Salvo l’Archivio della Maccarese, la maggiore impresa agricola italiana

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L’’Azienda Agricola Maccarese e il suo archivio
un patrimonio culturale per la storia, per la comunità
incontro pubblico
martedì 27 settembre ore 10
Castello di San Giorgio, Maccarese, Fiumicino, Roma


Cinquecento metri lineari di documenti e di faldoni, decine di migliaia di fogli, appunti, atti, fotografie, disegni, registri societari e di gestione, documenti di progetto, carteggi, libretti colonici. La straordinaria quotidianità che dal 1925 ha portato un latifondo dei Principi Rospigliosi a diventare la più grande azienda agricola del nostro Paese. 3.200 ettari di ottima terra nell’area del Comune di Fiumicino (Roma), che sono oggi di proprietà e in gestione all’’Azienda Agricola Maccarese, società del Gruppo Benetton.

Fino al momento dell’acquisto da parte del gruppo trevigiano, l’’archivio dell’azienda non era stato oggetto di adeguate cure e attenzioni. Per non correre il serio rischio di perdere questo importantissimo patrimonio storico e culturale, la Società Maccarese ha avviato un progetto di recupero e valorizzazione, realizzato in collaborazione e con il coordinamento della Fondazione Benetton Studi Ricerche.

I materiali raccolti in questo notevole archivio raccontano le vicende societarie dell’azienda e delle società partecipate e controllate, gli eventi legati alla produzione agricola e il sistema di controllo delle coltivazioni e dei vari centri produttivi e le scelte strategiche connesse ai diversi periodi, il rapporto con il personale dipendente e con la popolazione locale, la creazione di infrastrutture e servizi per la comunità tipici della bonifica integrale, molti elementi biografici delle persone che hanno fatto la storia dell’azienda e si intrecciano con la storia, l’economia e la politica italiane.
È una vicenda intimamente connessa non solo con la comunità di Maccarese, che si sviluppa e si articola attorno alla vita dell’azienda e grazie alla sua crescita, ma anche con alcuni grandi temi della storia italiana del secolo scorso: le bonifiche e il dibattito scientifico e politico che attorno a esse si sviluppa, le tecniche e le politiche di produzione agraria e zootecnica, le lotte sindacali del secondo dopoguerra, tutti temi su cui la Maccarese costituisce, a livello nazionale, un costante riferimento.

L’’Azienda Agricola Maccarese è nata negli anni trenta, quando la Maccarese Società Anonima di Bonifiche, che nel 1925 aveva acquistato il comprensorio di Maccarese di 4.419 ettari, effettua la bonifica integrale del territorio. A seguito della crisi del 1929, la società viene ceduta alla Banca Commerciale Italiana e successivamente trasferita all’I.R.I. .
Nel 1998, nell’ambito del programma di privatizzazioni avviate dal Governo, è acquistata da Edizione Holding del Gruppo Benetton che ne avvia la ristrutturazione.
Attualmente l’azienda consta di 3.200 ettari pianeggianti e per le sue dimensioni si colloca al primo posto in Italia. Le colture praticate in azienda sono quelle di seminativi, foraggi e ortaggi.
Al suo interno dispone del più grande allevamento nazionale di vacche da latte, con una mandria di 3.300 capi presenti. La stalla produce 32.000 litri di latte al giorno, soddisfacendo il 10% circa del consumo giornaliero dei romani.

Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, www.fbsr.it

Release Radar: la playlist personalizzata con le ultime uscite

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Per tutti i fan che temono di perdere l’ultimo singolo del proprio artista preferito, Spotify ha creato una nuova playlist personalizzata contenente le ultime uscite: Release Radar.

La nuova feature, disponibile da oggi, consente di rimanere aggiornati sugli ultimi singoli del proprio artista preferito in modo molto semplice. Con Release Radar, Spotify fornisce una selezione settimanale delle ultime uscite più interessanti per l’utente, raccolta in una playlist. In questo modo, gli utenti avranno a disposizione tutta la musica preferita, senza sforzarsi a dover cercare le chicche del momento.

Aggiornata ogni venerdì, Release Radar offre fino a due ore di musica: una playlist contenente le ultime novità degli artisti seguiti da un utente e dei più ascoltati, costellata da alcune nuove scoperte basate sulle abitudini di streaming più recenti. Release Radar è la perfetta integrazione di New Music Friday, che connette l’utente con nuovi artisti che potrebbe non conoscere ancora. La playlist personalizzata Release Radar sarà presto disponibile nella sezione “Nuove uscite per te” all’interno di “Scopri” su mobile e desktop.

“Vista l’enorme quantità di nuova musica che esce ogni settimana, può essere difficile restare sempre aggiornati sugli ultimi brani,” dichiara Matt Ogle, Senior Product Owner di Spotify. “Con Release Radar, volevamo creare il modo più semplice per permettere all’utente di trovare tutte le ultime uscite interessanti per lui in una playlist”.

Così come si evolvono i gusti musicali di un utente, così farà anche Release Radar. Più si ascolta musica, più diventa efficace. Come per le altre playlist, è possibile accedere da tutte le piattaforme e dispositivi di un utente, condividerla con gli amici o renderla disponibile offline.

Grazie a Release Radar, gli utenti di Spotify non si perderanno più un’uscita del loro artista preferito!

