Convegno AMEI: in Sicilia si discute di arte contemporanea

X Convegno AMEI
I musei ecclesiastici di fronte alla sfida del contemporaneo

Palermo e Monreale – 5 – 7 novembre 2015


Con il X Convegno, organizzato a Palermo dal 5 al 7 novembre, ritorna l’appuntamento biennale che l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani propone ai propri soci e a quanti vogliano approfondire la riflessione intorno al ruolo dei musei ecclesiastici “di fronte alla sfida del contemporaneo”.
Come ricordava Giovanni Paolo II nella Lettera agli artisti, “persino nelle condizioni di maggior distacco dalla cultura della Chiesa, proprio l’arte continua a costituire una sorta di ponte gettato verso l’esperienza religiosa”. Siamo tuttavia consapevoli della grave crisi che connota la produzione artistica sacra contemporanea. Troppo spesso gli artisti, incoraggiati dagli stessi committenti, si attardano su formule appartenenti al passato, limitandosi a ripetere stancamente forme, linguaggi e schemi iconografici che non aderiscono più alla sensibilità del nostro tempo. Anche per questo gran parte dell’arte sacra prodotta dal XIX secolo a oggi non riesce più ad incidere nella società contemporanea.
I musei ecclesiastici possono contribuire a sanare la frattura tra arte e fede che si è progressivamente aperta in questo arco di tempo?
Se la loro prima finalità ha coinciso con la necessità di conservare, studiare e valorizzare il patrimonio storico artistico afferente il territorio sul quale gravitano, oggi i musei ecclesiastici sono chiamati ad assumere nuove responsabilità, allargando lo sguardo alla complessità del presente, partecipando alla riflessione sulla produzione contemporanea, avviando un dialogo costante con gli artisti, sperimentando con loro forme nuove di collaborazione, fornendo alle persone adeguate chiavi di lettura per comprendere il significato della produzione religiosa del nostro tempo.
I lavori del X Convegno A.M.E.I. si articolano in tre sessioni, alle quali prenderanno parte 18 relatori: la prima raccoglierà le testimonianze di istituzioni ecclesiastiche italiane che da tempo promuovono iniziative nell’ambito del contemporaneo; la seconda sessione proporrà le esperienze maturate in musei ecclesiastici di Germania, Austria e Francia; la terza focalizzerà l’attenzione sulle proposte avanzate nell’ambito del contemporaneo dalla realtà siciliana.
I lavori, che si svolgeranno tra Palermo e Monreale, si concluderanno con una visita alla DIART di Trapani.

Segreteria organizzativa del X Convegno A.M.E.I.
c/ Conferenza Episcopale siciliana Corso Calatafimi 1043, 90132 PALERMO
email: decimoconvegnoamei@chiesedisicilia.org

Al MAON di Rende Alberto Burri e i Poeti

Nell’’anno in cui in tutto il mondo si celebra il Centenario della nascita di Alberto Burri, un omaggio del tutto originale al grande Maestro umbro è quello che gli viene reso al MAON – Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Rende, in Calabria.

E’ la mostra “Alberto Burri e i Poeti” curata dal direttore dello stesso Museo, Tonino Sicoli e dal Presidente della Fondazione Burri, Bruno Corà.
L’esposizione, che si avvale della determinante collaborazione della Fondazione Burri, resterà aperta al MAON dall’’11 novembre e sino al 28 febbraio 2o16.

“Per chi conosca appena un poco la biografia di Burri, questa è una mostra attesa.
Burri era un poeta che esprimeva la sua poesia nelle opere d’arte, scabra, intensa, personale e del tutto universale. Che proveniva dal profondo e scavava nel profondo dell’interlocutore”, afferma Corà.
“Anche per questa sua sensibilità, egli intesse rapporti intensi, prolungati con alcuni dei grandi poeti del suo tempo. Confrontandosi, anche vivacemente, con loro, illustrando delle loro opere, inglobando il loro sentire nelle sue di opere”.

E di questi rapporti da conto la mostra “Burri e i Poeti: materia e suono della parola”. Qui, accanto ad una emblematica e grande opera del maestro sono esposte numerose altre sue creazioni che testimoniano il suo rapporto assiduo e particolare con la poesia e i poeti. Si tratta di lavori originali realizzati per copertine di libri in edizioni ormai rare e di pregio, di opere create da Burri per edizioni particolari, straordinarie testimonianze di intense collaborazioni.

E’ noto il particolare il rapporto tra Burri e Giuseppe Ungaretti. Per il grande poeta, Burri era, insieme a Fautrier, il pittore più amato.
In una sua lettera del ’63, ne tratteggia questo ritratto: «Burri, il medico, poi pittore reduce dalla prigionia nei campi di concentramento che, con quell’orrore negli occhi vuota, nelle sue opere, il bubbone infernale, ne mostra in mezzo ai lutti, l’ingiusto cratere di sangue e di fuoco voluto dall’inferno, e mostra come la fiamma della libertà domini alla fine anche il più atroce sadismo».
Pochi mesi dopo Ungaretti visita la Biennale di Venezia e resta colpito dalla «stupenda sala di Burri, l’ultimo pittore rimasto nel mondo… Fontana ha una purezza unica. Il resto o è vecchio o è stupido. La pittura è morta. La poesia è morta. Tempi allegri!».
Per gli ottant’anni del poeta, vengono pubblicate, le poesie d’amore tra Ungaretti e Bruna Bianco, con il titolo “Dialoghi”.
E per questa preziosa edizione Burri crea una sua Combustione.
Ungaretti è certo il più illustre ma non l’unico dei poeti con cui Burri ebbe consuetudine.
“Termine – chiosa Corà – che, dato il carattere schivo del Maestro , non è da intendersi come continua frequentazione, bensì come consonanza, amicizia che per essere viva non necessita l’assillo della quotidianità condivisa”.

