1917 – 2017 Ginnika Expo con 500 pezzi rari, un’inedita Storia della Moda, dello Sport e del Costume, per un secolo di Street Culture

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La Storia della Moda, dello Sport e del Costume con
Ginnika Expo
all’Ex Dogana di Roma il 10 e 11 giugno
Un secolo di sneakers, moda e costume in una mostra unica dagli anni Venti a oggi, con speciale omaggio a Michael Jordan e una Hall of Fame degli NBA anni Settanta e Ottanta per oltre 500 pezzi rari e da collezione

Ex Dogana, Viale dello Scalo S. Lorenzo, 10. Ore 12.00 fino a notte inoltrata
Fenomeno di massa e di costume, in occasione di Ginnika 2017, la scarpa da ginnastica, che nella sua accezione di sneaker compie quest’anno un secolo di vita, verrà omaggiata con una vera e propria mostra in cui sarà possibile ripercorrere i passi della storia della moda, dello sport e del costume.
Un’esposizione unica per cultori e curiosi che andrà dalle De Simone chiodate del 1938, alle Valsport “Roma” del 1960 dedicate all’Olimpiadi dello stesso anno e delle Onitsuka Tiger “Mexico 66” del 1966, per proseguire attraverso gli anni ’70 e la rivoluzione apportata al mondo dello sport dalla neonata Nike con i suoi modelli Cortez, Bruin, Blazer e le meno conosciute Astrograbber, per arrivare a concludersi con le Killshot del 1985. I decenni ’70 e ’80, con l’esplosione a livello globale del fenomeno NBA, saranno raccontati attraverso una ricostruzione di un’ipotetica Hall Of Fame: all’interno della expo di Ginnika all’Ex Dogana di Roma verrà ricreato uno spogliatoio da “sogno” dove verranno messi in mostra scarpe, canotte, cimeli ed accessori vari dei giocatori più iconici di quel “fantastico” periodo. Capitolo a parte merita sua “maestà” Michael Jordan. A lui sarà dedicata una sezione specifica, lo spazio Jordan allestito con tutte le sue sneaker dalla prima edizione fino alla numero 23.
Ventitré diversi modelli a cui si aggiungeranno accessori vari ed immagini di repertorio che hanno caratterizzato la carriera del più grande cestista di sempre.
Un tocco di contemporaneità verrà dato attraverso la sezione “collabo”. Nata a fine anni ’90, ma sviluppatasi a partire dai primi anni 2000, la pratica delle collabo ha prodotto alcune delle pietre miliari di questo fantastico business. Patta, Parra, Solebox, Supreme, Fragment Design, Bape, sono solo alcuni dei partner che hanno realizzato sneaker per le grandi major. Sneaker bellissime, limitatissime che negli anni hanno raggiunto prezzi da capogiro nei mercati paralleli frequentati, e animati, da collezionisti e appassionati.
In questa sezione non mancheranno scarpe disegnate e firmate da artisti e musicisti internazionali: da Kanye West e Pharrell, fino a Kaws, Stash, Futura e James Lavelle con il suo progetto U.N.K.L.E. 
Un lavoro di ricerca e recupero di modelli d’epoca reso possibile grazie all’archivio personale di Ginnika e dei membri del suo staff, all’enorme contribuito di Luigi Grottini, pioniere dell’abbigliamento sportivo “made in USA” e a Giancarlo Sisti, ex atleta ed istituzione dell’atletica italiana, che hanno messo a disposizione di Ginnika la loro memoria storica ed i loro pezzi da collezione.

Ingresso diurno 5 euro.
 

Da Kandinsky a Cage: un grande percorso tra arte e musica

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A Palazzo Magnani di Reggio Emilia

UN GRANDE PERCORSO TRA ARTE E MUSICA
Dall’astrattismo spirituale di Wassily Kandinsky al silenzio illuminato di John Cage
Nella mostra Max Klinger, Paul Klee, Arnold Schönberg, Constantin Ciurlionis, Marianne Werefkin, Oskar Fischinger, Fausto Melotti, Nicolas De Staël, Giulio Turcato, Robert Rauschenberg

