Venice Design Week. Dall’1 al 9 ottobre 2016

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La formula delle Design Week è collaudata in tutto il mondo. La declinazione che dal 2010 ne propone Venezia è però del tutto originale, non fosse altro che per il fatto che nessuna location del pianeta è avvicinabile all’assoluta unicità di quel contesto.
La magia, e la straordinaria tradizione di artigianato d’arte della Serenissima, polarizzano l’attenzione e stimolano idee a designers internazionali che, anche per questo, privilegiano lo scenario veneziano per presentare le loro innovazioni.

Per questo Venice Design Week, edizione dopo edizione, è andata assumendo rilevanza e caratteristiche di assoluta unicità tra le analoghe proposte europee, candidandosi a diventare una “piattaforma” internazionale tutta riservata al design. Ovvero un luogo di incontro mondiale del design, laddove esso presenti caratteristiche di eccezionalità.
Il tutto in un percorso che dissemina design e idee per gran parte del “pesce” veneziano, coinvolgendo i vari sestieri compresa la Giudecca. Tutti i progetti saranno all’insegna di un equilibrio tra estetica, forma, funzione.

Ogni edizione viene focalizzata su un tema. Quello che l’associazione Culturale Arte e Design a Venezia ha scelto per il 2016 è di notevole attualità. Si tratteranno le “wearable technologies (tecnologie indossabili), un filo conduttore a cui si collegheranno situazioni diversissime e diversissimi ambiti di applicazione. Come a esempio “l’inclusive design”, progetti semplici da usare, pensati anche per chi può avere difficoltà (e abilità) diverse. Ecco il tema della tecnologia come mezzo per facilitare il nostro rapporto con la realtà che ci circonda.

I designer invitati all’edizione 2016 di Venice Design Week sono connotati da un approccio progettuale innovativo, inclusivo, condiviso e multidisciplinare.

Ad ospitare il loro confronto di idee e di progetti sarà il Museo di Palazzo Mocenigo, – Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, tra le sedi della Fondazione Musei Civici di Venezia quella cioè che spesso riserva approfondimenti legati all’ambito della moda. E’, evidentemente, una scelta di location altamente simbolica. Non un qualunque contenitore, ma un museo attivo, interessato a documentare e a capire come cambiano le nostre abitudini, per stimolare una riflessione tra passato e presente.
Riflessione, mai scontro, che connota l’intera Venice Design Week che guarda avanti, anche molto avanti, proprio perché è conscia di poter tenere ben saldi i piedi, ovvero le radici vitali, in un solido, lungo passato di ricerca e di capacità artigiana e industriale.

Diversi i concorsi stimolati dalla edizione 2016 di Venice design Week. A cominciare dal concorso “Wearable Technologies” in collaborazione con ADI, IUAV, museo della Moda e del Costume di Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo, Museo dell’occhiale e istituzioni internazionali. Il concorso mira a selezionare oggetti definibili come “tecnologia indossabile”.
Il concorso “La luce sottolinea” mostra progetti, realizzazioni e di sistemi di illuminazione. La mostra sarà ospitata dal Hotel Saturnia & International a due passi da piazza San Marco.
Le proposte derivanti dal concorso “Venice Design Week Jewellery Selection 2016” (terza edizione) saranno in mostra a Ca’ Pisani DesignHotel.

A tutto questo si aggiungono due “selezioni” speciali dei curatori in cui si presentano prodotti “finiti”. Non più il prototipo, l’idea o il progetto ma l’oggetto pronto per il mercato e i buyers internazionali non mancheranno all’appuntamento. Una selezione è intitolata “L’eleganza del cigno nero” ed è un percorso espositivo tra accessori moda, complemento d’arredo e arte che inizia a Ca’ Sagredo. L’altra chiamata “Equilibri” (a cura di Michela Codutti), propone la ricerca dell’equilibro estetico nel design, e si sviluppa in più sedi tra cui l’Hilton hotel e lo show room Guadagni.

“La settimana del design – afferma la curatrice Lisa Balasso – ci conduce a scoprire le ragioni, i meccanismi, le idee che sottendono agli oggetti che ognuno di noi utilizza senza più vederli legati a una mera necessità. Ci propone dunque una riflessione su temi centrali come le tecnologie indossabili, l’usabilità degli oggetti, l’interazione con noi stessi e con gli altri, fino a trattare l’illuminazione degli ambienti che interagisce con noi grazie a interfacce sempre più semplici da usare. L’uomo al centro di un universo di oggetti d’uso, non solo decorativi ma pratici, realizzati pensando a un utilizzo da parte di tutti.
Ma anche l’uomo il cui corpo può essere connesso a micro apparecchiature che aumentano la percezione, l’interazione con noi stessi e con gli altri. Durante la settimana, inoltre, sarà possibile approfondire argomenti come i tessuti interattivi o effettuare visite particolari che stimolano la creatività manuale.”


Per informazioni:
Venice Design Week: venicedesignweek.it
Segreteria organizzativa: mail@venicedesignweek.it

 

Umbria terra di film e fiction: una grande mostra a Palazzo Baldeschi

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Umbria terra di film e fiction
A Palazzo Baldeschi inaugurata la mostra

che ripropone i set e i personaggi più popolari: da
San Francesco a Rodolfo Valentino, da Roberto Benigni a Monica Bellucci

In Umbria si è compiuta una parte non trascurabile della storia del cinema italiano e non solo. Con pellicole e fiction televisive popolarissime, film di ricerca e importanti produzioni. E una grande mostra, inaugurata oggi ed aperta fino al 15 gennaio 2017 presso Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, documenta questa storia e offre anche l’occasione per farsi contagiare dalla passione per lo schermo (grande e piccolo): passione che in Umbria non è solo antica, ma persistente e fonte di continue novità.

