Nuovi percorsi turistici per riscoprire Marino Marini e Pistoia

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Fondazione Marino Marini

Pistoia – Capitale della Cultura 2017
Attività formativa gratuita per guide turistiche interessate a promuovere Marino Marini
Nuovi percorsi turistici per riscoprire Marino, ‘scultore etrusco’, e la sua città

Una rete di itinerari inediti per riscoprire il profondo legame che univa il maestro all’arte del Novecento e al territorio pistoiese

Nell’anno di Pistoia Capitale della Cultura italiana il Museo Marino Marini, diretto da Maria Teresa Tosi, rafforza la propria mission di meta turistico-culturale su scala internazionale attraverso la creazione di un pacchetto di itinerari turistici inediti che permettono al visitatore di conoscere e riscoprire l’artista pistoiese da angolazioni diverse. L’opera di Marino, alla vigilia della mostra Passioni Visive che si apre il 16 settembre a Palazzo Fabroni contestualmente all’evento espositivo I Colori del Mediterraneo che porta tra le sale del Palazzo del Tau i capolavori di Mirò, si propone per la prima volta come filo conduttore di una rete di percorsi che si affacciano all’esterno, oltrepassano le mura del convento trecentesco, sede del Museo, e si fondono e si mescolano alla città.

L’obiettivo è quello di contestualizzare il pensiero di Marino nel tessuto urbano di Pistoia e metterlo in relazione con le testimonianze gotiche, i linguaggi del Novecento e i segni dell’arte contemporanea, anche quelli meno noti, che caratterizzano la vocazione turistico-culturale della città toscana. L’offerta turistica è stata elaborata da un team di giovani esperti conoscitori del patrimonio culturale della città e storici dell’arte dell’associazione Artemisia, incaricata dalla Fondazione Marino marini. Nell’ambito di questo progetto il Museo attiverà un percorso formativo gratuito rivolto a guide turistiche interessate a raccontare il nuovo sguardo su Marino e promuovere il suo patrimonio nel mondo, incentrato sui percorsi cittadini e sulle grandi mostre che si apriranno a settembre 2017. I nuovi itinerari turistici sono attivi dal 18 luglio 2017 e rimarranno.

“Per Pistoia prende avvio una nuova stagione – ha detto Alessandro Sabella, assessore al Turismo del Comune di Pistoia – una rete di circuiti turistico-culturali che valorizza le eccellenze legate all’arte, al patrimonio di Marino Marini e a tutte le vocazioni di qualità dell’accoglienza che possiede la città. Lavoreremo sulla fusione e sull’intreccio delle strutture portanti su cui poggia l’economia pistoiese come la cultura, l’artigianato, il commercio, il vivaismo, il turismo religioso e potenzieremo la collaborazione con la Fondazione Marino Marini. La creazione degli itinerari turistici rappresenta il primo passo di un progetto di valorizzazione e promozione comune del nostro territorio”.

Per Ambra Tuci che coordina gli eventi del Museo Marini “si tratta di un ulteriore volano culturale che offre spunti di arricchimento e occasioni di conoscenza finalizzati non solo a mostrare i tesori della città ma ad andare incontro al visitatore curioso, che vuole esplorare la Pistoia di Marino, testimone e ambasciatore della Toscana nel mondo che da sempre si caratterizza per avere una doppia anima, arcaica e contemporanea allo stesso tempo”.

Per i viaggiatori del web si apre da oggi il sito www.marinomarinipassionivisive.it, spazio virtuale che offre informazioni e contenuti specifici relativi ai grandi eventi di Marino Marini, organizzati nei luoghi pubblici di Pistoia Capitale della Cultura italiana. Un nuovo strumento digitale che mira a divulgare la conoscenza di Marino, uomo, artista, esploratore curioso, instancabile viaggiatore alla ricerca dell’equilibrio eterno tra uomo e natura. Nel sito, corredato di immagini e testi, di facile consultazione e articolato su sette macro aree tra cui opere, mostre, didattica, accoglienza, l’arte di Marino è valorizzata e illustrata attraverso i canali della multimedialità.

La Fondazione Marino Marini ha attivato specifiche convenzioni con Trenitalia, Soci Touring Club, Soci ICOM, Soci ACI per la riduzione del 25% sul costo di accesso alla mostra: 9€ anziché 12€. Le agevolazioni sono rivolte anche agli iscritti FAI, Soci UniCoop Firenze.

Gli itinerari
I cavalli di Marino e il porcello di Sant’Antonio Abate
Marino Marini, il suo Museo nell’antico convento di Sant’Antonio Abate e la città di Pistoia
Visita alle opere monumentali di Marino Marini disposte all’interno dell’oratorio di Sant’Antonio Abate nel complesso del Tau, sede del museo monografico pistoiese dedicato all’artista.
Il ciclo di affreschi di Niccolò di Tommaso (1372) dedicato alle storie di Sant’Antonio Abate e alle vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, è uno spaccato della vita quotidiana a Pistoia nel XIV secolo. L’ambiente propone un contesto affascinante in cui leggere l’evoluzione delle opere scultoree di Marino Marini. L’itinerario tematico dedicato al cavallo, animale ‘totemico’ dello scultore pistoiese, si dipana all’interno del Museo Marino Marini e si conclude di fronte al bronzo Il miracolo, nel cortile di Palazzo Comunale.

Descrizione di dettaglio
Il complesso di Sant’Antonio abate, eretto nel settimo decennio del Trecento, è il magnifico contenitore che ospita il Museo e la Fondazione Marino Marini, nonché le sculture monumentali dell’artista pistoiese.
Come anche il Museo Marini di Firenze, la sede museale pistoiese con il suo allestimento favorisce la lettura dell’opera di Marino in un dialogo continuo con l’antico: si traduce così, architettonicamente, la predisposizione dello scultore al confronto con l’arte del passato, come evidenziato dalla celebre frase dell’artista che si proclamava ‘scultore etrusco’.
Naturale, dunque, affiancare le visite alla mostra Passioni Visive con un percorso che legge l’opera di Marini nel contesto antico che lo ospita.
La struttura gotica del complesso dedicato a Sant’Antonio Abate, su cui si staglia il simbolo del T, è la cornice entro cui si colloca l’opera di Marino Marini. All’interno della Chiesa:
– Storie della Genesi, dell’Antico e del Nuovo Testamento eseguiti a partire dalla fine del XIV secolo dal pittore fiorentino Niccolò di Tommaso.
– Di particolare interesse le scene delle Storie di Sant’Antonio Abate, eseguite attingendo a ben tre Leggende distinte della vita del Santo.

