Adventure Awards Days, il festival dell’avventura e dell’esplorazione, nel Garda Trentino

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Adventure Awards Days
30 settembre – 3 ottobre 2016

Garda Trentino
Meta ideale della vacanza attiva, il Garda Trentino dal 30 settembre al 3 ottobre ospiterà il Festival Internazionale dell’avventura e dell’esplorazione. Arco sarà l’epicentro di un evento che coinvolge e racconta tutto il territorio

Adventure Awards Days, il Festival internazionale dell’avventura e dell’esplorazione, approda nel Garda Trentino per la quinta edizione che si terrà dal 30 settembre al 3 ottobre prossimi.

Grandi viaggiatori e amanti dell’avventura si daranno appuntamento per condividere storie, esperienze e passioni con una platea sempre più ampia di visitatori interessati alla vita e alla vacanza “en plen air”. Il Garda Trentino è un mondo di acqua, rocce e natura dai profumi mediterranei incastonato in una corona di montagne incantevoli. Una destinazione capace di attrarre per la qualità delle strutture, la varietà dell’offerta, i prestigiosi eventi e soprattutto la possibilità di praticare al meglio e in sicurezza le discipline dell’Outdoor: il luogo perfetto per un evento come questo.

Adventure Awards Days è un manifestazione lontana dallo sport estremo e dalla ricerca della prestazione: la filosofia che anima l’iniziativa è piuttosto quella della passione che porta a vivere intensamente il proprio tempo libero, o il piacere che può dare uscire dall’ordinario, cosa che nel Garda Trentino è possibile in ogni giorno dell’anno.

Il Festival internazionale dell’avventura e dell’esplorazione promette quattro giorni di incontri con i protagonisti del mondo dell’outdoor. Cuore pulsante del festival sarà Arco
ma gli appuntamenti coinvolgeranno tutto lo splendido scenario del Garda Trentino, dal Rifugio Altissimo al Rifugio San Pietro, dal Lago di Garda alle Marocche di Dro. In ogni luogo i visitatori potranno provare l’emozione di un’esperienza nuova nel cuore della natura.

L’evento partirà venerdì 30 settembre con la selezione internazionale dei migliori film di avventura(l’anno scorso erano stati 1200 i candidati da tutto il mondo). Nei giorni successivi ci saranno poitraining camp di trail running con grandi campioni, corsi di cucina “outdoor”, workshop di fotografia, incontri con grandi esploratori e sportivi, workshop di storytelling, concerti all’alba e al tramonto con trekking ed escursioni in mountain bike di notte.

Novità di questa edizione, Arco Rock Star: un photo contest di due giorni dedicato all’arrampicata. Team di fotografi e atleti, professionisti e beginner, si sfideranno sulle falesie del Garda Trentino alla ricerca dello scatto migliore.

Un’altra novità sarà il BEST4: un programma che proporrà il meglio dell’offerta sportiva dell’Outdoor Park Garda Trentino. BEST4 si compone di due sezioni: Disability e Non- disability. I “Best4” sono le quattro offerte migliori per quattro discipline outdoor, ognuna presentata da un tutor che ci metterà non solo la faccia, ma anche il proprio tempo e la propria passione.

Il programma dettagliato dell’evento sarà annunciato quanto prima. Ci sarà spazio anche per lo yoga, declinato in chiave sportiva, per gli spettacoli, le esibizioni e per molte altre iniziative, da non lasciarsi sfuggire consultando il sito www.adventureawards.it o la pagina Facebook FB/AdventureAwards o ancora utilizzando sui social gli hashtag dedicati: #AAD16 e #GardaTrentino.

 

Info:

www.adventureawards.it

J’ATZ LUSÉRN: domenica 3 luglio a Forte Campo Lusérn

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SÜDTIROL JAZZFESTIVAL ALTO ADIGE A LUSERNA
Domenica 3 luglio

Anche quest’anno verrà attuato nell’ambito del Südtirol Jazzfestival Alto Adige, con la collaborazione dell’Istituto Cimbro/Kulturinstitut Lusérn, un importante concerto Jazz nel comune di Luserna.

Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige è una delle manifestazioni culturali più importanti della provincia di Bolzano con circa 80 concerti in più di 20 comuni e più di 50 location diverse. Il festival è rinomato a livello internazionale ed annualmente è seguito da più di 20.000 persone.

Per il terzo anno consecutivo sarà presente anche nella provincia di Trento aLuserna con un progetto musicale creato ad hoc con musicisti provenienti dalle tre province EUREGIO: Trentino, Alto Adige e Tirolo.

In questo modo si favorisce uno scambio culturale tra le suddette province e si pongono le basi per futuri progetti dei musicisti ed artisti coinvolti.

La scelta della località cade su Luserna per il grande interesse mostrato dalla comunità cimbra di partecipare ad un evento culturale internazionale con musica contemporanea, innovativa e di alto livello. Come in passato anche quest’anno verranno coinvolti artisti cimbri nel progetto.

