“Women are beautiful” di Garry Winogrand, al MAN di Nuoro

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La grande fotografia ancora una volta al MAN. A un anno dal successo della mostra di Vivian Maier, il Museo della Provincia di Nuoro è lieto di annunciare l’imminente apertura di un nuovo progetto espositivo, in anteprima nazionale, dedicato a Garry Winogrand, padre della street photography.

Negli ultimi anni il lavoro di Winogrand (1928-1984) è stato in più occasioni accostato a quello di Vivian Maier. Anche lui, come l’ormai celebre tata fotografa, operò nelle strade di New York a partire dai primi anni Sessanta, portando avanti un lavoro capillare e ossessivo di reportage.

Winogrand è stato uno dei più importanti cronisti della società americana, oltre che uno dei più celebri fotografi internazionali degli anni Sessanta e Settanta. Il suo sguardo sulle abitudini dei cittadini statunitensi, apparentemente distratto, quasi casuale, spesso ironico, fuinfluenzato soprattutto dalla fotografia sociale di Robert Frank e Walker Evans, che reinterpretò in una forma nuova e radicale.

Winogrand individuò negli anonimi abitanti delle città americane il soggetto ideale per dare corpo alla propria visione del mondo, raccontando storie laterali, prive di copione o colpi di scena, catturate sempre in luoghi pubblici: nei parchi, allo zoo, nei centri commerciali, nei musei, negli aeroporti, oppure in occasione di manifestazioni politiche ed eventi sportivi.

La sua tecnica si contraddistingue per l’utilizzo di obiettivi grandangolari. I tanti provini giunti sino a noi dimostrano come Winogrand ricercasse volontariamente la presenza di uno spazio esterno al soggetto, spesso forzando l’inclinazione della macchina fotografica. Com’è stato scritto in più occasioni, sarebbe sbagliato liquidare questi sfondi come elementi secondari, come un “rumore” visivo irrilevante. Secondo l’originale visione di Winogrand, i dettagli esterni, inclusi nella cornice della fotografia, contribuivano invece ad accrescere la forza e il significato del soggetto ritratto.

La mostra al MAN, a cura di Lola Garrido, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, presenta, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle fotografie che, nel 1975, andarono a comporre il celebre volume “Women are Beautiful”, divenuto oggi un oggetto di culto. Immagini istantanee, qui proposte attraverso una serie di stampe originali, che celebrano la figura femminile con uno sguardo autentico, in cui si mescolano ammirazione e ironia, venerazione e sarcasmo.

Un lavoro per molti aspetti controverso, parallelo a quello dei poeti della Beat Generation, a cui non furono risparmiate pesanti critiche. Se infatti agli occhi di alcuni interpreti le fotografie apparirono come una gioiosa riflessione sull’emancipazione della donna e sulla sensualità, altri – per la presenza di figure formose, in abiti sbracciati o minigonne, o per l’indugiare dello sguardo di Winogrand sui seni e i fondoschiena – le avvertirono invece come l’espressione contorta di una visione maschilista e misogina.

Ciò che appare evidente è che non si tratta di una riflessione superficiale sui nuovi concetti di bellezza, ma piuttosto di una descrizione delle conseguenze sociali della controcultura americana, oltre che di una dichiarazione di sostegno ai diritti e alla libertà delle donne in un momento in cui il conservatorismo puritano sembrava volere rimettere in discussione alcune delle più importanti conquiste del dopoguerra.Il noto fotografo Joel Meyerowitz, ha parlato di “un urto e un abbraccio allo stesso tempo: lui è una contraddizione e le immagini sono contradditorie”.

***

Garry Winogrand (1928-1984) nasce in una famiglia operaia del Bronx. Inizia a fotografare durante il servizio militare. Studia pittura al City College di New York e fotografia presso la Columbia University. Nel 1949 frequenta un corso di fotogiornalismo presso la New School for Social Research di New York e dal 1952 fino al 1969 lavora come fotoreporter freelance. La sua prima esposizione di rilievo si tiene al MOMA nel 1963. Nel 1966 espone le sue foto all’interno della mostra Toward a social landscape alla George Eastman House di Rochester, insieme a Lee Friedlander, amico e compagno di peregrinazioni. Con lui e con Diane Arbus partecipa alla mostra New Documents (MOMA, 1967). Ha vinto tre volte il Gugghenheim Fellowship Awards (1964, 1969, 1979) e un a volta il National Endowment of the Arts Award (1979). Le fotografie documentaristiche di Garry Winogrand sono apparse in riviste come “Sports Illustrated”, “Fortune” e “Life”. Alla sua morte, avvenuta nel 1984 a causa di un tumore, ha lasciato un enorme archivio di immagini, molte delle quali mai sviluppate. Alcune di queste sono state raccolte, esposte e pubblicate dal MOMA nel volume Winogrand. Figments from the Real World (1988). Opere di Winogrand sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, come il MOMA di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi.

Lola Garrido è una storica dell’arte specializzata in fotografia. E’ stata responsabile della collezione della Fondazione Banesto, che oggi arricchisce il patrimonio del Museo Reina Sofia. Come critica d’arte ha collaborato con i più importanti giornali spagnoli. La sua personale collezione di fotografia è stata oggetto di numerose mostre.

Il Museo MAN è un’Istituzione della Provincia di Nuoro, sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna.


Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it

Dietorelle: giuste per te!

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Buzzoole
Chi di noi non conosce Dietorelle? Brand di caramelle fighe già da diverso tempo, non fa altro che riconfermarsi…
Partiamo già dalla gamma di caramelle: ce ne sono gommose, gelèes, e dure. Io personalmente sono una gran fan di Le Gommose liquirizia, insieme alle Morbide fragola.

Comunque la gamma prodotti Dietorelle è una gamma completa sia in consistenza che in gusti ed è senza glutine. E’ l’unica gamma alla frutta dolcificata con estratto di stevia.

MK-3D_FlowPack_Gelees_FragolaMoraOltre alla parte più dietetica dobbiamo dire che Dietorelle è buonissima perché:
– ricca di succhi di frutta
– senza coloranti e senza aromi artificiali
Insomma, è la caramella giusta per te!

Dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia al Giappone

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Sarà la più imponente mostra sull’’arte veneziana mai ammirata in Giappone e un fondamentale intervento di promozione delle Gallerie dell’Accademia e della città di Venezia in un mondo affascinato dall’arte italiana e dalla Serenissima qual è quello giapponese.
La mostra Venetian Renaissance Paintings from the Gallerie dell’Accademia, Venice è già annunciata in Giappone come l’evento clou delle manifestazioni culturali organizzate per celebrare il Centocinquantesimo anniversario del Trattato di Amicizia e di Commercio siglato nel 1866 da Giappone e Italia, con cui prendevano avvio le relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Patrocinata dal Ministero degli Affari esteri e dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo, nata sotto l’egida del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo on.le. Dario Franceschini e del Direttore generale Musei, arch. Ugo Soragni, l’esposizione sarà dapprima ospitata al National Art Center di Tokyo (13 luglio – 10 ottobre 2016) per spostarsi successivamente al National Museum of Art di Osaka (22 ottobre – 15 gennaio 2017), vale a dire nei due centri espositivi maggiori del Paese.

L’evento culturale nasce da un accordo sottoscritto due anni fa dal Polo museale veneziano allora diretto da Giovanna Damiani.
Volendo onorare quell’impegno internazionale, la nuova direttrice delle Gallerie dell’Accademia, Paola Marini, ha scelto di proporre al pubblico giapponese una selezione di opere che evidenziassero il carattere di straordinaria unicità della pittura veneziana. Una panoramica di livello che, tuttavia, non priverà i visitatori delle Gallerie di nessuna delle opere simbolo delle Gallerie medesime.

Grazie alla ricchezza della collezioni, sarà possibile far giungere a Tokyo ed Osaka una selezione di oltre cinquanta dipinti che spaziano dal 1450 al 1630, tutti, salvo tre concessi dalla Ca’ d’Oro, provenienti dalle Gallerie dell’Accademia. Per documentare veramente al meglio la nascita, maturità e il tardo sviluppo dell’arte pittorica rinascimentale veneziana. Una esposizione di grande qualità e spettacolarità, articolata in sezioni tematiche e tipologiche.
Ad affiancarla nella cura della mostra, Paola Marini ha chiamato il professor Sergio Marinelli, dell’Università Ca’Foscari, che ha coordinato il folto gruppo degli autori delle schede in catalogo. Con loro ha attivamente collaborato il personale delle Gallerie dell’Accademia (funzionari, restauratori, registrar).
Per parte giapponese, collabora il professor Koshikawa Michiaki, la cui competenza sull’arte veneta è nutrita da approfonditi studi. La mostra ha anche coinvolto un gruppo di giovani ricercatorii impegnati a individuare un percorso dai caratteri originali, lungo un tragitto notissimo e apprezzato in tutto il mondo.
“Così, accanto ai capolavori assoluti e notissimi – anticipa Paola Marini – possiamo presentare autori e dipinti che offrono il piacere della ‘scoperta’ e arricchiscono la visione di un tessuto culturale dalle molteplici voci”.
“L’iniziativa – evidenza la dottoressa Marini – ha costituito l’occasione per effettuare anche una ricognizione mirata e una selezione delle opere presenti nei depositi del museo, che, a seguito di un’attenta revisione del loro stato di conservazione, effettuata a cura dei suoi restauratori, e al reperimento di adeguate cornici, necessarie alla migliore presentazione delle opere, si rendono ora disponibili anche per futuri progetti espositivi di respiro nazionale ed internazionale.

«L’originalità di questo progetto risiede – riconosce il Direttore Generale Musei del Ministero per i Beni Culturali, Ugo Soragni – nella possibilità di sottoporre all’attenzione di una platea internazionale e nella fattispecie giapponese i grandi Maestri attori dell’antagonismo culturale e artistico verso il più conosciuto Rinascimento fiorentino”.
“L’ esposizione si presenta come un esempio virtuoso della proficua collaborazione che le Gallerie dell’Accademia di Venezia, valorizzate nel loro ruolo di museo autonomo grazie alla recente riforma del sistema museale nazionale, hanno saputo instaurare con altre istituzioni cittadine e con l’imprenditoria privata: accanto al museo statale vi hanno infatti preso parte l’Università di Ca’ Foscari, che ha condiviso con la Direzione del museo la curatela della mostra, ed una società privata a cui sono stati affidati gli aspetti organizzativi connessi all’evento”.