Intorno a Palazzo Chiericati, grande appuntamento d’arte a Vicenza

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Grande appuntamento per il 7 ottobre
Riapre Palazzo Chiericati completato dell’Ala Novecentesca,
inaugura l’originale mostra “Ferro, Fuoco e Sangue!”
e, tra Civici Musei e Palazzo Leoni Montanari, l’Itinerario Belliniano

Parlare di data storica è eccessivo. Di certo il secondo fine settimana di ottobre, per Vicenza sarà una data importante.
Per la concomitanza di almeno tre eventi, tutti collegati a Palazzo Chiericati, storica sede della Pinacoteca Civica.
Non a caso l’intero progetto è stato denominativo “Invito a Palazzo”, a sottolineare questa nuova, importante “apertura di porte” oltre al ruolo centrale dei Civici Musei nell’immagine e nel percorso dentro “Vicenza, Gioiello del Rinascimento” come recita lo slogan che accompagnerà la campagna di comunicazione nazionale dell’evento.
Vicentini e turisti avranno finalmente l’opportunità di ammirare opere da tempo non fruibili. E di farlo godendole in un innovativo allestimento che dal Palazzo del Palladio spazia all’intera Ala Novecentesca, integralmente ricomposta a innovativa sede espositiva grazie al fondamentale contributo di Fondazione Cariverona. Molte le novità che attendono il pubblico e tra esse la ricomposizione, all’interno della Pinacoteca, dell’antica Chiesa di San Bartolomeo con i suoi altari e le loro grandiose pale.

“Con questo intervento, il Comune di Vicenza completa il secondo e più rilevante dei tre tasselli che consegneranno alla città e all’arte un Museo-Pinacoteca straordinario, per le collezioni ma anche per l’allestimento” anticipa Giovanni Carlo Federico Villa, che dei Civici Musei di Vicenza è il Direttore scientifico.
Ad affiancare il professor Villa, in questo grande intervento, sono stati l’architetto Emilio Alberti e il professore Mauro Zocchetta, ai quali sono spettati la direzione tecnica e il progetto esecutivo dell’allestimento.

“L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale, che passo dopo passo si va raggiungendo – afferma il Vice Sindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – era il rafforzare Palazzo Chiericati quale straordinaria ‘macchina delle emozioni’ di tutto un territorio, porta sulle bellezze di Vicenza e della sua provincia. Nuovo e monumentale ingresso della città ma anche un luogo familiare e di quotidianità, con una delle collezioni più prestigiose d’Italia le cui curiosità ed eccezionalità porteranno a una nuova centralità dei Musei Civici nella vita dei cittadini.
Confermandoli come una delle istituzioni museali civiche più importanti, e apprezzate, d’Italia”.

Dai 1.530 metri quadri espositivi precedenti la sua parziale chiusura, il complesso museale di Palazzo Chiericati sta per raggiungere i 2.960 espositivi finali, cui si aggiungono 350 mq di depositi già ora visitabili, ricchi di fondi di grafica antica e contemporanea di livello mondiale e di una delle maggiori collezioni di numismatica a livello europeo.
Il terzo e ultimo passo riguarderà il recupero dell’Ala Ottocentesca, che si conta possa essere realizzato nel 2017.

Mentre nei nuovi spazi stanno trovando casa i capolavori tra Medio Evo e Barocco delle Collezioni Civiche, gli affascinanti spazi dei sotterranei del Palazzo accoglieranno una mostra assolutamente originale: “Ferro, Fuoco, Sangue! Vivere la Grande Guerra”.
Nessun intento “celebrativo”, nessuna carrellata di “memorabilia” in questa rassegna emozionale curata da Mauro Passarin. Ma “solo” potentissime, stranianti immagini di oggi. Realizzate da Giuliano Francesconi secondo i più sofisticati canoni dello still life, esplose a grandissime dimensioni. Immagini scabre, rugginose, vere. Avvolgono e sovrastano il visitatore, sapientemente inserite da Mauro Zocchetta in uno spazio sotterraneo. E’ uno spazio di Palladio e quindi bellissimo. Come erano bellissime certe giornate in alta quota sulle montagne del vicentino. Uno spazio protettivo ma aperto, esattamente come lo erano i dedali di trincee che solcavano le balze dei monti dai nomi tragicamente celebri: Ortigara, Pasubio, Cimone, Cengio, Grappa…

Non meno importante il terzo appuntamento, riservato a Giovanni Bellini nel suo Quinto Centenario della morte.
L’occasione è offerta dall’arrivo a Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, per iniziativa di Banca Intesa, di un “Ospite Illustre”. Si tratta della magnifica Trasfigurazione proveniente da Napoli e concessa dal Museo di Capodimonte.
Il capolavoro sarà esposto con tutti gli onori in Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari e ad accoglierlo, idealmente, troverà il non meno magnifico Battesimo di Cristo in Santa Corona. Per l’occasione, a Palazzo Chiericati giungerà dalle collezioni di Palazzo Thiene il grandeCristo crocifisso. Sarà oggetto di una mostra dossier tesa a narrare l’invenzione del paesaggio moderno e la stupefacente qualità pittorica di uno dei massimi rivoluzionari della storia dell’arte occidentale. Intorno alle tre opere di Bellini a Vicenza si costruirà dunque un percorso tale da esaltare il ruolo di primo pittore italiano avuto dall’artista al suo tempo, vero unificatore in un unico linguaggio dei tanti dialetti artistici della penisola.
La regia dell’Itinerario Belliniano è del professor Villa, di cui si ricorderà la magnifica mostra sul maestro veneziano alle Scuderie del Quirinale.

“La bella convergenza di tutte queste operazioni credo possa stimolare i visitatori a venire a Vicenza, scoprendo una città bellissima e accogliente come poche” è l’auspicio di Bulgarini d’Elci.

Le Ninfee di Monet ospiti alla Villa dei Capolavori.