Per l’evento che è programmato per domenica 3 luglio, alle ore 11.00, verrà tematizzata la situazione dei confini tra le nostre regioni, dei confini esistenti in passato, dell’apertura realizzata negli ultimi decenni per favorire il libero scambio di persone e merci, l’avvicinamento dei popoli europei e l’attuale rischio di una richiusura dei confini con le possibili conseguenze negative.

Il concerto si terrà presso il Forte Campo Luserna (Obar Fòrte in cimbro, Werk Lusérn in tedesco) che è stato ristrutturato e sarà reso agibile per la medesima giornata . Ciò contribuirà sicuramente ad avere un maggiore afflusso di pubblico e a rendere l’evento ancora più importante con l’apporto comunicativo e visibilità da parte dell’Azienda per il Turismo Alpe Cimbra.

 

Al Castello del Buonconsiglio, Cesare Battisti tra Vienna e Roma

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Cesare Battisti chi era costui? Nonostante gran parte degli italiani abbiano sentito pronunciare almeno una volta il nome di Cesare Battisti, pochi ne conoscono la vita, la storia umana, le battaglie politiche, la passione per la storia, la geografia, la scrittura. La maggior parte delle persone associa Cesare Battisti alla sua tragica fine nella cosiddetta Fossa dei Martiri del Castello del Buonconsiglio, il 12 luglio 1916. Emblematica la frase con la quale lo storico Mario Isnenghi definisce Battisti come “una delle personalità più citate ma meno conosciute del Novecento.” Nell’ambito delle iniziative sulla Prima Guerra Mondiale e in occasione del centenario della sua morte, la mostra intende, attraverso una selezione di preziose opere d’arte dell’epoca e di rare testimonianze storiche, illustrare al grande pubblico una personalità di grande spessore umano e culturale che ha avuto un ruolo importante nella storia recente non solo del Trentino ma anche dell’Italia e merita di essere conosciuto nella sua complessità e modernità. La sua vicenda umana, dipanata tra forti ideali e appassionata azione, diviene chiave di lettura della singolarissima temperie sociale e culturale del Trentino allo spartiacque tra Ottocento e Novecento, laddove convivevano nello stesso territorio fermenti ispirati alla civiltà di segno italico e fermenti stimolati dalle esperienze transalpine, conducendo a un’esperienza collettiva feconda ma travagliata, che di lì a poco sarebbe stata destinata a subire i colpi del netto cambiamento determinato dalla fine della Grande Guerra e dall’annessione al Regno d’Italia. Il 12 luglio 1916 segnò l’epilogo di una vita condotta senza risparmio, fino all’arruolamento nel corpo degli Alpini e alla cattura sul Monte Corno. In quel giorno, imprigionato in una delle celle ricavate nella Loggia del giardino del Castello del Buonconsiglio, per essere poi processato e condannato alla forca dal tribunale militare austriaco, le cui sedute si svolgevano nell’antica Stua de la famea, salì infatti sul capestro eretto nel cortile retrostante l’edificio. Da quel momento la sua tragica fine, assieme a quella di Fabio Filzi e di Damiano Chiesa, attribuì all’antica dimora dei principi vescovi trentini il ruolo di vero e proprio “luogo deputato” della memoria battistiana, forse anche più del suo mausoleo sul Doss Trento. Al contempo non mancò di essere spunto formidabile per la propaganda bellica, per poi proseguire e consolidarsi quale mito collante per l’ideale nazionale di un’Italia uscita scossa e malconcia dalla Grande Guerra. Grazie alla grande disponibilità di istituzioni museali italiane e straniere che ne hanno concesso il prestito, la rassegna prevede l’esposizione di dipinti, sculture, libri, documenti, fotografie, cartografie, cimeli storici, attraverso i quali si snoda l’itinerario nelle sale. L’approccio storico e l’approccio storico-artistico al tema, condotti in parallelo e in stretta interconnessione, hanno consentito di gettare nuova luce su molti aspetti e nessi finora poco esplorati e di scoprire episodi ancora sconosciuti. La prima sezione traccia un quadro della vivace situazione culturale del Trentino nel contesto austro-ungarico prima del 1914, con dipinti di Giovanni Segantini, Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Alcide Davide Campestrini, Umberto Moggioli, ma anche Franz von Defregger, Albin Egger-Lienz. I paesaggi di Guglielmo Ciardi e le fotografie di illustrazione di un trentino ancora prevalentemente rurale accanto ai dipinti di argomento sociale di Felice Carena introducono nella seconda sezione il crescente impegno di Battisti, ormai rientrato a Trento dopo la laurea a Firenze, nelle questioni sociali, politiche e culturali della sua terra, dalla militanza socialista all’elezione a deputato a Vienna, che egli conduce assieme all’ esperienza di giovane geografo sul campo con le sue innovative ricerche sui laghi del Trentino. Al periodo immediatamente precedente all’entrata in guerra dell’Italia, durante il quale la gente trentina venne invece coinvolta subito nell’impegno bellico austro-ungarico, è dedicata la terza sezione, che vede Battisti impegnato nella campagna interventista nelle città italiane, la chiamata alle armi, i profughi di Katzenau, e, in parallelo, le opere di Depero, di Balla, di Bonazza, ma anche di Kriegsmaler, come Alfons Walde, Albin Egger-Lienz, Hans Josef Weber-Tyrol, Hans Bertle, quest’ultimo primo testimone della cattura di Battisti sul Monte Corno. Altre testimonianze storiche e figurative – quelle di Beltrame, Pogliaghi, Sartorio, Sottssass, D’Andrea, Guala, Viani, Mantelli, Morando – raccontano gli anni cruciali della guerra, le immane fatiche condotte sulle cime alpine e la macchina militare austro-ungarica, acquartierata nelle sale cinquecentesche del Castello del Buonconsiglio. Alla creazione del mito di Battisti è infine dedicata l’ultima parte, con fondamentali opere che ne costruiscono l’iconografia, come i dipinti di Carrà e di Barbieri, eseguiti nel 1934 per l’importante ma ancora poco noto “Concorso della Regina”, le sculture di Minerbi, di Wildt, i bozzetti per il Monumento alla Vittoria di Bolzano e il Monumento di Cesare Battisti a Trento, affiancati a progetti decorativi per il Castello del Buonconsiglio finora poco se non del tutto sconosciuti, che videro all’opera personalità di grande spicco dell’arte tra le due guerre. Quale ausilio alla visita e alla comprensione anche di carattere emotivo delle sezioni sarà proposta una serie di story-telling con apposite installazioni video che accompagni gli snodi cruciali della narrazione espositiva, basandosi soprattutto sulla documentazione epistolare e su altre fonti disponibili. L’iniziativa, promossa ed organizzata dal museo del Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, vede il coinvolgimento della Fondazione Museo Storico, del Museo della Guerra di Rovereto, dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, della Fondazione Bruno Kessler, della Società di Studi Trentini, del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, e del Comune di Trento.

