Una domenica in arte: prima l’anima e il volto e poi Caravaggio raccontato da Sgarbi

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Verona 17 gennaio 2017 – Sarà una domenica dedicata all’arte grazie all’incontro di due eventi unici, che si ritroveranno protagonisti della stessa location: l’Area Exp di Cerea. Da un lato lo spettacolo di Vittorio Sgarbi dedicato a Caravaggio, dall’altro l’esposizione permanente “L’anima e il Volto”, inaugurata dal sindaco di Cerea Paolo Marconcini sabato 14 gennaio. Due momenti diversi e distinti, che per l’occasione sapranno intrecciarsi per regalare ai presenti una vera e propria esperienza artistica.

Il 12 febbraio il biglietto di ingresso allo spettacolo di Vittorio Sgarbi dedicato a Caravaggio darà la possibilità di visitare in anteprima, dalle 19.00 alle 21.00, la mostra “L’anima e il Volto”, una preziosa collezione di più di 100 opere proveniente dalle calli veneziane portata a Cerea dallo scultore Guerrino Lovato. La collezione raccoglie i calchi più famosi della celebre Fonderia Munaretti, l’officina dello scultore Emanuele Munaretti, altrove indicato come “scultore Muner”, molto attiva tra la fine dell’Ottocento e il 1945.

I visitatori avranno la possibilità di visitare l’esposizione accompagnati da una guida, che saprà raccontare le opere minuziosamente.

 

Alle 21.00 avrà inizio lo spettacolo dedicato a Caravaggio raccontato con le parole di Vittorio Sgarbi: “Caravaggio è doppiamente contemporaneo – spiega Sgarbi – È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento.

Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.”

 

Vittorio Sgarbi ci condurrà attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi in uno spettacolo teatrale arricchito dalla musica di Valentino Corvino e dalle immagini delle opere più rappresentative del pittore lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio. La regia è affidata a Angelo Generali.
ORGANICO
Voce narrante: Vittorio Sgarbi
Violino e Elettronica: Valentino Corvino
Scenografia video: Tommaso Arosio
Regia e Luci: Angelo Generali

 

INFO BIGLIETTI:

Primo settore: € 27,00 + 4,00

Secondo settore: € 23,00 + 3,50

 

Per informazioni:

EVENTI srl

Tel: 045/8039156

info@eventiverona.it

www.eventiverona.it

La Reginella d’Italia, ristorante kosher a Roma

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La Reginella, tradizione kosher nel cuore di Roma

Ristorante kosher dalle specialità giudaico romanesche
Via del Portico d’Ottavia 65/61
www.lareginella.it
 

Immerso nel cuore pulsante della Capitale e aperto da appena qualche mese, La Reginella è il ristorante kosherche mantiene ancora vive le tradizioni culinarie del ghetto ebraico e della Roma storica di cui oramai si conservano pochissimi ricordi. Il Portico d’Ottavia, splendido monumento storico dell’età augustea, è lo sfondo perfetto per un locale che ha l’intento di riportare in vita i sapori della cucina giudaico-romanesca, fatta di piatti poveri ma estremamente gustosi. Ricette della tradizione romana si mescolano alla perfezione con specialità cucinate nel totale rispetto delle regole della kasherut, preparate esclusivamente con carne e pesce kosher, escludendo i frutti di mare e gli altri ingredienti non idonei.

In un ristorante come La Reginella non potevano mancare piatti tipici di Roma come i carciofi alla Giudia, l’abbacchio allo scottadito, il baccalà fritto e la carbonara, cucinata però senza mescolare carne e latticini, ma proponendola nella variante con carciofi e carne secca. Accanto a questi, il menù offre specialità caratteristiche della tradizione culinaria del ghetto ebraico, piatti che raccontano la storia di una comunità che da molti anni si raccoglie in una delle zone più belle della Capitale. Ne è un perfetto esempio la zuppa di pesce kosher, un piatto povero caratteristico proprio del quartiere ebraico, un tempo poco distante dal porto fluviale di Ripa Grande, dove le donne raccoglievano teste e lische di pesce per preparare questo ottimo piatto per la famiglia. A distanza di decenni, La Reginella la ripropone in una variante più raffinata ma ugualmente gustosa.

Non sembrano affatto dimenticare le tradizioni gli chef di questo ristorante kosher, che preparano ogni giorno pane artigianale e dolci gourmet. Un’attenta selezione di vini italiani ed israeliani completa il profilo di un locale che ha tutta l’intenzione di rivisitare la cucina giudaico-romanesca, conservandone i sapori e rendendoli il più possibile contemporanei.

Il buon secolo della pittura senese, dal 18 marzo

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La grande esposizione, che aprirà i battenti il 18 marzo 2017, è dedicata a “Il buon secolo della pittura senese. Dalla Maniera moderna al Lume Caravaggesco”. A curarla un’ampia équipe di esperti presieduta da Antonio Paolucci.

Si tratta di un progetto nato dalla volontà di tutte le istituzioni territoriali, con l’obiettivo di mettere finalmente in luce gli interpreti della pittura in terra di Siena tra i primi del ‘500 e la seconda metà del 1600. Artisti di eccellente e spesso notevolissimo livello, ancora non tutti compiutamente studiati e conosciuti.
La mostra sarà strutturata in tre diverse sezioni, divise cronologicamente in relazione alla presenza di opere d’arte già esistenti in loco.

