Festa del Torrone di Cremona Il Tempo: il tema delledizione 2016 Torna la Festa del Torrone a Cremona 9 giorni, da sabato 19 a domenica 27 novembre a Cremona, per innamorarsi follemente di una città attraverso mille iniziative, spettacoli, eventi ed incontri Conto alla rovescia per ledizione 2016 della Festa del Torrone di Cremona. Da sabato 19 a domenica 27 novembre, 9 giorni di festa che trasformeranno Cremona nella capitale europea della gola e del divertimento. Obiettivo della SGP Eventi, confermata come società organizzatrice per le prossime due edizioni, è di superare se stessa e il successo sempre più crescente che negli ultimi anni hanno fatto della festa cremonese uno tra i principali eventi autunnali nel panorama nazionale. Nel 2015 sono state 300mila le presenze in nove giorni, oltre 300 pullman arrivati in città, 500 camper da tutta Italia, ristoranti e locali della città assediati dai visitatori. Si punterà su molte conferme e altrettante novità. Non mancheranno infatti le costruzioni giganti di torrone, la rievocazione del matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e il Torrone d’oro, ad esempio, ma entreranno anche iniziative di carattere storico, di animazione e intrattenimento. Il punto di partenza sarà il tema scelto per il 2016, e cioè Il Tempo. Un connubio apparentemente insolito ma in realtà forte ed azzeccato perché il tempo, come il torrone, è passato e presente, è tradizione, è storia, è un sapere che vive e cresce attraverso il passare degli anni. Ma il tempo è anche futuro, sorpresa, sogno e innovazione, tutte le peculiarità di cui Cremona è ricca grazie proprio al suo prodotto tipico e al mondo produttivo ad esso legato. Gli eventi, gli incontri e le esperienze che si svilupperanno nella festa di questanno saranno quindi allinsegna del tempo, di cui Cremona è in qualche modo simbolo in quanto patria di Jannello Torriani, maestro orologiaio, inventore e genio del 500, cui la città dedicherà una grande mostra nel corso dellautunno e la Festa del Torrone molteplici iniziative. Info su www.festadeltorronecremona.it Facebook: https://www.facebook.com/cremoncino.torroncino |
Fran’s corner
Torna la marcia dei Forti domenica 3 luglio a Folgaria
È la 18^ edizione di una delle marce non competitive più datate del panorama podistico trentino. Cinque percorsi porteranno oltre 1500 marciatori tra le fortezze austro-ungariche dell’altopiano di Folgaria, fino a raggiungere la vetta del monte Maggio. L’evento assume particolare importanza nella ricorrenza del Centenario della Grande Guerra
Si tratta di una marcia non competitiva strutturata su cinque percorsi, di 42, 31, 20, 12 e8 km. L’appuntamento è per domenica 3 luglio, nel centro di Folgaria. Fin dalle prime ore del mattino apriranno i tavoli delle iscrizioni e alle ore 8.00 la gran massa dei marciatori, accompagnati dalle note della Banda della Magnifica Comunità di Folgaria attraverserà il centro abitato per distribuirsi sui cinque percorsi che propone la manifestazione: 8 e 12 km per i meno allenati, 20 e 31 km per coloro che hanno una preparazione discreta e 42 km per coloro che la montagna la macinano a gambe levate.
La Marcia dei Forti, che quest’anno celebra la sua 18^ edizione, è erede della blasonata Marcia delle Nazioni che negli anni Settanta convogliava migliaia di marciatori da Folgaria ad Asiago, lungo un percorso di 50 km. Alla Marcia delle Nazioni, che aveva un respiro internazionale, ha fatto successivamente seguito laMarcia degli Altipiani (che coinvolgeva anche i vicini altipiani di Lavarone e
Luserna) per diventare infine Marcia dei Forti, una marcia circoscritta all’altopiano di Folgaria, strutturata appunto in cinque percorsi, adatti dunque a tutte le gambe, tali da permettere – ai marciatori più tenaci – di visitare i forti austro-ungarici di Dosso delle Somme (Serrada), Cherle e Sommo Alto. Valida per i concorsi FIASP, IVV, Piede Alato, Gamba d’Argento, Quattro Passi nel Trentino. La Marcia, proposta dall’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra in collaborazione con il Comitato Manifestazioni Altipiani, è una delle ultime marce «storiche» che hanno contraddistinto il panorama trentino negli ultimi quarant’anni.
