“Untitled” di Paolo Manazza in mostra alla Galleria Robilant+Voena di Milano

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Quest’estate per un mese Paolo Manazza presenta alcuni dei suoi più recenti lavori pittorici presso le prestigiose stanze della galleria Robilant+Voena a Milano in via Fontana 16.
Conosciuto da tutti come intellettuale, scrittore e collaboratore da oltre vent’anni del più importante quotidiano nazionale, Paolo Manazza è da sempre anche pittore e rivela, con questa serie di opere sorprendenti, che niente nasce dal caso.
Questi venti dipinti dai formati diversi esplorano il senso di sovrapposizione del colore – nel segno di tutti gli insegnamenti ricevuti dall’Informale europeo e statunitense – alla ricerca di una personale e contemporanea visione.
I lavori di questo artista si inseriscono nel grande recupero della pittura, intesa come momento gestuale e primario, che ritroviamo oggi in numerose situazioni internazionali e che percorre sempre, come un fil rouge, la storia dell’arte recente da Helen Frankenthaler a Günther Förg. Paolo Manazza fa un uso del colore totalmente spregiudicato senza concedere nulla all’incertezza e ci racconta come uno sguardo della realtà cromaticamente interpretata sia l’unico possibile modo di “vedere” il mondo interno ed sterno.
“Ogni dipinto di Paolo Manazza è un soliloquio – osserva Alan Jones nel catalogo della mostra – un dialogo tra l’artista e il proprio sé, come le due parti di Bach, una traduzione simultanea nella lingua della pittura dove la ‘composizione’ è la grammatica, e il colore è il vocabolario”. Mentre Giandomenico di Marzio scrive che “Paolo Manazza appartiene a quella generazione di artisti che ancora oggi, nel vasto mare dei nuovi linguaggi dell’arte contemporanea, si ostina a esplorare le infinite possibilità della pittura”
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo con un saggio di Alan Jones e altri contributi critici di Giandomenico Di Marzio e Massimo Mattioli.

Per informazioni: tel. +39 02 805 6179 • info@robilantvoena.com

Bicentenario Maria Luigia d’Asburgo a Parma

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“Immergersi nella storia e nell’arte dei ducati parmensi per vivere l’esperienza di un sapore antico nella magia di oggi”

 

In occasione dei 200 anni dall’arrivo della “Duchessa più amata dai Parmigiani”, la città di Parma propone una variegata offerta culturale dedicata ad approfondire l’età dei ducati parmensi e a valorizzare il territorio: 16 mostre, 16 luoghi e 16 temi, per un anno di eventi nel nome di Maria Luigia d’Asburgo., il Bicentenario in occasione del suo arrivo a Parma si caratterizza come un evento unico e diffuso, che vede coinvolte tutte le principali realtà pubbliche e private del territorio in un ambizioso percorso di valorizzazione del patrimonio e di rilancio culturale e turistico, già avviato nel 2015 anche grazie al riconoscimento di Città Creativa Unesco per la Gastronomia.

16iluoghi, vero cuore pulsante del progetto, che si sveleranno a grandi e piccoli, cultori e semplici curiosi, aprendo le porte, proponendo mostre, attività didattiche, feste, giochi, presentazioni di libri che approfondiranno aspetti della vita personale e politica di Maria Luigia. I monumenti saranno aperti al pubblico e, percorrendo itinerari inconsueti, percorsi pedonali e ciclabili, si potrà scoprire il rapporto della Duchessa con le arti, la politica e la società attraverso le bellezze della città e del territorio.

16 le mostre: 16 mostre che offriranno nuovi spunti di riflessione, trame di un unico racconto diffuso in sedi prestigiose e ricche di fascino che creano ponti tra passato e contemporaneità. Da aprile a dicembre il Teatro Regio di Parma, la Rocca di Sala Baganza, la Reggia di Colorno, così come il Museo Glauco Lombardi, saranno tra le meravigliose sedi espositive visitabili.

16 le tematiche tematiche tematiche che faranno da filo conduttore tra i luoghi e le esposizioni in tutto il territorio parmense: musica e teatro; enogastronomia; monumenti; didattica; antiquariato e restauro; artigianato e design; cinema; creatività contemporanea; danza; incontri e conversazioni; itinerari inconsueti; libri e racconti; moda; percorsi pedonali e ciclabili; feste e giochi, e viaggi tematici.

A garanzia aranzia aranzia dello spessore culturale delle iniziative lo spessore culturale delle iniziative lo spessore culturale delle iniziative previste è stato istituito un Comitato Esecutivo composto di esperti e consulenti scientifici che lavora in sinergia con un Comitato Promotore, oltre ad un Comitato d’Onore del quale fanno parte autorità pubbliche e private di rilievo nazionale.

Primi protagonisti delle tante iniziative in programma i partnercoinvolti sotto il coordinamento del Comune di Parma, che il 14 aprile alle ore 17.00 firmeranno ilprotocollo protocollo protocollo del progetto del progetto del progetto: Comune di Parma, Comune di Colorno, Comune di Fontanellato, Comune di Fidenza, Comune di Sala Baganza, Comune di Salsomaggiore Terme, Comune di Berceto, Comune di Borgo Taro, Comune di Sissa-
Trecasali, Università degli Studi di Parma, Diocesi di Parma, Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza, Polo Museale dell’Emilia Romagna, Archivio di Stato di Parma, Biblioteca Palatina, Fondazione Teatro Regio, Fondazione Museo Glauco Lombardi, Fondazione Cariparma, Fondazione Monteparma, Fondazione Magnani Rocca, Accademia Nazionale Belle Arti di Parma, Ordine Costantiniano di San Giorgio della Steccata, Labirinto della Masone, Deputazione di Storia Patria per le Province parmensi, FAI, Ente di Gestione per i parchi e la biodiversità Emilia Romagna.

Dopo la presentazione del progetto, svoltasi il 4 aprile presso l’Ambasciata d’Italia a Vienna, la firma del protocollo sancisce l’avvio ufficiale del ricchissimo calendario di iniziative che si protrarrà fino all’inizio del 2017, agganciandosi così alle celebrazioni per il 2200° anniversario della fondazione 2200° anniversario della fondazione romana di Parma.

