La mitica Berenice Abbott al MAN di Nuoro.

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Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

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Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it

Una mostra imperdibile per i 20 anni del Museo Lia

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Serve un po’ di intelligente, illuminata follia per spingere un uomo d’impresa, un “ingegnere”, a spendere il proprio tempo e le proprie risorse, per inseguire la Bellezza creata dagli artisti dei secoli passati. E, una volta messa insieme una collezione di rilievo mondiale, per decidere di donarla alla sua città, La Spezia.

Vent’anni fa, dall’incontro tra il collezionista e l’amministrazione comunale, nasceva così il Museo Civico “Amedeo Lia” e questa ricorrenza diventa occasione per ricordare- attraverso un elogio alla Bellezza – una grande storia e un grande protagonista.

In questi venti anni sono stati molti tra i maggiori musei internazionali a rivolgersi al Lia per prestiti di opere di rilievo, a conferma di come l’occhio del collezionista, spesso assistito da esperti da lui attentamente individuati, avesse saputo cogliere veramente il meglio, i capolavori autentici, che via via emergevano sul mercato del grande e gradissimo antiquariato.

Oggi, nel ventennale, la città della Spezia ha scelto di onorare la memoria di Amedeo Lia facendo convergere nel magnifico Museo a lui dedicato venti capolavori aggiuntivi, uno per ogni anno del ventennale, ognuno di essi offerto per questo “omaggio collettivo” da un diverso museo che con il Museo Lia ha avuto rapporti scientifici e di scambio.

I 20 sono capolavori scelti sulla base della qualità, ovviamente, ma anche sulla base della loro “assonanza” con le opere patrimonio del Lia. Ospiti di qualità, dunque, e “di famiglia”.
“La risposta dei musei interpellati è stata unanimemente positiva. Il rispetto e la considerazione per il Museo e la sua collezione sono amplissimi e nessuno dei venti musei da noi interpellati ha frapposto alcun ostacolo. Mi sento quindi di dire che il Museo Lia avrà esattamente ciò che per il suo ventennale avevamo pensato e sognato”.
“E impossibile fare una classifica dei prestiti, trattandosi di opere tutte veramente notevoli, afferma il sindaco della Spezia Massimo Federici. Mi limito a citare semplicemente l’elenco nominativo dei grandi maestri che saranno al Lia. Cito artisti come Dosso Dossi, Neri di Bicci, Giovanni da Modena, Annibale Carracci, El Greco, Bramantino, Chardin, Panfilo Nuvolone, Matteo Civitali, Jacopo Bassano, Beato Angelico, Gian Lorenzo Bernini, Giulio Cesare Procaccini, Bergognone, Pontormo, Guercino, Ludovico Carracci. Ma anche alcuni straordinari reperti archeologici o esempi eccelsi di arti applicate, in assonanza appunto alle diverse Collezioni Lia.

A ricevere questi illustri ospiti, saranno le circa 1000 opere di grande varietà, dall’epoca classica, al tardo antico, al Medioevo e per finire al XVIII secolo, che compongono la Collezione Lia. Si tratta di dipinti, miniature, sculture in bronzo, rame, avorio, legno, vetri, maioliche, oggetti d’arte che documentano il gusto e la cultura dell’arte in Italia e in Europa.
Nella collezione i cosiddetti “primitivi” sono una vera gemma, con oltre settanta tavole di Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi, Lippo Memmi, Lippo di Benivieni, Lorenzo di Bicci, Barnaba da Modena, Paolo di Giovanni Fei, il Sassetta; inoltre molte tempere e tele fra cui Vincenzo Foppa, Antonio Vivarini, il Bergognone, un probabile Raffaello giovane, Pontormo, Tiziano, Tintoretto, Sebastiano del Piombo, Giovanni Cariani, Gentile e Giovanni Bellini, Bernardo Bellotto, Canaletto.

A rendere questo superbo “Omaggio” hanno concorso i fiorentini Galleria dell’Accademia, Museo del Bargello, Museo Nazionale di San Marco e Museo Horne, il Museo Civico Medievale di Bologna, il Castello Sforzesco, la Pinacoteca di Brera e il Diocesano per Milano, il lucchese Museo Nazionale di Villa Guinigi, le veneziane Gallerie dell’Accademia, la Carrara di Bergamo, la Galleria Nazionale delle Marche e, da Roma, la Pinacoteca Capitolina, il Museo Nazionale di Palazzo Venezia e la Galleria Borghese, per quanto riguarda l’Italia. L’estero è presente con la Gemaldegalerie di Berlino, il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid, il Musée Jacquemart-André di Parigi e il Städelsches Kunstinstitut di Francoforte.

Museo Civico “Amedeo Lia”
Via Prione, 234 – 19121 – La Spezia
http://museolia.spezianet.it
Tel. 0187.731100
Fax. 0187.731408

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano Philip Guston

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Dal 10 maggio 2017, le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano il lavoro del grande artista americano Philip Guston (1913-1980) grazie a una importante mostra che ne indagherà l’opera attraverso un’interpretazione critico- letteraria.

