Ravenna annuncia la Biennale del Mosaico Contemporaneo

Dal 7 ottobre al 26 novembre 2017 a Ravenna si tiene la V edizione della Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, opere e artisti di tutto il mondo si incontrano nella città capitale del mosaico. RavennaMosaico è promossa e organizzata dal Comune di Ravenna, grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Marcegaglia Carbon Steel.
Ravenna è coinvolta totalmente aprendo i suoi luoghi più suggestivi ad artisti locali e provenienti da tutto il mondo: monumenti, musei, chiostri e spazi simbolo della città diventano gallerie d’eccezione in cui arte antica e arte contemporanea sono in costante dialogo.
La Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo propone un percorso espositivo che si sviluppa intorno a due mostre principali: Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi con sede al Mar Museo d’Arte della città curata da Alfonso Panzetta con la collaborazione di Daniele Torcellini, con 140 capolavori assoluti in esposizione, e l’evento SICIS Destinazione Micromosaico che celebra i trent’anni di attività di una delle più grandi realtà del mosaico artistico e una eccellenza del design internazionale, a Palazzo Rasponi dalle Teste. L’evento vuole inoltre condividere l’atmosfera che aleggia attorno alle realizzazioni di gioielli in micro-mosaico, in una moderna rilettura della tecnica settecentesca.
Entrambe le mostre resteranno aperte ben oltre la fine di RavennaMosaico, fino al 7 gennaio 2018.
Accanto a questi due grandi eventi numerosissimi altri appuntamenti, in un percorso di confronto e collaborazione che coinvolge soggetti che già hanno partecipato alla scorse edizioni di RavennaMosaico e nuove realtà.
I suggestivi Chiostri Francescani ospitano Opere dal Mondo, una selezione di lavori di artisti internazionali in collaborazione con AIMC (Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei), mentre alla Manica Lunga della Biblioteca Classense ha sede la quarta edizione di GAEM Giovani Artisti e Mosaico dove giovani artisti under Forty, si avvalgono della tecnica musiva in modo tradizionale o sperimentale. Sempre negli ambienti della storica biblioteca ravennate in collaborazione con il Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, una mostra personale dedicata all’artista Silvia Celeste Calcagno curata da Davide Caroli e un suggestivo progetto dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna Fabulae ovvero un affascinante intreccio di storie entro il quale il visitatore può seguire i fili delle nuove esperienze creative dei più giovani artisti del mosaico.
Al Museo Nazionale del MIBACT sono allestite due importanti personali: la prima dedicata a Felice Nittolo, A Ritroso, curata da Emanuela Fiori e da Giovanni Gardini.
L’Associazione Culturale Marte propone la seconda personale dedicata a Matylda Tracewska curata da Daniele Torcellini, insieme alla Rappresentazione anonima di Clément Mitéran a cura di Emanuela Fiori e Daniele Torcellini.
RavennaMosaico è valorizzazione del Patrimonio Unesco: al Battistero degli Ariani è in programma un allestimento site specific dell’artista Marco De Luca, a cura di Linda Kniffitz in collaborazione con Emanuela Fiori.
Ravenna è conosciuta in tutto il mondo per gli splendidi mosaici antichi e contemporanei ma anche per Dante Alighieri, il sommo poeta che passò infatti l’ultima parte della sua vita nella città romagnola; nasce così Inferno in bottega. La Commedia di Dante alla luce del mosaico. Negli atelier degli artisti mosaicisti ravennati è possibile visitare ogni singola creazione che darà vita a un’opera comune dove il fil-rouge è il tema dei cerchi dell’Inferno dantesco.
RavennaMosaico 2017 è sperimentazione: i giovani artisti in erba del Liceo Artistico Nervi Severini sorprenderanno la Biennale con le loro creazioni.
RavennaMosaico 2017 è anche tutela: grazie al Laboratorio di Restauro della Fondazione RavennaAntica saranno portati a termine i lavori di restauro della copia a mosaico della Madonna in Trono della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
Il tema del rapporto dell’arredo urbano e il mosaico viene affrontato in un convegno dal titolo Le forme dell’Arte in città: il mosaico contemporaneo organizzato dalla Scuola Superiore Studi Città e Territorio dell’Università di Bologna in cui verrà presentato, tra gli altri, anche il progetto esecutivo seguito dalla Fondazione RavennaAntica del mosaico più grande del mondo: L’onda che esonda. Si tratta della prosecuzione del Mosaico dell’Onda posto all’ingresso del Museo di Classe che si estende creando una linea di collegamento tra il Museo e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.
Infine valori sociali e valori artistici danno forma al progetto dell’associazione DisOrdine che prevede la rivalutazione dell’area urbana antistante le Ex-Carceri di Ravenna. L’intervento è ispirato al Labirinto della Basilica di San Vitale e coinvolge direttamente i detenuti, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Queste sono alcune delle iniziative del ricco calendario di RavennaMosaico 2017, un autunno animato da grandi eventi espositivi, attività didattiche, conversazioni per addetti ai lavori e per appassionati.

