Piccoli “cuochi per un giorno” insieme agli chef stellati: torna il Festival nazionale di cucina per bambini, l’1 e 2 ottobre a Modena

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Piccoli “cuochi per un giorno” insieme agli chef stellati: torna il Festival nazionale di cucina per bambini, l’1 e 2 ottobre a Modena

Sabato 1 e domenica 2 ottobre Modena è ancora una volta la capitale della cucina 0-12 con la quinta edizione di “Cuochi per un giorno”, il Festival nazionale di cucina per bambini. Decine gli eventi, gli stand e i laboratori in programma: grandi chef come Ascanio Brozzetti, Gino Fabbri, Franco Aliberti, Piergiorgio Siviero e Diletta Zenna, Giovanni Mandara, Rino Duca, insegneranno ai piccoli cuochi a cucinare numerose ricette, dagli antipasti ai dolci. L’appuntamento è presso il club la Meridiana, alle porte della città. Parte del ricavato andrà ai comuni colpiti dal terremoto, per la ricostruzione di scuole e asili, e a Dynamo Camp, un luogo di vacanza per bambini con gravi patologie

Cucinare allena concentrazione e pazienza, ecco perche? vale la pena iniziare da bambini. Torna a ottobre “Cuochi per un giorno” (www.cuochiperungiorno.it), il Festival nazionale di cucina per bambini. Quattro edizioni, un grande successo: per il 2016 l’appuntamento è sabato 1 e domenica 2 ottobre a Modena, presso il club la Meridiana (via Fiori 23): una villa settecentesca e un parco secolare faranno da sfondo alle creazioni culinarie dei piccoli cuochi. L’evento è ideato da Laura Scapinelli e dallo staff de “La Bottega di Merlino”, libreria per ragazzi e laboratori creativi di Modena.

Due giornate, decine di appuntamenti e laboratori in cui gli chef in erba potranno annusare, toccare, dosare, impastare, miscelare, modellare, cuocere e mettersi alla prova, imparando tante cose nuove.
Sono in programma vere e proprie lezioni di cucina con importanti chef “stellati” da tutta Italia per incuriosire anche mamma e papà: è già confermata la partecipazione di Franco Aliberti (chef del ristorante La Présef a La Fiorida in Valtellina), Ascanio Brozzetti (pastry chef, ristorante Le Calandre di Padova), il vincitore della “Coppa del mondo della pasticceria” Gino Fabbri (pasticceria La Caramella di Bologna), Marta Pulini (chef Bibendum catering di Modena), Luca Marchini (chef del ristorante Erba del Re di Modena), Piergiorgio Siviero e Diletta Zenna (chef e pastry chef del Ristorante Lazzaro 1915 di Pontelongo), il “pizzaiolo on the road” Giovanni Mandara(proprietario della Piccola Piedigrotta nel cuore di Reggio Emilia), Rino Duca (chef dell’osteria Il grano di pepe di Ravarino, in provincia di Modena), Stefano Ciotti (chef del ristorante Nostrano di Pesaro), Matteo Berti (coordinatore didattico di Alma, Scuola Internazionale di Cucina di Colorno), Lisa Casali (scienziata ambientale, esperta di cucina sostenibile di Milano). Ci sarà persino il contributo diMassimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, tre stelle Michelin e secondo ristorante al mondo nella lista dei The World’s 50 Best Restaurants Awards 2015.
Con il loro aiuto e la supervisione di un’animatrice ogni piccolo partecipante potrà cimentarsi in fantasiose ricette, vivendo un’esperienza ludica ma allo stesso tempo formativa, con la possibilità di imparare le regole del mangiar sano.

Non mancheranno attività interattive collaterali: al Festival saranno presenti numerosi stand per avvicinarsi alla cucina attraverso diversi linguaggi espressivi. Ci saranno una libreria culinaria, spettacoli e storie in cucina, angoli sensoriali e giochi.
Si potrà persino imparare a creare, passo dopo passo, un vero e proprio orto grazie alle attività di Vivi verde Coop e il Gioco di inOrto della Louis Bonduelle Foundation.
Ma non è finita: i più coraggiosi, grazie alla collaborazione di Entonote, potranno cucinare e assaggiare un cibo fuori luogo per noi occidentali, ma all’ordine del giorno in altre parti del mondo: gli insetti, gustosi e sostenibili in cucina!

Cucinare coinvolge i 5 sensi, migliora concentrazione, manualita? e precisione, arricchisce il vocabolario e allena al rispetto delle regole e alla pazienza. “Cuochi per un giorno” è un’occasione per tutti gli uder 12: “I bambini posseggono le doti giuste per cucinare: passione, creatività e curiosità – spiega Laura Scapinelli, ideatrice del festival – Stare ai fornelli coniuga il “fare davvero” con il desiderio di imitare l’adulto e realizza quelli che Maria Montessori definiva “esercizi di vita pratica”, cioè azioni concrete con scopi precisi, che aiutano il corpo e la mente a crescere. Nei due giorni del festival i bambini si divertono a mescolare con le mani, spianare, dar forma alla frolla o alla sfoglia, tramandare le ricette locali. Il nostro, poi, è un festival ecosostenibile: insegnamo ai piccoli chef anche a cucinare con gli avanzi, proponendo diverse attività legate al recupero e al riuso”. Ma c’è molto di più, perché cucinando s’impara: tra pentole e ingredienti i bambini, infatti, imparano a mangiare e ad avere un rapporto sano con il cibo.

Inoltre, attraverso la loro partecipazione, i bambini aiutano altri bambini: parte del ricavato della manifestazione verrà infatti devoluto ai comuni colpiti dal terremoto, per la ricostruzione di scuole e asili, e – come lo scorso anno – a Dynamo Camp, l’unica struttura italiana di Terapia Ricreativa pensata per ospitare bambini affetti da patologie gravi o croniche nel periodo di post ospedalizzazione e/o in fase di remissione dalla cura; qui minori che convivono con la malattia possono praticare attività ludiche e sportive: è un’esperienza di svago, divertimento, relazione e socialità in un ambiente naturale e protetto.

Dove e quando: sabato 1 e domenica 2 ottobre dalle 10.00 alle 20.00 alle porte di Modena, presso il club la Meridiana, in via Fiori, 23.
Quanto: Il prezzo del biglietto varia a seconda delle attività a cui si sceglie di partecipare. Tutte le informazioni e il regolamento si trovano sul sito www.cuochiperungiorno.it.
Infoline e prenotazioni: La Bottega di Merlino, tel. 059.212221 www.cuochiperungiorno.it

Nella foto: Massimo Bottura e Marta Pulini cucinano insieme ad altri due piccoli chef