Le prime mostre si inaugureranno già a partire da questa primavera. Ad aprire il calendario due appuntamenti proposti dal Museo Glauco Lombardi che dedica alla ricorrenza dell’ingresso solenne di Maria Luigia nei suoi ducati un volume e una mostra intitolata “Parma 1816: dal ministro “Parma 1816: dal ministro “Parma 1816: dal ministro Magawly alla duchessa Maria Luigia” (dal 16 aprile al 25 settemb duchessa Maria Luigia” dal 16 aprile al 25 settembre dal 16 aprile al 25 settembre). Le iniziative, a cu re ra di Francesca Sandrini,ricostruiscono la complessa situazione politica e amministrativa del ducato nel biennio 1814-1816, periodo in cui la figura di riferimento divenne il ministro irlandese Filippo Magawly, e ripercorrono illungo viaggio di avvicinamento della duchessa alla città di Parma, le molte tappe ed eventi funesti

mentre la città era in attività frenetica per predisporre il solenne ingresso.

Oltre a un concorso pittorico organizzato in collaborazione con la classe IVB del Liceo Artistico Paolo

Toschi, in programma per il 16 aprile, sono in calendario lungo tutto il periodo concerti, presentazioni,

visite guidate.

Il 17 aprile, si apre alla Rocca Sanvita Rocca Sanvita Rocca Sanvitale di Sala Baganza Sala Baganza Sala Baganza “Maria Luigia a Sala Baganza” “Maria Luigia a Sala Baganza” “Maria Luigia a Sala Baganza” (dal 17 aprile al dal 17 aprile al

19 giugno), mostra realizzata in collaborazione con 19 giugno il Museo Glauco Lombardi per raccontare il

legame fra la Duchessa e il paese di Sala Baganza, il Casino dei Boschi e i suoi paesaggi. Per

l’occasione, oggetti solitamente conservati al Museo Glauco Lombardi di Parma andranno in trasferta

a Sala Baganza, proprio come faceva Maria Luigia quando si spostava alla Villa Casino dei Boschi. Le

sale della Rocca, documenti, decreti, lettere, immagini e altri oggetti saranno così testimonianza

visibile dell’amore di Maria Luigia per questo paese.

La Duchessa si innamorò infatti della Villa Casino dei Boschi, tanto da acquistarla e ristrutturarla per

ampliarne la struttura in modo da accogliere la corte durante i lunghi periodi in cui soggiornava a Sala

Baganza, la cui Rocca – proprio in occasione della ristrutturazione del Casino – fu sua temporanea

residenza.

Le mostre primaverili continuano al Teatro Regio Teatro Regio Teatro Regio di Parma, sede di un percorso di visita ed espositivo

dal titolo “Il nuovo Teatro Ducale al tempo di Mari Il nuovo Teatro Ducale al tempo di Maria Luigia, un a Luigia, un percorso evocativo percorso evocativo” (dal 19 aprile al 13 dal 19 aprile al 13

maggio) che racconterà, attraverso documenti, costu maggio mi di scena, schizzi e disegni, alcuni momenti

della storia delle origini del Nuovo Teatro Ducale di Parma e il ruolo decisivo che Maria Luigia ha

avuto nella sua costruzione.

Durante la visita si offriranno allo sguardo del pubblico gli spazi che la Duchessa era solita spazi che la Duchessa era solita

attraversare con la sua corte in occasione degli sp attraversare con la sua corte ettacoli e delle manifestazioni in teatro: il Foyer

d’ingresso, la sala del Teatro, il Palco Reale e le sale del Ridotto. Grazie alla collaborazione

dell’attrezzeria e del laboratorio di sartoria del Teatro Regio saranno allestiti piccoli spazi piccoli spazi piccoli spazi lungo il

percorso di visita in grado di rievocare l’atmosfer rievocare l’atmosfera ottocentesca del teatro rievocare l’atmosfera ottocentesca del teatro, luog a ottocentesca del teatro o di incontri e scenario

di vicende musicali, sociali e cittadine.

Il progetto offrirà inoltre l’opportunità di promuovere il patrimonio archivistico e documentario

dell’Archivio Storico del Teatro Regio, che la Casa della Musica preserva e valorizza, e di mostrare a mostrare ai

visitatori una serie di schizzi e disegni, opera di Paolo Toschi, attualmente non visibili al pubblico e

custoditi presso l’archivio della Fondazione Museo Glauco Lombardi. La mostra è curata da Rossella

Ronca con il supporto scientifico di Giuseppe Martini, in collaborazione con la Casa della Musica, con

la Biblioteca Palatina di Parma e con la Fondazione Museo Glauco Lombardi, nonché con il contributo

dell’Associazione Sostenitori del Teatro Regio di Parma.

Infine, nel mese di maggio, alla Biblioteca Palatin Biblioteca Palatina Biblioteca Palatina Grazia Maria De Rubeis curerà l a ’esposizione “I libri I libri

e le sale. L’impegno di Maria Luigia a favore del e le sale. L’impegno di Maria Luigia a favore del e. L’impegno di Maria Luigia a favore della Bibliot la Biblioteca Parmense eca Parmense” (dal 2 al 28 maggio dal 2 al 28 maggio dal 2 al 28 maggio). La

mostra bibliografica presenta una serie di manoscritti, disegni e incisioni che, proprio grazie a Maria

Luigia e al suo amore per questo luogo di cultura così come alle sollecitudini di Angelo Pezzana, ne

ripercorrono l’ampliamento delle sale e l’accrescimento del patrimonio in esso contenuto.

Lo spettatore avrà così l’opportunità di osservare, ad esempio, le opere che illustrano la costruzione

della nuova sala di lettura, Salone Maria Luigia (1830-1833), su progetto dell’architetto Nicola Bettoli, e

le raccolte organiche acquisite dalla Biblioteca all’epoca (la Libreria di Gian Bernardo De Rossi,

professore di lingue orientali nella facoltà teologica dell’Università di Parma dal 1769 al 1821, la

raccolta di stampe e disegni, ricca di 40.000 incisioni, di Massimiliano Ortalli; la straordinaria collezione

dei punzoni, delle matrici e d’altri arnesi tipografici di Gian Battista Bodoni, la libreria di Michele

Colombo, con la quale entra in Palatina il manoscritto autografo del De prospectiva pingendi di Piero

Della Francesca.).