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Un nuovo straordinario dipinto arricchisce la mostra di Sassoferrato a Perugia

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Un nuovo straordinario dipinto, proveniente da collezione privata ed esposto per la prima volta al pubblico, arricchisce il percorso espositivo della mostra Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita. L’opera è recentemente riemersa dal circuito del collezionismo e, sottoposta a minuziose indagini scientifiche, bibliografiche e stilistiche, è stata indubitabilmente attribuita a Giovan Battista Salvi. Inserita nel contesto della grande mostra perugina, la Betsabea al bagno consente di apprezzare un’ulteriore sfaccettatura nel percorso artistico del Sassoferrato, mostrando come la sua attività di pittore e copista sia stata talora mediata da incisioni e stampe che dovettero circolare nella sua bottega romana. Nella fattispecie l’episodio veterotestamentario della Betsabea è ripreso fedelmente da una xilografia dell’artista tedesco Hans Burgkmair il Vecchio datata 1519.

La curatrice Cristina Galassi sarà presente per illustrare al pubblico il nuovo dipinto.
Per l’occasione la Fondazione per l’Istruzione Agraria, ente promotore della mostra, organizzerà un aperitivo con i prodotti enogastronomici della sua Filiera Corta, a un prezzo di 10,00 euro comprensivo di biglietto di ingresso alla mostra. Sarà gradita la prenotazione.

Per informazioni
T. +39 075 33753
M. +39 328 6013446
info@fiapg.it
www.fondazioneagraria.it

Marino Marini, la grande mostra a Pistoia

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Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell'”Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi”Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e con la Camera di Commercio di Pistoia. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons-EFG, Lavazza, Regione del Veneto-e le Guggenheim Intrapresæ.

Info: www.fondazionemarinomarini.it

Un grande Magister Giotto con Fresu e Zingaretti a Venezia.

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Giotto, grande artista del Trecento, comunicato con linguaggi contemporanei a chi vive il mondo di oggi.
L’originale proposta la si vive alla Scuola Grande della Misericordia dove, dal 12 luglio al 5 novembre, Cose Belle d’Italia Media Entertainment propone “Magister Giotto”.

“Il nostro obiettivo, chiarisce il Direttore Artistico Luca Mazzieri, è riuscire a comunicare la grande arte italiana nel mondo. Per questo, dopo Giotto sarà la volta di Canova e di Raffaello, protagonisti di altrettante puntate di “Magister”.
Abbiamo scelto Venezia come città di partenza di questo lungo viaggio dell’arte italiana nei cinque continenti, perché questa è città di affascinante sintesi tra un grande passato e la contemporaneità più avanzata nell’arte”.

Il format creato per “Magister Giotto” non ha precedenti.
In esso, i limiti tra grande mostra e grande spettacolo diventano così impercettibili dall’essere annullati. Ponendo nell’assoluto rigore scientifico la cifra distintiva.
Per “Magister Giotto”, accanto a un regista del livello di Luca Mazzieri, ad Alessandra Costantini architetto e progettista, a una voce narrante che risponde al nome di Luca Zingaretti, ad una colonna sonora firmata da Paolo Fresu, sono scesi in campo studiosi di fama.
Il comitato scientifico riunisce infatti nomi di eccellenza nella storia e critica d’arte, come quelli di Alessandro Tomei e Serena Romano Gosetti di Sturmeck. All’obiettivo di portare Giotto nella contemporaneità ha concorso anche la collaborazione di Stefania Paone.
Oltre a loro Giuliano Pisani, filologo classico, che rilegge l’indagine teologica che sottende il ciclo della Cappella degli Scrovegni lasciando emergere la «sceneggiatura» che sottende al ciclo, scritta da Alberto da Padova, teologo agostiniano che finisce la sua vita di cattedratico alla Sorbona di Parigi
E ancora Cesare Barbieri, professore emerito di Astronomia dell’Università di Padova, che propone Giotto legato alle stelle e all’astronomia. Ecco la Missione Giotto del 1986, nata con l’Agenzia Spaziale Europea, la prima e unica missione che riesce a lanciare una sonda che arriverà a 596 chilometri dal nucleo della cometa, rappresentata nell’Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni.

Grazie al lavoro di questa prestigiosissima squadra multidisciplinare, il visitatore vivrà l’emozione di una grande esperienza, entrerà in contatto con il Magister e le sue opere. Sarà portato a tendere la mano per asciugare le lacrime dei suoi Crocifissi che, per la prima volta, lo guarderanno negli occhi anziché limitarsi ad osservarlo dall’alto. Grazie ad innovative ricostruzioni scenotecniche, progettate dagli architetti Corrado Foglia e Raffaele Di Vaio, unite anche a rari filmati d’epoca.
Immagini mozzafiato “abbracciano” lo spettatore, conducendolo dentro un intenso viaggio che finisce con il porsi anche come esperienza spirituale. Un viaggio che conduce là dove nasce l’arte, nell’intimo di un uomo-artista che da discepolo assurge, non a caso, a Magister assoluto.

Le narrazioni conducono da Assisi e il Ciclo francescano, alla Cappella degli Scrovegni, alla città di Firenze, in un percorso dove l’Italia del Trecento viene raccontata attraverso le opere di Giotto e della sua Bottega, per sfociare al contemporaneo con la Missione spaziale a lui dedicata.

“Magister Giotto”, 750 anni dopo, conduce a rivivere la complessità e il fascino del pittore e architetto fiorentino, artista-simbolo di un Medioevo che si fa altro.

Racconta un uomo che si conquistò vastissima fama presso i propri contemporanei. Com’è testimoniato dalle numerosissime citazioni e trattazioni che lo riguardano già in vita. Una figura di artista riconosciuta di snodo nella cultura pittorica occidentale, anticipatrice di futuro. E, come “Magister Giotto” consente a chiunque di verificare, effettivamente contemporanea, allora non meno di adesso.

