GRIBOUILLAGE: partono dal 17 marzo a Villa Medici le conferenze sull’arte dello scarabocchio

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17-18-19-20 marzo 2022: Irlanda in Festa torna a Bologna

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Dal 17 al 20 MARZO

IRLANDA IN FESTA 2022 – 14^ edizione

 

Torna a Bologna, per la prima volta al Parco della Montagnola,

l’evento dedicato a musica, cibo, birra e folklore dell’Isola verde 

 

 

Dopo due anni di stop forzato per la pandemia, Irlanda in Festa torna per la sua quattordicesima edizione. L’evento che negli anni ha rappresentato la più importante manifestazione di cultura irlandese organizzata in Europa in occasione del St’Patrick’s Day, torna a Bologna e lo fa per la prima volta al Parco della Montagnola.

Dopo le otto città coinvolte nell’ultima edizione del 2019, quest’anno, a causa dello sblocco tardivo delle autorizzazioni, farà festa solo il capoluogo emiliano. E così grazie all’Estragon Club, ideatore e organizzatore della manifestazione, sotto le Due Torri verrà rilanciato un appuntamento che è sempre attesissimo dai fans.

Giovedì 17, venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 marzo il Parco della Montagnola si colorerà dunque di verde e si animerà ancora una volta con le note, i sapori, le tradizioni e le danze verde terra.

 

LA SICUREZZA A IRLANDA IN FESTA

Ovviamente quella targata 2022 non sarà un’edizione come le altre: la pandemia non è finita ed è necessario attenersi a tutte le misure precauzionali contro il contagio. A metà marzo, infatti, non sono ancora permessi i grandi concerti e gli assembramenti. La manifestazione sarà perciò allineata a ciò che i protocolli consentiranno di fare in assoluta sicurezza.

Nei quattro giorni di Irlanda in Festa, quindi, si alterneranno sul palco alcuni gruppi di musica folk irlandesi e italiani con i rispettivi live, ai quali il pubblico potrà partecipare comodamente seduto ai tavoli disposti su tutta l’area.

Come al solito, non mancherà la buona cucina irlandese con un’area street food interamente dedicata. Ma ovviamente le protagoniste assolute di Irlanda in Festa saranno le birre, a partire dalla mitica Guinness.  

 

LA MUSICA A IRLANDA IN FESTA

Non c’è Irlanda in Festa senza i Modena City Ramblers. Anche quest’anno la band più irlandese d’Italia si presenterà puntuale: non al Parco della Montagnola ma sul palco dell’Estragon al Parco Nord dove giovedì 17 marzo delizierà il pubblico, contingentato e distanziato, con una scaletta in piano stile irish. Sarà l’unico concerto a pagamento, poiché per le altre band, tutte attese alla Montagnola, non ci sarà bisogno di un biglietto: da Dublino arriveranno gli Over The Bar, che saranno la band “residente” con una performance ogni sera, mentre a tenere alti i colori italiani ci saranno i Folkabbestia e i Dàran.

Come ogni anno, poi, ci sarà spazio anche per i balli con gli stage gratuiti di danze celtiche nei pomeriggi del sabato e della domenica.

 

CIBO E BIRRA A IRLANDA IN FESTA

Le pietanze irlandesi saranno anche quest’anno una delle principali attrazioni della manifestazione. Sotto la sapiente guida, direttamente da Cork, dello chef Damien O’Shea, si darà spazio alla creatività applicata ai piatti tradizione. Non mancheranno naturalmente il gettonatissimo Fish&Chips, lo stinco al forno cotto in Kilkenny, ma anche il salmone affumicato, il colcannon, i panini e le grigliate di angus irlandese, i golosissimi lamb sticks (arrosticini di pecora marinati nella rossa Smithwick’s), la Baileys CheesCake e tanto altro.

Protagoniste di Irlanda in Festa saranno sempre le birre: bionde, rosse e scure. I loro nomi sono Harp, Kilkenny, Guinness: arriveranno per l’occasione direttamente dalla St.James Brewery di Dublino, musica per le orecchie degli appassionati del luppolo.

 

E ANCORA…

E come ogni anno a Irlanda in Festa, oltre alla musica e al cibo, troveranno posto il mercatino artigianale, l’irish shop e i laboratori per bambini il sabato e la domenica pomeriggio.

 

 

PROGRAMMA EVENTI IRLANDA IN FESTA:

Giovedì 17 Marzo – aperto dalle 18.00 alle 01.00
AL PARCO DELLA MONTAGNOLA
h.21.00 live: Over The Bar (Irlanda)

ALL’ESTRAGON CLUB- Ingresso 15 euro

h.21.30 Modena City Ramblers (Italia)

 

Venerdì 18 Marzo – aperto dalle 18.00 alle 01.00
h.21.00 live: Over The Bar (Irlanda)

Sabato 19 marzo – aperto dalle 12.00 alle 01.00
h.17.00 stage di balli celtici a cura di Claudio e Cristina
h.19.00 live: Over The Bar (Irlanda)
h.21.00 I Folkabbestia (Italia)

Domenica 20 marzo – aperto dalle 12.00 alle 24.00
h.15.30 stage gratuito di danza irlandese a cura di POLISPORTIVA MASI
h.18.00 live: Dàran (Italia)
h.20.30 live: Over The Bar (Irlanda)

L’ingresso al parco della Montagnola è sempre gratuito.

