galleria Credito Siciliano Piazza Duomo, 12 – Acireale

Durata
15 dicembre 2017 – 4 marzo 2018

Inaugurazione
giovedì 14 dicembre ore 19, Galleria Credito Siciliano

Orari e ingressi
Galleria Credito Siciliano

da mercoledì a domenica 10.00 – 12.00 \ 17.00 – 20.00
aperture straordinarie su prenotazione

chiuso lunedì e martedì
INGRESSO LIBERO

Informazioni
Coordinatore area Sicilia – Filippo Licata tel. +39 095.600.208

licata.filippo@creval.it
Galleria Credito Siciliano

tel. +39 095.600.208 | galleriearte@creval.it – www.creval.it

4 gen. Cooking Show: la cucina Anti-Spreco. Cosa fare degli avanzi di Natale? A WEGIL l’evento con lo chef Fabio Toso

Read More

COOKING SHOW
La cucina anti – spreco a WEGIL

Un laboratorio originale per grandi e piccoli condotto dallo chef Fabio Toso su come riutilizzare gli avanzi delle feste.

Giovedì 4 gennaio 2018, ore 19.00 – WeGIL – Largo Ascianghi 5, Roma

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Sarà lo chef Fabio Toso il 4 gennaio a dare il via al nuovo anno con un vero e proprio “cooking show” all’insegna dell’anti – spreco e del riciclo.

Lo chef, da vero maestro di cerimonie, insegnerà al pubblico di famiglie e curiosi come realizzare delle gustose proposte gastronomiche impiegando quello che è rimasto in dispensa dopo i banchetti delle feste. Cornice dello spettacolo dedicato al food e alla cucina  natalizia è l’hub culturale WEGIL, rinato grazie a Regione Lazio con Artbonus e gestito da Lazio Crea, che dall’8 dicembre si sta posizionando nell’offerta culturale della capitale con concerti, live, djset, teatro, degustazioni, iniziative per bambini e incontri accademici.

Fabio Toso, cuoco conosciuto in tutto il territorio regionale e nazionale, guiderà il pubblico in una serie di ricette e percorsi gastronomici legati ai menù delle feste ma riutilizzabili in ogni momento dell’anno: un appuntamento di inizio anno davvero originale che si lega al concetto del riciclo e dell’anti spreco per terminare le feste natalizie in modo del tutto originale. Una lezione spettacolo sul mondo del cibo e degli ingredienti del grande e ricchissimo paniere del territorio laziale che lo chef conosce molto bene.

La lezione – spettacolo sul cibo fa parte della serie di eventi in programma nel nuovo nuovo palazzetto della cultura romano gestito da Regione Lazio, Lazio Crea e Arsial per tutto il periodo delle festività natalizie.

Sotto le feste, infatti, WEGIL è diventato un polo culturale da vivere dagli 0 ai 90 anni, un contenitore unico in grado di ospitare iniziative per tutti i gusti, generazioni e generi, spaziando dalla mostra “Leggere” del genio della fotografia Steve McCurry, per arrivare alle installazioni artistiche affidate a nufactory, al fumetto, ai laboratori e spettacoli per bambini e alle degustazioni.

Un incubatore di eccellenze del Lazio nella struttura di marmo e vetro progettata da Moretti, oggi hub culturale restituito alla città dopo anni di chiusura al pubblico per ospitare il fermento capitolino e regionale. Lo storico palazzo di Trastevere, concepito dall’architetto Moretti è stato ripensato utilizzando i criteri dell’innovazione e della modernità.

WEGIL – www.wegil.it – Info e prenotazioni: info@wegil.it
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

Il Corpo protagonista de “I Colori del Sacro”, dal 3 febbraio 2018

Protagonista della nona edizione de “I Colori del Sacro” (Padova, Museo Diocesano dal 3 febbraio al 24 giugno 2018) è il corpo.

Il corpo inteso nei suoi aspetti fisici, nel rapporto con ciò che lo circonda, con l’ambiente, con le persone ed anche con il Sacro; nel rapporto e nel confronto con la diversità e la disabilità.

Il corpo è carne, ossa, muscoli, ma anche cervello e cuore, pensiero e sentimenti. Quello che si vede esternamente è solo una parte del tutto. Materialità e immaterialità, quindi. Percezione di sé e relazioni. Anatomia e significati archetipici.