Info

www.magistergiotto.com
info@magistergiotto.com

Date: 13 luglio – 5 novembre 2017

Sede: Scuola Grande della Misericordia
Sestiere Cannaregio 3599
30121 Venezia

Percorso: 14 min. dalla Stazione Ferroviaria di Santa Lucia  e a 17 min. da Piazza San Marco

Servizi per il pubblico: guardaroba, bookshop, bar, wi-fi, ascensore e accesso ai disabili
Orari: domenica – venerdì dalle 10:30 alle 18:30, sabato dalle 10:30 alle 20:30

Ingressi: intero 18 Euro, ridotto 16 Euro; ulteriori riduzioni per i cittadini veneziani, gruppi, scuole, famiglie

Il Castello del Buonconsiglio svela il grande Rinascimento di Marcello Fogolino. Invito

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A Franceca Fiorini

Invito
Vernice per la Stampa
venerdì 7 luglio, ore 11.00
Trento, Castello del Buonconsiglio

Comunicato Stampa

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Il Castello del Buonconsiglio svela, con un’ampia mostra, la grandezza di Marcello Fogolino. L’iniziativa, che si sviluppa in collaborazione con i Musei Civici di Vicenza e in particolare con la Pinacoteca di Palazzo Chiericati, con cui è stato stipulato uno specifico accordo, riscopre un artista notevolissimo ma la cui fama di pittore venne offuscata dalle sue vicende private.  La condanna per l’omicidio di un barbiere, commesso, pare, insieme al fratello Matteo, la messa al bando, l’attività di spionaggio a favore della Serenissima, gli alti e bassi con la committenza delineano un personaggio dalle tinte forti. Dopo le grandi mostre monografiche dedicate ai pittori che affrescarono il maniero ovvero Girolamo Romanino e i fratelli Dosso e Battista Dossi, il Castello del Buonconsiglio rende ora omaggio al terzo artista che contribuì alla decorazione del Magno Palazzo. La rassegna intitolata “Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino”, che verrà inaugurata venerdì 7 luglio al Castello del Buonconsiglio, vuole far conoscere al grande pubblico un pittore che fu costretto a una forzata permanenza in Trentino, ma che riuscì a guadagnarsi, con la sua opera, la fiducia del principe vescovo Bernardo Cles fino a divenirne il pittore di corte e, poi, del suo successore, il principe vescovo Cristoforo Madruzzo. Figlio d’arte – suo padre era un pittore di buon livello – fu mandato da giovane a bottega da Bartolomeo Montagna, in quel di Vicenza. In quella città lasciò opere importanti in numerose chiese prima di trasferirsi per otto anni a Venezia. E’ documentato il suo rientro a Vicenza verso il 1518 e il suo operare insieme a Giovanni Speranza. La sua pittura di quegli anni mostra un distacco dai modelli quattrocenteschi e una adesione alle novità che, nelle ville e chiese venete, stava imponendo il Veronese. Rientrato nel natio Friuli, nel Pordenonese ottiene commesse di rilevo per diverse chiese della città e del territorio, in parte purtroppo oggi perdute. In Friuli torna ancora, insieme al fratello pittore anche egli, dopo una nuova parentesi vicentina ma incappa nelle note vicende giudiziarie che gli resero difficile ottenere nuovi incarichi. Destino volle che Fogolino approdasse quindi a Trento dove, tra il 1528 e il 1533, si costruiva il Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, un grandioso cantiere rinascimentale nel quale pittori, scultori, artigiani, garzoni di bottega lavorarono a tempo record per rendere sontuosa la nuova dimora rinascimentale del principe vescovo Bernardo Cles. Qui Fogolino trovò fama, commissioni e, grazie alla protezione vescovile e alla benevolenza della corona imperiale austriaca, un sicuro rifugio. Il periodo trentino sarà illustrato con sue opere provenienti da chiese del territorio e dalle collezioni del museo, in merito alle quali particolare attenzione verrà dedicata alla committenza, mentre la sua produzione profana sarà approfondita partendo dai cicli pittorici del Castello del Buonconsiglio, ma anche dalle preziose testimonianze grafiche. Dopo il 1541, sotto Cristoforo Madruzzo, organizzatore del Concilio, il percorso fogoliniano diventa nuovamente ondivago. Di certo lavora ad Ascoli Piceno, per il vescovo di quella città, conosciuto a Trento, poi a Gorizia e ancora a Bressanone. Si sa che venne cercato per la Residenza di Innsbruck ma di lui nulla è noto in quella città. Finì quindi da artista errante una vicenda cominciata allo stesso modo. Molti sono ancora i problemi aperti intorno alla personalità e alla produzione del pittore vicentino d’origine, ma trentino d’elezione: da quelli relativi alla biografia e all’itinerario artistico a quelli connessi con la definizione del catalogo e la periodizzazione delle opere. Nodi che possono ora essere dipanati anche grazie alla serrata campagna di restauro condotta nell’ultimo ventennio sui cicli affrescati del Magno Palazzo, agli studi condotti sul cantiere voluto dal Cles e sulla figura del Fogolino, nonché all’accurata campagna di verifiche archivistiche. La mostra si snoderà nelle sale del Magno Palazzo, in parte affrescate da Romanino e dai fratelli Dossi e in parte affrescate dallo stesso Fogolino, e prenderà avvio da pale d’altare che hanno contraddistinto l’evolversi del suo percorso stilistico tra Vicenza e la provincia di Pordenone, evidenziando la ricca valenza del patrimonio artistico e culturale del Triveneto e approfondendo lo studio dei rapporti e della collaborazione culturale con gli altri artisti vicentini, tra cui Giovanni Bonconsiglio, Bartolomeo Montagna e Francesco Verla. In mostra le magnifiche pale d’altare provenienti dal Rijksmuseum di Amsterdam, come la Madonna col Bambino e santi mai esposta in Italia, dalla Galleria dell’Accademia di Venezia, dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, dalla Pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza ma anche le rarissime incisioni provenienti dal museo statale di Dresda. La mostra sarà aperta in contemporanea con la rassegna che il Museo Diocesano Tridentino dedica a Francesco Verla, altro importante artista che nei primi anni del XVI secolo soggiornò a lungo in Trentino. Il particolare clima culturale che contraddistinse il periodo clesiano, non senza positive influenze sull’arte fogoliniana e sulla importante stagione rinascimentale trentina, verrà messo in evidenza da materiali di confronto ispirati al gusto antiquario del tempo, alla statuaria, alla produzione libraria e incisoria. La mostra è curata da Giovanni Carlo Federico Villa, direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza, da Laura Dal Prà, direttore del Castello del Buonconsiglio, e dalla conservatrice del museo Marina Botteri, e il relativo catalogo raccoglie i contributi di oltre venti studiosi. L’allestimento è a cura dell’architetto Michelangelo Lupo in collaborazione con l’architetto Adriano Conci, direttore tecnico del museo.


