L’Umbria sullo schermo. Dal cinema muto a don Matteo

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Don Matteo

Umbria terra di film e fiction
Una mostra a Palazzo Baldeschi
ripropone i set e i personaggi più popolari: da
San Francesco a Rodolfo Valentino, da Roberto Benigni a Monica Bellucci

In Umbria si è compiuta una parte non trascurabile della storia del cinema italiano e non solo. Con pellicole (e fiction televisive) popolarissime, film di ricerca e grandi produzioni. E una grande mostra in Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, documenta questa storia e offre anche l’occasione per farsi contagiare dalla passione per lo schermo (grande e piccolo): passione che in Umbria non è solo antica, ma persistente e fonte di continue novità.

La mostra, che al percorso espositivo tradizionale affianca veri e propri set cinematografici, numerosi punti di proiezione e allestimenti multimediali, è stata voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ed è a cura di Fabio Melelli, Luciano Zeetti e della Fondazione Cariperugia Arte.
Racconta una consuetudine, quella tra Umbria e cinema, che inizia da lontano, esattamente dal 1898, quando l’invenzione dei Lumière non aveva che pochissimi anni di vita. E’ proprio all’origine del cinematografo che la British Mutoscope & Biograph Company documentava in quel di Orvieto la Corpus Christi Procession. Una consuetudine che è continuata senza interruzione alcuna, superando persino i momenti bui delle due grandi guerre. Sino a rendere i monumenti, gli scorci dei centri storici, i panorami dell’Umbria popolari nel mondo.

Chi mai sospetterebbe che quest’angolo d’Italia abbia qualcosa a che fare con Rodolfo Valentino o che i suoi paesaggi sono stati scelti per realizzare nientemeno che un film western? È scontato e risaputo che siano stati fatti dei film su San Francesco: ma chi li conosce tutti? E non è strano che una regione così tranquilla, pacifica e idilliaca sia stata spesso utilizzata come ambientazione per film thriller o a sfondo poliziesco?
Per molti versi l’Umbria è un set quasi naturale, in virtù dei suoi paesaggi spesso incontaminati e della particolare struttura architettonica dei borghi e città che la compongono, rimasta intatta nei secoli. Ideale sfondo per decine di pellicole e di produzioni televisive, molti delle quali di ambientazione storica.

Il progetto della mostra “L’Umbria sullo schermo”, che aprirà al pubblico il 29 giugno 2016 e resterà aperta fino a gennaio 2017, nasce da un duplice scopo, come del resto tutte le iniziative realizzate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia: valorizzare il tessuto comunitario sul piano della memoria e delle radici raccontando di un rapporto – quello tra territorio e grande e piccolo schermo – che probabilmente è ancora oggi sconosciuto ai più, ma anche creare occasioni potenziali di sviluppo economico.
Si parte dalle origini storiche del cinema con una suggestiva galleria di antichi macchinari e strumenti cinematografici provenienti da collezioni private, collocati lungo tutto il percorso, per arrivare alle tecnologie più moderne grazie alle quali i visitatori potranno vivere anche coinvolgenti esperienze immersive che li proietteranno all’interno di scenografie virtuali.
Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dalla proiezione di clip tratte da alcune tra le pellicole più rappresentative girate nella regione nel corso degli anni, spaziando dai primissimi anni del ‘900 fino alle fiction più recenti, come Carabinieri, Don Matteo e Luisa Spagnoli che oltre ad aver calamitato l’attenzione di milioni di spettatori hanno dato una grande visibilità alle località in cui sono stati girati (Gubbio, Spoleto, Città della Pieve, la stessa Perugia). Il materiale raccolto è stato fornito da numerose case di produzione come Rai Teche, Rai Cinema, Istituto Luce, Mediaset, Medusa, Cinecittà e Cattleya, solo per citarne alcune.

Fa poi una certa impressione scoprire – percorrendo la mostra – che in Umbria hanno lavorato registi come Dario Argento, Pupi Avati, Mario Monicelli, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli, Roberto Benigni o vi hanno recitato attori del calibro di Alberto Sordi e Carlo Verdone, di Mickey Rourke e Peter Ustinov. Nomi e volti di molti grandi attori si potranno vedere e leggere negli accattivanti e colorati manifesti d’epoca e nelle locandine pubblicitarie che tappezzano le pareti delle sale.

