Pablo Echaurren al Museo Nacional de Bellas Artes di Santiago del Cile

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Mostra antologica a cura di Inés Ortega-Márquez
Sotto l’auspicio del Ministero della Cultura del Cile e dell’Ambasciata Italiana in Cile.
Con la collaborazione della Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna e della Fondazione Echaurren Salaris di Roma.

Comunicato Stampa

Molte opere di Pablo Echaurren, recentemente esposte a Roma nella mostra personale intitolata Contropittura, tenuta alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, con l’aggiunta di altre giungono nel paese da cui ha avuto origine la sua famiglia. Il Museo Nacional de Bellas Artes di Santiago del Cile ospita per la prima volta una sua mostra antologica.

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a 18 anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz, che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio.
In tal senso l’artista si è mosso sempre, da allora fino ad oggi, nel solco della ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressività senza mai adagiarsi sul già fatto.
Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, disegnando illustrazioni, manifesti e copertine, nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra “alto” e “basso”, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo della scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.

Il percorso espositivo, che presenta oltre 110 opere dell’artista – tele, disegni, collage, ceramiche – dagli anni settanta ad oggi, con un’ampia sezione di documentazione, include i lavori d’esordio, acquerelli e smalti di piccole dimensioni che riflettono i miti generazionali (la politica, la musica) e le inclinazioni personali (per le scienze naturali, il collezionismo).
La mostra presenta anche disegni legati all’esperienza dei cosiddetti “Indiani metropolitani” che, nel 1977 a Roma, si sono appropriati dei linguaggi estetici dell’avanguardia artistica per denunciare il mondo illusionistico dei media. In questo ambito appare evidente il desiderio di trasformare l’esclusiva ricerca di Marcel Duchamp in uno strumento a disposizione di tutti, secondo un progetto di collettivizzazione dell’avanguardia storica.
Seguono le tele degli anni ottanta e novanta, in cui irrompe la storia contemporanea (la protesta di piazza Tienanmen e la caduta del muro di Berlino), oppure affiora l’influenza dell’immaginazione precolombiana.
La mostra illustra anche le più recenti «pitture da muro», che creano un nuovo alfabeto simbolico, e una serie di quadri sul sistema dell’arte che rivelano la dimensione critica del lavoro dell’artista.

Catalogo: PABLO ECHAURREN. MAKE ART NOT MONEY
A cura di Inés Ortega-Márquez
Testi di Inés Ortega-Márquez, Arturo Schwarz, Angelandreina Rorro, Claudia Salaris
Editore: Ograma
Pp. 180

Ultimi giorni per la mostra sui Monument’s Men a Mantova

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Chiude il 5 giugno la mostra mantovana della stagione.
Occasione per una esperienza diretta dei fatti di Palmira e non solo.
E per scoprire il nuovo Museo Nazionale Archeologico
che accoglie gli Amanti di Valdaro

Mantova. “Salvare la memoria” è una mostra che tutti dovrebbero vedere e in moltissimo lo hanno già fatto. A Mantova, nella sede del nuovo Museo Nazionale Archeologico, lo si potrà fare solo ancora per 15 giorni, visto che la chiusura fissata per il 5 giugno non potrà essere – come auspicato da più parti – procrastinata.
Ancora solo due settimane per non privarsi della possibilità di immergersi – e il termine è del tutto corretto – in vicende di cronaca che sono diventate Storia. Cronaca e Storia riferite al patrimonio storico artistico, allorché esso, in qualsiasi parte del mondo, viene drammaticamente colpito. Sia per cause naturali, terremoti, alluvioni, smottamenti, sia a motivo di folli scelte umane, come accade per guerre o, peggio, per distruzioni motivate da interessi economici.
E’ una mostra di denuncia ma anche di speranza, perché testimonia come, ovunque nel mondo e in casa nostra, donne e uomini si impegnino, nel silenzio, a ricomporre ciò che i loro simili o la natura hanno violato. Per garantire futuro al passato e per conservare radici all’umanità.
Non è un caso se questa importantissima mostra sia stata dedicata all’uomo che ha perso la vita per salvare Palmira dalla furia dell’Isis. E proprio dalla città Patrimonio dell’Umanità, oltre che spettacolari immagini come quelle del documentario di Federico Fazzuoli ed Elisa Greco“Palmira: la meraviglia del deserto”, giunge uno dei gioielli di questa mostra, il potente volto di un antico sacerdote: una scultura del II-III secolo appartenuta alla collezione Zeri, ora nei Musei Vaticani, proveniente proprio dal sito siriano.
Elena Maria Menotti e Sandrina Bandera hanno concentrato in questo imperdibile percorso espositivo, immagini, storie, reperti, testimonianze di eventi di casa nostra e del mondo. Per documentare, certo. Ma anche per condurre il visitatore “dentro” le vicende descritte. A questo provvedono le due “stanze dei suoni”, una dedicata alla guerra e l’altra al terremoto, che trasmettono l’eco delle sensazioni di chi ha vissuto le angosce dei bombardamenti aerei notturni e di chi ha subìto il trauma di un sisma.
Emozionano in mostra i filmati realizzati dal regista Cristiano Barbarossa, che raccontano i fatti e i personaggi che hanno interessato il salvataggio della memoria sia in caso di conflitti sia in caso di calamità naturali, permettendoci di rivivere momenti terribili come il crollo delle volte della basilica di San Francesco ad Assisi e il terremoto dell’Aquila, o quelli immediatamente precedenti allo scoppio della guerra in Iraq nel 2003.
Ad approfondire i temi illustrati dalla mostra sono le visite guidate e le Conferenze del giovedì (dal 7 aprile al 26 maggio) curate da Elena Maria Menotti, momenti d’incontro e con esperti di rilevanza nazionale e internazionale. Proprio per non privare nessuno di questa opportunità di approfondimento, le Conferenze del Giovedì sono ad ingresso gratuito, a cura della Società per il Palazzo Ducale di Mantova in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia e grazie al contributo del Comune di Mantova.
Ma Salvare la memoria è anche l’occasione, da lungo tempo attesa, di ammirare un luogo che si aggiunge alle molte attrattive di Mantova. Sono gli spazi destinati a completare il Museo Archeologico Nazionale. I reperti, già esposti nell’ampia e luminosa sala del piano terra, offrono al visitatore un viaggio tra la Mantua romana, gli insediamenti del territorio precedenti alla sua fondazione, dal Neolitico ai Celti, conducendo a ritroso sino alle testimonianze della antica origine etrusca della città.
La sala che accoglie la mostra esalta l’eccellenza architettonica dell’intero edificio con le sue ampie vetrate affacciate sulla mole del Castello di San Giorgio, reggia dei Gonzaga. Il Museo è infatti ospitato dentro Palazzo Ducale e si affaccia su Piazza Castello verso la Basilica Palatina di Santa Barbara.
La storia dell’edificio ripercorre due secoli di grandezza gonzaghesca, avendo ospitato dal 1549 il Teatro di Corte (commissionato dal cardinale Ercole Gonzaga all’architetto mantovano Giovan Battista Bertani) che ha subìto almeno tre distruzioni, e successive ricostruzioni, avvenute tra il ‘500 ed il ‘600. A fine Ottocento, viene destinato a Mercato dei Bozzoli dall’amministrazione comunale, considerata la necessità di trovare una adeguata sistemazione al commercio del baco da seta (allora ampiamente allevato nelle campagne mantovane); successivamente fu sede del Mercato Ortofrutticolo di Mantova.
In tempi più recenti, il Comune di Mantova, recependo la necessità di istituire uno spazio museale che ospitasse l’ingente patrimonio archeologico di cui è ricco il suo territorio, ha donato l’edificio allo Stato affinché avviasse una importante ristrutturazione per la trasformazione degli spazi nell’attuale Museo Archeologico Nazionale, aperto al pubblico dal 1998.
Il progetto di recupero architettonico del complesso, conclusosi nel 2010 e che oggi si può ammirare, ha realizzato pienamente l’obiettivo di conservare le caratteristiche di continuità architettonica e di contesto di un notevole esempio di architettura paleoindustriale di fine Ottocento, mantenendo l’aspetto esterno originario e la struttura interna a capriate sorretto da pilastri disposti su due file mentre, all’interno, sono stati ricavati tre solai per utilizzare in maniera ottimale gli spazi interni, lasciandoli ampi e luminosi.
Oltre all’esposizione di collezioni di reperti che spaziano dal neolitico e dall’età del bronzo all’epoca etrusca, celtica, romana, medievale e rinascimentale, dal 2014 si possono ammirare all’interno di una teca in cristallo gli “Amanti di Valdaro”, scheletri del neolitico di un uomo e una donna così chiamati perché rinvenuti abbracciati, ritrovati nel 2007 presso Valdaro, località vicina a Mantova.

