Un Fiorini tra fiorini.

[cielo, quanto volevo mettere questo titolo da tempo]

Vi scrivo da un similstarbucks chiamato "california coffee company". Mi aveva attirato la scritta wifi, lo ammetto, ma invece sto scroccando il wifi di un altro tizio, dacché qui non mi risolve i dns. Neppure un invocazione di Andrea Beggi invano è servita.
Però intanto mi sto riposando dopo ore di pioggia, dopo la giornata di ieri che è stata tremenda dal punto di vista di salute (volevo mettermi attaccata al tubo di scappamento della macchina come i barattoli dietro la macchina degli sposi per capirci), e prima che vada a vedere piazza degli Eroi per poi spiaggiarmi tipo balenottero incagliato nella terraferma sul letto dell’hotel.

Sto wifi va e viene e non si trattiene.
Dicevo, Budapest è bellissima, e ve lo dice una che non ci è venuta per le zoccole o per le terme. Pensate voi quindi quanto può essere ancora più bella di quanto la vedo io ora. Al confronto Praga sembra uno scaracchio purulento, diciamolo. Ma sarà perché noi asburgici amiamo queste città un po’ così, come Vienna.
Al confronto di Praga è meno cara, gli autoctoni non ti fanno venire voglia di sterminarli o deportarli, c’è traffico, non c’è siccità perché è piovuto, c’è la cucina buona che fino a due minuti fa prima della cannella sul cappuccino mi faceva ruttare ricordi di agnello del pranzo.
Eppoi le torte: stamani a colazione mi son sbafata una torta Andrassy nella pasticceria Gerbeaud. Una cosa che avrà avuto un botto di calorie ma era buonissima.

Scusate, ma vado a fare il turista eh.

La visione alcolica di Praga sfuma i contorni e li colora di rosa.

Oggi non è che ero nervosa: avrei programmato lo sterminio di massa. A incipiare dal cameriere di questo hotel che mi contava i bocconi a colazione. Mi son girate le balle, ché a me essere osservata mentre rigiro il cucchiaino nello yogurt mi fa bloccare tutta la digestione. Allora m’ero confezionata una specie di panino, passa sempre il pestellagonadi e mi fa in tre lingue miste che non si può portare via il cibo dalla sala. Io annuisco, sorrido, metto il panino a farcire il libro e me lo metto sottobraccio così come i francesi fan con la baguette, e me ne esco.

Vaf-fan-cu-lo.
Sto popolo traspira allegria, entusiasmo, gioia di vita e affabilità.
Tutti, eccetto la fanciulla gentile e bellina di una birreria odierna e il ragazzo dell’altra birreria. La birreria quella del ragazzo carino, gentile e simpatico, con il quale comunicavo in una stranissima commistione di anglotedesco (non so come sia successo, ho mischiato le due lingue. Per me è il cervello che pensava alla birra e non ha capito più una fava. Birra, una delle quali, bevuta alla salute dell’altro birraiolo di Squonk) ve la segnalo: U sedmi sbavu; Jansky vrsek 14, Praha 1; tel 257531455. La trovate salendo per il castello, in una discesina sulla sinistra. Hanno una Krušovice scura ottima, che va giù come se fosse acqua.

La birra a 29 corone è un peccato lasciarla lì, senza berla. Mamma mia…

Quasi rimpiango gli Hare Krishna che il primo giorno zompettavano cantantosi per il centro, a simpatia.
Praga non è brutta. Ha quei 4-5 monumenti che valgono. Solo che la guardi e dici boh. Cioè, non è che ci ritornerei (a meno che mi offrissero un all-inclusive a 20 euro/die con compresa percossione del cameriere gnucco)

La mia impressione sui cechi è stata di un popolo un po’ arrogante e un po’ indolente in parti uguali, tale da stimolarmi il nervoso. Lo so, sono abituata a tedeschi e francesi. Penso che se verremo superati in europa dalla Grecia è giusto annettere la Repubblicaceca, dacché son parecchio messi male eh.

Ora scusate, vado a lamentarmi con la tizia della reception ché non mi ha cambiato gli asciugamani. Se non rimedia credo che domani defecherò sulla moquette come gesto dimostrativo e di amicizia tra popoli.

Più passa il tempo e più mi faccio persuasa che l'italiano medio non capisca una fava.

