Il ponte del 2 giugno nel Regno della Bellezza

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Gino Severini, Zeus partorito dal Sole – La ruota del pavone bianco

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma

Il ponte del 2 giugno nel Regno della Bellezza

È un ponte del 2 giugno all’insegna della Bellezza quello che è possibile vivere alla Fondazione Magnani Rocca: il Parco romantico popolato da sontuosi pavoni – la Villa dei Capolavori col percorso sull’età della Duchessa Maria Luigia e i preziosi tappeti di inizio Ottocento visibili per pochi giorni – gli ambienti privati di Luigi Magnani, con la camera da letto Impero aperta al pubblico per la prima volta – la collezione permanente da Tiziano, a Goya a Cézanne. E naturalmente la grande mostra su Gino Severini con 100 magnifiche opere.

Così Gino Severini descrive la sua Danseuse articulée presentata alla Galerie Boutet de Monvel nel gennaio 1916 in una Parigi desolata dalle partenze per la guerra: “Le opere esposte con i disegni e gli acquerelli erano 37; e fra queste opere ve ne era una curiosa intitolataDanseuse articulée e, fra parentesi: Tirez la ficelle et soufflez sur les plans mobiles. Avevo combinato un sistema di spaghi come in quegli arlecchini che si danno ai ragazzi, nei quali, tirando uno spago, si mettono in moto quelli di gambe e braccia. Avevo poi costruito due piani situati in un perno, perpendicolari alla superficie del quadro; soffiando su questi piani, essi si mettevano a girare su quel perno. Se si combinavano i due movimenti veniva fuori un gioco originale… Mi divertii immensamente durante l’esposizione a vedere ogni visitatore mettersi a tirare lo spago e a soffiare sui piani mobili!… Ci si divertirono pure tutti gli amici che, al di là della mia aspettativa, colsero l’occasione per farsi vivi con me e ritrovarsi fra loro. Vennero Picasso, Modigliani, Gris, Metzinger, Lipchitz, André Lhote, Survage, la baronne d’Oettingen”. Quasi una marionetta da puparo ottenuta con inserzioni di cartoncino colorato comandate dai fili, applicate su un fondo scenico popolato da violinisti disarticolati e signore eleganti, un gioco infantile che si trasforma in un marchingegno ben progettato, che rispondeva anche al tentativo di Severini di immettere movimento vero in un’opera di pittura, statica per propria natura. Romana Severini, figlia del pittore, ricorda che questa Danseuse fu realizzata per far divertire la sorella primogenita Gina, nata pochi mesi prima.
Nel 1948 la “marionetta danzante” lascerà casa Franchina – Gina Severini aveva sposato lo scultore Nino Franchina nel 1939 – per approdare alla collezione di Luigi Magnani e raggiungere la sontuosa villa liberty sulla via Nomentana dove il “Professore”, docente di Storia del manoscritto e del libro alla Sapienza, riceveva le massime personalità della cultura e dell’aristocrazia dell’epoca. La Villa di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, oggi sede della Fondazione Magnani Rocca, diventerà successivamente quel Pantheon dell’Arte, dove Magnani raccoglierà capolavori di ogni tempo e che oggi, fino al 3 luglio, ospita la mostra “Severini. L’emozione e la regola”, a cinquanta anni dalla morte dell’artista.
Allestiti in sequenza tematica, gli oltre cento lavori esposti documentano l’intero percorso di Severini, dall’inizio del Novecento agli anni sessanta. La sua pittura è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi, declinati con approccio sempre rinnovato – prima divisionista, poi futurista, cubista e classicista – con riprese dove la creatività si unisce alla riflessione sul percorso compiuto. Sei le sezioni, che presentano i temi da lui maggiormente trattati: Il ritratto/La maschera, La danza, La grande decorazione, La natura morta, Il paesaggio, Il libro d’artista.
Magnani doveva amare veramente tanto la sua Danseuse; infatti, nel 1983, un anno prima della morte, in occasione dell’esposizione delle opere del tardo Ottocento e del Novecento nell’orangerie della Villa di Mamiano, dal titolo Da Cèzanne a Morandi e oltre, fra le tante e bellissime della sua collezione, scelse proprio quell’immagine per il manifesto dell’evento. “Il rapporto che amo con l’opera d’arte è quello che si riferisce esclusivamente alla forma. Un quadro pieno di contenuti, anche belle storie, non mi interessa affatto. Mi preme solo ciò che riguarda l’aspetto formale, se no resto indifferente”. Così il Professore, spiegava il proprio approccio con le opere d’arte; non era interessato ai contenuti di un dipinto ma agli esiti formali che l’artista aveva raggiunto.
Un rigore formale così risoluto farebbe pensare al rifiuto per principio del tumulto futurista, del movimento sovversivo intervenuto a sconvolgere secoli di bellezza accademica. In realtà in quella apparentemente scomposta Danseuse egli non colse frenesia, ma la ricerca di un ordine scientifico che prendeva spunto da una scena di movimento e concitazione per frammentarla e ricomporla secondo regole mentali da matematico-pittore quale Severini, in fondo, è sempre stato. Il rigoroso aspetto dell’opera – correttamente interpretato dal collezionista – esclude, infatti, energia e turbamento ed esalta l’idea di danza come decantazione di una forma iconica in un contesto di luci e suoni.
Subito dopo Severini ripensa ogni aspetto della poetica futurista, ristrutturando bruscamente la sua visione sotto un nuovo ordine mentale che annulla dinamismo, simultaneità e ogni altro aspetto del Futurismo, per ricondurre sempre più a una forma “pura” la visione artistica. Dovevano passare pochi mesi per giungere a quell’inatteso ritorno a uno stile classico levigato alla Ingres e per proseguire con rappresentazioni ormai perfettamente inscritte nell’orbita cubista.
Negli anni venti irrompe poi nella pittura di Severini il mondo gioioso, ma allo stesso tempo malinconico, della Commedia dell’Arte: un tema che diventerà un lessico personalissimo, sospeso tra incanto e realtà, con un “ritorno al classico” che rivela le radici profondamente italiane della sua pittura, in una declinazione prossima alla poetica del realismo magico. Il tema della maschera, per alcuni aspetti anticipato dalla “marionetta” giunta a Magnani, gli consentiva “di realizzare la mia geometria e di esprimere quel senso misterioso e fantastico che poi i surrealisti sfruttarono al di là del possibile”. Questo connubio tra l’umano e l’astratto, tra realtà e invenzione, è il contributo più originale che Severini porta a un tema al tempo assai in voga: la Commedia dell’Arte intriga anche Cocteau, Picasso aveva dipinto Arlecchino già nel suo periodo blu e lo riprende poi nelle forme di un nuovo classicismo; è così che Severini compenetra suggestioni picassiane ai ricordi dell’infanzia trascorsa a Cortona, dove era rimasto affascinato dalle compagnie di commedianti che giungevano in città. Dopo alcune sperimentazioni cubiste, tra il 1921 e il 1922 il tema della maschera viene sviluppato sulle pareti del castello toscano di Montegufoni con lo spirito del divertissement, non dettato da metafore esistenziali; presente in quegli anni, in forma di maschera teatrale romana, anche in diverse nature morte, sembra acquisire più avanti, nella dimensione intima della produzione da cavalletto, significati più profondi: la Commedia dell’Arte è, nel periodo tra le due guerre, un modo a un tempo lieve e tragico per narrare la scissione tra vita autentica e maschera “sociale”, negli stessi anni in cui Pirandello svolge una analoga indagine letteraria.

SEVERINI. L’emozione e la regola
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Aperta fino al 3 luglio 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Aperto per tutto il ponte del 2 giugno (2, 3, 4, 5 giugno).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Visite guidate alla mostra su Severini e alle stanze private giovedì 2 e domenica 5 giugno ore 11.30, 15, 16, 17; sabato 4 giugno ore 16. È possibile prenotare via mail a HYPERLINK “segreteria@magnanirocca.it” segreteria@magnanirocca.it
; oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti. Nelle giornate infrasettimanali la visita alle stanze private è consentita per gruppi che ne facciano richiesta, sempre accompagnati da una guida della Fondazione. Costo € 5,00 oltre al biglietto d’ingresso, durata circa 90 minuti (stanze private + mostra Severini). Per la particolare preziosità delle stanze private di Luigi Magnani è consentito accedervi a gruppi di massimo 20 persone accompagnate da una guida specializzata della Fondazione.

Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi
saggi in catalogo di Mauro Carrera, Alice Ensabella, Daniela Fonti, Giovanni Lista, Stefano Roffi.