Gli anni ruggenti dell’ Art Decò ai Musei San Domenico di Forlì

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Un gusto, una fascinazione, un linguaggio che ha caratterizzato la produzione artistica italiana ed europea negli anni Venti, con esiti soprattutto americani dopo il 1929. Ciò che per tutti corrisponde alla definizione Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale. Il successo di questo momento del gusto va riconosciuto nella ricerca del lusso e di una piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messa in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande guerra, degli ultimi miti ottocenteschi e la mimesi della realtà industriale, con la logica dei suoi processi produttivi. Dieci anni sfrenati, “ruggenti” come si disse, della grande borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l’orizzonte cupo dei totalitarismi.
Dopo le grandi mostre dedicate a Novecento e al Liberty, nel 2017 Forlì dedica una grande esposizione all’Art Déco italiana.
La relazione con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fu dapprima di continuità, poi di superamento, fino alla contrapposizione. La differenza tra l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata ad una concezione simbolista che vedeva nella natura vegetale e animale le leggi fondamentali dell’universo, nasce un nuovo linguaggio artistico. La spinta vitalistica delle avanguardie storiche, la rivoluzione industriale sostituiscono al mito della natura, lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città.
Nell’ambito di una riscoperta recente della cultura e dell’arte negli anni Venti e, segnatamente, di quel particolare gusto definito “Stile 1925”, dall’anno della nota Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arts Decoratifs, da cui la fortunata formula Art Déco, che ne sancì morfologie e modelli, nasce l’idea di una mostra che proponga immagini e riletture di una serie di avvenimenti storico-culturali e di fenomeni artistici che hanno attraversato l’Italia e l’Europa nel periodo compreso tra il primo dopoguerra e la crisi mondiale del 1929, assumendo via via declinazioni e caratteristiche nazionali, come mostrano non solo le numerosissime opere architettoniche, pittoriche e scultoree, ma soprattutto la straordinaria produzione di arti decorative.

Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse, Lhote, Schad, mentre tra i protagonisti internazionali del gusto vanno menzionati almeno i nomi di Ruhlmann, Lalique, Brandt, Dupas, Cartier, così come la ritrattistica aristocratica e mondana di Tamara de Lempicka e le sculture di Chiparus, che alimenta il mito della danzatrice Isadora Duncan.

Ma la mostra avrà soprattutto una declinazione italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza del 1923, del 1925, del 1927 e del 1930, oltre naturalmente dell’expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”.

La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Sirio Tofanari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come agli arazzi in panno di Depero.

Obiettivo dell’esposizione è mostrare al pubblico il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri del Déco anche in relazione alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura. Sono qui essenziali i racconti delle opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andloviz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; dei maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig, Oppi, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard-Ginori ideata dall’architetto Gio Ponti e da emblematici esempi francesi, austriaci e tedeschi fino ad arrivare al passaggio di testimone, agli esordi degli anni Trenta, agli Stati Uniti e al Déco americano.

Non si è mai allestita in Italia una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni, che non solo produce affascinanti contaminazioni con il gusto moderno – si pensi per esempio al quartiere Coppedè a Roma o al Vittoriale degli Italiani, ultima residenza di Gabriele d’Annunzio – ma evoca atmosfere dal mondo mediterraneo della classicità, così come la scoperta nel 1922 della tomba di Tutankhamon rilanciò in Europa la moda dell’Egitto. E poi echi persiani, giapponesi, africani a suggerire lontananze e alterità, sogni e fughe dal quotidiano, in un continuo e illusorio andirivieni dalla modernità alla storia.

Trattandosi di un gusto e di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Da Hollywood (con le Parade di Lloyd Bacon o le dive, come Greta Garbo e Marlene Dietrich o divi come Rodolfo Valentino) alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, a Oscar Wilde, a Gabriele D’Annunzio

La mostra è curata da Valerio Terraroli, con la collaborazione di Claudia Casali e Stefania Cretella, ed è diretta da Gianfranco Brunelli. Il prestigioso comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci.

Segreteria organizzativa
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
Ufficio mostre:
0543 1912030-31

La Pop Art italiana invade la Villa dei Capolavori!

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Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016 la Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, ospita una grande mostra sulla Pop Art italiana, composta da circa settanta opere provenienti da importanti istituzioni pubbliche e prestigiose collezioni private.

La mostra intende fornire una lettura articolata e innovativa delle vicende che hanno portato alla nascita e alla diffusione di una “via italiana” alla Pop Art, pienamente in sintonia con le analoghe esperienze maturate in ambito internazionale e al tempo stesso linguisticamente autonoma rispetto ai modelli statunitensi ed europei del periodo.

Per evidenziare la specificità della declinazione italiana della Pop, la mostra prende avvio con due opere esemplari provenienti dalle stesse collezioni della Fondazione, una ‘Piazza d’Italia’ di Giorgio de Chirico e un ‘Sacco’ di Alberto Burri, due fonti primarie, storiche, dell’approccio italiano alla contemporaneità, alla figurazione e all’oggetto. Non a caso, d’altra parte, inizialmente la critica aveva parlato di una stagione “neo-metafisica” a proposito dell’opera di autori come Mario Schifano o Tano Festa, e lo stesso Schifano, come è noto, omaggerà esplicitamente Giacomo Balla e il Futurismo in due serie pittoriche centrali nello sviluppo del suo percorso.

La mostra procede poi con quelli che si possono considerare i precursori del linguaggio Pop propriamente detto, una serie di autori che, a partire dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra hanno affrontato i temi del nuovo paesaggio visivo in un paese che andava uscendo dai traumi della guerra e aprendosi a nuovi, inediti stili di vita, capaci di generare naturalmente anche nuove immagini: Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, hanno saputo cogliere per primi la nuova temperie culturale, il nuovo clima anche sociale che andava maturando negli anni Cinquanta, e le loro opere si pongono, stilisticamente e temporalmente, a fianco di quelle dei neo-dadaisti statunitensi come Jasper Johns e Robert Rauschenberg o dei coevi esponenti del francese “Nouveau Rèalisme”. Assieme a loro, alla fine degli anni Cinquanta anche autori come Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello riflettono sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966.

Un momento di straordinario fervore artistico che investe l’intera penisola, che ha i suoi centri nevralgici nelle città di Milano e di Roma, ma che trova luoghi di diffusione estremamente significativi anche a Torino e in Toscana, per non citare che i centri dove maggiore è l’incidenza di tale tendenza sulla scena artistica. In questa sezione si vedranno quindi i capolavori di Mimmo Rotella ed Enrico Baj, degli autori romani riuniti sotto l’etichetta di “Scuola di Piazza del Popolo”, i già citati Schifano, Festa, Mambor, Mauri e poi Franco Angeli, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Claudio Cintoli, le opere degli artisti operanti a Milano come Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Piero Manzoni, Emilio Tadini, Antonio Fomez, i torinesi Piero Gilardi, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, i toscani Roberto Barni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Malquori.

Una lettura che si conclude con la presentazione di un altro fenomeno cruciale nell’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni Settanta utilizza le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica, che riflette il nuovo clima sociale diffuso in tutto il mondo alla fine del decennio: in questa sezione si trovano opere di alcuni autori presenti in quelle precedenti come Schifano, Angeli, Bertini, ma soprattutto degli esponenti di quella ”figurazione critica” – come Giangiacomo Spadari, Paolo Baratella, Fernando De Filippi, Sergio Sarri, Umberto Mariani, Bruno di Bello o Franco Sarnari – che si rivelano oggi come un’ulteriore, originale contributo italiano alla diffusione del “popism” in ambito internazionale.

Ciò che rende questa mostra un autentico unicum, irripetibile nel panorama espositivo non solo nazionale, è la possibilità di vedere una serie di sculture nelle straordinarie sale della Villa dei Capolavori, la dimora storica di Luigi Magnani, artefice della Fondazione Magnani Rocca: gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi dialogano con gli arredi e i dipinti della Fondazione, in un sorprendente confronto tra il mondo classico e la cultura popolare degli anni Sessanta. Anche uno splendido e rarissimo quadro di Domenico Gnoli, grande artista morto giovanissimo, proveniente da un’importante collezione privata, entra in dialogo con capolavori della pittura antica della Fondazione.

