Festival Biblico: grandi Eventi a Rovigo

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DA AGNESE MORO A DACIA MARAINI, A ROVIGO PROTAGONISTE LE GRANDI DONNE
ATTUALITÀ, MUSICA E TEATRO PER LA TERZA EDIZIONE DEL FESTIVAL DAL 20 AL 22 MAGGIO


Rovigo
– Per omaggiare Giustizia e Pace, due volti, due valori, due parole femminili – sceglie proprio le donne come protagoniste della terza edizione del Festival Biblico che si terrà dal 20 al 22 maggio nel cuore della città. Donne forti, donne impegnate, donne con un’intelligenza e un’umanità che potranno cambiare la Storia. A Rovigo se ne potranno ascoltare le voci e i racconti, le professioni e il pensiero, l’arte e il perdono.

Tra le ospiti ci saranno Donatella di Cesare, filosofa e opinionista de Il Corriere della Sera che al Festival – assieme a Enrico Berti, lume della filosofia in Italia – porterà una intensa riflessione filosofica, etica e politica sulle dimensioni del bene e del male, a partire dalle considerazioni di Annah Arendt, autrice de La banalità del male, e di Martha Nussbaum, La fragilità del bene (venerdì 20 maggio alle ore 18.00, Salone del Grano della camera di Commercio); Dacia Maraini, amata scrittrice, offrirà un dialogo tra scienza e bellezza insieme allo scrittore e genetista Guido Barbujani (sabato 21 maggio ore 18.00 Sala del Grano della Camera di Commercio). La domanda da cui prende spunto il dialogo è delle più difficili: gli attuali studi genetici cosa possono affermare sulla predisposizione etica dell’uomo? Siamo liberi o condizionati geneticamente di fronte alla vita?. Alle 21.00 Dacia Maraini sarà protagonista anche al Teatro Sociale con lo spettacolo “I digiuni di Catarina”. Grande attesa per la conversazione sulla figura di Suor Maria Teresilla Barillà tra Daniela De Robert, giornalista e componente del collegio del Garante nazionale dei detenuti, Agnese Moro, giornalista e figlia del noto statista ucciso e Mariagrazia Comparini, esperta di spiritualità (domenica 22 maggio alle ore 16.00 Sala Arazzi dell’Accademia dei Concordi). Suor Maria Teresilla Barillà, una Serva di Maria Riparatrice, ha incarnato la voce del perdono laddove l’odio gridava più forte. Una conversazione sulla vita di questa consacrata, trascorsa nella spola tra terroristi, politici, magistrati e familiari delle vittime nel cuore delle vicende degli anni di piombo.

Non mancheranno gli appuntamenti di musica e teatro per dare espressione a un Festival Biblico che da sempre ha fatto propri molti linguaggi culturali. A Rovigo si apriranno pagine immense della letteratura mondiale, tra cui, quelle de “La leggenda del grande Inquisitore” di F. M.Dostoevskij. Perdono, giustizia e scandalo saranno i fili conduttori di una trama letteraria che vedrà intrecciarsi diverse arti e voci con la messa in scena dell’opera con la compagnia teatrale Teatro Insieme Sarzano; il commento e la presentazione di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio, ucciso nel 1979; la musica del compositore Arvo Pärt orchestrata dal Conservatorio F. Venezze di Rovigo e i disegni su sabbia, sand art, eseguiti da Nadia Ischia della Compagnia delle Nuvole. (L’evento si svolgerà in piazza Matteotti, venerdì 20 maggio alle ore 21.00 con ingresso libero). Si rivivranno poi le emozioni cinematografiche trasposte in teatro con “Train de Vie. Un treno per vivere”(domenica 22 maggio alle ore 21.00 piazza Matteotti), mentre la musica sarà protagonista con le più belle canzoni di pace con “Rock, Soul and Smile” in una serata (sabato 21 maggio ore 22.00 piazza Matteotti) che vede ospiti Marco e Pippo (unico duo che è un trio), Motel Siffreddi (rock band), Tener Duende (funky pop band), Grace (rock band). Tra gli eventi da segnalare di grande attualità: “Gesù è più forte della camorra” (Sabato 21 maggio alle 16.30 a Palazzo Roncale) con il sacerdote Aniello Manganiello ex parroco di Scampia, fondatore dell’associazione “Ultimi” e scrittore, da sempre impegnato contro la cultura della camorra, e la tavola rotonda con il giornalista e vaticanista autore del libro-intervista a Papa Francesco, Andrea Tornielli e con Elias Nimeh Lahham Maroun, patriarcale in Giordania (domenica 22 maggio alle ore 18.00 Salone del Grano – Camera di Commercio).

Festival Biblico: grandi Eventi a Trento

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JEAN LUIS SKA, GIANFRANCO CEREA E FABIO VETTORI OSPITI AL FESTIVAL BIBLICO DI TRENTO
FINO AL 22 MAGGIO, LA SECONDA EDIZIONE TRA ATTUALITÀ E EVENTI ORIGINALI

Alla sua seconda edizione, il Festival Biblico a Trento mantiene lo stile che lo ha caratterizzato lo scorso anno: un numero contenuto di appuntamenti ma di qualità, tante collaborazioni e la voglia di spaziare attraverso diversi linguaggi e modalità espressive. Il Festival sarà anche l’occasione per valorizzare gli spazi del nuovo Polo Culturale Diocesano “Vigilianum”, simbolo della cultura in dialogo con le istanze del mondo contemporaneo. Qui si svolgerà, non a caso, uno degli eventi clou della rassegna, il confronto fra il biblista Jean Luis Ska e l’economista Gianfranco Cerea sul tema “Quale giustizia per il nostro tempo?” (venerdì 20 maggio ore 20.30).

