Ernst Knam alla Festa del Torrone di Cremona 2017

Ernst Knam
protagonista alla Festa del Torrone di Cremona


Domenica 19 Novembre
quadruplo appuntamento con il grande pasticcere tedesco

Ernst Knam, il grande Chef Pâtissier tedesco di base a Milano, sarà protagonista a Cremona per la Festa del Torrone. Domenica 19 novembre, quattro imperdibili appuntamenti con il mago dei dolci e del cioccolato!

Si inizia alle ore 10.30 all’Hotel Continental, dove lo Chef creerà e presenterà il Dolce pensato in esclusiva per la Festa del Torrone. Una creazione ideata e realizzata appositamente per dar vita a un insieme di sapori che racchiuda il perfetto equilibrio tra cioccolato e torrone.
Un momento squisito, alla fine del quale saranno offerti assaggi del dolce agli invitati. L’appuntamento sarà riservato alla stampa, ingresso su invito.

Alle ore 12.00, in Sala Quadri nel Palazzo Comunale, sarà consegnato ad Ernst Knam il premio “Ambasciatore del Gusto”, in un evento pubblico alla presenza delle autorità cittadine e dei giornalisti. In questa occasione lo Chef racconterà alcuni episodi salienti dei suoi 30 anni di carriera nell’ambito della pasticceria. L’evento è ad ingresso libero.

Alle ore 15.00 si riprende a creare delizie al Dellearti Design Hotel, con una degustazione di praline appositamente ideate per la Festa del Torrone. Un appuntamento che permetterà di compiere un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso cui i tre sensi, il gusto, la vista e l’olfatto, riusciranno a raggiungere una completa e sublime armonia.
L’appuntamento è riservato solamente ai possessori di invito.

Alle ore 16.30, invece, sul palco di Piazza del Comune, Knam riceverà il premio e saluterà la città di Cremona e il pubblico del Torrone, attendendo poi insieme l’arrivo del Corteo Storico del matrimonio, che celebra la nascita del dolce del Torrone.

Ernst Friedrich Knam, classe 1963, tedesco di nascita e milanese d’adozione, dopo numerosi anni passati nelle cucine dei più grandi ristoranti stellati e di prestigio del mondo, arriva in Italia ed entra nella cucina di Gualtiero Marchesi come Maestro Pasticcere, ultimo passo di formazione prima di intraprendere l’attività imprenditoriale.
Nel 1992 apre infatti la sua ormai storica pasticceria a Milano, un mondo dove la creatività è all’ordine del giorno.
La Pasticceria di Knam è caratterizzata per ricercatezza e abbinamenti fuori dal comune. Le sue creazioni seguono la stagionalità degli alimenti e le sue interpretazioni di cioccolato, spezie e frutta rendono la sua pasticceria inconfondibile.
Ernst Knam ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, tra i quali: il primo premio nella sezione Pasticceria al Toque d’Or di Lucerna nel 1988 e 1990, nella sezione Cuoco dell’Anno si aggiudica il terzo posto al Toque d’Or di Lucerna nel 1994 e Miglior Pasticceria dell’anno in Italia nel 2004 a Bruxelles. Spaziando come da sua abitudine nella cucina a 360°, si aggiudica il Campionato Italiano di Panini a Rimini, il gran finale a Cancun e il premio della giuria nel Campionato Europeo a Lione nel 2005. Inoltre è stato proclamato Campione Italiano di Cioccolateria 2009/2010, Campione Italiano di Finger Food nel 2011, Campione del mondo di Gelateria nella Coppa del Mondo di Gelateria del 2012 come Capitano della Squadra Italiana e Scultore del Cioccolato.


Info su 
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A Catania “Pablo Echaurren. Soft Wall”.

«La beauté est dans la rue», slogan del maggio francese, può essere considerato il concept della mostra che, pur attraversando un percorso cronologico di tre decenni, non è una antologica bensì una rassegna a tema, incentrata sul costante dialogo che Pablo Echaurren intrattiene con le espressioni della comunicazione, percorrendo le vie di una ricerca tesa ad abbattere le separazioni culturali e allargare così le pareti dell’estetico oltre i confini istituzionali.

Certe modalità espressive da graffitismo metropolitano, l’utilizzo vivace dei colori, l’arte come mezzo diretto di (contro) informazione, quel non distinguere tra l’alto e il basso sono elementi che anticipano la diffusione dell’odierna, cosiddetta street-art, e dunque consentono di considerare Pablo Echaurren un precursore del genere.

La mostra prende le mosse con un ciclo di lavori realizzati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, in cui irrompe la storia contemporanea con la fine della Guerra Fredda. In queste opere, che ricordano la comunicazione iconografica del muro di Berlino, emerge uno scenario di graffiti metropolitani, cancellazioni di scritte, reperti fumettistici, emblemi e figurazioni allegoriche d’ascendenza medioevale, linguaggi e segni stereotipati del nostro sistema comunicante.

Una sezione è dedicata ai collage prodotti negli anni Novanta. Lo shock percettivo procurato dalla grande città viene raffigurato in queste sintesi visive del paesaggio urbano basate sul montaggio di manifesti strappati, annunci, insegne, titoli, segnaletica allarmante, che rendono il senso della percezione simultanea.

La comunicazione murale compare anche nella produzione più recente, le “pitture muro contro muro” con il loro inedito alfabeto simbolico di scritte murali cancellate, icastiche rappresentazioni di un mondo fatto di contrapposizioni, di opposte fazioni che si sovrappongono l’una all’altra.

A queste opere fanno da contraltare alcuni quadri sul sistema dell’arte e le sue aggressive strategie planetarie, che ancora una volta testimoniano l’esigenza di dar forma a quella tensione critica e sociale, intellettualmente lucida, tipica della ricerca dell’artista.

Spiega Francesca Mezzano, curatrice della mostra: «L’arte di Pablo Echaurren nasce per parlare alla collettività. Lo fa senza steccati, sperimentando ogni forma espressiva possibile; usa il segno, la scritta, lo stencil, il lettering, la parola come linguaggio comune, annullando qualsiasi distinzione tra alto e basso, alla costante ricerca di una sintonia con la storia presente, con i suoi problemi, e le sue criticità nascoste allo sguardo comune. E lo fa esprimendosi sempre attraverso un immaginario vivo e incandescente, che possa tradurre un’istanza politica e morale in arte. Quella che lo stesso Pablo ha definito “la questione murale”. ».

Il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, che promuove e realizza l’evento, aggiunge: «La mostra che qui presentiamo – ideale continuum della retrospettiva ospitata nel 2010 a Palazzo Cipolla a Roma – conta oltre 150 opere, tutte accomunate da un dialogo costante e inevitabile con la storia presente, specchio e sintesi di una società irrequieta e della sua parabola umana, così come l’abbiamo vissuta negli ultimi quattro decenni. Echaurren è intimamente uomo contemporaneo e metropolitano: non si eleva al di sopra delle masse come un vate portatore della Verità, ma partecipa attivamente e con passione – senza indossare colori politici né abbracciare alcuna ideologia – alla dialettica che nasce, si alimenta e si propaga spontaneamente per le strade, tra la gente, sui muri. Ed è proprio il muro – da qui il titolo di questa mostra, “Soft Wall” – il mezzo privilegiato attraverso il quale l’artista comunica il proprio messaggio: quello stesso muro su cui la società urbana scrive attraverso gli anni la propria storia diventa infatti protagonista della sua ricerca artistica, sia esso un muro “soffice”, fatto di tela, oppure un brandello reale di muro cittadino.»