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Il paesaggio di Claude Monet, brano costante dell’intera carriera del pittore, propone alla modernità un diverso modo di osservare la natura.
Attraverso il lavoro en plein air, che di fatto porta l’atelier direttamente nei luoghi di studio, l’artista persegue la totale immersione fisica quanto mentale nel soggetto, con l’intenzione di catturare non solo le più precise sfumature di luce e movimento, ma anche il variare delle condizioni naturali.
Se nella prima parte del suo percorso, prettamente impressionista, è l’immagine percettiva ad essere studiata nei suoi istanti effimeri, nella maturazione degli anni successivi la sua tecnica diventa più elaborata e rende visibile la durata dell’impressione. Non è quindi casuale l’approdo da parte di Monet alla fine dell’Ottocento alle famose “serie”, in cui uno stesso soggetto è ripetuto più volte in momenti o condizioni atmosferiche differenti.
Lo scopo è quello di fermare il tempo, reo di nascondere il segreto dramma della fugacità delle cose, restituendo loro valore poetico.
L’inizio di questi studi ripetuti è ravvisabile a partire dal 1876 nei dipinti dedicati alla stazione di Saint-Lazare a Parigi, scenario che meglio di tutti registra, oltre alla dinamicità del contenuto, anche le trasformazioni del progresso industriale in città. È però con la serie delle Cattedrali di Rouen, a partire dal 1892, che Monet raggiunge non solo fama, ma anche significativi risultati per queste nuove indagini coloristiche.
Conferma del nuovo modo di concepire lo spazio come traccia evanescente è l’approfondimento sulle scogliere, in particolare sono le amate rocce della Normandia a rappresentare l’oggetto di un desiderio avventuroso di mutabilità.
L’opera di Monet Falaises à Pourville, soleil levant, conservata presso la Fondazione Magnani Rocca, appartiene proprio a una serie di cinque dipinti sul tema, eseguiti dall’artista tra gennaio e marzo 1897 e dialoga con un dipinto del maestro francese di analogo soggetto, proveniente dalla collezione Tanzi. L’alba, indagata dal vero, illumina di rosa le rocce, quinte teatrali vaporose, che creano tagli asimmetrici col mare, in cui l’acqua con i suoi colori costituisce il mezzo per eccellenza riflettente su cui concentrare gli studi sulla fusione atmosferica.
In questa direzione, la serie che impegnerà il pittore nell’ultimo trentennio della sua vita, ovvero le Ninfee, rappresenta la summa di una profonda ricerca sulla rifrazione e non solo.
Per meglio concentrarsi sul nuovo progetto, si sposta a vivere a Giverny, nell’alta Normandia. Qui costruisce un giardino e uno stagno, e coltiva fiori di vario tipo, comprese le ninfee, piante acquatiche che rimandano alla sua passione per l’arte giapponese.
Come nel dipinto esposto alla Fondazione, Le Bassin des Nympheas del 1904, proveniente dal Denver Art Museum, lo stagno e nuovamente l’acqua stimolano inaspettate sensazioni visive, poiché dissolvono forme e materia, di cui le ampie e aggiornate pennellate sono dimostrazione concreta.
Le Ninfee, ciclo che racconta l’ultima ossessione di Monet, si collocano a metà tra la pittura di paesaggio e una nuova pittura decorativa con aspetti artificiosi, quasi astratti, che hanno nella costruzione spaziale la loro novità. I toni cromatici, ora, non esprimono più solo le metamorfosi della luce e dei riflessi, ma sono mezzi che trascendono la realtà per creare qualcosa di completamente inedito, sovratemporale e intangibile.
Se prima i pittori Barbisonniers – quali Corot, Rousseau, Courbet – avevano scelto la foresta di Fontainebleau come rappresentazione dell’energia che promana dalla natura anche senza figure umane, con Monet si arriva alla dissoluzione della realtà nel sogno luminoso dell’arte. La luce prende il sopravvento su tutto, abbaglia lo sguardo del pittore e anche la tela sulla quale la forma si dissolve e si vaporizza fuori da ogni gerarchia tra centro e periferia. Siamo alla profezia dell’Informale. Giverny diventa la capitale morale da cui parte una lingua dell’arte che tende a una comunione panica tra l’uomo e la natura, a dissolvere i confini del soggetto e dell’oggetto e creare una emozione capace di stabilire unione e continuità, concordia e dissonanza, ma sempre sotto il segno dell’abbaglio luminoso. Si parte dunque da Monet, certamente anticipato da Turner, per approdare quattro decenni dopo a un linguaggio definito Informale in Europa e Action painting in America. L’originalità della profezia di Monet, che dissolve la forma della luce delle Ninfee nell’acqua, sta nell’aver scremato il dolore dell’informale europeo e aver catturato una felicità e un’energia vicina al vitalismo americano.

MONET
Quelle ninfee che anticiparono l’Informale
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 3 settembre all’11 dicembre 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti e per la mostra ITALIA POP – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida). Ristorante e Caffetteria nella corte del museo.

TRI-WEEK LAVARONE: 27-28 agosto 2016

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Alpe Cimbra di Folgaria-Lavarone-Lusérn (Trentino)

TRI-WEEK LAVARONE

Lago di Lavarone, 27-28 agosto 2016

 

L’Alpe Cimbra torna ad essere protagonista in quest’estate 2016 con un altro grande evento sportivo: il Triathlon. E questa volta saranno degli ironman a tutti gli effetti a contendersi la vittoria.