Domenico Beccafumi, l’artista da giovane
MONTEPULCIANO, Museo Civico Pinacoteca Crociani.
Partendo dal felice ritrovamento di un’opera documentata dell’attività giovanile di Domenico Beccafumi, la S. Agnese Segni del Museo Civico, la sezione si occupa di illustrare, dapprima, i documenti e le testimonianze che hanno reso possibile la nuova attribuzione e, successivamente, di analizzare le notevoli problematiche inerenti la personalità artistica del  giovane Beccafumi,  ospitando un nutrito numero di sue opere assieme a capolavori del Sodoma, di Girolamo Genga, Fra’ Bartolomeo, Andrea del Brescianino, Girolamo di Giovanni del Pacchia e Lorenzo di Mariano detto il Marrina, protagonisti dell’ambiente artistico senese nel primo decennio del’500.

Dal Sodoma al Riccio: la pittura senese negli ultimi decenni della Repubblica
SAN QUIRICO D’ORCIA, Palazzo Chigi Zondadari
Il dipinto attorno al quale si dipana il percorso è la Madonna col Bambino e i Santi Leonardo e Sebastiano di Bartolomeo Neroni detto il Riccio, appartenente alla Compagnia del Santissimo Sacramento di San Quirico d’Orcia. La sezione prende quindi in esame il periodo artistico che va dalla tarda attività del Sodoma, di cui sono presenti diverse e importanti opere, comprendendo anche dipinti eseguiti da significative personalità quali Giorgio di Giovanni, Marco Pino e Giomo del Sodoma, per concludersi con un’ampia rassegna dedicata alla notevole produzione di Bartolomeo Neroni detto il Riccio.

Francesco Rustici detto il Rustichino, caravaggesco gentile e il naturalismo a Siena
PIENZA, Conservatorio S. Carlo Borromeo
La presenza, nella chiesa di S. Carlo Borromeo a Pienza, di una splendida pala di Francesco Rustici raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Carlo Borromeo, Francesco, Chiara, Caterina e Giovanni Battista, permette di costruire attorno a quest’opera una interessante esposizione riguardante principalmente l’attività del Rustichino, di cui sono presenti, riuniti insieme per la prima volta, diversi capolavori. La sezione si prefigge anche lo scopo di illustrare l’ambiente familiare in cui avvenne la prima formazione del pittore, con dipinti di Alessandro Casolani e Vincenzo Rustici, proponendo anche opere di quelle personalità artistiche che tanta importanza ebbero nella sua evoluzione stilistica, quali, ad esempio, Orazio Gentileschi e Antiveduto Gramatica e si chiude con una rassegna di dipinti eseguiti da pittori senesi suoi contemporanei come Rutilio e Domenico Manetti, Bernardino Mei, Astolfo Petrazzi e Niccolò Tornioli che, in misura diversa tra loro, subirono l’influsso della pittura naturalista.

Tutte e tre le sezioni, ed è una caratteristica importante del progetto, si aprono al territorio. Invitano cioè il visitatore ad andare alla scoperta di altre opere custodite da pievi, monasteri, conventi, palazzi, piccoli borghi del meraviglioso territorio della Val d’Orcia. Un’occasione imperdibile per chi voglia scoprire i tesori conservati nei luoghi più segreti e suggestivi di questa magnifica terra.

INFO PRATICHE:

Biglietti: Intero € 12,00 Ridotto € 6,00 (per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, titolari di apposite convenzioni, studenti universitari con tesserino,  residenti nella provincia di Siena) Speciale € 5,00 (per scolaresche delle scuole secondarie, a partire dai 12 anni) Speciale scuole dei Comuni dell’area Val di Chiana – Val d’Orcia € 2,00 (gratis sotto i 12 anni) Gratuito (per bambini fino ai 12 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino).

Orario di visita
da martedì a venerdì: 10.30-13.00 e 15.00-18.30
sabato, domenica, giorni festivi: 10.00-13.00 e 15.00-19.00.

Info point
T 0577899728 / T. 0578748359/ T. 0578757341/ T. 0578/749905

Il restauro della Cappella della Strage degli innocenti al Sacro Monte di Varallo

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E’ interamente finanziato e gestito dalla Svizzera il restauro del complesso della Strage degli Innocenti nella Cappella 11 del Sacro Monte di Varallo. Si tratta di un intervento decisamente notevole, che porterà al recupero dell’edificio e delle oltre settanta statue in terracotta, tutte a grandezza naturale, che creano la cruda rievocazione dell’episodio descritto dal Vangelo di Matteo.
Le terracotte policrome sono state realizzate nel 1588-90 dal “plasticatore” Giacomo Paracca di Valsolda detto “il Bargnola”.
La scena, di un verismo sconvolgente, mostra Erode il Grande, Re della Giudea, ordinare un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù, della cui nascita a Betlemme era stato informato. Secondo la narrazione evangelica, Gesù scampò alla strage in quanto un angelo avvisò in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto; solo dopo la morte di Erode, Giuseppe tornò indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazareth.
La Chiesa Cattolica venera i bambini uccisi nella strage come martiri perché “avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello» con il nome di “Santi Innocenti”, fissandone la memoria liturgica al 28 dicembre.
La rappresentazione che dell’episodio evangelico è offerta nella Cappella è terribilmente cruda, persino macabra, con bimbi strappati dalla culla, a dispregio della disperazione delle madri e della foga dei cagnolini di casa che vorrebbero difendere i piccoli. Sangue, disperazione, terrore pervadono la scena, ad offrire quello che è stato definito come un impressionante “teatro della crudeltà”.