La mostra, che al percorso espositivo tradizionale affianca veri e propri set cinematografici, numerosi punti di proiezione e allestimenti multimediali, è stata voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ed è a cura di Fabio Melelli, Luciano Zeetti e della Fondazione Cariperugia Arte.

“L’Umbria sullo schermo è una mostra articolata e composita – ha detto il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia,Giampiero Bianconi – che abbiamo realizzato, come sempre, anche con una finalità promozionale e didattica. Il che spiega anche la sua durata nel tempo sino al prossimo mese di gennaio 2017. Crediamo, infatti, che quest’esposizione sia utile per fare in modo che pubblici molto diversi – dai turisti agli studenti, dagli appassionati di cinema ai giovani che ormai realizzano i propri filmati utilizzando gli smartphone – possano meglio conoscere e apprezzare l’Umbria grazie ad un angolo visuale inedito e per molti versi originale”.
In rappresentanza della Regione Umbria, che ha fornito alcuni dei materiali esposti, l’assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini ha sottolineato “il contributo straordinario – ha detto – di questa iniziativa, che testimonia come negli anni l’Umbria si sia affermata come set cinematografico mettendo milioni di persone a contatto con i territori della regione e facendone conoscere le numerose bellezze”. Dal canto suo “la Regione, con uno sforzo trasversale tra più assessorati – ha proseguito Cecchini – ha sostenuto numerosi progetti con risorse consistenti per promuovere l’Umbria al meglio, ottenendo frutti importanti anche sotto il profilo dell’incremento dei flussi turistici”. E si sta lavorando ancora, come testimoniato “dall’approvazione dello schema della delibera di Giunta per la riattivazione di Umbria Film Commission”, ha concluso l’assessore.
Sintetizzando i contenuti della mostra, uno dei curatori, Fabio Melelli, ha detto che si tratta di “una ricognizione, per immagini e suoni, dei rapporti tra l’Umbria e il cinema che nello stesso tempo vuole essere anche un viaggio attraverso la storia del cinema, dalle ombre cinesi alla realtà virtuale”.

Il percorso
Racconta una consuetudine, quella tra Umbria e cinema, che inizia da lontano, esattamente dal 1898, quando l’invenzione dei Lumière non aveva che pochissimi anni di vita. E’ proprio all’origine del cinematografo che la British Mutoscope & Biograph Company documentava in quel di Orvieto la Corpus Christi Procession. Una consuetudine che è continuata senza interruzione alcuna, superando persino i momenti bui delle due grandi guerre. Sino a rendere i monumenti, gli scorci dei centri storici, i panorami dell’Umbria popolari nel mondo.
Chi mai sospetterebbe che quest’angolo d’Italia abbia qualcosa a che fare con Rodolfo Valentino o che i suoi paesaggi siano stati scelti per realizzare nientemeno che un film western? È scontato e risaputo che siano stati fatti dei film su San Francesco: ma chi li conosce tutti? E non è strano che una regione così tranquilla, pacifica e idilliaca sia stata spesso utilizzata come ambientazione per film thriller o a sfondo poliziesco?
Per molti versi l’Umbria è un set quasi naturale, in virtù dei suoi paesaggi spesso incontaminati e della particolare struttura architettonica dei borghi e città che la compongono, rimasta intatta nei secoli. Ideale sfondo per decine di pellicole e di produzioni televisive, molti delle quali di ambientazione storica.

Gli antichi strumenti cinematografici
Si parte dalle origini storiche del cinema con una suggestiva galleria di antichi strumenti e macchinari cinematografici d’epoca provenienti da collezioni private, collocati lungo tutto il percorso, per arrivare alle tecnologie più moderne grazie alle quali i visitatori potranno vivere anche coinvolgenti esperienze immersive che li proietteranno all’interno di scenografie virtuali.

I Film
Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dalla proiezione di clip tratte da alcune tra le pellicole più rappresentative girate nella regione nel corso degli anni, spaziando dai primissimi anni del ‘900 fino alle fiction più recenti, come Carabinieri, Don Matteo e Luisa Spagnoli che oltre ad aver calamitato l’attenzione di milioni di spettatori hanno dato una grande visibilità alle località in cui sono stati girati (Gubbio, Spoleto, Città della Pieve, la stessa Perugia). Il materiale raccolto è stato fornito da numerose case di produzione: Rai Teche, Rai Fiction Rai Cinema, Istituto Luce, Mediaset, Medusa, Cinecittà Studios, Cattleya, Lux Vide, Moviheart, solo per citarne alcune.
Fa poi una certa impressione scoprire – percorrendo la mostra – che in Umbria hanno lavorato registi come Dario Argento, Pupi Avati, Mario Monicelli, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli, Giuseppe Tornatore, Roberto Benigni o vi hanno recitato attori del calibro di Alberto Sordi e Carlo Verdone, di Mickey Rourke e Peter Ustinov. Nomi e volti di molti grandi attori si potranno vedere e leggere negli accattivanti e colorati manifesti d’epoca e nelle locandine pubblicitarie che tappezzano le pareti delle sale.

Le foto degli attori
Senza contare che in Umbria hanno avuto i loro natali stelle dello spettacolo quali Monica Bellucci, Laura Chiatti, Marco Bocci e Filippo Timi. Naturalmente c’è anche una sezione dedicata agli attori umbri più noti che si sono affermati a livello nazionale ed internazionale. Di Monica Bellucci in particolare viene esposta una foto mai vista prima (e molto curiosa) di quando era giovanissima: una foto tratta dal book di uno dei suoi primi servizi fotografici, prima che diventasse la più famosa icona della bellezza italiana nel mondo.