Maria Luigia, da Imperatrice dei francesi a Duchessa di Parma – Fondazione Magnani Rocca

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L’’età di Maria Luigia, Duchessa di Parma.
Un percorso alla scoperta di Neoclassicismo e Impero

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma

Fra arredi sontuosi e sculture di Canova e Bartolini rivive alla Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, l’epoca di colei che fu Imperatrice dei francesi.
Ad annunciare l’arrivo a Parma di Maria Luigia, moglie di Napoleone I, erano già arrivate da Parigi nel 1815 alcune casse contenenti mobili di eccelsa fattura. Con la Duchessa – l’anno seguente, proprio duecento anni fa – giunsero da Vienna gli incredibili mobili da toilette di Jean-Baptiste-Claude Odiot, con superbi bronzi di Pierre-Philippe Thomire, oltre a importanti sculture e a gioielli di foggia insuperabile. Fu lei stessa, in seguito, a curare personalmente l’ammodernamento degli ambienti di Corte contribuendo a caratterizzare indelebilmente il volto neoclassico della città. I mobili da lei scelti, nel più tipico stile Impero, sono in legno naturale con bronzi dorati, oppure impiallacciati in mogano; quelli in noce sono spesso patinati “a foggia d’acajou”; le commodes e i tavoli coperti di pregiati marmi, fra cui il Carrara.
Un nuovo stile, dunque, che prende il nome dal periodo in cui Napoleone, tra il 1804 e il 1815 è imperatore dei francesi, contraddistinto dalla solennità e maestosità degli arredi, progettati al fine di esaltare la potenza del nuovo regime, dominerà nei salotti buoni della città.
Non è dato sapere se i proprietari della Villa di Mamiano di allora, i marchesi Paulucci, di antica nobiltà forlivese, avessero accolto tali novità in fatto di gusto per il loro Palazzo Nuovo in costruzione dal 1811; risultato dall’ampliamento del complesso secentesco con torre centrale già esistente, divenne, tuttavia, una prestigiosa dimora. Il marchese Francesco Paulucci aveva, quindi, trasformato il parco creandovi viali alberati ed un notevole giardino all’italiana con immancabili siepi di bosso modificando infine anche il caseggiato rustico adiacente per ricavarne un’ampia serra a vetrate atta al ricovero delle piante di agrumi durante la stagione più fredda.
Per rivivere e rievocare i fasti luigini è necessario, indubbiamente, attendere la trasformazione dei saloni del Palazzo ad opera di Luigi Magnani. Fu Mario Praz, noto insegnante di letteratura inglese all’Università La Sapienza di Roma, a trasmettere a Magnani l’amore per lo stile Impero segnalandogli per circa un trentennio pezzi rari e di incomparabile valore, in un dialogo elettivo con pitture e sculture neoclassiche.
Ecco arrivare allora a Mamiano dalla villa di San Donato a Firenze della famiglia Demidoff, una coppa in scaglie di malachite sostenuta da un tronco di palma e tre chimere in bronzo dorato prodotta a Parigi verso il 1807 a firma di Thomire, il più importante cesellatore dell’Impero, noto a Maria Luigia per aver eseguito il mobile da toilette offertole dai parigini e per avere decorato la celebre culla del figlio, re di Roma. La coppa che, oggi, accoglie i visitatori all’entrata della Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca, rievoca un importante fatto storico: fu eseguita per lo zar di Russia Alessandro I e da questi donata a Napoleone in quel breve momento di riappacificazione fra Russia e Francia a seguito del trattato di Tilsitt del 1807. Sempre di Thomire sono i due maestosi flambeaux in bronzo dorato alti tre metri provenienti da un palazzo nobiliare di Vienna che ora impreziosiscono la sala dove è conservato il capolavoro di Goya La famiglia dell’infante don Luis.
Seguendo il filo rosso della storia il visitatore avvertirà le atmosfere di un’epoca in cui Napoleone seppe riconoscere all’arte la funzione primaria di veicolo di diffusione della propria fortuna chiamando presso la sua corte artisti capaci di combinare le esigenze di fasto e maestosità con la ricerca di grazia e levità. I mobili presenti nella collezione Magnani Rocca si ispirano agli antichi fasti egizi, greci e romani: ne sono esempi tipici la méridienne che trionfava a quei tempi tra i sofà, le sedute che presentano la caratteristica unione della gamba anteriore con il supporto del bracciolo, a volte risolto a intaglio scultoreo in forma di leone alato, sfinge o erma, le poltrone-trono riccamente ornate da intagli e rifinite a foglia oro e lo sgabello con le gambe a forma di X simile ai curuli dei magistrati dell’antica Roma tornato in auge anche in ragione del fatto che l’etichetta di corte riservava l’uso delle poltrone alla sola coppia imperiale. Non possono non essere menzionate le commodes che montano caratteristici piedi a plinto fasciato, detti anche a zampa da elefante e i secrètaires con piede a zampa ferina, piano in marmo e cassetti nascosti dietro ante decorate con bronzi dorati. Fra i meubles d’appui interessante il mobile in radica di olmo con piano in marmo nero d’Italia fabbricato da Jacob Desmalter, uno dei più noti ebanisti dell’Impero. Non mancano le consoles con forme strette e allungate; la più importante fu acquistata da Napoleone all’esposizione nazionale di Parigi del 1806 all’Hôtel des Invalides e racchiude nel piano in marmo bianco una cassa armonica. Fra i complementi d’arredo si segnalano gli immancabili guéridons, dalla tipica foggia a tripode, con tre gambe innestate su una predella sostenuta da piedi ferini, e l’athénienne a uso giardiniera. Anche l’arpa che, da semplice strumento musicale, si arricchisce di valenze di alta ebanisteria tanto da poter essere considerata a tutti gli effetti un elemento d’arredo, come già all’epoca di Maria Luigia, perciò considerato immancabile presso le classi più agiate. Così il fortepiano del 1810 a coda in radica di noce fabbricato a Vienna ci riporta ai viaggi della Duchessa nel paese natio e a quel pianoforte di egual foggia quotidianamente suonato dai figli di lei e del conte Adam von Neipperg, suo secondo marito.
Se vittorie alate, animali e sfingi in bronzo popolano ogni singolo oggetto, sono l’armonia e la lievità a caratterizzare le sculture di Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, entrambi artisti legati alla storia dell’Impero. É grazie a queste che rivivono, idealmente, gli amori e gli affetti più cari alla nostra Duchessa; laddove Canova celebra il matrimonio fra Napoleone e Maria Luigia nel 1810 con la superba opera a lei dedicata in veste di Concordia, Bartolini commemora, nel 1829, la morte del suo più grande amore, il conte Neipperg, con il sepolcro marmoreo oggi nella Basilica di Santa Maria della Steccata di Parma. Due carriere artistiche, quelle dei due scultori, e due filosofie differenti, con un unico comune denominatore: entrambi ritrarranno Napoleone e i potenti dell’epoca, entrambi saranno amati più in Francia che in patria. Risulta suggestivo, allora, ipotizzare che la rivalità fra i due sia stata volutamente reiterata da Luigi Magnani acquistando la seducente scultura di Bartolini Ninfa del deserto, in qualità di Virtù assalita dal Vizio, abile prova di sintesi fra l’idealismo classico canoviano e l’attenzione al dato di realtà e l’algida Tersicore di Canova, musa della Danza e del canto corico, qui nell’insolita veste di Musa della Poesia lirica. Compiuta verso la fine del 1811, la statua era iniziata nel 1808 come ritratto di Alexandrine Bleschamps, seconda moglie di Lucien Bonaparte, fratello minore di Napoleone. Poiché non vi è alcuna relazione fra la sua fisionomia e quella della testa della statua compiuta nel 1811, si deve supporre che i committenti abbiano fatto cambiare a Canova la testa raffigurante la nobildonna con quella attuale, idealizzata e non riconducibile a un modello specifico. Ultima opera d’arte acquistata dal fondatore poco prima di morire, ci riporta al Salon di Parigi del 1813 in cui la neo-imperatrice Maria Luigia dovette dunque vederla esposta, accanto, però, al ritratto di Josephine, prima consorte e grande amore di Napoleone. Curioso, poi, collocarla, oggi, in dialogo diretto col ritratto eseguito da George Dawe di Maria Pavlovna Romanova, sorella non soltanto dello zar Alessandro I ma anche di Anna, candidata al trono di Francia insieme a Maria Luigia. Solo il diniego della zarina Maria Fëdorovna e l’attività politica del ministro Metternich faranno sì che la scelta cada sulla seconda, convincendo l’imperatore Francesco I a concedere sua figlia al nemico. E fu così che Maria Luigia, educata all’obbedienza, accettò «pazientemente e ragionevolmente la propria sorte».