Senza contare che in Umbria hanno avuto i loro natali stelle dello spettacolo quali Monica Bellucci, Laura Chiatti, Marco Bocci e Filippo Timi. Naturalmente c’è anche una sezione dedicata agli attori umbri più noti che si sono affermati a livello nazionale ed internazionale. Di Monica Bellucci in particolare viene esposta una foto mai vista prima (e molto curiosa, mai vista prima) di quando era giovanissima: una foto tratta dal book di uno dei suoi primi servizi fotografici, prima che diventasse un’icona della bellezza italiana nel mondo.
L’Umbria come set cinematografico non verrà però raccontata solo attraverso le immagini. Una parte degli spazi verrà infatti allestita con pezzi di scenografie, con oggetti e costumi utilizzati nei vari film prodotti e realizzati in Umbria: il costume di Pinocchio concesso da Cinecittà Studios e indossato da Roberto Benigni nel film dedicato al famoso burattino di legno girato presso gli studi di Papigno, vicino Terni; il bancone della cioccolateria utilizzato nella fiction Luisa Spagnoli andata in onda su Rai 1 nel febbraio 2016; e la bici originale nonché immancabile compagna di Don Matteo.
Completa il percorso la ricca galleria di disegni originali delle scenografie di Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli, realizzati da Gianni Quaranta, attualmente assessore alla cultura del Comune di Spoleto, vincitore nel 1986 del premio Oscar alla migliore scenografia per il filmCamera con vista.

Ma non finisce qui. Per i visitatori più appassionati (e che magari ambiscono a diventare attori) è stato creato un set dove ci si potrà cimentare in provini con tanto di ciak e macchina da presa. Al piano terra del palazzo è stata inoltre allestita una sala cinema con schermo e poltroncine d’epoca dove si potranno visionare – sulla base di un fitto programma giornaliero – proiezioni audiovisive, documentari, film autoprodotti da autori umbri, ecc.

Legato alla mostra, di cui racconta i tratti salienti e le curiosità su film e personaggi che hanno caratterizzato la storia del cinema umbro, è anche il libro-catalogo scritto da uno dei curatori, Fabio Melelli – apprezzato storico del cinema – edito dalla casa editrice Aguaplano.

Info: www.fondazionecariperugiaarte.it tel. 075. 5724563

Note di jazz fra teatri, piazze, malghe e rifugi: torna il Sudtirol Jazzfestival Altoadige

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Note di jazz fra teatri, piazze, malghe e rifugi: torna il Sudtirol Jazzfestival Altoadige
Dal 24 giugno al 3 luglio al via la trentaquattresima edizione del Sudtirol Jazzfestival Altoadige. Quest’anno la kermesse avrà come filo conduttore la mescolanza di musicisti italiani e austriaci. Mentre la politica sembra voler erigere nuovi muri, la musica ancora una volta afferma la sua importanza come collante culturale. A salutare uno dei più longevi festival jazz europei oltre 100 artisti provenienti da tutto il mondo, giovani promesse insieme ai grandi interpreti, incontri fra musicisti, progetti speciali e più di 80 concerti in 60 località sparse in tutta la provincia di Bolzano: nei teatri, nelle piazze, nei rifugi e sulle vette. Seguendo il fil rouge dei concerti sarà possibile esplorare un territorio e le sue ricchezze culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche

Già la straordinaria serata d’apertura, in programma venerdì 24 giugno in una location davvero inusale – in mezzo ai cassoni per le mele della cooperativa di frutticoltura di Frangarto – intitolata “Kinzelbinder’s Melting Orchestra” ha tutte le carte in regola per entrare negli annali di uno dei più longevi e importanti festival d’Europa. Protagonista della serata sarà la “cooperazione” fra artisti austriaci e italiani, la fusione fra le melodie e le serenate napoletane, lo charme unico dei Lieder viennesi e il jazz contemporaneo. Un progetto artistico eccezionale nato dall’incontro tra il duo acustico viennese  “Die Strottern” e il trio napoletano “Assurd”, accompagnati dal sax dello statunitense Dan Kinzelman, dalla tromba dell’austriaco Martin Eberle e da altri musicisti che spesso vanno e vengono dal Brennero. Se è vero che la maggior parte dei muscisti del cartellone 2016, che sarà presto consultabile sul sito www.suedtiroljazzfestival.com, arrivano da Austria e Italia, ci saranno anche artisti svizzeri, tedeschi, sloveni e statuinitensi.

“E’ il terzo anno che decidiamo di invitare artisti di un determinato paese – spiega Klaus Widmann, direttore artistico della manifestazione – in questo caso di due nazioni, Italia e Austria, perchè ci permette di conoscere meglio le singole realtà jazzistiche europee. Nel 2014 è toccato al jazz francese, lo scorso anno a quello della Gran Bretagna e quest’anno ai due paesi del Brennero. E’ un periodo storico caratterizzato dall’emergenza profughi e dal ritorno del filo spinato alle frontiere. Forse la musica del nostro festival può contribuire a gettare ponti e a unire piuttosto che dividere”.