SABATO 2 LUGLIO: IL PROLOGO NEL CENTRO DI FOLGARIA
Come da tradizione la Marcia dei Forti ha un prologo, la sera precedente la sua effettuazione, nel centro di Folgaria. Nella centrale piazza G. Marconi, alle ore 20.00, è prevista infatti la sfilata di benvenuto delle Associazioni locali, accompagnate dallaBanda musicale della Magnifica Comunità. Seguono i saluti delle autorità locali e l’apertura ufficiale della manifestazione.
DOMENICA 3 LUGLIO: LA MARCIA
Domenica a partire dalle 7.00, apertura dei tavoli delle iscrizioni, alle 7.45 lapunzonatura obbligatoria e poi, alle 8.00, il via ufficiale, con la massa di marciatori che sarà accompagnata dalla Banda musicale fino al limite dell’abitato, da dove si distribuiranno sui vari percorsi. I marciatori avranno poi tempo tutta la giornata per completare i percorsi: la chiusura degli arrivi è infatti fissata per le ore 16.00.
Per info: Azienda per il Turismo Alpe Cimbra-tel. 0464 724100 – info@alpecimbra.it
Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietra
Distretto Artistico 798 sbarca a Roma. Per la prima volta in Italia l’avanguardia cinese: Beijing 798
in collaborazione con RomExpo
l’avanguardia artistica cinese
Ingresso libero
Villa Celimontana – Società Geografica Nazionale, Palazzina Mattei via della Navicella n.2 (Roma)
I Nabis, Gauguin e la pittura italiana a Palazzo Roverella
Da mare a mare, anzi da Oceano a Laguna, lungo percorsi che si sono dipanati, intrecciati, fusi in giro per tutta lEuropa. Questa è la grande avventura darte che descrive laffascinante mostra che Giandomenico Romanelli ha deciso, su invito della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di raccontare al pubblico di Palazzo Roverella, a partire dal 17 settembre 2016.
Già il titolo I Nabis, Gauguin e la pittura italiana davanguardia offre lidea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. E non solo nel campo dellarte.
Un centinaio di opere, molte conosciute, altre da scoprire, quattro grandi isole e tanto, tanto colore. Sarà una mostra di emozioni. E di storie intense. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dellacqua e degli elementi naturali.
A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, lolandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità internazionale di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano ispirazione dal paesaggio e dalle loro comuni esperienze e riflessioni.
Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nellarte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa allessenziale. Profeti di un nuovo che attingeva ad un primigenio, allessenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura essi cercavano anche di coglierne i significati simbolici nascosti.
Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dellesotismo assai in voga nell’Europa di fine Ottocento. Confluì in varie correnti artistiche e ne influenzò nascita e caratteri.
Su tutti spicca l’esperienza parigina dei Profeti, o meglio Nabis, dallantico ebraico. Fu una stagione straordinaria: essa segnò davvero la nascita dell’arte moderna. Liberi dal naturalismo e dalla ‘imitazione’ della realtà, i Nabis crearono un linguaggio pittorico nuovo: colori intensi, profili marcati, rinuncia al dettaglio, esplosione di emozioni violente. Sarà una pittura sintetica ed elementare, frutto di una semplificazione fino all’essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro). Da questa visione uscirà l’esperienza dei Fauves e via via sino allArt Nouveau, all’Espressionismo e allastrazione.
Questi stimoli innovativi contaminarono lEuropa, senza tralasciare lItalia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte di questa magnifica rassegna.
La stagione bretone dellarte italiana tra gli anni 80 dellOttocento e i primi decenni del secolo successivo è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione.
Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a PontAven.
Non a caso la rassegna continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, straordinario campo di forze, di polarita, di tensioni, di urgenze e di riflessioni. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’ Pesaro.
Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi dinferno di un manicomio di provincia.
Eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicita è purezza primigenia e insieme ingenuita, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile.
L’ultima parte della rassegna è un grande capitolo dedicato agli eredi di questo universo artistico. Il Sintetismo, calato nella nuova sensibilità borghese e moderna grazie a protagonisti come Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton (presenti in mostra con celebri capolavori), vive una stagione straordinaria anche in Italia: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di SanPietro, Mario Cavaglieri.
Sarà una scoperta per molti poter leggere sotto una nuova luce e grazie a un insolito e rivelatore punto di vista opere e artisti in grado di affacciarsi senza complessi d’inferiorità sul palcoscenico dell’arte mondiale in anni di rivoluzionarie esperienze culturali e morali.