All’interno delle sale espositive del Museo che anticamente si connotavano come ambienti di vita conventuale, si collocano altri frammenti pittorici tra cui l’immagine di Sant’Antonio con il porcellino, suo attributo iconografico.
La visita all’interno del Museo, include una visione d’insieme delle tematiche trattate dallo scultore, ma si concentra sulle opere di Marino dedicate al tema del Cavaliere a cavallo di cui sarà possibile ammirare anche le declinazioni monumentali.
Il percorso esterno conduce dal Museo Marini alla Piazza del Duomo, toccando alcuni dei luoghi più antichi della città: la piazza della Sala con il Pozzo mediceo del leoncino; la facciata di San Giovanni Fuorcivitas, della Cattedrale e del Battistero con i magnifici bestiari romanici di pietra; il Palazzo Comunale con i suoi orsi lignei a difesa.
A conclusione dell’itinerario si pone il Miracolo di Marini nell’atrio comunale: la donazione fatta dallo stesso artista negli anni Settanta, sottolinea il sui legame con la città natale (chi lo desidera potrà autonomamente approfondire i legami di Marino con la Scuola pittorica pistoiese attiva tra le due guerre, nelle Sale del Novecento del Museo Civico – entrata gratuita).

Percorso
Partenza/punto di ritrovo: Museo Marino Marini
Museo Marini-Chiesa di Sant’Antonio Abate; visita atrio e passaggio veloce dentro il Museo
San Giovanni Fuorcivitas
Piazza della Sala
Piazza del Duomo in esterno: Cattedrale, Battistero, Campanile
Palazzo Comunale: il Miracolo, 1954
(indicazione di percorso verso la Chiesa di Sant’Andrea – Cavalcata dei Magi di Gruamonte – e il Palazzo Fabroni)
Durata: 2 ore 30 minuti ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione

Pistoia con gli occhi di Marino, artista del Novecento
Percorso in città nei luoghi legati alla biografia di Marino Marini o che ospitano sue opere: il Palazzo Comunale, l’esterno della casa della famiglia Marini in Piazza San Pietro, l’Antico Palazzo dei Vescovi – dove, nella sala d’ingresso, è ospitata la Pomona in pietra del 1945 –, il Museo Marino Marini. L’itinerario include anche la visione della Piazza della Sala e dei monumenti della Piazza del Duomo in esterno.

Descrizione di dettaglio
Marino Marini è nato a Pistoia nel 1901 ma già dal 1929 si trasferì a Milano per tornare solo saltuariamente nella sua città natale. Il legame dello scultore con Pistoia ruota soprattutto attorno agli affetti familiari: dopo la morte dei genitori, la sorella Egle che vive nella casa di famiglia, è sicuramente il motivo centrale dei suoi sporadici ritorni. Sono proprio le parole della sorella gemella, anch’essa pittrice e poetessa, a dare il via a questo percorso: “Marino nasce mediterraneo nella conca tirrena: terra d’antica vena dove insistono l’amore pel campo, l’ombra serena di Giotto, la scarnita umanità di Masaccio e quella dell’agitato Pisano. Nasce nel clima quieto dell’inizio del secolo, a Pistoia, medioevale e un po’ ferrigna, arroccata presso l’appennino dentro un cerchio di mura sbrecciate, coi suoi monumenti intarsiati da geometrie di marmi bianco/neri, la grinta di animali di pietra sull’alto delle lesene, le colline e il piano…”
Con questa suggestione ripercorreremo i luoghi legati alla biografia di Marino, immaginando il clima culturale di questa cittadina che diventerà provincia soltanto nel 1927.
Ai primi del Novecento l’impronta medievale della città doveva ancora essere ben palpabile, tuttavia impulsi di modernità già lasciavano tangibili segni nel tessuto urbano: le brecce nelle mura per la moderna viabilità; gli stabilimenti delle Officine Meccaniche San Giorgio; l’Emporio e il Cinematografo della Famiglia Lavarini.
Per Marino Pistoia è certamente il luogo felice, è la conca mediterranea dove tutto ebbe inizio. In quei tempi in cui la strada del futuro era ancora ‘oscura’, Marino viveva la città medievale come l’abbraccio di una madre alla quale è bello tornare ma da cui è necessario fuggire per seguire l’urgenza dell’arte. L’itinerario si snoda in un tracciato inedito della città: dalla casa natale di Marino a fianco della chiesa romanica di San Pietro ad alcuni dei principali monumenti antichi che, come suggerisce Egle, ben avrebbero potuto suggestionare l’animo creativo e ambizioso del giovane artista. Le facciate romaniche di San Giovanni Fuorcivitas e della cattedrale, intarsiate dai marmi policromi e animate da teorie di animali di pietra, la chiesa di Sant’Andrea (celebre la fotografia di Aurelio Amendola mentre lo scultore accarezza le sculture della facciata); hanno certamente costituito per il giovanissimo Marino stimolo all’apprezzamento dell’arte e del bello.
Benché affermato artista, vivesse tra Milano e Forte dei Marmi, Marino non dimenticò mai la città delle proprie radici: in occasione della mostra monografica del 1979, organizzata dal Comune di Pistoia, spesso con la sua auto girava gioioso attorno al Miracolo del 1954 (adesso ubicato nell’atrio del Palazzo Comunale), gridando “I pistoiesi sono tutti miei fratelli!”

Partenza/punto di ritrovo:
Percorso
Museo Marini-visita atrio e passaggio veloce dentro il Museo
Chiesa di San Pietro (casa natale di Marino Marini)
San Giovanni Fuorcivitas e lo storico Caffè Valiani (mostra del 1968 delle fotografie di Aurelio Amendola)
Piazza della Sala
Piazza del Duomo in esterno: Cattedrale, Battistero, Campanile
Palazzo dei Vescovi-Pomona del 1945 in pietra
Palazzo Comunale: il ricordo della mostra monografica del 1979
Via degli Orafi (la Pistoia dei Primi del Novecento-Galleria Vittorio Emanuele-Officine Michelucci; Emporio Lavarini)
Chiesa di Sant’Andrea (facciata e fotografia di Marino che tocca la facciata)
Durata: 2 ore e 30 minuti ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione.

Marino Marini e la sua città tra Novecento e Arte Contemporanea
Percorso che riconnette le opere di Marino Marini al contesto d’esordio del Novecento pistoiese con anche uno sguardo alle collezioni di arte contemporanea cittadina di fruizione pubblica.
Con partenza dal Museo Marino Marini (visione dell’atrio), il percorso comprende la scultura di Marini, Miracolo del 1954, ubicata nell’atrio del Palazzo Comunale; le sale del Novecento e il Centro di Documentazione Giovanni Michelucci al Museo Civico, le opere di arte contemporanea di Gianni Ruffi e Roberto Barni nelle piazze della Sala e Giovanni XXIII; il Padiglione di Emodialisi e il Giardino Volante con opere di Robert Morris, Gianni Ruffi, Nagasawa, Dani Karavan, Luigi Mainolfi. Il percorso si conclude a Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, sede della mostra Passioni Visive.

