Italianz do it better (eccett Berluskonen, che ricordam da twitpic was "eat you heart out")

Una buona parte dei fan italici Musiani legge questo blog.

Ed è un bene, perché ci apprezziamo a vicenda. O meglio io apprezzo di più voi perché mi sopportate nei miei sconforti nei confronti della nostra band del cuore. No, non parleremo del rumor secondo il quale il nuovo album non verrebbe scritto da Bellamy, ma di una figosa iniziativa che parte dai musers implicati nelle pagine facebook di Coro Happy B-day M, Musers che si lamentano,United States of Porchetta, we.are.the.universe. L'iniziativa, che vedete presentata nel figoso teaser qui sopra, è volta a portare Plug in Baby al numero 1 della classifica settimanale di Itunes, dal 4 all'10 Luglio.

Maggiori info le potete avere sulla pagina facebook e sulla pagina dell'iniziativa. Mi raccomando, tra trentatrè (diobono, proprio 33 dovevo beccare?) giorni, non ora. Fate girare la cosa e se non siete fan, beh, son sempre 99 cent spesi
Ce l'han fatta gli inglesi coi RATM, noi mica possiamo avere le classifiche italiche dominate da vasco e i talent, su. Un euro in confronto a quanto abbiamo speso finora per i Muse (son sempre dell'idea che i sanitari del bagno che aveva a Como li comprò coi miei soldi, il Bellamy) non è una ciospa.

[poi, sanza vergogna, arriverà anche il video della sottoscritta appena ha un cazzo di due minuti e un'idea geniale per farlo]

Il Paese dell'amore e della passione.

Oh, quanto mi piace quando non sono obbligata a scrivere da altre parti così vi faccio il resoconto sgangherato alla cazzo qui.
Ieri sera c'eran gli Explosions in the sky all'Estragon. Concerto che segna la stagione concerti visti al chiuso e che porta verso concerti veduti all'aperto. Meno male, perché gli ultimi due concerti visti appena entravo sentivo freddo, poi venti minuti dopo grazie all'effetto bue&asinello (i.e. sfiatazzo della gente, gente che suda emettendo calore come una stufa a infrarossi) sudavo in modo profuso.

Tipo ieri all'Estragon fino alle Esplosioni nel Cielo (che han fatto un set tutto bello tirato unico, certo, cazzo: che dopo due ore che io e il chitarrista si sudava come se ci facessero la doccia volevate anche l'encore? Dai, cazzo, amici di ciccsoft.) che suonavano c'era il loro roadie che faceva una sorta di set sperimentale tra acuti ed elettronica. La tipa nana dietro di me (suppongo siciliana dall'accento) ha passato tutti i 15 minuti a lamentarsi "madò che lagna questo qui? Ma che vergogna? Ma che è strafatto? Ma quando la smette?" continuando a parlare. Mai avuta tanta voglia di sgozzare qualcuno. E dire che stavolta non era così male la fauna che avevo attorno: tre ragazzi americani tra cui uno biondo dal taglio federicapanicucci nei 90', coppia diversamente alta (uno sopra l'altro = alti quanto me) avanti a me con lei che scattava dalla reflex e lui che rollava canne, gruppetto finto simpa di parmensi che alla vista del roadie ha esclamato "ma è morgan freeman! ma è meglio come attore che come cantante"
Explosions in the sky live at Estragon, Bologna

Poi il chitarrista degli Explosions ci ha fatto il discorsino, ma per colpa di quelli prima sembrava anche a me l'iracheno di Lost. Diobono. Comunque il chitarrista si era preparato tutto il discorsino sul paese dell'amore e della passione che è l'Italia e allora noi ora suoneremo con amore e passione. Ora, ecco, alzi la mano a chi non è venuto in mente Berlusconi in quel frangente e la nostra nomea all'estero.

Chi non c'era comunque deve rosicare moltissimo.

[Cose scoperte ieri sera: riesco a fare un'ora e mezza di concerto al caldo, poi devo mettermi vicino alla porta per rifiatare. Son settata sui novanta minuti. Checcazzo.]

You know that we hit the ground upright.