Intitolata “Philip Guston and The Poets”, la mostra propone una riflessione sulle modalità con cui l’artista entrava in relazione con le fonti di ispirazione, prendendo in esame cinque poeti fondamentali del XX secolo, che fecero da catalizzatori per gli enigmatici dipinti e visioni di Guston. Cinquant’anni della carriera artistica di Guston vengono ripercorsi esponendo 50 dipinti considerati tra i suoi capolavori e 25 fondamentali disegni che datano dal 1930 fino al 1980, ultimo anno di vita dell’artista. Si tracciano quindi paralleli tra i temi umanistici, riflessi in queste opere, e il linguaggio e la prosa di cinque poeti: D.H Lawrence (Gran Bretagna, 1885 – 1930), W.B. Yeats (Irlanda, 1865 – 1939), Wallace Stevens (Stati Uniti, 1879 – 1955), Eugenio Montale (Italia, 1896 – 1981) e T.S Eliot (Gran Bretagna, americano di nascita, 1888 – 1965).

La mostra “Philip Guston and The Poets”, aperta sino al 3 settembre, è curata da Kosme de Barañano ed è organizzata dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia in collaborazione con l’Estate of Philip Guston. Gli allestimenti della mostra sono curati dallo studio GRISDAINESE di Padova.

La mostra è una “prima” di Philip Guston nella città che ha esercitato una profonda influenza sulla sua opera ed è al tempo stesso un omaggio alla relazione dell’artista con l’Italia. Sin da giovane, nel realizzare murales guardava agli affreschi rinascimentali come ispirazione e di fatto questo suo amore per la pittura italiana rimase come Leitmotiv di tutta la sua carriera.

In una lettera del 1975 indirizzata all’amico Bill Berkson, importante poeta, critico e docente, Guston affermava: “Sono più che mai immerso nella pittura del Quattrocento e del Cinquecento! E quando vado verso nord, a Venezia, davanti a Tiepolo, Tintoretto e alle cosiddette opere manieriste di Pontormo e Parmigianino perdo la testa e tradisco i miei primi amori.”

Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia afferma: “Siamo felici di presentare la prima mostra a Venezia su Philip Guston. ll ritorno dell’artista nella nostra città è particolarmente pertinente, visto che proprio qui si immerse in una storia e in un patrimonio importanti per il suo successivo sviluppo artistico. Dai suoi stessi scritti del periodo italiano sappiamo che i dipinti che ammirò nelle sale dell’Accademia hanno esercitato un’enorme influenza sulla sua visione artistica. Contestualizzare l’opera di Guston, incoraggiarne gli studi e una nuova interpretazione è per noi un vero piacere”.

Musa Mayer, figlia dell’artista e Presidente della Fondazione Philip Guston, ricorda: “In occasione dell’esposizione di Guston al Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1960, mio padre portò mia madre e me in Italia prima della mia partenza per il college. Venezia e le Gallerie dell’Accademia furono la nostra primissima tappa. Più di mezzo secolo dopo, ho ancora forte il ricordo del suo amore per i grandi capolavori dell’arte italiana. Mio padre sarebbe profondamente commosso e onorato per questa meravigliosa opportunità di esporre i suoi lavori nella galleria di pittura che egli tanto amava”.

“L’amore di Guston per l’Italia aggiunge alla sua pittura una complessa e ricca profondità di tessitura” ha scritto il curatore Kosme de Barañano. “Ora, quando guardiamo la sua arte attraverso gli occhi e la prosa dei letterati che gli erano affini – attorno ad alcuni dei quali gravitò molto e dai quali attinse nel corso della sua vita, altri invece che lesse saltuariamente – possiamo studiare come le loro parole condividano affinità con la complessità degli ultimi lavori di Guston”.
La mostra
“Philip Guston and The Poets” è organizzata per nuclei tematici di opere messe in relazione con una selezione di scritti e di poesie dei cinque poeti. Iniziando da D.H. Lawrence, con il suo saggio del 1929 “Making Pictures”, la pittura di Guston sarà presentata da un’esplorazione del suo mondo di immagini, che si muove dalla riflessione sull’atto creativo a quello sulle possibilità contenute nella pittura. Con opere che appartengono sia al suo lavoro giovanile che a quello più maturo, la mostra si addentra nel percorso intimo di Philip Guston verso una “consapevolezza visionaria”, cioè il rapporto, sempre in evoluzione, con forme, immagini, idee, e la loro manifestazione fisica.

Per quanto riguarda la relazione con gli scritti di Yeats, il viaggio di Guston alla ricerca di una visione personale della pittura avviene in particolare attraverso il poema “Byzantium” del 1930. Come in Yeats anche nell’evoluzione artistica di Guston sono presenti riferimenti all’agonia e alla purificazione. L’artista si allontana dai confini rarefatti del modernismo, dal linguaggio dell’astrazione e dai canoni della New York School per andare verso una nuova struttura pittorica più espressiva, che egli rintraccia nella figurazione.