Fondazione Magnani Rocca
via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Aperto fino all’11 dicembre 2016
Ingresso: € 10,00 valido per le raccolte permanenti e per le mostre in corso – € 5,00 per le scuole.
Informazioni: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Visite guidate su prenotazione (per gruppi).

Bikers in estasi per la sfida sull’Alpe Cimbra 100KM DEI FORTI-1000Grobbe Bike Challenge in più di 1000 all’edizione 2016

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Questo è l’obiettivo ambizioso ma realistico degli organizzatori della 100km dei Forti e di Apt Alpe Cimbra, impegnata nello sviluppo del mercato bike su uno dei più grandi alpeggi d’Europa, visto che alla data odierna si è superato il record storico degli iscritti.
Dal 10 al 12 giugno sull’Alpe Cimbra si disputerà l’avvincente “100Km dei Forti – 1000Grobbe Bike Challenge” e l’esperto Sci Club Millegrobbe ha nel mirino un’edizione da record. Il comitato organizzatore è all’opera da alcuni mesi per realizzare un evento con i fiocchi, che possa soddisfare nel migliore dei modi lo spirito ribelle degli indomabili bikers. Le iscrizioni stanno procedendo a pieno ritmo, premiando l’eccellenza organizzativa e competitiva di una manifestazione che ha già con sé il ‘sigillo’ di tanti atleti di prestigio. A cominciare dalla stella del Torpado Factory Team, la lituana Katazina Sosna, un autentico portento quando si tratta di inforcare una due ruote. Presente anche l’asso della Aromitalia Vaiano Fondriest, l’elbana Alessia Bulleri, campionessa italiana MTB nel 2010 nonché medaglia d’argento ai Giochi Olimpici giovanili di Singapore.

I percorsi della “100Km dei Forti” saranno terreno di conquista del circuito Trentino MTB, e si comporranno di un tracciato ‘marathon’ di 100 km ed un itinerario ‘classic’ che farà parte del “1000Grobbe Bike Challenge” assieme alla “Lavarone Bike” e alla “Nosellari Bike”, gare più brevi ma non meno intense dal punto di vista dello spettacolo. Anche i giovani avranno spazio per divertirsi, grazie alla “Mini 1000Grobbe Bike” riservata ai ragazzi sino ai 14 anni. Il debutto della “100Km dei Forti” avvenne nel 1996 e da allora la gara non ha mai conosciuto un’interruzione, un impegno costante che ogni anno coinvolge numerose persone, dai volontari al comitato organizzatore che lavora in sinergia con l’APT Alpe Cimbra-Folgaria Lavarone Lusérn. I bikers della “100Km dei Forti” partiranno dal Parco Palù di Lavarone Cappella e, dopo aver percorso circa 3,5 km in leggera pendenza, affronteranno subito la prima erta di giornata, la salita di Monte Belem. Una breve discesa ed inizierà l’ascesa di Passo Vezzena, che farà giungere ai 1550 metri di Forte Busa Verle e ad un nuovo declivio. Si salirà poi sino al bivio per Malga Basson, proseguendo verso Malga Croier e a Malga Millegrobbe con l’ardito passaggio di Forte Campo, conosciuto con l’appellativo di “Padre eterno” per la sua sicurezza durante il conflitto mondiale. Dopo aver toccato l’abitato di Luserna, il percorso ‘marathon’ proseguirà fino a Forte Cherle verso la Scala dell’Imperatore, una scalinata di 200 gradini, giungendo al cospetto di Forte Sommo Alto, altro grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano. Passando dalle frazioni Perpruneri, Tezzeli, Cueli e Morganti si scenderà in direzione Carbonare, e in leggera salita si arriverà al Comando Austroungarico, con un’altra serie di saliscendi di poco meno di 5 km sino al traguardo di Gionghi.