ORDINE E BIZZARRIA: IL RINASCIMENTO DI MARCELLO FOGOLINO Trento, Castello del Buonconsiglio
8 luglio – 5 novembre 2017

ORARI
10.00-18.00
chiuso i lunedì non festivi, eccetto 17, 24, 31 luglio e tutti i lunedì di agosto

BIGLIETTI
10€ intero, 8€ ridotto
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
Presentando il biglietto della mostra Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla si avrà diritto ad una tariffa di ingresso agevolata.

A Fano tutto il genio creativo di Federico Seneca

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“Il maestro indiscusso della grafica pubblicitaria del Novecento Italiano”

Con la mostra SEGNO E FORMA NELLA PUBBLICITÀ, attraverso un’emblematica esposizione allestita nelle sale della Galleria Carifano a palazzo Corbelli, la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, con la Città di Fano, vuole rendere omaggio al suo illustre concittadino Federico Seneca, grafico che ha saputo sovvertire la concezione più classica di comunicazione pubblicitaria durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale, fino al “boom” economico.
Questa precisa vocazione per la grafica è un forte elemento caratterizzante del Gruppo Credito Valtellinese, come rammenta il Presidente Miro Fiordi: “Per menzionare la sola sede di Fano, ricordo la recente grande retrospettiva dedicata a Massimo Dolcini, altro straordinario grafico marchigiano, mostra che abbiamo poi riproposto in altre nostre sedi espositive. Non si tratta di scelta casuale: attraverso la grafica si evidenzia la storia dell’industria e quella del Costume, la storia di un Paese e dei suoi territori, tema cui il nostro Gruppo bancario è particolarmente interessato”.
Il 2017 ha voluto ricordare la figura e lo straordinario lavoro di Seneca in diverse città italiane: a Chiasso presso il Centro Culturale Chiasso m.a.x. museo e a Perugia presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, mettendo in rilievo sia le grandi doti di intuitivo grafico pubblicitario novecentesco, ma soprattutto l’identità rivoluzionaria, che si evolve a punto di riferimento della comunicazione aziendale. I suoi manifesti, insegne, loghi, scatole, calendari hanno fatto la fortuna, oltre che l’immagine, di alcuni notissimi marchi. Dagli esordi di sapore Liberty, all’adesione al Futurismo (suggellata dallo stesso Marinetti), accostandosi al Déco, poi al Cubismo e via via fino all’originalissima sintesi formale che egli raggiunge negli anni successivi, spesso carica di Surrealismo, con la quale ha trasformato la natura di un prodotto e la conseguente percezione dei suoi consumatori.
Obiettivo dell’esposizione fanese è scandagliare la personalità ingegnosa quanto talentuosa di Seneca, attraverso una ricca selezione delle sue opere – circa una novantina tra manifesti, bozzetti preparatori in gesso e matita su carta, schizzi e studi – partendo dai manifesti di promozione turistica locale dedicati proprio alla città di Fano, rappresentati in modo particolare dal favoloso manifesto del 1924, appartenente Museo Nazionale Collezione Salce (Treviso) in cui Seneca, attraverso la sua straordinaria abilità di disegnatore, mette in scena una teatralità raffinatissima riuscendo al contempo ad esaltare sia la bellezze della stazione balneare fanese che l’eleganza della sua gente. Degli anni che seguono la Grande Guerra, gli elaborati per Perugina, con il famoso cartiglio dei Baci e ancora Buitoni, Agip, Ramazzotti, Talmone, Fiat e molti altri. Lavori che ricordano bene dunque anche gli anni dal suo trasferimento in Lombardia.
Seneca nasce a Fano nel 1891 da famiglia borghese, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Urbino e per pochi anni è impegnato nell’insegnamento. E’ proprio nella sua città natale che inizia l’attività di “cartellonista”: incaricato dal 1912 di promuovere il lido fanese, realizza un gruppo di manifesti che, se da un lato richiamano lo stile di Marcello Dudovich, dall’altro delineano il suo preciso e originalissimo marchio grafico. Basti guardare al giallo puro con cui rende la battigia, lo stesso giallo che si ritroverà protagonista di altri suoi più celebri e celebrati manifesti successivi. La guerra lo porta ad un distacco da Fano; va al fronte, poi all’Accademia di Modena, quindi ad Orbetello impegnato a ottenere il brevetto di pilota e ancora al fronte. All’indomani del conflitto, inizia il suo rapporto professionale come direttore dell’ufficio pubblicità della Perugina, in particolare a supporto della promozione dei Baci, e di seguito della Buitoni. E poi Milano, il successo: il Premio internazionale ottenuto a Monaco, i lavori per Eni e Cinzano …. In tutto ciò, a Fano egli resta “di casa”, qui trascorre le vacanze e coltiva le vecchie amicizie.
La direzione artistica di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio ha tra i suoi massimi obiettivi quello di offrire, in particolar modo ai giovani, una finestra su un passato che vale la pena di ricordare perché ancora attuale e di forte stimolo per capire il presente, sia da un punto di vista prettamente legato al mondo della grafica, che a quella preziosa e intramontabile tradizione del fare manuale che a loro avviso non è scomparso, come molti invece sostengono trovandosi di fronte all’eccezionale progresso tecnologico.
Per l’occasione è stato stampato un catalogo edito da Silvana Editoriale, con la curatela e saggi critici di Nicoletta Ossanna Cavadini, Dario Cimorelli, Marta Mazza, Luigi Sansone.

