Dei contratti fotografici (e molti non li leggono, ora ve lo dico lungamente)

Vi racconto una storia molto strana: l’anno scorso ho fotografato due volte Damon Albarn. La prima al Down the rabbit hole, vicino Nijmegen, Paesi Bassi. La seconda all’Exit Festival, Novi Sad, Serbia. Nel primo festival non si firmava nessuna photo release per nessun gruppo. Gli unici che chiesero contratto e lista furono gli MGMT (che non erano neppure headliner). Nel secondo nessuno ha chiesto contratti, solo Albarn. Pensai: certo che è una botta di razzismo vera e propria eh. In tutto questo non ricordo se posso mettere le foto sul mio portfolio o meno, visto che erano relate alla testata per cui le facevo, ma sono su Flickr.

Ieri l’altro a Milano c’era da firmare il contratto per gli Of Monster and Men. Sinceramente mi sto pentendo nel non farmi le copie, ma il mio ottimismo nei confronti delle genti con cui collaboro prevede che se mai avro’ un problema con la mia memoria chiedero’ copia facendo ammenda; gli islandesi pero’ per quanto mi ricordo, oltre alla parte non commerciale molto easy chiedevano che le loro foto non fossero accostate a cose sconvenienti. Una cosa molto carina e rispettosa che vista la mancanza di creanza di molti scattatori purtroppo deve essere nero su bianco (ve lo devo dire io che essendo sulla stessa barca se non ci si aiuta almeno ci dovrebbe essere del leggero rispetto e parlar chiaro?)

Quindi niente cessione totale di diritti per mesi, niente “mandami le foto e vediamo se poi te le approvo”, niente menate assurde. Io finora ho firmato 4 contratti in 3 anni. Mi preoccupa molto la cosa che non mi ricordo le clausole di due, dacché ero giovane e inesperta. Ora vi parlero’ del caso di Taylor Swift e vi diro’ brevemente su cosa dovete puntualizzare affinché per aver messo su instagram, facebook o portfolio una foto che avete scattato (magari come ho sentito altri fotografi a Milano: gratis, per magazine che vengono anche distribuiti cartacei, senza mezzo rimborso spese e con le foto entro 24h) non è vostra ma anzi potreste anche pagare una penale per averlo fatto.

Parlavamo di Taylor Swift.

Io capisco: è figa, e non vi curate delle foto finché non arriva qualcuno (grazie, compagni irlandesi e canadesi per essere nella lotta) che vi dice “io il concerto te lo racconto, ma non ci sono foto perché mi chiedevano anche il sangue per farle. Se ne hai una scattata dal tuo iphone mentre eri nella folla, mandamela pero'”

There goes the quality and the professionism.

Tutto è partito da Jason Sheldon, che si è preso una bella carrellata di merda per questo post sul suo blog. Jason brevemente ha detto che la Swift era ipocrita perché chiedeva ad Apple cose che invece non rispetta nei suoi contratti fotografici con gli artisti. Molti hanno detto che in questo modo si è bruciato (anche se diventi inviso a una label o a un management non credo che il mondo finisca: è pieno di artisti validi, intelligenti e belli da scattare), i fan non avevano capito il suo punto di vista come tutta la gente che commenta spesso su internet. Il fatto è che ha avuto il coraggio di dirlo pubblicamente, e per questo tanto di cappello. E se inizialmente alcuni avevano messo l’accento sul “si possono usare una volta” è perché il contratto sharato era quello vecchio: quello nuovo prevede anche la distruzione di cellulare, sd card e attrezzatura del fotografo se contravviene alla regola dello scattare le canzoni due e tre senza flash.

In pratica Buzzfeed ha raccolto molto, ma trovate cose anche qui su bbc, su cos, e un bel post che riassume anche commenti di molti fotografi.

Per inciso un portavoce della Swift ha tentato di metterci una pezza, ma peggio di un politico ha risposto totalmente a vanvera. E Sheldon ha dato lo stesso una buona risposta. Non sono arrivate altre repliche perché… cosa interessa ad una grande star dei piccoli artisti?

Visto che tutti i media italici hanno riportato solo la cosa di Apple… beh, magari fatevi un’idea anche su questo.

Non stiamo demonizzando solo la Swift eh, che cosi’ sembrerebbe che rosico perché limona Calvin Harris. Anche il contratto di una band che amo come i Foo Fighters non è poi cosi’ bello (alla faccia di te, ho uno screenshot, che avevi scritto che ti fanno schifo ma vuoi fotografarli. Magari renditi conto del contrattino che devi firmare, se sarà lo stesso anche cosi’ in Europa.

Poi è successo che alcuni, come Michael Franti, non sapevano che esistessero contratti. E quindi? Quindi anziché non fare gruppo e contare i pixel l’uno a l’altro, lamentarsi di scarso professionismo prima si dovrebbe fare blocco verso chi non ti paga ma ti sfrutta, verso chi vuole farti firmare contratti cedendo la tua arte ma piangendo se mai qualcuno scarica un suo mp3. Ma forse chiedo troppo. Siate consapevoli, almeno. Il punto è che ad esempio in Norvegia non ci sono più contratti: fotogiornalisti con il loro, sic, sindacato/federazione si sono messi a fare il blocco e non c’è più niente da firmare dopo che sono andati deserti senza copertura mediatica alcuni concerti. Fare lo stesso, mettersi d’accordo senza farci la forca e autolimitando comportamenti (anche di alcuni altri fotografi male educati nello scattare: ce ne sono eh) sarebbe molto bello.


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