Le scenografie e gli oggetti originali utilizzati per le riprese
L’Umbria come set cinematografico non verrà però raccontata solo attraverso le immagini. Una parte degli spazi verrà infatti allestita con pezzi di scenografie, con oggetti e costumi utilizzati nei vari film prodotti e realizzati in Umbria: il costume di Pinocchio concesso da Cinecittà Studios e indossato da Roberto Benigni nel film dedicato al famoso burattino di legno girato presso gli studi di Papigno, vicino Terni; il bancone della cioccolateria utilizzato nella fiction Luisa Spagnoli andata in onda su Rai 1 nel febbraio 2016; e la bici, proprio quella originale, immancabile compagna di Don Matteo.
Completa il percorso la ricca galleria di disegni originali delle scenografie di Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli, realizzati da Gianni Quaranta, attualmente assessore alla cultura del Comune di Spoleto, vincitore nel 1986 del premio Oscar alla migliore scenografia per il film Camera con vista.

Il set e la sala cinematografica per i visitatori
Ma non finisce qui. Per i visitatori più appassionati (e che magari ambiscono a diventare attori) è stato creato un set dove ci si potrà cimentare in provini con tanto di ciak e macchina da presa. Al piano terra del palazzo è stata inoltre allestita una sala cinema con schermo e poltroncine d’epoca dove si potranno visionare – sulla base di un fitto programma giornaliero – proiezioni audiovisive, documentari, film autoprodotti da autori umbri, ecc.

Il catalogo
Legato alla mostra, di cui racconta i tratti salienti e le curiosità su film e personaggi che hanno caratterizzato la storia del cinema umbro, è anche il libro-catalogo scritto da uno dei curatori, Fabio Melelli – apprezzato storico del cinema –  edito dalla casa editrice Aguaplano.

Info: www.fondazionecariperugiaarte.it tel. 075. 5724563

La bella Estate dell’Arte: ecco alcuni consigli

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Isola Madre

Dalle Isole al Continente, dai mari ai monti alle grandi città.
GLI APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Mare, sole, arte. Ma anche montagna, fresco e arte.
Molte le belle occasioni che ci spingono a mettere la visita ad una mostra o ad un museo nel nostro carnet di appuntamenti estivi.
Eccone alcune, partendo dalle due isole maggiori. In Sardegna, il MAN di Nuoro offre un appuntamento imperdibile sia per chi ama la fotografia che la storia del costume: “Women (are beautiful)” di Garry Winogrand.
In Sicilia, l’invito è a lasciarsi coinvolgere dalla potenza del Grande Cretto di Gibellina, appena completato secondo il disegno di Alberto Burri. Siamo allo scorcio del Centenario della nascita del grande artista umbro, celebrato con molte iniziative in tutto il mondo e soprattutto nella sua Città di Castello, dove si può ammirare ciò che egli stesso voleva fosse mostrato della sua opera.
Ancora in Umbria, ma a Perugia in Palazzo Baldeschi al Corso, “L’Umbria sullo schermo. Dal cinema muto a Don Matteo”, per rivivere un territorio che è stato, ed è, set di produzioni che sono diventate popolarissime nel mondo e un’altra spettacolare Mostra a Palazzo Lippi Alessandri “I Tesori della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il caravaggismo nelle collezioni di Perugia”.
Nella vicina Toscana, Pienza celebra i vent’anni di riconoscimento del suo centro storico a Patrimonio Universale dell’Umanità. E lo fa con un ampio calendario di iniziative e proposte. A Viareggio, l’appuntamento di qualità è al Centro Matteucci con la mostra “Il tempo di Signorini e de Nittis. L’Ottocento aperto al mondo”. Opere davvero importati e straordinarie.
A Ferrara, e siamo in Emilia Romagna, per il ciclo “l’arte per l’Arte”, il Castello Estense ospita una carrellata di artisti ferraresi di rilievo internazionale, “Da Previati a Mentessi, Da Boldini a De Pisis”.
Oltre il Po, in Lombardia, alcuni appuntamenti diversissimi tra loro ma egualmente stimolanti. A Brescia, all’interno delle Stazioni della Metropolitana, istallazioni di arte contemporanea per il progetto “Sub-Brixia”. A Monza, e siamo nella Brianza contigua a Milano, continuano le visite a quella meraviglia restaurata che è la Cappella di Teodolinda, con la Corona Ferrea e il celebre Ciclo degli Zavattari. Nel Museo del Duomo monzese, stanno per prendere avvio le celebrazioni italiane per Carlo IV, Re di Boemia e Imperatore. Si ammireranno le sue 4 corone, i ritratti delle 4 mogli, testimonianze di un regno che segnò la storia d’Europa.
Più a nord, in Valtellina, ed esattamente a Sondrio in Galleria Credito Valtellinese e al Musa in Palazzo Sassi dè Lavizzi, grande retrospettiva di Massimo Dolcini, il creatore della “Grafica per una cittadinanza consapevole”.
Tra Lombardia e Piemonte, le proposte dei Principi Borromeo su Lago Maggiore: innanzitutto le spettacolari fioriture di stagione all’Isola Madre e all’Isola Bella. Alla Rocca di Angera, sotto gli occhi dei visitatori riemergono le tappezzerie affrescate medievali sino ad oggi nascoste da spesse mani di calce.
Oltre confine, nel vicino Canton Ticino, la pinacoteca Zust di Rancate propone due piccole, affascinati mostre. L’una dedicata a bastoni da passeggio, la seconda al gusto collezionistico di Giovanni Zust, passione, la sua, che spaziava dall’arte, alle antichità, agli argenti.
Sempre in Svizzera ma nella parte francofona, a Verbier splendida località di montagna si tiene l’unico festival di musica classica in alta quota. Le più grandi bacchette e gli interpreti più famosi del mondo si danno appuntamento lì ogni anno.