Tanti gli eventi originali come l’incontro ‘A tavola!’ con i sapori e gli odori dei cibi biblici accompagnati dalla parola del biblista don Stefano Zeni (venerdì 20 maggio ore 19.00 al Vigilianum) e, per i più piccoli, la possibilità di partecipare al laboratorio creativo con Fabio Vettori e le sue famosissime formichine (sabato 21 maggio a partire dalle ore 15.00). Per i più coraggiosi invece, l’incontro fra la Pace e la giustizia richiederà anche un po’ di fatica. Sveglia all’alba e partenza alle 4.00 del mattino attraverso le fortificazioni della Prima Guerra Mondiale, appena sopra Trento, per aspettare l’alba sul monte Cimirlo. Una camminata verso il sorgere del sole che può unire credenti e cercatori di Dio nell’invocazione della “Pace per questa terra”. Per ristorare gli ardimentosi il gruppo scout FSE Pergine 1 offrirà la colazione e indicherà il cammino (sabato 21 maggio).

Il Festival a Trento si concluderà con una serata in cui diverse confessioni cristiane si daranno staffetta per illuminare il testo biblico attraverso il contributo della propria tradizione e della propria sensibilità. Domenica 22 maggio si inizierà alle 18.00 con i corali della tradizione Evangelica e poi, a ogni ora, seguirà un nuovo appuntamento. Un viaggio nel mondo della tradizione Ortodossa e quella Etiope, l’ascolto della Parola nei musical, e, per finire, alle 22.00, nella Cattedrale di Trento, un percorso alla scoperta degli animali nascosti nella pietra. Il loro simbolismo e il loro mistero sarà svelato da don Lodovico Maule, Decano del Capitolo della Cattedrale.

“La Bibbia non si rivolge a profeti o sacerdoti ma a tutti, al popolo, e per questo è capace di lasciare le sue tracce all’interno della concretezza della cultura: cinema, arte, letteratura, fumetto. Non si tratta di cercare in film o romanzi a soggetto religioso ma piuttosto di scoprirne la presenza nascosta e potente, capace di provocare gli uomini di ogni tempo, anche nei luoghi più impensati – spiega Leonardo Paris, direttore dell’Ufficio Diocesano Cultura e Università – e d’altronde la domanda di giustizia, rivolta a Dio, agli uomini o a se stessi, non è qualcosa di astratto, ma attraversa le nostre società e la nostra cultura, talvolta in modo urlato, talvolta in modo ironico. Non si tratta di una domanda eludibile”.

Il Camp Jeep torna dal 2 al 5 Giugno a Barcellona

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Buzzoole
Ogni anno Jeep organizza il Camp Jeep: un raduno che non è solo tra i detentori di auto del famoso marchio Jeep ma anche un vero evento unico ed irripetibile. Adatto sia a coloro che amano il brand Jeep e che quotidianamente affrontano l’off-road, ma anche agli appassionati del brand che guidano la propria Jeep in contesto urbano e che amano attività outdoor e il contatto con la natura.

L’appuntamento Camp Jeep per questo 2016 è previsto dal 2 al 5 Giugno a Barcellona! Qui potete vedere tutti i dettagli guardando l’evento su facebook.

Per i dettagli della tappa, per dettagli biglietto e maggiori info potete subito consultare il Jeep Owners Group.

 

11752624_798372176948012_757368017060087079_nQuest’anno, l’evento ha una rilevanza particolare in quanto proprio nel 2016 cade il 75° Anniversario di Jeep. Sarà un evento unico ed irripetibile che non potete assolutamente farvi sfuggire! L’evento, gestito dal JOG (Jeep Owners Group), unico club ufficiale del marchio già attivo in 17 Paesi dell’area EMEA, l’anno scorso ha visto la presenza di quasi 2.000 partecipanti provenienti da 25 nazioni e di circa 350 4×4 yankee. Quest’anno se ne prevedono molti di più, data la sua cadenza in concomitanza sia con l’anniversario del brand che con il ponte del 2 giugno, che permetterà anche a molti italiani di prenderne parte.

Potete guardare in questo video cosa succede!

Ecco il programma:

1° GIORNO:

Pomeriggio :

Dalle ore 14.00 – Apertura Camp Jeep®
Jeep® activities
(Accesso libero)

Sera

Cocktail di Benvenuto

2° GIORNO:

Giorno :

Rotazione dei gruppi

  • Jeep® activities
  • Attività extra

Sera :

  • Cinema all’aperto

3° GIORNO:

Giorno :

Rotazione dei gruppi

  • Jeep® Activities
  • Attività extra

Sera :

  • Concerto a sorpresa

4° GIORNO:

Mattina :

  • Jeep® Activities
    (Accesso libero)
  • Itinerari individuali

Pomeriggio :

  • Trasmissione del Moto GP
    (Accesso libero)
  • Termine dei programmi

La coesione e le sue “contaminazioni culturali”: spettacoli, concerti, libri, documentari

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Numerosi eventi, tutti gratuiti, affiancano i dibattiti dei Social Cohesion Days e parlano della coesione sociale per immagini, musica e narrazioni: dallo spettacolo teatrale “Potevo essere io” di Renata Ciaravino, interpretato da Arianna Scommegna, astro nascente del teatro italiano, al concerto del violinista siriano Alaa Arsheed, fino all’ultimo libro di Alessandro Leogrande. Chiude il festival l’anteprima nazionale del documentario “Lampedusa in Winter” di Jakob Brossmann

Un programma artistico eclettico arricchisce il cuore dei dibattiti del Festival Internazionale della Coesione Sociale. Dal 26 al 28 maggio Reggio Emilia declina il tema della coesione sociale attraverso le varie forme dell’espressione artistica e culturale, individuale e collettiva. Un viaggio ricco e sorprendente che mette in mostra, in musica e in scena i diversi volti di una realtà complessa.

