Cammina cammina.

C’è da prenderne atto.
Quello pseudoreplicante delle macchiette interpretate da Albertone Sordi, alias Franceschiello Rutelli, a forza di tentare di mingere dentro il vaso qualche volta ce la fa pure a mirare esattamente dentro il buco.

Insomma non è una cosa che sappiamo tutti eh, ma mentre un po’ tutti subiscono il fascino del Camino de Santiago molti non si cagano la solita cosa sottocasa. Ché è un po’ come andare alle Hawaii e non cagarsi la Sardegna, ma vabbè. Io, ecco, io che ci penso a voi e penso anche che i costi del carburante ormai sono più esosi che se facessimo una macchina che va a grappa.

Ecco allora la proposta healthy (marò) per le vostre ferie: fate anche voi a piedino o in bici la via Francigena!

Rutellone e Prodi si sono riuniti assieme ai presidenti delle associazioni e han fatto il punto della situazione a Monteriggioni, borgo senese. Dunque, il percorso pedonale c’è: manca solo da segnalarlo.
Infatti eccetto province come quella di Parma non è che si lesinano cartelli e indicazioni (alcune cose son da completare, ad esempio l’ambizioso progetto del ponte pedonale sul Po) per il percorso pedonale. Insomma, tutti ci credono. Non so quanto sarà realizzabile, anche per carenza di strutture low cost ove dormire [nel camino de Santiago ci sono ostelli, ci son le vecchie fonti con acqua e vino, ci sono quelli che ti mettono i bolli che alla fine del viaggio ti danno la tesserina "uè, anche io ho fatto il Camino". A noi tutta questa industria qui manca. Ah, come faccio a saperlo? A me andrebbe di farlo, così per una questione che camminare fa bene sia alle gambe che allo spirito, più che una cosa prettamente religiosa. ‘Ste menate qui. Ma ho trovato solo una mia compagna di università propensa, ebbasta. Quindi è un progetto accantonato. Minchia, pigri così per qualche centinaio di chilometri a piedi…]

Naturalmente il cammino non riguarda solo l’Italia. Certo, se l’obiettivo è arrivare a Roma partendo da Canterbury capirete anche voi che si passa per la Francia. Esempio: sotto la cattedrale di Lione è segnalato che lì ci passava la francigena.

La possibilità di vedere posti come questo, rispetto al camminare da Pamplona a Santiago per i monti, secondo me non ha paragoni (suvvia, la Spagna è più brulla, il senese è meglio).
Oppure, e io conosco solo questo lato di Francigena, ossia quella attorno al lago di Bolsena, per ovvi motivi (mamma è guida turistica, capitemi, io sin da piccina ci pascolavo) e pure lì stanno cercando di perlomeno disboscare la strada ove si deve camminare. Ché noi qui lo sappiamo che vanno fatti percorsi pedonali ad hoc, sennò già ci si ammazza normalmente sulle strade. Capisco che magari l’intento è anche religioso ma provare a vedere se ci siamo conquistati abbastanza la graziadidio anelando il paradiso da moribondi non mi sembra una cosa da furbi.
Dunque, però dico che durante ‘sto percorso ci son tante bellezze storico-naturalistiche. Vi segnalerò, ad esempio, ad Acquapendente provincia di Viterbo la cripta della locale chiesa è rifatta sulle fattezze e misure di quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E so on.

Ma perché ora noi facciamo ‘ste cose per calare la panza o sfuggire allo smog milanese e invece una volta tutti andavano a fare i pellegrini?
Anzitutto si acquisivano diritti mostrando i segni dell’essere andati in pellegrinaggio (non le vesciche, pirla. C’era la conchiglia per Santiago, la chiave per Roma e la croce per Gerusalemme). Ma poi visto l’importanza (all’epoca?) del potere religioso l’aver fatto il cammino era vista come una cosa bella da fare, e i 20-25km al dì per penitenza in gruppo eran visti con profondo rispetto devozionale nei confronti del luogo della meta (da San Giacomo a Santiago, a Roma sulla tomba di Pietro e Paolo, a Gerusalemme sui luoghi di Gesù).
Ora non ditemi che non vi do idee per le ferie eh. 