L’esposizione, infatti, comprende anche collage e mappe, ricordi di viaggi, di passeggiate psicogeografiche trascorse dragando sui muri urbani reperti cartacei, sticker, biglietti, brandelli memoriali che costruiscono paesaggi emozionali e mentali della moderna città attraversata da un’arte diffusa.

Biografia
Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio. Questa è la direzione in cui l’artista si è mosso da allora, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione, senza mai adagiarsi sul già fatto. 
Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, realizzando illustrazioni, manifesti e copertine, tra cui quella del best seller Porci con le ali, nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra alto e basso, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.
Dopo il Duemila, la sua poliedrica produzione è stata presentata in alcune esposizioni personali: Pablo Echaurren. Dagli anni settanta a oggi (Chiostro del Bramante, Roma 2004); Pablo Echaurren a Siena (Palazzo Pubblico, Siena 2008); Crhomo Sapiens (Museo della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Roma 2010-2011); Lasciare il segno (MAR, Ravenna 2011); Al ritmo dei Ramones (Auditorium Parco della Musica, Roma 2006); L’invenzione del basso (Auditorium Parco della Musica, Roma 2009); Baroque’n’Roll (MACRO, Roma 2011); Matta: Roberto Sebastian Matta, Gordon Matta-Clark, Pablo Echaurren (Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2013); Iconoclast (Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra 2014); Contropittura (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma 2015-2016); Make Art Not Money (Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago del Cile 2016); Du champ magnétique (Scala Contarini del Bovolo, Venezia 2017).

Organizzazione Civita Sicilia
Catalogo Allemandi & C.


SCHEDA INFORMATIVA

Titolo
PABLO ECHAURREN
SOFT WALL

Periodo
24 novembre 2017 – 14 gennaio 2018

Sede
Palazzo Platamone – Palazzo della Cultura
Via Vittorio Emanuele II , 95131 Catania

Informazioni
TEL. 091 7657621
www.fondazioneterzopilastromediterraneo.it

Orari
Dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

I Sacri Monti in mostra a Milano

Nell’ambito del progetto finanziato da Regione Lombardia “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: una mostra fotografica per la valorizzazione e come strumento per un nuovo progetto di comunicazione”, ha preso il via a Milano dalla sede di Regione Lombardia (Spazio espositivo, via Galvani 27), l’esposizione fotografica itinerante “Lo Sguardo sui Sacri Monti: I nove Sacri Monti prealpini. Fotografie di Marco Beck Peccoz”.

La mostra, nata da un progetto di Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese e Parrocchia di Santa Maria del Monte in Varese e realizzata grazie al sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di Regione Piemonte, si presenta come un’esposizione fotografica composta da 57 pannelli sui quali le immagini fotografiche unite a brevi presentazioni storico-artistiche raccontano i nove Sacri Monti prealpini.
L’iniziativa è la naturale prosecuzione del progetto editoriale già avviato dall’Ente di Gestione dei Sacri Monti del Piemonte per la realizzazione di un volume fotografico di qualità, con funzione divulgativa, curato da Silvana editoriale e composto da scatti dello stesso autore.
Marco Beck Peccoz, (Torino, 1968), vive a Milano e dal 1991 lavora come fotografo free-lance per gruppi editoriali italiani ed esteri (come Gruppo L’Espresso, RCS Periodi, Mondadori, Edizioni Conde’nast, La Stampa, Le Monde, Fairchild Publication e molti altri), facendo reportage di viaggio, ritratti, fotografie, d’architettura, vita quotidiana, avvenimenti sportivi, culturali, musicali e pubblicità. Ha pubblicato anche vari libri sul territorio italiano e ritrae “on location” manager di importanti imprese italiane.
Le immagini fotografiche che Peccoz propone in questa mostra sono scorci architettonici e vedute paesaggistiche suggestive che vogliono raccontare in maniera semplice, senza pretese scientifico-documentaristiche, ciò che ha reso i nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia sito seriale UNESCO.
Le foto, dedicate a tutti e nove i Sacri Monti, sono coinvolgenti e vogliono suscitare il lato più emotivo dei visitatori, portandoli ad innamorarsi del loro Patrimonio culturale.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.
La scelta di una mostra itinerante, è dettata dall’intrinseca finalità comunicativa e di valorizzazione del progetto stesso: gli spazi espositivi selezionati sono catalizzatori di interesse e collocati al di fuori dei contesti territoriali degli stessi Sacri Monti, affinché il patrimonio culturale possa essere comunicato in modo più diffuso ed attirare nuovi pubblici.
Le prime due sedi ad ospitare la mostra sono lo spazio espositivo di Palazzo Lombardia (ingresso N2 – via Galvani 27), dove la mostra rimarrà aperta con ingresso libero e gratuito sino al 5 gennaio 2018.
E, da domenica 3 dicembre, una seconda edizione sarà visitabile nella prestigiosa sede di Villa Monastero, a Varenna, meraviglia paesaggistica ed architettonico sulle sponde del lago di Como.
La mobilità della mostra nel tempo e nello spazio consente una più ampia divulgazione dei contenuti artisti e paesaggistici di tutti i Sacri Monti su tutto il territorio del Nord Italia sia nella loro unitarietà di sito UNESCO sia nella loro individualità e specificità di bene artistico e paesaggistico legato al territorio locale.

I Sacri Monti
Un’altura percorsa da un sentiero ritmato da cappelle: è questo semplice – eppure ricchissimo – scenario, che il visitatore incontrerà raggiungendo uno dei nove Sacri Monti dell’arco alpino, fra Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e Lombardia (Ossuccio e Varese), dal 2003 annoverati dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità.
Partendo dal fondamentale modello del Sacro Monte di Varallo, la cui genesi risale alla fine del XV secolo, questa tipologia architettonica ha avuto ampia diffusione fra Seicento e Settecento con diverse sfumature, mantenendo tuttavia inalterato il proprio scopo: permettere cioè ai pellegrini di accostarsi ai Misteri della fede cattolica e di visitare, seppur riproposti all’interno di scrigni architettonici con statue e ambientazioni plastiche e dipinte, i luoghi della vita di Cristo, di Maria e dei santi. Uno sforzo corale, sostenuto dal denaro di nobili e di semplici, a cui concorsero le arti di frescanti, scenografi, architetti e plasticatori, con l’intento di dare corpo e materia alla storia sacra.
Nel periodo della Controriforma, con l’incessante sostegno di San Carlo Borromeo, i Sacri Monti trovarono nuova linfa, ergendosi a baluardo dell’ortodossia contro l’avanzata dei princìpi protestanti. Salire oggi lungo questi percorsi sacri significa intraprendere un cammino di arte, devozione e storia, immerso in contesti naturali di straordinaria bellezza.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.

Per informazioni e richiesta di immagini:
328 8377206 – 366 4774873 –
info@sacromontedivarese.it – www.sacromontedivarese.it

A Brescia tanti appuntamenti per una settimana da brivido!

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5.0.3

Per la festa di Halloween, il Castello si ripopola con gli spiriti nella storia. Continuano le sorprendenti visite On the road again a tu per tu con Lawrence Ferlinghetti e i protagonisti della Beat generation, insieme ai sempre affascinanti percorsi dedicati a Mimmo Paladino.