11 novembre 2017 – 25 febbraio 2018

Mostra a cura di Martina Mazzotta



Dall’11 novembre, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, ci si immerge in un percorso tra arte e musica che parte da Kandinsky e approda a Cage. Dove le nozioni di interiorità e spiritualità vengono indagate come temi aperti, capaci di raccogliere molte suggestioni.
“A partire dalla fine dell’Ottocento, e poi fino ai giorni nostri, anticipa la curatrice dell’esposizione Martina Mazzotta, si può individuare un filo rosso che pone la musica in connessione con gli sviluppi dell’arte moderna e contemporanea. Non vi è artista che non si sia confrontato, con l’immaterialità dell’arte-sorella, con la sua sovrana indipendenza dal mondo del visibile e dalle finalità riproduttive. Sintomi dell’invecchiamento dell’arte, diceva il filosofo Adorno, sono l’individualismo e il razionalismo sempre più esasperati. Alla musica, allora, va il ruolo di restituire all’arte il suo compito più nobile e antico, quello di divenire sede di idee universali. Negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, soprattutto in ambito germanico, il culto di Goethe, il wagnerismo, le indagini in campo filosofico e scientifico riflettono l’esigenza di una aspirazione all’armonia dell’individuo con il tutto, di una spiritualizzazione del lavoro artistico che produce un forte impatto sulle arti figurative, favorendo il ricorso al modello della musica”.
E’ da queste premesse che prende avvio la mostra “Kandinsky
aCage: Musica e Spirituale nell’Arte”, presentando preziosi bozzetti di opere di Richard Wagner (dell’Archivio Ricordi di Milano), la “Fantasia di Brahms” di Max Klinger e una serie di Lubok, le stampe popolari russe ottocentesche che hanno ispirato la cultura artistica successiva.
Segue un importante nucleo di una cinquantina di opere di Wassily Kandinsky – dipinti, acquerelli, grafiche – provenienti da musei e collezioni private, tra le quali spiccano quelle di carattere eminentemente musicale, come gli acquerelli dipinti per gli spettacoli teatrali “Violett” (del Centro Pompidou, Parigi) e “Quadri di un’Esposizione” sulla musica di Musorgskij (della collezione universitaria del Castello di Wahn, Colonia).
Dal confronto dialettico con un musicista e artista grande come Constantin Ciurlionis, rappresentato in mostra da opere e spartiti provenienti dall’omonimo museo lituano di Kaunas, nonché dalle suggestioni della musica atonale dell’amico Arnold Schöenberg (poi maestro di Cage), celebrato a Palazzo Magnani come pittore con una straordinaria selezione di dipinti del Schöenberg Center di Vienna, Kandinsky giunge intorno al 1910 all’astrattismo spirituale e apre la via al suono interiore dei segni e dei colori, alla continua ascesa verso la libertà della materia. Le espressioni artistiche, ricondotte all’unità del soggetto e al suo ruolo di artefice, spostano l’attenzione sull’interiorità, su quello che Kandinsky chiama das Geistige in der Kunst (lo spirituale nell’arte). La tensione profetica verso l’età dello spirito che anima l’omonimo libro, scritto nel 1909 e poi pubblicato nel 1912, viene drammaticamente negata dall’avvento del primo conflitto mondiale.
La musica resta tuttavia l’ambito privilegiato, nel percorso di Kandinsky come in quello degli altri artisti in mostra, per proseguire verso la via dell’arte astratta, da interpretare anche in senso mistico, antroposofico, religioso e cosmico. La fusione sinestesica e l’empatia (Einfuehlung) che vedono i fruitori coinvolti in un processo ri-creativo dell’opera, rappresentano presupposti fecondi per guidare i visitatori attraverso il percorso della mostra, dove pittura, scultura, teatro, danza e cinema si relazionano alla non-oggettività della musica.
A una sezione su Paul Klee, protagonista imprescindibile in questo contesto, segue un omaggio a Marianne von Werefkin, in collaborazione col Museo d’Arte Moderna di Ascona. La grande pittrice legata a Kandinsky e al Cavaliere Azzurro che fu pioniera nell’affrontare il pensiero artistico come “rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica”, senza peraltro mai cedere alla pura astrazione, trova un corrispettivo nel “naturalismo” dell’amico Stravinsky – l’altro protagonista, con Schoenberg, della modernità musicale della prima metà del XX secolo – la cui musica è stata scelta per la visione delle opere dell’artista.
Campane sonore lungo il percorso e video, infatti, consentono di fruire di alcuni nuclei dell’esposizione con accompagnamenti musicali mirati, dei quali il visitatore potrà godere contestualmente e in modo strettamente connesso alla visione delle opere.
La mostra viene animata da brani letterari degli artisti, video e installazioni che invitano a sperimentare in maniera ludica e ricreativa la sinestesia e offrono vere e proprie riscoperte. Come quella della figura di Oskar Fischinger, le cui opere giungono dall’omonimo archivio in California, il quale si ispirò a Kandinsky in maniera multiforme e divenne poi maestro di Cage negli USA, animando tra l’altro “Fantasia” di Walt Disney con la “Toccata con Fuga” di Bach, nella quale molte delle suggestioni della mostra sembrano trovare una sede ideale.
Il percorso prosegue con una selezione di opere di tre artisti particolarmente legati alla musica e alla spiritualità nel secondo Dopoguerra: Nicolas De Staël e Fausto Melotti (entrambi connessi alla figura del collezionista e musicologo Luigi Magnani, proprietario dell’omonimo Palazzo in cui si tiene la mostra) e dei quali vengono presentati e riscoperti preziosi dipinti e sculture musicali (l’“Uccello di Fuoco” di Melotti per esempio, del 1971, non viene esposto da più di tre decenni) e Giulio Turcato, del quale vengono esposti dopo 33 anni acquerelli, maquette, video e musiche di Luciano Berio appartenenti a “Moduli in Viola. Omaggio a Kandinsky”, lo spettacolo realizzato per la Biennale di Venezia del 1984. Un video sperimentale realizzato dallo stesso Berio con Bruno Munari completa la sezione.
La mostra si conclude con un ampio omaggio a John Cage, il musicista pensatore, poeta e artista i cui principi di risonanza interiore e la cui concezione dell’arte come tramite privilegiato di idee universali presenta analogie, rimandi e corrispondenze con la spiritualità kandinskiana. La sezione a lui dedicata si integra con la presenza di opere di altri artisti e si sviluppa attraverso notazioni e documenti audio e video, ma soprattutto attraverso installazioni di grande suggestione che permettono ai visitatori di sperimentare sinesteticamente la poetica cageana. Centrali saranno la ricostruzione di un ambiente anecoico, una “sala del silenzio” nella quale verrà esposta una tela bianca di Robert Rauschenberg, nonché la riproduzione di un teatro che metterà in scena una reinterpretazione in miniatura della composizione per orchestra “Ocean”, durante la quale il visitatore – seduto idealmente nella platea del Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, opportunamente ricreato – sarà avvolto da “onde” musicali provenienti da diversi punti dell’installazione. Presente inoltre lo spartito per pianoforte – il famoso Solo for Piano dal Concert for Piano and Orchestra – che è il capolavoro dell’inventiva di Cage nel campo della notazione musicale.

Palazzo Magnani a Reggio Emilia, che nel 2017 compie venti anni di attività espositiva, è stata la residenza del filantropo, musicologo e collezionista Luigi Magnani. La natura “musicale” della sede – e in generale di tutto il territorio reggiano – conferisce valore e significato alla scelta tematica della mostra.
Anche una delle più importati istituzioni culturali della città, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, ha deciso di dedicare, nello stesso periodo delle mostra – un momento importante a Wassily Kandinsky. FESTIVAL APERTO 2017 metterà in calendario “Fattore K”, omaggio a Kandinsky, con il 14 ottobre al Teatro Ariosto Ensemble “Giorgio Bernasconi” dell’accademia del Teatro alla Scala, Marco Angius direttore, musiche di Skrjabin, Schoenberg, Webern, Clementi, Donatoni, Stockhausen e l’11 novembre al Teatro Cavallerizza Duo pianistico Emanuele Arciuli – Andrea Rebaudengo, musiche di Skrjabin, Schoenberg, De Hartmann, Debussy, Stravinskij.

Una serie di attività collaterali – concerti, lezioni concerto, conferenze, workshop – realizzate in collaborazione con importanti istituzioni come la Fondazione Nazionale della Danza, oltre ad attività formative e didattiche (in collaborazione con Indaco, Atelier di ricerca musicale ed espressiva e Associazione Stella Maris di Bologna), completeranno e arricchiranno la mostra e l’approfondimento del rapporto tra arte e musica.