Informazioni e programma su www.marialuigia2016.it e su www.comune.parma.it

“CVTà – Street Fest”. 21-24 aprile 2016: il programma

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CIVITACAMPOMARANO (CAMPOBASSO)

21-24 aprile 2016

Sono sei gli artisti protagonisti della prima edizione del Festival “CVTà – Street Fest”: Biancoshock (Italia),

David de la Mano (Uruguay), Pablo S. Herrero (Spagna), Hitnes (Italia), ICKS (Italia) e UNO (Italia). Da

giovedì 21 a domenica 24 aprile 2016 saranno a Civitacampomarano in provincia di Campobasso per

dipingere e colorare i vecchi muri e il paesaggio urbano di questo suggestivo angolo di Molise. Dopo avere

lasciato tracce del loro passaggio in diverse città del mondo, i sei artisti sono ora coinvolti in un progetto di

riqualificazione dell’antico borgo di Civitacampomarano all’insegna della street art, un progetto fortemente voluto e

sostenuto dalla comunità locale e dagli abitanti del paese, che hanno scelto di mettere a disposizione di spray e

pennelli i muri più belli e gli angoli più ammalianti del loro comune. La direzione artistica della manifestazione è

firmata da Alice Pasquini, in arte AliCè. Il coordinamento degli eventi è affidato a Jessica Stewart. È la Pro Loco

“Vincenzo Cuoco” a organizzare il Festival e a sostenerlo insieme al Comune di Civitacampomarano. La

manifestazione gode inoltre del patrocinio del Comune di Civitacampomarano e della Regione Molise. Partner

Non è solo l’arte l’unico ingrediente della gustosa ricetta del Festival “CVTà – Street Fest”. Il programma della

manifestazione, infatti, prevede una serie di eventi collaterali dedicati alla scoperta delle bellezze storiche e

paesaggistiche del territorio di Civitacampomarano, con attenzione alla gastronomia e ai sapori della tradizione,

alla musica e ai temi del rispetto dell’ambiente.

Il primo appuntamento in calendario è la cerimonia di apertura del Festival, che si tiene giovedì 21 aprile alle

ore 10:00 presso il Castello Angioino di Civitacampomarano (largo Vincenzo Cuoco). Il taglio del nastro della

manifestazione avviene alla presenza degli artisti, delle Autorità Regionali, del sindaco di Civitacampomarano

Paolo Manuele e dei rappresentanti della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”.

La cifra più originale del Festival “CVTà – Street Fest” è rappresentata dal fatto che gli street artist dipingeranno

all’aria aperta, per le strade del borgo, fianco a fianco con la gente che lo abita. E tanto gli abitanti quanto i

visitatori si potranno sentire parte del processo creativo che traduce l’ispirazione artistica in un intervento sul

territorio. In quest’ottica, appare particolarmente significativo l’appuntamento di venerdì 22 aprile. A partire dalle

ore 10:00 sono infatti previste una serie di visite guidate rivolte ai più piccoli. Sono più di centocinquanta gli alunni

delle scuole elementari e medie dei comuni del territorio (Castelmauro, Guardialfiera, Montefalcone,

Roccavivara) coinvolti nelle visite guidate ai muri sui quali gli artisti sono al lavoro, organizzate dai volontari

della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” di Civitacampomarano.

Sabato 23 aprile la manifestazione entra nel vivo e il ritmo degli appuntamenti si fa serrato. La giornata si apre

all’insegna dell’attenzione alle tematiche ambientali. Dalle ore 10:00 alle ore 13:00 si svolge “b_Lab”, un evento

collaterale del festival, organizzato da Legambiente, che mescola arte ed ecologia attraverso un cantiere

temporaneo di riprogettazione dal basso tra le strade del borgo. Si inizia con un Meeting point in piazza Municipio,

dedicato alla costituzione del cantiere di rigenerazione comunitaria. Si prosegue con una Passeggiata

Esperienziale, per una ricognizione viandante del borgo di Civitacampomarano. Per finire, aperitivo con Project

Set, con l’obiettivo di tracciare una mappa dei desideri e delle criticità. L’iscrizione al cantiere, con partecipazione

gratuita, è possibile via email all’indirizzo pgi@legambiente.it oppure la mattina direttamente sul posto.

1UFFICIO STAMPA:

Francesco Paolo Del Re – mob. 392.8918793 – fp.delre@gmail.com

Sabino de Nichilo – mob. 328.4615638 – denichilosabino@gmail.com

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Il pomeriggio di sabato 23 aprile è tutto da gustare, all’insegna della riscoperta di antichi sapori della tradizione

popolare civitese che rischiano di essere dimenticati. Alle ore 17:00 l’appuntamento è con lo Street food. Negli

angoli del borgo in cui gli street artist sono al lavoro, vengono allestite quattro postazioni (via Colle 4, corso XXIV

Maggio, Sopportico S. Maria delle Grazie, via d’Ascanio) che si appoggiano ad altrettante case private, per offrire

ai visitatori quattro pietanze tipiche di Civitacampomarano, cucinate dalle signore del posto: il riso con il

latte (ris cu latt), le scrippelle (scr’pell’), il pane indorato e fritto (pan ‘nrat) e i ceci (i cic). Il tutto

accompagnato dall’ottimo vino locale. Le farine sono messe a disposizione da La Molisana, azienda partner della

manifestazione. Le degustazioni sono a sottoscrizione libera.

La giornata prosegue in musica. Alle ore 18:30 di sabato 23 aprile si tiene un concerto nel Castello Angioino di

Civitacampomarano, con al flauto Aldo Ferrantini e alla fisarmonica Angelo Miele. L’evento è realizzato in

collaborazione con il Conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso.

L’ultimo giorno del Festival “CVTà – Street Fest”, in attesa che vengano apportati gli ultimi ritocchi agli interventi

artistici di Biancoshock, David de la Mano, Pablo S. Herrero, Hitnes, ICKS e UNO, domenica 24 aprile gli amanti

del turismo ambientale e delle passeggiate in mezzo alla natura si danno appuntamento alle ore 9:00 per il

trekking alla scoperta delle bellezze del territorio con le guide della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”. Lungo il

percorso si potranno conoscere e osservare da vicino la flora e la fauna tipica della zona, si visiterà il cimitero

napoleonico, uno dei pochi esempi rimasti di questa tipologia nel centro-sud Italia, e si potranno ammirare i

calanchi e le gole a strapiombo che caratterizzano la zona, prodotti dall’erosione dei torrenti Vallone Grande e

Mordale. Il punto di arrivo, in paese, è la visita al Castello Angioino, pregevole monumento dal grande valore

storico costruito su un promontorio di arenaria tra il XIII e il XIV secolo. Il percorso a piedi, di circa 4 chilometri, è di

media difficoltà e ha la durata di 3 ore. La partecipazione è gratuita.