La settimana si apre martedì 31 ottobre con l’evento Spiriti nella storia, in occasione della Festa di Halloween, alcune figure spettrali di personaggi celebri della storia bresciana si aggireranno negli spazi del Castello raccontando la loro storia e le loro gesta. Proseguono giovedì 2 novembre le speciali visite serali On the road again! In cui scoprire l’incredibile percorso di vita di Lawrence Ferlinghetti e il movimento della Beat generation che ha influenzato intere generazioni. Domenica pomeriggio alle ore 15.30, è possibile approfondire la poetica del grande artista contemporaneo Mimmo Paladino, seguendo gli inediti itinerari dedicati alla straordinaria mostra Ouverture. Completa la giornata la visita speciale Il filo di Ariannadedicata a ciechi e ipovedenti, all’interno dei servizi permanenti offerti nel Museo di Santa Giulia.
Infine, al Nuovo Eden, la nuova edizione di Mondovisioni, con la proiezione del documentario Brexittania e prende il via la nuova rassegna Atre Visioni, dedicata a cineasti ed artisti che hanno fatto della sperimentazione il loro marchio di fabbrica

Martedì 31 ottobre
HALLOWEEN. NELLA NOTTE PIU’ INQUIETANTE DELL’ANNO
IL CASTELLO SI RIPOPOLA CON GLI SPIRITI NELLA STORIA

Ingresso gratuito
Dalle ore 18.30 alle 23.30
piazzale della Locomotiva del Castello

Fondazione Brescia Musei in collaborazione con la Confraternita del Leone, è lieta di presentare l’evento Spiriti nella storia. Nella notte più misteriosa e tenebrosa dell’anno, in occasione della festa di Halloween, alcune figure spettrali di personaggi celebri della storia bresciana, interpretate dai rievocatori della Confraternita, si aggireranno negli spazi del Castello raccontando la loro storia e le loro gesta.
Lungo il percorso alcuni operatori dei Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei renderanno la visita ancora più avvincente accompagnando la rievocazione con letture tratte da componimenti scritti dai personaggi o relative alle loro vicende personali.
I visitatori saranno dunque catapultati in un favoloso viaggio a ritroso nel tempo e potranno incontrare e interrogare diversi fantasmi tra cui Cidno re dei Liguri dell’età del bronzo, Rotari duca e poi re dei Longobardi, la principessa Ermegarda, l’eretico Arnaldo, il giurista e letterato Albertano da Brescia, Il Capitano guelfo Tebaldo Brusato, il raffinato Pandolfo Malatesta Signore di Brescia agli inizi del XV secolo, il Sopracomite della Repubblica di Venezia Orazio Fisogni, il grande matematico Niccolò Tartaglia, alcuni eroi del risorgimento come Carlo Zima e Gabriele Camozzi e tanti altri.

L’evento ad ingresso gratuito, dedicato a grandi e piccini, si svolgerà martedì 31 ottobre dalle 18.30 alle 23.30 nel piazzale della Locomotiva del Castello.
Collaborano alla manifestazione anche il Gruppo Storico Città di Montichiari e il Club Fermodellistico Bresciano.

Giovedì 2 novembre
ON THE ROAD AGAIN!
SPECIALI VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA
A LIFE: LAWRENCE FERLINGHETTI. BEAT GENERATION, RIBELLIONE, POESIA

Proseguono gli appuntamenti del giovedì sera dedicati alla nuova grande mostra A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia. Le visite divengono occasione per ripercorrere la storia di quegli anni, rievocandone l’atmosfera e sollecitando al tempo stesso riflessioni sui cambiamenti che hanno determinato le forme contemporanee della società. A sorpresa in alcune date il percorso si svolgerà in un’insolita forma..

L’appuntamento è presso la biglietteria del Museo di Santa Giulia alle ore 20.00
Biglietti € 5.50 ridotto – € 3 dai 6 ai 13 anni; servizio guida € 4 a persona
Prenotazione obbligatoria presso il CUP 030.2977833-834 santagiulia@bresciamusei.com

Domenica 5 novembre
PROMENADE. PASSEGGIATE TRA PRESENTE E PASSATO
Visite speciali dedicate alla straordinaria mostra di Mimmo Paladino.

Continuano la domenica pomeriggio le passeggiate a ritroso nel tempo, da Brescia a Brixia, dedicate alla straordinaria mostra di Mimmo Paladino, che conducono i visitatori, attraverso un eccezionale percorso d’artista, dal Parco Archeologico al Museo di Santa Giulia.

L’appuntamento è presso la biglietteria del Parco archeologico alle ore 15.30
Biglietti € 10 ridotto – € 6 dai 6 ai 13 anni; servizio guida € 4 a persona
La prenotazione è obbligatoria presso il CUP 030.2977833-834 santagiulia@bresciamusei.com
La visita verrà attivata al raggiungimento di minimo 8 partecipanti.

E ANCORA DOMENICA
IL FILO DI ARIANNA
Museo di Santa Giulia

Il percorso che si avvale di materiali specifici è rivolto a ciechi e ipovedenti ed anche a tutti i visitatori interessati a riscoprire l’opera d’arte attraverso esperienze percettive pluri-sensoriali.

Il progetto è finalizzato a favorire l’accoglienza nei musei bresciani, l’accessibilità alle collezioni e la conoscenza del patrimonio storico artistico della città nella salvaguardia dei principi di uguaglianza delle opportunità culturali.

Appuntamento alle ore 15.00 presso la biglietteria del Museo di Santa Giulia.
Biglietti: l’ingresso al Museo è gratuito.
Il servizio di guida ha un costo agevolato di € 3.00 cad.
Prenotazione obbligatoria CUP 030/2977833-834 santagiulia@bresciamusei.com

AL NUOVO EDEN
IMPERDIBILI APPUNTAMENTI CON LE NUOVE RASSEGNE
MONDOVISIONI E ALTRE VISIONI


Giovedì 2 novembre
ore 17.00 e ore 21.00

Parte la nuova edizione della rassegna MONDOVISIONI
con la proiezione del documentario
 BREXITANNIA 
Di Timothy George Kelly. Regno Unito Federazione Russa 2017, 80′

I referendum dividono, e la Brexit lo ha fatto in un modo senza precedenti nella storia britannica. Campagna contro città, vecchio contro nuovo, nazionalisti contro migranti, “la gente” contro “l’elite”. Oltre tutte queste definizioni ci sono degli individui con le loro storie, che hanno dato origine a questo voto storico e sconcertante. Brexitannia è un film sottilmente esplosivo che senza esprimere giudizi presenta un popolo alle prese con la sua identità, in un mondo che sta cambiando più velocemente che mai, in cui il potere appare sempre più lontano.
Alla proiezione delle ore 21 interverrà Leonida Tedoldi, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Verona
Ingresso: biglietto unico 5 euro

Venerdì 3 novembre
ore 21.00
Prende il via la nuova rassegna ALTRE VISIONI
dedicata a cineasti ed artisti
che hanno fatto della sperimentazione il loro marchio di fabbrica.

Un progetto della Fondazione Brescia Musei – Nuovo Eden che intende portare sul grande schermo del cinema di via Nino Bixio le migliori produzioni legate al mondo dell’arte iniziato lo scorso febbraio con La Grande Arte al Cinema, documentari e film di fiction per raccontare i mondi fantastici di grandi artisti da Bosch a Segantini, passando per Botticelli e Greenaway. Questa volta il focus è dedicato ad artisti e cineasti che hanno utilizzato il cinema per sperimentare nuovi linguaggi. Giada Colagrande, Rä Di Martino, Marina Abramovic, Maurizio Cattelan e Yuri Ankarani, sono autori o protagonisti di cinque opere molto diverse tra loro per una panoramica e un viaggio unico. Dal 3 novembre al 18 gennaio, cinque saranno i film in programma, tra documentari, film di fiction e sperimentali, cinque appuntamenti da non perdere.
Si inizia venerdì 3 novembre alle ore 21 con PADRE, l’ultimo lavoro di Giada Colagrande in cui la regista raccoglie tutte le arti possibili e decide di fonderle insieme, teatro, musica, danza, performing arts. Il film presentato in anteprima nazionale al Lucca Film Festival e Europa Cinema 2017. Giulia ha appena perso suo padre. Nei giorni successivi al funerale, la donna continua a percepire la sua presenza nella casa in cui vivevano insieme. Lo spirito del padre comunica con la figlia attraverso la musica, unico contatto diretto tra una realtà e l’altra. È solo l’arte a condurre un’anima verso una dimensione altra da sé, e solo tramite le note musicali e i libri, il padre condurrà Giulia verso una vera e propria iniziazione. A interpretare i genitori di Giulia, alter ego di Giada in Padre, è una coppia che farebbe la gioia di ogni artista concettuale. La madre, presente solo in un paio di Skype call, è la performer Marina Abramovich mentre il padre, che compare in forma fantasmatica, ha il volto di Franco Battiato.
Ospite speciale della serata l’autrice Giada Colagrande. Biglietti: 5 euro intero; 4 ridotto.