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Stefania Bertelli HYPERLINK “mailto:gestione1@studioesseci.net” gestione1@studioesseci.net tel. 049 663499

Inchiostro Festival | 4 e 5 giugno – Alessandria

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Torna Inchiostro Festival ad Alessandria i prossimi 4 e 5 giugno, tema dell’edizione 2016 sarà “Traiettorie”. Tra gli ospiti illustri: il calligrafo Piero De Macchi.

Residenza d’artista

Inchiostro Festival 2016 – manifestazione di grande richiamo italiano e internazionale – si terrà all’interno dell’antico chiostro di Santa Maria di Castello, nel cuore del centro storico della città di Alessandria (Piemonte). L’evento è organizzato da “Progetto Associa” e tra i 50 ospiti saranno presenti Jacopo Rosati, Sergiy Maidukov (Ucraina), Andrea Serio, Matteo Cuccato, No Cur- ves, Sergio Ponchione, Roberto La Forgia, Chiara Riva e Massimo Polello: a loro, insieme agli altri illustratori, calligrafi e stampatori d’arte, è affidato il compito di dare “colore” al fe-
stival dell’arte in bianco e nero.

“In seguito all’affluenza di pubblico sempre maggiore, confermata nella terza edizione del festival, lo staff organizzativo ha allargato la visione e disegnato la nuova edizione” – afferma Giancarlo Sansone, uno dei co-fondatori e organizzatori della manifestazione – “L’anno scorso abbiamo accolto oltre 6.000 visitatori complessivi nel weekend, un pubblico che sperimenta insieme agli artisti ospiti, tutti differenti nello stile ma uniti nell’eccellenza della manualità e dell’espressione grafico- visiva.”

Concorso per giovani illustratori

Inchiostro Festival unisce, oltre all’evento/manifestazione aperta al pubblico, anche l’attività di formazione attraverso una serie di workshop, realizzati durante l’anno direttamente nei licei artistici e negli istituti superiori con indirizzo grafico-artistico, e il coinvolgimento attivo degli studenti del corso di xilografia dello IED (Istituto Europeo del Design) di Torino, che hanno elaborato alcune illustrazioni sul tema del festival, “Traiettorie”. Senza dimenticare il Concorso giovani che, insieme all’attività di formazione, è parte integrante dell’Inchiostro Festival. Presentato ufficialmente in diverse occasioni nel dicembre 2015 allo IED, è rivolto a tutti i giovani artisti fra i 16 e i 25 anni.

Workshop, performance, mostre e tanto altro ancora

Il 4 e il 5 giugno le porte del chiostro si apriranno per dare vita alle attività di performance dal vivo, workshop, mostre, dibattiti, presentazioni e incontri sui temi delle tecniche di stampa tradizionali, di incisione, di calligrafia e di serigrafia.

Inoltre, il pubblico avrà la possibilità di partecipare attivamente, su prenotazione, ai workshop tenuti dagli stessi artisti, per diventare così il co-protagonista della manifestazione e vivere, insieme agli ospiti, due giorni d’arte e di pura creatività. Ai più piccoli sono dedicati diversi laboratori nell’area Impiastro Festival, per dare loro l’opportunità di un primo approccio con la manualità e l’espressione visiva.

A QUESTO LINK IL PROGRAMMA COMPLETO

Programma e workshop Inchiostro Festival 2016

PER ISCRIVERSI AI WORKSHOP

Iscrizione workshop 2016

Ospite senior

Piero De Macchi grande maestro della calligrafia e designer oltre che type designer. Una figura di

grande rilievo che ha collaborato con grandi realtà nella sua lunga carriera da Olivetti a Ferrero, da

Caffarel a Fiat. Info: www.demacchi.it

INFORMAZIONI

Inchiostro Festival® – Progetto Associa & Associazione PropostAL

c/o Piazza Santa Maria di Castello 14, Alessandria (AL)

+39 339 855 2138

info@inchiostrofestival.com

www.inchiostrofestival.com

www.facebook.com/inchiostrofestival

Dal petrolio nasce… un museo en plein air: a Vallezza di Fornovo prende vita il Parco Museo Mu. PE

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Nel cuore della provincia di Parma si trova una delle aree estrattive italiane più antiche, costituitasi agli inizi del novecento ed ora dismessa: il territorio di Vallezza, sull’Appennino di Fornovo di Taro (PR), è un paesaggio minerario immerso nella natura, teatro per quasi un secolo di una importante industria petrolifera. Sabato 28 maggio l’Università di Parma, il Comune di Fornovo di Taro, il Laboratorio di ricerca AMR e Gas Plus presentano il progetto da cui prende vita Mu.PE, il nuovo Parco Museo del petrolio e delle energie

Sono passati più di 100 anni da quando, agli inizi del ‘900, veniva scoperto nella frazione di Vallezza, in provincia di Parma, un consistente giacimento petrolifero. Da allora il piccolo borgo trasforma la propria vocazione contadina in cultura mineraria, e gran parte della popolazione trova nuovo impiego nella nascente industria estrattiva. Vita rurale e cultura industriale si intrecciano indissolubilmente all’interno di un luogo il cui fascino deriva da fattori ambientali, ma anche dalla storia estrattiva, generando una condizione unica, uno straordinario esempio di coesistenza tra attività estrattive, agricole e produzioni enogastronomiche di altissima qualità.

Mu.PE, Parco Museo del Petrolio e delle Energie, è il progetto di valorizzazione turistica e culturale di un paesaggio ricco di identità, per rinnovare l’identità storica di un territorio e immaginare un futuro di crescita per l’Appennino, configurando un programma di accessibilità culturale, materiale e digitale al territorio. Il progetto viene presentato proprio a Vallezza, a Fornovo di Taro (PR),sabato 28 maggio alle 10.30.

Mu.Pe trasforma un’antica miniera di petrolio e gas oggi non più in attività ed immersa nel pregevole paesaggio appenninico di Fornovo Taro, in un luogo collettivo e inclusivo, dove il museo è spazio pubblico da fruire abitualmente, laboratorio di memoria e cultura locale, scuola di ambiente e access point nonché elemento di valorizzazione turistica del territorio. Il patrimonio eccezionalmente integro di reperti di un’industria mineraria che per decenni ha assicurato occupazione e che ci riporta ai metodi estrattivi dei pionieri emiliani dell’estrazione nei primi anni del 1900, oggi dà modo di riflettere sul paesaggio, sulle ricchezze della biodiversità locale e sulle varie fonti di energia necessarie per il futuro del pianeta.
Nuovi itinerari propongono un’esperienza di scoperta del paesaggio culturale in un’ottica di valore turistico ed economico ed estendono la visita ai parchi e alle riserve naturali della Regione Emilia Romagna, grazie alla proposta di una mobilità lenta, attrezzata e digitalizzata. La destinazione ha già configurato una solida rete tra stakeholder e può attivare un potenziale turistico di grande valore culturale con significative ricadute occupazionali.

Il progetto si inserisce, come primo stralcio funzionale, nel programma di brand identity di area vasta denominato “Energie Park”,che ha come obiettivo rammendare e accrescere la fruibilità sostenibile di un patrimonio locale naturale e storico culturale di pregio, che oggi esprime soltanto in minima parte il proprio potenziale. Scopo di Energie Park è promuovere la competitività del territorio a partire dalle energie come metafora della vita. Dal dato storico delle fonti energetiche fossili che hanno caratterizzato il nostro passato, si procede verso la scoperta delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il riciclo ed il risparmio, considerando anche il cibo e le tradizioni agroalimentari del territorio quali fonti di energia primaria e occasioni di riscrivere una tradizione condivisa, attraverso la memoria, la crescita della densità digitale dell’entroterra e la programmazione strategica di modelli sostenibili di turismo natura e di educazione all’ambiente.

