ITALIA POP, l’arte negli anni del boom alla Villa dei Capolavori

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Invasione Pop alla Villa dei Capolavori!

Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016 la Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, ospita una grande mostra sulla Pop Art italiana, composta da circa settanta opere provenienti da importanti istituzioni pubbliche e prestigiose collezioni private.

La mostra intende fornire una lettura articolata e innovativa delle vicende che hanno portato alla nascita e alla diffusione di una “via italiana” alla Pop Art, pienamente in sintonia con le analoghe esperienze maturate in ambito internazionale e al tempo stesso linguisticamente autonoma rispetto ai modelli statunitensi ed europei del periodo.

Per evidenziare la specificità della declinazione italiana della Pop, la mostra prende avvio con due opere esemplari provenienti dalle stesse collezioni della Fondazione, una ‘Piazza d’Italia’ di Giorgio de Chirico e un ‘Sacco’ di Alberto Burri, due fonti primarie, storiche, dell’approccio italiano alla contemporaneità, alla figurazione e all’oggetto. Non a caso, d’altra parte, inizialmente la critica aveva parlato di una stagione “neo-metafisica” a proposito dell’opera di autori come Mario Schifano o Tano Festa, e lo stesso Schifano, come è noto, omaggerà esplicitamente Giacomo Balla e il Futurismo in due serie pittoriche centrali nello sviluppo del suo percorso.

La mostra procede poi con quelli che si possono considerare i precursori del linguaggio Pop propriamente detto, una serie di autori che, a partire dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra hanno affrontato i temi del nuovo paesaggio visivo in un paese che andava uscendo dai traumi della guerra e aprendosi a nuovi, inediti stili di vita, capaci di generare naturalmente anche nuove immagini: Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, hanno saputo cogliere per primi la nuova temperie culturale, il nuovo clima anche sociale che andava maturando negli anni Cinquanta, e le loro opere si pongono, stilisticamente e temporalmente, a fianco di quelle dei neo-dadaisti statunitensi come Jasper Johns e Robert Rauschenberg o dei coevi esponenti del francese “Nouveau Rèalisme”. Assieme a loro, alla fine degli anni Cinquanta anche autori come Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello riflettono sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966.

Un momento di straordinario fervore artistico che investe l’intera penisola, che ha i suoi centri nevralgici nelle città di Milano e di Roma, ma che trova luoghi di diffusione estremamente significativi anche a Torino e in Toscana, per non citare che i centri dove maggiore è l’incidenza di tale tendenza sulla scena artistica. In questa sezione si vedranno quindi i capolavori di Mimmo Rotella ed Enrico Baj, degli autori romani riuniti sotto l’etichetta di “Scuola di Piazza del Popolo”, i già citati Schifano, Festa, Mambor, Mauri e poi Franco Angeli, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Claudio Cintoli, le opere degli artisti operanti a Milano come Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Antonio Fomez, i torinesi Piero Gilardi, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, i toscani Roberto Barni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Malquori.

Una lettura che si conclude con la presentazione di un altro fenomeno cruciale nell’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni Settanta utilizza le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica, che riflette il nuovo clima sociale diffuso in tutto il mondo alla fine del decennio: in questa sezione si trovano opere di alcuni autori presenti in quelle precedenti come Schifano, Angeli, Bertini, ma soprattutto degli esponenti di quella ”figurazione critica” – come Giangiacomo Spadari, Paolo Baratella, Fernando De Filippi, Sergio Sarri, Umberto Mariani, Bruno di Bello o Franco Sarnari – che si rivelano oggi come un’ulteriore, originale contributo italiano alla diffusione del “popism” in ambito internazionale.

Ciò che rende questa mostra un autentico unicum, irripetibile nel panorama espositivo non solo nazionale, è la possibilità di vedere una serie di sculture nelle straordinarie sale della Villa dei Capolavori, la dimora storica di Luigi Magnani, artefice della Fondazione Magnani Rocca: gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi dialogano con gli arredi e i dipinti della Fondazione, in un sorprendente confronto tra il mondo classico e la cultura popolare degli anni Sessanta. Anche uno splendido e rarissimo quadro di Domenico Gnoli, grande artista morto giovanissimo, proveniente da un’importante collezione privata, entra in dialogo con capolavori della pittura antica della Fondazione.

In mostra, accompagnano le opere pittoriche e scultoree alcuni significativi pezzi di design dell’epoca, oltre a rimandi all’editoria e alla discografia, che permettono allo spettatore di immergersi appieno nel clima culturale del periodo, momento cruciale di svecchiamento della cultura italiana in chiave internazionale, al confronto diretto con la nuova cultura di massa, analizzata in quegli stessi anni da grandi intellettuali attivi nel nostro paese come Pier Paolo Pasolini o Umberto Eco.