Un Ponte di grandi eventi alla Fondazione Magnani-Rocca

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Eccezionalmente aperti gli armadi segreti della Villa dei Capolavori

Dal 28 ottobre al 1° novembre (lunedì chiuso) alla Fondazione Magnani-Rocca vengono eccezionalmente riaperti ai visitatori gli armadi che custodiscono testimonianze importanti e oggetti preziosi del fondatore Luigi Magnani (1906-1984) e della sua famiglia, rendendo omaggio all’affascinante storia privata di un uomo dal colto e raffinato gusto artistico che dedicò la sua eclettica collezione alla memoria del padre Giuseppe, grande proprietario terriero e imprenditore caseario, e della madre, la nobildonna Eugenia Rocca di Chiavari, nipote di papa Benedetto XV.
La storia della Villa e del suo proprietario si intrecciano con quella degli amati genitori, delle sorelle Ada e Lisetta, morte entrambe ventenni di tubercolosi, e di illustri personaggi del mondo della cultura, dell’aristocrazia colta e dell’arte. Al piano superiore della Villa si trovano i guardaroba a muro di fine Ottocento, celati dalla boiserie ad ante laccate di bianco, che venivano utilizzati per ordinare gli abiti di famiglia, i raffinati accessori, i corredi e tanti preziosi ricordi.
Sarà così possibile rievocare gli splendori dell’alta società grazie al ricco abito in pizzo nero degli anni Trenta che la signora Eugenia indossava quando era ricevuta a corte dalla regina Elena di Savoia, di cui era dama di compagnia. Ancora attuale risulta il prezioso abito da ballo in tessuto arricciato con fili in oro degli anni venti, indossato da Ada, una delle sorelle di Luigi, fra le prime donne in Italia ad adottare il taglio di capelli a la garçonne. Di Luigi Magnani è esposto anche il frac per le serate di gala e il cappello a cilindro, realizzato a Parigi negli anni Quaranta, che riporta all’interno le sue cifre.
A svelare i gusti di un tempo ci sono anche gli accessori (collane, cinture, borsette, guanti) provenienti dalle più rinomate case di moda dell’epoca, tra cui spicca per la pregevole manifattura l’ombrellino Belle Epoque in pizzo nero e manico in ebano intagliato, oltre alla collezione di vezzosi cappellini che ripercorrono un lungo periodo di storia del costume con modelli dagli anni Venti agli anni Sessanta, che Donna Eugenia commissionava in via Condotti a Roma.
Completano la raccolta per la preziosità della fattura e dei tessuti i magnifici servizi da tavola e i corredi ricamati e cifrati fra Ottocento e Novecento, utilizzati dagli ospiti della Villa, come Margaret, sorella della regina Elisabella d’Inghilterra, Giorgio Morandi, Eugenio Montale; di Montale è esposto anche uno dei rarissimi dipinti del grande poeta Premio Nobel, con la passione per l’arte e la musica, amico fra i più cari di Luigi Magnani.
La visita comprende anche la Camera da letto di Luigi Magnani, dove è protagonista il meraviglioso letto Impero coi preziosi bronzi dorati raffiguranti le quattro stagioni.

In 200 opere la storia della Pubblicità in Italia
La mostra presso la Fondazione Magnani-Rocca – “Pubblicità! La nascita della comunicazione moderna 1890 – 1957” – è l’occasione per immergersi nella storia del magico mondo della Réclame.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, per le strade delle città italiane – in un Paese che si stava aprendo alla modernità – fanno la loro apparizione i primi manifesti pubblicitari, eccezionali strumenti di promozione di nuovi, dinamici stili di vita, con l’introduzione dell’illustrazione come strumento persuasivo e spiazzante per novità e per fantasia. Da allora, quei grandi e bellissimi fogli colorati, dal fortissimo impatto visivo, avrebbero caratterizzato gli spazi urbani, divenendo veicolo di creatività ed espressione artistica per grandi illustratori.
La storia della Réclame in Italia ha il suo punto di partenza nei manifesti di Giovanni Mataloni di fine Ottocento, alcuni anni dopo la rivoluzione impressa a Parigi da Toulouse-Lautrec con l’affiche per il Moulin Rouge (1891), tinte piatte, ispirazione giapponese.
La pubblicità da allora diventa comunicazione a sé stante fatta di seduzione, a metà tra arte e industria; diventa linguaggio basato sulla rapidità che piacerà ai futuristi.
Un mondo di desideri che ha visto artisti nascere pittori e diventare illustratori di fama all’ombra di imprenditori come Giulio Ricordi a Milano e Edmondo Chappuis a Bologna, che hanno creato stabilimenti tipografici per sviluppare la fabbrica della comunicazione.
Alla Fondazione Magnani-Rocca sono esposti manifesti di grandi classici come Dudovich, Cappiello, Hohenstein, Metlicovitz, Codognato, Sepo, grandi e coloratissimi, emblemi del Liberty e del Déco, con le loro forme tipografiche studiate per l’occasione, caratteri di stampa che sono diventati marchi di fabbrica ancora oggi in uso. La mostra – a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi, aperta fino al 10 dicembre – ha la caratteristica particolare di stabilire un nesso diretto tra il momento della creazione, quindi il bozzetto a matita o acquerello, e la sua realizzazione finale a stampa cromolitografica, ed esplora il percorso formativo di alcuni maestri dell’Illustrazione, mostrando passaggi inaspettati e aiutando a identificare meglio le figure degli illustratori nella loro evoluzione: ad esempio, un Erberto Carboni quasi orientalista negli anni Venti per i «profumi di lusso Opso di Parma», disegnerà nel 1954 per Barilla il manifesto della gallina e della «vera pasta all’uovo con cinque uova per chilogrammo», stilizzata come si faceva in quegli anni.
Altra figura fondamentale è quella di Marcello Nizzoli, di cui vengono presentati divertentissimi bozzetti fatti quasi per gioco negli anni Venti inseguendo delle ipotesi di pubblicità: per un insetticida (con uno scarafaggio trafitto da una mano-freccia); per un barattolo di sardine, con i pesciolini che fanno a gara a infilarcisi; per un profumo, per un gioiello, fino ad arrivare ai bozzetti del Campari, vere e proprie opere d’arte o del Vov, una pubblicità in picchiata come un volo futurista.
Diverse le sezioni della mostra: quella sulla celebrazione della Patria, con manifesti di Duilio Cambellotti; sui giornali d’epoca, dal Resto del Carlino celebrato da Hohenstein al Giornale d’Italia di Bompard; sulla moda, con le splendide e geniali opere di Dudovich, che raffigurò le elegantissime signore della Belle Epoque, anche in atteggiamenti seducenti come nei manifesti per il liquore Strega e per il bitter Campari. La seduzione in assoluto è quella di Plinio Codognato, che “spacca l’obiettivo” con un primo piano di femme fatale contornata di calici di spumante. Fino ad arrivare al linguaggio del dopoguerra, alla nascita delle agenzie di pubblicità, ai messaggi di Armando Testa all’insegna dell’immediatezza e della sintesi più ardita, con una concessione a un Giuseppe Verdi testimonial per un noto liquore.
La mostra, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali di Carboni, Nizzoli, Testa, Sepo del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, e di manifesti d’epoca del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, della Civica Raccolta delle Stampe ‘Achille Bertarelli’ del Comune di Milano, della Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’Image, Alassio.