“I Colori del Sacro” è da sempre un’occasione di esplorazione, di confronto e di dialogo: il linguaggio dell’illustrazione è per sua vocazione universale, abbatte le barriere e arriva dritto al bersaglio, alla sensibilità di chi osserva; è in grado di trasmettere informazioni e emozioni, a tutti, con immediatezza.

La visita alla mostra nelle intenzioni degli organizzatori è concepita e organizzata come un momento formativo e di crescita, di divertimento e di godimento estetico ed infine di sperimentazione attraverso laboratori ed esperienze di gruppo. Tante le attività progettate appositamente per le scuole, per le famiglie, per i gruppi di giovani e di adulti. Un centinaio gli illustratori invitati e selezionati che ci racconteranno la loro personale visione del corpo, tra questi Martin Jarrie (Francia), Gabriel Pacheco (Messico), Javier Zabala (Spagna) e gli italiani Anna Castagnoli, Giovanni Manna, Simone Rea.

In occasione della mostra Topipittori nella collana PIPPO (Piccola pinacoteca portatile), di recente insignita del Premio Andersen 2017 per il miglior progetto di divulgazione, ha pubblicato “Essere Umani. Il corpo nell’arte, dalla Preistoria ad oggi” album illustrato da Sylvie Bello con i testi di Andrea Nante: un libro prezioso che vuole avvicinare i più giovani ai grandi protagonisti dell’arte, coinvolgendoli nel rielaborare con il proprio segno le opere d’arte, offrendo spunti e approfondimenti attraverso la dinamica del quaderno attivo, da usarsi sia a scuola sia in famiglia.

La mostra ha originato il progetto “Un diSegno per il Corpo”, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Padova: in due plessi scolastici della città Antonio Panzuto, curatore del progetto, ha guidato e fatto lavorare delle classi di bambini sul tema del corpo e della sua rappresentazione. Le opere dei bambini con le loro voci, le loro paure i loro desideri ci invitano a fermarci e a farci riflettere: piccole opere d’arte che saranno valorizzate nell’allestimento della mostra.

Questa grande mostra-laboratorio, unica in Italia per dimensione e modello culturale –racconta Andrea Nante direttore della rassegna – sarà arricchita da eventi, iniziative dedicate al mondo dell’arte, della danza e della musica. Il mio desiderio è l’apertura alla città e la creazione di sinergie che possano fare sentire il pubblico al centro della nostra progettazione culturale.

Prenotazioni e Informazioni
Rassegna Internazionale di illustrazione I colori del sacro
Segreteria organizzativa:
tel. +39 049 652855 / +39 049 8226167
fax +39 049 8210085
info@icoloridelsacro.org
www.icoloridelsacro.org
www.museodiocesanopadova.it
Museo diocesano di Padova

La Strage degli Innocenti in mostra ad Aosta

Illustri ospiti ad Aosta
La strage degli innocenti di Guido Reni

Aosta, Museo Archeologico Regionale
Piazza Roncas, 12
13 gennaio – 18 febbraio 2018
Orario: 9-19, tutti i giorni

 L’Assessorato dell’istruzione e cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta informa che venerdì 12 gennaio 2018, alle ore 18, sarà inaugurata, presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta, l’esposizione dedicata ad un capolavoro assoluto della storia dell’arte italiana: La strage degli Innocenti di Guido Reni. Il magistrale dipinto di Guido Reni (Bologna, 1575-1642), delle collezioni della Pinacoteca nazionale di Bologna, sarà il protagonista di una mostra-dossier di alto livello scientifico, curata da Mario Scalini ed Elena Rossoni.

“L’evento espositivo proposto al Museo Archeologico Regionale di Aosta – afferma l’Assessore all’Istruzione e Cultura Emily Rini – rappresenta un importante esempio di armonizzazione delle attività di valorizzazione dei beni storico-artistici pubblici ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra la Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali e il Polo Museale dell’Emilia-Romagna”.