  1. Ora vi spiego come vanno le elezioni in Italia: alternanza. Quindi la prossima volta se la sinistra candida Gnappo e la destra un trattore vince Gnappo. Facilissimo va così. Sarebbe come chi ha avuto degli statisti forti (Spagna, Russia) va a ricercare sempre uomini forti. Chi è abituato al pupazzismo vota così. Nemesi storica si chiama forse, è un po’ come la genetica, una scienza quasi esatta.
  2. Ora, tutti quelli che conoscevo mi han sempre detto così: aaaah, quanto è bella Praga, come è caruccia, sì, son cose, cose così. Mah. Al di fuori del circuito turistico non è stacippa. Sembra Barcellona dopo anni di governo sovietico. Non so, sarò tedesca inside ma non mi piace così tanto. E non è neppure così a buon mercato come si dice. Gli italiani secondo me girano troppo poco e ci hanno delle fisse. Capisco se mi dite che è figa Budapest, dacché ci andate in puttantour, ma qui? Assenzio? Birra?
  3. Secondo me c’è una cosa che ci accomuna in noi popoli sottosviluppati sebbene europei: i cartelli verdi dell’autostrada. I paesi meno peggio infatti li hanno blu.
  4. Voglio-tornare-a-parlare-tedesco.
  5. Le uniche parole che so di ceco sono Seredova, Nedved e Gresko. L’ultimo sempre-sia-lodato. La prima ora capisco, vedendo qui, perché ha figliato con Buffon. Nedved ho capito perché si è incollato col culo a torino. Pavelì, fatto bene.
  6. Alla frontiera con l’Austria mi limono pesantemente il cartello.
  7. Odio cambiare i soldi: l’euro e il latino dovrebbero essere diffusi ovunque, come al tempo dei Romani.
  8. Sono un autentico cencio. Ma mi sento male di brutto eh. Ma il senso del dovere mi fa zompettare ovunque. Marò, mai sentita male così se non dopo le operazioni… beh, siamo lì eh.
  9. Qua in nord europa hanno una scansione del tempo che non mi appartiene. Per me le 7 di mattina lavorativamente esisteranno solo se farò turni in ospedale. Qui invece si alzano presto e dormono presto (sembra la pubblicità di quella che non puliva il water). Bah.
  10. Voi non avevate sentito il mio Angelus per Velenero e Aladar. L’mp3 è qui.

Da voi è un troiaio generale. Io prima perdendomi per Praga ho detto "andiamo alla cieca".

Gli italiani sono tutti all’estero, ecco perché il calo dell’affluenza. Del resto le elezioni andrebbero fatte con il brutto tempo, tipo febbraio o novembre. Qui invece siamo tutti in giro. Sono da poco a Praga e mi aspetto un montino di persone che assieme alla mia maglia color puffo e la giacca color puffo parleranno italiano.

Appendice: nessuno va a Dresda.
Male. O meglio, bene. Non c’era un italiano a pagarlo.
Malissimo perché Dresda vale una visita. Se non altro per premiare gli sforzi di quanto son stati testoni quei crucchi lì a ricostruire tutto. Ché nella Frauenkirche i concerti si sentono benone, debbo dire.

Ci avrei un sacco di cose da raccontare ma quando uno è in giro le blogga male. Pensate, ora sono stramazzata sul letto e vi scrivo queste stronzate. Mi sto riposando ché ci ho le zampe gonfie (fegato e cuore stanno dicendo di riposarmi, ma non voglio/posso). Tra poco trovo la voglia di prendere il 26 per andare in centro.

Ah, poi sarete sommersi dalle foto su flickr. Però se mi ricordo la password di feedburner magari le tolgo da feed, se vi danno noia?
Oltre ad Eiochemipensavo a qualcuno dan noia?

Non riesco più a deambulare.

Piedi gonfi: una taglia e mezza in più.
Una ventina di km a piedi.
La foto più bella di Berlino. Io che ormai trascino le gambe e non so fare più le scale (passare da 4 mesi immobile a letto a mezza maratona non è sano)
Panini tedeschi a 99 cent.
Cappuccini che invece costano il triplo italico.
Il Muro, o chi ne fa le veci.
La testa di Nefertiti.
Busto di Nefertiti I cani tedeschi.