Per info:
http://www.gallerieaccademia.it/

ITALIA POP, l’arte negli anni del boom alla Villa dei Capolavori

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Invasione Pop alla Villa dei Capolavori!

Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016 la Fondazione Magnani Rocca, presso Parma, ospita una grande mostra sulla Pop Art italiana, composta da circa settanta opere provenienti da importanti istituzioni pubbliche e prestigiose collezioni private.

La mostra intende fornire una lettura articolata e innovativa delle vicende che hanno portato alla nascita e alla diffusione di una “via italiana” alla Pop Art, pienamente in sintonia con le analoghe esperienze maturate in ambito internazionale e al tempo stesso linguisticamente autonoma rispetto ai modelli statunitensi ed europei del periodo.

Per evidenziare la specificità della declinazione italiana della Pop, la mostra prende avvio con due opere esemplari provenienti dalle stesse collezioni della Fondazione, una ‘Piazza d’Italia’ di Giorgio de Chirico e un ‘Sacco’ di Alberto Burri, due fonti primarie, storiche, dell’approccio italiano alla contemporaneità, alla figurazione e all’oggetto. Non a caso, d’altra parte, inizialmente la critica aveva parlato di una stagione “neo-metafisica” a proposito dell’opera di autori come Mario Schifano o Tano Festa, e lo stesso Schifano, come è noto, omaggerà esplicitamente Giacomo Balla e il Futurismo in due serie pittoriche centrali nello sviluppo del suo percorso.

La mostra procede poi con quelli che si possono considerare i precursori del linguaggio Pop propriamente detto, una serie di autori che, a partire dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra hanno affrontato i temi del nuovo paesaggio visivo in un paese che andava uscendo dai traumi della guerra e aprendosi a nuovi, inediti stili di vita, capaci di generare naturalmente anche nuove immagini: Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, hanno saputo cogliere per primi la nuova temperie culturale, il nuovo clima anche sociale che andava maturando negli anni Cinquanta, e le loro opere si pongono, stilisticamente e temporalmente, a fianco di quelle dei neo-dadaisti statunitensi come Jasper Johns e Robert Rauschenberg o dei coevi esponenti del francese “Nouveau Rèalisme”. Assieme a loro, alla fine degli anni Cinquanta anche autori come Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello riflettono sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966.

Un momento di straordinario fervore artistico che investe l’intera penisola, che ha i suoi centri nevralgici nelle città di Milano e di Roma, ma che trova luoghi di diffusione estremamente significativi anche a Torino e in Toscana, per non citare che i centri dove maggiore è l’incidenza di tale tendenza sulla scena artistica. In questa sezione si vedranno quindi i capolavori di Mimmo Rotella ed Enrico Baj, degli autori romani riuniti sotto l’etichetta di “Scuola di Piazza del Popolo”, i già citati Schifano, Festa, Mambor, Mauri e poi Franco Angeli, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Claudio Cintoli, le opere degli artisti operanti a Milano come Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Antonio Fomez, i torinesi Piero Gilardi, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto, i toscani Roberto Barni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Malquori.

Una lettura che si conclude con la presentazione di un altro fenomeno cruciale nell’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni Settanta utilizza le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica, che riflette il nuovo clima sociale diffuso in tutto il mondo alla fine del decennio: in questa sezione si trovano opere di alcuni autori presenti in quelle precedenti come Schifano, Angeli, Bertini, ma soprattutto degli esponenti di quella ”figurazione critica” – come Giangiacomo Spadari, Paolo Baratella, Fernando De Filippi, Sergio Sarri, Umberto Mariani, Bruno di Bello o Franco Sarnari – che si rivelano oggi come un’ulteriore, originale contributo italiano alla diffusione del “popism” in ambito internazionale.

Ciò che rende questa mostra un autentico unicum, irripetibile nel panorama espositivo non solo nazionale, è la possibilità di vedere una serie di sculture nelle straordinarie sale della Villa dei Capolavori, la dimora storica di Luigi Magnani, artefice della Fondazione Magnani Rocca: gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi dialogano con gli arredi e i dipinti della Fondazione, in un sorprendente confronto tra il mondo classico e la cultura popolare degli anni Sessanta. Anche uno splendido e rarissimo quadro di Domenico Gnoli, grande artista morto giovanissimo, proveniente da un’importante collezione privata, entra in dialogo con capolavori della pittura antica della Fondazione.

In mostra, accompagnano le opere pittoriche e scultoree alcuni significativi pezzi di design dell’epoca, oltre a rimandi all’editoria e alla discografia, che permettono allo spettatore di immergersi appieno nel clima culturale del periodo, momento cruciale di svecchiamento della cultura italiana in chiave internazionale, al confronto diretto con la nuova cultura di massa, analizzata in quegli stessi anni da grandi intellettuali attivi nel nostro paese come Pier Paolo Pasolini o Umberto Eco.

La mostra, curata da Stefano Roffi e Walter Guadagnini – già autore di storiche ricognizioni sull’argomento come “Pop Art UK 1956-1972”, “Pop Art Italia 1958-1968”, entrambe alla Galleria Civica di Modena, “Pop Art 1956-1968” alle Scuderie del Quirinale a Roma, nonché di numerose personali dedicate ai protagonisti del movimento – è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

ITALIA POP. L’arte negli anni del boom
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 10 settembre all’11 dicembre 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 HYPERLINK “info@magnanirocca.it” info@magnanirocca.itwww.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Antonio Carnevale, Mauro Carrera, Walter Guadagnini, Gaspare Luigi Marcone, Stefano Roffi, Alberto Zanchetta.