Sono due poeti, Libero De Libero e Leonardo Sinisgalli, a introdurre Burri nel’ambiente artistico romano. Furono loro, all’’indomani del rientro di Burri dalla prigionia americana, a presentarlo nella prima mostra tenuta alla Galleria La Margherita di Roma nel 1947.

Quando, alla fine del ’49, Burri si misura con i sacchi che contenevano lo zucchero destinato agli alleati all’Italia, Emilio Villa, biblista e poeta, scrive “Alberto Burri coltiva come in vitro, anzi come in lino, queste contrattili anatomie di organismi inespressi, incerti tra una parvenza di materiali biologici fuori uso e un ideale di fulminei universi tra il gigantesco e il minimissimo: una ambiguità spalancata, un desiderio di stringere ricordi di cose che devono chiarirsi”.

Nell’ambito dello stesso progetto sono previsti interessanti eventi contestuali che coinvolgeranno, oltre al MAON, l’Università della Calabria, il Palazzo delle Clarisse di Amantea, Villa Rendano a Cosenza, Studio Gallery di Lamezia Terme.

“ALBERTO BURRI E I POETI / Materia e suono della parola” è una mostra promossa dalla Regione Calabria, nell’ambito dei fondi POR CALABRIA FESR 2007/2013 – Risorse naturali, culturali e turismo sostenibile, Progetto integrato di sviluppo regionale “Eventi culturali storicizzati”.
Con la collaborazione de: Unione Europea; Repubblica Italiana; Regione Calabria; Comune di Rende; Centro “A.Capizzano” di Rende; Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello; Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’Arte dell’Università della Calabria. E di Provincia di Catanzaro; Fondazione Carmine Domenico Rizzo di Rende; Fondazione Giuliani di Cosenza; CO.RE. Scuola di Alta formazione di conservazione e resaturo; Liceo Classico “T. Campanella” di Reggio Calabria, Club Unesco Cosenza; Palazzo delle Clarisse di Amantea; Teatro Rossosimona di Rende; Associazione culturale Centro Rinascimento di Cosenza; Associazione culturale P-ART di Lamezia Terme; BCC Mediocrtati; Libreria Mondadori di Cosenza; Doppia Corsia; Dieta Mediterranea srl; Fondazione Italiana Sommelier ; Fidapa di Cosenza; Fidapa di Rende; Ruggero Pegna; Tre cipolle sul comò, Rende; Cantine Giraldi, Rende.
Info: www.maon.it www.fondazioneburri.org

Alla Magnani Rocca un fine settimana indimenticabile

Per un fine settimana indimenticabile

Sabato 31 ottobre e Domenica 1° novembre vengono aperti al pubblico
Gli armadi segreti della Villa dei Capolavori

Visite guidate alla mostra su Giacomo Balla, al capolavoro di Van Gogh (la celebre Sedia) e ai ricordi preziosi della famiglia Magnani conservati negli armadi solitamente non visibili al pubblico.

Con un unico biglietto visiti i tesori della Villa.
Sabato alle ore 11.00 e alle 16.00; Domenica alle ore 11.00, 15.00, 16.00, 17.00 ti aspettano le guide della Fondazione Magnani Rocca.
Non occorre prenotare, basta presentarsi.
Costo € 12,00 (ingresso + guida).

Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo – Parma

Nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma, è viva la presenza del fondatore Luigi Magnani. Aprendo al pubblico, come raramente avviene, gli armadi che custodiscono testimonianze importanti e oggetti preziosi di Magnani stesso e della sua famiglia, viene reso omaggio all’affascinante storia privata di un uomo dal colto e raffinato gusto artistico che dedicò la sua eclettica collezione alla memoria del padre Giuseppe, grande proprietario terriero e imprenditore caseario, della madre, la nobildonna Eugenia Rocca di Chiavari, nipote di papa Benedetto XV, e delle sorelle Ada e Lisetta, le tre donne di Luigi Magnani.

Insieme alle memorie segrete di Villa Magnani, la grande mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista”, con oltre settanta opere che presentano al meglio l’evoluzione creativa dell’artista, e il capolavoro “La Sedia di Van Gogh”, opera suprema del grande pittore olandese eccezionalmente prestata alla Magnani Rocca dalla National Gallery di Londra, offrono al visitatore la possibilità di un percorso artistico di grande ricchezza e originalità.

La storia della Villa e del suo proprietario si intrecciano con quella degli amati genitori, delle sorelle, morte entrambe ventenni di tubercolosi, e di illustri personaggi del mondo della cultura, dell’aristocrazia colta e dell’arte; tra questi anche l’amico pittore Giorgio Morandi, le cui opere sono esposte al piano superiore insieme a tele di Monet, Cézanne e Renoir. Proprio al piano superiore sono state aperte al pubblico le stanze private di Luigi e della madre Eugenia, che oggi ospitano capolavori d’arte affiancate dai luminosi corridoi con i guardaroba a muro di fine Ottocento, celati dalla boiserie ad ante laccate di bianco, che venivano utilizzati per ordinare gli abiti di famiglia, i raffinati accessori, i corredi e tanti preziosi ricordi.
Eccezionalmente questi armadi vengono aperti ai visitatori sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre. Sarà così possibile rievocare gli splendori dell’alta società grazie al ricco abito in pizzo nero degli anni trenta che Donna Eugenia indossava quando era ricevuta a corte dalla regina Elena di Savoia, di cui era dama di compagnia. Ancora attuale risulta il prezioso abito da ballo in tessuto arricciato con fili in oro degli anni venti, indossato da Ada, una delle sorelle di Luigi, fra le prime donne in Italia ad adottare il taglio di capelli a la garçonne. Di Luigi Magnani è esposto anche il frac per le serate di gala e il cappello a cilindro, realizzato a Parigi negli anni quaranta, che riporta all’interno le sue cifre.
A svelare i gusti di un tempo ci sono anche gli accessori (collane, cinture, borsette, guanti) provenienti dalle più rinomate case di moda dell’epoca, tra cui spicca per la pregevole manifattura l’ombrellino Belle Epoque in pizzo nero e manico in ebano intagliato, oltre alla collezione di vezzosi cappellini che ripercorrono un lungo periodo di storia del costume con modelli dagli anni venti agli anni sessanta, che Donna Eugenia commissionava in via Condotti a Roma.
Completano la raccolta per la preziosità della fattura e dei tessuti i magnifici corredi ricamati e cifrati fra Ottocento e Novecento, utilizzati dagli ospiti della Villa, come Margaret, sorella della regina Elisabella d’Inghilterra, Giorgio Morandi, Eugenio Montale; di Montale è esposto anche uno dei rarissimi dipinti del grande poeta Premio Nobel, con la passione per l’arte e la musica, amico fra i più cari di Luigi Magnani.