La mostra, curata da Stefano Roffi e Walter Guadagnini – già autore di storiche ricognizioni sull’argomento come “Pop Art UK 1956-1972”, “Pop Art Italia 1958-1968”, entrambe alla Galleria Civica di Modena, “Pop Art 1956-1968” alle Scuderie del Quirinale a Roma, nonché di numerose personali dedicate ai protagonisti del movimento – è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

ITALIA POP. L’arte negli anni del boom
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 HYPERLINK “info@magnanirocca.it” info@magnanirocca.itwww.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Antonio Carnevale, Mauro Carrera, Walter Guadagnini, Gaspare Luigi Marcone, Stefano Roffi, Alberto Zanchetta.

8-9-10 luglio: arriva a Forlì il FINGER FOOD FESTIVAL

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Sbarca per la prima volta in Romagna il Finger Food Festival!

L’evento che ha già conquistato Pesaro, Parma, Bologna e Ferrara arriva in piazza Saffi a Forlì venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 luglio per una tre-giorni all’insegna della musica, della birra e dello street food di qualità.

 

La manifestazione organizzata da Estragon, uno dei più conosciuti e apprezzati rock club italiani, vuole valorizzare la world music e le eccellenze italiane e straniere del cibo di strada e delle birre artigianali. Ed è proprio per questo motivo che il Finger Food Festival riesce ad attirare pubblico di ogni età e provenienza. Se infatti gli appassionati di eventi musicali avranno la possibilità di gustare specialità regionali di grande qualità, gli amanti dello street food e i degustatori dei mille sapori della birra troveranno una piacevole colonna sonora con la possibilità di ascoltare dal vivo bands e dj’s che abitualmente frequentano i più importanti club della penisola.

 

Dall’8 al 10 Luglio, dunque, un universo di nuovi gusti e profumi troverà casa nel cuore di Forlì, in Piazza Aurelio Saffi.

 

Fra i prodotti di presidio slow food del territorio italiano, non mancheranno gli arrosticini abruzzesi e le bombette di Alberobello, le olive ascolane e la farinata genovese, il pane ca’ meusa di Sicilia e la focaccia di Recco, il panino col lampredotto da Firenze e tanti altri prodotti tradizionali (anche vegani, vegetariani e senza glutine) in un tripudio di sapori per un “giro del mondo in 80 morsi”.

Oltre ai cibi “targati” Finger Food Festival, nelle vie adiacenti saranno presenti le eccellenze alimentari dei produttori locali.

 

Per quanto riguarda la musica, ogni sera sarà in programma un concerto dal vivo e dj sets per allietare il pubblico presente. Venerdì 8 si esibirà la Babbutzi Orkestar, la band balcanica che ha già fatto ballare le più importanti piazze d’Italia e d’Europa con quella che essa stessa definisce Nu Balkan Music: un miscuglio di surf, punk e musica balcanica; sabato 9 laGypsy Ska Orquesta da Caracas porterà sul palco la sua combinazione di ska, latin, jazz e gypsy-balkan music, mentre domenica 9 luglio toccherà ai bolognesi Rumba De Bodas scatenare il pubblico nelle danze a ritmo di latin, swing e ska.

 

Che dire? Saranno tre giorni di grande festa per tutti: un appuntamento per palati fini, che saprà deliziare degli avventori. Coninvolgendo tutti i sensi!

 

 

ORARI APERTURA

Venerdì 8 luglio: dalle ore 18.00 alle 24.00
Sabato 9 luglio: dalle ore 17.00 alle 01.00
Domenica 10 luglio: dalle ore 17.00 alle 24.00

 

PROGRAMMA SPETTACOLI

Venerdì 8 luglio:
h.18.30 Finger Food Dj’s
h.21.30 Babbutzi Orkestar (Italia)
Sabato 9 luglio:
h.18.30 Finger food Dj’s
h.21.30 Gypsy Ska Orquesta (Venezuela)

h.23.30 Balkan Grill feat. Dj Pravda
Domenica 10 luglio
h.18.30 Finger food Dj’s
h.20.30 Rumba de Bodas (Italia)

CIBO e BIRRIFICI PRESENTI

Toscana: Lampredotto, Trippa, Hamburger di Chianina

Emilia Romagna: Gnocco Fritto, Borlenghi, Tortelloni, Tortellini, Pesce alla Griglia, Tigelle, Birra Levante, Birra Bellazzi

Marche: Olive Ascolane

Puglia: Bombette, Panzerotti Fritti, Burrate, Orecchiette, Pasticciotto

Calabria: Salsiccia Calabrese e ‘Nduja

Veneto: Piccolo Birrificio Ateo

Abruzzo: Arrosticini

Campania: Mozzarella di Bufala alla brace

Liguria: Farinata, Focaccia di Recco

Sicilia: Pane Ca’ Meusa, Arancine, Cannoli

Piemonte: Birrificio Barbanera, Pizza alla Canapa

Dal Mondo: Paella, Pesce Fritto in Cartoccio, Churros, Tacos Messicani, Angus Argentino, Birra Barcelona

E in più: Vegan Food, Cibi senza Glutine
INGRESSO GRATUITO

 

Info: su Facebook – Finger Food Festival

fingerfoodfestival@gmail.com

 

 

 

Finger Food Festival a Forlì è organizzato da Estragon

all’interno di “Ottocento e 4 – Impazza la Piazza”

col Patrocinio del Comune di Forlì

 

Da oggi online Fannabee.com, per scambiare e vendere cd, vinili e memorabilia con attività social, marketplace, gamification e mobile

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Si chiama Fannabee (www.fannabee.com) ed è la prima piattaforma online dedicata agli appassionati di musica che vogliono trovare cd, vinili e memorabilia, catalogare e vendere pezzi della propria collezione musicale in modo semplice e divertente. 