Per la 4^ edizione del Tri-Week Lavarone la 33 Trentini Triathlon ASD, storica Società di Rovereto organizzatrice dell’evento, conferma la formula del 2015 con le due gare in MTB del sabato – lo Sprint e l’apprezzatissimo X-33KMAN – e l’ormai storico Olimpico alla domenica.
Nel weekend del 27-28 agosto 2016 nella splendida cornice del Lago di Lavaronesull’Alpe Cimbra di Folgaria Lavarone Lusérn – nel cuore del Trentino – i triatleti s’immergeranno in una scoppiettante due giorni di triathlon che quest’anno presenterà non poche novità.
Novità che permettono di aumentare la spettacolarità della manifestazione e che sono comunque una risposta che la 33TT vuole dare alle esigenze e ai bisogni dell’atleta nonché degli accompagnatori e degli spettatori. La modifica principale sarà, infatti, lo spostamento dell’arrivo in zona lago. Grazie a questo i supporters dei nostri atleti non avranno bisogno di muoversi per godersi tutti i momenti caldi tipici di una gara di triathlon. Partenza, nuoto, uscita acqua, zona cambio e arrivo tutto concentrato attorno alle meravigliose acque del Lago di Lavarone. Con questa nuova logistica abbiamo dovuto mettere mano ai tracciati della frazione run di tutte e tre le gare. La soluzione scelta è quella del multilap con passaggio adiacente alla transition zone. Spettacolo nello spettacolo.

Sabato 27 agosto la gara clou in MTB sarà il già leggendario X-33KMAN. Con il perfetto equilibrio tra frazione Mtb e Trail Run la nostra gara Cross Country ha conquistato il cuore dei coraggiosi che nel 2015 si sono messi alla prova con quei “terribili” trentatre km. In realtà i percorsi, pur essendo certamente impegnativi, sono talmente belli e spettacolari che il tempo sembra volare mentre si sfreccia tra i lussureggianti boschi dell’altipiano. Puro spirito 33TT!
Confermata anche la prova a staffetta sulla distanza Cross Country. Dopo l’ottimo debutto dell’anno scorso siamo certi di avere contagiato a sufficienza gli specialisti delle singole discipline, i quali potranno far valere tutta la loro tecnica e preparazione buttandosi a capofitto sugli avvincenti percorsi dell’X-33KMAN.
Per coloro invece che non si sentono pronti ad affrontare una gara così lunga proponiamo anche quest’anno la gara sulla distanza Sprint in MTB. Inalterato il percorso bike ci si dovrà misurare sul nuovo percorso run. Il nostro Sprint rappresenta sempre un’ottima opportunità anche per chi dovesse decidere di debuttare nel suo primo triathlon.

Ovviamente confermatissima la gara della domenica 28 agosto sulla distanza Olimpica in BDC. Nessuna modifica sul percorso ciclistico: panoramico, vario e fondamentalmente veloce ma soprattutto apprezzatissimo dai numerosissimi atleti accorsi sull’altipiano nelle scorse edizioni. Riveduta come detto la frazione run che limita gli strappi brutali delle prime edizioni, rendendo la corsa più continua e veloce.

L’hospitality dell’evento sarà organizzata sulle sponde del Lago di Lavarone.

Numerose e qualificate le già garantite presenze di atleti blasonati molti dei quali, per il quarto anno consecutivo, vogliono presenziare a questa gara divenuta ormai una classica della “triplice disciplina”.

Il Triathlon per chi lo pratica è un’esperienza fortissima che porta a superare in ogni gara i propri limiti se si vuole arrivare al traguardo e queste emozioni meritano di essere raccontate con la storia di uno dei suoi partecipanti:

“È UNA BELLA GIORNATA DI SOLE IN CUI TI SEMBRA DI STARE IN PARADISO.
Infatti ti trovi sulla spiaggetta orientale del Lago di Lavarone in uno stato di quiete assoluta. Non sai ancora se sia giunto il momento di concederti un tuffo nelle cristalline acque o cedere all’invitante sguardo ricevuto poco più in là. Ma nello stesso istante, sulla sponda opposta, sta per accadere qualcosa di anomalo: delle figure aliene si stanno radunando sotto un gigantesco gonfiabile con due tori disegnati sopra. Cosa sarà mai, un attacco dalla galassia? Non perdo tempo e faccio subito il giro del lago. Incontro una di queste persone dalle sembianze anfibie, il quale mi spiega che si tratta di una gara di triathlon, un appuntamento sportivo a cui non bisogna mancare, sia come atleta che come spettatore: la soddisfazione è assicurata. Inoltre apprendo che è una disciplina olimpica basata su 3 prove senza soluzione di continuità: una dinuoto, una di ciclismo e un’ultima di run.
Uno sparo dà il via alla competizione, gli uomini rana entrano in acqua tutti assieme in un travolgente ribollio di schizzi e bracciate. 1500 sono i metri da fare a nuoto fra le boe.
Come l’altra gente corro anch’io per arrivare nella zona cambio, dove gli atleti si tolgono la muta e saltano in sella alla propria bicicletta. È un momento clou: il fragore del tifo ti coinvolge oltremodo. Il pit-stop è veloce e anche i 40 km di strade che percorrono passano in fretta.
C’è solo un’ultima prova, i 10 km di corsa suddivisi in due giri. Si corre nuovamente nei pressi del lago, oggi protagonista e ombelico del mondo, gli atleti sfilano uno ad uno davanti agli occhi.
Non c’è che dire; sto assistendo ad uno spettacolo nello spettacolo, è un evento fantastico… mi piacerebbe raccontarlo agli amici”.
Maggiori info e dettagli su alpecimbra.it
Iscrizioni su http://www.33trentinitriathlon.com

 

A Forte Belvedere va in scena L’ANGELO DEL SOLDATO-18 agosto 2016

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A FORTE BELVEDERE (Lavarone)

VA IN SCENA

L’ANGELO DEL SOLDATO

giovedì 18 agosto ore 21.00

 

Ricordiamo: uomini spinti al limite della sopportabilità fisica, mentale, spirituale,
 nascosti come talpe in fredde grotte buie scavante nella pancia della montagna 
o in lunghe trincee. Immaginiamo:
 nel silenzio penetrante dell’attesa, squarciato da tuoni d’artiglieria, 
poco prima dell’ultimo respiro, 
quegli uomini si abbandonano. 
In quell’attimo sospeso tra coscienza e follia, un canto, una voce familiare, un suono aprono visionari spiragli di luce. 
La musica 
li avvolge, riscaldandoli,
 luce consolatoria 
ultima benedizione, 
ANGELI.

