Chiericati, Grande Guerra e Bellini, invito a Vicenza

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Riapre al pubblico dal 7 ottobre
Palazzo Chiericati completato dell’Ala Novecentesca,
inaugura l’originale mostra “Ferro, Fuoco e Sangue!”
e, tra Civici Musei e Palazzo Leoni Montanari, l’Itinerario Belliniano

Parlare di data storica è eccessivo. Di certo il secondo fine settimana di ottobre, per Vicenza sarà una data importante.
Per la concomitanza di almeno tre eventi, tutti collegati a Palazzo Chiericati, storica sede della Pinacoteca Civica.
Non a caso l’intero progetto è stato denominato “Invito a Palazzo”, a sottolineare questa nuova, importante “apertura di porte” oltre al ruolo centrale dei Civici Musei nell’immagine e nel percorso dentro “Vicenza, Gioiello del Rinascimento” come recita lo slogan che accompagnerà la campagna di comunicazione nazionale dell’evento.
Vicentini e turisti avranno finalmente l’opportunità di ammirare opere da tempo non fruibili. E di farlo godendole in un innovativo allestimento che dal Palazzo del Palladio spazia all’intera Ala Novecentesca, integralmente ricomposta a innovativa sede espositiva grazie al fondamentale contributo di Fondazione Cariverona. Molte le novità che attendono il pubblico e tra esse la ricomposizione, all’interno della Pinacoteca, dell’antica Chiesa di San Bartolomeo con i suoi altari e le loro grandiose pale.

“Con questo intervento, il Comune di Vicenza completa il secondo e più rilevante dei tre tasselli che consegneranno alla città e all’arte un Museo-Pinacoteca straordinario, per le collezioni ma anche per l’allestimento” anticipa Giovanni Carlo Federico Villa, che dei Civici Musei di Vicenza è il Direttore scientifico.
Ad affiancare il professor Villa, in questo grande intervento, sono stati l’architetto Emilio Alberti e il professore Mauro Zocchetta, ai quali sono spettati la direzione tecnica e il progetto esecutivo dell’allestimento.

“L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale, che passo dopo passo si va raggiungendo – afferma il Vice Sindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – era il rafforzare Palazzo Chiericati quale straordinaria ‘macchina delle emozioni’ di tutto un territorio, porta sulle bellezze di Vicenza e della sua provincia. Nuovo e monumentale ingresso della città ma anche un luogo familiare e di quotidianità, con una delle collezioni più prestigiose d’Italia le cui curiosità ed eccezionalità porteranno a una nuova centralità dei Musei Civici nella vita dei cittadini.
Confermandoli come una delle istituzioni museali civiche più importanti, e apprezzate, d’Italia”.

Dai 1.530 metri quadri espositivi precedenti la sua parziale chiusura, il complesso museale di Palazzo Chiericati sta per raggiungere i 2.960 espositivi finali, cui si aggiungono 350 mq di depositi già ora visitabili, ricchi di fondi di grafica antica e contemporanea di livello mondiale e di una delle maggiori collezioni di numismatica a livello europeo.
Il terzo e ultimo passo riguarderà il recupero dell’Ala Ottocentesca, che si conta possa essere realizzato nel 2017.

Mentre nei nuovi spazi stanno trovando casa i capolavori tra Medio Evo e Barocco delle Collezioni Civiche, gli affascinanti spazi dei sotterranei del Palazzo accoglieranno una mostra assolutamente originale: “Ferro, Fuoco, Sangue! Vivere la Grande Guerra”.
Nessun intento “celebrativo”, nessuna carrellata di “memorabilia” in questa rassegna emozionale curata da Mauro Passarin. Ma “solo” potentissime, stranianti immagini di oggi. Realizzate da Giuliano Francesconi secondo i più sofisticati canoni dello still life, esplose a grandissime dimensioni. Immagini scabre, rugginose, vere. Avvolgono e sovrastano il visitatore, sapientemente inserite da Mauro Zocchetta in uno spazio sotterraneo. E’ uno spazio di Palladio e quindi bellissimo. Come erano bellissime certe giornate in alta quota sulle montagne del vicentino. Uno spazio protettivo ma aperto, esattamente come lo erano i dedali di trincee che solcavano le balze dei monti dai nomi tragicamente celebri: Ortigara, Pasubio, Cimone, Cengio, Grappa…

Non meno importante il terzo appuntamento, riservato a Giovanni Bellini nel suo Quinto Centenario della morte.
L’occasione è offerta dall’arrivo a Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, per iniziativa di Banca Intesa Sanpaolo, di un “Ospite Illustre”. Si tratta della magnifica Trasfigurazione proveniente da Napoli e concessa dal Museo di Capodimonte.
Il capolavoro sarà esposto con tutti gli onori in Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari e ad accoglierlo, idealmente, troverà il non meno magnifico Battesimo di Cristo in Santa Corona. Per l’occasione, a Palazzo Chiericati giungerà dalle collezioni di Palazzo Thiene il grande Cristo crocifisso. Sarà oggetto di una mostra dossier tesa a narrare l’invenzione del paesaggio moderno e la stupefacente qualità pittorica di uno dei massimi rivoluzionari della storia dell’arte occidentale. Intorno alle tre opere di Bellini a Vicenza si costruirà dunque un percorso tale da esaltare il ruolo di primo pittore italiano avuto dall’artista al suo tempo, vero unificatore in un unico linguaggio dei tanti dialetti artistici della penisola.
La regia dell’Itinerario Belliniano è del professor Villa, di cui si ricorderà la magnifica mostra sul maestro veneziano alle Scuderie del Quirinale.

“La bella convergenza di tutte queste operazioni credo possa stimolare i visitatori a venire a Vicenza, scoprendo una città bellissima e accogliente come poche” è l’auspicio di Bulgarini d’Elci.