Realizzata da Fannabee Srl, start-up tutta italiana ma dal respiro internazionale incubata da H-Farm nel 2013 e guidata da Antonella Sinigaglia, CEO e grande appassionata collezionista, la piattaforma online è solo la prima di una serie di prodotti per i music addicted che Fannabee ha intenzione di lanciare sul mercato nel corso dei prossimi mesi.

Un servizio unico a 360° che combina social, marketplace, gamification e mobile, frutto di una sinergia creativa maturata insieme ai collezionisti ma pensata anche per un pubblico consumer, dedicata anche a tutti quegli utenti che stanno cercando oggetti musicali che non troverebbero su altri marketplace.

Fannabee è stata sviluppata con la migliore tecnologia disponibile oggi sul mercato, con un motore di ricerca in grado di ottenere risultati da un database con più di 4 milioni di artisti. La piattaforma gestisce tutta l’esperienza e attività degli utenti in cloud, è accessibile da qualunque device collegato a internet e contiene un meccanismo di gamification che ricompensa l’utente per l’impegno e la passione profusa sulla piattaforma stessa.

Gli utenti sono infatti spronati a dimostrare di essere il fan #1 del proprio artista preferito attraverso una serie di attività e qualità degli oggetti posseduti, e incentivati a diffondere la loro passione anche aiutando altri appassionanti dello stesso artista, costruendo di fatto una community ‘user generated content’ basata su passioni musicali condivise.

L’obiettivo di Fannabee è quello di diventare il punto di riferimento globale per i collezionisti, dj’s e negozi di dischi; una community dove appassionati, curiosi ed esperti si riuniscono per condividere il piacere del proprio hobby e usare il marketplace.

Features principali

1) Gestione della propria collezione:
Gli utenti hanno la possibilità di digitalizzare la propria collezione con un click; basterà cercare l’artista o l’oggetto e la piattaforma darà tutte le informazioni in modo esaustivo.

2) Community
Fannabee è una grande comunità di esperti ed appassionati pronti a condividere la propria esperienza con i neofiti e a fornire nuove informazioni e aneddoti che arricchiscono la piattaforma.

3) Gamification
Sfida, ambizione e divertimento! Non solo è utile poter finalmente catalogare in modo preciso ogni oggetto posseduto al fine di non acquistare duplicati, ma sfidare ‘con la musica’ i propri amici e conoscerne di nuovi rappresenta un vantaggio imperdibile per le nuove generazioni.

4) Scoperta di nuovi artisti e rarità
Grazie a Fannabee è possibile non solo scoprire tutti i cimeli e dischi prodotti dagli artisti collezionati ma anche scoprirne di nuovi. La selezione curata in home e in explore fatta internamente, consente di essere aggiornati sulle novità e sugli oggetti must have.

DATI DI MERCATO SUL COLLEZIONISMO MUSICALE

Il collezionismo musicale è, a livello mondiale, una realtà in continua espansione e a dimostrarlo sono i trend di mercato del vinile che dal 2007 non ha smesso di crescere, da un lato,  con previsioni per il futuro altrettanto promettenti e dall’altro il valore del mercato della memorabilia che ad oggi ha un valore stimato tra i 10 e i 20 miliardi di dollari. (Fonte)

Parlando del vinile, nel 2007 c’è stata infatti una vera e propria inversione di tendenza e il formato, invece di sparire, ha ricominciato a vendere. Se nel 2007 i dischi in vinile avevano un mercato globale di 55 milioni di dollari, nel 2010 erano già 89 e nel 2012 sono arrivati a 171 milioni. In soli 5 anni, insomma, il mercato è più che triplicato. (Fonte)

Un trend in continuo aumento che, nel 2014, ha visto negli USA il raggiungimento di un nuovo record, sorpassando i 9 milioni di pezzi venduti per la prima volta dopo 20 anni e producendo un incremento di fatturato rispetto al 2013 del 53%. (Fonte)

L’anno 2015 inoltre ha visto un’ulteriore riconferma della forza di questo ritorno: se da un lato infatti si è registrato un declino delle vendite digitali del 6% per quanto riguarda gli album e del 12.5% per le singole tracce digitali (scendendo sotto la soglia del miliardo di download per la prima volta dal 2007 a fronte di un incremento del 93% dello streaming musicale), dall’altro il vinile ha tenuto bene crescendo di un ulteriore 30% rispetto al 2014, rappresentando ora quasi il 9% della vendita totale degli album fisici e dal 10% al 15% del fatturato totale di un negozio di dischi.  (Fonte; Fonte; Fonte)