Descrizione di dettaglio
Il percorso legge la figura giovanile di Marino Marini all’interno del contesto culturale cittadino dei primi del Novecento, da cui prese le mosse la sua esperienza artistica. In questa città, infatti, le generazioni artistiche si susseguono con punte altissime a partire dai primi del Novecento, con significativi riconoscimenti internazionali. Si potrebbe affermare che esiste una sorta d’inclinazione cittadina all’arte e soprattutto alla valorizzazione e accoglienza dell’arte contemporanea. Nasce infatti nel 1924 il Museo Civico di Pistoia con l’intento di salvaguardare le collezioni di arte antica della città ma anche con l’idea di costituire una Galleria Comunale di Arte Moderna; nel secondo dopo guerra questo intento è portato avanti dall’attività espositiva della Sala Ghibellina del Comune di Pistoia e quindi dal Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee.
Dagli inizi del secolo e fino agli anni Trenta, Pistoia vive un vero e proprio exploit economico che si lega certamente alla presenza della Fabbrica delle Officine meccaniche San Giorgio, delle officine artistiche del ferro e del bronzo come la Fonderia Michelucci e la Fonderia Lippi, nonché alla rete operosa delle orticulture.
Benché la sua formazione accademica lo porti ben presto a Firenze, tra le prime occasioni espositive del giovane scultore si colloca la Prima Mostra Provinciale d’Arte pistoiese del 1928, dove Marino figura tra gli artisti esponenti della scuola pistoiese attiva tra le due guerre. In questa occasione espose alcune sculture, medaglie, rilievi dove già risultava evidente il suo dialogo con l’antico e al tempo stesso la spinta propulsiva verso la modernità in un linguaggio già completamente autonomo.
E’ suggestivo immaginare che proprio grazie a una indiscussa predisposizione della città alle arti grafiche, – si ricordino l’evento, definito ‘di avanguardia’, della Mostra del Bianco e Nero, tenutosi nel 1915 alle Regie Stanze a Pistoia; la carriera di xilografo di Giovanni Michelucci, nonché le vicende artistiche di avanguardia del simbolista Andrea Lippi e del futurista Mario Nannini – Marino si iscrivesse ai corsi d’incisione di Celestino Celestini all’Accademia fiorentina, svelandosi un incredibile disegnatore e incisore (Egle ricordava che Marino bambino passava il tempo a ‘disegnare i confini del mondo’.
Come sappiamo nel 1929 Marino fu chiamato all’insegnamento all’Accademia di Monza da Arturo Martini, e da quel momento non fu più presente alle esposizioni cittadine.
Da queste premesse, che includono la visione di alcune sale del Museo Marini, della sezione del Novecento e del Centro Documentazione Giovanni Michelucci nelle Collezioni civiche in Palazzo Comunale, il percorso si dipana attraverso il tessuto urbano in un itinerario di arte contemporanea.
La scultura monumentale di Marino Marini, nell’atrio del Palazzo Comunale può essere letta come la prima opera di un itinerario d’installazioni contemporanee che l’amministrazione comunale ha favorito in alcune piazze della città a partire dagli anni Ottanta: il Giro del Sole di Roberto Barni in Piazza dell’Ortaggio; la Luna nel pozzo di Gianni Ruffi in Piazza Giovanni XXIII in dialogo con il fregio cinquecentesco in terracotta invetriata di Santi Buglioni.
A queste installazioni si affiancano i progetti di arte ambientale, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia: il Padiglione di Emodialisi nel contesto del vecchio ospedale del Ceppo e il Giardino Volante con opere d’arte appositamente pensate, rispettivamente per i pazienti dializzati o per i bambini.
L’itinerario si conclude a Palazzo Fabroni sede della Collezione Civica di Arte Contemporanea dove sono esposte opere di artisti pistoiesi attivi dal secondo dopoguerra come Fernando Melani, Agenore Fabbri, Mario Nigro, Gualtiero Nativi, Roberto Barni, Gianni Ruffi, Umberto Buscioni.

Durata: 3 ore ca
Quando e come: tutti i giorni su prenotazione.
Itinerario:
Luogo di ritrovo: Museo Marino Marini
Museo Marini (alcune poche sale)
Piazza della Sala, Roberto Barni, Giro del Sole, 2000
Museo Civico-Sale Novecento e Centro Documentazione Giovanni Michelucci
Palazzo Comunale, atrio-Marino Marini, Il Miracolo, 1954
Piazza Giovanni XXIII, Gianni Ruffi, Luna nel pozzo, 1999
Piazza del Carmine, Giardino del Padiglione di Emodialisi (2005)
Progetto di Giannantonio Vannetti
con opere di:
Robert Morris, Bronze Gate
Sol LeWitt, Wall Drawing #1155
Claudio Parmiggiani, Mosaico
Gianni Ruffi, Lunatica
Dani Karavan, Cabane de Paix
Hidetoshi Nagasawa, Tre giardini
Daniel Buren, Porte e divisori in vetro

Giardino volante con opere di:
Luigi Mainolfi
Studio Mendini con Andrea Balzari
Gianni Ruffi

Itinerario cittadino per il turismo scolastico
“Pistoia città arcaica e un po’ ferrigna” (Egle Marini)
Percorso in città nei luoghi legati alla biografia di Marino Marini o che ospitano sue opere. Chiesa di Sant’Andrea, Palazzo Comunale e Museo Civico, esterno di casa Marini in Piazza San Pietro, Antico Palazzo dei Vescovi, Museo Marino Marini e Chiesa del Tau.
Pubblico consigliato: scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado
Costo: 2€ a partecipante; per le scuole fuori provincia di Pistoia: 5€ a partecipante

Modalità di partecipazione
Per prenotare la visita guidata e uno o più percorsi didattici correlati, è necessario inviare la scheda di adesione compilata all’indirizzo mail info.passionivisive@gmail.com.
La scheda di adesione può essere scaricata dal sito www.marinomarinipassionivisive.it o richiesta via mail.
Info e prenotazioni: info.passionivisive@gmail.com

Si cercano in Italia capolavori sconosciuti di Konrad Mägi

Cercasi, tra Venezia, Roma e Capri, opere ignorate di Konrad Mägi.
In attesa della grande mostra di ottobre
a La Galleria Nazionale, a Roma

A lanciare l’appello è l’Ambasciata della Repubblica d’Estonia a Roma per conto del Museo Estone d’Arte di Tallinn, capitale dell’Estonia.
Il prossimo ottobre, in concomitanza con il Semestre di Presidenza Estone dell’Unione Europea, l’Eesti Kunstimuuseum – Museo Estone d’Arte di Tallinn e l’Ambasciata dell’Estonia in Italia promuovono, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la prima ampia retrospettiva italiana su Konrad Mägi (1878 – 1925), uno dei maggiori artisti del Novecento estone.
Per il pubblico italiano Mägi sarà una clamorosa scoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i protagonisti dell’arte europea nel fatidico ventennio intorno alla prima guerra mondiale.