[Maggiori info: qui. fonti delle foto: Flickr. Tra i tanti album, oltre a ravanare sulle foto cliccate guardate questo album o questo, o le 300 foto qui]

Film con titolo di piatto provenzale che però richiama le pantegane.

Siccome questo sglaps trasuda cultura come mmm…
[oddio, non mi viene in mente un termine di paragone, oddio…]

Dicevo, siccome questo sglaps è infuso di cultura come se fosse una tazza di Karkadé è d’uopo dirvi, a voi che andrete a vedere (in modi più o meno leciti, mica solo con un biglietto del multisala, ma anche per mezzo dei soliti animali sterili atti alla soma o dei flussi di dati che scorrono in un programma che ve li fa sgorgare in una cartella) Ratatouille che, insomma, c’è la dotta citazione a lato.
Quelli esposti come prosciutti a Langhirano sono invero dei sorci, catturati a Les Halles.
Ora, io non posso spoilerarvi la storia del simpatico sorcio che cucina, che fa brutto, e dopo mi sentirei anche in colpa. Ché io la odio la gente che mi spoilera i film quando non glielo chiedo. A volte odio anche i trailer spoileranti. Ecco, insomma, però sappiate che d’un tratto vi si presenta la scena della foto qui.

Del resto la zona di Les Halles non fu mai linda e pinta. Anzi. Questo negozio lo trovate, mettendovi alla destra il Centre Pompidour, nella destra della piazza antistante proprio il Pompidour. Vende prodotti per la derattizzazione. Nonché ricordate che la zona proprio del Forum de Les Halles era, un tempo, un cimitero, i cui corpi malsepolti vennero traslati in fretta e furia nelle catacombe parigine della zona sud dopo che un muro di separazione tra una fossa comune del cimitero e un’osteria crollò diffondendo (una cosa che per comodità e che per non far vomitare il gentile lettore che si sta avventurando nel paragrafo) liquami nella zona ove c’erano le botti.
Son cose, eh?

[mercì à Tintinetmilou]

München fur dämlich.

Io poi ho erroneamente scazzato il periodo. Pbulma, lettrice di questo ritrovo di matti, a Marzo mi chiese via email una breve guida non-ragionata a Monaco di Baviera. Poi il di lei viaggio c’è stato, ed ha fruttato questa galleria fotografica. Ora io ve la metto a disposizione, ‘sta guida, ma capite che fu scritta di getto.

Allora, io ti avverto di una cosa. Quando vado in giro sono peggio dei
giapponesi. Quindi vedo di darmi una regolata. Dunque, non so se
arrivate in aereo o stazione, però cioè considera che ci sono tre
grossi nuclei visitabili: il centro, il Nymphenburg e L’Olympiapark.

Ti dirò, l’Olympiapark e l’altro spazio immensamente grande,
l’Englischer Garten sono trascurabili (cioè, fighi ma alla fine non è
che ci sia nulla di trascendentale da vedere). Se vi piace invece il
discorso stucchi, affreschi, orpelli, cose belline da vedere ti
consiglio sia la visita al Nymphenburg o/che alla Residenz. Più di 4
ore a prendersela più che comoda non ci vuole.
Piuttosto il Nympheburg magari è un complesso che molti vedono.
Castello costruito da una Savoia nel 1600, residenza estiva dei
Wittelsbach si raggiunge col tram 17 (sicuramente passa in stazione,
sul lato destro se guardi la stazione stessa), fermata "Schloss
Nymphenburg". Presenta un corpo centrale, e col biglietto cumulativo
(ocio agli sconti se siete gggiovani, basta la tessera studenti) vi
vedete anche il museo delle carrozze a sinistra, pascolate nel parco,
il museo delle ceramiche, la Magdalenklause (che oggettivamente a me
inquieta), un altro padiglione dove mi pare ci sia pure la caffetteria
e il Badenburg che ci ha dentro il primo modello di piscina coperta.
La residenz invece è in pieno centro, con la U3 o U6 della
metropolitana, fermata "Odeonsplatz". Dentro è bellina, come palazzo.
Però ti ho detto, dipende da quello che vi piace. Fuori c’è
l’Hofgarten, il giardinetto.

Il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà.