Nostalgia, amore per la musica, passaparola, ma soprattutto la riscoperta dei grandi classici su vinile da parte di un target più giovane (14-35 anni) sono stati negli ultimi anni gli elementi scatenanti di questo trend in continua crescita. (Fonte)

Anche in Italia il mercato del vinile è altrettanto fiorente, con una crescita dell’84% nel 2014 (Fonte) e con l’aggiunta ufficiale del formato alla Top Of The Music by FIMI / GfK Italia da gennaio 2016. In questo modo il primo comunicato stampa FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) del 2016 ha voluto porre l’accento sull’inarrestabile ritorno del vinile, che dopo un silenzio totale durato più di un decennio ha ricominciato a crescere nel 2007 e da lì non si è più fermato. (Fonte)

Rimanendo nel nostro paese, un’interessante ricerca del 2014 sul collezionismo musicale ha evidenziato come i medium più collezionati siano i CD 53%, Vinili 43% e musicassette al 5%, ma il dato più impressionante è che la passione per la musica sia una delle più longeve in assoluto, qualcosa che difficilmente abbandoni, con un 87% di persone che curano la propria collezione musicale da 3 a oltre 10 anni. (Fonte Fannabee.com)
Il 38% degli intervistati spende oltre 50€ per un singolo pezzo da aggiungere alla propria collezione mentre il 30% possiede oltre 7.000 oggetti.
Il 47% degli intervistati infine ha dichiarato di acquistare principalmente online confermando quindi che il ritorno del vinile e lo sviluppo del collezionismo musicale sia stato ulteriormente spinto dalla facilità di accesso a questi beni da collezione tramite lo sviluppo di piattaforme online. L’incremento del numero di persone con accesso ad internet porterà alla crescita ulteriore di questo mercato.

Vuoi il mio numero? La campagna 5×1000 di AISM

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Buzzoole

E’ tempo di tasse e dichiarazioni dei redditi: se non sapete a chi destinare il vostro 5×1000 c’è AISM.

Vuoi il mio numero?” è la campagna a supporto per il 5×1000 di AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, che è stata lanciata la prima volta nel 2012 e che per i primi anni ha avuto diversi testimonial tra cui Gianluca Zambrotta, Gaia Tortora, Enrica Bonaccorti, Isabella Ferrari etc. Per il primo anno ha deciso di lavorare con un approccio diverso pur con lo stesso impianto creativo. Il progetto 2016 è stato sviluppato con una serie di attività sul territorio dove sono stati ingaggiati diversi ragazzi a farsi fotografare dentro una cornice con scritto il numero di PIVA da scrivere.

Se volete conoscere il numero di codice fiscale AISM a cui destinare il vostro 5×1000 andate pure qui: è tutto spiegato.

“Il tempo di Signorini e De Nittis” in mostra a Viareggio.

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Il nuovo appuntamento viareggino della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna (dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017) è molto di più di una pur emozionante carrellata di capolavori di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere non meno superbe di Signorini, Lega e degli altri protagonisti del momento macchiaiolo.
E’ il racconto per immagini – e che immagini – di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due fini intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo.
Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime.
Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione.
Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere. Per la suggestione del confronto culturale, innanzitutto. E poi perché molte delle opere che saranno in mostra al Centro Matteucci sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Giuliano Matteucci inoltre affianca ai capolavori delle due collezioni milanesi un ristretto, essenziale, nucleo di altre opere di confronto, anch’essa scelte tra i vertici sia dell’Ecole Italienne che dei Macchiaioli.
Proprio in relazione alla eccezionalità di questa mostra, degna di un grande museo internazionale, il periodo espositivo sarà particolarmente “importante”. Non solo la tradizionale stagione dell’estate viareggina ma l’autunno e poi il primo inverno, sino al 26 febbraio del 2017, perché questa mostra è molto di più che una “occasione estiva”.
Il titolo di questa affascinante esposizione – “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione ed un omaggio a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale. Quel sogno, fatto proprio da Giuliano Matteucci, si è tradotto, qui, in palpitante realtà.
Mostra in collaborazione con Fondazione Enrico Piceni e Comune di Viareggio

Progetto di Giuliano Matteucci
Catalogo a cura di Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Provincia di Lucca

info: 0584 430614
www.centromatteucciartemoderna.it

Periodo di apertura della mostra: 2 luglio 2016 – 26 febbraio 2017
Gli orari della mostra variano a seconda delle stagioni:
2 luglio-11 settembre
dal martedì al venerdì: 17-23
sabato e domenica: 10-13 / 17-23

13 settembre-1 novembre
da martedì al venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30
chiuso lunedì

2 novembre -26 febbraio 2017
venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30

ridotto under 26: 5 euro
intero: 8 euro

Adventure Awards Days, il festival dell’avventura e dell’esplorazione, nel Garda Trentino

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Adventure Awards Days
30 settembre – 3 ottobre 2016

Garda Trentino
Meta ideale della vacanza attiva, il Garda Trentino dal 30 settembre al 3 ottobre ospiterà il Festival Internazionale dell’avventura e dell’esplorazione. Arco sarà l’epicentro di un evento che coinvolge e racconta tutto il territorio

Adventure Awards Days, il Festival internazionale dell’avventura e dell’esplorazione, approda nel Garda Trentino per la quinta edizione che si terrà dal 30 settembre al 3 ottobre prossimi.