Perché questa ricerca?
“Perché, spiega Celia Kuningas-Saagpakk, Ambasciatore della Repubblica Estone in Italia, siamo convinti che in qualche casa privata di Capri ci siano ancora opere del nostro artista. Magari ignorate e abbandonate”.
Il nostro Museo Nazionale sta catalogando tutta l’opera di Mägi ed è perciò interessato a far riemergere questo patrimonio. Le tele ovviamente resteranno nelle mani dei possessori. Ciò che questa “caccia al tesoro” si pone come obiettivo è di poterle conoscere e, se necessitano di cure, poterle restaurare. Il restauro sarà naturalmente a totale carico dell’Estonia che, in cambio, potrebbe chiedere di prestarle alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per essere inserite nella grande mostra di ottobre.”.
Chi avesse una tela di Magi è invitato a segnalarne la presenza all’Ambasciata Estone a Roma, inviando anche una immagine sull’email embassy.rome@mfa.ee (tel. 06 844 075 10). Gli esperti del Museo di Tallinn studieranno l’immagine e la eventuale documentazione e, se ne riconosceranno la paternità al maestro, provvederanno, se necessario, ad assicurarne la conservazione.

Si calcola che Konrad Mägi in tutta la sua vita abbia realizzato circa 400 dipinti, ma ad essere noti sono appena la metà. Da qui l’esigenza di far emergere e documentare i suoi lavori ancora sconosciuti.
A contribuire alla “scomparsa” di molti dipinti sono state anche le vicende storiche dell’Estonia. Negli anni ’20 e ’30, l’arte di Mägi aveva assunto un ruolo di riferimento per la pittura estone. Per questo durante la Seconda Guerra Mondiale, prima i comandi tedeschi e poi le forze di occupazione sovietiche ordinarono la rimozione di ogni sua opera dai musei, avviando una campagna di denigrazione dell’artista e della sua arte.
Sino alla seconda metà degli anni ’50, l’esposizione pubblica e ogni approfondimento sull’arte di Konrad Mägi erano proibite.
La messa al bando si stemperò alla fine degli anni ’50 e solo nel 1978, in occasione del Centenario della nascita dell’artista, venne completamente riabilitato. In parallelo ha cominciato a prendere corpo la percezione dell’importanza europea, e non solo estone, dell’artista, come la mostra alla Galleria Nazionale confermerà.
Tra il 1921 e il 1922, Mägi venne in Italia, per brevi ma artisticamente intensi soggiorni a Roma, Venezia e Capri.
Luoghi da cui lui, uomo del Baltico, venne affascinato. La luce, la vitalità, il fascino dell’arte italiana sembravano avere la meglio sulla quotidiana inquietudine, sull’eterno male di vivere del pittore.
Nei dipinti “italiani” di Mägi si respira la pace. Sono opere che confermano quanto il pittore scriveva nelle sue lettere agli amici: qui egli era felice, in armonia con il mondo. Non lottava per cercare un mondo parallelo, ma voleva solo trasporre nelle sue tele la bellezza e la serenità di questo mondo, già perfetto.
Tuttavia, anche in questi dipinti, ancora traspare il forse involontario persistere di un “altro livello”: c’è un mistero nelle raffigurazioni di Capri, così come in quelle di Roma e di Venezia. Il mistero traspare nell’atmosfera dominata dal blu scuro, ma anche da tanti piccoli dettagli.
Ma sarà l’auspicata “emersione” di opere dei momenti italiani a rendere finalmente possibile un esame approfondito di questa magnifica produzione dell’artista.
E la grande mostra romana può offrire il palcoscenico ideale per mostrare la magica grandezza di questo artista europeo.

Imago Mundi: a Venezia arriva il Nord America

Un’esposizione dedicata al Nord del continente americano:
759 artisti danno forma alla creatività contemporanea di Canada Centro-Orientale, Canada Occidentale e delle comunità Inuit e di Indigeni nordamericani

Comunicato stampa

Il mosaico visuale di un territorio vasto e multiforme, in cui si esprimono esperienze culturali, estetiche e artistiche di raro fascino e poliedricità: questo è “Great and North”, la prossima tappa nel cammino di Imago Mundi, in programma a Venezia dal 29 agosto al 29 ottobre presso Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Imago Mundi traccia il profilo dell’arte contemporanea di un esteso territorio dell’America settentrionale, che, partendo dall’estremo Nord del Nunavut coperto di ghiacci, percorre le praterie assolate e ondulate del Mid West, dai picchi sublimi e impervi delle Montagne Rocciose arriva fino alle coste ora frastagliate ora sabbiose del Pacifico; in mezzo, laghi, fiumi, tundra, foreste e metropoli.

Alla diversità di paesaggi di questo percorso che tocca Canada e Stati Uniti corrisponde la pluralità del tessuto artistico espresso in queste collezioni: agli Inuit del Canada settentrionale si affiancano i nativi degli Stati Uniti e gli artisti delle grandi città canadesi. Pittori, scultori, incisori, designer, architetti, fotografi, scrittori, musicisti, tutti sono presenti. Per le loro opere, scelgono colori ad olio, acrilici, pastelli, ma anche pelle di foca, pietra saponaria, alabastro, perfino chiodi e petali di rosa.

A tenere insieme queste suggestioni, è il riconoscersi tutti in una unità geografica su cui si dipanano esperienze culturali multiformi e stratificate, frutto dell’incontro che dura da secoli tra cultura indigena e importata. Il risultato è un affresco colorato di questo pezzo di mondo, in cui, oltre all’incanto di fronte alla varietà di temi, materiali, tecniche, c’è anche spazio per la riflessione.

“Great and North” vuole esprimere quindi, fin dal suo titolo, la grandiosità del Nord americano, e invita il visitatore a conoscerne da vicino le sfaccettature, spogliandosi di impressioni pregresse sedimentate nel suo immaginario e aprendosi invece a un incontro sincero, genuino e spontaneo con i 759 artisti che, senza filtri o mediazioni, espongono sulla tela 10x12cm l’essenza della propria anima.

Imago Mundi è il progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton: artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si stanno confrontando con lo stesso supporto, la tela 10×12 cm; fino ad ora sono stati coinvolti più di 20.000 artisti da oltre 140 Paesi, regioni e popoli, che diventeranno 26.000 entro la fine del 2017. Gli artisti sono promossi internazionalmente attraverso i cataloghi, la piattaforma imagomundiart.com, Google Arts & Culture e la partecipazione a rassegne ed esposizioni.