Informazioni sull’evento alla pagina FB “Irlanda in Festa”

FARÒ CULTURA: presentazione del progetto EDU 2022 dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO

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ASIAN FILM FESTIVAL: dal 7 a 13 aprile 2022 la XIX edizione a Roma (Farnese Arthouse)

Daan Roosegaarde e l’UNESCO spengono le luci di una città per vedere le stelle come patrimonio universale

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Vedere le stelle nella propria strada. Può sembrare una favola, ma la città olandese di Franeker l’ha resa possibile aderendo al progetto Seeing Stars del noto designer olandese Daan Roosegaarde e Unesco Olanda spegnendo tutte le sue luci. In tal modo, il designer e Unesco Olanda riportano le stelle a creare un senso di connessione tra le persone, qualcosa che continua a mancare durante la pandemia. Seeing Stars incoraggia le città di tutto il mondo a seguire questo esempio. L’obiettivo di Unesco Olanda è riconoscere alle stelle una forma di eredità universale.

Seeing Stars è una collaborazione tra i residenti, il governo e le imprese di Franeker, Unesco Olanda e Studio Roosegaarde per spegnere tutte le luci domestiche non essenziali, insegne, cartelloni pubblicitari e lampioni. Rimuovendo questo inquinamento luminoso su scala urbana, Seeing Stars consente a tutti di riconnettersi con l’universo e rivivere la magia della luce delle stelle.

Seeing Stars inizia a Franeker e punta a essere replicata in città come Leiden, Sydney, Venezia, Stoccolma e Reykjavik.

 

L’idea di Seeing Stars è nata durante i vari lockdown: “eravamo molto disconnessi, ognuno nella propria piccola bolla” racconta l’artista Daan Roosegaarde “Così mi è venuto in mente l’incredibile spettacolo di stelle che, ogni notte, si svolge sopra le nostre teste e ho pensato: se spegniamo tutte le luci in una città, possiamo goderci le stelle tutti insieme. Seeing Stars riporta le stelle nella tua strada, the stars are one switch away ”. L’ispirazione per Seeing Stars nasce inoltre dall’idea che progettare non sia soltanto “aggiungere”, ma anche “togliere”, riportare alla luce qualcosa che è stato perso.

Osservare le stelle in mezzo a un vasto cielo buio è una delle esperienze più belle che si possano vivere. Tuttavia, il nostro cielo urbano, a causa dell’inquinamento luminoso, ha cancellato la maggior parte delle stelle e delle costellazioni dalla nostra vista.

Oltre l’80% della popolazione mondiale vive sotto cieli inquinati dalla luce; una barriera che ci impedisce l’esperienza della bellezza dell’universo. Ma c’è una soluzione. “Tutti dovrebbero avere il diritto di vedere le stelle attraverso un cielo notturno incontaminato. Guardare le stelle fa sentire collegati gli uni agli altri, siamo tutti parte dell’immenso cosmo. Questo è il comune patrimonio universale per il quale mi impegno. Vedere le stelle è un importante passo avanti“. – Kathleen Ferrier, Presidente della Commissione olandese per l’Unesco.

La prima del film viene lanciata oggi su https://studioroosegaarde.net/project/seeing-stars. Il film Seeing Stars crea un senso di connessione, non solo con la nostra comunità, ma anche con il nostro pianeta.

 “Sono così orgogliosa di avere aderito a questa iniziativa, spegnere le luci della nostra città ha permesso di vivere un’esperienza unica, vedere le stelle e sentirci uniti gli uni con gli altri” ha dichiarato Marga Waanders, sindaco di Franeker.

Franeker  “città delle stelle”

La scelta di questa cittadina, una delle undici città storiche della Frisia nel nord dei Paesi Bassi, non è casuale. Qui hanno vissuto astronomi e scienziati del cosmo, a cominciare da Eise Eisinga, astronomo vissuto tra il 700 e 800, noto per avere costruito il più antico planetario meccanico ancora funzionante al mondo.

Nel centro storico della città si trova inoltre la fontana De Oortwolk, una delle 11 fontane della Frisia, dedicata al famoso astronomo Jan Hendrik Oort, nato a Franeker. Infine, la città delle stelle si trova nelle vicinanze del Mare di Wadden, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Qui si può godere di una vista illimitata del cielo stellato scintillante e scoprire gli unici due Dark Sky Park dei Paesi Bassi. Questo, insieme alla storia incredibilmente ricca di Franeker, è proprio il motivo per cui Seeing Stars ha scelto questo luogo per iniziare a riportare le stelle in città.

Le iniziative Nacht van het Wad, Earth Hour, Nacht van de Nacht e International Dark-Sky Association hanno tutte sostenuto eventi che avessero al centro l’oscurità per migliorare il benessere umano e animale. Seeing Stars fa parte di questo movimento e rappresenta il primo tentativo focalizzato nel vedere le stelle nella tua città. Contribuisce agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e riflette la ricca storia astronomica della città di Franeker.

DreamScapes è una serie di progetti innovativi che mostrano la bellezza di una società sostenibile. Un DreamScape è un sogno trasformato in realtà per migliorare il mondo.