Grandi viaggiatori e amanti dell’avventura si daranno appuntamento per condividere storie, esperienze e passioni con una platea sempre più ampia di visitatori interessati alla vita e alla vacanza “en plen air”. Il Garda Trentino è un mondo di acqua, rocce e natura dai profumi mediterranei incastonato in una corona di montagne incantevoli. Una destinazione capace di attrarre per la qualità delle strutture, la varietà dell’offerta, i prestigiosi eventi e soprattutto la possibilità di praticare al meglio e in sicurezza le discipline dell’Outdoor: il luogo perfetto per un evento come questo.

Adventure Awards Days è un manifestazione lontana dallo sport estremo e dalla ricerca della prestazione: la filosofia che anima l’iniziativa è piuttosto quella della passione che porta a vivere intensamente il proprio tempo libero, o il piacere che può dare uscire dall’ordinario, cosa che nel Garda Trentino è possibile in ogni giorno dell’anno.

Il Festival internazionale dell’avventura e dell’esplorazione promette quattro giorni di incontri con i protagonisti del mondo dell’outdoor. Cuore pulsante del festival sarà Arco
ma gli appuntamenti coinvolgeranno tutto lo splendido scenario del Garda Trentino, dal Rifugio Altissimo al Rifugio San Pietro, dal Lago di Garda alle Marocche di Dro. In ogni luogo i visitatori potranno provare l’emozione di un’esperienza nuova nel cuore della natura.

L’evento partirà venerdì 30 settembre con la selezione internazionale dei migliori film di avventura(l’anno scorso erano stati 1200 i candidati da tutto il mondo). Nei giorni successivi ci saranno poitraining camp di trail running con grandi campioni, corsi di cucina “outdoor”, workshop di fotografia, incontri con grandi esploratori e sportivi, workshop di storytelling, concerti all’alba e al tramonto con trekking ed escursioni in mountain bike di notte.

Novità di questa edizione, Arco Rock Star: un photo contest di due giorni dedicato all’arrampicata. Team di fotografi e atleti, professionisti e beginner, si sfideranno sulle falesie del Garda Trentino alla ricerca dello scatto migliore.

Un’altra novità sarà il BEST4: un programma che proporrà il meglio dell’offerta sportiva dell’Outdoor Park Garda Trentino. BEST4 si compone di due sezioni: Disability e Non- disability. I “Best4” sono le quattro offerte migliori per quattro discipline outdoor, ognuna presentata da un tutor che ci metterà non solo la faccia, ma anche il proprio tempo e la propria passione.

Il programma dettagliato dell’evento sarà annunciato quanto prima. Ci sarà spazio anche per lo yoga, declinato in chiave sportiva, per gli spettacoli, le esibizioni e per molte altre iniziative, da non lasciarsi sfuggire consultando il sito www.adventureawards.it o la pagina Facebook FB/AdventureAwards o ancora utilizzando sui social gli hashtag dedicati: #AAD16 e #GardaTrentino.

 

Info:

www.adventureawards.it

J’ATZ LUSÉRN: domenica 3 luglio a Forte Campo Lusérn

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SÜDTIROL JAZZFESTIVAL ALTO ADIGE A LUSERNA
Domenica 3 luglio

Anche quest’anno verrà attuato nell’ambito del Südtirol Jazzfestival Alto Adige, con la collaborazione dell’Istituto Cimbro/Kulturinstitut Lusérn, un importante concerto Jazz nel comune di Luserna.

Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige è una delle manifestazioni culturali più importanti della provincia di Bolzano con circa 80 concerti in più di 20 comuni e più di 50 location diverse. Il festival è rinomato a livello internazionale ed annualmente è seguito da più di 20.000 persone.

Per il terzo anno consecutivo sarà presente anche nella provincia di Trento aLuserna con un progetto musicale creato ad hoc con musicisti provenienti dalle tre province EUREGIO: Trentino, Alto Adige e Tirolo.

In questo modo si favorisce uno scambio culturale tra le suddette province e si pongono le basi per futuri progetti dei musicisti ed artisti coinvolti.

La scelta della località cade su Luserna per il grande interesse mostrato dalla comunità cimbra di partecipare ad un evento culturale internazionale con musica contemporanea, innovativa e di alto livello. Come in passato anche quest’anno verranno coinvolti artisti cimbri nel progetto.

Per l’evento che è programmato per domenica 3 luglio, alle ore 11.00, verrà tematizzata la situazione dei confini tra le nostre regioni, dei confini esistenti in passato, dell’apertura realizzata negli ultimi decenni per favorire il libero scambio di persone e merci, l’avvicinamento dei popoli europei e l’attuale rischio di una richiusura dei confini con le possibili conseguenze negative.