TEMPI DELLA STORIA, TEMPI DELL’ARTE.
CESARE BATTISTI TRA VIENNA E ROMA
Castello del Buonconsiglio Trento 12 luglio – 6 novembre 2016
Via B. Clesio, 5
tel. 0461/233770 – www.buonconsiglio.it

Alla Fondazione Ferrero la grande Mostra su Giacomo Balla

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La Fondazione Ferrero di Alba si prepara a rendere omaggio a Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958), figura straordinaria di pittore e fondamentale raccordo tra l’arte italiana e le avanguardie storiche, con una mostra di risonanza internazionale, a cura di Ester Coen.
In linea con la storia ventennale delle proprie esposizioni d’arte, legate allo sviluppo della cultura del territorio, la Fondazione Ferrero si avvale della collaborazione scientifica della GAM di Torino e della Soprintendenza Belle Arti del Piemonte per la realizzazione della mostra e delle attività educative ad essa collegate.
Il progetto dedicato a Giacomo Balla prevede un’esposizione articolata in sezioni tematiche: il realismo sociale e la tecnica divisionista; le compenetrazioni iridescenti e gli studi sulla percezione della luce; l’analisi del movimento e il futurismo.
Nelle opere che seguono il primo apprendistato torinese, lo sguardo penetra la realtà dolorosa e crudele delle classi ai bordi della società. Un ampio numero di opere documenterà questa fase – tra fine ottocento e primi novecento – durante la quale, in parallelo a temi tra sofferenza e alienazione, l’artista svilupperà un’altissima sensibilità tecnica, le cui origini affondano nel divisionismo piemontese. La pennellata ricca di filamenti luminosi, il forte contrasto tra chiari e scuri, la scelta di tagli prospettici audaci ed estremi rappresenterà per i futuri aderenti al Manifesto del Futurismo un modello unico e straordinario da seguire.
La mostra di Alba evidenzierà poi l’adesione alla poetica del Futurismo. Dal realismo dei primi dipinti si assisterà alla trasposizione dei precedenti principi compositivi nella materia dinamica e astratta delle Compenetrazioni iridescenti a larghi tasselli cromatici, alla ricomposizione della nuova realtà in movimento nelle Linee di velocità.
In un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri: verticale, diagonale, spirale, il linguaggio di Balla scopre nuove categorie della rappresentazione nei suoi parametri primari, nell’amplificazione del fenomeno fisico, isolato, sezionato e inquadrato in tutta la sua verità di materia vibratile. Una visione capace di attingere alle massime profondità, ma di sfondare anche i limiti della cornice, in un gioco di rilancio verso la vita.
Le opere del percorso appartengono a prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane ed estere e sarà possibile ammirare capolavori straordinari, difficilmente concessi in prestito: il Polittico dei viventi, nella sua completezza, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dall’Accademia di San Luca di Roma, La mano del violinista dalla Estorick Collection di Londra, la Bambina che corre sul balcone dal Museo del Novecento di Milano, il Dinamismo di un cane al guinzaglio dalla Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, il Volo di rondini del Museum of Modern Art di New York, la Velocità astratta + rumore in prestito dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, che sarà accostata allaVelocità astratta. L’auto è passata della Tate Modern di Londra, e ancora un’Automobile in corsa proveniente da The Israel Museum of Gerusalemme. Solo per accennarne alcuni.