Il Sudtirol Jazzfestival Altoadige ha ormai assunto il ruolo di evento internazionale che offre musica di qualità altissima in luoghi davvero unici. Questa edizione, ancora di più di quelle passate, si annuncia come una sorta di esplorazione, musicale ma anche di un territorio. Seguendo il fil rouge dei concerti si potrà andare alla scoperta del territorio, conoscere le città, immergersi nella natura, scoprire incantevoli vallate e rifugi, magari assaggiando, tra un concerto e un altro, specialità gastronomiche. La programmazione artistica è ancora una volta all’insegna della varietà musicale, alla ricerca delle sonorità più nuove, dei gruppi emergenti, del nuovo jazz;  con un’attenzione particolare a incontri inediti fra artisti di diverse parti del mondo, fra giovani promesse e star già consolidate. Sotto la direzione di Klaus Widmann il Sudtirol Jazzfestival Altoadige è diventata un’occasione per ascoltare nuovi talenti e un’opportunità per musicisti internazionali di conoscersi e mettere in piedi nuove collaborazioni artistiche.

Il “main program” del Festival, scaricabile nei prossimi giorni dal sito ufficiale (www.suedtiroljazzfestival.com), prevede circa 80 concerti con oltre 100 musicisti, ai quali bisogna aggiungere la consueta serie di eventi organizzati a margine della rassegna principale.  Anche l’edizione 2016 del Jazzfestival Alto Adige invaderà pacificamente l’intero territorio provinciale: i comuni che ospiteranno almeno un evento sono infatti ben 20, per un totale di oltre 60 diverse location. Dal fondovalle di Frangarto per la serata d’aperutra del 24 giugno si passerà ai 2.145 metri del rifugio Comici il 26 giugno con la “Cantata Viennapoli”; il 29 andrà in scena il convegno “Culture meets economy” che si concluderà alla Fiera di Bolzano con un eccezionale blind date musicale che vedrà sul palco una ventina di musicisti del Festival che si alterneranno e suoneranno a piccoli gruppi.
Quest’anno gli appuntamenti della rassegna “Jazz & Wine, Jazz & Beer” saranno ospitati a Bressanone dove sono in programma una camminata eno-musicale e degustazioni varie nelle più belle location della città vescovile.  Insomma sarà un vero viaggio musicale che coinvolgerà tutto l’Alto Adige.
Sonorità jazz risuoneranno anche nei rifugi e nelle malghe di alta quota, congiungendo idealmente la Val Venosta con la Val Badia: dal rifugio Feltuner Hütte e le piramidi di terra del Renon fino ai monti di Fanes, dal Messner Mountain Museum di Solda a Monte San Vigilio fino ad arrivare al Passo delle Erbe.
Il progetto “Water Music” non ha bisogno di spiegazioni: basta il nome. Il pittoresco lago di Carezza e il laghetto di Fiè faranno da sfondo a concerti particolari, in cui i musicisti suoneranno su pontili e imbarcazioni. Nuovo e altamente suggestivo si preannuncia anche il progetto “Jazztronomy”, in programma presso il Planetarium di San Valentino in Campo. Da menzionare anche i concerti al Museion di Bolzano, dove nei due sabati di festival sono previste altrettante matinée nel Museion Passage, mentre giovedì 30 giugno il Museion sarà invaso dal jazz per l’intera giornata.

Le Zagare sul Lago Maggiore e il Neroli Nobile

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Zagare sul Lago Maggiore
Ubriaca la fioritura di agrumi alle Isole Borromee
Creato il Neroli Nobile per offrire questa magnifica sensazione

Per tutto il mese di giugno, le Isole Borromee profumano di zagara. Già prima di approdarci, se il vento spira verso Stresa, si è inebriati dall’intenso profumi della Grande Fioritura, quella degli agrumi.
Si rivive così ciò che la tradizione racconta a proposito dei pescatori che, quando uscivano al mattino con le loro barche, si dice rimanessero rapiti dal soave profumo che le isole emanavano durante la fioritura degli agrumi di giugno.
Nei giardini dell’Isola Bella e dell’Isola Madre, di agrumi ne crescono almeno 350 esemplari, tra cedri, pompelmi, aranci, limoni, mandarini, aranci amari, pumeli. Alcuni anche di dimensione ragguardevole.
In parte ospitati dai grandi vasi di cotto marchiati dai tre tipici cerchi di Casa Borromeo, e per la maggioranza in piena terra. A costituire una delle numerose Collezioni Verdi dei Principi.
Lo stemma Borromeo presenta, come motivo, tre anelli tra loro congiunti. Al di là del significato araldico, la tradizione popolare interpreta questi tre “cerchi” come altrettante figure di agrumi.
Simbolo del microclima mite delle isole e del fatto che qui prosperavano limoni e aranci quando altrove erano introvabili, cosa che ne faceva l’oggetto del desiderio di chi voleva permettersi una limonata o un sorbetto.
Quel singolare, intenso profumo di agrumi è oggi proposto da una raffinata fragranza creata da Acqua di Stresa proprio per Isole Borromee.
E’ un profumo fresco e raffinato, ispirato alle bellezze dei giardini dell’Isola Bella e dell’Isola Madre. Una linea completa, per la persona e per l’ambiente, composta da Eau de Parfum, Bagnodoccia, Body Lotion, Sassi Profumabiancheria e Diffusore per l’ambiente. Commercializzata con il nome di “Neroli Nobile”, offre il profumo intenso e vellutato dell’olio di arancio amaro.
Una gran dama della corte di Francia, Anna Maria de La Tremouille, soprannominata la Nerola, faceva profumare i suoi guanti proprio con l’essenza di arancio amaro, che da lei prende il nome di Neroli.
Il Neroli è l’essenza ottenuta dai fiori di arancio amaro che, solo se colti a mano dall’albero mantengono inalterata la loro fragranza.
“Neroli Nobile” armonizza bergamotto di Calabria, arancio, cipresso e zenzero con un particolare tipo di lavanda, noto come “lavandino”, e note d’acqua per chiudere con note di legni dolci, patchouli e muschio. Lo si acquista all’Isola Bella, nel fornitissimo gift shop, ma lo si può acquistare anche via web e presto nelle profumerie di livello, in Italia e nel mondo.