Il concerto si terrà presso il Forte Campo Luserna (Obar Fòrte in cimbro, Werk Lusérn in tedesco) che è stato ristrutturato e sarà reso agibile per la medesima giornata . Ciò contribuirà sicuramente ad avere un maggiore afflusso di pubblico e a rendere l’evento ancora più importante con l’apporto comunicativo e visibilità da parte dell’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra.

 

Al Castello del Buonconsiglio, Cesare Battisti tra Vienna e Roma

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Cesare Battisti chi era costui? Nonostante gran parte degli italiani abbiano sentito pronunciare almeno una volta il nome di Cesare Battisti, pochi ne conoscono la vita, la storia umana, le battaglie politiche, la passione per la storia, la geografia, la scrittura. La maggior parte delle persone associa Cesare Battisti alla sua tragica fine nella cosiddetta Fossa dei Martiri del Castello del Buonconsiglio, il 12 luglio 1916. Emblematica la frase con la quale lo storico Mario Isnenghi definisce Battisti come “una delle personalità più citate ma meno conosciute del Novecento.” Nell’ambito delle iniziative sulla Prima Guerra Mondiale e in occasione del centenario della sua morte, la mostra intende, attraverso una selezione di preziose opere d’arte dell’epoca e di rare testimonianze storiche, illustrare al grande pubblico una personalità di grande spessore umano e culturale che ha avuto un ruolo importante nella storia recente non solo del Trentino ma anche dell’Italia e merita di essere conosciuto nella sua complessità e modernità. La sua vicenda umana, dipanata tra forti ideali e appassionata azione, diviene chiave di lettura della singolarissima temperie sociale e culturale del Trentino allo spartiacque tra Ottocento e Novecento, laddove convivevano nello stesso territorio fermenti ispirati alla civiltà di segno italico e fermenti stimolati dalle esperienze transalpine, conducendo a un’esperienza collettiva feconda ma travagliata, che di lì a poco sarebbe stata destinata a subire i colpi del netto cambiamento determinato dalla fine della Grande Guerra e dall’annessione al Regno d’Italia. Il 12 luglio 1916 segnò l’epilogo di una vita condotta senza risparmio, fino all’arruolamento nel corpo degli Alpini e alla cattura sul Monte Corno. In quel giorno, imprigionato in una delle celle ricavate nella Loggia del giardino del Castello del Buonconsiglio, per essere poi processato e condannato alla forca dal tribunale militare austriaco, le cui sedute si svolgevano nell’antica Stua de la famea, salì infatti sul capestro eretto nel cortile retrostante l’edificio. Da quel momento la sua tragica fine, assieme a quella di Fabio Filzi e di Damiano Chiesa, attribuì all’antica dimora dei principi vescovi trentini il ruolo di vero e proprio “luogo deputato” della memoria battistiana, forse anche più del suo mausoleo sul Doss Trento. Al contempo non mancò di essere spunto formidabile per la propaganda bellica, per poi proseguire e consolidarsi quale mito collante per l’ideale nazionale di un’Italia uscita scossa e malconcia dalla Grande Guerra. Grazie alla grande disponibilità di istituzioni museali italiane e straniere che ne hanno concesso il prestito, la rassegna prevede l’esposizione di dipinti, sculture, libri, documenti, fotografie, cartografie, cimeli storici, attraverso i quali si snoda l’itinerario nelle sale. L’approccio storico e l’approccio storico-artistico al tema, condotti in parallelo e in stretta interconnessione, hanno consentito di gettare nuova luce su molti aspetti e nessi finora poco esplorati e di scoprire episodi ancora sconosciuti. La prima sezione traccia un quadro della vivace situazione culturale del Trentino nel contesto austro-ungarico prima del 1914, con dipinti di Giovanni Segantini, Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Alcide Davide Campestrini, Umberto Moggioli, ma anche Franz von Defregger, Albin Egger-Lienz. I paesaggi di Guglielmo Ciardi e le fotografie di illustrazione di un trentino ancora prevalentemente rurale accanto ai dipinti di argomento sociale di Felice Carena introducono nella seconda sezione il crescente impegno di Battisti, ormai rientrato a Trento dopo la laurea a Firenze, nelle questioni sociali, politiche e culturali della sua terra, dalla militanza socialista all’elezione a deputato a Vienna, che egli conduce assieme all’ esperienza di giovane geografo sul campo con le sue innovative ricerche sui laghi del Trentino. Al periodo immediatamente precedente all’entrata in guerra dell’Italia, durante il quale la gente trentina venne invece coinvolta subito nell’impegno bellico austro-ungarico, è dedicata la terza sezione, che vede Battisti impegnato nella campagna interventista nelle città italiane, la chiamata alle armi, i profughi di Katzenau, e, in parallelo, le opere di Depero, di Balla, di Bonazza, ma anche di Kriegsmaler, come Alfons Walde, Albin Egger-Lienz, Hans Josef Weber-Tyrol, Hans Bertle, quest’ultimo primo testimone della cattura di Battisti sul Monte Corno. Altre testimonianze storiche e figurative – quelle di Beltrame, Pogliaghi, Sartorio, Sottssass, D’Andrea, Guala, Viani, Mantelli, Morando – raccontano gli anni cruciali della guerra, le immane fatiche condotte sulle cime alpine e la macchina militare austro-ungarica, acquartierata nelle sale cinquecentesche del Castello del Buonconsiglio. Alla creazione del mito di Battisti è infine dedicata l’ultima parte, con fondamentali opere che ne costruiscono l’iconografia, come i dipinti di Carrà e di Barbieri, eseguiti nel 1934 per l’importante ma ancora poco noto “Concorso della Regina”, le sculture di Minerbi, di Wildt, i bozzetti per il Monumento alla Vittoria di Bolzano e il Monumento di Cesare Battisti a Trento, affiancati a progetti decorativi per il Castello del Buonconsiglio finora poco se non del tutto sconosciuti, che videro all’opera personalità di grande spicco dell’arte tra le due guerre. Quale ausilio alla visita e alla comprensione anche di carattere emotivo delle sezioni sarà proposta una serie di story-telling con apposite installazioni video che accompagni gli snodi cruciali della narrazione espositiva, basandosi soprattutto sulla documentazione epistolare e su altre fonti disponibili. L’iniziativa, promossa ed organizzata dal museo del Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, vede il coinvolgimento della Fondazione Museo Storico, del Museo della Guerra di Rovereto, dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, della Fondazione Bruno Kessler, della Società di Studi Trentini, del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, e del Comune di Trento.