Il restauro della Cappella è stato assunto in ampia parte dalla Isabel und Balz Baechi Stiftung (IBBS) di Zurigo che vi ha investito circa 400 mila euro a cui si aggiunge il contributo della fondazione Ernst Göhner di Zug.
La Fondazione Isabel und Balz Baechi è un organismo di riconosciuta fama, senza fini di lucro, sorto per la difesa dei dipinti murali, interessato soprattutto ad intervenire nei siti Unesco. Ha già operato con successo in diverse realtà, sostenendo, ad esempio, il restauro dei templi tibetani, di Palazzo Malacrida a Morbegno in Valtellina, edificio con decorazioni settecentesche legate all’ambito di Tiepolo, oltre che nello stesso Sacro Monte di Varallo.
“Qui, in anni recenti, la Fondazione ha finanziato il restauro di altre due Cappelle: nel 2012 e 2013, quella Battesimo di Cristo e, nel 2014, della Cappella diCristo avvolto nella Sindone.
Poichè la Fondazione Isabel und Balz Baechi per statuto finanzia solo il lavoro di operatori svizzeri, i tre interventi sono stati realizzati – afferma Elena De Filippis, Direttore dell’Ente di gestione Sacri Monti del Piemonte – in modo esemplare dal corso di laurea in conservazione e restauro della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Nei restauri svolti la SUPSI ha partecipato al finanziamento attraverso il lavoro dei propri docenti e degli esperti scientifici.
Anche in questa cappella, i lavori di restauro vengono eseguiti dagli allievi del corso specialistico di restauro (già diplomati come “collaboratori restauratori”) che operano sotto la guida dei loro docenti. L’attività al Sacro Monte, che avviene sotto la direzione di Stefania Luppichini diplomata presso una delle due prestigiose scuole italiane ministeriali, l’Opificio di Pietre Dure di Firenze, è infatti compresa nell’iter formativo di un master di specializzazione dell’Istituto svizzero.
Naturalmente il progetto di restauro è stato verificato e approvato dalle Soprintendenze competenti, che controllano anche l’esecuzione degli interventi”.
Proprio perché legato all’attività scolastica, il cantiere procede per fasi successive. I lavori si svolgono nei mesi estivi mentre cessano negli altri.
Renata Lodari, Presidente dell’Ente gestione Sacri Monti, ritiene che il restauro possa essere completato entro l’autunno 2018. Sottolinea anche l’interesse di questa collaborazione tra le due istituzioni svizzere e il Sacro Monte di Varallo.
“La presenza al Sacro Monte di Varallo, da anni, della Scuola universitaria di restauro della Svizzera Italiana e della Fondazione Isabel und Balz Baechi, dà il senso dell’importanza del complesso e del sito Unesco dei Sacri Monti piemontesi e lombardi, che gli svizzeri hanno ben compreso. Speriamo che la loro attività apra la strada ad un interesse internazionale a sostegno dei Sacri Monti”.