Coordinate mostra

Titolo
FEDERICO SENECA (1891-1976)
Segno e forma nella pubblicità

SedeGalleria Carifano, Palazzo Corbelli
Via Arco d’Augusto 47 – Fano

Durata
14 luglio – 24 settembre 2017

Inaugurazione
giovedì 13 luglio ore 19.00
Galleria Carifano – Palazzo Corbelli

Orari e ingressi
Galleria Carifano
dal 14 luglio al 31 agosto: da martedì a sabato h. 20.30 – 23.30
dal 1 al 24 settembre: da martedì a sabato h. 17.30 – 20.30
chiuso domenica e lunedì – INGRESSO LIBERO

ALPE CIMBRA: Orienteering, Sky Running e Marcie, un ricco calendario di appuntamenti by Gronlait Orienteering Team

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In questa estate la montagna dell’Alpe Cimbra in Trentino è il palcoscenico naturale di importanti eventi sportivi dedicati alla corsa in montagna e alle discipline di orientamento.

E si parte l’1 luglio con Vertical del Monte Cornetto – la montagna simbolo dell’Alpe, per veri runners – 4 km con 1000 m di dislivello positivo.

La gara è entrata a far parte del Circuito 4K Vertical Race con partenza da Carbonare e arrivo a Passo del Sommo, sul tracciato della vecchia pista di sci, ripristinato da un gruppo di appassionati “folgaretani”, che in inverno è percorribile con gli sci da alpinismo. Gara molto impegnativa, con 1000 metri di dislivello e 4 km e mezzo di lunghezza, ma arrivati al punto più alto, si rimarrà incantati dal meraviglioso panorama. Questa di Folgaria, sarà la prima tappa del circuito 4K Vertical, alla quale seguiranno sabato 8 luglio, la Vertical Cimone con partenza da Caldonazzo e arrivo a Cimone, il 15 luglio, la Fire Scavezada con partenza da Vattaro e arrivo a Cima Marzola, il 22 luglio, la Madonnina Vertical Race con partenza dal Doss del Bue (Vattaro) e arrivo al bivacco Madonnina.

I prossimi appuntamenti:

19^ MARCIA dei FORTI – Folgaria 9 luglio 2017

La Marcia dei Forti, storica camminata tra le fortezze austro-ungariche dell’altopiano di Folgaria, celebra quest’anno la sua 19^ edizione. L’evento sportivo e culturale che tradizionalmente apre il calendario dei grandi eventi dell’estate turistica dell’Alpe Cimbra, già erede della lontana Marcia delle Nazioni e della successiva Marcia degli Altipiani, di fatto è arrivata ai 44 anni di vita!

L’evento si avvale di un’organizzazione più che collaudata che riesce a mettere in campo ben ottanta volontari impegnati in vari settori, dai punti ristoro alle indicazioni dei percorsi, dal servizio comunicazioni a quello del soccorso, etc. Questa è una marcia per tutte le gambe, propone infatti diverse soluzioni di percorso: i camminatori più allenati scelgono in genere i tracciati più impegnativi di 42, 30 o 20 km, percorsi lunghi che portano alle tre fortezze di Forte Dosso delle Somme, Forte Sommo Alto e Forte Cherle.

Il percorso di 42 km passa sulla vetta di Monte Maggio, a 1850 mt di quota, dove si possono ammirare i bellissimi panorami sul Pasubio e sulle Prealpi venete. I percorsi 12 e 8 km, come rigeneranti passeggiate nel verde adatti anche alle famiglie.

Per i marciatori, l’appuntamento è alle 8.00 di domenica 9 luglio, in via Roma, accompagnati dalla Banda Folkloristica di Folgaria.

O-MARATHON – Folgaria 16 luglio 2017

Questa gara di corsa orientamento su lunga distanza, unica in Italia e all’estero, si svolgerà tra Forte Cherle e l’Alpe di Coe, dove esistono dei bellissimi sentieri, tra la vastità dei pascoli dei Fiorentini, passando da Malga Vallorsara, attraversando l’Alpe di Coe, con arrivo al Cherle. E’ possibile iscriversi alla gara individuale su lunga distanza oppure alla staffetta.