La mostra inaugura un’attenzione specifica che la Fondazione Palazzo Magnani riserverà alle persone con disabilità fisica e psichica, in stretta collaborazione con il Progetto Reggio Emilia città senza barriere. Il percorso espositivo sarà arricchito da soluzioni idonee ad una fruizione delle opere secondo modalità facilitate e affiancamento di personale specializzato, nella consapevolezza che l’arte sia via di accesso privilegiata al benessere di tutte le persone.

La mostra è promossa da Fondazione Palazzo Magnani e Skira Editore con la partecipazione di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Cassa di Risparmio Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia.
Il progetto a cura di Martina Mazzotta si pregia di un importante Comitato Scientifico, presieduto da Paolo Repetto e composto da curatori e direttori di museo, musicologi, storici dell’arte e filosofi, tra i quali troviamo Michele Porzio e Gillo Dorfles.


APERTA LA PREVENDITA ON LINE DEI BIGLIETTI
È possibile saltare la coda acquistando i biglietti online su musement.com, importante marketplace italiano di mostre e musei ed esperienze di viaggio in tutto il mondo.
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ACQUISTO BIGLIETTI ON LINE – FINO AL 30 GIUGNO
Intero € 12
Ridotto € 10 (Amici della FPM; Amici dei Teatri; militari; over 65; diversamente abile; studenti dai 18 ai 26 anni)
Studenti € 6 (studenti dai 6 ai 18 anni)

ACQUISTO BIGLIETTI ON LINE – DAL 1° LUGLIO
Intero € 14
Ridotto € 12 (Amici della FPM; Amici dei Teatri; militari; over 65; diversamente abile; studenti dai 18 ai 26 anni)
Studenti € 8 (studenti dai 6 ai 18 anni)

Informazioni dettagliate su: www.palazzomagnani.it
Fondazione Palazzo Magnani –Tel. 0522 454437– 444446 info@palazzomagnani.it

Erik Kessels, “l’ecologista” della Fotografia.

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The Many Lives of Erik Kessels, a cura di Francesco Zanot, aperta a CAMERA dal primo giugno al 30 luglio 2017, è la prima mostra retrospettiva dedicata al lavoro fotografico dell’artista, designer ed editore olandese Erik Kessels.

Come si ricorderà, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, in accordo con i suoi partner principali Intesa Sanpaolo, Eni, Reda e Lavazza, ha imboccato, dall’inizio dell’anno un nuovo corso, affidandosi alla direzione di Walter Guadagnini.

Il primo bilancio del nuovo corso lo traccia il Presidente dell’istituzione Emanuele Chieli che evidenzia “il grandissimo successo della mostra dedicata a Magnum e l’Italia” e sottolinea che “con questa straordinaria mostra di Kessels CAMERA conferma la sua attenzione nei confronti della ricerca più contemporanea, dei linguaggi più diversi attraverso i quali si esprime la ricerca fotografica” dichiarandosi certo che “la mostra di uno dei grandi protagonisti della fotografia europea per il pubblico costituirà una stimolante sorpresa”.

La mostra The Many Lives of Erik Kessels e l’attività espositiva di Camera per il 2017, sono sostenute dalla Compagnia di San Paolo.

In vent’anni di carriera, Kessels si è affermato come riferimento primario e imprescindibile nel campo della cosiddetta ‘fotografia trovata’.
Anziché riprendere nuove immagini, per la maggior parte dei suoi progetti raccoglie fotografie pre-esistenti e le riutilizza come tasselli all’interno di un proprio mosaico. È un fotografo senza macchina né obiettivo: la fotografia nella sua pratica è un ready-made che viene prelevato e ricontestualizzato.
Il risultato è una sorta di ecologia delle immagini, per cui nulla si aggiunge alla enorme quantità di rappresentazioni che ormai affolla il mondo e cresce esponenzialmente ogni giorno, ma al contrario viene recuperato e riciclato soltanto ciò che è già disponibile.

Esposta all’interno dell’intero spazio di CAMERA, The Many Lives of Erik Kessels attraversa l’intera carriera fotografica dell’autore olandese attraverso un articolato percorso che include centinaia di immagini. Ventisette sono in totale le serie presentate, oltre a numerosi libri e riviste pubblicati dall’ormai celebre casa editrice dello stesso Kessels (KesselsKramer Publishing) e da altri editori. In un percorso non-lineare e senza cronologia, si ritrovano lavori monumentali, serie più intime e private, autentiche icone dell’intero universo della ‘fotografica trovata’ così come produzioni recenti e ancora inedite.

Tra i lavori in mostra, per fare alcuni esempi, 24hrs of Photos invade letteralmente lo spazio espositivo con una montagna formata dalle stampe di tutte le immagini, centinaia di migliaia, caricate in un solo giorno su Internet.

My Feet
, maestosa installazione composta esclusivamente dalle immagini dei piedi di chi fotografa, introduce immediatamente i concetti di ripetizione e archiviazione.

Valery
, una donna che per tutta la vita si è fatta fotografare immersa nell’acqua, Oolong, il coniglio equilibrista, e un cane troppo nero per apparire correttamente in fotografia, sono soltanto alcuni dei protagonisti di In Almost Every Picture, ciclo di 14 progetti (fino ad oggi) centrati ogni volta su un soggetto ossessivamente ricorrente.

My Sister
è un video musicato dal compositore giapponese Ryuichi Sakamoto tratto da un home-movie interamente dedicato a una partita di ping-pong tra l’autore e sua sorella, tragicamente scomparsa in un incidente stradale a soli 9 anni.

Album Beauty
è un’intera stanza dedicata al fenomeno degli album di famiglia, tra i soggetti privilegiati da Kessels, che riabilita democraticamente il fotografo amatoriale proiettandolo sotto i riflettori della ricerca artistica.