Importanti e molto diversificate le proposte del Triveneto. Partendo dal Trentino, dove a Trento, nel Castello del Buonconsiglio, ha preso avvio la mostra su Cesare Battisti “Tempi della Storia, Tempi dell’arte. Cesare Battisti tra Vienna e Roma”, nel centenario della sua fucilazione.
A Verona, e siamo al Veneto, due proposte da non perdere: la riapertura del magnifico Museo degli Affreschi e il nuovo allestimento nell’area archeologica del Teatro Romano, di uno spettacolare Museo Archeologico.
E’ di grande fascino in Palazzo Barbaran da Porto, e siamo a Vicenza, la mostra “Nella mente di Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento”.
In provincia di Vicenza, al Museo Civico di Bassano del Grappa, si può ancora ammirare “Il Magnifico Guerriero”, ritratto che, pro tempore, è giunto ad arricchire la sontuosa sezione museale dedicata ai Bassano.
Ai Musei Nazionali Archeologici di Este ed Adria, nonché al Museo di Storia Orientale d Venezia, continua la preziosa esposizione di “Meraviglie dello Stato di Chu”, tesori della civiltà insediatasi 8 mila anni fa sulle rive del Fiume Azzurro.
“Luigi Boille. Il segno infinito” è il titolo della prima retrospettiva dedicata all’artista pordenonese – romano recentemente scomparso. Un nucleo ampio di sue opere si può ammirare alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato, naturalmente a Pordenone.
Poi le grandi città. Cominciando da Roma dove l’Accademia di San Luca espone “Bendini ultimo (2000 – 2013)”, attento omaggio ad un socio Accademico e a un grande artista anch’egli recentemente mancato.
A Milano, alle Gallerie del Credito Valtellinese, “Eadweard Muybridge (1830 – 1904). tra scienza e arte”. Pioniere della fotografia in movimento: la mostra è occasione anche per sperimentare le sue tecniche di ripresa.
Ancora a Milano, al Museo di Storia Naturale, continua il grande successo della mostra “Vulcani. Origine, evoluzione, storie e segreti delle montagne di fuoco”
Infine Venezia dove le Gallerie dell’Accademia sono protagoniste doppiamente: per le nuove Sale che rendono ancora più ricco il suo percorso d’arte e per essere protagoniste assolute della grande mostra “Venetian Renaissance paintings from the Gallerie dell’Accademia” a Tokyo eOsaka, in un tour culturale che ha conquistato il Giappone.

Legni preziosi alla Pinacoteca Züst

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Sarà Mario Botta a firmare l’allestimento della raffinatissima esposizione che la Pinacoteca Züst di Rancate, nel Cantone Ticino, dedicherà (dal 16 ottobre 2016 al 22 gennaio 2017) alla scultura lignea.

In mostra una cinquantina di pezzi (alcuni dei quali inediti) di qualità altissima e di suggestione altrettanto notevole. Provenienti da musei, chiese, monasteri del territorio ticinese, con poche eccezioni, questi autentici capolavori sono stati concepiti e creati, oltre che venerati, in queste terre.

Le opere giungono in mostra dopo essere state oggetto di una revisione e talvolta di restauri eseguiti grazie all’importante collaborazione dell’Ufficio dei beni culturali del Cantone Ticino.
Sono Madonne, Cristi, Compianti, busti, polittici scolpiti e persino un Presepe, naturalmente ligneo, testimonianze assolute di una tradizione artistica che raggiunse spesso vertici europei.

Nelle sale della Pinacoteca Züst il pubblico potrà ammirare rari esempi di scultura lignea medievale, dal XII secolo al Tardogotico. La successiva sezione, riservata alle opere del Rinascimento, è di grande interesse non solo per la qualità estetica delle opere ma anche per le rilevanti novità critiche stimolate dagli studi condotti per questa esposizione. Molto interessante anche la presenza nel Ticino, e quindi in mostra, di opere di produzione tedesca, con spettacolari polittici scolpiti e dipinti. L’esposizione si completa nelle due ampie sezioni dedicate al Seicento e al Settecento. In esse, troveranno posto sculture a tutto tondo, statue vestite, busti, tabernacoli e il delizioso Presepio proveniente da Giornico.

La mostra è organizzata dalla Pinacoteca Züst e curata da Edoardo Villata, che è stato affiancato da un gruppo di lavoro formato da studiosi svizzeri e italiani i quali hanno anche steso i testi raccolti nel catalogo interamente illustrato: Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, Claudio Premoli, Federica Siddi.

Legni preziosi
Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento

Sede: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera
Date: 16 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017
A cura di: Edoardo Villata
Coordinamento scientifico e organizzativo
: Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla
Catalogo: Silvana Editoriale

Informazioni:
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst
CH-6862 Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera
Tel. +41 (0)91 816 47 91; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest

Orari, prezzi e servizi:
16 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017
Da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18
Sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18
Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12
Aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01

intero: CHF/€ 10.-
ridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF/€ 8.-
Per le scuole ticinesi ingresso gratuito

Visite guidate su prenotazione anche fuori orario; bookshop; audioguide; parcheggi nelle vicinanze.
Si accettano Euro.

