Du hast mich gefragt und ich hab nichts gesagt.

Rammstein live at Unipol Arena, Bologna

Tre anni fa, quando ancora non giravo così ossessivamente per concerti ma ne vedevo solo tantissimi, portai mia mamma a vedere i Rammstein. Sinceramente temevo un po’: non è che puoi dire a un genitore che ascolti una band così, che oscilla tra temi strettamente sessuali e momenti in cui sembra che all’occhio inesperto si inneggi un po’ lì e là a cose riconducibili al nazismo può far pensare a un genitore, uno di quelli lì che temono per la salute mentale dei figli (…), che ecco forse c’è un problema.

Ma mia mamma ad ogni show dei Rammstein ride a nastro.

Lo show di ieri a Bologna è stato una figata assurda. Un’ora e quarantacinque di quelle cose che ti fanno dire “sì, ma mi sa che gli Arctic Monkeys anche no: si va a Villa Manin a vedere un tripudio di lanciafiamme”.

[poi certo, come rimanere vaghi davanti a siparietti homosex-bsdm mentre tua madre è vicino a te, ecco: ci vuole stile. Phew. Ciao mamma. La prossima volta ti porto da Morricone?]

I Texas son tornati, anche se bene o male già ve l'avevo detto.

Il più grande “privilegio” di fare questo lavoro (è un lavoro? non proprio, ci sto andando sotto di soldi, ma è fatto con più serietà dei lavori che mi danno danari, quindi non so: fate voi) è che i dischi ti arrivano in anteprima, in quelle copie watermarkate che se dovessero scappare sulla internet hanno la tua faccia sopra con scritto “vergogna”, ma che però tu le ascolti e ti senti un orgoglio e anche un po’ una vergogna rispetto a quegli altri che non possono. Però è una figata, fatevelo dire.

Insomma, io The Conversation l’ho sentita live un buon anno fa, al Suikerrock. Suonava bene. Nel mix studio suona anche meglio. L’album è molto bello, non resta storicamente nelle orecchie ma piace, lo ascolti tanto, lo ascolti bene. La cosa bella dell’anno è che son tornati loro e son tornati i Suede, fatevelo dire.

Crisi di mezza età, che poi ti fanno lanciare le chitarre.

Ci sono delle evoluzioni nella vita di “mipiacequestogruppo”. La cosa di cui mi ritengo fortunata, personalmente, è che mi intrippo con diversi gruppi, così almeno la mia parte deficiente può essere totalmente rigenerata spesso e volentieri facendo la bimbetta urlante dietro a tizi.

Il fatto è che io e Bellamy, che ha sì 5 anni più di me e quindi è al limite della mia generazione andando per quella precedente, stiamo crescendo assieme. Male. Lui più in crisi di me: guardatelo come fa il giovane tentando ancora di lanciare e sfasciare chitarre. Guardatelo come si spara i capelli in testa. Insomma, guardatelo. Sì, sempre il solito pirla. Ma lunedì esce il video di Panic Station. Forse la canzone già più easy rotfl di tutta la discografia dei Muse. E le gif che l’anticipano ti fanno capire che Psy in fondo è solo uno straccione, perché Bells è sempre stato il coglione numero uno.

Poi pensi che lo rincorri per cinque date e capisci che la cogliona sei te. Ma vabbè.

Insomma, siamo avanti a Zane Lowe

Giorni fa condividevo la stessa scrivania col buon Enrico Sola, che quando non litiga con gente per motivi di politica ha anche una vena musicofila. Mi ha passato due scimmie che vi rilancio. In primis ci sono i London Grammar, che lui ha scoperto, scovato e pubblicizzato sul suo twitter (ma tanto lo cagano solo per i post sulla Sinistra) già ben prima del mio guru Zane Lowe. (e anche due mesi prima di Pitchfork)

Dall’altra parte c’è NovaFM in Francia. Se voi non la seguite e siete in vena di trovare nuova musica… beh, è una buona cosa. Ha anche diverse app per mobile. Ma ecco, da quel posto ne esce Roseaux.

Tutto parte da Emile Omar. Il suo obiettivo è conoscere e « sniffare » in modo maniacale qualsiasi genere musicale, qualsiasi tipo di suono senza seguire alcuna convenzione. Il suo è uno spirito insaziabile. La musica non gli basta mai. E’ lui la mente di « Grand Mix/suoni innovativi » di Radio Nova dal quale nascerà la raccolta Nova Tunes (cd + boxsets dedicati ai nuovi suoni e alle meraviglie del passato fusi insieme sul filo conduttore della raffinatezza). Allo stesso modo sono nate le serate dj (classic soul, house, reggae, disco e musica tropicale)

Da qui si può capire come Roseaux sia nato ancorato ad un sottosuolo di rivenditori di musica rara e introvabile di qualunque genere si tratti. 5 anni fa  Emile decide di passare dalla parte del processo creativo. Fare musica e non più cercarla. Contatta due amici musicisti (il polistrumentista Alex Finkin e il violoncellista Clèment Petit) e gli chiede se sono disposti a reinterpretare insieme a lui 10 dei suoi pezzi preferiti. Iniziano subito a lavorare e conoscono Aloe Blacc (ben prima che diventasse famoso con I Need A Dollar). In quel periodo Aloe non ha  ancora molta esperienza col canto ma si lancia nel progetto e impara in fretta.