Info: www.palazzoroverella.com
“Picasso. L’opera ultima” alla Fondation Pierre Gianadda
In omaggio a Jacqueline Picasso scomparsa trent’anni fa, il 15 ottobre 1986, la Fondation
Pierre Gianadda presenta un insieme eccezionale di dipinti, incisioni, linoleografie,
ceramiche e sculture, che mettono in luce l’opera tarda di Picasso. Tanto affascinanti quanto
sorprendenti, gli ultimi vent’anni della carriera dell’artista sono un inno all’amore, alla vita e
alla creazione. Questa esposizione mostra fino a che punto la sua creatività estrema sia
segnata dalla presenza di Jacqueline, che Picasso incontra nel 1952 e sposa nel 1961. Fu la
sua ultima compagna e gli fece da modella e di riferimento fino all’ultimo.
Per Picasso è l’inizio di una nuova vita e di uno slancio pittorico senza precedenti che si
sviluppa in luoghi differenti: prima La Californie a Cannes (1955-1958), poi il castello di
Vauvernargues (1958-1961), ai piedi della montagna Sainte-Victoire così cara a Cézanne,
vicino ad Aix-en- Provence, e infine il mas Notre-dame- de-Vie a Mougins (1961-1973).
La presenza di Jacqueline e la sua giovinezza accelerano il ritmo creativo di Picasso.
Raffigurata con il suo profilo ieratico, ritto su un collo interminabile (Jacqueline aux fleurs,
1954) o perfettamette rappresentativa della bellezza classica (Jacqueline aux jambes
repliées, 1954), abita l’opera del marito con tutta se stessa (L’atelier de Californie, 1956). I
ritratti di Picasso vanno oltre la nozione stessa di somiglianza per tendere a una sorta di
poetica metaforica della personalità di tutti i suoi modelli.
Nei primi anni di questo periodo, Picasso, questo pittore della modernità, rivisita con curiosità
i maestri del passato: Delacroix (Les Femmes d’Alger, 1954-55), Vélasquez (Les Menines,
1957), Manet (Le Déjeuner sur l’herbe, 1959-1961), Poussin e David (L’enlèvement des
Sabines, 1963). Altrettanti capolavori, reinterpretati, disarticolati, dalle linee incisive e dai
piani reinventati.
Poi, dopo questi riferimenti alla pittura storica, egli si riappropria del tema del pittore e della
modella. Nel solo anno 1963, Jacqueline figura 160 volte nella produzione dell’artista. Le
sottili modulazioni di questa lunga serie permettono a Picasso ora di venerare la sua musa,
ora di umiliarla o di metterla alla prova. “Lei ha – dirà Picasso a Hélène Parmelin nel 1966 – il
dono di diventare pittura a un grado inimmaginabile”.
Negli ultimi dieci anni, a Mougins, Picasso si ricentra concentrandosi sull’essenziale: esplora
le figure archetipiche della donna (il nudo), della coppia (baci e abbracci), dell’uomo
(moschettiere e uomo con la pipa) e del pittore che invecchia. Queste opere ultime sono fra
quelle che figuravano nelle due grandi esposizioni organizzate nel 1970 da Yvonne e
Christian Zervos e nel 1973 da René Char al Palazzo dei Papi di Avignone. Se certe critiche
feroci parlarono allora di “senilità, scarabocchi, impotenza”, l’opera tarda di Picasso è oggi
unanimemente riconosciuta come una delle più accattivanti.
Questa mostra, oltre all’opera dipinta, mostra il talento di Picasso in altre forme espressive:
Picasso e l’incisione
L’incisione è una delle arti principali di Picasso che privilegia certe tecniche trattate con una
maestria e una varietà esemplari. Il suo approccio sperimentale, la sua libertà e il suo
virtuosismo fanno di lui un artista capace di sondare tutti i segreti del mestiere. Tutte i temi
cari a Picasso vi vengono affrontati (pittore e modella, nudi, ritratti, figure mitologiche,
tauromachie) e trattati con il bulino, l’acquaforte, la litografia, la linoleografia, tecniche tutte
rappresentate in mostra.