Festivalfilosofia 2016: l’epoca dell’agonismo

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Da venerdì 16 a domenica 18 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bauman, Bianchi, Cacciari, Galimberti, Recalcati, Rodotà, Augé, Nancy, Sloterdijk

Dedicato al temaagonismo, ilfestivalfilosofia 2016, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a tema la dimensione agonistica e competitiva che pervade non solo gli ambiti della vita collettiva, ma anche le forme di vita dei singoli. La sedicesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.

Il festival è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni dell’agonismo: specifica attenzione sarà data alla tensione tra competizione e collaborazione, rintracciandone anche il portato evoluzionistico nel comportamento animale e sondando alcune delle principali passioni umane coinvolte, come l’invidia o l’aggressività. Si indagheranno le valenze della concorrenza economica e ci si concentrerà sul valore positivo che il conflitto può rivestire nella vita delle democrazie. Si darà inoltre rilievo alla “gara” per eccellenza, discutendo i significati antropologici e culturali dello sport.

Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Umberto Galimberti(lectio “Gruppo Hera”), Michela Marzano, Salvatore Natoli, Federico Rampini, Massimo Recalcati, Stefano Rodotà, Carlo Sini, Julio Velasco (Lectio “Rotary”), Stefano Zamagni (Lectio “Confindustria Modena”) e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Nutrita la componente di filosofi stranieri: tra loro i francofoni Chantal Mouffe, Jean-Luc Nancy, Jean-Nöel Missa, Georges Vigarello e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; lo statunitense Hans-Ulrich Gumbrecht e Peter Sloterdijk, i britannici Zygmunt Bauman e Ellis Cashmore, il franco-argentino Miguel Benasayag. Sedici in totale i volti nuovi che l’edizione convoca.
Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema dell’agonismo: dall’anima in conflitto del Fedro di Platone alla concordia civica nella Politica di Aristotele fino al conflitto nelle volontà nelle Confessioni di Agostino. Per l’età moderna si discuteranno l’elogio dei tumulti di Machiavelli e la neutralizzazione del conflitto sostenuta da Hobbes. Una lezione ricostruirà la lotta di classe teorizzata da Marx, mentre si discuterà anche il Così parlò Zarathustra di Nietzsche. L’idea che la politica sia rapporto tra amico e nemico verrà rintracciata nella teoria di Schmitt, mentre Se questo è un uomo di Primo Levi fornirà indicazioni sulla natura della violenza.

Mentre le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo, in via di definizione, coinvolgerà narrazioni e performance, musica e spettacoli dal vivo, di cui saranno come d’abitudine protagonisti alcuni beniamini del pubblico. Non mancheranno i mercati di libri e le iniziative per bambini e ragazzi.

Quasi trenta le mostre proposte in occasione del festival, tra cui una sulla passione per gli album di figurine Panini, una collettiva di fotografia sui migranti nelle isole greche, una sulla sfida dell’artista ai suoi modelli, una sui ritratti dei protagonisti della contestazione giovanile.
Un ampio progetto dal titolo “Modena futurista”, tra mostre, performance teatrali, concerti, narrazioni e laboratori presenterà al pubblico un’esperienza d’avanguardia che rinvia alla serata futurista nella quale a Modena fu presentato il primo dei celebri “intonarumori”.
E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa settanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 19 settembre è previsto il “Tiratardi”, con iniziative e aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A.

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Alberto Burri, Sz 1, 1949,cm. 49×58,5.Olio, sacco su tela

A cura di Bruno Corà

Dopo il rilevante successo della mostra Alberto Burri: The Trauma of Painting dell’ottobre 2015 al Solomon R. Guggenheim di New York e della successiva tappa presso il Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf, le Celebrazioni del Centenario della nascita del grande artista italiano si concluderanno con un nuovo straordinario appuntamento espositivo a Città di Castello, suo luogo natale.
Con il titolo: Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A., dal 24 settembre 2016 al 6 gennaio 2017 avrà luogo, presso gli Ex Seccatoi del Tabacco, una vasta ricognizione relativa alle più significative tendenze dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra del XX secolo, che sembra possibile coniugare all’arte di Burri sia in quanto tematicamente antecedenti ad essa sia in quanto coeve o successive, con individuati aspetti dialettici di più evidente influenza.
Come dichiarato da Richard Armstrong, Direttore del Guggenheim Museum in occasione dell’apertura della retrospettiva Alberto Burri: The Trauma of Painting «la mostra afferma la posizione di Burri come uno dei più innovativi artisti del periodo del secondo dopoguerra mondiale. Burri (…) ha creato un nuovo tipo di oggetto, simultaneamente pittorico e scultoreo, che ha influenzato successivamente artisti associati col New Dada, il Noveau Réalisme e il Postminimalism…» e, si può aggiungere, con l’’Arte Povera italiana.
A queste considerazioni se ne aggiungono altre, non meno determinanti per l’invenzione linguistica scaturita dalla sua opera. Burri è infatti l’artista che nell’impiego diretto e pressoché esclusivo della materia ne ha ottenuto una spazialità inedita all’insegna di un “controllo dell’imprevisto” e di un magistrale equilibrio che ne ha qualificato le forme.
A partire da tali considerazioni, nel nuovo importante appuntamento espositivo dell’autunno – inverno 2016-2017, accanto ad un nucleo scelto di opere di Burri – circa 20 – dai catrami alle muffe, dai sacchi ai gobbi, dai legni alle combustioni, dai ferri alle plastiche, dai cretti ai cellotex fino al “nero e oro”, sarà possibile ammirare opere di Maestri protagonisti del XX e XXI secolo: Fautrier, Dubuffet, Pollock, Motherwell, Hartung, De Kooning, Wols, Calder, Marca-Relli, Scarpitta, Matta, Nicholson, Tàpies, Colla, Rauschenberg, Twombly, Johns, Fontana, Manzoni, Castellani, Uncini, Lo Savio, Klein, Rotella, Christo, Tinguely, Arman, César, Morris, Sonnier, Beuys, Kounellis, Calzolari, Pistoletto, Pascali, Nevelson, Piene, LeWitt, Scialoja, Mannucci, Leoncillo, Andre, Afro, Chamberlain, Capogrossi, Kiefer, Mirò, Soulages, Serra, Hesse.
Accanto alle opere di questi artisti, un repertorio fotografico e documentario dello storico frangente tra il 1947 e il 1989, comprendente dati sulle correnti artistiche, manifesti, depliant, cataloghi, pubblicazioni, video, film, schede biografiche, produzioni teoriche ed altri significativi materiali illustrativi, si snoderà lungo un percorso separato dalle opere stesse, facilitando la fruizione di questo particolare momento storico culturale dell’arte dal dopoguerra al termine emblematico della fine della Guerra fredda e della caduta del muro di Berlino.
In occasione di tale evento è previsto un catalogo che raccoglierà saggi e contributi critici di Pietro Bellasi, Paola Bonani, Mario Diacono, Thierry Dufr?ne, Aldo Iori, Petra Richter, Luigi Sansone, Chiara Sarteanesi, Francesco Tedeschi, Italo Tomassoni, Denis Zacharopulos, Adachiara Zevi, preceduti da interventi introduttivi di Bruno Corà, curatore della mostra e Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e di Richard Armstrong, Direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
La pubblicazione sarà completata da immagini delle opere in mostra e dagli apparati storico-bibliografici riguardanti gli artisti.