Cose così.

Qua anziché il Topo di Bella Topolona hanno il coniglio.

Oggi ho mangiato al Mutter Hoppe. Ho mangiato anche tanto: zuppa più secondo piatto. Quel mangiare che dopo ti fa uscire dal ristorante e ti fa venire così caldo che vuoi solo stare a mezze maniche con un tempo uggioso che più uggioso non si può. E magari fosse solo uggioso.

C’è un po’ questa usanza di chiedermi qualsivoglia informazione. Oggi è toccata in metro, dove un giovine signore mi ha chiesto se fosse la linea giusta e dove dovesse cambiare per la stazione Salcazzen. Io ho sbarrato gli occhi. Ma sarà la giacca, saranno i capelli, saranno i connotati, sarà quell’espressione un po’ così che abbiamo noi dopo che s’è andati al Reichstat che non lo so, mi scambiano per autoctona.
E invece, certi accenti come quello della tipetta al ristorante, io mica li capisco.

Poi c’è questo bus, il 100, che ti parte da Alexanderplatz e ti porta allo zoo. Che è tanto comodo perché si vede tutto e costa quanto costa una corsa normale. E lì ammetto che mi è venuta la sindromedelgiapponese e mi son messa a fotografare i monumenti. Poi gli italiani che erano vicino a me in puro spirito di emulazione pure loro si son messi a fotografare le stesse cose. Che bello.

Nelle foto di ieri sembravo una persona riposata. E sarà il cambiamento, lo stress, l’aria, l’acqua, la latitudine ma necessito di bifidusactiregularis dacché mi sento gonfia e susseguentemente cenciosa.
Il fegato, Ildebrando ricordiamo, dopo mezzo litro di birra non si è più lamentato.

C’è questo uso nordico consumista indiscriminato del riscaldamento che mi fa venire gli occhi gonfi. Vi odio, sappiatelo. Sto scrivendo in pratica in bikini visto che in camera saranno 30 gradi. Diobono, va bene che usano l’eolico, ma quando è troppo è troppo.

Cielo, sto ancora ruttando il pranzo di oggi. Vado a fare altro, tante belle cose [tanto, a voi, chevvefrega di leggermi, ci avete le elezioni…]

Si nota che tra poco votate, lì in Italia.

Qua nel Paese mettono in autostrada dei cartelli a mo’ di necrologio dove ci hanno messo su la famiglia mulinobianco e ci hanno scritto:
Vedete Heinz, Heidi, Greta e Michael? Che carucci, erano una famiglia che correva sull’autostrada come voi ma sono MORTI TUTTI. Leva quel cazzo di piede dall’accelleratore, gonzo.

Secondo me un cartellone del genere da noi triplicherebbe gli incidenti o quantomeno i tamponamenti dacché tutti ci sfregheremmo le gonadi tipo lavoretto col sidol.

Ieri ad esempio mi sono trovata a 300m da un incidente mortale. E mi è andata di culo dacché mi ero fermata prima, sennò ci ero proprio in mezzo. Diciamo che è stato un momento molto ganzo sembrava una scena di Cobra11 der Autobahnpolizei. Gente che tagliava l’autostrada per i campi, noialtri che si è aspettato due ore ad aspettare che estraessero i sei cadaveri. Perché prima è arrivata l’ambulanza, poi capendo che non serviva han fatto arrivare la mortuaria. Con le sirene.

Però è vera una cosa: oltre a "se vai a Palermo non toccare le banane" a Berlino devi ricordarti di attraversare moooolto velocemente.

Poi qui al solito mi ha fermato una tedesca per chiedermi in tedesco quale fosse la direzione per Alexanderplatz.
Non è possibile, ho la faccia da ufficio informazioni.
[difatti non ho neppure la cartina della città e giro da una giornata orientandomi a caso]

Qui nel Paese è presente Starbucks. E il frappuccino è la versione migliore dell’ice cappuccino del Lino’s.
Oggi mi han già fermato diverse volte chiedendomi se potessi far loro una foto.

E la cosa strana è che neppure un italiano, sebbene qui sia pieno. Nella zona ci sono 3 scolaresche di veneti (ci ho la calamita) nonché mezz’ora fa al Check point Charlie era pieno di campani.
Berlino, provincia autonoma italica.