Seeing Stars è il terzo progetto della serie DreamScapes di Studio Roosegaarde e partners Unesco Olanda, Media.Monks, Visit Friesland, Visit Wadden e la città di Franeker. La fotografia è di Albert Dros e Merel Tuk. Il film è di Media.Monks e Studio Roosegaarde. I primi DreamScapes sono stati GROW e Urban Sun. GROW, un omaggio alla bellezza dell’agricoltura e Urban Sun che sanifica gli spazi pubblici dal coronavirus per garantire un maggiore senso di benessere.

Immagini in alta risoluzione e filmato: https://pressroom.studioroosegaarde.net

oppure https://www.dropbox.com/sh/5ktiyakob4hkkbl/AAD4ubrcGGtI1prmS1FxLjusa?dl=0

Per ulteriori informazioni

https://www.studioroosegaarde.net

Informazioni sullo Studio Roosegaarde

Come laboratorio di social design, il designer e innovatore olandese Daan Roosegaarde e il suo team di designer e ingegneri uniscono persone e tecnologia in progetti che migliorano la vita quotidiana negli ambienti urbani e stimolano l’immaginazione. Ha vinto numerosi premi internazionali di design.

Tra le opere di fama internazionale figurano WATERLICHT (un’inondazione virtuale che mostra la potenza dell’acqua), SMOG FREE PROJECT (il primo depuratore d’aria esterna più grande al mondo che trasforma lo smog in anelli “smog free”), SMART HIGHWAY (strade che acculano luce durante il giorno e brillano di notte) e SPACE WASTE LAB (catturare e riciclare i rifiuti dello spazio) e URBAN SUN (purificare gli spazi pubblici dal Coronavirus).

SEING STARS è il terzo progetto della serie DreamScapes di Studio Roosegaarde e MediaMonks che mostra la bellezza di un mondo migliore coniugando arte e scienza.

IN ESCLUSIVA VENETA GLI SKAUPAZ TOIFL A CAMPOSAMPIERO

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Al via a Camposampiero, nel Padovano, il Christmas Village dal 4 al 24 dicembre nelle piazze Castello e Vittoria. Tra le tante attrazioni, sabato 18 in esclusiva veneta arrivano decine di demoni Skaupaz Toifl con uno spettacolo ricco di emozioni per grandi e piccini. La manifestazione è totalmente gratuita

Dal 4 al 24 dicembre le piazze Castello e Vittoria di Camposampiero, nel Padovano, si vestono di magia natalizia, apre infatti tutti i sabati e le domeniche fino alla Vigilia il “Camposampiero Christmas Village”. Un luogo incantato dove i bambini incontreranno Babbo Natale con i suoi animaletti e gli elfi e si potrà ammirare il maestoso albero di Natale illuminato dalle splendide luminarie. La manifestazione, totalmente gratuita, è organizzata dal Comune di Camposampiero in collaborazione con Lobby Agency di Riccardo Checchin e Thomas Visentin.
Il programma è ricco di attrazioni con artisti di strada ed esibizioni emozionanti come la magia dello spettacolo delle bolle, i burattini e maghi che stupiranno tutti. Per i più grandi c’è anche un’area dedicata alla musica e all’aperitivo per condividere la magia di Natale coi propri amici in tutta spensieratezza. Dal primo weekend di dicembre, all’interno della Torre dell’Orologio sarà possibile visitare anche una mostra fotografica che esporrà le foto del concorso fotografico promosso dall’Ascom dal titolo “Camposampiero viva di Storia di Acque e di Attività”. Inoltre, in un negozio del centro si potranno ammirare le creazioni del concorso di presepi organizzato dalla Proloco cittadina.

Ma a rendere unico questo Natale nel Padovano è una grande esclusiva per il Veneto. Sabato 18 dicembre alle ore 18.30 infatti c’è la sfilata e lo spettacolo del famoso gruppo Skaupaz Toifl, i diavoli senza regole. Il gruppo, composto da una quarantina di figuranti, rievoca antiche divinità celtiche ed in particolare la figura di Frau Perchta, protettrice del mondo animale che veste con pelli, corna e artigli delle bestie. Si narra che questa divinità appaia al mondo nel periodo più lungo e buio dell’anno, compreso verosimilmente tra il mese di novembre fino a febbraio con lo scopo di scacciare il diavolo che approfitta del difficile periodo invernale per depredare dei sostentamenti della gente gelosamente custoditi per affrontare il grande freddo. La sua figura, quindi, è simbolo di amore e protezione, in difesa della natura e anche dei bambini. Lo spettacolo degli Skaupaz è di grande effetto scenico grazie ai giochi di fuoco e alle loro pittoresche maschere fatte da scultori del legno in abbinato a vestiti di pelli di animale conciate cucite da artigiani. L’aspetto più importante e vanto è lo spirito che accomuna ogni singolo elemento di questo gruppo affiatato, quello di assecondare le richieste dei bisogni e di chi è meno fortunato, tant’è che il ricavato proveniente dai gadget del gruppo viene dato in beneficenza.