Fondazione Magnani Rocca
via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Visite guidate sabato 31 ottobre ore 11.00 e 16.00 – domenica 1° novembre ore 11.00, 15.00, 16.00, 17.00. Non occorre prenotare, basta presentarsi. Costo € 12,00 (ingresso + guida).
Orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18)
Informazioni: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Ristorante nella corte del museo tel. 0521 848135.

Cent’anni di un dolce mito: il Premio Fabbri tutto al femminile

I cent’anni di un dolce mito italiano.
Celebrati a Bologna con la nuova edizione del
Premio Fabbri, quest’anno tutto al femminile,
e con un secolo di testimonianze tra arte, gusto e storia del costume

Quello dell’Amarena Fabbri è un nome che accomuna le generazioni, un gusto socialmente trasversale, che sa di famiglia, di piacevoli momenti, di bella normalità.

Per questo ricordare, anzi “celebrare” un secolo di Amarena non è azione commerciale ma sociale, è il vivere insieme, con gioia e buon sapore, un modello di vita che continua ad essere nel cuore di tutti. E’ qualcosa che fa bene e che fa star bene.

L’invenzione di donna Rachele Fabbri merita certo una mostra.

Niente di paludato e nemmeno smaccatamente pubblicitario, ma un felice momento di conferma e di certezza. La certezza che quando c’è Amarena c’è vera empatia e nulla, in tempi di solitudini tecnologiche, può essere più ambito della bella normalità di condividere serenamente un piccolo, grande piacere.

La Fabbri ha da poco celebrato i suoi primi cento anni. Ma la vera celebrazione del “secolo insieme” più che alla realtà burocratica, al compimento del secolo da atto notarile, va legata al prodotto che per il pubblico è il simbolo di Fabbri nel mondo, indiscutibilmente l’Amarena.

La mostra, allestita con freschezza, con semplicità nella qualità, con un pizzico di giocosità, con un taglio da Famiglia per le famiglie, deve essere una occasione per rivivere, attraverso Amarena, i propri ricordi personali e familiari.
I Caroselli, le pubblicità, i celebri vasi: fotogrammi di una storia che appartiene a tutti.

Non solo “Amarcord”. Ma anche Fabbri oggi nel mondo, da Bologna ai cinque continenti, una grande storia di successo italiano. Fatta di tradizione e capacità di guardare sempre avanti, di orgoglio e intraprendenza. Di capacità di mettere a frutto il patrimonio del passato, di cogliere il presente e anticipare il futuro.

Con mente aperta. La stessa che portò Fabbri ad anticipare i tempi scegliendo Guttuso e Capogrossi come propri testimonial e che recentemente ha dato vita al Premio Fabbri per l’arte contemporanea. Quest’anno, non a caso, tutto al femminile, dalle artiste alla curatrice.

“Le artiste sono state chiamate a pensare un’opera che fosse in qualche modo – ma ognuna a suo modo – collegata alla storia della Fabbri, afferma Lea Mattarella che del Premio è il coordinatore artistico. “Da un po’ di tempo a questa parte non si fa che parlare di arte e cibo, un connubio che certamente offre grandi suggestioni. Il Premio Fabbri per l’arte le ha scoperte ben dieci anni fa. Questa volta siamo arrivati alla quinta edizione. E insieme all’azienda, abbiamo voluto declinarla dalla parte di lei”.

E le opere selezionate per Il Premio Fabbri 2015 entrano da protagoniste nella grande mostra per i cent’anni dell’Amarena. Compongono anzi una vera e propria mostra nella mostra, per unire l’arte strettamente intesa, ad un’altra straordinaria arte: quella del bel vivere, di cui Amarena Fabbri, da cent’anni, è un piccolo, meraviglioso ingrediente.

Orario: tutti i giorni escluso il lunedì dalle 9 alle 19
Ingresso libero

Inaugurazione: domenica 8 novembre, ore 17,30

Per informazioni:
www.premiofabbri.com
335.8159218, tutti i giorni esclusi sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 14 e dalle 16 alle 19.
Visite guidate gratuite su prenotazione: 335.8159218

Produzione: Anonima Talenti Srl

Catalogo edito da Silvana Editoriale

Swishertribe: il magazine dedicato alla street culture

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C’è una nuova pubblicazione per gli appassionati della street culture e l’hip hop. Infatti nasce SwisherTribe, il nuovo magazine dedicato al mondo hip hop, street art e urban style lanciato dal distributore italiano dei famosi cigarillos Swisher Sweets molto diffusi tra i rapper americani.
Il sito ha anche una pagina facebook dedicata dove ogni giorno verrete aggiornati anche con video e notizie curiose.
Naturalmente il target non è ognuno di noi, mail magazine si prefigge di raggiungere tutti i lettori che sono amanti della musica rap, della cultura hip hop e della street art: un target giovane e dinamico che rispecchia appieno i valori del brand che in america è considerato cool.
Non parliamo di qualcosa di vecchio e statico però: SwisherTribe si dissocia dalle logiche editoriali mainstream e racconta con originalità e competenza il mondo della street culture a tutto tondo.