The Many Lives of Erik Kessels costituisce così a sua volta una grande accumulazione.
Innanzitutto di modalità allestitive: tra immagini incorniciate e scorniciate, appese a parete e sdraiate a terra, light-box, cubi, wallpaper, portaritratti e proiezioni, costituisce allo stesso tempo una sintesi e una de-costruzione di ogni possibile mostra fotografica. E di fotografie, naturalmente: non ci sono generi, autori, epoche, geografie esclusi dall’indagine onnivora di Kessels. Fino agli scarti: anziché essere un’onta da evitare accuratamente, qui l’errore diventa al contrario un elemento attrattivo e significante. È ciò che rende speciale una fotografia. Un segno della sua vitalità. Kessels fruga tra i rifiuti dei fotografi restituendoli allo sguardo collettivo sotto una prospettiva completamente rinnovata. Anche di qui viene l’ironia spesso feroce e dissacrante del suo lavoro. Il riso ha una funzione liberatoria e purificante. Consente a Kessels di andare in profondità, calando ogni ipocrisia ed esprimendo una profonda affezione sia per gli involontari protagonisti del suo pantheon fotografico, sia per la fotografia stessa.

Co-prodotta con NRW-Forum, Düsseldorf, l’esposizione è accompagnata da un libro di 576 pagine pubblicato per questa occasione da Aperture, New York, con testi di Hans Aarsman, Simon Baker, Erik Kessels, Sandra S. Phillips e Francesco Zanot.

Biografia Erik Kessels

Erik Kessels (nato a Roermond, Paesi Bassi, 1966) è un artista, designer e curatore olandese, con un grande interesse per la fotografia. Dal 1996, Kessels è designer dell’agenzia di comunicazione KesselsKramer ad Amsterdam, dove ha lavorato per clienti nazionali e internazionali come Nike, Diesel, J&B Whisky, Oxfam, Ben, Vitra, citizenM e Hans Brinker Budget Hotel. Come artista e curatore di fotografia, Kessels ha pubblicato oltre sessanta libri di immagini recuperate, tra cui Missing Links (1999), The Instant Men (2000), in almost every picture (2001–15), e Wonder (2006). Dal 2000, è editore della rivista alternativa di fotografia Useful Photography. Per il DVD del progetto artistico Loud & Clear, Kessels ha lavorato con artisti quali Marlene Dumas e Candice Breitz. Il suo libro più venduto Failed It! (2016) è una stimolante guida per creativi, studenti e giovani professionisti sull’arte di commettere errori. Scrive regolarmente editoriali per diverse riviste internazionali e ha tenuto lezioni presso il D&AD President’s Lecture e presso numerose conferenze di design a livello internazionale, che vanno da Singapore e Goa, da India a New York, Toronto e Bangkok. Ha insegnato presso la Gerrit Rietveld Academie, Amsterdam; ECAL, Lausanne, Switzerland e la Amsterdam Academy of Architecture, dove ha curato una celebrazione del dilettantismo. Kessels ha prodotto e curato esposizioni come Loving Your Pictures, Use Me Abuse Me, 24hrs in Photos, Album Beauty e Unfinished Father. È stato anche co-curatore dell’esposizione From Here On insieme a Martin Parr, Joachim Schmid, Clément Chéroux e Joan Fontcuberta. Nel 2010 Kessels ha vinto il Premio Amsterdam per le Arti e nel 2016 è stato nominato per il premio del Deutsche Börse Photography Foundation per il suo progetto Unfinished Father.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
via della Rosine 18,
10123 Torino
www.camera.to

Fiaba: dal 15 al 25 giugno a Modena la quarta edizione del Festival pensato per gli adulti

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Otto giorni densi di appuntamenti, dal giovedì alla domenica, per una manifestazione unica sul territorio nazionale nel suo target di riferimento. Il Festival è infatti pensato per gli adulti, per approfondire la Fiaba attraverso un’indagine intellettuale, antropologica e culturale. Nella suggestiva cornice della storica Villa Sorra di Castelfranco Emilia (Modena) non mancheranno nelle due domeniche momenti anche per i bambini