A questa gara, arrivata alla 10^ edizione, e che richiede un notevole impegno e sforzo fisico, vista la lunghezza del percorso e la difficoltà dei tracciati, ma alla quale partecipano in numero sempre maggiore, sportivi appassionati a questo particolare sport sia italiani che stranieri. Tra gli iscritti, atleti provenienti dalla Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Polonia, Austria, Svizzera e Germania, dove questo sport è molto popolare e dove si svolgono competizioni di livello internazionale.

2 Giorni di MTB-Orientamento – Lavarone 22 e 23 luglio 2017

La Gronlait Orienteering Team, organizza a Lavarone il 22 e 23 luglio 2017, la 2 Giorni di MTB-O, gara di Campionato Italiano di specialità, che vedrà la partecipazione di 200 atleti a giornata.

La caratteristica fondamentale della disciplina sportiva mountain bike orientamento, è data dal percorrere esclusivamente le strade ed i sentieri segnati in carta, su terreno naturale, evitando le scorciatoie. Per poter leggere la carta mentre si pedala ed avere le mani libere per la guida, il concorrente dispone di un leggio girevole, fissato al manubrio. Le doti che un bike-orientista deve possedere sono una buona padronanza della mountain bike e la capacità di interpretare con precisione e velocità, le diverse soluzioni che il tracciato propone, per raggiungere i diversi punti di controllo. Sarà presente il Campione del Mondo Luca Dallavalle, titolo vinto già tre volte, tesserato dal 2013 alla società organizzatrice.

Wolf-O di corsa orientamento in notturna – Lavarone 19 e 20 agosto 2017

Gara altamente spettacolare dal punto di vista sportivo, soprattutto per i partecipanti, che con frontalino, cartina e bussola, dovranno trovare le così dette “lanterne” o punti di controllo e non sarà una ricerca facile, nel buio quasi totale e in mezzo ai boschi. Evento unico, viste le caratteristiche di gara per chi vuole vivere e conquistare la natura.

La prima gara si effettuerà in notturna sabato 19 agosto a Lavarone nei pressi del lago. Mentre domenica 20, la partenza sarà al mattino nel centro di Lavarone…

 

MAGGIORI INFO: http://www.gronlait.it/it/

Le Secessioni europee in arrivo a Palazzo Roverella

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Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in programma a Rovigo a Palazzo Roverella, dal 23 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Evidenziando differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.
Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa.

L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, si avvale della prestigiosa collaborazione delle principali istituzioni museali europee, dall’Albertina di Vienna alla Klimt Foundation, dal Museo Villa Stuck di Monaco alla Narodni Galerie di Praga e di altre importanti collezioni museali europee.

Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco.
Quando, nel 1892, apparve sulla scena, non presentava una fisionomia ben definita e specifica, ma presto avrebbe assunto quel taglio modernista che sarà definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista «Jugend» che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani. Al movimento aderirono Franz von Stuck, Anders Zorn, Max Klinger, Max Liebermann, Ludwig von Hofmann. Il focus dell’intera sezione della mostra dedicata alla Secessione di Monaco sarà incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo. Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt, al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava. Nonostante la Secessione di Vienna sia stata quella con un respiro più internazionale l’attenzione in mostra è posta in particolare sull’aspetto autoctono degli artisti esposti, con particolare rilievo alla pittura, alla grafica e alle arti decorative.

La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema. Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale Ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha fino allo scultore Frantisek Bilek. Dato il grande sviluppo dell’illustrazione, del disegno e dell’incisione, circa un terzo dell’intera sezione sarà costituito da opere su carta.

A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.

Mostra promossa da:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
In collaborazione con
Comune di Rovigo
Accademia dei Concordi

Prodotta da:
Silvana editoriale

Main Sponsor:
Intesa Sanpaolo
Cassa di Risparmio del Veneto

Info: www.palazzoroverella.com

LA MAMA SPOLETO OPEN: il festival apre con doppia performance da Israele e Libano (1-2 luglio)

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1 luglio 2017 h.21.30
2 luglio 2017 h. 18.00

LA FUGA – EDEN WEISEMAN (Israele)
LIBERTE’ TOUJOURS – JADD TANK (Libano)
Ingresso: € 15

2 luglio 2017 h. 22.00
“RESULT OF RESIDENCY” EDEN WEISEMAN (Israele) + JADD TANK (Libano)
Ingresso libero

Cantiere Oberdan 
Piazza San Gabriele Dell’Addolorata, Via dei Gesuiti
Spoleto (PG)

 

Debutta il primo luglio il festival LA MAMA SPOLETO OPEN ospitando due spettacoli di danza contemporanea di giovani coreografi del Mediterraneo, per facilitare la mobilità e il dialogo interculturale. Il progetto, che fa parte dell’iniziativa FOCUS YOUNG ARAB CHOREOGRAPHERS, iniziativa itinerante che coinvolge fino a settembre ben 11 festival di danza italiani, è finalizzato a far conoscere nuove realtà performative e ospiterà, l’1 e il 2 luglio, le performance rispettivamente dell’israelianaEden Wiseman – La Fuga, con musiche dal vivo di Ori Dvir – e del libanese Jadd Tank – Liberté Toujours. I due giovani coreografi lavoreranno inoltre insieme in Residenza a La MaMa Umbria per una settimana per preparare un nuovo lavoro coreografico, il risultato del quale verrà proposto al pubblico nella serata del 2 luglio al Cantiere Oberdan, luogo prescelto per tutto il festival.