Ci si rivedere in piazza Municipio alle ore 15.30 per un pomeriggio in musica che fa incontrare i linguaggi dell’hip

hop con le note vintage ripescate nelle soffitte dei nonni. Dj Gruff, nome di punta della scena rap italiana,

incontra gli abitanti di Civitacampomarano, giocando con i ricordi personali e collettivi scaturiti dai vecchi

vinili sopravvissuti al passaggio del tempo. In questo modo sarà possibile ricostruire un’originale colonna

sonora della memoria, gettando un ponte tra passato e presente. I vecchi dischi rispolverati per l‘occasione

saranno attualizzati e rivisitati dallo scratch di Gruff e dalla breakdance di Eddy. Il tutto inframezzato dai racconti

degli abitanti che, ciascuno a partire dalla propria canzone del cuore, ricuciranno un percorso emozionale per far

rivivere la Civitacampomarano che fu.

Nel frattempo alle ore 16:00 partono le visite guidate ai muri dipinti, ormai completati dai sei artisti, per

partecipare alle quali è possibile prenotarsi gratuitamente via email all’indirizzo cvtastreetfest@gmail.com oppure

Alle ore 18:00 si celebra infine la Cerimonia di chiusura del Festival al Castello Angioino di

Civitacampomarano. Oltre agli artisti, intervengono il presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura, il

sindaco di Civitacampomarano Paolo Manuele e i rappresentati della ProLoco “Vincenzo Cuoco”.

Il grande Roman Signer, al MAN di Nuoro.

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Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della mostra Roman Signer. Films and Installations, a cura di Lorenzo Giusti e Li Zhenhua.

Ricca di oltre duecento film e di una serie di nuove installazioni realizzate per questa occasione, quella al MAN di Nuoro sarà la prima mostra personale di Roman Signer in un museo italiano.

Signer ha iniziato la carriera di artista nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo avere lavorato come disegnatore per un architetto, come ingegnere radio apprendista, e, per un breve periodo, come tecnico in una fabbrica di pentole a pressione. Conosciuto per avere definito un nuovo concetto di scultura legato alla processualità, alla trasformazione e al movimento, Signer crea installazioni come azioni, esperimenti, quasi sempre solitari, per i quali utilizza oggetti d’uso comune (ombrelli, tavoli, stivali, contenitori, cappelli, biciclette) attivati da polveri da sparo o da forze naturali, come il vento o l’acqua. Processi di esplosione o di collisione che si tramutano in esperienze estetiche visivamente ed emotivamente coinvolgenti e che interpretano l’approccio empirico come una questione artistica.

Il progetto al MAN di Nuoro si divide in due segmenti. Il primo, nato dalla collaborazione con il Chronos Art Center di Shanghai, presenta l’intera produzione di filmati in Super 8 realizzati dall’artista nel corso della propria attività. Un nucleo di 205 opere che vanno dal 1975 al 1989 – anno in cui Signer abbandona la pellicola per passare ad altri supporti – presentate all’interno di un’affascinante videoinstallazione a 100 canalirealizzata in Cina e qui riproposta in una nuova versione arricchita e sviluppata. Video girati nel proprio “laboratorio” di San Gallo oppure in spazi naturali, soprattutto a Weissbad, nel cantone di Appenzell.

Il secondo segmento del progetto presenta tre nuovi lavori scultorei creati per la mostra al MAN, connotati come sempre da un’ironia sottile. Tra le nuove produzioni, Ombrelli (2016) è un’opera site specific per la scalinata del museo, un sistema bizzarro di parapioggia tenuti insieme da un equilibrio instabile. Installazione (2016) è una scultura attraversabile che occuperà un’intera sala del museo, un percorso surreale che riflette sulla percezione di sé e del proprio corpo, in cui l’osservatore si fa oggetto osservato. Chiude il percorso Occhiali (2016), un oggetto insolito, composto da un proiettore Super 8 e da un paio di occhiali ad alterarne la proiezione luminosa, che sembra gettare uno sguardo dissacrante sulla produzione dell’artista, sempre al confine tra scultura e video, tra staticità e movimento, tra azione e visione.

Completerà la mostra un catalogo con testi di Lorenzo Giusti, Li Zhenhua, Barbara Casavecchia e Rachel Withers. Oltre alla documentazione delle nuove opere, la pubblicazione conterrà anche un dvd con una raccolta delle azioni realizzate da Signer in Italia, a partire dall’inizio degli anni Novanta, in località come Civitella d’Agliano, Stromboli, la Maremma, ma anche Venezia, in occasione della Biennale del 1999.

Roman Signer (Appenzell, 1938) ha partecipato alle più importanti rassegne artistiche internazionali, come “documenta” a Kassel (1987), lo Skulptur Projekte di Münster (1997), la Biennale di Shanghai (2012). Nel 1999 ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia. Tra le ultime mostre personali si ricordano: Bonnefantenmuseum di Maastricht (2000), Camden Arts Centre di Londra (2001); OK Centrum für Gegenwartskunst di Linz (2005); Aargauer Kunsthaus di Aarau (2006); Hamburger Bahnhof di Berlino (2007); Sala de Arte Publico Siqueiros di Città del Messico (2011); Hangar à Bananes di Nantes, Kunsthalle di Mainz (2012), Kunstmuseum di San Gallo (2014), Barbican Centre di Londra, Kunsthus di Zug e Centre Culturel Suisse di Parigi (2015). In Cina il suo lavoro è stato recentemente presentato presso l’Accademia d’arte di Hangzhou, il CAFA Art Museum di Pechino (2014), il GAFA Art Museum di Guangzhou e l’OCT di Shenzhen (2015).

Roman Signer. Films and Installations è un progetto del museo MAN, a cura di Lorenzo Giusti e Li Zhenhua, realizzato in collaborazione con CAC – Chronos Art Center di Shanghai, con la partnership tecnica di WTI International Co. Limited, il supporto di Pro Helvetia e il contributo di Regione Sardegna, Provincia di Nuoro e Fondazione di Sardegna.