L’Angelo del Soldato è una rappresentazione di tutto ciò in grado di coinvolgere e trasportare lo spettatore su dimensioni emotive profonde: opera – evento – percorso musicale – multimediale – sensoriale nei luoghi della memoria di Carlo Casillo eMariano de Tassis.
Partendo dall’idea musicale di rivisitare note canzoni popolari legate alla Prima Guerra Mondiale (quali tapum, penna nera, il testamento del capitano, la leggenda del Piave, Monte Nero ecc..) in chiave contemporanea, poetica, evocativa, fin anche mistico/trascendentale, il progetto mira a far vivere allo spettatore una forte esperienza sensoriale, legata a temi della memoria sulla Prima Guerra, con una particolare attenzione alla figura dell’uomo–soldato, alla sua fragilità, fisica e mentale, alla sua umanità e spiritualità.
Per ogni partecipante vi sarà una cuffia per l’ascolto. Tutto l’evento musicale- multimediale, della durata di 60 minuti, con 5 musicisti/attori dal vivo, seppur percepibili come invisibili presenze, sarà ascoltato attraverso uso di cuffie, per amplificare le percezioni acustico-sensoriali.
La musica ed i canti tradizionali si combineranno con effetti sonori, sound design,documenti sonori originali dell’epoca, testi in italiano e tedesco, dialoghi, immagini video (d’epoca e non) filtrate e rielaborate.
Il tutto in un visionario ed evocativo caleidoscopio percettivo – sensoriale.

Componenti del gruppo:

Carlo Casillo: chitarre, plettri, voce, live computer
Mariano de Tassis: voce narrante
 e percussioni
Corrado Bungaro: violino, nickel arpa, voce
Valerio Bazzanella: voce, pianoforte
Lisa Bergamo: voce
Giacomo Plotegher: fonica, sound engineering

Regia:

Carlo Casillo – Mariano de Tassis

 

Forte Belvedere nel corso dell’estate diventa il centro delle celebrazioni sul Centenario, grazie anche ad iniziative particolari come Arte Forte e l’Angelo del Soldatoin grado di catturare l’interesse non solo degli addetti ai lavori ma soprattutto di chi ama il connubio arte-storia o spettacolo-musica-storia.

 

Maggiori info su alpecimbra.it

Iscrizioni gratuite entro il giorno precedente presso l’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra tel. 0464 724100. Posti limitati da prenotare.

 

Ecco il PoesiaFestival 2016

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Dal 19 al 25 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di nove comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2016 Jorie Graham – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a lei, per citarne solo alcuni, Mariangela Gualtieri, Maurizio Cucchi, Giuseppe Conte, Elio Pecora. Saliranno sui palchi anche artisti come Nada, Gaetano Curreri, Alberto Fortis, Paolo Benvegnù, per oltre 30 eventi in sette giorni, tutti gratuiti

Ancora una volta il Poesia Festival invaderà pacificamente la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino con la sua dodicesima edizione. Dal 19 al 25 settembre nove comuni (con la novità quest’anno di Guiglia e Zocca) saranno lo scenario per la tradizionale rassegna d’ inizio autunno dedicata alla poesia e alle sue contaminazioni con le altri arti. Un coro di voci diverse che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesia ma che riesce anche a raccontare un territorio ricco di bellezza, di eccellenze gastronomiche e produttive.

Maurizio Cucchi, Mariangela Gualtieri, Giuseppe Conte, Elio Pecora, Alessandro Fo, Paolo Valesio, Gian Mario Villalta, Maria Grazia Calandrone, Roberta Dapunt, Isabella Leardini,Francesca Serragnoli e Alfonso Berardinelli – a cui sarà affidata la lezione magistrale d’ apertura – saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2016 di Poesia Festival.

A conferma di una vocazione internazionale del festival contribuirà la presenza di Jorie Graham, considerata una delle maggiori poetesse contemporanee, vincitrice nel 1996 del Premio Pulitzer, i cui versi sono pervasi da una costante tensione tra mente e mondo contemporaneo, tra immaginazione e reale.

Ma Poesia Festival significa anche dare spazio a giovanissimi poeti, con un nuovo appuntamento rispetto alle edizioni precedenti: si chiamerà “La meglio gioventù” e avrà per protagonisti alla Rocca di Spilamberto sei autori provenienti da tutta Italia. Altra novità è l’appuntamento ‘al femminile’ con le principali autrici italiane di poesia: Maria Grazia Calandrone, Roberta Dapunt, Isabella Leardini e Francesca Serragnoli per la prima volta su un palco tutte insieme.

Poi toccherà alla musica e al suo fil rouge con la poesia: Alberto Fortis al piano, intervallerà le sue canzoni con letture di suoi testi;Nada sarà accompagnata da Fausto Mesolella degli Avion Travel, e darà vita a un reading musicale; mentre Gaetano Curreriracconterà in musica il suo rapporto con la poesia. Ci sarà anche un appuntamento in bilico tra verso e performance dedicato a Patti Smith, la sacerdotessa del rock, nel quale Angela Malfitano leggerà brani dai sui diari e Angela Baraldi canterà alcune canzoni dell’autrice newyorkese. Spazio anche a Paolo Benvegnù, uno di quei cantautori che con sapienza artigianale riesce a disegnare trame mai banali e a Motta, giovanissimo cantante, polistrumentista e autore di testi, pupillo della produttrice Caterina Caselli.