In mostra, accompagnano le opere pittoriche e scultoree alcuni significativi pezzi di design dell’epoca, oltre a rimandi all’editoria e alla discografia, che permettono allo spettatore di immergersi appieno nel clima culturale del tempo, momento cruciale di svecchiamento della cultura italiana in chiave internazionale, al confronto diretto con la nuova cultura di massa, analizzata in quegli stessi anni da grandi intellettuali attivi nel nostro paese come Pier Paolo Pasolini o Umberto Eco. Nel percorso della mostra, il video sul mondo del Piper Club di Roma, vero tempio della musica e del costume giovanile anni Sessanta, completa l’affresco di questo particolare periodo.

La mostra, curata da Stefano Roffi e Walter Guadagnini – già autore di storiche ricognizioni sull’argomento come “Pop Art UK 1956-1972”, “Pop Art Italia 1958-1968”, entrambe alla Galleria Civica di Modena, “Pop Art 1956-1968” alle Scuderie del Quirinale a Roma, nonché di numerose personali dedicate ai protagonisti del movimento – è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

ITALIA POP. L’arte negli anni del boom
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 31 ottobre.
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti e per la Stanza dedicata a Monet – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15, 16, 17, visita alla mostra ITALIA POP e alla Sala dedicata a Monet con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Antonio Carnevale, Mauro Carrera, Walter Guadagnini, Gaspare Luigi Marcone, Stefano Roffi, Alberto Zanchetta.

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, AON SpA – Fine Arts, Jewellery & Private Solutions Specialty, XL Insurance Company SE
Rappresentanza Generale per l’Italia, Butterfly Transport, Fattorie Canossa, Gufram, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

10 appuntamenti per un magnifico settembre

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Settembre è alle porte e, per chi ama l’arte, sarà un mese veramente magnifico. Sono almeno dieci gli appuntamenti da non perdere, tutti in luoghi davvero belli, fuori dalla calca delle grandi città.
Un contesto d’eccezione, la “Villa dei Capolavori”, sede della Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo nel parmense, propone, dal 3 settembre, “Le Ninfee di Monet” e aggiunge, dal 10 settembre “Italia Pop”, l’arte degli anni del boom (entrambe sino all’11 dicembre).
E’ già un evento, al Museo del Violino a Cremona la mostra indagine su “Janello Torriani. Genio del Rinascimento”, l’inventore di affascinanti automi e meccanismi rivoluzionari al servizio di due imperatori, Carlo V e Filippo II (sino al 29 gennaio 2017).
Ad un precedente Re ed Imperatore, Carlo IV di Boemia è dedicato un originale omaggio storico a Monza, città della Corona Ferrea, una delle quattro corone che l’Imperatore-umanista, ammirato da Petrarca, cinse. Al Museo del Duomo, sino al 2 ottobre.
Due originalissime e spettacolari mostre in terra polesana. A Rovigo, in Palazzo Roverella “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia”, indagine che riunisce con un taglio originale opere di rilievo da mezza Europa (sino al 14 gennaio). Parallelamente, nella palladiana Villa Badoer a Fratta Polesine, negli ambienti del nuovo Museo Nazionale Archeologico, “Storia del Profumo, profumo della storia”. Per annusare che la storia, quella con la S maiuscola, non è fatta solo di battaglie, incoronazioni e altri grandi eventi. È fatta anche di profumi
A conclusione di un Centenario che lo ha visto celebrare con decine di mostre e iniziative in tutta Europa e a New York, Città di Castellodedica una grandiosa mostra al suo Alberto Burri, presso gli Ex Seccatoi Tabacco. Titolo: “Alberto Burri. Lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A”, sino al 6 gennaio, a cura di Bruno Corà. Per “tirare le fila” delle molte novità emerse da questo Centenario.
È tra gli eventi più attesi dell’intera stagione la originale, sontuosa mostra che i Diamanti a Ferrara dedicano all’ “Orlando Furioso” nei 500 anni dell’Ariosto. Già il titolo “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi? ” fa intuire che nulla in questa mostra sarà ovvio, a partire dagli incredibili prestiti ottenuti. In Palazzo dei Diamanti, sino all’8 gennaio.
A Roma, foreste, acqua, sassi, ninfee sono i soggetti delle grandi carte che Giovanni Frangi espone sino al primo novembre al Palazzo Poli, sede dell’Istituto Nazionale per la Grafica, in una mostra spettacolare dal titolo “Settembre”.
Sempre in Emilia Romagna il 24 e 25 settembre a ModenaFiere accenderà i motori Il Salone delle Eccellenze “Modena Motor Gallery”. Tra le proposte: “Enzo Ferrari Vs Colin Chapman”, ovvero Ferrari e Lotus, un confronto tra due “miti automobilistici” ma non solo.

E con questi magnifici bolidi si sfreccerà ad ottobre. Un altro mese di grandissimi appuntamenti.

Festival dell’esplorazione e dell’avventura nel Garda Trentino: dal 30 sett. al 3 ottobre la quinta edizione dell’Adventure Awards Days