Ci sono già diverse sorprese ed esclusive nei primi articoli: infatti nel corner “Un sigaro con…” dedicato alle interviste permette a tutti gli appassionati di cultura hip hop di scoprire tutti i retroscena e le anteprime che riguardano i protagonisti della scena italiana.
Ad esempio in una delle più recenti interviste, Big Fish ha rilasciato importanti dichiarazioni riguardanti il suo passato con i Sottotono.
Vacca ha confessato di non aver fumato per mesi per registrare il suo ultimo disco L’ultimo tango.
Il noto rapper Lucci invece ha parlato del suo primo singolo La Collina estratto dal suo ultimo album, rivelando che nasce come doppio omaggio a De Andrè e all’Antologia di Spoon River di E.L. Masters. Ma non solo, ha anche aggiunto curiose dichiarazioni sul suo rapporto con le major e con la crew Brokenspeakers‬.
Il magazine raccoglie articoli ed approfondimenti riguardanti la musica rap, con particolare riferimento alle ultime tendenze in Italia, la street art e i graffiti. Ma non solo: all’interno è possibile scoprire news interessanti sul mondo dei fumetti, del cinema e dei videogiochi.


A Milano tutto il meglio di Creval Contemporary.

All’’indomani della Grande Guerra, collezionare arte contemporanea per una piccola banca della Valtellina non era cosa del tutto ovvia.
Così come è stata una scelta innovativa, per la medesima banca, nel frattempo cresciuta in dimensioni e per visione, quella di offrire alla città una Galleria “pubblica” dedicata all’arte contemporanea nel cuore di Milano, presso il Refettorio delle Stelline nel centralissimo Corso Magenta. Una sede espositiva presto assurta a riferimento per il sistema dell’arte, che ha portato a Milano e in Italia, sotto la direzione artistica di Giovanni Quadrio Curzio, grandi artisti internazionali come Andy Wharol, Sebastian Matta, Joseph Beuys, Georg Baselitz, Rodcenko, Victor Brauner, Olivier Debré, Meret Oppenheim, Max Ernst, Jannis Kounellis ed esponenti della giovane arte italiana, poi diventati celebri.
Da questo progetto, il Gruppo Credito Valtellinese ha derivato altri, attivissimi spazi espositivi a Sondrio, presso la sede centrale dell’Istituto, ad Acireale nella sede del Credito Siciliano e a Fano, sede della banca Carifano, anch’’essa entrata nella galassia del Credito Valtellinese. Nel tempo, per le quattro sedi sono stati ideati programmi espositivi di ricerca, sempre con un occhio al territorio e l’altro al mondo internazionale. Un progetto tutt’ora vivacissimo, rinnovato dalla nuova direzione artistica, curata da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra.

“Il progetto Creval Contemporary vuole idealmente rappresentare – dichiara Giovanni De Censi, Presidente del Credito Valtellinese – il compendio dell’intensa attività promulgativa svolta dal nostro Gruppo nel settore artistico nell’’arco degli ultimi trent’anni. Con questa iniziativa si intende offrire al pubblico, nell’’anno di Expo, un significativo spaccato della pregevolissima collezione di opere d’ arte – nello specifico arte visiva – che il Gruppo ha nel tempo raccolto.”

Grazie ad uno scenografico allestimento, che modificherà letteralmente lo spazio della galleria milanese, verrà restituita al pubblico quella sensazione di domesticità che troppo spesso si è perduta negli ambienti di lavoro e che le sedi del Gruppo Creval continuano a mantenere. Un catalogo caleidoscopico, a cura della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, che raccoglie testi tra gli altri di Dominique Stella e Mario Piazza, accompagnerà questa iniziativa culturale tesa a valorizzare e presentare al pubblico le opere d’arte presenti nelle collezioni del Gruppo dagli anni ‘20 del Novecento fino ad oggi.
L’excursus proposto tocca i grandi nomi dell’arte italiana e internazionale, tra cui Andy Warhol, Sebastian Matta, Emilio Vedova, Arturo Martini, Roberto Crippa, Ruggero Savinio, Augustin Cardenas, Max Ernst, Arnaldo Pomodoro, Novello Finotti, Ettore Sottsass, Emilio Isgrò, Takis, Giovanni Ragusa, Giuseppe Terragni, William Congdom, Turi Simeti, Anselmo Bucci, Tullio Pericoli, Daniel Spoerri, Filippo Avalle… Alcune opere portano alla ribalta artisti giovani ma quotati, come nel caso di Marco Anelli, Gianfranco Pulitano e Luca Conca. Altri nuclei collezionistici intendono invece valorizzare l’humus artistico del territorio d’origine del Credito Valtellinese, con opere di Luigi Bracchi, Velasco, Mario Negri, Václav Sedý, Paolo Punzo, Giorgio Albertini ed Enrico Della Torre.
Il progetto espositivo si completa grazie ad una sezione speciale dedicata alla grafica – allestita presso la Galleria Credito Valtellinese di Sondrio e negli spazi del MVSA Museo Valtellinese di Storia e Arte – che propone una selezione di cataloghi d’arte, manifesti e grafica integrata, che hanno costellato quasi trent’anni di prestigiosa attività espositiva.