Ufficio stampa
Comune di Vicenza
Paola Sperotto
uffstampa@comune.vicenza.it
www.comune.vicenza.it
tel. 0444/221226 – fax 0444221231

I 500 anni dell’Orlando Furioso in mostra ai Diamanti di Ferrara.

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Il 22 aprile 1516, in un’officina tipografica ferrarese, terminava la stampa dell’Orlando furioso, opera simbolo del Rinascimento italiano. Nel quinto centenario la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo celebrano il poema con un’esposizione che aprirà a Palazzo dei Diamanti il 24 settembre. I visitatori si troveranno davanti a una mostra d’arte che fa dialogare fra loro dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e rari manufatti. A orchestrare questo incanto visivo è un’idea semplice: restituire l’universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso.

Cosa vedeva dunque il poeta, chiudendo gli occhi, quando si accingeva a raccontare una battaglia, un duello di cavalieri o il compimento di un prodigioso incantesimo? Quali opere d’arte furono le muse del suo immaginario visivo? Un lungo lavoro, condotto dai curatori della mostra Guido Beltramini e Adolfo Tura, affiancati da un comitato scientifico composto da studiosi di Ariosto e da storici dell’arte, è stato orientato a individuare i temi salienti del poema e a rintracciare, puntualmente, le fonti iconografiche che ne hanno ispirato la narrazione. I visitatori saranno così condotti in un appassionante viaggio nell’universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie. A guidarli saranno i capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Tiziano a Dosso Dossi: creazioni straordinarie che faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato dell’Italia delle corti in cui il libro fu concepito.

Grazie al sostegno dei maggiori musei del mondo, le opere conosciute o ammirate dal poeta, saranno riunite a Ferrara per dare vita ad un appuntamento espositivo irripetibile: dall’olifante dell’XI secolo, che la leggenda vuole sia il corno di Orlando che risuonò a Roncisvalle, alla straordinaria Scena di battaglia di Leonardo da Vinci proveniente da Windsor; dalla preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l’eroico condottiero Scipione dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, al romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione dagli Uffizi, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; dal raffinato dipinto di Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo degli Uffizi, fonte dell’episodio di Ruggero che salva Angelica dalle spire del drago, all’immaginifica e monumentale visione di Minerva caccia i vizi dal giardino delle virtù di Andrea Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d’Isabella d’Este, le cui figure fantastiche ricompaiono nel corteo di mostruose creature incontrato da Ruggero nel regno di Alcina.

Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara, con lievi ritocchi, nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire. Negli anni tra la prima e la terza redazione del Furioso il mondo attorno al suo autore cambiò radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 che segnò la sconfitta di Francesco I e l’inizio dell’egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane. Parallelamente nelle arti figurative maturano negli stessi anni espressioni nuove, trionfa quella Vasari chiamerà “maniera moderna”, un linguaggio artistico di respiro non più regionale ma italiano, che ha come campioni Raffaello e Michelangelo. La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica dell’Orlando, che Ariosto porta a compimento nell’edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene «classico di una classicità nuova», un capolavoro “italiano”, simbolo della letteratura del primo Rinascimento.

Ariosto assiste alla rivoluzione linguistica della pittura, vedendo di persona le opere di Michelangelo e Raffaello che lo stesso Alfonso I d’Este, signore di Ferrara, brama di possedere. Del resto Ariosto è coinvolto nella nascita dei dipinti che artisti come Dosso o Tiziano dipingono per Alfonso: essi in mostra saranno rappresentati dal Baccanale degli Andrii di Tiziano, uno dei capolavori del Camerino delle pitture di Alfonso che – grazie ad un prestito eccezionale concesso dal Museo del Prado – tornerà in Italia dopo quasi cinquecento anni dalla sua creazione.

ORLANDO FURIOSO 500 ANNI
Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Informazioni
tel. 0532 244949
HYPERLINK “mailto:diamanti@comune.fe.it“ diamanti@comune.fe.it
HYPERLINK “http://www.palazzodiamanti.it” www.palazzodiamanti.it

Sabato la finale del FIRE MUSICA FESTIVAL con Frizzi, De Scalzi, Cotto e Platinette

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Direzione artistica: Vittorio De Scalzi

Finalissima

Presenta: Fabrizio Frizzi
Regia: Massimo Cotto
Special guest: Platinette 

Teatro Garibaldi
S. Maria Capua Vetere (CE)

Ingresso: € 25
Infoline e prenotazioni: +39 320 2150073

Una giuria qualificata e rivolta ai nuovi talenti compositivi ed interpretativi della musica giovanile decreterà sabato 1 ottobre al Teatro Garibaldi di S. Maria Capua Vetere (CE) i migliori partecipanti alla finale del FIRE MUSIC FESTIVAL, iniziativa firmata da Vittorio De Scalzi che vuole dare l’opportunità a nuovi artisti provenienti da un territorio ricco e sensibile all’arte qual è la Campania, di potersi esprimere attraverso la musica.

Gaetano d’Aponte  (premio Bianca D’ Aponte), Gino Aveta (RAI Napoli), Giuseppe Anastasi (autore di Arisa), Antonio Parlati(presidente sezione editoria cultura e spettacolo dell’Unione degli Industriali di Napoli), Lucilla Mininno  (regista Mitreo Film festival),Stefano de Sando (doppiatore Robert De Niro e molti altri), Leonardo Quadrini (direttore d’orchestra), Anna Graziani (premio Pigro),Silvana Decato (dirigente scuola Istituto Leonardo Da Vinci di S. Maria Capua Vetere e direttrice di un coro lirico della città) saranno dunque sfidati a scegliere i migliori nella rosa dei dieci ragazzi che, dopo aver passato le selezioni del concorso dall’Associazione Musicale Fondiaria d’Angiò in collaborazione dell’Associazione Culturale Le Muse Novae, si ritrovano ad esprimere il meglio di sé su un palco di tutto rispetto e all’interno di una serata presentata da Fabrizio Frizzi e che vede ospiti Platinette, Massimo Cotto (anche regista dell’evento) e lo stesso De Scalzi.