Il capolavoro di Guido Reni, realizzato nel 1611 per la cappella Berò nella Chiesa di San Domenico a Bologna è al centro di un articolato percorso espositivo, arricchito da apparati multimediali, che ne ripercorre la storia. La pala d’altare, un olio su tela di grandi dimensioni (cm 268×170), mette in evidenza le straordinarie doti pittoriche dell’artista, narrando il drammatico episodio del Vangelo di Matteo con insuperata efficacia espressiva.
In mostra sarà presentata per la prima volta anche una Testa di Madonna attribuita a Raffaello proveniente dalle Gallerie Estensi di Modena. Un’occasione unica per il pubblico per ammirare due opere straordinarie, accostate all’insegna de “Il Raffaellismo di Guido Reni”, secondo la tesi curatoriale.
“La Strage degli Innocenti – ricorda il curatore Mario Scalini – è con ogni probabilità il dipinto più noto di Guido Reni, divenuto il punto di riferimento più pregnante per la comprensione dell’iter del maestro, che da sempre viene contrapposto alla figura di Caravaggio. Da un punto di vista schiettamente artistico è importante rendersi conto del percorso costruttivo dell’immagine per comprendere meglio i contenuti filtrati dall’artista e voluti dal committente. Innanzi tutto si deve prendere atto del forte richiamo a Raffaello che, intenzionalmente il maestro volle attuare”.

“Un’esposizione temporanea incentrata su di un singolo capolavoro della storia dell’arte – commenta Daria Jorioz, dirigente delle Attività espositive dell’Assessorato alla Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta – consente al visitatore di comprendere e approfondire cosa si cela “dietro l’immagine”, come affermava Federico Zeri. È questo il caso della rassegna al Museo Archeologico Regionale di Aosta, il cui fulcro è la sontuosa pala d’altare di Guido Reni La Strage degli innocenti, straordinario documento della cultura figurativa delineatasi tra lo scadere del XVI e i primi decenni del XVII secolo, di rientro dalla mostra francese del Musée Condé di Chantilly che conserva l’opera di Nicolas Poussin dedicata allo stesso soggetto”.

L’esposizione La Strage degli innocenti. Manifesto del Raffaellismo di Guido Reni resterà aperta sino a domenica 18 febbraio 2018, dalle 9 alle 19, tutti i giorni. Il costo del biglietto d’ingresso è di 6 euro intero, 4 euro ridotto; 4 euro per i soci del Touring Club Italiano e 3 euro Alpitur; entrata gratuita per i minori di 18 anni e per le scuole.
Il Giornale della mostra, con testi di Mario Scalini, Elena Rossoni, Daria Jorioz e Anna Pelagotti, sarà posto in vendita in mostra al prezzo di 4 euro.
Per informazioni:
Regione autonoma Valle d’Aosta
Assessorato Istruzione e Cultura
Attività espositive: tel. 0165.275937
e-mail: u-mostre@regione.vda.it
Museo Archeologico Regionale: tel. 0165.275902
u-mostre@regione.vda.it
www.regione.vda.it

Alla Fondazione Benetton, le Giornate internazionali di studio sul paesaggio 2018


Animali, giardini, paesaggi

Giornate internazionali di studio sul paesaggio
quattordicesima edizione

giovedì 15 e venerdì 16 febbraio 2018
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta 7