Le iscrizioni per partecipare sono costituite da € 45 per il “1000Grobbe Bike Challenge”, € 35 per i percorsi ‘marathon’ e ‘classic’ della “100Km dei Forti” e € 30 per “Lavarone Bike” e “Nosellari Bike”. Le quote rimarranno invariate fino al 4 giugno. Il pacco gara sarà inoltre più ricco che mai, mettendo a disposizione anche una maglietta tecnica personalizzata.
La tracciatura dei percorsi è già iniziata, in breve tempo tutto sarà pronto e a disposizione degli atleti per un’altra edizione per veri… guerrieri.

Ad accogliere i bikers un sistema ricettivo di eccellenza con oltre 20 bike Hotel e Residence: essere pronti a prepararvi la colazione quando fuori è ancora notte o aspettarvi fino a tardi se avete avuto un disguido lungo il percorso, sapere che la bici è per voi un vero compagno di viaggio, sapervi affascinare con la descrizione degli itinerari… questo e molto altro rendono speciale la vacanza in un Hotel, Residence o Appartamento bike friendly.

Perché scegliere un alloggio bike friendly:
• molti albergatori sono appassionati di mtb o di bici da corsa e la praticano con regolarità. Inoltre partecipano a specifici corsi di formazione per essere sempre più preparati e competenti
• ogni struttura dedica al suo interno uno spazio dedicato alle riviste di settore e al materiale di località specifico sul bike
• per qualsiasi disguido saranno pronti a darti la necessaria assistenza.
Oltre ad offrire prodotti di prima qualità della gastronomia trentina, saranno pronti a soddisfare richieste particolari e a misura di “dieta del ciclista”.

E per i bikers che vorranno avventurarsi nei nuovi percorsi una bella sorpresa…

IL LAGO DI LAVARONE diventa BIKE FRIENDLY!
Presso Lido Marzari e Bar Miralago i bikers possono trovare:
• Bike Station per interventi veloci sulla bicicletta (pompa bici, attrezzi per la regolazione, camere d’aria, ecc.)
• portabici
• esposizione esterna cartina percorsi, vendita di mappa 1:25000 e mappa panoramica
• 10% di sconto sul pranzo (tipo panino/bruschetta, bibita e caffè)

NEWS! Hai voglia di tuffarti dopo una lunga pedalata ma non hai tutto il necessario? Te lo mettiamo a disposizione noi!
2h di ingresso in spiaggia presso Lido Marzari o Lido Bertoldi con telo da spiaggia, sdraio e possibilità di fare la doccia al costo di € 4,00.

E quindi l’Alpe Cimbra punta a oltre 1000 iscritti alla mitica 100km dei Forti, un appuntamento immancabile per i bikers agonisti ma è soprattutto pronta ad accogliere al meglio i turisti che scelgono la bici per esplorare le sue bellezze.

 

5 metodi inusuali da provare per raggiungere l’orgasmo.

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Torna maggio, il Mese della Masturbazione e, sebbene la sfida per vincere questo tabù e le discussioni pubbliche sull’argomento siano in crescente aumento, LELO, azienda leader nel piacere intimo, ha rivelato quante persone ancora siano estremamente insicure sulle proprie tecniche di autoerotismo.

Ogni giorno i fan di LELO chiedono consigli, via mail, social network o tramite il blog Volonté sui metodi di masturbazione, con la domanda ricorrente: “Il modo in cui mi masturbo è “quello giusto”?”

È vero, alcuni metodi sono più comuni di altri, ma ciò non dimostra che ne esiste uno solo, quello “giusto”, per esplorare il proprio piacere.

Ecco dunque che per celebrare il mese della masturbazione, LELO ha compilato una lista con 5 tecniche, le più creative, per raggiungere l’orgasmo, che si rivelano persino più comuni (e soddisfacenti!) di quanto molti possano pensare! Se volete fare acquisti di articoli erotici LELO potete farlo da questo link in tutta discrezione.

 

  1. Inclinazione Orale

Se l’idea di godere di un buon sesso orale in qualunque momento suona come una chimera, allora è arrivato il momento di iscriversi ad un corso di Yoga! Si stima che meno dell’1% degli uomini abbiano una sufficiente flessibilità e lunghezza del pene per effettuare l’autofellatio, ma questo inconveniente si può risolvere con un buon esercizio per distendere e rendere più flessibili i muscoli.

Questo non vuol dire però che la gente non continui a provarci; l’autofellatio è documentata fin dall’antico Egitto in una delle poesie del “Book of Overthrowing Apophis”,  in cui il dio del sole Ra aveva creato il dio Shu e la dea Tefnut grazie alla stimolazione su se stesso ” sputando fuori il suo sperma sul terreno . ”

 

  1. Bellezze in bicicletta

Le biciclette hanno uno storico coinvolgimento con i diritti delle donne: con il loro boom di popolarità nell’ultima decade del 1800 negli Stati Uniti, quando anche il movimento per il voto delle donne stava guadagnando slancio, sono emerse le cosiddette “nuove donne”. Godendo di maggiore libertà letterale e mobile grazie alla bicicletta, esse erano meno dipendenti da uomini, accompagnatori e guide. Parallelamente, anche gli abiti restrittivi, come corsetti e crinoline a campana, venivano a poco a poco abbandonati a causa della loro incompatibilità con la sella della bicicletta. Nel 1896 Susan B. Anthony, in un’intervista con Nellie Bly del New York World, si era spinta persino ad affermare che andare in bicicletta aveva ” fatto di più per l’emancipazione delle donne di ogni altra cosa al mondo “. Chiaramente, ci furono obiezioni morali a questa nuova e poco femminile definizione della donna, e non solo perché stavano iniziando ad indossare calzoncini. C’era l’idea che le donne potessero eccitarsi sessualmente quando salivano sulla sella di una bicicletta, che portò persino alla produzione di bici con un manubrio più alto, in modo da stare obbligatoriamente in posizione semiretta ed evitare di percepire le vibrazioni sul proprio clitoride, dovute agli scossoni su strade accidentate o non lisce.

Questo non ha però fermato le donne nel godere di profondi orgasmi, grazie anche agli sviluppi in ambito tecnologico che hanno permesso di stimolarsi comodamente a casa propria con oggetti come LELO Smart Wand™ Large.

 

  1. Giocattolo homemade

Stu Nugent, l’esperto di sesso di LELO, afferma che: “Molte madri moderne hanno scoperto che un preservativo riempito d’acqua e congelato è un buon rimedio per lenire i dolori post parto, ma può anche diventare un sex toy… economico e rinfrescante!

Come? Basta tagliare il rotolo di cartone della carta assorbente nel senso della lunghezza e riarrotolarlo a seconda del diametro desiderato. Una volta richiuso, far scivolare dentro una delle due estremità un preservativo, riempiendolo di acqua prima di annodare la base, come fosse un palloncino. Lasciare in posizione verticale il tubo con il preservativo pieno d’acqua in freezer; una volta ben congelato togliere il rotolo di cartone attorno con delicatezza.”

“Prima dell’utilizzo, è importante passare rapidamente il sex toy casalingo sotto un getto d’acqua calda per far sì che l’esterno diventi umido e scivoloso e non crei attriti al contatto con la pelle.”