Nella categoria “Opera Prima” i finalisti, con relativi brani e autori, della prima edizione del Fire Music Festival saranno i seguenti: Noemi Cannizzaro (NOE), Umori (N.Cannizzaro); Jole Canelli Se … (C. Chechi); Antura Si salvi chi può (B. Lantillo); Pasquale Gentile La canzone del precario (P. Gentile);  Daniele Agnello Oltre ogni mio passo (D. Agnello);  Tonia Cestari Bollo di sapone (T. Cestari);Giuliano Tango L’abito più bello del mondo (G. Tango). Riguardo alla categoria “Interpreti”, questi i finalisti: Anna Venere Perrotta You raise me up (Celtic Woman);  Diletta Maria Novella Di Rauso If ain’t go you (Alicia Keys); Eva Lamanna It’s oh so quiet (Byork).

Ai vincitori saranno riconosciuti i seguenti premi: per la Categoria “Opera Prima” iscrizione e soggiorno nell’accademia Area Sanremo 2017 (1° posto), iscrizione alla AKAMU accademia della musica (2° posto), targa del 1° Fire Music Festival (3° posto); il vincitore della categoria “Interpreti”potrà invece accedere di diritto tra i partecipanti del Premio Bindi 2017.

Nell’ambito della serata verrà anche presentato #5minutidivita, premio che nasce dalla collaborazione delle Associazioni Fondiaria D’Angiò e Mitreo Film Festival, realtà entrambe radicate sul territorio, attive nel sociale e vicine ai giovani, il cui gemellaggio è cominciato con l’impegno e la condivisione del progetto Laboratorio Film “Ciak si gira … e si suona!” nell’ ex carcere minorile Istituto Angiulli, oggi Comunità per Minori della Città di S. Maria C. V. Con tale riconoscimento si vuole gratificare, tramite la realizzazione di un video e la selezione di una giuria qualificata, l’autore del testo che avrà, con originalità e musicalità, trattato un tema sociale: un’ ulteriore opportunità da dare alla creatività dei giovani, alla loro sensibilità, al loro pensiero e al territorio tutto.

Nell’era dei talent show e della musica “ostaggio” della televisione, nasce così l’idea, l‘energia produttiva e la voglia di creare un festival canoro dal vivo, nel solco della migliore tradizione italiana, che offre nuove e interessanti opportunità ai giovani artisti.

Fire Music Festival è un progetto organizzato dalle associazioni culturali “Fondiaria D’Angiò” e “Le Muse Novae” con il patrocinio del Comune di Santa Maria Capua a Vetere.
www.firemusicfestival.it

Sony : Per la prima volta in Italia la mostra dei Sony World Photography Awards

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Per la prima volta in Italia la mostra dei Sony World Photography Awards

Sony – Sep 15, 2016 12:13 CEST

Dal 16 settembre 2016 allo Spazio Tadini di Milano

  • Dal 16 settembre al 16 ottobre 2016, Sony espone, allo Spazio Tadini di Milano, le fotografie vincitrici e finaliste del più grande concorso fotografico al mondo
  • È la prima volta che la prestigiosa mostra promossa dalla World Photography Organisation arriva in Italia
  • In esposizione, tra gli altri, i 3 italiani vincitori della categoria Professionisti, Marcello Bonfanti (Ritratto), Alberto Alicata (Fotografia in posa) e Francesco Amorosino (Natura Morta), il vincitore del National Award, Christian Massari, e la vincitrice della categoria Panorama dello Youth Award, Anais Stupka

Milano, 15 settembre – Per la prima volta Sony porta in Italia la mostra dei Sony World Photography Awards, il più grande concorso fotografico al mondo promosso da World Photography Organisation.

L’esposizione, a cura di Denis Curti, resterà aperta dal 16 settembre al 16 ottobre 2016 presso loSpazio Tadini di Milano, punto di riferimento in città per il mondo della cultura, centro di eventi, concerti e mostre d’arte contemporanea. I visitatori potranno ammirare scatti che abbracciano tutti i generi fotografici, dalla fotografia commerciale a quella di viaggio, al fotogiornalismo, con una moltitudine di soggetti che spaziano dal ritratto, allo sport, all’architettura, ripercorrendo le diverse categorie[1] in cui il concorso è suddiviso e per le quali le fotografie sono state proposte.

I Sony World Photography Awards si distinguono per l’eterogeneità dei contenuti che vengono proposti e per la varietà dei profili degli autori che vi prendono parte: fotografi professionisti e giovani aspiranti tali, appassionati e autodidatti, arrivando a coinvolgere ogni anno sempre più persone, come dimostra lo straordinario successo dell’edizione 2016 con ben 230.103 candidature provenienti da 186 paesi.

“Sony è orgogliosa di supportare la World Photography Organisation sin dall’istituzione dei Sony World Photography Awards, oggi giunti alla loro decima edizione, per il profondo valore culturale e sociale che il concorso rappresenta. Contribuire a dare visibilità ai migliori talenti professionisti e non, anche attraverso eventi e mostre come questa, significa offrire sempre nuove opportunità a fotografi di tutto il mondo e di tutte le età. Inoltre, essere partner di questo progetto esprime la volontà di Sony di investire, oltre che nella ricerca e sviluppo di strumenti fotografici sempre più all’avanguardia, nel significato più profondo della fotografia come linguaggio e mezzo di espressione – afferma Stéphane Labrousse, Country Head di Sony in Italia – L’attenzione crescente verso Sony World Photography Awards è entusiasmante: basti pensare che, rispetto al 2015, l’edizione 2016 ha visto un incremento del 33% e che dal 2007 sono state inviate oltre un milione di fotografie che raccontano la storia contemporanea, l’umanità, i fatti e gli avvenimenti di oggi. È un risultato molto significativo che ci fa ben sperare che il concorso continui a coinvolgere un numero sempre più ampio di persone”.