Conferenze, spettacoli, performance, concerti, mostre d’arte visiva, letture di poesie e narrazione di fiabe in voce semplice, oltre a workshop, tutti ideati ad hoc: questo e tanto altro in programma per la quarta edizione del Festival della Fiaba, da giovedì 15 a domenica 25 giugno a Villa Sorra di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Una manifestazione unica sul territorio nazionale per originalità e target di riferimento, nata da un’idea di Nicoletta Giberti performer e regista che, collaborando con un gruppo di professionisti, ha scelto di indagare attraverso linguaggi eterogenei il genere Fiaba, destinato da tempo unicamente ai bambini.
Iltema caratterizzante di quest’anno sono i “Legami di sangue e Legami di cuore”, declinati e indagati in diversi aspetti e sfumature, a cominciare da una serie di conferenze dedicate: tra gli altri scrittori, pensatori e poeti come SimonLuca Renda, Cristiano Cavina, Michele Collina e Adriana Querzè, oltre a Magda Indiveri, approfondiranno il filo conduttore proposto dal Festival in un ciclo di incontri – a ingresso gratuito – che si svolgeranno ogni sera all’interno della Serra di Villa Sorra.
Tanti gli spettacoli – con un biglietto dal costo variabile e prenotazione obbligatoria – tra cui da non perdere “Troviamo le parole” conMarco Sgarbi e Diana Höbel, già visti insieme con successo nel recente “8558 Hack”, “Immaginario Furioso”, letture dall’Orlando furioso a cura di Giulio Costa accompagnate da una performance di pittura dal vivo di Giacomo Cossio, e “Opera lieve”, un percorso itinerante nel Bosco di Villa Sorra, per uno spettatore alla volta, ideato e diretto da Nicoletta Giberti, direttrice artistica del Festival della Fiaba.
Per quanto riguarda le mostre da ricordare “Nodi”: legami di sangue e legami di cuore in un’installazione site specific di Ersilia Sarrecchia a cura di Andrea Saltini. In un percorso orizzontale una serie di elementi (foto, dipinti, lettere) narrano di un uomo, dei suoi legami e della sua storia. Mentre Giulia Tondelli propone, sempre a cura di Saltini, la personale “Sotto Pelle” (esposizione di pittura), favole liriche e spettacoli incantati, mondi a rovescio dolci e fatali, specchi e simboli del delirante sentire contemporaneo.
La musica sarà protagonista dei “Legami di sangue e Legami di cuore” con concerti dedicati: nel primo weekend quello di Pasquale Mirra, uno dei vibrafonisti più interessanti della scena internazionale, e quello di Giovanni Lami ed Enrico Malatesta tra musica, intervento sonoro e performance. Nel secondo fine settimana invece in programma gli appuntamenti con il duo di Riccardo La Foresta e Luca Perciballi e con ChiaroScuro, ossia Vincenzo Vasi ed Edoardo Marraffa, entrambi dedicati al suono della parola.
E ancora tante le performance realizzate ad hoc per il Festival, come la video proiezione “Itaca” di Vincenzo Picone, i “5 Studi per un Lutto” della danzatrice e performer Elena Annovi, “Il Banchetto di Rosaspina” di e con l’attrice Alessandra Gabriela Baldoni e il poeta Giancarlo Sissa, “Ligeia” dell’attore e regista Marco Casazza. Poi, novità dell’edizione 2017, una serie di Workshop sul teatro e la musica e una nuova sezione, dedicata alla Poesia, nell’ambito della quale è stato aperto il bandoper la prima edizione del Premio Nazionale di Poesia “Pulchra verba”.
A selezionare i componimenti in gara, dedicati a “Legami di sangue e Legami di cuore”, saranno oltre al poeta Giancarlo Sissa – presidente di giuria – Alberto Bertoni, professore ordinario presso Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica, la poetessa Patrizia Dughero e i membri del direttivo Festival della Fiaba Giulio Costa e Nicoletta Giberti. Il nome del vincitore di “Pulchra verba” sarà svelato domenica 18 giugno alle ore 20.00 all’interno della suggestiva Limonaia del Giardino Romantico di Villa Sorra.Otto giorni densi di appuntamenti quindi, in cui ogni sera saranno narrate in voce semplice numerose fiabe, per creare un momento d’incontro oggi più che mai necessario. Perché il Festival nasce per abbattere le frontiere tra le discipline, creare una via per aprire il pensiero, suscitare domande e incontrarsi, in quanto la fiaba, con il suo messaggio sociologico e archetipico, è il canale ideale per indagare le dinamiche umane. Il Festival della Fiaba è una manifestazione rivolta prevalentemente a un pubblico adulto – in quanto le fiabe nascono per gli adulti – ma i bambini saranno accolti con appuntamenti pensati esclusivamente per loro nelle due domeniche, il 18 e 25 giugno.
“Il Festival della Fiaba nasce dallo stesso impulso che nel tempo ha mosso l’uomo a raccontare fiabe: l’incontro con il substrato inconscio e l’effetto vivificante che se ne trae, raccontandole, leggendole o semplicemente ascoltandole – spiega Nicoletta Giberti, direttrice artistica e ideatrice della manifestazione – la fiaba è fatta di simboli che si ripetono dalle origini in tutto il mondo, ed è nata per gli adulti, i bambini erano ascoltatori occasionali, di passaggio”.
Ecco allora un Festival unico su tutto il territorio nazionale, che ricrea quello che un tempo veniva definito “focolare”, celebrando il rito della narrazione e predisponendo i suoi visitatori a uno stato di ascolto, perché le fiabe mettono in scena da sempre la stessa storia: l’identificazione del sé. Ogni volta che una fiaba della tradizione viene raccontata, qualcosa di prezioso viene condiviso e compreso da tutti in un’epifania personale e collettiva.
Ogni giorno poi le casette del Giardino della Botteghe, anima pulsante del Festival, apriranno le loro porte per mostrare un luogo del fare, inteso come momento in cui si realizza ciò che prima era un sogno, un’idea e un pensiero immateriale. Ogni abitante delle casette è un artigiano che è stato scelto per la sua capacità di creare con le mani prodotti unici.
Il Festival della Fiaba gode del Patrocinio della Regione Emilia Romagna e dei Comuni di Modena, Castelfranco Emilia, Nonantola e San Cesario sul Panaro, oltre che dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell’Educazione.
Per informazioni, costi degli spettacoli e dettagli sul programma:

www.festivaldellafiaba.com

Il Teatro Straordinario: il primo festival di teatro interattivo. Fonderia delle Arti, 6 e 7 giugno.

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Il Teatro Straordinario
Alla Fonderia delle Arti il 6 e 7 giugno il primo festival di teatro interattivo ed’improvviso
Una produzione Stabile della SITI e Fringe Italia

Fonderia delle Arti, via Assisi 31, Martedì 6 e Mercoledì 7 giugno,
ore 20.30 e 22.00

“Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”. Gigi Proietti
Dopo una stagione di successi e sold out al Teatro dell’Orologio, Teatro Lo Spazio e Fonderia delle Arti, con centinaiadi spettatori che nel 2017 si son lasciati trasportare e coinvolgere nel grande gioco del teatro interattivo e dell’improvvisazione teatrale, lo Stabile della SITI diretto da Giorgia Mazzucato e Maria Beatrice Alonzi, insieme a Fringe Italia, propone a Roma il primo Festival di Teatro interattivo e d’improvviso: “Il Teatro Straordinario“, il 6 e 7 giugno alla Fonderia delleArti.
Due giornate per scoprire l’arte del teatro interattivo, in cui lo spettatore in maniera “immersiva” diventa parte integrante dello spettacolo, con due progetti che si creeranno sul palco della Fonderia delle Arti nell’immediato della messa in scena: “Tempo”, con il suo provocatorio viaggio nella storia e nel futuro, e “Love_Me”, una storia d’amore perfetta o sbagliata… al confine tra teatro e vita.
Spettacoli che ogni volta si trasformano in esperienza per lo spettatore e l’attore, in un’inedita e reciproca attività esercitata l’uno sull’altro: nessun confine tra platea e palcoscenico, solo la voglia di vivere una nuova storia senza sovrastrutture.
E quindi “Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”, come disse il Maestro Gigi Proietti.
TEMPO con Marco Allegretti, Maria Beatrice Alonzi, Paolo Berini, Simone Congedo, Simona Faustino Ventapane, Valerio Flamini, Sara Fraietta, Pasquale Guerrera, Silvana Lagrotta, Maria Teresa Robusto,Mauro Vottari. Regia diGiorgia Mazzucato, musiche dal vivo di Dario Giuffrida Il Viaggio nel tempo, il sogno, il desiderio: come raggiungerlo? Immaginate di poter scegliere tra un cast di attori, quello che più vi piaccia. Immaginate di poter scegliere il protagonista dello spettacolo e potergli far fare quello che avreste sempre voluto fare: un viaggio nel tempo, il vostro, deciso da voi. Avete inoltre deciso come il vostro eroe sia in grado di muoversi tra le epoche, e man mano che la storia si sviluppa e vi affezionate a lui, la possibilità di decidere in quale secolo farlo viaggiare. Medioevo? Futuro? Preistoria? Impero romano? Quello che vorrete, accadrà davanti ai vostri occhi.
LOVE_ME con Stefano Buffa, Paola Campagna, Camilla Gerormini, Cristiano Marazzi, Francesca Mareggiato, Nancy Mazzella, Vincenzo Pesce, Francesca Pieraccioli, Giovanni Salvatori, Andrea Vannini. Regia di Giorgia Mazzucato, aiuto regia di Silvana Lagrotta, musiche dal vivo di Dario Giuffrida Due di loro sono in procinto di sposarsi. Ma perchè? Immaginate di poter decidere i loro pregi, i loro difetti, le loro paure. Come si sono conosciuti? Immaginate di potere creare, passo passo, insieme ai protagonisti, la loro storia d’amore. Con quale canzone si sono innamorati? Come è andata la proposta? La storia d’amore che volete vedere. Perfetta o sbagliata. Dipende tutto da voi. Interagendo con gli attori sul palco edeterminando con loro le sorti dei loro personaggi. E alla fine… si sposeranno davvero?
Fonderia delle Arti, via Assisi 31
Martedì 6: ore 20:30 LOVE_ME, ore 22:00 TEMPO
Mercoledì 7: ore 20:30 TEMPO, ore 22:00 LOVE
Biglietto unico per una serata (comprensivo di due spettacoli): 13 euro
Abbonamento ad entrambe le serate del Festival (comprensivo di quattro spettacoli): 18 euro.