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ADVENTURE AWARDS DAYS (5^ EDIZIONE)
IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’AVVENTURA E DELL’ESPLORAZIONE
30 SETTEMBRE – 3 OTTOBRE 2016 | ARCO DI TRENTO (TN)
Nel Garda Trentino, con epicentro il Comune di Arco di Trento, si svolgerà la 5^ edizione degli Adventure Awards Days, il festival internazionale dedicato all’avventura e all’esplorazione. Quattro giorni di appuntamenti tra running, trekking, yoga nei boschi, mountain bike, workshop di fotografia e storytelling, spettacoli, concerti all’alba e al tramonto in quota, presentazione di libri e film d’avventura
Special guest: il pianista di fama internazionale REMO ANZOVINO, l’ultra maratoneta MICHELE GRAGLIA, l’esploratrice antartica CHIARA MONTANARI e tanti altri
Torna la quinta edizione dell’ ADVENTURE AWARDS DAYS, il festival internazionale dedicato all’avventura e all’esplorazione che cambia location e da Livigno si sposta nel Garda Trentino, dal 30 settembre al 3 ottobre, e avrà nel comune di Arco di Trento l’epicentro di una rassegna che coinvolgerà tutto il bellissmo territorio montano e lacustre della regione, meta ideale e sicura per gli sport all’aria aperta.
ATTIVITA’ E NOVITA’ DELL’EDIZIONE 2016 (Info e programma completo: www.adventureawards.it) :
4 giorni intensi di incontri con i protagonisti del mondo dell’outdoor, workshop, presentazioni di libri e proiezione di film di avventura (Rassegna International Film Festival), trekking notturno e diurno, concerti all’alba e al tramonto sulle vette, sessioni di yoga nei boschi, tour in bici e pedalate collettive con i protagonisti del BAM! (raduno europeo viaggiatori in bicicletta), training camp, corse in montagna e tante altre iniziative, molte delle quali gratuite, consultabili e prenotabili sul sito ufficiale. Novità di questa edizione: l’Arco Rock Star, un photo contest di due giorni dedicato all’arrampicata e ilThebest4 – selezioni dei migliori eventi outdoor per 4 categorie (verticale, orizzontale, acqua e due ruote) – che quest’anno prevede una sezione di appuntamenti per disabili.
PROTAGONISTI E OSPITI: http://www.adventureawards.it/ospiti/ 
Tra i tanti protagonisti invitati all’evento, segnaliamo lo special guest: il pianista e compositore di Pordenone REMO ANZOVINO, che darà vita – domenica 2 ottobre ore 18.30 – a un magico concerto in piano solo al tramonto presso il Rifugio San Pietro di Arco di Trento, in mezzo alla natura delle Dolomiti trentine, a cui si arriverà con trekking guidato e pedalata collettiva in mezzo al Parco dell’Arciduca. Anzovino, fra gli esponenti più affermati e innovativi della musica strumentale contemporanea, nella sua lunga carriera ha collaborato con i più grandi jazzisti italiani quanto con artisti come la band Tre Allegri Ragazzi Morti o Mauro Ermanno Giovanardi, ha composto omaggi a Pasolini quanto pezzi semplici e bellissimi, ed è per questo che è stato definito dalla critica “Il Van Gogh del piano 2.0”. Qui una sua recente esibizione all’Arena di Verona:https://youtu.be/8WnCxT8MTHQ
Sul versante sport, il festival ospiterà, tra i tanti, l’ultra maratoneta taggese che vive negli USA MICHELE GRAGLIA che dal mondo della moda (ex modello) ha cambiato la sua vita dedicandosi alla passione per la corsa, tentando imprese sportive eccezionali. CHIARA MONTANARI, ingegnere, con diverse spedizioni all’attivo nel continente più inospitale della terra, l’Antartide, da cui è nato un libro (Cronache dai ghiacci: 90 giorni in Antartide. ed. Mondadori), ed insignita dell’Ambrogino d’oro, civica benemerenza del Comune di Milano, dal sindaco Pisapia nel 2014. MARCO CALZA’ atleta divenuto cieco nel 2010, a quasi 40 anni, che nonostante l’invalidità ha continuato a praticare sport come sci in pista e sci alpinismo in terre inospitali e al festival sarà tra i tutor della sezione disabili del Thebest4. STEFANO GREGORETTI celebre ultra-runner di Riccione, vincitore della Gobi Desert e della Yukon Arctic Ultra. A Gennaio 2015, insieme ad altri 2 atleti canadesi del suo team, ha compiuto in semi-sufficienza, ovvero con il solo supporto di acqua e cibo, il coast to coast dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico sfidando il più vasto deserto del continente americano
LA FILOSOFIA E LA “MISSIONE” DEL FESTIVAL: http://www.adventureawards.it/festival/ 
L’Adventure Awards Days offre a tutti la possibilità di vivere la propria esperienza attraverso l’azione o il racconto, e di incontrare i grandi esploratori che ogni anno si danno appuntamento all’interno del festival per condividere le proprie passioni, emozioni e le esperienze nei luoghi più estremi e inospitali della Terra. È il festival di chi ama gli sport outdoor e la natura, di chi vuole provare a fare della sua vita un’avventura unica, di chi apprezza la bellezza e di chi sa emozionarsi per un sogno.
Il festival è patrocinato dal Comune di Arco di Trento e di Garda Trentino S.p.a.
Dettagli evento:
ADVENTURE AWARDS DAYS (5^ edizione) dal 30 settembre al 3 ottobre – Garda Trentino (Comune di Arco di Trento e zone limitrofe)
Info al pubblico e programma completo: www.adventureawards.it
hashtag dedicati #AAD16 e # GardaTrentino

I Nabis, Gauguin e la pittura italiana a Palazzo Roverella

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Da mare a mare, anzi da Oceano a Laguna, lungo percorsi che si sono dipanati, intrecciati, fusi in giro per tutta l’’Europa. Questa è la grande avventura d’arte che descrive l’affascinante mostra che Giandomenico Romanelli ha deciso, su invito della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di raccontare al pubblico di Palazzo Roverella, a partire dal 17 settembre 2016.

Già il titolo “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. E non solo nel campo dell’arte.

Un centinaio di opere, molte conosciute, altre da scoprire, quattro grandi “isole” e tanto, tanto colore. Sarà una mostra di emozioni. E di storie intense. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali.

A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, l’olandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità internazionale di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano ispirazione dal paesaggio e dalle loro comuni esperienze e riflessioni.

Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa all’essenziale. Profeti di un nuovo che attingeva ad un primigenio, all’essenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura essi cercavano anche di coglierne i significati simbolici nascosti.

Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo assai in voga nell’Europa di fine Ottocento. Confluì in varie correnti artistiche e ne influenzò nascita e caratteri.
Su tutti spicca l’esperienza parigina dei Profeti, o meglio Nabis, dall’antico ebraico. Fu una stagione straordinaria: essa segnò davvero la nascita dell’arte moderna. Liberi dal naturalismo e dalla ‘imitazione’ della realtà, i Nabis crearono un linguaggio pittorico nuovo: colori intensi, profili marcati, rinuncia al dettaglio, esplosione di emozioni violente. Sarà una pittura sintetica ed elementare, frutto di una semplificazione fino all’essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro). Da questa visione uscirà l’esperienza dei Fauves e via via sino all’Art Nouveau, all’Espressionismo e all’astrazione.

Questi stimoli innovativi contaminarono l’Europa, senza tralasciare l’Italia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte di questa magnifica rassegna.

La “stagione bretone” dell’arte italiana tra gli anni ’80 dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione.
Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a Pont–Aven.

Non a caso la rassegna continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo di forze, di polarita’, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’ Pesaro.

Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi d’inferno di un manicomio di provincia.
Eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicita’ è purezza primigenia e insieme ingenuita’, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile.

L’ultima parte della rassegna è un grande capitolo dedicato agli eredi di questo universo artistico. Il Sintetismo, calato nella nuova sensibilità borghese e moderna grazie a protagonisti come Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton (presenti in mostra con celebri capolavori), vive una stagione straordinaria anche in Italia: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di SanPietro, Mario Cavaglieri.
Sarà una scoperta per molti poter leggere sotto una nuova luce e grazie a un insolito e rivelatore punto di vista opere e artisti in grado di affacciarsi senza complessi d’inferiorità sul palcoscenico dell’arte mondiale in anni di rivoluzionarie esperienze culturali e morali.
Info: www.palazzoroverella.com

Ecco HYPE di Banca Sella

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Buzzoole
C’è una grossa novità nell’aria, si chiama HYPE ed è una carta-conto che rivoluziona il modo di gestire i propri acquisti, le spese e i risparmi. È perfetta per chi viaggi spesso ma in generale è davvero l’ideale per chi ha bisogno di comodità e facilità di controllo e gestione delle proprie finanze. Infatti la finalità di HYPE è quella di fornire agli utenti tutta la sicurezza e l’affidabilità di un conto bancario attraverso un prodotto a servizio degli utenti, smart e davvero senza costi.