Dall’italiano Eugenio Montale, con cui Guston condivide una poetica del frammento che si esprime attraverso simboli tragici e potenti, per arrivare a Wallace Stevens e T.S. Eliot (cui Guston fa esplicito riferimento nel dipinto del 1979 “East Coker – T.S.E.”), l’esposizione offre una ricognizione letteraria della metafisica, degli enigmi e della ricerca di significato così come essi appaiono nel lavoro di Guston. Il lavoro di Guston viene presentato in relazione all’ambiente poetico, invece che in una sequenza cronologica o di tendenze, come invece accade nelle rassegne più tradizionali. L’approccio curatoriale di “Philip Guston and The Poets” consente dunque una rilettura, e una riconsiderazione per certi versi inedita, del suo lavoro.

L’enorme influenza che l’Italia ha avuto su Guston e sulla sua pittura sarà messa in rilievo grazie all’allestimento concepito per le Gallerie dell’Accademia. Nel 1948, un giovane Guston visitò l’Italia per la prima volta, dopo aver ricevuto il Prix de Rome. Vi ritornò ancora nel 1960, allorchè il suo lavoro venne esposto alla Biennale di Venezia, e ancora nel 1970 per una residenza d’artista a Roma. Questo ulteriore viaggio italiano avvenne in seguito all’ondata di critiche sollevatesi attorno alla sua prima mostra di pittura figurativa a New York. Le tele più esistenzialiste di Guston, ritenute da alcuni “crude” e da “cartoon”, sono permeate dall’influenza della tradizione culturale e artistica italiana: dalle vedute urbane antiche e moderne che popolano la sua serie dedicata a Roma, passando per i riferimenti ai film di Federico Fellini, il suo lavoro mostra un grandissimo debito verso i grandi maestri italiani: Masaccio, Piero della Francesca, Giotto, Tiepolo, e De Chirico, al quale riserva un omaggio in “Pantheon” del 1973. E, ancora, saranno esposti dipinti ispirati al Rinascimento, lavori che alludono a Cosmè Tura e a Giovanni Bellini, e opere realizzate da Guston durante i suoi viaggi.
Philip Guston
Philip Guston (1913 – 1980) è uno dei grandi luminari dell’arte del XX secolo. Il suo impegno nel produrre opere che nascono da emozioni e da esperienze vissute sviluppa un coinvolgimento emotivo che rimane vivo nel tempo. La leggendaria carriera di Guston copre circa mezzo secolo, dal 1930 al 1980 e i suoi dipinti, soprattutto quelli dell’ultimo periodo, continuano a esercitare una potente influenza sulle giovani generazioni di pittori contemporanei.

Nato a Montreal nel 1913 da una famiglia di ebrei russi emigrati, Guston si spostò in California nel 1919 con la famiglia. Frequentò per breve tempo l’Otis Art Institute di Los Angeles nel 1930, ma al di fuori di questa esperienza non ricevette mai una vera e propria educazione formale. Nel 1935 Guston lasciò Los Angeles per New York, dove ottenne i primi successi con la Works Progress Administration che commissionava murales agli artisti nell’ambito del Federal Arts Project. Insieme alla forte influenza esercitata su Guston dall’ambiente sociale e politico degli anni Trenta, i suoi dipinti e murales evocano forme stilizzate di De Chirico e Picasso, motivi provenienti dalla trazione dei murales messicani e dagli affreschi delle dimore storiche del Rinascimento. L’esperienza di pittore di murales permise a Guston di sviluppare il senso della narrazione su ampia scala cui sarebbe ritornato nei suoi ultimi lavori figurativi.

Dopo aver insegnato per diversi anni nel Midwest, Guston iniziò a dividersi tra la colonia di artisti di Woodstock e New York City. Alla fine degli anni Quaranta, dopo un decennio di sperimentazioni di un linguaggio allegorico personale e figurativo per suoi dipinti a cavalletto, Guston iniziò a virare verso l’astrazione. Il suo studio sulla Decima strada era vicino a quelli di Pollock, De Kooning, Kline e Rothko.
Le opere astratte di Guston erano ora ancorate ad una nuova spontaneità e libertà, un processo che il critico Harold Rosenberg più tardi descrisse come “action painting”. All’inizio degli anni Cinquanta le astrazioni atmosferiche di Guston hanno spinto a paragoni superficiali con Monet, ma il passare del decennio, l’artista lavorava con impasti più densi e colori minacciosi, che dettero il via ai grigi, rosa e neri.

Nel 1955 si avvicinò alla Sidney Janis Gallery insieme ad altri artisti della scuola di New York, e fu tra quelli che la lasciarono nel 1962 in protesta con la mostra sulla Pop Art che Janis aveva allestito, e contro il cambiamento a favore della commercializzazione dell’arte che questa mostra per loro rappresentava. In seguito ad un’importante retrospettiva al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1962, Guston si divenne insofferente verso un linguaggio di pura astrazione e ricominciò a sperimentare utilizzando forme più tangibili. Il lavoro dei molti anni seguenti fu quindi caratterizzato dall’uso del nero e dall’introduzione di verdi brillanti e blu cobalto – complessivamente disturbanti, angoscianti e gestuali. Questo lavoro più cupo fu influenzato dagli scritti e dalla filosofia europea, in particolare dalle opere di Kierkegaard, Kafka e Sartre. A questo punto, Guston si ritirò dalla scena artistica di New York per vivere e lavorare a Woodstock per tutto il resto della sua vita.

