Oh, ma l'hanno ripulito benissimo. Che invidia.

Green Day live at Unipol Arena, Bologna

Oh, a me dopo l’Iday giravano più le balle che all’organizzatore di Vivo concerti. Ma proprio mi aveva preso male per una serie di motivi: perché era il secondo giorno di fila che uscivo di casa pur essendo uno straccio totale perché il giorno prima avevo visto sotto il diluvio universale i Franz Ferdinand (ma soprattutto i Vaccines. Quando è che ri-suonano in Italia che mi preparo a un tornado?) e soprattutto perché ero già arrivata a Bologna, e ogni volta che si sposta la macchina con quanto cazzo costa la benzina ti va via un patrimonio. Neanche quei puzzoni dei Kooks (anche loro: due volte all’iday e due volte gli Headliner non si sono esibiti. Parliamone) suonarono.

Ora, Billie Joe l’han ripulito daddio.

Ora vorrei iniziare a drogarmi anche io per poi essere così pimpante a quarantaepiùanni. Non so. L’unica cosa che mi ha dato noia sono stati gli “EEEH OOOH”. Giuro. Credo.

Casa Bacardi ci ha fatto vedere i Kasabian aggratis. C'eravate?

Casa Bacardi: Kasabian at Piazza del Duomo MilanoIo avevo lanciato il sasso qui.
E alla fine Bacardi mi aveva scelto! Ve lo dissi su twitter…

Blogger ufficiale dell’evento più figo a Milano dell’anno. Peccato che però la rete Vodafone sia collassata al solito (ogni volta che un concerto ha più di 3000 persone succede. Quasi non ne posso più. All’Emirates coi Muse riuscivo a twittare… scommettete a Torino che no?) e quindi il tempo reale proprio non è andato benissimo… ma cerchiamo di farci perdonare con un bel po’ di foto da posizione privilegiata.

E’ stata una serata molto bella: eventi come avere la musica gratis nella cornice più bella milanese possibile devono essere ripetuti. E il feedback per essere una prima volta, nel maggio più meteorologicamente da anni è stato buonissimo!
Cosa ci ha offerto Bacardi? Una band emergente, una rockandroll band di successo, tanta musica e a molti fortunati anche del sano divertimento alcolico con il suo Rum.
Casa Bacardi: Kasabian at Piazza del Duomo Milano

Lo show dei Kasabian al solito è stato convolgentissimo: stavolta ben due le canzoni cantate dal semiitaliano Sergio Pizzorno. Unica nota stonata è che c’era così davvero tanta gente che la barriera è venuta giù alla prima canzone… e i Kasabian sono stati costretti a interrompere 15 minuti. Continue reading “Casa Bacardi ci ha fatto vedere i Kasabian aggratis. C'eravate?”

29 to 30 (Daje Mius)

Mioddio ho fatto 30.

Inizialmente ieri non sapevo neppure come raccontarlo a mia madre, dacché mi ha detto “no, scusa e non eri con gli amici?” “no, mamma, gli ho detto che il biglietto che avevo era più figoso”. Lì ho realizzato di essere una pessima persona, ma ecco, i Muse perdavvero non mi fanno capire più un cazzo.

Comunque scrivere un reportino alla luce di Studio Aperto che dice che i Miùs sono un gruppo da intellettuali mi fa riflettere. Proprio perché la massa media intelletualoide italica ha un po’ i Muse sui coglioni. Io in questo ho il mio orgoglio di essere deficiente e di pensare che parte della portiera della Maserati di Dom è mia e alcune tutine del piccolo Bing provengono dal sudore della mia carta di credito.  Ma mi va bene. In fondo io a questi tre coglioni voglio bene, ed ecco: sono contenta di essermi fatta sei ore di trasporti pubblici totalmente bloccati, 319 scalini, una serata intera a twittare la scaletta e simili per loro. Proprio la dignità a zoccole, ma ecco.

