Terme di Caracalla, 20 maggio: Sport Against Violence, l’evento gemellato con Baghdad ed Erbil con prima italiana

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Il 20 maggio torna a Roma
SPORT AGAINST VIOLENCE Event
10° Edizione
Gemellato con la Maratona di Baghdad ed Erbil,
Con il Patrocinio Ministero degli Affari Esteri, Regione Lazio, Roma Capitale e I Municipio di Roma.
Un incontro di pace sotto il segno dell’Inclusione, dei Giovani e dello Sport
Ricostruire, costruendo relazioni.
Favorire l’incontro attraverso un linguaggio universale: quello dello Sport

Per la prima volta in Italia, “Reagire alla guerra: sport e società civile in Siria”, foto di Muhammad Abdullah, fotografo di guerra della Reuters, rifugiato in Belgio

20 Maggio 2017 – Dalle ore 10.00 alle 23.00
Stadio Nando Martellini, Terme di Caracalla – Largo delle Vittime del Terrorismo (Roma)

Per il decimo anno consecutivo – con ospiti come Max Paiella, Fabrizio Frizzi, Neri Marcorè, Il Muro del Canto, Giuliana Sgrena, Pino Scaccia, Santo Della Volpe, Yousif Latif Jaralla e molti altri nelle edizioni precedenti – il 20 maggio torna a Roma (Stadio Nando Martellini, Terme di Caracalla) Sport Against Violence Event, lo speciale villaggio dello sport per la Pace, gemellato con le maratone di Baghdad ed Erbil, che vede riuniti in un’unica giornata  atleti, dilettanti, famiglie, migranti e attivisti per giocare e dialogare sotto il segno delle buone pratiche inter-religiose e interculturali. Insieme allo Sport, per la prima volta in Italia, “Reagire alla guerra: sport e società civile in Siria”, mostra fotografica di Muhammad Abdullah (ex fotografo di guerra della Reuters attualmente rifugiato in Belgio), Radio Alwan e Arta.fm (media radio e tv dell’area) con le squadre femminili di calcio e immagini dai campi.

Una vera e propria festa dell’inclusione, attraverso il linguaggio universale dello sport, con attività sportive e workshop tra discipline maggiori e minori (atletica, staffetta, pugilato ecc), ma anche un’occasione unica per confrontarsi con appuntamenti come “Geografia per la pace”, a cura di Saverio Werther Pechar, Annalisa Mirabello e Emanuela Marini; una Tavola rotonda sulla società civile nell’area mediorientale (Siria, Iraq, Palestina), con la partecipazione di Fouad Roueiha (giornalista e attivista siriano), Cecilia Dalla Negra (Un Ponte per e Vicedirettore Osservatorio Iraq), Nicola Visconti (presidente AD Sport Against Violence) Giuseppe D’Agostino (presidente ASD Università Popolare dello Sport); Reading sul tema dello sport, a cura di Giulia Aleandri (attrice e regista teatrale).

Cuore della manifestazione, per la prima volta in Italia, la mostra fotografica “Reagire alla guerra: sport e società civile in Siria”, di Muhammad Abdullah, Radio Alwan e Arta.fm con le immagini del campionato di calcio tra le squadre delle organizzazioni della società civile nel nord del paese, i giochi dei bambini siriani nei campi profughi informali del Libano, l’esperienza delle squadre femminili di calcio e pallavolo nate fin dal 2013 ad Amuda, nell’area curdo siriana e quelle della maratona degli atleti diversamente abili e feriti in guerra che si è tenuta nei sobborghi damasceni. Alcuni esempi di una società che cerca di reagire alla guerra e di costruire anticorpi contro il perpetrarsi della spirale della violenza anche attraverso la rinascita di federazioni ed associazioni sportive nelle aree al di fuori del controllo del governo di Damasco, nel tentativo di restituire normalità ai giovani.

Appuntamento principale sportivo di Sport Against Violence Event è rappresentato dalla staffetta 12×1/2 ora, alla quale parteciperanno come ogni anno società podistiche, insieme ad ONLUS e associazioni benefiche che portano avanti progetti di solidarietà e cooperazione in Italia e all’estero per un totale di oltre seicento sportivi professionisti o dilettanti, per condividere la pista per sei ore consecutive: un’emozionante festa dell’inclusione con atleti, semplici amanti della corsa, migranti, bambini, persone con disabilità fisiche e intellettive, artisti e chiunque voglia correre per Pace.

Un programma di Pace, Dialogo e Sport, con il Patrocinio di Ministero degli Affari Esteri, Regione Lazio, Roma Capitale e I Municipio di Roma e gemellato con Sport Against Violence-Iraq, per sensibilizzare attraverso il linguaggio etico dello sport sulla solidarietà, in un periodo particolarmente caldo, ma anche per far incontrare direttamente le persone: che siano italiani o migranti, professionisti o dilettanti. Oltre le categorie: le persone, per un viaggio iniziato in una Baghdad martoriata, ormai 10 anni fa.

“L’avventura in Iraq” spiegano infatti gli organizzatori di SAVe, SAV, Lar e UPS, “prima come gruppo sportivo Baghdad Marathon, poi come ASD Sport Against Violence, è iniziata nel 2008 dalla volontà di contribuire al processo di pacificazione e ricostruzione dal basso di un paese dilaniato da anni di guerra, occupazione e violenza. Contribuire significa per noi utilizzare lo sport come strumento di educazione, condivisione e diffusione di valori quali la pace e il rispetto, fondamenta imprescindibili di qualsiasi convivenza tra persone, culture, esperienze diverse.