Imago Mundi – Great and North
Curatrici: Francesca Valente (Canada Centro-Orientale) e Jennifer Karch Verzè (Canada Occidentale, Inuit, Indigeni del Nord America)

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano 2945
Venezia

Dal 29 agosto al 29 ottobre 2017
martedì-sabato 10.00-19.30
domenica 10.00-18.30
Ingresso libero

La Pinacoteca Züst celebra la donna e la moda nelle arti

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Sessanta sculture e dipinti assolutamente affascinanti. E, per corredo, una sequenza di ventagli d’autore – dipinti cioè da grandi artisti, spesso i medesimi che ritraevano le “belle Signore” – e un nucleo di preziosi abiti d’epoca.
E’ quanto Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, hanno selezionato da Musei e collezioni private per questa mostra.
Con l’obiettivo di ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, a Rancate nel vicino Ticino, quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa.
Se il tutto si volesse proprio ancorare ad una data, si potrebbe individuarla nel 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.
Veicolano offerte molto differenziate per il pubblico femminile e fanno si che l’”essere alla moda” diventi l’imperativo condiviso nella seconda metà dell’Ottocento dalle donne di pressoché tutti i ceti sociali. La circolazione di figurini e di molte riviste illustrate, tra cui la celebre “Margherita”, l’irrompere della fotografia, specie nel formato carte de visite, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini, portano a diffondere la moda, in modo molto capillare.
Sono anni in cui si consolida il ruolo della donna, ora anche protagonista al di fuori delle pareti domestiche. Attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo.
Pur presentando alcuni favolosi abiti d’epoca e un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, la Pinacoteca Züst sceglie di illustrare questo felice momento storico ricorrendo alle testimonianze che i grandi artisti ci tramandano attraverso le loro magnifiche opere.
Ed è soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell’abbigliamento femminile: i personaggi effigiati, sia che appartengano all’aristocrazia, ancora assai influente anche come esempio di gusto, o alla borghesia, posano per i pittori e gli scultori vestiti e acconciati con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in sintonia con il proprio preciso ruolo sociale.

Spesso i modelli sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, o da figure appartenenti all’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959). Alla sua personalità emblematica verrà dedicata una sezione apposita, ponendo un’attenzione particolare alle attività filantropiche della contessa, che la portarono ad esempio a donare la sua villa romana alla Confederazione, oggi sede dell’Istituto Svizzero, che presterà il suo ritratto realizzato da Vittorio Corcos. E’ la prima volta che la figura di Carolina Maraini viene ampiamente trattata e presentata in una mostra: in questa occasione si ricostruirà anche nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini).

Negli anni del realismo, accanto a Bertini – caposcuola il cui ruolo appare oggi non ancora pienamente riconosciuto – tra i ritrattisti più significativi in tal senso si ricordano almeno Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana, in una mappa che attraversa le regioni d’Italia e travalica il confine elvetico.
Negli anni che scivolano verso la fine del secolo non si parla ormai più di fenomeno di moda solo attraverso l’abbigliamento, ma anche attraverso la gestualità, le movenze, la dizione, in una parola: lo stile. Sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.
Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obbiettività l’evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli. Dopo il 1860 in pittura si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate a momenti di vita familiare in cui è protagonista, come si diceva, la donna. Si tratta di composizioni che sullo sfondo di interni domestici o di strade cittadine o di paese rappresentano figure femminili impegnate nei lavori ad ago, nella lettura, nella conversazione, nel passeggio, in riposo, con i figli. Di ciascuna, molto spesso, gli artisti restituiscono l’abbigliamento con dettagliata cura perfino negli accessori, in modo da permettere allo spettatore di seguire, di anno in anno, le minime mutazioni di gusto, trasformando la moda in uno degli elementi che determinano la modernità dell’opera.
Questo filone, che si ispira alla pittura internazionale lanciata dalla Casa d’Arte Goupil e che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.
Come detto, sarà per la prima volta studiato e proposto un genere specifico, quello dei ventagli eseguiti da artisti: accessori femminili di primissimo piano per tutto il diciannovesimo secolo, alcuni dei quali portano firme illustri.

Info: PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST
CH 6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera
Tel. +41 (0)91 816.47.91
E-mail: decs-pinacoteca.zuest@ti.ch
Web: www.ti.ch/zuest

Marino Marini, la grande mostra da settembre a Pistoia

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Con il titolo “Marino Marini. Passioni visive” la Fondazione Marino Marini propone, del Maestro, la prima retrospettiva che ambisce a situarlo organicamente nella storia della scultura. L’esposizione, che si terrà in Palazzo Fabroni a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, si presenta come uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La mostra è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia. Dopo Pistoia, la mostra si trasferirà infatti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1 maggio 2018.

“Manca ancora, nella vicenda espositiva e nella letteratura scientifica su Marini, un serio lavoro di contestualizzazione storica e stilistica della sua ricerca di scultore”, afferma il Direttore della Fondazione Maria Teresa Tosi. “Lo stato odierno degli studi sembra richiedere questa prospettiva: l’unica che può restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale”.
“Di qui è nata l’idea di questa mostra che vuole ripercorrere tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta. Oggetto di indagine sarà soprattutto l’officina di invenzioni plastiche di Marino Marini che verranno poste in relazione diretta, immediatamente percepibile, con i grandi modelli della scultura del ‘900 cui egli ebbe accesso; e, inoltre, con alcuni, scelti esempi di scultura dei secoli passati – dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento – che furono consapevolmente recuperati da lui e dai maggiori scultori della sua generazione”.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini: sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il “Popolo”, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell’“Ersilia”, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.
Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale.
La mostra si sofferma quindi sui celebri e perturbanti primi grandi “Cavalieri” dei secondi anni Trenta, che al loro comparire furono giudicati, per l’arcaica impassibilità, un attentato ai canoni tradizionali del genere, ma furono apprezzati da una ristretta schiera di intelligenti e sofisticati ammiratori.
La scena successiva è riservata alla stilizzazione allungata dei corpi maschili: qui dove il trecentesco Cristo Crocifisso appartenuto al maestro è avvicinato a un suo “Icaro” e a due dei suoi“Giocolieri”.
Le “Pomone” e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol, le maggiori proposte europee del tempo nella difficile partita di trasformare il corpo femminile in una forma astratta.
Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier. Questa particolare declinazione della ricerca formale di Marini prende forma negli anni del conflitto, durante il suo esilio in Svizzera, quando lo scultore sembra guardare con particolare attenzione al drammatico realismo di Donatello: la presenza in mostra del Niccolo’ da Uzzano del Bargello permetterà di comprendere a fondo le implicazioni di questa svolta.
La ricerca postbellica riporta Marino Marini a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala emozionante i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini saranno messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.
Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. La sala dedicata ai ritratti del dopoguerra proporrà confronti con teste di civiltà antiche e teste di scultori contemporanei. Ancora il tema del Cavaliere, questa volta disarcionato, diventerà un motivo di pura ricerca spaziale, ormai quasi sganciato dalla riconoscibilità del soggetto, come evidenziato dalla sezione dedicata ai celebri “Miracoli”. Chiudono la mostra i piccoli e grandi “Guerrieri” e le “Figure coricate” degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Questa grande rassegna si avvale di un Comitato scientifico composto dai Curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi. La mostra, promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal Comune di Pistoia, è realizzata in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e con la Camera di Commercio di Pistoia. La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è sostenuta dagli Institutional Patrons—EFG, Lavazza, Regione del Veneto—e le Guggenheim Intrapresæ.