“Il progetto Creval Contemporary – ideato e prodotto a cura interna – si pone”, afferma Miro Fiordi, amministratore delegato del Gruppo, “quale obiettivo principale la prosecuzione e il potenziamento della promozione culturale in ambito valtellinese e lombardo già attuata dal Credito nel corso di quasi trent’anni.
Nella consapevolezza del ruolo fondamentale che l’arte riveste nel processo di sviluppo civile e culturale della comunità, rendere fruibile ad un pubblico più vasto possibile il patrimonio culturale che il Gruppo ha costituito negli anni è la mission conclamata della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese. Questo impegno è rimasto costante negli anni proprio perché, attraverso la condivisione del proprio patrimonio culturale e artistico, il Gruppo intende educare ai linguaggi propri dell’arte il pubblico del proprio territorio di appartenenza, aprendosi anche ad orizzonti nazionali ed internazionali”.


Coordinate mostra

Titolo
CREVAL CONTEMPORARY

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio 8 – Sondrio
MVSA
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio

Durata
Milano –
30 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016
Sondrio – 28 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016

Inaugurazioni:
martedì 27 ottobre ore 18.30
Sondrio, Sala dei Balli Palazzo Sertoli
giovedì 29 ottobre ore 18.30
Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Vernice per la stampa:
giovedì 29 ottobre ore 11.30
Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi
Milano
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da lunedì a sabato 13.00-19.00
chiuso domenica, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio

Sondrio Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio 8 – Sondrio
MVSA
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio
Ma-Ve h 09.00-12.00 15.00-18.00
Chiusura sabato, domenica e lunedì, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
tel. +39 0248.008.015
galleriearte@creval.it – www.creval.it

A Brescia, l’Arte va in metropolitana

La metropolitana di Brescia diventa il luogo per l’arte contemporanea.

L’originale progetto, intitolato SubBrixia, ideato e prodotto da Brescia Musei e Brescia Mobilità in collaborazione con il Comune di Brescia, porta alcuni dei protagonisti della scena artistica italiana contemporanea ad interagire con la rete metropolitana della città di Brescia, inaugurata nel 2013.
La linea metropolitana composta da 17 stazioni percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri. Per ogni stazione delle prime cinque selezionate, un artista diverso produrrà un’installazione pensata ad hoc, in site specific.

Il progetto, curato da NERO che opera nel campo della cultura e delle arti contemporanee in collaborazione con Fondazione Brescia Musei, si realizza come una “mostra diffusa” che esce dal museo per svilupparsi in momenti temporali e spaziali diversi. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto fantastico che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga geografie, identità, linguaggi eterogenei.
Nell’autunno-inverno saranno inaugurate le prime cinque stazioni affidate rispettivamente a Rä di Martino, Marcello Maloberti, Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi.
Cinque artisti italiani protagonisti sulla scena internazionale che agiranno con interventi sviluppati intorno all’architettura degli spazi e all’identità culturale, ma anche storico-politico-sociale della città.

Ad aprire la sequenza, il 29 ottobre, sarà Rä di Martino che agirà alla Fermata Marconi.
Il progetto che l’artista torinese ha voluto sviluppare consiste nella creazione del manifesto per un film mai fatto, potenzialmente realizzabile o totalmente immaginario, ispirato alla pellicola cult “The Swimmer” del 1964 con Burt Lancaster.
La storia, tratta da un racconto di John Cheever, narra di un uomo di successo che decide di tornare alla propria casa, situata alla periferia di una grande città, nuotando attraverso le piscine delle ville dei ricchi vicini. Il film è una metafora della caduta del sogno americano facilmente aggiornabile ai contesti economici e sociali attuali.
L’intervento nella metropolitana mette un processo di “mise en abyme” producendo di fatto un’opera su e dentro un’altra opera. Un’opera che sfrutta il linguaggio della pubblicità per creare un effetto di estraniamento negli occhi dei passanti.
La presenza di Filippo Timi, protagonista ideale dell’opera e volto riconoscibile essendo uno degli attori più noti del cinema italiano contemporaneo, che ha voluto collaborare con entusiasmo al progetto, aiuterà a rendere il tutto più verosimile.
? un lavoro che esemplifica bene il linguaggio artistico di Rä di Martino.
Gran parte delle sue opere si muovono infatti in quel buco nero che separa la realtà dalla finzione. Spesso sono registrazioni di accadimenti, situazioni, vissuti in prima persona dall’artista o filtrati attraverso l’immaginario cinematografico e teatrale. L’artista mette in scena storie tanto artificiali da risultare vere o al contrario tanto realistiche da sembrare astratte con una vena surreale, bizzarra, ironica.
Rä di Martino (1975) vive e lavora a Torino. Mostre personali: Istituto Nazionale della Grafica, Roma (2015); Museion, Bolzano (2015); Copperfield Gallery, Londra (2014); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2012); Galleria Monitor, Rome (2011)
Mostra collettive: Avant Noir, ICA, Londra (2015); Open Museum, Open City, MAXXI, Roma(2015); 71° Festival Cinema di Venezia (2014); Ruins in Reverse, Tate Modern, Londra (2013); Terre Vulnerabili, Hangar Bicocca (2010); Italics, Palazzo Grassi, Venezia; Manifesta 7, Rovereto (2008)

A fine novembre, all’istallazione di Rä di Martino, alla Fermata Marconi, si aggiungerà quella di Marcello Maloberti alla Fermata Stazione. Ancora, con cadenza mensile, Francesco Fonassi alla Fermata Ospedale, Patrick Tuttofuoco alla Fermata San Faustino e infine Elisabetta Benassi alla Fermata Vittoria.

Si tratta di un progetto ambizioso e innovativo, che si propone di portare l’arte contemporanea in un luogo ad alta frequentazione quale è una metropolitana, avvicinando quindi i linguaggi artistici più moderni al grande pubblico. Per Brescia è un’operazione importante e di ampio respiro, che spinge l’acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all’anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell’arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l’Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni.