Serve un condom per esercitarsi con questo sex toy artigianale? LELO sta rilasciando campioni gratuiti dell’ innovativo preservativo, nuovo nato in famiglia, su lelocondoms.com.

 

  1. Palloncino umido!

Un altro modo inusuale per un sex toy fatto in casa è spiegato in un video tutorial di You Tube: vedere per credere!

“Per creare uno stimolatore maschile, è sufficiente un preservativo, gonfiato e richiuso come un palloncino. Prendere dunque il tappo di un barattolo e posizionarlo sopra il preservativo, dalla parte del nodo; premere finché non rispunta dal lato opposto. Annodare il preservativo attorno al tappo, bloccandolo in modo che resti in posizione: ecco pronto un sex toy semplice, economico e veloce da creare!”

 

  1. Stimolazione mentale

“Pensare a se stessi in modo erotico e stimolarsi non si limita semplicemente a guardare film porno. Si riferisce piuttosto più all’uso della propria mente per eccitarsi senza alcun contatto fisico.” continua Stu Nugent.

Suona strano? Uno dei più noti coach di questa pratica (con licenza di sessualoga) Barbara Carellas, consiglia di concentrarsi sullarespirazione per orgasmi vigorosi. La pratica è stata avvalorata anche da uno studio del dottor Barry Komisaruk, che ha studiato l’argomento attraverso la risonanza magnetica,  e ha dimostrato che la parte del cervello che si accende quando ci masturbiamo è la stessa di quando ci concentriamo e pensiamo ardentemente ad avere un orgasmo.

 

Sicuramente non esistono solo questi 5 metodi per masturbarsi, in modo fisico, ma pensandoci dal punto di vista mentale le tecniche diventano infinite! Ecco perché non esiste un modo giusto per farlo.

Stu conclude che: “la masturbazione, in qualsiasi modo la pratichiate, apporta benefici all’organismo, rilassando sia dal punto di vista fisico che mentale; e naturalmente, solo perché hai trovato un modo non significa che è troppo tardi per provarne un altro, magari migliore: sii creativo!”

Se lo volete a questo link sponsorizzato potete accedere anche alla vendita del preservativo Hex.

Alla Fondazione Benetton, i meli selvatici del Tien Shan.

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Venerdì 13 maggio alle ore 18, apre al pubblico, negli spazi Bomben di Treviso, la mostra documentaria e fotografica dedicata a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan, luogo designato dal Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2016, organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche.
Aperta fino a domenica 3 luglio, l’esposizione sarà inaugurata con un incontro pubblico con musiche “dalle antiche vie della seta”, con Siamak Guran (liuti orientali e voce) e Pino Petraccia (percussioni); letture di Isabella Panfido.

La mostra, realizzata dalla Fondazione Benetton, prende avvio dai contenuti che presentano in sintesi le finalità e l’organizzazione del Premio Carlo Scarpa, con un primo sguardo agli aspetti peculiari del luogo, caratterizzato dalla straordinaria presenza del melo selvatico, così come ci appare dal risultato di campagne fotografiche svolte dall’associazione Alma – e in particolare da Catherine Peix – dal 2010 impegnata per sensibilizzare il governo kazako e la comunità internazionale, per diffondere la conoscenza e preservare le foreste dei meli selvatici.

Una seconda sezione descrive il contesto storico e geografico del luogo designato rispetto all’Asia Centrale, e i legami che in passato sono esistiti con i flussi commerciali, politici e culturali delle antiche vie della seta. A questo si affianca la descrizione delle foreste, nella loro collocazione geografica e ambientale rispetto al sistema montuoso del sud-est kazako.
Vengono in particolare descritti i caratteri della specie Malus sieversii che caratterizza queste formazioni, per ripercorrere la storia della sua scoperta e le vicende che accompagnano il rapporto tra il regime sovietico e la ricerca scientifica nel campo genetico e biologico, con una speciale attenzione alla vicenda umana e scientifica di Aymak Djangaliev (1913-2009), che tra il 1930 e il 1990 si è dedicato per primo allo studio della popolazione kazaka di Malus sieversii e alla sua salvaguardia.

Una terza sezione si sofferma sulla storia e il lavoro portato avanti dall’associazione Alma. Viene qui proiettato continuativamente il film documentario di Catherine Peix Les origines de la pomme ou “Le jardin d’Eden retrouvé”/Le origini della mela ovvero “il giardino dell’Eden ritrovato”, messo a disposizione dalla regista e dal produttore Kri-Kor Films-Seppia-arte-fr3 (2010) in un’apposita nuova edizione in lingua italiana della durata di circa 30 minuti; il film sarà proiettato anche presso il Teatro Comunale di Treviso sabato 14 maggio alle ore 17 in apertura della cerimonia di consegna del Premio.

Nella quarta sezione la mostra illustra le vicende storiche e agronomiche che accompagnano in tempi più recenti la coltivazione del melo in diverse realtà italiane ed europee. Le riflessioni si estendono a temi come la conoscenza e la salvaguardia delle coltivazioni tradizionali, la moderna frutticoltura e i problemi ambientali ed ecologici a essa connessi; lo sguardo, infine, sulle attuali condizioni del luogo d’origine dei meli, in particolare sulla collocazione geopolitica del Kazakistan, al centro di flussi per i quali è possibile parlare di vie della seta in un’accezione contemporanea. In questa sezione sarà disponibile anche la bibliografia raccolta in relazione alle ricerche svolte e un video-diario del viaggio di studio in Kazakistan e Uzbekistan, realizzato con la Fondazione dal regista Davide Gambino.

I contenuti della mostra nascono da quelli della pubblicazione
Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Premio Internazionale Carlo Scarpa
per il Giardino, xxvii edizione
, a cura di Giuseppe Barbera, Patrizia Boschiero,
Luigi Latini, con Catherine Peix, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso 2016.
Il progetto di allestimento, la grafica e la realizzazione dei pannelli
sono a cura di Anna Costa.

Informazioni:
Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan
mostra documentaria e fotografica
inaugurazione pubblica venerdì 13 maggio alle ore 18
aperta da sabato 14 maggio a domenica 3 luglio 2016 da martedì a venerdì ore 15-20, sabato e domenica ore 10-20 spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso ingresso libero
per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

Vincenzo Scamozzi, intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento

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Palladio Museum presenta:

NELLA MENTE DI VINCENZO SCAMOZZI
Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento
Vicenza, Palladio Museum, 25 maggio – 20 novembre 2016


Un progetto condiviso di Canadian Centre for Architecture e CISA Andrea Palladio,
in collaborazione con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin nel quattrocentesimo anniversario della morte di Vincenzo Scamozzi (1616-2016)

Come si diventa architetto nel Rinascimento? Spesso nella bottega di un pittore, come Bramante in quella di Piero della Francesca. Altre volte – è il caso di Palladio – fra i blocchi di pietra di un cantiere. Vincenzo Scamozzi (1548-1616) inaugura una strada diversa: figlio di un facoltoso impresario edile, è il primo architetto moderno a formarsi partendo dalla biblioteca. I libri saranno i mattoni del suo progetto: fare architetture fondate su una visione teorica rigorosa, capace di includere conoscenze nuove, provenienti da altri paesi e altre culture, a partire dalla tradizione gotica, e dagli stimoli delle nuove scienze.

In occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di Scamozzi, avvenuta a Venezia nel 1616, il Palladio Museum e il Canadian Centre for Architecture di Montreal – in collaborazione con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Zurigo – realizzano la mostra “Nella mente di Vincenzo Scamozzi”: l’obiettivo è raccontare come Scamozzi concepiva le proprie architetture. La mostra propone quindi un viaggio attraverso i volumi della biblioteca personale di Scamozzi (ritrovati in biblioteche e collezioni italiane ed europee con un lungo lavoro di ricerca da parte della studiosa americana Katherine Isard) e i suoi affascinanti disegni di architettura. Fra questi ultimi saranno in mostra il celebre foglio con il progetto del duomo di Salisburgo (1607), che rientra per la prima volta in Italia dalle collezioni del Canadian Centre for Architecture di Montreal, e l’album di disegni di cattedrali gotiche francesi che Scamozzi, primo fra tutti gli architetti rinascimentali, realizzò durante un viaggio fra Parigi e Venezia nell’anno 1600. Per coinvolgere il pubblico non specialista, la mostra affianca ai materiali originali un ricco apparato di modelli tridimensionali e di animazioni video prodotte per l’occasione dal Palladio Museum.

Scamozzi è l’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento, stretto fra la tradizione trionfale della generazione di Palladio e il mondo nuovo di Galileo Galilei. Cerca una propria dimensione in una visione dell’architettura come pratica razionale, attenta agli aspetti funzionali, all’economia dei mezzi, ma anche a un nuovo rapporto con il paesaggio, producendo capolavori come la Rocca Pisana di Lonigo, il teatro di Sabbioneta, le Procuratie Nuove in piazza San Marco a Venezia.

In occasione della mostra vengono editi da Marsilio la raccolta di studi e il catalogo della mostra a cura di Franco Barbieri, Guido Beltramini, Katherine Isard, Werner Oechslin con studi, fra gli altri, di Hubertus Günther, Mario Piana, Margaret Daly Davis, Wolfgang Lippmann, Fernando Marías, José Riello, Massimo Bulgarelli, Konrad Ottenheym, Deborah Howard.

Informazioni
Aperta dal martedì alla domenica, 10-18.
Biglietto: intero € 6,00 – ridotto € 4,00 – scuole € 2,00 – Palladio family € 10,00
http://www.palladiomuseum.org/exhibitions/scamozzi
Twitter / Facebook / Instagram: PalladioMuseum
accoglienza@palladiomuseum.org
Tel. +39 0444 323014 / Fax 0444 322869

Chiara Saccavini: Breve guida pratica per erboristi fantasiosi

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Chiara Saccavini ritrova la divinità delle erbe.
Creature che offrono all’uomo ben di più
di quanto comunemente si creda o sappia.

Chiara Saccavini con il titolo “Breve guida pratica per erboristi fantasiosi” (Youcanprint, euro 19,99) propone una nuova originale ricerca, esattamente un anno dopo quel suo “Storie di viole” che in breve è diventato un piccolo caso editoriale. “Storie di viole”, pur senza distribuzione, è andato velocemente esaurito e continua il suo successo, persino all’estero, cosa non del tutto usuale per libri di questa tipologia. Il tutto grazie ad un passa parola tra appassionati, quasi tra “adepti di un culto verde”.
“Breve guida pratica per erboristi fantasiosi” sembra prendere avvio dalla storia della semplice violetta per condurre l’erborista (ovvero l’appassionato di erbe e non tanto colui che le commercia) dal particolare all’universale.
Saccavini qui propone una curiosa, godibilissima “summa teologica” su significato, origine e, inevitabilmente uso, di piantine che appartengono alla nostra quotidianità. Talmente “normali” che le vediamo e utilizziamo senza badare troppo a loro, con indifferenza da automatismo.
Ma che invece sono protagoniste di storie antiche quanto l’uomo e più di lui, essendo spesso “erbe divinità” o che delle divinità sono diretta espressione.
Erbe che, nella tradizione, sono da cogliere e consumare nella preghiera, in accordo con la luna, gli astri, le costellazioni, e solo in quei momenti del giorno e delle stagioni che si sanno essere propizi.
Erbe che crescono libere ma che possono essere ben coltivate in orti e giardini, purché si abbia la consapevolezza che questi non sono solo luoghi utili e belli ma rappresentano il riflesso dell’Anima e l’espressione del Creato.
Erbe semplici, che dalla immensità della Creazione hanno assunto le loro potentissime e poco conosciute (di questi tempi) forze.
Non stupisce quindi se l’autrice inanella, in modo mai pedante anzi emozionante, come in un racconto di fantasy che invece è storia, testi babilonesi, ebraici, indù. Citazioni sopravissute, spesso carsicamente, da epoche lontanissime, che ci tramandano dettagli preziosi sulle erbe e soprattutto sulle loro virtù. Precisano i loro diretti collegamenti con il Cosmo e lo Spirito.
Già un famoso papiro egizio, il cosiddetto Eben, abbina dettagliatamente le erbe ad ogni stato morboso, ma si sofferma con altrettanta attenzione sulle formule rituali con cui l’assunzione dell’infuso o del decotto deve essere accompagnata, pena la perdita di gran parte dell’effetto.
Tra Tigri ed Eufrate, troviamo precise indicazioni sulle virtù di oltre 250 piante ed erbe, note e di uso terapeutico anche oggi. In ambito greco è lo stesso Apollo a svelare le virtù delle piante, ad indicare la sacralità del loro utilizzo. Piante che recano lo stigma degli dei. Così la semplice Celidonia, nata dalle lacrime di una Venere affranta per la morte del giovane amante Adone, ha la virtù di curare le pene d’amore. Il capelvenere, d’altro, canto, poiché richiama la meravigliosa fluente chioma della dea, è un rimedio efficacissimo contro la caduta dei capelli.
Nei millenni la forza di questo universo ha assunto vesti diverse, depurandosi di taluni richiami a divinità incompatibili con il nuovo credo cristiano, assumendo per altro assonanze alla Madonna o ai Santi.
Ma la funzione curativa delle piante è solo uno dei temi trattati in questo intenso libro di Chiara Saccavini.
Qui le erbe divengo protagoniste di rituali, di percorsi alchemici. Tra quotidianità e straordinarietà. Tra cucina (l’autrice non manca di dare indicazioni, molto precise in merito, tratte da tradizioni spesso secolari se non millenarie) e astrologia. Erbe ed esoterismo, sul filo perfetto di una indagine storica, antropologica, scientifica.
Le erbe, per Chiara Saccavini e per chi prima di lei nei millenni si è accostato a loro con attenzione e rispetto, sono Creature davvero speciali. Vive e sensibili: gli alberi bisbigliano tra di loro e insieme cantano; hanno un’anima divina perché frutto di quel “Dio che è e sarà sempre il primo dei giardinieri e dei coltivatori”
In questa affascinante ricerca di storie e di significati, Chiara Saccavini spazia dall’Indo, al Fiume Giallo, all’Africa, all’America pre colombiana, ai Nativi Americani, per concentrarsi poi sul Bacino del Mediterraneo. Cogliendo nelle diverse, lontane civiltà, assonanze, convergenze potentissime, comuni similitudini