Entro il 1968, Guston aveva abbandonato l’astrazione, riscoprendo così le potenzialità narrative della pittura ed esplorando, all’interno del suo lavoro, motivi surreali e combinazioni di oggetti. Questa “liberazione” portò al periodo più produttivo di tutta la sua vita creativa. Nei pochi anni successivi, sviluppò un lessico personale fatto di lampadine, libri, orologi, città, sigarette, scarpe abbandonate e figure incappucciate del Ku Klux Klan. La sua espressività pittorica degli anni Settanta era spesso un aperto riferimento autobiografico alla natura: vi ricorreva sovente la figura dell’artista mascherata da un cappuccio, o teneri ritratti della moglie Musa, o ancora un Guston semi astratto avvolto in un bozzolo. L’opera tarda rivela anche echi dei primi anni della vita di Guston, delle persecuzioni religiose e razziali di cui fu testimone, e del suicidio del padre. I suoi ultimi lavori possiedono una crescente libertà, unica tra gli artisti della sua generazione. Alla metà degli anni Settanta comparvero strane forme iconiche mai viste in precedenza. “Se parlo di un soggetto da dipingere, intendo che c’è un posto dimenticato di esseri e cose, che io devo ricordare”, Guston scriveva in un appunto di studio. “Voglio vedere questo luogo. Dipingo quello che voglio vedere”.

L’opera tarda di Guston non fu facilmente accettata dalla critica e rimase ampiamente incompresa fino alla sua morte avvenuta nel 1980. Il suo lavoro andò incontro ad una radicale riconsiderazione in seguito ad una retrospettiva itinerante al Museum of Modern Art di San Francisco che aprì tre settimane prima della sua morte. Negli anni a seguire furono realizzate altre retrospettive e monografiche negli Stati Uniti, in Europa e Australia. Oggi, gli ultimi dipinti di Guston sono considerati tra le opere più importanti del XX secolo.

Nota sul curatore
Kosme de Barañano è uno studioso emerito di Guston. Ha organizzato, tra i molti progetti, due importanti esposizioni “Philip Guston: Roots of Drawings” (Rekalde, Bilbao 1993) e “Philip Guston One Shot Paintings” (IVAM, Valencia 2001). Storico dell’arte e curatore conosciuto a livello internazionale, De Barañano è stato direttore dell’IVAM e vice-direttore del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa di Madrid. Ha un PH.D in Storia dell’Arte presso l’Università di Deusto, Bilbao. De Barañano è professore di Storia dell’Arte all’Università dei Paesi Baschi e all’Università di Elche, Spagna, ed è stato Visiting Professor allo IUAV di Venezia e all’Università Humboldt di Berlino. Ha firmato numerosi libri e saggi su un gran numero di soggetti, da Pontormo e Max Beckmann a Alberto Giacometti e Eduardo Chillida.

Sony : Un amore di… Sony

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Quale regalo è più gradito di quello che risponde alle passioni di chi lo riceve? Un regalo pensato proprio per la persona amata e che è in grado di farla sentire speciale. Per questo, in occasione della festa di San Valentino, Sony propone alcune idee che potrebbero rispecchiare le passioni di chi le regala o le riceve.

Musica

Si sa, le canzoni sono spesso e volentieri il modo migliore per dichiarare il proprio amore. E allora, per chi ama la musica, Sony propone solo il meglio, all’insegna della qualità audio, senza compromessi. L’unica indecisione è cosa scegliere all’interno di una linea di prodotti che combina eccellenza tecnologica e design raffinato ed esclusivo.

A partire dalle cuffie MDR-1000X a eliminazione del rumore. Eleganti, ripiegabili, ideali da usare anche in viaggio. Accostano la compatibilità con l’audio ad Alta Risoluzione a un sistema di cancellazione del rumore unico nel proprio genere: la funzione “Personal NC Optimizer” consente di decidere fino a quale livello eliminare i rumori esterni, mentre la modalità “Quick Attention” permette di “lasciar passare” le voci con il semplice avvicinamento della mano al padiglione destro. Cuffie con cui potersi isolare per ascoltare il brano che ricorda il primo incontro o la propria canzone preferita in completo isolamento, anche mentre si viaggia in aereo o in metropolitana.

Oppure il sistema High Power Audio GTK-XB5, il regalo ideale per chi ama organizzare serate divertenti, ballando musica al ritmo di bassi profondi e penetranti. Con luci stroboscopiche e led che cambiano colore al ritmo della musica, sa creare un’atmosfera unica e coinvolgente. Facilmente trasportabile, permette di ascoltare musica direttamente da smartphone o tablet dotati di connettività NFC semplicemente avvicinando i dispositivi, grazie alla connettività Bluetooth®.Grazie alla tecnologia EXTRA BASS di Sony, trasforma una serata in casa in una memorabile esperienza da discoteca.

Se invece la persona amata preferisce ascoltare buona musica in modo più intimo, lo speaker wireless SRS-XB3 della linea EXTRA BASS, è senza dubbio la scelta più azzeccata. Piccolo e leggero (soltanto 930 g) ma potente, può essere posizionato sia in verticale sia in orizzontale. Grazie alla tecnologia NFC One-Touch e alla batteria ricaricabile, è utilizzabile in qualsiasi situazione, dentro o fuori casa, anche vicino all’acqua. Disponibile in 4 divertenti colori, è un oggetto giovane e alla moda che regalerà grandi emozioni a ritmo di musica.