Orari
lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 15 – 19; sabato, domenica e festivi ore 10 – 19
martedì chiuso
giorni di chiusura: 24, 25, 31 dicembre 2016, 1° gennaio 2017

Modena Motor Gallery 2016: un’ Edizione da record

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Quella che si terrà a ModenaFiere del 24 e 25 settembre sarà una edizione di Modena Motor Gallery con il propulsore. Un propulsore di quelli che nascono solo lungo la Via Emilia.
ll connubio tra la importante Mostra/Mercato delle auto e delle moto storiche, creata da Vision Up srl con ModenaFiere, e la Motor Valley quest’anno sarà ancora più diretto e organico.
Una strategia fisiologica per un territorio unico al mondo, la Motor Valley appunto, dove nell’arco di meno di 50 chilometri si confrontano Ferrari, Maserati, Lamborghini, Dallara, Ducati e Pagani, marchi e know-how che rappresentano l’eccellenza italiana a livello planetario.
I segnali di volersi decisamente proiettare verso la dimensione internazionale, Modena Motor Gallery l’aveva fatta intuire già nella edizione 2015, non a caso premiata da una crescita del 25% di pubblico e da un incremento del giro economico e di contrattazioni.
La strategia per l’edizione 2016 punta su due precise scelte. A settembre gli appassionati troveranno ad attenderli a ModenaFiere, un’area mercato di oltre 20 mila metri quadri, con proposte di qualità in tutti i segmenti (auto, moto, ricambistica, automobilia).
Accanto a questo grande spazio commerciale, gli organizzatori hanno previsto una serie di manifestazioni espositive di altissimo livello, rese possibili proprio dalle importanti sinergie che solo questo magnifico territorio può offrire.

Innanzitutto una grande mostra, che si dipanerà su 1500 metri quadri, dedicati alle eccellenze della Motor Valley dell’Emilia Romagna. Qui gli appassionati potranno misurarsi con il meglio dei grandi Marchi che si concentrano lungo un segmento di appena 50 km della Via Emilia. Grandi nomi universalmente ammirati, ma anche quell’insieme di laboratori di ricerca, di artigiani d’eccellenza, di esperti che costituiscono il terreno di cultura di questa Terra dei Motori.
Un presente che ha radici nel passato qui documentato dai Musei Ferrari di Modena e Maranello e dal Museo Lamborghini di Sant’Agata, ma anche da collezioni private d’eccezione come quelle di Righini, Stanguellini e Panini.

Diversi i focus collegati ad anniversari importanti: dai 100 anni dalla nascita di Ferruccio Lamborghini e ai 50 anni della Miura, presentata al Salone dell’automobile di Ginevra del 1966, lasciando senza fiato i visitatori e dando inizio ad una nuova era nel settore delle automobili sportive.

Quest’anno si festeggiano anche i 90 anni di Maserati. Il 25 Aprile del 1926 fece la sua comparsa alla Targa Florio un’auto con motore da 1500 cm³ a 8 cilindri in linea, alla guida lo stesso disegnatore, che arrivò nono nella sua classe modificando la Diatto (con la quale si era iscritto) in quella che è diventata la sua prima auto: la Maserati, appunto.

Modena Motor Gallery dedica uno spazio importante alla Ducati, curato da Claudio Lusuardi. 90anni fa, nel 1926 nasceva l’azienda Ducati con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. All’epoca era specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radiofoniche. Dovranno passare ancora due decenni per la nascita del reparto motociclistico dove viene prodotto, su licenza, il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta. Molta strada, in tutti i sensi, è stata fatta da Ducati da allora. E Modena Motor Gallery ed.2016 giustamente lo mette in evidenza. Per chi, durante il week-end, arriva in sella alla Ducati, l’ingresso alla mostra/mercato è gratuito.

A cura del Museo Ames, 15 fantastiche Bubble Cars mai viste insieme accoglieranno i visitatori nella Galleria Centrale, per la gioia degli appassionati di Micro Car.

E’ nella tradizione di Modena Motor Gallery riservare uno spazio d’onore agli artigiani del settore. E’ anche dalle loro intuizioni e dalla loro maestria che hanno tratto linfa le eccellenze della Motor Valley modenese. Sono loro a poter ridare giovinezza e smalto a molte auto e moto storiche. Gli artigiani troveranno qui, come sempre, uno spazio importante e saranno la “corona” di un intero padiglione di commercianti di auto. Per la prima volta a Modena Motor Gallery alcuni giovani artigiani mostreranno in diretta come si batte e modella una lastra e come si salda.