Il primo obiettivo raggiunto è stato organizzare la prima Maratona internazionale di Erbil (Kurdistan iracheno) nel 2011. Nel 2016 il gruppo di lavoro lì creato, formato e oramai autonomo ha organizzato la sesta maratona, sempre più partecipata. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, lo Sport College di Baghdad ha, invece, ospitato due eventi sportivi che hanno coinvolto gli studenti e i giovani, per arrivare, a settembre del 2013, alla prima edizione di Sport Against Violence-Baghdad, organizzata in parallelo con il primo Social Forum Iracheno. Nel 2015 e nel 2016 sono state realizzate, infine, due mezze maratone per la pace (Baghdad), sempre in concomitanza con l’ISF. Contemporaneamente, ci stiamo impegnando a creare contatti con la società civile siriana, con l’obiettivo di trovare luoghi adatti alla realizzazione di training ed eventi sportivi anche in Siria”.

Oltre al comitato organizzatore (composto da SAV, Lar e UPS) molte associazioni hanno contribuito alla manifestazione nel corso dei suoi dieci anni di vita: Un Ponte per, Nessuno tocchi le donne, CIR, Amref, Emergency, Libera, Ecoradio, ASD Amatori Castel Fusano, Comitato Atletico Centrale, Luconlus, Tuchef, Compagnia della mia misura, Cooperativa Lancillotto e Nausicaa, Associazione Io sono.

Honor e Dolly Noire insieme per una partnership #ForTheBrave

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Honor, l’internet brand nato per creare device che soddisfino le esigenze dei millennials, e permettere loro di esprimersi e realizzare i loro sogni, si lega a Dolly Noire, un marchio italiano per lo streewear nato, nel 2004, proprio dal sogno di quattro ragazzi della periferia di Milano (Daniele Crepaldi, Federico Ferrero, Gioele Castelvetere e Alessandro Malandra).

 

Per ricevere un codice sconto del 10% da spendere sullo store online http://www.dollynoire.com, è sufficiente possedere uno smartphone Honor e registrarsi alla landing page http://bit.ly/Honor-Dolly fino al 31 maggio con l’IMEI del proprio device. Il codice è utilizzabile solo una volta, senza limiti di spesa.

 

In linea con il claim di Honor #ForTheBrave – per i coraggiosi – Dolly Noire nasce unendo la passione per lo streetwear, il divertimento con gli amici e una buona dose di intraprendenza. Dolly Noire afferma il valore della diversità, della voce fuori dal coro, così come il brand Honor, nato per portare una ventata di cambiamento e spronare i propri utenti a rimanere se stessi con il coraggio di fare la differenza!

 

 

#honor #forthebrave

 

ETERNITY di Janine von Thüngen a Villa Foscari “La Malcontenta”.

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Dalle catacombe romane dell’Appia al verde luminoso del parco della palladiana Villa Foscari – La Malcontenta, dove il Naviglio del Brenta si appresta a sfociare nella Laguna di Venezia.
In questa magica cornice di verde, acque e architetture, dal 12 maggio al 27 ottobre, il pubblico internazionale potrà ammirare Eternity I e II, 2017, i potenti bronzi opera di Janine von Thüngen, in una mostra a cura di Bruno Corà.
Attraverso un complesso procedimento elaborato a partire da siti ipogeici delle catacombe romane, Janine von Thüngen ha realizzato le sue sculture in bronzo mediante calchi delle antiche pareti, ottenendo matrici uniche a doppia faccia. Con la sua ideazione ed elaborazione, i fenomeni fisici del positivo e negativo si sono in questo modo fusi, prendendo forma in un unico diaframma che include sia lo spazio che il tempo.
“Queste opere-insiemi sono l’esito – ad affermarlo è il curatore – di una ricerca che ha impegnato la von Thüngen negli ultimi anni, protesa a dare corpo a una concezione di scultura in cui lo spazio-tempo si intreccia con la nozione martiniana di “estensione”, secondo cui la scultura avrebbe conosciuto una ‘vita nuova’ se avesse rinunciato alla rigidità monumentale e oggettuale, conquistando la quarta dimensione e l’estensione”.
Opere molto materiche, quelle proposte alla Malcontenta da Janine von Thüngen, sospese tra spazio e tempo. Presenze che sembrano emergere dalle viscere antiche dell’uomo e della terra. Grezzi, enormi bronzi che, una volta usciti dalla loro prigione all’interno dello spazio sotterraneo sembrano prendere il volo… nel tempo.
Queste creazioni – un insieme di fusioni in bronzo – hanno trovato luogo idoneo mediante una collocazione specifica e particolare: Eternity I infatti, si sviluppa sul tappeto erboso en plein air, con le sei parti in cui si articola, secondo l’allineamento a spirale, ed Eternity II, costituita da due galassie a spirale, in più stretta prossimità della villa palladiana.
“Eternity I ed Eternity II costituiscono – a giudizio di Corà – una forte proposta nell’ambito della scultura contemporanea suscitando interrogativi relativi all’essenza della materia, del tempo e delle entità del passato, presente e futuro nelle attuali conoscenze raggiunte dalla fisica e dall’estetica, senza tralasciare la valenza poetica della ricerca”.

Janine von Thüngen è nata in Germania. Dopo gli studi compiuti a Monaco di Baviera alla AdSK sotto la guida di Nicolai Tregor (1985-87) e un tirocinio prima nella moda poi nel design del costume e delle scene compiuto nelle maggiori opera houses europee, si è dedicata alla scultura e alle installazioni plastiche in spazi pubblici, in importanti collezioni private e musei oltre che in istituzioni educative e studi di architettura.
Nel 2000, dopo aver soggiornato ad Anversa, New York, Mosca e Parigi, giunge a Roma dove attualmente vive e lavora. Numerose sono le mostre effettuate in quelle città e le sue opere si trovano in collezioni private e musei del Belgio, Germania, Italia e USA.
In occasione della mostra sarà edita una pubblicazione che documenta le opere esposte accompagnate da un saggio critico di Bruno Corà e gli apparati biobibliografici relativi all’attività dell’artista.