E per i più nostalgici o per gli amanti dell’analogico? Un bel giradischi è la scelta perfetta. Ancor più se permette di convertire direttamente i brani del vinile in file audio digitale, ma in formato ad Alta Risoluzione. Con PS-HX500 si potrà apprezzare la propria collezione musicale con tutta l’atmosfera della musica analogica, senza temere di rovinare i propri dischi per la troppa usura: basta registrali dal giradischi in formato Hi-Res Audio (equivalente alla qualità DSD) anche per poterli portare sempre con sé, con tutta la qualità e la purezza della prima volta. L’ideale per sugellare una storia d’amore sulle note di una canzone d’altri tempi.

SPORT

Cosa regalare a chi ama lo sport?

Un’idea potrebbe essere l’Action Cam 4K FDR-X3000, la prima al mondo con tecnologia di stabilizzazione Balanced Optical SteadyShot™ (B.O.SS) che garantisce immagini stabili riducendo le vibrazioni. È dotata di telecomando e di vari accessori da usare in situazioni sempre nuove.

Per lui o per lei, purché sia utilizzata per immortalare le avventure più belle ed entusiasmanti vissute all’insegna dell’adrenalina.

Per chi invece ama ascoltare la propria musica mentre fa sport, le cuffie auricolari MDR-XB70BT Bluetooth®, wireless e leggere, offrono la massima libertà di movimento e fino a 9 ore consecutive di riproduzione; hanno inoltre microfono e telecomando integrati per poter rispondere eventualmente anche alle chiamate in arrivo e non perdere neanche quelle della persona amata.

FOTOGRAFIA

Per passione o per professione, in molti sono alla ricerca della fotocamera per immortalare scatti indimenticabili e impeccabili: ecco due modelli che si adattano perfettamente a entrambi.

La RX100, resistente e leggera, offre una qualità d’immagine eccellente grazie alle sue innovative caratteristiche, come la ghiera di controllo ‘Control Ring’ che consente di regolare manualmente l’esposizione, il sensore CMOS Exmor da 20,2 megapixel e il luminoso obiettivo Carl Zeiss Vario-Sonnar T* F1.8.

La α6000, altrettanto comoda da portare ovunque, in viaggio e non solo, offre invece la possibilità di montare l’obiettivo ad hoc per le diverse situazioni di scatto. Con i suoi 24,3 Megapixel e un autofocus estremamente veloce, garantisce la qualità di immagine di una reflex in un corpo compatto. Il Wi-Fi integrato inoltre consente la connessione One-touch con dispositivi Android compatibili con tecnologia NFC, così da condividere facilmente ogni fotografia tramite smartphone o tablet.

Amore O Piacere? Ecco l’indagine LELO che rivela cosa vogliono le persone

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Con San Valentino alle porte, LELO, – brand svedese leader nell’universo del piacere e del design erotico – chiama le persone di tutto il mondo a scegliere tra amore e piacere. Nel giorno più romantico dell’anno, è giunto il momento della verità: cosa è più importante tra la fiaba e la passione? L’età può influenzare la scelta? E la città in cui si vive?

Più di 1.000 persone, provenienti da tutto il mondo, hanno dato la loro opinione, rivelando non poche sorprese nei confronti romanticismo:

  • “Il piacere prima di tutto!” sarebbe la risposta di un abitante della Grecia
  • Una donna sposata “sposa” l’amore, mentre un uomo sposato brama il piacere
  • In generale per il 74% delle persone intervistate l’amore è più importante,

    ma con l’età che avanza, la libidine sembra diventare un chiodo fisso.


    Dal sondaggio realizzato da LELO emergono alcune fantasie ricorrenti:

    1. Sesso a tre
    2. Fare l’amore in luoghi insoliti
    3. Una speciale esperienza di BDSM
    4. Un massaggio sensuale
    5. Un weekend in un posto nuovo

 

Sembra che le donne tendano a cercare il romanticismo nei loro rapporti quando sono single o sposate (80% sceglie l’amore) e ancora di più quando sono impegnate in una relazione (90% sceglie l’amore). Esse sono anche più aperte circa le loro intenzioni, in caso di una relazione aperta e qui il piacere conta di più (71%).

L’uomo più s’impegna e più dedica meno importanza all’amore. Così lo ricerca di più nelle fasi iniziali di un rapporto, per poi puntare al piacere quando questo si stabilizza (DAL 25% AL 34%).

A SORPRESA, la tendenza generale, sia per gli uomini sia per le donne, è che più l’età avanza più il piacere conta! Forse perché più s’invecchia, più è difficile raggiungere il piacere?

O forse perché quando non siamo più alla ricerca dell’amore, puntiamo su un altro obiettivo: la libidine con il partner!

AMORE, UNA QUESTIONE DI STATO?

A livello geografico, emerge una pecora nera: In Grecia sono più fedeli alle origini pagane e più che la festa dell’amore celebrano il desiderio di provare piacere: così per ben il 67% degli intervistati.