Picasso e la scultura
E’ a partire dall’estate del 1905 che si può situare l’inizio dell’impegno dell’artista per la
scultura. A quell’epoca, la scoperta , tra le altre, delle maschere e degli oggetti tribali del
museo etnografico del Trocadéro provoca uno choc che segnerà la sua opera. Poi con gli
assemblaggi del 1912, Picasso sottolinea l’ambiguità degli oggetti. Negli anni 1920 egli
innova con un lavoro sul ferro saldato e dipinto. L’audacia creativa di Picasso si manifesta di
nuovo alla fine della sua vita con l’elaborazione di sculture in lamiera ritagliata, piegata e
dipinta (Femme au chapeau, 1961, e Tête de femme (Jacqueline),1962). Queste sculture in
lamiera fanno parte delle opere più sorprendenti della fine della vita dell’artista.
Picasso e la ceramica
Quando soggiorna a Golfe-Juan nel 1946, scopre alla mostra annuale dei vasai lo stand
Madoura e i suoi rappresentanti Suzanne e George Ramié che gli aprono il loro atelier a
Vallauris una parte del quale, dal 1947, è gestito da Picasso. Con la sua prodigiosa
immaginazione creatrice egli si appropria della ceramica di cui stravolge la pratica. Egli
trasforma gli oggetti: una fiasca diviene un grosso insetto, una vaso un uccello o un fauno.
Nascono nello stesso tempo ammirevoli ritratti di donna (Portrait de Jacqueline, 1956;
Portrait de Jacqueline au foulard, 1956). Questa vocazione di ceramista è ampiamente
documentata nella mostra con pezzi ammirevoli.
In un percorso cronologico e tematico, la mostra presenta più di un centinaio di opere
provenienti dalla collezione della famiglia dell’artista, dalle più grandi collezioni
pubbliche (Musée Picasso, Parigi; Musée national d’art moderne-Centre Pompidou,
Parigi; Museu Picasso, Barcelloma…) e da collezioni private, opere che danno conto
della varietà e dell’importanza della produzione degli ultimi anni di Picasso.
Un catalogo, curato, come la mostra da Jean-Louis Prat, già direttore della Fondation
Maeght, accompagna l’esposizione. Abbondantemente illustrato comprende testi
introduttivi di Prat e di Leonard Gianadda, saggi di specialisti (Brigitte Leal, drettrice
aggiunta delle Collezioni del Musée national d’art moderne-Centre Pompidou; Marìa
Teresa Ocaña, direttrice del Museo Nacional de Arte de Cataluña, già direttrice del
Museu Picasso di Barcellona) e la riproposizione di testi storici di René Char e di
Pierre Daix, oltre a notizie tematiche e a una cronologia attenta della vita di Picasso.
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Oltre alla mostra Picasso. L’opera ultima sono visitabili alla Fondation Pierre Gianadda il Parco
delle Sculture, il Museo gallo-romano e il Museo dell’automobile.
ingresso: adulti CHF 20 terza età: CHF 18 famiglie: CHF 42 bambini >10 anni e studenti: CHF 12
Tunnel del Gran San Bernardo ritorno gratuito presentando il biglietto della mostra.
Luce su Giovanni Bellini
Il Progetto Speciale “Luce su Giovanni Bellini”, è promosso e gestito dal Polo Museale del Veneto e dalla Regione del Veneto in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia ed è coordinato sotto il profilo tecnico da Fondaco, con il fondamentale apporto delle Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio di Venezia e di Verona, della Curia Patriarcale di Venezia, delle Gallerie dell’Accademia, del Comune di Venezia – Fondazione Civici Musei, della Fondazione Giorgio Cini, del Gran Priorato di Lombardia e Venezia del Sovrano Ordine di Malta, dell’Asl 12 Veneziana, del Comune di Padova – Assessorato alla Cultura – Civici Musei, del Comune di Treviso, Assessorato alla Cultura – Civici Musei, del Comune di Verona, Assessorato alla Cultura – Civico Museo di Castelvecchio, del Comune di Vicenza, Assessorato alla Cultura – Museo Civico di Palazzo Chiericati e Chiesa di Santa Corona, dell’Accademia dei Concordi in Rovigo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Per la prima volta, un progetto culturale unisce un così ampio numero di realtà pubbliche e private della città di Venezia e dell’intero territorio Veneto.
Luce su Giovanni Bellini coinvolge ogni chiesa, museo, collezione che possa vantare nel proprio patrimonio almeno unopera di Bellini.
Ciascun soggetto si è impegnato a valorizzare ciò che di Bellini è offerto in visione nella propria sede.