A Bologna, in mostra il grande 900 in cartoni

Poter ammirare una simile raccolta di “cartoni” dei grandi maestri del Novecento italiano è occasione davvero rara, se non unica. Per questo la mostra che Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli propongono a Bologna, allo Spazio Sympò, nell’ex Chiesa di Santa Maria dl Buon Pastore (in via delle Lame, 83), si configura come uno degli eventi di punta di questa stagione culturale.
“Cartoni. Disegni smisurati del ‘900 italiano” inanella ben 20 cartoni di maestri come Adolfo De Carolis, Mario Sironi, Duilio Cambellotti, Giulio Bargellini, Achille Funi, Gino Severini, Galileo Chini, Publio Morbiducci, Achille Capizzano, Ottone Rosai.
La scelta di questa spazio espositivo bolognese è legata proprio alla dimensione di questa mostra. Il cartone, com’è noto, è un disegno grande quanto l’opera o la parte di opera che l’artista intende realizzare. Debba essere questa un quadro, un affresco, una vetrata, un mosaico o un arazzo, il cartone è una realizzazione necessaria affinché l’opera sia portata a termine dall’artista stesso o dalle maestranze specializzate che devono materialmente compierla. E poiché questi cartoni spesso si riferiscono a realizzazioni di grandi e grandissime dimensioni, richiedono uno spazio espositivo altrettanto ragguardevole.
Ad essere qui svelata è la preziosissima Raccolta – vera e propria collezione da grande museo – che la Galleria del Laocoonte di Roma ha riunito, ricercando queste opere o sul mercato dell’arte o dagli eredi degli artisti. Per costituire una sorta di pinacoteca di “disegni smisurati” che evidenzi l’alto livello dell’esercizio del disegnare nella prima metà del secolo scorso.
Si va dal dannunziano Adolfo De Carolis di cui si espone il grande foglio preparatorio del dipinto Primavera (1903) ad una monumentale figura di Mario Sironi che pare scolpita nella roccia a colpi di grafite. Del poliedrico Duilio Cambellotti è esposto il cartone per il rosone realizzato in vetri colorati per la Cattedrale di Teramo, oltre a due disegni preparatori per i manifesti del film Fabiola, peplum cristiano che fu uno dei primi kolossal italiani del immediato dopoguerra. Due maestosi cartoni per gli affreschi dello scalone del palazzo dell’INA a Roma – ora proprietà dell’Ambasciata Americana – sono opera del quasi dimenticato Giulio Bargellini (Firenze 1875- Roma 1936), frescante instancabile di terme, banche e ministeri dove andò traducendo in italiano le archeologie viventi di Alma Tadema e le bellezze femminili che Klimt aveva trasformato in sontuose carte da parati. Di questo artista la Galleria del Laocoonte sta preparando una grande mostra e il catalogo generale delle opere. Achille Funi (Ferrara 1890 – Appiano Gentile, Como 1972) non è stato solo un formidabile frescante ma un restauratore in chiave moderna dell’arte di Giotto e Piero della Francesca con l’intento di ridar vita nell’Italia contemporanea alla storia antica, al medioevo e al rinascimento, raccontandola ai contemporanei come una favola mitologica. Naturale che egli qui abbia la parte del leone, con due schiere di soldati romani disegnati per il Martirio di S.Giorgio per la chiesa omonima a Milano in via Torino, le figure di Didone e della sorella Anna per la sala dell’Eneide, affresco effimero eseguito per la Triennale di Monza del 1930, una Zuffa di Cavalieri nella “Battaglia” di Legnano per la Sala Consiliare del Municipio di Bergamo ed infine la Vergine annunciata, cartone colorato a pastello per la pittura della chiesa di San Francesco a Tripoli, in cui ha raffigurato la propria allieva e amante Felicita Frai.
Di Gino Severini è una Madonna con Bambino per la Cattedrale di Losanna. Di Galileo Chini una delle virtù, che ornavano il Padiglione delle Esposizioni della Biennale di Venezia. Il cartone di carta lucida, perforato per il trasferimento a spolvero, ha assunto con il tempo l’aspetto di un’antica pergamena, mentre la figura, i cui contorni sono definiti dalla polvere di carboncino rimasta nei fori, ha l’aspetto di un apparizione irreale.
Publio Morbiducci (1889-1963), l’autore del Monumento al Bersagliere a Porta Pia, è l’autore di una serie di disegni con trionfi di spoglie militari in cui le armi dell’antichità classica sono commiste con quelle moderne dell’ultima guerra. Erano per grandi pannelli in vetro smerigliato, ma la sconfitta di quelle armi stesse venne prima della realizzazione finale. Del calabrese Achille Capizzano, autore tra l’altro di alcuni mosaici del Foro Italico, sono presentate due scene dalla Divina Commedia ispirate ad antiche xilografie.
Infine di Ottone Rosai è un Giovinetto Crocifisso sospeso quasi a grandezza naturale su un vasto foglio, in cui il rovello del disegno per rendere l’anatomia del corpo si traduce in un’apparenza espressionista di grande pathos, in cui l’immagine sacra è anche sacra rappresentazione della propria tormentata omosessualità.
“Non deve stupire – afferma Marco Fabio Apolloni – che nel ‘900 italiano, legato al ritorno alle tecniche di decorazione antiche e tradizionali, sopravvivano questi grandi fogli su cui l’ispirazione dell’artista, già spesa in studi, schizzi, modelli e bozzetti, ha saputo trovare finalmente la vera misura e le linee definitive della forma del proprio lavoro.
Certo, tracciare sull’intonaco o la tela il disegno è solo il principio dell’opera quando essa è pittura, mentre il cartone per mosaico o arazzo è spesso già colorato dal pittore e dunque “finito” per ciò che lo riguarda.
In ogni caso dopo il cartone è raro che l’artista abbia pentimenti e che dunque vi siano grandi differenze rispetto al risultato definitivo. E’ dunque il cartone l’ultimo luogo delle incertezze, dei ripensamenti, dei cambiamenti improvvisi in corso d’opera. Sono le cancellature, le correzioni, ciò che rendono il cartone una sorta di sindone di carta di tutta la passione e le sofferenze di un artista nel corso della creazione del proprio capolavoro. E’ questa qualità del cartone in cui l’opera d’arte e il documento di lavoro si confondono che costituiscono la sua maggiore attrattiva. Se imperturbabile nella sua durevolezza è il buon fresco, brillante il mosaico, splendente la vetrata, il cartone invece non mostra solo gli accidenti occorsi durante la lavorazione, ma il tempo anche lo rende fragile come un antico documento autografo. Da qui la sua preziosità, la reverenza con cui esso va trattato e mostrato”.

La mostra è accompagnata da un catalogo delle Edizioni De Luca a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli e prefazione di Paola Pallottino

CARTONI. Disegni smisurati del ‘900 italiano. Bologna, Sympò (ec Chiesa di Santa Maria del Buon Pastore, Via delle Lame 83. Orario: 10h00 – 19h00, dal 25 al 31 gennaio 2017. Mostra a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli. Datalogo De Luca a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli e prefazione di Paola Pallottino.