Il pensiero di LELO? Beh, che si punti all’amore o alla libidine, LELO ha la risposta per tutti!
Anzi, non fa distinzione tra chi è single o in coppia, di sesso, di età, per LELO ciò che conta è il gioco erotico tra i partner!

A San Valentino dillo con uno Smartphone!

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A SAN VALENTINO, DILLO CON UNO SMARTPHONE!

Honor 8 Premium Sakura Pink per lei e Honor 6X per lui, il regalo perfetto per la tua anima gemella: un device straordinario a un prezzo consigliato di vendita inferiore ai 250€

 

Festeggia San Valentino con Honor, regalando uno dei suoi smartphone alla persona che ami. Gli smartphone Honor, il brand per i nativi digitali, coniugano straordinarie funzionalità e alte prestazioni tecnologiche con un design elegante e di stile.

 

Honor 8 Premium nella nuova colorazione Sakura Pink è lo smartphone perfetto per lei: doppia fotocamera per scatti con una qualità dell’immagine ineguagliabile, anche in condizioni di scarsa luminosità, ricarica rapida e batteria a lunga durata. Uno smartphone, non solo per chiamare, mandare messaggi e connettersi con gli amici, ma anche per raccontare l’identità di chi lo possiede. Il rosa è il colore della moda e del lusso, del divertimento e della gioia di vivere. Con Honor 8 Premium Sakura Pink sarà facile sfoderare stile, eleganza e personalità.  Honor 8 Premium è disponibile nelle colorazioni Sakura Pink, Sunrise Gold e Sapphire Blue al prezzo consigliato di 449€.

 

Per lui, che vuole essere sempre connesso, che ama la fotografia, i videogiochi e la musica, il regalo perfetto è Honor 6X, l’ultimo nato in casa Honor. Honor 6X è un device potente e versatile, pensato per esplorare il mondo, coltivare l’artista che c’è in ognuno di noi e godere di un mondo di musica, film e giochi al massimo livello. Doppia fotocamera da 12 MP con un’impressionante gamma di apertura e batteria a lunga durata: con una sola ricarica è possibile usare il telefono intensamente per più di 2 giorni, guardando video per più di 11 ore, e giocare per più di 8. Un device straordinario a un prezzo consigliato di vendita inferiore ai 250€.

Modenantiquaria 2017… conto alla rovescia!

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ModenaFiere è già all’opera per l’allestimento della trentunesima edizione di ModenaAntiquaria che qui sarà proposta dall’11 al 19 febbraio ormai prossimi. Mancano solo 9 giorni al via della grande Manifestazione!
Modenantiquaria apre lo scrigno dei suoi tesori svelando qualche chicca in anteprima.
La Galleria Robilant + Voena porta opere da mozzare il fiato, un San Pietro e una Maddalena del Guercino dal valore inestimabile, Longari Arte un fiero Alessandro Magno di Domenico Paci, Robertaebasta un design per tutti i gusti…dalle lampade di Gio Ponti a mobili raffinatissimi. Una Marilyn da sballo di Mimmo Rotella farà da protagonista nello stand all’insegna del glamour di Robertaebasta.
“Vogliamo divenga veramente piacevole – annuncia Paolo Fantuzzi, Amministratore Delegato di ModenaFiere – concludere un buon affare in un clima raffinato e cordiale sorseggiando magari un bicchiere di bollicine, in spazi accoglienti e coinvolgenti circondati da pura “bellezza”.
Le nostre Gallerie attentamente selezionate, proporranno “vere eccellenze”, continua Paolo Fantuzzi e noi di ModenaFiere abbiamo ritenuto necessario aggiungervi l’atmosfera e la giusta ambientazione per rendere davvero unica una visita a ModenaAntiquaria.
Il clima che si respira intorno alla manifestazione è di grande attesa. ModenaAntiquaria è entrata per sua forza nella Top List delle manifestazioni che meritano essere viste. Anche all’estero è cresciuta l’attenzione nei nostri confronti in modo esponenziale.”
Questa sarà l’Edizione dei record; importanti le new entry di quest’anno, da Lampronti Londra ad Apolloni di Roma e Caviglia di Lugano, Gallerie di fama internazionale hanno scelto Modenantiquaria. Un centinaio le Gallerie presenti tra cui spiccano Robilant + Voena, Altomani & Sons, Longari Arte, Maurizio Nobile, Bottegantica, Butterfly Institute, Angelo Enrico, Robertaebasta, Cantore Galleria Antiquaria, Fondantico, Mirco Cattai, Apolloni e Lampronti.
L’Associazione Antiquari sarà presente in un raffinato stand collettivo all’inizio del percorso.
Dieci le Gallerie presenti: Carlo Orsi, Fabrizio Moretti, Walter Padovani, Bruno Botticelli, Dario Ghio, Sandro Morelli, Galleria D’Orlane, Domenico Piva, Enrico Frascione e Copetti Antiquari di Udine.
Altra chicca in galleria Butterfly Institute…opera milionaria di cui ora non sveliamo nulla insieme ad una camera di un transatlantico originale Gio Ponti.
Enrico Gallerie presenterà la Mostra “la Venezia di Ciardi e Favretto, i silenzi della laguna, le ciacole della città” CON OPERE STREPITOSE CHE ORA NON POSSIAMO SVELARE.