Sull’ex area mineraria di Vallezza a Fornovo, della quale è proprietario dall’anno 2004 il gruppo energetico emiliano Gas Plus, dopo le celebrazioni del centenario, avvenute nell’anno 2005, è attivo dall’anno 2011 un programma di studi e indagini territoriali, storiche e scientifiche, che ha coinvolto il Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura dell’Università di Parma, con il Laboratorio di ricerca AMR – Architettura Musei Reti, e che nel 2013 ha beneficiato di un primo Finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica.
IL PERCORSO
Nell’anno 2015 il Comune di Fornovo di Taro e Gas Plus hanno approvato uno studio di fattibilità, coordinato scientificamente dal laboratorio AMR, volto a realizzare un nuovo polo turistico, culturale con interessi tecnico scientifici, storici e naturalistici, sull’ambito territoriale che la normativa urbanistica storica della Regione Emilia Romagna, recepiva già negli anni Novanta come “Area Studio Museo del Petrolio”. Lo studio propone, attraverso diverse fasi, di riqualificare gli edifici ex industriali dell’antica miniera con funzioni pubbliche (museo, laboratorio, centro studi ambientali), e con servizi collettivi (auditorium, ristorante delle biodiversità, presidio food valley e parco espositivo), mentre gli edifici disabitati del borgo di Vallezza, antico villaggio dei minatori, vengono recuperati con funzioni ricettive.
Infine si prevede il recupero delle due Centrali di Pompaggio nel bosco, impianti dismessi ma ancora ben conservati, che documentano un metodo estrattivo unico in Europa, prodotto all’inizio del XX secolo dalle maestranze locali: un patrimonio tecnico da conservare e non disperdere.
L’ipotesi strategica di riqualificazione ha reso ora possibile la concessione dell’area in comodato gratuito da parte della proprietà Gas Plus al Comune di Fornovo di Taro, con lo scopo di attuare sempre in sinergia tra pubblico e privato un recupero del patrimonio di archeologia industriale. Un passo decisivo per la valorizzazione turistica, culturale e scientifica del territorio inteso come bene comune.
In tale contesto il Comune di Fornovo di Taro, con il sostegno economico di Gas Plus e con il coordinamento scientifico del Dipartimento DICATeA, laboratorio di ricerca AMR, ha quindi recentemente approvato un progetto pilota dal titolo “Mu.PE. Parco Museo dal Petrolio alle Energie alternative”.
Il recupero dell’area di archeologia industriale, ex miniera per l’estrazione di gas naturale e petrolio, interviene sui due edifici industriali definiti “Officine”, sull’area verde intorno, sull’impianto “Centrale di pompaggio n.3” e sulla rete sentieristica ciclo-pedonale che connette le ciclovie regionali dei parchi del Taro e dei Boschi di Carrega con la Riserva del Monte Prinzera attraverso l’area del Mu.PE.
Il progetto conserva e valorizza due edifici esemplari del patrimonio di archeologia industriale d’inizio novecento per l’estrazione di gas e petrolio, e vi allestisce un museo e laboratorio didattico sulle energie del passato e del futuro. Il nuovo uso degli edifici, anche nella qualità edilizia, è un modello d’intervento di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili.
Si introduce una formula innovativa di fruizione, con modalità sostenibili volte a bilanciare le esigenze di tutela e salvaguardia dei luoghi (promozione dell’educazione e comunicazione ambientale, valorizzazione delle biodiversità) e con attività progettuali necessarie a una fruibilità inclusiva e rinnovata delle risorse (museo, centro didattico, access point, e laboratorio delle energie).
Si propone un modello di spazio pubblico senza barriere nella natura, che apre la visita del museo al paesaggio culturale e alle reti d’interesse. Si supera la definizione di “barriere architettoniche” vista come mera applicazione di riferimenti normativi, per approdare a un modello di “progettazione per tutti”, punto di forza in una attuale nozione di accessibilità e fruibilità. La composizione degli spazi privilegia il concetto di accessibilità come diritto, e lo esprime con soluzioni tecniche e compositive volte a favorire al massimo grado la fruibilità del progetto indipendentemente dalle condizioni fisiologiche dell’utenza, mentre l’architettura si fa carico di una necessaria missione di inclusione sociale.

Mu.PE si configura come una destinazione innovativa e un luogo dove provare emozioni ed esperienze ad alto contenuto simbolico. Attraverso quattro sale espositive tematiche e uno spazio di laboratorio e workshop, le energie, dai fossili alla sostenibilità, propongono esperienze creative e narrative, socialmente ed emotivamente coinvolgenti, dalla visita alla Ex Miniera, alla scoperta immersiva della Centrale di pompaggio. Sfruttando la posizione di cerniera della nuova destinazione rispetto alle risorse naturali e culturali di pregio del territorio, si costruisce una rete di persone, infrastrutture, informazioni, per favorire la scoperta.
Si avviano capacità sinergiche che favoriscono opportunità di crescita economica: una nuova mobilità “lenta” ed attenta alle esigenze del turismo natura; l’incremento della densità digitale e l’adozione del Wi-fi e del web come strumenti innovativi che minimizzano l’impatto sul territorio e massimizzano le interazioni sociali sia one-to-many sia many-to-many; l’attuazione di politiche e buone pratiche di coordinamento sinergico tra poli d’interesse e filiere produttive, imprenditoriali e gestionali.

L’offerta turistica, così differenziata e arricchita, grazie alle sinergie attivate, aumenta competitività e appetibilità dell’area con positive ricadute economiche territoriali e con la possibilità di attivare collaborazioni e sinergie successive ampliando il raggio d’azione l’attrattività anche a livello internazionale. Il contesto territoriale si propone come straordinario esempio di coesistenza tra attività estrattive, agricole, economiche e produzioni di alta qualità enogastronomiche tipiche della “food valley” emiliana.Ci si attende un numero di visitatori stimato in almeno 4000 unità all’anno, con ricadute proporzionali su arrivi e presenze, influenzando in particolare i comparti agroalimentare, ristorazione e ricettività. La diffusione del brand e l’attività di promozione contribuiscono alla crescita successiva.
Partner del progetto:
Comune di Fornovo di Taro (PR)
Gruppo Gas Plus (Gas Plus Italiana srl)
Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura Università di Parma – Laboratorio di ricerca AMR Architettura Musei Reti
Protocolli di collaborazione:
Comune di Terenzo (PR),
Ente di Gestione dei Parchi dell’Emilia Romagna Occidentale (Parchi del Ducato)
Protocolli d’interesse culturale per promozione politiche e buone pratiche di gestione:
Musée Français du Pétrole (Pechelbronn, Francia)
Norsk Oljemuseum (Stavanger, Norvegia)
Ecole Nationale Supérieure d ‘Architecture de Strasbourg -ENSAS, (Francia)
Coordinamento scientifico del progetto:
Laboratorio di ricerca Architettura Musei Reti
arch. Monica Bruzzone,
arch. Matteo Casanovi,
arch. Sirio Depero,
arch. Alessandro Massera
Responsabile del Laboratorio: prof. Aldo De Poli

Responsabile unico del procedimento:
geom. Cristina Biondini
Progettista:
arch. Aldo Spina

Riapre il Nuovo Museo Archeologico di Verona

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Verona. Riapre al pubblico il prossimo 28 maggio il Museo Archeologico al Teatro Romano, totalmente rinnovato ed ampliato. A pochi mesi dal recente riallestimento del Museo degli Affreschi un altro importante appuntamento per la città.

L’edificio del Museo sorge dal XV secolo, come convento dei Gesuati, sul fianco del colle di San Pietro a picco sopra il Teatro Romano; a questo è strettamente collegato avendo inglobato alcune parti del complesso architettonico antico. Questa particolarissima collocazione costituisce un elemento fondamentale ed eccezionale della visita all’intero complesso: lo splendido panorama del teatro e della città dall’alto consente infatti di mettere immediatamente in relazione ciò che è esposto nel Museo con il contesto esterno.
Il recente ampliamento e il riallestimento delle sale espositive sono stati realizzati proprio sulla base di uno stretto dialogo con l’intero contesto.
Ciò che veronesi e turisti possono ora finalmente ammirare è un Museo Archeologico di impronta internazionale, ricco non solo di reperti di notevolissimo valore ma anche di apparati illustrativi adeguati, elegante e innovativo.
La visione spettacolare che dal nuovo Museo si gode sull’Adige e sulla città, l’essere dentro il Teatro Romano, la suggestione dei luoghi, la bellezza e l’importanza dei reperti esposti e l’eleganza e funzionalità dell’allestimento, sono fattori che sicuramente faranno del nuovo Museo Archeologico al teatro romano una delle mete imperdibili di Verona.

Il percorso museale
L’accesso al rinnovato Museo Archeologico al Teatro Romano avviene dal rinascimentale palazzetto Fontana sorto sulla struttura scenica del teatro. L’edificio, interamente restaurato, prevede due piani dedicati alla didattica con un allestimento che permette anche attività di laboratorio per le scolaresche.
Una volta usciti da palazzo Fontana e attraversato il teatro romano, si può scegliere di raggiungere le sale espositive con un ascensore o con una panoramica scalinata che costeggia il teatro (percorso richiesto a scuole e gruppi).