C’era sta frase che poi la si può più relazionare a Gramsci che a Leopardi. Cioè, se non erro l’ha perlomeno codificata il primo mentre si girava i pollici nelle prigioni fasciste. Ma sapete com’è, io ho fatto il liceo in un posto dove già votare per AN poteva essere considerato un passepartout per il bolscevismo. Però cioè, tornava e ritornava. Dovrei scendere e riguardare nel mio libro di letteratura, a che pagina la scrissi, ché io scrivevo sui bordi delle pagine, in picometri. Ora al confronto scrivo in caratteri cubitali, ma sapete com’è. No, non lo sapete. Beh, ecco, sono anche la sagra della tendinite, quindi non posso rovinarmi questi due strumenti di precisioni con le quali sto zapp… ehm, digitando questo post. C’ho da salvare Vite Umane da grande, io.

Dicevo, a me Leopardi mica mi piaceva punto. Troppo triste. Altro che romantico, lì si trattava di pestellarsi le ballette tipo il carpaccio di oggi che ci hanno insegnato a cucinare a Gusto dopo l’insalata di ieri. Era angosciante, deprimente, scassacazzi e poteva uscire e andarcisi a infrat… ehm, a fare una passeggiata dietro alla siepe che da tanta parte dell’orizzonte il guardo esclude. O poteva trovarsi una rumena su meetic. Ah, non c’era meetic? Sì, ma lui aveva i soldi, sai quante si sarebbero volentieri spacciate per rumene con lui, altro che sta gigantesca sega (credononsolo)mentale su Silvia, che mai l’ha saputo. Su, i tredicianni passano, perdio, cresci. Potevo sopportarlo io? No.

Mi ricordo il mio orale alla maturità come il più grande approfondimento culturale mai esistito e come il momento meno accademico che si sia visto. Ero la prima di tutto il liceo, avevo in pratica il pubblico tipo una sfida tra Federer e Nadal. Appena sconfinammo nel lato letterario tirai fuori la mia cultura ostentandola come un matador fa con la muleta [sì, è il drappo rosso che adopra il torero innanzi alla bestiola rabbiosa di cui ho il segno zodiacale. Ah, sto ostentando cultura anche ora? Ops.], una cosa a tratti fastidiosa ma fu un breve momento di celolunghismo tra me e le prof, poi con quella di filosofia facevamo apposta via. Siamo partite da Nietzsche, Schopenhauer, Eraclito, Freud, Adorno e Goethe. Collegati tra loro eh, mica a casaccio. Ci mancava mi chiedessero solo la formazione dell’Inter del sessantanove. Me lo sentivo, da un momento all’altro che poteva toccarmi anche quella. Io, che avevo portato come argomento di tesina "La sessualità nel Decadentismo" e avevo parlato per mezz’ora con dettami tecnici e linguaggio (che non mi contraddistingueva) per nulla diretto (neppure un termine come trombare, scotere il susino, fottere. Cielo, quando mi ci metto sembro una donna a modo) di paralleli tra Gide, Wilde, Schnitlzer e D’Annunzio. Io, io così potevo stimare Leopardi secondo voi?
Ah, sì. Io alla maturità la parte letteraria non l’avevo minimamente studiata eh. Mica so come è fatto il Paradiso, so solo l’ultimo canto e quello in mezzo, su papa Giovanni XXI (ma solo perché lo conoscevo per Benigni e per motivi di lavoro).

Poi arrivò quello di storia dell’Arte, stimatissimo da tutti, difatti lo chiamavamo Bavetta e lo sfottevamo mettendoci due pezzetti di fazzoletto di carta agli angoli della bocca per mimare la sua ipersalivazione mentre spiegava… e sì, lo facevamo mentre lui spiegava, ma non se ne accorgeva, lui che era così, un po’ la versione meno sveglia e meno piacente di Schichi l’imprenditore. Talmente stimato che mi chiese di spiegargli a memoria tutto il ciclo di affreschi della Sezession di Klimt. Io lo guardai e gli chiesi se fosse la domanda per centomila euro. Ilarità generale e lui che la prende malissimo. Ma pazienza, a volte quando sbrocco non mi tengo più, e fui l’unica sottoposta a due ore e mezza di interrogazione.