 

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In sintesi, registrandoti in 5 minuti direttamente online, con HYPE hai un IBAN e una carta di pagamento MasterCard con cui comprare online, nei negozi e prelevare denaro dagli sportelli ATM di tutto il mondo senza commissioni (particolare molto interessante per chi viaggia molto all’estero, come me, e vede spesso le commissioni di prelievo superare anche i 5 euro). Oltre alla sua convenienza, i servizi innovativi che la differenziano dalle altre semplici prepagate sono tutti nell’app: è infatti possibile inviare e richiedere denaro in tempo reale (realmente alla velocità di un messaggio su WhatsApp) ai propri contatti della rubrica telefonica. Funzione davvero comoda per organizzare qualsiasi attività con gli amici, dai regali di gruppo alle vacanze, o per farsi inviare denaro in caso di necessità da qualcuno a distanza. Si possono impostare obiettivi di risparmio automatico, come appunto un volo per qualche località esotica, HYPE accumulerà una piccola quota ogni giorno, a seconda della propria disponibilità, aiutandoci ad esaudire i nostri desideri. Inoltre sarà presto possibile dimenticare a casa portafogli e contanti, dato che tramite il proprio smartphone con un solo tap sarà possibile pagare in circa 80.000 negozi in Italia.

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alternativa e completa, ad un costo notevolmente conveniente.

Per noi che ci muoviamo parecchio è un gran bel servizio, no? ;)

HEROES | BOWIE | SUKITA – alla Wall of Sound Gallery le fotografie a DAVID BOWIE di MASAYOSHI SUKITA – dal 4 settembre

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HEROES | BOWIE | SUKITA

Da Wall Of Sound Gallery le storiche fotografie di DAVID BOWIE
realizzate da MASAYOSHI SUKITA

Una collaborazione unica, durata 40 anni, tra il camaleonte del rock e uno dei  più raffinati fotografi. Da Ziggy Stardust al Duca Bianco, passando per le copertine di dischi storici come Heroes, Tin Machine e The Next Day.

4 settembre > 9 ottobre 2016

WALL OF SOUND GALLERY
Via Gastaldi, 4 12051 Alba (CN)
Ingresso libero

INAUGURAZIONE MOSTRA in galleria
Domenica 4 settembre 2016, ore 15:00
MASAYOSHI SUKITA sarà presente per firmare copie del catalogo Heroes.Bowie.Sukita, edito da Wall Of Sound Gallery.

INCONTRO-PROIEZIONE con MASAYOSHI SUKITA e GUIDO HARARI
Nuova Sala Beppe Fenoglio, Alba
Domenica 4 settembre 2016, ore 17:30
Ingresso libero

Mostra in collaborazione con ONO Arte Contemporanea, Bologna.

Mi è davvero difficile accettare l’idea che Sukita-san mi abbia fotografato per tutti questi anni fin dal 1972, ma è proprio così. Sospetto che sia perché, ogni volta che mi ha chiesto di posare per lui, con gli occhi della mente ho sempre visto quest’uomo dolce, creativo e dal cuore grande, capace di trasformare dei servizi fotografici potenzialmente noiosi in piccoli eventi così rilassati e indolori. Possa egli scattare in eterno. 
– David Bowie.

Nel 1972 Masayoshi Sukita ha trovato la sua musa ideale in David Bowie. In 40 anni di amicizia e collaborazione, hanno attraversato insieme cambi d’identità e di look che hanno segnato più di un’epoca, da Ziggy Stardust al Duca Bianco, per arrivare nel 1977 all’immagine più iconica di Bowie: quella della copertina dell’album Heroes. Una fotografia che è diventata un tatuaggio, a tal punto che l’artista l’ha riutilizzata con un brillante artificio per il suo ritorno a sorpresa nel 2013 con The Next Day.
Due anni dopo Bowie ha descritto Sukita come “un artista impegnato, un artista brillante, che chiamerei Maestro”. Il fotografo, oggi quasi ottantenne, non ha mai pensato a Bowie come ad un amico o ad un soggetto fotografico. Per lui, è sempre stato semplicemente “David Bowie”.
“Ero a Londra per fotografare Marc Bolan, ma non sapevo chi fosse Bowie”, racconta Sukita. “Lo avvicinai grazie a degli amici e gli mostrai il mio portfolio. Non sapevo che musica facesse, ma avevo sentito che aveva studiato danza con Lindsay Kemp. Il suo linguaggio corporeo era straordinario e ci piaceva molto la colonna sonora del film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Così combinammo tutti questi elementi nelle nostre foto e quel che ne venne fuori fu semplicemente iconico”.
Il segreto delle immagini di Sukita è la naturalezza con cui ha affrontato e interpretato la complessità in continuo movimento di Bowie, in particolare durante il servizio da cui fu tratta la copertina di Heroes. Sukita: “Bowie aveva prodotto il disco The Idiot di Iggy Pop e vennero insieme in Giappone per promuoverlo. Mi chiamarono per un’ora di foto ciascuno. Nessuno parlò di scattare la copertina di un disco e quindi non pensai a nulla di creativo o concettuale. Catturai Bowie al naturale, seduto, in piedi, capendo che quella era la chiave più interessante. Invece di dargli indicazioni su come posare, mi limitai a fissare la sua ‘persona’. Gli spedii i provini e un mese dopo Bowie mi fece sapere di aver scelto una di quelle fotografie per la copertina di Heroes. Più tardi fu premiata come miglior copertina dell’anno da una rivista inglese. Ne fui davvero felice ed orgoglioso”.

La mostra Heroes comprende 38 immagini, a partire da una serie di ritratti realizzati a Londra nel 1972 e a New York nel 1973, seguita da immagini dal vivo in Giappone nello stesso anno. Non mancano gli scatti iconici e diverse fotografie “alternative” del servizio di Heroes del 1977, immagini di viaggio a Kyoto, in Giappone, del 1980 e alcuni ritratti più recenti, scattati tra il 1989 e il 2002 per la promozione dell’album Heathen, compreso quello di un manichino a grandezza naturale, fatto costruire da Sukita per poter realizzare fotografie sempre nuove senza disturbare il soggetto ”originale”.

MASAYOSHI SUKITA

Nato il 5 maggio 1938 a Nōgata Shi, nel distretto di Fukuoka, in Giappone, Masayoshi Sukita riceve in regalo dalla madre la sua prima macchina fotografica, una Rolleiflex, e le fa un ritratto. È questa, a detta sua, la sua foto più importante. Si iscrive ad una scuola di fotografia di Osaka, ma, infiammato dalla passione per la musica jazz e il rock’n’roll, trova la miglior educazione visiva nei film di Marlon Brando, James Dean ed Elvis Presley, che il giovane Sukita corre a vedere nei cinema di Nagasaki. Quando esplode la Nouvelle Vague francese, lo sguardo di Sukita si riempie delle immagini di registi come Alain Resnais. Sul fronte della fotografia lo colpiscono Dennis Stock (che ha immortalato, tra gli altri, proprio James Dean) e i pionieri del’’agenzia Magnum. Comincia quindi a lavorare come assistente del noto fotografo Shisui Tanahashi.
Nel 1961 entra a far parte della divisione fotografica della Daiko Advertising Inc. di Osaka, mentre nel 1965 si trasferisce a Tokyo dove per la Delta Monde fotografa moda e realizza filmati pubblicitari per la tv. Nel 1970 diventa freelance. Subito dopo comincia a viaggiare e visita più volte New York, attratto dalla sottocultura che ruota attorno a Andy Warhol e vede Jimi Hendrix in concerto pochi mesi prima della sua morte. Ma è Londra a cambiare il destino di Sukita quando nel 1972 conosce e fotografa Marc Bolan dei T.Rex. Un concerto di David Bowie alla Royal Festival Hall ha un impatto decisivo sul fotografo giapponese, che in meno di una settimana trova un contatto col management dell’artista. Col benestare del suo fotografo personale Mick Rock, Sukita ha finalmente accesso a Ziggy/Bowie. È l’avvio di una collaborazione che durerà oltre 40 anni e produrrà diverse copertine di dischi, da Heroes a Tin Machine e The Next Day, oltre a diversi libri.
Nel 2009 alcune opere di Sukita sono incluse nella mostra “Who Shot Rock & Roll” al Brooklyn Museum. Nel 2010 pubblica il libro fotografico “Yellow Magic Orchestra by Sukita”, seguito nel 2012 da “Bowie by Sukita. Speed of Life” per Genesis Publications, che copre l’intero arco della sua collaborazione con Bowie.
Tra gli altri suoi libri ricordiamo: “A Film by Jim Jarmusch: Mystery Train” (1989),  “David Bowie ‘KI’ by Masayoshi Sukita” (1992) e “T.Rex 1972 by Sukita” (2007).
Ha esposto alla Creation Gallery G8, The Guardian Garden (2006), Tokyo Metropolitan Museum of Photography, Shibuya Parco Museum, Paul Smith Space Gallery (2012), SNAP Galleries a Londra, Inter Media Station IMS a Fukuoka (2013), Bigstep a Osaka (2014).
Sukita è tutt’ora attivo nell’ambito della fotografia pubblicitaria, della musica e del cinema.