Info:

www.fondazionemarinomarini.it

Le Secessioni in Europa, dal 23 settembre al Roverella

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Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in programma a Rovigo a Palazzo Roverella, dal 23 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. Evidenziando differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.
Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa.

L’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi si avvale della prestigiosa collaborazione delle principali istituzioni museali europee, dall’Albertina di Vienna alla Klimt Foundation, dal Museo Villa Stuck di Monaco alla Narodni Galerie di Praga e di altre importanti collezioni museali europee.

Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco.
Quando, nel 1892, apparve sulla scena, non presentava una fisionomia ben definita e specifica, ma presto avrebbe assunto quel taglio modernista che sarà definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista «Jugend» che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani. Al movimento aderirono Franz von Stuck (tra le cui opere sarà esposto il Lucifero, di cui sarà presente anche il bozzetto preparatorio), Ludwig von Hofmann (tra i suoi lavori, Zwei Jünglinge), Carl Strahatman (con Maria), Thomas Theodor Heine (tra le sue opere, I fiori del male). Il focus dell’intera sezione della mostra dedicata alla Secessione di Monaco sarà incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo. Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt (di cui saranno presenti in mostra opere fondamentali sia di pittura, come Amiche I (Le sorelle) e Signora con il cappello su sfondo rosso, che di grafica come ad esempio il manifesto della prima mostra della Secessione Viennese) al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava. Nonostante la Secessione di Vienna sia stata quella con un respiro più internazionale l’attenzione in mostra è posta in particolare sull’aspetto autoctono degli artisti esposti, con particolare rilievo alla pittura, alla grafica e alle arti decorative. In questa sezione, immancabili sono Josef Maria Auchentaller (tra gli altri, Ritratto di Emma), Kolo Moser (Venus in der Felsgrotte), Carl Otto Czeschka ed ovviamente Egon Schiele (suo il magnifico Manifesto per la 49° mostra della Secessione Viennese).

La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema. Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale Ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal (The Good Fortune of Chance) a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha e di Jan Konupek (sua la splendida Salome) fino allo scultore Jaroslav Horejc (suo lo splendido Orpheusesposto). Dato il grande sviluppo dell’illustrazione, del disegno e dell’incisione, circa un terzo dell’intera sezione sarà costituito da opere su carta.

A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.
Tra i maggiori rappresentanti della corrente romana, Enrico Lionne (in mostra un suo splendido Nudo), Giuseppe Biasi (Mattino in un villaggio sardo), Aleardo Terzi (Meriggio d’autunno), Plinio Nomellini (splendido il suo ritratto di Grazia Deledda) e Felice Casorati (Ada).

Mostra promossa da:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
In collaborazione con
Comune di Rovigo
Accademia dei Concordi

Prodotta da:
Silvana editoriale

Main Sponsor:
Intesa Sanpaolo
Cassa di Risparmio del Veneto

Info: www.palazzoroverella.com

Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 agosto

Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 agosto
Tuona il presente. Guerra fredda, nuovi conflitti: incontri e confronti a Folgaria dal 18 al 20 
agosto“Tuona il presente” è il titolo di un cartellone che propone a Folgaria una serie di incontri con storici, esperti e giornalisti, partendo dalla storia per raccontare l’oggi. I temi del conflitto e del confronto sono il focus dell’iniziativa culturale che parte da un luogo simbolo della Guerra Fredda com’è Base Tuono, la ex base missilistica di montagna che con i suoi missili svettanti tra le conifere di Passo Coe ci interroga sul presente che, per certi versi, ricorda scenari da “guerra fredda”. Con l’intervento del Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO Paolo Alli, del filosofo Vito Mancuso, dell’architetto Elisabetta Terragni, del giornalista e missionario Padre Giulio Albanese e del giornalista Gad Lerner

Tuona il presente? Eccome tuona! Ogni giorno possiamo tendere l’orecchio a fatti e notizie che raccontano un presente incalzante. Un continuo mutare di scenari sociali e politici che impone riflessioni e conoscenza. A Folgaria, promossa dal Comune, prosegue l’iniziaitva culturale inaugurata con l’anteprima espositiva sulla conquista dello Spazio nelle figurine Panini (che racconta come gli anni della Guerra Fredda abbiano impresso un’accelerazione alla corsa allo Spazio) per proseguire con un cartellone di appuntamenti i giorni 18, 19 e 20 agosto. Il luogo simbolo di quegli anni è l’ex Base missilistica di Base Tuono nel comune di Folgaria (al confine tra Trentino e Veneto) dove ancora oggi svettano tre missili Nike-Hercules, a significare un passato non troppo lontano, dove la mattina del 19 agosto, dopo un intervento sulla storia di Base Tuono da parte del giornalista Maurizio Struffi, sarà il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO onorevole Paolo Alli ad affrontare il tema attualissimo degli scenari della NATO oggi, dove tutto muta con grande velocità e spiazzante imprevedibilità. L’Italia non ricopriva il prestigioso incarico della presidenza dal lontano 1961. L’Assemblea, istituita nel 1955 è composta da 257 delegati, membri dei Parlamenti nazionali dei 28 Alleati, incaricata di creare un legame tra l’Alleanza e i Parlamenti nazionali a sostegno delle politiche di sicurezza transatlantiche. La riflessione sul tema oscilla tra due polarità: quella del conflitto e quella del confronto, per cercare un pensiero ampio e trasversale.

Sarà il filosofo e scrittore Vito Mancuso, sempre il 19 agosto alle 17 al Cinema Paradiso di Folgaria, a parlare di “Contrapposizione e dialogo. Rimarginare le ferite” per aprire il grande tema della rielaborazione dei sentimenti profondi che scatena una guerra, dalla ferita dell’io individuale fino a un noi, collettivo e comunitario. Alla sera alle ore 21 a Maso Spilzi l’architetto Elisabetta Terragni, che insegna al City College di New York e che si è occupata in Albania di ripensare una serie di basi militari, parlerà del tema “Architetture del conflitto”, con particolare attenzione ai tanti conflitti del Novecento, immaginando come le forme sedimentino storia, contenuti, pensiero, e come ogni conflitto si manifesta nel paesaggio e nelle architetture, lasciando nel tempo il suo significato. Converserà con lei il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi.

Gli incontri proseguono domenica 20 agosto per raccontano il divenire della storia e il presente. Alle ore 11 a Maso Spilzi si partirà dalla crisi dei missili di Cuba che nel 1962 ha fatto tremare il mondo, per capire come l’allora Papa Giovanni XXIII decise di intervenire lanciando un accorato radio messaggio di pace da Radio Vaticana il 25 ottobre 1962 quando il mondo intero era sull’orlo di una guerra nucleare: “Con la mano sulla coscienza, che ascoltino il grido angoscioso che da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: Pace, pace!” (a cura del teologo Marco Vergottini), per lasciare spazio al racconto del presente attraverso le parole di un mediatore di pace com’è Padre Giulio Albanese, missionario e scrittore che si è distinto per una “cultura della pace nel sud del mondo”. A chiudere sarà il giornalista Gad Lerner con un intervento dal titolo “Comunicare il conflitto. Il ruolo dei media in una società che cambia”. Un tema di grande attualità affrontato da un giornalista che ha visto il cambiamento nel modo di fare comunicazione in particolare con l’irruzione della rete nel delicato meccanismo d’informazione. Nuovi strumenti di comunicazione e nuovi scenari di conflitto aperto. Quali modalità attuare per garantire la verità delle informazioni e al contempo rispettarne la libertà?