Info:
MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
opening hours: 10 AM – 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday
www.museoman.it

Luigi Boille grande protagonista dell’Informale.

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È stato uno dei protagonisti europei dell’’Informale
Pordenone lo ricorda a pochi mesi dalla scomparsa

Romano d’adozione, Luigi Boille, protagonista tra i maggiori dell’Informale europeo, era pordenonese di nascita ed è la sua città d’origine a volergli dedicare la prima grande retrospettiva a pochi mesi dalla sua scomparsa.

Un’ampia e attenta selezione di sue opere, oltre 140 – quasi tutte concesse in prestito dall’Archivio Luigi Boille di Roma – sarà esposta dal 16 aprile al 2 ottobre alla Galleria d’arte moderna e contemporanea Armando Pizzinato (PArCo) di Pordenone, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune friulano. La mostra è curata da Silvia Pegoraro.

Boille è “l’artista che piegò l’Informale a una scrittura calligrafica e che mai si discostò dalla pittura purissima”, annotò Arianna Di Genova in un articolo pubblicato all’indomani della sua scomparsa.
Di lui sottolinea “la pittura seminale alla Michaux, i filamenti di colore che intersecano la superficie e procedono oltre, spinti da forze centrifughe misteriose. E ancora, il guizzo gestuale che riporta tracce, orme, percorsi iniziatici, traiettorie solo in apparenza caotiche ma ben ‘sistemate’ dentro un processo creativo che opera per via di addizioni materiche e non di sottrazioni, riempiendo ogni vuoto”.

Come ha scritto Giulio Carlo Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione“. E fu proprio Argan ad andare a scovarlo nel suo studio parigino, per ricondurlo in Italia, attraverso una serie di rassegne sempre più fitte.

Allontanatosi da Pordenone, dove era nato nel 1926, Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea anche in Architettura. Salvo uscirne a scoprire l’Europa. Dopo un soggiorno in Olanda, nel 1951 sceglie Parigi dove resterà per 16 anni.
Informale per scelta e per istinto, vicino alle esperienze francesi di quegli anni, Boille si avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive in Francia e in Italia. È di questi anni la sua partecipazione a importanti mostre come l’International Festival Osaka-Tokyo con il gruppo Gutai, a cura di Michel Tapié, La Jeune Ecole de Paris II, a cura di Pierre Restany, e Nuove tendenze dell’arte italiana, a cura di Lionello Venturi, partita dalla Rome-New York Art Foundation di Roma nel 1958 e poi approdata in altre sedi prestigiose. È Michel Tapié che lo accompagna nelle sue ricerche sull’Art autre, apprezza di Boille il dinamismo e l’irrazionalismo permeati da un rigore formale.
Nel 1964 Luigi Boille è invitato da Lawrence Alloway a rappresentare l’Italia, insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana, al Guggenheim International Award di New York.
Il 1964 è anche l’anno della visita di Giulio Carlo Argan nel suo studio parigino, che portò al rientro dell’artista a Roma e al formarsi di un sodalizio che condusse Boille alla Quadriennale e nel, 1966, alla Biennale di Venezia.

Le innumerevoli mostre personali e collettive a cui ha partecipato in tutta Europa e nel mondo tracciano un profilo di Boille che è quello di uno dei maestri storici della pittura astratto-informale europea, la cui ricerca è sempre originale e stimolante, ma anche fedele a una cifra stilistica ben precisa ed inconfondibile. Come emerge anche dalle parole del critico francese Pierre Restany, che per molti decenni ha seguito il lavoro del pittore italiano:
“Boille è l’eroe di un’avventura organica, unitaria, gelosa della sua individualità. (…) il mistero di questa creazione si collega alle leggi segrete che regolano la vita stessa dell’universo. In questa pittura che non ha paura di smarrirsi né di perdersi, l’osservatore ispirato potrà avvertire il richiamo o il passaggio delle forze oscure che animano il mondo. Tali sensazioni sono rare. Più rare ancora sono le opere che ce ne danno il pretesto.”

Questa grande mostra retrospettiva di Pordenone si propone come un percorso significativo attraverso l’arte di Luigi Boille: 65 anni di ricerca – dal 1950 al 2015, anno della scomparsa dell’artista – testimoniati da oltre 140 opere (olii e tecniche miste su tela, tempere, grafiche). Tra di esse, molti i lavori inediti o esposti solo in mostre internazionali in anni lontani, e da allora non più visibili, come la grande tela Empreinte structure, realizzata per l’ormai mitico International Festival Osaka/Tokyo del 1958, a cura di Michel Tapié e Jiro Yoshihara.

L’esposizione è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone in collaborazione con l’Archivio Luigi Boille di Roma, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con il sostegno della Provincia di Pordenone.

Inaugurazione: sabato 16 aprile 2016 alle ore 18.00
Vernice per la stampa
: venerdì 15 aprile alle ore 11.30
Luogo:
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato
Viale Dante, 33 Pordenone
http://www.artemodernapordenone.it
Data
: Dal 16 aprile al 2 ottobre 2016
Orari
: Da mercoledì a domenica: 15.00 – 19.00;
Ingresso:
Intero € 3,00, ridotto € 1,00.
Info:
Comune di Pordenone: (+39) 0434 392916/392941, attivitaculturali@comune.pordenone.it

La Collezione Mingardi di libri d’artista alla Fondazione Cariparma

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Il Prof. Corrado Mingardi dona la sua collezione di libri d’artista
alla Fondazione Cariparma



Sarà custodita in permanenza dalla Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma.

Corrado Mingardi, attentissimo bibliofilo, ha donato alla Fondazione Cariparma la sua collezione di libri d’artista, una tra le più importanti in Italia.

Il preziosissimo corpus di livres de peintre (ben 139 opere) è così diventato patrimonio della Fondazione Cariparma presso la propria Biblioteca di Busseto (storica istituzione prossima ai 250 anni di attività).

I livres de peintre della Collezione Mingardi sono veri e propri “tesori di carta”. Si tratta di volumi, per lo più in edizione limitata, che al testo associano opere di grafica originali appositamente realizzate dagli artisti. Capolavori che, in perfetta sinergia, uniscono l’estro di pittori, scultori, autori di testo, stampatori ed editori lungimiranti.