Il percorso museale attraversa tre piani espositivi. Il primo, situato al quinto livello dell’’ex convento, è uno spazio quadrato che si affaccia sul Chiostro dei Gesuati; il secondo corrisponde al piano sottostante e si compone del nuovo cortile coperto, dell’ex-refettorio e di una serie di stanze minori tra cui tre celle monastiche; il terzo, ancora inferiore, è costituito dalla sala delle iscrizioni (già portineria del convento).
La struttura del complesso permette percorsi differenti, ma quello privilegiato inizia dal piano superiore del convento, con una sintetica introduzione alla Verona romana e alle residenze che vi si trovavano, spesso dotate di arredi lussuosi, come la pregiata fontanella in marmo ornata da teste di Tritoni. I visitatori sono via via condotti nella quotidianità della Verona di due millenni orsono, illustrata nelle sezioni: “Abitare a Verona”, “Le necropoli”, e “Gli edifici pubblici”. In questa ultima sezione sono descritti gli edifici di maggior importanza dell’epoca romana veronese. “L’Arco dei Gavi” e “L’Anfiteatro romano” (Arena), rappresentati da due straordinari plastici rispettivamente ottocentesco e settecentesco accompagnati da varia documentazione.
Completa la sezione dedicata agli edifici pubblici la presentazione de “Il Teatro romano” nei suoi vari aspetti: la struttura architettonica, i documenti sugli spettacoli e i reperti dagli scavi, le sculture che celebravano personaggi eminenti; poi la grande varietà di raffinate sculture decorative, destinate in parte alla sospensione in parte a integrare l’architettura. Conclude il percorso al piano superiore una sezione dedicata al Santuario di Iside e Serapide, luogo di culto situato nella zona del complesso teatrale dove erano venerate le due divinità di origine egizia.
Scendendo al piano sottostante, attraverso la curva dell’elegante scalone in pietra che ricalca in parte un percorso romano, si entra nel nuovo cortile coperto, dove si ammirano sculture in pietra e bronzo che ornavano i luoghi pubblici della città. Le troviamo all’interno delle grandi vetrine passanti che dividono la corte coperta dalla sala affacciata sul teatro. Si entra quindi nel refettorio, dedicato alle grandi sculture romane rinvenute a Verona, per poi accedere alla sezione riservata alla “Scultura di collezione” testimonianza del gusto, della passione per l’antico e dell’amore per la propria città di personaggi veronesi eminenti, come i Giusti, Jacopo Muselli, Gaetano Pinali. Sul corridoio di collegamento si aprono tre celle monastiche in cui sono esposti oggetti di piccole dimensioni, provenienti dal territorio e di collezione: bronzetti preromani e romani, di grande valore scientifico per lo studio dei culti antichi e per la conoscenza degli arredi delle domus (il Museo possiede una raccolta di bronzi fra le maggiori dell’Italia settentrionale); oggetti legati alla vita quotidiana, come vetri dai meravigliosi colori, lucerne, recipienti.
Una sezione della sala verso il teatro è destinata alle esposizioni temporanee e, in occasione della riapertura al pubblico, è presentata la mostra L’Egitto a Verona. La visita prosegue nel chiostro del Museo dove sono state risistemate iscrizioni e stele, con numerosi esempi di scultura funeraria, opera di botteghe di lapicidi che in epoca romana lavoravano il calcare locale, tratto dalle cave site in Valpolicella. Dal chiostro si entra nella chiesa del convento (con affreschi e un pregevole soffitto ligneo cinquecentesco), che ospita la sezione dedicata ai mosaici, in bianco e nero e policromi, da Verona e dai dintorni. Dalla chiesa si passa alla Grande Terrazza, riaperta al pubblico nel 2002 con un allestimento che è rimasto invariato; vi sono esposte, all’aperto, lapidi funerarie (nell’area verso il colle) ed elementi architettonici (nell’area verso il teatro), a integrazione di quanto visto all’interno del Museo. La visita termina con la sala al piano inferiore, che accoglie are e lapidi dedicate agli dei romani venerati nel Veronese ed elementi architettonici di grande raffinatezza.

Una nuova guida
In occasione del riallestimento è stato edito da Cierre Edizioni, in collaborazione con i Musei Civici, un agile volume divulgativo (di M. Bolla) su Il teatro romano di Verona, che illustra anche la storia del rinnovato Museo.

L’intervento di restauro e ampliamento
Il nuovo Museo Archeologico è situato in un edificio che ingloba parte dei resti del teatro romano ed è quindi frutto di sovrapposizioni e riedificazioni andate stratificandosi nei secoli. I livelli dell’edificio si dilatano progressivamente salendo di quota occupando, via via, superfici sempre più consistenti dell’invaso conico del colle. L’intervento sul complesso è stato preceduto da un’intensa attività diagnostica ed è stato volto ad assicurarne la statica, oltre che ad ampliare le superfici espositive.

Il nuovo allestimento
Data l’estrema eterogeneità dei reperti esposti, dalla grande statuaria a testimonianze importanti ma minute, nel progetto di allestimento si è scelto di non interferire con la loro lettura utilizzando per ampi fondali e grandi basi il bianco e il grigio chiaro. Per la grafica e per alcuni supporti puntuali, ispirandosi ai colori dei tetti veronesi dei quali si può godere una vista spettacolare dalle finestre del museo, è utilizzato il colore rosso mattone associato al più contemporaneo rosso “ciliegia” per alcuni testi.
Come per i colori anche per i materiali si è percorsa la linea della semplicità e pulizia utilizzando legno laccato e per l’interno delle vetrine esclusivamente acciaio verniciato e cristallo.

Il progetto di riqualificazione dell’area del Colle di San Pietro
Il progetto di riqualificazione complessiva di questa vasta area verde, ricchissima di testimonianze archeologiche e storiche, è un impegno che vede unite l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Cariverona. La scelta è stata dettata dalla volontà di uniformare gli interventi nel più ampio e articolato obiettivo di rivitalizzazione del colle di San Pietro attraverso l’attivazione di una serie di funzioni culturali in sinergia tra pubblico e privato e di interventi complessi per il recupero e l’ammodernamento delle strutture esistenti, tale da rendere il Museo Archeologico al Teatro Romano in linea con gli standard internazionali.
Nel progetto complessivo rientra anche la rifunzionalizzazione della ex Caserma di San Pietro che prevede l’inserimento di un ascensore (ex funicolare) per agevolare la salita al colle.
La spesa per la parte del grande progetto relativa al Museo Archeologico è stata di poco inferiore ai 5 milioni di euro, coperti da un contributo regionale di € 3.499.860, mentre Fondazione Cariverona si è fatta carico della maggior parte dei costi restanti (€ 1.199.940,00) e ha designato alla redazione della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell’intervento lo Studio Grisdainese di Padova, professionisti già incaricati del nuovo polo museale a Castel San Pietro, fornendo all’amministrazione il progetto per l’appalto. L’Amministrazione Comunale ha integrato il finanziamento per la parte mancante (€ 300.000), elaborato il programma museologico dell’intervento, coordinato tutte le conseguenti procedure tecnico-amministrative, ivi compresa la Direzione Lavori, e fornito il progetto scientifico per l’allestimento, oltre all’assistenza in ogni fase del complesso intervento, che ha comportato fra l’altro lo svuotamento di quasi tutto il Museo, effettuato nel 2013.

Dal 28 maggio e sino a tutto il mese di giugno il biglietto d’ingresso al Museo costerà 1 euro per tutti per festeggiare la riapertura.

Progetto realizzato con fondi POR della Regione del Veneto e con il contributo di Fondazione Cariverona.

Si ringrazia ATV per l’attività di promozione e co-marketing in occasione della riapertura al pubblico.

Museo Archeologico al Teatro Romano, Regaste Redentore, 2 – Verona
tel. +39 045 8062611
HYPERLINK “museoarcheologico@comune.verona.it” museoarcheologico@comune.verona.it; www.museoarcheologicoverona.it

Orari
lunedì 13,30 – 19,30
da martedì a domenica 8,30 – 19,30

La biglietteria chiude alle ore 18.45.