Comunicato Stampa

E’un tema decisamente originale e altrettanto stimolante quello che la Fondazione Benetton Studi Ricerche affronterà, giovedì 15 e venerdì 16 febbraio a Treviso, nella quattordicesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio.
L’argomento che il Comitato scientifico della Fondazione ha scelto per questo appuntamento, coordinato da Luigi Latini e Simonetta Zanon, è infatti “Animali, giardini, paesaggi”.
Ad affrontarlo sono stati chiamati storici dell’arte e filosofi, paesaggisti e agronomi, architetti, etnografi, geografi, registi. Competenze diversissime e traversali perché trasversale, oltre che affascinante, è l’interazione flora-fauna nella creazione di un paesaggio artificiale, come può essere un parco e un giardino o un’area di coltura agraria, o nel formarsi ed evolversi naturale di un ambiente.
Gli animali che popolano un paesaggio sono reali ma possono essere fantastici, vivi o eternati in statue, mosaici o altri manufatti artistici. Delfini di pietra dalla cui bocca sgorga l’acqua, cervi affiancati a divinità di marmo, rappresentazioni in mosaici pavimentali, animali-divinità, mostri… Oppure, ammiratissimi pavoni bianchi e cigni, protagonisti in tanti giardini all’italiana e parchi storici. O ancora, laghetti e peschiere che, oltre che piacevoli alla vista, avevano la funzione di essere riserva di pesci. Fino agli animali ricreati dall’ars topiaria.
Attraverso giardini e parchi sono stati introdotte non solo nuove varietà di piante che hanno poi colonizzato interi territori, ma anche animali egualmente provenienti da terre lontane, anch’essi poi moltiplicatisi al di fuori dei recinti originari.
Nella cultura del giardino giapponese, ma più tardi anche in Europa, il gusto per il naturalismo ha portato a ricreare nei giardini, anche urbani, ciò che in termini di flora ma anche di fauna si poteva osservare in ambiti naturali. Con le conseguenze di popolamento di specie animali sino al tempo non presenti nelle città.
In agricoltura va citato, ad esempio, l’impatto che tra ‘ 500 e ‘800 hanno avuto nelle nostre pianure i filari di gelsi, piantati per consentire gli allevamenti dei bachi da seta.
Ma i temi possibili sono infiniti. Per restare a secoli più vicini, un racconto a sé è quello dei luoghi progettati per “contenere” e mostrare gli animali, ovvero zoo, parchi tematici, e progetti di habitat nei quali avviene una vera e propria messa in scena del mondo animale. Per l’ambito agricolo e la sua evoluzione nella contemporaneità, si pensi al ruolo delle api e dell’apicoltura negli ambienti urbani, dal punto di vista ecologico, didattico e persino di progetto, o a quello che gli erbori possono giocare nella cura e nel mantenimento del paesaggio, in campagna come in città.
Senza trascurare l’affascinate connubio tra flora e fauna nella storia del giardino, nell’arte, ma anche nel costume e persino nello sguardo del cinema. Il serpente e il melo del Paradiso Terrestre possono essere i simboli di una storia che scende sino alla notte dei tempi.
Quello che queste Giornate di studio cominceranno a dipanare è un gomitolo multicolore di fili che legano piante e animali, ed entrambi all’uomo.

Interventi di Margherita Azzi Visentini, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, già Politecnico di Milano; Gabriele Bovo, Città Metropolitana di Torino, Servizio Pianificazione e Gestione Rete Ecologica; Serge Briffaud, École nationale supérieure d’architecture et de paysage de Bordeaux; Hervé Brunon, Centre André Chastel, Paris; Gilles Clément, paysagiste, Paris; Jean Estebanez, Université Paris-Est Créteil, département de géographie; Pauline Frileux, École nationale supérieure de paysage-Larep, Versailles; Davide Gambino, regista, Palermo-Bruxelles; Andrea Ghisoni, dottore in architettura, Milano; Owain Jones, Bath Spa University, College of Liberal Arts; Federico López Silvestre, Università di Santiago de Compostela, Dipartimento di Storia dell’Arte; Christina May, storica dell’arte, Ahrenshoop; Monique Mosser, École nationale supérieure d’architecture de Versailles, Centre André Chastel, Paris (Honoraria); Dirk Sijmons, H+N+S Landscape Architects, Amersfoort; Jan-Erik Steinkrüger, Università di Bonn, Dipartimento di Geografia; Mauro Veca, apicoltore urbano, ilmielediElia, Milano.

Comitato scientifico studi e ricerche sul paesaggio
della Fondazione Benetton Studi Ricerche:

Luigi Latini, architetto, Università Iuav, Venezia (presidente);
Maria Teresa Andresen, paesaggista, Università di Porto;
Giuseppe Barbera, agronomo, Università degli Studi, Palermo;
Hervé Brunon, storico del giardino, cnrs, Centre André Chastel, Parigi;
Anna Lambertini, paesaggista, Università di Firenze;
Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura, Versailles;
Joan Nogué, geografo, Università di Girona, Osservatorio del Paesaggio della Catalogna;
Lionello Puppi, storico dell’arte, professore emerito dell’Università Ca’ Foscari, Venezia;
José Tito Rojo, botanico, Università di Granada;
Massimo Venturi Ferriolo, filosofo, Politecnico di Milano.

membri onorari
Carmen Añón, paesaggista, Università di Madrid;
Domenico Luciani, architetto, direttore della Fondazione Benetton dal 1987 al 2009, ideatore
e responsabile del Premio Carlo Scarpa dal 1990 al 2014;
Partecipano ai lavori del comitato
il direttore della Fondazione Marco Tamaro, con funzione di segretario, e i coordinatori
aree ricerca: Patrizia Boschiero (edizioni), Francesca Ghersetti (centro documentazione), Massimo Rossi (cartoteca), Simonetta Zanon (laboratori/progetti per il paesaggio).