Tel Aviv destinazione Top per viaggiatori vegani. Ori Shavit ambasciatrice d’eccezione

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Ancora un importante riconoscimento a Tel Aviv!

 

Il quotidiano inglese The Independent ha inserito “la grande arancia del Medio Oriente” nella classifica delle 10 città TOP per i viaggiatori vegani. Notando che l’alimentazione vegana sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo, The Independent ha selezionato le 10 città che offrono la più ampia scelta di ristoranti adatti ai viaggiatori  vegani, guidati dai migliori chef  e con anche un look attento alle tendenze del moderno design della città.

 

Ecco quanto riportato dal quotidiano inglese:

 

Il trend vegano è da tempo in crescita in Israele, ma ha toccato il culmine nel dicembre 2014, quando alcuni soldati israeliani hanno minacciato di rivoltarsi se l’esercito non avesse dato loro la possibilità di consumare pasti vegani all’interno della mensa. Oggi quasi il 5% della popolazione israeliana ha escluso dalla propria alimentazione carne, latticini e uova, il che classifica Israele al primo posto tra le nazioni vegane. Con oltre 400 locali vegani o vegan friendly, la cosmopolita Tel Aviv è diventata la capitale del vegan: qui, persino Domino’s offre una pizza per vegani e da poco ha aperto la prima scuola di cucina vegana (e kosher), la Vegan Experience. Inoltre, tutti gli anni a settembre la città ospita il Vegan-Fest, uno dei più importanti festival vegani del mondo.

 

 

 

Per quanto riguarda i ristoranti, lo shabby-chic Zakaim propone piatti d’ispirazione persiana, mentre il Nanuchka, il primo ristorante georgiano completamente vegano, si distingue per la sua proposta “fresca”, diversa dalla maggior parte dei ristoranti dell’est Europa, che privilegiano generalmente piatti a base di carne.

 

Le altre città vegane menzionate da The Telegraph sono: Torino, Berlino, Helsinki, Chennai, San Francisco, Melbourne, Austin, Vancouver e Londra.

Per visionare l’articolo completo clicca qui.

 

Il cibo vegano è parte integrante della dieta israeliana che offre una selezione di prodotti e una gamma molto ampia e variegata sugli scaffali dei supermercati, nei menù dei ristoranti, nello street food: a partire dai classicifalafel e hummus, o dalle semplici, fresche e genuine spremute di melagrana.

 

Un legame privilegiato con il mondo vegetariano e vegano si è creato in questi giorni proprio tra Tel Aviv e Milano.

 

The Vegetarian Chance,  il Festival Internazionale di cultura e cucina vegetariana che si è svolto a Milano lo scorso weekend 27 e 28 maggio, ha visto infatti la presenza di Ori Shavit, “principale esponente di una vera e propria rivoluzione vegana in Israele, che negli ultimi 5 anni ha osservato e analizzato i ristoranti e la cultura del cibo in Israele” ha voluto ricordare Avital Kotzer Adari direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo e partner dell’evento per il secondo anno di fila.

“E’ stato davvero emozionante assistere alla performance della nostra Ori, condividerne la vitalità, divenire partecipi della sua filosofia di vita, assaggiare il suo saporitissimo Shwarma realizzato con funghi, tofu, cipolla e spezie varie.

 

Israele partner de La Verdi per tre splendidi appuntamenti con la musica a Milano

Israele partner ufficiale di tre date della stagione 2017
dell’Orchestra Sinfonica di Milano

Giuseppe Verdi

 

L’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo è partner ufficiale di tre date del concerto della stagione sinfonica 2017 dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, in programma giovedì 8 giugno, venerdì 9 giugno e domenica 11 giugno 2017 presso l’Auditorium di Milano.

 

Il concerto, diretto dal maestro Jader Bignamini, aprirà con l’Overture diCandide di Leonard Benrstein, compositore ebreo nato e vissuto negli Stati Uniti, che per tutta la vita ebbe un legame strettissimo con Israele, dove collaborò con l’Israel Philharmonic Orchestra, come direttore tra il 1947 e il 1949, e direttore onorario dal 1988 alla sua morte. Il programma comprende anche le opere di George Gershwin, Ouverture Cubana e Un Americano a Parigi, e la prima esecuzione nazionale del concerto per trombone e orchestra di Fredrik Högberg, The Return of Kit Bones.

 

L’8 giugno interverrà alla conferenza di presentazione del concerto la direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo Avital Kotzer Adari, che introdurrà il pubblico di appassionati alla destinazione: “Siamo felici di questa collaborazione, che ci permette di presentare al pubblico di laVerdi Israele, una destinazione affascinante per gli amanti della musica e della cultura. Lo scorso anno sono stati celebrati gli 80 anni delle due più grandi istituzioni musicali del Paese: la Israel Philharmonic Orchestra, che ha sede a Tel Aviv e la Jerusalem Simphony Orchestra di Gerusalemme”.