Nella stessa mattina del 2 luglio, dalle 11.00 alle 14.00, avrà invece luogo l’incontro dal titolo L’EDUCAZIONE CHE NON C‘È, una Maratona di Pedagogia dell‘Espressione a cura degli studenti del Master Mimesis Lab – Università Roma Tre. Si tratta di una presentazione in pillole, in veste poetica, di riflessioni per rifondare l’azione educativa attraverso l’arte. All’iniziativa, ideata e coordinata da Gilberto Scaramuzzo con la consulenza drammaturgica di Flavia Gallo e il coordinamento organizzativo di Federica Arlotti, il pubblico è invitato a partecipare attivamente.

LA FUGA
Creato da Eden Wiseman (Israel)
Musiche live: Ori Dvir
Performer: Eden Wiseman e Alma Livne
Sviluppato in La MaMa Umbria International 2016 “Next Generations”
Durata 40 minuti
“Quando mi blocco, apro il mio armadio e indosso il mio “Abito killer”
Quando il silenzio ci spaventa, quando ci abbassiamo e sentiamo che il senso di quello che facciamo è inutile, senza senso e irrilevante. Non v’è alcuna ricompensa materiale, quello che facciamo è quasi impossibile. Abbiamo il corpo, il movimento, abbiamo colori e immagini, e abbiamo modi per coprire il nostro opposto, ma perché? La situazione è così caotica che sentiamo il bisogno di parlare chiaro, senza filtri, senza nascondersi. È questo il mio dovere? Come artista, come donna, come creatura, mi sento intrappolata, mi sento come se fossi in un ciclo senza fine, tutto si ripete, è inevitabile! come se fossimo insonni intrappolati dagli eventi che continuano a inseguirci senza sosta (gli stessi errori, gli stessi fallimenti, la stessa routine, le stesse scelte, le stesse paure, lo stesso dolore emotivo e fisico). Questa ripetizione ci fa sentire meccanici, come se fossimo semplici macchine che sono state programmate per ripetere sempre la stessa routine. Questo è seguito dal momento affascinante in cui mi concentro- il momento della violazione e  della fuga, in cui solo azioni estreme ci possono consentire di sfuggire dalle catene della disperazione, impotenza e angoscia che ci legano. La questione principale è come questa ricorrenza traspare? E’ esterna a noi o si trova in profondità all’interno della nostra coscienza interna? Come la percepiamo e come e quando possiamo rompere il ciclo? Il tentativo di cambiare richiede l’uso della violenza e provocazione, o è la compassione, l’accettazione e la pazienza che è necessaria? Può essere semplicemente una potente passione che è informe e impossibile da imitare?

LIBERTE’ TOUJOURS
Creazione e Performance: Jadd Tank
Durata 30 minuti

Progetto FOCUS YOUNG ARAB CHOREOGRAPHERS / Italy 2017
Evento sostenuto dal MIBACT in collaborazione con:
ACS – Abruzzo Circuito Spettacolo Festival Corpografie – Pescara, Anghiari Dance Hub – Anghiari (AR), Associazione Armunia Festival Inequilibrio – Castiglioncello (LI), Ass.  Basilicata 1799 Città delle 100 scale Festival – Potenza e Matera, Associazione Culturale Danza Urbana Festival Danza Urbana – Bologna, Associazione Culturale Mosaico Danza Festival Interplay – Torino, Associazione Culturale Il Triangolo Scaleno Festival Teatri di Vetro – Roma, C.L.A.P Spettacolo dal vivo La Strada Festival Internazionale – Brescia, Fondazione Fabbrica Europa Festival Fabbrica Europa – Firenze, Inteatro Festival / Marche Teatro – Polverigi e Ancona, LaMamaUmbria International – Spoleto (PG)
Che cosa è la libertà e perché ne abbiamo bisogno? Di che abbiamo bisogno da dove? L’inseguimento è perpetuo, come una carota su un bastone. Le nostre vittorie in miniatura sono celebrate. Le nostre bandiere e statue erette. Ma il ciclo non finisce mai. E ‘grottesco e pacchiano e lo fa per una bella performance. LIBERTÉ TOUJOURS è una ricerca febbrile di libertà. Se LIBERTÉ TOUJOURS non significa assolutamente nulla per te, non ti stressare. Questo va benissimo. Non è per tutti. Figo, grazie.

Raffinato finissage per Depero: arriva la Cena Futurista

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GRAN FINISSAGE DELLA MOSTRA ‘DEPERO IL MAGO’ CON
CENA FUTURISTA!
A TAVOLA CON MARINETTI NELL’ANTICA CORTE DELLA FONDAZIONE MAGNANI-ROCCA

Sabato 1 luglio 2017 – antica corte della Villa dei Capolavori
Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma)

“Mangia con arte per agire con arte”, sosteneva Filippo Tommaso Marinetti, colui che rivoluzionò la gastronomia con i principî della cucina futurista.

Desiderate qualcosa di diverso dalla solita cena? Ecco quello che fa al caso vostro. Nell’antica corte della Fondazione Magnani-Rocca – per una sera ribattezzata Nuova Taverna del Santopalato – Vi attende una stupefacente Cena Futurista in occasione del finissage della mostra ‘Depero il mago’.
Le sensazioni viaggeranno a gran velocità, come Futurismo vuole, a 360 gradi tra la visita alla mostra “Depero il mago”, musica degli anni Trenta, pietanze della cucina futurista e ovviamente il dress code per questa serata unica.