Ma poi cioè, mi allontano dal cardine del post. Tanto ci avete giorni per leggerlo. Il punto è che quando faccio le cose io ci credo poco (pessimismo della ragione) ma continuo a sperarci tanto (ottimismo della volontà). Sembra strano, sembra una contraddizione, ma di default un po’ ci penso sempre che le cose tentano di andare in vacca.
Come diceva il prof di Fisica di CTF "Tutto il mondo volge all’entropia, ditelo a vostra madre quando si lamenta del disordine in casa vostra".
Quando faccio, o quando vivo le cose ho sempre quella piccola parte di cervello che mi fa ragionare, su quelle cose lì che capitano. E purtroppo il cervello non ragiona verso l’ottimismo. Poi c’hai quella cosa che boh, come la chiamamiamo? Istinto di sopravvivenza? Sì, aggiudicato. Hai l’istinto di sopravvivenza che dopo che ti sei fatto le gonadi a julienne decidi che insomma, sarebbe anche ora che qualcosa si incanalasse per il giusto flusso e che seguisse un po’ gli argini per cazzi suoi.

Perché diciamolo. Diceva House in uno degli episodi che insomma, se vai da un dermatologo ti troverà problemi di pelle. Del resto poi studiando scopri che problemi cardiaci e renali sono connessi, forse. Perché, può darsi, a volte, probabilmente, si riscontra nelle popolazioni dei paesini rurali dell’inghilterra che se il rene sbrocca poi in là con gli anni il tuo cuore non fa più Bum-Bum. Quindi in quel caso è normale che il nefrologo vedrà la sua come materia preponderante su tutto. Uhm, ma io sono per medicina interna perché è una summa di tutto e continuo ad essere uno zibaldone umano o perché sono masochista?
Ma così, la statistica biologica è alla cazzo, e forse è per quello che affascina. A più B non è sempre uguale a C ma può essere xCyz.

Ma quindi, perché ieri ho detto al prof Idolo: "Gli esami? Mah, io conto di finirli per settembre." sebbene sappia sicuramente che neppure un miracolo consentirà ciò?

[ossequi riverendissimi al prof, spolveriamo gli stetoscopi a vossia…]

Che poi ci hanno 'sti soprannomi che vanno al di là del passerotto.

C’è insomma una buona quota di gente a cui garbano sempre le fiabe.
Poi non si sa come è più vai al nord e più ce le hai, intorno, le fiabe. Non si sa come mai, tradizione, rarefazione dell’ossigeno in montagna, il freddo. Mah, bah, ma anche sticazzi.

Dicevo, ora si parla di Britney e Paris. Prima una volta l’oggetto primario del chiacchiericcio, prima che si chiamasse gossip erano le famiglie reali, e prima che Diana c’era Ludwig di Baviera.
Insomma, se andate su all’Hofbrauhaus ci sono tra le medagliette dei cappelli di panno bavarese anche quella con l’effigie del sovrano. Essendo quindi il bavarese medio orgogliosamente nazionalista (essendo la Baviera, nel loro pensiero, una nazione) con tratti di oltranzismo cattolico è normale che riveda in Ludwig un idolo un po’ tipo come certa gente veda chessò, una rockstar.
Non ci avete presente chi è Ludwig? Vi manca anche una certa cultura cinematografica, diggiamolo. Mai visto il film di Luchino Visconti? Beh, ma mai visto neppure il castello della bellaaddormentata nel bosco di uoltdisney? Eccheccazzi, vabbè. Eppure tutti conoscono la principessa Sissi (che in lingua originale è Sisi, diminutivo di Elisabeth), e ‘stuomo no?
Dunque questo accanto è il Koenigschlosser di Neuschwanstein. Al quale sì, si è vagamente ispirato Walt Disney. Il paesaggio lì a Fussen è allietato dal castello lì sullo sperone di roccia (al quale potete salire anche con i cavalli, però è taaaanto bello salire a piedi. C’è un pezzo, una deviazione, dal quale potreste fare foto meravigliose, però occhio che vien dopo una salita percorribile solo a piedi che è molto verticale, ad occhio un 18% in media, ma il tratto è breve) che è altimetricamente superiore al castello che era dei suoi genitori.