Per informazioni: www.janinevthungen.com

A Sondrio la matericità di Bruno Ritter

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Le proposte che il Gruppo Credito Valtellinese mette in programma per la sua sede espositiva di Sondrio – evidenzia Miro Fiordi, che del Gruppo bancario valtellinese è il Presidente – sono spesso legate al territorio. Non nella accezione provinciale di mostre pensate e realizzate per chi vive nel posto. Ad essere privilegiata invece è una visione praticamente transnazionale che, collegandosi alla storia e alle caratteristiche della Valtellina, offre occasioni di approfondimento culturale più ampie”. Esempio di questa linea guida è l’antologica che il Credito Valtellinese ha voluto dedicare a Bruno Ritter: è infatti la comune esperienza del confine e della realtà alpina a collegare la Valtellina e Sondrio alla figura di Ritter.
Quasi in contemporanea, il Museo Ciäsa Granda di Stampa in Bregaglia, paese natale di Alberto Giacometti, dedica a Bruno Ritter la mostra “Leggende e storia”, allestita dal 1 giugno al 20 ottobre 2017 in occasione dei 500 anni della Riforma protestante (la Bregaglia costituisce una realtà unica nel suo genere, quella di un territorio culturalmente italofono a maggioranza protestante). Si tratta di una trentina di opere realizzate negli anni 2014 – 2016, alcune con riferimenti alla Bregaglia, altre in stretto riferimento all’opera di Matthias Grünewald (1480-1528), i cui personaggi drammatici sono inseriti in un contesto religioso. Val Bregaglia e Valtellina dunque insieme per un percorso espositivo di grande ricchezza e fascino.

Bruno Ritter conosce bene la montagna e i suoi abitanti: la sua quotidianità si svolge infatti tra la Svizzera, dove è nato, dove si è diplomato in arte e dove l’arte l’ha insegnata oltre che praticata, e l’Italia. Proprio qui, nel Castello di Chiavenna, ha scelto di avere il suo studio. Ogni giorno, partendo da Borgonovo, egli passa per vallate e alti monti cari a Nietzsche, Segantini, Giacometti, per raggiungere gli oleandri, le palme e i cipressi di Chiavenna.
Un oscillare che è anche quello tra le radici nella pittura di Dürer e Grünewald, nel Nord tedesco e l’arte italiana, soprattutto quella del Novecento, di Birolli, di Levi, della Scuola Romana, di Carlo Carrà, arrivando sino a Morlotti e Vedova. Ma passando per Otto Dix, Ernst Fuchs e Max Beckmann. Stimoli diversissimi, metabolizzati e resi essenza, per raggiungere un linguaggio del tutto originale.
La pittura di Ritter esprime un universo di solitudini e di melma, di spazi asfittici tradotti in pennellate materiche, quasi di sostanza geologica; formati di vertiginosa verticalità (siamo nella valle di Giacometti!) bloccano il movimento delle figure, le sigillano in silenzi inscalfibili, impediscono al gesto, al segno di dispiegarsi in una sua fluidità di ritmo e lo costringono talvolta in uno spezzato ossessivo.
I suoi oli sono potenti. Intrisi di colore e di bianco, di luce vivida e di terre. Pacati e violenti, fatti di silenzi, di assenze e di caos vitale, pittura di forti contrasti e continue sorprese. Il tutto condensato, riunito; non necessariamente in modo armonico.

La mostra, composta da circa 60 opere, attraversa la storia del suo lavoro: autoritratti severi (l’artista è però tutt’altro che figura severa. Concentrato, riflessivo sì), paesaggi, interni, il tema delle rocce sagge (ispirato alla lunga tradizione cinese), la lotta e l’insonnia (due temi forti legati a quell’inquietudine umana che ognuno, prima o poi, sperimenta), quello dei rematori (attualissimo e arcaico al tempo stesso) scelti da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra con Bruno Ritter nel suo atelier a Chiavenna.
L’ultimo ciclo, quello dedicato al tema dei rematori e della Zattera a tutta prima potrebbe apparire paradossale per un uomo di montagna, in realtà montagna e zattera sono i due volti di una stessa strettoia, di una stessa minaccia, di una stessa tragedia; la lotta per sopravvivere può stemperarsi in follia auto distruttrice. L’aspirazione alle vette può diventare fatale desiderio di abbandonarsi all’abisso (e ben lo rammentano i drammatici ritratti di suicidi eseguiti da Ritter qualche anno fa, suicidi che si lasciano annegare nelle acque limacciose di un lago artificiale di montagna, quasi a tornare all’oblio di un grembo).
E davvero la montagna è, in questo ciclo della Zattera, sempre paradossalmente presente: è la forma aguzza che par sottendere una cima innevata alta sopra il capo di uno dei sopravvissuti , come a ribadire una condanna; è l’ammasso dei corpi che invadono la tela fino al limite superiore, impedendo allo sguardo di perdersi in lontananza; è il diffuso tema del mare inteso come materia oscura, opaca, impenetrabile, pesante; è il contorcersi delle figure che, come già nella serie delle donne-montagna, delle donne-ombra, paiono mutarsi in rocce antropomorfe, in aspri scogli che emergono dalle acque buie; è il colore della fanghiglia, del muschio e del granito; sono i formati da vertigine, veri emblemi dello spazio valchiavennasco. L’imponente paesaggio di Canete entra, con l’occasione della mostra, a far parte della collezione del Credito Valtellinese.
La mostra è accompagnata da un catalogo a tiratura limitata, edito da Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, che ripercorre i temi fondamentali selezionati per l’esposizione. I testi sono di Andrea Vitali, Beat Stutzer e Paola Tedeschi Pellanda.