TEMPI DELLA STORIA, TEMPI DELL’ARTE.
CESARE BATTISTI TRA VIENNA E ROMA
Castello del Buonconsiglio Trento 12 luglio – 6 novembre 2016
Via B. Clesio, 5
tel. 0461/233770 – www.buonconsiglio.it

Alla Fondazione Ferrero la grande Mostra su Giacomo Balla

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La Fondazione Ferrero di Alba si prepara a rendere omaggio a Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958), figura straordinaria di pittore e fondamentale raccordo tra l’arte italiana e le avanguardie storiche, con una mostra di risonanza internazionale, a cura di Ester Coen.
In linea con la storia ventennale delle proprie esposizioni d’arte, legate allo sviluppo della cultura del territorio, la Fondazione Ferrero si avvale della collaborazione scientifica della GAM di Torino e della Soprintendenza Belle Arti del Piemonte per la realizzazione della mostra e delle attività educative ad essa collegate.
Il progetto dedicato a Giacomo Balla prevede un’esposizione articolata in sezioni tematiche: il realismo sociale e la tecnica divisionista; le compenetrazioni iridescenti e gli studi sulla percezione della luce; l’analisi del movimento e il futurismo.
Nelle opere che seguono il primo apprendistato torinese, lo sguardo penetra la realtà dolorosa e crudele delle classi ai bordi della società. Un ampio numero di opere documenterà questa fase – tra fine ottocento e primi novecento – durante la quale, in parallelo a temi tra sofferenza e alienazione, l’artista svilupperà un’altissima sensibilità tecnica, le cui origini affondano nel divisionismo piemontese. La pennellata ricca di filamenti luminosi, il forte contrasto tra chiari e scuri, la scelta di tagli prospettici audaci ed estremi rappresenterà per i futuri aderenti al Manifesto del Futurismo un modello unico e straordinario da seguire.
La mostra di Alba evidenzierà poi l’adesione alla poetica del Futurismo. Dal realismo dei primi dipinti si assisterà alla trasposizione dei precedenti principi compositivi nella materia dinamica e astratta delle Compenetrazioni iridescenti a larghi tasselli cromatici, alla ricomposizione della nuova realtà in movimento nelle Linee di velocità.
In un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri: verticale, diagonale, spirale, il linguaggio di Balla scopre nuove categorie della rappresentazione nei suoi parametri primari, nell’amplificazione del fenomeno fisico, isolato, sezionato e inquadrato in tutta la sua verità di materia vibratile. Una visione capace di attingere alle massime profondità, ma di sfondare anche i limiti della cornice, in un gioco di rilancio verso la vita.
Le opere del percorso appartengono a prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane ed estere e sarà possibile ammirare capolavori straordinari, difficilmente concessi in prestito: il Polittico dei viventi, nella sua completezza, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dall’Accademia di San Luca di Roma, La mano del violinista dalla Estorick Collection di Londra, la Bambina che corre sul balcone dal Museo del Novecento di Milano, il Dinamismo di un cane al guinzaglio dalla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, il Volo di rondini del Museum of Modern Art di New York, la Velocità astratta + rumore in prestito dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, che sarà accostata allaVelocità astratta. L’auto è passata della Tate Modern di Londra, e ancora un’Automobile in corsa proveniente da The Israel Museum of Gerusalemme. Solo per accennarne alcuni.