Vastissimo l’elenco degli artisti che compongono questa straordinaria collezione, dai grandi libri dell’Ottocento con Delacroix, Manet e Toulouse-Lautrec sino all’appassionato impegno dei grandi dell’Avanguardia nell’illustrazione del libro, ad iniziare dal celebre Parallélement di Verlaine illustrato da Bonnard che inaugurò le edizioni di Ambroise Vollard, proseguendo con il Satie e l’Apollinaire di Braque e l’immancabile Jazz di Matisse, per non dimenticare molti Picasso, Léger, Giacometti, Moore, Le Corbusier sino a Andy Warhol e gli italiani De Pisis, Sironi, Campigli, Carrà, Manzù, Valentini e quasi l’intera produzione di Carlo Mattioli.

Una collezione che il Prof. Mingardi – già consulente della Biblioteca di Busseto per oltre quarant’anni – ha nel tempo intelligentemente costruito, ricercando quasi tutti i grandi autori e le correnti artistiche che nel libro d’artista si sono rispecchiati.

La raccolta del Prof. Mingardi è già nota al pubblico, essendo stata esposta parzialmente a Reggio Emilia, Bari, Milano, Bologna, Carpi e, nel 2008, a Parma, a Palazzo Bossi Bocchi, sede di Fondazione Cariparma.

La consultazione pubblica sarà formalizzata e regolamentata nelle prossime settimane dopo la catalogazione dell’intera collezione.

«Una decisione – confessa il Prof. Corrado Mingardi – presa senza fretta e senza dubbi in anni di collaborazione con la Fondazione Cariparma, a cui sono io per primo, per tanti versi, personalmente grato.

«La destinazione – spiega il Prof. Mingardi – presa per la custodia presso la Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma mi soddisfa grandemente perché ad essa sono legato con affetto sincero. »

«Questa importantissima raccolta va significativamente ad arricchire le Collezioni d’arte di Fondazione Cariparma – spiega il Presidente Prof. Paolo Andrei – sia per la singolarità del genere, il libro d’artista, sia per il notevolissimo numero di celebri artisti rappresentati.
«Fondazione Cariparma – prosegue Andrei – è pertanto onorata di accettare e conservare una così importante collezione, frutto di riconosciuta competenza culturale e artistica: qualità che da sempre nel Prof. Corrado Mingardi si abbinano alla generosità d’animo e al costante impegno per la comunità.»

5 consigli evergreen in vista dell’estate e in preparazione all’abbronzatura

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Le vacanze sono ancora lontane, ma per non arrivare impreparate all’estate è giunto il momento di risvegliare pelle prima dell’esposizione al sole e abbronzatura, iniziando dalle regole fondamentali per prendersi totale cura del proprio corpo.

Ecco allora la lista dei 5 consigli su come preparare la pelle all’estate secondo Minerva Research Labs, azienda UK leader nel campo dello skin care e nutricosmetica!

1- Agire d’astuzia: Minerva Research Labs, società UK leader nel campo dello skin-care e della nutricosmetica d’avanguardia, sostiene la bellezza che è dentro di noi! Per dare il giusto sprint alla pelle e proteggerla in vista dell’estate, consiglia di assumere ogni mattina, PURE GOLD COLLAGEN®, l’integratore liquido di nuova generazione al collagene idrolizzato, arricchito di vitamine e sali minerali. Contiene una miscela unica di collagene e di principi attivi che nutrono l’organismo dall’interno, per un aspetto più sano e più giovane all’esterno.

Gli effetti del trattamento sono visibili già dopo 3 settimane e non soltanto sulla pelle. PURE GOLD COLLAGEN® infatti:

 Aiuta ad aumentare l’idratazione e la luminosità della pelle

 Riduce la comparsa di linee sottili e rughe

 Promuove l’elasticità della pelle

 Promuove la salute dei capelli e rende le unghie forti

Il collagene, infatti, fornisce un sostegno strutturale alla pelle e ai tessuti connettivi, come articolazioni, legamenti e muscoli. Questa importante proteina è responsabile della capacità di resistenza ed elasticità dei tessuti e del conseguente aspetto più disteso e luminoso, tipico di una pelle giovane e sana.

In questo modo la pelle verrà preparata al meglio all’estate. Durante l’esposizione diretta ai raggi solari è fondamentale indossare però la protezione solare per contrastare l’azione dannosa dei raggi solari UVA e UVB, da sempre nemici di salute e bellezza!

2– Ossigenare il corpo: è il momento di approfittare della bella stagione, con le lunghe giornate di luce, per praticare attività fisica all’aperto, da una semplice passeggiata a passo sostenuto, a una corsa al parco. L’abitudine quotidiana è fare movimento, almeno 30 minuti al giorno! L’attività fisica, non solo fa bene al rassodamento dei muscoli del corpo, ma riduce notevolmente lo stress e ossigena i tessuti.

3- Liberare la pelle: una buona abitudine settimanale dovrebbe essere quella di effettuare una pulizia della pelle di viso e corpo con uno scrub, per eliminare le cellule morte e stimolare i tessuti.

4- Idratare, idratare, idratare: la regola d’oro è quella di bere almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno, ma quando fa più caldo, il corpo ha bisogno più che mai di idratarsi e di espellere tossine. Via libera allora a tanta acqua, ma anche a tè, infusi e tisane, per arrivare a bere 2 litri ogni giorno!

5- Mangiare in modo bilanciato: una variabile importante sulla qualità della nostra pelle è la dieta: conoscere le proprietà degli alimenti e gli effetti sul nostro corpo, per selezionare di volta in volta quelli più adatti. Così da maggio è importante scegliere cibi ricchi di betacarotene (utile prima, durante e dopo l’esposizione al sole), come zucche, carote, pesche, pomodori, albicocche, meloni, spinaci, peperoni rossi e broccoli; in aggiunta, finocchi e lattuga a foglia chiara, saranno un concentrato di idratazione! Continue reading “5 consigli evergreen in vista dell’estate e in preparazione all’abbronzatura”

Le politiche pubbliche per la felicità: da Benjamin Radcliff e François Bourguignon al ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion Days