Coordinate mostra

Titolo
BRUNO RITTER
Dietro le mura

Sede
Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio, 8 – Sondrio
MVSA, Palazzo Sassi de’ Lavizzari
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio

Durata
9 giugno – 15 settembre 2017

Inaugurazione
giovedì 8 giugno 2017, ore 18.30
Sala dei Balli – Palazzo Sertoli

Orari e ingressi
Galleria Credito Valtellinese e MVSA
da martedì a venerdì h. 9.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00
chiuso sabato, domenica e lunedì; 15 agosto
INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it
www.creval.it
Museo Ciäsa Granda
www.ciaesagranda.ch

“Amore e Rivoluzione” al MAN di Nuoro

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Nell’anno del centenario della rivoluzione di ottobre, il MAN è lieto di annunciare l’apertura della mostra “Amore e rivoluzione. Coppie dell’avanguardia russa”, in programma dal 1 giugno al 1 ottobre 2017.

Nata dalla collaborazione con la Galleria Statale Tretjakov di Mosca e con il Museo Statale Schusev di Architettura, in partership con Bank Austria Kunstforum, Vienna, la mostra, a cura di Heike Eipeldauer e Lorenzo Giusti, adotta un punto di vista innovativo – le coppie di artisti – per rileggere le vicende dell’avanguardia visiva russa attraverso il contributo di sei autori della prima generazione, uniti nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi, così come nella vita comune: Natalya Goncharova (1881–1962) e Mikhail Larionov (1881–1964), Varvara Stepanova (1894–1958) e Alexander Rodchenko (1891–1956), Lyubov Popova (1889–1924) e Alexander Vesnin (1883–1959).

Destinata ad attrarre un pubblico variegato, non soltanto di amanti della storia dell’arte, ma anche di appassionati di storia del Novecento, di comunicazione, design e fotografia, la mostra intende raccontare lo stretto legame tra arte e vita che le diverse coppie si trovarono a sperimentare, in una fase di intensa collaborazione e di grande impegno, sia artistico, sia politico. Attraverso un nucleo di oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, manifesti pubblicitari e di propaganda politica, saranno indagati i metodi di lavoro, le tecniche, i linguaggi, soffermandosi sui punti di contatto, ma anche sulle specificità e dunque sui diversi profili degli autori considerati.

Accomunati dall’ambizione di connettere tutti i generi della creatività artistica con l’azione estetica, l’elaborazione teorica e la prospettiva politica, gli artisti dell’avanguardia contribuirono ad alimentare l’aspirazione al cambiamento e a costruire le basi di una nuova idea di società.

Contraddistinti da una grande produttività, i movimenti nati sotto la spinta della rivoluzione bolscevica del 1917 portarono alla ribalta non soltanto un numero senza precedenti di donne artiste, attive alla stregua degli uomini, ma anche una serie inusuale di coppie all’interno della quale le tre coinvolte in questo progetto possono essere considerate le più importanti e rappresentative. Lavorando fianco a fianco, condividendo spazi, idee, programmi, le coppie dell’avanguardia russa giunsero a fondere indissolubilmente la sfera privata con quella pubblica, promuovendo e testimoniando quella visione utopica, quella possibilità di una creazione collettiva alternativa al mito dell’arte come sfera del genio solitario, di cui la rivoluzione si era fatta promotrice insieme al grande ideale della parità di genere.

Quali aspetti artistici e quali ideali sociali risultano predominanti nel percorso di queste coppie? Funzionò effettivamente, questa collaborazione, come strumento di emancipazione oppure le convenzioni di genere continuarono a condizionare la produzione artistica e la sua ricezione da parte del pubblico? Con queste domande alla base, la mostra al MAN intende tracciare una genealogia dell’avanguardia russa: dagli esordi prerivoluzionari intorno al 1907, influenzati dalle sperimentazioni dell’arte moderna occidentale, fino allo sviluppo dei più noti movimenti artistici degli anni Dieci e Venti, capitali nello sviluppo dei linguaggi dell’avanguardia internazionale, a partire dal cubo-futurismo di Liubov Popova e Varvara Stepanova, passando per il raggismo di Natalia Goncharova e Mikhail Larionov, che, come Popova , partecipò anche al suprematismo di Malevich, fino alla sperimentazione di nuovi criteri di funzionalizzazione dell’arte nell’ambito del costruttivismo, frequentato da Stepanova, Vesnin, Popova e soprattutto Rodchenko, di cui, insieme a un numero significativo di pitture, collage e manifesti, sarà presentato un nucleo di oltre 20 fotografie che, nel loro insieme, costituiscono di fatto una mostra nella mostra.

Completerà la mostra un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale con testi di Lorenzo Giusti, Heike Eipeldauer, Florian Steininger, Verena Krieger, Aleksandr Lavrent’ev.

***

Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
HYPERLINK “http://www.museoman.it“ www.museoman.it

Robert Mapplethorpe, un perfezionista. Grande retrospettiva con più di 200 opere

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Dal 22 aprile al 27 agosto il museo Kunsthal di Rotterdam presenta una grande retrospettiva della vita e delle opere di Robert Mapplethorpe (1946 – 1989), uno degli artisti e fotografi più influenti del 20°secolo. La mostra offre una vasta panoramica della sua carriera, dalle prime opere della fine degli anni sessanta fino al suo successo nel mondo dell’arte negli anni ottanta. Più di 200 opere gettano una nuova luce sui suoi generi preferiti: ritratti, autoritratti, nudi e nature morte. Ritratti di amici e conoscenti, tra cui l’amica e musa Patti Smith, la body builder Lisa Lyon e il modello Phillip Prioleau, ritratti di artisti di un certo livello, di scrittori e di musicisti. Allo stesso tempo troviamo anche diversi autoritratti che dimostrano l’importanza per Mapplethorpe nel comprendere quanto fosse importante creare una propria immagine.