WALL OF SOUND GALLERY
Guido Harari, Cristina Pelissero
Via Gastaldi 4, 12051 Alba (CN)
T: 0173-362324
E: info@wallofsoundgallery.com
www.wallofsoundgallery.com

Giorni Al Borgo XX Edizione dal 1 al 4 Settembre a Montesarchio (Bn)

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A Montesarchio (Bn) quattro giorni di arte, spettacoli con artisti di strada, concerti, tradizioni, convegni, artigianato ed enogastronomia.

GIORNI AL BORGO
XX Edizione
Dal 1 al 4 Settembre 2016, Borgo Latonuovo, Montesarchio (Bn)

Un fine settimana da non perdere intenso di colori, suoni, suggestioni e profumi….

#GABXX

Organizzato dalla Proloco di Montesarchio, la rassegna “Giorni Al Borgo” giunge quest’anno alla sua Ventesima Edizione proponendo un ricco ed articolato programma di eventi che si snoderà nell’arco di quattro giorni dal 1 al 4 Settembre 2016. Nata con lo scopo di valorizzare il centro storico di Montesarchio, di rara bellezza ed unicità per estensione, la kermesse quest’anno si svolgerà nel Borgo Latonuovo offrendo agli spettatori un cartellone ricchissimo con concerti, spettacoli di intrattenimento di vario genere ed eventi che animeranno cortili, vicoli, piazzette, scenografie naturali perfette all’interno delle quali saranno in azione artisti di strada, circensi, attori e musicisti, dando vita ad un insolito quanto sorprendente salto in dietro nel tempo, teso a riscoprire anche la gastronomia tradizionale ed esplorare nuove sperimentazioni. Nel corso della quattro giorni sarà visitabile la Torre, simbolo della città, che attualmente ospita il Cretere di Asteass, divenuto emblema unico e indiscusso della ricchezza storica e artistico-culturale della civiltà caudina. Sono previste, inoltre, visite guidate al Castello e al Borgo Latovetere con gli insediamenti dei Longobardi. “Giorni Al Borgo” si aprirà il giorno 1 settembre alle ore 20,00 presso il Chiostro Comunale di Montesarchio, a cui seguirà il Concerto dell’Orchestra Di Fiati dell’Associazione Musicale Giuseppe Verdi Città Di Montesarchio. Il giorno seguente la rassegna si sposterà al Borgo Latonuovo per proseguire la sua programmazione dalle ore 19,00 presso l’Oratorio S.S. Trinità con il convegno “Turismo ed Enogastronomia” a cura della Coldiretti di Benevento. Alle ore 20,00 prenderà il via il Laboratorio del gusto “I Sapori di Caudium” con le degustazioni guidate di spumanti del Sannio a cura del Gal Taburno, mentre a seguire andranno in scena i Solisti di Caudium con “Nuevo Tango Project” e lo spettacolo circense “Namnèsia” con esibizioni di trapezio, tessuto e danza. Dalle ore 21,00 saranno protagonisti  UOP & Co (l’uomo orchestra e contrabbasso), Kaos (giocoleria comico teatrale), I Nipoti di Bernardone con “Hop Hop Hopla”  (giocoleria/Clown/teatro di strada), Kiazzaria (Balkan folk music), Chellvofà (musica popolare), Salvatore Omarte (HandPan solo) e Piccola Carovana in “Pyrogat” (non solo fuoco). La rassegna entrerà nel vivo Sabato 3 Settembre con il convegno “Città Caudina e Turismo” a cura di Confidustria Benevento che si terrà alle 19,00 presso l’Oratorio S.S. Trinità. Alle ore 20,00 sarà la volta de “Il Borgo In Poesia” con le letture di poesie musicate, mentre alle 21,00 verranno presentati gli artisti caudini nel corso di “Artedimezzo”. A partire dalle 21,00 sarà possibile assistere agli spettacoli di Marcelina in “Kriminal Tango” (giocoleria/contac juggling) “I Nipoti di Bernardone” (giocoleria/Clown/teatro di strada), de La Terza Classe (Blue grass, country, dixieland, folk), lo spettacolo circense “Namnèsia” con esibizioni di trapezio, tessuto e danza, l’uomo orchestra contrabbasso Uop, Kaos (giocoleria comico teatrale) e Salvatore Omarte (HandPan Solo). Alle ore 23,00 si terrà, poi, l’evento di punta della rassegna con il concerto di James Senese & Napoli Centrale che presenterà i brani tratti dal suo ultimo album “O’ Sanghe”. Il sassofonista napoletano è un artista che non ha bisogno di essere presentato. La sua musica, la sua storia personale, lo fanno per lui. In quasi cinquant’anni di musica, ha attraversato trasversalmente la canzone leggera italiana, il funk-jazz, il grande cantautorato. E’ una leggenda vivente, colui il quale ha dato uno dei primi ingaggi all’indimenticabile Pino Daniele, con cui collaborerà ed avrà amicizia vera sino al suo ultimo giorno. “O’Sanghe” è un nuovo orizzonte su cui si volge lo sguardo del sassofonista partenopeo, mai fermo due volte nello stesso posto. All’interno del disco tutti i riferimenti artistici che hanno fatto grande la sua musica, con una rinnovata carica espressiva. Funk, blues, venature jazz, e tanto mediterraneo, tanta Napoli nelle melodie, nelle storie raccontate; vita, lavoro, lotte quotidiane per la sopravvivenza, amore, fede. In “O sanghe” c’è groove da vendere, come solo James sa. A settant’anni compiuti, James Senese si conferma come un artista senza tempo, con una riconoscibilità immediata ed un cuore intatto, che parla agli ultimi. Nel disco i musicisti con cui collabora da anni– Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso (suoi gli arrangiamenti e la produzione artistica dell’intero disco), Fredy Malfi alla batteria. Da segnalare la presenza, dopo oltre vent’anni, di Franco Del Prete, lo storico batterista di Napoli Centrale, che ha collaborato ad alcuni dei testi del disco e ha partecipato in alcune delle tracce. Del prete sarà anche presente come guest durante il tour di Senese. La rassegna si chiuderà domenica 4 settembre con un’altra intensa giornata di eventi che si aprirà alle ore 19,00 presso l’Oratorio S.S. Trinità con i convegni “Evoluzioni architettoniche della Torre e del Castello di Montesarchio” a cura di Francesco S. Barbato Romano e “Caudini Prima di Caudium” a cura dell’Archeologo Giampiero Galasso. Si proseguirà alle ore 20,00 con la seconda parte de “Il Borgo in Poesia” mentre a partire dalle ore 21,00 andranno in scena Spaghetti Style (swing quartet), Namnèsia (Trapezio/tessuto e danza), UOP (Uomo orchestra, contrabbasso), Spazzatour di Mattaccino e Kaos (giocoleria comico teatrale), Marcelina in “Kriminal Tango” (giocoleria/contac juggling), Napoli Swing Mood (Napoletana swing/jazz strumentale) e  Salvatore Omarte (HandPan solo). Nel corso delle tre giornate al Borgo Latonuovo, dalle ore 20,00 apriranno le botteghe, il mercatino dell’artigianato e di enogastronomia, il “Mercatino Paperino” e le Esposizioni d’Arte, ed in contemporanea sarà possibile cimentarsi nel tiro con l’arco storico presso il campo d’armi a cura della Compagnia della Stella #Rotondi. Inoltre, le vie del borgo saranno animate dalle esibizioni itineranti de Il Fauno (trampoliere poetico), Marcelina, Fratelli Cavallo (zonzo equestre), Pulcinella Fracassa (fastidioso ma non troppo) e Paranze di musica popolare.
PROGRAMMA
Arte – Spettacoli – Artisti di Strada – Concerti – Tradizione – Convegni – Artigianato ed Enogastronomia…