Anche il teatro e gli attori ‘presteranno’ i loro strumenti alla poesia, in modo particolare quest’anno in cui il Poesia festival accoglie per la prima volta nella sua compagine Ert, Emilia Romagna Teatro. A cent’anni dall’uscita del capolavoro di Giuseppe Ungaretti “Il porto sepolto”, il festival presenta una lettura scenica integrale a cura di Claudio Longhi econ la partecipazione del suo gruppo di attori; la voce di Sandro Lombardi e la chitarra di Andrea Candeli aiuteranno Walter Siti a presentare il suo libro “La voce verticale” (Rizzoli), un viaggio nella poesia di ogni tempo e luogo. A Franco Branciaroli invece il compito di fare rivivere i versi dei Lirici greci insieme alla filosofa Claudia Baracchi; Ugo Pagliai reciterà versi di Garcia Lorca e Neruda e David Riondino festeggerà a suo modo i 500 anni dell’Orlando Furioso.

A salutare l’ingresso di due nuovi comuni nel festival – Guiglia e Zocca – una camminata poetica che si dipanerà proprio fra le due località con due guide “poetiche”, Paola Loreto e Francesco Genitoni.

Poesia festival chiuderà domenica 25 alla Rocca Rangoni di Spilamberto con un appuntamento nuovo e inconsueto, una sorta di produzione originale che si intitolerà “Parole Note Live”.

Giancarlo Cattaneo leggerà i testi e le poesie più belle dell’omonimo programma che lui conduce su Radio Capital – e che per la prima volta si fa spettacolo dal vivo – prendendo spunto dall’antologia Parole dritte al cuore (Mondadori). Insieme a lui Maurizio Rossatocreerà un flusso di musica dal vivo insieme alla proiezione di immagini tratte da film. Una sorta di incontro conclusivo che con un linguaggio nuovo mette insieme musica, parole e immagini.

Sguardi, volti, sorrisi, tutto questo impresso nelle fotografie di Betta Baracchi e Serena Campanini che dall’inizio del festival, era il 2005, hanno fotografato gli ospiti della kermesse. Per la prima volte le loro fotografie si fanno mostra e lo fanno seguendo lo spirito di quello che è un festival diffuso: la mostra intitolata “I volti dei poeti” avrà come sedi le biblioteche comunali dei nove comuni dove si svolge la manifestazione.

Quando: dal 19 al 25 settembre 2015

Dove: Unione Terre di Castelli – (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca e Guiglia) e il comune di Castelfranco Emilia

Promotori istituzionali: Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Sostenitori: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena

Con la collaborazione di Ert e Università di Bologna

Direzione organizzativa: Laboratorio Musicale del Frignano

Comitato scientifico Poesia Festival:

Roberto Alperoli (direttore)

Alberto Bertoni

Roberto Galaverni

Emilio Rentocchini

Andrea Candeli (direttore di produzione)

Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Modena Motor Gallery: il Salone delle Eccellenze nella Terra dei Motori

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Modena Motor Gallery 2016
Il Salone delle Eccellenze nella Terra dei Motori
24-25 Settembre 2016

Quella che si terrà a ModenaFiere del 24 e 25 settembre sarà una edizione di Modena Motor Gallery con il propulsore. Un propulsore di quelli che nascono solo lungo la Via Emilia.
ll connubio tra la importante Mostra/Mercato delle auto e delle moto storiche, creata da Vision Up srl con ModenaFiere, e la Motor Valley quest’anno sarà ancora più diretto e organico.
Una strategia fisiologica per un territorio unico al mondo, la Motor Valley appunto, dove nell’arco di meno di 50 chilometri si confrontano Ferrari, Maserati, Lamborghini, Dallara, Ducati e Pagani, marchi e know-how che rappresentano l’eccellenza italiana a livello planetario.
I segnali di volersi decisamente proiettare verso la dimensione internazionale, Modena Motor Gallery l’aveva fatta intuire già nella edizione 2015, non a caso premiata da una crescita del 25% di pubblico e da un incremento del giro economico e di contrattazioni.
La strategia per l’edizione 2016 punta su due precise scelte. A settembre gli appassionati troveranno ad attenderli a ModenaFiere, un’area mercato di oltre 20 mila metri quadri, con proposte di qualità in tutti i segmenti (auto, moto, ricambistica, automobilia).
Accanto a questo grande spazio commerciale, gli organizzatori hanno previsto una serie di manifestazioni espositive di altissimo livello, rese possibili proprio dalle importanti sinergie che solo questo magnifico territorio può offrire.

Innanzitutto una grande mostra, che si dipanerà su 1200 metri quadri, dedicati alle eccellenze della Motor Valley dell’Emilia Romagna. Qui gli appassionati potranno misurarsi con il meglio dei grandi Marchi che si concentrano lungo appena 50 km della Via Emilia. Grandi nomi universalmente ammirati, ma anche quell’insieme di laboratori di ricerca, di artigiani d’eccellenza, di esperti che costituiscono il terreno di cultura di questa Terra dei Motori.
Un presente che ha radici nel passato qui documentato dai Musei Ferrari di Modena e Maranello e dal Museo Lamborghini di Sant’Agata, ma anche da collezioni private d’eccezione come quelle di Righini, Stanguellini e Panini.

Diversi i focus collegati ad anniversari importanti: dai 100 anni dalla nascita di Ferruccio Lamborghini e ai 50 anni della Miura, presentata al Salone dell’automobile di Ginevra del 1966, lasciando senza fiato i visitatori e dando inizio ad una nuova era nel settore delle automobili sportive.