Informazioni:
Il programma è disponibile nel sito www.fbsr.it
Le giornate di studio sul paesaggio sono progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon.
La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite e-mail all’indirizzo paesaggio@fbsr.it oppure telefonicamente al numero 0422 5121 (lunedì-venerdì ore 9-13,14-18).
È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi.
Le giornate di studio saranno disponibili in diretta streaming nel sito della Fondazione www.fbsr.it.
Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali che ne faranno richiesta saranno riconosciuti i crediti formativi.

TEFAF sostiene importanti progetti di restauro

TEFAF SUPPORTA LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DEL MUSEU NACIONAL DE ARTE ANTIGA, PORTOGALLO, E DEL MUSEUM OF FINE ARTS DI BOSTON, STATI UNITI.

Il Comitato Esecutivo di The European Fine Art Foundation (TEFAF) ha stanziato un premio di 50.000 dollari a favore del Museu Nacional de Arte Antiga (MNAA), Portogallo, e del Museum of Fine Arts, Boston, Stati Uniti, al fine di supportare i rispettivi progetti di restauro e conservazione. Il Fondo sosterrà la conservazione della “Capela das Albertas”, parte integrante del Museu Nacional de Arte Antiga ed esempio incredibile di “chiesa dorata” portoghese. Negli Stati Uniti, il Fondo finanzierà il restauro di Portrait of a Woman with a Gold Chain [Ritratto di una Donna con Collana d’Oro] di Rembrandt Harmensz van Rijn, uno dei due ritratti ovali donati al Museum of Fine Arts di Boston alla fine del XIX secolo. Il ritratto è rimasto costantemente esposto, e mai trattato, per 50 anni. Ciascuno dei due progetti si prefigge di presentare ai visitatori dei musei la bellezza originale di queste opere, preservando il patrimonio culturale per le generazioni a venire.

Il TEFAF Museum Restoration Fund è stato organizzato nel 2012 per aiutare i musei e le istituzioni di tutto il mondo a restaurare e conservare le opere delle loro collezioni d’arte. Si tratta di una delle tante iniziative di TEFAF che dimostra l’impegno costante della Fondazione nei confronti del patrimonio culturale e della sua protezione. Tutti i musei e le istituzioni che hanno preso parte a TEFAF Maastricht possono fare richiesta dei fondi, che vengono poi allocati da un gruppo indipendente di esperti.

Le presentazioni di ciascun progetto saranno visibili a TEFAF Maastricht, la Fiera di arte e antiquariato più importante del mondo che si terrà dal 10 al 18 marzo al MECC (Maastricht Exhibition and Congress Centre) di Maastricht, Paesi Bassi.

Museu Nacional de Arte, Portogallo

Il museo si trova nel “Palácio Alvor”. La parte più antica del complesso è la cosiddetta “Capela de las Albertas”, cappella femminile dell’Ordine delle Carmelitane Scalze. Prima nel suo genere, fu fondata tra il 1583 e il 1598, insieme al palazzo a cui è collegata tramite una sagrestia, formando un esempio iberico di “palazzo-convento”. Insieme a questi due componenti vi è un’estensione del XX secolo che comprende la parte che oggi ospita il Museu Nacional de Arte Antiga.

La “Capela de las Albertas” rappresenta un incredibile esempio di “chiesa dorata”, caratterizzata da un interessante contrasto tra la semplicità dell’architettura esterna e la ricchezza degli interni. Dentro la chiesa, incisioni dorate e piastrelle formano un’armonia che abbraccia architettura, pittura, scultura e arti decorative.

La cappella è decorata con piastrelle di diversi periodi, da quelle spagnole del XVI secolo a quelle portoghesi del XVII e XVIII secolo. La sagrestia è ricoperta di piastrelle a figura singola che rappresentano il meglio della qualità della fine del XVII secolo. Lo scopo del progetto è conservare e restaurare queste piastrelle, arricchendo l’offerta al pubblico e offrendo nuove letture delle esposizioni del museo.