info: www.isoleborromee.it

Charlie Sheen e il preservativo: che cos’hanno in comune? Hanno cambiato il sesso. Per sempre

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Charlie Sheen ha unito le forze con LELO, il brand leader nell’universo del piacere, per lanciare quello che gli esperti definiscono come l’innovazione più importante nel campo del sesso sicuro degli ultimi 70 anni: LELO HEX™, il preservativo di nuova generazione.

 

LELO HEX™ è stato lanciato oggi in tutto il mondo su lelo.com alle 12 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), inaugurando un progetto della durata di due mesi, ‘HEX Appeal’ che vuole ‘rivoluzionare il mondo dei preservativi per sempre’. Per tutta la durata di questo periodo, fino a 10000 finanziatori avranno la possibilità di ordinare LELO HEX™ in anteprima, con Charlie Sheen a sostenere il progetto, considerato la prima vera innovazione nel settore dei preservativi in 70 anni.

 

In una serie di interviste esclusive realizzate per LELO, Charlie Sheen, per la prima volta, parla apertamente di preservativi, del perché, a suo parere, il loro uso è in continuo declino, e perché LELO HEX™ può cambiare il sesso sicuro per sempre.

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Il filmato mostra:

 L’opinione personale di Charlie Sheen sui preservativi e le conseguenze positive dell’impennata di sensibilizzazione nei confronti delle IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili) provocata dal suo annuncio di essere sieropositivo nel novembre 2015.

 Il suo processo di cambiamento personale, dopo aver annunciato la sua condizione e il ruolo che può svolgere nel sostenere LELO HEX™.

 La sua sorpresa per la mancanza di innovazione che caratterizza l’industria dei preservativi e le sue opinioni personali su come HEX™ può aiutare a superare la diffidenza che circonda i preservativi oggi.

LELO è l’azienda leader nella realizzazione di prodotti per la vita intima dal design inconfondibile. Con il suo lancio, avvenuto nel 2003, LELO ha rivoluzionato l’estetica e la percezione dei massaggiatori personali e ora dedica la stessa cura a qualità e innovazione nella realizzazione di lussuosi accessori per la vita intima e candele da massaggio profumate. LELOi AB è la società svedese alle spalle di LELO, con uffici che si estendono da Stoccolma a San José, da Sydney a Shanghai.

 

Per quanto riguarda il lancio, Charlie Sheen ha dichiarato, ‘Rivelare il mio contagio da HIV mi ha dato un obiettivo nuovo, quello di parlare attivamente di salute sessuale. Ecco perché LELO HEX™ è un progetto così importante per me. Non si tratta solo di un prodotto rivoluzionario, già pronto per l’uso – è qualcosa di completamente diverso che può contribuire a frenare la diffusione delle IST e ridurre lo stigma che circonda l’uso dei preservativi. Se vuoi cambiare il modo in cui la gente vede i preservativi, un ottimo modo per cominciare è cambiare i preservativi!’

Vacanze sportive? Idea: Rafting Center Val di Sole

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Si avvicina la bella stagione (ora insomma, questi temporali finiranno, no?) e a non tutti piace sdraiarsi in spiaggia, ma fare qualcosa di più dinamico.

Ad esempio potete andare nel Rafting Center Val di Sole, situato a Dimaro, in Val di Sole (Trentino). Oltre alla splendida cornice trentina potete effettuare attività di Rafting o Canyoning

Scopri comunque tutte le offerte per rafting e canyoning sul sito!
Buzzoole

A Cremona la Festa del Torrone 2016, dal 19 al 27 novembre

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Festa del Torrone di Cremona

“Il Tempo”: il tema dell’edizione 2016
Torna la Festa del Torrone a Cremona
9 giorni, da sabato 19 a domenica 27 novembre a Cremona, per innamorarsi follemente di una città attraverso mille iniziative, spettacoli, eventi ed incontri

Conto alla rovescia per l’edizione 2016 della Festa del Torrone di Cremona.
Da sabato 19 a domenica 27 novembre, 9 giorni di festa che trasformeranno Cremona nella capitale europea della gola e del divertimento.