8-9-10 luglio: arriva a Forlì il FINGER FOOD FESTIVAL

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Sbarca per la prima volta in Romagna il Finger Food Festival!

L’evento che ha già conquistato Pesaro, Parma, Bologna e Ferrara arriva in piazza Saffi a Forlì venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 luglio per una tre-giorni all’insegna della musica, della birra e dello street food di qualità.

 

La manifestazione organizzata da Estragon, uno dei più conosciuti e apprezzati rock club italiani, vuole valorizzare la world music e le eccellenze italiane e straniere del cibo di strada e delle birre artigianali. Ed è proprio per questo motivo che il Finger Food Festival riesce ad attirare pubblico di ogni età e provenienza. Se infatti gli appassionati di eventi musicali avranno la possibilità di gustare specialità regionali di grande qualità, gli amanti dello street food e i degustatori dei mille sapori della birra troveranno una piacevole colonna sonora con la possibilità di ascoltare dal vivo bands e dj’s che abitualmente frequentano i più importanti club della penisola.

 

Dall’8 al 10 Luglio, dunque, un universo di nuovi gusti e profumi troverà casa nel cuore di Forlì, in Piazza Aurelio Saffi.

 

Fra i prodotti di presidio slow food del territorio italiano, non mancheranno gli arrosticini abruzzesi e le bombette di Alberobello, le olive ascolane e la farinata genovese, il pane ca’ meusa di Sicilia e la focaccia di Recco, il panino col lampredotto da Firenze e tanti altri prodotti tradizionali (anche vegani, vegetariani e senza glutine) in un tripudio di sapori per un “giro del mondo in 80 morsi”.

Oltre ai cibi “targati” Finger Food Festival, nelle vie adiacenti saranno presenti le eccellenze alimentari dei produttori locali.

 

Per quanto riguarda la musica, ogni sera sarà in programma un concerto dal vivo e dj sets per allietare il pubblico presente. Venerdì 8 si esibirà la Babbutzi Orkestar, la band balcanica che ha già fatto ballare le più importanti piazze d’Italia e d’Europa con quella che essa stessa definisce Nu Balkan Music: un miscuglio di surf, punk e musica balcanica; sabato 9 laGypsy Ska Orquesta da Caracas porterà sul palco la sua combinazione di ska, latin, jazz e gypsy-balkan music, mentre domenica 9 luglio toccherà ai bolognesi Rumba De Bodas scatenare il pubblico nelle danze a ritmo di latin, swing e ska.

 

Che dire? Saranno tre giorni di grande festa per tutti: un appuntamento per palati fini, che saprà deliziare degli avventori. Coninvolgendo tutti i sensi!

 

 

ORARI APERTURA

Venerdì 8 luglio: dalle ore 18.00 alle 24.00
Sabato 9 luglio: dalle ore 17.00 alle 01.00
Domenica 10 luglio: dalle ore 17.00 alle 24.00

 

PROGRAMMA SPETTACOLI

Venerdì 8 luglio:
h.18.30 Finger Food Dj’s
h.21.30 Babbutzi Orkestar (Italia)
Sabato 9 luglio:
h.18.30 Finger food Dj’s
h.21.30 Gypsy Ska Orquesta (Venezuela)

h.23.30 Balkan Grill feat. Dj Pravda
Domenica 10 luglio
h.18.30 Finger food Dj’s
h.20.30 Rumba de Bodas (Italia)

CIBO e BIRRIFICI PRESENTI

Toscana: Lampredotto, Trippa, Hamburger di Chianina

Emilia Romagna: Gnocco Fritto, Borlenghi, Tortelloni, Tortellini, Pesce alla Griglia, Tigelle, Birra Levante, Birra Bellazzi

Marche: Olive Ascolane

Puglia: Bombette, Panzerotti Fritti, Burrate, Orecchiette, Pasticciotto

Calabria: Salsiccia Calabrese e ‘Nduja

Veneto: Piccolo Birrificio Ateo

Abruzzo: Arrosticini

Campania: Mozzarella di Bufala alla brace

Liguria: Farinata, Focaccia di Recco

Sicilia: Pane Ca’ Meusa, Arancine, Cannoli

Piemonte: Birrificio Barbanera, Pizza alla Canapa

Dal Mondo: Paella, Pesce Fritto in Cartoccio, Churros, Tacos Messicani, Angus Argentino, Birra Barcelona

E in più: Vegan Food, Cibi senza Glutine
INGRESSO GRATUITO

 

Info: su Facebook – Finger Food Festival

fingerfoodfestival@gmail.com

 

 

 

Finger Food Festival a Forlì è organizzato da Estragon

all’interno di “Ottocento e 4 – Impazza la Piazza”

col Patrocinio del Comune di Forlì

 

Ecco il solito Lelo Tiani 24k che costa ma che anche arreda.

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(si ringrazia il pupazzo Petofi per l’attività di modello)

Spesso nel mio blog vedete che parlo di Lelo: perché? E’ molto semplice: se si è nerd si amano le cose tecnologiche. E se si è donne e si tiene un minimo a se stesse si va oltre alle considerazioni bigotte e si tiene alla propria sessualità si cercano oggetti adatti.