LA PROGRAMMAZIONE COMPLETA

Mercoledì 08 DICEMBRE dalle 10:30 alle 22:00 Ore 10:30 inaugurazione 1° edizione Mostra del Presepe artistico a cura di ProLoco Camposampiero. La mostra sarà esposta fino al 9 gennaio presso Contrà dei Nodari n. 34, Camposampiero. Ore 14:30 omaggio floreale alla Madonna della Torre. Ore 17:00 fino alle 22:00 The Monkey DJ set.
Sabato 11 DICEMBRE dalle 17:00 alle 22:00 “Pink Power” la console tutta al femminile di Radio Piterpan, con sister Gloria e Linda Pani .
Domenica 12 DICEMBRE dalle 14:00 alle 22:00 Marcia dei Babbi Natale organizzata dall’Associazione Sant’Antonio Run con dolce sorpresa per tutti i bambini. Ore 14:00 ritrovo e apertura iscrizioni in Piazza Vittoria. Ore 15:00 partenza camminata di 3 km. Ore 15:30 arrivo e ristoro. Ore 16:00 arrivo in slitta di Babbo Natale. 2,00€ di iscrizione inclusi berretto di Babbo Natale e ristoro finale . *Sono graditi i nostri amici a quattro zampe. L’intero ricavato sarà devoluto all’associazione Fiori di Cactus. Ore 17:00 aperitivo DJ set.
Sabato 18 DICEMBRE dalle 17:00 alle 22:00 Ore 17:00 aperitivo DJ set. Ore 19:00 SKAUPAZ TOIFL Show, lo spettacolo dei diavoli senza regole. Al termine dello spettacolo DJ set fino alle 22:00.
Domenica 19 DICEMBRE dalle 15:00 alle 22:00 Ore 15:00 animazione con Accademia Filarmonica di Camposampiero che presenta gli allievi dei corsi Sing it, S.I.N.G., GiocaMusica, Infinity Percussione Coro N.A.M.E. Ore 16:30 visita guidata a Camposampiero, tra torri, acque e santi a cura della guida turistica Mariaclaudia Crivellaro. Ritrovo ore 16:30, Santuario del Noce. Costo € 8,00 – ragazzi fino ai 16 anni gratis. Info e prenotazioni: info@visitapadova.it – 339 4368067. Ore 17:00 aperitivo DJ set.
Venerdì 24 DICEMBRE, VIGILIA DI NATALE dalle 15:00 alle 22:00 Ore 15:00 premiazione delle letterine più originali presso la casa di Babbo Natale, in collaborazione con associazione Giochiamo con Sofia e Checco Camposampiero Rugby. La sera della vigilia in compagnia di IGOR S & LADY BRIAN e Radio Piterpan.

Esperienze gastronomiche sostenibili a Londra

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Londra è il paradiso dei buongustai. Ogni ricetta internazionale lì è di casa e la città regala anche la possibilità di provare le ultime tendenze in fatto di cibo. Non solo: permette anche di vivere un’esperienza gastronomica globale senza lasciare la città. Se stai cercando di scoprire grandi sapori con attenzione alla sostenibilità, la capitale britannica è il posto per te. Per ispirarti, questo riepilogo mette in evidenza le aziende che combinano deliziosi menu con principi ecologici, per un’esperienza culinaria da ricordare.

Un’esperienza da fare fin dall’alba: E5 Backhouse

Per iniziare bene la giornata, cosa c’è di meglio di una ricca colazione o di un brunch all’E5 Bakehouse? Questo panificuio ha sede ad Hackenye ed è uno dei pionieri della rivoluzione del pane a lievitazione naturale a Londra. Si trova in una posizione semplice ma pittoresca sotto un arco ferroviario. Negli ultimi dieci anni ha raggiunto una serie di traguardi sostenibili di cui pochi locali possono vantarsi. Per cominciare, la loro farina (che è sempre biologica) è prodotta localmente, con la maggior parte del grano importata dalle contee vicine come il Suffolk. Il grano viene, quindi, macinato in loco, in un imponente mulino che si può vedere dal luogo in cui si trova la panetteria e che contribuisce a rendere unico il fascino rustico di questo posto. Il forno utilizza solo energia rinnovabile e si impegna a riciclare, compostare e utilizzare imballaggi ecologici e biodegradabili. Qui puoi trovare anche prodotti biologici da fornitori locali da gustare a colazione tra cui panini alla cannella, cioccolato e biscotti di segale, muesli, porridge, involtini di pancetta, uova strapazzate e pane tostato e marmellata, tutti serviti con caffè monorigine. E se ti fermi più a lungo, i loro pranzi includono sempre piatti vegetariani, oltre a zuppe, insalate e una scelta di panini. Inoltre, durante i mesi estivi, la maggior parte dei prodotti che utilizzano proviene dalla Fellow’s Farm, l’azienda agricola con sede a Suffolk fondata alcuni anni fa da Ben Mackinnon, ex consulente ambientale e fondatore del panificio.

Cotture lente e cucina “from nose to tail”: St.John Restaurant

Il St. John Restaurant a Smithfield, con tanto di stella Michelin, è il luogo ideale per un pasto completo. Fergus Henderson è uno degli chef più venerati del paese e la figura di spicco di questo progetto gastronomico “from nose to tail”, che da quasi trent’anni esalta la virtù dell’utilizzo di tutte le parti dell’animale. Henderson descrive questa filosofia nei suoi libri, affermando “se hai intenzione di uccidere un animale, sembra solo educato usare tutto”, e la mette in pratica a Smithfield, con il ristorante ospitato in un vecchio affumicatoio situato accanto al mercato della carne che ha reso celebre proprio Smithfield. Il leggendario menu, diverso ogni giorno, utilizza ogni parte dell’animale e comprende classici come l’insalata di midollo osseo insieme a frattaglie di agnello, noci e indivia sottaceto, cuore di bue e salsa verde su crostini di pane. Per quanto riguarda i dolci, non perderti i famosi muffin della casa.