Giovedì 1 Settembre 2016
Chiostro Del Comune Di Montesarchio
20.00 – Presentazione #GABXX
Concerto dell’Orchestra Di Fiati Dell’Associazione Musicale G.Verdi Città Di Montesarchio

Venerdì 2 Settembre 2016
Borgo Latonuovo
19.00, Oratorio S.S. Trinità
Convegno “Turismo ed Enogastronomia” a cura di Coldiretti di Benevento.
20.00 in tutto il borgo: Apertura botteghe e mercatino dell’artigianato, Enogastronomia, “Mercatino Paperino”, Esposizioni d’Arte.
20.00 Campo d’armi e tiro con l’arco storico, a cura di: Compagnia della Stella #Rotondi
20.00 Laboratorio del gusto “I Sapori di Caudium” 3 degustazioni guidate di spumanti del Sannio a cura del Gal Taburno Consorzio
a seguire
I Solisti di Caudium in “Nuevo Tango Project” e Namnèsia (Trapezio/tessuto e danza).
Dalle 21.00 in poi… Musica e Spettacoli con
I Nipoti di Bernardone (giocoleria/Clown/teatro di strada), Uop & Co (Uomo orchestra, contrabbasso), Kaos (giocoleria comico teatrale), , Kazzaria (Balkan folk music),Chellvofà (musica popolare), Salvatore Omarte (HandPan solo), Piccola Carovana in “Pyrogat” (non solo fuoco).
e gli artisti itineranti
Marcelina in “Istante permanente poco serio” (clowneria), Il Fauno (trampoliere poetico), Fratelli Cavallo (zonzo equestre), Pulcinella Fracassa (fastidioso ma non troppo), Paranza (musica popolare)

Sabato 3 Settembre 2016
Borgo Latonuovo
19.00, Oratorio S.S. Trinità
Convegno “Città Caudina e Turismo” a cura di Confindustria Benevento
20.00 in tutto il borgo: Apertura botteghe e mercatino dell’artigianato, Enogastronomia, “Mercatino Paperino”, Esposizioni d’Arte.
20.00 Campo d’armi e tiro con l’arco storico, a cura di: Compagnia della Stella #Rotondi
20.00 “Il Borgo In Poesia” (lettura di poesie musicate).
21.00 “Artedimezzo” (presentazione artisti caudini)
dalle 21.00 in poi… Musica e Spettacoli con:
Marcelina in “Kriminal Tango” (giocoleria/contac juggling, La Terza Classe (Blue grass, country, dixieland, folk), Namnèsia (Trapezio/tessuto e danza), Uop (Uomo orchestra, contrabbasso), Kaos (giocoleria comico teatrale), Salvatore Omarte(HandPan solo).
e gli artisti itineranti:
Fratelli Cavallo (zonzo equestre), Mattaccino (clown), Pulcinella Fracassa (fastidioso ma non troppo:-), Paranza (musica popolare).
23.00 JAMES SENESE & NAPOLI CENTRALE
a seguire continueranno gli spettacoli nel borgo

Domenica 4 Settembre 2016
Borgo Latonuovo
19.00, Oratorio S.S. Trinità
Convegno “Evoluzioni architettoniche della Torre e del Castello di Montesarchio” a cura di Francesco S. Barbato Romano
Convegno “I Caudini Prima di Caudium” a cura di Giampiero Galasso (Archeologo).
20.00 in tutto il borgo: Apertura botteghe e mercatino dell’artigianato, Enogastronomia, “Mercatino Paperino”, Esposizioni d’Arte.
20.00 Campo d’armi e tiro con l’arco storico, a cura di: Compagnia della Stella #Rotondi
20.00 “Il Borgo In Poesia” (lettura di poesie musicate).
Dalle 21.00 in poi Musica e Spettacoli con:
Spaghetti Style (swing quartet), Namnèsia (Trapezio/tessuto e danza), Uop (Uomo orchestra, contrabbasso), “Spazzatour” di Mattaccino e Kaos (giocoleria comico teatrale), Marcelina in “Kriminal Tango” (giocoleria/contac juggling), Napoli Swing Mood (Napoletana swing/jazz strumentale), Salvatore Omarte (HandPan solo)
e gli artisti itineranti:
Fratelli Cavallo (zonzo equestre), Pulcinella Fracassa (fastidioso ma non troppo), Napoli Swing Mood (Napoletana swing/jazz strumentale), Paranze di musica popolare.

Montesarchio: note storiche
Abitata sin dal neolitico, ospitò antichi insediamenti già nel VII secolo a.C.; vi sorse inoltre la città sannitica di Caudium la cui precisa posizione all’interno dell’agro comunale non è però ancora stata definita. Menzionata per la prima volta in un documento datato 1073, fu assegnata a Umfredo nel corso del XII secolo, quando i territori beneventani furono divisi tra i conquistatori normanni. Nel 1127 fu ceduta al conte Rainulfo I, il cui cognato Ruggero, già conte di Sicilia e poi duca di Puglia e re delle due Sicilie, se ne impossessò con la forza qualche anno più tardi. Fu donata successivamente da Carlo d’Angiò a Giovanni della Leonessa, la cui famiglia, legata agli Aragonesi, fu espropriata dei propri possedimenti; fu perciò concessa ai Caracciolo ma Alfonso d’Aragona, dopo aver sconfitto in una famosa battaglia il rivale Renato d’Angiò, riuscì nuovamente a impossessarsene. Nel 1453 divenne territorio del demanio regio, passando nel 1480 a Carlo Carafa. Nel corso delle guerre tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII prima, e tra Carlo V e Francesco I poi, il Carafa parteggiò per i francesi e fu per questo spogliato di tutti i suoi possedimenti; il feudo, per volere di Carlo V, fu donato ad Alfonso D’Avalos D’Aquino, sotto la cui dinastia rimase fino al 1861, quando fu aggregato alla provincia di Benevento. Il toponimo va probabilmente interpretato come un composto di “monte” e del termine latino SARCULUM, ‘sarchio’, strumento agricolo simile ad una zappa che ricorda, in tutta probabilità, la morfologia del monte su cui sorge l’abitato. Tra le costruzioni più antiche spicca una torre di avvistamento, eretta dai romani, rimaneggiata dai longobardi e successivamente restaurata dagli Aragonesi; era collegata, mediante un passaggio sotterraneo, a un castello medievale (VIII secolo), della cui struttura originaria, dopo la sovrapposizione di un grosso edificio nel XIX secolo, restano tracce nel basamento e nell’ingresso. L’agro comunale ospita inoltre edifici sacri di grande pregio, tra cui figurano l’abbazia medievale di San Nicola, la chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie, edificata nel XIII secolo, la chiesa seicentesca della Santissima Trinità e quella settecentesca, con annesso convento, di San Francesco.