Un appuntamento a scopo didattico e divulgativo sarà quello della sera del 18 agosto in  centro a Folgaria dove, grazie alla collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, sarà esposto il modello del Lunar Rover: il primo veicolo che ha solcato la superficie lunare, ricreato secondo i disegni originali dalla eccezionale squadra di tecnici della divisione Tyre Machinery dell’azienda roveretana Marangoni. Una copia perfetta e funzionante. L’attore Alessio Kogoj sarà l’astronauta/speakear che racconterà la storia del Lunar Rover e dell’epopea delle stelle.
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L’evento e la mostra sono promossi dal Comune di Folgaria con la Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Apt Alpe Cimbra, il Museo Civico di Rovereto, la Fondazione Museo storico del Trentino e il patrocinio del MUSE Museo delle Scienze di Trento.
Sono curati da Roberta Bonazza con il supporto degli enti coinvolti.

Da Willem Van Toorn a Guccini, da Cacciari a Morgan, dalla Valduga a Muburutu, da Griminelli alla Lamarque: ecco Poesia Festival 2017

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Dal 18 al 24 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di nove comuni modenesi. Grandi autori, capeggiati dall’ospite straniero Willem Van Toorn, e giovani promesse testimonieranno la grande vitalità della poesia oggi. Insieme a loro, per citarne solo alcuni, Patrizia Valduga, Gianni D’Elia, Vivian Lamarque, Roberto Mussapi, Francesco Scarabicchi, Nino De Vita. Saliranno sui palchi anche artisti del calibro di Guccini, Griminelli e Morgan per oltre 30 eventi in sette giorni, tutti gratuiti

Ancora una volta il Poesia Festival invaderà pacificamente la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino con la sua tredicesima edizione. Dal 18 al 24 settembre nove comuni del modenese saranno lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna d’inizio autunno dedicata alla poesia e alle sue contaminazioni con le altri arti. Un coro di voci diverse che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo.
I poeti Patrizia Valduga, Willem Van Toorn, Vivian Lamarque, Gianni D’Elia, Roberto Mussapi, Francesco Scarabicchi, Silvia Bre, Rosita Copioli, Nino De Vita, Franco Arminio, artisti comeFrancesco Guccini, Morgan, Andrea Griminelli, Elisabetta Pozzi, Willie Peyote o grandi intellettuali come Massimo Cacciari e Sergio Zavoli  concorreranno a dar voce al nostro tempo in una cornice che è uno dei grandi repertori di bellezza, arte, gastronomia ed eccellenze produttive del nostro Paese.
Ad accendere le luci dei nove comuni modenesi coinvolti nel festival, mercoledì 20 settembre alle ore 21 al Teatro Fabbri di Vignola, una grande inaugurazione con la poetessa Patrizia Valduga che leggerà i suoi versi estrosi e multiformi; a seguire la lezione magistrale del filosofoMassimo Cacciari che rifletterà a tutto tondo sui rapporti tra la poesia e le altre arti; chiuderà la serata il concerto di uno dei flautisti più celebrati del mondo, Andrea Griminelli,accompagnato dal chitarrista Andrea Candeli. Nella sua carriera Griminelli ha suonato al fianco di stelle del calibro di Luciano Pavarotti, Sting, Andrea Bocelli ed Elton John.
Altro appuntamento da non perdere è l’incontro previsto per venerdì 22 settembre sempre a Vignola alle 17 e 30, intitolato “Dialogo sulla poesia europea” che avrà per protagonisti il massimo poeta olandese, Willem Van Toorn e il nostro Sergio Zavoli. A loro il compito di confrontarsi su un tema scottante e attuale come quello dell’Europa, del suo passato e del suo futuro e di rispondere alla domanda se esista o no una poesia europea che unisce i popoli e le lingue al di là delle frontiere, leggendo anche i loro testi.
Poi toccherà alla canzone d’autore e al rap “d’autore” raccontare il fil rouge con la poesia; lo faranno Francesco Guccini e Muburutu, il rapper più letterario d’Italia, sempre venerdì 22 settembre a Castelfranco Emilia alle ore 21. Linguaggi diversi, tra tradizione e innovazione, alla ricerca di nuovi ritmi e stili che cercheranno di fare il punto sul rapporto fra poesia a musica oggi. Ancora rap, questa volta più cinico e ironico, con il concerto di Willie Peyote previsto sabato 23 settembre a Castelnuovo Rangone.
Il rapporto fra la musica e la parola sarà protagonista anche nella domenica conclusiva del festival, dedicata a “John Lennon. La musica, l’arte, la poesia”. Si parte al pomeriggio con la conversazione fra il giornalista di Repubblica Michele Smargiassi e Antonio Taormina, curatore dell’antologia di scritti di John Lennon “Immagina” che raccoglie brani di prosa, poesia e disegni tratti dagli unici due libri pubblicati in vita da John Lennon, scritti mentre i Beatles stava diventando un fenomeno culturale planetaria. A seguire, il gruppo di attori che da anni accompagnaClaudio Longhi farà una lettura scenica tratta da “Immagina”, dando vita a un mondo fantastico, grottesco, a volte malinconico, capace di accendersi di rabbia e tenerezza e di lasciarsi contaminare dagli echi della politica, dell’amore e della musica. Chiuderanno la serata e saluteranno l’edizione 2017 di Poesia Festival, i Beatbox, la cover band dei Beatles più famosa d’Europa che farà rivivere l’energia esplosiva del quartetto di Liverpool non solo con le note musicali ma anche con gli strumenti d’epoca e i vestiti dei quattro baronetti, nel cinquantesimo anniversario di “Sgt. Pepper”.
Sempre fra musica e parola si colloca anche la conversazione fra Morgan e il giornalista del Resto del Carlino Leo Turrini,prevista sabato 23 a Vignola. Ad aprire una serata che si annuncia imperdibile sarà il poeta Gianni D’Elia con letture di poesie dedicate alla nostra nazione, “All’Italia: poesie civili da Dante a oggi”. Poi toccherà al vulcanico cantante e musicista italiano, fondatore dei Bluvertigo, suonare e cantare e raccontare il suo rapporto con l’Italia, con il mondo dello spettacolo, con la parola. Sempre Leo Turrini, nell’antemprima di lunedi 18 settembre a Castelnuovo Rangone, racconterà la vita del Drake e l’epica della velocità nella poesia italiana del Novecento assieme ai poeti Bertoni, Alperoli, Rentocchinie al critico letterario Galaverni.
Dallo scorso anno si rinnova l’appuntamento ‘al femminile’ con le autrici italiane di poesia: quest’anno, sabato 23 a Levizzano, toccherà aSilvia Bre, Nina Nasilli e Luigia Sorrentino per la prima volta su un palco insieme. Un’altra donna protagonista al Poesia Festival sarà Vivian Lamarque, sempre lo stesso giorno a Castelnuovo Rangone, poetessa in grado di toccare corde profonde e vive in tutti noi grazie al suo percorso dentro alle tematiche familiari.
E ancora, poesia dialettale di alto livello quella che sarà di scena a Levizzano Rangone sabato 23, grazie al siciliano Nino De Vita, al trevigianoFabio Franzin e al brianzolo Dome Bulfaro. Quest’ultimo sarà anche il maestro di cerimonia per una novità del Poesia Festival 2017, il campionato italiano di Slam Poetry, “Castelli Poetry Slam” che avrà per protagonisti Nicolas Cunial, Eugenia Gallim Sergio Garau, Francesca Gironi, Simone Sovogin, Julian Zhara. Sarà il pubblico a decretare il vincitore di questa forma poetica, nata dalla strada come il rap, che utilizza una recitazione a ritmo serrato.
Chiudiamo questa carrellata sulla manifestazione con un importante appuntamento intitolato “L’Alzheimer: la malattia, la cura, l’amore, la poesia”, che vuole indagare la dimensione sanitaria, sociale e anche poetica di un male dei nostri giorni. A questo incontro tra scienza e poesia, tra dolore e ricordi, parteciperanno il presidente della società italiana di Gerontologia e Geriatria, Marco Trabucchi, il giornalista Michele Farina, autore del libro “Quando andiamo a casa? Mia madre e il viaggio per comprendere l’Alzheimer. Un ricordo alla volta”, Franca Grisoni, curatrice dell’antologia “Alzheimer d’amore. Poesie e meditazioni su una malattia” e i poeti Vivian Lamarque, Alberto Bertoni e Davide Rondoni.
Quando: dal 18 al 24 settembre 2017
Dove: Unione Terre di Castelli – (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca e Guiglia) e il comune di Castelfranco Emilia
Promotori istituzionali: Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Comune di Castelfranco Emilia
Sostenitori: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena
Con la collaborazione di Università di Bologna
Organizzazione: Ass. Laboratorio Musicale del Frignano
Sponsor: Gruppo Hera, Magni telescopic Handlers, Coop Alleanza 3.0, Gruppo Cremonini, Salumi Villani, Bper Banca, Aitec, Aton Green Storage
Comitato scientifico Poesia Festival:
Roberto Alperoli (direttore)
Alberto Bertoni
Roberto Galaverni
Emilio Rentocchini
Andrea Candeli (direttore di produzione)
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