Obiettivo della SGP Eventi, confermata come società organizzatrice per le prossime due edizioni, è di superare se stessa e il successo sempre più crescente che negli ultimi anni hanno fatto della festa cremonese uno tra i principali eventi autunnali nel panorama nazionale. Nel 2015 sono state 300mila le presenze in nove giorni, oltre 300 pullman arrivati in città, 500 camper da tutta Italia, ristoranti e locali della città assediati dai visitatori.

Si punterà su molte conferme e altrettante novità. Non mancheranno infatti le costruzioni giganti di torrone, la rievocazione del matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e il Torrone d’oro, ad esempio, ma entreranno anche iniziative di carattere storico, di animazione e intrattenimento.

Il punto di partenza sarà il tema scelto per il 2016, e cioè Il Tempo. Un connubio apparentemente insolito ma in realtà forte ed azzeccato perché il tempo, come il torrone, è passato e presente, è tradizione, è storia, è un sapere che vive e cresce attraverso il passare degli anni. Ma il tempo è anche futuro, sorpresa, sogno e innovazione, tutte le peculiarità di cui Cremona è ricca grazie proprio al suo prodotto tipico e al mondo produttivo ad esso legato. Gli eventi, gli incontri e le esperienze che si svilupperanno nella festa di quest’anno saranno quindi all’insegna del tempo, di cui Cremona è in qualche modo simbolo in quanto patria di Jannello Torriani, maestro orologiaio, inventore e genio del ‘500, cui la città dedicherà una grande mostra nel corso dell’autunno e la Festa del Torrone molteplici iniziative.
Le soprese saranno molte, per scoprirle in anteprima basterà seguire La Festa del Torrone su tutti i suoi canali social, in continuo aggiornamento.

Info su www.festadeltorronecremona.it Facebook: https://www.facebook.com/cremoncino.torroncino
Twitter: https://twitter.com/cremoncino YouTube: https://www.youtube.com/user/FestaDelTorroneCr

Torna la marcia dei Forti domenica 3 luglio a Folgaria

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È la 18^ edizione di una delle marce non competitive più datate del panorama podistico trentino. Cinque percorsi porteranno oltre 1500 marciatori tra le fortezze austro-ungariche dell’altopiano di Folgaria, fino a raggiungere la vetta del monte Maggio. L’evento assume particolare importanza nella ricorrenza del Centenario della Grande Guerra

Si tratta di una marcia non competitiva strutturata su cinque percorsi, di 42, 31, 20, 12 e8 km. L’appuntamento è per domenica 3 luglio, nel centro di Folgaria. Fin dalle prime ore del mattino apriranno i tavoli delle iscrizioni e alle ore 8.00 la gran massa dei marciatori, accompagnati dalle note della Banda della Magnifica Comunità di Folgaria attraverserà il centro abitato per distribuirsi sui cinque percorsi che propone la manifestazione: 8 e 12 km per i meno allenati, 20 e 31 km per coloro che hanno una preparazione discreta e 42 km per coloro che la montagna la macinano a gambe levate.

La Marcia dei Forti, che quest’anno celebra la sua 18^ edizione, è erede della blasonata Marcia delle Nazioni che negli anni Settanta convogliava migliaia di marciatori da Folgaria ad Asiago, lungo un percorso di 50 km. Alla Marcia delle Nazioni, che aveva un respiro internazionale, ha fatto successivamente seguito laMarcia degli Altipiani (che coinvolgeva anche i vicini altipiani di Lavarone e
Luserna) per diventare infine Marcia dei Forti, una marcia circoscritta all’altopiano di Folgaria, strutturata appunto in cinque percorsi, adatti dunque a tutte le gambe, tali da permettere – ai marciatori più tenaci – di visitare i forti austro-ungarici di Dosso delle Somme (Serrada), Cherle e Sommo Alto. Valida per i concorsi FIASP, IVV, Piede Alato, Gamba d’Argento, Quattro Passi nel Trentino. La Marcia, proposta dall’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra in collaborazione con il Comitato Manifestazioni Altipiani, è una delle ultime marce «storiche» che hanno contraddistinto il panorama trentino negli ultimi quarant’anni.

SABATO 2 LUGLIO: IL PROLOGO NEL CENTRO DI FOLGARIA

Come da tradizione la Marcia dei Forti ha un prologo, la sera precedente la sua effettuazione, nel centro di Folgaria. Nella centrale piazza G. Marconi, alle ore 20.00, è prevista infatti la sfilata di benvenuto delle Associazioni locali, accompagnate dallaBanda musicale della Magnifica Comunità. Seguono i saluti delle autorità locali e l’apertura ufficiale della manifestazione.