Luigi Di Corato direttore di Fondazione Brescia Musei dichiara: “Dopo il grande lavoro fatto per l’apertura al pubblico di BRIXIA il Parco Archeologico di Brescia Romana, ci siamo rivolti ad un altra BRIXIA quella contemporanea. Abbiamo però deciso di farlo immaginando il museo non come un luogo statico, ma come una luogo capace di produrre cultura ben oltre gli spazi della conservazione. Ecco perché abbiamo accolto la sfida di Brescia Mobilità, per raggiungere ed interagire con la vita quotidiana dei cittadini, pensando che negli spazi che separano i momenti della nostra giornata lo sguardo possa posarsi sull’arte del presente che può aiutarci, grazie ad un atteggiamento stimolante e a volte provocatorio, a meglio comprendere il nostro tempo. In questo la preziosa collaborazione con NERO, che oltre ad essere una prestigiosa rivista d’arte è anche un’importante agenzia di produzione culturale, è stata davvero determinante”.

Per Brescia Mobilità si tratta di una sfida di grande rilievo, che giunge, non casualmente, alle soglie del compimento del terzo anno di vita della metro “più bella del mondo”: “Siamo fiduciosi che questo progetto possa tracciare un segno forte sulla città, andando a rafforzare ancora di più l’orgoglio che i Bresciani hanno per la metropolitana, e contribuendo a far conoscere Brescia al di fuori del proprio perimetro: innovazione, creatività, ingegno sono state le parole chiave che hanno guidato il progetto di realizzazione della metro, e sono le stesse che ritroviamo nelle opere, intelligenti, a volte ardite, degli artisti che sono stati scelti per costruire SubBrixia”, dichiara il Presidente di Brescia Mobilità Prof. Carlo Scarpa.

Il progetto è stato realizzato anche grazie ai contributi del Progetto Moving Culture, del Fondo Regionale Expo 2^ fase, con il sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di ATS Expo.

Info: www.bresciamobilita.it

Con B. Palazzi al via AR/S – Arte Condivisa in Sardegna

La Fondazione Banco di Sardegna ha dato vita a “AR/S – Arte Condivisa in Sardegna”, un innovativo progetto che si propone di coinvolgere l’intero territorio regionale in un programma di condivisione che incentivi collezionisti, privati e non, a mettere a disposizione della fruizione pubblica il loro “tesoro nascosto” nell’’ambito di iniziative mirate.

I tre poli principali del progetto AR/S, le città di Cagliari, Sassari e Nuoro, lavoreranno in sinergia per una programmazione integrata di scala regionale orientata non soltanto alla valorizzazione dell’esistente, ma anche alla realizzazione di nuove produzioni artistiche, in particolare attraverso un programma di arte pubblica nei territori, aperto a contributi nazionali ed internazionali.

Questo progetto di emersione e messa in circuito del grande patrimonio pubblico e privato di arte in Sardegna è stato fortemente voluto dalla Fondazione Banco di Sardegna. E’ un progetto in divenire che coinvolgerà anche le Istituzioni pubbliche e che, nel tempo, porterà alla creazione di una rete di scambi di cui la Fondazione si farà soggetto ispiratore e catalizzatore, finalizzata alla realizzazione di iniziative culturali di varia natura, ed in particolare mostre, convegni, pubblicazioni. Una grande indagine sul passato ma anche un’occasione fondamentale di interventi sul presente, attraverso iniziative capaci di rendere finalmente disponibile alla popolazione sarda e agli ospiti dell’isola un patrimonio artistico fino ad oggi non fruibile, perlopiù inedito, in molti casi ancora semi-sconosciuto.

Il primo appuntamento di AR/S, vero banco di prova del progetto, già ne incorpora i tratti caratteristici fondamentali: una mostra diffusa sul territorio regionale che esporrà opere in gran parte ignote agli stessi studiosi e al grande collezionismo, reperite nel corso di un’approfondita indagine che ha interessato le collezioni di soggetti privati diversi, e restituirà il profilo inedito e privato di un artista sardo molto apprezzato oltre il territorio regionale nella seconda metà del Novecento, ingiustamente ancora poco conosciuto ai più.
Si tratta di una grande retrospettiva su Bernardino Palazzi che prenderà il via il prossimo 27 novembre per concludersi il 14 febbraio.
A trent’anni dalla scomparsa e a quasi altrettanti dall’’ultima mostra a lui dedicata (Vicenza, 1987), Bernardino Palazzi verrà così indagato nella sua terra d’origine con l’obiettivo di restituirlo alla storia dell’arte europea del Novecento.
Tre le sedi espositive: il museo MAN di Nuoro e le due sedi della Fondazione, a Sassari e a Cagliari, che da sole meriterebbero una visita per le caratteristiche architettoniche e il corredo artistico che le caratterizza.

Com’è negli obiettivi del progetto AR/S, questa prima mostra riunisce opere di proprietà di diversi soggetti sollecitati dalla Fondazione: il Banco di Sardegna e il Museo del Novecento di Milano in primis, insieme a collezionisti privati, sardi e non, che hanno generosamente accolto l’invito a mettere a disposizione le proprie opere accanto a quelle appartenenti alla collezione della Fondazione Banco di Sardegna.