Ma come fu la sua infanzia? Di guano. Sua mamma, prussiana, aveva uno slancio affettivo simile a un alano aizzato verso la giugulare di qualcuno. Ché diciamolo, i bavaresi son distaccati, i prussiani son gelidi. Quindi il piccolo bimbo venne cresciuto dai servitori, però sempre lì, un po’ così, trishte. Già erano scemi di famiglia (beh, ora non ditemi che Sissi era normale, non pensate solo ai film, dovete conoscerla bene) poi lo fai crescere così, distaccato, zappettato negli affetti… è normale che poi ti sbrocca per bene, eh. Vabbè. Lui poi per chiosare il troiaio completo si era fidanzato ufficialmente con la cugina, che era sorella della Sissi. Solo che aveva altri orientamenti sessuali. Ma neppure, si pensa. Si dice che proprio non riuscì a sviluppare il lato affettivo sì tanto da avere slanci sessuali. Quindi visse sempre un po’ nella sua dimensione, spendendo e spandendo fino al tracollo finanziario e all’interdizione. Perché, suvvia, diciamocelo. Le due grandi opere di Ludwig, re che in fondo faceva simpatia, erano il costruire castelli e il far da mecenate per Wagner, ché sennò il compositore era fallito finanziariamente anche esso, ecco.
La foto quassù, con diversa colorazione cromatica qui, si riferisce al Grotto, come lo ve lo troverete scritto all’ingresso di Linderhof. Che è questo castello qui accanto, quello diciamo più usato da Ludwig (che quando vi dimorava tirava fuori i pavoni, simboli del suo potere famigliare). La grotta, ispirata al Tannhauser, è una meraviglia. Questo è l’ingresso, finta roccia. All’interno qui c’è una sorta di vasca che poteva essere riscaldata fino a 25 gradi, un bell’impianto di luci originali dell’epoca, e un’ottima acustica qualora si voglia suonare.
Parliamo della seconda metà del 1800 e quest’uomo ebbe per primo a Neuschwanstein il telefono per mettere in comunicazione i due castelli. Oltre che l’acqua in casa, addirittura nel castello lì ci aveva un rubinetto col cigno in argento che emetteva acqua calda e fredda, e un piatto basculante per buttar via l’acqua.
Sì, poi c’è gente che resta sbigottita per il bagno del Vittoriale…
Ma del resto quel bagno confinava sulla sua cappella privata (che vi ho detto della cattolicità?) ove lui pregava il suo idolo-omonimo Luigi IX di Francia, santo.
E tutta Neuschwanstein è un tripudio di wagnerismo e ideali cattolici.

Come ad esempio, qui accanto, a Herrenchiemsee, castello sul lago Chiem, si cercò di riprodurre Versailles. Molto bene, anche, nei 100 metri di galleria degli specchi. Anche perché Ludwig si faceva chiamare Re Luna, in contrapposizione al Re Sole. E lui, che già usciva di notte sulla neve a scorrazzare in slitta, lui che non amava farsi vedere in pubblico ben prima che i suoi quasi due metri vennero afflitti dall’obesità e da acciacchi vari, lui soleva pranzare da solo, a Linderhof già la sala da pranzo era attrezzata per mandargli il cibo al tavolo con un montacarichi, perché aveva solitamente come ospiti -diceva- la Pompadour e Luigi XIV.
Morì e fece morire il suo medico sul lago di Starnberg. Venne sepolto nella gesuitica chiesa di San Michele, a Monaco.

Poi, chiosando e rifacendosi al titolo, questo soprannominarsi Aquila non porta così bene. Già Napoleone II, che non vide l’età adulta, venne soprannominato l’Aiglon (dal poema di Victor Hugo). Qui Ludwig e Sisi si chiamavano, visto che si sopportavano tra loro e si continuavano a scambiare confidenze e tenerezze, Aquila e Colomba. Ma qualcuno che si da della quaglia?

Quando uno non ha tempo di fare i post si autocita.

C’era una volta una serie di post ove giunse per la prima volta, su codesti schermi, il termine pulcicchiotto. Ma all’epoca non commentavano porci e cani. La cultura essudata da codesto sglaps era per una ristretta elite, ora l’elite è allargata.