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Le politiche pubbliche per la felicità: da Benjamin Radcliff e François Bourguignon al ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion Days
Le politiche pubbliche per la felicità: da Benjamin Radcliff e François
Bourguignon al ministro Poletti. Ecco i Social Cohesion DaysAccoglienza, disuguaglianze, reddito minimo, qualità e innovazione nei servizi educativi, ma anche indennità di accompagnamento e media education: sono numerosi e concreti i temi al centro dei “Social Cohesion Days”, il festival internazionale della coesione sociale, dal 26 al 28 maggio a Reggio Emilia. Tre giornate di confronto e oltre 20 dibattiti sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell’economia, della politica: dal ministro Giuliano Poletti a Benjamin Radcliff e Alexander Pacek, da Romano Prodi a François Bourguignon

Ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello nazionale ed europeo: è questo l’obiettivo delle politiche di coesione, le principali politiche di investimento dell’Unione Europea. In che modo? Sostenendo la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, l’investimento nelle politiche per l’infanzia, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

Dal 26 al 28 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questi temi con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua seconda edizione: oltre 20 appuntamenti – tutti gratuiti – tra conferenze, tavole rotonde, spettacoli, proiezioni, concerti. Protagonisti i grandi nomi dell’economia e della politica internazionale: il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, gli economisti Benjamin Radcliff e Alexander Pacek, Romano Prodi, François Bourguignon.

L’iniziativa è promossa da tre organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia, Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la seconda edizione dell’evento come città che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.

La “Politica della Felicità” è il tema di apertura: Benjamin Radcliff, politologo dell’University of Notre Dame, Stati Uniti, e Alexander Pacek della Texas A&M University si confrontano sulla relazione tra le politiche pubbliche e la felicità umana all’interno delle democrazie industrializzate (giovedì 26 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiude il festival un dialogo su “Disuguaglianza, democrazia e coesione sociale” tra Romano Prodi, fondatore e presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e François Bourguignon, ex capo economista della Banca Mondiale (sabato 28 maggio, Teatro Cavallerizza). Tra i due eventi altri 20 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti – Riccardo Iacona, Ferruccio De Bortoli, Gad Lerner – con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: immigrazione, inclusione sociale, istruzione, media education, infanzia, integrazione europea.

Il festival è anche l’occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 60 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l’erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili ed innovative.

“I Social Cohesion Days sono l’espressione collettiva di chi crede che la coesione sociale non possa essere costruita dall’alto o dal basso, ma debba essere un processo circolare in grado di coinvolgere tutti” – sottolinea  Raul Cavalli, portavoce del Comitato Promotore del festival, che precisa: – “Da qui la necessità di costruire delle infrastrutture che consentano di rendere protagonisti i cittadini che si organizzano e si attivano dinamicamente per determinare una società migliore, ricreando così un patto tra le generazioni e – guardando più in grande – tra gli Stati e i loro cittadini”.
La seconda edizione del festival è stata ufficializzata nel febbraio scorso a Roma in una sede d’eccezione: il meeting di Confindustria con Papa Francesco, che ha riunito per la prima volta le imprese italiane in Vaticano. Settemila imprenditori hanno incontrato Papa Francesco per celebrare il “Giubileo dell’Industria”, dove è intervenuto anche Raul Cavalli in qualità di presidente della Fondazione Easy Care che, ricordando l’appuntamento con il festival, ha sottolineato: “Basta con la tirannia del Pil, bisogna investire in settori che possano creare nella società civile un senso di appartenenza”.

I Social Cohesion Days hanno ricevuto il patrocinio dell’UNESCO, del Parlamento Europeo, della Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Regione Emilia-Romagna.

Il programma completo su: www.socialcohesiondays.com

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Nella foto a lato: Tito Boeri, economista e presidente INPS e Alessandro Bergonzoni, attore, ospiti dell’edizione 2015

La XXVII Edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

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XXVII edizione, 2016
Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan

Nell’’Asia centrale, sparsi lungo il versante settentrionale della catena montuosa del Tien Shan, rimangono frammenti dell’immensa e antica foresta che milioni di anni fa, nel Terziario, faceva crescere al suo interno decine di specie che sono all’origine dei frutti che accompagnano la storia dell’uomo. Dall’ovest della Cina, attraverso il nord di Kirghizistan e Uz­bekistan, fino al sud del Kazakistan, predominano in questi luoghi i meli selvatici, con un’evidenza tale nel paesaggio da dare il nome all’antica capitale del Kazakistan, Almaty, cioè “luogo delle mele”.
A questo sistema di foreste e ai molti temi posti da questi luoghi e dalla fragile condizione che essi condividono con le attività e la cultura dell’uomo, testimonianza preziosa di biodiversità culturale, il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha scelto di dedicare la campagna di studio e di attenzioni della xxvii edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino.
I più antichi precursori del melo vi arrivarono probabilmente con semi trasportati da uccelli in volo dalla Cina, portandovi una variabilità che la diversità ambientale del Tien Shan ha a sua volta incrementato, mostrando ancora oggi, nonostante millenni di disboscamenti e incendi, soprattutto per dare spazio all’agricoltura, una straordinaria biodiversità, espressa da forme, dimensioni, sapori, colori, altezze e portamenti degli alberi: un giacimento genetico di interesse incommensurabile, che nessuna forma di biotecnologia può avvicinare.
Il melo selvatico del Kazakistan ha un nome: Malus sieversii, dal botanico Johann Sievers, che per primo lo descrisse, alla fine del xviii secolo.
Tra montagne che raggiungono i 7.000 metri, profonde valli, altipiani e versanti variamente esposti con climi estremi per temperature e umidità, la diversità rappresentata da questo frutto si manifesta con caratteri propri secondo le regioni interessate. Nella regione più a nord, nel massiccio del Tarbagatai, forma nuclei composti da dieci a duecento alberi, anche su ripidi pendii, fino a toccare le nevi eterne. Nel Djungarsky il melo selvatico è l’albero dominante di foreste ampie, con esemplari di età e di altezza smisurate: fino a 30 metri e a trecentocinquanta anni. Nell’Axou Diabagly, alla frontiera con il Kirghizistan, gli alberi, in posizione solitaria o in piccoli boschetti, mostrano particolare resistenza alle malattie e alla siccità, anche estrema. Foreste, queste tre, che hanno subito grandi tagli, ma mai come nello Zaliskii, la porzione delle Montagne Celesti più vicina alla città di Almaty, dove i boschi si sono ridotti, in epoca sovietica, anche dell’ottanta per cento.
Queste sono le foreste che più hanno destato l’attenzione di Aymak Djangaliev (1913-2009), che tra il 1930 e il 1990 si è dedicato per primo allo studio della popolazione kazaka di Malus sieversii e alla sua salvaguardia. Dal 2010 l’associazione Alma – per opera soprattutto di Catherine Peix e Tatiana Salova, vedova dello scienziato – è impegnata per sensibilizzare il governo locale e la comunità internazionale, per diffondere la conoscenza e preservare le foreste dei meli selvatici e la memoria di Aymak Djangaliev.