Biglietti
biglietto intero euro 4,50
biglietto ridotto euro 3,00:
· gruppi (oltre 15 persone)
· anziani oltre i 60 anni
biglietto ridotto scuole euro 1,00:
· dalle primarie alle secondarie di secondo grado
· ragazzi 8-14 anni solo accompagnati
ingresso gratuito:
· bambini 0-7 anni
· anziani oltre 65 anni residenti nel Comune di Verona
· portatori di handicap e loro accompagnatori
· possessori di VeronaCard

Dal 28 maggio al 30 giugno 2016 per festeggiare la riapertura del Museo
tariffa unica euro 1,00

Visite guidate e segreteria didattica
dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16
tel. +39 045 8036353 – fax +39 045 597140
segreteriadidattica@comune.verona.it

In fiore le ninfee dell’Isola Madre

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Ninfee e loti all’’isola Madre
Le acquatiche danno spettacolo di sè

All’’Isola Madre, sul Lago Maggiore, sta per andare in scena la spettacolare fioritura delle ninfee, da sempre una delle maggiori attrazioni per i turisti.
Già nelle grandi vasche sul versante di mezzogiorno dell’Isola sono in boccio le prime. Si tratta di esemplari di ninfee rustiche che con i loro colori e le belle foglie galleggianti, dalla forma diversissima, rendono magici gli specchi d’acqua.
Amplissima la gamma di colori delle loro fioriture: dal bianco, dal giallo, al pesca, al rosa, al rosso. Alcune varietà mutano colore nell’arco della fioritura, virando dal giallo all’arancio o dal rosa al rosso, al porpora. Colori diversissimi così come molto diverse possono essere le forme dei fiori: a stella, calice, coppa, con petali largi e carnosi o sottili, a punta o arrotondati, curvati o lisci. Fiori singoli, doppi o stradoppi, che contano sino a cento petali. Alcune varietà presentano fiori che emergono dall’acqua, altre si fanno notare per il delicato profumo.
Le ninfee rustiche si offrono per quasi tutta l’estate. Ma nel frattempo entrano in campo altre meraviglie tra le piante acquatiche: i grandi, spettacolari fiori di loto. Che con il loro portamento, la loro eleganza, la straordinaria bellezza sembrano voler relegare, ma senza riuscirci, le ninfee a “parenti poveri”. Uno spettacolo della natura, tutto da ammirare, all’Isola Madre, con intorno il blu del Lago Maggiore.

info: www.isoleborromee.it

A Sondrio, la grafica esplosiva di Massimo Dolcini

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Dopo il successo dalla prima importante monografica che il Credito Valtellinese gli ha dedicato nell’estate 2015 a Fano, l’eccellenza dell’opera grafica di Massimo Dolcini raggiungerà Sondrio, negli spazi espositivi di Palazzo Sertoli e del MVSA Museo Valtellinese di Storia e Arte.
Massimo Dolcini è certo un protagonista della storia della grafica e della comunicazione italiana. Ma è anche di più: è infatti stato, con il suo lavoro, uno dei più convinti promotori della “cittadinanza attiva”. I cittadini, tutti i cittadini, nella sua visione della politica e della società, debbono sentirsi, ed essere, protagonisti delle scelte che li riguardano.
Per poter essere protagonisti, e non solo spettatori passivi, la prima necessità, il primo passaggio, è l’essere informati di ciò che la Pubblica Amministrazione, nel suo caso principalmente il Comune, sta facendo.

Dolcini, operando in un territorio all’epoca marginale come le Marche, si ricavò un ruolo da protagonista, meglio da apripista, per quella che sarebbe stata conosciuta come la “grafica di pubblica utilità”, ovvero la grafica al servizio degli utenti, dei cittadini. Espressione, e frutto, di quel particolare momento storico e politico vissuto dalle amministrazioni pubbliche tra il 1971 ed il 1989. E tuttavia più che mai attuale.

La mostra che a Sondrio rievoca l’attualità di quell’esperienza è curata da Mario Piazza, con la direzione di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra. Consente di spaziare nell’immaginario del grafico e capire in profondità il suo pensiero e la sua opera. L’esposizione presenta Dolcini nei suoi molteplici volti: grafico, progettista, fotografo, disegnatore, ceramista, imprenditore, didatta, gastronomo, operatore culturale, manager, appassionato uomo civile e artista. Senza tralasciare un aspetto più privato e personale di Dolcini rappresentato, per esempio, dai taccuini che lui stesso disegnava per le figlie, presto pubblicati per la prima volta da Corraini Edizioni.

Dopo gli studi al Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino con Albe Steiner e Michele Provinciali, nel 1971 viene incaricato della comunicazione del Comune di Pesaro. Sceglie la strada dell’approccio diretto, comunicativo, riconoscibile. L’obiettivo è di far “parlare” le Istituzioni con i cittadini, coinvolgendoli nel processo dell’amministrare la cosa pubblica. Attraverso i suoi manifesti dal segno inconfondibile, affissi quotidianamente sui muri pesaresi per oltre vent’anni, la cittadinanza veniva informata capillarmente di ogni evento di qualche rilevanza sociale, politica, culturale, urbanistica e sanitaria
“Il suo segno “grasso” procede per intuizioni che paiono semplici, ma che sono il risultato sintetico di scarti analitici fino ad arrivare al segno più elementare, che è anche il più narrativo e il più carico di memorie e “tradizioni” per ognuno di noi” scrive, a proposito di questa fase del lavoro di Dolcini, Italo Lupi. “Lo spessore del suo segno prevale sulla tipografia e sul lettering; nei suoi manifesti i colori si inseguono pastosi per giocare su una nuova tavolozza: di lontano si sentono gli echi formali certo non più di Steiner, quanto forse di un Michele Provinciali con la sua eleganza parmigiana e una contemporanea padana solidità, terragna ed empirica”.
In quegli anni egli definiva se stesso come “grafico condotto”, vedendosi come operatore impegnato in prima persona nel progetto sociale in cui immetteva tutto il suo talento. Nate per Pesaro e i pesaresi, le sue campagne di pubblica utilità diventano presto un vero punto di riferimento per la grafica in Italia, stimolando un dibattito di respiro nazionale sulla progettazione dell’immagine pubblica e facendo conoscere il lavoro di Dolcini e del suo studio Fuorischema a livello internazionale. La favorevole situazione economica e industriale del pesarese lo aiutò a tradurre in pratica l’idea di una evoluzione della figura di “artigiano-designer” ad una forma di “impresa della comunicazione”, come lui stesso soleva definirla e dove venisse preservata e potenziata la qualità del fare e la trasmissione e condivisione delle conoscenze.

In quest’ottica, negli ultimi anni – come annota Mario Piazza – la necessità di una riappropriazione diretta da parte di Dolcini delle tecniche della cultura materiale (illustrazione, tessitura, ceramica, orto, cucina…) diventa una necessità evidente, che di fatto affianca pariteticamente la dimensione strettamente professionale. Non si tratta affatto di divagazioni hobbystiche, ma la sintesi finale – o il germe iniziale – del percorso professionale e artistico, questi lavori rappresentano con esiti di grande originalità la pienezza contemporanea dell’uomo-artigiano alla Richard Sennett, che ci ricorda come: “le capacità dell’artigiano di scavare in profondità si situano al polo opposto di una società moderna che preferisce la superficialità, la formazione veloce.(…) Il fatto di imparare a svolgere bene un lavoro mette gli individui in grado di governarsi e dunque di diventare bravi cittadini. Il lavoro ben fatto è quindi anche un modello di cittadinanza consapevole. L’attitudine al fare, comune a tutti gli uomini, insegna a governare noi stessi e a entrare in relazione con altri cittadini su questo terreno comune.” Parole che Dolcini avrebbe di certo sottoscritto e approvato.

Coordinate mostra

Titolo
MASSIMO DOLCINI
Grafica per una cittadinanza consapevole

Sedi
Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio, 8 – Sondrio
MVSA, Palazzo Sassi de’ Lavizzari
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio

Durata15 luglio – 7 ottobre 2016

Inaugurazione
giovedì 14 luglio 2016, ore 18.30
Sala dei Balli – Palazzo Sertoli

Orari e ingressi
Galleria Credito Valtellinese e MVSA
Ma-Ve h 9.00-12.00 \ 15.00-18.00
Chiusura sabato, domenica e lunedì

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it
www.creval.it

Festival Biblico: grandi Eventi a Vicenza

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A VICENZA APRE LA LECTIO SOCIALE DI ANDREA RICCARDI, FONDATORE DI SANT’EGIDIO
VICENZA DAL 27 MAGGIO AL 29 MAGGIO

Testimonianze dai fronti “caldi”, tavole rotonde con esperti sul tema, riflessioni sulla declinazione del significato di Pace a partire dai concetti di giustizia e uguaglianza sociale tra lectio magistralis, dibattiti, spettacoli, concerti, mostre, aperitivi biblici e meditazioni. Oltre 60 gli eventi che chiuderanno a Vicenza la XII edizione del Festival Biblico, dal 26 al 29 maggio, con ospiti come il premio Nobel per la PaceAdolfo Pérez Esquivel, don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa, Ernesto Olivero, Ágnes Heller, Nuria Calduch-Benages, José Tolentino Mendonça, Vittorino Andreoli, Orchestra di Piazza Vittorio, Filippo Faes, Don Antonio Mazzi.
L’INAUGURAZIONE
L’evento inaugurale di quest’anno, giovedì 26 maggio sera alle 20.45 nel Tempio di San Lorenzo, rompe un po’ la tradizione e sarà una lectio “sociale” con Andrea Riccardi, storico contemporaneo e fondatore della Comunità di Sant’Egidio: un testimone importante di Pace, che regalerà una panoramica puntuale sulla situazione storica attuale ma soprattutto racconterà, attraverso la sua opera a Sant’Egidio, cosa significa “creare Pace”.