The Wombats live at Alcatraz, Milan
Concertino bellino, quello dei Wombats a Milano. Entri quando ci sono gli Orange e fa freddo, alla seconda canzone dei vombati vorresti strizzare la tua maglietta. E fai le foto più brutte dell'annata perché è il concerto dove balli di più da un anno a questa parte, con il pubblico più partecipativo mai visto a Milano. Cose strane, cose belle. E belle compagnie (la gente conosciuta ai concerti non delude mai)

Notti senza cuore.

Gianna Nannini live at Arena di Verona

No è che ci ho avuto anche la fortuna di averci la Nannini a suonare tipo a due metri, con quelli della security che dicevano alle tipe avanti a me "non buttatevi addosso, abbiate un decoro" che è stata una situazione tra il rotfl e il tremolio delle ginocchia.
Di seguito, quello che è andato sulla Gazzetta di Parma.


Uno show perfettamente costruito e una cinquantacinquenne da un’energia che fa invidia a giovani star straniere. Gianna Nannini, reduce da due trionfanti notti in Arena di Verona, oltre che a numerose date nei palazzetti italiani come ad esempio nella nostra regione a Bologna, col suo tour “Io e Te”. Il concerto calibra bene le canzoni dell’ultimo disco, presenti specialmente nella prima parte del concerto, facendo commuovere anche il pubblico sui pezzi che la cantante toscana, neomamma, ha dichiarato di aver composto per sua figlia Penelope. Nel mezzo del concerto anche un bel numero sul piano scenografico: la Nannini scompare dal palcoscenico e compare in platea a un pianoforte, dove brinda con un bicchiere di bianco, si gode il bagno di folla e inizia a intonare «Notti senza cuore» costringendo l’anfiteatro a seguire il programmato fuoriprogramma. Non solo momenti soft però, sebbene fossero presenti due violoncelli e dieci violini diretti da Will Malone: l’attitudine rock della toscana emerge anche nel suonare il violino strapazzandolo un po’ e invitando il pubblico ad alzarsi in piedi “perché il rock può essere suonato anche nei templi della lirica, mica è un troiaio…” E il pubblico si alza, anche perché è il turno dei vecchi successi che tutti cantano a mo’ di karaoke e che tutti amano. E la cantante corre da una parte all’altra del palco, abbracciando anche i suoi fan presenti sottopalco, senza cali di voce per le due ore di spettacolo. Solo piccole pause di pochi secondi per cambiarsi giacche: tra cui spicca una dove c’è scritto “God is a woman”, ossia Dio è una donna. Da segnalare anche un accenno di inno nazionale al violino e una particolare cover un po’ sgangherata di Volare, rifatta totalmente in chiave nanninica dove emergeva anche tutta la sua toscanità. Alla fine, sei minuti di applausi dell’Arena.

Ora: vorrete mica fare un album di dodici feelingood?

[c'è anche questa cosa che parlando di NME con i The Crookes, ascoltateli che sono bravissimi e molto, molto simpatici, loro mi han detto che su NME sono più esterofili. A me non sembrava, ma la mia stanchezza non mi consentiva obiezioni]

Amici.
Ieri su NME è sortito che agli Ivor Novello Awards i due non incinti (Dom e Chris) (certo che dire che una gravidanza non sia relata a Chris fa caso) (DOM TIENI DURO) (ehm) hanno detto che sì, tornano l'anno prossimo con un album più soft.
Ora, il primo pensiero di tutti credo sia stato SOFT STOCAZZO.

"A heavy rock lullaby" anche no. Cioè, come quando ci dissero che voleva fare un'opera rock, va bene, ti concediamo al massimo 3 tracce su disco da ninna nanna ninna oh questo glitter a chi lo do, ma insomma, ecco, ehm. Ho paura amici, abbracciamoci.

[comunque: come cazzo fa Kate Hudson a stare sui tacchi in gravidanza? A me si gonfiano i piedi con nulla. Cazzo, che invidia]

Il rumore nelle foto.

Mercury Rev, live at Estragon, Bologna
[le parole invece son di Manicardi]

Se mi chiedi come stai dopo aver visto Deserter’s Songs dal vivo, ti rispondo che può anche capitare che tu salga in macchina, dopo, e ci sia Suzanne di Leonard Cohen che passa in una radio commerciale. Son quelle serate dove ti sembra perfetta anche la tangenziale

Te Dejo Madrid.