La mostra presenterà al pubblico opere ricche di creatività e di significati sociali e culturali che ben raccontano le sfide e le problematiche contemporanee, ma anche la bellezza, del mondo e delle sue molteplici e svariate usanze, come sottolinea il curatore dell’esposizione, Denis Curti: “Era tanto tempo che aspettavamo di vedere la mostra Sony World Photography Awards qui in Italia. Un’attesa che finalmente si concretizza e che ci consente di continuare quel confronto, utile e necessario, verso quella che oggi può essere considerata la miglior sintesi della produzione fotografica internazionale. A confermare questa impressione, oltre il numero dei partecipanti, che ha sbaragliato comunque la concorrenza, a colpire è l’attenzione che i media internazionali riservano a queste fotografie. Ho avuto il privilegio di essere presente alle due precedenti edizioni e posso confermare che, in questo caso, la quantità coincide con la qualità”. Con un invito poi a gustarsela fino in fondo questa bellezza: “Le fotografie che vedrete in parete sono come uno specchio infedele, come è giusto che siano le immagini, della nostra contemporaneità. Vi consiglio di lasciar andare liberi i vostri occhi, di abbandonare i pregiudizi e restituire alla mente la leggerezza intensa dello stupore”.

L’esposizione allestita a Milano esprime un carattere internazionale in cui l’Italia si distingue grazie alla presenza delle opere di nove fotografi italiani, tre vincitori e sei finalisti[2] della categoria Professionisti, Alberto Alicata (Fotografia in posa), Francesco Amorosino (Natura Morta) e Marcello Bonfanti (Ritratto), oltre a due fotografi non professionisti, Christian Massari, vincitore del National Award per l’Italia, e la giovane Anais Stupka, vincitrice nella categoria Youth (Ambiente).

Riconoscimenti che impreziosiscono il portfolio dei vincitori fornendo forti motivazioni per il prosieguo della loro carriera professionale, come dichiara Alberto Alicata: “Grazie alla vittoria ai Sony World Photography Awards il mio lavoro ha avuto una grandissima visibilità. Ho ricevute tantissime richieste di collaborazione e ho capito ancor di più il valore del mio progetto. Sarebbe bello vincere un premio ogni anno! Fingers crossed”.

Premiato per i suoi scatti che ripercorrono la storia della fotografia e dei suoi grandi maestri ricorrendo a un simbolo della cultura occidentale moderna, la Barbie, si affianca aFrancesco Amorosino, che ha voluto porre l’attenzione sulle storie di chi affronta ogni giorno il duro lavoro nei campi: “Vincere il Sony Award è un’emozione difficile da descrivere e sono contento di averlo fatto con un progetto di fotografia non solo di Still Life, ma anche concettuale e sociale. Il premio ha prima di tutto cambiato l’atteggiamento nei miei confronti: ho ricevuto molta più attenzione da colleghi e photoeditor. Nel concreto poi mi ha portato a insegnare Still Life presso La Placa Academy di Roma, che ha Sony tra i suoi partner. Infine ha rafforzato la mia convinzione che la fotografia concettuale può dire tanto e vedere che finalmente anche in Italia viene apprezzata maggiormente mi rende molto felice”.

Il concorso prevede anche l’assegnazione di un premio nazionale all’interno della categoria Open, che ha visto quest’anno trionfare Christian Massari: “Questa vittoria è stata sicuramente un riconoscimento indimenticabile! Grazie a essa ho potuto far conoscere molti dei miei lavori in Italia e nel Mondo. Molti mi hanno scritto per congratularsi e ho iniziato alcuni progetti interessanti che spero di presentare presto da qualche parte. Sicuramente ha dato una marcia in più anche alla mia creatività!”.

Ma il merito dei Sony World Photography Awards è anche quello di dare spazio e visibilità a giovani fotografi emergenti e aspiranti tali, come dimostra il riconoscimento assegnato ad Anais Stupka, a soli 12 anni la più giovane dei vincitori nella categoria Youth: “Questo premio mi ha cambiato la vita, in particolare aver ricevuto una macchina fotografica professionale! Mi ha ispirato ad applicarmi con più serietà alla fotografia. Inoltre ho deciso di creare un progetto di beneficenza che consiste nel regalare macchine fotografiche usate a ragazzi meritevoli. Ho iniziato regalando la macchina con la quale ho scattato la foto vincente. Per ora l’ho fatto solo attraverso il mio canale Instagram, ma a breve creerò un sito per lanciare questo progetto”.

Si ricorda che a giugno sono state aperte le iscrizioni alla decima edizione di Sony World Photography Awards 2017, per individuare nuovi e interessanti racconti fotografici del mondo, sempre tramite la bellezza dell’immagine.

I nomi dei finalisti dei Sony World Photography Awards saranno resi noti il 28 febbraio; il 28 marzo sarà il turno dei vincitori della categoria Open e dei National Award e il 20 aprile saranno premiati i vincitori assoluti. Dal 21 aprile al 7 maggio 2017 sarà possibile visitare la mostra delle opere finaliste e vincitrici presso la Somerset House di Londra.

Approfondimenti su www.worldphoto.org.

INFO

Sony World Photography Awards

Spazio Tadini

Via Jommelli, 24 – Milano

T. 02.26829749

Orari: mercoledì 15.30-19.00, giovedì-venerdì e sabato 16.00-22.00, domenica 15.00-19.00

L’ingresso è gratuito per coloro che hanno la tessera dello Spazio, mentre chi non ne è in possesso potrà acquistare una tessera temporanea della durata di un mese al costo di 2€, per visitare la mostra anche più volte.