La raccolta d’arte sarda della Fondazione è stata uno degli spunti principali per l’avvio di AR/S: costituita nel corso degli ultimi anni radunando opere significative di quasi tutti i maggiori artisti sardi del XIX e del XX secolo – tra i quali Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Mauro Manca, Pietro Antonio Manca, Aligi Sassu e Gavino Tilocca, tutti ben rappresentati nella collezione, così come Carlo Contini e Costantino Nivola, ai lavori dei quali si affiancano opere di rilievo di Francesco Ciusa, Mario Delitala, Salvatore Fancello e Carmelo Floris -, la raccolta offre uno spaccato significativo dell’arte isolana nel periodo della sua massima affermazione. Poche sono infatti le eccezioni rappresentate dalle opere d’arte antica, e non senza ragione. Se infatti nei secoli precedenti il Novecento l’Isola non riesce ad emergere con una produzione autonoma di livello, tranne che in pochissimi casi isolati (in particolare quello di Pietro Cavaro, agli inizi del Cinquecento), è con l’arrivo del ventesimo secolo che gli artisti sardi elaborano una teoria che va oltre il puro esercizio accademico – seppure nell’’Isola sia improprio parlare d’accademia – e investe invece la società, che quell’’arte sottende, in una ricerca di riscatto e affermazione di sé, attuata attraverso un’operazione di diffusione della conoscenza di un mondo permeato di fascino esotico ma al contempo duro e difficile, del quale trasmettere, finalmente, immagini positive.
L’Ottocento aveva visto gli sviluppi embrionali di questo nuovo mondo iconografico; vi avevano contribuito lo sbarco nel’l’Isola di viaggiatori e appassionati, con l’inserimento della regione in un circuito ritardato del Grand Tour, e il contemporaneo emergere di una classe borghese di imprenditori colti, dotati di buon gusto e attenzione alla cultura e alla storia locale, nonché alla propria immagine: sono questi i nuovi committenti che aiutano il neonato mercato dell’arte locale. Ma sarà solo col Novecento che si costruirà un discorso artistico coerente in grado di portare con dignità all’esterno la realtà isolana.

Il focus di AR/S è infatti concentrato sulla produzione artistica in Sardegna dalla fine dell’Ottocento ad oggi – un focus che come conferma già la mostra su Palazzi, non è rigidamente inteso – e non è un caso che il progetto espositivo sia nato proprio a partire dalla volontà di esporre per la prima volta opere appartenenti alla raccolta d’arte della Fondazione Banco di Sardegna: un punto di partenza che trova nel coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati l’espressione del suo potenziale sviluppo e segna l’avvio di un percorso inedito sul territorio.

Info: www.fondazionebancodisardegna.it
Facebook: AR/S – Arte condivisa in Sardegna

Barezzi Festival 2015 (tipo che finalmente la roba a Parma)

Musica di qualità, internazionalità e incontro affascinante fra passato e presente: ecco l’edizione 2015 del Barezzi Festival, un appuntamento che dall’interno dei teatri e degli ambienti più prestigiosi e affascinanti del cuore dell’Emilia viaggia attraverso suoni e musica da tutto il pianeta. In questa nona edizione artisti e band di primissimo piano nella scena italiana e internazionale animeranno Parma e dintorni dal 4 all’8 novembre.

Il festival è dedicato e s’ispira alla figura di Antonio Barezzi, piccolo produttore di alcolici di Busseto che intravide il talento del giovanissimo Giuseppe Verdi e ne finanziò la formazione e gli studi. L’evocazione della figura di Barezzi intende fornire e continuamente riscoprire un modello di mecenatismo illuminato da diffondere e provare ad emulare.

Barezzi Festival nasce con lo scopo di promuovere la musica di qualità, costituendo un punto di incontro tra l’Opera e la musica classica in generale e la contemporaneità. Per portare avanti il filo rosso di questa unione, vero e proprio tratto distintivo del Barezzi, tutti gli artisti ospiti sono invitati a interpretare liberamente un brano del repertorio verdiano, secondo il loro stile. 

Questa edizione 2015 del Barezzi Festival è sostenuta, oltre che dagli enti istituzionali locali, da Tanqueray N° TEN, ancora partner ufficiale, dopo la riuscitissima esperienza del Barezzi Night la scorsa primavera: dopo ogni concerto sarà possibile degustare il N° TEN, gin pluripremiato dalle inconfondibili note agrumate. Con Barezzi Festival, il gin  conferma il suo legame con il mondo della musica d’autore  accompagnando i concerti della manifestazione con i suoi sofisticati sapori.

GLI OSPITI

Dopo il grande il successo dell’anteprima sold out con la chitarra del tuareg Bombino al Teatro Regio, dal 4 all’8 novembre il Barezzi Festival farà suonare Parma ed alcuni teatri della sua provincia con concerti, performance e aftershows capaci di soddisfare palati raffinati e appassionati di ogni genere: dal rock al folk, passando per l’elettronica, la world music e la canzone d’autore internazionale.

Rufus Wainwright, esponente di spicco della scena cantautorale mondiale, musicista completo dotato di una vocalità unica, protagonista di un’unica data italiana al Teatro Regio di Parma venerdì 6 novembre. Wainwright il 15 settembre scorso ha presentato ad Atene una nuova versione di Prima Donna, la sua opera composta ispirandosi ad una serie di interviste di Maria Callas con la fotografa statunitense Cindi Sherman ad interpretare proprio il ruolo della celebre artista greca e collaborando con l’artista Francesco Vezzoli che ha creato e pensato per l’occasione una videoinstallazione.
A seguire, nel ridotto del Teatro regio ci sarà l’after party di Tanqueray N° TEN con il Dj set Reg-Time.

I Calexico, celebre progetto in cui si fonde musica folk, cantautorato, world music, nato dal genio di Joey Burns e John Convertino, già membri dei Giant Sand, si esibiranno sabato 7 novembre all’Auditorium Paganini di Parma. Il loro pubblico potrà partecipare all’after party organizzato nella sala Ipogea sempre da Tanqueray N° Ten,  con il dj set “desertico” a cura di  Faris, Amine cantautore, chitarrista e polistrumentista nato da madre Touareg e padre italiano e membro dei Tinariwen

James Senese virtuoso sassofonista insieme ai suoi Napoli Centrale, gruppo dedito al jazz-rock dalla forte connotazione popolare, che ha collaborato con artisti come Pino Daniele, Enzo Gragnaniello, Lucio Dalla e Raiz, salirà sul palco del Teatro Verdi di Busseto, mercoledì 4 novembre.