I 4 PERCORSI: Nel Festival vicentino il programma prende vita in 4 filoni trasversali, che da quest’anno vogliono diventare anche percorsi con un chiaro valore simbolico – sensoriale, ciascuno collegato a un “senso” e a un’azione.

1) Percorso Biblico. “Per darsi la Parola”
Le lectio magistralis sono state pensate come un vero e proprio viaggio alla ricerca del senso di Giustizia e Pace all’interno dei singoli libri delle Sacre Scritture. Dalla violenza, ingiustizia e morte che perdono di fronte al “cavallo bianco” rappresentante il Cristo dell’Apocalisse, fino alla “Città della Giustizia” di Isaia. Le guide speciali di questo percorso saranno molti biblisti e teologi nazionali e internazionali.
Federico Giuntoli, insieme ad Aldo Martin, offrirà una riflessione sulla giustizia nei primi testi della Bibbia, segnati spesso da violenza e vendetta. Come conciliare la violenza presente nella Bibbia con la giustizia e la pace? Come mettere insieme il Dio dell’ira e il Signore delle misericordie? (venerdì 27 maggio ore 16.00 Palazzo delle Opere Sociali). Ombretta Pettigiani, introdotta dal giornalista Paolo Pegoraro, si soffermerà sulla purificazione di Gerusalemme “Città della giustizia” narrata da Isaia (venerdì 27 maggio ore 18.00 Palazzo delle Opere Sociali) mentre Andrea Vaona, docente di Storia della Chiesa, condurrà una meditazione a partire dai testi della tradizione francescana (venerdì 27 maggio ore 9.00 Chiesa di Santo Stefano). Nuria Calduch-Benages descriverà invece la figura di Donna Sapienza in relazione alla giustizia (sabato 28 maggio ore 16.00 a Palazzo delle Opere Sociali); José Tolentino Mendonça, indagherà “La misericordia sconcertante di Gesù” introdotto dal giornalista Alessandro Zaccuri (domenica 29 maggio ore 11.00 Tenda del Festival in Piazza Duomo). Un’analisi del “frutto della giustizia” seminato con la Pace, di cui parla la Lettera di Giacomo la farà infine Marida Nicolaciaccompagnata dal giornalista Simone Bruno (domenica 29 maggio ore 12.00 Palazzo delle Opere Sociali). Tra gli ospiti di questo percorso anche Erik Noffke e Earl Lavender.

2) Cultura e Società. “Per stringere le mani”
Il percorso antropologico e culturale racconterà tutte quelle sfaccettature psicologiche e interiori, sociali e comunitarie, economiche e geopolitiche che creano o distruggono le condizioni per la Pace. Si alterneranno filosofi, sociologi, economisti, giornalisti, psicologi e molti studiosi.
La filosofa ungherese Ágnes Heller cerca una possibilità di Pace, tra utopie e previsioni catastrofiche nell’evento “Il vento e il vortice”confrontandosi con Riccardo Mazzeo (venerdì 27 maggio ore 21.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). Nella stessa giornata, il pedagogistaJohnny Dotti riflette con il sociologo ed economista Mauro Magatti sulle potenzialità del lavoro come luogo di generazione di benessere personale e giustizia sociale (ore 11.00 Palazzo delle Opere Sociali). Tra gli incontri più attesi sicuramente c’è quello con don Luigi Ciotti e il sociologo Nando Dalla Chiesa, insieme per ricordare il “giudice ragazzino” Rosario Livatino, ucciso dalla mafia e per ragionare sulle sfide di legalità in un contesto di malaffare sempre più subdolo e pervasivo (sabato 28 maggio ore 15.30 Tenda del Festival Piazza Duomo). Tra i grandi ospiti lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli che parlerà dell’importanza della pace interiore e spiegherà come la ricerca di Dio nelle “piccole cose” possa incidere su grandi eventi (sabato 28 maggio ore 18.30 Tempio di Santa Corona). Un evento a più voci dal titolo“Spazi di perdono” con, tra gli altri, SERD di Vicenza e Progetto Johnathan sviluppa il tema della pace all’interno del “mondo carcere”: inclusione sociale, sanità fuori e dentro le mura e tante storie di vita (sabato 28 maggio alle 10.30 Tenda del Festival Piazza Duomo).

3) Spettacoli e Arti. “Per moltiplicare il gusto”
Interpretazione, valorizzazione e partecipazione. Sono queste le chiavi di lettura della programmazione artistica: performances, spettacoli,concerti e animazioni con 6 eventi principali animeranno la città di Vicenza.

Alla danza il compito di interpretare il tema dell’edizione con performance coreografiche che cattureranno l’occhio e il pensiero anche del pubblico “di passaggio”, grazie al palcoscenico a cielo aperto tra le colonne di Piazza dei Signori. “ORO D’ORE. Echi di un presente a venire”è il titolo dello spettacolo della Compagnia Naturalis Labor, per cinque danzatori e la regia di Silvia Bertoncelli (repliche venerdì, sabato e domenica). L’evento clou è rappresentato dal ritorno di un grande evento di piazza, grazie all’apporto del Comune di Vicenza, con il concerto a ingresso libero in Piazza dei Signori dell’Orchestra di Piazza Vittorio, l’ensemble multietnica ormai famosa in tutto il mondo, nata nel 2002 nel rione Esquilino a Roma grazie all’auto-tassazione di alcuni cittadini. Una realtà unica che per il Festival eseguirà ‘Credo’, un oratorio interreligioso che vuole tradurre in musica l’espressione “dialogo interculturale” (venerdì 27 maggio ore 21.30 Piazza dei Signori). Teatro e musica, sorrisi e lacrime, spettacolo e riflessione si mescolano in “Brundibar – Il suonatore di organetto”, con una recita dedicata al pubblico delle scuole, il sabato mattina, e una a quello delle famiglie, il pomeriggio. Sul palcoscenico del Teatro San Marco,solisti, coro di voci bianche e orchestra delle Scuole Musicali “Jan Novák” e “Riccardo Zandonai” di Rovereto e della Vallagarina(direzione musicale di Klaus Manfrini, regia di Michele Comite). Un felice ritorno nella programmazione è quello del maestro Enrico de Angelis, giornalista, storico della canzone e direttore artistico del Club Tenco. I suoi commenti e i suoi racconti faranno da intervallo e da sfondo a una sera dedicata alla musica leggera: “Mille papaveri rossi”, reading-concerto tutto al femminile con ben 10 cantanti donneaccompagnate da musicisti (sabato 28 maggio ore 21.30 Piazza dei Signori). Da segnalare poi la conversazione-concerto del musicista e intellettuale Filippo Faes (domenica 29 maggio ore 10.30 Stradella S. Nicola) e il particolarissimo ed emozionante Silent Play a cura delCentro di produzione teatrale La Piccionaia. Qui la partecipazione del pubblico e l’interpretazione del tema hanno il loro coronamento:“Partire è un po’ morire?” è un’esperienza dalla parte di chi fugge, resa possibile grazie allo “spettacolo” radioguidato (domenica 29 maggioPiazza dei Signori a partire dalle ore 15.00 con varie repliche).