Info: Galleria del Laocoonte, Roma www.laocoontegalleria.it, tel: 06 68308994
laocoontegallery@libero.it

TEFAF Museum Restoration Fund del 2017

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IL DETROIT INSTITUTE OF ARTS, IL MUSÉE RODIN E L’ASSOCIAZIONE SPECIALE TRA IL RKD, LO STEDELIJK MUSEUM, IL MUSEUM BOIJMANS VAN BEUNINGEN E IL GEMEENTENMUSEUM RICEVONO IL TEFAF MUSEUM RESTORATION FUND DEL 2017

(Helvoirt, 12 gennaio 2017) Il comitato esecutivo di The European Fine Art Foundation (TEFAF) ha premiato con 54.000 euro tre progetti, due grandi e uno più piccolo, provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico. Il primo riguarda il restauro e la ricostruzione di Absolution [Assoluzione] (1900 circa), un’opera di Auguste Rodin (1840-1917) mai esposta al pubblico, appartenente alla collezione del Musée Rodin, Francia. Il secondo interessa la conservazione di Giuditta con la testa di Oloferne (1570 circa) di Tiziano (1488-1576), un’opera che è quasi sempre stata in esposizione da quando, nel 1938, è entrata a far parte della collezione del Detroit Institute of Arts, Stati Unti. Il terzo, più piccolo, riguarda la conservazione di Der Blaue Reiter (1912), almanacco a opera di Wassily Kandinsky (1866-1944) e Franz Marc (1880-1916). Il volume, di 140 pagine, include 34 tavole non numerate (6 a colori e 28 monocromatiche), 2 pieghevoli e 2 pagine di partiture musicali. È stato acquistato nel 2015 congiuntamente dal RKD, lo Stedelijk Museum, il Museum Boijmans van Beuningen e il Gemeentenmuseum, tutti provenienti dai Paesi Bassi.

Il TEFAF Museum Restoration Fund è stato costituito nel 2012 per aiutare musei e istituzioni di tutto il mondo a restaurare e conservare le opere d’arte delle loro collezioni. Questa è solo una delle tante iniziative della fondazione no profit European Fine Art Foundation, a dimostrazione della sua dedizione verso il sostegno e la promozione delle arti. Un comitato indipendente di esperti seleziona quali musei e istituzioni premiare tra quelli che hanno partecipato a TEFAF Maastricht.

Ciascun progetto premiato sarà presentato a TEFAF Maastricht, la fiera d’arte e antiquariato più importante del mondo, che si terrà dal 10 al 19 marzo al polo fieristico MECC (Maastricht Exhibition and Congress Centre) di Maastricht, Paesi Bassi.

Musée Rodin
Absolution, un’opera che unisce scultura e tessuto, sarà restaurata in occasione del centennale della morte di Rodin, e presentata al pubblico – per la prima volta – al Musée Rodin di Parigi il prossimo marzo. Sebbene l’opera non sia datata con precisione, dovrebbe essere stata realizzata intorno al 1900; questo sarà il suo primo restauro in assoluto. Absolution non somiglia a nessun’altra opera di Rodin e ne testimonia la mentalità ardita e moderna. Si compone di tre sculture in gesso: l’ampio torso di Ugolino seduto, la testa del Martire e la Terra, tutte create nell’ultimo decennio dell’Ottocento. L’opera finale è parzialmente coperta da un ampio pezzo di tessuto rivestito di gesso.

Il restauro di questa opera è particolarmente complesso e richiede l’esperienza di due diversi specialisti: un restauratore di dipinti per il drappeggio e un restauratore di sculture per gli elementi in gesso. Al momento le tre sezioni in gesso sono divise l’una dall’altra, e devono quindi essere riposizionate e accorpate. I pezzi di tessuto hanno perso la piega e la forma originali, il rivestimento in gesso del drappeggio presenta molte falle, e le tante schegge lasciano presagire una possibile rottura.

Una volta restaurata, l’opera verrà presentata per la prima volta al pubblico il prossimo marzo, durante l’inaugurazione della mostra “Kiefer Rodin” del Musée Rodin di Parigi. In seguito, sarà esposta permanentemente al Musée Rodin di Meudon.

Detroit Institute of Arts
Giuditta con la testa di Oloferne (1570 circa) di Tiziano (1488-1576) è un’opera di enorme valore che non ha subito alcun intervento di conservazione negli ultimi 75 anni. A causa della sua importanza, il dipinto è rimasto esposto al Detroit Institute of Arts dal 1938 a oggi, nonostante le sue condizioni, offrendosi alla vista di milioni di visitatori. Il progetto che andrà a interessarlo perseguirà l’obiettivo di un trattamento sistematico che preservi il dipinto per le prossime generazioni di visitatori.

Scopo del trattamento di ricerca e conservazione è migliorare l’opera sia fisicamente che esteticamente. Per farlo, verranno rimossi con molta cura gli strati sbiaditi, permettendo una valutazione delle condizioni del dipinto e una migliore analisi del suo soggetto.

I fondi del premio permetteranno di utilizzare nuove tecnologie e applicazioni di imaging che non sono mai state impiegate al Detroit Institute of Arts. Grazie a queste tecniche, l’istituto implementerà la conoscenza e l’interpretazione del capolavoro di Tiziano, permettendo a visitatori e ricercatori di comprendere meglio i traguardi estetici raggiunti dall’artista. La ricerca metterà a disposizione nuove, inestimabili, informazioni sulla tecnica di Tiziano e sull’organizzazione e struttura del suo operato.