Informazioni:
ORARI MOSTRA

DAL MARTEDI AL VENERDÌ
9.00 – 12.30 e 14.30 – 18.00
SABATO, DOMENICA E FESTIVI
10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
LUNEDI’ chiuso (ad eccezione di festivi e prefestivi)

BIGLIETTI:
INTERO MOSTRA: € 8,00
RIDOTTO MOSTRA: € 6,00
RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI € 4,00

INTERO MOSTRA + EX SECCATOI TABACCO € 10,00
RIDOTTO MOSTRA + EX SECCATOI TABACCO € 8,00
RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI MOSTRA + EX SECCATOI € 6,00

CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA INTERO: € 15,00
CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA RIDOTTO: € 12,00
CUMULATIVO DUE SEDI MUSEALI + MOSTRA RAGAZZI DA 6 A 18 ANNI: € 10,00

VISITA GUIDATA PER OGNI SEDE: € 5,00 (Min. 5 pax.)
VISITA GUIDATA PER GRUPPI PER OGNI SEDE (Max. 20 pax) € 40,00

Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri
Via Albizzini, 1
06012 Città di Castello (PG)
Tel. 0758554649
e-mail: museo@fondazioneburri.org
www.fondazioneburri.org

Villa Ada: dal 10 luglio al 12 agosto Arte Contemporanea e Installazioni con Valentina Gioia Levy e Fondazione VOLUME!

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Villa Ada Roma Incontra il Mondo
Incontri di arte contemporanea a Villa Ada
 
L’Arte Contemporanea nel verde di Villa Ada con Valentina Gioia Levy e Fondazione VOLUME!
Dal 10 luglio al 12 agosto 2016
Via di Ponte Salario 28 – Ingresso Gratuito
L’arte esce dal museo e trova spazio in uno dei parchi più belli di Roma, Villa Ada, con due progetti di arte contemporanea: il primo a cura di Valentina Gioia Levy e il secondo di Fondazione VOLUME!.
La Levy arriva nel parco capitolino con Villa Ada Roma Incontra il Mondo per affrontare il tema del rapporto tra il qui e l’altrove, tra utopia ed eterotopia, tra orizzonti reali ed interiori, tra spazi vissuti e sognati, tra luoghi di approdo e luoghi abbandonati; tre  le installazioni ambientali della curatrice indipendente, che il pubblico potrà visitare per tutto il mese di luglio: Tout Doit Disparaitre e Le Radeau de la Méduse (Excursion 5) di Arnaud Cohen e Untitled di Federica Di Carlo.
Inoltre, domenica 10, giovedì 14 e, ancora, domenica 24 luglio, incontri con artisti e curatori in cui si svolgeranno performance, talk, approfondimenti, workshop e laboratori per i più piccoli.
 
Secondo progetto ospitato da Villa Ada Roma incontra il mondo è 3500 CM2, progetto a cura di Fondazione VOLUME! x Crosswise, nato nel 2004 da un’idea di Lorenzo Benedetti.
3500 cm2 sono i centimetri quadrati a disposizione di un artista per realizzare un manifesto 50 x 70, ma è anche l’arte che vive in un luogo urbano, che esce da suoi spazi per raggiungere un pubblico eterogeneo e più vasto di quello che è solito visitare musei e gallerie: una mostra senza confini spaziali e temporali che si sviluppa nel tempo e si diffonde senza controllo, un modo inedito di costruire una piattaforma culturale che amplifica le possibilità comunicative dell’arte, una forma possibile di interazione tra artista e pubblico.
Durante sei concerti della rassegna Villa Ada Roma Incontra il Mondo ( Wilco, Calcutta, Tyler the Creator, Tortoise, Gramatik e Niccolò Fabi) saranno distribuiti gratuitamente al pubblico i poster della misura 50×70 realizzati dai 6 artisti diversi: centinaia di copie del manifesto diffuse all’interno della manifestazione che creano nuovi “spettatori/collezionisti” d’arte.
Festival di particolare interesse per la vita culturale della Città 2014-2016, Villa Ada Roma Incontra il Mondo è realizzato con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con la SIAE ed è inserito nell’edizione 2016  dell’ESTATE ROMANA: “Roma, una Cultura Capitale”.
PROGRAMMA Arte a Villa Ada Roma Incontra il Mondo
DOMENICA 10 LUGLIO
H. 18.00 Workshop Art’è Ragazzi – Presentazione delle installazioni “Le Radeau de La Meduse” di Arnaud
Cohen e “I See I See #4” di Federica di Carlo.
H. 19.30 “Vu Cumpra” Performance di Jebila Okongwu
H. 20.00 “Le Fil Rouge” Performance con video proiezione di Anna Mapoubi
H 20.30 Video proiezione di “Chasing Boundaries” in presenza degli artisti Zaelia Bishop e Emanuele
Napolitano con talk in chiusura.
 