4) Testimoni di pace. “Per aprire gli occhi”
Per questa XII edizione è stato pensato un filone speciale per ascoltare le testimonianze di chi vive i conflitti e agisce in essi per costruire percorsi di Pace. Tra gli ospiti Ernesto Olivero, fondatore del Sermig e promotore dell’Arsenale della Pace di Torino, al Festival per proporre possibili cammini di Pace a partire dalla sua ispirante esperienza personale (sabato 28 maggio ore 18.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). “Quale futuro per l’Africa?” è l’interrogativo che animerà invece l’intervento di Mauro Garofalo, mediatore internazionale, su un continente sfruttato e spesso dimenticato che rivendica giustizia e dove si può costruire una Pace dai risvolti globali. A portare la loro testimonianza anche alcuni profughi (sabato 28 maggio ore 20.30 Tenda del Festival Piazza dei Signori). In un evento “Festival – off”, mercoledì 1 giugno(ore 18.30 Palazzo delle Opere Sociali), ci sarà inoltre Adolfo Pérez Esquivel, pacifista argentino e vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1980 in seguito alle sue denunce contro gli abusi della dittatura militare.
LA CONCLUSIONE: L’evento finale, “Religioni per la Pace”, domenica 29 maggio alle 19.00 in Piazza dei Signori, è un vero e proprio invito aperto a tutti i cittadini: diverse religioni insieme, con il pubblico del Festival, per testimoniare in pratica prima ancora che con la riflessione, l’unità nella costruzione della pace. Dopo una breve introduzione ogni religione condividerà un messaggio, cui seguirà un momento di silenzio e un momento simbolico finale comune, per rilanciare oltre il Festival il messaggio di pace. Interverranno p. Stefano Cavalli, Istituto Studi Ecumenici, Venezia; Kamel Layachi, Comunità islamica del Triveneto; Vittorio Robiati Bendaud della Comunità Ebraico di Milano; Yoshizaku Tsumaraya, Movimento Buddhista Giapponese Rissho Losei-kai e Svamini Hamsananda Giri, Italian Hindu Union. Modera Paolo Frizzi del movimento dei Focolari e docente di dialogo interreligioso. Introduce mons. Roberto Tommasi, docente di Filosofia e Presidente del Festival Biblico.


E inoltre…
LA LINFA DELL’ULIVO
Sono tre gli appuntamenti del programma 2016 della Linfa dell’Ulivo, rassegna a cura dell’Ufficio Pellegrinaggidella Diocesi di Vicenza che dal 2012 è parte integrante del Festival Biblico. Il primo vedrà protagonista il celebre archeologo israeliano Dan Bahat, considerato il più grande esperto mondiale della Gerusalemme antica. Bahat parlerà de “Il Re Davide conquista Gerusalemme. Tra storia, Bibbia e nuove scoperte archeologiche” (sabato 28 maggio ore 10.00 Palazzo delle Opere Sociali). Nel secondo appuntamento“Un seme che cresce: la testimonianza di vita di don Andrea Santoro”, Maddalena Santoro traccia un profilo del fratello, ucciso il 5 febbraio 2006 in Turchia (domenica 29 maggio ore 10.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). A chiusura, un’altra importante testimonianza:suor Deema, monaca della comunità di Deir Mar Musa in Siria parlerà di “Terre bibliche tra guerra e pace”, a tre anni dal rapimento di padrePaolo Dall’Oglio (domenica 29 maggio alle 17.00 all’Oratorio del Gonfalone).

LE MOSTRE
La proposta delle mostre mette insieme molti linguaggi artistici, per raccontare la Pace come sentire popolare in forme differenti. Installazioni, accessori di design, fotografia, artigianato, scultura e i materiali più diversi, da quelli popolari e grezzi a quelli più astratti e innovativi, saranno i protagonisti dell’arte di questa XII Edizione. Il tema della Pace non poteva non mettere in primo piano ilreportage fotografico come testimonianza di popoli e luoghi martoriati. Linda Dorigo e Andrea Milluzzi propongono al Palazzo delle Opere Sociali “Nostalghia. Viaggio tra i cristiani d’Oriente”: il resoconto di un viaggio tra le comunità cristiane di nove Paesi del Medio Oriente, Iraq, Iran, Libano, Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Siria e Turchia (in esposizione dal 19 maggio). Sempre a partire da luoghi di guerra, divenuti laboratori di Pace, si muove l’esposizione di artigianato locale ospitata da Galleria Celeste dal titolo “Donne della Bosnia Erzegovina per la pace” (in mostra dal 19 maggio). Nella cripta e cappella Valmarana di S. Corona trova spazio la personale di Jacques Toussaint “L’Esprit des Lieux”, curata da Axa – Associazione artisti per l’arte sacra di Vicenza (in mostra dal 19 maggio), mentre, sempre di Axa, nella suggestiva Loggia di Palazzo Chiericati, sarà allestita “Insania” di Manuela Bedeschi. Mediante forme e materiali luminosi l’artista interpreta il tema della Pace come dialettica non ancora risolta fra equilibrio e squilibrio, armonia e disarmonia. A cura diMuseo Diocesano la mostra ospitata all’Oratorio del Gonfalone “Schegge di Vangelo. Da frammenti di morte a racconto di salvezza”(aperta dal 29 aprile al 5 giugno) con i reperti della Grande Guerra, raccolti e composti in molti decenni da don Adriano Campiello. Tra le curiosità dell’edizione 2016 va segnalata la mostra del CantiereBarche14 “Il santino – testimone di pace, dona pace a chi lo custodisce”, una mostra-concorso di design in cui un antico strumento di fede popolare viene riletto nelle forme della contemporaneità più spinta. Completano la proposta due mostre dedicate all’anno della Misericordia, entrambe dal 26 al 29 maggio alla Loggia del Capitaniato inPiazza dei Signori. La prima, a cura del PIME, presenta le opere di misericordia vissute nelle missioni di tutto il mondo; la seconda, a cura della Cooperativa Solidarietà e Servizi di Pavia, mette insieme le opere realizzate nel Progetto dei laboratori di pittura per i Centri diurni disabili.
I LIBRI. Il programma degli incontri con gli autori si apre con un tema attuale, la giustizia riparativa. A parlarne padre Francesco Occhetta, gesuita e redattore de La Civiltà Cattolica che presenterà “La Giustizia Capovolta” delle Edizioni Paoline. (venerdì 27 maggio ore 16.00Tenda del Festival Piazza Duomo). L’incontro con gli Autori della Collana EMI, Fare misericordia, offre piccoli suggerimenti per praticare un cristianesimo semplice che metta insieme la prospettiva spirituale con quella sociale e politica. Ci saranno i teologi Cristina Simonelli eChristian Albini e il sacerdote don Giovanni Nicolini (sabato 28 maggio ore 16.30 Oratorio del Gonfalone). Al Festival anche l’approfondimento biblico di Paolo Curtaz che presenta “Ritorno. Incontrare il Dio della Misericordia” (sabato 28 maggio alle 17.30 Tenda del Festival Piazza Duomo). Le religioni, spesso accusate di fomentare la violenza, offrono un messaggio per tutti gli uomini sulla strada del “diventare più umani”. A partire da questa intuizione si muove la presentazione del testo di Sergio Paronetto, “Amare il mondo, creare la pace. Papa Francesco e Tonino Bello” Edizioni Meridiana, sul rapporto tra la figura del vescovo Tonino Bello e papa Francesco (sabato28 maggio ore 10.00 Oratorio del Gonfalone). Infine, verrà approfondito il testo “Gerusalemme, dove tutti siamo nati”, Edizioni Terra Santa, in un incontro-testimonianza con don Antonio Mazzi (domenica 29 maggio ore 15.00 Tenda del Festival Piazza Duomo).
ANIMAZIONI BIBLICHE Il Festival Biblico a Vicenza punta a coinvolgere tutte le generazioni con appuntamenti ed esperienze “attive”. La mattina di venerdì 27 maggio FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) propone una marcia per bambini, un cammino con momenti di silenzio e di canto, per dire simbolicamente insieme che la pace è possibile. Con gli insegnanti e le famiglie, anche i più piccoli si impegnano in prima persona e lanciano un messaggio di speranza a tutti. I percorsi tra arte e Bibbia proposti da don Dario Vivian e Lidia Maggi si concludono, come ormai da tradizione, con gli aperitivi biblici, piacevoli degustazioni al termine delle riflessioni. Gli appuntamenti sono alleGallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari, con due visite guidate: “Il bacio della morte” (28 maggio) e “Il bacio della vita” (29 maggio). Udito e vista insieme, per cogliere i sensi delle Scritture. L’ascolto della pagina biblica, attraverso la riflessione di Lidia Maggi, si trasforma in visione, con il commento teologico delle icone di Vivian. I giovani tra i 18 e i 40 anni avranno l’opportunità, sabato 28 maggio, di provare un’esperienza di evangelizzazione di strada, per annunciare Gesù ai loro coetanei: l’evento è intitolato “Una luce nella notte” e si svolge dalle 21.00 alle 24.00. Lo precedono attività preparatorie nel pomeriggio, di preghiera e riflessione. Chiunque sia interessato può contattare il numero 0444 226566 o scrivere a giovani@vicenza.chiesacattolica.it.