Modena Motor Gallery guarda al passato, glorioso, ma vuole anche contribuire a creare un futuro migliore per tutti. Per questo nei giorni della fiera verrà bandita un’Asta benefica di automobilia, il cui ricavato andrà all’Istituto Dino Ferrari di Maranello, per sostenere le attività di ricerca e progettazione di veicoli ad emissione zero.
Motori e Sapori, si sa costituiscono un connubio tra i più perfetti. Ai Sapori provvedono le eccellenze enogastronomiche di Piacere Modena, che rappresenta i Consorzi dei prodotti tipici. Tutto il resto è invece Motori. Di ieri, di oggi e di domani. Perché è qui che una grandiosa storia si fa trama di un grande futuro.

L’Umbria sullo schermo. Dal cinema muto a don Matteo

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Don Matteo

Umbria terra di film e fiction
Una mostra a Palazzo Baldeschi
ripropone i set e i personaggi più popolari: da
San Francesco a Rodolfo Valentino, da Roberto Benigni a Monica Bellucci

In Umbria si è compiuta una parte non trascurabile della storia del cinema italiano e non solo. Con pellicole (e fiction televisive) popolarissime, film di ricerca e grandi produzioni. E una grande mostra in Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, documenta questa storia e offre anche l’occasione per farsi contagiare dalla passione per lo schermo (grande e piccolo): passione che in Umbria non è solo antica, ma persistente e fonte di continue novità.

La mostra, che al percorso espositivo tradizionale affianca veri e propri set cinematografici, numerosi punti di proiezione e allestimenti multimediali, è stata voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ed è a cura di Fabio Melelli, Luciano Zeetti e della Fondazione Cariperugia Arte.
Racconta una consuetudine, quella tra Umbria e cinema, che inizia da lontano, esattamente dal 1898, quando l’invenzione dei Lumière non aveva che pochissimi anni di vita. E’ proprio all’origine del cinematografo che la British Mutoscope & Biograph Company documentava in quel di Orvieto la Corpus Christi Procession. Una consuetudine che è continuata senza interruzione alcuna, superando persino i momenti bui delle due grandi guerre. Sino a rendere i monumenti, gli scorci dei centri storici, i panorami dell’Umbria popolari nel mondo.

Chi mai sospetterebbe che quest’angolo d’Italia abbia qualcosa a che fare con Rodolfo Valentino o che i suoi paesaggi sono stati scelti per realizzare nientemeno che un film western? È scontato e risaputo che siano stati fatti dei film su San Francesco: ma chi li conosce tutti? E non è strano che una regione così tranquilla, pacifica e idilliaca sia stata spesso utilizzata come ambientazione per film thriller o a sfondo poliziesco?
Per molti versi l’Umbria è un set quasi naturale, in virtù dei suoi paesaggi spesso incontaminati e della particolare struttura architettonica dei borghi e città che la compongono, rimasta intatta nei secoli. Ideale sfondo per decine di pellicole e di produzioni televisive, molti delle quali di ambientazione storica.

Il progetto della mostra “L’Umbria sullo schermo”, che aprirà al pubblico il 29 giugno 2016 e resterà aperta fino a gennaio 2017, nasce da un duplice scopo, come del resto tutte le iniziative realizzate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia: valorizzare il tessuto comunitario sul piano della memoria e delle radici raccontando di un rapporto – quello tra territorio e grande e piccolo schermo – che probabilmente è ancora oggi sconosciuto ai più, ma anche creare occasioni potenziali di sviluppo economico.
Si parte dalle origini storiche del cinema con una suggestiva galleria di antichi macchinari e strumenti cinematografici provenienti da collezioni private, collocati lungo tutto il percorso, per arrivare alle tecnologie più moderne grazie alle quali i visitatori potranno vivere anche coinvolgenti esperienze immersive che li proietteranno all’interno di scenografie virtuali.
Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dalla proiezione di clip tratte da alcune tra le pellicole più rappresentative girate nella regione nel corso degli anni, spaziando dai primissimi anni del ‘900 fino alle fiction più recenti, come Carabinieri, Don Matteo e Luisa Spagnoli che oltre ad aver calamitato l’attenzione di milioni di spettatori hanno dato una grande visibilità alle località in cui sono stati girati (Gubbio, Spoleto, Città della Pieve, la stessa Perugia). Il materiale raccolto è stato fornito da numerose case di produzione come Rai Teche, Rai Cinema, Istituto Luce, Mediaset, Medusa, Cinecittà e Cattleya, solo per citarne alcune.

Fa poi una certa impressione scoprire – percorrendo la mostra – che in Umbria hanno lavorato registi come Dario Argento, Pupi Avati, Mario Monicelli, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli, Roberto Benigni o vi hanno recitato attori del calibro di Alberto Sordi e Carlo Verdone, di Mickey Rourke e Peter Ustinov. Nomi e volti di molti grandi attori si potranno vedere e leggere negli accattivanti e colorati manifesti d’epoca e nelle locandine pubblicitarie che tappezzano le pareti delle sale.