Nella seconda parte del volume l’autrice si concentra, in modo preciso e utile su una serie di…. erbe. Scelte tra quelle più comuni e più oggi utilizzate.
Ciascuna di loro è oggetto di una sorta di “pellegrinaggio tra radici e sommità fiorite”, un viaggio colto, persino divertito, dentro millenni di sapere.
Dopo aver letto questo libro sarà davvero difficile guardare dall’alto in basso le ortiche, l’aglio, l’origano, il prezzemolo, la salvia, le fragoline di bosco, l’edera e tutto quel piccolo mondo verde che ci passa quasi inosservato. Queste, così come ogni altra pianta, sono il frutto e il concentrato di una potentissima Magia Verde, che è un peccato non saper cogliere.
E che non cogliamo semplicemente perché dalla nostra memoria e dalla nostra consuetudine di vita sono scomparse, abbiamo escluso, millenni di conoscenze, significati, divinità.
L’invito di questa opera di Chiara Saccavini è a rifare finalmente nostra la potenza di quella “benedetta verdezza” decantata da Santa Ildegarda, non molto dissimile dalla viriditas su cui si sono a lungo concentrati i grandi Alchimisti.

Info e prenotazioni del volume: www.ortofiorito.it info@ortofiorito.it

Marco Goldin finanzia l’adeguamento del Museo di Santa Caterina

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Linea d’’ombra offre ai Civici Musei di Treviso l’’adeguamento funzionale
di altre sei sale che ospiteranno la grande mostra d’autunno.

Linea d’’ombra, e personalmente Marco Goldin, insieme a una cordata di imprenditori veneti, si sono fatti carico dell’’adeguamento funzionale di sei sale all’interno del Museo Civico di Santa Caterina a Treviso. I lavori sono partiti oggi, lunedì 2 maggio.
Il Museo trevigiano, che ospita le importanti collezioni di archeologia e arte antica della città – e tra esse il celebre ciclo trecentesco di affreschi di Tomaso da Modena, dedicato alle Storie di Sant’Orsola – non risultava adeguato nella sua interezza a ospitare prestiti internazionali del livello dei 120 attesi per la grande esposizione “Storie dell’impressionismo”, che qui aprirà i battenti il prossimo 29 ottobre. Non tutte le sale dell’antico convento medievale, pur recentemente recuperato a Museo, godevano infatti del necessario livello di climatizzazione e sicurezza.
Per potervi accogliere i capolavori di Monet, Gauguin, Van Gogh, Manet, Cézanne, Pissarro, Renoir e le decine di altre celeberrime opere, era necessario innalzare questi livelli, conducendoli all’osservanza dei massimi standard internazionali.
Il costo dell’operazione, del valore di 640 mila euro, non era nella disponibilità del proprietario dell’edificio, ovvero il Comune di Treviso. A farsene carico è stata quindi Linea d’ombra, che ha coinvolto alcune aziende storicamente a essa legate (da ciò la denominazione “Amici di Linea d’ombra”), nonché alcuni studi di architettura e ingegneria che hanno realizzato i progetti. Un quarto dell’importo, circa 150 mila euro, figura come contributo personale di Marco Goldin, quale segno a favore della collettività nella sua città natale.
Linea d’ombra, nell’organizzare questa grande mostra e le tre esposizioni alla stessa collaterali, ha scelto il totale rischio di impresa. Nulla sarà a carico delle casse comunali, che, anzi, trarranno un beneficio anche diretto dall’evento, dato che Linea d’ombra corrisponderà all’Amministrazione Comunale l’affitto per l’utilizzo del Museo di Santa Caterina. Oltre a vedersi consegnate, perfettamente risistemate, le sei sale oggetto dei lavori.
Goldin, intorno al suo grande progetto, ha riunito diversi soggetti, dalla fondamentale partecipazione di Segafredo Zanetti e UniCredit in qualità di Main sponsor, a Generali come Special sponsor, al Gruppo Euromobil quale Fidelity sponsor, assieme a Unindustria Treviso e Pinarello come partner.
La stessa Linea d’ombra investe, naturalmente, una più che cospicua somma come proprio, diretto rischio d’impresa, corrispondente ai due terzi del budget complessivo di spesa.
“Penso sia la prima volta in Italia che un soggetto privato garantisce alla pubblica amministrazione non solo l’affitto della sede, ma anche un intervento così oneroso per renderla stabilmente adeguata ad accogliere manifestazioni di caratura realmente internazionale”, sottolinea Marco Goldin.
Il clamoroso successo del “Generali tour”, durante il quale lo stesso Goldin sta presentando la mostra in diverse città italiane (ultime date il 3 maggio a Milano, il 4 a Trieste e il 5 a Bologna), e l’immediato boom di prenotazioni a sei mesi dall’inaugurazione, sono fattori che consentono di guardare con fiducia a questa grande scommessa culturale.
Oltre a grandi capolavori dell’impressionismo e di ciò che lo ha preceduto e accompagnato in Francia, Goldin offre – senza costo aggiuntivo di biglietto – tre altri appuntamenti collaterali: Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento. Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo. Insieme a Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento”, allestite anch’esse in Santa Caterina. E De Pictura. 12 pittori in Italia, allestita grazie a Unindustria Treviso nello storico Palazzo Giacomelli lungo la Riviera del Sile.
Una grande operazione per festeggiare, con tutto il suo pubblico, i primi venti anni di attività di Linea d’ombra.

www.lineadombra.it

BauBeach: riapre la prima spiaggia per cani con numerose novità bio-sport-social-gourmet

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Bandane, tuffi, corse, guinzagli al vento, schizzi di mare….

Da sabato 7 maggio p.v. riapre ufficialmente

La prima spiaggia per cani liberi e felici d’Italia
7000 mq di riserva naturale incontaminata

Via Praia a Mare snc – Maccarese (RM)

Aperto tutti i giorni dalle 9,00 al tramonto

www.baubeach.net


E’ giunta alla sua XVIII stagione la meravigliosa avventura del Baubeach®, la prima spiaggia per cani liberi e felici d’Italia, gestita appassionamente dalla A.S.D. Baubeach Village.
Baubeach® nasce  a Maccarese nel 1998, nel Comune di Fiumicino, dalla passione di Patrizia Daffinà che in nome dell’etica ed amore per i nostri amici a quattro zampe, nel corso degli anni –  nonostante le mille difficoltà tipiche delle attività innovatrici – è riuscita a portare a realizzazione e al successo il suo sogno, condiviso con uno Staff motivato ed energico, oltre che con un affezionatissimo pubblico di Soci e quadrupedi.
Baubeach® non è solo una spiaggia per  cani, è un crocevia di esperienze e stimoli,  di attività sportive che mirano al Benessere fisico e mentale, di realizzazioni biocompatibili, di una ideazione che si fonda sulla biosostenibilità e sul rispetto per le altre Specie e ogni scelta fatta ha di base la coerenza a questo principio.