Dicevo, fate conto che c’è chi partorisce codeste definizioni:
  • Ma il tema hot hot non si fermava lì. Continuava alla tomba delle fustigazioni, che suppergiù si spiegava sempre così:

    "Bene, il nome potrà farvi pensare cose errate e ingiuste. Ma capitelo, la tomba venne scoperta da un ignaro pastore che nell’epoca dell’Inquisizione, e qui s’era nello statodellachiesa, ebbe paura della scoperta mentre egli si riparava qui col suo gregge. Non c’è nulla di cruento, orbene. Nella tomba ci sono tre porte dipinte, che rappresentano le vie di fuga verso l’aldilà. Ma prima di crogiolarmi su la uno, la due o la tre vi dirò cosa c’è nella parete di destra, che non è così immediato. Visto che il pastore impaurito aveva affumicato il dipinto giunto ai suoi occhi sembra che due uomini stiano giocando a morra, appoggiati a un tavolo. Ma ecco… non è un tavolo quello che hanno a ponte tra loro due. Vi ricordo per motivi di cronaca che le donne sono raffigurate con un colorito più chiaro, quindi ecco, vi è una donna che da una parte ha qualcuno e il suo qualcosa nella parte posteriore e sta facendo una sorta di prova microfono dalla parte opposta…"
Fate conto che vi ho trovato la foto. E vi dirò, è bellissima, visto che è difficilissimo fare le foto nelle tombe di Tarquinia e vista la posizione (ehm ehm) del dipinto costringa a determinati equilibrismi (!!!). Ma così potete fare il confronto. Son cose, eh?

Pan pepatus (o anche pipatus, diciamolo)

Cioè, ci son piccole cose che nella vita di tutti noi lasciano un segno.
Da me il segno l’ha lasciato il primo anno di medicina. Periodo lieto et giocoso nel quale andò anche a nascere codesto sglaps. Va un po’ così, si beccano bei periodi incastonati in periodi di merda. Questo è un periodo di stercobilina ad esempio, da stamani ho saputo una serie di notizie così brutte che riuscirebbe soltanto a risollevarmi la notizia che Bush è riuscito a strozzarsi col filo interdentale che gli ha solleticato la tonsilla.
Invece nulla.

Arriviamo a fini divulgativi di cui questo sglaps dovrebbe farsi portabandiera più spesso.
Dunque. Dicevo che ci son cose che lasciano il segno. Io come mi sono divertita il primo anno di medicina non mi sono mai divertita così tanto. Ve lo consiglio il primo anno di medicina, qui a Parma. Gli altri no, non fanno ridere o perlomeno fanno ridere per disperazione, ma vabbè. Dicevo, ci avevo le lezioni di Bioscienze, materia d’esame inventata che abbiamo solo noi e che prevede genetica, statistica, psicologia e biologia. C’è il titolare di cattedra che è persona di Fidenza, spiegava tutto fuorché quello che c’era in programma.
Lo capii alla seconda lezione, ché da noi a CTF invece all’esame si chiedeva quello che dicevano a lezione, pensate voi.
Dunque, io ricordo che tutte le volte in cui andavo a sentire il prof oltre a promozionare i libri che traduceva e a parlare male di Paone Cecchi e del suo amico Zichichi ("glielo dico sempre io, che non capisce nulla… ma si scherza, siamo amici") si discuteva sovente di una certa bestiola. Il bonobo.
Che poi io il libro sul principio della Regina Rossa ve lo consiglio. Oltre ad insegnarvi le usanze delle bestiole vi apre anche un po’ l’idea su quali son le cose biologicamente normali. Tipo, per le leonesse è normale ammazzare i cuccioli per potersi riaccoppiare col nuovo capobranco (cosa che se lo sapesse Taormina lascerebbe la difesa di Cogn… ah, l’ha già fatto?) oppure per i passerotti (non andare via, nei tuoi occhi il sole muore già) è normale occuparsi della prole. Mentre per altri augelletti è normale pure portare le corna e accogliere con loro i figli dell’$uccelloidraulico, per dire. Che poi, il principio della Regina Rossa è semplice. Ricordate Alice nel Paese delle Meraviglie? Fiaba che per la migliore amica di mia mamma ha anche una eco matematica. C’era la regina che sovente prendeva a correre ritrovandosi sempre nel medesimo punto. Era come se una volta per fare 40 km ci si mettevano due ore perché si aveva la macchina lenta e la strada battuta e adesso ci si mette lo stesso perché altri cento pirla sono in fila avanti a te sebbene te ci hai la Golf Plus a 200 euri di rata mensile e la strada appena asfaltata. 