Senza contare che in Umbria hanno avuto i loro natali stelle dello spettacolo quali Monica Bellucci, Laura Chiatti, Marco Bocci e Filippo Timi. Naturalmente c’è anche una sezione dedicata agli attori umbri più noti che si sono affermati a livello nazionale ed internazionale. Di Monica Bellucci in particolare viene esposta una foto mai vista prima (e molto curiosa, mai vista prima) di quando era giovanissima: una foto tratta dal book di uno dei suoi primi servizi fotografici, prima che diventasse un’icona della bellezza italiana nel mondo.
L’Umbria come set cinematografico non verrà però raccontata solo attraverso le immagini. Una parte degli spazi verrà infatti allestita con pezzi di scenografie, con oggetti e costumi utilizzati nei vari film prodotti e realizzati in Umbria: il costume di Pinocchio concesso da Cinecittà Studios e indossato da Roberto Benigni nel film dedicato al famoso burattino di legno girato presso gli studi di Papigno, vicino Terni; il bancone della cioccolateria utilizzato nella fiction Luisa Spagnoli andata in onda su Rai 1 nel febbraio 2016; e la bici originale nonché immancabile compagna di Don Matteo.
Completa il percorso la ricca galleria di disegni originali delle scenografie di Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli, realizzati da Gianni Quaranta, attualmente assessore alla cultura del Comune di Spoleto, vincitore nel 1986 del premio Oscar alla migliore scenografia per il filmCamera con vista.

Ma non finisce qui. Per i visitatori più appassionati (e che magari ambiscono a diventare attori) è stato creato un set dove ci si potrà cimentare in provini con tanto di ciak e macchina da presa. Al piano terra del palazzo è stata inoltre allestita una sala cinema con schermo e poltroncine d’epoca dove si potranno visionare – sulla base di un fitto programma giornaliero – proiezioni audiovisive, documentari, film autoprodotti da autori umbri, ecc.

Legato alla mostra, di cui racconta i tratti salienti e le curiosità su film e personaggi che hanno caratterizzato la storia del cinema umbro, è anche il libro-catalogo scritto da uno dei curatori, Fabio Melelli – apprezzato storico del cinema – edito dalla casa editrice Aguaplano.

Info: www.fondazionecariperugiaarte.it tel. 075. 5724563

Note di jazz fra teatri, piazze, malghe e rifugi: torna il Sudtirol Jazzfestival Altoadige

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Note di jazz fra teatri, piazze, malghe e rifugi: torna il Sudtirol Jazzfestival Altoadige
Dal 24 giugno al 3 luglio al via la trentaquattresima edizione del Sudtirol Jazzfestival Altoadige. Quest’anno la kermesse avrà come filo conduttore la mescolanza di musicisti italiani e austriaci. Mentre la politica sembra voler erigere nuovi muri, la musica ancora una volta afferma la sua importanza come collante culturale. A salutare uno dei più longevi festival jazz europei oltre 100 artisti provenienti da tutto il mondo, giovani promesse insieme ai grandi interpreti, incontri fra musicisti, progetti speciali e più di 80 concerti in 60 località sparse in tutta la provincia di Bolzano: nei teatri, nelle piazze, nei rifugi e sulle vette. Seguendo il fil rouge dei concerti sarà possibile esplorare un territorio e le sue ricchezze culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche

Già la straordinaria serata d’apertura, in programma venerdì 24 giugno in una location davvero inusale – in mezzo ai cassoni per le mele della cooperativa di frutticoltura di Frangarto – intitolata “Kinzelbinder’s Melting Orchestra” ha tutte le carte in regola per entrare negli annali di uno dei più longevi e importanti festival d’Europa. Protagonista della serata sarà la “cooperazione” fra artisti austriaci e italiani, la fusione fra le melodie e le serenate napoletane, lo charme unico dei Lieder viennesi e il jazz contemporaneo. Un progetto artistico eccezionale nato dall’incontro tra il duo acustico viennese  “Die Strottern” e il trio napoletano “Assurd”, accompagnati dal sax dello statunitense Dan Kinzelman, dalla tromba dell’austriaco Martin Eberle e da altri musicisti che spesso vanno e vengono dal Brennero. Se è vero che la maggior parte dei muscisti del cartellone 2016, che sarà presto consultabile sul sito www.suedtiroljazzfestival.com, arrivano da Austria e Italia, ci saranno anche artisti svizzeri, tedeschi, sloveni e statuinitensi.

“E’ il terzo anno che decidiamo di invitare artisti di un determinato paese – spiega Klaus Widmann, direttore artistico della manifestazione – in questo caso di due nazioni, Italia e Austria, perchè ci permette di conoscere meglio le singole realtà jazzistiche europee. Nel 2014 è toccato al jazz francese, lo scorso anno a quello della Gran Bretagna e quest’anno ai due paesi del Brennero. E’ un periodo storico caratterizzato dall’emergenza profughi e dal ritorno del filo spinato alle frontiere. Forse la musica del nostro festival può contribuire a gettare ponti e a unire piuttosto che dividere”.