Si comincia giovedì 26 maggio alle 21 (Teatro Cavallerizza) con lo spettacolo teatrale “Potevo essere io” di Renata Ciaravino, interpretato da Arianna Scommegna. E’ il racconto di una bambina e di un bambino che tra gli anni ’70 e gli ’80 diventano grandi partendo dallo stesso cortile alla periferia nord di Milano. Bambini che giocavano in cortile a lanciarsi palloncini con dentro le lamette, i genitori “terroni”, le mamme che facevano le pulizie negli ospedali. Le ragazze che al parco si sputavano in faccia dopo essersi tirate i capelli in una piscina comunale. I ragazzi che facevano la tangenziale contromano per scommessa. Quei bambini e ragazzi poi sono cresciuti: ognuno a procedere alla cieca cercando di salvarsi. Ma cosa ci fa salvare? E se uno si salva, veramente si è salvato? Cosa ci fa andare da una parte o dall’altra? Quante volte abbiamo detto: “potevo essere io, e invece, poi, no”? Lo spettacolo è un monologo tragicomico di grande impatto emotivo, con una protagonista che, come un vero ciclone, rapisce il pubblico con la sua energia e non lo lascia mai solo.

C’è una linea immaginaria eppure realissima, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico, liberale e civilizzato, e il Sud, povero, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico. Alessandro Leogrande venerdì 27 maggio alle 20 presenta il suo libro “La frontiera”, edito da Feltrinelli (Chiostro del Marmi, Musei Civici): porta il pubblico a bordo delle navi dell’operazione Mare Nostrum e pesca le parole dai fondali marini in cui stanno incastrate e nascoste. Lo porta a conoscere trafficanti e baby-scafisti, insieme alle storie dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo al largo di Lampedusa; ricostruisce la storia degli eritrei, popolo tra i popoli forzati alla migrazione da una feroce dittatura, causata anche dal colonialismo italiano; racconta l’altra frontiera, quella greca, quella di Alba Dorata e di Patrasso, e poi l’altra ancora, quella dei Balcani; introduce in una Libia esplosa e devastata, fa entrare dentro i Cie italiani e i loro soprusi, nella violenza della periferia romana e in quella nascosta nelle nostre anime.

La serata prosegue con un dialogo e un concerto: a prendere la “parola” è un musicista in fuga dalla sua patria, la Siria. Alaa Arsheedha 30 anni, un violino e il passaporto di un Paese che non c’è più. Si esibisce alle 21.30 al Teatro Cavallerizza con la Adovabadan jazz band in un concerto dove le roventi ritmiche dello swing anni venti incontrano le arabesche melodie del Medio Oriente, a prova che l’arte e la musica danzano sopra i confini. Alaa Arsheed quando ha lasciato la Siria, pochi mesi dopo l’inizio della titanica quanto disperata rivolta contro Assad, sognava di tornare presto a casa per ricominciare a suonare e dar lezioni di musica ai bambini; adesso si sente come Orfeo che per sottrarre agli inferi il suo passato non deve mai voltarsi indietro. La storia di Alaa è quella di una generazione di siriani che quattro anni fa ebbe l’ardire d’immaginarsi rivoluzionaria: giovani colti, liberal, borghesi, sufficientemente audaci da sfidare il silenzio dei genitori terrorizzati dal regime ma non abbastanza per sopravvivere al tiro incrociato di Damasco e della follia islamista. Oggi è un fantasma apolide, epigono di un ex paese sepolto sotto una guerra da almeno 250 mila vittime e oltre 5 milioni di profughi.

Il festival si chiude sabato 28 maggio alle 21 con una proiezione in anteprima nazionale del documentario “Lampedusa in winter” di Jakob Brossmann. È inverno. Lampedusa, «l’isola dei rifugiati», ha un’aria desolata. I turisti se ne sono andati e gli immigrati ancora rimasti lottano per essere trasferiti sul continente. Dato che il vecchio traghetto che collegava l’isola con la terraferma è bruciato, il sindaco Giusi Nicolini e i pescatori stanno cercando un’altra imbarcazione. Il trasporto dei rifugiati avviene infine per via aerea, mentre i pescatori occupano il porto in segno di protesta. Ora Lampedusa è isolata. Le scorte di cibo si stanno esaurendo e i manifestanti cominciano a litigare tra loro. Una piccola comunità ai confini d’Europa e la sua strenua lotta per la solidarietà con i rifugiati africani. Un film a basso costo (113mila euro), indipendente, realizzato da un team di 6 persone, regista compreso. Due inverni vissuti a Lampedusa per documentare, in punta di piedi e con grande sensibilità, come vivono gli abitanti dell’isola più citata ma meno raccontata da stampa e tv italiana ed europea.

Le politiche della felicità: da Benjamin Radcliff e François Bourguignon al ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion Days, dal 26 al 28 maggio a Reggio Emilia

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Le politiche della felicità: da Benjamin Radcliff e François Bourguignon al ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion Days, dal 26 al 28 maggio a Reggio Emilia
Le politiche della felicità: da Benjamin Radcliff e François Bourguignon al
ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion Days, dal 26 al 28 maggio a Reggio EmiliaAccoglienza, disuguaglianze, reddito minimo, qualità e innovazione nei servizi educativi, ma anche indennità di accompagnamento e media education: sono numerosi e concreti i temi al centro dei “Social Cohesion Days”, il festival internazionale della coesione sociale, dal 26 al 28 maggio a Reggio Emilia. Tre giornate di confronto e oltre 20 appuntamenti sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell’economia, della politica: dal ministro Giuliano Poletti a Benjamin Radcliff e Alexander Pacek, da Romano Prodi a François Bourguignon

Quattro milioni e 102mila persone residenti in Italia, pari al 6,8% dell’intera popolazione del Paese, vivono in condizioni di povertà assoluta, ovvero un milione e 470mila famiglie (dati Istat). Sempre secondo l’Istat gli over 65 in Italia sono il 21,7 % della popolazione, con un indice di vecchiaia in costante aumento e pari al 157,7: questo equivale a dire che ci sono 157,7 anziani ogni 100 minori con un’età compresa fra gli 0 e i 14 anni.
Un paese sempre più povero e vecchio, dunque, dove i minori sono in calo e non se la passano bene: l’Italia risulta agli ultimi posti della classifica dei paesi OCSE in tutti gli indicatori di benessere dell’infanzia; è tra i paesi con il tasso di povertà infantile più elevato: il 17% della popolazione minorile, pari a 1.750.000 minori, vive sotto la soglia di povertà (dati Unicef).
Gli stranieri residenti in Italia sono 5.014.437 e rappresentano l’8,2% della popolazione residente (dati Istat 2015); sono 153.842 gli stranieri soccorsi o sbarcati sulle nostre coste alla data del 31 dicembre 2015 (fonte Ministero dell’Interno), il 9% in meno rispetto al 2014, con 170.100 persone sbarcate.

Ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello nazionale ed europeo: è questo l’obiettivo delle politiche di coesione, le principali politiche di investimento dell’Unione Europea. In che modo? Sostenendo la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, l’investimento nelle politiche per l’infanzia, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Dal 26 al 28 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questi temi con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua seconda edizione: oltre 20 appuntamenti – tutti gratuiti – tra conferenze, tavole rotonde, spettacoli, proiezioni, concerti. Protagonisti i grandi nomi dell’economia e della politica internazionale: il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, gli economisti Benjamin Radcliff e Alexander Pacek, Romano Prodi, François Bourguignon.

L’iniziativa è promossa da tre organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia, Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la seconda edizione dell’evento come citta? che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.

La “Politica della Felicità” è il tema di apertura: Benjamin Radcliff, politologo dell’University of Notre Dame, Stati Uniti, e Alexander Pacek della Texas A&M University si confrontano sulla relazione tra le politiche pubbliche e la felicità umana all’interno delle democrazie industrializzate (giovedì 26 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiude il festival un dialogo su “Disuguaglianza, democrazia e coesione sociale” tra Romano Prodi, fondatore e presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e François Bourguignon, ex capo economista della Banca Mondiale (sabato 28 maggio, Teatro Cavallerizza). Tra i due eventi altri 20 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti – Riccardo Iacona, Ferruccio De Bortoli, Gad Lerner – con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: immigrazione, inclusione sociale, istruzione, media education, infanzia, integrazione europea.

“I Social Cohesion Days sono l’espressione collettiva di chi crede che la coesione sociale non possa essere costruita dall’alto o dal basso, ma debba essere un processo circolare in grado di coinvolgere tutti” – sottolinea  Raul Cavalli, portavoce del Comitato Promotore del festival, che precisa: – “Da qui la necessità di costruire delle infrastrutture che consentano di rendere protagonisti i cittadini che si organizzano e si attivano dinamicamente per determinare una società migliore, ricreando così un patto tra le generazioni e – guardando più in grande – tra gli Stati e i loro cittadini”.

La seconda edizione del festival è stata ufficializzata nel febbraio scorso a Roma in una sede d’eccezione: il meeting di Confindustria con Papa Francesco, che ha riunito per la prima volta le imprese italiane in Vaticano. Settemila imprenditori hanno incontrato Papa Francesco per celebrare il “Giubileo dell’Industria”, dove è intervenuto anche Raul Cavalli in qualità di presidente della Fondazione Easy Care che, ricordando l’appuntamento con il festival, ha sottolineato: “Basta con la tirannia del Pil, bisogna investire in settori che possano creare nella società civile un senso di appartenenza”.

Il festival tiene a battesimo un’iniziativa unica in Europa: l’Osservatorio Internazionale sulla coesione e inclusione sociale (OCIS), che viene presentato giovedì 26 maggio alle 11.30 nel corso dell’incontro “La realtà attraverso i dati”, introdotto da Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa. Partendo dal presupposto che la coesione sociale è anche il prodotto di politiche pubbliche inclusive e volte alla promozione del bene comune, l’Osservatorio si propone l’obiettivo di essere un laboratorio di idee e proposte per il rafforzamento della coesione sociale in Italia e all’estero e di fornire utili strumenti di conoscenza circa la genesi, lo sviluppo e il consolidamento della coesione sociale nelle comunità politiche e sociali contemporanee.
Inoltre viene presentata una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 60 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l’erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili ed innovative.

I Social Cohesion Days hanno ricevuto il patrocinio di: Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, UNICEF, Consiglio d’Europa, Parlamento Europeo, Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Emilia Romagna e Fondazione Cariplo.
Main sponsor della manifestazione è Gruppo ITAS, gli official sponsor sono SCA Group e Stop&go.

Il programma completo su: www.socialcohesiondays.com

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Festival Biblico: grandi Eventi a Verona

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DAOUD NASSAR (TENDA DELLE NAZIONI), SHAI DORON E TORNIELLI TRA GLI OSPITI DI VERONA
DALLE TAVOLE INTERRELIGIOSE AI PIATTI BIBLICI, BEN 30 GLI EVENTI DELLA QUINTA EDIZIONE

Giustizia e pace. Ma anche misericordia. Valori, doni, dimensioni che ci toccano quotidianamente, ma che sempre più percepiamo come impalpabili e irraggiungibili. E per questo bisognosi di una pluralità di linguaggi che sappia tradurli in un’esperienza viva e concreta. Con questa rinnovata sfida dal 19 al 22 maggio prenderà il via la quinta edizione del Festival Biblico di Verona, una ricca proposta di circa 30 appuntamenti dall’anima creativa e dal taglio attuale, impreziositi dalla presenza di ospiti internazionali. “La quinta edizione veronese della rassegna sulle Sacre Scritture – spiega don Martino Signoretto, referente diocesano del Festival e Vicario Episcopale per la Cultura – si presenta come un ricco buffet di proposte, dal quale ciascun uomo e donna, credente e non, cristiano, ebreo o musulmano, potrà attingere il nutrimento più adatto alle proprie esigenze”.