Inoltre lettere e documenti, libri e note dimostrano il legame personale di Mapplethorpe con i suoi modelli, il suo talento nel gestire con successo il suo studio e le sue ambizioni.

La mostra fornisce uno sguardo sul suo metodo di lavoro e presenta il suo lato sperimentale e di improvvisazione, oltre alla perfezione estetica e tecnica del suo lavoro.  

Per la prima volta vengono esposte in Olanda così tante opere di Mapplethorpe. Il museo De Kunsthal di Rotterdam è lieto di presentare come unica istituzione in Europa questa speciale mostra. L’esposizione è frutto di una collaborazione tra il Los Angeles County Museum of Art, il J. Paul Getty Museum e la Robert Mapplethorpe Foundation.  

De Kunsthal
Westerzeedijk 341
3051 AA Rotterdam
www.kunsthal.nl  

Per ulteriori informazioni per la stampa: communicatie@kunsthal.nl , tel. 0031 10 4400321

Sony: Annunciati i vincitori assoluti dei Sony World Photography Awards 2017

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Londra, 20 aprile 2017: In occasione dei Sony World Photography Awards 2017, la World Photography Organisation ha assegnato il titolo di Fotografo dell’Anno al belga Frederik Buyckx. I giudici del concorso, incaricati di selezionare la migliore serie di immagini, sono rimasti profondamente colpiti dalla bellezza, dalla potenza e dall’impegno espressi da Buyckx nel lavoro che gli è valso la vittoria, intitolato “Whiteout”.

Con oltre 227.000 candidature provenienti da 183 paesi, i Sony World Photography Awards 2017 sono il più grande concorso fotografico al mondo. Tutte le immagini vincitrici e finaliste verranno esposte dal 21 aprile al 7 maggio presso la Somerset House di Londra, che ospiterà anche alcuni rari scatti del fotografo britannico Martin Parr, insignito del premio Outstanding Contribution to Photography.

Scelta tra i vincitori delle dieci categorie Professionisti, l’opera di Frederik Buyckx viene presentata così dalla Presidentessa di Giuria Zelda Cheatle: “Ho scelto una serie di scatti paesaggistici perché volevo tornare a un approccio fotografico improntato all’essenza. Spesso i paesaggi vengono snobbati, ma in realtà hanno un ruolo chiave per la nostra esistenza. Sono immagini splendide, realizzate da un fotografo serio, e meritano tutta la nostra ammirazione. Spero che questo premio ispiri molti altri fotografi a cogliere non soltanto gli aspetti più tragici della vita, simbolo di un’epoca travagliata, ma anche i momenti di gioia e di grazia che si nascondono in ogni ambiente”.

Buyckx è stato proclamato Fotografo dell’Anno durante la cerimonia di gala, tenutasi a Londra alla presenza di esperti internazionali del settore, dove gli è stato assegnato un premio in denaro del valore di 25.000 dollari. Nel corso della cerimonia sono stati annunciati anche i vincitori delle categorie Professionisti e i vincitori assoluti dei concorsi Open, Giovani e Studenti.

Scott Gray, CEO della World Photography Organisation, ha dichiarato: “Per quanto riguarda il titolo di Fotografo dell’anno, sono particolarmente orgoglioso della scelta di quest’anno. Ho la sensazione che in molti casi sia facile impressionare il pubblico, mentre può essere estremamente difficile cogliere un’eleganza sofisticata, di una bellezza autentica, in grado di trasmettere al meglio la potenza della fotografia come mezzo di espressione”.

Tutti i vincitori sono stati invitati alla cerimonia di gala di Londra per ritirare il proprio premio: un set di apparecchiature fotografiche digitali di Sony di ultima generazione.

Giunti alla decima edizione, i Sony World Photography Awards riconoscono e premiano ogni anno il meglio della fotografia contemporanea degli ultimi 12 mesi. Aperti a tutti i cultori di quest’arte e accessibili gratuitamente, grazie al prestigio di cui godono nel settore hanno il potere di imprimere un nuovo corso alla carriera dei vincitori e dei finalisti. Le iscrizioni ai Sony World Photography Awards 2018 si apriranno il 1° giugno 2017.

FOTOGRAFO DELL’ANNO – FREDERIK BUYCKX, BELGIO

Nato ad Anversa nel 1984, Frederik Buyckx è un fotografo freelance che collabora con il quotidiano belga De Standaard. Le immagini di Buyckx sono state pubblicate ed esposte a livello internazionale. Recentemente è stato anche tra i finalisti dello ZEISS Photography Award.

Le immagini della serie vincitrice, intitolata “Whiteout”, sono state scattate nei Balcani, in Scandinavia e in Asia Centrale, aree remote in cui spesso le persone vivono in isolamento e a stretto contatto con la natura. Buyckx ha spiegato: “La natura subisce una forte trasformazione quando arriva l’inverno: la neve e il ghiaccio iniziano a dominare sul paesaggio e uomini e animali devono affrontare condizioni climatiche estreme. La serie mostra la lotta intrapresa per evitare di scomparire”.