DOMENICA 3 LUGLIO: LA MARCIA

Domenica a partire dalle 7.00, apertura dei tavoli delle iscrizioni, alle 7.45 lapunzonatura obbligatoria e poi, alle 8.00, il via ufficiale, con la massa di marciatori che sarà accompagnata dalla Banda musicale fino al limite dell’abitato, da dove si distribuiranno sui vari percorsi. I marciatori avranno poi tempo tutta la giornata per completare i percorsi: la chiusura degli arrivi è infatti fissata per le ore 16.00.

 

Per info: Azienda per il Turismo Alpe Cimbra-tel. 0464 724100 – info@alpecimbra.it

 

Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietra

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Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietra
Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola
sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietraVerrà progettato alle porte di Nonantola un luogo dedicato alla memoria dei 73 ragazzi ebrei accolti e salvati qui, a Villa Emma, a tra il 1942 e il ‘43. Sarà uno dei pochi esempi – e per ora unico in Italia – di “memoriale del bene”: una costruzione destinata a custodire e raccontare una delle rarissime pagine positive riguardanti la condizione degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Ma quale forma e caratteristiche avrà questo luogo di memoria, dove i protagonisti sono i bambini e ragazzi? Dal 17 al 19 giugno un convegno internazionale con esperti italiani e stranieri chiama a raccolta architetti e artisti per fornire spunti e ispirazione in vista del bando di concorso che uscirà in autunno

Il 17 luglio del 1942, alla stazione di Nonantola, in provincia di Modena, arriva un gruppo di ragazzi di varia nazionalità, tutti ebrei, la maggior parte orfani, in fuga da un destino di morte. A loro se ne aggiungono altri nella primavera del 1943: ospitati in una grande villa disabitata diventano “i ragazzi di Villa Emma” e sono i protagonisti di una delle storie più straordinarie della Seconda Guerra Mondiale. Ora si vuole dare un luogo a questa storia, che la racconti a cittadini e visitatori: il sito dove sorgerà è già stato individuato, è Prato Galli, alle porte di Nonantola, lungo via Mavora, proprio davanti a Villa Emma. Manca la struttura, tutta da inventare, che dovrà avere forma e caratteristiche coerenti con questa vicenda di speranza, ricca di implicazioni con il presente e di respiro europeo.

Per questo da venerdì 17 a domenica 19 giugno a Nonantola si svolge il convegno internazionale “Davanti a Villa Emma. La costruzione di un luogo per la memoria dei ragazzi ebrei salvati a Nonantola”, aperto a tutti ma rivolto in particolare ad architetti e artisti: in tre giorni una ventina di studiosi dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Germania e da Israele – storici, docenti, ricercatori – ripercorrono la vicenda e tracciano le coordinate storiche per la costruzione di un memoriale che abbia elementi distintivi e per certi versi unici, come la storia che andrà a raccontare. Infatti i 73 ragazzi ebrei accolti dalla popolazione locale conobbero a Villa Emma una parentesi di quiete e di condivisione con i cittadini: si impegnarono in corsi scolastici, musicali, e nell’addestramento a lavori agricoli e artigianali, in cui vennero coinvolti contadini e persone di Nonantola. Dopo l’8 settembre ’43, con l’occupazione tedesca dell’Italia, si rese necessaria un’operazione di soccorso che li mettesse al riparo dal pericolo di cattura: i nonantolani scelsero allora di rischiare e, nonostante le difficoltà, tutti raggiunsero la Svizzera. A guerra finita, la maggior parte dei ragazzi s’imbarcherà da Barcellona per la Palestina.

Quello di Nonantola non sarà quindi un “sito del trauma” per commemorare vittime o ripercorrere vicende tragiche, ma un memoriale dedicato a una storia a lieto fine, nutrita di accoglienza, solidarietà, salvezza. Un punto d’incontro per gli abitanti del luogo, per i passanti, per i visitatori, per chi viene da vicino e da lontano; per ragazzi che vogliano conoscere, oggi, la storia dei giovani ebrei arrivati a Villa Emma, dopo fughe e peripezie, nel pieno della seconda guerra mondiale. Un punto d’incontro per chi voglia riflettere sui viaggi di bambini e ragazzi che oggi toccano le nostre sponde, varcano frontiere, bussano alla nostra porta e che possono arricchire la comunità che li accoglie.
Venerdì 17 giugno alle 15.30, presso il Cinema Teatro Troisi di Nonantola, aprono il convegno Federica Nannetti, sindaco di Nonantola,Massimo Mezzetti, Assessore regionale alla Cultura e Giuseppe Boschini dell’Assemblea Legislativa Regionale: dopo una ricerca durata tre anni la Fondazione Villa Emma vuole presentare i risultati e discutere le tante linee di lettura e di interpretazione di questa vicenda, fornendo spunti per la progettazione. Le parole e le idee di questo convegno saranno le prime “pietre” su cui sorgerà l’edificio, futuro luogo di memoria: successivamente al convegno, in autunno, verrà pubblicato un bando di concorso che fisserà norme e criteri per i partecipanti.
Il convegno “Davanti a Villa Emma” è organizzato da Fondazione Villa Emma in collaborazione con il Comune di Nonantola, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Fondazione Mario del Monte. L’iniziativa è patrocinata dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane, dalla Federazione Ordini Architetti dell’Emilia-Romagna, dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione Architetti della Provincia di Modena. Per gli iscritti all’Ordine degli Archietti è previsto il riconoscimento di crediti formativi permanenti (CFP).