Quest’anno si festeggiano anche i 90 anni di Maserati. Il 25 Aprile del 1926 fece la sua comparsa alla Targa Florio un’auto con motore da 1500 cm³ a 8 cilindri in linea, alla guida lo stesso disegnatore, che arrivò nono nella sua classe modificando la Diatto (con la quale si era iscritto) in quella che è diventata la sua prima auto: la Maserati, appunto.

Modena Motor Gallery dedica uno spazio importante alla Ducati, curato da Claudio Lusuardi. 90anni fa, nel 1926 nasceva l’azienda Ducati con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. All’epoca era specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radiofoniche. Dovranno passare ancora due decenni per la nascita del reparto motociclistico dove viene prodotto, su licenza, il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta. Molta strada, in tutti i sensi, è stata fatta da Ducati da allora. E Modena Motor Gallery ed.2016 giustamente

lo mette in evidenza.
A cura del Museo Ames, le fantastiche Bubble Cars accoglieranno i visitatori nella Galleria Centrale, per la gioia degli appassionati di Micro Car.

E’ nella tradizione di Modena Motor Gallery riservare uno spazio d’onore agli artigiani del settore. E’ anche dalle loro intuizioni e dalla loro maestria che hanno tratto linfa le eccellenze della Motor Valley modenese. Sono loro a poter ridare giovinezza e smalto a molte auto e moto storiche. Gli artigiani troveranno qui, come sempre, uno spazio importante e saranno la “corona” di un intero padiglione di commercianti di auto. Per la prima volta a Modena Motor Gallery alcuni giovani artigiani mostreranno in diretta come si batte e modella una lastra e come si salda.

Modena Motor Gallery guarda al passato, glorioso, ma vuole anche contribuire a creare un futuro migliore per tutti, per questo verrà bandita un’Asta benefica di automobilia, il cui ricavato andrà all’Istituto Dino Ferrari di Maranello, per sostenere le attività di ricerca e progettazione di veicoli ad emissione zero.

Motori e Sapori, si sa costituiscono un connubio tra i più perfetti. Ai Sapori provvedono le eccellenze enogastronomiche di Piacere Modena, che rappresenta i Consorzi dei prodotti tipici. Tutto il resto è invece Motori. Di ieri, di oggi e di domani. Perché è qui che una grandiosa storia si fa trama di un grande futuro.

Cortina celebra il genio di Mario Cavaglieri

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L’estate cortinese celebra il genio di Mario Cavaglieri
sino al 4 settembre a Le Muse Galleria d’Arte

La mostra certamente più intrigante dell’estate cortinese è quella che Le Muse – Società di Belle Arti dedica, nella sua centralissima sede espositiva di piazza Silvestro Franceschi, 6 al grande Mario Cavaglieri.
La rassegna offre una attenta selezione di opere dell’originale pittore rodigino, molte conosciutissime e altre che per la prima volta vengono presentare al pubblico, emergendo da una importante collezione privata italiana.
Cavaglieri si conferma un pittore di raro edonismo, attratto dall’eleganza dei salotti mondani di fin de siècle; si potrebbe quasi affermare che la sua pittura possiede un intrinseco incanto letterario; così alcune stoffe, cappelli, arredi, orologi, resi con opulenza barocca, sembrano affiorare dalle pagine di taluni romanzi dannunziani. Non a caso il suo nome è stato accostato a quello del Vate, entrambi affascinati dalle belle donne e dal lusso, seppur sensibili ai paesaggi ed alla natura. Dal milieu sociale, insomma, di quel mondo agiato e, per certi versi, eccentrico tanto ben descritto da Thomas Mann e da Luchino Visconti.
Donne belle e selvagge, colori ed emozioni forti. Ma anche i silenzi e la dolcezza del paesaggio naturale. Tutto questo è Mario Cavaglieri (1887-1969), un artista che per molti è oggetto di culto e tuttavia “nascosto” ai più.
“Nato nel 1887 a Rovigo, in una doviziosa famiglia della borghesia ebraica, Cavaglieri condivide il destino di quegli artisti socialmente privilegiati che, potendo contare su un vasto patrimonio di famiglia, non devono preoccuparsi di promuovere il proprio lavoro nei circuiti mercantili, appagati dalla benevolenza di studiosi di rango e di raffinati collezionisti. Senza dimenticare che nel 1925, pur continuando a dipingere, si ritirò a vivere in volontaria “clausura” in un’antica tenuta della campagna francese, a Pavie-sur-Gers, in Guascogna, dove morirà nel 1969”. A ricordarlo nel breve ma acuto intervento introduttivo alla mostra cortinese è Ada Masoero. Che annota ancora: “Forse, oltre all’ascesa del fascismo, a indurlo al ritiro in Francia fu la consapevolezza della fine dell’epoca di cui era stato interprete così felice, cantore di quel mondo opulento che nell’alta borghesia europea perpetuò rituali e mode degli anni scintillanti della Belle Époque sino al primo dopoguerra. Oggetto dei suoi dipinti, gli «sguardi» e le «atmosfere» di un mondo lucente e ovattato al tempo stesso, in cui donne elegantissime (come nello splendido Incroyable-L’Aigrette, 1914, o nel non meno fascinoso Fuffi, 1920), disinibite e sicure di sé (Nudo con l’ombrellino, 1926 ca.), abitano interni opulenti e un po’ soffocanti, decorati in stile neo-rococò (Interno veneziano, 1918) o secondo il ricercato gusto orientalista (Estremo Oriente, 1922), oppure ostentano – ma con consumata indifferenza – l’antico lignaggio: come nel seducente L’orologio regalato da Napoleone I, dove Giulietta, composta e raffinatissima, siede di fronte alla pendola donata dall’Empereur al defunto marito, il conte Marazzani Visconti.
Ma ciò che oggi, come allora, accresce il fascino della pittura di Cavaglieri è l’assoluta originalità dello stile: aggiornato su tutte le novità che giungevano dalla Mitteleuropa delle Secessioni, non meno che sulle innovazioni francesi (da Bonnard e Vuillard a Matisse e i Fauves), Cavaglieri diede vita a una pittura personalissima e accattivante, nella quale a una rigorosa linearità si somma l’uso di impasti cromatici sensuali e cremosi, spesso spremuti direttamente sulla tela dal tubetto”.