Questo post lo voglio dedicare alle coppie curiose che vogliono sperimentare ma che gli viene da ridere pensando a 50 sfumature di grigio. Le nostre pressioni culturali italiane fanno sì che ogni volta che si pronunci Sex Toys venga visto tutto come squallido e peccaminoso (oddio, infatti io ricordo una riunione condominiale dove si urlava che nel palazzo vicino c’era un MANIACO che faceva trovare dei dildo -e non venivano chiamati così, quando li descrissero come “falli di gomma” io dissi “ah, dei dildo quindi” e mi guardarono malissimo- sullo zerbino di una condomina e delle copertine di dvd porno in giro. Sì, beh dissi anche “perché comprare dvd ancora nel 2014 quando c’è Pornhub” e allora lì definitivamente mi guardarono come se avessi avuto delle antenne verdi), in verità non è così.

Però andiamo di ex cursus storico: magari avete visto il film Hysteria. Se non lo avete fatto recuperatelo perché molto LOL: si parlava di questo medico d’Era Vittoriana occupato con il curare questi sintomi riconducibili all’isteria perché magari i mariti non davano le giuste attenzioni alle mogli in modo meccanico sul lettino da ginecologo. E quando, ecco, per problemi di usura professionale non ce la faceva più entrò in gioco l’invenzione di una macchina… che poi diventò virale.

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I prodotti Lelo sono considerati ‘ultra premium’. Non sono sicura il Tiani sa cosa sia però, nella gamma dei giocattoli sessuali. Ma è un ‘oggetto di piacere’ che fa parte della gamma SenseMotion. Come potete vedere, quando la batteria non vi funzionerà più sarà abile come fermacarte tanto da avere un simpatico design che inizialmente vi farà fare l’attività di coppia che unisce di più: ridere a crepapelle perché non si capisce come vada usato.

Io ho avuto proprio il modo di testare Lelo tiani 24k.

Quindi, in parole povere: tre dei loro giocattoli – Lyla (un uovo inseribile), Oden (un combo anello ) e la Tiani (un vibratore coppie) – tutti rispondono ad un telecomando senza fili a forma di disco, che vibra. Come si sposta il telecomando in mano ha un corrispondente modello di vibrazione che può essere sentito sia dal telecomando e  nell’ ‘oggetto di piacere’.


Inclinando il telecomando avanti e indietro la vibrazione del giocattolo stesso rallenta o aumenta. In pratica la versione adulta del telecomandino Wii camera da letto-friendly (occhio magari a non confonderli).

Come funziona Lelo Tiani 24k
Così, il Tiani, è un giocattolo per coppie che si suppone essere indossato durante il rapporto.

Si deve far scivolare il braccio più piccolo nella vagina e il braccio più spesso si trova tra le vostre labbra in modo che trilli contro il tuo clitoride. Il vostro partner inserisce poi il suo pene sotto il braccio interno, mentre uno di voi manipola il telecomando del sensore. Oppure si potrebbe inserire e lasciarlo in mentre si cammina o giocare con te stesso, mentre il tuo socio controlla il telecomando. O due ragazze potevano scendere le stesse impostazioni Vibe utilizzando il telecomando.

O nessuna delle precedenti, come si vede nella foto di pupazzo Petofi.

Comunque non è intuitivo: la prima volta preso in meno riuscivo a malapena a capire come mettere in funzione o metterlo a riposo riposo per non parlare di scegliere un’opzione che potesse permettermi di giocare.

Si riescono comunque a cambiare le tre funzioni premendo il tasto centrale del pad del telecomando.

• SenseMotion 1 – L’inclinazione o l’angolo che il controllo si svolge in tre set l’intensità. Muoversi su questo asse può prendere dal potere il 10% quando viene tenuta orizzontale, fino al 100% quando viene tenuto in posizione verticale.

• SenseMotion 2 – si suppone Ogni movimento su questa impostazione per essere tradotto in vibrazioni e impulsi.

• Premere il pulsante centrale per la terza volta e regolare tra le diverse impostazioni di Vibe “normali” utilizzando il tasti + e -.

Ci sono delle cose positive e negative. Positive è sicuramente il senso di lusso che il prodotto da e la sensazione al tatto. Il fatto poi di usare il telecomando per controllare il proprio partner inizia ad essere un gioco che va al di là della semplice stimolazione, e quindi risulta altamente erotico.
Negative beh, ricordate la cosa delle tacche e il segnale che si faceva sin dall’epoca degli eTACS cercando di tenere la mano in alto per prendere il segnale? Beh, anche qui a volte con il telecomando dovete fare una cosa del genere. La vibrazione a volte se voi siete in cucina e il vostro uomo in garage è molto debole (anche se si sente ronzio) e a meno che non si faccia dei simpatici gesti simili a quelli dell’albume montato a neve le cose non escono fuori benissimo.
Poi c’è il fatto che è semplicemente per alcuni può essere troppo piccolo. Il braccio inseribile è troppo stretto per essere facilmente tenuto in posizione da un pene, non porta l’atmosfera e non ha colpito alcun tipo di g-spot perché spesso va a scivolare di lato. Ma questo deriva dalle condizioni anatomiche diverse che tutti noi abbiamo lì sotto: quindi non vi resta che provare. E riprovare. E provare ancora ché sisamai.