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Levante, giovane cantautrice tra gli artisti emergenti italiani più in vista negli ultimi anni canterà giovedì 5 novembre al Teatro Magnani di Fidenza. 

Venerdì 6 novembre in Piazza Ghiaia a Parma sarà la volta di Random Recipe, talentuosa formazione canadese. DI Oach, giovanissima band italiana dalle sonorità folk statunitensi e dei canti del nord Europa, suonerà gratuitamente sabato 7 novembre in Piazza Ghiaia a Parma.

Chiuderanno il festival con un concerto gratuito in Piazza Ghiaia a Parma domenica 8 novembre i Thegiornalisti, band romana che sta raccogliendo grandi consensi nel circuito della musica indipendente italiana e Appino, leader degli Zen Circus, ormai storica rock band italiana, ed autore di due apprezzati dischi da solista.
I LUOGHI

Ad ospitare gli appuntamenti in programma saranno prestigiosi teatri e spazi di Parma e provincia, luoghi prestigiosi, suggestivi ed altamente simbolici. Veri e propri templi della musica di qualità, dell’Opera e della classica perfetti anche per ospitare alcune tra le migliori proposte della musica contemporanea, leggera, rock e jazz internazionale. Il Teatro Regio e l’Auditorium Paganini di Parma, il Teatro Verdi di Busseto, il Teatro Magnani di Fidenza, sono solo alcuni dei luoghi scelti per il Barezzi Festival 2015. Ad affiancare questi appuntamenti ci saranno anche una serie di eventi ed attività collaterali. Da un lato Barezzi Off, concerti di artisti e band emergenti italiani ed internazionali in Piazza della Ghiaia, nel cuore del centro storico di Parma, storica sede del mercato cittadino e centro nevralgico della socialità. Dall’altro, concerti e performances durante la pausa pranzo in alcune delle più caratteristiche trattorie, osterie ed enoteche del centro storico di Parma tra suggestivi scorci, vicoli, piazze e monumenti, inserite nel programma ufficiale del festival.
Di seguito il programma dettagliato 

Mercoledi 4 Novembre

h 21.00, Teatro Verdi, Busseto

James Senese

Ingresso 20,00 € platea-palchi, 10,00 € loggione

 

 Giovedi 5 Novembre

h 21.00, Teatro Magnani, Fidenza

Levante

Ingresso 18,00 € platea, 15,00 € palchi, 10,00 € loggione

 

Venerdi 6 Novembre

h 19.00, Piazza Ghiaia, Parma

Random Recipe (BAREZZI OFF)

ingresso gratuito

 

h 21.00, Teatro Regio, Parma

Rufus Wainwright

35/30 € platea, 25,00 € palchi, 15,00 € loggione

 

h 00.00, Ridotto del Teatro Regio

After Tanqueray N° Ten

Dj Set Reg-Time

 

Sabato 7 Novembre

h 19.00, Piazza Ghiaia, Parma

DI Oach (BAREZZI OFF)

ingresso gratuito

 

h 21.00, Auditorium Paganini, Parma

Calexico

Ingresso 30/25,00 €

 

h 00.00, Sala Ipogea

After Tanqueray N° Ten

Dj Set desertico+ Faris

 

Domenica 8 Novembre

h 21.00, Piazza Ghiaia, Parma

TheGiornalisti e Appino (BAREZZI OFF)

ingresso gratuito

http://www.antoniobarezzilive.it

Halloween – Dolcetto o scherzetto già da ora al Tivoli di Copenhagen

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Dolcetto o scherzetto già da ora al Tivoli di Copenhagen

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Da inizio ottobre e fino al primo novembre, i Giardini di Tivoli di Copenaghen sono tripudio di zucche e colori autunnali immersi in un’atmosfera ricca di magia e sorprese. Gli scenografi e i giardinieri accolgono i visitatori con straordinarie decorazioni che mettono in scena in scena ben 20.000 zucche, 2.000 balle di fieno, 5.000 piante e molto altro ancora. Spettacoli, concerti e simpatici personaggi in costume accompagneranno bambini e adulti tra le attrazioni e le giostre del parco. L’autunno si presenta inoltre sulla tavola dei ristoranti del Tivoli con delizie gastronomiche di stagione: cacciagione, bacche e funghi con i loro profumi e sapori. E nei 40 punti vendita del parco sarà difficile resistere alle molte tentazioni per chi è alla ricerca di un regalo e per chi è semplicemente affamato.

Idee di Viaggio:

Voli diretti per Copenaghen con Alitalia, SAS, Rayanair, Easyjet, Norwegian Airlines

Speciale Hotel: pacchetto autunnale all’Absalon Hotel Offerta valida fino al 30 dicembre 2015 e soggetta a disponibilità. 2 notti in camera doppia in trattamento b&b per 2 adulti e 1 Copenhagen card da 24 ore (include ingresso al Tivoli): DKK 1450/€190 per persona camera doppia nei giorni infrasettimanali, DKK 1550/€206 per persona camera doppia venerdì e sabato. 2 notti in family room per 2 adulti e 1 o 2 bambini in trattamento b&b e 1 Copenhagen card da 24 ore (include ingresso al Tivoli): Dkk 3450/€460 per 2 adulti e 1 bambino; DKK 4000/€533 per 2 adulti e 2 bambini

 

Info

Orari: domenica – giovedì dalle 11.00 alle 23.00; venerdì- sabato dalle 11.00 alle 24.00

Prezzi: Ingresso DKK 99/€13; Biglietto per le giostre DKK 209/€28

N.B: La Copenhagen Card include l’ingresso al Tivoli.

Sito: tivoligardens.com