Anche quest’anno non deluderanno le aspettative le sorprese in arrivo al Baubeach®: nella ambientazione Natural-Etnica, che ha come Reception una tenda berbera dove sul bianco degli arredi in legno riciclato, trionfa il blue Majorelle, si faranno apprezzare  le pedane eco-compatibili, realizzate in Plastica Seconda Vita®, igieniche, resistenti, eleganti e dimostrative del fatto che differenziare la raccolta dei rifiuti può creare nuovi modi per sostenere l’ambiente. A sostegno di questa idea ci saranno diversi oggetti e attrezzature ricavate dal Riciclo, assemblati in modo originale… A  seguire, la facilitazione per gli anziani e per i disabili che quest’anno potranno spostarsi liberamente tra spiaggia e mare tramite la “sedia Job” il più efficiente mezzo per deambulare sulla sabbia fino all’acqua, quest’anno a disposizione dei Soci.

Innovativa anche la presenza di un BAU BAR, area esclusiva e riservata ai cani per soddisfare le esigenze di un pranzetto in tranquillità, offerto naturalmente dal Baubeach® e scelto tra i migliori e più etici  Pet Food in commercio.
E poi, con “BE WILD!  l’Albo per la valorizzazione delle Diversità genetiche del Cane”, si potrà conseguire un riconoscimento per tutti cani adottati di razza ibrida (meticci). E’ importante compilare il format presente nel sito www.baubeach.net  alla pagina dedicata ed esibirlo al momento della iscrizione: mentre si contribuirà a creare le basi per uno studio etologico sui cani derivati, si potrà beneficiare subito e per tutta l’estate di uno sconto sui servizi dedicati al proprio cane.

Il Benessere Olistico è al centro degli obiettivi della Associazione, partendo dalla certezza che più una persona è serena, sana e armonica, migliore sarà la qualità di vita del suo Cane! Quindi proseguiranno i corsi (tutti gratuiti per i soci) di Yoga, sulla bellissima pedana sull’acqua: sabato 7 maggio alle 16 primo appuntamento con una lezione di saluto all’Estate, condotto da Flavia Ricordy che introdurrà anche alla Tecnica di Yoga in galleggiamento da eseguire su delle speciali pedane galleggianti in dotazione della spiaggia. Seguiranno per tutta la stagione appuntamenti per Stage detox, sessioni di Meditazione, Yoga dinamico e Hata Yoga, Pilates ePentadog®, la disciplina cinofila nata al Baubeach® che tende ad ottenere un perfetto grado di empatia con il proprio cane attraverso un circuito di lavoro a terra e in acqua, con utilizzo anche di canoe e piccole zattere, riconosciuta come Dipartimento della Federazione Italiana Sport Cinofili dal 2015, e che verrà condotta dalla Istruttrice Alessandra Garufi.

Tutti gli appuntamenti verranno segnalati ai Soci tramite i canali virtuali e nel quotidiano con il “Programma del Giorno” scritto con gesso su grande lavagna scolastica che accoglie i Soci presso la Reception con un’aria divertente e un po’ retro …

Ampio spazio alla sinergia e all’incontro tra Associazioni di settore e Realtà che sostengono la Cultura Vegan e Antispecista, organizzati intorno al noto e apprezzatissimo punto Ristoro certificato VeganOk® che quest’anno si avverrà di un tandem affiatato e motivato: affiancherà la creativa e ricercata Parù (Rita Ghilardi), che già dalla stagione passata ha dato un magico tocco di tendenza al piccolo approdo, la Vegan Chef  toscana Valentina Grazzini, che da quest’anno si unirà al gruppo.

Il catering per i piatti cucinati trova quest’anno la complicità del noto Bistrot “Clivo”, di Roma- Monteverde: il connubio tra queste due realtà sarà un esplosivo cocktail di inventiva, arte, genuità e passione.

Infine, una serie di incontri culturali, che saranno a breve calendarizzati sul sito ufficiale del Baubeach® (www.baubeach.net) e che vedono in pole position la presentazione del nuovissimo libro di Patrizia Daffinà “BIOCENTRICI SI NASCE! (e io lo nacqui)” edito dalla A.S.D. Baubeach Village e contenente un importante contributo della fotografa naturalista Claudia Candido: un’opera a tutto tondo, o meglio, un viaggio d’amore senza fine frutto anche dello studio di Etologia Relazionale®, che guida alla comprensione delle Altre Specie, al rispetto assoluto delle Diversità e alla condivisione di esperienze finalizzate alla diffusione di una cultura antispecista, poiché “è dalla conoscenza che nasce il rispetto, pasta madre per ricostruire un rapporto corretto e costruttivo con la Natura“.

Presente in spiaggia ogni domenica anche EduKarlo, educatore cinofilo APNEC e istruttore e giudice di Rally-O, una disciplina sportiva che lavora sul binomio cane-padrone in modo divertente e dinamico e che sarà proposta durante la stagione. Con Edukarlo, oltre a correggere o avviare l’educazione del proprio cane, si organizzeranno delle giornate spot in cui si potrà vivere la simulazione perfetta del  “Just married (with) Dog”. Di che si tratta? E’ semplice: se avete intenzione di sposarvi e volete che il vostro cane partecipi al vostro giorno più felice comportandosi al meglio e non stressandosi, rivolgetevi a questo servizio e intanto potete fare le “prove generali” al BauBeach® (maggiori informazioni su http://www.edukarlo.it/it/justmarrieddog/). Inoltre, in virtù della recente liberalizzazione delle cerimonie nuziali nel Comune di Fiumicino, si potrà scegliere proprio la spiaggia del Baubeach® come contesto ideale per celebrare la cerimonia in compagnia dell’amico quadrupede.

Novità dell’estate è anche la pubblicazione di un tabloid, sul modello del classico Times newyorkese, sui contenuti e le modalità di accesso della spiaggia, “The Baubeach Times” con molti articoli dedicati ad un vivere sano e amorevole con se stessi, col proprio cane e con gli altri Animali, che verrà distribuito in loco a tutti i visitatori.

Infine, per alleviare lo stress che potrebbe generare la ricerca del parcheggio nei giorni festivi e prefestivi (nei feriali non c’è alcun problema), è stato creato un gruppo sulla piattaforma Facebook, BAU BAU CAR (https://www.facebook.com/groups/1096896957034231/?ref=bookmarks) per permettere alle persone di organizzare il percorso insieme, conoscersi o ri-conoscersi, sperimentare gruppi di cani compatibili e contribuire così anche alla lotta all’inquinamento (e allo stress). Arrivati a destinazione ci sarà anche un’altra piccola invenzione: il BIKE TO BAU, noleggio gratuito di bici per il solo guidatore che potrà comodamente parcheggiare in una ampia area di sosta distante circa 800 metri dall’ingresso della spiaggia più divertente del litorale .

Il regolamento, il programma completo e le news dell’ Estate Baubeach 2016 saranno visibili via via  al sito www.baubeach.net
BAUBEACH
Infoline : 06 81902352 – 3492696461 – 339 3614861 – 333 8372200-333 7996267
Facebook (Gruppo): Amici del Baubeach https://www.facebook.com/groups/53525178480/?fref=ts
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