Volete correre a comprarlo? Ma in tutta sicurezza in un pacchetto anonimo che viene recapitato a casa? C’è lo store di Lelo.

Da oggi online Fannabee.com, per scambiare e vendere cd, vinili e memorabilia con attività social, marketplace, gamification e mobile

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Si chiama Fannabee (www.fannabee.com) ed è la prima piattaforma online dedicata agli appassionati di musica che vogliono trovare cd, vinili e memorabilia, catalogare e vendere pezzi della propria collezione musicale in modo semplice e divertente. 

Realizzata da Fannabee Srl, start-up tutta italiana ma dal respiro internazionale incubata da H-Farm nel 2013 e guidata da Antonella Sinigaglia, CEO e grande appassionata collezionista, la piattaforma online è solo la prima di una serie di prodotti per i music addicted che Fannabee ha intenzione di lanciare sul mercato nel corso dei prossimi mesi.

Un servizio unico a 360° che combina social, marketplace, gamification e mobile, frutto di una sinergia creativa maturata insieme ai collezionisti ma pensata anche per un pubblico consumer, dedicata anche a tutti quegli utenti che stanno cercando oggetti musicali che non troverebbero su altri marketplace.

Fannabee è stata sviluppata con la migliore tecnologia disponibile oggi sul mercato, con un motore di ricerca in grado di ottenere risultati da un database con più di 4 milioni di artisti. La piattaforma gestisce tutta l’esperienza e attività degli utenti in cloud, è accessibile da qualunque device collegato a internet e contiene un meccanismo di gamification che ricompensa l’utente per l’impegno e la passione profusa sulla piattaforma stessa.

Gli utenti sono infatti spronati a dimostrare di essere il fan #1 del proprio artista preferito attraverso una serie di attività e qualità degli oggetti posseduti, e incentivati a diffondere la loro passione anche aiutando altri appassionanti dello stesso artista, costruendo di fatto una community ‘user generated content’ basata su passioni musicali condivise.

L’obiettivo di Fannabee è quello di diventare il punto di riferimento globale per i collezionisti, dj’s e negozi di dischi; una community dove appassionati, curiosi ed esperti si riuniscono per condividere il piacere del proprio hobby e usare il marketplace.

Features principali

1) Gestione della propria collezione:
Gli utenti hanno la possibilità di digitalizzare la propria collezione con un click; basterà cercare l’artista o l’oggetto e la piattaforma darà tutte le informazioni in modo esaustivo.

2) Community
Fannabee è una grande comunità di esperti ed appassionati pronti a condividere la propria esperienza con i neofiti e a fornire nuove informazioni e aneddoti che arricchiscono la piattaforma.

3) Gamification
Sfida, ambizione e divertimento! Non solo è utile poter finalmente catalogare in modo preciso ogni oggetto posseduto al fine di non acquistare duplicati, ma sfidare ‘con la musica’ i propri amici e conoscerne di nuovi rappresenta un vantaggio imperdibile per le nuove generazioni.

4) Scoperta di nuovi artisti e rarità
Grazie a Fannabee è possibile non solo scoprire tutti i cimeli e dischi prodotti dagli artisti collezionati ma anche scoprirne di nuovi. La selezione curata in home e in explore fatta internamente, consente di essere aggiornati sulle novità e sugli oggetti must have.

DATI DI MERCATO SUL COLLEZIONISMO MUSICALE

Il collezionismo musicale è, a livello mondiale, una realtà in continua espansione e a dimostrarlo sono i trend di mercato del vinile che dal 2007 non ha smesso di crescere, da un lato,  con previsioni per il futuro altrettanto promettenti e dall’altro il valore del mercato della memorabilia che ad oggi ha un valore stimato tra i 10 e i 20 miliardi di dollari. (Fonte)

Parlando del vinile, nel 2007 c’è stata infatti una vera e propria inversione di tendenza e il formato, invece di sparire, ha ricominciato a vendere. Se nel 2007 i dischi in vinile avevano un mercato globale di 55 milioni di dollari, nel 2010 erano già 89 e nel 2012 sono arrivati a 171 milioni. In soli 5 anni, insomma, il mercato è più che triplicato. (Fonte)

Un trend in continuo aumento che, nel 2014, ha visto negli USA il raggiungimento di un nuovo record, sorpassando i 9 milioni di pezzi venduti per la prima volta dopo 20 anni e producendo un incremento di fatturato rispetto al 2013 del 53%. (Fonte)

L’anno 2015 inoltre ha visto un’ulteriore riconferma della forza di questo ritorno: se da un lato infatti si è registrato un declino delle vendite digitali del 6% per quanto riguarda gli album e del 12.5% per le singole tracce digitali (scendendo sotto la soglia del miliardo di download per la prima volta dal 2007 a fronte di un incremento del 93% dello streaming musicale), dall’altro il vinile ha tenuto bene crescendo di un ulteriore 30% rispetto al 2014, rappresentando ora quasi il 9% della vendita totale degli album fisici e dal 10% al 15% del fatturato totale di un negozio di dischi.  (Fonte; Fonte; Fonte)