GIOVEDÌ 14 LUGLIO
Dalle H. 18.30 alle 20.30
presso il Bunker Savoia (ingresso da via Panama) In collaborazione con l’associazione Roma Sotterranea, il Bunker dei Savoia inaugura la prima personale di Arnaud Cohen a Roma, visitabile fino al 12 agosto su prenotazione all’indirizzo: visite@bunkervillaada.it numero di telefono: 3347401467
DOMENICA 24 LUGLIO
H. 18.00 Workshop per bambini e presentazione del lavoro di Esther Aldaz
H. 19.00 Performance di Romina De Novellis
H. 20.00 Presentazione del libro “Rome. Nome Plurale di Città” e proiezione di video realizzati in Naked City
Project, nell’ambito di una Conversazione moderata da Valentina Gioia Levy con Giorgio De Finis e Stefano Simoncini. Intervengono anche le artiste Esther Aldaz e Romina De Novellis.
Ideazione e coordinamento curatoriale: Valentina Gioia Levy
Assistente coordinamento curatoriale: Giulia Pilieci
Interventi e contributi curatoriali: Giorgio de Finis, Stefano Simoncini
Installazioni ambientali visibili dal 10 luglio fino alla fine del festival a Villa Ada:
Arnaud Cohen, Le Radeau de la Méduse
Federica Di Carlo, “I See I See #4”
Artisti Invitati: Esther Aldez, Zaelia Bishop e Emanuele Napolitano, Arnaud Cohen, Federica di Carlo, Romina de Novellis, Anna Mapoubi, Jebila Okongwu

“Women are beautiful” di Garry Winogrand, al MAN di Nuoro

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La grande fotografia ancora una volta al MAN. A un anno dal successo della mostra di Vivian Maier, il Museo della Provincia di Nuoro è lieto di annunciare l’imminente apertura di un nuovo progetto espositivo, in anteprima nazionale, dedicato a Garry Winogrand, padre della street photography.

Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come l’ormai celebre tata fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e ossessivo di reportage.

Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più celebri fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fuinfluenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans, che reinterpretò in una forma nuova e radicale.

Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi.

La sua tecnica si contraddistingue per l’utilizzo di obiettivi grandangolari. I tanti provini giunti sino a noi dimostrano come Winogrand ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando l’inclinazione della macchina fotografica. Com’è stato scritto in più occasioni, sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un “rumore” visivo irrilevante. Secondo l’originale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.

La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che, nel 1975, andarono a comporre il celebre volume “Women are Beautiful”, divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, qui proposte attraverso una serie di stampe originali, che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico, in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.

Un lavoro per molti aspetti controverso, parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Se infatti agli occhi di alcuni interpreti le fotografie apparirono come una gioiosa riflessione sull’emancipazione della donna e sulla sensualità, altri – per la presenza di figure formose, in abiti sbracciati o minigonne, o per l’indugiare dello sguardo di Winogrand sui seni e i fondoschiena – le avvertirono invece come l’espressione contorta di una visione maschilista e misogina.

Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra.Il noto fotografo Joel Meyerowitz, ha parlato di “un urto e un abbraccio allo stesso tempo: lui è una contraddizione e le immagini sono contradditorie”.

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Garry Winogrand (1928-1984) nasce in una famiglia operaia del Bronx. Inizia a fotografare durante il servizio militare. Studia pittura al City College di New York e fotografia presso la Columbia University. Nel 1949 frequenta un corso di fotogiornalismo presso la New School for Social Research di New York e dal 1952 fino al 1969 lavora come fotoreporter freelance. La sua prima esposizione di rilievo si tiene al MOMA nel 1963. Nel 1966 espone le sue foto all’interno della mostra Toward a social landscape alla George Eastman House di Rochester, insieme a Lee Friedlander, amico e compagno di peregrinazioni. Con lui e con Diane Arbus partecipa alla mostra New Documents (MOMA, 1967). Ha vinto tre volte il Gugghenheim Fellowship Awards (1964, 1969, 1979) e un a volta il National Endowment of the Arts Award (1979). Le fotografie documentaristiche di Garry Winogrand sono apparse in riviste come “Sports Illustrated”, “Fortune” e “Life”. Alla sua morte, avvenuta nel 1984 a causa di un tumore, ha lasciato un enorme archivio di immagini, molte delle quali mai sviluppate. Alcune di queste sono state raccolte, esposte e pubblicate dal MOMA nel volume Winogrand. Figments from the Real World (1988). Opere di Winogrand sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, come il MOMA di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi.