Un innovativo progetto di illuminotecnica, interamente finanziato da soggetti privati, consentirà lilluminazione ad alto livello qualitativo di tutte le Pale daltare di Giovanni Bellini conservate nelle sette chiese veneziane che ancora le accolgono. Progetto, è importante sottolineare, avrà carattere permanente.
Unulteriore Pala, attualmente affidata alle cure della Soprintendenza, sarà esposta prossimamente negli ambienti del Museo Diocesano di Venezia, accompagnata da una mostra documentativa sullartista.
Incontri di approfondimento, visite guidate speciali, concerti, iniziative diverse accompagneranno il Centenario Belliniano.
Una app, gratuitamente attivabile, consentirà ai veneti e ai turisti di percorrere Venezia e il Veneto alla scoperta di Giovanni Bellini.
“Women are beautiful” di Garry Winogrand, al MAN di Nuoro
La grande fotografia ancora una volta al MAN. A un anno dal successo della mostra di Vivian Maier, il Museo della Provincia di Nuoro è lieto di annunciare limminente apertura di un nuovo progetto espositivo, in anteprima nazionale, dedicato a Garry Winogrand, padre della street photography.
Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come lormai celebre tata fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e ossessivo di reportage.
Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più celebri fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fuinfluenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans, che reinterpretò in una forma nuova e radicale.
Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi.
La sua tecnica si contraddistingue per lutilizzo di obiettivi grandangolari. I tanti provini giunti sino a noi dimostrano come Winogrand ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando linclinazione della macchina fotografica. Comè stato scritto in più occasioni, sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un rumore visivo irrilevante. Secondo loriginale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.
La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che, nel 1975, andarono a comporre il celebre volume Women are Beautiful, divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, qui proposte attraverso una serie di stampe originali, che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico, in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.
Un lavoro per molti aspetti controverso, parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Se infatti agli occhi di alcuni interpreti le fotografie apparirono come una gioiosa riflessione sullemancipazione della donna e sulla sensualità, altri – per la presenza di figure formose, in abiti sbracciati o minigonne, o per lindugiare dello sguardo di Winogrand sui seni e i fondoschiena – le avvertirono invece come lespressione contorta di una visione maschilista e misogina.
Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra. Il noto fotografo Joel Meyerowitz, ha parlato di un urto e un abbraccio allo stesso tempo: lui è una contraddizione e le immagini sono contradditorie.
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Garry Winogrand (1928-1984) nasce in una famiglia operaia del Bronx. Inizia a fotografare durante il servizio militare. Studia pittura al City College di New York e fotografia presso la Columbia University. Nel 1949 frequenta un corso di fotogiornalismo presso la New School for Social Research di New York e dal 1952 fino al 1969 lavora come fotoreporter freelance. La sua prima esposizione di rilievo si tiene al MOMA nel 1963. Nel 1966 espone le sue foto all’interno della mostra Toward a social landscape alla George Eastman House di Rochester, insieme a Lee Friedlander, amico e compagno di peregrinazioni. Con lui e con Diane Arbus partecipa alla mostra New Documents (MOMA, 1967). Ha vinto tre volte il Gugghenheim Fellowship Awards (1964, 1969, 1979) e un a volta il National Endowment of the Arts Award (1979). Le fotografie documentaristiche di Garry Winogrand sono apparse in riviste come Sports Illustrated, Fortune e Life. Alla sua morte, avvenuta nel 1984 a causa di un tumore, ha lasciato un enorme archivio di immagini, molte delle quali mai sviluppate. Alcune di queste sono state raccolte, esposte e pubblicate dal MOMA nel volume Winogrand. Figments from the Real World (1988). Opere di Winogrand sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, come il MOMA di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi.
Lola Garrido è una storica dellarte specializzata in fotografia. E’ stata responsabile della collezione della Fondazione Banesto, che oggi arricchisce il patrimonio del Museo Reina Sofia. Come critica darte ha collaborato con i più importanti giornali spagnoli. La sua personale collezione di fotografia è stata oggetto di numerose mostre.
Il Museo MAN è unIstituzione della Provincia di Nuoro, sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna.
Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it
Addio al nubilato, addio alle inibizioni! LELO accompagna le future spose nella notte prima del grande giorno.
Appuntamento irrinunciabile, ma anche temuto dalla maggior parte delle spose: è l’ addio al nubilato, di solito organizzato dalla testimone, dalla migliore amica o dalla sorella della sposa.