Da un giardino-mercato al cuore di Londra: Spring, Covent Garden

Spring è un ristorante raffinato e di classe situato a Somerset House, vicino a Covent Garden. È gestito da Skye Gyngell, famosa chef di origine australiana che vive a Londra da oltre vent’anni e ha basato la sua carriera sulla cucina con prodotti locali e di stagione, in cui sia gli ingredienti che il luogo in cui vengono preparati sono sostenibili. Per questo motivo, potrebbe non sorprendere che in meno di un anno sia riuscita a bandire la plastica monouso dalla cucina del suo ristorante, o che uno dei suoi menu di maggior successo evidenzi il problema dello spreco alimentare. Il menu che porta il nome di Gratta è disponibile solo per le cene tra le 17.30. e 18:30 (prima dell’apertura dei teatri) e offre tre portate per £25. Caratterizzato da piatti deliziosi a un prezzo molto interessante, ognuno contiene cibi che di solito vengono scartati, come la parte verde del cavolfiore. Inoltre, il principale fornitore di Spring è Jane Scotter, che è la fondatrice della biodinamica Fern Verrow Farm. Gyngell e Scotter formano una coppia perfetta e sono riuscite a ridurre significativamente gli sprechi alimentari grazie alla pianificazione congiunta dei menu e dei raccolti, e portando la filosofia “dal campo alla tavola” un passo avanti.

Per un autentico afternoon tea sostenibile: Petersham

L’afternoon tea alla Petersham Nurseries Teahouse di Richmond, un quartiere benestante nel sud-ovest di Londra facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, è un’esperienza da sogno. Questo tempio dello slow food e della sostenibilità è stato insignito della neonata Michelin Green Star nel 2021 e si trova in uno scenario meraviglioso all’interno di una serra, circondato da splendidi giardini pieni di fiori e dal proprio frutteto, che funge anche da ispirazione per i loro menu. I loro fornitori praticano l’agricoltura rigenerativa e sono certificati secondo i più alti standard di benessere animale, e la tearoom svolge anche iniziative come inviare i loro rifiuti di caffè a Bio-Bean per essere convertiti in carburante. Qui è stato anche installato un digestore anaerobico che converte i rifiuti alimentari in acqua, consentendo loro di ridurre considerevolmente la loro impronta di carbonio. Oltre al classico afternoon tea, hanno menu per pranzo e cena basati sugli stessi principi e con ingredienti locali, stagionali e sostenibili. Se non hai tempo per raggiungere Richmond (è un viaggio facile con i mezzi pubblici ma lontano dal centro), puoi anche visitare il loro caffè a Covent Garden.

Per chi ama la dolcezza: Violet

L’ora del tè è il momento ideale per qualcosa di dolce e Violet, fondata dalla californiana Claire Ptak, è un’opzione eccellente. Claire Ptak si è formata presso il noto ristorante, che ha sposato la filosofia dalla fattoria alla tavola, Chez Panisse ed è stata una dei primi a introdurre ingredienti di stagione in torte e dessert. Al suo arrivo a Londra, ha iniziato a vendere le sue torte in una piccola bancarella nel mercato di Broadway e ha rapidamente attirato un fedele seguito grazie al suo utilizzo di ingredienti ecologici e condimenti stagionali, tra cui Mango Alphonso, Dorset Blueberry e Kent Cherry. Dopo aver aperto la sua caffetteria (situata a soli 10 minuti a piedi dalla sua bancarella del mercato, che apre ancora il sabato) nel 2010, oggi è conosciuta per le sue squisite torte e per i clienti famosi tra cui Harry e Meghan, che le hanno ordinato la loro torta nuziale. Oltre ai cupcake, la caffetteria offre anche delizie tra cui brownies di segale, torta di frutta con farina di farro o biscotti al cioccolato e vaniglia in stile sandwich. Claire Ptak rende anche omaggio al suo luogo di nascita, la California, e al suo paese di adozione con specialità come l’avocado su pane tostato con olio, peperoncino e lime e toast con Cheddar, blue cheese e kimchi.

La brasserie con la migliore vista su Londra: Oxo Tower

La Oxo Tower Brasserie non solo ha una vista spettacolare sul Tamigi, ma ha anche recentemente migliorato le sue credenziali in fatto di sostenibilità. Dalla riduzione della plastica monouso all’aumento della gamma di piatti vegetariani, i suoi sforzi sono stati premiati dalla Michelin Green Star. Qui, i prodotti di stagione vengono trasformati dallo chef Keir Barry in piatti appetitosi, con varie opzioni interessanti tra cui zuppa di funghi e topinambur con mascarpone e crostini e sgombro della Cornovaglia con insalata di patate e condimento al miele, limone e senape.

