Frequency Festival 2010: day one

ph. Francesca Fiorini / Marina and the Diamonds

Sankt Polten, tra Vienna e Linz. Zona fieristico-industriale.

L’impressione è che il 70% degli accreditati in sala stampa si sia fatto la sgobbata di lavoro solo per venire a vedere i Muse. Io categoricamente smentisco questa cosa: del resto è il loro mio sedicesimo concerto in 10 anni. La mia è religione (oppure non so, potete usare questa cosa in caso io commetta omicidio per farmi avere la seminfermità mentale). Certo: sono qui anche per i Muse, e infatti per fine serata sarò in raccoglimento mistico ma cielo: è pieno di cose che voglio vedere e per cui non solo mi ci vorrebbe la bilocazione, ma lo sdoppiamento in tre Francesche come minimo. Ecco. Invece ero unica e non vi dico quanti giri ho fatto.

Cosa è un festival? Un posto dove si fa musica, parecchia, per parecchie ore al giorno. Concetto non assimilabile quindi a Sanremo perché, sapete, il Frequency Festival si tiene da 10 anni e ha una line up di 100 performers che si esibiranno su diversi palchi dalle 14 alle 4 di notte. Vi giuro che però da mezzanotte inoltrata alle 4 la musica era house/disco/dance ed era al chiuso. Un posto dove tanti giovani vanno ad accamparsi sulle rive del Traisen per stare con gli amici e a divertirsi con sconosciuti in nome della musica. Tutti lì, allegramente. Per ore, tra una birra, un kebab, un chiosco che fa tatuaggi, tra la radio ufficiale che improvvisa dj set sul tetto del camioncino e lo stand delle bibite che regala gadget kitsch. Il programma di musica della prima giornata è così pieno per le mie affinità e i miei gusti che non so come fare,  nel frattempo vado a registrare anche tre interviste. Con artisti che forse ecco, non vengono conosciuti così bene dalle grandi folle.

I primi sono gli svedesi Shout out Louds, che hanno anche amici in Italia. Mi si presentano al tavolo e cerchiamo di parlare mentre sotto i The Cribs, giovane band di tre fratelli più un personaggio importante del rock anni 80 come Johnny Marr, mettono tutta la loro energia sul palco. E io tento di ascoltare loro stando a 4 cm ma perdo molte delle parole. Poi le seconde sono le bellissime e solari Au Revoir Simone, da cui mi arrivano i complimenti per aver accidentalmente scelto una maglietta verde lime che con le loro diventa una composizione forse noiosa per le retine altrui ma quasi uno spot per la frutta tropicale. E i terzi sono una band rock che sta emergendo prepotentemente, grazie anche alla sponsorizzazione di una leggenda del rock come Bruce Springsteen, ossia i The Gaslight Anthem. Mi si presenta Alex Rosamilia, il chitarrista, stanchissimo dopo l’esibizione.

Parliamo un po’ di tutto, dall’album alla loro idea degli USA. E poi quando tocco la collaborazione del cantante del gruppo nell’ultimo dvd live del Boss mi rigira la domanda, fumando e fissandomi. Io faccio un attimo mente locale e rispondo che io ne penso ogni bene, perché penso che Springsteen è una leggenda e che quindi la gente sarà incuriosita ad ascoltare anche i The Gaslight Anthem, visto che torneranno in tour a Novembre in tutta europa, sapendo che sono apprezzati da un cantante idolatrato da molti. Sorride a mezza bocca, mi guarda. Gli dico che quindi per me è abbastanza, va bene, e che son stati bravi sul palco. Lui fa il duro, io gli chiedo una foto e ho finito la tornata di interviste della giornata.

Andateli a vedere, a novembre a Milano. Magari vi innamorate anche voi del chitarrista e del suo modo di fare, sebbene io abbia già una sfilza di amiche su facebook che alla notizia “ehi, intervisto loro” mi hanno chiesto se potevo chiedere al cantante se voleva avere una seconda, una terza e una quarta moglie. Nel corso della giornata si esibiscono tanti altri. Sui palchi principali Race Stage e Green Stage andranno a cantare ben 18 gruppi/cantanti. Di quelli che segnaliamo, perché fa figo conoscere e perché ci ricordano qualcosa: i White Lies, che piacciono alle figlie, ma anche alle mamme che si ricordano dei Joy Division e dei Cure. Gli Skunk Anansie, che si sono ricongiunti facendo un album che non graffia tanto quanto loro dal vivo, quando sono invece davvero maestosi e coinvolgenti grazie anche ad una vera pantera del palco come Skin.

La Roux, con la rossa Elly Jackson che fa ballare tutti con il misto del suo esilissimo falsetto su base elettropop. Nel palco di nicchia vanno ad esibirsi persone che ammiriamo molto: oltre alle già dette Au revoir simone ci sono i The Drums, presto in Italia con due date. I The Drums sono già abbastanza sentiti, causa il loro singolo Let’s Go Surfing abbinato a una pubblicità di una nota marca automobilistica. Sono sicuramente il gruppo emergente del momento, acclamato da pubblico e critica, che riusa sonorità vecchie per farci ballare sentendoci in qualche college americano tra la fine degli anni 70 e gli 80. Nota di colore del tutto gratuita: il cantante Jonathan Pierce, per chi ama le ravvicinazioni lombrosiane, ricorda un po’ Alberto Stasi.

Prima di loro sullo stesso palco la bellissima e bravissima Marina Diamandis in Marina and The Diamonds: una voce da dea che riunisce le suggestioni greche e gallesi, un senso dell’humor gradevolissimo, una capacità da polistrumentista, belle canzoni e una cosa che non guasta nel pop odierno, ovvero un fisico molto femminile che però non ostenta.

Finiscono la serata gli ampollosi Muse, il cui frontman ultimamente è quasi sempre sulla cronaca rosa a causa della sua liaison con l’attrice Kate Hudson (figlia di Goldie Hawn a sua volta). La notizia invece che riguarda loro e che ci dovrebbe più interessare durante una messa in piega è che il bassista della band, Chris Wolstenholme, a 32 anni è già a quota 5 figli. Quello che interessa poi è il meraviglioso connubio tra rock, classica ed elettronica che è diventato suono e marchio distintivo della band, accusata agli esordi di attingere a piene mani dai Radiohead. Ora i Muse invece sono diventati i Queen del nuovo millennio, e sul palco la miglior rock band a suonare.


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