Honor 8 è sbarcato in Europa.

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Il nuovo smartphone top di gamma di Honor, il tanto atteso Honor 8, è stato ufficialmente lanciato in Europa, portando il meglio della tecnologia degli smartphone e delle fotocamere nelle mani dei nativi digitali, ad un prezzo di appena 399 euro.

Ogni generazione ha i suoi idoli, il proprio punto di vista sul mondo e le sue regole. Honor 8 è stato specificamente progettato da Honor, marchio leader degli smartphone per i nativi digitali, per soddisfare lo stile di vita ambizioso e dinamico di questa generazione. Honor 8 combina un design innovativo a velocità elevata, fotocamera di alta qualità e funzioni intelligenti.

Materiali e design premium

Il corpo da 5,2 pollici è in vetro, formato da quindici strati, e dona allo smartphone un elegante design con finiture senza eguali. Tra gli strati del vetro sono inserite delle litografie e un reticolo 3D che si uniscono per creare delle sottili linee a prisma. Anche se invisibili all’occhio umano, queste generano colori vivaci per una straordinaria esperienza visiva. Grazie alle sue curve 2.5D, il vetro si inserisce perfettamente in una cornice di metallo tagliata a diamante che rendono il dispositivo eccezionale da tenere in mano, e che protegge lo smartphone dalle le cadute occasionali e altri incidenti.

Due telecamere uniscono le forze per fornire qualità eccezionale in foto. Come per altri modelli precedenti, il dispositivo possiede una doppia fotocamera con due sensori da 12MP; un sensore RGB per catturare i colori e un sensore in bianco e nero per i dettagli. Escludendo il filtro ottico, il sensore monocromatico cattura tre volte più luce di uno standard, migliorando la gamma dinamica dell’immagine e riducendo i difetti, anche in condizioni di scarsa illuminazione, fornendo un’ineguagliabile qualità dell’immagine. I due sensori consentono inoltre ai fotografi di utilizzare una serie di filtri, dalla messa a fuoco dopo lo scatto al cambiare l’aspetto con l’effetto Bokeh.

Oltre a tutto questo, la fotocamera di Honor 8 supporta un vasto insieme di funzioni e filtri, dal light painting alla modalità bellezza e alle funzioni panorama, slow-motion, food, HDR, super night e watermark. In un mondo in cui usiamo la fotocamera su noi stessi, la funzione “perfect selfie” migliorerà ogni sorriso o posa e, unita a una fotocamera frontale da 8 MP, produrrà foto perfette da condividere. Sistema ogni foto o video con tutta una serie di strumenti di editing per rendere i tuoi contenuti migliori sia che tu li voglia postare su Instagram, caricarli sul tuo blog o stamparli per appenderli alle tue pareti.

Potenza nelle tue mani

Honor 8 è stato progettato con un processore octa-core Kirin 950 abbinato a un coprocessore i5, che lavora in tandem per aumentare la velocità di elaborazione, i tempi di risposta e la durata della batteria. Inoltre, il dispositivo supporta le connessioni Wi-Fi su entrambe le bande 2,4GHz e 5GHz.

Funzioni smart sulla punta delle tue dita

Sapendo che la velocità è fondamentale, Honor ha fatto in modo che tu possa accedere a una serie completa di funzioni in un batter d’occhio con la sua esclusiva funzione smart: il sensore di impronte digitali agisce da pulsante multi-funzione, basta toccare una volta, due volte o tenere premuto per avviare applicazioni come WhatsApp o Pokémon Go. Tutto il necessario per mantenere la propria routine quotidiana è a portata di mano. La USB Type-C definisce un nuovo standard nelle porte di accesso, ponendo fine al giocherellare con i cavi: la presa infatti si inserisce in entrambi i versi. Inoltre con la ricarica super-veloce in soli 30 minuti si può ricaricare il telefono al 50%. Il sensore di impronte digitali di Honor 8 ha una capacità di auto-apprendimento, ciò significa che più viene utilizzato più velocemente funzionerà, raggiungendo una velocità di lettura di 0,4 secondi.

Caratteristiche da top di gamma ad un prezzo accessibile

Honor 8 è disponibile dal 24 agosto sul vMall, il negozio online di Honor all’incredibile prezzo di soli €399,99, che include anche un pacchetto extra del valore di €99,99 (fino ad esaurimento scorte). Gli acquirenti possono scegliere tra tre colori: Pearl White, Midnight Black e Sapphire Blue. Honor 8 sarà in vendita nelle prossime settimane anche nei negozi Unieuro ed Euronics, oltre che in alcuni selezionati rivenditori online come Amazon e MediaWorld.

Specifiche Tecniche

 Display LTPS da 5,2 pollici Full-HD (1920×1080)

 Processore Kirin 950 Octa-Core (4×2,3GHz + 4×1,8GHz)

 4GB di RAM e 32GB di memoria interna, espandibili con microSD fino a 128GB

 Batteria da 3,000mAh con ricarica rapida

 Doppia fotocamera principale da 12MP con sensori RGB e monocromatico, modalità Pro,

HDR, Slow-Mo, ecc…

 Fotocamera frontale da 8MP

 Lettore d’impronta digitale 3D multi-funzione con pulsante smart

 Dual SIM

 LTE Cat.6, HSPA+, EDGE, GPRS

 WiFi 802.11 a/b/g/n/ac Dual Band con WiFi Direct

 Bluetooth 4.2

 NFC

 IrDA con telecomando universale

 USB Type-C

 GPS, A-GPS, Glonass, BDS

 Dimensioni: 145,5 x 71 x 7,45 mm

 Peso: 153g

 Sistema Operativo: Android 6.0 + EMUI 4.1

 Colori: Pearl White, Midnight Black, Sapphire Blue

 

In occasione del lancio di Honor 8 per il mercato Europeo, Honor ha anche rilasciato un breve documentario che vede protagonista Brooklyn Beckham. Lo studente di fotografia lascia che i fan scoprano il suo mondo mentre scatta immagini di Londra con Honor 8, lo smartphone più innovativo del brand. Il film, girato dal pluripremiato regista Simon Cahn, esplora l’individualità, la creatività e la ricerca di un percorso originale. Brooklyn è ritratto mentre mostra le sue passioni – dalla fotografia alla skateboard – e come Honor 8 lo aiuta a creare e condividere con questo mondo di passioni.