Shakira, live at Futurshowstation, BolognaHo letto alcune cose prima di scrivere questo post del concerto di Milano: a Milano era sold out, a Bologna no. Forse perché Bologna era la data di Backup? Non so. Vedere però il palazzetto esattamente pieno a metà (semivuoto, sì) fa piangere un po' il cuore. Anche perché però sessanta euro per vedere lo show di Shakira, diciamocelo, non sono pochini. Ma ormai il mercato va così. Ormai da quando ho iniziato a scrivere anche qualcosina sul cartaceo il Futurshow Station mi porta una gran fortuna: stavolta mi son vista il concerto dalla salastampa o quasi. Insomma, sono quei posti su in piccionaia con la scrivania per scrivere in tempo reale. E' figo. Anche perché finalmente hai quello spazio vitale senza nessuno nei tuoi 30 cm che ti circondano.
Quindi ecco, amo il palazzetto per questioni affettive.
Mentre ero lì, già che si era aspettato fino oltre le 22 manco fosse un concerto al Covoclub, quando ha cantato "Te Dejo Madrid" mi è venuto da pensare alla sua liason col blaugrana Piqué [quello che insomma, era stato fotografato in pose pucci con Ibrahimovic e tutti si scandalizzarono perché quello calcistico è un ambiente omofobodimmerda], ed ecco che ieri dice che ha interrotto il concerto per dire che aveva segnato il Barcellona. Che dire. Mah.

[colgo anche l'occasione per dire ai genitori italici che ok, porta pure il tuo bimbetto al concerto, anche se io non sarei molto favorevole, ma almeno mettigli i tappi alle orecchie che santiddio gli fa male. Come quelle incintissime ai concerti che non sanno che il liquido amniotico amplifica i suoni circa tre volte tanto. Dioqui, diolì]


[articolo sulla gazzettadiparma, sezione spettacoli, 4 Maggio]

Shakira, live at Futurshowstation, Bologna
Niente sold out e palazzetto vuoto per circa metà, quello di Bologna, nella prima tappa del Sun Comes Out Tour di Shakira. La seconda cosa a destare clamore è stato anche l’inizio molto calmo del concerto: quasi a orari ispanici, alle 22:10, con il pubblico che già abbastanza spazientito iniziava a rumoreggiare, anche forse per via dei giovanissimi fan accorsi: infatti erano numerosissime le bambine presenti al palasport, accompagnate dai loro genitori, alcune addirittura avvolte dalla bandiera della Colombia in onore della loro beniamina.
L'ingresso di Shakira viene effettuato da un tunnel laterale composto da un cordone umano della sicurezza: subito la cantante si fa notare in un vaporoso abito fucsia, a dir poco accecante, che dopo pochi metri di passeggiata sulla passerella che si allunga dal palco, attorniato dai fans, cade e accende l’inizio dello show.
“Bologna, questa sera sono tutta tua'' dice in un perfetto italiano la cantante colombiana  “Io ho un desiderio oggi ed è che vi divertiate, va bene?''
Il concerto è un autentico show, fatto di musica e soprattutto ballo, anche se con troppi tempi morti nei cambi di abito della cantante che non sono coperti a dovere dai suoi musicisti e dal suo corpo di ballo.
Spettacolo che spazia dai suoi vecchi successi riarrangiati in chiave più rock, come 'Whenever, wherever', quando la cantante fa salire tre sue fan sul palco ad ancheggiare con lei e a far loro un corso accelerato di danza del ventre, per poi passare a un angolo gitano-arabeggiante che stravolge anche la nota canzone dei Metallica “Nothing Else Matters”. Per poi passare ai pezzi famossissimi in Sudamerica e meno commerciali, nonché un lungo pezzo arabeggiante, forse in omaggio delle origini mediorientali della cantante, dove la cantante ci da un autentico saggio quasi straziante tra danza del ventre e qualcosa molto simile alla nostra Taranta.
Shakira riesce a far dimenticare al pubblico di tutte le età la lunga attesa e a fargli vivere insieme a lei tutte le canzoni cantate, confermandosi sia stella del pop che cantautrice di talento nei brani più intimistici.
Il palazzetto si scalda particolarmente nei due encore: la hit 'Hips don't lie', e l'attesisssima, quasi calcisticamente al novantesimo minuto, 'Waka waka', l’inno dei mondiali di calcio in Sudafrica, preceduta da un video sui sogni dei bambini africani e spot delle attività umanitarie tenute dalla fondazione benefica per l’educazione infantile di cui la cantante è presidentessa.