Negli ultimi 30 anni TEFAF Maastricht ha aperto le sue porte a un nutrito numero di musei e istituzioni internazionali. Il TEFAF Museum Restoration Fund è il risultato del desiderio di dare un contributo alle istituzioni che per molti anni hanno aiutato TEFAF: il suo scopo è supportare progetti complessi e onerosi, condividendo su vasta scala il mondo della conservazione e del restauro.

Il comitato internazionale di esperti che ha scelto a chi destinare i fondi del 2017 è stato presieduto dal Professor Henk van Os, ex direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, che è inoltre il Presidente dei Comitati di Valutazione degli Antiquari di TEFAF. Al comitato hanno inoltre preso parte Rachel Kaminsky, mercante d’arte privata di New York ed ex capo del dipartimento dei dipinti degli Antichi Maestri di Christie’s; David Bull, restauratore di dipinti, e il Dr. Kenson Kwok, ex direttore e fondatore dell’Asian Civilisations Museum e del Peranakan Museum di Singapore.

I consigli della Nutrizionista per l’inverno

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Come affrontare l’inverno e preparare la pelle alla primavera, i Consigli della Nutrizionista con Gold Collagen®

Le basse temperature e i repentini sbalzi di temperatura, insieme allo stile di vita frenetico, si sa sottopongono il nostro corpo a stress. Questo a lungo andare rende la pelle secca e favorisce la comprarsa di rughe. Anche le difese immunitarie sono messe duramente alla prova e il nostro stato d’animo ne risente.

Vidhi Patel, esperta di nutrizione e well being per Minerva Research Labs  a Londra, consiglia di aggiungere una dose quotidiana di Vitamine, Sali Minerali e Antiossidanti alla dieta quotidiana, cercando anche di dedicare del tempo a se stessi, alla cura del corpo e dell’anima.

“Una dose di esercizio quotidiano aiuta la mente e il corpo. Il movimento, infatti, favorisce la produzione della Serotonina, un ormone che stimola il buon umore. Una dieta bilanciata, con cibi stagionali e freschi, inoltre, aiuta ad affrontare meglio la giornata. Il salmone, ricco di Collagene e Omega 3 e le barbabietole, ricche di acqua, Sali Minerali e Vitamine, per esempio, sono ottimi alleati, in grado di rallentare l’invecchiamento e proteggere dallo stress ossidativo”, afferma Vidhi Patel.

Con una combinazione unica di piccoli peptidi di Collagene Idrolizzato per un più efficace assorbimento, Acido Ialuronico e ingredienti attivi, i prodotti GOLD COLLAGEN® sono la soluzione ideale per mantenere pelle, capelli e unghia sani, contengono anche Vitamina C che favorisce la produzione di Collagene. I peptidi di collagene idrolizzato, inoltre, raggiungono più facilmente lo strato più interno della pelle, il derma, dove vivono i fibroplasti, le cellule in grado di stimolare la naturale produzione di Collagene, Elastina e Acido Ialuronico contenuti nei prodotti GOLD COLLAGEN®, donando alla pelle una struttura più tonica e forte. Dal sapore fruttato e naturalmente adolcito con stevia, dona elasticità all’epidermide e aiuta a combattere secchezza e perdita di tonicità e riduce la comparsa di rughe e linee sottili in sole 6 settimane, come dimostrato da uno studio independente condotto dall’Organizzazone Clinica Roma Medica Srl.

PURE GOLD COLLAGEN®

Formulato per le donne che desiderano avere una pelle dall’aspetto più sano e combattere la comparsa dei segni dell’invecchiamento, contiene un complesso, brevettato a livello europeo, di Collagene Idrolizzato, Acido Ialuronico, Olio di Borragine, Vitamine e Sali Minerali che nutre dall’interno, per un aspetto più sano e giovane visibile dall’esterno.

GOLD COLLAGEN® FORTE

Specificamente sviluppato per nutrire la pelle dall’interno, agisce sui segni avanzati dell’invecchiamento, aiutando a combattere lo stress ossidativo e aumentando il livello di idratazione e di elasticità della pelle.

Contiene una combinazione unica di peptidi bioattivi di Collagene, Antiossidanti, Vitamine (A, B6, C, D), Acido Ialuronico, Olio di Borragine, Zinco, Rame e Biotina le cui proprietà benefiche aiutano a mantenere pelle, capelli e unghie più sani e belli e a contrastare lo stress ossidativo.

Chi lo produce?

MINERVA Research Labs Ltd. è un’azienda leader nell’ambito dello skin-care e della nutraceutica, nata in UK nel 2009 per volere di Tony Sanguinetti, fondatore e Amministratore Delegato, traendo ispirazione dalla sua forte passione per il Giappone e dalla curiosità per i suoi antichissimi rituali di bellezza. L’approccio olistico nella cura della pelle e l’assunzione di bevande al collagene, integrate nella dieta quotidiana, sono parti essenziali della beauty-routine delle donne orientali. Da qui è nata l’idea di offrire anche al mercato occidentale, un prodotto in grado di racchiudere il segreto di una pelle luminosa e giovane. Nascono così PURE GOLD COLLAGEN® e GOLD COLLAGEN® FORTE integratori alimentari liquidi anti-età, formulati per nutrire pelle, capelli e unghie e per combattere la comparsa dei segni dell’invecchiamento. Il primo prodotto della linea GOLD COLLAGEN® è stato lanciato in UK nel 2011 e a ottobre 2013 sul mercato italiano. Gli integratori GOLD COLLAGEN® contengono una miscela unica di collagene idrolizzato, acido ialuronico, vitamine, sali minerali e antiossidanti che li rendono la soluzione di ultima generazione che agisce dall’interno per combattere i segni dell’invecchiamento. Complesso certificato da Patente EU (EP 253225 B1) e studi clinici pubblicati su riviste scientifiche peer reviewed di rilievo.