[però non vi perdono una cosa: cosa cazzo ci potevo fare col braccialetto vip se poi fate l’afterparty con nani che fingono di sniffare (fingono?), sparachiodi in mano in mezzo a culi di spogliarelliste etc etc NASCOSTISSIMO CHICCAZZOSADOVE. Bastardi, vvvtttb solo quando suonate.] Continue reading “29 to 30 (Daje Mius)”

[ommioddioh è incombente] Arrosticini del Devon FTW.

Ciascheduno ha la propria crisi dei 30 anni, dicheno. Io la sto vivendo malissimo, dacché ho deciso di rincorrere per alcuni live i Muse.

Proprio che domenica mattina o forse sabato ho aperto gli occhi e con un pathos degno dell’ispettore coliandro ho pensato “minchia, ma mi rivedo quei decerebrati”. E non sapevo ancora a cosa puntassero.

Insomma ieri, mentre a rantoli mi riprendevo dacché stavo malissimo ho aperto instagram ed ho veduto che Dom Anderson, che è il tourmanagerunodeimuse, aveva pubblicato la foto di uno di quei cartelloni a messaggiovariabile dell’autostrada dove diceva che c’erano code per via di prove alla Ricoh arena. Poi guardo il twitter e tra i trending topics d’oltremanica c’era sta roba qui che temevano che Coventry bruciasse. E invece no, c’è stato -perdonate la brutta immagine- il congiungimento totale tra i Muse e i Rammstein. I Muse ora hanno lo spettacolone di fiamme e fuoco (mmmh, pensate a Bellamy con la cetra tipo Nerone…) tipo i Rammstein, Till ha il pellicciotto rosa come Bells. Manca solo il merge tra gli spettacolini homo-bsdm dei Rammstein col Belldom.

[chi non ha capito qui sopra meglio: siete troppo teneri. Vi scioccate]

Ora ho paura che abbia anche messo i robottoni eh. Questo non ha mezze misure.

In compenso dimagriremo tutti un sacco, non solo per gli stenti dacché abbiamo comprato i bijetti e non il pane. Effetto sauna, diciamo.

Dall’altro lato, comunque, si spera tirino fuori molte vecchie. Perché sì, cicci: Dead Star ce piasce, e allora? (e fu così che fecero Feeling Good, Unintended, United states of Eurasia, Invincible e Neutron Stars Collision)

 

Tom Smith, mettiamoci d'accordo.

La cosa spaventosa e spaventevole di qualsiasi album degli Editors è che canta esattamente lo stesso periodo che io vivo. Simile, proprio da colonna sonora. Mi ha da un lato inquietato e da una parte sostenuto, avere ‘sti tizi come mia colonna sonora personale.

Quindi cosa devo dire: non riesco a focalizzare come può suonare il nuovo singolo. E’ una cosa emozionale, peggio del fangirlismo esagerato per i Muse. I Muse son la stella polare e gli Editors sono la famiglia. E la famiglia è la famiglia.

Ma Tom: quel codino nun se pole vedè.

Capita che senti gente che non sa il significato di America.

Gianna Nannini at Arena di Verona

Ho passato il mio trentesimo compleanno a un concerto della Nannini.

Il fatto è che mi è sembrato molto naturale: entrambe del senese, entrambe con una famiglia paterna che non capivamo, entrambe con una cazzo di azienda di famiglia che ce le ha sempre sfrantumate. Un po’ tutte e due a far pilates, femminili un po’ come un rutto. Ma poi c’era il pubblico: i trenta stavano bene tra le ventenni che non avevano ancora capito di cosa parlasse America (ragazzo bresciano dietro di me: grazie per la tua prosaicità nello spiegare) e invece le signore di sessantanni che volevano quella canzone sin dall’inizio.

Solo che vederla dopo i Rammstein, con l’album nuovo… ecco, lo ammetto: a me la Gianna piace, ma il primo quarto d’ora, non ci fosse stato il freddinoumido dell’Arena io mi ero un po’ trifolata le ovaie.

[Poi ha fatto anche “Un giorno disumano” e Meravigliosacreatura in arrangiamento samba e quindi chapeau]