QUESTI ALCUNI PICCOLI ASSAGGI.

A risentirci presto con altre news!

Organizzazione: ModenaFiere – info@modenantiquaria.it
Lunedì, martedì e mercoledì dalle 15:00 alle 20:00
Giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:30 alle 20:00

Dove siamo:
ModenaFiere srl
Quartiere Fieristico ModenaFiere via Virgilio 70 – 41123 Modena tel +39 059 848380 fax +39 059 848790

Segreteria commerciale:
info@modenantiquaria.it tel +39 059 848380

Biglietti:
intero 15
ridotto generico 12

Pelle in forma a San Valentino e 365 giorni l’anno con i consigli degli esperti di Minerva Research Labs

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Se la Ami, prenditi cura di lei

Pelle in forma a San Valentino e 365 giorni l’anno con i consigli degli esperti di Minerva Research Labs

 La pelle è la migliore alleata di bellezza e, come ogni parte del nostro corpo, ha bisogno di essere trattata bene per essere perfetta.

Il team di esperti di Minerva Research Labs  a Londra, che fa del motto “siamo ciò che mangiamo e beviamo” il senso della propria ricerca con un approccio olistico al benessere e alla bellezza, consiglia alcuni accorgimenti per mostrare una pelle perfettamente in forma 365 giorni l’anno.

Perchè si sa, San Valentino non è l’unico giorno romantico dell’anno e bisogna sempre prendersi cura del proprio corpo per essere bella e giovane ogni giorno.

Importante seguire una dieta sana ed equilibrata. Prendersi cura della propria pelle dall’interno e dall’esterno è il miglior modo per mantenere una pelle sana, base indispensabile per un buon trucco.

Il primo consiglio, quindi, è quello di bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, e tisane emollienti alle erbe. L’idratazione, soprattutto in inverno, quando fa freddo e il viso può risultare secco e screpolato, è fondamentale.

Evitare il caffè o gli alcolici che lasciano che il collagene nella pelle si riduca più velocemente nel tempo. Gli esperti consigliano di seguire una dieta ricca di sali minerali e vitamine, specialmente la vitamina C con una buona dose quotidiana di kiwi, arance, peperoni o spinaci.

Per prendersi cura della pelle durante la routine quotidiana di bellezza, è importante lavare attentamente il viso mattina e sera per rimuovere trucco e impurità e applicare una crema idratante. La routine di bellezza deve essere un momento di divertimento al quale aggiungere una volta a settimana una maschera idratante e una volta ogni due settimane unesfoliante, per rimuove le cellule morte lasciando la pelle visibilmente più liscia e luminosa, ma mai esagerare, la nostra pelle è sensibile.

L’esperta Vidhi Patel consiglia un rimedio pratico e naturale per lo scrub: 1 cucchiaio di farina d’avena, 2 di latte, 1 cucchiaino di miele e il succo di mezzo limone. Mescolare fino a ottenere una pasta e massaggiare delicatamente sul viso per 2 o 3 minuti dal basso verso l’alto, soprattutto nella T zone, con movimenti circolari dall’interno verso l’esterno per un effetto lifting.

E per le labbra dell’ottimo olio di cocco per mantenere l’idratazione.

Poichè la bellezza nasce da dentro, un valido aiuto sono gli integratori liquidi GOLD COLLAGEN®, clinicamente testati per fornire una soluzione sana in grado di migliorare la bellezza di pelle, capelli e unghie dall’interno.Pioniere della categoria di integratori liquidi bellezza a base di collagene, il prodotto clinicamente testato ha rimodulato il modo di prendersi cura della pelle, con una combinazione unica di piccoli peptidi di Collagene Idrolizzato di più facile assorbimento, Acido Ialuronico e altri importanti ingredienti attivi come Vitamina C, Olio di Borragine ed Elastina.

Basta bere una bottiglietta PURE GOLD COLLAGEN® al giorno per un aspetto più sano e combattere la comparsa dei segni dell’invecchiamento o, per i segni avanzati dell’invecchiamento, GOLD COLLAGEN® FORTE  che aiuta a combattere lo stress ossidativo e aumenta il livello di idratazione e di elasticità della pelle.

L’ultima tendenza fashion? Vestire il tuo intimo, parola di LELO

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Avete sentito bene, la moda fallica o l’abbigliamento intimo per soli uomini, è l’ultima tendenza fashion, parola di LELO, che celebra il 1° anniversario del suo ingresso nel mondo dell’eveningwear maschile con, Tux ™, lo smoking copripene.

E Milano si conferma ancora una volta capitale della moda, visto che proprio qui, lo scorso 15 gennaio TUX™ ha fatto la propria incursione sul piccolo schermo.

Merito dell’elegante ironia di Luciana Littizzetto, che ha dedicato il proprio monologo all’accessorio firmato LELO durante la trasmissione Che tempo che fa.

“E ‘un abbigliamento perfetto per Capodanno o per introdurre il “vostro amico”in società”, ha scherzato Luciana.