Il Sudtirol Jazzfestival Altoadige ha ormai assunto il ruolo di evento internazionale che offre musica di qualità altissima in luoghi davvero unici. Questa edizione, ancora di più di quelle passate, si annuncia come una sorta di esplorazione, musicale ma anche di un territorio. Seguendo il fil rouge dei concerti si potrà andare alla scoperta del territorio, conoscere le città, immergersi nella natura, scoprire incantevoli vallate e rifugi, magari assaggiando, tra un concerto e un altro, specialità gastronomiche. La programmazione artistica è ancora una volta all’insegna della varietà musicale, alla ricerca delle sonorità più nuove, dei gruppi emergenti, del nuovo jazz;  con un’attenzione particolare a incontri inediti fra artisti di diverse parti del mondo, fra giovani promesse e star già consolidate. Sotto la direzione di Klaus Widmann il Sudtirol Jazzfestival Altoadige è diventata un’occasione per ascoltare nuovi talenti e un’opportunità per musicisti internazionali di conoscersi e mettere in piedi nuove collaborazioni artistiche.

Il “main program” del Festival, scaricabile nei prossimi giorni dal sito ufficiale (www.suedtiroljazzfestival.com), prevede circa 80 concerti con oltre 100 musicisti, ai quali bisogna aggiungere la consueta serie di eventi organizzati a margine della rassegna principale.  Anche l’edizione 2016 del Jazzfestival Alto Adige invaderà pacificamente l’intero territorio provinciale: i comuni che ospiteranno almeno un evento sono infatti ben 20, per un totale di oltre 60 diverse location. Dal fondovalle di Frangarto per la serata d’aperutra del 24 giugno si passerà ai 2.145 metri del rifugio Comici il 26 giugno con la “Cantata Viennapoli”; il 29 andrà in scena il convegno “Culture meets economy” che si concluderà alla Fiera di Bolzano con un eccezionale blind date musicale che vedrà sul palco una ventina di musicisti del Festival che si alterneranno e suoneranno a piccoli gruppi.
Quest’anno gli appuntamenti della rassegna “Jazz & Wine, Jazz & Beer” saranno ospitati a Bressanone dove sono in programma una camminata eno-musicale e degustazioni varie nelle più belle location della città vescovile.  Insomma sarà un vero viaggio musicale che coinvolgerà tutto l’Alto Adige.
Sonorità jazz risuoneranno anche nei rifugi e nelle malghe di alta quota, congiungendo idealmente la Val Venosta con la Val Badia: dal rifugio Feltuner Hütte e le piramidi di terra del Renon fino ai monti di Fanes, dal Messner Mountain Museum di Solda a Monte San Vigilio fino ad arrivare al Passo delle Erbe.
Il progetto “Water Music” non ha bisogno di spiegazioni: basta il nome. Il pittoresco lago di Carezza e il laghetto di Fiè faranno da sfondo a concerti particolari, in cui i musicisti suoneranno su pontili e imbarcazioni. Nuovo e altamente suggestivo si preannuncia anche il progetto “Jazztronomy”, in programma presso il Planetarium di San Valentino in Campo. Da menzionare anche i concerti al Museion di Bolzano, dove nei due sabati di festival sono previste altrettante matinée nel Museion Passage, mentre giovedì 30 giugno il Museion sarà invaso dal jazz per l’intera giornata.

Le Zagare sul Lago Maggiore e il Neroli Nobile

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Zagare sul Lago Maggiore
Ubriaca la fioritura di agrumi alle Isole Borromee
Creato il Neroli Nobile per offrire questa magnifica sensazione