VINCITORI E FINALISTI DELLE CATEGORIE PROFESSIONISTI

Una giuria di esperti internazionali ha avuto il compito di selezionare le migliori serie di immagini (dai 5 ai 10 scatti) nelle dieci categorie Professionisti. I fotografi vincitori e finalisti sono:

  • Vincitore Architettura: Dongni, Cina

2°– Julien Chatelin, Francia / 3°– Diego Mayon, Italia

  • Vincitore Concettuale: Sabine Cattaneo, Svizzera

2°– Gao Peng, Cina / 3°– Alexander Anufriev, Federazione Russa

  • Vincitore Storia contemporanea: Tasneem Alsultan, Arabia Saudita

2°– Li Sony, Cina / 3°– Lorenzo Maccotta, Italia

  • Vincitore Attualità: Alessio Romenzi, Italia

2°– Joe Raedle, Stati Uniti / 3°– Ivor Prickett, Irlanda

  • Vincitore Vita quotidiana: Sandra Hoyn, Germania

2°– Christina Simons, Islanda / 3°– Alice Cannara Malan, Italia

  • Vincitore Paesaggio: Frederik Buyckx, Belgio

2°– Kurt Tong, Regno Unito / 3°– Peter Franck, Germania

  • Vincitore Natura: Will Burrard-Lucas, Regno Unito

2°– Ami Vitale, Stati Uniti / 3°– Christian Vizl, Messico

  • Vincitore Ritratto: George Mayer, Federazione Russa

2°– Romina Ressia, Argentina / 3°– Ren shi Chen, Cina

  • Vincitore Natura morta: Henry Agudelo, Colombia

2°– Shinya Masuda, Giappone/ 3°– Christoffer Askman, Danimarca

  • Vincitore Sport: Yuan Peng, Cina

2°– Eduard Korniyenko, Federazione Russa / 3°– Jason O’Brien, Australia

FOTOGRAFO DELL’ANNO PER IL CONCORSO OPEN – ALEXANDER VINOGRADOV, FEDERAZIONE RUSSA

Il migliore scatto singolo a livello mondiale è “Mathilda”, realizzato dal fotografo russo Alexander Vinogradov, che, oltre al titolo di Fotografo dell’Anno per il concorso Open, si aggiudica un premio di 5.000 dollari.

Vinogradov è un fotografo non professionista residente a Mosca. L’immagine che gli è valsa la vittoria è il ritratto di una ragazzina, ispirato al film francese Léon. Lo scatto è stato selezionato tra i dieci vincitori delle categorie Open, annunciati il 28 marzo da una giuria di esperti presieduta dal giornalista e fotografo britannico Damien Demolder.

FOTOGRAFO DELL’ANNO PER IL CONCORSO GIOVANI – KATELYN WANG, STATI UNITI

Il titolo di Fotografo dell’Anno per il concorso Giovani è stato assegnato a Katelyn Wang, studentessa di 16 anni di Los Angeles (California). Aperto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 19 anni, il concorso Giovani invita i fotografi di tutto il mondo a presentare un singolo scatto sul tema della “bellezza”.

L’immagine di Wang, intitolata “On Top of the World”, ritrae dall’alto il lago Pehoé, situato all’interno del Parco Nazionale Torres del Paine (Cile), offrendo una prospettiva meravigliosa sul paesaggio circostante.

FOTOGRAFO DELL’ANNO PER IL CONCORSO STUDENTI – MICHELLE DAIANA GENTILE, ARGENTINA

Michelle Daiana Gentile, allieva ventunenne della Escuela de FotografíaMotivarte, si è aggiudicata il titolo di Fotografo dell’Anno per il concorso Studenti, con un progetto eccezionale dal titolo “Only Hope”. Interpretando il tema delle “emozioni”, Gentile ha presentato una serie di potenti scatti realizzati durante un periodo di dieci giorni trascorso con gli operai di una vecchia cartiera argentina.

Grazie a questa vittoria, durante la cerimonia di gala ha ricevuto attrezzature fotografiche Sony per un valore di 30.000 euro, da destinare alla propria università.

OUTSTANDING CONTRIBUTION TO PHOTOGRAPHY – MARTIN PARR

Durante la cerimonia di gala, il fotografo britannico Martin Parr è stato insignito del premio Outstanding Contribution to Photography, in virtù del suo linguaggio visivo unico e della capacità di oltrepassare i confini di questo mezzo espressivo.

In passato, il premio Outstanding Contribution to Photography è stato conferito a Mary Ellen Mark, William Eggleston, Eve Arnold, Bruce Davidson, Marc Riboud, William Klein, RongRong & inri, Elliott Erwitt e Phil Stern.

SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS & MARTIN PARR – MOSTRA E CATALOGO 2017

Le opere finaliste e vincitrici saranno esposte alla Somerset House di Londra dal 21 aprile al 7 maggio. La mostra comprenderà una sezione speciale dedicata a rarissimi scatti in bianco e nero di Martin Parr, realizzati all’epoca degli esordi; a queste immagini si affiancheranno alcuni dei suoi lavori più iconici, compresi libri e film.

Le opere esposte sono state raccolte in un catalogo, che può essere acquistato sul sito www.worldphoto.org

Per maggiori informazioni sui Sony World Photography Awards, contattare:

Jill Cotton, PR Director / Kristine Bjørge, PR Manager
press@worldphoto.org / +44 (0) 20 7886 3043 o + 44 (0) 7838 144 992

NOTE PER LA STAMPA:

  • 230.103 è il numero totale delle immagini che hanno preso parte ai Sony World Photography Awards 2016: 127.098 per il concorso Professionisti, 103.005 per i concorsi Open e Giovani.
  • Dal 2007, anno di lancio del concorso, il numero totale di iscrizioni ha raggiunto quota 1 milione.

Giuria 2017

  • Concorso Professionisti: Zelda Cheatle (Presidente di giuria), curatrice (Regno Unito); Aida Muluneh, fondatrice/direttrice, Addis Foto Fest (Etiopia); Allegra Cordero di Montezemolo, curatrice e responsabile mostre, Centro de la Imagen (Messico); Denis Curti, curatore e giornalista (Italia); Russ O’Connell, Picture Editor The Sunday Times Magazine (Regno Unito) e Françoise Callier, Program Director di Angkor Photo Festival & Workshops (Francia).
  • Concorsi Open e Giovani: Damien Demolder (Presidente di giuria), fotografo e giornalista (Regno Unito).
  • Student Focus: Andrea Kurland, caporedattrice di Huck (Regno Unito); Dan Rubin, fotografo e direttore artistico (Regno Unito) e Jennifer Shaw, fondatrice e direttrice creativa, PhotoNOLA (Stati Uniti).