 

Se ti sei perso la sua gag esilarante, puoi rivederla qui:

http://www.raiplay.it/video/2017/01/Luciana-Littizzetto-e-la-Fiat-Ciaone—Che-tempo-che-fa-del-15012017-9786baf1-62bf-4bac-99f2-c1604e60d01b.html  (dal minuto 18:30)

TUX™ crea un momento di ironia nella coppia, ideale per dissipare eventuale imbarazzo e raggiungere una nuova e più intensa intimità. Si tratta di uno dei modi con cui LELO desidera incoraggiare le coppie a condividere più apertamente le loro fantasie e desideri.

Dr. Zhana, tra i massimi sessuologi americani, ricercatore, scrittore ed educatore, riconosce l’importanza della condivisione di fantasie nella coppia. “La fantasia alimenta la mente e permette una maggiore comprensione del mondo,” dice il Dott Zhana. “L’immaginazione e la capacità di giocare sono essenziali per raggiungere una buona intesa sessuale. Mentre molti pensano del sesso come attività prevalentemente fisica, la chiave per il buon sesso non è solo la padronanza dei movimenti fisici, ma la comprensione degli elementi emotivi e intellettuali!”.

Questi elementi intellettuali possono includere umorismo e malizia, e, così, un prodotto come TUX ™ è in grado di fornire nuovi spunti alle fantasie e una maggiore intimità di coppia.

A Torino, Cremona e Brescia le mostre per i 70 anni di Magnum

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Proprio 70 anni fa – si era nel 1947 – sulla terrazza del Museo d’Arte Moderna di New York, nacque l’agenzia fotografia Magnum. Si andava così concretizzando il progetto messo a punto da Robert Capa durante la guerra civile spagnola e discusso con altri fotografi come Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. L’esigenza era quella di salvaguardare il lavoro del fotografo, rispettandone dignità professionale, sia dal punto di vista etico che da quello economico.
Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano così proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri servizi e mantenevano i diritti sui negativi, garantendo così una corretta diffusione delle loro immagini.
Alcuni dei protagonisti individuarono specifiche aree geopolitiche e culturali di interesse: Cartier-Bresson sceglierà l’Asia (una scelta che lo porterà a compiere diversi viaggi in Cina, India, Birmania e Indonesia), Seymour si concentrerà sull’Europa, Rodger sull’Africa, mentre Capa, dall’America, sarà pronto a partire per ogni dove. L’impegno in prima linea ha portato alla tragica scomparsa di due dei soci fondatori, Robert Capa e David Seymour, oltre che di un altro dei soci della prima ora, lo svizzero Werner Bischof, tutti vittime dei teatri di guerra degli anni Cinquanta.
Da quel giorno del 1947, le immagini di Magnum hanno connotato e cambiato la percezione della cronaca e della storia del mondo, narrando i grandi e i piccoli eventi dell’umanità per un settantennio. E ancora oggi Magnum, con sedi a New York, Parigi, Londra e Tokyo resta, nonostante le innovazioni del mondo dell’informazione, la fonte più autorevole di immagini del mondo.

Numerose le iniziative nel mondo in occasione del settantesimo anniversario di Magnum Photos, e anche in Italia, ben tre città – Torino, Cremona e Brescia – renderanno omaggio alla più storica e autorevole agenzia fotografica internazionale.

A Torino, Camera – Centro Italiano per la Fotografia, festeggia la ricorrenza con la mostra L’Italia di Magnum. Da Cartier-Bresson a Pellegrin (2 marzo – 21 maggio 2017), a cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Arianna Visani. Venti sono gli autori (tra cui Robert Capa, David Seymour, Elliott Erwitt, Herbert List, Ferdinando Scianna, Martin Parr) chiamati a raccontare eventi grandi e piccoli, personaggi e luoghi dell’Italia dal dopoguerra a oggi, in un affascinante intreccio di fotografie iconiche e di altre meno note.

Al Museo del Violino di Cremona, a cura di Marco Minuz, i 70 anni di Magnum danno vita a “Life – Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia” (4 Marzo – 10 Giugno 2017). In mostra fotografie di Eve Arnold, Werner Bischof, Bruno Barbey, Cornell Capa, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Ernst Haas, Philippe Halsman, Inge Morath, Dennis Stock. La mostra, per la prima volta, analizza il racconto fra celebri reportage realizzati dai membri di Magnum Photos e il settimanale illustrato americano dove essi vennero pubblicati .

Terzo appuntamento a Brescia. Dove, dal 7 marzo, prenderà vita la prima edizione di “Brescia Photo Festival 2017” dove Magnum sarà raccontata da ben tre mostre: “Magnum First”, al Santa Giulia e sino al 3 settembre, ripropone, per la prima in Italia, le 83 stampe vintage in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Inge Morath, Jean Marquis, Werner Bischof, Ernst Haas, Robert Capa e Erich Lessing. Sempre a Santa Giulia ci sarà anche “Magnum – La première fois” con i servizi che hanno reso celebri 20 grandissimi fotografi Magnum, tramite proiezioni e stampe originali. Inoltre, nella sede della Camera di Commercio di Brescia, sarà possibile ammirare per la prima volte le proiezioni di Brescia Photos, tre reportage su Brescia ed il suo territorio realizzati nel 2003 da tre celeberrimi reporter Magnum: Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins.

Per informazioni
www.camera.to
www.bresciamusei.it
www.museodelviolino.org