L’evento di apertura, giovedì 19 maggio alle 18.00 nell’auditorium della Gran Guardia, sarà un’importante tavola rotonda che vedrà confrontarsi sul tema “Il perdono incarcerato – La riconciliazione in carcere” un rappresentante del Ministero della Giustizia, don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, Maria Clara Rossi, docente universitaria di Storia della Chiesa e giuristi del territorio; Margherita Forestan, Garante delle persone private della libertà personale del carcere di Montorio e Arrigo Cavallina, ex brigatista. Nello stesso giorno, sempre nell’Auditorium, alle 20.30, si terrà un grande appuntamento interreligioso dal titolo “..e pace in terra”con Luciano Meir Caro, Rabbino di Ferrara, Mohamed Guerfi, Imam di Verona e mons. Boghos Levon Zekiyan, arcivescovo di Istanbul per la comunità Armeno Cattolica di Turchia. Un dialogo a più voci accompagnato da brani musicali tratti dalle rispettive tradizioni religiose e interpretati da altrettanti cori.

Il dialogo interculturale sarà il grande file rouge anche degli eventi di venerdì 20 maggio. Israele e Palestina, due facce di un conflitto che non trova soluzione. Quale via praticabile oltre la costruzione di un muro? Invitati a portare la propria testimonianza di “ambasciatori di pace” nelle difficili terre del vicino Oriente saranno l’israeliano Shai Doron, direttore del Jerusalem Biblical Zoo, dove palestinesi e israeliani, ebrei e musulmani, lavorano insieme nel comune intento della cura del creato (ore 10.30 Parco Naturale di Pastrengo – Bussolengo), e Daoud Nassar, cristiano palestinese di Betlemme che assieme alla sua famiglia ha trasformato la fattoria di proprietà in una “Tenda delle Nazioni”, per la prima volta in Italia (ore 17.00 Biblioteca Civica Verona).
Tra gli eventi da segnare in agenda sabato 21 maggio alle 15.00, la conversazione con Andrea Tornielli, giornalista e autore del libro – intervista a Papa Francesco “Il nome di Dio è Misericordia”, al Teatro Stimate. Sempre sabato 21 maggio, tra le curiosità, da non perdere la Scuola Campanaria di Verona che farà rintoccare i campanili delle chiese di Santa Maria in Organo alle 16.15 e San Giorgio in Braida alle18.00, mentre da sabato a domenica 22 maggio il Festival Biblico si legherà alla 25ma Festa dei Popoli con l’evento “Non muri ma ponti”, musiche danze e cibi dal mondo. Torna inoltre l’itinerario enogastronomico del Piatto Biblico, che quest’anno vede l’ingresso di quattro nuovi e celebri ristoranti e, tra le novità, un inedito pellegrinaggio nelle chiese in cui sono raffigurati animali biblici, guidato dagli studenti del liceo artistico Nani-Boccioni.

Mille Miglia 2016: il 19 maggio al via la corsa automobilistica più bella del mondo

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Mille Miglia 2016 – 19-22 Maggio

Brescia>Rimini>Roma>Parma>Brescia

La nuova generazione Marzotto pronta a ripercorrere le tappe di famiglia e del leggendario Giannino Marzotto che vinse la gara nel 1950 e 1953

Ancora pochi giorni di attesa e la trentaquattresima edizione rievocativa della Mille Miglia, la corsa che Enzo Ferrari definì “un museo viaggiante unico al mondo” avrà finalmente inizio. 440 auto in gara in rappresentanza di 36 Nazioni di 5 continenti, 63 case automobilistiche, più di 3000 persone coinvolte, un percorso che parte da Brescia e che si snoda per oltre oltre 1.800 km sulle strade italiane e migliaia i volti che saluteranno il passaggio delle macchine ai lati delle strade. Uno spaccato di un’Italia che conserva il sapore di altri tempi.

Tra le Scuderie presenti in gara una spicca su tutte in rappresentanza del Belpaese, si tratta della Scuderia Santa Margherita Gruppo Vinicolo, di proprietà della Famiglia Marzotto, legata a questa competizione da un vittorioso passato ricco di traguardi e gioie. Infatti la gara di auto d’epoca più famosa del mondo è un simbolo e una metafora dello straordinario tragitto della famiglia Marzotto: dei fratelli Vittorio, Umberto, Giannino e Paolo, che negli stessi anni in cui vincevano sui circuiti più leggendari della Mille Miglia, guidavano con immensa dedizione la moderna visione produttiva avviata dal padre Gaetano nel 1935.

Ieri come oggi: a correre quest’anno, e a ripercorrere le tappe che negli anni 50 avevano segnato la storia della famiglia, la nuova generazione Marzotto, rappresentata da Alessandro e Sebastiano Marzotto, sulla mitica
 Lancia Lambda. Quella di esserci oggi, di correre e di mettersi in gioco a distanza di tanti anni è una scelta, una filosofia e di approccio alla vita che riconosce nella gara un simbolo e possiamo dire che questa è una storia di famiglia. Di uomini sempre pronti a sfidare i propri limiti. Di imprenditori che continuano a celebrare il legame tra la sapienza e il territorio, tra la natura e la tecnologia, tra le risorse del nostro paese, lo slancio all’innovazione e la vocazione internazionale.

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha inoltre scelto Miriam Leone come madrina della Scuderia, riconoscendo nella giovane attrice e conduttrice televisiva gli stessi ideali di modernità, grinta e bellezza che da sempre ispirano il Gruppo.

Miriam raggiungerà la il pubblico e la Scuderia il 19 maggio in Piazza della Vittoria a Brescia alle ore 11.30 presso la lounge del Gruppo.

Pablo Echaurren al Museo Nacional de Bellas Artes di Santiago del Cile

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Mostra antologica a cura di Inés Ortega-Márquez
Sotto l’auspicio del Ministero della Cultura del Cile e dell’Ambasciata Italiana in Cile.
Con la collaborazione della Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna e della Fondazione Echaurren Salaris di Roma.