Per tutto il mese di giugno, le Isole Borromee profumano di zagara. Già prima di approdarci, se il vento spira verso Stresa, si è inebriati dall’intenso profumi della Grande Fioritura, quella degli agrumi.
Si rivive così ciò che la tradizione racconta a proposito dei pescatori che, quando uscivano al mattino con le loro barche, si dice rimanessero rapiti dal soave profumo che le isole emanavano durante la fioritura degli agrumi di giugno.
Nei giardini dell’Isola Bella e dell’Isola Madre, di agrumi ne crescono almeno 350 esemplari, tra cedri, pompelmi, aranci, limoni, mandarini, aranci amari, pumeli. Alcuni anche di dimensione ragguardevole.
In parte ospitati dai grandi vasi di cotto marchiati dai tre tipici cerchi di Casa Borromeo, e per la maggioranza in piena terra. A costituire una delle numerose Collezioni Verdi dei Principi.
Lo stemma Borromeo presenta, come motivo, tre anelli tra loro congiunti. Al di là del significato araldico, la tradizione popolare interpreta questi tre “cerchi” come altrettante figure di agrumi.
Simbolo del microclima mite delle isole e del fatto che qui prosperavano limoni e aranci quando altrove erano introvabili, cosa che ne faceva l’oggetto del desiderio di chi voleva permettersi una limonata o un sorbetto.
Quel singolare, intenso profumo di agrumi è oggi proposto da una raffinata fragranza creata da Acqua di Stresa proprio per Isole Borromee.
E’ un profumo fresco e raffinato, ispirato alle bellezze dei giardini dell’Isola Bella e dell’Isola Madre. Una linea completa, per la persona e per l’ambiente, composta da Eau de Parfum, Bagnodoccia, Body Lotion, Sassi Profumabiancheria e Diffusore per l’ambiente. Commercializzata con il nome di “Neroli Nobile”, offre il profumo intenso e vellutato dell’olio di arancio amaro.
Una gran dama della corte di Francia, Anna Maria de La Tremouille, soprannominata la Nerola, faceva profumare i suoi guanti proprio con l’essenza di arancio amaro, che da lei prende il nome di Neroli.
Il Neroli è l’essenza ottenuta dai fiori di arancio amaro che, solo se colti a mano dall’albero mantengono inalterata la loro fragranza.
“Neroli Nobile” armonizza bergamotto di Calabria, arancio, cipresso e zenzero con un particolare tipo di lavanda, noto come “lavandino”, e note d’acqua per chiudere con note di legni dolci, patchouli e muschio. Lo si acquista all’Isola Bella, nel fornitissimo gift shop, ma lo si può acquistare anche via web e presto nelle profumerie di livello, in Italia e nel mondo.

info: www.isoleborromee.it

Charlie Sheen e il preservativo: che cos’hanno in comune? Hanno cambiato il sesso. Per sempre

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Charlie Sheen ha unito le forze con LELO, il brand leader nell’universo del piacere, per lanciare quello che gli esperti definiscono come l’innovazione più importante nel campo del sesso sicuro degli ultimi 70 anni: LELO HEX™, il preservativo di nuova generazione.

 

LELO HEX™ è stato lanciato oggi in tutto il mondo su lelo.com alle 12 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), inaugurando un progetto della durata di due mesi, ‘HEX Appeal’ che vuole ‘rivoluzionare il mondo dei preservativi per sempre’. Per tutta la durata di questo periodo, fino a 10000 finanziatori avranno la possibilità di ordinare LELO HEX™ in anteprima, con Charlie Sheen a sostenere il progetto, considerato la prima vera innovazione nel settore dei preservativi in 70 anni.

 

In una serie di interviste esclusive realizzate per LELO, Charlie Sheen, per la prima volta, parla apertamente di preservativi, del perché, a suo parere, il loro uso è in continuo declino, e perché LELO HEX™ può cambiare il sesso sicuro per sempre.

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Il filmato mostra:

 L’opinione personale di Charlie Sheen sui preservativi e le conseguenze positive dell’impennata di sensibilizzazione nei confronti delle IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili) provocata dal suo annuncio di essere sieropositivo nel novembre 2015.

 Il suo processo di cambiamento personale, dopo aver annunciato la sua condizione e il ruolo che può svolgere nel sostenere LELO HEX™.

 La sua sorpresa per la mancanza di innovazione che caratterizza l’industria dei preservativi e le sue opinioni personali su come HEX™ può aiutare a superare la diffidenza che circonda i preservativi oggi.

LELO è l’azienda leader nella realizzazione di prodotti per la vita intima dal design inconfondibile. Con il suo lancio, avvenuto nel 2003, LELO ha rivoluzionato l’estetica e la percezione dei massaggiatori personali e ora dedica la stessa cura a qualità e innovazione nella realizzazione di lussuosi accessori per la vita intima e candele da massaggio profumate. LELOi AB è la società svedese alle spalle di LELO, con uffici che si estendono da Stoccolma a San José, da Sydney a Shanghai.

 

Per quanto riguarda il lancio, Charlie Sheen ha dichiarato, ‘Rivelare il mio contagio da HIV mi ha dato un obiettivo nuovo, quello di parlare attivamente di salute sessuale. Ecco perché LELO HEX™ è un progetto così importante per me. Non si tratta solo di un prodotto rivoluzionario, già pronto per l’uso – è qualcosa di completamente diverso che può contribuire a frenare la diffusione delle IST e ridurre lo stigma che circonda l’uso dei preservativi. Se vuoi cambiare il modo in cui la gente vede i preservativi, un ottimo modo per cominciare è cambiare i preservativi!’

Vacanze sportive? Idea: Rafting Center Val di Sole

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Si avvicina la bella stagione (ora insomma, questi temporali finiranno, no?) e a non tutti piace sdraiarsi in spiaggia, ma fare qualcosa di più dinamico.

Ad esempio potete andare nel Rafting Center Val di Sole, situato a Dimaro, in Val di Sole (Trentino). Oltre alla splendida cornice trentina potete effettuare attività di Rafting o Canyoning

Scopri comunque tutte le offerte per rafting e canyoning sul sito!
Buzzoole