Esposto a Mamiano il Bacon della Collezione Barilla
Il mito di Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992) raggiunge la Fondazione Magnani-Rocca: il celebre dipinto di Bacon Two Americans del 1954, appartenente alla Collezione Barilla di Arte Moderna, viene infatti esposto fino al 10 dicembre accanto ai capolavori di ogni tempo raccolti da Luigi Magnani nella Villa di Mamiano.
Un mito che ha forse conosciuto l’apice quando, pochi anni fa, il suo trittico Three Studies of Lucian Freud del 1969, battuto in un’asta di Christie’s a New York, divenne il quadro più pagato della storia, superando il precedente primato che apparteneva a L’Urlo di Munch.
“Anch’io quell’opera la consideravo difficile, l’ho un po’ subita, ma poi col passare del tempo, l’ho capita sempre più profondamente, me ne sono innamorato…” confessa Pietro Barilla nelle pagine di un’intervista solo cronologicamente impossibile redatta da Francesco Alberoni a cento anni dalla nascita del grande industriale. L’opera che inizialmente turba il patron della Barilla, ma di cui, in seguito, subisce la malia è proprio Two Americans di Bacon, acquistata nel 1968 per arricchire ulteriormente la sua collezione privata pensata per condividere e rendere fruibile l’arte in quanto esperienza migliorativa di vita, a partire dagli ambienti di lavoro stesso che disseminerà di dipinti e sculture.
Per questo dipinto è difficile non avvalersi delle parole di Lewis Carroll intente a descrivere la sparizione del gatto in Alice nel paese delle meraviglie: “e questa volta svanì molto lentamente (.) finendo con il sogghigno, che rimase per un po’ quando già tutto era sparito”.

Informazioni generali e Visite guidate

Nei giorni del Ponte aperto sabato 28, domenica 29, martedì 31 ottobre e mercoledì 1 novembre. Chiuso lunedì.
Orario: 10-19 (la biglietteria chiude alle 18); 10-18 martedì 31 ottobre.

La visita agli armadi, alla mostra Pubblicità! e al capolavoro di Bacon può essere effettuata liberamente acquistando il normale biglietto d’ingresso.
È altresì possibile effettuare la visita agli armadi con guida specializzata limitatamente al periodo 28 ottobre – 1° novembre 2017 (lunedì chiuso), in abbinamento alla visita guidata alla mostra Pubblicità! e al Bacon.
Le visite guidate sono programmate sabato 28 ottobre alle ore 15.30 e 16.00, domenica 29 ottobre e mercoledì 1 novembre alle ore 11, 11.30, 15.30, 16.00, 16.30; martedì 31 ottobre alle ore 15.30. È possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it; oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti.
Costo guida ? 5,00 oltre al biglietto d’ingresso, durata circa 100 minuti.

Fondazione Magnani-Rocca
via Fondazione Magnani-Rocca 4, 43029 Mamiano di Traversetolo – Parma
Ingresso: ? 10,00, ridotto ? 5,00 per studenti in visita d’istruzione. Ingresso al solo Parco Romantico ? 3,00.
Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it segreteria@magnanirocca.it
www.magnanirocca.it
Presentando il biglietto d’ingresso della Fondazione è possibile visitare lo Csac a prezzo scontato www.csacparma.it.

100 ANNI RIVOLUZIONE D’OTTOBRE: la manifestazione sul Cinema Politico dal 13 al 20 novembre

Dal 13 al 20 novembre 2017
IL PROGETTO E LE FORME DI UN CINEMA POLITICO
A CENTO ANNI DALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Fondazione Istituto Gramsci di Roma

Giornate di studio e proiezioni
in collaborazione con
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Casa del Cinema
NOMAS Foundation
Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

Con il patrocinio di
Sapienza Università di Roma – Dipartimenti Filosofia e Storia dell’arte e Spettacolo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

Un progetto a cura di Pietro Montani e Giovanni Spagnoletti

Luoghi:
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti, 131, 00197 – Roma
Casa del Cinema
Largo Marcello Mastroianni, 1, 00197 – Roma
Cinema Trevi – Cineteca Nazionale
Vicolo del Puttarello, 25, 00187 – Roma
Nomas Foundation
Viale Somalia, 33, 00199 – Roma
Archivio Audiovisivo Del Movimento Operaio e Democratico
Via Ostiense, 106, 00154 – Roma
Università Roma Tre – Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
via Ostiense 139, 00154 – Roma