 

Per tutte e tre le serate dei concerti, inoltre, sarà disponibile nel foyer dell’Auditorium uno spazio dedicato a Israele, dove gli ospiti potranno raccogliere materiale informativo, incontrare lo staff dell’Ufficio del Turismo e scoprire le offerte di viaggio per visitare il Paese quest’estate.

 

Grazie a oltre 65 voli diretti dall’Italia, visitare Israele è ancora più semplice e raggiungibile in meno di 4 ore. Sono tantissimi gli eventi in programma nei prossimi mesi a Gerusalemme e Tel Aviv, che celebrano la cultura e la musica, come l’Israel Festival (1-18 giugno a Gerusalemme), il Jerusalem Opera Festival (22-25 giugno a Gerusalemme) o la Tel Aviv White Night (29-30 giugno 2017 a Tel Aviv). Le due città, situate a 45 minuti di distanza, sono perfette da abbinare in un unico viaggio, per unire tradizione e innovazione, cultura e intrattenimento.

 

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Dietorelle, da 40 anni sempre con te. Buon anniversario Dietorelle!

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Buzzoole
Che bello avere momenti di dolcezza per noi stesse. E per questo ho deciso di parlarvi ancora una volta di #Dietorelle Le nuove Dietorelle sono sempre senza zucchero ma dolcificate naturalmente con estratto di stevia, pianta sudamericana nota per il suo potere dolcificante. Sono inoltre ricche di succhi di frutta, senza coloranti e senza aromi artificiali. Una dolcezza naturale che non stanca mai!Anche perché la gamma Dietorelle è davvero vastissima e variegata, sia nei gusti che nelle consistenze:  ci sono le caramelle gommose (alla liquirizia e alla menta), le morbide alla frutta (dai classici fragola e limone ai più ricercati frutti di bosco e agrumi), le dure rinfrescanti (menta e ice), le dure alla frutta ripiene e le gelées (mora, fragola, ciliegia, pompelmo rosso).E le mie preferite fra tutte queste diverse consistenze? Senza dubbio le classiche Morbide alla Fragola!Dietorelle, da 40 anni sempre con te Buon anniversario Dietorelle! La “better-for-you” candy celebra infatti quest’anno un traguardo davvero importante, i 40 anni di attività! E lo festeggia assieme a noi con il concorso “Dietorelle, da 40 anni sempre con te” in collaborazione con il brand Le Pandorine. Partecipare è semplicissimo: è sufficiente acquistare una busta a scelta della gamma Dietorelle (nella grande distribuzione) o un astuccio Dietorelle (nel canale Bar e Tabacchi) per scoprire subito se hai vinto una delle ottanta borse Limited Edition firmate Le Pandorine. Curiosi di saperne di più? Collegatevi al sito Dietorelle per trovare tutte le informazioni! E non è finita qua! Le celebrazioni dei 40 anni di Dietorelle continueranno infatti tutto l’anno con tante iniziative e social contest tutti da scoprire sulla pagina Facebook e sul sito del brand.

Marini a Pistoia. 4 eventi attendendo la grande mostra

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In attesa della grande mostra “Marino Marini. Passioni visive” di settembre, il Museo Marini si rinnova e accoglie tre esposizioni di approfondimento. Dedicate a Marini-Mirò, a Kengiro Azuma e ad Aurelio Amendola.

Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, dal 16 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017.
In preparazione e accanto a questa colossale mostra-evento, la Fondazione pistoiese ha previsto altri tre eventi espositivi di notevole livello. Il primo dei quali dedicato al confronto, stavolta in pittura, tra Marini e Mirò, il secondo all’opera di Kengiro Azuma, lo scultore nippo-italiano che di Marini fu allievo e poi assistente e, il terzo agli scatti che Aurelio Amendola ha dedicato a Marini e alle sue sculture.

Ma la Fondazione ha anche deciso di riallestire i suoi spazi espositivi secondo i più moderni standard museali rinnovando l’allestimento, l’illuminazione ed esponendo opere fino ad oggi conservate nei depositi del Museo.
I visitatori di “Marino Marini. Passioni visive” che, dopo aver ammirato la mostra allestita in Palazzo Fabroni vorranno ammirare le opere dello sculte allestite nel suo Museo, in Palazzo Tau troveranno ad accoglierli un Museo “nuovo”, e decisamente coinvolgente.

Il primo appuntamento del vasto progetto culturale 2017 è dunque per il 16 luglio quando, in Palazzo Tau, sarà aperta al pubblico la mostra Marino nell’immagine di Aurelio Amendola (1968-1975). In essa è proposto un originale ricordo del grande scultore attraverso le intense immagini che il “Fotografo degli Artisti”, Aurelio Amendola, gli ha dedicato. Si tratta in realtà una doppia mostra. Da un lato una documentazione dedicata al lavoro e alla quotidianità di Marino Marini. Dall’altro, una retrospettiva di una grande pagina di fotografia, testimonianza dell’arte di un fotografo, Amendola, che come pochi ha saputo raccontare l’arte, e la scultura in particolare.

Fondazione Marini ha deciso di dare giustamente rilievo anche al lato pittorico dell’artista pistoiese. Ed eco che nella sede del Museo Marino Marini al Palazzo del Tau, dal 16 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, ovvero in contemporanea con l’esposizione evento in Palazzo Fabroni, “Marino Marini. Passioni visive”, apre la mostra “Mirò e Marino. I colori del Mediterraneo”. Mirò e Marino sono entrati in contatto negli anni ’50 grazie alla frequentazione dell’atelier di Fernand Mourlot a Parigi dove entrambi, insieme a Chagall, Picasso e altri grandi maestri contemporanei, andavano a stampare le loro litografie. Entrambi amavano colorare le loro sculture, non solo come omaggio agli “antichi” ma anche, sicuramente, per il loro spirito solare e ironico. Molto spesso usavano colori primari, privi di sfumature, entrambi stendevano il colore a larghe campiture con segni netti e decisi. Entrambi uomini del Mediterraneo.