Al MAN di Nuoro, l’Espressionismo tedesco dall’Osthaus Museum di Hagen

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Insieme al fauvismo in Francia, l’espressionismo tedesco è stata la prima avanguardia artistica del Novecento. I celebri gruppi “Die Brücke” (Il ponte), fondato a Dresda nel 1905, e “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro), nato a Monaco sei anni più tardi, non soltanto rivoluzionarono i canoni ereditati dalle esperienze pittoriche tardo-ottocentesche, ma posero anche le basi per lo sviluppo di uno dei più importanti filoni della ricerca artistica del XX secolo, destinato a influenzare una parte significativa delle sperimentazioni moderne.

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Tayfun Belgin e Lorenzo Giusti
, propone una riscoperta dei movimenti dell’espressionismo tedesco attraverso una selezione di oltre cento opere provenienti dalla collezione dall’Osthaus Museum di Hagen, dedicato al grande collezionista Karl Ernst Osthaus, uno dei padri sostenitori dell’avanguardia artistica e architettonica europea, il primo in Germania ad acquistare opere di Gauguin e di Van Gogh.

In particolare la mostra pone l’accento su due aspetti fondamentali, che legano tra loro le ricerche artistiche delle diverse correnti dell’espressionismo: la volontà di sviluppare una nuova forma di espressione soggettiva, libera da condizionamenti letterari, simbolici o tematici, e la ricerca di valori primordiali, da ritrovare sia nella vita delle città, sia – e soprattutto – nel contesto naturale.

I linguaggi sperimentati dagli artisti tedeschi reagivano alle trasformazioni della società moderna e agli eventi politici dell’Europa dell’inizio del XX secolo
. Stretti tra il conservatorismo della politica imperiale e la crescita di una cultura di massa favorita dallo sviluppo industriale, gli artisti trovarono così rifugio nei valori dell’individualismo e del primordio, alla ricerca di esperienze di vita autentiche e originali.

Autori come Ernst Ludwig Kirchner, Otto Mueller ed Emil Nolde indagarono l’espressione dei corpi umani, guardando sia ai lavoratori delle province tedesche sia ai nativi delle colonie lontane. Un lavoro fortemente legato all’attualità, che intendeva avanzare una critica al sistema politico e alla crescita incontrollata delle città e allo stesso tempo ribadire l’importanza del singolo, con i suoi sentimenti, i suoi stati d’animo, all’interno di una società sempre più massificata.

Nolde in particolare – e con lui Max Pechstein – intraprese lunghi viaggi nei territori coloniali tedeschi d’oltremare, nel Sud del Pacifico, mentreErich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff si dedicarono invece al tema del paesaggio, lavorando spesso a Dangast, nel territorio morenico del Mare del Nord, dove realizzarono opere di grande originalità, dai colori accesi e brillanti, ricche di movimento e di pathos.

A queste tendenze si affiancò anche la ricerca di nuove forme, più individuali, di religiosità, da cui la riscoperta soprattutto dei temi della Passione di Cristo, a cui si dedicò – oltre allo stesso Nolde – anche Christian Rohlfs. Quest’ultimo, in particolare, insieme a Kirchner e Nolde, fu uno degli artisti dell’espressionismo maggiormente amati da Osthaus e per ben trentasette anni mantenne il proprio atelier all’interno dell’edificio che ospitava la collezione del grande mecenate, il Folkwang Museum, inaugurato ad Hagen nel 1902 grazie al contributo di Henry Van de Velde, che ne curò l’arredamento e la decorazione interna.

In forme diverse anche Franz Marc e Alexej von Jawlensky – esponenti di punta del gruppo del “Cavaliere azzurro” insieme a Wassily Kandinsky – testimoniarono una profonda tensione spirituale, che nel primo trovò espressione negli scenari che circondano i suoi celebri animali – quasi la ricerca di una nuova condizione paradisiaca originale – e nel secondo si manifestò invece nelle realizzazione di figure iconiche, sulla scia della tradizione pittorica orientale, portata avanti, in maniera quasi ossessiva, a partire dal 1911.

Completata con una serie di lavori di Max Pechstein, Lyonel Feininger, Max Beckmann, Max Liebermann, Conrad Felixmüller e Gabriele Münter, la mostra al MAN di Nuoro – realizzata in collaborazione con l’Institut für Kulturaustausch (Tübingen) – costituisceun’occasione unica in Italia per la conoscenza di uno dei movimenti più influenti nella storia delle avanguardie pittoriche del XX secolo.

***

Artisti in mostra: Max Beckmann, Walther Bötticher, Lyonel Feininger, Conrad Felixmüller, Erich Heckel, Alexej von Jawlensky, Wassily Kandinsky, Max Liebermann, Ernst Ludwig Kirchner, August Macke, Franz Marc, Ludwig Meidner, Otto Mueller, Gabriele Münter, Emil Nolde, Max Pechstein, Christian Rohlfs, Karl Schmidt-Rottluff.

Tayfun Belgin è direttore dell’Osthaus Museum di Hagen. Dal 1985 al 1988 ha diretto il Kunstverein Ruhr di Essen. Dal 1990 al 2003 ha lavorato come responsabile della collezione e capo-dipartimento per il Museo Ostwall di Dortmund. Dal 2003 al 2007 ha diretto la Kunsthalle di Krems, in Austria. Nel 2007 è stato nominato direttore dell’Osthaus Museum di Hagen. Dal 2012 è anche direttore del Dipartimento culturale di Hagen. Ha curato numerose mostre a livello nazionale e internazionale dedicate ai movimenti e agli artisti dell’espressionismo tedesco, oltre a retrospettive su Alexej von Jawlensky, Miró, Immendorff, Lüpertz, Schmidt-Rottluff e altri.