La vicenda storica dei “ragazzi di Villa Emma”

A Villa Emma vissero, per oltre un anno, fino a 73 ragazzi ebrei fuggiti dalla Germania, dall’Austria, dalla Jugoslavia e, in un caso, dalla Polonia per sottrarsi alle persecuzioni dei nazisti e dei fascisti croati, gli Ustascia. Nell’aprile del 1941 i ragazzi, diretti in Palestina, erano stati sorpresi a Zagabria dall’arrivo delle truppe tedesche. Dopo l’inizio della persecuzione degli ebrei in Croazia quarantadue ragazzi si rifugiarono nella Slovenia meridionale, annessa dall’Italia, dove trovarono alloggio in un castello di caccia a Lesno Brdo, vicino Lubiana, ricevendo aiuto dall’organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, la Delasem. Fu poi la stessa Delasem che affittò Villa Emma di Nonantola per consentire ai ragazzi di trovarvi accoglienza quando i fatti bellici in Slovenia costrinsero il gruppo ad un nuovo trasferimento. Nell’aprile del 1943 si aggiunsero al gruppo altri trentatré ragazzi e ragazze provenienti da Spalato, fuggiti dai territori sotto occupazione tedesca. L’8 settembre, nell’imminenza dell’occupazione tedesca, essendo in pericolo di vita, i più piccoli del gruppo vennero accolti nel seminario adiacente alla villa. I più grandi trovarono rifugio presso famiglie, sempre nelle vicinanze di Villa Emma. Temendo sistematici rastrellamenti tedeschi, con i ragazzi divisi in tre gruppi, tra il 6 ed 17 ottobre del 1943 fu attuata la fuga in Svizzera, guadando di notte il fiume Tresa, nei pressi del confine di ponte Tresa. Ci fu un’iniziale incertezza, poi il governo svizzero concesse ai ragazzi il permesso di soggiorno e, dopo un temporaneo internamento, vennero per la maggior parte accolti in un istituto sionista a Bex, nella vallata del Rodano. Nel 1945 raggiunsero finalmente la Palestina.

Nella foto: il gruppo dei ragazzi ebrei davanti a Villa Emma

Distretto Artistico 798 sbarca a Roma. Per la prima volta in Italia l’avanguardia cinese: Beijing 798

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Dopo gli oltre 75 milioni di visitatori che hanno affollato il Distretto artistico 798 di Pechino, arriva per la prima volta in Italia la collettiva dei 32 artisti cinesi contemporanei più rappresentativi dell’avanguardia asiatica, per scoprire la nuova rivoluzione artistica dell’Oriente, quella che sta posizionando Pechino e l’intera Cina ai vertici delle tendenze mondiali.
Dal 16 al 19 giugno gli artisti presenteranno le proprie opere a Roma, presso la Società Geografica Nazionale, nei locali di palazzina Mattei a Villa Celimontana, via della Navicella n.2.
Wang Ningde, Shi Jianmin, Li Yongbin, Huang Yan, Fang Lijun, Feng Zhengjie, Chang Xugong, Luan Xiaojie, Li Rui, Luo Brothers, Wu Mingzhong, Zhong Biao, Zuo Xiaozuzhou, Qi Zhilong, Weng Fen,Zhao Ling, Zhao Yao, Ma Qiusha, Tang Zhigang,Xue Song,Gao Huijun,Li Ji,Yang Xun,Weng Fen,Kong Lingnan, Chi Qun, Yang Qian,Yu jie ,Guo Bin, Li Luming,Jin Defeng  esporranno 34 opere prodotte con tecniche diverse: dalla fotografia alla video art, dalla scultura in acciaio o fibra di vetro all’inchiostro e colori su seta, dalle pitture in tecnica mista all’olio e acrilico su tela, dalle litografie fino anche alle performance.
 