Lola Garrido è una storica dell’arte specializzata in fotografia. E’ stata responsabile della collezione della Fondazione Banesto, che oggi arricchisce il patrimonio del Museo Reina Sofia. Come critica d’arte ha collaborato con i più importanti giornali spagnoli. La sua personale collezione di fotografia è stata oggetto di numerose mostre.

Il Museo MAN è un’Istituzione della Provincia di Nuoro, sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna.


Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it

Dietorelle: giuste per te!

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Buzzoole
Chi di noi non conosce Dietorelle? Brand di caramelle fighe già da diverso tempo, non fa altro che riconfermarsi…
Partiamo già dalla gamma di caramelle: ce ne sono gommose, gelèes, e dure. Io personalmente sono una gran fan di Le Gommose liquirizia, insieme alle Morbide fragola.

Comunque la gamma prodotti Dietorelle è una gamma completa sia in consistenza che in gusti ed è senza glutine. E’ l’unica gamma alla frutta dolcificata con estratto di stevia.

MK-3D_FlowPack_Gelees_FragolaMoraOltre alla parte più dietetica dobbiamo dire che Dietorelle è buonissima perché:
– ricca di succhi di frutta
– senza coloranti e senza aromi artificiali
Insomma, è la caramella giusta per te!

Dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia al Giappone

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Sarà la più imponente mostra sull’’arte veneziana mai ammirata in Giappone e un fondamentale intervento di promozione delle Gallerie dell’Accademia e della città di Venezia in un mondo affascinato dall’arte italiana e dalla Serenissima qual è quello giapponese.
La mostra Venetian Renaissance Paintings from the Gallerie dell’Accademia, Venice è già annunciata in Giappone come l’evento clou delle manifestazioni culturali organizzate per celebrare il Centocinquantesimo anniversario del Trattato di Amicizia e di Commercio siglato nel 1866 da Giappone e Italia, con cui prendevano avvio le relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Patrocinata dal Ministero degli Affari esteri e dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo, nata sotto l’egida del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo on.le. Dario Franceschini e del Direttore generale Musei, arch. Ugo Soragni, l’esposizione sarà dapprima ospitata al National Art Center di Tokyo (13 luglio – 10 ottobre 2016) per spostarsi successivamente al National Museum of Art di Osaka (22 ottobre – 15 gennaio 2017), vale a dire nei due centri espositivi maggiori del Paese.

L’evento culturale nasce da un accordo sottoscritto due anni fa dal Polo museale veneziano allora diretto da Giovanna Damiani.
Volendo onorare quell’impegno internazionale, la nuova direttrice delle Gallerie dell’Accademia, Paola Marini, ha scelto di proporre al pubblico giapponese una selezione di opere che evidenziassero il carattere di straordinaria unicità della pittura veneziana. Una panoramica di livello che, tuttavia, non priverà i visitatori delle Gallerie di nessuna delle opere simbolo delle Gallerie medesime.

Grazie alla ricchezza della collezioni, sarà possibile far giungere a Tokyo ed Osaka una selezione di oltre cinquanta dipinti che spaziano dal 1450 al 1630, tutti, salvo tre concessi dalla Ca’ d’Oro, provenienti dalle Gallerie dell’Accademia. Per documentare veramente al meglio la nascita, maturità e il tardo sviluppo dell’arte pittorica rinascimentale veneziana. Una esposizione di grande qualità e spettacolarità, articolata in sezioni tematiche e tipologiche.
Ad affiancarla nella cura della mostra, Paola Marini ha chiamato il professor Sergio Marinelli, dell’Università Ca’Foscari, che ha coordinato il folto gruppo degli autori delle schede in catalogo. Con loro ha attivamente collaborato il personale delle Gallerie dell’Accademia (funzionari, restauratori, registrar).
Per parte giapponese, collabora il professor Koshikawa Michiaki, la cui competenza sull’arte veneta è nutrita da approfonditi studi. La mostra ha anche coinvolto un gruppo di giovani ricercatorii impegnati a individuare un percorso dai caratteri originali, lungo un tragitto notissimo e apprezzato in tutto il mondo.
“Così, accanto ai capolavori assoluti e notissimi – anticipa Paola Marini – possiamo presentare autori e dipinti che offrono il piacere della ‘scoperta’ e arricchiscono la visione di un tessuto culturale dalle molteplici voci”.
“L’iniziativa – evidenza la dottoressa Marini – ha costituito l’occasione per effettuare anche una ricognizione mirata e una selezione delle opere presenti nei depositi del museo, che, a seguito di un’attenta revisione del loro stato di conservazione, effettuata a cura dei suoi restauratori, e al reperimento di adeguate cornici, necessarie alla migliore presentazione delle opere, si rendono ora disponibili anche per futuri progetti espositivi di respiro nazionale ed internazionale.

«L’originalità di questo progetto risiede – riconosce il Direttore Generale Musei del Ministero per i Beni Culturali, Ugo Soragni – nella possibilità di sottoporre all’attenzione di una platea internazionale e nella fattispecie giapponese i grandi Maestri attori dell’antagonismo culturale e artistico verso il più conosciuto Rinascimento fiorentino”.
“L’ esposizione si presenta come un esempio virtuoso della proficua collaborazione che le Gallerie dell’Accademia di Venezia, valorizzate nel loro ruolo di museo autonomo grazie alla recente riforma del sistema museale nazionale, hanno saputo instaurare con altre istituzioni cittadine e con l’imprenditoria privata: accanto al museo statale vi hanno infatti preso parte l’Università di Ca’ Foscari, che ha condiviso con la Direzione del museo la curatela della mostra, ed una società privata a cui sono stati affidati gli aspetti organizzativi connessi all’evento”.

Per info:
http://www.gallerieaccademia.it/