Ingresso libero

Due giornate di studio, ventisei film, due eventi speciali, una mostra: questi i numeri della manifestazione per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre – periodo in cui tutte le arti, e il cinema in particolare, furono al massimo della sperimentazione – che la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e la Fondazione Istituto Gramsci, in collaborazione con Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM), Casa del Cinema, NOMAS Foundation e Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale hanno messo in piedi dal 13 al 20 novembre. Un’iniziativa, a cura di Pietro Montani e Giovanni Spagnoletti, che gode della collaborazione e del patrocinio delle Università romane Sapienza (dipartimenti Filosofia e Storia dell’arte e Spettacolo), Tor Vergata e Roma Tre (Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo).
“A distanza di un secolo dalla Rivoluzione di Ottobre – afferma Montani -, nell’epoca della pressoché compiuta digitalizzazione delle immagini tecniche e dei fenomeni culturali ancora solo parzialmente esplorati che essa va producendo senza sosta, i tempi sembrano maturi per misurare la vitalità del progetto di cinema politico elaborato dai due massimi interpreti dell’avanguardia russo-sovietica, Sergej Michajlovič Ejzenštejn e Dziga Vertov.”
“Alla luce dei problemi posti dal presente – continua Spagnoletti – sarà utile verificare la possibilità che questi due progetti rivoluzionari, molto diversi tra di loro e per alcuni aspetti addirittura opposti (tutto interno alle arti quello di Ejzenštejn, decisamente fuori dall’arte e proiettato nella vita associata quello di Vertov), possano mostrare un terreno comune, sorto proprio dalle problematiche innovative emergenti dalla rete.”
Tra gli appuntamenti più interessanti, si segnalano i due convegni alla GNAM, il 13 e 20 novembre: il primo si concentrerà sulle interpolazioni degli stili di Ejzenštejn e Vertov, con particolari riflessioni su montaggio e materialismo, principi teorici di “filosofia della storia” ed esempi anticipatori del cybercinema moderno.  Il secondo verterà invece sul ruolo di Hollywood sul comunismo evidenziando non solo come il cinema americano abbia trattato il tema della rivoluzione e del comunismo in un solo paese, a partire dagli anni Trenta del Novecento in varie forme cinematografiche, ma anche come gli storici abbiano utilizzato l’immaginario collettivo creato dal cinema e dai media visiva per ricostruire snodi fondamentali del secolo scorso, tra i quali la rivoluzione bolscevica e ciò che essa ha generato.
Per fornire allo spettatore un’imprevedibile e irresistibile saldatura delle due linee tematiche,  sarà proiettato, lunedì 13 novembre alle ore 18, il film di Lev Vladimirovič Kulešov Le straordinarie avventure di Mr. West nel paese dei Bolsceviki (1924).
Eccezionale appuntamento in programma è quello con la presentazione del materiale girato da Ejzenštejn per il film messicano Que viva Mexico! (1931) nella ricostruzione filologica di Jay Leydacustodita presso il MoMA di New York e la Fondazione Nazionale Cinematografica della Federazione Russa (Gosfilmofond). La versione studio messa a punto da Jay Leyda nel 1955 per il Museum of Modern Art Film Library di New York (4 ore circa) ricostruisce la scansione (temporale e tematica) delle riprese effettuate da Ejzenštejn (e dal suo operatore Eduard Tisse) senza introdurre tagli di montaggio né proporre soluzioni narrative. La proiezione sarà scandita da interventi durante i quali l’attrice Giovanna Bozzolo leggerà alcune citazioni tratte dalle pagine inedite dei diari messicani del regista, selezionate e tradotte in italiano da Marie Rebecchi e Elena Vogman.
Ad integrazione di questi percorsi, la Casa del Cinema e il Cinema Trevi ospiteranno una serie di pellicole del periodo in questione, fino ad arrivare a film contemporanei che molto si sono ispirati ad esse. La rassegna dei film intitolata Il cinema politico in URSS dal 1924 al 1938 procederà secondo due linee tematiche, offrendo da un lato una selezione dei titoli più significativi collocabili nell’ambito del progetto complessivo di un “cinema politico” negli anni dal 1924 al 1938; dall’altro una selezione di titoli dedicati allo sguardo storicizzato e interno ed esterno (Hollywood, Europa) sulla Rivoluzione.
Di Vertov saranno presentati Cineocchio (1924), L’uomo con la macchina da presa (1929), Sinfonia del Don Bass / Entusiasmo (1930), Tre canti su Lenin (1934), Sciopero (1924), Il vecchio e il nuovo / La linea generale (1929), Aleksandr Nevskij (1938) – più la proiezione integrale, il 20 novembre, dell’edizione Leyda del film messicano.  Seguiranno: La terza strada della piccola borghesia o L’amore a tre(1927) di Abram Room; Tempeste sull’Asia (1927) di Vsevolod Pudovkin; La felicità (1934) di Aleksander Medvedkin, La terra (1930) di Aleksandr Dovženko; Sobborghi  (1933) di Boris Barnet.

Parallelamente ai film del cinema politico in URSS è prevista una carrellata di alcuni film dello sguardo dell’industria cinematografica americana sul comunismo. Tra le proiezioni in programma Ninotchka(Id., 1939) di Ernst Lubitsch, Corrispondente X (Comrade X, 1940)   di King Vidor, La sottana di ferro (The Iron Petticoat, 1957) di Ralph Thomas, Il dottor Živago (Doctor Zhivago, 1965) di David Lean,L’uomo venuto dal Kremlino (The Shoes of the Fisherman, 1968) di Michael Anderson, Lettera al Kremlino (The Kremlin Letter, 1970) di John Huston,  Reds (Id., 1981) di Warren Beatty,  Gorky Park(1983) di Michael Apted; Alba rossa (Red Dawn, 1984)  di John Milius, A 007, dalla Russia con amore (GB 1963) di Terence Young e la versione integrale del documentario Cronache di una rivoluzione(2017) di Ezio Mauro.

Tutte le proiezioni saranno introdotte da studiosi ed esperti: tra gli altri, parteciperanno Luciana Castellina, Carlo Casula, Alessia Cervini, Marco Maria Gazzano, Cecilia Mangini, Ezio Mauro, Antonio Medici, Pietro Montani, Susanna Nicchiarelli, Stefania Parigi, Silvio Pons, Raissa Raskina, Alessio Scarlato, Giovanni Spagnoletti, Ermanno Taviani, Daniele Vicari e Vito Zagarrio.

Ad anticipare la rassegna, domenica 12 novembre saranno due eventi ospitati alla Nomas Foundation di Roma: il primo riguarda la presentazione dell’e-book Dentro/Fuori. Il lavoro dell’immaginazione e le forme del montaggio; il secondo riguarda la visita guidata alla mostra Sergej Ejzenštejn: The Anthropology of Rhythm, a cura di Marie Rebecchi e Elena Vogman, in collaborazione con Till Gathmann.

Fuori programma, il 14 e 21 novembre, verranno poi organizzati degli incontri di lavoro all’AAMOD con visita al complesso di archeologia industriale della Centrale Montemartini.

Infine, all’interno dell’Università Roma Tre (Aula Parco del Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo), è confermata per giovedì 23 novembre, una serata speciale dedicata a Vladimir Majakovskij, Gianni Toti e l’utopia dell’Ottobre, a cura di Marco Maria Gazzano, nella quale verrà proiettata integralmente la Trilogia majakovskijana (1983-84) di Gianni Toti e verrà presentato il libro in realtà aumentata Le cartaviglie della Casa Totiana (Rubettino).

Sito ufficiale: http://www.aamod.it/2017/10/23/cinerivoluzione17/
Pagina FB: https://www.facebook.com/cinerivoluzione17/

ARCHIVIO AUDIOVISIVO
DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO
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Open house Jerusalem 2017: l’architettura nascosta

Alcuni dei più affascinanti gioielli architettonici di Gerusalemme apriranno le loro porte al pubblico in occasione del festival Open House Jerusalem, che si terrà dal 26 al 28 ottobre 2017. I visitatori potranno accedere a tesori artistici e spazi privati normalmente chiusi ai visitatori, tra cui loft di designer, ville urbane, sinagoghe uniche, edifici pubblici dallo straordinario valore architettonico, costruzioni inusuali e giardini.

 

Open House Jerusalem, che si svolge dal 2007, ha preso ispirazione dalle Open Houses di Londra e New York City, di cui condivide format e valori. Il festival rappresenta un’occasione unica per esplorare la città di Gerusalemme nel profondo, scoprendo punti di vista diversi, grazie all’accesso gratuito a centinaia di case, appartamenti, edifici pubblici, monumenti storici. In programma, 117 tour architettonici e seminari, che mettono in risalto il valore storico, tecnologico e sociale delle strutture.

 

Lo scorso anno, oltre 20.000 visitatori da tutto il mondo hanno partecipato a Open House Jerusalem.

 

Alcune delle visite più interessanti in programma sono:

 

· The Concealed and the Unconcealed. Questo progetto, voluto dalla Municipalità di Gerusalemme, Jerusalem Development Authority e Israel Antiquities Authority, prevede due incontri con l’artista Ran Morin e una visita al progetto di giardino architettonico in fase di realizzazione sotto la Porta di Giaffa, di cui è stata completata la prima fase. Morin parlerà dei reperti portati alla luce nel sito, tra cui un antico acquedotto utilizzato fino al 20° secolo, un bagno pubblico, strade commerciali del periodo bizantino e una porzione del muro della città vecchia costruito nel periodo di Ayyubid (13° secolo), precedente al muro ottomano esistente.

· Custodia di Terra Santa. Sono in programma due tour guidati simultanei in questo complesso della città vecchia che appartiene all’ordine dei francescani. Comprende un monastero, in uso dal 16° secolo, e una chiesa in stile barocco spagnolo realizzata nel 1880 e decorata con affreschi e vetrate colorate.

