Succede che non ti rispondano più promoter e band e tu ci credevi: Sorelle Marinetti

7 Aprile 2012, direi che anche qui alla luce che si faranno i due anni presto posso seppellire le speranze.

Mah.

Anzitutto un saluto. Sono molto felice di intervistarvi perché i vostri lavori, il vostro canto sono fonte di gioia. C’è qualcosa di così armonioso quando vi si sente cantare che da il buonumore (e normalmente io non è che navighi nell’umore lieto). Ma posso solo dirvi che nei momenti più noiosi sentire la vostra cover di Cher fa molto bene allo spirito (sorridere, non ridere)

 

La prima domanda è quella più ovvia e che magari vi avranno fatto già mille volte: dove vi collocate tra Sorelle Bandiera e Trio Lescano?

 

Perché Marinetti e gli Anni 30? Hanno qualche significato importante?

 

Ora, io ho letto che signorine da bene come voi hanno iniziato gli albori della loro carriera alla sagra della salsiccia…

 

Tecnicamente: al di là che le voci in falsetto non sono molto diffuse eccetto che nel pop-rock per un certo uso che ne fecero nomi stellari come Buckley e Mercury. Voi come siete arrivate a usarle la voce così? Quanto studio c’è dietro e come è stato per voi?

 

Signorine novecento è certamente un disco, per me, geniale e molto carino. L’aver rifatto alcune cover in italiano di famosi pezzi originariamente in inglese va ad allacciarsi all’idea dell’autarchia degli anni 30 o c’è un altro motivo?

 

Quanto c’è di voi nel nuovo lavoro, oltre l’interpretazione?

 

Su internet avete un buon seguito. Quale è il vostro rapporto con la Rete?

 

Come è nata la collaborazione con Arisa?

 

L’esperienza sanremese com’è stata? Avete visto dei cambiamenti nel vostro pubblico?

 

Cosa vi aspettate dal futuro?

Grazie mille per l’attenzione e la pazienza. Spero di vedervi dal vivo!

Francesca

Quando si discute di morti sul campo a volte sembra che si faccia del mero celolunghismo: che si sia stati più bravi se son morti di meno o viceversa morti di più. Come se contasse essere più svantaggiati, più martoriati,

Come se ci fosse una classifica del dolore.


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