Orari
lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 15 – 19; sabato, domenica e festivi ore 10 – 19
martedì chiuso
giorni di chiusura: 24, 25, 31 dicembre 2016, 1° gennaio 2017

Modena Motor Gallery 2016: un’ Edizione da record

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Quella che si terrà a ModenaFiere del 24 e 25 settembre sarà una edizione di Modena Motor Gallery con il propulsore. Un propulsore di quelli che nascono solo lungo la Via Emilia.
ll connubio tra la importante Mostra/Mercato delle auto e delle moto storiche, creata da Vision Up srl con ModenaFiere, e la Motor Valley quest’anno sarà ancora più diretto e organico.
Una strategia fisiologica per un territorio unico al mondo, la Motor Valley appunto, dove nell’arco di meno di 50 chilometri si confrontano Ferrari, Maserati, Lamborghini, Dallara, Ducati e Pagani, marchi e know-how che rappresentano l’eccellenza italiana a livello planetario.
I segnali di volersi decisamente proiettare verso la dimensione internazionale, Modena Motor Gallery l’aveva fatta intuire già nella edizione 2015, non a caso premiata da una crescita del 25% di pubblico e da un incremento del giro economico e di contrattazioni.
La strategia per l’edizione 2016 punta su due precise scelte. A settembre gli appassionati troveranno ad attenderli a ModenaFiere, un’area mercato di oltre 20 mila metri quadri, con proposte di qualità in tutti i segmenti (auto, moto, ricambistica, automobilia).
Accanto a questo grande spazio commerciale, gli organizzatori hanno previsto una serie di manifestazioni espositive di altissimo livello, rese possibili proprio dalle importanti sinergie che solo questo magnifico territorio può offrire.

Innanzitutto una grande mostra, che si dipanerà su 1500 metri quadri, dedicati alle eccellenze della Motor Valley dell’Emilia Romagna. Qui gli appassionati potranno misurarsi con il meglio dei grandi Marchi che si concentrano lungo un segmento di appena 50 km della Via Emilia. Grandi nomi universalmente ammirati, ma anche quell’insieme di laboratori di ricerca, di artigiani d’eccellenza, di esperti che costituiscono il terreno di cultura di questa Terra dei Motori.
Un presente che ha radici nel passato qui documentato dai Musei Ferrari di Modena e Maranello e dal Museo Lamborghini di Sant’Agata, ma anche da collezioni private d’eccezione come quelle di Righini, Stanguellini e Panini.

Diversi i focus collegati ad anniversari importanti: dai 100 anni dalla nascita di Ferruccio Lamborghini e ai 50 anni della Miura, presentata al Salone dell’automobile di Ginevra del 1966, lasciando senza fiato i visitatori e dando inizio ad una nuova era nel settore delle automobili sportive.

Quest’anno si festeggiano anche i 90 anni di Maserati. Il 25 Aprile del 1926 fece la sua comparsa alla Targa Florio un’auto con motore da 1500 cm³ a 8 cilindri in linea, alla guida lo stesso disegnatore, che arrivò nono nella sua classe modificando la Diatto (con la quale si era iscritto) in quella che è diventata la sua prima auto: la Maserati, appunto.

Modena Motor Gallery dedica uno spazio importante alla Ducati, curato da Claudio Lusuardi. 90anni fa, nel 1926 nasceva l’azienda Ducati con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. All’epoca era specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radiofoniche. Dovranno passare ancora due decenni per la nascita del reparto motociclistico dove viene prodotto, su licenza, il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta. Molta strada, in tutti i sensi, è stata fatta da Ducati da allora. E Modena Motor Gallery ed.2016 giustamente lo mette in evidenza. Per chi, durante il week-end, arriva in sella alla Ducati, l’ingresso alla mostra/mercato è gratuito.

A cura del Museo Ames, 15 fantastiche Bubble Cars mai viste insieme accoglieranno i visitatori nella Galleria Centrale, per la gioia degli appassionati di Micro Car.

E’ nella tradizione di Modena Motor Gallery riservare uno spazio d’onore agli artigiani del settore. E’ anche dalle loro intuizioni e dalla loro maestria che hanno tratto linfa le eccellenze della Motor Valley modenese. Sono loro a poter ridare giovinezza e smalto a molte auto e moto storiche. Gli artigiani troveranno qui, come sempre, uno spazio importante e saranno la “corona” di un intero padiglione di commercianti di auto. Per la prima volta a Modena Motor Gallery alcuni giovani artigiani mostreranno in diretta come si batte e modella una lastra e come si salda.

Modena Motor Gallery guarda al passato, glorioso, ma vuole anche contribuire a creare un futuro migliore per tutti. Per questo nei giorni della fiera verrà bandita un’Asta benefica di automobilia, il cui ricavato andrà all’Istituto Dino Ferrari di Maranello, per sostenere le attività di ricerca e progettazione di veicoli ad emissione zero.
Motori e Sapori, si sa costituiscono un connubio tra i più perfetti. Ai Sapori provvedono le eccellenze enogastronomiche di Piacere Modena, che rappresenta i Consorzi dei prodotti tipici. Tutto il resto è invece Motori. Di ieri, di oggi e di domani. Perché è qui che una grandiosa storia si fa trama di un grande futuro.