 

· The Poor Folk`s Cemetery. Questo tour consente di visitare il cimitero ebraico  Samboski, situato ai piedi della Tomba di re Davide, dove i poveri di Gerusalemme furono sepolti per oltre 200 anni. Durante la visita sarà possibile scoprire le storie delle persone che riposano in questo luogo, i cui nomi non sono più visibili sulle lapidi.

 

· In the Footsteps of American Colony Photographers. Uno speciale laboratorio di fotografia che traccerà le tecniche e i soggetti di vecchie fotografie di Gerusalemme, con l’obiettivo di ricrearle.

 

· Colonial Jerusalem. Il tour, guidato dal Dott. Noah Hysler Rubin, offre una riflessione sui trent’anni del mandato britannico a Gerusalemme e di come questo abbia influenzato l’architettura cittadina.

 

· Novy Jeruzalem – Museum of the Underground Prisoners. Sono in programma visite guidate ad uno dei siti più notevoli della città, che in origine fu costruito come ostello per i pellegrini russi in visita alla Terra Santa. Durante il periodo del mandato britannico, fu convertito in una prigione, dove i membri della resistenza furono incarcerati. Oggi, l’edificio è un museo dedicato al ruolo dei movimenti della resistenza ebraica nella costruzione dello Stato d’Israele.

 

Maggiori informazioni su Open House e il programma completo sono disponibili su: http://batim.itraveljerusalem.com/DefaultEng.aspx?batim.

 

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Svezia e Norvegia insieme per la prima volta a Ecomondo: nasce il padiglione Nordico “Nordic Sustainability”

L’edizione 2017 di Ecomondo, la più grande fiera del Mediterraneo riguardante le tecnologie ambientali, sarà caratterizzata dalla novità della collaborazione tra Business Sweden e Innovation Norway che presenteranno il primo padiglione Nordico collettivo, in modo da comunicare in modo ancora più efficace il messaggio di efficienza e innovazione proveniente dalla penisola Scandinava.

Le aziende svedesi e norvegesi presenti nel padiglione promuoveranno i loro prodotti e servizi nei settori della gestione e riciclaggio dei rifiuti, della depurazione di acqua e aria, delle bio-industrie e delle smart city.

Il giorno dell’inaugurazione saranno presenti S.E. l’Ambasciatore di Svezia in Italia Robert Rydberg e S.E. l’Ambasciatore di Norvegia in Italia Margit. F. Tveiten che daranno il benvenuto alle aziende e a tutti gli ospiti.

Innovation Norway, Ufficio Norvegese per il Commercio, è la rappresentanza ufficiale del governo norvegese in Italia in materia di commercio estero. E’ presente con circa 750 dipendenti in 35 paesi e in tutte le regioni della Norvegia. E’ promotore di attività per la facilitazione di rapporti commerciali tra la Norvegia e i mercati esteri, ed opera a livello strategico, commerciale e istituzionale. Innovation Norway gestisce inoltre delegazioni di operatori economici norvegesi all’estero.

Business Sweden rafforza l’immagine della Svezia come partner commerciale attraente, innovativo e competitivo. Con circa 400 dipendenti in Svezia e in altri 57 Paesi, facilitiamo la crescita di aziende svedesi a livello internazionale e gli investimenti in Svezia per le imprese straniere attraverso consulenza strategica e sostegno pratico. Business Sweden è di proprietà dello Stato e delle aziende. La proprietà condivisa consente di accedere ai contatti e alle reti a tutti i livelli.

Innovation Norway – Ufficio Norvegese per il Commercio e il Turismo.
Innovation Norway è il più importante ente governativo norvegese per la promozione, lo sviluppo e la crescità delle aziende e dell’industria norvegese.

Innovation Norway fa capo al Ministero Norvegese per l’Industria e il Commercio, e’ nata nel 2004 dalla fusione tra il Norwegian Trade Council e l’Ente Norvegese per il Turismo. E’ presente in più di 30 paesi del mondo e in tutte le regioni della Norvegia.

La missione di Innovation Norway e’ di promuovere lo sviluppo industriale e socio-economico presso i mercati esteri e di sviluppare le potenzialita’ imprenditoriali dei singoli distretti.

Innovation Norway supporta, attraverso servizi consulenziali e finanziari, le aziende, i centri di ricerca e le organizzazioni industriali nei processi di internazionalizzazione, innovazione e promozione.

Innovation Norway – Ufficio Norvegese per il Commercio e il Turismo.
Innovation Norway è il più importante ente governativo norvegese per la promozione, lo sviluppo e la crescità delle aziende e dell’industria norvegese.

Innovation Norway fa capo al Ministero Norvegese per l’Industria e il Commercio, e’ nata nel 2004 dalla fusione tra il Norwegian Trade Council e l’Ente Norvegese per il Turismo. E’ presente in più di 30 paesi del mondo e in tutte le regioni della Norvegia.

La missione di Innovation Norway e’ di promuovere lo sviluppo industriale e socio-economico presso i mercati esteri e di sviluppare le potenzialita’ imprenditoriali dei singoli distretti.

Innovation Norway supporta, attraverso servizi consulenziali e finanziari, le aziende, i centri di ricerca e le organizzazioni industriali nei processi di internazionalizzazione, innovazione e promozione.

“Le trame di Giorgione”, una innovativa storia del costume.

Capolavori della storia dell’arte e del tessuto riuniti in Casa Giorgione.
Per svelare una innovativa storia del costume.