Lorenzo Giusti è direttore del Museo MAN di Nuoro, per il quale ha organizzato mostre retrospettive dedicate a figure di primo piano della storia dell’arte e della fotografia del XX secolo (Alberto Giacometti, Maria Lai, Jean Arp, Marino Marini, Vivian Maier, Paul Klee, Garry Winogrand) e curato progetti d’arte contemporanea collaborando con artisti internazionali, tra i quali, negli ultimi anni, Thomas Hirschhorn, Hamish Fulton, Michael Höpfner, Michel Blazy, Roman Signer e altri. Curatore del Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze tra il 2009 e il 2012, è docente a contratto presso l’Università di Sassari (Decamaster) e dal 2015 membro del direttivo AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani).

Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it

Motor Show sceglie Modena Motor Gallery

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Dal 24 al 25 settembre BolognaFiere sarà tra gli ospiti dell’evento che celebra l’eccellenza motoristica nella Motor Valley
Motor Show è tra i protagonisti della nuova edizione di Modena Motor Gallery, la mostra-mercato di auto e moto d’epoca, in programma dal 24 e il 25 settembre 2016 a ModenaFiere.
L’iniziativa nasce dalla partnership attiva tra BolognaFiere e ModenaFiere, organizzatore di questo evento insieme a Vision up srl, che si sviluppa su oltre 20 mila metri quadrati, con proposte di qualità in tutti i segmenti dall’auto, alle moto, ai ricambi fino all’automobilia.
Quest’anno più che mai Motor Show è sinonimo di passione per l’auto, divertimento, spettacolo, scoperta, sperimentazione. Essere tra gli ospiti di questa manifestazione, che celebra e promuove al grande pubblico l’eccellenza italiana e la grande tradizione motoristica, è un’occasione unica ed imperdibile per intercettare i visitatori provenienti da ogni parte d’Italia.
Motor Show (in calendario dal 3 all’11 dicembre 2016 a Bologna) condivide con Modena Motor Gallery il fascino e le suggestioni della storia dell’auto e delle moto e si presenta con uno spazio dedicato alla presentazione delle novità dell’edizione 2016.
Un legame, quello con il mondo delle passioni, che si tradurrà concretamente al Motor Show con un’area denominata ‘Passione Classica’ con il meglio dell’eccellenza della storia automobilistica italiana ed internazionale.

www.motorshow.it

Sony : Con l’arrivo dell’autunno ripartono gli Open Day fotografici di Sony

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Sony

Con l’arrivo dell’autunno ripartono gli Open Day fotografici di Sony

Sony – Sep 23, 2016 16:32 CEST

Dal 1 ottobre riparte il consueto appuntamento con gli Open Day gratuiti organizzati da Sony presso iPhoto Specialist di tutta Italia.

Molte le tappe in programma per scoprire la gamma di fotocamere Full-Frame della famiglia α7, le nuove e potenti ottiche della serie G Master, la α6300 con autofocus a 0,05 secondi e le super compatte premium della serie RX, oltre agli altri prodotti di Digital Imaging offerti da Sony.

Durante gli Open Day sarà possibile testare le macchine e approfittare della presenza degli esperti di Sony che, oltre a illustrare nel dettaglio i singoli prodotti, saranno a disposizione per rispondere a eventuali domande e necessità.

Nella giornata dell’Open Day, presso il Photo Specialist che ospiterà il workshop, sarà possibile acquistare una fotocamera α6000 con uno sconto di 50€, oppure una fotocamera della serie RX(RX100, RX100II, RX100III, RX10IV, RX10, RX10II, RX10III) con uno sconto di 75€.

Chi, invece, acquisterà una fotocamera della serie α7 (α7, α7II, α7R, α7RII, α7S, α7S) potrà godere di uno sconto di 100€. Acquistando anche un’ottica insieme alla macchina, lo sconto verrà raddoppiato.

Il calendario con le tappe degli Open Day è visionabile al link www.sony.it/eventi. La partecipazione è libera e non è necessario l’accredito.

SEPTEMBER FEST sull’Alpe Cimbra dal 24 al 25 settembre

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Alpe Cimbra di Folgaria-Lavarone-Lusérn (Trentino)

SEPTEMBER FEST

SULL’ALPE CIMBRA.

La grande Festa di Fine Estate

a Folgaria il 24 e 25 settembre

 

Sarà il centro di Folgaria ad ospitare due giorni di eventi legati alle tradizioni, all’enogastronomia e alle attività outdoor per salutare tutti insieme, turisti e operatori locali, l’estate che se ne va e dare il benvenuto all’autunno. Si inizia sabato 24 settembre in mattinata con un’ escursione bike o Nordic walking in compagnia degli accompagnatori di territorio facendo sosta nelle malghe e rifugi in quota dove si degusteranno i Törggelen: l’usanza deriva dai tempi in cui il contadino, dopo le fatiche del raccolto, era solito invitare nel proprio maso tutti gli aiutanti. Oggi ciò che viene apprezzato non è solo il buon cibo ma l’atmosfera in cui viene degustato: boschi dorati sullo sfondo del cielo azzurro, il profumo del mosto, i pendii soleggiati trasmettono entusiasmo a chiunque!

E all’alba inizia la giornata: domenica 25 settembre con “Qui dove osano le Aquile“… il trekking fotografico immersi nella natura “nascosta”. La biodiversità sull’Alpe Cimbra e’ tra le più alte dell’arco alpino grazie ad un habitat che favorisce la permanenza e riproduzione delle specie animali – numerose le aquile che nidificano sulle nostre montagne, cervi, caprioli, marmotte e camosci si incontrano facilmente passeggiando nei boschi – e vegetali tipici dell’ambiente alpino ma anche luogo di sosta di tanti uccelli migratori. Mirco Dalpra’, fotografo naturalista e grande conoscitore del territorio, vi accompagnerà all’alba nei luoghi dove poter immortalare con il vostro obiettivo – o anche solo fissare nella vostra memoria – questi splendidi esemplari… il tutto accompagnato da aneddoti, racconti ed esperienze personali.