A Pechino i tre numeri 798 identificano oggi il movimento di avanguardia artistica nazionale cui fanno parte moltissime personalità importanti del mondo dell’arte. Questi ultimi fanno capo ad un più ampio ed influente distretto artistico cinese che ospita esposizioni nazionali e internazionali all’interno di una vecchia fabbrica di armi.
Il “798”, situato a nord-est di Pechino, si trova nell’area industriale statale, in una struttura che in origine produceva componenti per l’elettronica. A partire dal 2002 artisti e organizzazioni culturali hanno iniziato a dividere, ristrutturare e affittare gli spazi della fabbrica, trasformandoli in gallerie e studi artistici, laboratori di design, ristoranti e bar e poi anche appartamenti. L’integrazione tra arte, architettura e cultura contemporanea con un ambiente di interesse storico e uno stile di vita urbano ha reso in poco tempo il 798 il simbolo di un modello culturale in cui la vita urbana artistica e produttiva condivide gli stessi spazi degli ambienti di vita quotidiana.
CCPIT, China Council for the Proption of International Trade, fondata nel maggio del 1952, include VIPS, imprese e organizzazioni rappresentanti i settori economici e di scambi commerciali in Cina. E’ la più grande e importante istituzione per la promozione e il commercio estero in Cina
RomExpo è una società di internazionalizzazione che offre occasioni d’incontro ad enti, organizzazioni e imprese di tutto il mondo, per scambi culturali e commerciali a livello globale.
Promuove rapporti di amicizia tra i popoli, ancor prima che economici sollecitando lo scambio di conoscenze sui temi legati allo sviluppo tecnologico, in particolare quelli che hanno ricaduta sull’ambiente e sul benessere degli abitanti. Grazie all’expertise nel campo delle relazioni istituzionali e internazionali, organizza e gestisce iniziative di promozione e scambio con particolare riguardo a convegni e workshop internazionali a carattere tecnico-scientifico.  
 

CCPIT – China Council for the Promotion of International Trade
in collaborazione con RomExpo
Con il Patrocinio della Citta Metropolitana di Roma Capitale
Per la prima volta in Italia
l’avanguardia artistica cinese
BEIJING “798” IMPRESSION
Il Distretto Artistico 798 di Pechino a Roma

16 al 19 giugno, h. 10.00 – 18.00
Ingresso libero

Villa Celimontana – Società Geografica Nazionale, Palazzina Mattei via della Navicella n.2 (Roma)

I Nabis, Gauguin e la pittura italiana a Palazzo Roverella

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Da mare a mare, anzi da Oceano a Laguna, lungo percorsi che si sono dipanati, intrecciati, fusi in giro per tutta l’Europa. Questa è la grande avventura d’arte che descrive l’affascinante mostra che Giandomenico Romanelli ha deciso, su invito della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di raccontare al pubblico di Palazzo Roverella, a partire dal 17 settembre 2016.

Già il titolo “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. E non solo nel campo dell’arte.

Un centinaio di opere, molte conosciute, altre da scoprire, quattro grandi “isole” e tanto, tanto colore. Sarà una mostra di emozioni. E di storie intense. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali.

A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, l’olandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità internazionale di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano ispirazione dal paesaggio e dalle loro comuni esperienze e riflessioni.

Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa all’essenziale. Profeti di un nuovo che attingeva ad un primigenio, all’essenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura essi cercavano anche di coglierne i significati simbolici nascosti.

Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo assai in voga nell’Europa di fine Ottocento. Confluì in varie correnti artistiche e ne influenzò nascita e caratteri.
Su tutti spicca l’esperienza parigina dei Profeti, o meglio Nabis, dall’antico ebraico. Fu una stagione straordinaria: essa segnò davvero la nascita dell’arte moderna. Liberi dal naturalismo e dalla ‘imitazione’ della realtà, i Nabis crearono un linguaggio pittorico nuovo: colori intensi, profili marcati, rinuncia al dettaglio, esplosione di emozioni violente. Sarà una pittura sintetica ed elementare, frutto di una semplificazione fino all’essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro). Da questa visione uscirà l’esperienza dei Fauves e via via sino all’Art Nouveau, all’Espressionismo e all’astrazione.

Questi stimoli innovativi contaminarono l’Europa, senza tralasciare l’Italia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte di questa magnifica rassegna.

La “stagione bretone” dell’arte italiana tra gli anni ’80 dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione.
Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a Pont–Aven.

Non a caso la rassegna continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo di forze, di polarita’, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’ Pesaro.

Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi d’inferno di un manicomio di provincia.
Eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicita’ è purezza primigenia e insieme ingenuita’, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile.

L’ultima parte della rassegna è un grande capitolo dedicato agli eredi di questo universo artistico. Il Sintetismo, calato nella nuova sensibilità borghese e moderna grazie a protagonisti come Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton (presenti in mostra con celebri capolavori), vive una stagione straordinaria anche in Italia: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di SanPietro, Mario Cavaglieri.
Sarà una scoperta per molti poter leggere sotto una nuova luce e grazie a un insolito e rivelatore punto di vista opere e artisti in grado di affacciarsi senza complessi d’inferiorità sul palcoscenico dell’arte mondiale in anni di rivoluzionarie esperienze culturali e morali.
Info: www.palazzoroverella.com