Comunicato Stampa

Molte opere di Pablo Echaurren, recentemente esposte a Roma nella mostra personale intitolata Contropittura, tenuta alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, con l’aggiunta di altre giungono nel paese da cui ha avuto origine la sua famiglia. Il Museo Nacional de Bellas Artes di Santiago del Cile ospita per la prima volta una sua mostra antologica.

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a 18 anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz, che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.
Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio.
In tal senso l’artista si è mosso sempre, da allora fino ad oggi, nel solco della ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressività senza mai adagiarsi sul già fatto.
Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, disegnando illustrazioni, manifesti e copertine, nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra “alto” e “basso”, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo della scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.

Il percorso espositivo, che presenta oltre 110 opere dell’artista – tele, disegni, collage, ceramiche – dagli anni settanta ad oggi, con un’ampia sezione di documentazione, include i lavori d’esordio, acquerelli e smalti di piccole dimensioni che riflettono i miti generazionali (la politica, la musica) e le inclinazioni personali (per le scienze naturali, il collezionismo).
La mostra presenta anche disegni legati all’esperienza dei cosiddetti “Indiani metropolitani” che, nel 1977 a Roma, si sono appropriati dei linguaggi estetici dell’avanguardia artistica per denunciare il mondo illusionistico dei media. In questo ambito appare evidente il desiderio di trasformare l’esclusiva ricerca di Marcel Duchamp in uno strumento a disposizione di tutti, secondo un progetto di collettivizzazione dell’avanguardia storica.
Seguono le tele degli anni ottanta e novanta, in cui irrompe la storia contemporanea (la protesta di piazza Tienanmen e la caduta del muro di Berlino), oppure affiora l’influenza dell’immaginazione precolombiana.
La mostra illustra anche le più recenti «pitture da muro», che creano un nuovo alfabeto simbolico, e una serie di quadri sul sistema dell’arte che rivelano la dimensione critica del lavoro dell’artista.

Catalogo: PABLO ECHAURREN. MAKE ART NOT MONEY
A cura di Inés Ortega-Márquez
Testi di Inés Ortega-Márquez, Arturo Schwarz, Angelandreina Rorro, Claudia Salaris
Editore: Ograma
Pp. 180

Ultimi giorni per la mostra sui Monument’s Men a Mantova

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Chiude il 5 giugno la mostra mantovana della stagione.
Occasione per una esperienza diretta dei fatti di Palmira e non solo.
E per scoprire il nuovo Museo Nazionale Archeologico
che accoglie gli Amanti di Valdaro

Mantova. “Salvare la memoria” è una mostra che tutti dovrebbero vedere e in moltissimo lo hanno già fatto. A Mantova, nella sede del nuovo Museo Nazionale Archeologico, lo si potrà fare solo ancora per 15 giorni, visto che la chiusura fissata per il 5 giugno non potrà essere – come auspicato da più parti – procrastinata.
Ancora solo due settimane per non privarsi della possibilità di immergersi – e il termine è del tutto corretto – in vicende di cronaca che sono diventate Storia. Cronaca e Storia riferite al patrimonio storico artistico, allorché esso, in qualsiasi parte del mondo, viene drammaticamente colpito. Sia per cause naturali, terremoti, alluvioni, smottamenti, sia a motivo di folli scelte umane, come accade per guerre o, peggio, per distruzioni motivate da interessi economici.
E’ una mostra di denuncia ma anche di speranza, perché testimonia come, ovunque nel mondo e in casa nostra, donne e uomini si impegnino, nel silenzio, a ricomporre ciò che i loro simili o la natura hanno violato. Per garantire futuro al passato e per conservare radici all’umanità.
Non è un caso se questa importantissima mostra sia stata dedicata all’uomo che ha perso la vita per salvare Palmira dalla furia dell’Isis. E proprio dalla città Patrimonio dell’Umanità, oltre che spettacolari immagini come quelle del documentario di Federico Fazzuoli ed Elisa Greco“Palmira: la meraviglia del deserto”, giunge uno dei gioielli di questa mostra, il potente volto di un antico sacerdote: una scultura del II-III secolo appartenuta alla collezione Zeri, ora nei Musei Vaticani, proveniente proprio dal sito siriano.
Elena Maria Menotti e Sandrina Bandera hanno concentrato in questo imperdibile percorso espositivo, immagini, storie, reperti, testimonianze di eventi di casa nostra e del mondo. Per documentare, certo. Ma anche per condurre il visitatore “dentro” le vicende descritte. A questo provvedono le due “stanze dei suoni”, una dedicata alla guerra e l’altra al terremoto, che trasmettono l’eco delle sensazioni di chi ha vissuto le angosce dei bombardamenti aerei notturni e di chi ha subìto il trauma di un sisma.
Emozionano in mostra i filmati realizzati dal regista Cristiano Barbarossa, che raccontano i fatti e i personaggi che hanno interessato il salvataggio della memoria sia in caso di conflitti sia in caso di calamità naturali, permettendoci di rivivere momenti terribili come il crollo delle volte della basilica di San Francesco ad Assisi e il terremoto dell’Aquila, o quelli immediatamente precedenti allo scoppio della guerra in Iraq nel 2003.
Ad approfondire i temi illustrati dalla mostra sono le visite guidate e le Conferenze del giovedì (dal 7 aprile al 26 maggio) curate da Elena Maria Menotti, momenti d’incontro e con esperti di rilevanza nazionale e internazionale. Proprio per non privare nessuno di questa opportunità di approfondimento, le Conferenze del Giovedì sono ad ingresso gratuito, a cura della Società per il Palazzo Ducale di Mantova in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia e grazie al contributo del Comune di Mantova.
Ma Salvare la memoria è anche l’occasione, da lungo tempo attesa, di ammirare un luogo che si aggiunge alle molte attrattive di Mantova. Sono gli spazi destinati a completare il Museo Archeologico Nazionale. I reperti, già esposti nell’ampia e luminosa sala del piano terra, offrono al visitatore un viaggio tra la Mantua romana, gli insediamenti del territorio precedenti alla sua fondazione, dal Neolitico ai Celti, conducendo a ritroso sino alle testimonianze della antica origine etrusca della città.
La sala che accoglie la mostra esalta l’eccellenza architettonica dell’intero edificio con le sue ampie vetrate affacciate sulla mole del Castello di San Giorgio, reggia dei Gonzaga. Il Museo è infatti ospitato dentro Palazzo Ducale e si affaccia su Piazza Castello verso la Basilica Palatina di Santa Barbara.
La storia dell’edificio ripercorre due secoli di grandezza gonzaghesca, avendo ospitato dal 1549 il Teatro di Corte (commissionato dal cardinale Ercole Gonzaga all’architetto mantovano Giovan Battista Bertani) che ha subìto almeno tre distruzioni, e successive ricostruzioni, avvenute tra il ‘500 ed il ‘600. A fine Ottocento, viene destinato a Mercato dei Bozzoli dall’amministrazione comunale, considerata la necessità di trovare una adeguata sistemazione al commercio del baco da seta (allora ampiamente allevato nelle campagne mantovane); successivamente fu sede del Mercato Ortofrutticolo di Mantova.
In tempi più recenti, il Comune di Mantova, recependo la necessità di istituire uno spazio museale che ospitasse l’ingente patrimonio archeologico di cui è ricco il suo territorio, ha donato l’edificio allo Stato affinché avviasse una importante ristrutturazione per la trasformazione degli spazi nell’attuale Museo Archeologico Nazionale, aperto al pubblico dal 1998.
Il progetto di recupero architettonico del complesso, conclusosi nel 2010 e che oggi si può ammirare, ha realizzato pienamente l’obiettivo di conservare le caratteristiche di continuità architettonica e di contesto di un notevole esempio di architettura paleoindustriale di fine Ottocento, mantenendo l’aspetto esterno originario e la struttura interna a capriate sorretto da pilastri disposti su due file mentre, all’interno, sono stati ricavati tre solai per utilizzare in maniera ottimale gli spazi interni, lasciandoli ampi e luminosi.
Oltre all’esposizione di collezioni di reperti che spaziano dal neolitico e dall’età del bronzo all’epoca etrusca, celtica, romana, medievale e rinascimentale, dal 2014 si possono ammirare all’interno di una teca in cristallo gli “Amanti di Valdaro”, scheletri del neolitico di un uomo e una donna così chiamati perché rinvenuti abbracciati, ritrovati nel 2007 presso Valdaro, località vicina a Mantova.