Altro che i teddybear incazzati, รจ tutta pucciness.

Io ve lo dico, le riviste gossip-donna-culturapop mi annoiano un po', anche se può essere che verrà il giorno in cui la vena gossip si inserirà nel vostro irreprensibile pezzo di musica (ehm, parlo di me stessa) però leggere su People che il nostro Matthew Bellamy oltre ad essere una persona protettiva (LUI??) ha fatto breccia nel cuore di Kate Hudson durante un set dei Radiohead.

(dici i corsi e ricorsi)

Io la trovo una cosa karmica.

Post gig depression.

In livetwitting sul twitter di Radionation, con molta poca serietà, ci stiamo puppando tutto il Coachella. Questo significa fare la notte in bianco, ma è tutto molto figo. Io devo dirvi che stanotte ascoltando i Mumford and Sons che suonavano lì in California e noialtri qui si faceva l'alba ero tutta emozionata e mi si riempiva il cuore di gioia vedendo quei ragazzini suonare.

Già i webcast del Glastonbury a me cambiarono molto la visione della musica. Ho scoperto un casino di gruppi nuovi, mi sono innamorata della musica dal vivo e cose così.
Ora io boh, già essere "l'autorità" di riferimento degli amici per "quale concerto vado a vedere" mi fa molto piacere. Ma devo dire che un po' invidio chi lo fa per mestiere. Non è un divertimento, è uno smazzo assurdo. L'anno scorso l'ho fatto per tre giorni, è stato una figata ma io ero uno straccio.
Ma raramente sono stata contenta così. Cazzo, andare a un festival, vivere un festival, parlare con degli artisti, far casino con la gente è un'esperienza meravigliosa.

Seguendo questo tag potrete andare dietro a tutti gli aggiornamenti per il Frequency 2011.

Perché seguiremo il Frequency? Perché ci vanno gruppi che ci piacciono, perché il management ci da spazio per andare lì e lavorare seriamente come media, perché -seriamente- non possiamo né abbiamo il modo di fare la stessa cosa in Italia. Se voi vorrete faremo al meglio per darvi aggiornamenti live agostani.

[poi se mi dite che gruppi vorreste intervistassimo io ci provo eh. Sono già pronta a implorare per i The National]

Poi ci sono le cose con le persone gentili che uno si chiede come mai non sia la norma.

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Abbondanti mesi fa Lisa, la ragazza che ha anche scattato questa foto, mi chiese se poteva dare la mia mail per farmi mandare un album. In mailbox mi arrivano molti album, alcuni arrivano ancora fisicamente. Ce la faccio ad ascoltarli per ora quasi tutti, anche se in pratica sto utilizzando tutti i tempi morti, l'auto, la palestra, la peristalsitime e mentre mangio.

Otto giorni fa mi è arrivato il nuovo disco dei Plain Jane Automobile. L'album si chiama Your Tomorrow, e se vi piacciono gruppi come Supergrass, Muse, Ours, U2 e Doves sicuramente vi piacerà anche la band di Duke Crider.
Come Radionation (un report di come è l'album un po' più con dei sacri crismi ve la faccio trovare in settimana) abbiamo l'esclusiva europea del singolo in download. E questa esclusiva è stata così esclusiva che in pratica domenica scorsa sono stata la prima ad aver trasmesso la canzone.

12 You Were Only A Song (Radio Edit) by PlainJaneAutomobile

Questa cosa ha comportato una serie di ringraziamenti molto belli. Non paraculi. Teneri. Io non mi commuovo facilmente, ed ho pensato che questo album fosse figo da prima che mi fossero arrivati questi grazie.

"And just so you know, YOU are the first radio person in the ENTIRE world to play the new Plain Jane Automobile single!! You definitely hold a special place in our hearts!"
Che assieme all'email di Duke tradotta con il traduttore automatico per farmela arrivare in italiano [con la mia delicatezza ho risposto al suo "se questo sembra ridicolo ti prego perdonami in anticipo" con un "First time I saw this email I think "well, it looks like a new smart spam" :)"] ecco, boh, mi ha fatto pensare che in fondo qualcosa di buono da divulgatore musicale lo faccio, ecco.