Mario Cavaglieri nasce a Rovigo nel 1887. A Padova, dove vive tra il 1900 e il 1917, frequenta lo studio di Giovanni Vianello, conoscendovi Felice Casorati. Non ancora ventenne, nel 1907, è presente alla mostra Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e, due anni più tardi, a Ca’ Pesaro, dove esporrà assiduamente fino al 1925. In seguito al soggiorno parigino del 1911, partecipa con una certa regolarità alla Biennale di Venezia.
L’intensa attività espositiva del secondo e terzo decennio, che fra l’altro registra la sua presenza a Milano, nelle edizioni della Permanente del 1914 e 1915 e alla Galleria Pesaro nel 1920, è premiata con il successo di critica e pubblico. Tra il 1921, anno del matrimonio con Giulietta Catellini, e il 1925 soggiorna a Piacenza, per poi trasferirsi a Pavie-sur-Gers, in Guascogna, dove trascorrerà, alternando soggiorni in Italia e Francia, il resto della propria esistenza. Nel 1948, 1950 e 1952 partecipa alla Biennale di Venezia.
Il riconoscimento più importante gli viene tributato nel 1953 con un’ampia antologica alla Strozzina di Firenze. Muore a Pavie-sur-Gers il 23 settembre 1969.

MARIO CAVAGLIERI. Sguardi ed atmosfere, a cura della Società di Belle Arti, con un’introduzione di Ada Masoero, Cortina d’Ampezzo, Le Muse Galleria d’Arte ( piazza Silvestro Franceschi, 6). Dal 6 agosto al 4 settembre 2016. Orario: tutti i giorni 10-13 / 16-20. Ingresso libero.

info: www.sba.it

GRANDE GUERRA da ricordare…a piedi! Inaugurazione nuovi percorsi tematici

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I cento anni trascorsi dal primo grande conflitto mondiale vengono ricordati quest’anno con l’inaugurazione di tre nuovi percorsi tematici.

Sull’Alpe Cimbra la prima guerra mondiale ha lasciato tracce importanti. Sulle sue montagne tra la primavera e l’estate del 1915 si è svolta la cosiddetta Guerra dei Forti e nel maggio del 1916 da queste alture ha preso il via la Strafexpedition, l’offensiva austriaca che ha spinto il fronte austro-italiano fin sulle alture vicentine di Asiago. Di quei lontani eventi è rimasta viva memoria e ancora oggi, a cent’anni di distanza, li si ricorda con mostre ed eventi a tema. Quest’anno vengono ricordati, in particolare, con la proposta di tre nuovi percorsi tematici:

il Giro delle Teleferiche e i percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2.Il Giro delle Teleferiche è tracciato da Folgaria a Ondertol, nella medio-alta valle del Rio Cavallo, e porta l’escursionista a toccare le tre stazioni di transito della teleferica pesante che collegava la stazione ferroviaria di Calliano a Folgaria. Sono le stazioni di transito di Ondertol, Mezzomonte di sotto e Carpeneda. Al di là dell’aspetto storico, il percorso permette ampie vedute panoramiche sulla vallata, il contatto diretto con il torrente Rosspach e la visita all’antico maso cimbro di Ondertol.

I percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2 sono invece dei sentieri tracciati nell’area di Carbonare, tra Folgaria e Lavarone. Al tempo del conflitto Carbonare era un importante centro logistico militare munito di teleferiche, ospedali, baraccamenti e trinceramenti di prima linea. Ed ecco allora che percorrendo il sentiero Grande Guerra 1 (facile, alla portata di famiglia) l’escursionista viene accompagnato, nella bellissima cornice paesaggistica del Bècco di Filadonna, a ritrovare le tracce del cimitero militare Al Bosco e dei resti della teleferica pesante Mattarello – Carbonare – Passo Vézzena oltrepassando i torrenti Mühlpoch e Centa; percorrendo il sentiero Grande Guerra 2 (più impegnativo, soprattutto in lunghezza), l’escursionista ha modo invece di ritrovare il luogo nel quale era allestito l’ospedale epidemico denominato Elble, le piazzole su cui insistevano i baraccamenti dell’Enebis, il luogo in cui era allestito il Comando di Virti (ricavato in una profonda forra naturale) e i trinceramenti di prima linea del Guazcovel, a ridosso dell’abitato di Carbonare.

L’inaugurazione a… piedi del Giro delle Teleferiche è in calendario per domenica 7 agosto(ritrovo nella piazza di Mezzomonte alle ore 15.00, rientro per ore 18.00) mentre l’inaugurazione dei percorsi Grande Guerra 1 e Grande Guerra 2, anch’essa… a piedi, è in calendario per domenica 14 agosto, a Carbonare, alle ore 15.00 (rientro per ore 18.30).

Sull’Alpe Cimbra è una stagione ricca di appuntamenti, in occasione del Centenario della Grande Guerra, in grado di farci rivivere, commemorare e onorare gli anni bui della Prima Guerra Mondiale. Come libri di storia viventi, forti, sacrari, trincee raccontano la guerra. Forte Belvedere Gschwent, Forte Campo Luserna-Forte Werk Lusérn (recentemente ristrutturato) eForte Cherle sono infatti sedi di incontri, escursioni guidate, concerti, esposizioni e mostre.

Programmazione completa su alpecimbra.it