Museum of Fine Arts, Boston, Stati Uniti
Il Museum of Fine Arts di Boston ospita una collezione straordinaria di quasi 500.000 opere d’arte. Tra queste, una coppia di ritratti ovali: Portrait of a Man Wearing a Black Hat [Ritratto di un Uomo con un Cappello Nero] (1634) e Portrait of a Woman with a Gold Chain [Ritratto di una Donna con Collana d’Oro] (1634), entrambi di Rembrandt Harmensz van Rijn (1606 – 1669). Il museo intende restaurare entrambe le opere di Rembrandt e grazie al supporto di TEFAF per il restauro di Portrait of a Woman with a Gold Chain, si è impegnato a effettuare il trattamento di Portrait of a Man Wearing a Black Hat.

Nonostante Portrait of a Woman with a Gold Chain sia strutturalmente stabile, il suo aspetto è problematico. Il dipinto non ha subito alcun trattamento per circa 50 anni, e ora ci sono diversi strati di vernice irregolari, insieme a precedenti ritocchi malfatti che oscurano la superficie dell’opera. Oltre a essere stato pulito in modo irregolare in passato, aveva subito l’applicazione di uno spesso strato di pittura sintetica (PVA) che col tempo è divenuta molto grigia e poco satura, oscurando ulteriormente il ritratto.

L’opera può essere pulita per rimuovere i vecchi strati di vernice che hanno perso colore, e correggere l’aspetto distorto dell’opera. Successivamente, un restauro porterà il dipinto molto vicino all’aspetto originale voluto dall’artista.

Il completamento del progetto rivelerà la qualità e bellezza di questo straordinario ritratto. Inoltre, rivelerà il pregio dei materiali e delle tecniche usate per realizzarlo, che saranno oggetto di studio e divulgazione pubblica e accademica.

Il gruppo internazionale di esperti che ha deciso a chi destinare il Fondo del 2018 è stata presieduta dal Professore Dr. Henk van Os, ex direttore del Rijksmuseum di Amsterdam e attuale Presidente del Comitato di Esame degli Antiquari di TEFAF. Gli altri membri del pannello sono stati Rachel Kaminsky, mercante d’arte privata newyorchese ed ex capo del dipartimento degli Antichi maestri di Christie’s, David Bull, restauratore di dipinti, e il Dr. Kenson Kwok, ex direttore e fondatore dell’Asian Civilisations Museum e del Peranakan Museum di Singapore.

-Note per i Giornalisti –
IMPORTANTE AGGIORNAMENTO SUI GIORNI DI APERTURA E AMMISSIONE ALLA FIERA
Giovedì 8 marzo – dalle 10 alle 19 – Early Access Day (solo su invito)
Venerdì 9 marzo – dalle 11 alle 19 – Preview Day (anteprima solo su invito)
Da sabato 10 marzo a sabato 17 marzo – dalle 11 alle 19 – Apertura al pubblico
Domenica 18 marzo – dalle 11 alle 18 – Apertura al pubblico
I biglietti di ingresso hanno un prezzo di €40 e possono essere acquistati su www.tefaf.com o all’arrivo alla Fiera.
TEFAF Maastricht
TEFAF Maastricht, la Fiera di arte e antiquariato più importante del mondo, si fregia di un’offerta senza eguali, grazie alla partecipazione dei migliori mercanti d’arte ed esperti globali. TEFAF è una fondazione no profit che si pone come guida esperta sia peri collezionisti privati che per le istituzioni pubbliche del mercato d’arte globale ispirando compratori ed estimatori di tutto il globo. La trentunesima edizione di TEFAF Maastricht avrà luogo al MECC di Maastricht dal 10 al 18 marzo 2018.
TEFAF. Your Art Community.
Art, more than an Asset
TEFAF condivide con il suo principale sponsor, AXA Art, la visione di un’arte che va oltre lo status di solo asset. Questa partnership fornisce ai collezionisti d’arte un servizio unico che copre l’intera gamma di prevenzione dei rischi, conservazione, recupero e restauro, consentendo loro di mantenere le collezioni nella migliore condizione possibile. www.axa-art.com