Il numero uno per la sostenibilità: Silo

Il Silo Restaurant, sulla riva del fiume Lea a Hackney Wick, East London, è sempre in cima alla lista dei ristoranti sostenibili della città. Giustamente. Conosciuto come il primo ristorante “zero rifiuti” al mondo, l’etica di Silo si basa sull’idea dell’artista australiano Joost Baker di “non avere nessun cestino”, un principio che il fondatore, Douglas McMaster, ha fatto suo. Come? Bene, il loro digestore aerobico trasforma i rifiuti alimentari in compost in situ, creando fino a 60 kg di compost in 24 ore, il ristorante ha il suo mulino per macinare il grano, si produce il proprio latte e burro vegetali, aderendo alla filosofia “from nose to tail”, simile a quella del St.John Restaurant. Inoltre, l’arredamento e la decorazione del ristorante si basano su materiali che altrimenti sarebbero stati smaltiti, come piatti realizzati con sacchetti di plastica e tavoli creati utilizzando imballaggi per alimenti, e tutte le consegne arrivano in contenitori progettati per essere riutilizzati. Il menu degustazione, immensamente creativo, comprende piatti come funghi champignon con avena koji; patate ratte, alghe e panna caramellata, oppure lattuga, fiori di sambuco e calendula messicana.

130 opere esposte alla galleria Bertoia di Pordenone

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I depositi dei musei, sia quelli delle capitali
che quelli di periferia sparsi in tutta Italia, possono essere
paragonati alle  radici degli alberi: non si vedono, ma è  proprio lì
che si creano i presupposti per la salute e la crescita della pianta.
Lontano dagli occhi dei visitatori le collezioni si nutrono dei progetti
di rinnovo e scambio, si valorizzano con i prestiti, e spesso le opere
celate al pubblico affrontano un’esistenza più dinamica di quelle da
sempre esposte, come  insegna il recente esempio degli “Uffizi
diffusi”.

Talvolta, però, per riportare alla vista opere anche di grande valore
c’è bisogno di una scintilla, della contingenza, della volontà di
ridestare l’attenzione sul complesso di un intero patrimonio culturale.

Ridestare è il termine più appropriato per descrivere “Il sogno delle
cose. Quadri e sculture moderne dalle collezioni civiche di Pordenone”,
la mostra a cura di Alessandro Del Puppo e Luca Pietro Nicoletti,
realizzata dal Comune di Pordenone con la collaborazione della Regione
Autonoma Friuli Venezia Giulia, dell’Università degli Studi di Udine
e della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli
Venezia Giulia, in esposizione alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone
fino al 13 febbraio 2022.

Circa 130 le opere selezionate, realizzate tra fine Ottocento e gli anni
duemila, esposte  e appartenenti al patrimonio civico, e solitamente
custodite nei depositi di Palazzo Ricchieri a seguito di acquisti e
donazioni. Alcuni nomi in mostra: De Chirico, Savinio, Fontana, De
Pisis, Sironi, Vedova, Campigli, Guttuso, Picasso, Chagall, Delvaux. Ma
anche quelli di artisti del territorio come Massimo Bottecchia, Nane
Zavagno,  lo stesso Bertoia, fino agli autori di oggi come Massimo
Poldelmengo, Roberto Kusterle, Danilo Di Marco.

Questo nuovo percorso che intende “restituire” alla città alcune opere
tra le migliaia che erano nei caveau del Museo Ricchieri è
un’operazione di tendenza che stanno facendo i più importanti musei,
per rimettere in circolo un patrimonio che è di tutta la città, come
ha fatto recentemente il  Museo di Rotterdam.

Una riscoperta dunque, che mette in luce opere di grande valore, un vero
patrimonio culturale del territorio,  già esposte nel corso degli anni
passati ma che ritornano oggi attraverso un percorso espositivo diverso,
mettendo così “al lavoro” nuove risorse intellettuali più che delle
nuove risorse materiali (essendo queste già presenti e momentaneamente
inutilizzate), per far si che tante opere, rimaste a lungo nei caveau,
possano uscire e dialogare, invece di sognare come facevano al buio.

«Con questa operazione – specifica l’Assessore alla Cultura di
Pordenone, Alberto Parigi – togliamo alcune opere meravigliose dai
caveau in cui erano state nascoste da tempo e le restituiamo non solo a
Pordenone e alla regione Friuli Venezia Giulia, ma all’Italia tutta».

Una “operazione modernità” che vuole anche  in qualche modo
svecchiare l’immagine dei Musei civici, affiancando alle grandi opere
permanentemente  qui esposte del Sette-Ottocento lavori più moderni e
rari, quadri, sculture, produzioni grafiche, realizzate nel corso del XX
secolo.

Accanto alle opere di assoluto rilievo e importanza mondiale dei  grandi
protagonisti dell’arte italiana ed europea, in esposizione anche un
nucleo consistente di autori locali  ma di richiamo internazionale come
Luigi Vettori, Armando Pizzinato, o Giuseppe Zigaina. che raccontano  la
storia del  territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso la
rappresentazione dei paesaggi e delle sue genti.

La scelta allestitiva, riportata come un grande racconto anche
all’interno del catalogo disponibile all’apertura della mostra, ha
privilegiato un approccio tematico articolato  in sezioni (Figure di
artisti; Miti, amori, gran dame, allegorie; Volti; Paesaggi, nature;
Territori friulani, Nature morte, tavole imbandite; Figure del lavoro;
Spazi; Tensioni; Gli uomini illustri) e tessuto in modo da fare
dialogare opere di autori noti con quelle di meno noti, scultura e
pittura in un percorso che  accompagna e sprona ad osservare e capire
l’Arte Moderna.