Maria Luigia, da Imperatrice dei francesi a Duchessa di Parma – Fondazione Magnani Rocca

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L’’età di Maria Luigia, Duchessa di Parma.
Un percorso alla scoperta di Neoclassicismo e Impero

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma

Fra arredi sontuosi e sculture di Canova e Bartolini rivive alla Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, l’epoca di colei che fu Imperatrice dei francesi.
Ad annunciare l’arrivo a Parma di Maria Luigia, moglie di Napoleone I, erano già arrivate da Parigi nel 1815 alcune casse contenenti mobili di eccelsa fattura. Con la Duchessa – l’anno seguente, proprio duecento anni fa – giunsero da Vienna gli incredibili mobili da toilette di Jean-Baptiste-Claude Odiot, con superbi bronzi di Pierre-Philippe Thomire, oltre a importanti sculture e a gioielli di foggia insuperabile. Fu lei stessa, in seguito, a curare personalmente l’ammodernamento degli ambienti di Corte contribuendo a caratterizzare indelebilmente il volto neoclassico della città. I mobili da lei scelti, nel più tipico stile Impero, sono in legno naturale con bronzi dorati, oppure impiallacciati in mogano; quelli in noce sono spesso patinati “a foggia d’acajou”; le commodes e i tavoli coperti di pregiati marmi, fra cui il Carrara.
Un nuovo stile, dunque, che prende il nome dal periodo in cui Napoleone, tra il 1804 e il 1815 è imperatore dei francesi, contraddistinto dalla solennità e maestosità degli arredi, progettati al fine di esaltare la potenza del nuovo regime, dominerà nei salotti buoni della città.
Non è dato sapere se i proprietari della Villa di Mamiano di allora, i marchesi Paulucci, di antica nobiltà forlivese, avessero accolto tali novità in fatto di gusto per il loro Palazzo Nuovo in costruzione dal 1811; risultato dall’ampliamento del complesso secentesco con torre centrale già esistente, divenne, tuttavia, una prestigiosa dimora. Il marchese Francesco Paulucci aveva, quindi, trasformato il parco creandovi viali alberati ed un notevole giardino all’italiana con immancabili siepi di bosso modificando infine anche il caseggiato rustico adiacente per ricavarne un’ampia serra a vetrate atta al ricovero delle piante di agrumi durante la stagione più fredda.
Per rivivere e rievocare i fasti luigini è necessario, indubbiamente, attendere la trasformazione dei saloni del Palazzo ad opera di Luigi Magnani. Fu Mario Praz, noto insegnante di letteratura inglese all’Università La Sapienza di Roma, a trasmettere a Magnani l’amore per lo stile Impero segnalandogli per circa un trentennio pezzi rari e di incomparabile valore, in un dialogo elettivo con pitture e sculture neoclassiche.
Ecco arrivare allora a Mamiano dalla villa di San Donato a Firenze della famiglia Demidoff, una coppa in scaglie di malachite sostenuta da un tronco di palma e tre chimere in bronzo dorato prodotta a Parigi verso il 1807 a firma di Thomire, il più importante cesellatore dell’Impero, noto a Maria Luigia per aver eseguito il mobile da toilette offertole dai parigini e per avere decorato la celebre culla del figlio, re di Roma. La coppa che, oggi, accoglie i visitatori all’entrata della Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca, rievoca un importante fatto storico: fu eseguita per lo zar di Russia Alessandro I e da questi donata a Napoleone in quel breve momento di riappacificazione fra Russia e Francia a seguito del trattato di Tilsitt del 1807. Sempre di Thomire sono i due maestosi flambeaux in bronzo dorato alti tre metri provenienti da un palazzo nobiliare di Vienna che ora impreziosiscono la sala dove è conservato il capolavoro di Goya La famiglia dell’infante don Luis.
Seguendo il filo rosso della storia il visitatore avvertirà le atmosfere di un’epoca in cui Napoleone seppe riconoscere all’arte la funzione primaria di veicolo di diffusione della propria fortuna chiamando presso la sua corte artisti capaci di combinare le esigenze di fasto e maestosità con la ricerca di grazia e levità. I mobili presenti nella collezione Magnani Rocca si ispirano agli antichi fasti egizi, greci e romani: ne sono esempi tipici la méridienne che trionfava a quei tempi tra i sofà, le sedute che presentano la caratteristica unione della gamba anteriore con il supporto del bracciolo, a volte risolto a intaglio scultoreo in forma di leone alato, sfinge o erma, le poltrone-trono riccamente ornate da intagli e rifinite a foglia oro e lo sgabello