Ad un anno dalla scomparsa, la Fondazione Marino Marini rende infine omaggio a Kengiro Azuma, che di Marino fu allievo e assistente. “Kengiro Azuma. Sculture” sarà allestita in Pistoia, Palazzo del Tau, sede museale della Fondazione, dal 22 ottobre al 27 novembre.
La mostra riunisce una selezione di opere, diverse per tipologia e natura, tra cui alcune di quelle più significative dell’artista. Opere che, con i loro pieni e vuoti, esprimono, come era solito dire lo scultore, quello che veramente c’è di importante nella vita “cioè l’anima, l’amicizia, la vera solidarietà, il modo di convivere”.
Il rapporto umano e artistico fra loro è continuato per tutta la vita, guardando l’uno alla ricerca artistica dell’altro pur mantenendo ciascuno la propria identità. Marino per Azuma è stato il più grande Maestro e proprio lo stesso Marino ha sempre spinto il suo bravo allievo a recuperare le origini orientali.

Info: www.fondazionemarinomarini.it

1-2-3-4 giugno cibo e musica live al Finger Food Festival, Ferrara

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Dal 1° al 4 giugno in Pazza XXIV Maggio

Ritorna a Ferrara il Finger Food Festival

Per 4 giorni cibo, birre artigianali e world music

 

 

Tornano i sapori, i gusti, le atmosfere internazionali del Finger Food Festival nella zona dell’ex Acquedotto (piazza XXIV Maggio): Estragon, con il supporto di Ascom Confcommercio e il patrocinio del Comune, riporta a Ferrara l’evento che valorizza le eccellenze italiane e straniere del cibo di strada e delle birre artigianali.

 

Dopo il successo registrato lo scorso anno il Finger Food Festival è dunque pronto a ritornare anche della città estense con l’evento capace di mettere insieme il meglio della musica, della birra e dello street food e allo stesso tempo avvicinare e “contaminare” tre tipologie di pubblico differenti. Il pubblico degli eventi musicali ha infatti la possibilità di gustare specialità regionali di grande qualità, mentre gli appassionati di street food e i degustatori dei mille sapori della birra troveranno una piacevole colonna sonora con la possibilità di ascoltare dal vivo bands e dj’s che abitualmente frequentano i più importanti club della penisola.

 

Per quattro giorni, quindi, all’Acquedotto Monumentale, si incontreranno le vere eccellenze del cibo di strada, tra cui moltiprodotti DOP e IGP: gli arrosticini abruzzesi e le bombette pugliesi, le olive ascolane e la focaccia genovese, il pane ca’ meusa e gli sciatt della Valtellina, il panino con l’nduja e tanti altri prodotti tradizionali, anche vegetariani e senza glutine.

 

Per quanto riguarda invece la programmazione musicale, curata da Estragon, storico club bolognese, arriveranno a FerraraSergent Garcia accompagnato da El V and The Gardenhouse, dj Miss Moneypenny, i Bomba Titinka, dj Lord Sassafras e i Mama Afr!ka: ritmi e suoni dal mondo, fra reggae, salsa, ska, punk, swing, rumba, samba, rock ed elettronica.

E per gli appassionati del grande calcio, sabato sera alle 20.45 sarà trasmessa su schermo gigante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid.

Insomma: saranno quattro giorni di festa per tutte le età e per tutti i gusti!

L’ingresso è sempre gratuito. 

 

ORARI DI APERTURA E SPETTACOLI

 

Giovedì 1 Giugno

Aperto dalle 12.00 alle 24.00

h.18.00: dj set Finger Food Dj’s (world music)

h.21.30: live Sergent Garcia (Mestizo – Spagna) con El V and The Gardenhouse (Italia) – La storica band del Reggae bolognese, che nel 2013 ha festeggiato i 25 anni, condividerà il palco e il suo reggae latinoemiliano, con SERGENTE GARCIA, uno dei massimi esponenti della mestizo music, che da anni propone la sua miscela di reggae, salsa, ska e dancehall con un’attitudine punk.

 

Venerdì 2 Giugno

Aperto dalle ore 12.00 alle 24.00

h.12.00: dj set Finger Food Dj’s (world music)

h.18.00: dj Miss Moneypenny (electro swing)

h.21.30: Bomba Titinka (electro swing) – È il progetto che mette insieme musica elettronica digitale e la presenza sul palco di musicisti talentuosi provenienti dalla scena swing.  Le loro influenze? Buscaglione, Renato Carosone, lo swing dell’epoca d’oro americana come quello di Duke Ellington e Cab Calloway, e la canzone d’autore italiana (uno per tutti Domenico Modugno).

 

Sabato 3 Giugno

Aperto dalle ore 12.00 alle 24.00

h.13.00: dj Jordi Auguri Lord Sassafras (Spagna)

h.19.00: MaMa AFR!KA (patchanka) – Con un repertorio esplosivo ed originale caratterizzato dall’utilizzo sperimentale di elementi tipici di reggae, punk, rap, ska, samba, funk, rumba e rock, lottano da sempre per l’integrazione e il risveglio delle coscienze.

h.20.45: finale di Champions League su schermo gigante

 

Domenica 4 Giugno

Aperto dalle ore 12.00 alle 23.00

h.18.00: selezioni musicali by Finger Food festival

 

CIBO e BIRRA

Toscana: Hamburger di Chianina, Lampredotto, Cinta Senese

Emilia Romagna: Gnocco Fritto, Pesce alla Griglia

Calabria: ‘Nduja, Salsiccia Calabrese

Marche: Olive Ascolane

Puglia: Bombette, Panzerotti Fritti, Burrate, Orecchiette, Pasticciotto

Veneto: Birrificio Artigianale Lorenzetto, Piccolo Birrificio Ateo

Abruzzo: Arrosticini

Campania:  Pizza Fritta, Mozzarella di Bufala alla brace

Liguria: Farinata, Focaccia genovese

Lombardia: Sciatt della Valtellina

Sicilia: Pane Ca’ Meusa, Arancine, Cannoli, Stigghiola

Piemonte: Birrificio Barbanera

Dal Mondo: Paella, Churros, Tacos Messicani, Carni Argentine, American BBQ

Vegan Food, Cibi senza Glutine
INGRESSO GRATUITO

 

Per info: pagina Facebook “Finger Food Festival” 

fingerfoodfestival@gmail.com                                                                      

 

 

 

Il Finger Food Festival a Ferrara ha il patrocinio del Comune di Ferrara

e ha il supporto di Ascom Confcommercio della provincia di Ferrara.