Un appuntamento in cui il commensale sarà proiettato in una dimensione dove non vi sono regole e tradizioni, dove tutto è sorpresa e dove i cibi, i “bocconi cangianti”, saranno tanto saporiti quanto sgargianti.
I piatti, usciti direttamente dal Manifesto della Cucina Futurista, riproporranno quelli che Marinetti e Fillia (Luigi Colombo) imbandivano alla Taverna del Santopalato, il locale torinese dove si inaugurarono gli eventi culinari futuristi.

La lista delle vivande futuriste della serata è la seguente:

Raffica di Placafame:
Comeunanuvola, Saltincarne, Salmone ai raggi del sole in salsa Marte, Caprese in trasparenza

Le Pietanze del Mago del palato:
Risotto Trinacria, Carneplastico

Peralzarsi:
Gelato simultaneo.

Per l’occasione, ingresso ridotto € 5 alla Villa-museo e alla mostra “Depero il mago” per chi si presenterà indossando il cappello a rievocare l’eleganza anni Trenta, riduzione anche per un accompagnatore, idem per la pettinatura anni Trenta; accesso alla Villa consentito anche a chi non partecipa alla cena. Apertura Villa-Museo prolungata fino alle ore 21 con speciali visite guidate alla mostra Depero alle ore 18.30 e 19.30 (costo guida € 5 oltre al biglietto d’ingresso).

CENA FUTURISTA ORE 21 AL ‘BISTROT DELLA VILLA’ GESTIONE FATTORIE CANOSSA. Per la cena è consigliata la prenotazione al cell. 393 7685543 (Marco).
Il costo della cena, ‘carburante nazionale’ incluso, è di € 45.

GRAN FINISSAGE DELLA MOSTRA ‘DEPERO IL MAGO’ CON CENA FUTURISTA!
Fondazione Magnani-Rocca, Sabato 1 luglio dalle 18 a mezzanotte per informazioni: Tel. 0521 848327 segreteria@magnanirocca.it
www.magnanirocca.it

A rievocare l’eleganza anni Trenta è gradito il cappello per le Signore e per i Signori, oppure una pettinatura anni Trenta; consentirà l’ingresso alla Villa-Museo a 5 euro anziché 10.

La cucina futurista
Se torniamo indietro nel tempo, per approdare nell’Italia del 1932, il concetto di ‘cucina’ assume un significato nuovo e spiazzante, partorito dalla folle ispirazione di Marinetti e compagni in risposta ai “difensori della pastasciutta”. Pochi mesi prima, dopo una cena milanese al ristorante ‘Penna d’oca’, il teorico del Futurismo si scagliava contro quell’alimento amidaceo che è la pastasciutta – che “si ingozza e non si mastica… Ne derivano fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo … una palla e un rudere che gli italiani portano nello stomaco come ergastolani o archeologi” – auspicando l’affermazione di una tavola avanguardista in risposta all’assurda religione gastronomica italiana e proponendosi di “avvicinare elementi separati da prevenzioni senza serio fondamento”. Marinetti e Fillìa (Luigi Colombo), artisti eminenti del movimento futurista, scrissero nel 1932 “La cucina futurista”; mai un movimento artistico si era spinto a una così appassionata adesione all’ideazione culinaria e alla codificazione gastronomica e conviviale, progettando ricette e ideando scenografie da tavola e ingegnose atmosfere da banchetto, impostando così una vera e propria filosofia della mensa e dei suoi riti. Non solo un libro ma la sistemazione schematica e programmatica del “Manifesto della cucina futurista” (pubblicato il 28 dicembre 1930, nella “Gazzetta del Popolo” di Torino), firmato a quattro mani dagli stessi Marinetti e Fillìa, che confermava l’interesse del movimento votato al dinamismo e alla modernità per il cibo, anch’esso parte di un progetto onnicomprensivo di evoluzione morale della società italica.
Duecento formule rallegranti e spesso irrealizzabili, che nella tavola futurista assumono i contorni di un divertissement giocato sull’equilibrio tra colore e gusto, sperimentazione e stile, cibo e illustrazione. Ricette astruse che tracciano i confini di un mondo culinario immaginario (e immaginato), che prende in prestito figure retoriche e suggestioni visive, dall’Aerovivanda al Brodo solare, dal Carneplastico al Paesaggio alimentare, ai Reticolati del cielo, tra Uova divorziate, Sciatori mangiabili e Zuppe zoologiche: piatti elaborati dai cuochi futuristi, in modo che “tutte le persone abbiano la sensazione di mangiare, oltre che dei buoni cibi, anche delle opere d’arte”.
Ma cosa è rimasto oggi della prorompente stagione della Cucina Futurista? Forse più di quanto si pensi. A rileggere oggi il manifesto gastronomico Futurista, si intuisce che alcuni dei suggerimenti di Marinetti hanno trovato applicazione. Le ricette che apparivano allora rivoluzionarie, anche se in parte erano derivate da preparazioni rinascimentali, furono in alcuni casi un’anticipazione della Nouvelle Cuisine all’italiana.

DEPERO Il mago
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Dal 18 marzo al 2 luglio 2017. Lunedì chiuso.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti e per Cézanne/Morandi
Informazioni: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Nicoletta Boschiero e Stefano Roffi.