Nostalgia, amore per la musica, passaparola, ma soprattutto la riscoperta dei grandi classici su vinile da parte di un target più giovane (14-35 anni) sono stati negli ultimi anni gli elementi scatenanti di questo trend in continua crescita. (Fonte)

Anche in Italia il mercato del vinile è altrettanto fiorente, con una crescita dell’84% nel 2014 (Fonte) e con l’aggiunta ufficiale del formato alla Top Of The Music by FIMI / GfK Italia da gennaio 2016. In questo modo il primo comunicato stampa FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) del 2016 ha voluto porre l’accento sull’inarrestabile ritorno del vinile, che dopo un silenzio totale durato più di un decennio ha ricominciato a crescere nel 2007 e da lì non si è più fermato. (Fonte)

Rimanendo nel nostro paese, un’interessante ricerca del 2014 sul collezionismo musicale ha evidenziato come i medium più collezionati siano i CD 53%, Vinili 43% e musicassette al 5%, ma il dato più impressionante è che la passione per la musica sia una delle più longeve in assoluto, qualcosa che difficilmente abbandoni, con un 87% di persone che curano la propria collezione musicale da 3 a oltre 10 anni. (Fonte Fannabee.com)
Il 38% degli intervistati spende oltre 50€ per un singolo pezzo da aggiungere alla propria collezione mentre il 30% possiede oltre 7.000 oggetti.
Il 47% degli intervistati infine ha dichiarato di acquistare principalmente online confermando quindi che il ritorno del vinile e lo sviluppo del collezionismo musicale sia stato ulteriormente spinto dalla facilità di accesso a questi beni da collezione tramite lo sviluppo di piattaforme online. L’incremento del numero di persone con accesso ad internet porterà alla crescita ulteriore di questo mercato.

Lelo: Costa? ma non lo infilerete (solo) nel cassetto!

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(si ringrazia il pupazzo Petofi per l’attività di modello)

Spesso nel mio blog vedete che parlo di Lelo: perché? E’ molto semplice: se si è nerd si amano le cose tecnologiche. E se si è donne e si tiene un minimo a se stesse si va oltre alle considerazioni bigotte e si tiene alla propria sessualità si cercano oggetti adatti.

Questo post lo voglio dedicare a chi non si è mai avvicinata a questi oggetti, ma è sempre stata curiosa. Le nostre pressioni culturali italiane fanno sì che ogni volta che si pronunci Sex Toys venga visto tutto come squallido e peccaminoso (oddio, infatti io ricordo una riunione condominiale dove si urlava che nel palazzo vicino c’era un MANIACO che faceva trovare dei dildo -e non venivano chiamati così, quando li descrissero come “falli di gomma” io dissi “ah, dei dildo quindi” e mi guardarono malissimo- sullo zerbino di una condomina e delle copertine di dvd porno in giro. Sì, beh dissi anche “perché comprare dvd ancora nel 2014 quando c’è Pornhub” e allora lì definitivamente mi guardarono come se avessi avuto delle antenne verdi), in verità non è così.

Però andiamo di ex cursus storico: magari avete visto il film Hysteria. Se non lo avete fatto recuperatelo perché molto LOL: si parlava di questo medico d’Era Vittoriana occupato con il curare questi sintomi riconducibili all’isteria perché magari i mariti non davano le giuste attenzioni alle mogli in modo meccanico sul lettino da ginecologo. E quando, ecco, per problemi di usura professionale non ce la faceva più entrò in gioco l’invenzione di una macchina… che poi diventò virale.

Oh, insomma: anche alla regina Vittoria l’invenzione piacque. E che non si dica che già non faceva abbastanza sesso vista la squadra di calcio che aveva partorito!

Come vedete nella gif qui accanto LELO, brand svedese molto figo e come direbbero gli inglesi cheeky, mi ha fornita di due prodotti per una recensione imparziale. Come recensore top amazon mi sono capitati altri sex toys di altri brand e… tagliamo la testa al toro: credo che per alcune cose si debba puntare alla qualità. Come è meglio farsi un paio di scarpe che durano più di una stagione, farsi un gioiello che si può tramandare in famiglia, bisogna farsi anche un sex toy che non duri da natale-a-santo-stefano e che poi magari ti abbandoni nel momento del bisogno.

In primis: potete ordinare Ina Wave direttamente sul sito di Lelo. Nel mio caso è arrivato via DHL, con consegna puntuale e discreta, senza che nessuno potesse avere isteria e occhiatacce (!!) strane. La garanzia dura 10 anni (poi ricordatevi che c’è sempre la garanzia europea su ogni oggetto acquistato di 2 anni, ma qui le cose si fanno in grande) e sì, come vi dicevo viene 179 euro. Ma li vale tutti: la batteria, ricaricabile, dura molto e non è che dovete girare per casa cercando le pile come se fosse una caccia al tesoro. Altro grande vantaggio è che è impermeabile: è vero magari non immergetelo in acque profonde più di un metro… in compenso è resistente agli spruzzi d’acqua, quindi potete usarlo anche sotto la pioggia. Uff, oppure sì: avete soltanto privacy sotto la doccia ed ecco: lo potete portare con voi senza paure.