Il tempo di Signorini e De Nittis al Centro Matteucci di Viareggio

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Il nuovo appuntamento viareggino della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna (dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017) è molto di più di una pur emozionante carrellata di capolavori di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere non meno superbe di Signorini, Lega e degli altri protagonisti del momento macchiaiolo.
E’ il racconto per immagini – e che immagini – di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due fini intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo.
Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime.
Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione.
Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere. Per la suggestione del confronto culturale, innanzitutto. E poi perché molte delle opere che saranno in mostra al Centro Matteucci sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Giuliano Matteucci inoltre affianca ai capolavori delle due collezioni milanesi un ristretto, essenziale, nucleo di altre opere di confronto, anch’essa scelte tra i vertici sia dell’Ecole Italienne che dei Macchiaioli.
Proprio in relazione alla eccezionalità di questa mostra, degna di un grande museo internazionale, il periodo espositivo sarà particolarmente “importante”. Non solo la tradizionale stagione dell’estate viareggina ma l’autunno e poi il primo inverno, sino al 26 febbraio del 2017, perché questa mostra è molto di più che una “occasione estiva”.
Il titolo di questa affascinante esposizione – “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione ed un omaggio a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale. Quel sogno, fatto proprio da Giuliano Matteucci, si è tradotto, qui, in palpitante realtà.

Mostra in collaborazione con Fondazione Enrico Piceni e Comune di Viareggio

Progetto di Giuliano Matteucci
Catalogo a cura di Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Provincia di Lucca

info: 0584 430614
www.centromatteucciartemoderna.it

All’ Accademia di San Luca di Roma “Bendini ultimo (2000-2013)”

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Vasco Bendini, uno fra i maggiori nostri artisti della seconda metà del secolo ventesimo, è ricordato da una mostra – allestita negli spazi espositivi del piano terra nella sede storica della Accademia Nazionale di San Luca, che la mostra ha promosso e ordinato in collaborazione con l’Archivio Bendini di Roma – che ne ripercorre, a un anno dalla scomparsa, il lavoro ultimo, attraverso circa 40 opere di grande dimensione.
Un lavoro che da un canto testimonia della fedeltà di Bendini al tema del segno e a quello della luce, tramite i quali egli ha fondato la sua pittura già all’inizio degli anni Cinquanta – quando tutta la critica più attenta al nuovo, da Arcangeli a Calvesi, da Emiliani a Barilli, da Tassi ad Argan, ne percepiva la “candida, solitaria primogenitura” in una vicenda che andava muovendosi oltre l’informale padano, verso l’astratto. D’altro canto, pur fedele sempre alle proprie fondamentali vocazioni, Bendini ha reso nell’ultimo suo tempo più coinvolta la sua ricerca, scoprendo una luce che s’è fatta sempre più attimale, concitata, drammatica.
Del suo ultimo lavoro, mai esposto prima con questa larghezza, la mostra dà conto, dopo che un positivo riscontro di pubblico e di critica esso ha registrato a New York, presso la R H Contemporary Art gallery, in una sua recentissima uscita.

Brevi cenni biografici.

Vasco Bendini nasce a Bologna il 27 febbraio 1922.
Il suo primo laboratorio si svolge fra intense letture filosofiche e l’alunnato all’Accademia di Belle Arti, ove è allievo di Virgilio Guidi e di Giorgio Morandi.
Dopo l’esordio alla Bergamini di Milano nel ‘49, espone in varie mostre personali e collettive, a partire da quella alla Torre di Firenze del ’53, con introduzione di Francesco Arcangeli. È quindi presente – tra l’altro – alla Biennale del 1956, alla Quadriennale romana del 1959, alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e alla Biennale di Tokyo del 1962. Ovunque espone una pittura d’ambito informale, ma venata da una propensione a un più determinato astrattismo.
Una nuova ricerca ha inizio appena varcata la metà del settimo decennio, antesignana di certe inflessioni formali che saranno dell’arte povera. Il nuovo modo approda nel 1966 ad una personale all’Attico di Roma, presentata da Giulio Carlo Argan, e ad un’altra personale, nel ’67, allo Studio Bentivoglio di Bologna, presentata da Arcangeli.
Partecipa tra l’altro, con sale personali, alle Biennali di Venezia del 1964 e del 1972.
Nel 1973 si stabilisce a Roma, dove rimarrà a lungo, e dove tornerà a risiedere nel 2012, dopo un intervallo di vita lavorativa trascorso a Parma.
A partire dagli anni Settanta ha numerosissime, importanti mostre personali e antologiche, oltre che in molte gallerie italiane e straniere, in enti pubblici e sedi museali quali lo C.S.A.C. di Parma, l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, il Museo d’arte Moderna di Saarbruecken e il Museo d’Arte Moderna di Saarlouis, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, L’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino, la Casa del Mantegna di Mantova, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto, il P.A.C. di Milano, la Pinacoteca Comunale e il Museo della Città di Ravenna, la Galleria Civica di Modena, Palazzo Forti di Verona, la Galleria Civica d’arte Contemporanea di Trento, La Loggetta Lombardesca di Ravenna, il Palazzo Comunale di Salò, il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, il Teatro Farnese di Parma, Palazzo Sarcinelli di Conegliano, il Castello di Masnago a Varese, La Civica Galleria d’Arte Contemporanea di Lissone, il Museo Bocchi di Parma, il Museo Palazzo de’ Mayo di Chieti, il Macro di Roma.
Muore a Roma il 31 gennaio 2015.

Inaugurazione: lunedì 30 maggio 2016, ore 18.00
Accademia nazionale di San Luca,
piazza Accademia di S. Luca, 77. Roma.
tel.06.6790324
fino al 1° ottobre 2016

ingresso libero

mostra a cura di Fabrizio D’Amico

comitato scientifico: Marcella Bendini, Fabrizio D’Amico, Carlo Lorenzetti, Francesco Moschini, Rosalba Zuccaro.

catalogo: edizioni Lubrina, Bergamo

Festival Biblico: grandi Eventi a Padova

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A PADOVA VIGANÒ, CURI E UN GRANDE CONCERTO PER LA PACE
LA QUARTA EDIZIONE DEL FESTIVAL DAL 19 AL 27 MAGGIO

La quarta edizione del Festival Biblico a Padova prende il via il 19 maggio e si allunga fino al 27 maggio, declinando il tema “Giustizia e pace si baceranno” con eventi dedicati al dialogo e all’integrazione attraverso i linguaggi dell’Arte e della Comunicazione.

L’impegno di papa Francesco sui temi della Pace e della giustizia sarà poi l’oggetto della conversazione tra mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, e il filosofo Umberto Curi che si terrà allo studio teologico della basilica di S. Antonio il 20 maggio alle ore 16.00. Una proposta rivolta soprattutto ai giovani, che animeranno i social network con i contenuti dell’incontro. Sempre venerdì 20 maggio alle 18.00 alla Libreria San Paolo – Gregoriana il teologo Carlo Broccardo terrà la conversazione“Tra gratuità e scaltrezza, Le parabole della misericordia di Luca 15-16”. Lo sguardo inedito di un biblista sulle “parabole della misericordia” a partire dall’abbraccio accogliente che un padre riserva al figlio restituito alla vita. Tra le curiosità, sabato 21 maggio alle ore18.00, sempre presso la Libreria San Paolo – Gregoriana Brunetto Salvarani presenta il suo particolare libro “La Bibbia di De Andrè”. Tra biografia e scelte artistiche del noto cantautore genovese affiorano domande sulla religione e temi biblici. Brunetto Salvarani le ha intercettate e le ripropone tra le note di uno dei musicisti più popolari nel panorama padovano, Alessandro Modenese.

L’evento clou dell’edizione padovana del Festival sarà “Seeds of Peace”, concerto di pace e dialogo tra le religioni, il 25 maggio alle ore20.45 al Teatro Verdi di Padova. Al concerto parteciperanno tre donne appartenenti alle principali religioni monoteiste: Evelina Meghnagi(di religione ebraica), Sakina Al Azami (musulmana, accompagnata dal maestro Jamal Ouassini) e Patrizia Laquidara (di religione cristiana), alla presenza delle principali autorità religiose e civili della città. Sul palcoscenico salirà inoltre l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta. La direzione artistica è affidata, così come la direzione d’orchestra, al Maestro Diego Basso. «È la nostra risposta alla violenza del terrorismo – spiega don Marco Sanavio, organizzatore dell’edizione padovana del Festival – e un invito al dialogo tra fedi e provenienze diverse che dalle espressioni artistiche può trasferirsi anche nella dimensione del quotidiano».