«Le opere conservate nei musei si parlano anche se i più non le odono
– illustra il curatore della mostra, Alessandro Del Puppo – ; è
giunto il momento di presentare il loro dialogo al pubblico. Questa
mostra è il racconto del grande patrimonio culturale della città
presentato in dieci sezioni, da leggersi quasi come i capitoli di un
possibile libro. Per renderlo più fruibile, allestita anche un’opera
artistica fotografica proprio sul tema dei depositi museali, realizzata
a partire da uno studio sui depositi del Museo civico d’Arte di
Pordenone dall’artista Alessandro Ruzzier».

Un lavoro fotografico che, illustra i più misteriosi tra gli spazi
museali, facendo entrare con il suo sguardo lo spettatore tra i segreti
dei depositi, là dove le cose sognano.

Catalogo:

Quadri e sculture moderne

dalle collezioni civiche di Pordenone

a cura di Alessandro Del Puppo, Luca Pietro Nicoletti

23 x 28 cm
192 pagine
160 illustrazioni edizione italiana brossura

prezzo: 22 €

_Informazioni generali sulla mostra ___

Sede: Comune di Pordenone – Galleria Harry Bertoia, Corso Vittorio
Emanuele II, 60

Date: dal 21 novembre 2021 al 13 febbraio 2022

Orario di apertura: giovedì e venerdì dalle 15 alle 19; sabato e
domenica dalle 10 alle 13  e dalle 15 alle 19.

Biglietti: intero 3 euro; ridotto 1 euro. Il biglietto dà accesso anche
al Museo civico d’Arte.

Per informazioni: +39 0434 392960, 0434 392935  –
museo.arte@comune.pordenone.it

www.comune.pordenone.it/galleriabertoia [1]

Attività didattiche per le scuole:  Studio associato Eupolis,
info@eupolis.info

A Gualdo Tadino per il ponte di Ognissanti ingresso gratuito ai musei.

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Fino al 28 novembre, visto il grande interesse del pubblico, è stata prorogata la mostra “Si vede il silenzio. Lani Irwin – Alan Feltus”, la grande pittura di figurazione contemporanea americana, presso la Chiesa Monumentale di San Francesco, visitabile con ingresso libero. “Per le festività di Ognissanti inoltre”, spiega Catia Monacelli, direttore del Polo Museale di Gualdo Tadino, “tutti i musei del circuito sono aperti al pubblico come di consueto, ma con una speciale agevolazione, chi visita il Museo Civico Rocca Flea, potrà accedere gratuitamente a tutti gli altri musei del centro storico, a pochi passi gli uni dagli altri: il Museo Opificio Rubboli, il Museo Archeologico Antichi Umbri, il Museo della Ceramica e il Museo dell’Emigrazione. Facile lasciarsi conquistare da un itinerario unico, per scoprire la bellezza della tipica ceramica a lustro oro e rubino della città di Gualdo, con le sue preziose iridescenze e la storia dei maestri Paolo Rubboli e Alfredo Santarelli, immergersi poi nelle opere di Matteo da Gualdo, capostipite di una singolare famiglia di notai-pittori. Ma ancora un tuffo nel passato più remoto e suggestivo con i reperti archeologici che spaziano dalla preistoria al Medioevo, per approdare alla scoperta dell’affascinante civiltà degli antichi umbri, mentre un balzo in avanti riporterà il visitatore tra Ottocento e Novecento, sulla scia della storia dell’emigrazione italiana all’estero, che ha visto in meno di un secolo 27 milioni di partenze, con un allestimento multimediale. “Il tour museale offre altre sorprese”, racconta l’Assessore alla Cultura Barbara Bucari, “in questo periodo alla Rocca Flea, oltre alle collezioni in permanenza, si possono ammirare tra arte antica e contemporanea, due ulteriori progetti espositivi Arte, fuoco e ceralacca. I sigilli della Collezione Francesco Allegrucci, tre secoli di sigillatura con esemplari che ne evidenziano i molteplici impieghi, dalle raffinate concessioni imperiali degli Asburgo sino agli umili stampi da pane, per poi incontrare la mostra di Ivano Calcagno, Jungle Life, un grido che si erge a difesa della natura e del nostro pianeta”. Non solo un viaggio per adulti, sarà messo a disposizione lo speciale libro-gioco Mangiare con gli occhi! I segreti di frutta, ortaggi e fiori nelle opere d’arte di Gualdo Tadino, a cura di, ideato e prodotto dall’Associazione Archivi Ventrone, per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, che prevede un’originale “caccia alla natura morta”. I bambini potranno trasformarsi in detective per un giorno: si tratta di una vera e propria “indagine” sulla simbologia delle nature morte presenti nelle collezioni museali d’arte, a partire da quella che appare nel famoso capolavoro dell’Albero di Jesse di Matteo da Gualdo, presso la pinacoteca”.

Il British Museum, con il supporto di TEFAF, restaurerà degli antichi reperti danneggiati dall’esplosione del porto di Beirut del 2020

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8 reperti in vetro, danneggiati durante l’esplosione del porto di Beirut di agosto 2020, saranno restaurati al British Museum di Londra

Le opere sono state recuperate da una teca, andata distrutta, del Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut contenente reperti di arte classica e vetro islamico

Questa operazione è stata resa possibile grazie al supporto di The European Fine Art Foundation (TEFAF)

 

Il British Museum e The European Fine Art Foundation (TEFAF) hanno annunciato oggi un’importante collaborazione per il restauro di otto antichi contenitori in vetro gravemente danneggiati durante l’esplosione nel porto di Beirut avvenuta in Libano il 4 agosto 2020.