E’ un prodotto di lusso e design, basta vedere la confezione (peraltro molto discreta ed elegante, guardate Petofi come lo mostra ma con molta discrezione). Non ha forme allusive (se poi vedete qualche attinenza a parti anatomiche è un vostro problema), non ha spuntoni, è viola, sta con tutto, può essere utilizzato come bacchetta magica (molto magica) ad Halloween, in sostituzione della leva del cambio della vostra auto o per giocare al gioco della bottiglia. Ma non raccontatemi cosa deve fare quello che viene indicato quando si ferma, per favore.

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Provvisto di modalità intelligente (del resto, è tutto tranne che una testa di…uhm, diciamo…), non solo varia ininterrottamente la vivacità del movimento, ma ha vari livelli impostabili in modalità manuale, così da evitare di impazzire. Così sembra la descrizione di uno sbattiuova, uhm. In effetti come la maionese, infatti, se si è troppo aggressivi c’è il rischio che le cose non vadano a buon fine. Però potete ben dosare e sbizzarrirvi con i dieci settaggi diversi e le cinque intensità: possiamo chiamarlo gaming?

Le dimensioni sono giuste: né asiatiche (!) né da terra dei bonghi. Ina wave è il primo tra i sex toys a fare un particolare movimento della punta che mima molto l’atto sessuale e non è come gli altri che offrono una stimolazione meno coinvolgente, funzionalità brevettata dal marchio. La parte che va sul clitoride non vi farà male: ve lo assicuro. Ina Wave non è più un semplice vibratore rabbit (ehy, ecco quindi da dove veniva il detto “farlo come conigli”!) dedicato alla stimolazione simultanea di clitoride e punto G, ma una vera e propria mano in morbido silicone vellutato. In pratica: se prima non avete mai provato un orgasmo grazie al punto G avete oltre l’80% delle probabilità di averlo grazie a codesto oggettino. Poi, amiche single, Ina Wave non vi rutta sul divano e secondo me se gli date uno smartphone vi risponde anche su whatsapp. Insomma: anziché parrucchiere, mani e ceretta per il primo deficiente magari investite prima qui (uno non deficiente verrà poi)

Visto che parliamo di manutenzione: nella confezione Lelo Ina Wave ha un campione di un lubrificante a base acquosa (che potete poi acquistare da sole) e comunque vi ricordo di pulirlo dopo ogni utilizzo con un apposito detergente antibatterico. La carica avviene tramite un cavo usb.

Vuoi il mio numero? La campagna 5×1000 di AISM

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Buzzoole

E’ tempo di tasse e dichiarazioni dei redditi: se non sapete a chi destinare il vostro 5×1000 c’è AISM.

Vuoi il mio numero?” è la campagna a supporto per il 5×1000 di AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, che è stata lanciata la prima volta nel 2012 e che per i primi anni ha avuto diversi testimonial tra cui Gianluca Zambrotta, Gaia Tortora, Enrica Bonaccorti, Isabella Ferrari etc. Per il primo anno ha deciso di lavorare con un approccio diverso pur con lo stesso impianto creativo. Il progetto 2016 è stato sviluppato con una serie di attività sul territorio dove sono stati ingaggiati diversi ragazzi a farsi fotografare dentro una cornice con scritto il numero di PIVA da scrivere.

Se volete conoscere il numero di codice fiscale AISM a cui destinare il vostro 5×1000 andate pure qui: è tutto spiegato.

“Il tempo di Signorini e De Nittis” in mostra a Viareggio.

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Il nuovo appuntamento viareggino della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna (dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017) è molto di più di una pur emozionante carrellata di capolavori di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere non meno superbe di Signorini, Lega e degli altri protagonisti del momento macchiaiolo.
E’ il racconto per immagini – e che immagini – di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due fini intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo.
Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime.
Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione.
Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere. Per la suggestione del confronto culturale, innanzitutto. E poi perché molte delle opere che saranno in mostra al Centro Matteucci sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Giuliano Matteucci inoltre affianca ai capolavori delle due collezioni milanesi un ristretto, essenziale, nucleo di altre opere di confronto, anch’essa scelte tra i vertici sia dell’Ecole Italienne che dei Macchiaioli.
Proprio in relazione alla eccezionalità di questa mostra, degna di un grande museo internazionale, il periodo espositivo sarà particolarmente “importante”. Non solo la tradizionale stagione dell’estate viareggina ma l’autunno e poi il primo inverno, sino al 26 febbraio del 2017, perché questa mostra è molto di più che una “occasione estiva”.
Il titolo di questa affascinante esposizione – “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione ed un omaggio a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale. Quel sogno, fatto proprio da Giuliano Matteucci, si è tradotto, qui, in palpitante realtà.
Mostra in collaborazione con Fondazione Enrico Piceni e Comune di Viareggio

Progetto di Giuliano Matteucci
Catalogo a cura di Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Provincia di Lucca

info: 0584 430614
www.centromatteucciartemoderna.it

Periodo di apertura della mostra: 2 luglio 2016 – 26 febbraio 2017
Gli orari della mostra variano a seconda delle stagioni:
2 luglio-11 settembre
dal martedì al venerdì: 17-23
sabato e domenica: 10-13 / 17-23

13 settembre-1 novembre
da martedì al venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30
chiuso lunedì

2 novembre -26 febbraio 2017
venerdì: 15.30-19.30
sabato e domenica: 10-13 / 15.30-19.30

ridotto under 26: 5 euro
intero: 8 euro