World Photography Organisation

La World Photography Organisation è una fucina di iniziative globali legate al mondo della fotografia. Attiva in 180 Paesi, persegue lo scopo di portare il dibattito sull’arte fotografica a un nuovo livello, celebrando i fotografi più talentuosi e i migliori scatti del pianeta. Le attività della WPO si fondano su relazioni durature intrecciate negli anni con professionisti e aziende partner leader del settore in tutto il mondo. Ricco il calendario di eventi annuali proposti: i Sony World Photography Awards (il maggiore concorso fotografico a livello mondiale che raggiunge il suo decimo anniversario nel 2017), vari incontri e conferenze locali nel corso dell’anno, fiere d’arte e saloni internazionali dedicati alla fotografia, tra cui eventi di particolare spicco a Shanghai e San Francisco.

www.worldphoto.org

LELO propone 5 sexy tips contro la depressione per combatterla anche a letto

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L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha lanciato l’allarme: la depressione è il principale male del ventunesimo secolo. Colpisce più di 300 milioni di persone al mondo, una cifra che è aumentata del 18% tra il 2005 e il 2015.

 

L’importanza di comunicare è fondamentale in ogni situazione, anche sotto le lenzuola. A seguito del World Health Day, celebratosi lo scorso 7 aprile, e con l’inizio della stagione dedicata al risveglio dei sensi, LELO, azienda svedese leader nel mercato dei sex toy di lusso, propone 5 sexy tips su come rinvigorire, attraverso il gioco e il dialogo, le fantasie di coppia e non solo, per diminuire lo stress, combattere la depressione e risvegliare tutti i sensi dopo l’intorpidimento invernale.

 

1_Olfatto:Vaniglia, Cedro e Pepe Nero per sciogliere lo stress e profumare l’atmosfera.

La candela da massaggio FLICKERING TOUCH, bruciando, si trasforma in un olio ricco e sensuale, delicatamente profumato, che la pelle assorbe senza ungersi, rimanendo morbida al tocco del proprio amante.

Disponibile nei migliori negozi di sex toy e online a 29 €.

 

2_Tatto: delicata seta e morbido camoscio per dare spazio alle fantasie e riaccendere il desiderio.

Le manette ETHEREA in seta combinano pura seta ornata con la tipica fantasia jacquard di LELO e morbido camoscio, e possono essere legate attorno alle caviglie o ai polsi per costringere il corpo e liberare l’immaginazione, e raggiungere un’intimità più profonda.

Nei punti vendita specializzati e online a 54,90 € .

3_Udito: non c’è niente di meglio che ascoltare le eccitanti vibrazioni del proprio partner.

Ecco dunque SIRI™ 2, il massaggiatore musicale che vibra a tempo di musica o al suono della voce del proprio amante, incredibilmente potente nonostante le dimensioni tascabili.

Nei punti vendita specializzati e online a 149,00 €.

 

4_Vista: un tocco di eleganza in previsione di una notte indimenticabile, per sentirsi sicuri di sé e non vedere sempre tutto nero.

LELO propone TUX™, un elegante sex toy che prende le forme di una giacca da sera in raso ispirata al classico smoking – il segno distintivo dell’uomo di stile, in camera da letto e non solo. L’alta moda non è mai stata così hot.

Nei punti vendita specializzati e online a 25,95 €.

 

5_Gusto: dopo aver risvegliato gli altri 4 sensi e svelato il vostro io nascosto e istintivo, assaporate il tepore rinato tra le lenzuola e abbandonatevi al dolce gusto del vostro partner.

 

LELO si schiera nella lotta contro la depressione e lo fa riaccendendo la fiamma del desiderio con stuzzicanti idee dedicate ai 5 sensi, utili a ricreare complicità e feeling nella coppia e ad evitare la trappola della routine, per sconfiggere la tristezza e la perdita di interesse verso il piacere.

 

Quella di LELO, è una selezione di prodotti per la vita intima perfetti per stimolare una reazione psico-fisica, risvegliare i sensi e migliorare l’umore della coppia e l’amore per se stessi.

Biglietti da visita originali? Provate bce-online!

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BuzzooleSiamo sempre alla ricerca ormai di farci notare. Una volta erano particolari i Biglietti da visita mini, una volta biglietti da visita eleganti, biglietti da visita originali, biglietti da visita professionali, e adesso è il turno dei biglietti da visita particolari.

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Cézanne e Morandi: grande confronto alla Villa dei Capolavori