Alle 12.00 inizia lungo le vie di Folgaria il pranzo itinerante: protagonista la cucina tipica trentina e cimbra messa in tavola dagli abili cuochi del luogo. In ogni ristorante si degusterà una di queste prelibatezze a base di formaggio Vezzena, spek, funghi porcini, erbe aromatiche e il tutto accompagnato dai rinomati vini trentini. E per chi volesse portarsi a casa un pò di bontà cimbre km 0 ad attenderli i produttori locali che daranno vita alla Fiera del Prodotto Qui.

Ad accompagnare il pranzo la musica delle fisarmoniche e il dolce suono degli animali della fattoria: alle ore 16.00 verrà proclamato il Beco più bello!

Ovviamente non poteva mancare un spazio dedicato anche ai bambini – in realtà molto apprezzato anche dagli adulti: i giochi e i mestieri di una volta per farli divertire ma soprattutto fargli sapere che un tempo, poi non cosi lontano, si giocava in maniera semplice ma non per questo meno divertente…anzi! L’invito per tutti è di lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera tipica ” del tempo passato” riscoprendo la bellezza e la bontà delle cose semplici.

PROGRAMMA: Folgaria  24 e 25 settembre 2016

Sabato 24 settembre

ore 10.00   Escursione guidata di Bike o Nordic Walking assieme agli accompagnatori di territorio
ore 11.00   Mostra micologica in Piazza Marconi
ore 15.00   Visita alla casa museo Haus von Prukk a Luserna con letture popolari cimbre
ore 16.00  Adotta una cantina – i bar di Folgaria “adotteranno” una cantina della Vallagarina e vi faranno degustare degli ottimi vini accompagnati da gustosi stuzzichini

Domenica 25 settembre

ore   7.00 Trekking fotografico in Val di Gola assieme al fotografo naturalista Mirco Dalprà
ore 10.00 Fiera del Prodotto Qui in Piazza Marconi (fino alle ore 17.00)
ore 11.00   Mostra micologica in Piazza Marconi
ore 12.00 Pranzo montanaro lungo le vie del Centro di Folgaria A seguire Fattoria in piazza e Giochi e mestieri di una volta

Per informazioni Apt Alpe Cimbra tel. 0464.724100 http://www.alpecimbra.it

 

Brecht 2016: a 60 anni dalla morte, Paolo Bonacelli e Galatea Ranzi in Santa Giovanna dei Macelli nei ‘macelli’ romani

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Brecht 2016
Tre opere per tre soldi
A 60 anni dalla morte del drammaturgo tedesco,
dal 23 al 25 settembre 2016 all’Ex Mattatoio di Roma
 
Paolo Bonacelli
in
Santa Giovanna dei Macelli
di Bertolt Brecht
con la partecipazione straordinaria di Galatea Ranzi
traduzione e adattamento di Pina Catanzariti
a cura di Marcello Cava
con Margherita Arioli,  Gabriele Baldo, Anna Dall’Olio, Flavio Capuzzo Dolcetta, Francesco Felice, Martina Gatti, Claudio Molinari, Nicola Pecora, Zelia Pelacani Catalano, Chiara Pilloni, Letizia Russo e Enrico Vampa
con l’intervento di  Antonella Gargano e Mauro Ponzi
23 – 25 settembre Ex Mattatoio, Piazza Orazio Giustiniani, 3.
Ingresso gratuito.
 
Tra luoghi-non luoghi e recupero di spazi urbani,
Roma rende omaggio al grande autore del ‘900: Santa Giovanna dei Macelli nei “macelli” romani
Nel sessantesimo anniversario della sua morte, Roma rende omaggio a Bertolt Brecht con “BRECHT 2016 Tre opere per tre soldi” un nuovo progetto sperimentale (a cura di Marcello Cava, Antonella Gargano e Mauro Ponzi)  all’insegna del recupero degli spazi urbani e di una riflessione quanto mai attuale su economia e finanza attraverso l’opera di uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi.
Una rassegna che vede insieme giovani studenti, docenti universitari, grandi nomi dello spettacolo e volti TV come Galatea Ranzi e Paolo Bonacelli per riportare all’attenzione tre opere teatrali di Bertolt Brecht (1898-1956) e proporre al pubblico l’attualità dei suoi temi, legati all’economia e al denaro.
Dopo il viaggio del Teatro Mobile, Nuovo Carro di Tespi con “Ascesa e Caduta della Città di Mahagonny”, che si è svolto venerdì 9 nelQuartiere Coppedè, anima liberty della Capitale, sabato 10 nei contesti urbani del quartiere Tuscolano e domenica 11 nella “natura in città” presso la sede di Agricoltura Nuova nella Riserva Naturale di Decima Malafede, e il secondo episodio della “trilogia brechtiana sul denaro e l’economia” con  alcuni  frammenti di “Opera da Tre Soldi”, il gran finale di “BRECHT 2016 Tre opere per tre soldi”, viene affidato dal 23 al 25 settembre a Galatea Ranzi e Paolo Bonacelli che negli spazi urbani dell’ex Mattatoio porteranno in scena un’inedita versione di Santa Giovanna dei Macelli.
 