La campagna di attenzioni del Premio Carlo Scarpa 2016 ha inizio a Milano con la conferenza stampa del 17 marzo; prosegue a Treviso, nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con la conferenza stampa del 12 maggio e le giornate pubbliche di ve­nerdì 13 e sabato 14 maggio, che prevedono l’inaugurazione di un’esposizione, un seminario pubblico e la pubblicazione di un dossier dedicati a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Infine avrà luogo, presso il Teatro Comunale della città, la cerimonia di consegna ai responsabili del luogo del sigillo disegnato da Carlo Scarpa (1906-1978), l’inventore di giardini che dà il nome al Premio. La campagna proseguirà con altre iniziative pubbliche, anche a carattere internazionale, nel corso dell’anno, in particolare ad Almaty, antica capitale del Kazakistan.

Info: www.fsbsr.it

Antoni Muntadas a Roma con il progetto espositivo Protocolli e Derive Veneziani

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Real Academia de España en Roma 
Piazza San Pietro in Montorio, 3 (Gianicolo)

Inaugurazione della mostra:
Giovedì 14 aprile – ore 19 

La mostra è visitabile da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00
Ingresso libero

La Real Academia de España en Roma è lieta di presentare PROTOCOLLI E DERIVE VENEZIANI, nuova mostra di Antoni Muntadas che avrà luogo negli spazi espositivi dell’Accademia (Piazza S. Pietro in Montorio, Gianicolo) dal 14 aprile al 15 maggio 2016(inaugurazione giovedì 14 aprile, ore 19).

Il progetto, presentato per la prima volta nel 2013 alla Biennale di Venezia in concomitanza con la 55esima Esposizione Internazionale d’Arte, e successivamente all’interno della 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, è il risultato finale di una ricerca sulla città lagunare, che ha dato origine ad alcuni lavori realizzati in loco negli ultimi anni. La particolare configurazione di questa città storica la rende un interessante oggetto di studio e riflessione di cui l’artista può godere in prima persona come osservatore esterno, avendovi trascorso per lavoro tre mesi all’anno, dal 2004 ad oggi.

L’esposizione è composta dalla serie di fotografie Protocolli Veneziani e dal filmato Derive Veneziane, entrambi visitabili ad ingresso libero, dal martedì alla domenica in orario continuato 10-18.
Gli scatti esposti, che riportano particolari architettonici di Venezia, evidenziano le peculiarità dell’abitare lontano dalla terraferma: è così che tubi, aperture, tombini, finestre chiuse, sembrano possedere una logica propria e raccontare la città attraverso le tracce di un’antica attività edilizia.
Analogamente il film, presentato e proiettato quest’estate alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, descrive un lato inesplorato della città, sconosciuto ai più, misterioso e al contempo affascinante, caratterizzato da una quasi totale mancanza di individui che, viceversa, durante il giorno affollano le calli in maniera spropositata.

La visita a Roma di Antoni Muntadas in occasione di questo suo secondo intervento alla Real Academia de España en Roma (il primo risale al 2011 in collaborazione con l’American Academy in Rome) sarà accompagnata dalle seguenti attività:

Mercoledì 13 Aprile
Dalle 12.00 alle 13.30
Tavola rotonda “Media art: the new italian challenge” – Bnl Media Art Festival
MAXXI (Via Guido Reni, 4)

Venerdì 15 Aprile
Ore 15.00
Conferenza “La metodologia del progetto”
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA – Aula Magna (Via di Ripetta, 222)

Dalle 18.30 alle 20.00
“Muntadas – Audio per tre installazioni”
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – Sound Corner 28 (Via Pietro de Coubertin, 30)

Antoni Muntadas è nato a Barcellona nel 1942. Dal 1971 vive a New York. È stato uno dei primi artisti concettuali e media artist.
Artista multidisciplinare, che spazia dalla fotografia al video, dalle installazioni agli interventi urbani, è particolarmente noto per i suoi progetti che prevedono un uso artistico dei media e new media, in funzione sociale e politica, così come la relazione fra lo spazio pubblico e privato all’interno della struttura sociale.
Nei suoi quarant’anni di carriera ha realizzato e prodotto numerosi lavori delle serie definite “Media Landscape” (1977), “Media Architecture installations” (1980 e 1990), “The File Room” – progetto il cui obiettivo è la messa in discussione dell’idea di censura culturale – (1994). Oggetti di lavoro sono state anche le serie “On Translation” (1995) e “Asian Protocols”, tutt’ora in corso.
Le sue opere sono state esposte nei più importanti e rinomati musei e gallerie: The Museum of Modern Art a New York, Berkeley Art Museum, C.A., Musée d’art contemporain de Montréal, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, Museo de Arte Moderno a Buenos Aires, e molti altri ancora.
Ha inoltre partecipato a diverse esposizioni internazionali, tra le quali Documenta VI e X a Kassel, le Biennali di Venezia del 1972, 1976 e 2005, Whitney Biennal of American Art, San Paolo e Lione, Taipei, Gwangju e L’Aavana. Oltre ad aver lavorato come docente, e aver diretto seminari in istituzioni accademiche europee e statunitensi, tra cui École des Beaux-Arts di Paris, la USP a San Paolo in Brasile, è stato ricercatore dal 1977 presso Center for Advanced Visual Studies al MIT, e successivamente professore alla Scuola di Architettura nello stesso MIT di Cambridge dal 1990 al 2014. In Italia collabora con la Galleria Michela Rizzo dal 2010 e insegna alla Facoltà IUAV di Venezia.

Maggiori info su Antoni Muntadas:
http://act.mit.edu/people/professors/antoni-muntadas/
https://vimeo.com/37814828
http://www.vanartgallery.bc.ca/the_exhibitions/exhibit_muntadas.html