con le gambe a forma di X simile ai curuli dei magistrati dell’antica Roma tornato in auge anche in ragione del fatto che l’etichetta di corte riservava l’uso delle poltrone alla sola coppia imperiale. Non possono non essere menzionate le commodes che montano caratteristici piedi a plinto fasciato, detti anche a zampa da elefante e i secrètaires con piede a zampa ferina, piano in marmo e cassetti nascosti dietro ante decorate con bronzi dorati. Fra i meubles d’appui interessante il mobile in radica di olmo con piano in marmo nero d’Italia fabbricato da Jacob Desmalter, uno dei più noti ebanisti dell’Impero. Non mancano le consoles con forme strette e allungate; la più importante fu acquistata da Napoleone all’esposizione nazionale di Parigi del 1806 all’Hôtel des Invalides e racchiude nel piano in marmo bianco una cassa armonica. Fra i complementi d’arredo si segnalano gli immancabili guéridons, dalla tipica foggia a tripode, con tre gambe innestate su una predella sostenuta da piedi ferini, e l’athénienne a uso giardiniera. Anche l’arpa che, da semplice strumento musicale, si arricchisce di valenze di alta ebanisteria tanto da poter essere considerata a tutti gli effetti un elemento d’arredo, come già all’epoca di Maria Luigia, perciò considerato immancabile presso le classi più agiate. Così il fortepiano del 1810 a coda in radica di noce fabbricato a Vienna ci riporta ai viaggi della Duchessa nel paese natio e a quel pianoforte di egual foggia quotidianamente suonato dai figli di lei e del conte Adam von Neipperg, suo secondo marito.
Se vittorie alate, animali e sfingi in bronzo popolano ogni singolo oggetto, sono l’armonia e la lievità a caratterizzare le sculture di Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, entrambi artisti legati alla storia dell’Impero. É grazie a queste che rivivono, idealmente, gli amori e gli affetti più cari alla nostra Duchessa; laddove Canova celebra il matrimonio fra Napoleone e Maria Luigia nel 1810 con la superba opera a lei dedicata in veste di Concordia, Bartolini commemora, nel 1829, la morte del suo più grande amore, il conte Neipperg, con il sepolcro marmoreo oggi nella Basilica di Santa Maria della Steccata di Parma. Due carriere artistiche, quelle dei due scultori, e due filosofie differenti, con un unico comune denominatore: entrambi ritrarranno Napoleone e i potenti dell’epoca, entrambi saranno amati più in Francia che in patria. Risulta suggestivo, allora, ipotizzare che la rivalità fra i due sia stata volutamente reiterata da Luigi Magnani acquistando la seducente scultura di Bartolini Ninfa del deserto, in qualità di Virtù assalita dal Vizio, abile prova di sintesi fra l’idealismo classico canoviano e l’attenzione al dato di realtà e l’algida Tersicore di Canova, musa della Danza e del canto corico, qui nell’insolita veste di Musa della Poesia lirica. Compiuta verso la fine del 1811, la statua era iniziata nel 1808 come ritratto di Alexandrine Bleschamps, seconda moglie di Lucien Bonaparte, fratello minore di Napoleone. Poiché non vi è alcuna relazione fra la sua fisionomia e quella della testa della statua compiuta nel 1811, si deve supporre che i committenti abbiano fatto cambiare a Canova la testa raffigurante la nobildonna con quella attuale, idealizzata e non riconducibile a un modello specifico. Ultima opera d’arte acquistata dal fondatore poco prima di morire, ci riporta al Salon di Parigi del 1813 in cui la neo-imperatrice Maria Luigia dovette dunque vederla esposta, accanto, però, al ritratto di Josephine, prima consorte e grande amore di Napoleone. Curioso, poi, collocarla, oggi, in dialogo diretto col ritratto eseguito da George Dawe di Maria Pavlovna Romanova, sorella non soltanto dello zar Alessandro I ma anche di Anna, candidata al trono di Francia insieme a Maria Luigia. Solo il diniego della zarina Maria Fëdorovna e l’attività politica del ministro Metternich faranno sì che la scelta cada sulla seconda, convincendo l’imperatore Francesco I a concedere sua figlia al nemico. E fu così che Maria Luigia, educata all’obbedienza, accettò «pazientemente e ragionevolmente la propria sorte».

Fondazione Magnani Rocca
via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Aperto fino all’11 dicembre 2016
Ingresso: € 10,00 valido per le raccolte permanenti e per le mostre in corso – € 5,00 per le scuole.
Informazioni: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Visite guidate su prenotazione (per gruppi).