La “Pala di Castelfranco”, capolavoro primo di Giorgione, offre il naturale punto di partenza per una sontuosa mostra che trova negli ambienti del Museo Casa Giorgione il suo fulcro. Per espandersi poi in diversi siti della Città Murata, destinati ad accogliere l’attualità della grande tradizione di tessoria della Serenissima di 5 secoli fa.
La mostra, promossa dal Comune di Castelfranco Veneto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la collaborazione dell’Associazione Veneto Museo Sistema, è curata da Danila Dal Pos, la studiosa cui si deve l’allestimento del Museo Giorgionesco, museo che dal 27 ottobre 2017 al 4 marzo 2018, ospita questa rassegna.
“Le trame di Giorgione” si presenta come una mostra affascinante e coinvolgente, ricchissima di capolavori e ancora più di storie e di nuove proposte interpretative. Si muove nel doppio binario della storia dell’arte e della storia del tessuto, a comporre una originale storia del costume.
Una delle chiavi di lettura scelta dalla curatrice Dal Pos (e dal Comitato Scientifico che l’affianca) è quella allegorica, visione che consente anche di illuminare diversa-mente l’opera e la figura del Giorgione. Proprio a partire dalla Pala, opera di devozione certo, ma anche potente messaggio politico e allegorico.
Molti i nuclei sui quali la studiosa si misura in questa mostra. La nuova lettura della Pala, innanzitutto. Nella raffigurazione della “Madonna e Santi” nulla è “solo” quello che sembra. Nemmeno i 5 magnifici, diversi tessuti che l’artista vi raffigura con assoluta precisione. Secondo la curatrice essi veicolano un preciso messaggio diretto al Senato Veneziano, molto attento alle vicende dell’Isola di Cipro, cui la Pala rinvia in ragione del suo committente, il nobile Costanzo, uomo di stirpe reale.
E le trame, intese come tessuti, sono quelle indossate dagli uomini e dalle donne in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. L’intera mostra fa volutamente riferimento al solo territorio della Serenissima che, all’epoca, estendeva il suo dominio tra l’Egeo e la Lombardia orientale. A ritrarre questa schiera di personaggi sono artisti come Giovanni Bonconsiglio, Pier Maria Pennacchi, Vincenzo Catena, Francesco Bissolo, lo stesso Giorgione, Giovanni Cariani, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Andrea Previstali, Bartolomeo Veneto, Bernardo Licinio, Domenico Capriolo, Jacopo Bassano e Paolo Veronese. Nei ritratti tutti indossano abiti realizzati con tessuti e complementi il cui costo era, per l’epoca, folle. Per testimoniare status symbol, raffinatezza e capacità di spesa, in un mondano trionfo dell’apparenza. Accanto ai ritratti, come in tutte le sezioni della mostra, preziosi esemplari di tessuti d’epoca.
Anche nel nucleo successivo dedicato al Seicento, il lusso si pone come fattore di distinzione identitaria, quel lusso che consiste da sempre nell’impiego di materiali e di manifatture di grande pregio e di altissimo costo.
L’ultimo nucleo a raccontare la storia della manifattura tessile veneziana, in un percorso ancora una volta sviluppato tra arte e raffinato artigianato, è quello dedicato al ‘700. Qui, ancora accanto ai ritratti, viene esibita la prestigiosa collezione tessile settecentesca del Duomo di Castelfranco, insieme con abiti, corpetti, guanti e borsette dell’epoca, provenienti da Palazzo Mocenigo a Venezia. La commistione tra sacro e profano è più apparente che reale. Spesso infatti le sontuose vesti dismesse dalle grandi dame finivano con l’essere portate sull’altare sotto forma di piviali o pianete, intessute di fili di seta e oro.
Usciti dal Museo, il percorso raggiunge i “luoghi di Giorgione” nell’antico centro cittadino: il Duomo, la Torre Civica, lo Studiolo di Vicolo dei Vetri, la Casa Costanzo, la Casa Barbarella. In queste suggestive ambientazioni il pubblico è invitato ad ammirare gli esiti attuali della grande tradizione veneziana della tessitura. Per secoli la manifattura tessile ha rappresentato l’industria più fiorente del Veneto, con molte migliaia di occupati. Delocalizzate le produzioni industriali, a testimoniare questa importantissima tradizione sono rimasti i laboratori di alta gamma. Dalle sensazionali Rubelli e Bevilacqua di Venezia, alla Bottoli di Vittorio Veneto che alleva pecore nere per evitare la tintura del filato; dalla Bonfanti di Mussolente, con i suoi inconfondibili arazzi, alla Paoletti di Follina che tesse un tartan senza pari; dalla Serica 1870 di Follina che riesce a collocare le sue impalpabili sete sul mercato cinese, fino alla “fabbrica lenta” di Bonotto a Vicenza.
La Galleria del settecentesco Teatro Accademico ospita invece i telai e la straordinaria produzione di Carlo Scarpa della Tessoria Asolana oggi non più sul mercato.
E per chi volesse approfondire di più il tema, ecco Venezia a portata di visita. Per ammirare le prestigiose tessiture Rubelli e Bevilacqua, le creazioni di Roberta di Camerino, il Palazzo di Mariano Fortuny e il Museo del tessuto e del costume di Palazzo Mocenigo.

Per informazioni: Museo Casa Giorgione – Piazza San Liberale – 31033 Castelfranco Veneto (Tv)
Tel. 0423 735626 – e-mail: museo@comune.castelfranco-veneto.tv.it – www.museocasagiorgione.it Facebook/MuseoCasaGiorgione
www.letramedigiorgione.it

Al MIC di Faenza, Achille Calzi tra Simbolismo e Liberty

Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi” (Faenza, MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, dal 5 novembre 2017 al 18 febbraio del 2018) giunge a conclusione di un lungo lavoro di ricerca che la curatrice, Ilaria Piazza, ha avviato dal fondo donato dagli eredi dell’artista nel 2013 al MIC allargandolo poi a numerose raccolte pubbliche e private.

L’esposizione, promossa e organizzata dal MIC Museo Internazionale della Ceramica con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e con il contributo di BCC- Credito Cooperativo ravennate forlivese & imolese, del Gruppo Hera, della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì e di SACMI, rappresenta il punto di arrivo di un importante lavoro antologico, mai prima condotto, su un artista cardine della storia culturale e della produzione simbolista e liberty del nostro paese, purtroppo prematuramente scomparso interrompendo, così, la sua instancabile ricerca stilistica.

Achille Calzi (1873 -1919), personalità poliedrica e ricettiva, artista a tutto tondo, portavoce delle nuove istanze della modernità, fu figura importantissima non solo per la vita culturale di Faenza e della corrente Liberty italiana, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia.
Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-09) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini da salotto, piastrelle per esterni divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale.

“Calzi incarna la moderna figura dell’artista progettista, facendosi interprete del principio modernista dell’arte in tutto, attraverso le numerose collaborazioni con le principali manifatture faentine attive nei settori della ceramica, dell’ebanisteria e dei ferri battuti e nell’impegno profuso nel campo della grafica – spiega la curatrice Ilaria Piazza. – A questo si aggiunge la multiforme ricerca nelle arti figurative, dalla decorazione al “bianco e nero”, dalla pittura da cavalletto alla caricatura, dove recepisce alcune delle più avanzate tendenze artistiche nazionali e internazionali. Se da un lato le visioni macabre, intrise di suggestioni misteriosofiche ed esoteriche, segnano l’adesione al Simbolismo, dall’altro il suo linguaggio pittorico accoglie sperimentazioni d’impronta divisionista. Tra riferimenti locali e influenze internazionali si colloca l’attività di caricaturista e di autore di immagini satiriche, dove Calzi manifesta anche il proprio sentimento patriottico nella serie di cartoni realizzati sul finire della Prima guerra mondiale a sostegno del fronte interno”.
Aggiornato sulla vita culturale del suo tempo, grazie, anche, ai numerosi viaggi all’estero, ebbe molteplici rapporti con artisti, letterati e musicisti importanti come Pellizza da Volpedo, Adolfo de Carolis, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai.
Intellettuale di spicco dell’ambiente culturale faentino Calzi sostenne fino allo strenuo quella visione polifonica del fare artistico, opponendosi – in una nota querelle – a Gaetano Ballardini, fondatore del MIC di Faenza, che con la nascita prima del Museo poi della Scuola sancisce il ‘primato’ della ceramica.

“La mostra è la prima di un percorso che il MIC ha intrapreso per attribuire il giusto riconoscimento a livello nazionale, a maestri – tutti di nascita faentina – come Giovanni Guerrini, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Domenico Rambelli – sottolinea la direttrice del MIC, Claudia Casali. – Questa scelta curatoriale è stata evidenziata già quest’anno con la mostra dedicata al Déco che ha giustamente messo in luce protagonisti faentini di respiro europeo. Faenza ha infatti espresso, soprattutto nella prima metà del XX secolo, una vivacità culturale ed artistica degna di attenzione; ha saputo elaborare scelte artistiche in linea con i maggiori centri d’avanguardia europei, grazie alla presenza di un attivo Museo e di una Scuola d’Arte, unici al mondo, ma anche ad una tradizione artistica consolidata. Il progetto Calzi è un progetto di rete che riunisce le principali realtà culturali della città come Pinacoteca Comunale, Museo del Risorgimento e Biblioteca Manfrediana”.

La mostra sarà corredata da una pubblicazione che vuole essere, allo stesso tempo, catalogo e guida ragionata all’opera di Achille Calzi.

Scheda tecnica della mostra
TRA SIMBOLISMO E LIBERTY. ACHILLE CALZI 
5 novembre 2017 – 18 febbraio 2018
MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza
Orari: martedì-venerdì 10-13,30 e sabato, domenica e festivi 10 – 17,30
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre, il 1° gennaio
Ingresso euro 8, ridotto euro 5, studenti euro 3
Info: 0546 697311, www.micfaenza.org