Ci sono false review su Booking.com? Probabilmente sì.

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Dunque, negli anni passati non avendo una continuità di lavoro ho accumulato nuove e mirabolanti competenze nel sottobosco dell’internet. Posso dire, non come il ciarlatano fuffaro medio che dice che è un insider e che le cose vanno *per forza* così, di aver vissuto e nasato molti meccanismi di scam dall’altra parte, non quella delle persone che le subiscono.

Tra queste esce fuori

Sì, è vero. Tripadvisor spesso è il male. Anche perché recensiscono molti più analfabeti funzionali e molte persone che non sono mai entrate in un posto soltanto per manifestare antipatia verso i gestori.

Ma andiamo al punto. Tre anni fa mi sono imbattuta in questa task di lavoro mentre facevo soltanto il mio solito supporto di social media management e di promozione turistica:

Credo che sia abbastanza chiara come sia la pratica. A me schifò e fece venire il mal di testa perché siamo ben oltre alla recensione che dice “Bello ma non ci vivrei” o “I camerieri sono cafoni!”. Qui si tratta di una vera e propria truffa, con terze parti (un sito di prenotazione alberghiera che non ci mette tanti complimenti a buttarti via se non sei professionale) coinvolte. Poi: io sono una persona seria, altri no. Infatti il ranking delle due strutture… -che non sono proprio bellissime eh!- è a tuttoggi piuttosto altino grazie a molte recensioni entusiastiche nelle passate stagioni.

La risposta di alcuni sotto il thread di un mio contatto è stata: “eh ma così gli applicano una commissione”.

Cosa volete sia una commissione percentuale in un giorno in cui l’albergatore abbasserà il prezzo al minimo proprio per pagare il meno possibile e avere delle recensioni che alzeranno il suo ranking e quindi moltiplicheranno il suo guadagno?

Cosa potreste fare per non cadere nell’intoppo? Beh: la legge dei grandi numeri chi ha tantissime recensioni con poche note stonate è un professionista che non ha usato questa pratica. Confrontate, specie se non sono alberghi o strutture che usate per un roadtrip ma per una vacanza lunga, le diverse piattaforme alberghiere e anche i diversi siti di recensione. E dulcis in fundo: prendete con le pinze recensioni entusiastiche sia nella vostra lingua che in plain english che siano molto lunghe. Molto probabilmente quelle possono essere meno veritiere di quelli che hanno scritto “bello, ma manca il bidet”, per capirci.

[mi metto a disposizione di booking.com nel caso volesse approfondire. Io per aver rifiutato pratiche del genere persi un bundle di lavoro da 5-700 euro, quindi capite che non è un furbetto soltanto]

Nuova Nissan Micra

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Buzzoole
La nostra automobile è spesso lo specchio della nostra personalità e dei nostri gusti, sia nel bene che nel male. No, non sono qui per farvi le pulci sullo stato di tenuta giornaliero della vostra auto: anche nella mia spesso ci sono briciole e bottiglie d’acqua vuote! Parlo di quanto la macchina, posto dove ormai causa code e pendolarismi passiamo tantissimo tempo, sia importante averla a nostra misura e gusto.La nuova Nissan Micra è una opzione vincente con 3 motorizzazioni, 5 allestimenti, 10 colori esterni e le 110 combinazioni di personalizzazioni per esterni e interni. Nuova Micra è disponibile nella struttura a cinque varianti Nissan che include Visia, Visia+, Acenta, N-Connecta e Tekna, diversi colori (io mi sono innamorata del vibrante Energy orange) e anche altre diverse personalizzazioni che potete provare nel configuratore QUI. Inoltre, per rendere tutta la vostra “fatica” nel configurare la vostra auto dei sogni molto tangibile, presso tutte le concessionarie Nissan, grazie ad un innovativo processo di vendita e alla tecnologia di realtà virtuale, indossando un visore Oculus, i clienti possono già vedere Nuova Micra, provare l’emozione di trovarsi a bordo della vettura con visione a 360 gradi e scoprire contenuti di prodotto anche di tipo interattivo.Cosa aspettate? provate anche voi la vostra configurazione ideale di #NissanMICRA ! I viaggi in macchina devono essere un piacere :)