 

Al momento dell’esplosione le opere, risalenti al periodo romano e al primo periodo islamico, erano esposte al Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut (UAB). La teca che le conteneva è scoppiata, frantumando gli oggetti in vetro al suo interno. Grazie a questa nuova collaborazione, i frammenti di vetro verranno accuratamente ricomposti e restaurati nei laboratori di conservazione del British Museum di Londra.

Il Museo Archeologico dell’UAB dista 3,2 km dal luogo dell’esplosione e ha riportato ingenti danni alle sue porte e finestre. La teca in cui le opere erano conservate racchiudeva 72 contenitori in vetro del periodo romano, bizantino e islamico. Di questi, soltanto 15 sono stati dichiarati restaurabili, mentre gli altri sono andati distrutti per sempre. Solo 8 delle opere ricomponibili sono in condizioni tali da essere trasportate al British Museum, che dispone della struttura e dell’esperienza adatte per restaurare e conservare tali reperti.

 

Hartwig Fischer, Direttore del British Museum, ha dichiarato: “Come il resto del mondo, abbiamo guardato con terrore le immagini devastanti che ritraevano Beirut lo scorso agosto. Abbiamo immediatamente offerto l’aiuto del British Museum ai nostri colleghi in Libano. Ora che ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, siamo fieri di mettere a disposizione le competenze e le risorse del British Museum per salvare degli oggetti antichi così importanti, affinché possano essere apprezzati in Libano e nel mondo per molti anni a venire”.

Dopo l’esplosione, il Museo Archeologico ha attentamente individuato e raccolto i frammenti antichi tra i detriti di teche e finestre. Nel luglio 2021, un restauratore francese dell’Institut National du Patrimoine, in visita a Beirut, ha condotto un lavoro di ricerca e abbinamento, isolando i frammenti appartenenti a ciascuno dei reperti da spedire a Londra. Questa identificazione è stata supportata dal Dipartimento Friends of the Middle East Department del British Museum.

Jamie Fraser, curatore della sezione Ancient Levant and Anatolia del British Museum, supportata da HENI, ha dichiarato: “È un privilegio collaborare a questo importante progetto con il Museo Archeologico. I reperti sono sopravvissuti a vari disastri e conflitti nel corso di 2000 anni, per poi essere distrutti nell’esplosione del porto del 2020. Il loro restauro riflette la resilienza dello staff del Museo Archeologico, nonché l’importanza per il Libano del proprio ricco patrimonio culturale”.

Hidde van Seggelen, Presidente di TEFAF, ha dichiarato: “La distruzione di queste opere è stata una conseguenza terribile di una tragedia più ampia che ha colpito la popolazione di Beirut. Siamo orgogliosi di supportare il restauro dei reperti in vetro attraverso il Museum Restoration Fund di TEFAF, perché si tratta di opere di immenso valore storico, artistico e culturale. Il ripristino della loro forma è un potente simbolo di guarigione e resilienza in seguito al disastro”.

Una volta che le opere saranno completamente restaurate, verranno esposte temporaneamente al British Museum prima di fare ritorno a Beirut.

Gli otto reperti rappresentano una testimonianza cruciale dello sviluppo della tecnologia del vetro soffiato in Libano nel I secolo a.C., quando la produzione di vetro fu rivoluzionata. Questa tecnica rese possibile la produzione in serie di oggetti in vetro di varie forme, rendendo un materiale fino ad allora elitario disponibile per l’uso quotidiano e domestico. Sei degli otto reperti prossimi al restauro furono realizzati con la tecnica del vetro soffiato e mostrano segni di sperimentazione sia nella forma che nella funzione. I restanti due risalgono al periodo tardo bizantino o al primo periodo islamico, e potrebbero essere stati importanti in Libano da vicine località altrettanto specializzate in vetraria, quali Siria ed Egitto.

La Prof. Nadine Panayot, Direttrice del Museo Archeologico dell’UAB, ha dichiarato: “La distruzione di 72 contenitori da tavola in vetro risalenti al periodo romano – alcuni addirittura al I secolo a.C. – rappresenta una perdita culturale inestimabile per il Libano e il Vicino Oriente. Siamo estremamente grati al British Museum per il suo aiuto nel restauro degli otto reperti in vetro del Museo Archeologico dell’UAB frantumati dall’esplosione del porto di Beirut. Il mio ringraziamento va inoltre a TEFAF per la sua generosità nel supportare il progetto”.

Sandra Smith, Responsabile del Dipartimento Collection Care del British Museum, ha dichiarato: “Il vetro è un materiale molto difficile da ricostruire. I suoi frammenti si flettono perdendo la propria forma originale, e necessitano pertanto di un trattamento sotto tensione per riacquisirla. Trattare centinaia di frammenti è un processo delicato, ma le nostre attrezzature di prim’ordine e l’enorme esperienza del nostro team di conservazione farà sì che ciascuno di essi venga preservato secondo standard eccezionali”.