La visione alcolica di Praga sfuma i contorni e li colora di rosa.

Oggi non è che ero nervosa: avrei programmato lo sterminio di massa. A incipiare dal cameriere di questo hotel che mi contava i bocconi a colazione. Mi son girate le balle, ché a me essere osservata mentre rigiro il cucchiaino nello yogurt mi fa bloccare tutta la digestione. Allora m’ero confezionata una specie di panino, passa sempre il pestellagonadi e mi fa in tre lingue miste che non si può portare via il cibo dalla sala. Io annuisco, sorrido, metto il panino a farcire il libro e me lo metto sottobraccio così come i francesi fan con la baguette, e me ne esco.

Vaf-fan-cu-lo.
Sto popolo traspira allegria, entusiasmo, gioia di vita e affabilità.
Tutti, eccetto la fanciulla gentile e bellina di una birreria odierna e il ragazzo dell’altra birreria. La birreria quella del ragazzo carino, gentile e simpatico, con il quale comunicavo in una stranissima commistione di anglotedesco (non so come sia successo, ho mischiato le due lingue. Per me è il cervello che pensava alla birra e non ha capito più una fava. Birra, una delle quali, bevuta alla salute dell’altro birraiolo di Squonk) ve la segnalo: U sedmi sbavu; Jansky vrsek 14, Praha 1; tel 257531455. La trovate salendo per il castello, in una discesina sulla sinistra. Hanno una Krušovice scura ottima, che va giù come se fosse acqua.

La birra a 29 corone è un peccato lasciarla lì, senza berla. Mamma mia…

Quasi rimpiango gli Hare Krishna che il primo giorno zompettavano cantantosi per il centro, a simpatia.
Praga non è brutta. Ha quei 4-5 monumenti che valgono. Solo che la guardi e dici boh. Cioè, non è che ci ritornerei (a meno che mi offrissero un all-inclusive a 20 euro/die con compresa percossione del cameriere gnucco)

La mia impressione sui cechi è stata di un popolo un po’ arrogante e un po’ indolente in parti uguali, tale da stimolarmi il nervoso. Lo so, sono abituata a tedeschi e francesi. Penso che se verremo superati in europa dalla Grecia è giusto annettere la Repubblicaceca, dacché son parecchio messi male eh.

Ora scusate, vado a lamentarmi con la tizia della reception ché non mi ha cambiato gli asciugamani. Se non rimedia credo che domani defecherò sulla moquette come gesto dimostrativo e di amicizia tra popoli.


0 thoughts on “La visione alcolica di Praga sfuma i contorni e li colora di rosa.”

  1. è che sti cechi non li riesci a far andare oltre paraocchi e procedure …

    il mio amico, lucano che vive a praga, con la fidanzata ceca è disperato a volte…perchè proprio non ci arriva, geneticamente, che una cosa si può fare anche diversamente e che così non casca il mondo

  2. […] ché non mi ha cambiato gli asciugamani […]

    Forse c’è scritto in ceco da qualche parte che se non li butti a terra non li cambiano ;-)

    e defecherei comunque in segno di stima verso la “reZepsCionista” et cameriera ai piani …

  3. ma non sarà mico lo stesso cameriere che mi stressò x il tentato espatrio di un mini panino burro-zucchero 8 anni fa???

    x ripicca all’epoca abbandonai l’involto incriminato nella ciotola del fegato con le cipolle (quella vicino alla ciotola dello yogurt alla fragola)

    la mattina dopo fece stranamente lo gnorro…

    Lilith

  4. A proposito di modi di fare/pensare/vivere, ho trovato una chicca che sconvolgerà le nostre esistenze:

    “Io proprio non lo capisco, il caffè espresso: sarà pure concentrato, ma finisce in due sorsi.

    (altro che voi omologati, NdSqueeze)

    “Alla tazzina preferisco il caffè americano, quello lungo, lunghissimo. Da versare in una tazza grande e continuare a bere senza ritegno dalla mattina alla sera. Per essere sicura di non restare senza la mia maxidose di caffeina, e bollire non stop ettolitri d’acqua, mi sono portata la macchinetta anche in ufficio.” Però mi piacerebbe molto di più andare a berlo in un caffetteria della Starbucks, la catena americana con l’insegna verde, quella famosissima che ha inventato centinaia di tipi di caffè, cappuccini, frappuccini tutti diversi. E li serve in grandi tazze di carta – sempre verdi – con il coperchio.

    (il motivo? leggete…)

    Le stesse, per capirci, che la tartassata segretaria Emily serviva alla glamorosa Mirando/Meryl Streep nel Diavolo veste Prada. Oltre a contenere il prezioso liquido che vi dicevo, il bicchierone griffato Starbucks ha un altro, comodo, pregio.Madonna, Angelina Jolie, e Portato come un accessorio, riesce a nobilitare le tutone di ciniglia e gli stivaletti pelosi con cui Jennifer Aniston, Madonna e simili, escono la mattina presto, prima di passare da truccatore-parrucchiere-stylist. Beate loro, le ragazze-star di Los Angeles. Piacerebbe davvero anche a me andare a spasso col bicchierone in mano, oppure leggere il giornale sorseggiando un frappuccino che non finisce mai. In fondo non è così difficile.

    Non sarebbe ora di aprire la prima filiale italiana di Starbucks? Già che ci siamo direttamente a Milano, dove abito, grazie? È possibile che nessuno ci sia ancora riuscito? Non eravamo in piena globalizzazione?

    Scritto da Silvia Toffanin in Pensieri, In edicola | 22 commenti »

    http://grazia.blog.it/2007/02/07/uno-starbucks-sotto-casa/

    Il blog della Toffanin è ottimo anche quando parla di un film impegnato, difficile da capire.

    “Non capisco perché a volte i film più apprezzati dalla critica siano poco coinvolgenti, con troppi intellettualismi, letture arzigogolate di argomenti considerati glamour dai critici, ma per noi comuni mortali perlopiù banali.

    Ammetto che questa delusione l’ho provata con il film Manuale d’amore 2,

  5. Anche io son stata a Praga e devo dire che, a parte i 4giornisu4dipioggiaincessante, non è una bruttissima città … ma è anche vero che, aripensarcieanchesemioffrisserounallinclusive, non ci ritornerei.

    Ho ancora troppe città da vedere che mi aspettano! :-)

    Ciao, a presto

    MyP

  6. Oh, non ho detto che è brutta… Ma vediamola così: a me non mi ha preso. Diceva Kafka che ti ci innamori se te ne interessi, mi pare. Ecco, a me non è successo.

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