Ma il bonobo quante soddisfazioni ci ha dato. Alla fine si finiva sempre per parlare del bonobo.
Il bonobo è una scimmia antropomorfa scarsamente aggressiva, altruista e con una società basata sulla risoluzione dei problemi mediante il sesso.
Tipo, non esiste un Fabrizio Corona nella società-bonobo.
Insomma, un po’ il sogno di alcuni. Però insomma, si parlava sempre di questo bonobo che rispettava quegli adagi tipo "homini, donne, animali basta icché si gode" o "in tempo di guerra ogni buco è trincea". E si vedeva la gente ridere, imbarazzarsi, ringalluzzirsi. E il prof faceva apposta eh. Perché si tendeva a parlare di queste cose anche in pausa pranzo.
Ora ho un problema. Se vedo un bonobo come faccio a spiegargli che secondo pastori tedeschi esso è contro natura? Perché ormai ci voglio bene, al bonobo. Certo, non me lo terrei in casa, ché metti che litiga col peluche del koala dopo un po’ li vedo in pose sconvenienti e qui essendo il Giornale Fran mi arriva il Moige in casa, mi dice che è pornografia e non divulgazione scientifica e mi crocifiggono peggio che a Belpietro… però… mah, son cose. Save the Bonobo, save the world (quasi cit.)

Chi vuol essere imparato.

Dunque, la mia innata curiosità e altissima tendenza ad annoiarmi ha portato a pinocitare e fagocitare ogniccosa che avesse un minimo interesse storicoculturale negli anni andati.
Fattostà che tra me e PaoloLimiti non so chi è più nozionistico. Specie nei fatti atavici. Ho il cervello occupato da stronzate, lo so, ma sono utilissime al milionario. Nonché a cena con gli amici, per cambiar discorso.

Tipo: giorni fa chiesero dove era ubicata la scritta "Trahite, fili de le pute". Ora, io sapevo di averla in cranio, quella nozione. Guardai mia mamma mentre manducavo e glielo dissi, che qualcosa ci avevo in testa. Appena vidi le quattro opzioni difatti si spalancò la memoria.
Il nostro inviato! Alberto Angela che con gesti plastici e voce scandita scendeva da una scala in ferro nei sotterranei di San Clemente a Roma e sornione spiegava la frase. E io lì, a smadonnare verso il televisore, dopo che smadonno anche se qualcuno non sa cosa sia il cardias o l’organo del corti (o cosa faceva Mercurio nella Primavera del Filipepi*)
Stasera diedi sfoggio col pregiato Autore delle mie facoltà, ovvero la reductio ad cazzatam che uso per ricordarmi le cose in genere, sulla domanda: "A chi diede il suo orecchio escisso Van Gogh".

Fran scrive: merda, ma le so tutte
Lovejoy scrive: cazzo ma esiste Wikipedia! cerchi Van Gogh**
Fran scrive: eh
Lovejoy scrive: "orecchio"
Fran scrive: mappoi son cose che si sanno dalle medie
Lovejoy scrive: sì
Fran scrive: è alla prostituta, o no?
Lovejoy scrive: il taglio dell’orecchio lo ricordo, che l’avesse regalato ad una mignotta no
sì, la risposta è la c
Fran scrive: perché andava spesso al postribolo di avignone
anche a non ciulare
cioè, stava lì e ritraeva
poi a volte faceva pena e gliela smollavano
Lovejoy scrive: lol
Fran scrive: però lo diede a una
ehm, scusa ma io ho una visione storica lollosa
Lovejoy scrive: ma è meravigliosa

*Mi ricordo la mia docente delle medie, che mi odiò per due anni facendomi sospirare la sufficienza per poi il terzo anno considerarmi un incrocio tra Giotto, Pollock, Sgarbi e Daverio. Vi giuro che io le cose le studiavo e le disegnavo sempre allo stesso modo. Comunque mi ricordo ‘sta goja (espressione viterbese atta ad indicare una persona fuori come una begonia dal poggiolo) che ci spiegava il quadro e mi ricordo Mercurio col caduceo a scacciar le nubi. Ecco.
**questa cosa non l’ho capita. Hanno internet e non san cercare sui motori di ricerca. Mah.