Santa Giovanna dei Macelli, nel cuore storico dei “macelli” romani: un radiodramma del 1932, rappresentato per la prima volta in Germania nel 1956, letto attraverso la lente della contemporaneità.
Dal 23 al 25 settembre, alle ore 17, in un originale viaggio in uno dei luoghi romani più suggestivi, Santa Giovanna dei Macelli si trasformerà in progetto itinerante, percorso storico, fisico e contemporaneo, che attraverserà gli spazi dell’ex Mattatoio di Testaccio (i “macelli” romani), attualizzando le riflessioni del drammaturgo e sperimentando nuovamente la formula di itinerario per spettatore-visitatore audioricevente ideata da Marcello Cava e già proposta ai Fori Imperiali.
La manifestazione “Brecht 2016” è realizzata con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con la SIAE ed è inserita nell’edizione 2016 dell’ESTATE ROMANA: “Roma, una Cultura Capitale”.
Potendo accogliere un numero limitato di visitatori-spettatori, la partecipazione agli eventi in programma – sempre gratuita – sarà possibile solo su prenotazione, in www.brechtialia.it.
In collaborazione con SIAE

Poesia Festival 2016: con Berardinelli e Curreri al via tra reading, versi e musica

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POESIA FESTIVAL 2016: CON BERARDINELLI E CURRERI AL VIA TRA READING, VERSI E MUSICA
POESIA FESTIVAL
2016: CON BERARDINELLI E CURRERI AL VIA TRA READING, VERSI E MUSICA Fino al 25 settembre la poesia è protagonista nei borghi antichi di nove comuni modenesi. Domani l’appuntamento d’inaugurazione della manifestazione, ad ingresso libero e gratuito, è affidato a Mariangela Gualtieri, Alfonso Berardinelli e – in un discorso mai concluso sul rapporto tra poesia e musica – alle idee e all’arte di Gaetano Curreri, cantante degli Stadio

Fino a domenica 25 settembre l’Unione Terre di Castelli e il comune di Castelfranco Emilia sono lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti.Domani mercoledì 21 settembre la manifestazione prende ufficialmente il via con l’inaugurazione, presso il Teatro Ermanno Fabbri di Vignola,alle ore 21.00. E’ affidata ad Alfonso Berardinelli la lezione magistrale d’apertura, con il suo sguardo lucido e critico di intellettuale che torna a confrontarsi, e senza sconti, con la poesia, le sue ragioni, le sue forze e debolezze nel contesto contemporaneo. Critico e saggista, collabora da anni con quotidiani nazionali come Il Sole 24 Ore, Avvenire e Il Foglio, dagli esordi insieme a Franco Cordelli con l’antologia “Il pubblico della poesia” (1975), passando dal discusso “La poesia verso la prosa” (1994) fino ai recenti “Non incoraggiate il romanzo” (2011) e “Leggere è un rischio” (2012), i libri di Berardinelli hanno sempre accompagnato il dibattito sulla letteratura contemporanea e aumentato la sua fama d’intellettuale libero e spregiudicato nel commentare il presente della poesia. Perché, come spiega nella sua lectio magistralis: “Gli autori di poesie spesso oggi si lamentano perché non sono letti e non sono recensiti. Mostrano di non sapere che essere letti è un rischio, oltre che un piacere e un privilegio (mai un diritto). Se il lettore è una presenza reale e non un fantasma, cari poeti, vi giudicherà. Perciò (direbbe Apollinaire) «poveri poeti, lavoriamo», se avete in mente qualcosa che meriti di essere messo in versi. Del resto sono i versi che inventano le cose da dire nel come dirle. Leggetevi, provate a leggervi quando scrivete. I lettori che cercate esistono o non esistono nel vostro modo di scrivere”.
Accanto a lui, per la consegna orale della poesia, una lettura della poliedrica autrice Mariangela Gualtieri, capace di spaziare dal teatro alla poesia ad alti livelli sui più importanti palcoscenici nazionali e internazionali.
E ancora a seguire Gaetano Curreri, vignolese di nascita,leader e compositore degli Stadio – di cui con Giovanni Pezzoli è rimasto l’unico componenteoriginario – racconterà in musica il suo rapporto con la poesia. Cresciuto tra Modena e Bologna, ha cominciato la sua carriera al fianco di artisti come Vasco Rossi e Lucio Dalla, per il quale gli Stadio sono stati a lungo la band ufficiale. Dopo 14 album in studio, quest’anno hanno vinto il Festival di Sanremo con “Un giorno mi dirai”, che ha lanciato ilnuovo album “Miss nostalgia”. Nel corso della serata, presentata da Miriam Accardo, verrà discusso il rapporto di Curreri tra poesia, musica e parola scritta, oltre al suo legame di amicizia con il poeta e scrittore bolognese Roberto Roversi, che scrisse per gli Stadio il testo di “Chiedi chi erano i Beatles”, canzone emblematica per la loro carriera. Nel corso della serata Curreri si esibirà anche in alcuni brani.

Sempre domani mercoledì 21 settembre, ma alle ore 18.00, presso il Salotto Muratori di Vignola, si svolge la mostra “Io… sono anche Poesia”: parole, pensieri, emozioni, immagini, letture, suggestioni dal Laboratorio di Poesia del Centro “I Portici” condotto dal poeta Antonio Nesci. Legge l’attrice Franca Lovino. La mostra rimane aperta nei giorni del Festival (per informazioni sugli orari 059 763 605 o329 750 4537). Mentre prosegue fino al 30 settembre “I volti dei poeti”: nelle nove biblioteche dei comuni del Festival sono in mostra sguardi, volti e sorrisi impressi nelle fotografie di Betta Baracchi e Serena Campanini che dall’inizio del festival – era il 2005 – hanno fotografato gli ospiti della kermesse.

La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita.
 
Quando: fino al 25 settembre
Dove: Unione Terre di Castelli – (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca e Guiglia) e il comune di Castelfranco Emilia
Promotori istituzionali: Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Sostenitori: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena
Con la collaborazione di Ert e Università di Bologna
Direzione organizzativa: Laboratorio Musicale del Frignano
Comitato scientifico Poesia Festival:
Roberto Alperoli (direttore)
Alberto Bertoni
Roberto Galaverni
Emilio Rentocchini
Andrea Candeli (direttore di produzione)