Dal Museo Puskin di Mosca, per la prima volta in Italia, arriva alla Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani-Rocca presso Parma, un’opera di Paul Cézanne appartenente al famoso ciclo dei Bagnanti: “Baigneurs” del 1890-94.
Il prestigioso prestito diventa occasione per un riallestimento al piano superiore della Villa, realizzando un confronto possibile solo alla Fondazione Magnani-Rocca; in tre sale sono infatti accostate le opere di due fra i più importanti e rivoluzionari artisti contemporanei: Paul Cézanne e Giorgio Morandi.
Entrambi scelti da Luigi Magnani, l’artefice della Fondazione Magnani-Rocca, come fondamentali presenze per la sua collezione d’arte privata, sono a lui legati da un fil rouge costituito da una speciale affinità elettiva fatta di condivisa riservatezza, semplicità, rigore, sensibilità e comunanza di pensieri; già nel 1983, l’importanza dei due pittori era manifesta negli intenti della mostra “Da Cézanne a Morandi e oltre”, allestita nella Villa di Mamiano ancora abitata dal collezionista. La predilezione per Cézanne e Morandi fra tutti gli artisti della sua grande raccolta, più volte dichiarata da Magnani, va forse individuata in una loro particolare somiglianza; la ricerca comune nella meditazione sui paesaggi e l’analisi spaziale delle nature morte, caratterizzate da pochi e riconoscibili soggetti e da un attento scrutare dei lenti mutamenti della natura. Cézanne, esploratore della struttura dell’immagine, parte dal paesaggio come studio delle forme ai suoi termini essenziali, eleggendo in particolare la frutta come alleata contro l’inesorabile intervento del tempo, modificatore per definizione. Magnani, che considerava il “mondo dei fenomeni, specchio di una verità più alta e segreta”, acquista del maestro francese diversi acquerelli, tecnica che esteticamente forse meglio racconta la fugacità fenomenica del tempo, nei segni dei luoghi amati e nella provvisorietà nelle nature morte. Attraverso i brevi tocchi abilmente studiati nella perfetta mescolanza di pigmenti e solventi, Cézanne costruisce un audace sistema prospettico che analizza gli oggetti da diversi punti di vista, tradotti nella celebre dichiarazione sulla necessità di “trattare la natura per mezzo del cilindro, della sfera, del cono, il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto, di un piano, si orienti verso un punto centrale”. Tale ricerca spaziale non poteva essere indifferente a Morandi che inizia il suo percorso proprio sotto l’influenza cezanniana; ha infatti modo di studiare i quadri di Cézanne riprodotti nel volume Gl’Impressionisti francesi di Vittorio Pica e segue gli scritti di Ardengo Soffici sulla rivista “La Voce”, inoltre visita l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 dove un’intera parete era dedicata agli acquerelli dell’artista provenzale. I suoi esordi analizzano la realtà per sintesi geometrica, ma anche successivamente Cézanne sarà il suo esempio costante, nell’uso dei toni contrastanti, nella predilezione per la strutturazione di spazi e masse, per la scelta della pittura dei luoghi familiari e di affezione; esemplare in questo senso è Cortile di via Fondazza del 1954 reso per solidi e geometrie nel contrasto di luce-ombra, o Paesaggio di Grizzana del 1943, che racconta il legame del pittore bolognese con l’Appennino emiliano, tanto importante come fu la montagna Sainte-Victoire
per Cézanne. Anche le nature morte ispirate alla realtà visibile ragionano sulle diverse possibilità di combinazioni, calate in un tempo indefinito. Li avvicina, allora, anche l’utilizzo dell’acquerello, nel momento in cui, negli ultimi anni della sua vita, Morandi segna sulla carta la traccia liquida e fuggente delle cose. Gli oggetti della realtà diventano specchio del Sé, le bottiglie, come la frutta per Cézanne, elementi neutrali di cui studiare sfumature e minime variazioni. Entrambi refrattari alla raffigurazione delle figure umane, fanno solo brevi eccezioni; Morandi realizzando pochi autoritratti e una veloce incursione sul tema classico delle bagnanti nel 1915, mentre Cézanne rielabora un tema dipinto all’inizio della carriera e sviluppato poi sul finire della sua vita: l’inserimento di figure semi-astratte nel paesaggio, nudi o semi-nudi sulle rive del fiume, noti come bagnanti, uno dei quali Esquisse de baigneuses, datato 1900-1906, fu acquistato da Luigi Magnani per la sua raccolta. È ripresa intellettualmente la scena pastorale dell’Arcadia, che ha come tema principale la perfetta armonia tra uomo e natura. Cézanne, per comprendere a pieno il soggetto, compie ripetute visite al Louvre, si ispira alla statuaria classica, ai lavori di Poussin, ai grandi artisti del Rinascimento e del Barocco, in particolare a Veronese con le sue ombre colorate; la citazione è sempre colta. La rivoluzione del pittore germina all’interno della tradizione e del mito, per arrivare a sconvolgere le forme, maschili e femminili, su un palcoscenico naturale e mentale insieme, in cui le figure diventano archetipiche, disanimate e prive di soggettività, monumentali e proporzionalmente geometrizzate, come le bottiglie e gli oggetti che Morandi disponeva nel teatro della propria tela, anch’egli con calibratissima architettura compositiva e inesausta analisi del rapporto fra forma e spazio.
L’opera di Cézanne del Museo Puskin è un unicum in questo senso; rappresenta un nuovo idillio della contemporaneità, senza connotazione temporale. Le figure, qui maschili, si articolano geometricamente e costruiscono due triangoli e due diagonali che si incontrano; una simmetria di corrispondenze che coinvolge anche la natura circostante, in cui gli alberi assecondano le stesse posizioni umane. La pennellata lascia percepire una costruttiva incompletezza, che dà la precedenza al senso della composizione e della contemplazione attraverso il colore e i volumi. La solidità architettonica, evidente nell’opera proveniente da Mosca, si caratterizzerà di una potenza sempre più rivoluzionaria, sino alle ultime versioni delle bagnanti femminili, visioni predittive che hanno influenzato radicalmente i protagonisti delle avanguardie artistiche, tra cui il Cubismo, e della pittura di ricerca, Morandi incluso.

Ciò che mi affascina è la forma, tanto è vero che tra i moderni ho scelto Cézanne e Morandi, che non hanno nessun contenuto.
Luigi Magnani, l’ultima intervista

Cézanne/Morandi
La pittura è essenziale
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Mostra focus a cura di Stefano Roffi.
Dal 22 aprile al 10 settembre 2017; aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto il 25 aprile e il 2 giugno.
Lunedì chiuso, aperto lunedì 24 aprile e lunedì 1° maggio.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti e per la mostra ‘Depero il mago’ – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Fino al 2 luglio, il martedì ore 15.30, il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16, 17, visita al confronto Cézanne/Morandi e alla mostra ‘Depero il mago’ con guida specializzata; è consigliato prenotare via email a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135.

Info: www.magnanirocca.it