Come per ogni evento che si rispetti, il primo passo nell’organizzazione è scoprire quali sono i gusti della sposa, la sua personalità e le sue abitudini: se non le piace ballare è bandita la discoteca, se ha paura dell’acqua niente festa a bordo piscina e così via.
Il secondo passo è trovare il giorno ideale per la festa. Tradizione vuole che sia il giorno prima del matrimonio, tuttavia non è particolarmente consigliato in quanto le conseguenze di una serata brava possono influire sull’andamento della cerimonia, a volte così tanto che neppure acqua, limone e aspirina possono contrastare.
Terza regola è cercare di coinvolgere più invitate possibile: tutte insieme faranno sentire la festeggiata davvero protagonista e non sembrerà di essere state chiamate solo all’ultimo momento.
Ma come si festeggia oggi, in Italia? Drink, cibo e strip del giovanotto palestrato? Sì, ma non solo! La formula tipicamente anglosassone del “bachelorette party”, ricalcata dal modello maschile, prevede che parte della festa sia incentrata anche sul sesso.
Non solo sex toy, ma vere e proprie lezioni sul loro utilizzo, dal tradizionale a quello più creativo, su erotismo, autoerotismo e sul magico mondo dei tabù non ancora svelati.
Nient’altro che un ritrovarsi tra amiche, tra un Cosmopolitan e un Margarita, con la differenza però che una delle partecipanti, che di solito fa le veci di una sessuologa, è lì apposta per rispondere a tutti i dubbi che si hanno in fatto di sesso e rapporti di coppia.
Vietate le inibizioni, si parla proprio di tutto: dalle tecniche per un rapporto orale perfetto a come reagire a una sua possibile défaillance, fino a come far fronte a un calo del desiderio a livello di coppia.
Dopo la parte teorica, si passa a quella pratica.: sex toy, questi (s)conosciuti. Queste lezioni sono un vero e proprionuovo modo di approcciare l’argomento, con tutto il relax che si può avere tra le amiche di sempre e con l’autoironia che basta per prendersi un po’ in giro.
Ecco dunque che LELO (www.lelo.com), azienda svedese leader nel mercato dei sex toy di lusso, entra in scena, sensuale e in punta di piedi, con una selezione di prodotti ideali da regalare alle neo spose e i loro futuri mariti.
Niente di meglio che festeggiare la prima notte di nozze con un sex toy per dire sì a un’intera vita di passione.
Il Bridal Pleasure Set di LELO è elegante, lussurioso ed eccitante: si parte con la benda per gli occhi in seta, flessuosa e morbida, per passare poi a pizzicori più stimolanti con il frustino in camoscio e concludere la nottata abbandonandosi al piacere sublime di NOA™. In vendita a 199€ nei migliori sexy shop e online.
La voce del proprio partner non è mai stata così seducente se abbinata a SIRI™2, il massaggiatore musicale che vibra a tempo di musica o al suono della sua voce. Per dirsi “Si, lo voglio” anche a letto! Disponibile in 3 colorazioni a 149€.
Dolci carezze ed erotici massaggi coronano le future promesse nuziali: la candela FLICKERING TOUCH di LELO si trasforma in un olio da massaggio, delicatamente profumato, per scaldare l’atmosfera e massaggiarsi per ore. Acquistabile a 29€.
L’amore, si sa, è anche delicato e leggerissimo proprio come una piuma, per questo non c’è sensazione migliore di quella regalata dal piumino TANTRA, per trasformare un solletico in pura eccitazione! Disponibile a 29€, per volatili carezze notturne.
L’addio al nubilato è uno di quei momenti che la sposa difficilmente dimenticherà per molti anni, è l’occasione per fare festa, per chiudere un capitolo importante della propria vita e iniziarne uno nuovo con una spolverata di pepe!
Verrà progettato alle porte di Nonantola un luogo dedicato alla memoria dei 73 ragazzi ebrei accolti e salvati qui, a Villa Emma, a tra il 1942 e il ‘43. Sarà uno dei pochi esempi – e per ora unico in Italia – di “memoriale del bene”: una costruzione destinata a custodire e raccontare una delle rarissime pagine positive riguardanti la condizione degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Ma quale forma e caratteristiche avrà questo luogo di memoria, dove i protagonisti sono i bambini e ragazzi? Dal 17 al 19 giugno un convegno internazionale con esperti italiani e stranieri chiama a raccolta architetti e artisti per fornire spunti e ispirazione in vista del bando di concorso che uscirà in autunno