Ad Udine, arriva L’Offensiva di Carta

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Accanto alla guerra drammaticamente impastata a fango e sangue, dal 1914 al ‘18 ne venne combattuta una parallela, non meno decisiva, fatta di parole e soprattutto di immagini.
Al Castello di Udine, per la prima volta, questa mostra ne da conto in modo organico, attingendo ad un patrimonio unico al mondo: la Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell’immediato dopo guerra raccolse oltre 5600 fascicoli di riviste e monografie d’epoca, grazie a una fitta rete di scambi con altri collezionisti d’ Europa.
La Collezione, patrimonio dei Civici Musei Udinesi, rappresenta molto di quanto si produsse negli anni del conflitto su tutti i fronti e in tutte le lingue. Vi compaiono le pubblicazioni ufficiali, strumenti di propaganda dei vari Governi e Comandi; ma anche e soprattutto ciò che nelle trincee, con l’uso del ciclostile (all’epoca si chiamava velocigrafo), producevano – in presa diretta – coloro che quel conflitto lo vivevano e subivano in prima linea.
Su fronte italiano (analogamente a quanto accadeva per tutte le parti coinvolte nel conflitto) dietro a questi strumenti all’apparenza spontanei, si muoveva il potente “Servizio Propaganda” (detto “Servizio P”), voluto dallo Stato Maggiore dopo la sconfitta di Caporetto. A partire dal gennaio 1918 infatti, si decise che ciascuna Armata, e a scendere ciascun Corpo sino al singolo Battaglione, venisse affiancato da un “Ufficio P”, con il compito di occuparsi del morale delle truppe, di assicurare loro assistenza, ristoro e svago nel tempo libero, e infondendo negli animi fiducia e, se possibile, buon umore.
Le riviste di trincea sono il frutto più evidente di questo titanico sforzo propagandistico. Alla fine della guerra, solo in Italia, se ne conteranno quasi un centinaio, e nei soli ultimi mesi del conflitto il numero dei materiali cartacei scambiati al fronte, sganciati sulle linee nemiche o diffusi all’interno del Paese raggiunse l’iperbolica cifra di 62 milioni di pezzi fra riviste, cartoline, manifesti, bollettini.
Una vera e propria offensiva di carta realizzata a suon di proclami, di messaggi ripetuti con ritmo martellante, di incitamenti, di richieste imperiose o suadenti di arguzie… di tutto quanto possa ristabilire la fiducia nelle proprie forze e la fede nella vittoria. Ad essere veicolati sono concetti semplici, immediati, in ossequio alle direttive dello Stato Maggiore, che prescrivono “espressioni piane e accessibili, che senza parere convincano dei temi trattati”. Per il Servizio P infatti le truppe e il popolo sono quasi fanciulli dall’animo semplice e bonario, che va conquistato con il ricorso alla fantasia, all’immaginario, al gioco e talvolta a qualche ammiccamento goliardico. Anche rebus, sciarade, concorsi a premi sono infatti piegati allo scopo. Con questi nuovi strumenti, ad essere attuata è una nuova chiamata alle armi, che coinvolge dietro alle linee del Piave tutte le componenti sociali e culturali del Paese, giovani intellettuali socialisti e cattolici, chiamati a militare nelle file del Servizio P e destinati, solo qualche anno dopo, a percorrere destini molto diversi. Sulle pagine delle riviste di trincea si cimentano così scrittori, giornalisti, editorialisti e “matite” più o meno famose (molti gli illustratori arruolati come ufficiali o sottoufficiali) come Umberto Bunelleschi, Antonio Rubino, Aldo Mazza, Filiberto Scarpelli, Eugenio Colmo (noto come Golia), Bruno Angoletta, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, il giovane “caporale” Giorgio de Chirico, Enrico Sacchetti, Mario Buzzi, che negli anni successivi diverranno protagonisti nel mondo dell’illustrazione di libri o riviste, del manifesto o dell’arte e della pittura.
Nel racconto e nella creazione dell’immaginario irrompe anche un mezzo nuovo: il cinema, documentato in mostra da esempi dell’animazione americana. Soli pochi anni dopo i celebri esperimenti pionieristici di Windsor McCay, le truppe americane, che hanno fatto della potenza e dell’innovazione tecnologica il proprio biglietto da visita sui campi di battaglia europei, si cimentano infatti in vignette satiriche animate. È l’inizio dell’epoca dei cartoons, che tanta parte avranno poi nella Seconda Guerra mondiale, e che ora ha per protagonisti ridicoli e imbranati soldati degli Imperi centrali.
Originale e coinvolgente la scelta di affiancare a questa analisi storica una sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra attraverso l’occhio e la sensibilità di illustratori contemporanei. Quasi un percorso parallelo che coinvolge il visitatore già a partire dal Salone del Parlamento, all’inizio della mostra. Qui tra gli affreschi che ricordano la Battaglia di Lepanto, scorrono le immagini di “1916: the First Day of the Battle of the Somme” di Joe Sacco, proiettate in grande formato sulle antiche pareti, in un gioco di richiami e rimandi tra le guerre del passato e la modernità, allora sconvolgente, della prima guerra mondiale. Il ricorso a proiezioni video, touch screen e repertori di materiali di consultazione digitalizzati, accompagna in realtà tutto il percorso di visita, che si snoda attraverso alcune sezioni tematiche: una prima, “Noi e Loro”, mette a confronto proprio attraverso due schermi e proiezioni, accompagnate da effetti sonori, la costruzione dell’immaginario del nemico, di volta in volta grottesco, ridicolo, mostruoso. Una sala – e sarà come entrare nella “centralina di comando” del Servizio P – è dedicata alle direttive ufficiali dello Stato Maggiore, recuperate attingendo direttamente alle fonti originali dell’Esercito. Uno spazio specifico è dedicato ai giornali austriaci che falsificavano, per motivi di contro propaganda, giornali italiani, messi a confronto con gli originali. Due sale sono riservate l’una alla presentazione di un gran numero di riviste di corpo, e l’altra a una importante selezione di opere degli illustratori di maggiore qualità e interesse grafico e artistico. Seguono uno spazio monocromatico che ospita riviste provenienti da altri paesi e schieramenti, in diverse lingue e – in un suggestivo allestimento che riprende il colore lilla dei fogli originali – una sala dedicata ai ciclostili e a rari fogli spontanei, usciti spesso in singole copie, talvolta frutto della attività dei soldati internati in campi di prigionia. In questa sezione si avrà modo di notare quanto comune possa diventare il linguaggio quando si verificano medesime condizioni di vita: infatti nonostante questi fogli siano opera di soldati francesi, tedeschi o italiani, sembrano disegnati dalla stessa mano. L’esposizione si chiude con le tavole originali dei contemporanei, narratori per immagini che hanno illustrato e continuano a illustrare frammenti della Grande Guerra. Gipi, Manuele Fior, Jacques Tardi – scrittore e fumettista, di scuola francese come lo stesso Joe Sacco – o un illustratore conosciuto in tutto il mondo e ormai considerato un maestro storico, Hugo Pratt, di cui si espongono, oltre alle chine, una significativa e inedita selezione dei preziosi rodovetri originali dipinti a mano e realizzati nel 1977 per la trasmissione “Supergulp”, di Rai Due.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Info: www.civicimuseiudine.it; www.udinecultura.it

Be Nordic 2017: la quarta edizione della manifestazione nordica torna all’UniCredit Pavilion di Milano dal 24 al 26 marzo

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Be Nordic 2017

La quarta edizione della manifestazione nordica

torna all’UniCredit Pavilion di Milano dal 24 al 26 marzo

 

Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia si uniscono nuovamente per la quarta edizione di Be Nordic, un appuntamento ormai consolidato alla scoperta del lifestyle nordico. Anche quest’anno teatro dell’evento dedicato ai Paesi Nordici, che si terrà dal 24 al 26 marzo, sarà l’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti a Milano, uno spazio versatile e polifunzionale, dall’architettura luminosa, splendidamente inserito nel contesto di Garibaldi-Porta Nuova e di grande affinità con lo spirito della manifestazione.

In programma tre giorni di eventi, workshop ed esperienze nordiche sotto il grande tema del Viaggio. Organizzato da VisitDenmark, Visit Finland, Innovation Norway e VisitSweden, Be Nordic sarà una vera e propria esplorazione multisensoriale del meraviglioso Nord che offrirà a visitatori e appassionati un coinvolgimento a 360 gradi e la possibilità di raccogliere, tra l’altro, spunti e consigli di viaggio grazie ai numerosi professionisti del turismo presenti. Ma Be Nordic sarà anche l’occasione per intraprendere un viaggio alla scoperta dell’inaspettato e, perché no, anche di se stessi. Particolare attenzione sarà inoltre rivolta al pubblico dei bambini, con un ricco calendario di appuntamenti dedicati e laboratori tematici che vedranno il coinvolgimento dei più piccoli e dei loro genitori.

Per avvicinare a Be Nordic un pubblico sempre più ampio, gli organizzatori hanno commissionato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano un sondaggio finalizzato a capire come i Paesi Nordici vengano percepiti in Italia, quali temi suscitino maggiore interesse e quali siano le aspettative del pubblico. I risultati dei focus group hanno rivelato che a viaggiare nei Paesi Nordici sono soprattutto famiglie e coppie, principalmente nei periodi primaverili ed estivi. Inoltre gli italiani viaggiano al Nord perché attratti dalla natura, dall’arte e dall’offerta culturale molto ricercata, e perché apprezzano molto la gastronomia locale. Questi e tanti altri saranno i temi raccontati nel corso della manifestazione.

Be Nordic aprirà ufficialmente al pubblico venerdì 24 marzo alle 10:00 (venerdì e sabato chiusura alle 23:00), con un ampio calendario di eventi che proseguiranno fino alle 20:00 di domenica 26 marzo.

Il programma dettagliato di Be Nordic e il calendario della manifestazione verranno resi noti prossimamente e saranno scaricabili dal sito www.benordic.it.

La grande Berenice Abbott al MAN di Nuoro

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Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

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Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it